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Natale quale festa del “Ricordo“
In una conferenza tenuta a Berlino il 21 dicembre del 1911, Rudolf Steiner così si esprime in merito alla festa del Natale:
« La festa della natività di Gesù, la festa della nascita di Gesù bambino, vuol significare questo mistero: vuol significare che allora [nel 354 d.C.], fu dato veramente per la prima volta all’uomo quanto gli era stato destinato in origine. Come narra la leggenda di Natale, prima di Adamo ed Eva era stato destinato all’umanità qualcosa che appartiene alla natura infantile divina, assolutamente incorrotta, dell’uomo. Ma per influsso di Lucifero, questo elemento divino incorrotto in realtà l’umanità poté acquistarlo solo dopo che fu trascorso tutto il tempo che sta fra Adamo ed Eva e il mistero del Golgotha; [cioè con il mistero della nascita, morte e resurrezione del Cristo].
Dobbiamo proprio riconoscere che un profondo sentimento effettivamente si desta nell’anima nostra quando ritroviamo per cosi dire concentrato come in un eco nell’unica notte fra il 24 e il 25 dicembre, tutta la storia del genere umano e della sua caduta, da Adamo ed Eva fino alla nascita del Cristo in Gesù. Se in noi si desta un tal sentimento, allora riusciamo a comprendere il significato di questa festa, e sentiamo che cosa questa festa abbia potuto significare per l’umanità. È come se l’umanità, cogliendo l’occasione di meditare sopra questa festività, sopra questa pietra miliare dell’evoluzione, potesse veramente a un tratto riconoscere la sua vera origine, la sua provenienza dalle cosmiche forze dell’universo (…). Possiamo dunque lasciare che il Natale agisca sull’anima nostra come una festa dell’ispirazione, come una festa che mirabilmente ispira all’umanità il pensiero dell’origine dell’uomo del santo divino bambino delle origini. La luce che, come simbolo della luce dell’uomo, ci si presenta a Natale nella sua origine, la luce che oggi ci viene simboleggiata dai lumi dell’albero di Natale, è anche (purché rettamente compresa) una luce che può trasmetterci le forze migliori, le forze vigorose per la nostra anima che anela alla vera e pura pace universale, alla vera e pura beatitudine universale, alla vera e pura speranza universale», ( O.O. 127 – Rivista Antroposofia 1960/pag.354).
Certamente nel periodo natalizio è molto facile che la malinconia e la tristezza abbiano il sopravvento e ci assalgono quando la vita non è stata molto benigna nei nostri confronti. Per questo è possibile che possa maggiormente acuirsi la solitudine e il dolore animico in quei giorni particolari dell’ultimo periodo dell’anno (come di solito avviene durante le prime quattro settimane dell’avvento natalizio), in cui ognuno si prepara a festeggiare il Natale assieme ai propri cari o amici, dove tutti si affannano nella spasmodica ricerca di cosa regalare poi dopo, nello scambio tradizionale dei regali allo scadere della mezzanotte, cioè durante il mistero della nascita del bambino divino. Questa festa che nell’antichità simboleggiava la nascita del «Verbo solare», ossia del «Cristo cosmico» sulla Terra, con l’andare del tempo è andato sempre più perdendosi il vero significato e l’importanza che assumeva nei primi secoli dell’inizio del cristianesimo dell’origine. Il materialismo consumistico moderno ha ridotto questa festa solo più una tradizione di scambio di regali e lo stare insieme per passare una giornata diversa, con la voglia di divertirsi, e finire poi, con la grande … abbuffata di Natale. Nel corso degli ultimi secoli la civiltà materiale ci ha tratto sempre più in basso nei piaceri e nei godimenti della vita terrena, abbiamo così perso (a causa della teologia cattolica-cristiana) il vero senso della tradizione del Natale che commemorava nel mondo cristiano antico, (fino a circa il quarto secolo) la nascita del Cristo o «Epifania del Signore», il giorno sacro in cui il «Logos divino» si fece carne e visse per tre anni sulla Terra, come uomo tra gli uomini. Era una festa che i primi cristiani commemoravano con sacralità e con la più profonda gratitudine insieme alle comunità cristiane e ai primi Padri delle chiese mediorientali, la nascita del Cristo in Gesù di Nazareth il 6 gennaio dell’anno 30, avvenuta tramite il battesimo nel Giordano operato dal Battista, fino all’anno 353. Poi dopo, con l’editto di Costantino del febbraio 313 d.C. firmato a Milano, il cristianesimo divenne una religione di Stato e, quasi subito dopo la sconfitta del suo avversario Massenzio, l’Imperatore Costantino iniziò a trasformare il cristianesimo in una sorta di sincretismo giudaico – pagano – cristiano, in quanto seguace del culto solare del Dio Mitra.
