Il Libro quale Maestro moderno e l’Essere Antroposofia IV

Anania restituisce la vista a San Paolo (1631), di Pietro da Cortona

«Sono stato crocifisso con Cristo e

“non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Galati 2,19)

4.Paolo di Tarso I

Affinché possiamo esperire l‘esperienza interiore paoliniana “non io ma il Cristo in me” (quale conseguenza del dramma accaduto a Paolo di Tarso sulla via di Damasco mentre andava ad arrestare per ordine del gran sacerdote del Tempio di Gerusalemme i cristiani della città), occorre che accogliamo in noi prima l’Io superiore, senza del quale la nostra coscienza dell’io umano, verrebbe ottunda dall’Io cosmico del Cristo. Paolo sperimentò e ricevette per “grazia” dal Cristo (similmente agli altri apostoli nel giorno della “Pentecoste”) la discesa dello Spirito Santo su di lui, ossia un principio del Sé spirituale quale primizia della discesa su tutta l’umanità nel sesto periodo di  cultura14 chiamato “Filadelfia”. Egli lo sperimentò più tragicamente dagli altri apostolo, in quanto zelante della legge mosaica e al soldo del potere corrotto del Sinedrio di Gerusalemme, divenne acerrimo nemico dei seguaci del cristianesimo nascente, perseguitando e soffocando chiunque andava contro la legge giudaica e i principi misteriosofici istituiti da Mosè, ormai arrivati al massimo della corruzione con la conquista e l’intromissione prima dal paganesimo di Alessandro (356-323 a. C) e poi dopo dal romanesimo di Cesare (63 a.C. – 14 d.C.). Grazie alla conversione di Damasco, egli si trasformò da acerrimo nemico del cristianesimo in un uomo nuovo divulgatore di fede e di amore tra le comunità cristiane nascenti, preparando sia i cristiani ebrei sia i “Gentili”, cioè i pagani greci e romani, all’evento della morte e risurrezione del Cristo Gesù. Quel Cristo Gesù che ora lo infiammava e parlava attraverso di lui, cui nella lettera alla comunità della Galazia, gli fa pronunciare le famose parole: “Non sono più io che vivo, ma è il Cristo che vive in me” (Galati 2,20). La predicazione con cui Paolo a volte, si rivolgeva ai primi cristiani delle diverse comunità sia pagane sia ebraiche, (il cui grado di coscienza di quest’ultime ancora sognante), era espressa con parole di altissimo livello teologico da essere pressoché incomprensibili, giacché l’Io umano, individuale per molti di loro non era ancora maturo e l’anima ebraica era come dire ancora strettamente sognante e unita al padre Abramo, Per cui non sempre la gente semplice riusciva a capire quel linguaggio filosofico così diverso da quello usato da Gesù di Nazareth attraverso le parabole, cioè tramite delle immagini allegoriche. Tant’è che Pietro interveniva a volte, per stemperare il temperamento oratorio elevato di Paolo, cui la gente non comprendeva; come del resto ancora oggi purtroppo, alcuni concetti delle sue lettere indirizzate alle diverse comunità sia greche sia ebraiche, non sono ancora del tutto compresi dalla teologia moderna, giacché Paolo esprime un linguaggio teologico esoterico quale altissimo iniziato del suo tempo. Sotto un certo aspetto egli esprime nelle sue 13 lettere rivolte appunto alle diverse comunità cristiane nascenti, alcuni concetti escatologici come del resto, alcuni evangelisti, tra cui Matteo e Giovanni, che non sono facilmente comprensibili a un pensiero profano seppur elevato, in quanto essi sono pensieri ispirati dal mondo angelico, attraverso le loro facoltà veggenti.   

Oggi grazie a Rudolf Steiner e alla conoscenza spirituale esoterica della Scienza dello Spirito o antroposofia, abbiamo la possibilità di approfondire e afferrare in un primo momento questi pensieri escatologici degli evangelisti attraverso il pensiero intellettuale astratto, fino a elevarlo tramite un lavoro esoterico meditativo e afferrarli poi dopo, nella loro vera essenza spirituale d’immagine. Occorre però dire che le anime semplici che si avvicinano alla Scienza antroposofica, possono come dire incontrare le stesse difficoltà cui, a volte, alcuni concetti antroposofici non sempre sono afferrabili dal pensiero semplice razionale e occorre per questo ripetere più volte la lettura, riflettendo e meditando il contenuto conoscitivo fino a trovare la “chiave” giusta, di lettura esoterica. Vale a dire che dobbiamo pensare i contenuti di conoscenza antroposofici a tuttaprima in immagini astratte, fino a sviluppare tramite appositi esercizi spirituali, la vera forza immaginativa o, per meglio dire, il pensiero intellettivo veggente che ci permetterà poi di coglierli nella loro vera essenza spirituale.  È un lavoro riflessivo e meditativo cui occorre dedicarsi con fermezza costante, sforzandosi non solo attraverso la nostra facoltà pensante, ma anche con il nostro sentire, cioè con il calore del cuore; in altre parole occorre amare con tutto noi stessi la “conoscenza” alfine di essere ispirati dal nuovo “Spirito Pentecostale”, cercando inoltre di aprirci a un rapporto di fiducia e di amore con Rudolf Steiner, il Maestro dei “Tempi nuovi” e quale messaggero di Michele e discepolo del Cristo. 

