
Crocifissione di Gesù di Cosimo Rosselli
« Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!» (Gv 19,25-30)».
9. L’Entità del Cristo III
Riepilogando brevemente, possiamo dire che l’uomo è un essere duplice costituito da un io inferiore che si manifesta come Personalità fisica umana, ossia un essere vivente che si autoconosce come persona singola e autonoma che pensa, che sente e che vuole. E da un Io superiore che è l’Individualità spirituale o il vero nucleo superiore animico dell’Entità umana quale sostanza dell’Io donata dai sette Elohim che dimoravano sul Sole durante l’Epoca terrestre detta Lemurica, e che opera dal mondo spirituale nel profondo umano attraverso la vera volontà umana25 di cui l’uomo non ne è ancora consapevole del tutto. Ispirando da questa volontà interiore profonda (che l’uomo può sviluppare attraverso dei particolari esercizi occulti), l’Io superiore determina il destino karmico dell’uomo, sulla base delle azioni umane compiute nelle vite precedenti, laddove l’io inferiore si è elevato a un livello superiore più perfetto, oppure il suo livello spirituale è sceso più in basso. L’Io superiore che a volte è chiamato anche Sé spirituale o Manas superiore, è l’essere immortale dell’uomo che s’incarna in ogni vita, ma non scende mai fino al livello terreno. Egli accompagna il nuovo germe umano dell’uomo inferiore fino alle porte della Luna, dove dopo aver congiunto gli involucri spirituali con quello fisico terreno preparato dai genitori, proietta come dire la sua immagine-io nell’involucro imperfetto del corpo astrale oscurato dalle forze luciferiche-arimaniche, da cui tramite la coscienza dell’io, si manifesterà col tempo come una nuova Personalità terrena. Alla fine della vita l’uomo inferiore offrirà all’uomo superiore i frutti della sua esperienza terrena, cui questi accoglierà in sé soltanto quella parte che l’io inferiore ha purificato e nobilitato e, che sarà la base di un nuovo corpo più perfetto nella prossima vita terrena. Il lavoro dell’io umano, dunque, è quello di purificare i suoi involucri perituri inferiori in corpi immortali superiori, trasformandoli come citato in involucri spirituali dove l’Io superiore e il Vero Io, possono elevarsi a stati di coscienza superiori nei futuri stati di coscienza cosmici di Giove, Venere e Vulcano. Ma questo lavoro spirituale di redenzione e perfezionamento dell’io, l’uomo può realizzarlo solo col l’impulso del Cristo; soltanto con l’aiuto del Cristo quale Vero Io e vero Archetipo umano, l’uomo potrà realizzare la vera Personalità divina – umana vissuta per tre anni sulla terra di Palestina in Gesù di Nazareth, alla fine dell’Eone di Vulcano. Per questo ogni uomo ha bisogno di conoscere la biografia divina – umana dell’uomo di Nazareth crocifisso sul Golgotha, in modo da conoscere e distinguere l’uomo Gesù di Nazareth nato a Betlemme da genitori umani discendenti dal re Davide, e l’Altissimo Dio del Sole, che chiamiamo Christo; ossia L’Io Sono l’Io Sono, quale “Parola cosmica” generata dalla Divinità Trina e che si fece carne due millenni or sono, per vivere in mezzo agli uomini in modo da redimere l’umanità per elevarla al cospetto di Dio Padre.
