
Michele,
prestami la tua spada affinché io sia corazzato
per vincere in me il drago. Colmami della tua forza
che io possa sfidare gli spiriti che mi vogliono paralizzare.
Agisci in me cosi che luminosamente compenetri il mio io
e mi guidi a compiere azioni degne delle tue. (Rudolf Steiner)
Breve Premessa
Un’amica preoccupata dalla pandemia del corona virus diversamente chiamato “COVID-19 del 2019-2020”, allarmata e spaventata dall’ordinanza del Governo che consigliava di stare in casa e uscire il meno possibile soltanto per lo stretto necessario alla propria sopravvivenza, tanto che abbiamo dovuto interrompere i nostri incontri di studio sull’Antroposofia, mi scrive: «Ciao Antonio, le coscienze secondo me si stanno risvegliando, mai come in questo periodo ho scoperto atei alla ricerca della preghiera, o comunque persone che mai si sarebbe rivolte al Cristo, dire: non ci rimane altro che pregare. Ma è difficile spiegare loro quello che sta succedendo! Per chi non ha fatto il nostro percorso, è difficile spiegare loro quello che noi sappiamo! Forse rimarrebbero scioccati! Paura, angoscia, fa parte del quotidiano. Pensavo di soffrirne solo io. Ho delle amiche che sono disperate, a una di loro (che aveva iniziato a leggere Rudolf Steiner) ho letto per ” l’era di Michele”, le parole mantriche di Rudolf Steiner1 trascritte negli appunti da un suo discepolo cui lei ha capito e mi ha ringraziato! Anche se continuerà ad avere paura. Ecco, questa è la cosa che non mi spiego: sono molto brava ad aiutare gli altri. Ma non mi aiuto! Anche se so cosa portano paura e angoscia, a volte ne sono paralizzata e me ne vergogno, piango cerco di combatterle e prego tanto, mi concentro molto nella “Preghiera meditativa al Cristo” che mi hai dato da leggere e chiedo che possa concedermi forza e fede, per combattere questa situazione che in alcuni momenti, è più forte di me; mi fa stare male, sento in me un disagio interiore che mi fa sentire debole e fuori luogo e a volte, perfino paralizzata!” (non so come fare)». (D).
Come superare l’angoscia animica del presente I
Cara amica, la tua esperienza di dolore mi ha riportato indietro a un passato lontano laddove una settimana dopo aver compiuto i miei 28 anni, mi ammalai di asma allergica causata da una bronchite trascurata ai primi giorni di settembre del 1971. Questa malattia improvvisa nel pieno vigore della mia vita, oltre il dolore fisico dovuto alla mancanza di respiro, mi procurò uno scoraggiamento e una sfiducia in me stesso da pensare che il mio momento su questa terra fosse compiuto. Non ricorsi mai alla preghiera invocando l’aiuto divino affinché togliesse da me quel calice amaro che pensavo di non meritare, in quanto sentivo di non aver mai fatto nulla di male per meritarmi quella sofferenza ingiusta. Non implorai mai l’aiuto di Dio in quanto ero in collera verso di Lui, per avermi tolto mia madre allora cinquantunenne quando avevo soltanto 16 anni. Mia madre era una donna amorevole, molto devota verso Dio e il Santo di Padova cui lei venerava e pregava, per il fatto che aveva lo stesso nome del figlio perduto all’età di sette anni per meningite. Pertanto, la sua morte prematura cambiò il mio temperamento vivace-sanguinico, con quello triste-melanconico in concomitanza del mio terzo settennio2, in cui avveniva il cambio del mio corpo astrale secondo la conoscenza della Scienza dello Spirito o antroposofia.3 Divenni col tempo, un carattere triste, timido e insicuro verso il futuro e rancoroso come citato nei riguardi di Dio, bestemmiandolo con vero piacere di farlo appena si presentava l’occasione. A 19 anni incontrai mia moglie allora quindicenne e, dopo sei anni, nel ’68 ci sposammo e andammo ad abitare nella stessa scala condominiale dove abitavano i suoi genitori, al piano sottostante. Dopo la nascita di nostro figlio nel 1970, l’anno dopo appunto nel settembre del 1971 appena compiuto i miei 28 anni, cioè all’inizio del quinto settennio dello sviluppo della mia anima razionale, arrivò all’improvviso come un fulmine a ciel sereno la difficoltà di respirare rivelatasi poi dopo, come asma allergica.