Ci porterebbe troppo lontano dimostrare che in fondo tutte le religioni solari hanno un’unica origine, ossia, hanno tutte un rapporto col Sole quale origine di vita di tutte le cose, tramite cui operano le Entità spirituali della terza gerarchia, cioè: gli Angeli, gli Arcangeli e le Archai, i quali sono tutti al servizio delle gerarchie solari superiori e della guida centrale del nostro universo, cioè il Dio Sole o «Io Cosmico del Cristo». Anche la religione ebraica per quanto esteriormente possa sembrare più una religione lunare, (giacché l’Eloah Yahveh o Jehovah, secondo la scienza dello spirito antroposofica, sacrificò le sue forze solari come divinità guida degli Elohim o Potestà, per trasferirsi sulla Luna in modo da contrastare di là le forze solari di Lucifero che agiscono sulla Terra dal Sole) è da considerarsi una religione solare. Difatti fin dal tempo di Abramo questo popolo fu scelto dal Dio Yahveh tramite il Suo messaggero l’Arcangelo solare Michele, che quale «volto di Jahvè» agiva come ispiratore notturno durante il sogno negli uomini più evoluti del popolo ebraico tra i quali, i profeti dell’antico testamento; mentre nel nostro «quinto periodo di civiltà» essendo entrati nello sviluppo dell’«anima cosciente», Michele agisce di giorno come volto del Cristo. Possiamo pertanto affermare nel dire che tutte le religioni hanno un’unica origine, dietro di cui, ha sempre operato l’Entità del Cristo, il secondo aspetto della «Trinità Divina Universale». Il Cristo visse per tre anni sulla nostra Terra come uomo tra gli uomini, incorporandosi in Palestina nell’anima di Gesù di Nazareth all’età di trent’anni durante il battesimo operato da Giovanni il Battista nel fiume Giordano, dopodiché patì il martirio della croce per aver violato le «leggi misteriche» del popolo ebraico e, per essersi dichiarato uguale a Dio.
«Abramo , vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò. Gli dissero allora i Giudei: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo”? Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse Io Sono”. Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio». (Gv 8,56-59).
La conversione tramite un sogno che aveva portato Costantino ad abbracciare il cristianesimo originario nascente durò assai poco, per il fatto che non era compreso dal popolo entro il quale creava il malcontento tra i romani più propensi invece, a offrire i loro culti agli dèi antichi pagani che abbracciare la religione di un Dio morto tramite l’ignominia della croce. Ciò intralciava l’ambizione del potere imperiale di Costantino, per cui ben presto ritornò al culto solare pagano mitraico, fino a quando Teodosio il Grande, decretò la fine di tutte le religioni pagane nel 391. Grazie alla protezione dell’Imperatore Teodosio, la religione cristiana (giudaica – romana) andò consolidandosi sempre più nell’imperialismo romano, di conseguenza il vero impulso cristiano dell’incarnazione del «Logos creatore» attraverso l’evangelista Giovanni, andò perduto. Questo dipese dal fatto che la ricorrenza del Cristo-Sole la cui nascita era festeggiata il 6 gennaio, venne spostata da papa Liberio il giorno 25 dicembre del 354 e al suo posto venne commemorato la nascita del Gesù bambino di Nazareth, il «figlio di Dio». In questo modo la teologia cristiana-romana, dall’anno 354 in poi, perse la nascita del «Cristo Cosmico» come nascita battesimale e accolse al suo posto la nascita virginale della Maria del vangelo di Luca, la cui discendenza è fatta risalire fino ad Adamo e da questi a Dio; ossia all’immagine originaria creata da Elohim-Yahve che nel secondo capitolo della Bibbia, è detto “Signore Dio” (Genesi 2:7). Pertanto il vero cristianesimo ritornò nell’ombra dei misteri, dove per vie esoteriche sotterranee, emerse nel tredicesimo secolo tramite l’altissima Individualità cristiana di Cristian Rosenkreutz. Attraverso quest’altissima entità cristiana bodhisattvica, i 12 Maestri di saggezza che guidano l’evoluzione terrestre dello sviluppo dell’umanità da un’epoca all’altra, fecero fluire nel XIII secolo tutta la loro conoscenza in formule magiche nell’anima di Cristian Rosenkreutz tramite un rituale iniziatico misterico particolare. Questo gli permise di staccarsi dal corpo fisico e incontrare l’Entità del Cristo nel mondo spirituale che accolse in Sé la saggezza antica dei misteri, rinnovandola del tutto in una nuova forma del cristianesimo esoterico, in vista del prossimo periodo di cultura dell’anima cosciente.1 A causa però dei dogmi teologici persecutori nati dal cattolicesimo romano contro qualsiasi corrente o ordine spirituale che non giurasse sottomissione alla Chiesa romana, (vedi i Templari), questo nuovo cristianesimo rinnovato non poté mai evolversi nell’ambito della teologia cattolica, ma poté manifestarsi soltanto nei pochi uomini iniziati nel XVII secolo in Germania, come corrente esoterica rosicruciana e soltanto dal XX secolo in poi, in tutti gli uomini di qualsiasi razza e ceto sociale, tramite il fondatore dell’Antroposofia Rudolf Steiner, uno dei più elevati Iniziati chiaroveggenti cristiano-rosicruciano. Ancora oggi la Chiesa romana reprime il vero cristianesimo giudicando eretici gli insegnamenti cristiani della Scienza dello Spirito o antroposofia, in quanto minano il potere teologico gesuitico che opera da dietro le quinte del cattolicesimo romano.
