Come superare l’angoscia animica del presente V

Il papa Giovanni Paolo II (Karol Józef  Wojtyla) in preghiera

«La preghiera è anch’essa un atto di ordine magico, tanto più efficace, quanto meno si chieda qualcosa per sé. Si può pregare per sé, ma in tal caso la preghiera dev’essere soltanto comunione con il Divino, senza alcuna richiesta, senza altro contenuto se non il segreto pensiero che sia Esso a scegliere o a decidere per noi».

(Massimo Scaligero)

Come superare l’angoscia animica del presente V

In merito Massimo Scaligero, uno dei discepoli più eminenti di Rudolf Steiner, nel libro “Guarire con il Pensiero” esprime il senso della preghiera cui riporto alcune frasi del libro dove egli appunto scrive:

«La preghiera è anch’essa un atto di ordine magico, tanto più efficace, quanto meno si chieda qualcosa per sé. Si può pregare per sé, ma in tal caso la preghiera dev’essere soltanto comunione con il Divino, senza alcuna richiesta, senza altro contenuto se non il segreto pensiero che sia Esso a scegliere o a decidere per noi. In tal senso la preghiera diviene una forza dell’Io superiore fluente nell’io [inferiore], decisiva per il disincantamento della maya quotidiana, della sua necessità mondana, della sua maschera tragica: dietro la quale si scopre che c’è il nulla. Oltre a questo, nulla, la Forza vera è in attesa.  Si può invece chiedere, mediante la preghiera, il lenimento o la guarigione del male altrui. Si può chiedere anche ciò che umanamente appare impossibile, il miracolo, secondo l’intima persuasione che «ciò che non è possibile all’uomo, è possibile a Dio». Anche qui è presupposto il segreto pensiero che il Divino, “sollecitato” mediante l’ètere superiore, realizza comunque attraverso questo la giustezza della richiesta. È chiaro che l’accennata intima persuasione è la fede (…).  In realtà, la preghiera, detta o sentita tepidamente, pur con le più altruistiche intenzioni, non supera il limite individuale: non può realizzare quella comunione dinamica che il Divino esige, per divenire operante nell’umano oltre i limiti del “destino”» (pag. 120-21 ibidem).

Qualsiasi cosa che ci venga incontro in questo mondo come destino, che possa essere più o meno doloroso, lo abbiamo determinato noi con le nostre azioni che possono essere azioni di una vita passata o errori della vita presente. Per cui Dio opera attraverso degli avvertimenti che possono appunto essere quelle prove dolorose che devono servire a svegliarci, a farci capire che qualcosa in noi non va bene, che stiamo sbagliando! Perciò non possiamo chiedere di smettere di farci soffrire o, altro … ma chiedere il suo aiuto affinché possa illuminarci e concederci la forza per capire dove stiamo sbagliando, in modo da superare la nostra imperfezione morale. Ciò vale anche nei riguardi di altre persone che siano nostre congiunte o meno, chiedere umilmente con amore a Dio che possa illuminarli e concedere loro la forza di superare la prova a cui sono sottoposti alfine che prendano coscienza del loro errore karmico. Dobbiamo cercare di concepire in modo diverso il mondo divino e il modo di manifestarsi nella nostra vita singola o comunitaria, da com’è insegnato dalla teologia cattolica. La quale pensa che Dio possa lasciare o abbandonare l’uomo e, non al contrario che sia l’uomo ad allontanarsi dall’amore divino quando viene a mancare la fede, quella fede viva che viene dalla parte più intima del cuore, e, non quella fede tradizionale ingenua che molti uomini manifestano solo più come dogma dottrinale, per cui il mondo spirituale è per loro soltanto un mercimonio di scambio. Ma come possiamo pensare che Dio abbandoni l’uomo a sé stesso, senza che questi non scompaia all’istante? 