È un disturbo insopportabile cui si è incapaci di reagire, perché toglie le forze impedendo così all’alito vitale di rinnovarsi, cosicché sentivo la vita scivolare via senza poter fare nulla per fermarla; è un continuo sforzo tremendo dei polmoni affinché i bronchioli infiammati lascino passare quel filino d’aria che crea il disturbo della cosiddetta “fame” d’aria o dispnea. Non riuscivo a fare due passi senza che dovessi fermarmi per la mancanza di respiro. Soffrivo molto con la tendenza a chiudermi sempre più in me stesso, pensando che fosse arrivata la fine e, stranamente non m’importava poi più di tanto, né di vivere né di morire. Apatico, indolente verso la realtà esterna, a volte anche insensibile verso mia moglie e mio figlio, cui lei cercava con amore di lenire la mia sofferenza ma senza riuscire a compensare il mio atteggiamento di sofferenza egoista. La disarmonia e la sofferenza aumentarono fino a che decisi di reagire; così mi recai all’Ospedale Universitario di Ginevra, dove mi sottoposero a degli esami allergometrici cui mi trovarono allergico a diversi tipi di pollini, tra cui piante e peli di animali, consigliandomi una cura ma senza risultato. La mia asma non mollava, mi recai da un medico di Cascine Vica (Rivoli) dott. Arturi, dove anche lui volle fare gli esami allergometrici e consigliò di fare il vaccino antiallergico che andava fatto sottocutanea massimo 10-15cc di liquido per volta, nelle braccia. Acquistai così il vaccino antiallergico cui conteneva quattro fiale che andavano gradatamente aumentando da cento pollini fino alla quarta fiala che ne conteneva un milione e che appunto, andavano fatte gradatamente sottocutanee per un massimo di 15cc. per volta, per una durata di tre mesi e poi ripetute ogni anno per tre anni di seguito. Mi recai così da un infermiere che lavorava all’Ospedale Maria Vittoria di Torino e che abitava nella scala a fianco alla nostra dello stesso condominio. Dietro il consiglio e un’incomprensione del mio stato di malattia tra lui e il Primario dell’Ospedale, fu deciso che le fiale andavano fatte per intere e intramuscolare per quattro giorni di seguito. Al che provai a spiegargli che era contrario al consiglio del medico curante dott. Arturi che al contrario andavano fatte come citato sottocutanea; ma incurante della mia preoccupazione, mi rassicurò dicendomi che aveva chiesto al medico primario ospedaliero dott. Indovina e che gli aveva assicurato di iniettare le fiale una per volta per via intramuscolare, Fu così che m’iniettò le quattro fiale di vaccino che andava fatto gradatamente in tre mesi, in soli quattro giorni! E difatti, l’ultima fiala, il mio organismo non la sopportò e cominciai dopo alcuni minuti a star male, divenni tumefatto in viso e un po’ dappertutto, non riuscivo più a respirare dal naso completamente otturato e attraverso la bocca cominciavo ad avere molta difficoltà di respiro. Mi resi conto che andavo incontro a qualcosa di terribile (shock anafilattico) essendo consapevole che stavo rischiando di morire, avendo forse a disposizione pochissimo tempo (anche allora il mio orgoglio m’impedì di chiedere aiuto al divino), prima che i pollini facessero il loro corso in tutto il mio organismo. Stranamente però rimasi calmo e tranquillo, dicendo a mia moglie di chiamare subito il dott. Arturi che abitava a circa due km da noi e che mi aveva appunto consigliato la cura; devo a lui la mia vita, per il fatto che in non meno di dieci minuti arrivò a casa mia! Mi fece prendere tre pastiglie di cortisone (le ultime che possedevo in casa contro l’asma) e intanto m’iniettò due fiale di cortisone per endovena e due intramuscolari, un’altra fiala a mezzanotte e al mattino alle sei ritornai normale; il mio viso e le altre parti del corpo non erano più tumefatti e respiravo bene.
