
“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla (…) Queste, dunque, le tre cose che rimangono: la fede, l’amore e la speranza; ma di tutte più grande è l’amore (Prima lettera ai Corinzi 13,1 – 13).
5. Paolo di Tarso II
In questo estratto Emil Book, esprime su Paolo un aspetto più interiore spirituale riguardante la via iniziatica, dove a un certo punto quando l’allievo preparatosi adeguatamente tramite il consiglio di un Maestro occulto con esercizi che tendano a rafforzare l’equilibrio psichico, deve necessariamente fare l’esperienza del “Guardiano della Soglia”.17 Ossia acquista la veggenza immaginativa e con essa, uscendo dal corpo fisico si trova di fronte a un’oscurità spirituale dove a un tratto gli appare, l’immagine terrificante dell’ombra di se stesso, cioè il suo “Doppio”. Il quale assume due aspetti: uno sul piano eterico che è definito il “doppio arimanico”18; e uno sul piano astrale che è più di natura luciferica ed è chiamato appunto il guardiano della soglia. Queste due immagini tenebrose demoniache, di cui una sul piano eterico e l’altra sul piano astrale, siamo noi stessi, cioè l’immagine negativa che abbiamo generato tramite gli errori morali (karma) compiuti durante il corso di tutte le nostre vite passate. Per meglio dire, il loro aspetto oscuro e terrificante non solo è il risultato delle nostre vite precedenti, ma sono anche l’espressione imperfetta interiore del nostro stato morale attuale, vale a dire la parte negativa e imperfetta del nostro pensare, sentire e volere. Queste tre facoltà dell’anima (attraverso cui il nostro io terreno deve mantenere unite alfine di sperimentare la “coscienza dell’io”sul piano fisico), essendo impure e imperfette, a causa dell’intromissione di elementi luciferici e arimanici, assumono sul piano astrale inferiore tre aspetti d’immagini bestiali quale scissione della Personalità umana. Vale a dire che nel mondo astrale, queste tre facoltà umane si separano diventando tre entità animiche astrali che ora presso la soglia, ci appaiono nella loro contro-immagine astrale come tre bestie che dobbiamo superare e purificare, alfine di poter attraversare l’abisso che s’interpone tra noi e il mondo spirituale. Se abbiamo avuto la forza di porci davanti al guardiano della soglia e avere sostenuto con coraggio la sua bruttezza terrificante, egli allora dopo averci chiesto di lavorare moralmente alla sua purificazione e trasformazione della sua immagine oscura in un’immagine luminosa, diventa la nostra guida per superare l’abisso animico, accompagnandoci fino all’entrata del mondo spirituale. Per questo è importante che l’allievo che aneli a entrare coscientemente nel mondo spirituale debba prepararsi in modo adeguato a superare prima il doppio eterico o, il Dopelgänger com’è conosciuto in termine tedesco, e poi dopo, il guardiano della soglia. Egli è lì per impedirci di entrare impreparati nel mondo spirituale, dove saremmo respinti dalla luce troppo forte e correremmo dei seri pericoli con delle conseguenze abbastanza gravi per il nostro equilibrio psichico. Dobbiamo perciò prepararci nel modo giusto con l’aiuto dei consigli dei Maestri della saggezza che hanno già varcato la soglia del mondo spirituale, in modo da sviluppare la giusta forza morale per riuscire a superare la bruttezza demoniaca del “guardiano”, lavorando spiritualmente per la sua redenzione fino a reintegrarlo nel nostro Essere originario dopo averci guidato … per mano, fino alla soglia del mondo spirituale. Egli diventa per noi come un punto di riferimento, una specie di bussola cui possiamo affidarci con fiducia avendo sempre la sicurezza di muoverci e orientarci nel grande oceano dei mondi dello spirito senza correre il pericolo di perderci e dover rientrare nel corpo fisico con dei gravi danni psichici. È come il filo di Arianna cui ci dà la possibilità di non perderci, tornando sempre indietro da lui seguendo il filo astrale che ci riporta fino alla soglia del nostro corpo fisico. Non dobbiamo avere paura di questo incontro col guardiano, ma nemmeno prendere con leggerezza tutto ciò che ne concerne il pericolo che esiste nel mondo astrale per chi non è ben preparato; se seguiamo con serietà i consigli che troviamo negli scritti lasciatoci dai Maestri di saggezza e non ci lasciamo prendere dall’impazienza o dalla curiosità, non corriamo nessun pericolo; (L’Iniziazione O.O. 10 – Ed, Antroposofica di Milano).