Per trasformare dunque i nostri corpi perituri o la nostra anima inferiore, alfine di unirci spiritualmente all’immagine archetipica o Io superiore e da questi al nostro Vero Io in modo da accogliere il Vero Io del Cristo in noi, dobbiamo conoscere i fatti che si svolsero in Palestina nella loro realtà storica-spirituale cui possiamo farci un giusto concetto dell’Entità divina superiore che si celava nell’anima di Gesù di Nazareth e che aveva accolto in sé con l’aiuto del Battista attraverso il Battesimo dell’acqua nel fiume Giordano. Perché il Cristo ebbe bisogno del Battista per incorporarsi nel corpo astrale di Gesù di Nazareth? Non poteva Egli prendervi dimora senza l’aiuto di Giovanni come fanno i Bodhisattva quando scelgono un uomo terreno maturo e s’incorporano nel loro corpo astrale per divulgare la loro dottrina? È un mistero che solo un chiaroveggente potrebbe rispondere, per il fatto che l’intima natura di Gesù di Nazareth era alquanto complessa perché era stata preparata da diverse correnti spirituali antiche ebraiche che parteciparono a quell’evento unico di tutta la storia dell’evoluzione umana, del nostro eone terrestre. Mai nessuna conoscenza esoterica sia occidentale e ne tantomeno da parte di quella orientale, ha saputo rivelarci finora i veri fatti reali che si svolsero due millenni or sono nel Mistero palestinese come ha fatto Rudolf Steiner, uno degli uomini più evoluti del XIX-XX secolo scorso, attraverso le sue facoltà chiaroveggenti quale Maestro di saggezza e dell’armonia di sentimenti. La storia degli eventi di Palestina che c’è raccontata attraverso i quattro evangelisti del popolo ebraico antico e da alcuni storici dell’epoca, tra cui Giuseppe Flavio e Publio Cornelio Tacito, non ci assicura sulla reale esistenza divina dell’incorporazione del Cristo in Gesù di Nazareth. L’evento del Battesimo di Gesù da parte del Battista e della sua testimonianza profetica nell’aver udito la voce divina dal cielo che affermava la nascita spirituale del Figlio diletto di Dio tra gli uomini, non può essere accettato come evento storico dalla storiografia ufficiale moderna, in quanto il fatto avveratosi nell’ambito animico di un essere umano, per quanto elevato, non potrebbe mai essere verificato da uno storico sul piano fisico. Esso può essere verificato solo da uomini che hanno sviluppato in alto grado i sensi spirituali delle facoltà chiaroveggenti nel puro mondo spirituale della cosiddetta memoria universale chiamata “Akasha”26, ossia quel mondo sopra-spirituale esistente oltre la sfera stellare di Saturno e che conosciamo tramite la Scienza antroposofica come sfera del Budhi o mondo degli archetipi; in Europa è anche conosciuto come“Mondo della Provvidenza”.
Se dunque di Zarathustra (il Maestro Gesù) e del Cristo Gesù (l’anima natanica o adamitica) ci è stato possibile parlarne sotto un profilo storico-spirituale come c’è concesso farlo sia dalla conoscenza esoterica della Scienza antroposofica e, sia dai documenti religiosi quali i quattro vangeli canonici e alcuni tra quelli gnostici e dell’antica religione zoroastriana, per quanto riguarda invece l’Entità del Cristo, non abbiamo purtroppo nessuna certezza della Sua esistenza storica sul piano fisico. La verità che Egli abbia camminato sul suolo terreno da uomo per il fatto di essersi incorporato in Gesù di Nazareth attraverso il Battesimo da parte di Giovanni, non fu mai possibile dimostrarlo con documenti storici in modo da poterlo accettare come verità oggettiva vissuta realmente come uomo sul piano fisico. La verità che il Cristo sia vissuto storicamente è sempre stata respinta dai diversi filosofi succedutosi nell’arco della storia del cristianesimo, ed è tuttora motivo di disputa se il Cristo è un essere reale oppure inventato dai primi misticheggianti cristiani. Che Egli abbia vissuto e “abitato” nell’uomo Gesù di Nazareth, può essere verificato appunto come citato, solo da un chiaroveggente