Alcuni aspetti del karma e del dolore umano II

Origene, detto Adamanzio nato ad Alessandria d’Egitto, 185 – Tiro, 254), è stato un teologo e filosofo greco antico, noto anche come Origene di Alessandria.

“ Se attraverso la viva osservazione antroposofica giungiamo sempre più a sperimentare il contenuto dell’Antroposofia con il nostro cuore, con il nostro sentimento, sarà per noi veramente come se nelle nostre anime non penetrasse soltanto il senso delle idee (…). Bensì come se nelle nostre anime entrassero esseri cosmici viventi. Allora l’Antroposofia stessa, ci appare sempre più come qualcosa di essenziale e di vivente. E ci accorgeremo che con l’Antroposofia bussa alla porta del nostro cuore qualcosa che dice: “Fammi entrare, poiché Io sono te stesso: Io sono la tua vera Entità umana”.  Rudolf Steiner, 18 novembre 1923, (dal libro di Sergej O. Prokofieff “La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia).

Alcuni aspetti del karma e del dolore umano II

Se queste anime riescono a superare i dogmi e i simboli religiosi antichi, ormai superati e svuotati del vero cristianesimo originario, e riempiti dalle forze luciferiche e arimaniche, allora l’Antroposofia può rappresentare un faro di luce e verità per tutte quelle anime anelanti al vero cristianesimo e a una conoscenza spirituale. In essa possono trovare conforto e comprensione rispetto al disagio interiore causato dai tempi attuali, così materialisti e caotici. In particolare, nei momenti della loro esistenza in cui si trovano di fronte a un problema esistenziale e la vita appare loro vuota e buia, priva di significato, l’Antroposofia può diventare quell’impulso di anelito al divino che accende la giusta fede, capace di condurli all’incontro con lo spirito cosmico universale del Cristo, dal quale potranno ricevere consolazione, sostegno e incoraggiamento.  Dobbiamo anche aggiungere che l’umanità deve imparare a prendere in seria considerazione la legge karmica: senza di essa non è possibile spiegare la sofferenza e il dolore, sia quando ci colpiscono dall’esterno sia quando derivano dai nostri errori e dalla nostra imperfezione umana. Occorre accettare questa legge e prenderne coscienza, riconoscendola come la conseguenza dei nostri peccati e dei nostri debiti, come indicato nel Padre Nostro del Vangelo di Matteo. Questo Vangelo non è stato compreso nella sua vera essenza spirituale e, nell’insegnamento cattolico-cristiano, la legge karmica fu sostituita dalla remissione dei peccati. Il “debito karmico” (… e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori …), espresso nel “Padre Nostro” del vangelo di Matteo, non fu adeguatamente compreso, e si preferì invece l’invocazione di Luca: “E perdonaci i nostri peccati, come anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore” (Lc 11,2). Nei primi secoli, il perdono nelle comunità cristiane veniva applicato ai penitenti come forma di compensazione karmica, sostituendo parzialmente l’antica legge testamentaria. Questo avveniva attraverso indulgenze, spesso accompagnate da stati di umiliazione e atteggiamenti estremamente rigorosi, che nei casi più gravi potevano durare per tutta la vita. Solo dall’XI secolo in poi si iniziò ad alleggerire il carico delle penitenze, rendendole meno gravose. La compensazione avveniva tramite ammende come donazioni e digiuni, finalizzati alla mortificazione del corpo. Con il tempo, grazie a nuove norme, la colpa venne concepita unicamente come “remissione dei peccati” attraverso il battesimo, la confessione e il pentimento. Il peccatore, riconoscendo, confessando e rinnegando il proprio peccato, otteneva l’assoluzione divina. Pertanto, il peccato o la colpa dell’imperfezione e del debito verso gli altri veniva cancellato e assolto attraverso il semplice atto di pentimento, mediato dal “potere spirituale” del sacerdote. In questo modo, il sacerdote si sostituiva all’autorità divina superiore del Sé spirituale dell’uomo, il quale avrebbe invece dovuto operare affinché il proprio io inferiore si armonizzasse e si riconciliasse non solo con il Saggio superiore, ma anche con i propri debitori. Solo così si sarebbe potuta risanare sia la colpa soggettiva, derivante dal desiderio egoistico, sia il debito dovuto all’imperfezione morale.

La Scienza antroposofica distingue il “peccato” dal “debito”, poiché rappresentano due forme imperfette di azione nell’ambito della natura umana:

  • Il peccato è un desiderio soggettivo immorale che nasce come colpa personale dall’Io umano ed è riconducibile al corpo astrale, ovvero il corpo dei desideri e delle brame.
  • Il debito, invece, è un errore morale derivante dalle carenze dell’io umano nella parte più profonda dell’anima ed è collegato al corpo eterico, il corpo della vita e delle forze plasmatrici cosmiche, attraverso cui entriamo in relazione con la comunità umana.

