La coscienza dell’io e il corpo di resurrezione del Cristo I

«Il vero e proprio Io dell’uomo, anche nella sua incarnazione sulla Terra non entra nel suo corpo fisico. Esso rimane per così dire davanti alla porta della nascita nel mondo spirituale. Ciò che noi qui sulla Terra sperimentiamo e nominiamo con questa parola quale “io” è soltanto un rispecchiamento del vero “Io” superiore nel corpo fisico». (Rudolf Steiner1, conferenza di Bologna).

La coscienza dell’io e il corpo di resurrezione del Cristo I

Sergej O. Prokofieff2, rispondendo alla domanda “Che cos’è l’Antroposofia?”, tenne una serie di conferenze nel tentativo di affrontare un tema alquanto complesso. Tale argomento risulta difficile da comprendere sia per coloro che non hanno avuto modo di approfondire la Scienza dello Spirito o antroposofia, sia, in alcuni casi, persino per gli stessi antroposofi, studiosi e allievi esoterici, che da tempo cercano di esplorare l’essenza reale di questo essere gerarchico dei mondi superiori dello spirito. Prokofieff, uno dei più evoluti e fedeli allievi di Rudolf Steiner, dedicò tutta la sua vita alla diffusione della Scienza dello Spirito come nuova via esoterica cristiana-rosicruciana. Pubblicò un’abbondante letteratura antroposofica cristologica, amorevolmente curata dall’antroposofa tedesca Christine Untersulzner per la Widar Edizioni. Nel libricino “Che cos’è l’Antroposofia”, Sergej O. Prokofieff sintetizza cinque aspetti principali e fondamentali riguardanti l’Essere dell’Antroposofia. In questa opera, egli evidenzia con estrema sintesi cinque capitoli dedicati a: “L’enigma dell’uomo, il cammino di conoscenza dell’antroposofia, la coscienza dell’io3 e il Mistero del Golgotha, il cammino evolutivo di Rudolf Steiner e l’Essere del Cristo, e il mistero dell’uomo”. Sulla pagina di copertina, Christine Untersulzner, in qualità di editorialista antroposofa, esprime, in una nota sintetica, il pensiero sviluppato da Prokofieff in questi capitoli. Ella sottolinea maggiormente il rapporto del pensatore con l’Antroposofia, piuttosto che con l’Essere Antroposofia stesso. Secondo Untersulzner, infatti, l’Essere Antroposofia rimane indescrivibile e sfugge alle definizioni del pensiero razionale. Afferma che l’incontro interiore con essa appartiene alle esperienze più intime dell’anima e, di conseguenza, non può essere rappresentato pubblicamente in un articolo, anche se di alto livello spirituale.

Ho selezionato un articolo del libro tratto da uno dei cinque capitoli, intitolato “La coscienza dell’io e il Mistero del Golgotha”. In questo passaggio, l’autore esamina con grande chiarezza il dramma umano, sollevando una domanda cruciale riguardo all’oscuramento della coscienza dell’io quando si attraversa la soglia della morte: «Se la coscienza dell’io può emergere soltanto dal rispecchiamento dell’io nell’organizzazione corporea, e l’essere umano abitualmente conosce soltanto questa forma di coscienza dell’io, che si basa sul corpo, che cosa accade a essa quando, nella morte, l’uomo deve abbandonare il proprio corpo fisico?» (ibidem, pag. 17 seconda versione). A questa domanda, Prokofieff risponde citando un estratto di una conferenza tenuta a Zurigo da Rudolf Steiner, dal titolo “Il legame fra i vivi e i morti”. Rudolf Steiner scrive: «Chiediamoci, prima di tutto, cos’è la morte umana? Questa domanda trova una risposta solo se la morte non viene contemplata dal punto di vista della nostra vita fisica sulla terra, bensì dall’altra prospettiva, ossia quella di chi ha già attraversato il portale della morte. Nelle mie lezioni (alcune delle quali sono già state pubblicate), ho menzionato il fatto che la morte, vista dall’altro lato, ossia dal mondo in cui entra la persona una volta attraversata la soglia della morte, rappresenta l’evento più significativo di tutti. È l’evento che rivela continuamente all’essere umano deceduto, ormai privo del corpo fisico, che le vittorie della vita non cessano mai. La contemplazione diretta della morte dall’altro lato, questa visione elevata, maestosa e ininterrotta, dona una ferma coscienza dell’io durante l’esistenza tra la morte e una nuova nascita. Proprio come la memoria ci offre una coscienza dell’io in questa vita, riportandoci a momenti definiti della nostra esistenza fisica, allo stesso modo la contemplazione della morte dall’altro lato, dal lato spirituale, conferisce la coscienza dell’io tra la morte e una nuova nascita» (vedi O.O. 168, 24.10.1916, pag. 104-105).

Questa tragicità della coscienza dell’io, continua Sergej O. Prokofieff, era pienamente cosciente soprattutto agli antichi greci: la chiarissima coscienza che sviluppavano soltanto nel corpo fisico esplicando il pensare filosofico, non poteva essere portata nel post mortem perché là mancava il corpo fisico materiale come specchio. E quando nei Misteri, provvisti dal pensare libero dai sensi, essi abbandonavano il corpo fisico avendo così delle percezioni coscienti nel mondo spirituale, ciò era possibile soltanto perché si rimaneva ancora collegati con il corpo fisico mediante il sentire e il volere. Quando però sulla via dei Misteri si giungeva al punto da rendere liberi dal corpo fisico anche il sentire e soprattutto il volere, allora l’uomo nell’accedere al mondo spirituale non aveva più alcuna stabilità in sé e si dissolveva in esso come una singola goccia nell’oceano. Egli non era più in grado di mantenere in esso la sua individualità o la sua coscienza dell’io. Infatti, le forze di morte, [ossia i pensieri reali del nostro Io superiore che si specchiano come pensieri morti nel cervello fisico] di cui l’uomo aveva bisogno sulla Terra per la sua coscienza dell’io, egli non poteva portarle con sé nel mondo spirituale. Così il greco dopo la sua morte poté dimorare nel mondo spirituale solo con la coscienza attenuata e di conseguenza lo sperimentò ombroso» (ibidem, pag. 18 s. v.).  Prokofieff continua ponendo un’altra domanda, formulandola così: «Come si può rimanere un essere dotato dell’io anche dopo aver abbandonato nella morte il nostro corpo fisico»?

Egli risponde che sulla Terra, soltanto mediante la presenza del suo corpo fisico l’uomo raggiunge la piena coscienza dell’io, ciò che tuttavia, finché l’uomo pensa soltanto col suo cervello fisico è collegato alla forte sensazione che con la morte essa vada inevitabilmente perduta. Quando si entra nel mondo spirituale e in esso si vorrebbe raggiungere l’immortalità dell’anima (questo è sempre collegato con lo spegnersi del pensare corporeo) si sperimenta invece il continuo pericolo di perdere la coscienza dell’io individuale come accade nel Samadhi orientale. Sulla Terra, continua, si vive come uomo dotato di io senza la possibilità di portare con sé nel post mortem la propria coscienza dell’io per il fatto che le forze di morte che la producono non possono essere portate con sé nel mondo spirituale. E nel mondo spirituale la coscienza dell’io non si può sviluppare pienamente perché là mancano le forze di morte o corporee necessarie. Riassumendo questo problema, egli prosegue, esso appare inizialmente insolubile e può essere descritto così: sulla Terra, l’io esiste senza immortalità, mentre nel mondo spirituale accade l’opposto. Là vi è l’immortalità dell’anima, ma manca la coscienza dell’io. Questo fenomeno può essere interpretato da un’altra prospettiva: finché l’uomo risiede nel suo corpo fisico, le tre componenti animiche – pensare, sentire e volere – la cui unione costituisce nel mondo fisico il fondamento della sua coscienza dell’io, vengono mantenute unite proprio da questo corpo. Quando oltrepassa la soglia della morte, il pensare, il sentire e il volere si separano e rischierebbero di perdere completamente il loro collegamento – un processo paragonabile al dissolversi di una goccia nell’oceano – se non trovassero ora un nuovo sostegno, poiché il corpo fisico è stato abbandonato. Che cos’è, dunque, questo sostegno si chiede Sergej O. Prokofieff?

Egli risponde menzionando Rudolf Steiner, il quale ha parlato del fatto che l’umanità occidentale, già nel XIX secolo ha oltrepassato inconsciamente la soglia del mondo spirituale (vedi per esempio O.O. 233a, 12/01/1924).  Nel libro “Sedi di Mistero del Medioevo” dell’Opera Omnia, menzionata qui da Prokofieff, leggiamo appunto a pag. 78, che Aristotele, secondo Rudolf Steiner, sosteneva fermamente che nell’uomo “forma e materia” confluiscono: la materia è forma, la forma è materia. In quel tempo antico, Aristotele insegnava che, attraverso l’organo spirituale del Chakra frontale o terzo occhio, l’uomo percepiva tutto ciò che è materia, ossia la composizione del mondo vegetale. Invece, attraverso l’interno del sistema osseo, l’uomo apprendeva il modo in cui una pianta cresce e perché le sue foglie presentano questa o quella forma (…). Al tempo di Aristotele questa dottrina esisteva in tutta concretezza, e una traccia ne sopravvisse sino al XIX secolo, quando si raggiunse proprio il fondo dell’abisso in cui queste cose andarono perdute del tutto. Si aprì un baratro che si estese sino alla fine del XIX secolo, quando esse poterono venir riscoperte, essendosi iniziata l’epoca di Michele. Nel passare sopra quel baratro gli uomini attraversarono però realmente una soglia, e su quella soglia si trova un “Guardiano”. L’umanità non poté osservarlo in quel tempo stesso, mentre gli passava dinanzi, fra il 1842 e il 1879. Per la propria salvezza l’umanità deve però ora guardare indietro e riconoscere il guardiano. L’ignorarlo, continuando ciecamente a vivere nei secoli seguenti, condurrebbe infatti l’umanità all’estrema rovina (ibidem, pag. 78-79).  

Nell’attraversare quella soglia in modo incosciente vennero creati i presupposti per la scissione delle tre forze animiche esistenti nell’umanità. La conseguenza di ciò, continua Sergej O. Prokofieff, è che, nella nostra civiltà moderna, si mostrano sintomi collegati alla separazione delle tre forze dell’anima – pensare, sentire e volere. Tali fenomeni possono essere osservati con crescente frequenza nei sintomi più disparati di malattia e nella decadenza della civiltà esteriore contemporanea. Nel suo libro “L’Iniziazione” (O.O.10), Rudolf Steiner descrive come, attraverso una disciplina coerente, l’io dell’uomo possa essere rafforzato al punto da sviluppare le condizioni che gli permettano di non soccombere a questi sintomi di decadenza mantenendo l’unione tra pensare, sentire e volere. Nel corso dell’evoluzione superiore, egli continua, i fili che uniscono queste tre forze fondamentali vengono interrotti. (Effettivamente con l’evoluzione spirituale superiore il cervello dell’uomo, per esempio, si scinde in tre parti separate. La scissione è di genere tale che l’osservazione sensibile ordinaria non può percepirla, né gli strumenti materiali più perfezionati valgono a dimostrarla. Tuttavia, essa si verifica, e il chiaroveggente ha mezzi per osservarla. Il cervello del chiaroveggente superiore si scinde in tre entità indipendentemente attive: il cervello pensante, il cervello senziente e il cervello volitivo. Gli organi del pensare, sentire e volere si trovano allora completamente liberi l’uno dall’altro (ibidem, pag. 151). Se l’umanità accoglie la Scienza dello Spirito e mette in pratica gli insegnamenti suggeriti da Rudolf Steiner, può allora prendere coscienza del suo “doppio” (Doppelgänger)4 e incontrare il Guardiano della Soglia.5 In questo modo, l’uomo può conservare la consapevolezza del proprio io anche nell’esperienza post mortem. Se ora questa disciplina viene percorsa in modo sufficiente essa conduce appunto l’uomo [a superare un secondo ostacolo: un Guardiano più potente del primo] all’incontro con il Grande Guardiano della soglia6 e con ciò con il Cristo stesso (vedi O.O.13).

Collegno, maggio 2020

Agg. aprile 2025                                                                                            Antonio Coscia

Note Antroposofiche

1      Rudolf Steiner nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Suo padre Johannes Steiner, era impiegato delle Ferrovie Meridionale Austriache, per cui crebbe in un ambiente che stimolava alla prontezza e all’abilità nella vita pratica. Già presto, all’età di sette anni, gli era possibile «vedere e udire gli esseri» che stanno dietro al mondo naturale e che dovette in certo senso nascondere ai suoi coetanei e anche a persone adulte, poiché non sarebbe stato compreso.  Nel 1879 superò l’esame di maturità con lode. Nello stesso anno s’iscrisse all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, dove studierà fra l’altro biologia, chimica e fisica. Specialmente quest’ultima materia influenzerà profondamente la sua evoluzione interiore e, nello stesso tempo, lo porrà di fronte a difficili enigmi. Si mise in luce già come studente curando gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al ’97 collaborò all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar. Dal 1902 ebbe una più intensa attività come scrittore e conferenziere, di cui moltissime in questi anni sulla cristologia, cui dedicherà gran parte della sua vita e la sua uscita nel 1912-13, dalla Società Teosofica, a causa di un dissenso con la Presidentessa Annie Besant, la quale, sosteneva che un giovinetto indiano di nome Krishnamurti, fosse la reincarnazione del Cristo. Nel 1894 pubblica la “Filosofia della Libertà” (Edizione Antroposofica Milano), la più importante delle sue opere filosofiche ed anche la base per la successiva concezione del mondo. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Gli impulsi da lui dati nell’arte, nella scienza, nella medicina, nella religione, nella pedagogia e nell’agricoltura portarono a delle nascite di movimenti oggi sempre più diffusi nel mondo. Nel 1912-13 si distacca dalla Società teosofica e costituisce la Società antroposofica universale. A Dornach in (Svizzera), costruisce il primo Goetheanum di legno, un centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia il quale, in seguito, sarà poi bruciato da nemici dell’Antroposofia nella notte di S. Silvestro del 1922.  In seguito, Rudolf Steiner fa un modello di un secondo Goetheanum in cemento armato il quale, fu costruito dopo la sua morte avvenuta il 30 marzo 1925, esistente tuttora come centro di numerose attività antroposofiche cui, partecipano artisti e soci di tutto il mondo.