Questa convinzione religiosa esiste soltanto nella teologia cattolica, la quale confutò la gnosi cristiana dei primi secoli del cristianesimo, dichiarando eresia la reincarnazione, predicata da Origene (184-253 d.C.), uno dei più grandi filosofi e teologi cristiani, vissuto nel terzo secolo, dichiarando eretico appunto il suo pensiero sulla credenza della reincarnazione (Ensomatosi). Più tardi verso il IX secolo (869 d.C.), la teologia cattolica come già spesso citato confutò gli scritti di S. Paolo, abolendo lo “spirito umano” dichiarando eretico credere che l’uomo fosse costituito da “corpo, anima e spirito” e, che si doveva solo più credere costituito da un corpo e da un’anima la quale, ha in sé una parte più sottile spirituale che contraddistingue l’uomo dall’animale poiché anch’esso costituito da un’anima, ma non pensante come quella dell’uomo. Nonostante i grandi filosofi e padri della Chiesa romana che si sono succeduti nell’arco di tanti secoli, la teologia cattolica ha mantenuto vivo il dogma dell’eresia su questi due importantissimi concetti dell’evoluzione e sviluppo animico-spirituale dell’uomo, facendo sì che l’uomo restasse come una specie di animale superiore nell’impossibilità di accogliere e unirsi allo spirito cosmico del Cristo. L’Universo e l’uomo sono sintesi di tutti gli Dei dietro di cui c’è il compimento della creazione quale manifestazione dell’amore di Dio in cui l’uomo vive la sua vita costantemente in quest’amore divino, dove però egli ignora quest’aspetto spirituale quasi del tutto, in quanto non ha ancora risvegliato del tutto la sua autocoscienza spirituale superiore. Pertanto, dobbiamo pensare che noi tutti siamo in Dio e che ci è sempre accanto, aspettando che possiamo maturare e progredire sulla via morale della redenzione, perfezione ed elevazione ai mondi dello Spirito Cosmico, in modo da comprenderlo sempre più nella Sua manifestazione più alta unendoci di conseguenza non solo al nostro Io superiore, ma anche al nostro vero nucleo divino superiore, ossia il  “Vero Io”.

Pertanto, le prove cui siamo sottoposti e che sono determinate in conformità del nostro karma, sono necessarie affinché l’uomo possa comprendere i suoi errori attraverso la sofferenza e il dolore, cosicché l’anima umana possa come dire, registrare in sé una traccia dell’esperienza dolorosa cosicché non debba più ripetere lo stesso errore in altre vite future. Perciò è un’assurdità dire che Dio possa abbandonarci lasciandoci da soli in noi stessi; l’anima e lo spirito umano sono legati indissolubilmente al mondo spirituale superiore, non potrebbero vivere nemmeno un attimo se fossero abbandonati da Dio. Se l’Io o spirito umano, non esistesse costantemente nel pensiero divino, l’uomo perderebbe all’istante la sua coscienza umana. Per meglio chiarire questo concetto, diciamo che l’umanità (uomo), è legata a Dio inscindibilmente così come ogni uomo è legato al suo Io superiore, per cui se Dio, o il Se, superiore dovessero allontanarsi dall’uomo, pochi attimi dopo subentrerebbe la morte animica e il distacco dal corpo fisico umano che andrebbe immediatamente in decomposizione. Sarebbe come se guardandoci nello specchio, vedremmo la nostra immagine riflessa rispecchiata fintantoché siamo di fronte allo specchio; nel momento in cui ci allontanassimo dallo specchio, la nostra immagine scomparirebbe nel nulla.   

Riepilogando brevemente e riflettendo su quello detto finora, possiamo interpretare le parole di papa Francesco come frasi vuote che non rispecchiano la vera realtà spirituale, in quanto il suo errore di conoscenza diventa peccato contro lo Spirito Santo che quale nuovo avvento, discese sugli Apostoli dopo cinquanta giorni dalla morte e resurrezione del Cristo. La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli significò il frammentare l’anima di gruppo ebraica e la realizzazione da parte di una cerchia dodecupla di uomini, quale primizia archetipica della coscienza dell’io e dello sviluppo individuale autonomo e libero dell’Io umano. Pertanto, ogni cristiano che voglia accogliere il Cristo in sé, deve accogliere prima l’impulso pentecostale attraverso la conoscenza della nuova “rivelazione” del bodhisattva successore del Buddha Gautama, manifestatasi nel XX secolo attraverso Rudolf Steiner il “Maestro dei nuovi Tempi” e fondatore dell’Antroposofia. Può comprendere allora che lo Spirito divino del Cristo che attraversò l’esperienza della morte fisica umana, si unì per sempre non solo allo Spirito della Terra cioè a uno dei sette Spiriti o Elohim solari e perciò a ogni atomo della natura spirituale terrestre, ma è anche presente nel profondo di ogni anima umana, dove ognuno può prendere coscienza e risvegliare la “coscienza del Cristo29 in sé.  Ma per riuscire in questo, dobbiamo accogliere prima l’Impulso del Cristo30 scaturito dall’evento del Golgotha com’è spiegato attraverso la conoscenza della Scienza antroposofica, dopodiché basterà aprire il proprio cuore e lasciare che il Cristo operi in noi quella trasformazione del nostro egoismo in una facoltà morale superiore spirituale, quale impulso dell’amore cosmico-umano.

 Cara amica, come ho cercato di spiegare, Dio non si allontana da noi come erroneamente può pensare la teologia cattolica, ma è la teologia cattolica che si è allontana dalla conoscenza di Dio! Egli non ci lascia mai soli; semmai siamo noi che col nostro egoismo ci allontaniamo da Lui, quando a causa del nostro materialismo sfrenato generiamo tenebra spirituale cui veniamo offuscati dalle forze luciferiche e arimaniche che s’intromettono nella vita dell’anima, non lasciando più tralucere la luce e la vita divina universale che alimenta la nostra vita umana, generando così angoscia, paura, insicurezza, inquietudine e tutto ciò che crea in noi turbamento. Dobbiamo per questo imparare a superare questi turbamenti animici aiutandoci con l’insegnamento più importante che la Scienza antroposofica ci parla nelle diverse conferenze, ossia quello sull’Impulso e la Coscienza del Cristo che riposa in noi, nel nostro profondo. Occorre che ci sforziamo di prendere coscienza di questi due impulsi spirituali e di realizzarli mettendoli in pratica nell’ambito della nostra comunità sociale, in modo da sperare nell’aiuto degli esseri angelici a noi vicini che, dall’alto guardando i nostri pensieri che irradiano verso di loro la conoscenza del Cristo, possono da noi trarre quel giusto giovamento in modo da consentire loro la possibilità di poterci aiutare in questi momenti di prova.

In merito nel libro “Come si può superare l’angoscia, animica del presente”, Rudolf Steiner ci comunica il dramma degli Angeli dopo che il Cristo è uscito dalla loro sfera solare:

Il Cristo è uscito dalla loro sfera [la sfera angelica] per venire qua dagli uomini. Essi devono dirsi: attraverso il mistero del Golgotha, il Cristo ha abbandonato il nostro mondo. Perciò essi hanno motivo, di essere tristi, così come gli uomini hanno motivo di rallegrarsi per il fatto che il Cristo è venuto a loro finché vivono nel corpo fisico. Questo è un reale processo di pensiero e chi conosce davvero il mondo spirituale, sa che per gli Angeli esiste una sola liberazione: che gli uomini qui sulla Terra vivano nei loro corpi con i pensieri del Cristo, che dal mistero del Golgotha in poi il pensiero del Cristo venga irradiato come una luce verso gli Angeli … Gli uomini dicono: «Il Cristo è penetrato in noi e ora noi possiamo svilupparci in modo che il Cristo viva in noi (non Io, ma il Cristo in me)». Gli Angeli invece dicono: «Per la nostra sfera il Cristo è uscito dalla nostra interiorità; Egli risplende ora verso di noi, come infinite stelle, nei pensieri dei singoli uomini; così lo riconosciamo di nuovo, così Egli s’irradia dal mistero del Golgotha (…). Essi ci possono aiutare se noi siamo in grado di formarci dei pensieri su loro. Anche se non siamo arrivati a penetrare con la chiaroveggenza nel mondo spirituale, basta che sappiamo di loro per riceverne aiuto. Quando studiamo la Scienza dello Spirito o antroposofia, noi ci apriamo all’aiuto che viene dal mondo spirituale» (pag.34-35 ibidem).

Detto questo, nulla toglie comunque che ognuno possa pregare nella maniera consueta che gli è stato insegnato, ma, se vogliamo avere l’aiuto del Cristo o dal mondo angelico, dobbiamo portare qualcosa incontro, a essi. Che cosa possiamo portare? Possiamo offrire noi stessi, cercando di essere maggiormente utili al mondo spirituale, lavorando attivamente su noi stessi purificando e trasformando la nostra anima in modo da collaborare e preparare gli involucri spirituali per rivestire  l’Impulso del Cristo, cioè il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico, con lo sviluppo delle tre virtù antroposofiche, ossia: “Con la fede, l’amore e la coscienza”, così come ci viene indicato nella  terza conferenza del libro: “Cristo e l’anima umana” O.O. n.155. Vedi  anche il mio articolo pubblicato nel blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima”, col titolo: “L’Impulso del Cristo e l’impulso umano”.

 Man mano che ci compenetriamo dei contenuti della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, quando essa è studiata con un certo sentimento di calore, possiamo trarre quella forza e rinvigorimento della nostra volontà cosicché la paura che crea l’angoscia per ciò che non comprendiamo, si trasformerà in coraggio per l’azione. Occorre soltanto aspettare e avere pazienza, imparando ad avere veramente fiducia nel mondo spirituale, provando e riprovando forse molte volte, senza mai arrenderci, fino a che non avremo in noi la certezza che il mondo spirituale è a noi vicino così da sentirci che non siamo mai soli! E ancora in merito Rudolf Steiner dice:

«Se pensiamo che si sia formata nell’anima dell’uomo una grande fiducia in qualcosa di spirituale, se pensiamo che egli possa reggersi saldo come una roccia a qualcosa di spiritualmente vincente che l’ha penetrato, che possa tenersi talmente saldo da non lasciare la presa neppure quando il mondo esteriore ne parla tanto sfavorevolmente, se pensiamo tutto ciò, abbiamo un’immagine della forza di Michele, di quel che Michele vuole veramente dall’uomo (…). Le forze di Michele non possono essere conquistate con una qualsiasi forma di passività (neanche con la preghiera passiva). Le forze di Michele possono essere conquistate soltanto se l’uomo, con volontà colma d’amore, diventa uno strumento delle forze divino-spirituali. Le forze di Michele non vogliono infatti che l‘uomo le supplichi, ma che si unisca a loro, e l’uomo può farlo se accoglie con energia interiore gli insegnamenti del mondo spirituale» (IL corso dell’anno come respiro della Terra O.O.223, pag.110-112).

Come possiamo leggere, occorre avere prima di tutto fiducia in noi stessi e verso il mondo spirituale, non con preghiere egoiste inutili e passive, ma attraverso azioni che nascano da impulsi di calore che possano scaldare una “volontà colma d’amore”, cui è indispensabile per tutti quelli che vogliono essere allievi del mondo spirituale e avere un incontro con l’Essere Antroposofia31. Occorre soltanto lavorare con umiltà di cuore e di pensiero, e attendere finché ci sia dato dall’alto ciò di cui abbiamo bisogno. Coraggio quindi discipliniamo la nostra volontà e cerchiamo il risveglio interiore tutte le mattine e tutte le sere. 

Collegno, 5 aprile 2020                                                           Antonio    Coscia

Aggiornato, settembre 2020 – Ultimo agg. Aprile 2023

Note Antroposofiche

29   La coscienza del Cristo è la coscienza di cui parla S. Paolo che operava in lui da quando divenne discepolo del Cristo dopo essere stato folgorato da una luce molto intensa sulla “via di Damasco” che causò la sua cecità per tre giorni e che sarà poi guarito da Anania di Damasco. Egli era stato fermato dal Cristo in quanto acerrimo perseguitore dei cristiani cui dopo essere stato guarito dalla cecità spirituale, divenne il più fervente discepolo e divulgatore del cristianesimo per il fatto che la sua vita  cambiò radicalmente e la sua Personalità umana completamente trasformata dall’Impulso del Cristo che opererà e agirà in lui come una coscienza superiore dell’Io del Cristo, di cui la famosa locuzione: “Non io ma il Cristo in me”.  Dal XX secolo in poi è possibile a ogni uomo risvegliare in sé la coscienza del Cristo trasferitasi nell’umanità durante il quinto sacrificio dell’anima Natanica (Cristo Gesù) che a causa del materialismo sviluppatosi dal XVI secolo in poi, molte anime dopo la morte oscurarono il mondo astrale adiacente alla Terra dove era presente appunto l’anima Natanica di cui parla il vangelo di Luca, cioè il Cristo Gesù, quale portatore di una parte della coscienza del Cristo. A causa di quest’oscuramento arimanico il Cristo Gesù venne come dire soffocato, e a quel punto fu necessario che il Dio Altissimo solare (Cristo) intervenisse di nuovo per salvaguardare quest’anima divina-umana dal soffocamento e perdita della coscienza dell’io cristico. Per meglio dire, la coscienza cristica di quest’anima angelica di luce, fu come dire soffocata, oscurata da forze materialistiche arimaniche sviluppatesi dal XVI al XIX secolo, da anime umane che varcarono la porta della morte causando uno spegnimento della sua coscienza. Questo richiamò di nuovo l’intervento del Cristo che accolse in sé questa sfera nera del materialismo, risvegliando così l’anima Natanica: questa volta però essa non fu risvegliata nell’Io umano come fu durante la morte e resurrezione dell’evento del Golgotha, ma fu risvegliata  nel Sé spirituale; ciò determinò come conseguenza che nel mondo terrestre avvenisse  una rinascita della coscienza del Cristo entro le anime umane, per il fatto che  esiste una legge spirituale che Rudolf Steiner rivela, dicendo che: “Tutto ciò che muore in una sfera spirituale superiore, risorge in una sfera materiale inferiore”.  (Vedi anche in questo Blog: “Epoca dei Pesci o dell’Acquario?”).