In pratica, se io, per invidia, desidero il bene materiale accumulato da una persona e architetto un modo per sottrarglielo, anche attraverso l’inganno, commetto due tipi di manchevolezze:

  1. Il peccato soggettivo individuale, derivante dal desiderio di invidia nato dalla tentazione luciferica presente nel mio corpo astrale, che non riesco a dominare.
  2. Il debito morale nei confronti di chi ho derubato, causato dall’errore morale dovuto alla mia imperfezione. Questo nasce dalla seduzione arimanica presente nel mio corpo eterico, quella parte più profonda in cui si manifestano anche le tendenze negative ereditate dagli antenati e che, non riuscendo a controllare, mi spingono a compiere il male nella comunità umana.

Per comprendere i due aspetti occulti del peccato e dell’errore, espressi rispettivamente dai due evangelisti Matteo e Luca nella preghiera del Padre Nostro, è necessario avere chiara la costituzione umana attuale. Secondo la Scienza antroposofica, l’uomo si articola in quattro componenti: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io.15 Duemila anni fa, l’uomo aveva una struttura interiore diversa da quella odierna: l’Io umano non era ancora completamente disceso sul piano fisico. Di conseguenza, non percepiva sé stesso come individuo singolo, bensì si identificava con l’anima di gruppo del popolo a cui apparteneva. Mentre l’antico romano, già emancipato da questa coscienza collettiva, si definiva “cittadino romano”, l’ebreo antico era ancora profondamente legato all’anima di gruppo abramitica, sentendosi uno solo con il padre Abramo. Quando Gesù di Nazareth intraprese la sua missione, accogliendo la divinità suprema del nostro sistema solare – ossia l’Io cosmico universale16, noto in Occidente come Cristo-Sole – nei tre involucri umani (corpo astrale, corpo eterico e corpo fisico), questa manifestazione divina si incorporò gradualmente in lui, completandosi nel battesimo nel Giordano operato da Giovanni Battista. Tuttavia, i farisei e gli esegeti, dottori della legge, non seppero riconoscerlo, trovandosi di fronte a un uomo profondamente diverso dagli altri, inafferrabile nella sua natura umana e spirituale. Gesù, pienamente cosciente, parlava di un Padre Supremo esistente prima di Abramo e persino dello stesso Dio Jahvè.17 Gli evangelisti, grazie alla loro chiaroveggenza, descrissero – secondo i gradi delle loro facoltà veggenti – i quattro aspetti della manifestazione del Cristo nelle quattro componenti costitutive dell’uomo Gesù di Nazareth. Attraverso il battesimo di Giovanni, egli divenne un uomo-dio, il Maestro e Signore Gesù, portatore del Cristo, l’Io Sono l’Io Sono.18

Prima di diventare discepolo del Cristo, Matteo frequentava la corrente degli esseni, fondata dal maestro di “Giustizia” Gesù di Pandira.19 Quest’ultimo, vissuto alcuni secoli prima di Gesù di Nazareth, fu spesso confuso con lui da filosofi e veggenti poco elevati, tra cui Helena Petrovna Blavatsky e Celso. Gesù di Pandira fu prima ucciso e poi, per umiliare ulteriormente i suoi discepoli, impiccato a un albero dal potere sacerdotale ebraico. Alla saggezza essena si aggiunse, nell’anima di Matteo, l’Illuminazione ricevuta pochi giorni dopo la morte di Gesù. Questo evento, rappresentato dalla discesa dello Spirito Santo e simboleggiato dalle lingue di fuoco sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste, gli conferì una conoscenza superiore. Grazie a questa elevazione spirituale, Matteo poté contemplare, attraverso la veggenza immaginativa, il mistero soprasensibile del Golgota. Successivamente, nel suo Vangelo, descrisse la manifestazione del Cristo nel corpo fisico di Gesù di Nazareth, iniziando con la genealogia di Gesù, che risale a Davide e, da questi, ad Abramo. Per questo motivo, nella preghiera del Padre Nostro, Matteo esprime la colpa e l’errore morale presenti nel corpo fisico dell’umanità ebraica antica, così come in quella attuale, fino a che non si redima attraverso l’Impulso del Cristo. Solo accogliendo in sé il corpo di resurrezione del Cristo20si può superare la conseguenza del peccato originario della prima coppia biblica, Adamo ed Eva. Questi ultimi subirono, nel corso dell’evoluzione umana, l’influenza di due entità ostacolatrici: prima la tentazione luciferica nel corpo astrale, simboleggiata dal serpente del paradiso durante l’Epoca Lemurica; poi, nell’Epoca Atlantica, l’errore di discernimento causato dalle forze arimaniche21, insinuatesi nel corpo eterico. Matteo distingue dunque il peccato di egoismo, dovuto alle forze luciferiche presenti in noi fin dall’epoca paradisiaca, e il peccato di errore e debito verso la comunità umana, cui siamo legati tramite il corpo eterico. Questo legame si manifesta come individui appartenenti a una stessa famiglia, popolo o stirpe. La mancanza di discernimento è dovuta alla presenza delle forze arimaniche, che mistificano la natura esteriore, distorcendo la realtà spirituale in essa contenuta e inducendoci a commettere errori di giudizio. Questa imperfezione è radicata nel nostro corpo eterico, cui il nostro io terreno soggiace a causa della menzogna arimanica, che nasconde la vera realtà spirituale del Padre divino, celata dietro il “velo” della natura.

