Come superare l’angoscia animica del presente IV

Particolare del Giudizio Universale di Michelangelo

«Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente.  Ma io vi dico: Non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra;  e a chi vuol litigare con te e toglierti la tunica lasciagli anche il mantello.  E se uno ti vuole costringere a fare un miglio, fanne con lui due.  Dà a chi ti chiede e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Voi avete udito che fu detto: ‘Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico.  Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”» (Matteo 5,38-45).

Come superare l’angoscia animica del presente IV

Tutto questo per dire che affinché fosse possibile allo Spirito del Sole (Cristo) incarnarsi in un corpo umano, occorreva che sulla Terra fosse presente un Messia con un corpo eterico originario completo dei quattro eteri cui divenne possibile soltanto grazie alla purezza di un puro e unico esemplare archetipo femminile umano della vergine Maria cui era presente a Nazareth, quale manifestazione e incorporazione della divina Sofia.23 Grazie alla saggia preparazione dei sacerdoti esseni fu possibile ai due archetipi umani celesti, (cioè l’archetipo androgeno di quella parte astrale-eterica che gli Dei separarono da Adamo) d’incarnarsi come “Maria-Eva e Gesù-Adamo” sul piano fisico per la prima volta come madre e figlio, per preparare la via all’Altissimo Dio del Sole, in modo da consentirgli di unirsi allo Spirito della Terra24 attraverso un perfetto e puro corpo umano per l’arco di tre anni, in modo che potesse compiere l’evento del Golgotha. Per questo Marco non menziona alcuna genealogia umana come invece fanno gli altri due apostoli Matteo e Luca, ma inizia col Battesimo di Gesù nel Giordano, riportando poi le guarigioni operate dal Cristo in relazione con gli influssi spirituali delle forze plasmatrici cosmiche stellari che operavano in certe ore del giorno, dalle dodici direzioni dello Zodiaco grazie al particolare corpo eterico di Gesù di Nazareth.  Luca descrive invece nel suo Vangelo l’“Anima” di Gesù di Nazareth, facendo risalire questa fino al capostipite Abramo e da questi ad Adamo e infine, a Dio stesso, salendo dal figlio divino fino al Padre Jehovah attraverso undici volte sette generazioni (11 X 7= 77) che nei misteri ebraici dei sacerdoti esseni, venivano contate invece dodici volte sette generazioni (12 X 7= 84), alfine di ri-salire fino alla sfera divina di Dio, ossia l’Elohah lunare Yahveh o Jehovah. Anche qui però, Rudolf Steiner spiega che retrocedendo undici volte sette generazioni, nella settantottesima generazione (11 X 7 + 1= 78), l’anima umana ritorna alla sua origine divina. Infine, Giovani, l’apostolo più evoluto per il fatto che ricevette l’iniziazione più alta dal Cristo stesso nella personalità di Lazzaro che tramite la veggenza intuitiva, poté elevarsi fino alla sfera della “Parola universale” dove descrive la parte più alta di Gesù di Nazareth, ossia lo “Spirito” del Cristo. Perciò all’inizio del prologo del suo Vangelo, ci dice che il Cristo in principio era il Verbo, ossia la Parola, e che la Parola è un’emanazione di Dio Padre attraverso cui Egli nel principio ha creato il mondo. La Parola stessa è un Dio generato e non creato dal Padre, per cui ha in sé le stesse facoltà divine dei tre aspetti della Trinità Universale, cioè la Volontà, l’Amore e la Sapienza Divina, con cui Egli diversamente da una categoria di spiriti luciferici creati dalla prima gerarchia spirituale25, può sottrarsi da qualsiasi vincolo autoritario divino, divenendo un’Entità autonoma e libera.  Giovanni continua dicendo che questa Parola si fece carne e si manifestò per tre anni nel corpo di Gesù di Nazareth fino a sperimentare l’esperienza della morte umana attraverso la crocifissione di colui che chiamiamo il Cristo e che secondo ciò che aveva predetto ai discepoli, il terzo giorno sarebbe resuscitato  vincendo la morte e rimettendo la potenza arimanica nei limiti stabiliti da Dio Padre.

Perciò i tre evangelisti Matteo, Marco e Luca, presentano nei loro Vangeli una certa somiglianza e nello stesso tempo alcune discordanze che, si giustificano perché ognuno esprime una manifestazione del Cristo nell’ambito della natura corporea e animica di Gesù di Nazareth, secondo le facoltà veggenti individuali degli apostoli. Essi però si distinguono nettamente dal Vangelo di Giovanni che è l’unico annunciatore del Logos universale, poiché possedeva un tipo di veggenza superiore, cioè la veggenza intuitiva, con la quale l’uomo può unirsi spiritualmente nell’intimo altrui; la massima facoltà di chiaroveggenza spirituale che un uomo potesse raggiungere in quell’epoca antica, così come d’altronde per alcuni allievi di oggi, tramite l’iniziazione moderna cristiana-rosicruciana. Secondo le rivelazioni di Rudolf Steiner, Giovanni era l’amico intimo di Gesù di Nazareth, ovverosia quel Lazzaro che resuscitò dalla morte, cioè l’autore del Vangelo di Giovanni che non ha nulla a che fare con l’apostolo Giovanni, ma è il fratello di Marta e Maria di Betania che il Cristo operò su di lui l’antica iniziazione dei misteri del Tempio cui era proibito rivelarne il segreto all’aperto, al cospetto del popolo profano. Ciò che provocò lo sdegno e l’ira dei sacerdoti sadducei e farisei, in quanto aveva tradito e rivelato i misteri del potere sacerdotale che li rendeva ora più deboli nei riguardi del potere romano regale di Cesare. Per questo d’allora in poi i sadducei e i farisei decretarono la morte di Lazzaro e di Gesù di Nazareth lasciando ai romani la sentenza della crocefissione sulla collina del Golgotha, dov’era stato  sepolto  Adamo, segnando così la fine della casta sacerdotale ebraica con l’avvento del nuovo giudaismo o cristianesimo-giudaico, trasformato  da uno dei più  agguerriti  persecutori dei primi discepoli del Cristo, ossia Saulo,  cui dopo l’illuminazione sulla via di Damasco divenne Paolo di Tarso. 

Papa Francesco in questa esperienza pandemica, continua a pregare e implorare Gesù (cioè la parte più umana del Cristo rappresentata dall’uomo di Nazareth, ossia il Maestro Gesù) affinché come uomo possa avere pietà e affliggersi fino a piangere con lui. Ma queste implorazioni pietistiche cui fanno emergere un papa lagnoso nei confronti di Dio, cui può essere confrontato con alcuni profeti dell’Antico Testamento e, in modo particolare, con le “Lamentazioni” del Profeta Geremia, non aiuta di certo i fedeli perché non è più giustificato nel tempo moderno dopo che il Cristo ha avocato26 a sé la legge karmica. Egli diversamente da Jehovah (cui piacevano i lamenti e la sottomissione degli ebrei e che la non osservanza rigorosa dei suoi comandamenti, veniva punita duramente attraverso la legge del “Taglione”), applica la legge dell’amore tramite la quale gli uomini che accolgono l’Impulso del Cristo e prendono coscienza dei loro errori, possono compensare tramite un atto d’amore e di dedizione verso gli altri. La preghiera dovrebbe essere in fondo un atto d’amore con la quale noi imploriamo Dio non perché tolga da noi il calice amaro del dolore o altro, poiché in tal caso sarebbe una supplica egoista, ma affinché possa illuminare la nostra anima in modo da comprendere il nostro errore karmico e concederci la forza spirituale per redimerci attraverso la prova dolorosa che va compensata e superata. Il mondo divino spirituale non può cancellare un karma attraverso semplici lamenti inconsapevoli, ma opera attraverso l’effetto karmico affinché l’uomo si risvegli dal torpore materialistico e prenda coscienza appunto della sua imperfezione animica dovuto al suo egoismo, in modo che si ravveda e si redima e possa così salire di un livello più alto di coscienza morale cosicché non gli accada di peggio, andando cioè incontro a delle prove ancor più dolorose del coronavirus (Covid-19).  Per questo Dio non può perdonare ciò che deve essere superato esclusivamente dall’uomo, giacché fa parte del suo stato evolutivo terrestre, ossia perfezionare il suo io inferiore realizzando in sé la coscienza autonoma e libera attraverso lo sviluppo della libertà e dell’amore cosmico-umano, quale dono offerto dal Cristo-Sole attraverso il sacrificio del Golgotha. 

