
Monaco buddhista in meditazione
«L’uomo non vive una volta sola, ma sperimenta ripetute vite terrene, ciascuna delle quali è effetto di quelle precedenti e punto di partenza di numerose altre che verranno. Da questa conoscenza dipendono tutta la fiducia nella vita, tutta la sicurezza nel nostro lavoro e la soluzione di tutto ciò che ci presenta in forma di enigma. Da essa l’uomo attingerà sempre più forza per l’intera esistenza, fiducia e speranza per ciò che deve agire nel futuro. Per questo tali affermazioni riguardano ogni essere umano. Che cos’è dunque che lavora di vita in vita, che ha avuto inizio in vite terrene precedenti e procede attraverso tutte le esistenze terrene? È l’io umano, quel nome che la nostra lingua ci permette di pronunciare solo se lo riferiamo a noi stessi. L’io dell’uomo passa di vita in vita, e così facendo compie la propria evoluzione».
Rudolf Steiner (“Metamorfosi dell’Anima” O.O. n.58; Parte prima pag. 46-47).
17.11. Il Bosatsu dell’Oriente XI
Similmente a ogni comunità religiosa monoteista anche Sûkyô Mahikari presenta un’organizzazione piramidale, cui però non va pensata come una verticalità gerarchica strettamente somigliante alla gerarchia ecclesiastica della Chiesa cattolica al cui apice sta il Papa quale vescovo di Roma e sovrano della città del Vaticano. Ma, dobbiamo pensarla piuttosto come una collaborazione attiva con il mondo spirituale, il cui centro è situato in Giappone nella città di Takayama stante nella prefettura di Gifu dove è stato costruito un Tempio mondiale secondo le rivelazioni ricevute da Dio creatore, (Mioya Moto Su Mahikari Ohomikami o, più semplicemente Dio Su)51, alfine di realizzare la Volontà divina sulla Terra. Questa collaborazione ideologica cosciente nasce col compito di realizzare l’unità spirituale e l’armonia nei diversi Dojo presenti in tutto il mondo, ponendo al primo posto la disponibilità di essere utili agli altri e all’espansione di Mahikari subordinando in tal senso la propria volontà, ossia assumendo un atteggiamento di obbedienza (Sunao) nei riguardi dei responsabili dirigenti dei Dojo confermati dal terzo Oscienusci, cioè l’attuale guida e Maestro Spirituale Kôô Okada52. Contrariamente alla elezione del Papa che viene scelto dai vescovi, la guida spirituale di Sûkyô Mahikari viene scelta attraverso la diretta successione tra Maestro e discepolo che viene adottato come figlio spirituale; difatti, il Maestro Kôô Okada è stato scelto e adottato come figlio spirituale dall’Oscienusci precedente, ovverosia da Keisciu Okada (Seisciusama) che a sua volta, fu adottata come figlia spirituale da Sukuinuscisama ovvero, il venerabile Maestro fondatore Kôtama Okada, ai quali egli è strettamente collegato spiritualmente. Esiste perciò una linea rossa verticale che dai Maestri fondatori dal mondo spirituale si collega al Maestro guida Kôô Okada, e da questi attraversando tutte le anime dei responsabili dirigenti dei diversi Dojo della Terra va a incrociarsi con i kami kumitè e i yokoshi53, formando così la croce cosmica spirituale attraverso cui la Terra e l’umanità viene purificata dalla luce divina proveniente dalle gerarchie divine spirituali superiori, alfine che l’uomo venga risvegliato spiritualmente e prenda coscienza della sua origine divina. Pertanto, affinché possa essere realizzata la vera unità spirituale in ogni Dojo, attraverso cui è possibile crescere, prosperare ed evolversi spiritualmente, occorre che la linea orizzontale rappresentata dai kami kumitè e dai yokoshi si unisca alla linea rossa rappresentata da ogni dirigente del Dojo con vera obbedienza (Sunao). Se ciò avviene con vera sincerità e consapevolezza, viene realizzata quella triplice potenza spirituale espansiva che scaturisce dall’immagine del cerchio dorato del Goshintai o “Cion”, attraverso cui sarà possibile purificare il mondo umano dagli spiriti possessori e da quelli del contrasto, in modo da conseguire la vera crescita spirituale ed espansione materiale secondo la volontà del mondo divino.
La luce divina di Mahikari è un dono del mondo spirituale che viene elargito all’umanità affinché possa essere purificata, elevata e alleggerita dal peso karmico negativo delle vite passate, compensando volontariamente attraverso azioni altruistiche e trasmettendo la luce divina alle persone sofferenti a causa dello spirito possessore, ovvero del Doppio umano o Doppelgänger presente in ogni uomo, come citato nella nota (50). Occorre per questo essere preparati ad accoglierla nel modo giusto e a saperla meritare, in quanto che la luce che emana dal Goshintai e dall’oggetto sacro che ogni membro di Mahikari porta su di sé, potrebbe essere oscurata dall’egoismo e dalla disarmonia di eventuali contrasti che potrebbero sorgere sia nell’ambito famigliare, sia nella comunità sociale e sia fra gli stessi membri di Mahikari. Ciò è convalidato dalle parole di Keisciu Okada e riportate diversi anni fa in un fascicolo mensile di Mahikari, cui non ricordo il mese e l’anno della sua pubblicazione, ma che in sintesi il suo contenuto diceva pressappoco che osservando i Dojo da lontano (dobbiamo pensare con la vista spirituale) scorgeva le nuvole dell’egoismo e dei contrasti che offuscavano la luce divina dell’altare. È un aspetto che viene spesso ripetuto negli insegnamenti di Mahikari dove è consigliato ai membri kami kumitè e yokoshi, di sforzarsi ogni giorno di vivere una vita equilibrata e di vero altruismo verso il prossimo alfine di realizzare il principio di prosperità Ken, Wa, Fu; cioè, di concretizzare attraverso il Sonen profondo (Ken) e la giusta armonia (Wa), la giusta prosperità famigliare (Fu). Ciò vale anche per i Dojo, dove affinché la comunità di Sûkyô Mahikari possa espandersi sempre più nel mondo portando soccorso alle anime umane sofferenti, debbano per questo realizzare nell’ambito dei Dojo la vera fede verso Dio creatore, in modo da sviluppare e mettere in pratica i principi divini enunciati durante i tre giorni del corso elementare e di quelli esposti nel corso medio, alfine di sviluppare il principio di prosperità anzidetto. Per meglio esprimere e approfondire questo concetto, diciamo che affinché in ogni Dojo possa nascere l’armonia e da questa la prosperità e l’espansione di Mahikari, occorre dunque che i membri dirigenti così come i kami kumitè e i yokoshi, tendano a unificarsi con atteggiamento Sunao, unendo la forza del fuoco rappresentata dai dirigenti con la forza dell’acqua rappresentata dai kami kumitè e i yokoshi. In tal modo realizzano quella forza espansiva rappresentata dal centro del Goshintai, il quale simboleggia il tempio o il luogo sacro attraverso cui si manifesta la luce divina, raffigurata appunto dal simbolo della croce al cui centro è posto un cerchio dorato da cui emana spiritualmente l’aura di luce. Il Goshintai difatti, è una pergamena rettangolare al cui centro è simboleggiato una croce formata da due linee, di cui una rossa verticale che simboleggia la potenza del fuoco o degli spiriti solari che s’incrocia con una linea blu orizzontale che simboleggia la potenza dell’acqua o degli spiriti lunari, al cui centro è raffigurato un cerchio giallo con un simbolo scuro chiamato “Cion” che simbolizza la Volontà del creatore o Dio Su, da cui emana l’aura di luce che vivifica e purifica ogni cosa espandendosi verso le quattro direzioni spirituali terrestre, dal luogo in cui è situato il simbolo del Goshintai.
Questo simbolo vitale divino, possiamo rapportarlo al simbolo egizio, ovverosia alla chiave di Iside o croce egizia cosiddetta “Ankh”54 o anche chiave della vita, la quale è formata da due simboli: una (T) o “Tau”55 e da un ovale (0), o da un cerchio circolare (ouroboros)56 che si sovrappongono, il cui significato può essere interpretato in vari modi cui sostanzialmente possiamo pensare che rappresenti la vita esistente in ogni essere vivente. Possiamo anche raffrontarlo col simbolo dei rosacroce, cioè una croce nera al cui centro sono poste a forma di cerchio sette rose rosse, di cui quattro al disotto e tre al di sopra della linea nera orizzontale che rappresentano l’uomo terreno inferiore quadripartito perituro, e l’uomo divino superiore tripartito imperituro. Per meglio dire, le sette rose rosse rappresentano l’entità settemplice della costituzione umana purificata e trasformata dall’Io superiore, di cui: le quattro rose inferiori rappresentano il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’io inferiore; le tre rose superiori rappresentano il Sé spirituale o Manas, lo Spirito vitale o Budhi e l’Uomo spirito o Atma, entro i quali sono uniti l’Io superiore e il Vero Io57 dell’uomo che si aprono e congiungono al Vero Io del Cristo, ossia all’Io Sono l’Io Sono (Dio Su) com’è conosciuto in occidente. Secondo la Scienza dello Spirito, noi viviamo nel quinto periodo di cultura chiamato “anglo-germanico”, cui seguirà il sesto “russo-moldavo” e infine un settimo “l’americano” che terminerà con una grande catastrofe. Ognuno di questi periodi non è altro che un ripetersi a un livello superiore di cultura di un periodo antico che l’umanità ha già superato, ossia: il nostro periodo anglo-germanico è una ripetizione del terzo periodo egizio-caldaico-ebraico; il secondo periodo di cultura Paleo Persiano si ripeterà nel sesto periodo russo-moldavo e il primo periodo di cultura, Paleo Indiano nel settimo periodo americano. Da questo possiamo capire maggiormente il nostro periodo di cultura nell’approfondimento dell’astronomia, dell’astrologia, della scienza, della medicina e in modo particolare, nell’arte di guarigioni magiche provenienti dal Giappone come Sûkyô Mahikari, Reiki e tutte le nuove religioni (shinshūkyō) sviluppatesi nel XIX-XX secolo, cui anche i sacerdoti del terzo periodo di cultura egizio-caldaico.ebraico operavano l’arte magica sugli ammalati in sintonia con gli Dei, tramite la veggenza spirituale.
Oggi è possibile attraverso un corso elementare della durata di tre giorni, avere la possibilità di praticare l’arte sacra della purificazione e guarigione dell’anima umana, attraverso la pratica spirituale di Okyiome. Per quanto concerne questa pratica di purificazione vogliamo dare un maggiore chiarimento e approfondimento di come si è già accennato nei diversi articoli precedenti. Innanzitutto questa pratica di purificazione si svolge maggiormente nei Dojo fra due persone, cioè da un’iniziato che trasmette la luce e da un altro che la riceve. La pratica di Okiyome dura dai 30 ai 50 minuti secondo le esigenze personali che come citato, iniziano con una preghiera mantrica (Amatzu Norigoto) composta da un idioma antico giapponese per la maggior parte da vocali e poche consonanti. Dopodiché si trasmette la luce divina al punto otto (P.8) per circa 10 minuti, con la mano alzata a una distanza di circa 30 cm. dalla fronte e in direzione della ghiandola pineale situata al centro della testa del ricevente, cui rappresenta sul piano fisico la sede centrale entro la quale si manifesta e opera dal mondo astrale l’anima principale. Poi dopo, si purifica la zona posteriore della nuca ai punti P7 e P6, in modo da sciogliere maggiormente le tossine quali manifestazioni delle impurità dell’anima sul piano fisico; infine, altri 10 minuti al punto P1 della zona renale in modo che lo scioglimento delle tossine possa fluire bene attraverso l’urina. Come si può capire è importante ricevere la luce divina del punto P8 tutti i giorni, in modo che il Doppio umano presente nell’anima dell’uomo, possa essere purificato e dominato dall’anima principale o io inferiore umano in ogni momento della giornata. Occorre ricordare che nell’anima umana, cioè nel corpo astrale umano si annida il “Doppio umano” che come accennato, è una figura oscura cui rappresenta tutta quella astralità umana che l’io terreno ha reso imperfetto attraverso le sue azioni scriteriate delle vite passate, per cui è una parte dell’io umano che resta indietro imperfetta e che quindi contrasta con la nuova Personalità58 umana più evoluta con la quale si riveste la nostra Individualità o Io umano superiore che scende a incarnarsi nella nuova vita terrena. Sta di fatto che entro questa parte astrale imperfetta rimasta indietro, si annidano anche le forze tentatrici di Lucifero e di Arimane che quale conseguenza creano un “non io”, ossia il Doppio umano appunto che come spiegato nella nota (50) dell’articolo precedente, sono i responsabili dellemalattie organiche e psichiche che compaiono nell’uomo. Per meglio comprendere questo aspetto del Doppio o non io, occorre soprattutto comprendere la costituzione umana così come spiegata nel corso elementare di Mahikari e come è spiegata dall’Antroposofia nei libri antroposofici della “Scienza Occulta O.O.13 e Teosofia O.O. 9”; pubblicati dalla casa “Editrice Antroposofica di Milano”. (17.11. Continua)
Collegno, dicembre 2023 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
51 MIOYA MOTO SU MAHIKARI OOMIKAMI è il nome divino che Kôtama Okada riceve dalla rivelazione spirituale, cui per semplificarlo è chiamato DIO SU. La sillaba “SU” è il centro dei 48 suoni dell’alfabeto giapponese chiamato Hiragana che secondo la credenza del Kotodama59 della parola giapponese, possiedono un’influenza magica sul corpo, anima e mente. Non dobbiamo per questo lascarci disturbare da questo aspetto in quanto la lingua giapponese ha un modo di esprimersi diversamente dalle nostre lingue occidentali. Per cui DIO SU è lo stesso Dio creatore o Logos divino che conosciamo come Messia o Christós, Gesù di Nazareth, Gesù Cristo o, “l’IO SONO l’IO SONO”, anche sesu questi nomi andrebbe fatto un chiarimento a parte, in quanto rappresentano Entità spirituali diverse come ho cercato di chiarire in alcun articoli apparsi su questo blog, col titolo: ”Il Maestro Gesù, il Cristo Gesù e il Cristo”. Nel nostro universo non può che esserci un solo Dio, il quale ha assunto diversi nomi durante l’evoluzione della storia umana secondo il popolo, il tempo e il luogo in cui si è manifestato. Occorre pertanto dire che “DIO SU” è lo stesso Dio creatore manifestatosi nelle diverse religioni attraverso le divinità o i messaggeri della terza gerarchia spirituale, cioè: “Angeli, Arcangeli e Archai”.
52 Il Maestro Kōō Okada è nato a Shibuya, Tokyo, nel 1947 ed è un grande artista calligrafo: ha vinto numerosi premi e le sue opere sono state esposte ampiamente in Giappone e a livello internazionale con lo pseudonimo di Tairiku Teshima. Nel 2016 ha ricevuto il premio di encomio del Ministero degli Esteri giapponese per aver promosso lo scambio culturale attraverso la calligrafia tra il Giappone e l’estero (da un articolo di Ian Bushnell, sull’inaugurazione di una sua mostra di calligrafia giapponese moderna, al National Arboretum di Canberra il 13 Marzo 2019).
53 Nella comunità di Sûkyô Mahikari i membri del primo corso elementare sono chiamati Yokoshi, mentre quelli del secondo corso medio e quelli del terzo corso superiore sono chiamati Kami kumite.
54 La Croce ansata , o Ankh, ebbe una notevole importanza nell’antico Egitto come simbolo che ricordava il dono della vita e anche l’immortalità. Il termine ankh significa “vita “ o anche “ chiave di Iside” o “chiave dei grandi misteri” e in genere questo significato acquista un indiscutibile potere magico ed è sintomatico che i sacerdoti egizi in certi bassorilievi siano raffigurati nell’atto di donare con l’Ankh l’energia vitale capace di concedere l’immortalità ai defunti. Per questo la Croce Ansata ha un valore talismanico di indubbio valore. L’ansa superiore, di forma circolare o ovale, possiamo assimilarla all’ouroboros (serpente che si morde la coda = eterna ciclicità della vita). La Croce a forma di T è invece la condizione della morte (lo stato di trance nel quale gli eletti vengono a trovarsi prima di arrivare ai Grandi Misteri).
Nei tempi antichi veniva applicata nel punto del terzo occhio ai re e ai sacerdoti in segno di elevazione spirituale (da Visione Alchemica).
