L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita I

Pedro Alcántara Quijano – Dante e Virgilio all’Inferno

O Achille, niuno fra noi di te più felice, né in vita, né in morte. Perché quando eri vivo, qual Nume ti abbiamo onorato, quanti eravamo Argivi. Defunto, pur qui tra i defunti sei grande. E dunque, Achille, se morto pur sei, non crucciarti».  Così dissi. Egli a me rispose con queste parole:
«Non mi volere, Ulisse divino, lodare la morte: vorrei, sopra la terra vivendo, esser servo d’un altro, d’un uom privo di beni, che anch’egli stentasse la vita, piuttosto che regnare su tutta la turba dei morti» (Omero-Odissea, canto XI).

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita I

Cosa c’è oltre la morte? Esiste forse un mondo in cui l’anima umana può vivere un’esistenza diversa  ma nello stesso tempo simile a quella vissuta sulla Terra, laddove i nostri occhi fisici non possono vedere perché inadatti a percepire una dimensione spirituale la cui materia è più sottile, più eterea  della nostra terrestre, cui  però è possibile percepire con altri sensi umani che possiamo sviluppare attraverso dei processi iniziatici?  Sono domande che molto spesso ci poniamo  quando all’avvicinarsi della fine della nostra esistenza terrena, ci prende quel senso di angoscia interiore  pensando che dopo la morte tutto si  esaurisca con l’estinzione del proprio corpo e della propria coscienza, cosicché  l’uomo si trovi di fronte al nulla, come succede durante il nostro sonno profondo. Nessuna filosofia religiosa ha mai potuto  finora  dare la certezza se non attraverso rappresentazioni immaginative vaghe e infantili, che esiste la possibilità di vivere una nuova esistenza  oltre la morte fisica, ma solo dopo essere stati accolti e risvegliati da Dio alla fine del nostro eone terrestre; quando cioè durante la resurrezione dei morti separerà i buoni dai cattivi; ossia quelli che si uniranno al mondo angelico e coloro che  saranno  dannati per sempre al fuoco eterno dell’Inferno!  Difatti, la concezione teologica  occidentale, crede che l’anima dopo la morte entri in alcuni luoghi particolari che la tradizione religiosa popolare conosce come Inferno, Purgatorio e Paradiso, laddove dopo la morte l’anima sperimenta uno stato d’animo secondo l’atteggiamento  morale vissuto sulla Terra nei riguardi degli altri. Qui, la maggior parte delle anime  che hanno commesso solo peccati veniali vengono come dire fatti attendere come in una specie di  anticamera nel luogo del Purgatorio, prima di essere ammesse da Dio nel vero mondo spirituale ( cioè il Paradiso dantesco),  dove imparano attraversano  un processo di  purificazione ad adattarsi a vivere in un mondo alquanto diverso da quello terreno.

Questa concezione religiosa per alcuni versi un po’ confusionaria e controversa,  non si fonda su rivelazioni di uomini religiosi veggenti ma di filosofi teologi che non danno la certezza di sapere che cosa  succede realmente al di là della morte umana. Essi si basano su immagini di un’errata interpretazione medievale della divina commedia dantesca, nella quale Dante Alighieri (1265-1321) descrive un cammino esoterico iniziatico attraverso la sfera inferiore e superiore del mondo spirituale, la cui guida spirituale è Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.) il grande poeta latino che accompagna Dante nelle tre dimensioni del dopo-morte: ossia il mondo astrale sub-lunare o Kamaloka1 (il luogo del desiderio o delle brame ardenti), il mondo astrale lunare superiore (la sfera di Mercurio e Venere) e il mondo solare spirituale o devachanico (la sfera di Sole, Marte, Giove e Saturno, ne parleremo più avanti). Queste immagini dantesche non indicano pertanto dei luoghi o regioni spirituali-astrali separate come fossero i continenti terrestri che Dante descrive immaginativamente come Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma un processo di purificazione dello  stato animico dell’anima nell’ambito del cammino nelle diverse sfere del mondo astrale e spirituale. Per cui l’Inferno, dove si crede che le anime brucino nel fuoco eterno a causa delle loro colpe immorali e che la Chiesa ha usato per tanti anni come spauracchio per intimidire uomini immaturi e creduloni per il proprio scopo di potere religioso egoistico, alfine  di dominare il mondo, non esiste!