Questa esperienza mi toccò profondamente, cambiando la mia indole e cominciando ad apprezzare di nuovo la vita e coloro che mi stavano accanto, grazie anche al fatto che riuscimmo ad andare via da quella casa per me nefasta trasferendoci nell’alloggio attuale, ritrovando così di nuovo l’amore e l’armonia familiare. Iniziai così a sperare in una mia guarigione essendo quasi certo che in qualche posto del mondo esistesse qualcosa che potesse guarire la mia asma; e così fu. Cominciò la mia via di risveglio spirituale, grazie a un amico di lavoro, incontrando per prima una corrente medianica nel 1974, ma dopo pochi mesi smisi e incontrai grazie di nuovo a quest’amico nel 1975, la corrente cattolica del “movimento carismatico”. Con il movimento carismatico cominciai ad avere diverse esperienze animiche che mi avvicinarono di più al mondo spirituale; ma l’atteggiamento misticheggiante e fanatico cui assistevo nella comunità carismatica cominciò a infastidirmi, fino a quando incontrai un altro amico che mi parlò di una corrente spirituale proveniente dal Giappone di nome “Mahikari” (luce di verità). Entrai in questa corrente spirituale nel 1976, cui mi dedicai con ardore per diversi anni per la sua divulgazione e per l’attività all’interno del Dojo (luogo di pratica spirituale), grazie alla quale dopo tre anni riuscii a guarire del tutto dalla mia asma allergica durata sette anni. Nel 1978 (all’inizio del mio sesto periodo dell’anima cosciente), diverse personalità teosofiche chiesero di essere iniziate nell’arte della purificazione e del cammino spirituale di Mahikari tra le quali, ebbi la fortuna di conoscere una signora particolare, di età avanzata, che mi parlò dell’Antroposofia e di un gruppo antroposofico esoterico di Torino, cui però era difficile partecipare se non attraverso un’accurata preparazione spirituale. Occorre dire che negli anni Ottanta era molto difficile trovare libri antroposofici nelle librerie e fu così che un giorno recandomi a Torino nella libreria Zanaboni, un libro fuori posto messo lì per caso, il cui titolo: “La Saggezza dei Rosacroce” attirò la mia attenzione, fino a cambiare gradatamente e totalmente il mio pensiero e la mia vita, sulla visione del mondo spirituale che avevo concepito fino allora in modo infantile.
Così dopo circa dodici anni, nel settembre del 1987 (nel mio settimo periodo del Sé spirituale), dopo una crisi spirituale durata diversi anni e aiutato da un sogno notturno molto vivido di un incontro spirituale con Rudolf Steiner, trovai il coraggio di uscire dalla corrente religiosa di Mahikari, per iscrivermi ed entrare nella corrente esoterica cristiana-rosicruciana rappresentata dalla Società Antroposofica Universale di Dornach (Svizzera). Cominciai così a frequentare il gruppo di studio Michelangelo di Torino e dopo tre anni, entrai come allievo nella scuola esoterica di Michele, cioè nella prima classe della Libera Università di Dornach. Avrei dovuto iscrivermi anche nel gruppo di Torino secondo lo statuto della Scienza dello Spirito di Dornach, ma non riuscii mai a farlo, perché non sentivo il gruppo di studio come sentivo in me l’Antroposofia. Cosicché una sera di settembre del 1994 (all’inizio dell’ottavo settennio dello spirito vitale), a causa di un contrasto con un’insegnante di euritmia (che aveva cominciato a frequentare da poco il gruppo di studio), mi sdegnai a tal punto che decisi di non frequentare più il gruppo di studio di Torino. Il motivo fu per via di un mio intervento nel gruppo giudicato inopportuno e ripetitivo dall’euritmista, facendo a mia volta notare che se in un gruppo antroposofico non era consentito esprimere liberamente la propria opinione, non aveva più alcun senso per me frequentarlo, in quanto andava appunto contro i principi fondamentali dell’Antroposofia e dell’insegnamento espresso da Rudolf Steiner, in modo particolare come descritto nel libro” Formazioni di Comunità” O.O. 257.