2     Sergej O. Prokofieff è stato uno dei più importanti allievi e discepoli di Rudolf Steiner, dedicando la maggior parte della sua vita alla divulgazione dell’Antroposofia e del cristianesimo-rosicruciano. Ha approfondito diverse tematiche antroposofiche attraverso la pubblicazione di numerosi libri, tra cui quelli sul mistero del Golgotha, sull’Io umano, su Michele e sull’essere dell’Antroposofia. Nato il 16 gennaio 1954 a Mosca, in Russia, è scomparso il 26 luglio 2014 a Dornach, in Svizzera. Ha studiato pittura e storia dell’arte presso l’Istituto Superiore d’Arte di Mosca e, per molti anni, ha svolto un’intensa attività di scrittore e conferenziere in tutto il mondo. Dalla Pasqua del 2001 è stato membro della Presidenza della Società Antroposofica Universale presso il Goetheanum di Dornach, in Svizzera.

3    La coscienza dell’io umano ha iniziato a manifestarsi soltanto nel quarto periodo di cultura greco-romano. Infatti, prima dell’evento del Cristo, la coscienza umana non era ancora presente nell’uomo come nello stato attuale; essa si manifestava attraverso una coscienza chiaroveggente ottusa che possedevano ancora i popoli antichi quali i Greci e i Romani. Mentre nell’uomo attuale il rimorso per aver compiuto una cattiva azione è accompagnato da un disagio interiore o dalla sofferenza animica per ciò che di male ha compiuto, nei Greci e nei Romani antichi si presentava loro un’immagine astrale esteriore terrificante che terrorizzava e perseguitava chi si era reso colpevole di un’azione malvagia. Queste immagini spettrali erano temute e conosciute dai Greci col nome di «Erinni» e presso i Romani col nome di «Furie». Col passare dei secoli, insieme alla scomparsa della chiaroveggenza ottusa dell’umanità, anche queste immagini spettrali scomparvero, lasciando il posto alla «voce della coscienza». Questa voce, simile a un giudice severo, cominciò a manifestarsi dal profondo umano, giudicando e rimproverando quelle azioni scriteriate, mettendo l’uomo di fronte alla sua responsabilità morale. La coscienza cominciò a manifestarsi in concomitanza dell’evento del Golgotha, tramite l’Impulso dell’Io-Cristo, scaturito dall’incarnazione dell’altissima Entità solare nel corpo di Gesù di Nazareth. Questa coscienza dell’io nasce durante lo sviluppo dell’anima razionale, come primo impulso dello sviluppo del pensiero o dell’anima razionale o affettiva. Con l’avvento dello sviluppo dell’anima cosciente (circa 1413), il pensiero umano continuò a rafforzarsi in modo crescente. Cosicché l’uomo divenne sempre più un essere autonomo, svincolandosi sempre più dai dogmi della Chiesa romana, fino a scoprire attraverso Cartesio (con il suo celebre aforisma, «Cogito ergo sum» – «Penso, dunque, sono») che i pensieri non provenivano da Dio, ma dalla stessa facoltà animica interiore dell’io pensante. In realtà però, la coscienza dell’io nasce dalle tre facoltà umane insite nell’anima umana, ovvero il pensare, il sentire e il volere, giacché nell’uomo agiscono come unità grazie al corpo fisico. Infatti, di notte, quando il corpo astrale e l’io umano lasciano indietro a giacere nel letto, il corpo fisico e il corpo eterico, la coscienza dell’io cade nell’oblio; essa come d’incanto ritorna al mattino quando appunto il corpo astrale e l’io, compenetrano di nuovo i due corpi dell’uomo. La coscienza dell’io può sussistere e continuare a esistere, sia di notte che, quando attraversiamo la porta della morte, soltanto come spiegato in questo articolo sul libro di Sergej O. Prokofieff: “Che cos’è l’Antroposofia”.