Immaginare l’Inferno come un luogo o una  regione astrale infuocata dove tutti i peccatori bruciano insieme in un fuoco eterno che non ha mai fine, non fa che svilire l’immenso amore divino che al contrario opera con le possenti  forze redentrici in tutto l’universo, alfine che ogni anima possa essere redenta e congiungersi alla perfezione del Padre cosmico. L’Inferno, come vedremo più avanti, secondo l’Antroposofia non è altro appunto uno stato animico dell’anima, un luogo di passaggio, un percorso di purificazione dove l’anima deve bruciare tutti i suoi attaccamenti terreni in modo da prepararsi a entrare in un mondo diverso da quello terrestre, laddove essa ri-vive l’esperienza vissuta sulla Terra in un percorso immaginativo a ritroso molto vivace che va dall’ultimo istante della morte fino alla nascita terrena. Essa viene aiutata dai Maestri lunari (esseri angelici lunari che un tempo  guidarono l’umanità fino a quando la Terra non fu del tutto solidificata), a prendere coscienza dei propri errori commessi, sia nei riguardi degli altri che verso se stessi quali peccati egoistici e immorali.

Pertanto l’uomo moderno ha difficoltà ad accettare questa concezione religiosa antica ormai desueta, in quanto che la coscienza umana dal XV secolo in poi si è alquanto evoluta grazie al rafforzamento del pensiero concettuale tramite lo sviluppo della scienza moderna e di  alcune  scuole esoteriche di pensiero  dalle quali  possiamo avere quella conoscenza spirituale in grado di evolvere a stati superiori di coscienza, in modo da poter conoscere i misteri della morte umana.  I teologi moderni non avendo  ancora avuto al riguardo alcuna rivelazione e né per quanto ne sappiamo possano esserci dei chiaroveggenti tra le personalità ecclesiali, continuano a credere in modo dogmatico che dopo la morte le anime che non hanno commesso dei peccati mortali o veniali, salgono direttamente verso il Paradiso al cospetto di Dio Padre, che dopo aver constatato la loro purezza (cosa difficilmente possibile per qualsiasi essere umano) vengono come dire, condotti in un sonno eterno cui verranno risvegliati appunto alla fine del mondo che, non è mai specificato quando ciò avverrà. Le anime invece che hanno commesso dei peccati veniali, vengono fatte attendere nell’ambito del Purgatorio fino a quando non siano state purificate e perdonate da Dio, o aiutate dai familiari rimasti sulla Terra  tramite preghiere di suffragio recitate durante la messa solenne a favore del defunto, alfine che possa essere perdonato da Dio e accolto nel Paradiso. Altre anime come i bambini o uomini che siano stati buoni ma che sono morti senza ricevere il battesimo cristiano che li purificasse ed esimesse dal peccato originario dei nostri progenitori biblici, devono scontare i loro peccati nel “Limbo”, ossia il “luogo dei giusti”; altri infine, quelli cioè che si sono macchiati di peccati mortali molto gravi, sono condannati per sempre al fuoco eterno dell’Inferno.

Siamo di fronte appunto a un concetto antico dantesco, inconcepibile per qualsiasi persona che abbia in sé un po’ di buon senso e una minima base di conoscenza sulla vita da morte a nuova nascita e dei meccanismi divini che regolano il mondo spirituale delle gerarchie superiori, per capire che la teologia cattolica concepisce Dio Padre come un Papà umano in veste di un Giudice monocratico. Un Papà antico autoritario simile all’Eloah lunare Jehovah (Geova), il dio nazionalista ebraico dell’antico Testamento che amava quelli che lo ossequiavano mentre puniva severamente tutti gli altri secondo il loro peccato di disubbidienza alla legge, fino alla pena di morte per lapidazione. La teologia moderna è incapace di penetrare nell’esoterismo dei vangeli così come negli insegnamenti di Paolo di Tarso, giacché nel corso dei secoli ha reso eretico il credere nella reincarnazione e nello spirito umano, causando in tal modo a causa della loro cecità spirituale,  la possibilità che il Cristo quale puro spirito e guida dell’umanità possa essere accolto dalla natura spirituale superiore dell’uomo. Paolo in alcune delle sue lettere indirizzate alle comunità cristiane nascenti nei  diversi luoghi sparsi nel mondo antico pagano, descrive l’uomo quale essere tricotomico composto da “CORPO, ANIMA E SPIRITO”, dove  appunto nella prima lettera ai Tessalonicesi scrive: «Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1Ts 5, 23). A qualsiasi persona di sano giudizio sembra ovvio che Paolo attraverso la sua veggenza spirituale ricevuta come grazia sulla via di Damasco, nell’osservare l’uomo esteriore e interiore indicasse le tre nature della costituzione umana, ossia:“Fisica, animica e spirituale”. Eppure la teologia cattolica continua a confutare e dichiarare eretica la dottrina tricotomica paoliniana nonostante la testimonianza  ispirativa veggente di Paolo e di altri padri della cristianità antica originaria dei primi tre secoli; prima cioè dell’avvento di Costantino il Grande (274-337).

Sappiamo dalla Scienza dello Spirito o antroposofia e in parte dagli evangelisti che il Cristo quale uomo-dio si unì nell’arco di tre anni alla natura tricotomica di Gesù di Nazareth, fino a compenetrarlo nel giardino dei Getsemani nel suo  corpo fisico, tramite cui sperimentò la morte umana sulla croce del Golgotha. Quest’azione compiuta su di un archetipo umano,  fece sì che Egli possa ora essere presente  in ogni singolo uomo, purché lo voglia, se questi gli apre il proprio cuore. Tutto questo è andato trasformandosi attraverso i secoli con l’avvento del cristianesimo e lo sarà sempre più, dove un Dio, il secondo aspetto della Trinità universale che conosciamo col nome di “Io Sono l’Io Sono, ossia il Cristo, penetrerà sempre più nel cuore degli uomini fino a che non si formi una nuova fratellanza umana fondata sullo spirito cosmico esistente in ogni uomo. Dal mondo  della “Parola cosmica”discese per alleviare la sofferenza umana e concedere all’uomo la possibilità di sviluppare le forze di redenzione, pareggiando così il “peccato originario”,  con ciò Egli si unì alla Terra attraverso Gesù di Nazareth, incorporandosi dapprima nel suo corpo astrale tramite il Battesimo nel Giordano operato dal Battista e infine, si unì con gli altri due corpi eterico e fisico nell’arco di tre anni, fino all’evento della crocifissione. Questo fu possibile in quanto  Gesù di Nazareth, era un uomo alquanto complesso cui era stato preparato dalla corrente sacerdotale e da quella regale proveniente dai misteri ebraici, tramite cui poté sperimentare e vincere la morte umana, la quale era diventata uno spauracchio che incuteva paura nel mondo antico pagano dall’entità arimanica (Satana) cui il Cristo attraverso la vittoria sulla morte poté  riportarla  alla sua vera dimensione cosmica spirituale, quale manifestazione  del Padre.

Il Cristo al contrario di Jehovah che puniva i peccatori applicando la rigida legge del “Taglione”, insegnò il perdono e l’amore al posto della vendetta; perdonò l’adulterio e diede la possibilità ai peccatori di redimersi e di compensare i propri errori in altre vite future attraverso azioni d’amore, cosicché l’umanità possa elevarsi e perfezionarsi attraverso lo sviluppo della coscienza morale a stati superiori di coscienza, in modo che la Terra diventi espressione dell’amore del Cristo.  Come possiamo pensare ora che dopo la morte, un Dio d’amore non dia a ogni uomo la possibilità di evolversi e di redimersi, per qualsiasi peccato mortale o crimine di guerra o, altro, cui abbia potuto commettere, al contrario di chi invece pensa a un Dio autocrate umanizzato che possa condannare un uomo al fuoco eterno dell’Inferno? Questo pensiero dispotico assolutista della concezione teologica cattolica-cristiana, contrasta con la “rivelazione” dell’Apocalisse di Giovanni, nella quale è indicato il tempo in cui un’anima per quanto dedita alla magia nera e quindi al male, gli venga concesso fino all’ultimo momento di redimersi. Vale a dire prima che possa trascorrere il fatidico numero d’evoluzione indicato nella profezia di Giovanni e che viene indicato col numero d’uomo seicentossessantasei (666)2, il quale è anche il numero dell’anticristo, la bestia apocalittica di nome “Sorat”; (Apocalisse 13, 16 -18).

La  Chiesa cattolica ha sempre contestato e combattuto fin dai tempi antichi del cristianesimo la “gnosi cristiana” e, ancora oggi, ritiene eretico tutto ciò che non comprende in quanto il suo pensiero filosofico è andato sempre più oscurandosi e irrigidendosi nell’arco dei secoli diventando succube delle stesse potenze luciferiche e arimaniche che ha sempre creduto di dover combattere ma che in realtà, ha sempre continuato a servire senza accorgersene. Essa è incapace di accogliere la conoscenza che ci ispirano  i Maestri del cristianesimo-rosicruciano moderno attraverso cui operano i Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti, tra i quali vanno annoverati il Maestro Gesù, Cristiano Rosacroce e il nuovo Bodhisattva Maitreya successore del Buddha Gautama, cui durante la “Posa della Pietra di Fondazione” ispirarono Rudolf Steiner nel Natale del 1923, a fondare e a rinnovare attraverso l’Antroposofia i nuovi misteri del cristianesimo originario. Questa corrente di pensiero cristiano-rosicruciano a orientamento antroposofico, è una nuova via esoterica aperta a qualsiasi uomo appartenente a qualsiasi religione o ceto sociale, la quale offre la possibilità di avvicinarsi alla comprensione della legge karmica e del destino umano e al mistero dell’Io e della costituzione umana; inoltre, vuole preparare le anime alla seconda venuta del Cristo nella Sua splendente “Veste eterica” nel mondo astrale adiacente alla Terra. Per questo occorre che l’uomo moderno si svincoli e si liberi dall’autorità ecclesiale la quale, continua ancora a perseverare nella vecchia concezione del “bollo eretico” quale dogma antico ispirato da spiriti ritardatari che contrastano gli Dei della giusta evoluzione normale, facendosi serva degli spiriti oscuri che ispirano pensieri egoistici e ambiziosi  pregni di materialismo religioso, incapace di prendere coscienza dei tempi moderni e di accogliere la conoscenza antica paoliniana e il simbolismo iniziatico dell’evangelista Giovanni, in una nuova forma di veracità spirituale.

Il potere teologico dogmatico della Chiesa romana, che di fatto contestò anche gli insegnamenti di Rudolf Steiner dichiarandoli eretici, vuole continuare nel suo “status quo” (cioè la situazione precedente), a dominare ancora per molto tempo il gregge pietrino col terrore del peccato e dell’Inferno eterno, a volerli  continuamente condurli per mano in un mondo illusorio  luciferico, facendo si che l’anima cosciente non possa maturare ed evolversi a stati di coscienza superiore alfine di risvegliare il dio dormiente interiore. Occorre pertanto  superare la paura del peccato e del terrore dell’Inferno eterno, poiché per quanto  un anima possa diventare succube del male e della magia nera, gli sarà dato comunque la possibilità in ogni incarnazione di redimersi; ciò avverrà sempre fino a quando l’umanità non giungerà alla fine di quel lontanissimo stato di coscienza che abbiamo citato. Vale a dire prima cioè che si formi il numero d’evoluzione che nell’Apocalisse è indicato con il numero d’uomo seicentosessantasei (666) e nel libro antroposofico “La Scienza occulta” (O.O. n. 13), è indicato con 6-6-6, vale a dire il sesto stato di Forma, la sesta Epoca e il sesto periodo di cultura; (vedi la nota 2 e la Tavola 1). (I. continua)

Collegno,  ottobre 2016                                        

Aggiornato,    maggio     2022                                                         Antonio   Coscia

Note Antroposofiche

1     Per Kamaloca s’intende la parte più bassa oscura della sfera astrale lunare che comprende la zona della sfera della Luna, mentre la sfera di Mercurio e di Venere sono sfere superiori più luminose in cui l’anima si prepara a entrare nel mondo solare. Per sfera  dobbiamo pensare come centro la nostra Terra e che la Luna nel compiere  un giro completo attorno ad essa, crea uno spazio oscuro  tutt’intorno al nostro pianeta; lo spazio scuro va pensato come una sfera astrale spirituale compenetrata da altre sfere superiori, dove le anime soggiornano  dopo la morte  tra tormenti e sofferenze animiche dovute agli attaccamenti materiali, quali conseguenze dei propri errori morali

2    Il numero della Bestia 6-6-6, che si legge sei, sei, sei, è un numero cabalistico ebraico che nell’esoterismo occidentale segue la forma settenaria, mentre in quella orientale è letto secondo la forma decimale. Per esempio nell’esoterismo orientale è menzionato che il Maitreya arriverà fra 5670 anni dopo l’illuminazione del Buddha Gautama. Nell’esoterismo occidentale invece, sappiamo che il Maitreya Buddha s’incarnerà fra circa tremila anni cioè, circa nella metà del sesto periodo di cultura, e volendo indicarlo secondo il numero d’evoluzione dovremmo scrivere 3-4-5. Per capire questa cifra evolutiva dovremmo dire: noi siamo nel quarto stato di coscienza per cui, sono già passati tre eoni (Saturno, Sole e Luna)* che indichiamo con il numero 3. Inoltre siamo nella quinta Epoca, cui sono già passate quattro Epoche (Epoca Polare, Iperborea, Lemurica e Atlantica), che indichiamo con il numero 4. Adesso  siamo nel quinto periodo di cultura e quando saremo nel sesto periodo di cultura, saranno passati cinque periodi di cultura che indichiamo con il numero 5. Pertanto  il numero esoterico per indicare l’arrivo del Maitreya in un’incarnazione futura terrestre, sarà quando nella nostra evoluzione si formerà il numero evolutivo 3-4-5. Ora per indicare quegli uomini dediti alla magia nera e al male asurico, cui sono rimasti indietro durante l’evoluzione dei cinque eoni o stati di coscienza che  allora  essendo nel sesto stato di coscienza o eone di Venere, avranno di conseguenza superato, cioè: “Saturno, Sole, Luna, Terra e Giove”, alla fine, prima di arrivare al sesto (6) stato di Vita, al sesto (6) stato di  Forma e alla sesta (6) Epoca, ossia prima che sia formato il numero di evoluzione 6-6-6,  potranno ancora essere salvati o redenti dal Cristo  Per meglio dire essendo un concetto molto complesso, quando l’uomo sarà nel sesto stato di coscienza di Venere e saranno passati 6 stati di vita, 6 stati di forma e 6 Epoche di cultura, (vedi Tavola 1 seguente), si sarà formato quel fatidico numero di evoluzione menzionato da Giovanni nell’Apocalisse, ossia il numero 6-6-6 (che egli caratterizza  come il numero della Bestia a due corna, ovverosia il Demone asurico solare che  si oppone al Cristo quale genio e guida solare), tutte le anime che non saranno state redente, sprofonderanno  con l’ottava sfera del male nell’abisso universale dove in un successivo eone planetario potranno essere redente solo dalle forze di Dio Padre, laddove  potranno iniziare da zero quale sedimento per un nuovo universo. Sorat, il Demone asurico del male, il potente mago nero, durante l’eone di Venere sarà sconfitto definitivamente dalla potenza della magia bianca operata dal Cristo e dai suoi collaboratori spirituali cosmici appartenenti alla gerarchia dei sei Elohim solari, ossia dall’Eloah del Sole che è anche il genio della Terra, e da Michele assurto nel 1879 a Spirito della Personalità o Archai.  Già nell’ambito del nostro quarto stato di coscienza cosmico terrestre, in un futuro non molto lontano che possiamo fissare al termine della sesta Epoca Postatlantica e del sesto periodo di cultura, ossia quando si formerà il numero di evoluzione 4-6-6 e l’Archai Michele lotterà insieme alla Sofia cosmica, incatenando Sorat nell’abisso per mille anni, in modo da dare agli uomini la possibilità di rafforzarsi spiritualmente e moralmente per tenerlo a bada fino allo stato evolutivo di Venere.

* L’uomo per compiere la sua evoluzione e perfezione umana deve attraversare «sette Stati di Coscienza Cosmici» che nella Scienza antroposofica sono chiamati: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano». Di questi sette stati cosmici ne sono già passati tre, e cioè Saturno, Sole e Luna e attualmente siamo nello stato cosmico o «Eone» terrestre che chiamiamo Terra. I nomi scelti non sono riferiti ai pianeti attuali del nostro sistema solare ma, questi indicano soltanto il punto, dove si espandevano le sfere cosmiche dell’antico Saturno fino al pianeta Saturno attuale; l’antico Sole fino al pianeta Giove attuale e l’antica Luna fino al punto in cui è collocato il pianeta Marte attuale. Questi antichi sistemi solari o sfere cosmiche, non vanno immaginate come il nostro sistema solare attuale ma come sfere spirituali cui nessun occhio fisico avrebbe potuto vederle, in quanto erano delle sfere spirituali costituite da calore sull’antico Saturno, da una sfera eterica sull’antico Sole e da una sfera astrale sull’antica Luna. (Vedi anche la nota (3). L’uomo per compiere la sua evoluzione e perfezione umana deve attraversare «sette Stati di Coscienza Cosmici» che nella Scienza antroposofica sono chiamati: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano». Di questi sette stati cosmici ne sono già passati tre, e cioè Saturno, Sole e Luna e attualmente siamo nello stato cosmico o «Eone» terrestre che chiamiamo Terra. I nomi scelti non sono riferiti ai pianeti attuali del nostro sistema solare ma, questi indicano soltanto il punto, dove si espandevano le sfere cosmiche dell’antico Saturno fino al pianeta Saturno attuale; l’antico Sole fino al pianeta Giove attuale e l’antica Luna fino al punto in cui è collocato il pianeta Marte attuale. Questi antichi sistemi solari o sfere cosmiche, non vanno immaginate come il nostro sistema solare attuale ma come sfere spirituali cui nessun occhio fisico avrebbe potuto vederle, in quanto erano delle sfere spirituali costituite da calore sull’antico Saturno, da una sfera eterica sull’antico Sole e da una sfera astrale sull’antica Luna. (Vedi anche la nota (3).

Un pensiero su “L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita I

Lascia un commento