
Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme – Defendente Ferrari
«Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te …Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo … Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio … E l’angelo partì da lei» (Luca, 1, 26-38).
8. Le Grandi Divinità Avatariche III
La credenza religiosa popolare ritiene che Gesù di Nazareth e il Cristo – o l’Io Sono, il secondo aspetto generato dalla Trinità Divina – siano la medesima Persona divina fattasi uomo, che ha attraversato l’esperienza della crocifissione sul Golgota, nei pressi di Gerusalemme. Secondo la Scienza dello Spirito, fondata da Rudolf Steiner – uno dei più alti Iniziati chiaroveggenti, Maestro di saggezza e dell’armonia dei sentimenti – queste due Entità, una divina e l’altra umana, sono completamente distinte e provengono da due sfere gerarchiche differenti del mondo dello Spirito cosmico. Per rispondere alla domanda posta nell’articolo precedente – ovvero: “Chi sono queste due Entità che hanno cambiato radicalmente il corso della storia passata, presente e futura del mondo? Chi sono coloro che hanno impresso una svolta decisiva nella realizzazione della meta umana, attraverso quell’atto misterico compiuto due millenni or sono presso Gerusalemme, sulla croce del Golgota?” – è necessario imparare a distinguere, innanzitutto, l’Essere Individuale divino del Cristo dalla personalità umana di Gesù di Nazareth. In altre parole, dobbiamo saper discernere tra la “Personalità” e il vero nucleo dell’essere umano: l’Individualità umana e l’Individualità divina che si manifestarono nell’uomo Gesù di Nazareth. Il vero essere dell’uomo – ciò che comunemente chiamiamo “io” o coscienza dell’io – non coincide con il nostro autentico Io reale. Quello che definiamo “io”, ovvero la Personalità umana, è in realtà un “io” riflesso. Il nostro vero Io, la nostra “Individualità superiore”, è l’Io umano o “Immagine” umano-divina, creata dagli Spiriti della Forma, gli Elohim solari.
Nella Bibbia troviamo questo aspetto della creazione dell’uomo nelle parole degli Elohim nel primo capitolo, dove è scritto: «E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza … Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”» (Genesi 1,26-27).
Per creare l’uomo, gli Elohim devono unirsi in un’unità spirituale superiore – come citato negli articoli precedenti – dalla quale nasce un’Entità spirituale superiore, definita Elohimità, affinché sia possibile generare un essere umano individualmente libero e autonomo. Abbiamo detto che, in tal modo, gli Elohim possono elevarsi fino alla regione spirituale della “Parola” creatrice, o Logos divino, accogliendo una parte del fuoco divino proveniente dalla Trinità creatrice universale: una “Scintilla divina”, ovvero un “Io” divino, che costituisce il vero nucleo superiore della nostra anima divina, e che chiamiamo “Vero Io”. Vogliamo tralasciare, per il momento, questo terzo aspetto spirituale dell’uomo superiore, e soffermarci invece sulla nostra Individualità umana superiore, creata dal fuoco creatore degli Elohim solari. Essa rappresenta una parte più bassa della loro costituzione settemplice, ed è ciò che definiamo come il nostro secondo “Io” umano, o Individualità superiore. Per meglio dire, ogni essere o Entità divina individuale appartenente alle gerarchie superiori è costituito – come già accennato nell’articolo precedente – in modo analogo alla costituzione umana settemplice, ossia da sette elementi corporei.
Tuttavia, come menzionato, i loro corpi – diversamente da quelli umani – sono corpi cosmici e macrocosmici: il corpo di un Elohim si espande infatti su tutto il pianeta astrale in cui è incorporato. Il corpo più basso degli Spiriti della Forma, o Elohim solari, all’inizio dell’evoluzione terrestre era l’Io. Essi possedevano poi un secondo corpo, un terzo e così via … Questo è l’Io superiore che gli Elohim donarono all’uomo durante l’Epoca Lemurica, come descritto nella Bibbia, ma in modo velato per i profani. È questo Io superiore, o Individualità umana, che si incarna in ogni nostra vita terrena. Tuttavia, esso non discende direttamente sul piano fisico in un corpo di carne: rimane nel mondo spirituale, da dove – per così dire – invia un suo riflesso nel corpo astrale umano inferiore, predisposto dai genitori terreni. Possiamo immaginare il nostro Io superiore come un essere posto davanti a uno specchio: la sua immagine si riflette nello specchio terreno – ovvero nel corpo astrale o anima umana inferiore. Tuttavia, poiché il nostro corpo astrale e il nostro corpo eterico sono oscurati dalle forze luciferiche e arimaniche, l’immagine riflessa risulta imperfetta. Di conseguenza, anche il nostro io terreno appare imperfetto. Da qui nasce il compito dell’io inferiore: purificare la propria anima dalle forze di contrasto luciferiche e arimaniche, al fine di potersi unire, in una superiore unità, con la sua immagine archetipica, ovvero con il proprio Io superiore.
Gesù di Nazareth – o, più precisamente, la sua Entelechia, ovvero l’Individualità superiore – cela, come ci rivela la Scienza dello Spirito o antroposofia, uno dei più alti Iniziati cristiani della Terra: Zarathustra, vissuto circa 7000 anni fa, nel secondo periodo di cultura paleo-persiano. Questa grande Individualità, attraverso un lungo cammino di purificazione e di elevazione interiore, innalzò la propria anima fino a vertiginose altezze dello Spirito cosmico, rendendosi così degna di accogliere il grande Spirito solare: l’Io Sono, ovvero il Cristo.
Ma ciò non bastava, poiché, per quanto elevata fosse la sua anima, non avrebbe potuto accogliere il Dio solare senza perdere la propria vita a causa del fuoco spirituale del Vero Io del Cristo. Fu dunque necessario che le guide religiose “Essene”21 predisponessero due coppie con lo stesso nome – Giuseppe e Maria – entrambe discendenti dal re Davide, ma attraverso due genealogie differenti: una regale e una sacerdotale. Queste due genealogie sono menzionate nei Vangeli di Matteo e di Luca. Nel Vangelo di Matteo si parla di una coppia originaria di Betlemme: Maria e Giuseppe, discendenti dal re Salomone, figlio di Davide. Questa coppia, residente in una casa di Betlemme, dà alla luce un bambino al quale viene dato il nome Gesù. In concomitanza con la nascita di Gesù di Betlemme, appare nel cielo una particolare configurazione astrale: la congiunzione dei pianeti Giove e Saturno. I Magi dell’Oriente22 conoscendo il significato spirituale di questa congiunzione – che, secondo la Scienza dello Spirito, erano antichi discepoli di Zarathustra, conosciuto nella loro vita precedente – giungono a omaggiare il bambino Gesù, il loro antico Maestro, portando doni: Oro, Incenso e Mirra. Questi doni rappresentano le tre forze dell’anima nel cammino iniziatico di purificazione: il Pensare, il Sentire e il Volere, secondo l’antico insegnamento trasmesso da Zarathustra. Questa coppia di genitori, Maria e Giuseppe, sarà poi costretta a fuggire in Egitto a causa della persecuzione di Erode, che intende uccidere il bambino. In questo bambino si manifesta dunque la più alta sapienza del “Maestro Gesù” – nome che assumerà dopo l’evento del Golgota – che possa mai essere sviluppata nell’ambito dell’evoluzione terrestre. Egli rappresenta il culmine dell’evoluzione dell’anima umana, preparata attraverso molteplici incarnazioni e purificazioni, fino a divenire ricettacolo degno del grande Spirito solare, il Cristo. (vedi Vangelo di Matteo, O.O. 123).
Nel Vangelo di Luca si parla di una coppia originaria di Nazareth: Maria e Giuseppe, anch’essi discendenti della casa di Davide, ma risalenti al secondo figlio di Davide, il sacerdote Natan (o Nathan). Essi si recano a Betlemme per il censimento voluto da Quirinio, governatore romano della Siria. Non trovando posto nella locanda, vengono – per così dire – alloggiati in un luogo dove solitamente si tenevano gli animali. Qui Maria partorisce nel luogo più intimo e riparato che potesse trovarsi in quel momento, nel pieno del travaglio causato dalle circostanze del censimento. Nasce così il bambino, al quale danno il nome Gesù. 23 Essendo maschio, Maria deve sottostare alla legge ebraica, secondo la quale la partoriente deve osservare un periodo di quarantena per la purificazione, prima di presentare il bambino al Tempio di Gerusalemme. Solo dopo questo rito, la famiglia fa ritorno a Nazareth. La domanda che sorge è: chi è questo bambino che viene chiamato “Figlio di Dio” nel Vangelo di Luca? Luca afferma la verginità di Maria, sottolineando che ella non ebbe rapporti carnali con Giuseppe, ma concepì per adombramento – un intervento misterioso dello Spirito Santo, che rientra nei misteri iniziatici ebraici, e che non può essere compreso con gli strumenti della conoscenza ordinaria. Secondo la Scienza dello Spirito, grazie alla visione chiaroveggente di Rudolf Steiner, che poteva leggere i fatti accaduti in Palestina prima e dopo l’evento del Golgota, si tratta dell’anima celeste di Adamo24: l’archetipo dell’umanità, salvato dagli Dei e trattenuto nella “Loggia Madre solare”, sotto la protezione dell’Arcangelo Michele.
Quest’anima adamitica, o Io superiore, rappresenta l’archetipo originario dell’Io umano donato dagli Elohim solari, preservato dagli Dei prima della tentazione di Lucifero.25 Per esprimere meglio questo mistero, possiamo dire che dal corpo astrale (anima) di Adamo, proveniente dall’evoluzione cosmica dei tre stati di coscienza antichi di Saturno, Sole e Luna (vedi la nota 1 degli articoli precedenti), venne separata una parte: un’anima sorella non oscurata da Lucifero, entro la quale gli Dei solari fecero gocciolare il loro fuoco divino dell’Io. È questo “Io” o, Individualità archetipica superiore che si incarna per la prima volta attraverso la vergine Maria di Nazareth, tramite il mistero del Tempio, dove una coppia veniva fatta dormire e, durante il sonno, i sacerdoti operavano nel corpo eterico della coppia, generando la gravidanza della donna senza l’atto sessuale. Questo Io, o anima adamitica – talvolta chiamata nel Vangelo di Luca “anima natanica”, in quanto discendente del sacerdote Natan – può essere considerata come una sfera vuota, priva di esperienza diretta del mondo fisico terrestre. È un’anima pura colma di infinito amore, ma ancora priva di sviluppo sul piano del pensiero razionale umano, così come si è evoluto sulla Terra. Per questo motivo, le guide essene ebraiche predisposero due coppie discendenti dal re Davide – il quale riassumeva in sé l’antico potere messianico del re-sacerdote Melchisedec26, sommo sacerdote del Dio Altissimo El Elyōn27 di Gerusalemme – al fine di preparare un nuovo Messia che potesse incarnare entrambi i poteri messianici: quello regale e quello sacerdotale. Solo un essere che racchiudesse in sé questa duplice eredità spirituale avrebbe potuto accogliere il Logos solare, l’Io Sono, il Cristo, senza essere consumato dal fuoco divino del suo Vero Io.
La missione dei Bodhisattva dell’Oriente e del popolo ebraico antico fu quella di preparare la discesa del Cristo, il più grande Avatar della storia antica, moderna e futura dell’umanità, colui che ha compiuto l’atto supremo di incarnazione sul piano fisico terrestre. Questa discesa fu resa possibile grazie all’aiuto del Maestro Gesù – identificato con Zarathustra, l’Entità più evoluta della Terra e dell’ebraismo antico – che offrì la sua Individualità o il proprio Io superiore per sostenere il processo di incarnazione. Il Cristo poté così incorporarsi in uno degli uomini più puri dell’umanità: Gesù di Nazareth, l’archetipo umano, il Messia preparato dalle gerarchie spirituali superiori e dalla corrente spirituale degli “Esseni” per accogliere il Logos solare. Egli doveva essere in grado di sopportare e superare, prima, l’incorporazione del Dio solare nel corpo astrale, e successivamente la sua discesa fino al corpo fisico – che avvenne nel “Giardino di Getsemani”. Questo evento si realizzò realmente due millenni or sono in Gesù di Nazareth, attraverso un procedimento misterioso e straordinariamente complesso – di cui ho già trattato ampiamente in alcuni articoli apparsi nel blog Pensieri Antroposofici dell’Anima, sotto il titolo: “Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo”. Qui possiamo solo accennarvi, per non allontanarci troppo dal nostro tema sull’Assoluto e da questo capitolo sulle “Grandi Divinità Avatariche”.
Nell’Antico Testamento, il profeta Zaccaria, sotto l’ispirazione di un Angelo, profetizza la venuta di due Messia, che nella visione appaiono come “due ulivi”. Da questi, dice il profeta, nascerà un germoglio che unirà in sé le due correnti messianiche: la corrente regale e la corrente sacerdotale (Zaccaria 4,3–11 e 6,12). Questo evento si realizzò realmente quando, dopo il ritorno dall’Egitto, la coppia Maria e Giuseppe – ispirati da un Angelo durante il sonno notturno – non tornarono al loro paese d’origine, Betlemme, ma si stabilirono a Nazareth, dove fecero amicizia con l’altra coppia, anch’essa chiamata Maria e Giuseppe, nativi di Nazareth. I due bambini Gesù – uno discendente da Salomone (regale), l’altro da Natan (sacerdotale) – diventarono sempre più amici, legati da un’amicizia profonda e da un amore puro l’uno per l’altro. Fino a che l’Individualità o Entelechia superiore di Zarathustra, sacrificando il proprio corpo fisico, si trasferì nell’anima – o meglio, nella sfera vuota dell’Io archetipico – del Gesù natanico o adamitico. Duemila anni fa, ciò era possibile perché l’interiorità animica dell’essere umano era ancora diversa da quella odierna: più fluida, più permeabile alle azioni delle entità spirituali superiori. Questo trasferimento nell’anima dell’altro bambino Gesù non va immaginato come una possessione, ma come un atto sacrificale e cosmico compiuto da Zarathustra, il grande iniziato solare. Egli, rinunciando alla propria individualità incarnata, rese possibili la preparazione del corpo, dell’anima e dello spirito di Gesù di Nazareth, affinché potesse accogliere il Cristo, il Logos solare. Fu un gesto di donazione spirituale, non di invasione: un passaggio di forza e saggezza che permise all’Io archetipico adamitico – puro, ma ancora privo di esperienza terrestre – di essere sostenuto e formato interiormente. Così, il corpo fisico, il corpo astrale e le anime inferiori di Gesù vennero perfezionate per divenire il tempio vivente del Cristo.
Questo evento è descritto in modo velato nel passo evangelico in cui i genitori della coppia nativa di Betlemme ritrovano Gesù dodicenne dopo tre giorni nel Tempio di Gerusalemme, mentre intrattiene i dottori della Legge (Luca 2,41–50). In quel momento, è l’Io superiore di Zarathustra che ispira al bambino la conoscenza profonda della Legge mosaica, rivelata a Mosè, il quale – insieme al grande Ermete, fondatore della civiltà egizia – era stato discepolo dello stesso Zarathustra in epoche precedenti. Zarathustra, infatti, preparò il bambino Gesù natanico perfezionando i suoi elementi corporei interiori nel corso di diciotto anni: il corpo senziente (o corpo astrale), l’anima senziente e l’anima razionale o affettiva. A trent’anni, nel momento del Battesimo nel Giordano, Zarathustra compie un secondo sacrificio: dopo aver formato e purificato l’anima e l’Io superiore di Gesù di Nazareth secondo i misteri superiori dell’ebraismo, egli lascia quel corpo – ormai plasmato e perfezionato – al grande Spirito solare, affinché il Cristo possa prenderne dimora e compiere la Sua grande missione nei confronti della Terra e per la salvezza dell’intera umanità. (8. Continua)
Collegno, ottobre 2025 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
21 Gli Esseni erano delle piccole comunità spirituali sparsi un po’ dappertutto nella Palestina. Il Maestro degli esseni era Jeshu Ben Pandira, il quale nacque in Palestina intorno all’anno 120 a.C. sotto il regno di Giovanni Ircano. Era figlio di una concubina chiamata Miriam (Maria) la quale di professione faceva la Pettinatrice che lo aveva partorito illegittimamente per cui, le costò secondo la pena di adulterio, la condanna a una morte atroce. Jeshu ben Pandira era discepolo di un Maestro dell’ordine dei Farisei che era chiamato Rabbi Josua ben Perachia con il quale entrò in contrasto, ciò che gli costò poi dopo, il motivo di condanna a morte da un fanatismo inquisitorio per blasfemia ed eresia, dove fu prima lapidato e poi impiccato a un albero per aggiungere lo scherno alla pena. Egli aveva cinque discepoli di nome: “Matthai, Naki, Nezer, Buni e Toda” Tramite il discepolo Matthai fluì la corrente esoterica dell’essenismo cui fu possibile a Matteo – discepolo di Gesù di Nazareth – descrivere nel suo Vangelo, la genealogia di Gesù e tutti i fatti spirituali accaduti duranti i tre anni della vita del Cristo in Palestina fino al sacrificio sulla croce del Golgotha. Dal discepolo Nezer derivò la colonia essena di Nazareth ove fu possibile preparare e formare il pensiero spirituale dei due bambini Gesù. Egli fu il primo uomo evoluto ispirato dal Bodhisattva Maitreya – successore del Buddha Gautama – il nuovo Bodhisattva il cui compito fu di preparare una corrente precristiana tramite le due correnti spirituali degli “Esseni e i Terapeuti” nell’ambito della religione ebraica antica.
22 I Magi dell’Oriente furono tre antichi discepoli di Zarathustra, i cui nomi, secondo Sergej O. Prokofieff – uno dei più evoluti discepoli di Rudolf Steiner – sono: Mosè, il fondatore dell’antico ebraismo; Daniele, uno dei più elevati profeti ebrei, vissuto intorno al VI secolo a.C., durante la deportazione a Babilonia dei Giudei di Gerusalemme e del Regno di Giuda al tempo di Nabucodonosor II; ed Ermete Trismegisto, fondatore della religione egizia.