L’evangelista Luca esprime la manifestazione del Cristo nel corpo astrale di Gesù, evidenziandone la natura umana-divina spirituale. Per questo motivo, ne fa risalire la genealogia fino al sacerdote Natan, figlio di Davide, e da questi ad Abramo, Adamo e infine direttamente a Dio. Luca descrive, dunque, nel corpo astrale di Gesù la presenza di un’anima particolare, dietro cui, secondo la Scienza antroposofica, si cela l’incarnazione dell’archetipo divino di tutta l’umanità: un’anima celeste, sorella di Adamo. Si tratta di quella parte sottratta a Adamo prima della tentazione di Lucifero e che, negli scritti antroposofici, viene definita “anima natanica o adamitica”, in riferimento alla discendenza del sacerdote Natan o a quella di Adamo. Questo risale all’epoca Lemurica, quando gli Elohim, o Spiriti della Forma, donarono una parte del loro fuoco divino al corpo astrale dell’uomo. In altre parole, fecero fluire nel corpo astrale dell’uomo il loro “Io”, che rappresentava l’ultima parte inferiore della loro natura settemplice spirituale. In questo modo, l’uomo, che all’epoca viveva come creatura istintiva simile agli animali, si elevò al gradino umano della ragione – non ancora, però, al livello attuale dell’umanità. Tuttavia, mentre gli Dei facevano fluire il loro Io umano nel corpo astrale dell’uomo, altre divinità rimaste indietro – Spiriti della Forma che, durante l’evoluzione sull’antica Luna22, non avevano purificato e maturato la sostanza del loro Io per donarla poi all’uomo sulla Terra – fecero fluire, nello stesso momento, le forze impure del loro corpo astrale nel corpo astrale umano. Di conseguenza, il corpo astrale, o anima umana, si divise in due parti:

•    Una parte del corpo astrale, la cui sostanza pura è simile al Sé spirituale. Qui, gli Dei o Elohim fecero fluire l’Io superiore, un Io altruista che risiede nel mondo angelico e che chiamiamo “Anima natanica”. Questa si incarnò per la prima volta nel mondo fisico come Gesù di Nazareth, nato da una coppia di genitori di Nazareth. Durante il battesimo nel Giordano, operato da Giovanni il Battista, divenne il portatore (Cristoforo) del Cristo.

•   L’altra parte astrale, invece, fu oscurata dagli Spiriti della Forma rimasti indietro sull’antica Luna. Essi fecero fluire nell’anima umana delle forze astrali impure, non purificate, generando una “somiglianza” creata dagli Dei lunari. Questa, verso la fine dell’Epoca Lemurica e l’inizio dell’Epoca Atlantica, si trasformò nell’io inferiore umano, egoista, che venne separato dalla sostanza superiore – ossia dalla sua “immagine divina”. Ancora oggi questo io, in alcuni aspetti profondamente egoista, lavora al suo perfezionamento, con l’obiettivo di riunirsi un giorno in una sola unità spirituale.

Questo dramma umano è ciò che nella Bibbia viene descritto come “la caduta dell’uomo” insieme all’immagine simbolica del “serpente” che indusse i nostri genitori biblici, alla tentazione di disubbidienza mangiando la mela (ossia al risveglio manasico dell’ego inferiore), incorrendo così nel castigo divino cui saranno poi cacciati dal consesso divino e quindi la “caduta” dal paradiso terrestre. I misteri biblici dell’antico Testamento e del cristianesimo sono alquanto profondi e occorre per questo avere pazienza studiando con amore e sincerità la Scienza dello Spirito o antroposofia, confidando che ci sia dato di alzare il velo della nuova Iside – Sofia23, alfine di diventare dei degni discepoli del Cristo.   (II. Continua).

Collegno  13 settembre  2018                                                 Antonio  Coscia

Note   Antroposofiche

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