Pochi anni dopo, all’inizio del terzo millennio (nel mio nono periodo dell’Uomo spirito, in cui si conchiuse lo sviluppo settennale animico) un’antroposofa di Torino che come me si era allontanata dal gruppo Michelangelo, mi chiese di formare a nostra volta un gruppo di studio. Accettai volentieri invitando a mia volta alcuni amici, cui lei fece altrettanto di persone che come noi avevano lasciato il gruppo; cosicché alla fine eravamo circa una decina di soci che iniziammo a vederci settimanalmente a casa di una antroposofa di Grugliasco. Dopo un po’ di tempo a causa di un dissenso col marito, questa ci disse di non voler più continuare, così cominciammo a incontrarci a Torino a casa di due antroposofi del gruppo. Alla fine, però decidemmo di continuare lo studio a casa mia per via di un’amica antroposofa che voleva rimanere più vicino ai suoi familiari domiciliati qui a Collegno che non stavano bene, e, poco dopo si unirono al nostro gruppo di studio altre due persone non ancora iscritte alla Società Antroposofica. Alcuni anni più tardi due vecchi amici antroposofi del nostro gruppo, avevano cominciato a frequentare di nuovo il gruppo “Michelangelo” di Torino, diventando sempre più aggressivi sia nei miei riguardi sia in quello degli altri amici del gruppo, così una sera arrivammo al contrasto, dicendo che non intendevo più guidare il gruppo con la loro presenza. Si allontanarono insieme a una loro amica frequentando solo più il gruppo di Torino, mentre io e il resto del gruppo continuammo a casa mia finalmente lo studio antroposofico in armonia e rispetto. Dopo un po’ di tempo si aggiunsero altre due amiche che, grazie al mondo spirituale, siamo ora un gruppo di studio di otto persone. Siamo un gruppo di amici come desideravo che fosse, vale a dire secondo gli insegnamenti di Rudolf Steiner, dove non ci s’indigna più se qualcuno fa una domanda di troppo, ma tolleriamo con benevolenza anche una domanda sciocca, in quanto è espressione di un Io, umano. Amici, compagni di viaggio la cui meta è l’Antroposofia e l’Entità del Cristo, per cui i nostri incontri di studio sono essenzialmente cordiali e in armonia con la voglia di conoscere Antropos-Sofia4 e, innanzitutto per cercare di realizzare e preparare i semi quali fondamenti di una futura comunità spirituale basata sulla fratellanza universale. Non c’è appunto la smania di studiare a tutti i costi una conferenza antroposofica dopo l’altra, ma soprattutto (come consigliava Rudolf Steiner) quello di dialogare tra noi sui contenuti dell’Antroposofia e, forse un giorno col permesso del mondo spirituale, riusciremo a ufficializzare il nostro gruppo alfine di assumere un compito più esoterico per essere più all’altezza dei tempi attuali, cui l’umanità ha bisogno della conoscenza dei principi antroposofici per uscire dal pantano materialistico attuale, chissà! Se no, aspetteremo ancora, maturando insieme le nostre anime dopo la morte, laddove porteremo nell’anima il nostro ideale di amore antroposofico che certamente realizzeremo nella prossima incarnazione, non c’è problema!