23 La nascita di questo secondo bambino Gesù non avviene nello stesso momento della nascita dell’altro bambino Gesù, i cui genitori sono originari di Betlemme. Essa ha luogo alcuni mesi dopo la fine della strage degli innocenti, ordinata da Erode il Grande tra il 6 e il 4 a.C. La morte di Erode il Grande avvenne nel 4 a.C., e proprio per questo le due nascite dei due bambini Gesù generano discrepanze tra il Vangelo di Matteo e quello di Luca, alimentando diverse interpretazioni tra gli esegeti storici.
24 Dobbiamo immaginare che ad Adamo – proveniente dai tre stati di coscienza cosmici di Saturno, Sole e Luna – gli Dei trattengano o separino una parte del corpo astrale, o anima-animale, poiché egli non ha ancora ricevuto l’Io, ovvero una scintilla del fuoco divino creatore. Questo corpo astrale, che gli Dei preservano, è un elemento puro – sebbene ancora in uno stato istintivo – al quale, solo dopo la tentazione di Adamo da parte di Lucifero, essi fanno gocciolare una porzione del loro corpo più basso: l’Io. Tale evento si colloca nell’evoluzione dell’Epoca Lemurica, l’epoca paradisiaca in cui, secondo la narrazione biblica, Adamo viene tentato da Lucifero. Durante la successiva Epoca Atlantica, al primo Adamo venne sottratta anche una parte del corpo eterico – precisamente l’etere del suono e l’etere della vita – per evitare che Arimane potesse acquisire un potere eccessivo. Anche questi due elementi del corpo eterico furono custoditi nella “Loggia Madre”. Nel secondo Adamo celeste, dunque, possiamo riconoscere un essere completamente puro, costituito da un corpo fisico originario di calore, da un corpo eterico (composto da etere di luce, etere del suono e etere della vita), da un corpo astrale purificato e da un Io colmo dell’amore dei creatori solari. Per questo, è necessario che in quest’anima pura venga riversata tutta la saggezza terrestre, affinché possa congiungersi con la saggezza celeste del Cristo e introdurre così, nell’evoluzione umana, la “Dottrina dell’amore e della saggezza” del vero cristianesimo.
26 Vedi la nota 27
27 Ēl Elyōn è una divinità poco conosciuta nel mondo veterotestamentario. Viene menzionato in diverse parti dell’Antico Testamento, ma mai con quella chiarezza che permetta di comprendere con certezza a quale gerarchia divina o spirituale appartenga. Possiamo tuttavia ipotizzare che si tratti di una divinità pre-jahvistica, esistente prima della religione ebraica, venerata da diversi popoli semiti. Secondo la Scienza antroposofica, la sua origine risale alla formazione della quinta razza radice bianca di Atlantide. Ēl Elyōn appare nel capitolo 14, versetto 20 della Genesi, dove incontra Abramo e gli offre pane e vino – simboli del cristianesimo solare – in cambio di un decimo del bottino di guerra. In realtà, il significato profondo di questo passo, che possiamo intuire attraverso la visione antroposofica, è che Abramo, patriarca e capostipite del popolo ebraico, proveniente dalla corrente lunare dell’Eloah Jahvè, viene iniziato alla corrente solare del Dio Altissimo Ēl Elyōn (o El-Eljon), dietro cui si cela l’Io Sono Io Sono, ovvero il Cristo. Melchisedek, figura enigmatica e sacra, è l’altissimo iniziato e discepolo del Cristo dei misteri solari dell’Oracolo del Sole di Atlantide, dietro cui si cela Noè, il Manu divino. Dopo l’inabissamento del continente atlantico, Noè guida il popolo semita verso oriente, dove avrà inizio la nuova quinta Epoca Postatlantica, articolata nello sviluppo dei sette periodi di civiltà o di cultura. Il popolo ebraico parteciperà allo sviluppo del terzo periodo, quello egizio-caldaico. Abramo viene dunque scelto e iniziato dal Manu divino per una sua peculiare caratteristica: la ghiandola pineale, formatrice del pensiero umano. In quanto capostipite, egli è destinato a generare un popolo capace di preparare un corpo fisico e un corpo eterico adeguati alla venuta dell’Altissimo Dio solare, l’Io cosmico, affinché possa incarnarsi in un uomo e formare un archetipo umano per lo sviluppo della “coscienza dell’Io” in ogni essere umano.