Sappiamo dalla Scienza antroposofica che l’Entità del Cristo, secondo la nuova rivelazione del Bodhisattva Maitreya27 (il nuovo “Paracleto” successore del Buddha Gautama che si è manifestato per un settennio nel corpo astrale dell’altissimo iniziato cristiano dei “nuovi tempi”, cioè Rudolf Steiner), nel XIX secolo ha assunto il compito come citato, di “Signore e giudice del karma umano”, per cui non può togliere all’uomo questo calice karmico, semplicemente chiedendo pietà o perdono! L’uomo non progredirebbe sul piano spirituale della coscienza morale e, in ogni incarnazione, sarebbe portato a commettere sempre gli stessi errori; perciò, non può mondare i nostri peccati e i nostri errori semplicemente implorandolo e chiedendogli perdono come spesso lamenta papa Francesco. La teologia cattolica non ha accolto nel secolo scorso questa nuova rivelazione, anzi contrastò e confutò aspramente Rudolf Steiner condannandolo di eresia, perciò ignora questo cambiamento avvenuto nel mondo spirituale dove appunto il Cristo ha avocato a sé la legge karmica divenendo pertanto il giudice delle azioni umane, cosicché giudica in modo diverso dalla legge ferrea jahvetica,  ciò, anche a causa del cambiamento della direzione evolutiva dovuta all’entrata del nuovo Yuga o Dvapara Yuga.28 La sofferenza e il dolore, così come la “legge karmica e della reincarnazione”, furono date dagli Dei nell’Epoca Lemurica e subito dopo in quell’Atlantica, per compensare gli errori umani dovuti agli influssi negativi degli spiriti dell’ostacolo prima nel corpo astrale e poi nel corpo eterico dell’uomo. Quest’antica legge karmica diretta dagli Dei della prima gerarchia, cui era ancora applicata fino a pochi secoli addietro nel mondo occidentale come “legge del Taglione”, era di una tale rigidità e durezza che violarla era una sicura condanna a morte. Essa fu completata e modificata dal Cristo durante la Sua permanenza sulla Terra, come possiamo leggere nel vangelo di Matteo: «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento» (Mt 5,17); ma soltanto dal XIX secolo in poi, è entrata come dire in vigore.  Di conseguenza l’uomo che accolga la conoscenza attraverso la nuova “rivelazione” dei “Maestri dei nuovi tempi” quali discepoli del Cristo e della nuova comunità dello Spirito Santo, può modificare e di conseguenza compensare il suo karma individuale umano secondo il giudizio del Cristo che lo inquadrerà nell’ordine universale, secondo l’impulso d’amore e di dedizione per gli altri. 

L’altra supplica cui ricorre spesso papa Francesco e quella di pregare Dio di non lasciarci soli in questa prova epidemica dove ha causato già la morte di migliaia di uomini, e non tende ancora a fermarsi in quanto non esiste ancora nessun vaccino. Sia il Governo sia la scienza medica non sanno che pesci pigliare, e tra un contrasto e l’altro all’interno del Governo e dell’opposizione, impongono di restare in casa per evitare che possa maggiormente propagarsi questa epidemia che in realtà ci siamo già presi, a mio parere, nei mesi invernali del 2019-20 e che si manifesta ora in modi diversi secondo le autodifese immunitarie individuali. Certamente la preghiera se è sincera può elevare l’anima verso i mondi dello spirito ed essere illuminata e rafforzata dalle forze vitali che operano incessantemente dal cosmo eterico nell’ambito della Terra e nel corpo eterico umano. Occorre però dire che il mondo divino è un mondo d’amore, per cui se la nostra preghiera è una supplica egoista non può arrivare a toccare gli Dei buoni, in quanto accolgono dall’uomo solo quelle azioni compiute da sentimenti e pensieri altruistici nell’ambito della comunità sociale. Possiamo chiedere a Dio che ci illumini e che ci conceda la forza per superare la prova karmica di sofferenza o di dolore cui siamo posti a causa dei nostri errori, ma  non possiamo chiedere o comandare Dio, affinché ci esoneri dal peso, karmico delle nostre colpe o del calice amaro che non riusciamo a bere. Dio sa di che cosa abbisogniamo, non certamente delle nostre lamentele umane egoiste! Sa cosa è giusto o non è giusto per noi, per questo occorre che la preghiera non sia mai una richiesta egoista personale, ma un sentirsi tutt’uno con Dio, similmente come dovrebbe avvenire nella pratica meditativa. (IV. Continua)

Collegno, aprile 2020                                                                   Antonio   Coscia

Ultimo agg.  Aprile 2023

Note antroposofiche

23   La Divina Sofia è la Saggezza cosmica universale la quale nasce durante l’eone dell’antico Sole, quale essere composito formatasi dall’insieme dei cinque rami gerarchici presenti sull’antico Sole e cioè: “Gli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, gli Spiriti del Movimento o Virtù, gli Spiriti della Forma o Exusiai (Elohim), gli Spiriti della Personalità o Archai e gli Spiriti del Fuoco o Arcangeli. Durante l’eone dell’antica Luna si aggiunse la gerarchia degli Angeli e durante l’eone terrestre si aggiungerà la gerarchia umana quale ultimo ramo fisico della Sofia Celeste cui conosciamo come Antropos-Sofia. Dobbiamo immaginare quindi un Entità divina Sobornica costituita da sette arti cosmici che sono in relazione alle singole gerarchie; una specie di coscienza-Io superiore, di cui la parte più alta in relazione agli Spiriti della Saggezza inizia con l’Uomo Spirito.  Poi ha lo Spirito Vitale in relazione agli Spiriti del Movimento, il Sé Spirituale con gli Spiriti della Forma, poi l’Io con gli Spiriti della Personalità, il corpo astrale con gli Arcangeli, il corpo eterico con gli Angeli e il corpo fisico  con l’umanità terrena. Quest’Entità Avatarica è molto spesso confusa con lo Spirito Santo che in realtà appartengono a due rami gerarchici diversi, cui lo Spirito Santo è parte del terzo aspetto della Trinità Divina Universale, il quale si manifesta nell’ambito delle gerarchie spirituali  particolarmente tramite i Cherubini, gli Spiriti della Saggezza e gli Angeli. La Divina Sapienza invece è mediatrice dello Spirito Santo, dal quale accoglie la Sapienza divina e la manifesta nell’ambito del mondo della seconda e terza gerarchia spirituale inferiore come sopra citato,  fino ai Bodhisattva umani e agli Iniziati.  Quest’Essere fu conosciuto nel mondo egizio come la divina Iside, nel mondo greco come Iside – Sofia, e nell’esoterismo cristiano come Iside – Maria; occorre però dire che nel mondo spirituale non esiste la differenza dei sessi in maschio e femmina ma esiste soltanto come androgino asessuato. La differenza nel fatto che gli Dei possono manifestarsi a volte con la forma femminile e a volte in quella maschile, dipende dalla loro manifestazione nel mondo dell’anima umana. Ossia, quando l’Entità divina si manifesta nella sua realtà individuale, essa  si presenta assumendo la caratterista maschile; quando invece è messaggero delle Entità superiori, si manifesta assumendo la caratteristica femminile.

24  Anche la Terra come ogni singolo uomo ed essere divino del nostro sistema planetario,  ha un Io cosmico con il quale si è unito l’Io Sono l’Io Sono o il Vero Io  del Cristo.

25  Alla  prima gerarchia spirituale appartengono i Serafini o Spiriti dell’Amore,  i Cherubini o Spiriti dell’Armonia e i Troni o Spiriti della Volontà, i quali crearono  delle loro immagini luciferiche di contrasto che non si separano da loro. Non dobbiamo però considerarli come gli spiriti luciferici umani appartenenti alla terza gerarchia delle Archai, Arcangeli e Angeli  rimasti indietro al loro gradino umano durante l’evoluzione di Saturno, Sole e Luna; non sono autonomi come il Cristo quale pensiero divino generato dalla Trinità divina.