Cara amica, ti ho raccontato una parte importante di un tratto di esperienza della mia vita, alfine di aiutarti a comprendere che a volte la volontà del nostro Io superiore è misteriosa, cui per arrivare alla meta che lui ha deciso per noi in base al nostro karma, ci fa passare attraverso diverse esperienze a volte dolorose per noi che non ne comprendiamo il disegno. Alla fine, però, quando arriviamo dove lui aveva deciso che fosse l’azione dolorosa più giusta per noi, cominciamo a capire che tutto è stato necessario, che tutto il dolore e la sofferenza che abbiamo sperimentato ha avuto il senso di plasmarci, di modificarci e infine, di perfezionarci moralmente. Se non fossimo passati attraverso quel destino doloroso e non avessimo sofferto, non avremmo potuto progredire e diventare qualcosa di diverso, saremmo rimasti gli stessi. Oggi, riflettendo su me stesso e guardando indietro ai miei lunghi anni passati tra gioia e dolore, vedo la morte di mia madre come un sacrificio di un’anima che ha contribuito allo sviluppo della mia evoluzione morale e spirituale cui se non fosse mancata in età prematura, penso che la mia vita sarebbe oggi totalmente diversa: sarei forse altrove in un luogo diverso e con amici diversi. Così la mia malattia e tutto ciò che ne è conseguito, tutto è stato karmicamente organizzato e ispirato da una guida superiore che ha diretto il mio destino, cui in principio non l’ho compreso né accettato e per questo, l’ho odiato e che adesso quasi ottantenne, lo ri-vivo con uno stato d’animo più maturo e colmo di gratitudine per tutti quelli che mi hanno aiutato a realizzarlo. Spero che questa mia esperienza possa servirti e rasserenarti un po’, in modo che tu possa capire che ciò che per prima cosa ho imparato in questa lezione di vita, è porre attenzione verso noi stessi. Vale a dire imparare ad accettarci e a volerci bene per come siamo, per come noi abbiamo preparato il nostro karma insieme all’Io superiore e che incarnandoci, lo abbiamo dimenticato in quanto è velato dal nostro Angelo, guida. Ciò affinché potessimo diventare migliori di com’eravamo nella vita precedente; dobbiamo per questo accettarlo e, se possibile, anche amarlo, imparando così a guardarci nello specchio e sorridere un po’ di noi stessi in quanto uomini (nel senso di umanità), cui non possiamo che essere ciò che siamo … in altre parole imperfetti! Per questo siamo portati a sbagliare, a essere insicuri, timorosi e, la cosa che soprattutto andrebbe evitata è quella di piangere più del dovuto su noi stessi. Nel pianto l’anima si chiude in sé stessa, nel suo egoismo, quando è sintomo di dolore e di sofferenza non sublimata. Dobbiamo invece imparare ad aprirci con coraggio e con fiducia in noi stessi, che anche noi possiamo arrivare là dove altri sono giunti prima di noi; occorre solo saper attendere e nello stesso tempo ad agire, anche se ciò può condurci a commettere degli errori senza per questo crocefiggerci ma, imparando ad accettare la nostra imperfezione. Se non amiamo noi stessi, come possiamo pensare di amare e di accettare gli altri? Dovremmo persino arrivare ad amare la nostra imperfezione e prendere coscienza che se non fossimo imperfetti, non saremmo qui, ma saremmo in altri mondi come “Dei” e… forse con altri problemi!