30     L’Impulso del Cristo è un tema molto complesso e profondo poiché riguarda diversi aspetti sia nell’ambito dell’evoluzione della Terra che in quello dell’anima umana, per cui qui in una nota non possiamo che limitarci a dare un chiarimento sintetico alle persone che non hanno ancora avuto modo di approfondire i misteri del cristianesimo esoterico secondo la concezione antroposofica.  Possiamo dire che l’Altissima Entità solare del nostro universo, nell’udire il lamento di sofferenza e di dolore provenire dalla Terra, mosso a compassione lasciò il Sole per venire in soccorso di noi uomini. Fu per il Cristo un puro atto libero d’amore universale e un sacrificio infinito, in quanto dovette abbandonare un’altissima dimensione spirituale e scendere comprimendosi sempre più, per entrare nell’angusta corporeità di uno degli uomini più evoluti della Terra, vale a dire l’uomo Gesù di Nazareth dietro la cui Personalità umana si celava il grande Zarathustra, uno dei più alti iniziati solari e discepolo del Cristo, oggi conosciuto come «Maestro Gesù». Soltanto nel vangelo di Marco vien fatto accenno a un giovinetto che seguiva il Cristo che era stato arrestato dalle guardie romane, e mentre questi cercano di prenderlo riuscì a fuggire restando nudo, lasciando nelle mani dei romani solo il lenzuolo di cui era coperto. Marco riporta questo particolare nel suo vangelo dicendo:

“Un giovane lo seguiva, coperto soltanto con un lenzuolo, e lo afferrarono; ma egli, lasciando andare il lenzuolo, se ne fuggì nudo”.   Mc 14,51-52

Rudolf Steiner rivela che questo giovane rimasto nudo è l’Impulso del Cristo; è come dire un «Archetipo spirituale», un Io superiore dell’umanità, cui gli uomini devono rivestire di un corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico (spirituale), affinché possano essere compenetrati dal “Vero Io” cosmico del Cristo per attraversare e superare le catastrofi future, iniziando da quella prossima che avverrà alla fine della nostra quinta Epoca cioè “la guerra di tutti contro tutti”; la seconda, alla fine della sesta Epoca dei sette suggelli e la terza, alla fine della settima Epoca delle sette trombe, (vedi la Tav. 1).  In una conferenza tenuta a “Norrköping, il 30 maggio 1912”, pubblicata nel libro Cristo e l’anima umana”, si legge:

Nella misura in cui gli uomini saranno in grado d’inserire le loro azioni in questo grande organismo, di formare un involucro con i loro impulsi e le loro azioni, essi avranno gettato le basi, lungo l’evoluzione della Terra, di una grande comunità interamente compenetrata dall’impulso del Cristo (…).  Con l’evento del Golgotha la più alta individualità [lo Spirito del Sole], penetrò nell’evoluzione terrestre; e in quanto gli uomini avranno coordinato in modo cosciente la loro vita intorno ad essa, circonderanno, rivestiranno l’impulso del Cristo come di un involucro del quale il Cristo sarà il nocciolo, il centro». (pag. 122-126 Ibidem)