26   Il Karma o «legge di causa ed effetto», sostituisce dopo l’avvento del Golgotha, la vecchia legge deuteronomica mosaica o del taglione: «Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita etc.», la quale non ammetteva sconti; per cui se qualcuno uccideva una persona ne subiva subito la conseguenza con la pena di morte. Oggi e in modo particolare dal XX secolo  in poi, per quelli che accolgono e comprendono il Cristo attraverso la rivelazione dell’Antroposofia, le cose si presentano alquanto diverse, in quanto il Cristo è diventato il «Signore del Karma». Per cui  la rigida  legge testamentaria yahvetica si è modificata  in «legge del perdono e dell’amore» con dedizione verso gli altri, ovverosia per quanto male abbiamo fatto agli altri, tanto bene dobbiamo restituire tramite l’amore e la dedizione verso quelli che abbiamo offeso, e altrettanto occorre, che perdoniamo coloro che ci hanno offeso. Ciò non vuol dire appunto che basti chiedere perdono a Dio e tutto viene azzerato come prima; Dio non può perdonare l’azione negativa commessa, ed è errato credere che il Cristo prenda su di Sé i nostri peccati morali; i peccati che il Cristo prende su di Sé, non sono i nostri peccati soggettivi egoisti, ma sono di tutt’altro genere, sono peccati oggettivi! È un tema che purtroppo esula dall’essere affrontato in una nota. Il peccato o l’errore morale, non può essere dunque perdonato, ma possiamo compensarlo in un modo diverso dalla legge antica del taglione se abbiamo accolto in noi l’Impulso del Cristo, ossia restituendo al nostro debitore, il  male commesso con altrettanto amore e dedizione alle sue necessità materiali e spirituali. Occorre pertanto che compensiamo l’azione malvagia commessa ai danni degli altri, con un’altra azione positiva quale atto d’amore e dedizione. Il karma è un tema molto complesso, poiché riguarda il passato, presente e futuro dell’essere del divenire dell’uomo, per cui è difficile stabilire se l’azione che ci viene incontro nel presente sia un effetto di una causa passata o la causa di un effetto futuro. Rudolf Steiner nel libro “Le manifestazioni del karma”,  mise le basi per la conoscenza del significato del karma, enunciando questa legge in modo alquanto diverso da come enunciata dalla scienza ufficiale esteriore laddove  del nella prima conferenza di Amburgo del 1910, egli dice: «Così oggi abbiamo potuto parlare del concetto di karma, (…). Troviamo cosi la legge del karma che possiamo definire una legge della relazione tra causa ed effetto, però in modo che l’effetto si ripercuote dinuovo sulla causa, e nel ripercuotersi l’essere si conservi, rimanga lo stesso (…). Abbiamo il presentimento che il karma si manifesti nelle maniere più svariate, nei campi più diversi, che le varie correnti karmiche: “Karma personale, karma del popolo, karma dell’umanità, karma della Terra, karma dell’universo, vengano a incrociarsi, e che da tutto ciò ci vengano le spiegazioni che ci occorrono per comprendere la vita; (Amburgo, 16 maggio 1910»).