Non c’è altra soluzione per noi se non quella di sbagliare, in modo da imparare a diventare più saggi, facendo attenzione però alla famosa locuzione che i nostri genitori usavano ricordarci nella loro saggezza antica, che: “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”. Infatti, il nostro periodo attuale pandemico, ci costringe a fermarci e a riflettere su noi stessi, in modo di arrivare a quella consapevolezza per capire dove stiamo andando, dove ci porta questa nostra civiltà materialista che con il grande sviluppo dell’informatica moderna, da una parte ci apre al mondo globalizzato dove possiamo comunicare in un attimo con persone lontane, e dall’altro, ci isola sempre più in noi stessi, perdendo il senso del dialogo cui è parte del sentirci più umani. Le molteplici immagini che divoriamo attraverso la TV e il cellulare, tendono sempre più a renderci passivi e abulici nel pensare, per cui la fantasia viene uccisa e con essa quella parte peculiare che fa di noi degli esseri umani, senza la quale, abbiamo la tendenza a robotizzarci, a fare di noi una civiltà di uomini-macchine. L’Essere della natura, dietro di cui agiscono questi virus, senza andare troppo nel trascendente dove potremmo trovare certamente la vera causa di tutto quello che ci sta accadendo e che appunto ci ha fermato, ci sta avvertendo che qualcosa in noi non va bene, che abbiamo intrapreso un cammino sbagliato e che potremmo finire in un baratro cui ci porterebbe inesorabilmente a un non ritorno.
Dobbiamo interrogare seriamente noi stessi, ponendoci la domanda che esisteva come esortazione all’entrata del Tempio di Apollo a Delfi nella Grecia antica, ossia: “Conosci te stesso”; ovverosia la famosa locuzione: “Da dove vieni? Chi sei? Dove vai?” Dobbiamo cercare di capire questa nuova epoca millenaria che si presenta in modo memorabile di un ciclo centenario, che si è affacciato con aggressività nel nostro periodo storico moderno, cui ora ci chiede di fermarci e di riflettere su noi stessi, per trovare quelle risposte che possano indicarci la via per uscire da questa pandemia e che possa ri-condurci a quell’antica origine dove ebbe inizio la nostra “caduta” e la separazione dal consesso divino del mondo degli Dei. Innanzitutto, è importante prendere coscienza della nostra natura interiore di corpo, anima e spirito5;e inoltre porci seriamente le domande che ci hanno portato a questa esperienza pandemica cui senz’altro arriveremmo a capire che, abbiamo un atteggiamento sbagliato sia col mondo naturale che ci circonda, sia nei riguardi della comunità sociale di cui siamo parte. È molto importante che prendiamo coscienza dell’aspetto di errori che possiamo commettere a causa del nostro egoismo e della nostra ignoranza nei meccanismi del mondo spirituale, sia per la mancanza di rispetto nei riguardi della “Natura” e sia quello di omissione nei riguardi delle nostre relazioni sociali con gli altri. Se non comprendiamo questo, a cosa serve pregare Dio che faccia cessare tutto quel che ci sta accadendo, quando siamo noi stessi la causa di tutto ciò? (I. continua)
Collegno, 5 aprile 2020 Antonio Coscia
Agg. Settembre 2020 – Ultimo agg. Aprile 2023
Note Antroposofiche
1 Rudolf Steiner nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Suo padre Johannes Steiner, era impiegato delle Ferrovie Meridionale Austriache, per cui crebbe in un ambiente che stimolava alla prontezza e all’abilità nella vita pratica. Già presto, all’età di sette anni, gli era possibile «vedere e udire gli esseri» che stanno dietro al mondo naturale e che dovette in certo senso nascondere ai suoi coetanei e anche a persone adulte, poiché non sarebbe stato compreso. Nel 1879 superò l’esame di maturità con lode. Nello stesso anno s’iscrisse all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, dove studierà fra l’altro biologia, chimica e fisica. Specialmente quest’ultima materia influenzerà profondamente la sua evoluzione interiore e, nello stesso tempo, lo porrà di fronte a difficili enigmi. Si mise in luce già come studente curando gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al ’97 collaborò all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar.