che avesse la facoltà di elevarsi fino al piano più alto della memoria universale del Budhi e ancora più su fino al mondo originario della “Parola” o Logos creatore, ciò che allora fu possibile soltanto da Giovanni l’Evangelista, giacché fu iniziato dallo stesso Spirito solare del Cristo nella famosa risurrezione di Lazzaro, nel villaggio di Betània (Gv 11,1-44). Per questo la veridicità che il Cristo fosse vissuto in Gesù di Nazareth non poté mai essere sostenuto storicamente né dagli ebrei né dai romani che lo condannarono a morte, ma è solo menzionato in parte da Tito Flavio Giuseppe nel suo libro “Antichità Giudaiche”, e in quello di Tacito gli “Annales”. Tutta l’esperienza divina – umana sperimentata interiormente da Gesù di Nazareth nei tre anni che fu portatore del Cristo e vissuta sul piano fisico fino alla morte sulla croce del Golgotha, fu vista dai romani e dagli ebrei che lo condannarono alla crocifissione, in modo pressoché sognante. Fu per loro null’altro di come trovarsi di fronte a un qualunque esaltato falso Messia figlio di un falegname che possedeva dei poteri taumaturgici soprannaturali, i quali, tendevano a esautorare i poteri temporali sia dei sacerdoti ebrei (farisei e sadducei), sia dello stesso potere divino di Cesare, giacché come “Figlio di Dio” avrebbe dovuto essere considerato alla stessa stregua dell’Imperatore romano che in tal caso, non avrebbe più potuto agire da conquistatore nei confronti degli ebrei. Perciò fu più lecito secondo la richiesta del capo del Sinedrio Caifa, toglierlo di mezzo condannandolo a morte, perché reo di sovversione e perturbatore del popolo; giudicandolo pericoloso quasi come uno dei fanatici ebrei della corrente politica-religiosa giudaica chiamati zeloti, che i romani ritenevano esaltati terroristi e criminali comuni.
Da questo possiamo dedurre che abbiamo notizie sull’esistenza del Cristo soltanto dalla testimonianza dei Vangeli e le lettere di Paolo e in modo particolare dal vangelo di Giovanni, giacché fu l’unico sotto la croce a seguire tutto il martirio di Gesù e a vedere in spirito la separazione del Cristo da Gesù di Nazareth, in modo che potesse avvenire la morte di Gesù sul piano fisico. La testimonianza che abbiamo attraverso i tre vangeli canonici, cioè Matteo, Marco e Luca, è poco attendibile se li analizziamo da un punto di vista storico-religioso perché ci sono alcune discordanze tra loro sulla genealogia, la nascita e la morte di Gesù. Tra questi in modo particolare il luogo dove Matteo fa partorire Maria in una casa di Betlemme, dove ricevono la visita dei tre sapienti venuti dal lontano Oriente, cui Giuseppe viene avvertito poi in sogno di fuggire in Egitto perché Erode vuole uccidere il bambino. Qui essi restano fino a quando l’Angelo annuncia in sogno a Giuseppe la morte di Erode, per cui ripartono dall’Egitto e invece di ritornare a Betlemme il loro paese di nascita, stranamente si recano a Nazareth, in una colonia essena tra i monti della Galilea. Luca al contrario, cita la nascita avvenuta in una stalla per animali vicino a un ostello di Betlemme da genitori nativi di Nazareth, venuti per il censimento del console romano Quirinio dietro l’ordine dell’imperatore Augusto, la cui data è incerta giacché il censimento di Quirinio avvenne secondo gli storici nel 6 d.C. o, forse prima, appena dopo la morte di Erode avvenuta nel 4 a. C. Pertanto dopo aver circonciso Gesù, i genitori si recarono col bambino a Gerusalemme per il rito della purificazione secondo la legge di Mosè, dopodiché ritornarono a Nazareth, la loro città di nascita. In Luca non abbiamo la visita dei Magi, non devono fuggire in Egitto, e il bambino non rischia la strage temuta da Erode; questa discordanza fra i due evangelisti, fa si che risultino sul piano storico-religioso poco attendibili e che siano state inventati per destabilizzare il potere religioso ebraico corrotto dall’influenza della cultura romana.