Il trauma di Paolo non fu di avere incontrato il guardiano della soglia o dall’essere entrato impreparato nel mondo astrale, (perché aveva seguito fin dalla giovane età una preparazione rigida nell’Ordine dei Farisei con esercizi ascetici e meditativi, inoltre era stato educato come citato, da uno dei più saggi rabbini ebraici), ma fu accecato e sconvolto dall’incontro col corpo di resurrezione del Cristo e dalla luce accecante emanata dal Cristo Gesù, quale involucro astrale del Cristo-Sole.19 Abbiamo già menzionato quest’esperienza di Paolo come è riassunta dall’evangelista Luca suo discepolo e compagno di viaggio, negli Atti degli Apostoli, vogliamo riassumere una parte del capitolo (9) per meglio interpretare il dramma di Paolo dopo la caduta da cavallo cui sentì la voce del Cristo che gli diceva:
«Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda» (Atti 9,4-9).
Come possiamo leggere da questi versetti, a quelli che viaggiavano con Paolo (con l’ordine di arrestare nelle sinagoghe di Damasco i discepoli del Signore) gli fu dato la grazia dal Cristo, di essere elevati per un attimo alla coscienza ispirativa nell’udir la Sua voce. A Paolo invece, fu data la grazia di essere elevato alla coscienza immaginativa e ispirativa, grazie anche all’aiuto di Anania discepolo di Gesù, che tramite l’imposizione delle mani gli restituisce la vista fisica. In seguito, dopo essersi ritirato per tre anni nei luoghi dove Mosè ricevette le Tavole della Legge, cui possiamo intuire che egli incontrò il Cristo nella parte più intima dell’anima ossia nell’Io superiore, e solo da quel momento in poi, iniziò la sua missione da fervente predicatore del cristianesimo. Possiamo così intuire che affinché Paolo potesse esprimere la famosa locuzione: “ Non sono più io che vivo, ma è il Cristo che vive in me” (Galati 2,20), dobbiamo pensare che egli non solo si unì col suo Sé superiore durante l’esperienza di Damasco, ma anche col suo vero Io, ciò che poi gli diede la possibilità o la grazia di accogliere anche il Vero Io del Cristo. Difatti, secondo gli insegnamenti della Scienza dello Spirito, per accogliere il nostro vero Io occorre che ci uniamo prima spiritualmente col nostro Sé superiore tramite la veggenza immaginativa e ispirativa, infine occorre lo sviluppo superiore della coscienza intuitiva per vivere nell’intimo più profondo di noi stessi o di un altro essere.
Lo sviluppo di questi tre tipi di veggenza superiore, nei tempi antichi occorreva di solito diverso tempo per poterle conseguire, tanto che ai discepoli era consigliato di dirigere i loro sforzi optando per una o l’altro tipo di sviluppo della veggenza immaginativa, ispirativa o, quella più alta l’intuizione. A Paolo furono concessi per “grazia” questi tre tipi di veggenze superiori, grazie al fatto che dobbiamo pensare che dietro questa Personalità particolare, si celasse un antico iniziato ebraico cui bastò quella visione interiore dell’incontro col Cristo, per risvegliare in lui le forze veggenti conquistate nelle sue vite passate. Questo non deve stupirci affatto in quanto Rudolf Steiner, in alcune conferenze sui Vangeli ci svela che i discepoli del Cristo erano dodici antichi iniziati provenienti dalle diverse correnti esoteriche presenti sulla Terra. Possiamo quindi pensare che anche Paolo come i dodici discepoli del Cristo, non fosse lì per caso, ma come risultò dagli eventi storici esteriori, fu un altissimo strumento per la divulgazione del cristianesimo tra i popoli pagani, affinché il cristianesimo non fosse confuso com’era nella credenza di alcuni discepoli, tra cui Pietro e Giacomo il fratello del Signore, quale impulso di un nuovo giudaismo rinnovato. L’impulso cristico spirituale che diffuse Paolo segnò una pietra miliare alla svolta dei tempi, di un modo nuovo di avvicinarsi a Dio senza più passare attraverso l’antica iniziazione della morte mistica del “Tempio”. Paolo fu la primizia, l’impulso di accogliere il Cristo-Sole attraverso un cammino esoterico individuale, dove l’allievo non deve più legarsi strettamente all’autorità del Maestro perdendo così la libertà individuale, ma seguendo i consigli e gli esercizi spirituali che il Maestro mette a disposizione di qualsiasi uomo di buona volontà che voglia metterli in pratica. Ciò che più aveva importanza per Paolo e che ognuno tendesse a sviluppare in sé, era l’impulso dell’amore. Egli compose il meraviglioso “Inno all’amore” cercando di dare alla comunità di Corinto uno spunto verso lo stesso ideale di amore divino (Agape), cui la comunità doveva tendere alfine di unirsi fraternamente allo stesso Spirito comune cui era presente nella comunità, ossia lo Spirito del Cristo. Nella comunità di Corinto, erano presenti diverse correnti spirituali provenienti dai diversi luoghi di culti misterici sparsi un po’ dappertutto nel mondo pagano e, altri, provenienti dal mondo ebraico tra cui, anche appartenenti alla corrente essena. Persone la cui sensibilità psichica era più consona a cercare i carismi quali doni dello Spirito, come il dono delle lingue e altre manifestazioni psichiche che più che altro, erano un retaggio di manifestazioni magiche antiche dell’umanità, cui si presentavano ora come forze incoscienti medianiche non ancora controllate e dominate dall’io. Per questo Paolo li esortava ad anelare maggiormente all’amore cosmico divino in modo che si rafforzasse la loro unione non solo come fratelli nello spirito, ma, attraverso quell’amore cristico che li preparasse ad accogliere il corpo di resurrezione cui potessero unirsi senza dover attraversare lo stesso trauma di Paolo. Egli sapeva che solo tramite l’amore per il Cristo potevano esistere comunità che si armonizzassero nello stesso culto cristiano consumato dal Cristo Gesù nell’ultima cena con gli apostoli prima del sacrificio della croce. Oggi chi intraprenda il cammino esoterico consigliato dall’Antroposofia, può avvicinarsi e unirsi anch’egli al corpo di resurrezione del Cristo senza per questo passare attraverso la tragica esperienza di Paolo di Tarso, ma occorre che non accolga l’antroposofia solo con la testa, ma in modo particolare anche con il cuore. Se sappiamo infiammarci per l’antroposofia, essa potrà essere per noi quel fuoco interiore che ci aiuterà ad avvicinarci e ad accogliere il corpo di resurrezione quale luce di fuoco spirituale dell’amore cristico, generato attraverso la morte e resurrezione quale, sacrifico divino sul Golgotha, senza per questo restare accecati. La conoscenza che ci offre oggi la Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico ci dà la possibilità di approfondire maggiormente gli insegnamenti di Paolo; ciò che la teologia antica e moderna non è stata in grado di comprendere del tutto il suo esoterismo escatologico epistolario. (5. continua.)
Collegno, 1 giugno 2013 Antonio Coscia
Agg. 3 novembre 2020
Note Antroposofiche
17 Il Guardiano della Soglia è un Entità astrale, il quale rappresenta la sintesi di tutte le nostre imperfezioni negative accumulate nelle diverse incarnazioni che l’io inferiore non è riuscito a purificare e a trasformare in qualità superiori animiche; è come guardarci nello specchio e vedere la nostra immagine riflessa, ma contenente in sé, tutte le nostre imperfezioni morali, per cui l’immagine che ci ritorna è difficile da sostenere in quanto di una bruttezza terrificante. Ciò che ci si ripresenta è il nostro karma negativo oggettivato dal nostro Sé spirituale che assume la nostra figura umana imperfetta, il quale ci impedisce di entrare nel mondo spirituale fino a quando non ci reputa maturo. Noi lo incontriamo ogni sera quando ci addormentiamo e ogni mattino quando ci svegliamo, ma ci viene evitato dal nostro spirito guida di fare il suo incontro terrificante dal quale verremmo sconvolti. La figura del Guardiano della Soglia è come dire una sorta di Io superiore che si riveste di tutte le nostre imperfezioni in modo da farci capire quanto ancora dobbiamo lavorare su noi stessi prima di entrare in modo cosciente nel mondo spirituale, dal quale verremmo respinti e potremmo entrare con delle gravi conseguenze psichiche nel nostro corpo fisico. Quando l’allievo dello spirito ha superato il piccolo guardiano della soglia, incontra se vuole andare oltre, il “Grande Guardiano della Soglia” (che è il Cristo stesso) che oltrepassarlo richiede all’uomo, una maggiore responsabilità morale.
