
Tommaso gli disse: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?”.
Gesù gli disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me;
(Giovanni 14,5-6)
7. L’Entità del Cristo I
Nei capitoli precedenti abbiamo cercato di approfondire, per quanto sia stato possibile con l’aiuto della Scienza dello Spirito o antroposofia e in parte dai vangeli di Matteo e Luca, un tratto biografico di Gesù di Nazareth. Abbiamo visto come questa Personalità divina-umana, celasse in sé una natura animico-spirituale alquanto complessa giacché era compenetrata da diverse Entità spirituali umane e divine, tra le più evolute della Terra. Ciò alfine di poter accogliere e unirsi con il Logos divino che conosciamo come “Io Sono l’Io Sono” o secondo la terminologia greca “Christós” (Messia) per tre anni, fino a quando cioè il suo corpo fisico umano fu completamente consunto dalla forza divina del fuoco creatore che si sacrificò con lui fino all’esperienza della morte fisica sul Golgotha. Abbiamo detto che l’Individualità di Zarathustra incarnatasi come Gesù salomonico secondo il vangelo di Matteo, compì il primo sacrificio uscendo con la sua Individualità superiore (Io superiore) all’inizio del terzo settennio dall’involucro fisico, eterico e astrale, del bambino salomonico e incorporarsi nell’altro bambino dodicenne suo coetaneo Gesù di Nazareth (citato nel vangelo di Luca). Qui egli elaborò il corpo astrale, l’anima senziente e l’anima razionale, ossia quella parte del nucleo inferiore della Personalità umana (io inferiore) di Gesù di Nazareth. Zarathustra lavorò per diciotto anni alla trasformazione interiore di Gesù di Nazareth fino allo sviluppo dell’anima razionale, cioè fino allo sviluppo della coscienza dell’io, quale espressione del nucleo dell’anima o dell’io, umano terreno; allargando come dire, con la sua altissima entità spirituale l’anima di Gesù di Nazareth, in modo che potesse accogliere in sé la grande anima cosmica solare del Cristo. Egli non riuscì a portare a termine lo sviluppo dell’anima cosciente, per il fatto che doveva sacrificare quel corpo speciale umano, ormai maturo per l’imminente avvicinarsi dell’Altissimo Dio solare alla sfera terrestre, cui sarà poi il Cristo a purificare, trasformare e perfezionare gli involucri corporei, animici e spirituali di Gesù di Nazareth creando così un nuovo archetipo umano-divino di ciò che sarà la Personalità umana nel futuro eone di Vulcano.
Quel che fece il Cristo nei riguardi dei corpi inferiori di Gesù di Nazareth, è anche il lavoro spirituale che l’uomo deve iniziare a fare su se stesso in quest’epoca dell’anima cosciente, se vuole in avvenire elevarsi a una coscienza divina superiore e unirsi al suo vero nucleo spirituale superiore o “Vero Io”, come citato. Oggi l’uomo è ancora imperfetto e dopo la morte, il suo corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e perfino una parte del suo io inferiore umano che non è stato purificato e nobilitato, non può entrare nel puro mondo spirituale ma resta indietro nell’ambito della sfera lunare fino a quando non avrà una nuova possibilità nella prossima incarnazione di perfezionarlo ed elevarlo a un livello superiore. Difficilmente però l’uomo può elevare se stesso senza prima di aver accolto l’Impulso del Cristo, tramite cui può nobilitare la sua anima a un livello superiore morale, in modo da mantenere desta la sua coscienza di veglia