Pertanto l’umanità perse il Cristo Cosmico come nascita battesimale cui era festeggiata il 6 gennaio e al suo posto istituì il nuovo culto solare con la nascita del 25 dicembre del bambinello divino figlio del Dio Yahveh; cioè la pura «anima adamitica infantile primordiale», non toccata dall’influsso luciferico, ossia l’archetipo spirituale dell’umanità o, il secondo Adamo com’è definito da S. Paolo. Di conseguenza la festa dell’Epifania del Cristo (la «manifestazione del Signore») festeggiata il 6 gennaio, venne trasformandosi nella tradizionale festa popolare della «Befana». Una goffa e brutta contro-immagine di strega femminile che cavalca una scopa andò sostituendosi nel mondo cristiano – romano, la quale simboleggiava i rituali antichi pagani del VII secolo a.C. che usavano propiziarsi attraverso spiriti volanti (che la tradizione popolare vedeva svolazzare nei campi dopo la semina) i frutti della terra, alfine che in quell’anno fossero abbondanti e che confluirono poi dopo nel culto mitraico. Questa figura mitica femminile venne contrapposta nel quarto secolo d.C. come figura oscura notturna lunare, alla figura diurna solare del Cristo. Fu poi dopo associata anche a diverse altre tradizioni sparse per il mondo occidentale meridionale, quale per esempio, il simboleggiare la fine del vecchio anno, oppure l’antica tradizione dei tre re Magi (menzionati nel vangelo di Matteo) che offrono a Gesù bambino i loro doni, nella casa di Betlemme il 6 gennaio al loro antico maestro Zarathustra2 incarnatosi a quel tempo nel bambino Gesù del vangelo di Matteo quale discendente della genealogia regale che andava da Abramo a Davide e dal figlio il re Salomone a Giuseppe (Matteo 1,1-17).
Possiamo pensare che dietro di tutto questo abbia voluto operare una saggezza divina che ispirando papa Liberio, volle istituire a Roma con la nascita del bambino Gesù la festa della purezza infantile, di quella parte dell’anima umana che fu sottratta ad Adamo prima che questi subisse la tentazione di Lucifero. Venne in questo modo istituendosi a Roma nel quarto secolo, per la prima volta al posto della nascita del Cristo nel Giordano, la «festa del ricordo», ossia la festa della natura divina infantile dell’umanità nascosta nel profondo di ogni essere umano, laddove aspetta di essere risvegliata dal principio cosmico del Cristo, cioè: «L’Io Sono l’Io Sono o Vero Io».
Collegno, dicembre 2022 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
1 L’anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un’unità animico-spirituale attraverso cui l’Io umano, può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali umane di “volere, pensare e sentire”. L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo fisico, l’eterico e l’astrale”, per trasformarli in arti superiori cosmici e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiori. Così attualmente opera alla trasformazione dell’anima cosciente in anima Immaginativa, poi dopo nel futuro, alla trasformazione dell’anima razionale in anima Ispirativa e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente nello stato di veggenza più alto, ossia in anima Intuitiva. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che nell’anima senziente, l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino. Occorre però dire che nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori.
L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro. Qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trae le esperienze della vita, trasformandole in saggezza e amore per ogni disciplina che possa derivare dall’arte, dalla scienza e dalla religione. Anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza, stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo.
Infine, l’anima cosciente nella quale opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, le verità delle leggi del creato e del mondo delle “cose” naturali, per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno si che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” avente in sé un che di divino entro il quale si rivela la vera natura dell’Io. L’anima cosciente essendo della stessa sostanza astrale del Sé spirituale vive con essa strettamente congiunta, cosicché l’io umano che abbia conseguito l’illuminazione e il risveglio, può ora congiungersi con l’Io superiore che lo ha sempre guidato in tutte le trame del suo destino terreno conseguendo l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore operano delle “entità ostili” o di contrasto che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. (Per un maggiore approfondimento di questo tema, leggere i libri “Teosofia e La Scienza Occulta” – Ed. Antroposofica Milano).
2 Dietro il nome di Zarathustra si cela uno dei più alti iniziati e discepolo del Cristo che negli eventi di Palestina s’incarnò come bambino Gesù nel vangelo di Matteo, il quale secondo Rudolf Steiner all’età di 12 anni usci dal suo corpo (morendo poco tempo dopo) per trasferirsi nell’altro bambino Gesù menzionato nel vangelo di Luca cui era incarnato l’archetipo divino creato da Jahvè. All’età di 30 anni esce di nuovo dall’involucro di Gesù lasciando il posto al Cristo durante il Battesimo nel Giordano operato da Giovanni Battista, cui d’allora egli assumerà il nome di “Maestro Gesù”. I suoi antichi discepoli sapendo che il loro Maestro s’incarnava nel bambino di Betlemme accorsero per onorarlo attraverso le facoltà spirituali che aveva insegnato loro Zarathustra. (Per un maggior approfondimento vedi il Blog. “Pensieri Antroposofici dell’Anima”:
