Il  Presepe  quale mistero dell’Archetipo umano II

Part. di Gesù tra i dottori di Defendente Ferrari

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« “Non basta che voi doniate solo a coloro dai quali sapete per certo che riceverete restituzione; questo lo fanno pure i peccatori” (Luca 6,33-34). Quando essi danno sapendo di poter riavere ciò che hanno dato, non agiscono ancora per sovrabbondanza d’amore. Soltanto quando voi donate sapendo bene che non vi sarà restituito, allora lo fate per vero amore; e questo è l’amore che non avvolge e non racchiude l’io in se stesso, ma che dall’io si sprigiona come una forza che fluisce dall’uomo. Nei modi più diversi il Cristo ci insegna come l’io esuberante debba traboccare, come debba attuarsi nel mondo la sovrabbondanza dell’io, l’amore che prorompe per virtù propria.» (Il Vangelo di Luca, p. 172) Rudolf Steiner

2. I due bambini Gesù

Ritornando al presepe, che abbiamo definito una rappresentazione immaginativa e plastica di un fatto mistico reale – poiché il cristianesimo non può essere provato come semplice evento storico, ma solo come realtà mistica accessibile a un chiaroveggente tramite la lettura dell’Akasha8, la memoria universale – esso rimanda a un avvenimento accaduto all’inizio del primo millennio. Questo evento segnò, nell’intero corso della storia e dell’evoluzione umana, il momento più importante di tutta l’evoluzione terrestre e della vita dell’uomo: la nascita dell’Archetipo umano, il “Figlio di Dio”, nel bambino di Nazareth menzionato dal Vangelo di Luca. Solo attraverso questa nascita divenne possibile che un uomo terreno potesse accogliere ed essere compenetrato dall’Altissima Entità solare del Cristo. Nessun uomo, per quanto evoluto, sarebbe infatti in grado di accogliere in sé l’Altissimo Dio solare senza che ciò comporti inesorabilmente la perdita della propria vita. Perché tale evento potesse realizzarsi in un essere umano, fu necessario preparare –  tramite la collaborazione della corrente degli Esseni e di altissimi iniziati dei misteri solari – la nascita di un altro bambino, che racchiudesse in sé la più alta sapienza terrena sviluppata attraverso i millenni della storia umana, in numerose incarnazioni e iniziazioni nell’ambito dei misteri occulti solari, risalenti fino all’epoca atlantica e diretti dal “Manu” divino Melchisedec.9

Questo bambino nacque, secondo il Vangelo di Matteo, nella città di Betlemme ed era, secondo Rudolf Steiner, la reincarnazione di uno dei più elevati iniziati solari di tutti i tempi: Zarathustra o Zoroastro. Si tratta dell’antichissimo e primo Zarathustra, re-sacerdote di “Aura Mazdao” – l’aura celeste del Sole, dietro la quale operava l’Altissima Entità solare del Cristo – vissuto circa 7000 anni fa, quando il Sole sorgeva all’equinozio di primavera sotto il segno dei Gemelli, guida del popolo Proto-Persiano.10 Egli s’incarnò all’inizio del primo millennio tramite la coppia di genitori Maria e Giuseppe, nativi di Betlemme e discendenti della linea regale del re Salomone, figlio di Davide. Matteo narra nel suo Vangelo che il bambino nacque in una casa di Betlemme di Giudea, dove fu trovato dai tre Magi provenienti dall’Oriente – Melchiorre, Baldassarre e Gaspare –  i quali avevano presagito l’incarnazione del loro maestro in Palestina seguendo il movimento di una stella che brillava luminosissima nel cielo, incamminandosi verso il luogo in cui sarebbe nato il bambino. In realtà, essi erano i tre re-sacerdoti, astrologi e veggenti zoroastriani che, interpretando il movimento delle stelle e il congiungimento dei pianeti Saturno e Giove avvenuto in quel periodo, intuirono chiaroveggentemente che il loro maestro Zarathustra o Zoroastro – conosciuto nella loro vita precedente durante il periodo babilonese (circa VI secolo a.C.) – si sarebbe incarnato in un paese della Giudea, precisamente a Betlemme, da una coppia di genitori discendenti della stirpe di Davide. L’evangelista Matteo scrive che i Magi furono guidati da una “stella”, grazie alla quale trovarono il bambino in una casa di Betlemme, e non in una stalla come invece riportato dal Vangelo di Luca, dove poco dopo giungono i pastori del luogo, avvisati da un Angelo. I Magi, giunti a un altissimo grado iniziatico e veri maghi dello spirito, seppero riconoscere attraverso i segni esteriori planetari e la loro visione interiore l’imminente discesa e incarnazione fisica del loro Maestro in una coppia di genitori discendenti del re Davide. Trovatolo in una casa della città di Betlemme, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra11, cioè i simboli dei poteri spirituali conseguiti attraverso lo sviluppo delle sue facoltà  animiche del pensare, sentire e volere, che facevano di Zarathustra uno dei più alti Iniziati solari e discepolo del Cristo.

Nel Vangelo di Luca invece, come abbiamo citato, si parla di un altro bambino anch’esso di nome Gesù che nasce da genitori anch’essi della stessa stirpe di Davide aventi lo stesso nome di Giuseppe e Maria ma, nativi di Nazareth, una piccola comunità sparsa sui monti della Galilea. I quali salgono a Betlemme per il censimento durante il quale, Maria essendo incinta, partorisce il bambino in una stalla adiacente alla locanda presso la quale non avevano trovato posto per la notte. Non dobbiamo affatto meravigliarci che in quel periodo possano essere nati due bambini Gesù (secondo Rudolf Steiner a distanza di alcuni mesi uno dall’altro) da due coppie con lo stesso nome Maria e Giuseppe, e discendenti della stessa linea regale di Davide. Nella gnosi mistica dell’esoterismo ebraico antico testamentario, erano in fondo attesi due messia12 dalle due correnti messianiche separatosi dal re Davide alla sua morte e rappresentate dai suoi due figli, cioè dal re Salomone e dal sacerdote Nathan, suo fratello. Queste due correnti antiche, risalenti a Davide e, prima di lui, al re-sacerdote Melchisedec, furono fatte scorrere nei discendenti regali e sacerdotali che si susseguirono nel popolo ebraico antico. Esse vennero preparate nell’ambito dei misteri ebraici e poi congiunte dai sacerdoti di Gerusalemme e dai Maestri esseni nei discendenti delle due coppie ebraiche: una nativa di Betlemme, portatrice della discendenza regale salomonica, e l’altra nativa di Nazareth, portatrice della discendenza sacerdotale natanica. Da queste due linee nacquero i due bambini Gesù.

Rudolf Steiner, attraverso la Scienza dello Spirito, ci comunica che all’età di dodici anni l’Io di Zarathustra abbandonò l’anima del bambino Gesù del Vangelo di Matteo e s’incorporò nell’anima dell’altro bambino Gesù del Vangelo di Luca: il Figlio di Dio, l’Archetipo dell’umanità nato dalla vergine di Nazareth. È un concetto difficile da comprendere per chi non ha una preparazione antroposofica, ma anticamente ciò era possibile ad anime altamente evolute. Dobbiamo quindi immaginare che da quel momento rimase in vita un solo bambino, molto particolare, di nome Gesù di Nazareth. Egli albergava in sé, per così dire, due Io umani, due individualità profondamente diverse: da un lato l’Io di Zarathustra, un’Individualità altamente evoluta che aveva attraversato molte incarnazioni terrestri, acquisendo un’altissima saggezza cosmico-terrestre; dall’altro l’Io di Gesù di Nazareth, che, quale Archetipo divino, appariva alla chiaroveggenza di Rudolf Steiner come una sfera vuota, poiché non si era mai incarnato sulla Terra e non possedeva alcuna esperienza terrena, ma soltanto un immenso amore cosmico-umano. Grazie al sacrificio di Zarathustra, le due correnti messianiche si unirono in un unico bambino, che divenne il nuovo re-sacerdote del Dio Altissimo, simile a Melchisedec. Egli venne preparato dai sacerdoti esseni ad accogliere, all’età di trent’anni, con l’aiuto di uno dei più grandi profeti ebrei, Giovanni Battista, l’Altissimo Dio solare: il Cristo.

La morte del bambino regale discendente del re Salomone fu il primo sacrificio di Zarathustra, il quale assunse ora il compito di plasmare, con l’aiuto della conoscenza essena, l’anima adamitica dell’Archetipo dell’umanità. Doveva renderlo idoneo – ampliando e rafforzando, per così dire, il suo “corpo animico” – ad accogliere l’immenso Spirito solare dell’Io Sono cosmico quando avesse raggiunto i trent’anni di età; ossia il momento in cui l’essere umano diventa maturo per essere compenetrato da un’Entità divina superiore, che la conoscenza orientale chiama “Bodhisattva”.13 Con la morte del bambino Gesù in cui era incarnato Zarathustra, i sacerdoti ebrei persero la speranza nel “liberatore”, il Messia regale che avrebbe dovuto liberarli dal giogo romano. Non riconoscendo nel Gesù di Nazareth il Messia re-sacerdote tanto atteso dal profetismo dell’Antico Testamento, essi attendono ancora oggi che un giorno possa incarnarsi e porre fine all’eterno conflitto arabo-israeliano. L’uscita dell’Io di Zarathustra dal bambino Gesù del Vangelo di Matteo, e il suo trasferimento nell’altro Gesù del Vangelo di Luca, è accennata in modo velato proprio nel testo lucano. Vi si narra che i genitori, nativi di Nazareth, si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa della Pasqua ebraica. Luca racconta che, quando il bambino aveva dodici anni, essi salirono a Gerusalemme insieme ai loro conterranei. Al ritorno si accorsero che Gesù non era con loro e tornarono subito indietro a cercarlo. Lo ritrovarono dopo tre giorni nel tempio di Gerusalemme, mentre discuteva con i dottori della Legge, i quali erano profondamente stupiti –  così come i suoi stessi genitori – dell’improvvisa sapienza e del sorprendente cambiamento del bambino, capace di tenere testa a sapienti ebrei su argomenti filosofici così profondi che nemmeno essi riuscivano pienamente a comprendere (Lc 2,41-50). (2. Continua)

    Collegno, dicembre 2015  

   Agg.   Dicembre  2018-2020-2023- 2025                                                             Antonio   Coscia 

Note  Antroposofiche

8    L’Akasha è la memoria dell’Universo ed è situata oltre il mondo devachanico, ossia oltre il mondo Celeste e della Ragione, che si estende al di là delle stelle fisse ed è conosciuto in Occidente come mondo della Provvidenza. È il mondo da cui origina la vita universale, i cui donatori sono gli Spiriti del Movimento (Dynameis), il cui corpo più basso è il Principio Vitale o Budhi, situato prima della sfera del Nirvana, così chiamato dai buddhisti. Nella sfera dell’Akasha viene impresso – come un negativo spirituale – tutto ciò che l’uomo pensa, sente e vuole nel mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale, che è soltanto la controparte dell’aspetto reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale, e l’aspetto spirituale propriamente detto. È facile incorrere in errori quando il veggente non abbia conseguito la facoltà della veggenza intuitiva; ciò non toglie che anche chi la possiede possa sbagliare, sebbene non nella stessa misura di chi abbia sviluppato soltanto gli altri due tipi di veggenza, quella immaginativa o quella ispirativa. Il secondo aspetto, quello reale, appartiene alla sfera spirituale del Budhi, il vero mondo spirituale superiore, dove viene registrato tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umano-terrestre. Tutto ciò che accade nel mondo fisico e nell’anima umana è impresso in questo piano cosmico del Budhi come memoria universale. (Vedi la conferenza del 25 giugno 1909, O.O. n. 112.)

9     Melchisedec appare per la prima volta nella Genesi (Gn 14,18-19) come re e sacerdote del Dio Altissimo di Gerusalemme (El Elyōn). Egli va incontro ad Abramo offrendogli pane e vino, e riceve in cambio la decima di tutto il suo bottino di guerra. In realtà sappiamo che, dietro la figura mitica di Melchisedec, si cela l’altissimo Manu dei misteri solari di Atlantide, che nella Bibbia è chiamato Noè. Noè introduce Abramo ai misteri del pane e del vino, ossia ai misteri ebraici del corpo fisico –  in relazione alle forze macrocosmiche stellari – e del corpo eterico, in relazione alle forze dei pianeti.

10   Il periodo Proto-Persiano è il secondo periodo di cultura della quinta Epoca Postatlantica. L’evoluzione umana è estremamente complessa, e in una breve nota possiamo solo accennare al significato di questo tratto del cammino umano. Essa si svolge attraverso sette stati o eoni cosmici di coscienza, denominati: Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. Ogni stato di coscienza attraversa sette stati di Vita, e ciascuno di questi, a sua volta, sette stati di Forma. Questa articolazione prosegue ulteriormente in successivi stati e sottostati settemplici di coscienza. Ogni stato di Forma deve essere suddiviso in sette Epoche, chiamate: Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, Postatlantica, Sesta Postatlantica e Settima Postatlantica. Infine, ogni Epoca si articola in sette “periodi di cultura” o “civiltà”, che sono: Paleo-Indiano, Paleo-Persiano, Egizio-Caldaico-Ebraico, Greco-Latino, Anglo-Germanico, Russo-Moldavo e Americano. Un periodo di cultura dura 2160 anni, mentre un’Epoca ha una durata di circa 2160 × 7 = 15.000 anni. Ogni Epoca, al suo termine, si conclude con una grande catastrofe. (Vedi Tavola 1 della nota 5)

11     Oro, incenso e mirra rappresentano le tre facoltà dell’anima conquistate da Zarathustra quale “Altissimo Maestro” dei misteri antichi atlantici e post-atlantici, maturate nelle sue diverse incarnazioni e quale sommo iniziato dei misteri solari e servitore del Cristo. I tre doni dei Magi – Melchiorre, Baldassarre e Gaspare – che, secondo Sergej O. Prokofieff, corrispondono agli antichi discepoli di Zarathustra, ossia Pitagora, Daniele e Ciro, possono essere interpretati in diversi modi. Secondo la via iniziatica, l’oro rappresenta lo sviluppo del pensare; l’incenso lo sviluppo del sentire; la mirra lo sviluppo del volere.

12       Già da molto tempo nell’antico Testamento e in modo particolare dal Profeta Zaccaria, si sapeva che sarebbero venuti due Messia, due germogli, i quali rappresentavano le due correnti regale e sacerdotale provenienti dall’antica corrente del re-sacerdote Melchisedec. Questa corrente che inizia appunto da Melchisedec (Noè), si divide durante la storia del popolo ebraico dal capostipite Abramo (circa 2000 anni a. C,) che venne riunita dal re Davide. Essa si divide di nuovo attraverso i due figli: quella regale da Salomone e la sacerdotale da Nathan suo fratello. Zaccaria nel capitolo 4,3-14 e 6, 12, annuncia secondo l’ispirazione dell’Angelo, un “Germoglio” (Messia) e due consacrati. Nella Bibbia di Gerusalemme è scritto: «Quindi gli domandai: “Che cosa significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro?”. E aggiunsi: “Quei due rami d’olivo che sono a fianco dei due canaletti d’oro, che vi stillano oro dentro?”. Mi rispose: “Non comprendi dunque il significato di queste cose?”. E io: “No, mio signore”. “Questi – soggiunse – sono i due consacrati con olio che assistono il dominatore di tutta la terra”» (Zaccaria 4,11-14).

13   La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa, perché queste entità superiori appartengono a diverse classi umane-divine e in modo particolare alla categoria dei Bodhisattva Celesti, cioè gli Arcangeli, gli arci-messaggeri del mondo divino, i quali formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che nella sfera del Budhi, (la sfera solare oltre le stelle fisse o Devachan Superiore o, secondo un termine occidentale, il «piano della Provvidenza») contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» del Cristo-Sole, posto al loro centro .  Sergej O. Prokofieff, in base alle citazioni di diverse conferenze tenute da Rudolf Steiner su questo argomento, nel suo libro  “Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, a pag. 71 scrive: «Un Bodhisattva è un essere di ordine cosmico che ha già superato i limiti dello sviluppo proprio dell’uomo; egli si avvicina già  all’evoluzione dell’Angelo e si trova in una corrente evolutiva nella quale la sua coscienza arriva fino alla sfera del Budhi. In altri termini, un Bodhisattva sta in una fase di sviluppo che l’umanità raggiungerà, per via naturale, soltanto su Giove. Questo si esprime nel fatto che il Bodhisattva già ora, “in modo comune” a un essere della gerarchia angelica, può, con il proprio Io [superiore], operare coscientemente alla trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale. In questo lavoro egli viene ispirato da un essere di una gerarchia superiore, quella degli Arcangeli. Quando questo lavoro si avvicina al suo compimento, il Bodhisattva si reca in Terra per una incarnazione umana completa, vale a dire che percorre quel grado chiamato da Rudolf Steiner il grado di “Buddha umano”. Durante  questa sua ultima incarnazione il Bodhisattva lavora in modo comune a un essere della gerarchia degli Angeli e raggiunge finalmente il grado del Sé spirituale (l’illuminazione che il Buddha conseguì sotto l’albero del Bodhi). Con ciò egli completa il ciclo corrente all’evoluzione del mondo, e non deve più incarnarsi sulla Terra. D’ora in poi non lavora più, come essere della gerarchia degli Angeli, al suo corpo astrale che è divenuto il corpo luminoso del Sé spirituale (Nirmanakaya).

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