L’unione col vero Io del Cristo che Paolo poté realizzare un aspetto spirituale veggente (secondo le facoltà umane presenti all’epoca in uomini maggiormente evoluti) in una sola incarnazione quale grazia divina sulla via di Damasco, la maggior parte dell’umanità potrà realizzarlo solo nell’arco di diversi millenni o periodi di cultura; ma occorre comunque che inizi a porre il primo germe spirituale già nell’arco della nostra epoca che terminerà verso la metà del quarto millennio. Oggi sappiamo tramite la Scienza antroposofica che viviamo nella quinta Epoca Postatlantica e nel quinto periodo di cultura, iniziato nel XV secolo in concomitanza dello sviluppo dell’anima cosciente (circa 1413). Pertanto calcolando che ogni periodo di cultura duri all’incirca 2160 anni, dovrebbe terminare circa nell’anno 3573, dopodiché l’umanità entrerà nel sesto periodo di cultura dove dall’alto del mondo spirituale gli uomini che si saranno preparati, potranno accogliere un principio del Sé spirituale. Infine, nel settimo e ultimo periodo prima della grande catastrofe della guerra di tutti contro tutti, per quelli che avranno accolto l’Impulso del Cristo, e avranno risvegliato in loro la coscienza del Cristo15, potranno accogliere un principio dello spirito Vitale e con esso, l’unione con il “Vero Io del Cristo”, tramite il quale saranno aiutati a superare la grande catastrofe umana. Paolo fu scelto dal Cristo, quale primizia dell’unione futura dell’umanità con il vero nocciolo divino del vero Io umano, ossia l’albero della vita che l’uomo dovette abbandonare dal consesso divino per conquistare la coscienza autonoma e libera dell’io nell’ambito terrestre.Egli fu scelto come “prototipo” umano per ciò che l’umanità deve realizzare in un futuro non molto lontano, giacché Paolo era un uomo, come si è cercato di spiegare fin qui, molto particolare già solo per la sua nascita prematura, inoltre, l’esser nato in una città culturale molto importante all’epoca fiorente e ricca dove visse parte della sua infanzia e giovinezza. Tarso, infatti, era una città dalle origini molto antiche e nello stesso tempo un centro di cultura moderno molto avanzato nei riguardi di alcune metropoli di allora simile ad Alessandria d’Egitto, cui aveva dato i natali oltre che a Paolo anche al famoso filosofo stoico Atenodoro, maestro e consigliere dell’imperatore Augusto cui Emil Book nel suo libro “Paolo” cita molto dettagliatamente, cui possiamo estrarre e sintetizzare un aspetto biografico di Paolo quale sviluppo culturale dell’epoca, vissuto in parte nella città di Tarso:

«Tarso era una città fiorente e ricca e al suo interno veniva sviluppato similmente alla città di Alessandria, un centro culturale di pensiero orientalista cui Paolo aveva potuto accedere già giovanissimo alle diverse discipline spirituali dei tempi antichi e dello stesso giudaismo, cui apprese la venuta tanto attesa del “Messia” che avrebbe restaurato la vecchia concezione antica mosaica irrigiditasi nel fariseismo ebraico e mantenuta pura solo dalla corrente essena. Conobbe certamente la filosofia di uomini quali Atenodoro di Tarso, grande saggio filosofo stoico che era stato consigliere dell’Imperatore romano Augusto e di uno dei più grandi saggi ebraici dell’epoca. Egli era difatti un “Nazireo” e fu discepolo del “Rabbino Gamaliele”, un fariseo di altissima saggezza, inoltre conosceva diverse lingue quali il “greco, l’ebraico, l’aramaico e il latino in quanto cittadino romano, ciò che gli permise di divulgare il cristianesimo a Roma dove morì decapitato sotto il dominio di Nerone presumibilmente nell’anno 67 d.C. (“Paolo”, ed. Arcobaleno).    