5     Il Guardiano della Soglia è un Entità astrale, il quale rappresenta la sintesi di tutte le nostre imperfezioni negative accumulate nelle diverse incarnazioni che l’io inferiore non è riuscito a purificare e a trasformare in qualità superiori animiche; è come guardarci nello specchio e vedere la nostra immagine riflessa, ma contenente in sé, tutte le nostre imperfezioni morali, per cui l’immagine che ci ritorna è difficile da sostenere in quanto di una bruttezza terrificante. Ciò che ci si ripresenta è il nostro karma negativo oggettivato dal nostro Sé spirituale che assume la nostra figura umana imperfetta.  il quale ci impedisce di entrare nel mondo spirituale fino a quando non ci reputa maturo. Noi lo incontriamo ogni sera quando ci addormentiamo e ogni mattino quando ci svegliamo, ma ci viene evitato dal nostro spirito guida di fare il suo incontro terrificante dal quale verremmo sconvolti. La figura del Guardiano della Soglia è come dire una sorta di io superiore che si riveste di tutte le nostre imperfezioni in modo da farci capire quanto ancora dobbiamo lavorare su noi stessi, prima di entrare in modo cosciente nel mondo spirituale, dal quale verremmo respinti e potremmo entrare con delle gravi conseguenze psichiche nel nostro corpo fisico.

6   Il grande Guardiano della Soglia è un Entità astrale ancora più terrificante del piccolo Guardiano della Soglia che l’uomo incontra durante il discepolato. Quando il discepolo sia arrivato al punto di purificare il piccolo Guardiano della Soglia gli viene concesso di lavorare per il bene dell’umanità oppure di entrare nel consesso divino senza più sottostare alla legge della reincarnazione. Egli allora se decide di entrare nel mondo spirituale deve incontrare e superare il Grande Guardiano della Soglia che è il Cristo stesso che gli appare in una figura immaginativa riflessa terrificante.

7   Il Fantoma o fantòma (Phantom) è il nostro vero corpo fisico che è costituito essenzialmente di calore, di forze di calore che attraggono la materia fisica che forma il nostro corpo umano. Se immaginiamo di togliere da noi tutta la sostanza solida o fisica, tutta la sostanza di acqua e tutta la sostanza di aria, resterebbe in noi soltanto la sostanza di calore, ossia un uomo di calore, il quale è il nostro vero corpo fisico di calore formato dalle forze saturnie concessaci dagli Spiriti della Volontà, cioè i Troni. È la nostra parte corporea più perfetta alla quale i Troni e altre gerarchie superiori, hanno lavorato al suo perfezionamento spirituale-animico-corporeo, durante l’evolversi dei quattro stati di coscienza planetari susseguitesi nell’arco di quattro “eoni cosmici” e che la Scienza dello Spirito chiama: “Saturno, Sole, Luna e Terra”.  Alla venuta del Cristo il fantòma umano, cioè il corpo di calore insieme al corpo eterico e quello astrale, erano ormai consunti, arrivati, cioè a una condizione tragica di logoramento e di disequilibrio animico cui si manifestavano attraverso malattie molto gravi come la “lebbra”. Ciò era la causa sia del peccato originale dovuto alla tentazione di Lucifero, sia al troppo egoismo che afferrava le anime svuotate dallo spirito cosmico e dalla “Bat Kol” (la voce divina) che non si manifestava più attraverso i Profeta ebraici, né tantomeno tramite la falsa religiosità dei sacerdoti “farisei”. Il Cristo nei suoi tre anni vissuto in Gesù di Nazareth poté ripristinare completamente il fantòma originario di Saturno, dal quale nella discesa e risalita attraverso i vari strati della Terra, creò nella sfera del “frangimento”, un nuovo fantòma o corpo spirituale (corpo di resurrezione). L‘uomo che accolga in sé il Cristo come spiegato dalla Scienza dello Spirito, può accogliere in sé non solo il fantòma di Gesù di Nazareth (il quale secondo la legge dell’economia spirituale può essere moltiplicato all’infinito) ma anche il corpo di resurrezione con cui può mantenere la sua coscienza dell’io anche dopo la morte fisica. (Vedi anche la nota 6 e la nota 9 dell’articolo “Il corpo incorruttibile e il corpo di resurrezione” sul blog, “Pensieri Antroposofici dell’Anima”).     

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