Dal 1902 ebbe una più intensa attività come scrittore e conferenziere, di cui moltissime in questi anni sulla cristologia, cui dedicherà gran parte della sua vita e la sua uscita nel 1912-13, come segretario della Società Teosofica berlinese, a causa di un dissenso con la Presidentessa Annie Besant, la quale, sosteneva che un giovinetto indiano di nome Krishnamurti, fosse la reincarnazione del Cristo. Nel 1894 pubblica la “Filosofia della Libertà” (Edizione Antroposofica Milano), la più importante delle sue opere filosofiche ed anche la base per la successiva concezione del mondo. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Gli impulsi da lui dati nell’arte, nella scienza, nella medicina, nella religione, nella pedagogia e nell’agricoltura portarono a delle nascite di movimenti oggi sempre più diffusi nel mondo.
Nel 1912-13 si distacca dalla Società teosofica e costituisce la Società antroposofica universale. A Dornach in (Svizzera), costruisce il primo Goetheanum di legno, un centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia il quale, in seguito, sarà poi bruciato da nemici dell’Antroposofia nella notte di S. Silvestro del 1922. In seguito, Rudolf Steiner fa un modello di un secondo Goetheanum in cemento armato il quale, fu costruito dopo la sua morte avvenuta il 30 marzo 1925, esistente tuttora come centro di numerose attività antroposofiche cui, partecipano artisti e soci di tutto il mondo.
2 Lo sviluppo umano avviene attraversando nove settenni entro i quali s’inseriscono le forze animiche spirituali che l’uomo porta seco dallo sviluppo raggiunto nella vita precedente. Per cui da 1 a 7 anni s’inseriscono le forze del corpo fisico, da 7 a 14 quelle del corpo eterico, da 14 a 21 quelle del corpo astrale, da 21 a 28 dell’anima senziente, da 28 a 35 dell’anima razionale, da 35 a 42 dell’anima cosciente, da 42 a 49 del sé spirituale, da 49 a 56 dello spirito vitale e infine, da 56 a 63 dell’uomo spirito (vedi la nota 5). Occorre dire che se durante gli anni infantili queste forze vengono disturbate da atteggiamenti autoritari o da una cattiva educazione coercitiva nei riguardi del bambino, queste forze possono trasformarsi nell’età adulta senile in vari disturbi psichici, anche con disturbi tumorali.
3 La Scienza dello Spirito o Antroposofia, è una via di conoscenza fondata da Rudolf Steiner nell’ultimo periodo del XIX secolo, la quale vuole risvegliare lo spirito nell’uomo per condurlo alla conoscenza dello Spirito universale, cui egli è sempre stato unito spiritualmente fin dalla sua caduta dal mondo divino, la sua patria originaria, dalla quale venne separato a causa di Lucifero (il Serpente biblico). È una corrente spirituale rosacrociana moderna, cui può aderire qualsiasi persona di ambo i sessi, di qualsiasi credo e ceto sociale, e che voglia tendere a coltivare la vita dell’anima in armonia con la vita dello spirito. Nella Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, possiamo trovare le risposte che maggiormente ci assillano nel profondo dell’anima, quali: «il senso della vita, il significato del dolore e del karma, il destino dell’uomo» e altre ancora inerenti alla Scienza, all’Arte e alla Religione. Il tema centrale della Scienza antroposofica è l’«evento del Golgotha», cui Rudolf Steiner dedicò maggiormente la sua ricerca d’indagatore occulto chiaroveggente, rinnovando le fonti del cristianesimo delle origini adattandolo alle esigenze del pensiero astratto moderno. Questo ci dà la possibilità di elevare il nostro pensiero astratto razionale, a un pensiero intellettivo più puro che miri tramite uno sviluppo morale, a una coscienza morale superiore attraverso cui, possiamo realizzare il giusto sviluppo dell’anima cosciente e l’incontro spirituale col Cristo, nel corpo eterico, quale promessa escatologica della Sua seconda venuta o parusia, annunciata agli apostoli, (Mt 13,24-27).