Dobbiamo però dire che questa poco attendibilità esiste solo sul piano della veridicità storica – religiosa; in realtà se li analizziamo da un punto di vista spirituale, così come ci rivela la Scienza antroposofica, sono ispirazioni del mondo angelico vissute in immagini reali tramite la facoltà veggente, cui gli apostoli possedevano dopo l’illuminazione dello Spirito Santo disceso su di loro il giorno della Pentecoste. Essi non furono presenti alla morte del loro Maestro, presi dal panico fuggirono lasciando Gesù che venisse arrestato dai romani grazie al tradimento di Giuda; il “calice” non fu allontanato dal Padre, per cui il Cristo dovette viverlo da solo. Soltanto le due Marie, la Madre di Gesù e Giovanni, il discepolo amato dal “Signore”, furono presenti sotto la croce dove accolsero le Sue ultime parole riguardanti le loro future missioni, fino a che Egli spirò dicendo: “È compiuto!” (Gv 19,25-30). Per questo soltanto Giovanni espone appunto nei minimi particolari tutto l’evento vissuto dal Cristo come Dio cosmico, come Logos divino che si fa uomo e sperimenta la morte umana attraverso l’agonia del “Figlio dell’uomo”, come usava definirsi in alcuni momenti coi discepoli il Cristo Gesù (Gv 12,23). Occorre però dire che anche il vangelo di Giovanni non può essere accettato come una prova storica che il Cristo sia realmente vissuto per tre anni in Palestina incorporandosi nell’anima di Gesù di Nazareth e che sia sopravvissuto risorgendo dopo tre giorni dalla morte ignominiosa della croce, come un qualunque delinquente. Il vangelo di Giovanni è senz’altro uno dei più elevati documenti dell’esoterismo cristiano che può essere accolto con vera fede quale testimonianza oculare dell’apostolo Giovanni, il discepolo amato dal Cristo, per il fatto che esisteva tra i due l’antico rapporto iniziatico di amore che esisteva tra Maestro e discepolo, cui andava oltre la morte e che il Cristo pose fine con l’iniziazione di Lazzaro, svelando in tal modo i misteri iniziatici del Tempio che causò la Sua condanna a morte da parte della corrente religiosa dei sadducei e farisei ebraici. Con la Sua morte il Cristo instaurò una nuova forma iniziatica basata non più sull’autorità del Maestro, ma contando sulle proprie forze spirituali attraverso lo sviluppo individuale del cammino iniziatico cristiano-rosicruciano cui andrà sviluppandosi dal XIII secolo in poi fino al XIX secolo dove si unirà alla corrente antroposofica fondata da Rudolf Steiner. L’esistenza divina del Dio che si fa uomo, non può essere compreso sul piano storico-umano, giacché fu un evento mistico, un fatto mistico che può essere osservato dalla facoltà chiaroveggente sul piano spirituale akashico superiore; vale a dire che può essere verificato solo nell’ambito della memoria universale dell’akasha, situata oltre il mondo stellare nella regione del Budhi o mondo degli Archetipi, da qualsiasi iniziato che abbia sviluppato in sé il grado più alto della veggenza Intuitiva. Per questo non fu possibile ai biografi o storici antichi lasciare degli scritti in cui affermassero storicamente che l’Altissimo Dio del Sole visse per tre anni sulla Terra incorporato nell’anima di un ebreo chiamato Gesù di Nazareth, il quale fu condannato a morte dal potere sacerdotale ebraico per aver divulgato e tradito i misteri del Tempio, la cui condanna venne eseguita tramite il potere imperiale di Cesare con la flagellazione e la croce:
«La crocifissione era, al tempo dell’Impero Romano, una modalità di esecuzione della pena di morte; si trattava di una vera e propria tortura ed era talmente atroce ed umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano ed era dunque subita dagli schiavi, dai sovversivi e dagli stranieri e, normalmente, veniva preceduta dalla flagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato» (Wikipedia, l’enciclopedia libera). (IX. Continua)
Collegno, gennaio 2023 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
