
Michelangelo, la Pietà – Basilica di S. Pietro in Vaticano
“Il dolore è un fenomeno accompagnatorio dell’evoluzione. Per la conoscenza non se può fare a meno. In avvenire l’uomo dovrà dirsi: “Sono riconoscente per il bene che il mondo mi dà, ma se fossi posto di fronte alla scelta di conservare le mie gioie o i miei dolori, io vorrò conservare i dolori; non posso farne a meno per la conoscenza”. Dopo un certo tempo ogni dolore mostra che non se poteva fare a meno, perché dobbiamo vederlo come qualcosa di esistente nell’evoluzione. Non vi è evoluzione senza dolore, come non vi è un triangolo senza angoli. Quando sarà raggiunta l’armonia del Cristo, noi riconosceremo che per quell’armonia tutti i precedenti dolori erano necessarie precondizioni. Affinché possa esistere l’armonia del Cristo deve esservi dolore; è un fattore assoluto nell’evoluzione”. Rudolf Steiner ( Gerarchie Spirituali, O.O. 110 – Annotazioni prese da risposte a domande, Düsseldorf, 21 aprile 1909, pag. 170).
Alcuni aspetti del karma e del dolore umano I
Qualche tempo fa è apparso sulla pagina di facebook un estratto di conferenza da parte di un’antroposofa dal titolo: “La conoscenza del Sé superiore”, tratto da una conferenza tenuta da Rudolf Steiner1 a Vienna, l’8 febbraio 1912, dal titolo: “Stato d’animo fondamentale verso il karma umano”, cui è stata inserita nel libro edito dalla casa Editrice Antroposofica di Milano e pubblicato nel 2010, col titolo “Il Cristianesimo esoterico e la guida dell’umanità O.O. 130”. Ho riletto con piacere questa interessante conferenza dopo circa sette anni, riscoprendo aspetti che in precedenza non avevo colto. È un’esperienza che accade spesso quando torniamo a riflettere sui contenuti della Scienza antroposofica. Rudolf Steiner, in alcune conferenze, metteva in guardia dal dire: “Questo lo avevo già letto!”, poiché l’Antroposofia non è una semplice filosofia nata dal pensiero di un uomo, per quanto evoluto egli possa essere, ma un “Essere” sensibile che può rivelarci qualcosa di nuovo ogni volta che i nostri occhi si posano con amore sugli scritti antroposofici. Essi sono pensieri cosmici divini. Questa conferenza ha come fulcro l’Antroposofia, che, se accolta nella sua vera natura di “amore cosmico”, può diventare per noi un vero e proprio “elisir di vita”. Rudolf Steiner sostiene che essa è in grado di rinnovarci e sostenerci con le sue forze ristoratrici, spirituali e divine, tanto nel corpo quanto nell’anima. In quei momenti in cui la vita sembra insopportabile a causa di un destino avverso che si manifesta attraverso prove, sofferenze e dolore, l’Antroposofia non solo ci sostiene, ma ci eleva verso le alte vette dello spirito, là dove possiamo incontrare l’artefice del nostro destino: il nostro “Saggio superiore”, ovvero il Sé o Io superiore.2 In questa conferenza ho cercato di riflettere e di approfondire in particolare l’aspetto del dolore e del karma umano. Rudolf Steiner cerca di dare una risposta che non si limita a spiegare l’origine del dolore, ma tende ad affrancarci dal suo peso karmico. Affronta così una delle problematiche fondamentali della natura umana, il “mistero del dolore”, e allo stesso tempo pone interrogativi profondi: perché soffriamo? Perché il male esiste intorno a noi, se il mondo è stato creato dagli Dei come qualcosa di bello e buono? Quale ruolo hanno le gioie e i piaceri che, a volte, riescono a sollevarci dal peso del dolore?
A queste domande, Rudolf Steiner risponde spiegando che la causa della nostra sofferenza queste domande, naturalmente Egli risponde spiegando che la causa della nostra sofferenza attuale – cui solo la sua visione chiaroveggente di grande iniziato può svelare l’arcano –, non è altro che un effetto di azioni negative commesse a causa dell’imperfezione del “saggio inferiore”, ossia il nostro sé inferiore o io terreno.3 Pertanto, la conseguenza del nostro attuale destino doloroso può risalire a una, o persino a tre, vite precedenti, in cui il nostro atteggiamento nei confronti degli altri uomini e dei tre regni naturali a noi inferiori fu insensato e poco saggio. Abbiamo compiuto azioni deplorevoli, dettate dal nostro egoismo, che hanno causato un oscuramento della nostra anima, oltre a un abbassamento e un’imperfezione morale del nostro limitato “saggio” o io inferiore. Queste azioni sono state registrate nella memoria universale (Akasha)4 e nella memoria profonda del nostro Saggio superiore come “causa karmica” di un’imperfezione animica e di un debito morale nei confronti dei quattro regni naturali. Questo debito potrà essere compensato e pareggiato dall’io terreno solo nelle prossime incarnazioni terrene, secondo quella che nella Scienza dello Spirito o nell’antroposofia è conosciuta come la “legge karmica e della reincarnazione”.5 Il karma è una legge universale che non possiamo eludere né ingannare, poiché è una legge spirituale guidata dagli Dei, volta a ristabilire ciò che è stato disequilibrato. Questa legge è in relazione con un altro principio, la “regola celeste”, che possiamo definire come il “principio di equilibrio”. In sintesi, quando l’uomo compie un’azione negativa, mette in moto leggi universali che tendono a riportare l’equilibrio nell’anima e nell’io inferiore, il quale è connesso a queste leggi. L’azione imperfetta compiuta in una vita passata può essere sanata o riequilibrata attraverso un’altra azione nella vita successiva. Tuttavia, sarà il nostro Saggio superiore a determinare il momento e il luogo in cui il nostro debito o destino, più o meno doloroso, dovrà compiersi.
All’inizio del suo incarico come Segretario Generale della sezione tedesca, Rudolf Steiner cercò di spiegare la legge karmica ai membri della Società Teosofica attraverso undici conferenze tenute ad Amburgo. Tuttavia, si rese conto che l’umanità di allora non era ancora matura per comprendere questa legge spirituale. Attese quindi per tre settenni, fino a quando, agli inizi di febbraio 1924, poté riprendere l’insegnamento sulla legge del Karma e della reincarnazione davanti a un pubblico antroposofico più vasto. Lo fece attraverso ben 82 conferenze, successivamente raccolte in sei libri editi dalla casa Editrice Antroposofica di Milano, fino al suo ultimo discorso per i soci, tenuto il 28 settembre 1924. Dopo quel momento, Rudolf Steiner tacque e non parlò più in pubblico, a causa dell’incendio doloso del primo Goetheanum in legno, avvenuto il 31 dicembre 1922. Questo evento danneggiò anche il suo corpo eterico, al quale era karmicamente legato come creatore. Pochi mesi dopo, il 30 marzo 1925, lasciò il piano fisico. La sua prematura dipartita nel mondo spirituale liberò le forze demoniache che aveva dominato con la sua forza morale cristica. Tuttavia, tra gli antroposofi che non avevano coltivato adeguatamente questa qualità morale – come consigliato nel libro L’Iniziazione – si generarono conflitti e divisioni. Ben presto, si diffusero discordie e scontri tra i soci della Società Antroposofica di Dornach. L’evento più grave fu il dissenso tra i cinque membri e discepoli più vicini a Rudolf Steiner, che portò a scissioni dannose per la divulgazione e l’espansione dell’Antroposofia. Questo indebolì l’unità comunitaria e favorì la nascita di diverse correnti spirituali all’interno della Società Antroposofica. Ancora oggi, purtroppo, tra gli antroposofi manca quella forza morale che permetterebbe loro di rispettarsi reciprocamente e di camminare insieme come fratelli e sorelle spirituali per il bene dell’Antroposofia e dell’umanità. Spesso, soprattutto sulle pagine di Facebook, si assiste a manifestazioni di egoismo e arroganza intellettuale, espressione del «Doppio arimanico»6 (Doppelgänger), che non è dominato da un autentico lavoro spirituale, il quale dovrebbe iniziare da noi stessi.
Esiste certamente un karma7 negativo tra gli antroposofi, derivante dalle loro vite precedenti, in cui appartenevano a scuole di pensiero provenienti da diverse correnti esoteriche spirituali. Queste correnti entrarono in conflitto tra loro, lasciando un cattivo karma che ora deve essere compensato e superato. È necessario impegnarsi per trasformare questo karma nell’ambito della vita terrena, affinché nella prossima incarnazione l’Antroposofia, e in particolare gli antroposofi, possano affrontare insieme, come comunità micaelita, il male nel suo quarto aspetto più nefasto. Questo aspetto è legato al numero della «bestia apocalittica»: il rafforzamento del male nell’anno 2664, determinato dalla quarta manifestazione del numero apocalittico 6668, che moltiplicato per quattro indica l’anno in cui le forze del male si scaglieranno con maggiore intensità contro l’io umano, attraverso l’anima cosciente.9 Se l’anima non si sarà evoluta e rafforzata moralmente tramite l’Impulso-Cristo, rischierà di soccombere. Tuttavia, questo destino può essere superato se, insieme, ci compenetreremo nel giusto modo dell’Impulso-Cristo, scaturito dall’evento del Golgotha, e se resteremo fedeli all’impulso di Michele-Cristo. Nel nostro tempo, Michele ispira non più i pensieri del capo, ma quelli del cuore, affinché si possa spiritualizzare i pensieri della mente e permettere a Michele di amministrare nuovamente l’Intelligenza cosmica affidatagli dagli Dei superiori, ora compenetrata dalla coscienza umana cristianizzata. Nel libro Le manifestazioni del karma, alla fine della prima conferenza, Rudolf Steiner riassume la legge karmica in questi termini: «Troviamo così la legge del karma che possiamo definire una legge della relazione tra causa ed effetto, però in modo che l’effetto si ripercuote di nuovo sulla causa, e nel ripercuotersi l’essere si conservi, rimanga lo stesso. Troviamo ovunque nel mondo questa conformità karmica a determinate leggi, considerando il mondo come spirituale. Abbiamo il presentimento che il karma si manifesti nelle maniere più svariate, sui campi più diversi, che le varie correnti karmiche: karma personale, karma dell’umanità, karma della Terra, karma dell’universo, vengano ad incrociarsi, e che da tutto ciò ci vengano proprio le spiegazioni che ci occorrono per comprendere la vita.» (Amburgo, 16 maggio 1910, pag. 32).
Come si può dedurre da queste riflessioni, il tema della legge karmica è estremamente complesso. Possiamo prendere coscienza di quanto intricati siano i suoi nessi, che non riguardano solo le relazioni tra gli uomini, ma si intrecciano anche con le forze cosmiche e con gli Dei del mondo spirituale superiore. Questa complessità ci mette di fronte al rischio di formulare giudizi superficiali sul karma, sia per ciò che ci accade personalmente, sia per ciò che accade agli altri. È importante ricordare che non esiste solo il karma individuale, ma che la nostra anima interagisce con altre correnti karmiche: quelle del cosmo, della Terra, dell’umanità, del popolo e della famiglia cui apparteniamo. Di conseguenza, i nostri pensieri, sentimenti e azioni negative non incidono solo sul nostro karma personale, ma generano cause karmiche che influenzano anche gli ambiti cosmici e sociali sopra citati. Questo ci rende corresponsabili dei disastri, delle azioni malvagie e dei conflitti sociali che si verificano quotidianamente attorno a noi. Possiamo prendere coscienza di questa interconnessione in modo particolare attraverso le immagini e le notizie trasmesse dal piccolo schermo domestico della televisione. Nell’uomo moderno, la legge karmica agisce in modo inconscio, come un impulso ispirato dal nostro Io superiore, che dall’alto del mondo spirituale ci guida verso il destino doloroso che inevitabilmente incontriamo nel corso della vita. In un determinato momento e luogo, qualcuno o qualcosa si presenterà per riscuotere il debito karmico di cui siamo responsabili. Il mondo occidentale, essendo prevalentemente di concezione cattolica-cristiana, potrebbe non accogliere questa visione karmica rivelata dall’Antroposofia attraverso la scienza dello spirito moderna. Questo può generare timore e un conflitto interiore in quelle anime con una mentalità più chiusa o pregiudizievole, poco incline ad adattarsi ai “tempi nuovi”, in cui lo “spirito del tempo”10 cerca di farsi strada nei cuori umani per risvegliare l’anima alla consapevolezza della sua originaria vita divina.
Queste anime, dunque, potrebbero chiudersi alla nuova rivelazione spirituale moderna, rimanendo indietro nell’evoluzione dell’anima cosciente e rifugiandosi in dogmi antichi ormai superati. Un esempio significativo è il decreto papale della Chiesa cattolica che, nei primi secoli del cristianesimo nascente, bollò come eresia la tricotomia di San Paolo e l’insegnamento della reincarnazione (metempsicosi)11, sostenuto invece da Origene (184-253 d.C.), uno dei più grandi filosofi e teologi cristiani del III secolo. Origene concepiva la reincarnazione come Ensomatosi, distinta dalla concezione orientale della metempsicosi, che più tardi venne grecizzata da alcuni filosofi come metensomatosi. I concetti legati a questa antica legge sono complessi e assumono sfumature diverse a seconda della corrente filosofica di appartenenza. Solo oggi, dopo la fine del periodo antico del Kali Yuga12 (1899), con il sorgere della luce del nuovo Dvapara Yuga, è stato possibile a Rudolf Steiner (1861-1925) – uno dei più elevati iniziati chiaroveggenti cristiani e fondatore dell’Antroposofia – spiegare in modo appropriato, secondo le facoltà intellettuali del pensiero moderno, il significato della “legge della reincarnazione e del karma”. Questa legge è considerata una rivelazione del nuovo successore del Buddha Gotama, ossia il bodhisattva Maitreya13 (Paracleto), che in un futuro prossimo – verso la metà del sesto periodo di cultura, noto come periodo di Filadelfia14 – dovrà ascendere alla dignità di nuovo Buddha umano. (1. continua)
Collegno 27 agosto 2018 Antonio Coscia
Note Integrative
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