18 Il Doppio umano o Doppelgänger com’è conosciuto in tedesco, è un Essere arimanico che poco prima di nascere s’inserisce nella parte subconscia della nostra anima dove agisce nel nostro corpo eterico influenzando i nostri pensieri in modo negativo; cioè si manifesta quale parte negativa caratteriologica della nostra Personalità umana diversamente da quello di suo fratello luciferico che agisce invece, tramite i sentimenti negativi umani. Tutto ciò che non riusciamo a trasformare o perfezionare in ogni incarnazione quale nostra parte caratteriale morale, è soggetta all’influenza di questi due esseri dell’ostacolo, cosicché la nostra anima viene oscurandosi sempre più con non poche conseguenze sul piano fisico-mentale. Rudolf Steiner nel libro “Il Mistero del Doppio scrive: «Le malattie che compaiono nell’uomo non per un danno esterno, ma in modo spontaneo, endogeno, non nascono dall’anima umana, bensì da questo essere. Egli [il Doppio arimanico], è il responsabile di tutte le malattie che sorgono spontaneamente dall’interno quali malattie organiche. E un suo fratello, non arimanico ma luciferico, è all’origine di tutte le patologie nevrasteniche o nevrotiche [psichiche], di tutte quelle malattie che in realtà non sono tali ma, come si dice comunemente, sono solo malattie dei nervi, isteriche e così via (Ibidem, O.O. 178, a pag. 54).
19 Il Cristo-Sole o l’Io Sono l’Io Sono, quale secondo aspetto della Trinità Divina del nostro Universo, è inafferrabile e incomprensibile alla nostra ragione umana, è troppo grande per comprenderlo tramite il nostro pensiero astratto. L’uomo non è in grado di cogliere col suo pensiero astratto la realtà interiore divina-spirituale del Cristo, può solo conoscere la sua manifestazione attraverso i diversi piani gerarchici cui Egli è l’Archetipo superiore di ogni singola gerarchia, persino della stessa umanità terrena. Solo gli iniziati veggenti che hanno completamente sviluppato le facoltà superiori dell’immaginazione, ispirazione e intuizione sono in grado di seguire e cogliere la manifestazione più alta del Cristo nell’ambito della prima gerarchia, cioè i Troni, Cherubini e Serafini e, portare la saggezza divina quale riflesso nel nostro mondo irreale, cosicché l’uomo possa accoglierlo come verità relativa in rapporto al suo pensiero intellettuale astratto. Rudolf Steiner grazie alla sua facoltà di altissimo iniziato chiaroveggente ha potuto elevarsi fino alla sfera della Parola cosmica dove attraverso la conoscenza della Scienza antroposofica, abbiamo la possibilità di seguire la discesa del Cristo attraverso le cinque “porte spirituali stellari” dello “Zodiaco”, alfine di congiungersi con l’uomo Gesù di Nazareth. Egli dal mondo della Parola cosmica entrò nella sfera delle costellazioni e attraversando la porta dell’Ariete, quale arto inferiore del secondo aspetto della Trinità divina fu conosciuto come “Agnello mistico”. Dopodiché entrando dalla porta opposta della costellazione della Vergine si congiunse con la Divina Sofia cui fu conosciuto come Signore o Kyrios. Poi dopo passando dalla Bilancia entrò nel nostro cosmo solare planetario, ed entrò nella costellazione dello Scorpione-Aquila dove fu conosciuto prima dai Santi Rishi come Visva Karman e poi dopo da Zarathustra, come Ahura Mazdā. Il Cristo continuò la Sua discesa e dalla porta del Capricorno entrò nella sfera degli Arcangeli manifestandosi con diversi nomi quali: «Apollo, Osiride, Mitra, Baldur etc. e nel roveto ardente si manifestò a Mosè come “Io Sono l’Io Sono”». In ultimo, proseguendo la Sua discesa, passando accanto alla costellazione dell’Acquario la quale simboleggia la sfera degli Angeli, entrò nell’ambito terrestre sotto le forze della costellazione dei Pesci, dove unendosi all’uomo di Nazareth nel Giordano, tramite Giovanni il Battista, compì il più grande sacrificio della storia umana quale dio-uomo con l’esperienza della morte sulla croce. Sergej O. Prokofieff nel libro “Le dodici notte sante e le gerarchie spirituali” scrive: «In tal modo abbiamo tre gradini cosmici della discesa del Cristo: Stellare (Ariete), Solare (nei due aspetti, in quanto Vergine e in quanto Scorpione-Aquila) e Lunare (Capricorno). A questi tre aspetti Cosmici o Sacrifici, si aggiunge poi il quarto, legato al sacrificio più grande, il gradino della Terra (sotto il segno dei Pesci) l’unione del Cristo con Gesù durante il Battesimo nel Giordano. In definitiva possiamo definire i quattro gradini della discesa del Cristo dal Cosmo sulla Terra ancora nel modo seguente: primo – stellare (Ariete), secondo-solare, terzo – lunare e quarto – terrestre” (Ibidem pag. 74.
