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“PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA” AUGURO UN SERENO E UN BUON ANNO 2026
Collegno, gennaio 2026 Antonio Coscia
L'uomo attuale è sceso sempre più in basso durante l'evoluzione materiale terrestre dimenticando la sua origine spirituale divina a causa di guide cieche, ambiziose e corrotte; questo blog vuole offrire una via di conoscenza alla ricerca e alla realizzazione spirituale di se stessi tramite la Scienza dello Spirito o Antroposofia.

“PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA” AUGURO UN SERENO E UN BUON ANNO 2026
Collegno, gennaio 2026 Antonio Coscia

Annunciazione di Leonardo Da Vinci (1472)
«Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine chiamata Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine … Lo Spirito Santo scenderà su di te, e su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e sarà chiamato Figlio di Dio”» (Luca 1, 26-35).
Non è possibile entrare maggiormente nei dettagli su questo tema dei due bambini Gesù, poiché dovremmo fare una lunga digressione che ci porterebbe oltre questa semplice riflessione sul significato del presepe. Per un maggiore approfondimento, è possibile riferirsi alla letteratura antroposofica e, in modo particolare, al ciclo “Il Vangelo di Luca”, O.O. 114, ed. Antroposofica. Possiamo ancora aggiungere, per comprendere meglio questo aspetto così complesso, che Zarathustra, dopo essersi congiunto con l’Io di Gesù di Nazareth, lavorò attivamente per trasformare la pura e semplice anima adamitica in un’anima che avesse in sé non solo l’immenso amore cosmico trasmessole da Yahve, ma anche la profonda sapienza zoroastriana. Essa, con l’aiuto dei maestri esseni, venne, per così dire, trasfusa nella sfera vuota dell’Io adamitico. Questo Io, come leggiamo dal quinto Vangelo steineriano (O.O. 148, ed. Antroposofica), crebbe e fu preparato per diciotto anni nella comunità essena alla sua missione di Cristoforo, sotto la direzione della sapienza iniziatica essena. Egli crebbe, rafforzandosi ed elevandosi spiritualmente nella comunità degli esseni a Nazareth, guidato interiormente dall’Entità di Zarathustra (che era congiunta a Gesù solo in parte, nei suoi involucri animici, sacrificandosi per la seconda volta nel separarsi da Gesù durante il battesimo nel Giordano, per far posto al Cristo) e dai maestri esseni. Essi assunsero l’alto incarico di prepararlo, attraverso i loro particolari insegnamenti iniziatici, all’altissima missione messianica di re-sacerdote, similmente al re Davide e all’originario Melchisedec, il re-sacerdote di Gerusalemme menzionato nell’Antico Testamento (Genesi 14,18). Tale preparazione proseguì fino all’età di trent’anni, cioè fino a quando, nel Battesimo del Giordano, egli accolse in sé l’Io Cosmico del Cristo. Queste due correnti vengono menzionate nell’Antico Testamento in modo chiaro per quanto riguarda l’attesa del Messia nel popolo ebraico, sebbene velate da un linguaggio simbolico, com’era consueto nei Profeti dell’Antico Testamento quando, nei loro stati estatici, erano ispirati dalla Bat kol (la “voce dal cielo”, udita da Giovanni dopo aver battezzato Gesù). Uno degli ultimi profeti ebraici, Zaccaria, ispirato da un Angelo, gli rivela attraverso un’immagine simbolica futura l’arrivo di due messia (Zaccaria 4,3-14; 6,12-13).
Questo tema delle due correnti messianiche viene ripreso nei Vangeli di Matteo e di Luca, dove la natura umano-divina e archetipica, complessa, di Gesù di Nazareth è anche qui in parte velata. Tale natura viene però chiarita dalla visione chiaroveggente di Rudolf Steiner attraverso le numerose conferenze tenute in diverse città europee sui quattro Vangeli canonici, nelle quali egli ne offre un’ampia spiegazione da un punto di vista esoterico, secondo il significato originario con cui furono spiritualmente redatti dai quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Matteo, infatti, presenta la corrente “discendente regale”, facendo risalire genealogicamente Gesù al capostipite Abramo e, da questi, al re Davide. Attraverso una successione di re d’Israele, la linea genealogica giunge fino a Giuseppe e, di conseguenza, a Gesù. In totale si susseguono tre volte quattordici generazioni, ossia quarantadue. Luca, invece, utilizza una genealogia completamente diversa: una corrente “ascendente sacerdotale” che parte da Giuseppe, il padre di Gesù, e, attraversando una serie di sacerdoti, risale fino a Nathan, figlio di Davide. Da lì prosegue fino ad Abramo, poi a Adamo e, infine, a Dio stesso. Si tratta di sette volte undici generazioni, cioè settantasette. Anche in questo caso la numerologia impiegata nei Vangeli possiede un significato occulto che Rudolf Steiner illustra in modo dettagliato. Tuttavia, non possiamo affrontarlo in questo articolo per non dilungarci troppo; invito quindi chi fosse interessato ad approfondire il tema nel ciclo di conferenze Il Vangelo di Matteo, O.O. 123, ed. Antroposofica. Pertanto, è lecito domandarci chi sia questo Archetipo umano che nasce dalla coppia di Nazareth, nella quale si afferma che la donna è una vergine che, pur non avendo “conosciuto” Giuseppe (ossia senza che il concepimento avvenisse attraverso l’atto sessuale), rimase incinta per intervento spirituale dello Spirito Santo, dal quale fu adombrata (Luca 1,35).
Come fu possibile ciò? E chi è questo bambino nato da Dio?
Difficilmente possiamo rispondere a queste domande con il solo pensiero razionale, poiché l’uomo attuale può spiegare soltanto quei concetti intellettuali che restano nell’ambito della percezione sensibile, ciò che può essere visto e toccato. Il concetto della nascita virginale di Gesù, dunque, non può essere compreso attraverso la sola ragione: esso sfugge, poiché appartiene ai misteri iniziatici vissuti in ogni tempo e luogo, misteri che esistono ancora oggi e sono custoditi da uomini che hanno superato di molto l’evoluzione ordinaria dell’umanità. Nei Vangeli è detto chiaramente che Maria di Nazareth era vergine e che rimase incinta per l’adombramento dello Spirito Santo; vale a dire, senza essersi unita sessualmente con Giuseppe, suo sposo, eludendo così il concepimento attraverso l’atto carnale. Sappiamo che Dio ha creato il nostro mondo con le sue “regole e leggi”, alle quali neppure Lui può sottrarsi, anche se talvolta, prima del nostro quinto periodo dell’anima cosciente, il mondo spirituale è dovuto intervenire per modificare in parte il corso della storia umana. Per questo motivo risulta difficile, per l’uomo moderno immerso nel materialismo scientifico, accettare il dogma della verginità di Maria. Solo aprendoci con fiducia e senza pregiudizi a ciò che rivela la Scienza dello Spirito, o antroposofia, possiamo avvicinarci al mistero di Maria così come viene illuminato dal pensiero veggente del “Maestro dei nuovi tempi”. Secondo l’indagine spirituale di Rudolf Steiner – il quale poteva leggere nella memoria universale, o “Akasha”, gli eventi occulti avvenuti in Palestina due millenni fa – anticamente era possibile che una donna rimanesse incinta semplicemente dormendo accanto a un uomo nel Tempio, laddove il sacerdote iniziatore agiva magicamente sulla coppia, congiungendo animicamente i corpi eterici dei due dormienti. Oggi un processo analogo avviene in laboratorio attraverso la fecondazione in vitro.
Riguardo alla domanda sul Figlio di Dio che festeggiamo nella notte del 24 dicembre, abbiamo già accennato al fatto che Egli è l’Archetipo dell’umanità, cioè l’Adamo biblico: la pura anima celeste umana prima della tentazione di Lucifero. Per chiarire meglio questo aspetto, occorre risalire nell’evoluzione umana fino al primo terzo dell’epoca chiamata “Lemurica”14, quando – secondo le comunicazioni della Scienza dello Spirito – l’uomo viveva in armonia con il creato in uno stato simile a quello animale, costituito soltanto da un corpo di calore, un corpo eterico e un corpo astrale, formatisi nei remoti stati di coscienza chiamati “Saturno, Sole e Luna”.15 Dobbiamo quindi pensare che Adamo preesistesse spiritualmente prima ancora che gli Dei creatori, gli Elohim solari, facessero gocciolare il loro Io nell’anima umana, imprimendovi la loro immagine androgina divina, l’Adam Qadmon (Genesi 1,27). E affinché Adamo potesse rivestirsi di carne e sviluppare una coscienza autonoma e libera, fu necessario che uno degli Elohim – Yavè o Jehovah – sacrificasse la propria vita solare e si trasferisse sulla Luna. Da lì assunse il compito non solo di completare la creazione dell’uomo terrestre, cioè Adamo – il cui nome non indica un singolo individuo maschile, ma significa “umanità”, ossia maschio e femmina – ma anche di contrastare le forze astrali di Lucifero che agiscono negativamente dal Sole sulla Terra, oltre a opporsi alle forze di Lucifero e Arimane provenienti dall’ottava sfera lunare.16
Prima della tentazione di Lucifero (il serpente biblico), Adamo era dunque un essere umano costituito soltanto da un corpo di calore, un corpo eterico e un corpo astrale. Proveniva, come detto, da antiche evoluzioni cosmiche, e dobbiamo immaginarlo come un essere d’istinto simile all’animale, sebbene molto diverso dall’animale attuale, che rappresenta solo una scoria dell’antico animale-uomo paradisiaco, ancora non concupiscente. Gli Dei, infatti, non avevano ancora fatto gocciolare nel suo corpo astrale la loro sostanza dell’Io.17 Fu proprio durante gli ultimi due terzi dell’Epoca Lemurica e in parte dell’Epoca Atlantica che, mentre gli Elohim creatori facevano gocciolare la loro sostanza dell’Io nel corpo astrale dell’uomo, alcuni Elohim rimasti indietro – spiriti della Forma arretrati durante l’evoluzione lunare, al livello delle Archai – vollero compiere la stessa azione, ma non ne furono capaci. Non avevano ancora maturato e perfezionato il loro arto dell’Io: erano ancora costituiti da un corpo astrale non del tutto purificato, rimasto indietro allo stadio lunare antico. Così, durante l’evoluzione terrestre, essi tentarono di imitare i loro antichi fratelli solari, ma riuscirono a far fluire nel corpo astrale di Adamo soltanto forze astrali non purificate. Questo ebbe come conseguenza che l’anima – il corpo astrale – di Adamo si divise in due parti: una superiore, luminosa, entro la quale gli Elohim fecero gocciolare il loro Io, ossia la parte più bassa della loro costituzione settemplice18 acquisendo così una parte superiore come Spiriti della Forma, secondo la nomenclatura antroposofica. Nella Bibbia questo evento è descritto come il “Peccato Originale” e come la caduta dell’uomo sul piano fisico terrestre. Si tratta di un fatto cosmico estremamente complesso, che Mosè espone in modo grandioso attraverso simboli e immagini esoteriche, grazie alla visione immaginativa e ispirativa acquisita tramite antiche iniziazioni, in particolare dal suo Maestro Zarathustra. Fu proprio questa forza spirituale a permettergli di fondare la civiltà ebraica quale messaggero di Jehovah, l’Io Sono.
Rudolf Steiner spiega dettagliatamente questi fatti occulti in diverse conferenze dedicate alla nascita del cristianesimo, in particolare attraverso l’interpretazione antroposofica dei quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Nel Vangelo di Luca affronta in modo speciale il tema dei due bambini Gesù e della nascita, nel mondo fisico, dell’Anima paradisiaca dell’Archetipo dell’umanità. Egli rivela che questa anima primordiale nasce durante l’Epoca Lemurica, quando gli Dei o Elohim solari decisero di elevare l’uomo – ancora in uno stato animale, proveniente dalla incarnazione passata della Terra durante il terzo stato di coscienza cosmico dell’antica Luna – facendo fluire il loro “Io” nel corpo astrale umano. Durante questo processo, alcuni Spiriti della Forma rimasti indietro, nel tentativo di imitare i loro fratelli solari, si avvicinarono all’anima umana e vi fecero fluire forze astrali impure. Ciò provocò un oscuramento nell’anima celeste di Adamo, che si divise in due: un’anima o corpo astrale superiore, nella quale gli Dei fecero fluire il loro Io o Individualità, orientata all’amore e all’altruismo; e un’anima inferiore, oscura, nella quale si insediarono esseri angelici decaduti – potremmo dire spiriti luciferici – che trascinarono l’uomo verso l’egoismo, l’autonomia prematura e, di conseguenza, verso la possibilità del male.
Prima che avvenisse l’oscuramento luciferico – o, secondo la Bibbia, la “tentazione” da parte di Lucifero – gli Dei sottrassero alcune forze dalla costituzione animica di Adamo: una parte del corpo astrale durante l’Epoca Lemurica e una parte del corpo eterico durante l’Epoca Atlantica, quando il corpo eterico di Adamo iniziò a solidificarsi e gli spiriti arimanici gli si avvicinarono e si insinuarono in lui. Questi due elementi costitutivi celesti, insieme alla sostanza dell’Io di Adamo – che continuò a fluire nell’umanità ancora in stato animale – furono custoditi nella “Fortezza solare” e protetti dall’Arcangelo Michele. Possiamo dunque affermare che le due sostanze del corpo astrale e del corpo eterico sottratte a Adamo prima della tentazione luciferica e arimanica – una sorta di sua parte sorella – formarono, insieme all’Io fatto fluire successivamente dagli Spiriti della Forma, l’Archetipo spirituale dell’umanità. È questa Anima celeste che festeggiamo a Natale: essa si incarnò per la prima volta sul suolo della Palestina, assumendo il nome di Gesù di Nazareth, e nel Vangelo di Luca è conosciuta come Anima Celeste, Adamitica o Natanica, secondo la discendenza dal sacerdote Nathan. Può essere maggiormente riassunto in una sintesi questo aspetto del peccato originale attraverso una conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Berlino il 29 febbraio 1908, O.O. 102, ove dice: «Ora sull’antica Luna sono rimaste indietro entità – Archai o Spiriti della forma rimasti indietro – che non sono riuscite a completare la loro evoluzione lunare … Tali influssi degli spiriti-io, irradiavano sulla Terra dentro il corpo astrale dell’uomo. Mentre per mezzo del penetrare dell’io degli Spiriti della Forma – Potestà, Elohim normali –, il corpo astrale dell’uomo veniva trasformato, contemporaneamente irradiavano su di lui dagli spiriti-io (che non avevano portato l’io fino al punto degli Spiriti della Forma normali), forze più basse di quelle che avrebbero dovuto irradiare in un’evoluzione normale. Queste forze più basse agivano così che l’uomo si suddivise in una parte più alta e in un’altra più bassa. Così noi abbiamo dal gocciolare dell’io degli Spiriti della Forma normali l’io disposto al disinteresse – l’Io superiore – e, attraverso ciò che penetrò in lui dagli spiriti-io ritardatari, l’altro io – l’io inferiore – disposto all’indipendenza, all’egoismo. Questo è l’io che ancora non vuole staccarsi dagli istinti, dalle brame e dalle passioni. Queste urgono dentro e costringono il corpo astrale in modo che il corpo astrale è fatto di due specie: d’impulsi disinteressati più elevati – l’Io superiore –, e di quelle passioni che sono penetrate dall’egoismo – l’io inferiore –. Esse sono entrate nell’uomo attraverso l’influsso degli spiriti-io e si ancorano in lui» (Rivista antroposofia ottobre – dicembre 1986, pag.156). (3.continua)
Collegno, dicembre 2015
Agg. dicembre 2018 – 2020 – 2023 – 2025 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
14 La Lemuria è l’Epoca più lunga di tutte le altre sei menzionate nella nota (10). Essa è la terza grande Epoca della nostra Terra risalente a migliaia di anni fa, quando era ancora in uno stato liquido cui l’uomo viveva ancora in uno stato animale, giacché non aveva ancora ricevuto l’impulso dell’Io. Rudolf Steiner ne parla nel libro “Dalla cronaca dell’akasha”, ove situa la Lemuria a sud dell’Asia, a un dipresso fra Ceylon e Madagascar, e comprendeva l’attuale Asia Meridionale e talune parti dell’Africa. Egli parla della civiltà dei lemuri, della vita comune e dell’insegnamento che era impartita ai giovani maschi e femmine. Parla delle forze vulcaniche che erompevano in piccoli e grandi torrenti e potenti vulcani che dappertutto, in continua attività distruttrice, gli uomini si erano abituati a tenerne conto in tutte le loro azioni. Il fuoco naturale serviva loro di base, come oggi il fuoco artificiale serve al lavoro umano” – lo stesso fuoco che determinerà poi dopo, la distruzione del continente lemurico – ( ibidem, O.O. 11).
15 Nelle note (5 -7) e la (Tavola 1), abbiamo in parte accennato che l’uomo per compiere la sua meta o il suo perfezionamento umano-divino, deve attraversare sette Stati di coscienza cosmici che abbiamo chiamato: “Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano”. Questi stati cosmici dobbiamo immaginarli come sfere cosmiche spirituali centripete e centrifughe, dove l’uomo discende da mondi divini in modo centripeto rivestendosi degli involucri spirituali, animici e corporei quali doni degli Dei, fino a toccare la massima densità della materia dove egli deve conquistare attraverso esperienze dolorose l’autocoscienza autonoma e libera, fino a trovare in sé la forza per risalire verso i mondi da cui ha avuto origine. Occorre qui dire che l’uomo passando attraverso questi stati di coscienza, deve attraversare diversi stati di “vita” e di “forme” che si suddividono a loro volta in epoche e periodi di cultura, cui ogni stato di coscienza è formato da migliaia di anni che alla fine, è quasi impossibile determinarne esattamente la durata; per questo è detto un periodo di tempo pari a un “Eone” che nel dizionario delle scienze fisiche, è stato definito quasi un miliardo di anni. Comunque, poco importano gli anni, ciò che interessa capire che “Saturno, Sole e Luna, sono le tre fasi centripete discendenti in cui vengono creati dagli Dei i due principi della costituzione umana, cioè: “Il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale, quale principio inferiore umano”; il Sé spirituale, lo spirito vitale (Budhi) e l’Uomo spirito, il principio divino superiore”. Il compito dell’uomo sulla Terra è congiungere questi due principi umani-divini realizzando in sé l’uomo divinizzato, il cui compito è risalire in modo centrifugo le sfere superiori macrocosmiche di Giove, Venere e Vulcano, e sviluppare i tre principi superiori della costituzione umana insieme allo sviluppo di tre tipi di super coscienze che la Scienza antroposofica conosce come coscienza immaginativa, ispirativa e intuitiva. Vale a dire che l’uomo raggiungerà quel gradino di super-uomo veggente simile agli spiriti della Personalità (Archai) e ancora più su, fino a toccare la sfera dei nostri creatori dove l’uomo potrà egli stesso creare altri mondi, in modo diverso dagli stessi suoi creatori, ossia senza l’ausilio della Divinità Trina, giacché egli stesso sarà portatore del Logos, in quanto congiunto al “Logos divino del Cristo”. Per un maggiore chiarimento leggere “La scienza occulta”, Ed. Antroposofica Milano.
16 È molto complesso spiegare che cosa sia l’ottava sfera in quanto richiede una preparazione accurata della Scienza dello Spirito o antroposofia. In questa nota possiamo dire che l’evoluzione cosmica umana come abbiamo citato, si svolge attraverso sette stati o sfere cosmiche di coscienza, di cui qualcosa resta indietro come scoria animica elementare. Sono scorie animiche che restano indietro particolarmente durante l’evoluzione degli Stati di Forma menzionati che dobbiamo attribuire allo stato di coscienza dell’antica Luna. Per cui nell’evoluzione seguente, queste scorie agiscono da freno, da contrasto nei riguardi dell’evoluzione normale, come una sfera a sé, dalla quale agiscono delle Entità spirituali, anch’esse rimaste indietro negli stati di coscienza planetari antichi che cercano in tutti i modi di porre fine all’evoluzione terrestre rubando per modo di dire, la materia terrestre quale creazione degli spiriti della Forma o Elohim solari, per fare della loro sfera spettrale, una sfera malefica secondo il loro volere anticonformista verso gli Dei del progresso e dell’evoluzione normale. Nei riguardi dell’ottava sfera, la cosa in sé è molto complicata da spiegare in una nota, per cui per un maggiore approfondimento si rimanda a una conferenza che Rudolf Steiner tenne a Dornach il 18 ottobre 1906 (O.O.254). Vedi anche il libro di Sergej O. Prokofieff : “E la Terra diviene Sole” (6. Il destino universale del male).
17 Oltre all’io inferiore, o personalità umana, l’uomo possiede anche un Io superiore, o Individualità donata dagli Elohim solari. Esso si incarna in ogni vita, ma non discende mai fino al livello terreno. Dal mondo spirituale invia, per così dire, una propria immagine nel corpo astrale umano, il quale, essendo compenetrato dalle forze luciferiche e arimaniche, la manifesta nell’uomo in forma imperfetta. Per questo l’uomo inferiore deve lavorare attivamente su di sé, purificando e trasformando i propri attaccamenti – desideri, brame e passioni – ed elevando la sua anima a un livello superiore di coscienza. Ciò gli permetterà di realizzare in sé la coscienza divina, grazie alla quale potrà riconoscere e unirsi all’Essere, o Io superiore, che lo ha sempre guidato in ogni vita e in ogni sofferenza karmica, quale compensazione delle sue azioni malvagie e della sua imperfezione umana.
18 Gli Elohim creatori hanno anche loro una costituzione settemplice simile all’uomo il cui arto cosmico più basso all’inizio dell’Epoca Lemurica, era l’Io umano. Essi avevano maturato il loro Io umano in un “Eone” antichissimo ancor prima dell’antico Saturno, in un altro ciclo di catena Planetaria cui fa parte anche l’avversario del Cristo, ossia lo spirito demoniaco arimanico chiamato Sorat cui è menzionato nell’Apocalisse di Giovanni col numero della “Bestia” 6 6 6. Avendo poi maturato e perfezionato l’Io (nell’uomo è l’Io superiore) sull’antica Luna, poterono farne dono all’uomo durante l’eone terrestre dell’Epoca Lemurica.

Part. di Gesù tra i dottori di Defendente Ferrari
http://sabatoxuomo.altervista.org/realta-dei-2-bambini-gesu-alcune-conferme.html
« “Non basta che voi doniate solo a coloro dai quali sapete per certo che riceverete restituzione; questo lo fanno pure i peccatori” (Luca 6,33-34). Quando essi danno sapendo di poter riavere ciò che hanno dato, non agiscono ancora per sovrabbondanza d’amore. Soltanto quando voi donate sapendo bene che non vi sarà restituito, allora lo fate per vero amore; e questo è l’amore che non avvolge e non racchiude l’io in se stesso, ma che dall’io si sprigiona come una forza che fluisce dall’uomo. Nei modi più diversi il Cristo ci insegna come l’io esuberante debba traboccare, come debba attuarsi nel mondo la sovrabbondanza dell’io, l’amore che prorompe per virtù propria.» (Il Vangelo di Luca, p. 172) Rudolf Steiner
Ritornando al presepe, che abbiamo definito una rappresentazione immaginativa e plastica di un fatto mistico reale – poiché il cristianesimo non può essere provato come semplice evento storico, ma solo come realtà mistica accessibile a un chiaroveggente tramite la lettura dell’Akasha8, la memoria universale – esso rimanda a un avvenimento accaduto all’inizio del primo millennio. Questo evento segnò, nell’intero corso della storia e dell’evoluzione umana, il momento più importante di tutta l’evoluzione terrestre e della vita dell’uomo: la nascita dell’Archetipo umano, il “Figlio di Dio”, nel bambino di Nazareth menzionato dal Vangelo di Luca. Solo attraverso questa nascita divenne possibile che un uomo terreno potesse accogliere ed essere compenetrato dall’Altissima Entità solare del Cristo. Nessun uomo, per quanto evoluto, sarebbe infatti in grado di accogliere in sé l’Altissimo Dio solare senza che ciò comporti inesorabilmente la perdita della propria vita. Perché tale evento potesse realizzarsi in un essere umano, fu necessario preparare – tramite la collaborazione della corrente degli Esseni e di altissimi iniziati dei misteri solari – la nascita di un altro bambino, che racchiudesse in sé la più alta sapienza terrena sviluppata attraverso i millenni della storia umana, in numerose incarnazioni e iniziazioni nell’ambito dei misteri occulti solari, risalenti fino all’epoca atlantica e diretti dal “Manu” divino Melchisedec.9
Questo bambino nacque, secondo il Vangelo di Matteo, nella città di Betlemme ed era, secondo Rudolf Steiner, la reincarnazione di uno dei più elevati iniziati solari di tutti i tempi: Zarathustra o Zoroastro. Si tratta dell’antichissimo e primo Zarathustra, re-sacerdote di “Aura Mazdao” – l’aura celeste del Sole, dietro la quale operava l’Altissima Entità solare del Cristo – vissuto circa 7000 anni fa, quando il Sole sorgeva all’equinozio di primavera sotto il segno dei Gemelli, guida del popolo Proto-Persiano.10 Egli s’incarnò all’inizio del primo millennio tramite la coppia di genitori Maria e Giuseppe, nativi di Betlemme e discendenti della linea regale del re Salomone, figlio di Davide. Matteo narra nel suo Vangelo che il bambino nacque in una casa di Betlemme di Giudea, dove fu trovato dai tre Magi provenienti dall’Oriente – Melchiorre, Baldassarre e Gaspare – i quali avevano presagito l’incarnazione del loro maestro in Palestina seguendo il movimento di una stella che brillava luminosissima nel cielo, incamminandosi verso il luogo in cui sarebbe nato il bambino. In realtà, essi erano i tre re-sacerdoti, astrologi e veggenti zoroastriani che, interpretando il movimento delle stelle e il congiungimento dei pianeti Saturno e Giove avvenuto in quel periodo, intuirono chiaroveggentemente che il loro maestro Zarathustra o Zoroastro – conosciuto nella loro vita precedente durante il periodo babilonese (circa VI secolo a.C.) – si sarebbe incarnato in un paese della Giudea, precisamente a Betlemme, da una coppia di genitori discendenti della stirpe di Davide. L’evangelista Matteo scrive che i Magi furono guidati da una “stella”, grazie alla quale trovarono il bambino in una casa di Betlemme, e non in una stalla come invece riportato dal Vangelo di Luca, dove poco dopo giungono i pastori del luogo, avvisati da un Angelo. I Magi, giunti a un altissimo grado iniziatico e veri maghi dello spirito, seppero riconoscere attraverso i segni esteriori planetari e la loro visione interiore l’imminente discesa e incarnazione fisica del loro Maestro in una coppia di genitori discendenti del re Davide. Trovatolo in una casa della città di Betlemme, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra11, cioè i simboli dei poteri spirituali conseguiti attraverso lo sviluppo delle sue facoltà animiche del pensare, sentire e volere, che facevano di Zarathustra uno dei più alti Iniziati solari e discepolo del Cristo.
Nel Vangelo di Luca invece, come abbiamo citato, si parla di un altro bambino anch’esso di nome Gesù che nasce da genitori anch’essi della stessa stirpe di Davide aventi lo stesso nome di Giuseppe e Maria ma, nativi di Nazareth, una piccola comunità sparsa sui monti della Galilea. I quali salgono a Betlemme per il censimento durante il quale, Maria essendo incinta, partorisce il bambino in una stalla adiacente alla locanda presso la quale non avevano trovato posto per la notte. Non dobbiamo affatto meravigliarci che in quel periodo possano essere nati due bambini Gesù (secondo Rudolf Steiner a distanza di alcuni mesi uno dall’altro) da due coppie con lo stesso nome Maria e Giuseppe, e discendenti della stessa linea regale di Davide. Nella gnosi mistica dell’esoterismo ebraico antico testamentario, erano in fondo attesi due messia12 dalle due correnti messianiche separatosi dal re Davide alla sua morte e rappresentate dai suoi due figli, cioè dal re Salomone e dal sacerdote Nathan, suo fratello. Queste due correnti antiche, risalenti a Davide e, prima di lui, al re-sacerdote Melchisedec, furono fatte scorrere nei discendenti regali e sacerdotali che si susseguirono nel popolo ebraico antico. Esse vennero preparate nell’ambito dei misteri ebraici e poi congiunte dai sacerdoti di Gerusalemme e dai Maestri esseni nei discendenti delle due coppie ebraiche: una nativa di Betlemme, portatrice della discendenza regale salomonica, e l’altra nativa di Nazareth, portatrice della discendenza sacerdotale natanica. Da queste due linee nacquero i due bambini Gesù.
Rudolf Steiner, attraverso la Scienza dello Spirito, ci comunica che all’età di dodici anni l’Io di Zarathustra abbandonò l’anima del bambino Gesù del Vangelo di Matteo e s’incorporò nell’anima dell’altro bambino Gesù del Vangelo di Luca: il Figlio di Dio, l’Archetipo dell’umanità nato dalla vergine di Nazareth. È un concetto difficile da comprendere per chi non ha una preparazione antroposofica, ma anticamente ciò era possibile ad anime altamente evolute. Dobbiamo quindi immaginare che da quel momento rimase in vita un solo bambino, molto particolare, di nome Gesù di Nazareth. Egli albergava in sé, per così dire, due Io umani, due individualità profondamente diverse: da un lato l’Io di Zarathustra, un’Individualità altamente evoluta che aveva attraversato molte incarnazioni terrestri, acquisendo un’altissima saggezza cosmico-terrestre; dall’altro l’Io di Gesù di Nazareth, che, quale Archetipo divino, appariva alla chiaroveggenza di Rudolf Steiner come una sfera vuota, poiché non si era mai incarnato sulla Terra e non possedeva alcuna esperienza terrena, ma soltanto un immenso amore cosmico-umano. Grazie al sacrificio di Zarathustra, le due correnti messianiche si unirono in un unico bambino, che divenne il nuovo re-sacerdote del Dio Altissimo, simile a Melchisedec. Egli venne preparato dai sacerdoti esseni ad accogliere, all’età di trent’anni, con l’aiuto di uno dei più grandi profeti ebrei, Giovanni Battista, l’Altissimo Dio solare: il Cristo.
La morte del bambino regale discendente del re Salomone fu il primo sacrificio di Zarathustra, il quale assunse ora il compito di plasmare, con l’aiuto della conoscenza essena, l’anima adamitica dell’Archetipo dell’umanità. Doveva renderlo idoneo – ampliando e rafforzando, per così dire, il suo “corpo animico” – ad accogliere l’immenso Spirito solare dell’Io Sono cosmico quando avesse raggiunto i trent’anni di età; ossia il momento in cui l’essere umano diventa maturo per essere compenetrato da un’Entità divina superiore, che la conoscenza orientale chiama “Bodhisattva”.13 Con la morte del bambino Gesù in cui era incarnato Zarathustra, i sacerdoti ebrei persero la speranza nel “liberatore”, il Messia regale che avrebbe dovuto liberarli dal giogo romano. Non riconoscendo nel Gesù di Nazareth il Messia re-sacerdote tanto atteso dal profetismo dell’Antico Testamento, essi attendono ancora oggi che un giorno possa incarnarsi e porre fine all’eterno conflitto arabo-israeliano. L’uscita dell’Io di Zarathustra dal bambino Gesù del Vangelo di Matteo, e il suo trasferimento nell’altro Gesù del Vangelo di Luca, è accennata in modo velato proprio nel testo lucano. Vi si narra che i genitori, nativi di Nazareth, si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa della Pasqua ebraica. Luca racconta che, quando il bambino aveva dodici anni, essi salirono a Gerusalemme insieme ai loro conterranei. Al ritorno si accorsero che Gesù non era con loro e tornarono subito indietro a cercarlo. Lo ritrovarono dopo tre giorni nel tempio di Gerusalemme, mentre discuteva con i dottori della Legge, i quali erano profondamente stupiti – così come i suoi stessi genitori – dell’improvvisa sapienza e del sorprendente cambiamento del bambino, capace di tenere testa a sapienti ebrei su argomenti filosofici così profondi che nemmeno essi riuscivano pienamente a comprendere (Lc 2,41-50). (2. Continua)
Collegno, dicembre 2015
Agg. Dicembre 2018-2020-2023- 2025 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
8 L’Akasha è la memoria dell’Universo ed è situata oltre il mondo devachanico, ossia oltre il mondo Celeste e della Ragione, che si estende al di là delle stelle fisse ed è conosciuto in Occidente come mondo della Provvidenza. È il mondo da cui origina la vita universale, i cui donatori sono gli Spiriti del Movimento (Dynameis), il cui corpo più basso è il Principio Vitale o Budhi, situato prima della sfera del Nirvana, così chiamato dai buddhisti. Nella sfera dell’Akasha viene impresso – come un negativo spirituale – tutto ciò che l’uomo pensa, sente e vuole nel mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale, che è soltanto la controparte dell’aspetto reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale, e l’aspetto spirituale propriamente detto. È facile incorrere in errori quando il veggente non abbia conseguito la facoltà della veggenza intuitiva; ciò non toglie che anche chi la possiede possa sbagliare, sebbene non nella stessa misura di chi abbia sviluppato soltanto gli altri due tipi di veggenza, quella immaginativa o quella ispirativa. Il secondo aspetto, quello reale, appartiene alla sfera spirituale del Budhi, il vero mondo spirituale superiore, dove viene registrato tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umano-terrestre. Tutto ciò che accade nel mondo fisico e nell’anima umana è impresso in questo piano cosmico del Budhi come memoria universale. (Vedi la conferenza del 25 giugno 1909, O.O. n. 112.)
9 Melchisedec appare per la prima volta nella Genesi (Gn 14,18-19) come re e sacerdote del Dio Altissimo di Gerusalemme (El Elyōn). Egli va incontro ad Abramo offrendogli pane e vino, e riceve in cambio la decima di tutto il suo bottino di guerra. In realtà sappiamo che, dietro la figura mitica di Melchisedec, si cela l’altissimo Manu dei misteri solari di Atlantide, che nella Bibbia è chiamato Noè. Noè introduce Abramo ai misteri del pane e del vino, ossia ai misteri ebraici del corpo fisico – in relazione alle forze macrocosmiche stellari – e del corpo eterico, in relazione alle forze dei pianeti.
10 Il periodo Proto-Persiano è il secondo periodo di cultura della quinta Epoca Postatlantica. L’evoluzione umana è estremamente complessa, e in una breve nota possiamo solo accennare al significato di questo tratto del cammino umano. Essa si svolge attraverso sette stati o eoni cosmici di coscienza, denominati: Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. Ogni stato di coscienza attraversa sette stati di Vita, e ciascuno di questi, a sua volta, sette stati di Forma. Questa articolazione prosegue ulteriormente in successivi stati e sottostati settemplici di coscienza. Ogni stato di Forma deve essere suddiviso in sette Epoche, chiamate: Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, Postatlantica, Sesta Postatlantica e Settima Postatlantica. Infine, ogni Epoca si articola in sette “periodi di cultura” o “civiltà”, che sono: Paleo-Indiano, Paleo-Persiano, Egizio-Caldaico-Ebraico, Greco-Latino, Anglo-Germanico, Russo-Moldavo e Americano. Un periodo di cultura dura 2160 anni, mentre un’Epoca ha una durata di circa 2160 × 7 = 15.000 anni. Ogni Epoca, al suo termine, si conclude con una grande catastrofe. (Vedi Tavola 1 della nota 5)
11 Oro, incenso e mirra rappresentano le tre facoltà dell’anima conquistate da Zarathustra quale “Altissimo Maestro” dei misteri antichi atlantici e post-atlantici, maturate nelle sue diverse incarnazioni e quale sommo iniziato dei misteri solari e servitore del Cristo. I tre doni dei Magi – Melchiorre, Baldassarre e Gaspare – che, secondo Sergej O. Prokofieff, corrispondono agli antichi discepoli di Zarathustra, ossia Pitagora, Daniele e Ciro, possono essere interpretati in diversi modi. Secondo la via iniziatica, l’oro rappresenta lo sviluppo del pensare; l’incenso lo sviluppo del sentire; la mirra lo sviluppo del volere.
12 Già da molto tempo nell’antico Testamento e in modo particolare dal Profeta Zaccaria, si sapeva che sarebbero venuti due Messia, due germogli, i quali rappresentavano le due correnti regale e sacerdotale provenienti dall’antica corrente del re-sacerdote Melchisedec. Questa corrente che inizia appunto da Melchisedec (Noè), si divide durante la storia del popolo ebraico dal capostipite Abramo (circa 2000 anni a. C,) che venne riunita dal re Davide. Essa si divide di nuovo attraverso i due figli: quella regale da Salomone e la sacerdotale da Nathan suo fratello. Zaccaria nel capitolo 4,3-14 e 6, 12, annuncia secondo l’ispirazione dell’Angelo, un “Germoglio” (Messia) e due consacrati. Nella Bibbia di Gerusalemme è scritto: «Quindi gli domandai: “Che cosa significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro?”. E aggiunsi: “Quei due rami d’olivo che sono a fianco dei due canaletti d’oro, che vi stillano oro dentro?”. Mi rispose: “Non comprendi dunque il significato di queste cose?”. E io: “No, mio signore”. “Questi – soggiunse – sono i due consacrati con olio che assistono il dominatore di tutta la terra”» (Zaccaria 4,11-14).
13 La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa, perché queste entità superiori appartengono a diverse classi umane-divine e in modo particolare alla categoria dei Bodhisattva Celesti, cioè gli Arcangeli, gli arci-messaggeri del mondo divino, i quali formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che nella sfera del Budhi, (la sfera solare oltre le stelle fisse o Devachan Superiore o, secondo un termine occidentale, il «piano della Provvidenza») contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» del Cristo-Sole, posto al loro centro . Sergej O. Prokofieff, in base alle citazioni di diverse conferenze tenute da Rudolf Steiner su questo argomento, nel suo libro “Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, a pag. 71 scrive: «Un Bodhisattva è un essere di ordine cosmico che ha già superato i limiti dello sviluppo proprio dell’uomo; egli si avvicina già all’evoluzione dell’Angelo e si trova in una corrente evolutiva nella quale la sua coscienza arriva fino alla sfera del Budhi. In altri termini, un Bodhisattva sta in una fase di sviluppo che l’umanità raggiungerà, per via naturale, soltanto su Giove. Questo si esprime nel fatto che il Bodhisattva già ora, “in modo comune” a un essere della gerarchia angelica, può, con il proprio Io [superiore], operare coscientemente alla trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale. In questo lavoro egli viene ispirato da un essere di una gerarchia superiore, quella degli Arcangeli. Quando questo lavoro si avvicina al suo compimento, il Bodhisattva si reca in Terra per una incarnazione umana completa, vale a dire che percorre quel grado chiamato da Rudolf Steiner il grado di “Buddha umano”. Durante questa sua ultima incarnazione il Bodhisattva lavora in modo comune a un essere della gerarchia degli Angeli e raggiunge finalmente il grado del Sé spirituale (l’illuminazione che il Buddha conseguì sotto l’albero del Bodhi). Con ciò egli completa il ciclo corrente all’evoluzione del mondo, e non deve più incarnarsi sulla Terra. D’ora in poi non lavora più, come essere della gerarchia degli Angeli, al suo corpo astrale che è divenuto il corpo luminoso del Sé spirituale (Nirmanakaya).

Adorazione dei Magi del Beato Angelico e Filippo Lippi
«E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda;
perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele» (Mt. 6,1-6).
Ogni anno, con l’avvicinarsi del periodo natalizio, la tradizionale rappresentazione del presepe, che ricorda la nascita del Redentore dell’umanità, suscita non pochi contrasti e divergenze di opinioni. Tra questi, il più discusso riguarda l’opportunità di evitare, nelle scuole italiane, l’allestimento del presepe a causa della presenza di bambini extracomunitari, per i quali un simbolo cristiano potrebbe risultare estraneo o non appartenente alla loro tradizione religiosa. Alcuni maestri, insegnanti e responsabili delle scuole italiane, spinti dalle pressioni di genitori appartenenti a movimenti religiosi separatisi dalla Chiesa cattolica e da genitori extracomunitari – i quali evidentemente non comprendono il significato dei simboli cristiani – ritengono opportuno evitare la preparazione dell’albero e del presepe di Natale, al fine di scongiurare disagi e malcontenti tra famiglie di diversa formazione culturale e religiosa. Essi pensano infatti che tali simboli possano danneggiare la psiche dei bambini, generando confusione e disorientamento religioso. Questo pregiudizio nasce da un’opinione infondata, dettata dalla mancanza di conoscenza e di fede nei confronti di due antichi simboli cristiani, che non vengono compresi nella loro autentica essenza spirituale e nel significato profondo che intendono esprimere. Va inoltre ricordato che deve essere rispettata anche la volontà dei genitori credenti, i quali desiderano continuare a coltivare quei valori sacri tradizionali che hanno nutrito la fede di innumerevoli anime nel corso dei secoli della storia del cristianesimo occidentale. Molti altri ancora vi credono oggi, sebbene la ricorrenza natalizia sia spesso vissuta con un atteggiamento materialista, influenzato da una pubblicità consumistica fuorviante. Tuttavia, questa celebrazione annuale che si rinnova con l’avvento del Natale accompagnata dalla preparazione dell’albero e del presepe nella prima settimana dell’Avvento – non può in alcun modo danneggiare né turbare la psiche di alcuno, tantomeno quella dei bambini di qualsiasi provenienza o ceto sociale, se tali simboli vengono compresi nella loro vera natura esoterica: segni del “ricordo” e della “nascita” divina da cui proviene l’umanità primordiale, prima della “caduta” causata dal “serpente” paradisiaco luciferico.
Occorre sottolineare che il presepe, quale complesso rappresentativo e immaginifico della Natività, esercita comunque un’azione sull’anima infantile di qualsiasi bambino, indipendentemente dalla sua provenienza. Il presepe può essere paragonato ai quadri del pittore cristiano Raffaello, i quali possono essere osservati e contemplati da ogni uomo o bambino di qualunque razza, senza che ciò comporti conseguenze psichiche negative. Rudolf Steiner ci rivela che la Madonna Sistina, essendo un’immagine reale scaturita da un’esperienza spirituale vissuta e trasposta da Raffaello sulla tela, può agire in modo terapeutico sul corpo eterico1 di qualsiasi bambino e, inconsciamente, anche sull’anima degli adulti, siano essi credenti, laici o atei. Qualsiasi opera d’arte autentica, quando nasce dal mondo dell’anima come vera ispirazione e manifestazione dello spirito attraverso la pittura, l’architettura, la musica o la poesia, esercita un’azione terapeutica sul corpo eterico del bambino e dell’uomo, purché libero da pregiudizi. L’Arte vera e genuina rinnova invisibilmente nell’anima umana le forze eteriche logorate, rattrappite e offuscate dagli spiriti dell’ostacolo. Questi spiriti del male, che la teologia cattolica identifica come “Satana” o “Lucifero” (e che l’Antroposofia distingue come spirito arimanico o luciferico)2, agiscono nell’anima umana in modo inconscio attraverso il materialismo persuasivo della pubblicità e mediante tutto ciò che appartiene alla “tecnologia virtuale” (computer, telefoni cellulari, videogiochi, quaderni digitali nelle scuole, ecc.), colpendo in particolare la psiche dei bambini, i più indifesi dopo i tre o quattro anni. Non meno incisiva è la loro azione sugli adulti che non coltivano una sana vita di pensiero spirituale e morale, manifestandosi nelle azioni volitive con atteggiamenti negativi di nervosismo, aggressività o altro. Per questo motivo è essenziale che i genitori proteggano e sostengano i propri figli attraverso un atteggiamento morale e religioso libero, non coercitivo, poiché un approccio imposto sarebbe estremamente dannoso per la psiche del bambino. È fondamentale che i genitori agiscano da esempio, affinché il bambino possa imitarli e, così facendo, risvegliare in sé le forze originarie divine del “Padre Cosmico”: forze che rimarranno legate a lui in modo inconscio per tutta la sua esistenza. Non è necessario appartenere a un’istituzione o a una corrente religiosa particolare; ciò che conta è offrire al bambino un’educazione basata sugli esempi di uomini virtuosi che hanno vissuto una vita altruista, colma d’amore e dedizione verso gli altri. Un genitore può certamente amare un bambino e colmarlo di affetto, e questo contribuisce a rafforzarne l’equilibrio psico-fisico; tuttavia, l’amore filiale non equivale a stimolare nel bambino, attraverso il gesto e la fantasia morale, il ricordo divino che genera in lui il “germe morale” dell’altruismo e dell’amore verso il prossimo.
L’arte, quando sgorga da un cuore genuino, può agire come un “ripristino vitale” nell’uomo adulto, attraverso quella “forza spirituale fluente” che opera in modo particolare sul corpo eterico umano. Questo processo mira a riattivare le forze vitali dell’anima, che possono inaridirsi sotto l’influsso delle forze arimaniche. La vita, infatti, è presente in ogni cosa – piante, animali ed esseri umani – e agisce in modo speciale sull’anima del bambino. L’arte, quale ispirazione della vita spirituale, può talvolta risanare le alterazioni psichiche del bambino, spesso generate dall’eccessivo utilizzo del materialismo tecnologico virtuale, come già accennato. In particolare, essa interviene nello sviluppo della “fantasia infantile”, contribuendo alla formazione psichica dell’io umano terreno, che inizia a manifestarsi a partire dal terzo o quarto anno di vita. Una cattiva educazione sul piano psico-fisico può determinare, nell’età adulta, conseguenze dolorose come malattie nervose o disturbi più gravi, se tra i 21 e i 42 anni non si intraprende un cammino cosciente di vita morale e attività spirituale. Rudolf Steiner (1861-1925)3, uno dei più elevati iniziati chiaroveggenti cristiani e fondatore della Società Antroposofica Universale – il cui centro si trova a Dornach, in Svizzera, presso la particolare costruzione in cemento armato chiamata Goetheanum – consigliò, come già ricordato, di collocare nella stanza del bambino la splendida opera pittorica della Madonna Sistina di Raffaello.
Quest’opera, scaturita da una reale esperienza veggente spirituale notturna, rappresenta la forza vitale e l’aura spirituale della Madonna col Bambino, e si ritiene possa sostenere profondamente il bambino nello sviluppo della sua formazione psichica e durante la crescita del corpo eterico. Il quadro agisce come stimolatore di quella parte divina e spirituale che, quale “principio virgineo della fanciullezza”, risiede nel profondo di ogni uomo e, in modo particolare, nel bambino, il quale è tutelato dal suo “Angelo custode”, come ogni singolo essere umano. L’Angelo custode, infatti, è guida e protettore spirituale di ogni anima. Egli dimora nel profondo del corpo astrale4, dove ispira e orienta l’uomo affinché segua la giusta evoluzione della propria meta umana, così da poter realizzare in sé l’uomo divino superiore attraverso lo sviluppo della coscienza morale e il discernimento del bene e del male. Tale realizzazione diventa possibile se lavoriamo attivamente su noi stessi, purificando l’anima da brame, desideri e passioni egoistiche e negative, fino a giungere, mediante il pensiero cosciente e il giusto sviluppo morale, alla nascita di una coscienza superiore: la coscienza immaginativa.5 Questo processo permette al nostro io inferiore di riconoscersi come individuo autonomo e libero, portatore di un elemento divino che è sempre esistito e che rimane unito a un’entità superiore, l’Io superiore6, che da sempre lo guida e al quale esso è subordinato. La meta dell’uomo è giungere a realizzare e “toccare”, al termine del nostro eone terrestre, la sfera angelica, affinché il suo Angelo possa essere liberato dalla funzione di guida e tutela e ascendere al grado superiore di Arcangelo.7 (1. continua)
Collegno, Dicembre 2015
Aggiornati: Dicembre 2018 – 2020 – 2023 – 2025 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
1 Il corpo eterico è il secondo involucro della costituzione umana grazie al quale il corpo fisico può mantenersi in vita, evitando altrimenti la putrefazione immediata. Esso è formato da quattro eteri, generatisi attraverso le antiche evoluzioni cosmiche della Terra, che nella Scienza antroposofica vengono denominati: “Saturno, Sole, Luna e Terra”. Sull’antico Saturno la Terra era una sfera oscura di calore da cui si formò l’etere di calore. Sull’antico Sole si aggiunse il corpo eterico da cui si aggiunse l’elemento dell’aria e uno più sottile chiamato etere di luce. Nel terzo stato di coscienza o incarnazione della nostra Terra chiamato antica Luna, si aggiunse il corpo astrale da cui si aggiunse l’elemento più denso, cioè l’acqua, e uno più sottile l’etere chimico. Infine, nella quarta incarnazione della Terra si aggiunse il fisico-materiale o solido, e a un livello più sottile superiore, l’etere di vita. Di questi quattro eteri, l’etere chimico e l’etere di vita, furono sottratti a Adamo prima della tentazione luciferica, affinché l’uomo non diventasse completamente preda delle forze arimaniche. Egli potrà riacquistare di nuovo questi due eteri quando eleverà la propria coscienza morale a un grado superiore, nel quale sarà possibile unirsi all’Entità del Cristo.
2 Gli spiriti luciferici sono uomini rimasti indietro nell’antica evoluzione lunare, incapaci di superare il gradino umano e divenuti perciò “luciferici”, ossia esseri che si comportano come se fossero ancora a uno stadio precedente di coscienza. Gli spiriti arimanici, invece, sono «uomini arcangelici» rimasti indietro di due gradini, ossia durante il secondo stato di coscienza chiamato antico Sole, tre incarnazioni passate della nostra Terra. Gli spiriti luciferici prendono il nome dal loro capo Lucifero (Demonio), mentre quelli arimanici da Arimane (Satana). Spesso, la teologia cattolica li confonde e li considera un’unica entità spirituale avversa a Dio. È invece fondamentale distinguerli nei loro diversi aspetti di tentatori: a) Lucifero è un angelo dell’ostacolo che agisce soprattutto nel corpo astrale, ispirando l’uomo nei sentimenti negativi di brame, desideri e passioni, accentuando egoismo, settarismo, fanatismo e pregiudizi. b) Arimane è un arcangelo dell’ostacolo che agisce principalmente nel corpo eterico, ispirando pensieri di possesso negativi, quali il potere, il denaro, la sensualità sfrenata, i dogmi e la menzogna. Il Cristo, come già ricordato in diversi articoli del blog “Pensieri antroposofici dell’anima”, redense Lucifero sulla croce del Golgota (simboleggiato dal ladrone crocifisso alla destra del Cristo, San Dismas), affinché anche noi uomini potessimo compiere lo stesso attraverso la forza cristica dell’amore. Arimane, invece, essendo principe di questo mondo, non poté essere vinto dal Cristo, poiché l’uomo ha ancora bisogno del mondo minerale per evolvere. Tuttavia, Egli lo tenne a bada, così come possiamo fare noi mediante il giusto discernimento. Arimane non potrà essere definitivamente vinto dal Cristo per molto tempo, poiché l’uomo necessita ancora di trasformare la natura minerale in nutrimento per il proprio corpo fisico, attraverso il quale il nostro io umano fonda la sua «coscienza dell’io». È per questo che il cibo, prima di essere assunto, dovrebbe essere benedetto con una preghiera trasmessa da iniziati chiaroveggenti, oppure secondo il proprio credo religioso.
3 Rudolf Steiner nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro‑ungarica. Suo padre, Johannes Steiner, era impiegato delle Ferrovie Meridionali Austriache, e per questo il giovane Rudolf crebbe in un ambiente che stimolava prontezza e abilità nella vita pratica. Già all’età di sette anni gli era possibile «vedere e udire gli esseri» che si celano dietro al mondo naturale; esperienze che dovette in certo senso nascondere ai coetanei e persino agli adulti, poiché non sarebbe stato compreso. Nel 1879 conseguì l’esame di maturità con lode e, nello stesso anno, si iscrisse all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, dove studiò, tra le altre discipline, biologia, chimica e fisica. Quest’ultima materia influenzò profondamente la sua evoluzione interiore, ponendolo al contempo di fronte a difficili enigmi. Si mise in luce già come studente curando gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al 1897 collaborò all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar. A partire dal 1902 intensificò la sua attività di scrittore e conferenziere, dedicandosi in particolare alla cristologia, tema al quale consacrò gran parte della sua vita. Nel 1912‑13 uscì dalla Società Teosofica, a causa di un dissenso con la presidentessa Annie Besant, la quale sosteneva che un giovane indiano di nome Krishnamurti era la reincarnazione del Cristo. Nel 1894 pubblicò La Filosofia della Libertà (Edizioni Antroposofica, Milano), la più importante delle sue opere filosofiche e base della successiva concezione del mondo. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Gli impulsi da lui dati nell’arte, nella scienza, nella medicina, nella religione, nella pedagogia e nell’agricoltura portarono a delle nascite di movimenti oggi sempre più diffusi nel mondo. Nel 1912-13 si distacca dalla Società teosofica e costituisce la Società antroposofica universale. A Dornach in (Svizzera), costruisce il primo Goetheanum di legno, un centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia il quale, in seguito, sarà poi bruciato da nemici dell’Antroposofia nella notte di S. Silvestro del 1922. In seguito, Rudolf Steiner fa un modello di un secondo Goetheanum in cemento armato il quale, fu costruito dopo la sua morte avvenuta il 30 marzo 1925, esistente tuttora come centro di numerose attività antroposofiche cui, partecipano artisti e soci di tutto il mondo. È solo grazie a Rudolf Steiner che oggi abbiamo la possibilità attraverso l’Antroposofia di approfondire e di comprendere i nuovi misteri cristiani rinnovatisi attraverso l’impulso rosicruciano, tramite l’unione sul piano spirituale tra la corrente di Cristian Rosenkreutz e quella del “Maestro Gesù”, che confluirono insieme nel convegno di Natale tenuto da Rudolf Steiner nel dicembre del 1923 a Dornach in Svizzera, durante la “ Posa della Pietra di Fondazione”, al servizio di Michele – Cristo.
4 Il corpo astrale è la terza parte costitutiva dell’uomo ed è la sede in cui nascono brame, passioni, desideri e tutte quelle sensazioni che l’io umano sperimenta come piacere o dispiacere. L’io deve imparare a dominarle e purificarle, affinché il corpo astrale possa trasformarsi in un astrale superiore, più perfetto. Possiamo definirlo come la dimora dell’anima inferiore, poiché è costituito dall’insieme del corpo senziente e dell’anima senziente: il corpo senziente è ciò con cui percepiamo il mondo esterno come “sensazione”, mentre l’anima senziente genera in noi il piacere della sensazione. Il corpo senziente, insieme al corpo eterico e al corpo fisico, è ciò che ereditiamo dai nostri genitori. L’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente, invece, sono state donate dagli Dei nelle antiche evoluzioni cosmiche e costituiscono le facoltà dell’anima umana, attraverso cui l’io inferiore può manifestarsi nel mondo fisico. Così come il corpo fisico è strumento dell’anima, l’anima è strumento dell’Io, e l’Io, a sua volta, si offre allo spirito, che lo riempie dei raggi della luce eterna risplendente nell’uomo (Teosofia O.O. 9, p. 40).
5 L’uomo attraversa sette stati di coscienza, passando da uno stato ottuso di trance a uno stato super-psichico spirituale superiore. Durante lo stato di coscienza saturnio (vedi nota 15) nell’oscuro calore cosmico, l’uomo sviluppò uno stato molto ottuso che chiamiamo “minerale o di trance”. Nella seconda incarnazione planetaria dell’antico Sole, la Terra (cioè, il nostro sistema solare) emerse dall’oscurità e in uno stato di luce cosmica planetaria – dove il Sole cominciava a predominare sugli altri pianeti – cominciò a illuminare tutta la massa planetaria interna, cosicché l’uomo poté sviluppare il secondo stato di coscienza simile al vegetale o di “sonno profondo” senza sogni. Nella terza incarnazione cosmica planetaria dell’antica Luna, il Sole cominciò a risplendere anche esteriormente diventando il centro del sistema solare, cui l’umanità sviluppò nell’antica saggezza lunare, il terzo stato di coscienza simile all’animale o di “sogno”. Infine, nella quarta incarnazione cosmica della Terra, il Sole da pianeta si elevò a “Stella” del nostro sistema planetario, cui l’uomo entrò nello sviluppo del quarto stato di “coscienza di veglia”, dove si trova tuttora. Durante il quarto stato di coscienza cosmico terrestre, l’uomo non solo ripete gli antichi tre stati di coscienza planetari, ma sviluppa anche un principio microcosmico degli altri tre stati futuri di coscienza chiamati Giove, Venere e Vulcano che sono più elevati, vale a dire: “La coscienza immaginativa, la coscienza ispirativa e la coscienza intuitiva”. (Vedi Tav.1)
6 Oltre all’io terreno ordinario, vive nell’uomo un «Io superiore divino», dono degli Dei o Elohim creatori, di cui l’io inferiore non è che un’immagine, un riflesso: come quando, guardandoci in uno specchio, vediamo la nostra figura rispecchiata. L’immagine che egli proietta nell’ambito terreno è la sintesi di tutte le personalità umane vissute nelle diverse incarnazioni, sempre differenti tra loro. In ogni “Personalità umana”, che egli ha ispirato e abitato in segreto, ha acquisito facoltà morali e spirituali, ora raccolte in sintesi, e che manifesta in ogni nuova vita terrena come elevazione morale e animica, attraverso il pensare, il sentire e il volere. Questo nucleo divino, o «Individualità» superiore, è sempre lo stesso: non muta, ma si evolve e si arricchisce delle facoltà umane conquistate nelle esperienze delle vite terrene assunte di volta in volta. Così, la Personalità che egli manifesta e rinnova in ogni esistenza è la sintesi, l’estratto spirituale superiore maturato nelle vite precedenti, che porta in sé (nel corpo astrale) come essere ancora imperfetto. A causa degli errori e delle imperfezioni morali derivanti dalle azioni malvagie compiute contro gli altri, si determina il destino karmico terreno. È l’Io superiore che, dal mondo spirituale, dirige questo destino! E l’uomo dovrà attraversare sofferenze e prove dolorose, conseguenza della sua imperfezione morale da perfezionare, mentre l’io inferiore non potrà fare altro che bere il calice amaro che egli stesso ha generato nelle vite passate.
7 L’Arcangelo è un Entità divina che è due gradini al di sopra dell’uomo. Egli visse come uomo sull’antico Sole quale figlio degli spiriti della Saggezza o Kyriotetes (Dominazioni), sull’antica Luna superò il grado di Angelo purificando e trasformando completamente il suo corpo Astrale e, sulla Terra, lavora coscientemente con lo spirito Vitale alla completa purificazione e trasformazione del corpo eterico. Il più potente spirito arcangelico è Michele che è il centro del consesso di sette Arcangeli planetari cui dal 1989, è salito al rango di Archai e quale volto del Cristo. Egli nell’ambito esoterico è ritenuto “Figlio della Sofia” giacché gli spiriti della Saggezza formano la parte costitutiva superiore della “Divina Sofia”, ossia l’Uomo Spirito. Vedi di seguito la Tavola 1 di tutta l’evoluzione umana quale principio e fine della meta dell’uomo, che va da: “Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano”.
Tavola 1


Adorazione dei Magi – Caravaggio
«SENTO COME DISINCATATO
IL FIGLIOLO DELLO SPIRITONEL GREMBO DELL’ANIMA,
NELLA CHIAREZZA DEL CUORE
LA SACRA PAROLA UNIVERSALE HA GENERATO
IL FRUTTO CELESTE DELLA SPERANZA
CHE CRESCE GIUBILANDO NELLE LONTANANZE DEL MONDO
DAL FONDAMENTO DIVINO DEL MIO ESSERE»
Rudolf Steiner
A TUTTI I VISITATORI DEL BLOG
“PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA”
COLLEGNO, DICEMBRE 2025 ANTONIO COSCIA

Raffaello Sanzio – La Madonna Sistina
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in Terra agli uomini di buona volontà» (Lc 2,13).
«Queste parole sono rivolte a quegli uomini in cui germoglia la vera forza vivente dell’amore. Ecco ciò che deve attuarsi sulla Terra, grazie all’Impulso del Cristo. A quella che fu una manifestazione dall’alto, il Cristo aggiunse la forza vivente … Egli diede all’umanità non soltanto una dottrina da accogliere come forma di pensiero e di idea, ma una forza che può irradiare nell’anima umana … Nel Vangelo di Luca, come negli altri Vangeli, questa forza vivente viene sempre indicata come la forza della fede. Nel senso dei Vangeli, questa è la fede: ha fede colui che accoglie in sé il Cristo in modo da farlo vivere interiormente; in modo che il Suo Io viva in lui non come un recipiente vuoto, ma come un recipiente colmo e traboccante. E questo contenuto traboccante è l’amore» (Vangelo di Luca, O.O. 114, p. 171). Rudolf Steiner
Rudolf Steiner, avendo a cuore quelle persone che non erano ancora pronte per il cammino attraverso la Scienza dello Spirito – meno inclini alla forza del pensare e più sensibili al sentire del cuore – offrì consigli ad alcuni giovani religiosi protestanti, i quali si rivolsero a lui per rinnovare il culto cattolico. Accanto alla Società Antroposofica Universale sorse così la corrente religiosa della Comunità dei Cristiani (Christengemeinschaft), la quale, pur non avendo nulla a che vedere con il movimento antroposofico di Dornach, può essere considerata una sorta di “figlia” dell’Antroposofia, poiché nacque dall’impulso di pastori protestanti su consiglio di Rudolf Steiner. Quando alcuni di essi gli chiesero suggerimenti su come rinnovare un culto che non corrispondeva più alla loro esigenza interiore di un autentico impulso cristiano, egli acconsentì volentieri, collaborando così alla nascita della Comunità dei Cristiani. Questa corrente religiosa fu fondata nel 1922 a Dornach, in Svizzera, da un gruppo di 45 giovani teologi ecumenisti, sotto la guida del pastore protestante Friedrich Rittelmeyer (1872–1938) e di uno dei suoi più ferventi seguaci, Emil Bock (1895–1959). Rudolf Steiner tenne tuttavia a escludere con fermezza qualunque legame ufficiale tra la Comunità dei Cristiani e il movimento antroposofico. In alcune conferenze chiarì esplicitamente il rapporto tra questo movimento religioso e l’Antroposofia, affermando:
«Ciò che ho donato a queste personalità non ha nulla a che fare col movimento antroposofico. L’ho dato loro come privato cittadino, e l’ho fatto in un modo tale da sottolineare con la necessaria determinazione che la corrente antroposofica non deve avere nulla a che fare con questo movimento di rinnovamento religioso; ma che soprattutto non sono il fondatore di questo movimento… È un movimento che è nato da se stesso, e da me ha ricevuto dei consigli perché, se qualcuno chiede legittimamente un consiglio in qualsiasi settore, è un dovere umano poterlo concedere.» (La relazione del mondo delle stelle con gli umani, e degli umani con le stelle, appunti per due conferenze tenute a Dornach il 29 e 31 dicembre 1922, Opera Omnia n. 219).
Per chi fosse interessato a intraprendere questo percorso religioso, è possibile partecipare alle funzioni cultuali che si tengono nelle diverse città italiane nell’ambito del Movimento per il Rinnovamento Religioso. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale: La Comunità dei Cristiani.
Una seconda esperienza che possiamo coltivare nel nostro cammino di fede, attraverso il sentire
del cuore e per rispondere alle domande poste all’inizio del nostro tema consiste nel seguire un percorso di fede nutrito dal calore e dall’amore per la verità, rivolto al Divino e reso vivo dalla manifestazione di uomini evoluti: i Maestri di saggezza. Dall’entusiasmo e dal calore interiore può nascere in noi l’impulso a sviluppare la certezza della fede, tramite la venerazione e la devozione verso il Divino, tramite i Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti. A sostegno di questo impulso possiamo ispirarci a questi uomini evoluti che hanno attraversato i gradi iniziatici fino a raggiungere l’illuminazione spirituale, la quale permise loro di unirsi alla verità superiore dell’Entità divina del Cristo-Sole. Sono grandi anime che consacrano la loro vita all’elevazione dell’umanità verso un livello superiore di coscienza, affinché le anime anelanti possano destarsi all’esistenza più alta dello Spirito Cosmico Universale. Possiamo così infiammarci e venerare – senza cadere nel culto della personalità – imparando ad amare il Divino che si manifesta attraverso il sacrificio compiuto da tali uomini superiori per il bene degli altri. Oppure volgere lo sguardo a quegli uomini che esprimono una santità spontanea – come Francesco d’Assisi e altri mistici cristiani – i quali diventano strumenti della Volontà Divina attraverso l’amore cristico che riversano sulla sofferenza umana. Possiamo infiammarci interiormente leggendo gli scritti che ci hanno lasciato questi grandi mistici, o trovare sollievo e beatitudine nella lettura dei Vangeli, la “buona novella” degli Angeli. I Vangeli possono diventare per noi lo stimolo che ci risveglia dalla vita materiale e ci eleva a quella spirituale, nella quale possiamo realizzare l’autocoscienza del nostro io autonomo e libero. È attraverso questo “io” che possiamo destare in noi la forza di redenzione dello spirito, con la quale ci è dato di riunirci nuovamente allo Spirito cosmico del Cristo. La nostra anima – o, se vogliamo, il nostro io umano terreno – può infiammarsi nello studio teologico appassionato dei quattro Vangeli canonici, per i loro contenuti cristologici sulla vita del Cristo vissuta nei tre anni in Palestina come Gesù di Nazareth. Questi contenuti potranno essere approfonditi, in un secondo tempo, nell’Antroposofia secondo la visione spirituale offerta da Rudolf Steiner. Intanto possiamo accogliere e seguire i consigli che troviamo esposti in modo particolare nella massima del Vangelo di Matteo: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto» (Mt 7,7).
Se accogliamo con il cuore queste parole e iniziamo a mettere in pratica i consigli dell’Evangelista Matteo – che ci esortano a “chiedere, cercare e bussare” – possiamo diventare più coscienti e vigili nel porre attenzione alla nostra vita. Non chiusi in noi stessi, ma aperti con comprensione e tolleranza verso chi ci tende la mano bisognosa di aiuto, possiamo imprimere una svolta alla nostra esistenza materiale e spirituale, fino al punto di trasformare il nostro karma negativo. Sì, oggi è possibile trasformare il nostro karma negativo – ossia quelle azioni scriteriate compiute nella vita precedente e che hanno reso imperfetto il nostro io umano – poiché il Cristo stesso ha assunto questo compito a partire dal XX secolo. Questo cambiamento cosmico, avvenuto tra gli Dei superiori del Karma9 e il Cristo, può destare in noi il risveglio dell’anima. Con umiltà chiediamo e bussiamo alla porta dello Spirito, affinché ci sia concesso, in un secondo tempo, di incontrare quella via di conoscenza che conduce al risveglio della nostra fede umana, fino a trasformarla nella vera certezza di fede in Cristo. Se perseveriamo in questo cambiamento interiore e poniamo attenzione al mondo esterno, potrà giungere il giorno in cui, avvenuta in noi la trasformazione intima, cominceremo a coltivare pensieri più puri attraverso i quali la nostra anima anela a realizzare in sé la certezza della fede nella verità superiore dello Spirito Supremo di Cristo. Possiamo allora, attraverso un libro o l’incontro con la persona giusta, avvicinarci ai misteri divini. Quei misteri del cristianesimo moderno che ci sono dati da conoscere grazie alla guida dell’umanità, Rudolf Steiner, mediante la lettura delle sue conferenze sull’evento più importante della storia umana, vissuto nell’uomo Gesù di Nazareth. Così possiamo sollevare un angolo del velo del mistero del Golgotha e diventare, anche solo per un attimo, spettatori: vedere, tramite un’immagine-pensiero, una parte del mondo degli Dei.
Difatti, questa possibilità è offerta dall’Antroposofia, quale scienza esoterica, a tutti gli uomini che cercano risposte sul senso della vita e su altri interrogativi fondamentali, indipendentemente dalla nazionalità o dall’appartenenza a qualsiasi ceto culturale, sociale o religioso. L’Antroposofia, oltre a porsi come scopo l’unione di Scienza, Arte e Religione, si propone di riunire i misteri antichi in una via esoterica moderna e di rinnovare l’antico cristianesimo di Giovanni Evangelista e quello rosacruciano, trasformandolo in un cristianesimo accessibile a tutti. In tal modo ciascuno può accoglierlo secondo il proprio livello intellettuale, morale o religioso, elevandolo progressivamente – tramite l’esercizio del pensiero – a una coscienza morale e spirituale superiore. Come sappiamo dalla Scienza dello Spirito, l’impulso del cristianesimo nasce essenzialmente dall’evento del Golgota, quale fede di un avvenimento unico, accaduto due millenni or sono e che mai più potrà ripetersi nell’intera evoluzione futura della Terra: un’azione mistica reale di un Dio che attraversò l’esperienza della morte. Sappiamo che un Dio non può morire, ma può percepire, attraverso la sua incorporazione in un essere umano, l’esperienza del dolore e della morte dell’uomo mediante la coscienza dell’io umano con il quale Egli è unito. Tra i discepoli di Cristo che maggiormente contribuirono alla diffusione del cristianesimo va annoverato Lazzaro, il quale ricevette dal Cristo stesso la più alta iniziazione misterica che un uomo di allora potesse conseguire. Per questo veniva chiamato il discepolo che Gesù amava (Gv 13,23), dopo aver assunto il nome di Giovanni. Tramite i suoi due libri principali, l’Apocalisse e il Vangelo di Giovanni, nacque l’impulso dell’esoterismo cristiano, che poté manifestarsi soltanto nel XVI secolo, quando, attraverso una particolare iniziazione, assunse il nuovo nome di Cristian Rosenkreutz.10 Questa corrente rosacruciana, insieme a quella del cristianesimo mistico – dietro cui operava il Maestro Gesù (l’antico Zarathustra) – confluirono nel XX secolo, durante la Posa della Pietra di Fondazione nel Natale del 1923-24, nell’antroposofia di Rudolf Steiner.11
Gli altri due discepoli più importanti furono Pietro e Paolo. Da Pietro derivò la corrente del cristianesimo imperiale romano d’Occidente, la cui capitale divenne Roma, con a capo il suo “Vicario” nella persona del Papa. Da Paolo nacque invece il cristianesimo ortodosso, quale corrente orientale con capitale Costantinopoli, sede di contrasti e conflitti con il cristianesimo romano d’Occidente – contrasti che ancora oggi non si sono del tutto dissolti. Dalle lettere di Paolo sappiamo che egli divenne uno dei più eminenti discepoli del Cristo grazie alla sua “Conversione” ricevuta sulla via di Damasco: senza di essa il cristianesimo exoterico non esisterebbe. L’incontro con il Cristo accese in Paolo la fede e la certezza che colui che era morto sulla croce, conosciuto dagli ebrei come Gesù di Nazareth, fosse l’Altissimo Spirito solare del Cristo, al quale egli non aveva creduto e i cui discepoli aveva perseguitato a lungo. Questa certezza gli dava ora la forza di accendere e stimolare nelle anime di chi lo ascoltava la capacità di superare le tribolazioni attraverso la fede nel Cristo. Da uno spunto di una sua lettera agli Ebrei, egli scrive: «Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono» (Ebrei 11,1). I tempi sono cambiati. L’uomo, se da una parte si è maggiormente rafforzato nel pensiero, dall’altra è disceso più profondamente nel materialismo, facendo sì che l’anima umana si separi sempre più dalle intuizioni e dalla direzione della retta via ispirata dal suo Sé o Io superiore. Ciò genera pessimismo e sfiducia negli altri, e con essi la solitudine e l’angoscia di un mondo sempre più egoista, che tende ad annichilire ogni speranza nel futuro progresso della civiltà umana e a spegnere ogni impulso di fede nel divino. Così il corpo eterico (il corpo della vita e dell’amore) avvizzisce sempre più e si dissecca come le foglie in autunno. Possiamo uscire da questo stato abulico della vita, solo se come abbiamo accennato, riusciamo ad aprirci con fiducia, con calore e con amore per la verità rivolta al divino: al Cristo. Possiamo realizzare ciò immergendoci nella lettura dei Vangeli, cioè in questi testi esoterici il cui messaggio può trasformarsi in un cammino iniziatico in quanto sono stati scritti da uomini ispirati dal mondo angelico, i quali rivelano ai puri di cuore il cammino da Gesù a Cristo attraverso il compimento del “Mistero del Golgotha”. (3.continua)
Collegno, dicembre 2025 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
9 Il karma umano, nel suo compimento quale legge cosmica, è estremamente complesso: per ogni uomo può manifestarsi in modi e luoghi diversi, soprattutto se la persona ha accolto l’Impulso del Cristo che, dal XX secolo in poi, ha assunto Egli stesso la Signoria della legge karmica, sostituendosi al compito che spettava alla prima gerarchia spirituale. Rudolf Steiner tenne per la prima volta ad Amburgo, nel 1910, undici conferenze sul karma, pubblicate dall’Editrice Antroposofica di Milano con il titolo Le Manifestazioni del Karma. Dopo queste conferenze, Rudolf Steiner non trattò più la legge karmica per due settenni, ritenendo che fosse un tema ancora immaturo da divulgare ad anime non pronte ad accogliere una legge tanto complessa. Soltanto negli anni successivi, da gennaio a settembre del 1924, egli tenne ottantuno conferenze in diverse città europee. La descrizione di questa legge che cercò di esporre nel libro Le Manifestazioni del Karma può essere così riassunta: «Così oggi abbiamo potuto parlare del concetto di karma, del suo significato per la singola persona, per l’individualità, per tutta l’umanità, nell’ambito della nostra Terra e al di fuori di essa; e abbiamo anche trovato qualcosa che possiamo spiegare come karma dell’universo. Troviamo così la legge del karma che possiamo definire una legge della relazione tra causa ed effetto, però in modo che l’effetto si ripercuota di nuovo sulla causa, e nel ripercuotersi l’essere si conservi, rimanga lo stesso… Abbiamo il presentimento che il karma si manifesti nelle maniere più svariate, sui campi più diversi, che le varie correnti karmiche – karma personale, karma dell’umanità, karma della Terra, karma dell’universo – vengano a incrociarsi, e che da tutto ciò ci vengano proprio le spiegazioni che ci occorrono per comprendere la vita. La comprenderemo nei suoi singoli punti se riusciremo a trovare l’azione convergente delle più diverse correnti karmiche» (ibidem, p. 32).
10 Cristian Rosenkreutz è un altissimo Iniziato cristiano, appartenente alla rosa dei dodici Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti che operano nell’ambito della civiltà e dell’evoluzione terrestre. Di lui sappiamo ciò che Rudolf Steiner ha potuto rivelarci: un’Entità spirituale antichissima ed elevatissima, la cui prima Personalità visse all’epoca di Mosè con il nome di Giosuè. Successivamente lo ritroviamo all’epoca di Salomone come costruttore del Tempio, sotto il nome di Hiram Abiff. Durante l’epoca in cui visse Gesù, egli fu Lazzaro, risuscitato dal Cristo, e assunse il nome di Giovanni Evangelista. Nel XIII secolo fu nuovamente Iniziato dal Cristo, ricevendo da Lui la saggezza di un nuovo cristianesimo esoterico, e assunse definitivamente, come Individualità superiore, il nome di Cristian Rosenkreutz. La sua corrente rosicruciana si unì, durante la Posa della Pietra di Fondazione, alla corrente antroposofica e a quella mistico-cristiana del Maestro Gesù, divenendo così il nuovo cristianesimo-rosicruciano a orientamento antroposofico.
11 Rudolf Steiner nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro‑ungarica. Suo padre, Johannes Steiner, era impiegato delle Ferrovie Meridionali Austriache, e per questo il giovane Rudolf crebbe in un ambiente che stimolava prontezza e abilità nella vita pratica. Già all’età di sette anni gli era possibile «vedere e udire gli esseri» che si celano dietro al mondo naturale; esperienze che dovette in certo senso nascondere ai coetanei e persino agli adulti, poiché non sarebbe stato compreso. Nel 1879 conseguì l’esame di maturità con lode e, nello stesso anno, si iscrisse all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, dove studiò, tra le altre discipline, biologia, chimica e fisica. Quest’ultima materia influenzò profondamente la sua evoluzione interiore, ponendolo al contempo di fronte a difficili enigmi. Si mise in luce già come studente curando gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al 1897 collaborò all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar. A partire dal 1902 intensificò la sua attività di scrittore e conferenziere, dedicandosi in particolare alla cristologia, tema al quale consacrò gran parte della sua vita. Nel 1912‑13 uscì dalla Società Teosofica, a causa di un dissenso con la presidentessa Annie Besant, la quale sosteneva che un giovane indiano di nome Krishnamurti era la reincarnazione del Cristo. Nel 1894 pubblicò La Filosofia della Libertà (Edizioni Antroposofica, Milano), la più importante delle sue opere filosofiche e base della successiva concezione del mondo. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Gli impulsi da lui dati nell’arte, nella scienza, nella medicina, nella religione, nella pedagogia e nell’agricoltura portarono a delle nascite di movimenti oggi sempre più diffusi nel mondo. Nel 1912-13 si distacca dalla Società teosofica e costituisce la Società antroposofica universale. A Dornach in (Svizzera), costruisce il primo Goetheanum di legno, un centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia il quale, in seguito, sarà poi bruciato da nemici dell’Antroposofia nella notte di S. Silvestro del 1922. In seguito, Rudolf Steiner fa un modello di un secondo Goetheanum in cemento armato il quale, fu costruito dopo la sua morte avvenuta il 30 marzo 1925, esistente tuttora come centro di numerose attività antroposofiche cui, partecipano artisti e soci di tutto il mondo. È solo grazie a Rudolf Steiner che oggi abbiamo la possibilità attraverso l’Antroposofia di approfondire e di comprendere i nuovi misteri cristiani rinnovatisi attraverso l’impulso rosicruciano, tramite l’unione sul piano spirituale tra la corrente di Cristian Rosenkreutz e quella del “Maestro Gesù”, che confluirono insieme nel convegno di Natale tenuto da Rudolf Steiner nel dicembre del 1923 a Dornach in Svizzera, durante la “ Posa della Pietra di Fondazione”, al servizio di Michele – Cristo.

Rappresentazione immaginativa delle tre forze dell’anima, inferiore e superiore
Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?». Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. (Mt 17,19).
Ciò non toglie comunque che nella nostra aspirazione verso la “fede di conoscenza”, possiamo incontrare uomini evoluti, anime che destano in noi un senso di benevolenza che possiamo ammirare, amare e avere una profonda venerazione per la verità da loro incarnata, ossia “Maestri di saggezza” che possiamo sempre incontrare sulla via di conoscenza e ai quali, possiamo aprirci con fiducia. Ma essi devono essere considerati da noi soltanto come amici, come dei fratelli maggiori cui possiamo chiedere consigli e non che debbano diventare per noi la guida personale, cui affidare il nostro destino in modo servile. Da essi possiamo perciò avere quei consigli che ci aiutino a sviluppare quel primo aspetto di fede che si basi sul sapere, cioè sullo sviluppo del pensare intellettivo cosciente tramite esercizi di concentrazione, meditazione e contemplazione, consigliati per esempio attraverso lo studio dell’Antroposofia. In merito Rudolf Steiner in una conferenza del 2 dicembre 1911 tenuta a Norimberga, parla della possibilità di poterci elevare alle forze di fede attraverso il sapere, dove appunto egli dice: «Solo il sapere può essere la base della fede, dobbiamo sapere per poterci elevare alle forze di fede dell’anima umana, dobbiamo avere nella nostra anima la capacità di mirare a un mondo soprasensibile, di dirigere su di esso i nostri pensieri e tutte le nostre rappresentazioni. Se non possediamo queste forze, appunto espresse dalla parola “fede”, qualcosa si devasta in noi, diventiamo aridi, ci essicchiamo come le foglie in autunno (…). Le forze della fede sono le più importanti del corpo astrale, e perciò il termine “corpo astrale” equivale a quello di “corpo di fede”»(Fede, Amore e Speranza, O.O.130, pag.19).
«Solo il sapere può essere la base della fede». Queste parole di Rudolf Steiner ci mostrano come sia possibile trovare il fondamento, o il primo aspetto, della fede se impariamo a lavorare attivamente su noi stessi, purificando l’egoismo che nasce dalle brame, dai desideri e dalle passioni generate dal nostro corpo astrale inferiore. Ciò darà modo al nostro intelletto di risorgere dal materialismo arimanico in cui è caduto e possa entrare in relazione con la sua origine divina spirituale, cioè col vero corpo astrale superiore, di cui quello inferiore è solamente un’immagine imperfetta rispecchiata. In questo modo non solo purifichiamo la vita del nostro pensare ma anche quella del sentire e del volere, cosicché aiutati dall’impulso del Cristo, potremo elevarci fino a compenetrarci della vera forza di fede del corpo astrale o anima superiore sopra citato, in modo di avere non solo la possibilità di vivificare il nostro corpo eterico, ma dare una risposta anche al senso di tutta l’evoluzione umana.
Tutto questo ci porta ora a riflettere che non basta semplicemente dire che vorremmo avere la certezza della fede in ciò che non vediamo e non possiamo toccare con mano, poiché la vera fede è una qualità morale spirituale connaturata al “corpo astrale superiore”, per la quale possiamo compenetrarci soltanto attraverso un cammino esoterico di conoscenza tramite quelle correnti spirituali, che mettono al loro centro, l’Impulso del Cristo. Porre, cioè, al centro della nostra vita umana la possibilità di trasformare il nostro pensiero intellettuale materialista in un pensiero intellettuale veggente cristico, in modo da riuscire a compenetrarci e unirci al “corpo di fede”. Ciò ci permetterà di operare con dedizione e amore entro la vita sociale della comunità terrena, tramite quegli atteggiamenti di comprensione e di tolleranza cui ogni vero uomo dovrebbe arrivare a manifestare quale sviluppo superiore della vera fratellanza universale, che dovrà essere preparata e realizzata nel futuro sesto periodo di “Filadelfia”5; in modo particolare tutti quelli che si autodefiniscono “antroposofi”.
In merito va ricordato che tutto il nostro quinto periodo di cultura6 si fonda sia sullo sviluppo dell’anima cosciente, sia su quello della facoltà della fede. Il loro progresso si protrarrà fino all’anno 3573 circa; dopodiché l’umanità entrerà nella fase di sviluppo del Sé spirituale, accompagnata dalla facoltà dell’”amore”, intesa come qualità del vero amore cosmico-umano. Questo significa che l’umanità dispone di circa 1500 anni per sviluppare l’anima cosciente e compenetrarsi delle forze di fede proprie del corpo astrale superiore. Tuttavia, poiché l’uomo è sceso troppo in basso nel materialismo e nell’egoismo fine a se stesso, esiste il rischio di non giungere all’appuntamento con il Sé spirituale. Infatti, il corpo eterico, da cui fluisce la vita cosmica che ci sostiene, se non viene alimentato e vivificato dalla vita spirituale, rischia di disseccarsi e inaridirsi, rendendo impossibile avere in futuro un corpo sano per reincarnarci. In altre parole, se l’umanità non riuscirà a compenetrarsi dell’Impulso del Cristo e a purificare il proprio atteggiamento egoista nel normale cammino evolutivo, sarà difficile che possa giungere alla fine del quinto periodo di cultura e compenetrarsi delle forze di fede come patrimonio morale comune a tutti gli uomini di buona volontà.
Al contrario, chi oggi sceglie di intraprendere la via esoterica della conoscenza cristiana-rosicruciana, ossia l’Antroposofia, può decidere di abbreviare questo percorso. La “fede”, insieme all’“amore” e alla “speranza”, costituisce infatti una delle tre qualità cristiane fondamentali che l’umanità dovrà sviluppare rispettivamente nel quinto, sesto e settimo periodo postatlantico. Poiché la fede è in relazione con lo sviluppo del corpo astrale, essa rappresenta la prima qualità da conquistare, insieme allo sviluppo dell’anima cosciente e della coscienza morale, nel nostro attuale quinto periodo di cultura. Successivamente, l’umanità inizierà a sviluppare l’anima divina superiore che, nel sesto periodo postatlantico, riceverà come dono dagli Angeli il principio del Sé spirituale, accompagnato dallo sviluppo dell’amore, che segnerà l’inizio della vera fratellanza universale. Infine, nel settimo periodo, con lo sviluppo della speranza, si manifesterà il principio microcosmico dello Spirito Vitale.7
Detto questo, è facile comprendere che tali qualità vanno conquistate giorno dopo giorno, anno dopo anno, attraverso le prove e le sofferenze che, nel corso della vita, vengono vissute in modo naturale e spesso nell’incoscienza da tutte le anime umane che seguono il normale fluire dell’esistenza. Chi invece decide di intraprendere consapevolmente un cammino spirituale esoterico cristiano deve impegnarsi nella continua ricerca della fede e delle verità superiori. Egli è chiamato ad attraversare le esperienze dolorose e le prove della vita con maggiore coscienza, sostenuto soltanto dalle conoscenze trasmesse dalle grandi “guide dell’umanità”: uomini evoluti che, nelle loro vite passate, hanno già percorso il sentiero della saggezza. Anch’essi, infatti, hanno dovuto affrontare gradi iniziatici tra sforzi e sofferenze, prima di giungere all’illuminazione spirituale che ha permesso loro di conquistare le facoltà superiori della chiaroveggenza, ossia la capacità di osservare i mondi invisibili oltre la materia fisica, o, se vogliamo, oltre la sfera tridimensionale terrestre.
Grazie a ciò, essi possono sostenerci nel cammino della fede, rendendoci partecipi delle loro esperienze spirituali e facendoci conoscere, attraverso concetti ideali e immagini rappresentative, l’esistenza di “Esseri divini di luce” che operano nel nostro mondo. Si tratta di quegli “Esseri superiori” appartenenti alla gerarchia angelica che, dopo l’evento del Golgotha, collaborano con l’uomo contemporaneo nello sviluppo della sua evoluzione morale, tramite gli iniziati e i messaggeri celesti e umani che conosciamo come “Maestri di Saggezza e dell’Armonia dei sentimenti”8, ossia i Bodhisattva umani secondo la terminologia orientale. Alcuni di essi, tra i più evoluti dell’umanità, sono divenuti servitori del Cristo. Per questo hanno il compito di preparare dapprima gli uomini più avanzati e, in seguito, l’intera umanità, sia all’arrivo del Sé spirituale, sia al passaggio corretto attraverso la “Soglia”. Questa Soglia rappresenta il confine tra il mondo astrale inferiore e il mondo astrale divino superiore. All’ingresso è posta un’Entità arcangelica che si manifesta con tratti orrendi, quale immagine oscura: la sua figura spirituale tenebrosa incarna tutto il karma negativo delle vite passate non ancora trasformato dall’umanità. Ogni uomo che si avvicina alla Soglia è costretto a fermarsi e a tornare indietro, finché il “Guardiano” non lo ritiene degno di accedere ai mondi superiori. Ogni sera e ogni mattina, quando lasciamo e quando ritorniamo nel nostro corpo eterico e fisico, incontriamo i “Guardiani”. Tuttavia, lo sguardo dell’anima umana viene distolto dalle forze terrene, così che non ci accorgiamo della loro presenza: un incontro cosciente con uno di essi, infatti, sarebbe per noi fatale!
Certamente è utile ricordare che l’Antroposofia è una via peculiare, al cui centro vi è lo sviluppo del pensiero attraverso lo studio delle conferenze tenute da Rudolf Steiner in gran parte del mondo occidentale. Essa può dunque risultare idonea a qualsiasi anima che cerchi risposte mediante la conoscenza, purché sia disposta a dedicare parte della propria vita allo studio dell’Antroposofia. In principio, infatti, essa richiede un notevole sforzo di applicazione e, di conseguenza, favorisce uno sviluppo particolare del pensiero. All’inizio occorre impegnarsi soprattutto sul piano intellettivo; successivamente diventa essenziale coltivare l’amore per l’Antroposofia, affinché il pensiero si unisca al “sentire”. In caso contrario, come accade in ogni conoscenza esoterica, vi è il rischio che la luce spirituale dell’Antroposofia venga oscurata dall’egoismo e dall’arroganza individuale. Possiamo accogliere l’Antroposofia anche attraverso l’amore per la conoscenza, ma è sempre necessaria un’inclinazione primaria verso lo studio dei concetti antroposofici che Rudolf Steiner ha posto in modo particolare nei quattro libri fondamentali: “La Scienza Occulta, Teosofia, L’Iniziazione e La Filosofia della Libertà”. Non a caso, la disciplina esoterica antroposofica di chi desidera sperimentare le verità dei mondi dello spirito mediante lo sviluppo cosciente dei sette gradini che conducono alle facoltà chiaroveggenti, inizia proprio con lo studio di questi quattro testi fondamentali. Segue poi il secondo gradino, la facoltà immaginativa; il terzo, quella ispirativa; e infine la facoltà intuitiva. Per gli allievi più avanzati, il quinto gradino consiste nel rapporto con il macrocosmo; il sesto nella fusione con il macrocosmo; e il settimo nella beatitudine in Dio. (2. continua)
Collegno 18 maggio 2019 Antonio Coscia
Note Integrative
5 Il sesto periodo di cultura – circa dal 3573 al 5733 – chiamato dall’Apocalisse di Giovanni “Filadelfia”, è un’epoca in cui nell’umanità si svilupperà il vero amore cosmico umano, quando dall’alto verrà istillato dalla gerarchia angelica il Sé spirituale. Tuttavia, ciò potrà realizzarsi soltanto nelle anime che si saranno preparate già in questo nostro quinto periodo di cultura dell’anima cosciente, vale a dire in quelle che avranno accolto l’Impulso del Cristo. Filadelfia era una delle sette chiese dell’Asia Minore (all’epoca dell’inizio del cristianesimo), cui Giovanni Evangelista indirizzò una lettera secondo la rivelazione ricevuta dal Cristo durante un momento estatico chiaroveggente, da cui trasse poi il libro profetico dell’Apocalisse. In realtà, questo scritto – come tutti i testi che nascono da una visione spirituale – è una rivelazione donata all’umanità come guida e, nello stesso tempo, come avvertimento per aver deviato dalla retta via segnata da Dio, a causa di un io ancora immaturo e imperfetto. Come l’Antico Testamento rappresenta il passato dell’umanità antica, discesa dal mondo spirituale a seguito del peccato originale, così il Nuovo Testamento raffigura l’uomo futuro che si riscatta e si ricongiunge al Cristo (il Creatore) tramite una coscienza morale conquistata attraverso l’esperienza terrena, ossia mediante il discernimento del bene e del male. L’Apocalisse, invece, è un libro simbolico che prende avvio da una realtà divina superiore (il Devachan superiore o mondo della ragione), riferita alle comunità cristiane terrene rappresentate dalle sette chiese dell’Asia Minore. Esse rispecchiano un insieme di eventi futuri sul piano fisico, che la visione veggente di Giovanni descrive attraverso un simbolismo esoterico, interpretabile in questo modo: «Immaginativo-astrale (i sette suggelli), Ispirativo-planetario (le sette trombe) e Intuitivo-stellare (le sette coppe dell’ira)».