dopo la morte. Perciò di conseguenza dopo la morte, la nostra coscienza di veglia si spegne, così come quando la sera andiamo a dormire cui permane per un momento una coscienza ottusa di sogno prima di addormentarci e alcuni minuti al mattino prima di svegliarci, in cui viviamo per lo più in immagini di sogno, confuse che difficilmente comprendiamo. Dopo la morte difatti, la coscienza fisica dell’io terreno non essendo più supportata dal corpo fisico che tiene insieme pensare, sentire e volere si annulla, così come succede ogni notte quando abbandoniamo il corpo fisico e la nostra coscienza dell’io svanisce nel nulla nel profondo dell’anima, per riapparire di nuovo il mattino quando col corpo astrale e con l’io inferiore rientrano di nuovo nel nostro corpo fisico. Per cui dopo la morte, passati i tre giorni in cui l’anima vede in immagini grandiose come in un grande panorama spaziale tutta la sua vita trascorsa dal momento della morte fino all’inizio della nascita, subentra al posto della nostra coscienza fisica terrena, una coscienza dell’io più elevata che si forma per il fatto grandioso di cui abbiamo citato, ossia che l’anima prende coscienza del suo momento della morte dal lato opposto del mondo fisico. Nella conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Lipsia, il 22 febbraio 1916 è scritto:
«Se la morte può avere qualcosa di spaventoso, è soltanto perché per così dire qui viene vista come un dissolversi, come una fine. Dall’altro lato, dal lato spirituale, guardando indietro al momento della morte essa appare di continuo come la vittoria dello spirito, come il faticoso liberarsi dello spirito dal corpo fisico. Si presenta allora come l’evento più grande, più sublime, più significativo. Inoltre con questo evento si accende quella che dopo la morte è la nostra coscienza dell’io. Per tutto il periodo tra morte e rinascita abbiamo una coscienza dell’io non soltanto simile a quella che abbiamo qui nella vita fisica, ma l’abbiamo persino in un certo senso molto più elevata» (pag. 12-13, ibidem).
Come apprendiamo dunque dalla visione veggente di Rudolf Steiner, l’esperienza della morte umana vista dall’altro lato del mondo fisico è la cosa più sublime che l’uomo possa mai sperimentare grazie a cui l’anima umana appunto, acquisisce una coscienza dell’io ancor più elevata di quella normale terrena. È un’esperienza travolgente che accompagnerà l’anima per moltissimo tempo lungo tutto il cammino spirituale di preparazione dei suoi nuovi arti corporei-animici della futura incarnazione terrena, che come citato, l’io umano sperimenta per circa tre giorni come in un grande quadro vivente le immagini di tutti i ricordi della vita vissuta sulla Terra. Egli le segue con lo sguardo animico espandersi sempre più spazialmente, le vede dileguarsi sempre più, fino a svanire nel vasto cosmo eterico insieme al corpo eterico che a quel punto, si stacca dal corpo astrale umano. Questa visione genererà poi dopo, un fatto cosmico non appena il corpo astrale e l’io umano cominciano a ingrandirsi dilatandosi nelle diverse sfere cosmiche planetarie, cosicché appena entrano nella sfera astrale lunare (Luna, Mercurio e Venere) sono rivestiti da un corpo spirituale che è qualcosa di simile al Sé spirituale che perfezioneremo e svilupperemo soltanto nel prossimo eone di Giove; per cui l’uomo è ora costituito da un corpo astrale, un Io e un Sé spirituale.