25 L’uomo è un essere che pensa, che sente e che vuole; egli però non vive la vera realtà di queste facoltà spirituali umane, ma li vive di riflesso come in uno specchio, in quanto che se fossero reali non potrebbe conquistare la libertà e il libero arbitrio nel mondo terreno, perché sarebbe costretto dalla vera realtà di un mondo spirituale superiore costituito da esseri reali i quali sono l’essenza originaria di tutto ciò che esiste come effetto nel nostro mondo terreno. Egli perciò in questo mondo fisico materiale rispecchiato, vive la vita reale cosciente solo nel pensare; nel sentire vive una vita incosciente come nel sogno, e nel volere vive una vita subcosciente come nel sonno profondo senza sogni. Per cui il nostro Io superiore agisce tramite la nostra volontà situata nel profondo umano, cioè in quella parte subcosciente che l’uomo non domina. È da lì che la nostra Individualità superiore ci spinge verso il nostro destino karmico. La volontà con cui crediamo di agire in modo cosciente nelle nostre azioni umane, in realtà è solo il riflesso della vera volontà che agisce dal nostro profondo. L’uomo può arrivare a sviluppare e dominare la vera volontà solo attraverso un cammino spirituale con la pratica assidua e costante di esercizi spirituali, consigliati solo dai veri Maestri dello spirito. In tal caso però, è consigliabile approfondire la conoscenza esoterica sul cammino occulto che vuole intraprendere, per non incorrere in situazioni spiacevoli che possono agire in modo negativo sulla sua salute; oppure seguire il corso evolutivo umano delle sue facoltà spirituali superiori in modo naturale, cioè attraverso i diversi periodi di cultura terrestri tramite le diverse incarnazioni terrene.
26 La cronaca dell’Akasha è la memoria dell’Universo attraverso cui viene impresso come un negativo spirituale tutto ciò che viene dall’uomo pensato, sentito e voluto, nel mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale il quale è solo la controparte dell’aspetto reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale e per cui, facilmente si può incorrere in errori dovuti alla poca esperienza del veggente che non abbia conseguito la facoltà della veggenza Intuitiva, e che comunque nulla toglie che possa commettere anche lui degli errori, anche se non nella misura di chi abbia sviluppato o conseguito solo gli altri due tipi di veggenza, ossia quell’Immaginativa o quell’Ispirativa. Il secondo aspetto è quel reale spirituale in cui è registrato nel vero mondo spirituale superiore, tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umana – terrestre, tutto quello che succede nel mondo fisico e nel mondo dell’anima umana, è registrato in questo piano cosmico del Budhi, come memoria universale. Rudolf Steiner in merito, nel libro “Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca” spiega: “Tutto ciò che succede nel mondo fisico – sensibile ha la sua controimmagine nel mondo spirituale. Se una mano si muove, non esiste solamente ciò che l’occhio vede, e cioè la mano in movimento, ma dietro la mano che si muove, dietro l’immagine visiva della mano ci sono per esempio il mio pensiero e la mia volontà: la mano deve muoversi. Vi è dietro un fatto spirituale. Mentre l’immagine visiva, l’impressione fisica del moto della mano passa, rimane inscritta la controimmagine spirituale nel mondo spirituale e vi lascia sempre una traccia, così che noi [ gli iniziati veggenti ], possiamo rintracciare tutti i fatti che sono avvenuti nel mondo, i fatti le cui tracce sono rimaste quali controimmagini spirituali. Nulla nel mondo può succedere senza che vengano lasciate tali tracce “ – conf. del 25 giugno 1909, pag. 26 O.O. n. 112.
La Scienza antroposofica spiega che la vera memoria akashica è situata oltre il mondo devachanico, cioè oltre il mondo Celeste o della Ragione che va oltre le stelle fisse, ed è conosciuto nell’occidente come “mondo della Provvidenza”; è il mondo, dove origina la “vita universale” i cui donatori sono gli Spiriti del Movimento (Dynameis), il cui corpo più basso è il “Principio Vitale o del Budhi” e che è situato prima della sfera del “Nirvana”, così chiamata dai buddhisti.