6 I periodi di cultura o di civiltà, fanno parte di grandi Epoche che si susseguono durante l’evoluzione della storia e meta umana. Secondo la Scienza dello Spirito o Antroposofia, l’evoluzione umana o, meglio, la meta dell’uomo, passa attraverso sette stati di coscienza o eoni cosmici, chiamati: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Saturno» – I nomi non indicano i pianeti attuali del nostro sistema planetario, ma soltanto i confini in cui si espandono le sfere cosmiche menzionate). La Terra (riferito al nostro sistema cosmico planetario solare) ha attraversato i primi tre stati cosmici di coscienza cosmici, cioè Saturno, Sole e Luna. Attualmente è nel quarto sato di coscienza cosmico, il quale va suddiviso in sette stati di Vita. Ogni stato di vita va successivamente suddiviso in sette stati di Foma. A sua volta dobbiamo ancora suddividere ogni stato di Forma in sette Epoche, chiamate: «Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, quinta Postatlantica, sesta Postatlantica e infine la settima Postatlantica». Queste suddivisioni possono risultare fin qui complesse, ma per capire dove siamo attualmente come stato evolutivo di coscienza, occorre suddividere ancora ogni Epoca in sette periodi di cultura o civiltà, ossia: « Paleo-Indiano, Paleo-Persiano, Egizio-Caldaico-Ebraico, greco-romano, anglo-germanico, moldavo-russo e, americano». Sappiamo che ogni periodo dura all’incirca 2160 anni, per cui un Epoca circa quindicimila anni. Possiamo ancora aggiungere che i 2160 anni si ottengono con la divisione del Sole che apparentemente compie un giro intorno alle dodici costellazioni dello Zodiaco in “2160 X 12 = 25920 anni. Ossia il Sole dopo aver percorso tutto lo Zodiaco ritorna al suo punto iniziale dopo 25920. (Vedi nel blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima” la nota 2 di 1. Note Integrative Antroposofiche).
7 Lo Spirito Vitale è un arto umano dell’anima superiore. Esso nasce come germe spirituale durante l’evoluzione dell’antico Sole, il secondo stato di coscienza o eone cosmico della Terra – il nostro sistema solare – quale dono dei Cherubini. Insieme all’Atma, o Uomo Spirito, dono dei Troni durante il primo stato di coscienza cosmico dell’antico Saturno, formò la prima “Monade divina” dell’essere umano. Il compito dell’Io terreno è quello di trasformare consapevolmente il corpo eterico, attraverso l’impulso del vero amore umano, per congiungerlo – durante il settimo periodo di cultura della nostra quinta Epoca – al principio microcosmico dello Spirito Vitale, che discenderà dall’alto dei mondi spirituali quale dono di Entità superiori. Il completo sviluppo e la perfezione dello Spirito Vitale avverranno soltanto nel lontanissimo quinto stato di coscienza, o eone cosmico futuro di Venere.
8 I Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti, sono uomini molto evoluti chiamati dall’esoterismo orientale Bodhisattva. Fanno parte della “Loggia Bianca” terrena a cui appartengono 12 Maestri o Bodhisattva tra i quali: «Maestro Gesù, Cristian Rosenkreutz, Elia, Sciziano, Mani, Buddha Gautama e il Bodhisattva Maitreya». Sette Maestri sono sempre presenti sul piano fisico e sono sempre in contatto con gli altri cinque. Sono servitori del Cristo e si incarnano ogni cento anni promulgando la corrente cristiana-rosicruciana a orientamento antroposofica al fine di far conoscere l’Essere del Cristo. (Vedi il libro di Sergei O. Prokofieff, “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo moderno”; Widar Edizioni).

«Solo il sapere può essere la base della fede: dobbiamo sapere per poterci elevare alle forze di fede dell’anima umana … Se non possediamo queste forze [di fede], qualcosa si devasta in noi, diventiamo aridi, ci essicchiamo come le foglie in autunno … Se l’umanità perdesse realmente la fede … proverebbe paura, inquietudine e angoscia di fronte a ogni cosa». Rudolf Steiner, (Fede, Amore e Speranza, O.O.130, pag.19).
Capita spesso di ascoltare, tra la gente comune che incontriamo talvolta casualmente nei luoghi più diversi, oppure di leggere su Facebook – da cui nasce lo spunto di questa breve riflessione sulla fede – parole come queste: «Vorrei poter avere la certezza della tua fede: credere nell’esistenza di Dio e credere che, dopo la morte, l’anima umana continui una seconda vita come preparazione a una nuova rinascita sulla Terra». Sono parole alle quali possiamo cercare di dare una risposta se impariamo a riflettere sul significato della vita, in particolare sul mistero della nascita e della morte umana. Imparare, cioè, a rivolgere lo sguardo dentro di noi e a porci domande fondamentali: «Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?». Sono tre interrogativi sui quali già il grande pittore francese Paul Gauguin, nel suo celebre quadro del 1897, cercò di esprimere, attraverso le immagini del “mistero umano”, la domanda sul senso profondo dell’esistenza. Una domanda alla quale ciascuno di noi può trovare risposta soltanto attraverso la conoscenza di sé. Oggi il pensiero umano si è molto rafforzato e intellettualizzato; tuttavia, a causa del materialismo, l’uomo è sceso troppo in basso, impigrendosi nella continua ricerca di immagini virtuali e di brame egoistiche che tendono a soddisfare soprattutto la sua anima inferiore. Così egli si allontana sempre più dalla sua origine spirituale e divina. Principalmente, la causa di ciò risiede nel fatto che l’uomo, a partire dall’inizio del XV secolo (circa il 1413), vive nello sviluppo dell’anima cosciente1– o intelletto –, ossia quella parte essenziale dell’anima umana che si congiunge da un lato all’anima spirituale superiore (Sé spirituale) e dall’altro alle parti inferiori, cioè all’anima della ragione e dell’istinto, più vicine alla natura materiale perché strettamente legate al corpo fisico. Il compito dell’anima cosciente è trovare l’equilibrio, nella sua stessa natura, tra l’anima della ragione (anima razionale) e quella dell’istinto (anima senziente) e, di conseguenza, tra il mondo spirituale e quello terreno. In questo ambito essa ha la missione, attraverso uno sviluppo morale, di realizzare l’autocoscienza individuale, autonoma e libera, e di conseguire – con l’aiuto del Cristo – l’amore cosmico-umano, quale massima espressione dell’essere umano.
Ciò può avvenire se l’io terreno – il nucleo spirituale dell’anima – accoglie in sé l’Impulso del Cristo2, scaturito dal Mistero del Golgota, tramite il quale può riunirsi con la propria immagine o Io superiore: l’archetipo spirituale creato da Yahve-Elohim e custodito nel mondo spirituale dall’Arcangelo Michele, prima della tentazione di Lucifero, il serpente paradisiaco. Occorre tuttavia sottolineare che l’io umano, per accogliere in sé l’Impulso del Cristo, deve compenetrarsi della conoscenza dell’evento del Golgota così come viene presentato dalla Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, ossia il cristianesimo-rosicruciano rinnovato da Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia. La sua sede è a Dornach, in Svizzera, quale Società Antroposofica Universale della Libera Università3 della Scienza dello Spirito.
È per questo che, innanzitutto, occorre aprirsi con fiducia e senza alcun pregiudizio ai cicli di conoscenza che Rudolf Steiner ha tratto dalla cronaca dell’Akasha, o “memoria universale”, riguardanti la vita del Cristo vissuto sulla Terra come Gesù di Nazareth, durante i tre anni che precedettero la morte sulla croce, sul Golgota. Aprirsi con fiducia nei confronti di Rudolf Steiner non significa avere fede cieca o assoluta in quanto egli ha esposto nei suoi cicli di conferenze sul Cristo, sulla Scienza Occulta, sulla legge della reincarnazione e del karma, o su altri temi. Egli considerava il dogmatismo un atteggiamento negativo per lo sviluppo dell’anima cosciente e, per questo, scoraggiava con fermezza l’accogliere qualsiasi conoscenza in modo passivo, senza prima esaminarla con la ragione. Rudolf Steiner ha sempre invitato a vagliare ogni cosa con serietà e ponderatezza, attraverso il senso della ragionevolezza, e a cercare la verità anche nelle diverse correnti e scuole di pensiero spirituale che si sono succedute nella storia e nell’evoluzione dell’umanità, purché animate da serietà e onestà intellettuale.
Rudolf Steiner, attraverso la sua ricerca spirituale sull’Entità umana, giunse alla concezione dell’uomo tripartito funzionale, quale si manifestava alla sua veggenza superiore. Egli descriveva: «L’uomo del capo, che comprende i nervi e i sensi (neuro-sensoriale), in cui opera principalmente l’attività animica dei nostri pensieri; l’uomo del petto o del ritmo, che comprende cuore e polmoni (circolazione del sangue e respiro), in cui si esprime l’attività animica dei nostri sentimenti; e l’uomo del ricambio e degli arti, che comprende l’assunzione del cibo, la digestione e gli arti motori (metabolico-motorio), in cui si manifesta l’attività animica della nostra volontà».
Rudolf Steiner parla inoltre di un’altra Triarticolazione animica, che entra in relazione con il corpo fisico umano: l’anima, formata dall’insieme di tre forze animiche che egli definisce anima senziente, anima razionale e anima cosciente (vedi nota 1). In sintesi:
Tabella comparativa

L’Io umano ha perfezionato in modo incosciente, nei periodi di cultura precedenti, queste forze animiche; soltanto nel periodo attuale, attraverso la conoscenza dell’Antroposofia, ha la possibilità di sviluppare consapevolmente l’anima della coscienza. Sviluppare quest’anima significa realizzare, mediante l’autocoscienza, la consapevolezza di avere in sé un che di divino – il “dio nell’uomo” – dietro cui agisce, ed è sempre stato presente, un Entità spirituale che rappresenta l’Individualità umana superiore, chiamata Io o Sé superiore.4 Poiché l’anima cosciente – entro la quale si manifesta l’espressione più alta dell’io inferiore – entra in relazione col ricambio e con gli arti dell’uomo, e dunque con la volontà, l’io umano si trova di fronte a una responsabilità maggiore: quella di agire nell’ambito sociale con impulsi liberi, senza intermediari che possano reprimere il suo atto volitivo individuale. Vale a dire che questa volontà umana deve poter agire ora con la massima libertà interiore, senza che alcuno possa interferire nella sua capacità decisionale. In questo processo l’uomo può talvolta commettere degli errori, dai quali tuttavia nascerà quell’esperienza terrena che porterà frutti destinati a essere accolti, dopo la morte, dall’Io superiore. Con l’aiuto degli Dei, tali esperienze verranno trasformate in qualità umane superiori, di cui l’individuo potrà beneficiare soltanto in una futura incarnazione. Tutto ciò deve essere accompagnato da un impulso morale, affinché si realizzi il giusto sviluppo dell’anima cosciente. Possiamo compiere questo cammino solo attingendo alla nostra interiorità umana, con l’aiuto dell’Antroposofia, che ci permette di risvegliare in noi la coscienza del Cristo tramite l’Impulso del Cristo. Questo impulso centrale della corrente antroposofica cristiana-rosicruciana tende a unire lo “spirito umano” allo “Spirito Universale”. Se riusciamo, in un primo momento, ad aprirci senza preconcetti e ad avere fiducia nei confronti di Rudolf Steiner e, di conseguenza, dell’Antroposofia, possiamo sviluppare e realizzare quella certezza di fede di conoscenza che ci darà la possibilità – se il nostro karma lo consente – di incontrare il Cristo eterico sul piano astrale adiacente alla Terra.
Tutto questo può essere realizzato se seguiamo con attenzione i consigli dati da Rudolf Steiner nei suoi due libri fondamentali: La Filosofia della Libertà e L’Iniziazione.
Al fine di sviluppare in modo giusto l’anima cosciente, è essenziale sforzarsi di mettere in pratica due massime fondamentali:
Queste due massime antroposofiche devono essere accolte e praticate con la consapevolezza che, se vogliamo anelare alle verità superiori e lavorare allo sviluppo della nostra anima cosciente, dobbiamo imparare, nella nostra epoca, a essere liberi e a poggiare esclusivamente su noi stessi, liberandoci da superstizioni e dogmi religiosi appartenenti a un antico sviluppo animico che oggi deve essere superato. Il discepolo dello spirito deve camminare da solo, senza cercare un “Maestro” terreno personale che lo guidi per vie sicure, come avveniva nei misteri iniziatici antichi, dove l’allievo era totalmente sottomesso e diretto dal Maestro, e la loro unione poteva persino continuare oltre la morte. Questa è l’epoca in cui ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità morali, prendendo in mano le redini della propria vita e guidando se stesso attraverso gli ostacoli e le decisioni difficili che gli si presenteranno come effetti karmici. Egli deve poter decidere da solo, mosso soltanto dal proprio giudizio morale interiore e dal desiderio di realizzare in sé la certezza dell’esistenza divina di un Ente Supremo Assoluto, cui tutto il creato anela. Tutto ciò che aneliamo in questo periodo dell’anima cosciente deve essere conquistato attraverso il proprio sforzo personale, senza essere assoggettati ad alcuna autorità istituzionale religiosa, né a chiunque voglia limitare la nostra libertà di opinione o di espressione del pensiero. Questo principio dovrebbe essere presente in tutte le correnti di pensiero e, in modo particolare, negli ambienti antroposofici in cui si studia insieme l’Antroposofia. Tuttavia, la libertà dialogica non sempre è rispettata nei termini auspicati da Rudolf Steiner: talvolta si assiste ad atteggiamenti intolleranti o di arroganza intellettuale da parte di chi non ha ancora compreso che la vera essenza dell’Essere Antroposofia è amore. Rudolf Steiner sottolinea che l’Antroposofia non può essere compresa se non attraverso l’amore. Egli chiarisce questo aspetto in diverse conferenze e, in particolare, nel libro Formazioni di comunità, dove leggiamo: «E poiché l’Antroposofia può essere compresa solo dall’amore, essa è creatrice d’amore, quando sia compresa nella sua vera natura. (…) Ogni parola antroposofica è in fondo, se pronunciata nel senso giusto, una preghiera, una preghiera devota: la preghiera che lo spirito possa discendere nell’uomo» (ibidem, p. 13). (1. Continua)
Collegno, 10 maggio 2019
Aggiornato novembre 2025 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
1 L’anima cosciente, l’anima razionale (o affettiva) e l’anima senziente costituiscono le tre facoltà animiche dell’uomo, attraverso le quali egli prende coscienza della propria esistenza terrena come personalità umana, ovvero coscienza dell’Io. Nell’anima senziente, l’uomo si avvicina alla condizione animale, possedendo una coscienza istintiva e offuscata. Con l’anima razionale, invece, sviluppa una coscienza di veglia e si riconosce come individuo tra altri simili: ciò gli consente di percepirsi come appartenente al quarto regno, quello umano, superiore ai tre regni inferiori della natura. Solo mediante lo sviluppo dell’anima cosciente l’uomo può riconoscersi come essere autonomo e libero, portatore di un principio divino. Questo principio gli permette di prendere coscienza di un essere superiore che lo ha sempre guidato nel corso delle vite. Tale essere divino costituisce la sua realtà più alta: l’Io, che si incarna in ogni esistenza ma non discende mai fino al piano terreno. L’uomo, dunque, è l’immagine imperfetta dell’Io superiore, riflessa nel corpo astrale. L’anima cosciente è in relazione con il corpo fisico; l’anima razionale con il corpo eterico; e l’anima senziente con il corpo astrale. Lo sviluppo e il perfezionamento di queste tre parti della costituzione umana fanno sì che l’uomo sviluppi in sé organi simili a ruote luminose, chiamate in Oriente chakra. Queste ruote chakrali consentono all’uomo, attraverso lo sviluppo dell’anima cosciente, di elevarsi chiaroveggentemente fino alla terza gerarchia angelica mediante la veggenza immaginativa. Con lo sviluppo dell’anima razionale può ascendere al mondo della seconda gerarchia – le Potestà, le Virtù e le Dominazioni – tramite la veggenza ispirativa. Infine, attraverso lo sviluppo dell’anima senziente, l’uomo può elevarsi fino al mondo della prima gerarchia, ossia i Serafini, i Cherubini e i Troni, mediante la veggenza intuitiva.
2 L’Impulso del Cristo è quell’impulso spirituale scaturito dall’evento del Golgota, nato dal fatto che il Cristo, discendendo da altissime dimensioni spirituali, si unì spiritualmente all’uomo Gesù di Nazareth. Questo evento generò, nell’ambito dell’umanità terrena, un rispecchiamento dell’Io cosmico del Cristo, simboleggiato nel Vangelo di Marco dal giovanetto che seguiva Gesù di Nazareth quando fu arrestato dalle guardie romane. Nel capitolo 14 del Vangelo di Marco leggiamo: «Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo» (Mc 14,51-52). Rudolf Steiner rivela che questo giovanetto rappresenta l’Impulso del Cristo, rimasto nudo poiché i romani gli tolsero il corpo eterico. Tale impulso dovrà essere rivestito dall’umanità stessa, quando, in un lontano futuro, essa attraverserà una catastrofe naturale generata dal massimo sviluppo dell’egoismo, che condurrà alla “guerra di tutti contro tutti”. In altre parole, l’umanità dovrà rivestire il Cristo del corpo fisico (spirituale), del corpo eterico e del corpo astrale, compiendo consapevolmente azioni di amore e di fiducia verso il prossimo. Da questo processo nascerà una sorta di “Archetipo cosmico” dell’umanità o, meglio, un Io superiore, un Sé Spirituale del Cristo, che fungerà da ombrello – un filtro spirituale capace di temperare la forza del Vero Io del Cristo, la cui intensità potrebbe altrimenti far perdere all’uomo la coscienza dell’io. In tal modo sarà possibile superare la catastrofe annunciata da Rudolf Steiner: la “guerra di tutti contro tutti”, che si manifesterà alla fine del settimo periodo di cultura della nostra quinta Epoca.
3 La Libera Università della Scienza dello Spirito è un centro spirituale situato a Dornach in Svizzera, ha lo scopo di promuovere tutte quelle attività che fanno parte dell’Antroposofia generale, quali: “La sezione di pedagogia, agricoltura, medicina, scienze sociali, matematica, astronomia, sezione dei giovani, scienze naturali, sezione per le arti figurative, arte della parola, musica. Le sezioni di tutte queste attività, grazie alla ricerca spirituale della Scienza dello Spirito, possono essere rinnovate e approfondite spiritualmente nei loro rispettivi ambiti o campi professionali.
4 Oltre all’io inferiore, l’uomo possiede anche un Io superiore, o Individualità umana, che si incarna in ogni vita ma non discende mai fino al livello terreno. Essa dimora nel mondo spirituale, da dove proietta un’immagine di sé nel corpo astrale inferiore dell’uomo terreno. Attraverso il corpo fisico, questa immagine acquisisce la coscienza dell’io, ossia la Personalità umana. In altre parole, il nostro io terreno non è un io reale, bensì un io riflesso: come quando ci guardiamo in uno specchio e vediamo la nostra immagine. Questa immagine è un’immagine-pensiero che, per manifestarsi e prendere coscienza di sé, necessita di un corpo fisico, di un corpo eterico e di un corpo astrale. Grazie a questi strumenti, essa esprime le qualità spirituali acquisite nel corso dei millenni: pensare, sentire e volere, attraverso cui l’uomo può giungere alla coscienza dell’io. Infatti, durante il sonno, quando il corpo astrale e l’io si separano dal corpo fisico e da quello eterico, l’uomo cade nell’oblio e perde la coscienza dell’io. È necessario ricordare che, mediante l’evento del Golgotha, il Cristo – vissuto come Entità Divina reale nell’uomo Gesù di Nazareth – ha donato all’umanità la possibilità di trasformare l’io umano, da semplice specchio, in un io reale. Ciò può avvenire soltanto se l’umanità si compenetrerà sempre più dell’Impulso del Cristo e della Coscienza Cosmica del Cristo nel corso delle sue ripetute vite terrene. In alternativa, questo processo può realizzarsi attraverso un serio e autentico discepolato, fondato sulla conoscenza che la Scienza dello Spirito offre a tutti gli uomini, indipendentemente da religione o ceto sociale.

Rappresentazione del Sole spirituale
«Il Buddhismo ci orienta verso un Assoluto inteso come “non-essere”, in cui ogni coscienza si dissolve nel nulla. Il monoteismo ebraico e islamico, invece, ci presenta un’Entità assoluta (Yehovah e Allah) con tratti teocratici autoritari, che ricordano figure di governo umano, autoritarie e assolutiste. La teologia cattolica propone una Trinità assoluta, ma spesso confusa, incapace di distinguere chiaramente tra l’umano e il divino – tra l’uomo generato dall’uomo, Gesù di Nazareth, e il divino generato dal divino, il Cristo, l’“Io Sono”. Solo la conoscenza cristiana-rosicruciana, orientata antroposoficamente, ci avvicina con umiltà alla comprensione autentica dell’Assoluto, attraverso l’Essere-Cosciente (Christo-Sole) che ha vissuto per tre anni sulla Terra, ha patito il dolore umano nella crocifissione dell’uomo Gesù di Nazareth, e infine si è unito alla Terra, infondendole l’impulso d’amore a divenire un nuovo Sole. Questo Sole, un giorno, si unirà al grande Sole del nostro universo, portando con sé il frutto di tutta l’esperienza umana».
10. Le Grandi Divinità Avatariche V
L’altra Entità, di cui abbiamo già ampiamente trattato, è il più elevato Avatar mai apparso sulla Terra. Egli visse per tre anni in un uomo, attraversando l’esperienza della morte umana: l’Essere divino del Cristo, l’«Io Sono», secondo aspetto spirituale della Trinità Divina Superiore del nostro cosmo universale. L’umanità ha imparato attraverso i secoli a conoscerlo – per gli errori di guide cieche e ambiziose succedutesi nell’arco dei secoli: Imperatori romani e successori di Pietro – come il nostro “Signore Gesù Cristo”. Come abbiamo cercato di esporre finora attraverso la conoscenza della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, il Signore Gesù – a cui una parte dell’umanità cattolico-cristiana rivolge la preghiera d’intercessione presso Dio Padre – è l’Individualità di Zarathustra o, meglio, il Maestro Gesù. Oggi lo conosciamo, grazie all’Antroposofia, come uno dei dodici più elevati “Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti”, che operano attraverso la “Loggia Bianca” quali Bodhisattva terreni, discepoli del Cristo.36 Possiamo essere colmi di devozione e rispetto verso quest’altissima Individualità umana, ma nell’epoca dello sviluppo dell’anima cosciente è fondamentale distinguere:
Durante l’epoca dell’anima razionale, iniziata intorno al 747 a.C. e conclusasi verso il 1413 d.C., l’umanità doveva imparare a sviluppare uno stato devozionale nei confronti di “Maestri” spirituali, che la guidassero lungo un cammino di conoscenza ed elevazione interiore. In quel tempo, il Maestro si univa strettamente all’allievo, e tale legame perdurava anche oltre la soglia della morte. L’allievo doveva nutrire nei confronti del Maestro un’assoluta obbedienza e fiducia, e non gli era concessa alcuna libertà senza la sua approvazione. Con l’avvento e lo sviluppo dell’anima cosciente, iniziato intorno al 1413, le cose sono radicalmente cambiate: lo sviluppo di quest’anima è intimamente connesso alla conquista della libertà umana. Nel nostro tempo moderno non è più necessario cercare un Maestro che ci guidi passo dopo passo verso il Sé superiore. L’anima cosciente deve imparare a responsabilizzarsi, a prendere in mano le redini della propria esistenza, a cadere e rialzarsi senza la “stampella” di un Maestro37, per quanto elevata possa essere la sua natura. L’unica guida che possiamo invocare è il Cristo, poiché Egli è il “Vero Io Universale”, l’“Archetipo Assoluto” di tutte le gerarchie spirituali e, di conseguenza, di tutta l’umanità. Il Suo aiuto non limita la nostra libertà, giacché appartiene intimamente al nostro archetipo individuale superiore: il Vero Io. Che relazione esiste tra il nostro Vero Io e il Vero Io del Cristo?
È una domanda che tocca il cuore stesso della nostra evoluzione spirituale. Rudolf Steiner, nel libro Meraviglie del Creato, Prove dell’Anima e Manifestazioni dello Spirito, ci guida in una riflessione profonda. Egli descrive come, all’origine, alcuni esseri luciferici – creati dalla prima gerarchia spirituale – abbiano avuto il compito di contrastare Serafini, Cherubini e Troni, affinché questi potessero sviluppare coscienza di sé. Questi esseri non sono autonomi: vivono nelle forze eteriche della luce, del suono e della vita, e al termine di ogni grande epoca cosmica vengono riassorbiti dalle divinità che li hanno creati. Il Cristo, invece, è qualcosa di completamente diverso. Rudolf Steiner lo definisce un “Pensiero reale” (ibidem, O.O. 129, pag. 156). non creato ma generato dalla Divinità Trina Universale. Questo significa che il Cristo è un’Entità libera, capace di staccarsi dalla propria origine divina e di vivere una vita autonoma, evolvendosi verso stati di coscienza sempre più elevati. Nel Vangelo di Giovanni, il Cristo è chiamato “Logos”: la “Parola” attraverso la quale è stato creato l’Universo. Secondo la Scienza dello Spirito, anche il nostro Vero Io – la Scintilla divina che dimora in ogni essere umano – proviene da questo stesso mondo della Parola creatrice. Per questo esiste una profonda affinità tra il nostro Vero Io e il Vero Io del Cristo: Egli può unirsi a ciascun uomo senza mai violarne la libertà interiore. Anzi, la Sua presenza rafforza l’anima cosciente, la sostiene nel suo cammino evolutivo, senza mai imporsi. Ma questa unione non avviene automaticamente. È l’uomo che deve aprire volontariamente la porta del cuore. Il Cristo non forza mai: attende, con infinita pazienza, che lo si accolga liberamente. Tuttavia, occorre qui dire che, l’uomo non può accogliere direttamente in sé il Vero Io del Cristo, in quanto il suo io terreno verrebbe oscurato dalla troppa forza del fuoco creatore. Occorre dunque che l’uomo risvegli e si congiunga prima con il suo Io superiore. Questo può avvenire – volendo – attraverso un cammino iniziatico cosciente, come potrebbe essere la via cristiana-rosicruciana o Antroposofia.
Possiamo in ogni caso decidere di accogliere in noi l’Impulso del Cristo38, preparandoci ad accogliere un aspetto secondario del Cristo, il quale si manifesta nella nostra epoca – per circa tremila anni – nel Suo corpo eterico nell’ambito del mondo astrale attorno alla nostra Terra. Quelli invece che seguono un’evoluzione normale potranno, in tal modo, accogliere gradualmente – nell’arco di alcune migliaia di anni – la diversa manifestazione del Cristo:
Soltanto nel Devachan Superiore l’umanità saprà che cosa è veramente il Cristo: la Parola Universale creatrice, secondo il Vangelo di Giovanni. Rudolf Steiner va oltre il Vangelo di Giovanni e ci invita a contemplare ciò che precede la Parola: il “Pensiero”. Prima della Parola Divina esiste – secondo Rudolf Steiner – il Pensiero Divino. Non un semplice Pensiero Divino quale può essere di ogni singola Entità gerarchica, ma, un “Pensiero Divino”reale, originario, che manifesta le tre qualità divine fondamentali – Volontà, Amore e Saggezza – che in termini esoterici corrispondono a Atma, Budhi e Manas, o Padre, Figlio e Spirito. Questo Pensiero reale, il Cristo-Io, può essere visto come un riflesso del Pensiero-Io assoluto, generato dall’unione delle tre Entità divine che dimorano nei piani più alti dell’esistenza, oltre il Logos stesso. Nel linguaggio buddhista, questi piani sono denominati “Parinirvana” e “Mahaparinirvana”: regioni così elevate che il nostro pensiero ordinario può solo sfiorarle, evocandole attraverso immagini stellari – come quelle che contempliamo di sera nel cielo notturno.
Con questo abbiamo, per così dire, sollevato modestamente un angolino – come ricordava Rudolf Steiner in alcune conferenze, dove era solito affermare che di ogni cosa non possiamo comprendere tutto, ma ci basta per il momento sollevare almeno un angolino, prima di poterla abbracciare pienamente attraverso il corso della nostra evoluzione spirituale – sul concetto dell’Assoluto. Questi pensieri ci hanno condotto verso una comprensione più ampia del significato dell’Assoluto – sebbene ancora indefinita – poiché il nostro pensiero razionale è vincolato da un cervello materiale, che non ci consente di oltrepassare i confini del mondo tridimensionale. Per cogliere lo Spirito cosmico, è necessario un cervello eterico, nel quale il pensiero astratto si trasfiguri in pensiero intuitivo, vivente e chiaroveggente, capace di superare la dimensione spaziale ordinaria. In quel regno, le sfere cosmiche s’interpenetrano con sfumature diverse, che rivelano la varietà degli esseri più evoluti, fino a dissolversi nell’infinito Assoluto – là dove neppure il pensiero più elevato può giungere a una piena comprensione. Il Buddhismo ci orienta verso un Assoluto inteso come “non-essere”, in cui ogni coscienza si dissolve nel nulla. Il monoteismo ebraico e islamico, invece, ci presenta un’Entità assoluta (Yehovah e Allah) con tratti teocratici autoritari, che ricordano figure di governo umano, autoritarie e assolutiste. La teologia cattolica propone una Trinità assoluta, ma spesso confusa, incapace di distinguere chiaramente tra l’umano e il divino – tra l’uomo generato dall’uomo, Gesù di Nazareth, e il divino generato dal divino, il Cristo, l’“Io Sono”. Solo la conoscenza cristiana-rosicruciana, orientata antroposoficamente, ci avvicina con umiltà alla comprensione autentica dell’Assoluto, che dobbiamo pensare esistente soltanto in “Dio Padre”, attraverso l’Essere-Cosciente – Dio Figlio – il quale visse per tre anni sulla Terra, patì il dolore umano nella crocifissione dell’uomo Gesù di Nazareth e infine si unì alla Terra, infondendole l’impulso d’amore perché divenisse un nuovo Sole. Questo Sole, un giorno, si unirà al grande Sole del nostro universo, portando con sé il frutto di tutta l’esperienza umana. (Fine)
Collegno, novembre 2025 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
36 È la Loggia bianca terrena, costituita da dodici Bodhisattva umani conosciuti come i “Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti”. Essi sono i discepoli del Cristo che accompagnano l’umanità terrena verso la meta decisa dal Creatore. Sono essi che introducono la giusta conoscenza alfine che l’umanità non cada troppo in basso e sprofondi nell’abisso arimanico. Sette di questi Maestri sono sempre presenti nel mondo fisico e sono in una continua relazione con gli altri cinque Maestri sul piano spirituale. La Scienza dello Spirito li conosce come: “Maestro Gesù (Zarathustra), Cristian Rosenkreutz (Lazzaro-Giovanni Evangelista), Sciziano, Manes-Parzival, Buddha Gautama, Bodhisattva Maitreya e Novalis (Raffaello-Elia).
37 Occorre sottolineare che, per ascendere ai mondi dello spirito, dobbiamo ancora affidarci alla guida sicura di chi ha già realizzato il Sé spirituale. Egli può indicarci la giusta conoscenza per elevarci ai mondi superiori e offrirci consigli su come praticare particolari esercizi meditativi, capaci di rafforzare la vita dell’anima e, di conseguenza, il nostro io terreno, così da evitare il pericolo di accedere impreparati a quei mondi tanto diversi dal nostro. Per questo, sotto un certo aspetto, abbiamo ancora bisogno della guida e dei consigli di un Maestro spirituale. Tuttavia, egli non deve più essere considerato come colui al quale affidare completamente la nostra vita per la formazione morale e spirituale, né come il tutore del nostro karma, incaricato di perfezionare il nostro io terreno. Prima dell’evento del Cristo nell’anima umana, il Maestro era tutt’uno con il discepolo: univa il proprio essere all’essere interiore di quest’ultimo e poteva assumere su di sé non solo la responsabilità della sua formazione morale e spirituale, ma, se lo voleva, anche parte del suo karma, alleggerendolo affinché potesse conseguire l’illuminazione spirituale. Dopo l’evento del Golgotha, e in modo particolare con lo sviluppo dell’anima cosciente – che deve formarsi soprattutto in relazione alla volontà – i maestri delle correnti esoteriche del cristianesimo e del rosicrucianesimo, confluite nell’Antroposofia, rispettano la libertà del discepolo, lasciando a lui la responsabilità della propria formazione spirituale. Essi si limitano a dare consigli, diventando per il discepolo un amico o un fratello maggiore. Ciò non significa che debba venir meno la giusta venerazione e devozione nei loro confronti, né la massima fiducia. L’importante è non deificarli, evitando di cadere nel pericolo del “Culto della Personalità”.
38 L’Impulso del Cristo è l’impulso che scaturisce dall’evento del Golgota e si manifesta nella figura del giovinetto che seguiva Gesù di Nazareth al momento del suo arresto da parte delle guardie romane, su ordine del sommo sacerdote Caifa. Quando i soldati cercano di afferrarlo, egli fugge, lasciando nelle loro mani soltanto il lenzuolo che lo avvolgeva. Quel giovanetto rappresenta l’Impulso-Io del Cristo, che resta nudo. Il lenzuolo che i romani riescono a strappare simboleggia il corpo eterico. Essi, tuttavia, non riescono ad accogliere l’Impulso-Io del Cristo; occorreranno ancora diversi secoli di sviluppo del vero cristianesimo prima che l’umanità possa accogliere in sé il vero Impulso del Cristo scaturito dall’evento del Golgota. L’Io-Cristo è l’immagine generata dal sacrificio dell’Io cosmico del Cristo in Gesù di Nazareth, immagine che l’umanità è chiamata a rivestire. Questo rivestimento avviene attraverso tre azioni interiori:
Questo rivestimento dell’Io-Cristo sarà per l’umanità come un Io Superiore, che si unirà al Vero Io del Cristo facendo da filtro, affinché essa possa sostenere il Fuoco Divino Creatore senza restarne abbagliata e superare così la catastrofe che avverrà alla fine del settimo periodo di cultura con la “Guerra di tutti contro tutti”. In altre parole, l’Impulso del Cristo che l’uomo rivestirà sarà come un “Io superiore” che avvolgerà tutta l’umanità cristificata, compenetrata dal Vero Io del Cristo, quale suo nocciolo centrale.

Cristo sul Monte degli Ulivi di Andrea Mantegna, realizzato tra il 1457 e il 1459. È una tempera su tavola di 71,5 × 94 cm, conservata al Musée des Beaux-Arts di Tours, in Francia.