L’anima umana continua a espandersi e salire verso la luce dello spirito cosmico, lasciando dietro di sé quella parte che non ha purificato ed elevato moralmente cui dev’essere abbandonata nell’ambito lunare e che comunque dovrà essere di nuovo ripresa, purificata ed elevata dall’Io umano quando scenderà dai mondi dello spirito per una nuova incarnazione terrena. Occorre dire che il tempo delle incarnazioni umane si è alquanto ridotto dopo l’evento del Golgotha, cui possiamo dire che nel mondo antico era molto più lungo del tempo di oggi dove invece occorre circa 300-400 anni, e, ancor meno per quelle anime meno evolute. Uomini che si siano abbassati bestialmente al disotto della natura umana, anime violente e disumane che hanno appesantito in modo negativo il loro karma umano, facilmente s’incarneranno molto presto per il fatto che la loro espansione si limiterà a toccare solo le sfere lunari inferiori, del cosmo planetario astrale e la sfera spirituale solare inferiore (Paradiso), se avranno compiuto almeno un atto d’amore nei riguardi degli altri durante la loro vita terrena. Pertanto questi uomini, non riuscendo a completare la giusta purificazione ed elevazione ai puri mondi dello spirito potranno rinascere molto presto, ma saranno anime deboli, con un corpo eterico fragile e consunto, cui andranno incontro a un destino karmico molto pesante. Rudolf Steiner ci rivela che dopo la morte di solito viviamo nell’ambito astrale lunare per circa un terzo della nostra vita terrena, (cioè se abbiamo vissuto 72 anni, rimarremo per circa 23 anni), dopodiché l’Io si separa anche dal suo corpo astrale accogliendo in sé un estratto dell’esperienza terrena insieme all’estratto che ha accolto prima del suo corpo eterico, ed entra nel mondo spirituale solare o Devachan inferiore o, mondo celeste. A questo punto nella sfera solare del puro mondo spirituale, l’uomo viene rivestito da un altro involucro spirituale che è simile al Budhi o spirito Vitale che perfezioneremo come un corpo cosmico che si aggiungerà all’uomo nel lontano eone di Venere. Entrato nel mondo solare, l’uomo vi resterà per moltissimo tempo, dove inizia a staccarsi dall’ultima vita terrena e a preparare con gli Dei i germi dei suoi corpi futuri, entro i quali gli Dei immetteranno le nuove facoltà spirituali quale frutto dell’esperienza terrena, che potranno manifestarsi solo nella futura Personalità umana, in modo da elevare maggiormente la coscienza dell’io terrena fino a che possa congiungersi coscientemente con il suo Io o immagine superiore. Dopo un certo periodo, l’uomo si espande ancora e sale fino al limite del sistema solare, (passando dalle sfere di Marte, Giove e Saturno), laddove il nostro Sole assume l’aspetto stellare e che chiamiamo Devachan superiore o mondo della ragione; altri uomini più evoluti si espandono fino alla regione della “mezzanotte cosmica” situata oltre il mondo stellare, dove accolgono gli intenti dagli Dei alfine di elevare l’umanità a stati superiori di coscienza. Qui dopo un certo tempo, l’anima viene come dire, risvegliata da un sonno cosmico e inizia a scendere comprimendosi sempre più ri-passando attraverso le sfere dei pianeti dove accoglie le forze spirituali per ricreare i suoi nuovi componenti umani inferiori in rapporto alla sua perfezione ed elevazione morale e spirituale conseguita nella sua ultima incarnazione terrena. Perciò quando per esempio passerà attraverso la sfera solare dove accoglie le forze eteriche per costruire il germe eterico dell’organo del cuore, se sviluppò poco amore nei riguardi del prossimo, il suo cuore eterico e quindi astrale, sarà un cuore debole e di conseguenza, malato. Per questo l’amore umano è così importante nell’ambito dell’evoluzione terrestre, in quanto ci permetterà di costruire nei mondi spirituali l’organo del cuore cui potrà essere sano o malato secondo se abbiamo amato oppure no. Ma l’atteggiamento amorevole che occorre avere verso gli altri è necessario non solo per costruire i nostri organi in modo sano, ma anche quello di entrare nel mondo spirituale possibilmente intero, senza cioè dover venire menomato per la nostra imperfezione morale cui siamo costretti a lasciare indietro nell’ambito della sfera lunare, tutto ciò che è impuro di noi stessi. Solo quando il nostro corpo eterico e il nostro corpo astrale siano stati purificati e trasformati dall’Io, umano, l’uomo può entrare tutto intero nel mondo spirituale e usare di nuovo i suoi corpi purificati in un’altra incarnazione senza che debbano essere ricostruiti di nuovo con l’aiuto degli Dei. (VII. continua)
Collegno, aprile 2022 Antonio Coscia
Agg. Gennaio 2023