Questo vuol dire che l’Impulso del Cristo che l’uomo rivestirà, sarà come un “Io superiore” che avvolgerà tutta l’umanità cristificata, compenetrata dal “Vero Io” del Cristo, come Suo nocciolo centrale. Possiamo dunque rivestire questo Io superiore dell’umanità sviluppando queste qualità animiche e spirituali:

a)  Sviluppo delle forze di vera fede e di meraviglia = Corpo Astrale

b)  Sviluppo di vero amore e dedizione verso gli altri = Corpo eterico

c)  Sviluppo della coscienza morale =                         Corpo fisico    (corpo spirituale)

Fede e meraviglia, amore e dedizione e coscienza morale, sono le virtù morali, animiche e spirituali che dobbiamo sviluppare per rivestire l’Impulso del Cristo, quale «Archetipo spirituale» della futura umanità che potrà essere salvata a superare le prove finali col male e con la magia nera delle entità degli ostacoli, in un futuro ancora remoto ma che comunque occorre già preparare ora, dal nostro quinto periodo di cultura.  (vedi blog Pensieri Antroposofici dell’Anima, “L’Impulso del Cristo e l’impulso dell’uomo”)

31    È difficile definire in una nota che cosa sia l’Antroposofia, ma possiamo cercare di spiegare in una sintesi biografica, la parte essenziale di quest’Essere spirituale che a tutta prima si presenta sotto l’aspetto oggettivo filosofico come corrente o via di conoscenza esoterica moderna a orientamento cristiana rosicruciana, che pone al centro l’evento del Golgotha e lo sviluppo del pensiero e dell’anima umana, quale visione spirituale chiaroveggente tratta dalla ricerca spirituale di uno dei più alti iniziati cristiani-rosacruciani, vissuto tra il XIX e il XX secolo chiamato Rudolf Steiner, il fondatore della “Scienza dello Spirito o antroposofia”. Attraverso la sua visione chiaroveggente pressoché esatta, Rudolf Steiner dà una visione dei mondi spirituali come nessun altro aveva potuto fare finora, essendo l’umanità entrata nell’epoca o periodo di cultura dello sviluppo del pensiero cosciente. Egli tramite la sua ricerca occulta meticolosa trae dalla lettura della cronaca dell’Akasha le immagini grandiose della “Scienza occulta”, così come dai mondi dello spirito la manifestazione delle nove “Entità Celesti” o “Intelligenze Cosmiche” che operano nel “cosmo Stellare” e in quello Planetario, in un rapporto armonico con la nostra Terra e con gli esseri umani e, similmente a come fa lo scienziato moderno quando scopre le leggi della natura, egli scopre le leggi e le regole celesti, così che possiamo giustificare il nome “Scienza dello Spirito” con cui chiamò la corrente antroposofica. Per questo Rudolf Steiner diede questa definizione dell’Antroposofia: «L’Antroposofia è una via di conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo». E nello statuto principale della Società Antroposofica nel primo punto è detto: «La Società Antroposofica vuole essere un’associazione di uomini che intendono avere cura della vita dell’anima nell’uomo singolo e nella società umana sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale».

Nel secondo aspetto soggettivo l’Anthropos-Sofia si presenta come un “Essere reale spirituale” il quale è la settima parte costitutiva della Celeste Sofia e che similmente all’uomo, è costituita da sette arti cosmici, il cui sviluppo per ogni singolo arto è di circa 700 anni. Perciò dobbiamo collocare la nascita dell’Anthropos-Sofia nel periodo abramitico, cioè circa 2100 anni a.C.

Oggi l’Anthropos-Sofia è nello sviluppo del Sé spirituale e si pone di fronte all’uomo come Sé spirituale, come la vera Entità superiore dell’uomo.

Meditazione sulla calma

Quiete io porto in me, in me porto le forze che mi rinvigoriscono.

Mi voglio colmare  del calore di queste forze,

Voglio compenetrarmi della potenza del mio volere.

E voglio sentire  come la quiete si riversi.

Attraverso tutto il mio essere, quando mi rendo così forte,

Da ritrovare in me  La quiete come forza

Per la potenza del mio anelito.

Rudolf Steiner

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