Nell’opera di Mantegna vediamo il Cristo inginocchiato, rivolto verso l’Arcangelo Widar che discende con il calice delle forze vitali in aiuto al Cristo . La scena, nella sua forma artistica, diventa un simbolo di ciò che Rudolf Steiner descrive come il momento più drammatico della missione del Cristo: Egli ha consumato tutte le Sue forze cosmiche vitali per trasformare la natura umana peritura in un nuovo Archetipo spirituale imperituro. Il corpo fisico di Gesù, ormai bruciato dal fuoco divino creatore del Cristo, non è più sostenuto dalle forze naturali-divine: rimane un involucro tenuto insieme solo dalla Volontà divina. In questo stato di estrema tensione, il Cristo percepisce lo sgomento che quel corpo non possa reggere fino al Golgota. È il momento in cui la preghiera diventa invocazione di aiuto, non per sé – affinché il calice sia allontanato – ma per la missione universale che deve compiersi.
Nell’articolo precedente abbiamo cercato di rispondere alla domanda su quale Individualità si celi dietro una delle due Entità spirituali che hanno trasformato il corso della storia umana e spirituale – passata, presente e futura – non solo dell’umanità, ma anche del mondo delle Gerarchie spirituali. Abbiamo evidenziato, tuttavia, che dietro la Personalità umana di Gesù di Nazareth – prima dell’evento del Battesimo nel Giordano – si celano due Individualità: quella di Zarathustra e l’Archetipo celeste dell’umanità, ossia l’Individualità di Adamo. Da ciò si è cercato di mostrare come la Personalità di Gesù di Nazareth risulti estremamente complessa, poiché in essa si compenetrano, nel corpo astrale, diverse Entità spirituali:
Zarathustra a partire dai dodici anni, quando – sacrificando il proprio corpo fisico – lasciò il bambino Gesù figlio della coppia Maria e Giuseppe, originari di Betlemme, per trasferirsi, come già ricordato, nell’altro bambino Gesù, figlio della coppia di Nazareth.
All’età di trent’anni, Zarathustra abbandona quell’involucro umano, sacrificandolo al Dio solare durante il Battesimo nel Giordano per mano di Giovanni Battista. Gesù di Nazareth, in quel momento, viene come “svuotato” dall’uscita di Zarathustra, ma immediatamente accolto da un altro “Io” infinitamente più vasto: il Logos solare, il Vero Io del Cristo. La costituzione umano-spirituale di Gesù di Nazareth si presentava dunque così:
Il Cristo rimane circa tre anni in Gesù di Nazareth, fino al sacrificio sul monte del Golgota. In questo arco di tempo, Egli trasformò innanzitutto il corpo originario di Gesù – il Fantoma – riportandolo al suo stato primordiale saturneo.28 In tale processo vennero eliminate e trasmutate le forze nocive luciferiche, ereditate attraverso il “peccato originale” e presenti nel corpo fisico, che anche Gesù – pur nella sua elevazione – aveva ricevuto dal popolo ebraico. Da questo corpo il Cristo trasse, nel terzo giorno della Sua discesa al centro della Terra spirituale, il corpo di resurrezione.29 Egli trasformò inoltre tutta la parte della costituzione inferiore e riunì ciò che era stato separato durante l’antica Epoca Iperborea: la Monade divina umana insieme al suo Vero Io o Scintilla divina. Questo Vero Io umano, era stato separato dall’uomo dal Cristo – insieme ai germi della sua anima superiore, ossia il Manas, il Budhi e l’Atma30– alla fine, appunto, dell’Epoca Iperborea.31 La separazione del Sole dalla Terra e dalla Luna si rese necessaria poiché l’evoluzione dell’umanità seguiva un ritmo diverso rispetto a quello delle divinità solari, le quali procedevano su un cammino evolutivo più elevato, distinto sia da quello umano sia da quello degli esseri lunari, appartenenti a diversi stadi evolutivi. Per questo motivo il Cristo dovette prendere con Sé le Entità gerarchiche più evolute e ritirarsi con il Sole, continuando tuttavia a illuminare la Terra e la Luna – quest’ultima staccatasi dalla Terra poco tempo dopo – da una certa distanza. In tal modo, gli esseri umani terrestri e quelli lunari poterono proseguire il loro cammino evolutivo secondo una velocità più consona al loro grado di perfezionamento spirituale.
Il Cristo, dunque, durante la Sua permanenza negli involucri animici di Gesù di Nazareth – nei tre anni vissuti in Lui fino al sacrificio del Golgota – riunì gli elementi spirituali superiori: Manas, Budhi e Atma, compenetrandoli con gli elementi inferiori trasformati e perfezionati: il corpo fisico, l’eterico e l’astrale. Inoltre, compenetrò il Sé spirituale, o Io superiore, con il vero nucleo interiore dell’essere umano, ossia il Vero Io, la Scintilla divina dell’uomo. In tal modo, dopo la Sua esperienza della morte attraverso Gesù di Nazareth – poiché nessun Dio, prima di allora, aveva conosciuto il mistero della morte umana – il Cristo generò, mediante la Sua resurrezione, un nuovo Archetipo umano-divino: il “nuovo Adamo”, come sarà poi chiamato da Paolo di Tarso. Con questo atto, Egli rese possibili all’umanità di progredire oltre l’evoluzione terrestre, verso stati di coscienza superiori corrispondenti alle future incarnazioni planetarie di Giove, Venere e Vulcano.
Prima di giungere alla trasformazione degli elementi corporei e animici-spirituali di Gesù di Nazareth, occorre fare un passo indietro, là dove – come rivelato da Rudolf Steiner nel suo Quinto Vangelo antroposofico (O.O. 148) – si svolge un colloquio tra Gesù e Sua madre Maria, poco prima del battesimo ricevuto da Giovanni Battista. In quell’incontro, Lui confida il proprio stato d’animo, colmo di dolore e sofferenza per il popolo ebraico, oppresso non solo dal potere romano, ma anche dall’egoismo delle guide religiose, le quali avevano deviato dai veri insegnamenti di Mosè. Gesù lamenta anche l’atteggiamento errato delle guide essene che, con il loro rigido ideale di perfezione e purezza – in quanto esecutori e iniziatori della corrente esoterica mosaica – respingono, anziché redimere, gli spiriti luciferici e arimanici, escludendoli dalla loro comunità spirituale. Questi spiriti, respinti, si riversavano di conseguenza maggiormente sul popolo ebraico, tentando e tormentando le anime, generando in esse malattie di ogni genere, sia sul piano fisico sia su quello animico. In questo momento di confidenza con Sua madre, Gesù di Nazareth – o meglio, Zarathustra – esce con il proprio Io superiore dall’involucro corporeo e animico, sacrificandolo per la seconda volta al Grande Spirito solare del Cristo, che poco dopo penetrerà in quegli elementi attraverso il battesimo di Giovanni. L’Io di Zarathustra – attraverso il dolore confidatogli dal figlio – viene accolto dalla sua antica madre di Betlemme32, con la quale accompagnerà, da quel momento in poi – dal mondo spirituale – tutto il dramma umano e spirituale che attende il suo figliastro, dopo l’incorporazione del Dio solare. Dopo aver parlato con Sua madre, Gesù appare svuotato nel suo essere interiore e, come mosso da una forza superiore, si dirige verso Giovanni Battista. È come se, spogliato della volontà individuale, cercasse in Giovanni un aiuto – simile a quello di una levatrice che assiste una partoriente – affinché, attraverso il Battesimo dell’acqua, potesse essere compenetrato dall’Io Universale del Cristo.
Zarathustra, per così dire, dilatò l’anima – ovvero il corpo astrale – di Gesù, facendo fluire in essa tutta la conoscenza terrena acquisita nei millenni di cicli di morte e rinascita, affinché un giorno un uomo potesse accogliere in sé Ahura Mazdao: il Grande Dio solare, di cui Zarathustra era stato il discepolo prediletto fin dall’antica epoca Paleo-Persiana.33 Il Cristo, compenetrò e trasformò, come citato, totalmente i tre involucri umani di Gesù di Nazareth nel Giardino del Getsemani. In tal modo Egli sacrificò tutte le Sue forze macrocosmiche, cui ebbe bisogno di un aiuto dall’Arcangelo Widar – l’antico Angelo guida del Buddha Gautama. Quando, poco dopo, Gesù fu arrestato, condannato e crocifisso, l’Io Universale del Cristo si ritirò dagli involucri inferiori di Gesù di Nazareth, affinché questi potesse morire – poiché un Dio non può morire – restando congiunto soltanto con l’Io di Gesù di Nazareth. Ciò che dunque salì sulla croce non fu il Cristo, ma il “Figlio dell’uomo”: l’Io terreno, formato dall’anima senziente e dall’anima razionale perfezionate da Zarathustra, e dall’anima cosciente generata dalla presenza del Cristo in Gesù di Nazareth. È, per così dire, il vecchio Adamo che muore sulla croce del Golgotha, per rinascere attraverso una morte iniziatica realmente vissuta – questa volta non nei segreti dei Misteri del Tempio – ma sul piano fisico e visibile – e risorgere come nuovo Adamo, un nuovo Archetipo: il Cristo Gesù.34 I Misteri del Cristianesimo sono profondi e, al tempo stesso, complessi. Occorrono molta pazienza e amore per la conoscenza, affinché possiamo divenire gradualmente degni di riceverne la rivelazione.
Riassumendo, dunque, quanto abbiamo detto su Gesù di Nazareth: se ci riportassimo indietro di due millenni, al tempo in cui Egli si confida con la matrigna Maria (vedi nota 29), e fossimo in grado di contemplarlo chiaroveggentemente, vedremmo un’Entità elevatissima, composta da:
Sul piano inferiore, Gesù possedeva una coscienza dell’io non ancora perfetta, poiché non aveva ancora ricevuto l’anima cosciente dal Cristo. Era un Essere complesso che, per così dire, riassumeva in sé i due Adamo:
Questo cammino aveva lo scopo di redimere la “caduta” e di sviluppare, attraverso il discernimento del bene e del male, la coscienza della libertà e del vero amore cosmico-umano. Tale amore, autonomo e libero, sarà un giorno offerto come dono sacrificale al vero Uomo superiore, affinché si realizzi la perfetta unione originaria di “Immagine e Somiglianza”. Così potrà risvegliarsi la “Coscienza divina”, rendendo possibile l’ammissione nel consesso divino non più come essere guidato dall’istinto, ma come essere cosciente dell’intelletto, quale uomo appartenente alla decima Gerarchia. Con l’avvento del cristianesimo si verificò un cambiamento in tutti i misteri antichi, ormai divenuti desueti, poiché l’interiorità umana – con l’evento del Golgotha – andava trasformandosi, mettendo in serio pericolo i discepoli dello spirito durante il rituale dei tre giorni della pratica iniziatica, condotta dallo Ierofante nel Tempio dei misteri. L’ultima iniziazione antica fu operata dal Cristo: prima con Lazzaro, davanti al popolo, e poi, attraverso i Romani, con la crocifissione di Gesù di Nazareth. Con la morte fisica di Gesù dobbiamo riconoscere un risveglio dell’Io terreno (ossia delle tre facoltà animiche: anima senziente, anima razionale e anima cosciente) sul piano animico. Simultaneamente avvenne un risveglio dell’Io superiore del Cristo Gesù (Adamo Celeste) e, sul piano spirituale, il risveglio del Vero Io del Cristo da parte del Padre Universale (Ierofante). In tal modo fu creato un archetipo umano della via iniziatica, nella quale il discepolo, attraverso la via mistica-cristiana, non aveva più bisogno di attraversare i tre giorni della morte mistica per unirsi non solo all’Io superiore, ma anche per incontrare il Dio solare (il Cristo).
Oggi questa via mistica cristiana si è ulteriormente evoluta, poiché è confluita insieme alla via rosicruciana nell’Antroposofia, quale via esoterica della Scienza dello Spirito, il cui centro è a Dornach (Svizzera). Questo evento segnò una nuova svolta sul piano fisico, animico e spirituale durante il Convegno di Natale del 1923-24, condotto da Rudolf Steiner con la partecipazione, in spirito, del Maestro Gesù (Zaratustra) e di Cristian Rosenkreutz (Lazzaro-Giovanni evangelista).Tramite la via della Scienza dello Spirito, il discepolo non ha più bisogno del Maestro sul piano fisico: può evolversi e raggiungere la meta di congiungersi non solo con il suo Io superiore, ma anche con il suo Vero Io, o Scintilla divina, e di conseguenza con il Cristo. In tal modo può sperimentare, libero da qualsiasi costrizione autoritaria umana, l’esperienza di Paolo di Tarso: “Non io, ma il Cristo in me”. (9. Continua)
Collegno, novembre 2025 Antonio Coscia
Note Antroposofiche
28 Il nostro vero corpo fisico, non è quello che vediamo costituito da ossa e carne, ma è un corpo di calore nato durante il primo stato di coscienza o eone cosmico chiamato Saturno, quale dono degli Spiriti della Volontà, o Troni.
29 Il corpo di resurrezione è il corpo spirituale attraverso il quale il Cristo si manifestò a Paolo di Tarso sulla via di Damasco. È un corpo di calore e di luce, generato dal Cristo nel giorno della Pasqua ebraica, durante la Sua discesa agli inferi – dopo la morte di Gesù – ossia nell’ottavo stato del frangimento delle profondità della Terra spirituale. In questo stato vengono distrutti tutti i Fantoma di coloro che muoiono e, al tempo stesso, essi vengono ricostruiti per le anime che si incarnano.
Il corpo di resurrezione rappresenta una trasformazione a un livello superiore del Fantoma umano, donato dagli Spiriti della Volontà – i Troni – durante il primo stato di coscienza, o eone cosmico, chiamato Saturno. Di questo corpo sono disponibili infinite copie per ogni uomo che, nel corso della propria evoluzione, si eleverà compenetrandosi sempre più con l’Impulso del Cristo scaturito dal Golgotha. (Per maggiori chiarimenti, vedi i libri di Sergey O. Prokofieff, “Il Mistero della Resurrezione alla Luce dell’Antroposofia” e, “La Terra diviene Sole”).
30 È la triade o anima divina umana superiore, formatasi attraverso gli eoni o stati di coscienza comici di Saturno, Sole e Luna, quali doni della prima gerarchia spirituale superiore. Essa è inglobata come germe, nell’Io superiore. Il suo completo sviluppo e perfezionamento avverrà nei tre prossimi eoni cosmici futuri di Giove, Venere e Vulcano. Nell’ambito dell’evoluzione terrestre l’uomo è portato a sviluppare e perfezionare la parziale trasformazione dei suoi elementi costitutivi inferiori, il corpo astrale, eterico e fisico in Manas, Buddhi e Atma. (vedi nota 14).
31 L’Epoca Iperborea rappresenta un’antica era luminosa, in cui Sole, Terra e Luna erano ancora uniti in un ambiente di Luce eterico-spirituale. In quel tempo, l’umanità viveva in totale comunione con il Cristo e con le divinità creatrici solari. Questa epoca costituisce la seconda grande fase dell’evoluzione terrestre, successiva alla prima, detta Epoca Polare, che ripete, a un livello superiore di coscienza, l’antico stato solare. Fu allora che, al termine di quel ciclo, il Cristo si allontanò dalla Terra e dalla Luna, durante l’Epoca dei Pesci – ovvero quando, nel Solstizio di primavera, il Sole sorgeva nella direzione della Costellazione dei Pesci. Il ritorno del Cristo avviene oggi, nuovamente, nel tempo in cui il Sole sorge nel Solstizio di primavera in direzione della stessa costellazione. Questo avviene in uno stato eterico-spirituale, nel quale l’umanità può incontrarlo, avvolto dalla luce astrale dell’Anima Adamitica, o Natanica.
32 Il seguente episodio – alquanto complesso da sintetizzare in una semplice nota – riguarda Maria di Betlemme, madre naturale della coppia che, per sfuggire alla nota Strage degli Innocenti descritta nel Vangelo di Matteo (Mt 2,16), è costretta da Erode a fuggire in Egitto. Dopo la morte di Erode, la coppia di Betlemme fa ritorno dall’Egitto e si stabilisce a Nazareth, dove stringe amicizia con la coppia più giovane: Maria e Giuseppe di Nazareth. Col passare del tempo, la giovane Maria di Nazareth muore, seguita poco dopo da Giuseppe di Betlemme. A questo punto, Giuseppe di Nazareth accoglie nella propria casa e sposa Maria di Betlemme, che diviene così la matrigna di Gesù di Nazareth. Tuttavia, questa Maria è anche la madre naturale del bambino Zarathustra, il quale, giunto all’età di trent’anni, si confiderà con lei – come citato. Da questa unione tra Giuseppe di Nazareth e Maria di Betlemme nasceranno sei figli: Giacomo, Giuseppe, Simone, Giuda, Salomè e Anna (o, secondo alcune fonti, Maria).
33 Si tratta dell’antico Zarathustra il fondatore della religione persiana vissuto circa 5000 anni fa, risalente all’antica epoca di cultura Paleo-Persiana.
34 Il Cristo Gesù, o nuovo Adamo, è il portatore del Cristo, attraverso il quale Egli si manifesta agli uomini, avvolto dall’aura luminosa di quest’anima umana. Il Cristo Gesù fu risvegliato dal Cristo – come già citato – nell’Io superiore durante l’evento del Golgotha. Nel primo periodo del XX secolo, questa Anima archetipica umana venne nuovamente risvegliata dal Cristo nel Sé Spirituale. Ciò avvenne a causa di un soffocamento di tale Anima nel mondo astrale adiacente alla Terra, provocato da una nube nera formatasi per l’eccessivo materialismo introdotto in quel mondo da anime vissute tra il XVIII e il XIX secolo. Questa morte e resurrezione sul piano astrale generò – secondo una legge spirituale – un germe che, depositato nel profondo di ogni anima umana, predispone allo sviluppo della coscienza del Cristo.
35 Durante l’Epoca Lemurica, fu sottratto a Adamo una parte del corpo astrale dovuto alla tentazione di Lucifero. Nel primo periodo dell’Epoca Atlantica, gli Dei sottrassero a Adamo anche parte del corpo eterico: l’etere del suono e l’etere della vita. Questi due eteri sono tenuti in serbo dagli Dei e saranno restituiti all’umanità, quando avrà sviluppato forze morali sufficienti in grado di accogliere queste particolari forze eteriche dell’Entità umana, in modo che non rechi danno agli altri.