27     Il Maitreya Buddha, è il nuovo Bodhisattva succeduto al Buddha Gautama che secondo alcune indicazioni concordanti sia della corrente orientale buddhista che di quella occidentale rosacruciana, s’incarnerà fra circa 5670 anni dopo il Buddha Gotama, o secondo l’esoterismo cristiano fra circa 2500 o 3000 anni dopo l’evento del Golgotha, cioè da quando il Cristo, il «Logos solare» dimora sulla Terra. Fra tremila anni Egli dovrà scendere sul piano fisico e incarnarsi completamente in un corpo umano preparato per lui, dimodoché possa percorrere quel grado umano chiamato da Rudolf Steiner “Buddha umano”, cui dovrà realizzare la “Dottrina” che ha ispirato alle diverse personalità bodhisattviche umane e realizzare la dignità di nuovo Buddha. Egli sarà il settimo e il primo Buddha umano cristiano, dopo l’illuminazione del grande Buddha Gotama e, userà la potenza della parola per istruire i suoi discepoli in modo magico, senza l’uso del pensiero concettuale. Ciò vuol dire che nel sesto periodo postatlantico chiamato “Filadelfia”, dopo la fine del nostro quinto periodo postatlantico che durerà ancora per circa 1500 anni, la saggezza divina sarà accolta senza l’ausilio del pensiero concettuale, cioè verrà accolta direttamente dall’anima umana attraverso un atto magico della potenza del logos del Bodhisattva. Per meglio dire, la parola “magica” del Maitreya Buddha, sarà accolta tramite una sorta d’intuizione cosciente da quelle anime più evolute che preparandosi fin da ora avranno raggiunto insieme allo sviluppo dell’anima cosciente un alto grado  morale. E affinché ciò possa realizzarsi, devono essere formati degli uomini che possano già da ora sviluppare e trasformare il pensiero intellettuale, in un pensiero veggente o immaginativo. È quindi della massima importanza che nel nostro periodo, la parte di umanità più progredita possa sviluppare in sé attraverso la vera fede del nuovo esoterismo cristiano-soricruciano  moderno, un cammino spirituale onde riconoscersi  quale essere autonomo e libero avente in sé un che di divino, ossia il dio nell’uomo. Questa è la speranza dei Maestri che guidano sia l’evoluzione occidentale sia quella orientale, che possa costituirsi nell’ambito di tutte le comunità e movimenti spirituali, la formazione di quelle anime cui possono essere idonee ad accogliere la conoscenza magica del nuovo Buddha che deve venire. Questo è il compito più importante che la Società Antroposofica universale deve prendere coscienza e in modo particolare, in quei gruppi locali sparsi per il mondo, affinché l’Antroposofia possa espandersi sempre più nel nostro periodo attuale, in modo da essere utili e aiutare l’umanità a sviluppare nel modo giusto l’anima coscienteche deve realizzarsi entro la fine del nostro quinto periodo postatlantico. Ciò  ha anche lo scopo di preparare nello stesso tempo, delle anime più evolute in modo da poter accogliere nel modo giusto nel prossimo sesto periodo di cultura o periodo di Filadelfia, il dono che dall’alto del mondo angelico quale  principio del Sé spirituale, scendere tra gli uomini come una nuova Pentecoste. 

28    Il kali yuga è un periodo ciclico della durata di 5000 anni. Nella religione induista l’evoluzione del mondo avviene tramite lo sviluppo di quattro ere o periodi chiamati yuga, i quali sono  così suddivisi: “ Satya yuga o Krita yuga, Treta yuga, Dvapara yuga e  Kali yuga”.  Questo ciclo ritmico di tempo circolare si sviluppa e conclude attraverso sette yuga, di cui tre che vanno dalla massima luce o mezzogiorno, cioè Satya yuga, fino alle tenebre del nadir o mezzanotte del Kali yuga; e gli altri tre che vanno dall’oscurità o tenebre del Kali yuga alla massima luce del Satya yuga ossia: Satya – Treta – Dvapara – Kali – Dvapara – Treta – Satya. Cioè per meglio dire, l’umanità inizia da un mondo luminoso o dell’intuizione (Satya o età dell’oro), scende a un livello più basso dell’ispirazione (Treta o età dell’argento). Poi entra nel mondo astrale o mondo dell’immaginazione (Dvapara o età del Bronzo), infine nell’ambito più basso della sfera terrestre o della coscienza di veglia (Kali Yuga o età del Ferro), da dove dopo 5000 anni, ossia dal 1899 in poi, risale di nuovo verso i mondi luminosi dello spirito attraverso tre nuovi yuga di 5000 anni. Possiamo quindi vedere che il tutto segue un ritmo di discesa e ri-salita per un arco di 7 volte 5000 anni, cioè 35000 anni; dopodiché inizia un nuovo ciclo di yuga, attraverso un moto uniforme circolare spiraliforme. Con ciò si potrebbe ora pensare che questi cicli possano ripetersi sempre uguali all’infinito, ma così non è, in quanto Rudolf Steiner ci dice che nell’Universo non c’è nulla che si ripeta allo stesso modo, ma che ogni ciclo sia esso Epoca, periodo di cultura o gli stessi Yuga, iniziano sempre su un piano di coscienza diverso.

Lascia un commento