Ma il più alto grado iniziatico lo conseguì appunto quando trovatosi sulla via di Damasco per ordine del sommo sacerdote Anania con lo scopo di arrestare i cristiani discepoli di Gesù, venne a un tratto avvolto da una luce accecante che lo fece cadere da cavallo. L’evangelista Luca descrive molto bene negli “Atti  degli Apostoli” l’esperienza di Paolo: 

«Saulo frattanto, sempre fremente per minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda» (Atti 9,1-9).

La luce che avvolse e accecò Saulo era il Cristo che si manifestò attraverso il corpo spirituale di resurrezione del Cristo Gesù, cioè l’Archetipo umano o anima Natanica16 del Vangelo di Luca o, per meglio dire il “figlio di Dio” concepito dalla vergine Maria (Lc 1,26-38). Paolo non resisté alla potenza di questo corpo di fuoco spirituale costituito essenzialmente di puro amore cristico, nonostante fosse stato iniziato nei misteri ebraici, tant’è che lo rese cieco per tre giorni. Egli venne come dire, folgorato sulla via di Damasco a causa della sua cecità spirituale, cui aveva atteso per tanto tempo la venuta del “Messia”, ma non l’ho riconobbe nell’uomo di Nazareth. Era stato per molto tempo in attesa che si verificasse l’evento in cui il Messia tanto atteso e profetizzato dagli antichi Profeti ebraici, avrebbe stravolto e annientato il potere romano istaurando un nuovo giudaismo messianico. Ma non era quello che volevano fargli credere i seguaci di Gesù, che dietro un povero falegname cui finì con la morte ignominiosa sulla croce del Golgotha, potesse nascondersi il liberatore, il re-sacerdote che avrebbe reso umili i re della Terra e che avrebbe liberato dalla schiavitù il popolo d’Israele. Emil Book, scrittore ed esegeta d’indirizzo steineriano sulle origini del cristianesimo nel suo libro citato scrive:

«La rigorosa osservanza delle regole farisaiche aveva condotto Paolo a un punto in cui il mondo soprasensibile cominciava a essere percepito dall’anima in immagini; allo tempo, però, l’avvicinarsi alla soglia comporta affrontare delle prove. Paura e terrore invadono l’anima, tanto più quanto più l’anima è impregnata d’intellettualismo. L’anima troverà la forza di superare la soglia e di penetrare nel regno spirituale solo se potrà coscientemente sperimentare la visione immaginativa e udire, tramite l’ispirazione il mondo spirituale. Il cammino intrapreso inizialmente da Paolo portava solo fino alla soglia. Per questa ragione, le immagini che accompagnavano questo risveglio di una capacità di percezione superiore avevano assunto un carattere visionario che, all’approssimarsi della soglia, si caricava sempre più di terrore, restando, per così dire, sospeso tra il mondo sensibile e il mondo spirituale. Si era così indotti a credere che queste visioni venissero eventualmente realizzate sul piano fisico percepibile: in particolare, la terrificante visione del Giudizio Universale, con il Cristo in veste di giudice cosmico. Il pensiero che il Messia sarebbe disceso in questo modo sull’umanità infondeva necessariamente paura in quelli che erano in attesa della Sua, venuta. Una visione caratterizzata dalla paura della soglia, qual era quella fariseo-giudaica, doveva necessariamente portare fino alle estreme conseguenze il suo carattere dualistico: Dio e l’uomo, Cielo e Terra sono del tutto incommensurabili e incompatibili. Come può la luce vivente di Dio colpire le tenebre che avvolgono l’uomo terreno, come può la potenza del Suo spirito penetrare nella mortale sostanza terrena senza spezzare e incendiare la terra?» (“Paolo”, pag. 78,79 – Ed. Arcobaleno, Venezia). (IV. continua)