55 Il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico e ha un forte valore simbolico e religioso. Il suo significato e legato all’amore di Dio per gli uomini e alla loro salvezza, ovvero il compimento della parola di Dio. La sua storia ha origini antichissime e si ritrova anche nel libro di Ezechiele (EZ. 9,4) in cui si narra che Dio inviò il suo angelo a Gerusalemme con lo scopo di imprimere il Tau sulla fronte degli oppressi. Infatti, rappresenta un simbolo di redenzione e salvezza, poiché rimanendo fedeli a Dio egli riconoscerà il popolo eletto proprio tramite questo simbolo. I cristiani adottarono questo simbolo sia perché somigliante alla croce del Cristo sia perché gli diedero un significato profetico simile a quello dell’Omega intesa come fine per poi rinascere. Il Tau è un potente segno della devozione a Dio e di protezione contro le forze del male. In esso è racchiusa tutta la forza salvatrice e di una profonda spiritualità che nel cristianesimo si traduce nella vita, negli insegnamenti e nella crocifissione del Cristo. Definita come il sigillo del Dio vivente dagli esoteristi, rappresenta una lettera magica e mistica che racchiude non solo il mistero del Graal ma rappresenta anche il mezzo per l’accesso al mondo spirituale. Nell’antico Egitto era conosciuta come Ankh, la croce della vita e della morte, donata loro dal dio della conoscenza Thot (Dalla pagina di Miti e Misteri).
56 L’urobòro (chiamato anche uroburo o uroboros o, ouroboros), è un simbolo rappresentante un serpente o un drago che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine. Simbolo molto antico, presente in molti popoli e in diverse epoche apparentemente immobile, ma in eterno movimento, rappresenta il potere che divora e rigenera sé stesso, l’energia universale che si consuma e si rinnova di continuo, la natura ciclica delle cose, che ricominciano dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Simboleggia quindi l’unità, la totalità del mondo, l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione (Da Wikipedia l’Enciclopedia libera).
57 Al di sopra dell’io inferiore e all’Io superiore, Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un “Io” ancora più superiore che possiamo definire un Entità superspirituale il quale, è il vero nocciolo di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama, “vero Io o Scintilla divina”. Rudolf Steiner menziona pochissime volte questa parte costitutiva umana, difatti ne parla soltanto in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro “Sulla Via Dell’Iniziazione”, dove alla fine sintetizza il concetto del vero Io in questo modo: «L’uomo porta in sé un “vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere». (Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194).
58 È alquanto complesso dare una esatta definizione della Personalità umana, in quanto che operano alla formazione del nuovo uomo terreno diverse correnti animiche-spirituali, quali: la coscienza, il carattere ereditario, il karma soggettivo della vita passata, l’educazione morale familiare, la comunità in cui vive, il Doppio umano quale residuo imperfetto delle vite passate, e infine l’io terreno quale sintesi di tutte le vite vissute sulla Terra. Possiamo pertanto dare una definizione (per quanto in una nota ci è possibile esprimere), dicendo che la Personalità umana è una manifestazione dell’Io quale riflesso dell’Individualità umana superiore sul piano astrale inferiore umano, dove appare come riflesso di un Entità autonoma e libera in grado di pensare, sentire e volere, la quale a sua volta si manifesta sul piano fisico terreno come coscienza dell’io o Personalità umana. Per meglio dire, è la nostra Individualità o Ego imperituro superiore che si incarna e si riveste di una nuova Personalità umana ad ogni nuova nascita di cui abbraccia tutte le caratteristiche contenenti la psiche, la memoria e la mente umana di ogni vita fisica; ovverosia è l’ego o sé perituro inferiore cui dopo la morte resta un estratto della esperienza terrena, accolto e inglobato nell’Anima superiore dove nella prossima incarnazione formerà una nuova Personalità umana più evoluta.
59 Kotodama o Kototama ( lett. “spirito della parola”) si riferisce alla credenza giapponese secondo la quale poteri mistici risiedono nelle parole e nei nomi. Alcune possibili traduzioni italiane sono “anima del linguaggio”, “spirito del linguaggio”, “potere del linguaggio”, “parola potente”, “parola magica” e “suono sacro”. Il concetto di kotodama presuppone che i suoni possano influire magicamente sugli oggetti e che l’utilizzo di questa parola rituale possa ripercuotersi su ambiente circostante, corpo, mente e anima. La parola kotodama deriva dall’unione di koto “parola, discorso” e tama “spirito, anima” che viene sonorizzato in dama. Al contrario, la pronuncia kototama si riferisce in particolare al kototamagaku ( “studio del kotodama”), che fu reso popolare da Onisaburō Deguchi nella religione di Oomoto. In questo campo si considera la fonologia giapponese gojūon come base mistica di parole e significati, similmente alla Cabala ebraica (da Wikipedia, l’enciclopedia universale).