4 È difficile definire brevemente che cosa sia l’Antroposofia, ma possiamo cercare di spiegare in una sintesi biografica, la parte essenziale di quest’Essere spirituale che a tutta prima si presenta sotto l’aspetto oggettivo filosofico come corrente o via di conoscenza esoterica moderna a orientamento cristiana rosicruciana, che pone al centro l’evento del Golgotha e lo sviluppo del pensiero e dell’anima umana, quale visione spirituale chiaroveggente tratta dalla ricerca spirituale di uno dei più alti iniziati cristiani-rosacruciani, vissuto tra il XIX e il XX secolo chiamato Rudolf Steiner, il fondatore della “Scienza dello Spirito o antroposofia”. Attraverso la sua visione chiaroveggente pressoché esatta, Rudolf Steiner dà una visione dei mondi spirituali come nessun altro aveva potuto fare finora, essendo l’umanità entrata nell’epoca o periodo di cultura dello sviluppo del pensiero cosciente. Egli tramite la sua ricerca occulta meticolosa trae dalla lettura della cronaca dell’Akasha le immagini grandiose della “Scienza occulta”, così come dai mondi dello spirito la manifestazione delle nove “Entità Celesti” o “Intelligenze Cosmiche” che operano nel cosmo stellare e in quello planetario, in un rapporto armonico con la nostra Terra e con gli esseri umani e, similmente a come fa lo scienziato moderno quando scopre le leggi della natura, egli scopre le leggi e le regole celesti, così che possiamo giustificare il nome “Scienza dello Spirito” con cui chiamò la corrente antroposofica. Per questo Rudolf Steiner diede questa definizione dell’Antroposofia: «L’Antroposofia è una via di conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo». E nello statuto principale della Società Antroposofica nel primo punto è detto: «La Società Antroposofica vuole essere un’associazione di uomini che intendono avere cura della vita dell’anima nell’uomo singolo e nella società umana sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale».
Nel secondo aspetto soggettivo l’Anthropos-Sofia si presenta come un “Essere reale spirituale” il quale è la settima parte costitutiva della Celeste Sofia e che similmente all’uomo, è costituita da sette arti cosmici, il cui sviluppo per ogni singolo arto è di circa 700 anni. Perciò dobbiamo collocare la nascita dell’Anthropos-Sofia nel periodo abramitico, cioè circa 2100 anni a.C.
Oggi l’Anthropos-Sofia è nello sviluppo del Sé spirituale e si pone di fronte all’uomo come Sé spirituale, come la vera Entità superiore dell’uomo.
5 Rudolf Steiner nel libro “Teosofia” divide l’uomo a volte in tre, in quattro, in sette o in dodici parti, secondo il contesto a cui è riferito il tema sull’evoluzione della costituzione umana, dove egli divide l’uomo secondo, lo sviluppo articolato dei suoi componenti umani nei diversi periodi di cultura, dopo la catastrofe del “Diluvio Universale” della quarta Epoca Atlantica. L’evoluzione umana continuò nel quinto periodo Postatlantico dove nel nostro quinto periodo di cultura, l’anima umana sviluppa la sua quinta parte costitutiva chiamata anima cosciente. Per cui Rudolf Steiner nel libro “Teosofia” divide l’uomo in corpo, anima e spirito, suddividendolo ancora in nove parti, secondo l’evoluzione microcosmica terrestre:
- Corpo = (fisico) = corpo fisico, corpo eterico e corpo senziente.
- Anima = (astrale) = anima senziente, anima razionale e anima cosciente.
- Spirito = (spirituale) = sé spirituale, spirito vitale e uomo spirituale.
Come possiamo vedere da questo specchietto, la natura umana interiore dell’uomo è molto complessa la quale presenta tre aspetti, di cui: un aspetto triarticolato sul piano fisico; un aspetto triarticolato sul piano animico e un aspetto triarticolato sul piano spirituale; l’anima è l’anello che congiunge il piano fisico col piano spirituale entro la quale vive l’Io superiore, il quale sperimenta attraverso di essa in modo rispecchiato l’esperienza terrena tramite l’io inferiore che a sua volta si manifesta sul piano fisico come coscienza dell’io, da cui nasce la Personalità umana.