Collegno,  1 giugno  2013                                Antonio  Coscia

Aggiornato   1  Novembre 2020

Integrazioni  Antroposofiche

14     L’evoluzione umana si svolge attraverso sette Epoche (in realtà è molto più complessa, ma qui vogliamo prendere in considerazione solo le Epoche di cultura), che la Scienza antroposofica chiama: ”Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, Postatlantica, sesta epoca Postatlantica, e settima epoca Postatlantica”. A sua volta ogni  Epoca si divide in sette periodi di epoca chiamati “periodi di cultura”, cui ognuno dura circa 2160 anni. Attualmente noi viviamo nella quinta Epoca Postatlantica e nel quinto periodo di cultura iniziato nell’anno 1413, quando il Sole durante l’equinozio di Primavera sorgeva nella costellazione dei Pesci. Nel 1413 iniziò anche lo sviluppo di una parte più importante dell’evoluzione dell’uomo che la Scienza antroposofica chiama “anima cosciente”, attraverso la quale nasce e si manifesta nell’anima razionale e nell’anima senziente l’io, umano.  L’uomo attualmente è cosciente nell’anima razionale come Personalità individuale, lo sviluppo dell’anima cosciente richiede che tramite questa l’io terreno si autoriconosca come un che di divino, avente in sé un “Essere” a lui superiore che lo ha sempre guidato. È importante che l’uomo sviluppi l’anima cosciente nell’ambito del quinto periodo di cultura che terminerà all’incirca nel 3573, dopodiché inizierà il sesto periodo di cultura chiamato “Filadelfia” dove per quelli che si saranno preparati  già nel nostro periodo attuale, riceveranno dall’alto un principio microcosmico del Sé spirituale (vedi La Scienza Occulta op. cit.).

15   Dal XX secolo in poi è possibile a ogni uomo risvegliare in sé la coscienza del Cristo trasferitasi durante il quinto sacrificio dell’anima Natanica (Cristo Gesù) che a causa del materialismo sviluppatosi dal XVI secolo in poi, molte anime dopo la morte oscurarono il mondo astrale adiacente alla Terra dove era presente appunto l’anima Natanica  quale portatrice di una parte della coscienza del Cristo. A causa di quest’oscuramento arimanico l’anima Natanica venne come dire soffocata, e a quel punto fu necessario che il Cristo da mondi superiori intervenisse di nuovo per salvaguardare quest’anima umana dal soffocamento e perdita della coscienza dell’io. Per meglio dire, la coscienza cristica di quest’anima angelica di luce, fu come dire soffocata, oscurata da forze materialistiche arimaniche sviluppatesi dal XVI al XIX secolo, da anime umane che varcavano la porta della morte, che causarono uno spegnimento della sua coscienza. Questo richiamò di nuovo l’intervento del Cristo che accolse in sé questa sfera nera del materialismo, risvegliando così l’anima Natanica, questa volta però nel Sé spirituale, da cui determinò come conseguenza nel mondo terrestre, una rinascita della coscienza del Cristo entro le anime umane – esiste per questo una legge spirituale che Rudolf Steiner rivela dicendo che: “Tutto ciò che muore in una sfera superiore, risorge in una sfera inferiore” (vedi in questo Blog : “Epoca dei Pesci o dell’Acquario?”).

16       L’anima Natanica o Adamitica, è una parte dell’anima di Adamo cui fu tolta prima che fosse tentato dal «Serpente» ossia, dall’Angelo dell’ostacolo chiamato Lucifero, rappresentato dal simbolo paradisiaco dell’albero del bene e del male. Ossia per capire un po’ meglio questa simbologia occulta abbastanza complessa, diciamo che l’anima umana, cioè Adamo, figlio di Yahve o Yehovah, era un essere casto e puro che viveva nel «Paradiso terrestre» in una sorta di coscienza istintiva simile all’animale, per cui non in grado di discernere il bene dal male. Affinché egli potesse elevarsi allo stesso livello degli Dei creatori, fu permesso di «mangiare la mela» (mela vuol dire “Manas”, Mente, ossia la ragione che fa di un essere un individuo) cioè  di accogliere in sé la conoscenza luciferina in modo da distinguersi dagli Dei e imparasse a discernere il bene dal male arrivando a sviluppare l’autocoscienza autonoma e libera.  Ma  prima che fosse tentato dal «Serpente», in altre parole Lucifero,  gli fu tolta una parte della sua purezza animica (una parte del corpo astrale e del corpo eterico) e trattenuta nel mondo spirituale insieme all’albero della vita. L’anima Natanica è quell’anima che il vangelo di Luca fa risalire attraverso la genealogia di Giuseppe fino a Davide, da questi ad Abramo e fino ad Adamo, e infine a Dio stesso.  È quell’anima adamitica o natanica che s’incarnò per la prima volta nel bambino Gesù di Nazareth dove è detto «figlio di Dio», nato per opera dello Spirito Santo, il quale è la stessa anima che festeggiamo a Natale quale bambinello divino. In questa nota non può che essere dato un aspetto poco esauriente, per cui chi interessato è rimandato al libro antroposofico: «Il Vangelo di Luca O.O. 114, ed. Antroposofica Milano».

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