L’immagine di Michele quale riflesso nel corpo eterico umano

veil-michael-scales-dargon-sword-down-Liane-Collot-D-herbois
Immagine rappresentativa dell’Arcangelo Michele di Liane-Collot-D-herbois

“Io sento agire in me la forza del drago che vuole ottundermi portandomi al di sotto della mia coscienza. Voglio per questo rappresentarmi l’immagine in ispirito dell’Angelo luminoso, il cui compito cosmico fu sempre quello di vincere il drago” ( “Il corso dell’anno come respiro della Terra” O.O. 223 ).

L’immagine di Michele quale riflesso nel corpo eterico umano

Care amiche/ci, siamo in momento di prova per l’umanità in cui il mondo spirituale ci chiede di prendere sempre più coscienza del tempo presente dove il forte materialismo sfrenato in cui si è cacciata l’umanità e la mancanza di fede nel mondo spirituale, provoca sempre più l’oscuramento dell’anima (corpo astrale) e l’indebolimento e l’inaridimento delle forze vitali (corpo eterico), cosicché avviene anche un indebolimento nel corpo fisico che viene intaccato da forze virali negative che tendono a distruggerlo, fino a oscurare la nostra coscienza dell’Io e, varcare la soglia della morte nell’incoscienza. Possiamo impedire che ciò avvenga, se cerchiamo di vivificare nella nostra anima l’immagine di Michele che come ci rivela Rudolf Steiner, in una conferenza tratta dal libro: “Il Corso dell’anno come respiro della Terra” è maggiormente presente nel nostro profondo da quando nel 1879 è salito al rango di Archai e in concomitanza alla sua guida, come spirito planetario del nostro quinto periodo di cultura che va, dal 1879 al 2233 circa. Occorre ancora dire che Michele nel XIX secolo da spirito notturno lunare quale volto di Jehovah (Geova italianizzato), è divenuto spirito diurno solare quale volto del Cristo. Pertanto essendo il Cristo puro amore, come conseguenza Michele opera maggiormente con amore nel cuore umano là dove, l’intelligenza cosmica sfuggitagli dal cosmo e divenuta luciferica a causa della caduta dal mondo spirituale nell’intelletto umano, l’uomo deve prenderne coscienza e purificarla attraverso le forze del cuore facendola risalire a Michele, attraverso la redenzione e trasformazione delle forze intellettive astratte, in forze immaginative viventi coscienti. Ciò avverrà per l’umanità in modo naturale per la durata del nostro periodo di cultura che terminerà nel 3573 circa; chi invece vuole cercare di accelerare questo processo attraverso correnti spirituali o, più specificamente tramite vie esoteriche di conoscenza quali ad esempio la Scienza dello Spirito o antroposofia, deve cercare di lavorare attivamente su stesso innanzitutto attraverso lo studio dei contenuti antroposofici, integrandoli con esercizi appositi e in ultimo, praticando la via meditativa. Possiamo allora cercare di concentrarci interiormente con lo scopo di vivificare l’immagine eterica riflessa di Michele nella nostra anima (nel corpo eterico), attraverso una vera devozione e fiducia verso quest’altissima Entità divina spirituale, con un caldo cuore che operi nel mondo secondo le parole di Madre Teresa di Calcutta, cioè: “Attraverso la fede che muove verso gli altri con amore, cosicché l’amore possa spingerci all’azione che ci pone al servizio degli altri”.

È importante che la ricerca verso la via di conoscenza, non sia per noi solo una ricerca di sapere “al solo scopo di arricchirci culturalmente, ma quello di maturarci moralmente in modo da essere utili alla nobilitazione dell’uomo e dell’evoluzione del mondo” (dal libro Iniziazione pag.24). Con vera devozione verso Michele e con la calma che deve accompagnare ogni riflessione, concentrazione o meditazione, possiamo allora riflettere e concentrarci sulle parole (in parte elaborate) che Rudolf Steiner ci svela attraverso la conferenza citata:

“Io sento agire in me la forza del drago che vuole ottundermi portandomi al di sotto della mia coscienza. Voglio per questo rappresentarmi l’immagine in ispirito dell’Angelo luminoso, il cui compito cosmico fu sempre quello di vincere il drago. E voglio concentrarmi con tutto me stesso sulla figura luminosa di Michele, da cui irradia la sua luce spirituale nella mia anima. Presago, sento l’anima mia illuminata e riscaldata; sento affluire in me la forza di Michele che per libera decisione, voglio ora (grazie alla guida di Michele), essere in grado di vincere la forza del drago nel mio essere inferiore”.

Per meglio capire il contesto di queste parole che, come menzionato, sono state in parte elaborate per essere maggiormente di aiuto nella riflessione meditativa, aggiungo lo stralcio (per chi ne fosse interessato) della conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Vienna, il 27 settembre 1923, di cui Egli dice:

«Nei tempi più antichi vi era di Michele anzitutto nell’uomo soltanto come una sottile immagine; essa si condensò sempre più. Fino all’ultimo terzo secolo XIX e nei tempi precedenti era forte l’invisibile drago soprasensibile che agiva negli impulsi e negli istinti, nei desideri e nel piacere umano animale; restava al di sotto dei sensi per la coscienza abituale, viveva nell’elemento animale dell’uomo; viveva in tutto ciò che vuole degradare l’uomo, si sfogava, aizzando l’uomo per renderlo a poco a poco sub-umano. Accadeva però sempre che Michele stesso intervenisse nella natura umana, affinché gli uomini non scendessero troppo in basso. Nell’ultimo terzo del secolo XIX però l’immagine di Michele divenne totalmente forte nell’uomo, che dipendeva soltanto dalla buona volontà di quest’ultimo l’elevarsi coscientemente col sentimento all’immagine di Michele; così gli si presentava da una parte l’immagine del drago, come esperienza non illuminata del sentimento, e dall’altra poteva apparire all’occhio animico la figura luminosa di Michele, come visione spirituale, tuttavia già accessibile per la coscienza ordinaria. Così si presentò questo contenuto animico: “Ora agisce in me la forza del drago che vuole portarmi al di sotto di me. Vedo però in ispirito l’Angelo luminoso, il cui compito cosmico fu sempre quello di vincere il drago. Mi concentro con l’anima su quella figura luminosa, faccio irradiare la sua luce nella mia anima. Allora l’anima così illuminata e riscaldata porterà in sé la forza di Michele e per sua libera decisione l’uomo sarà in grado, grazie al suo patto con Michele, di vincere la forza del drago nel suo essere inferiore”. Se si trovasse in cerchie più ampie la buona volontà di elevare tale idea a una forza religiosa e inscriverla in ogni anima, non avremmo nella nostra vita presente idee fiacche come quelle che oggi possiamo trovare ovunque, che compaiono come pensieri riformatori e simili, ma avremmo qualcosa che può di nuovo afferrare interiormente l’uomo nella sua totalità, poiché può venir iscritto nell’anima vivente che, soltanto quando diviene realmente vitale, giunge anche a un rapporto vivo con il cosmo intero. Allora i pensieri luminosi di Michele sarebbero i primi annunciatori del nuovo ingresso dell’uomo nel mondo soprasensibile. La visione conoscitiva si potrebbe interiorizzare e approfondire in senso religioso. Così l’uomo sarebbe preparato alla festività dell’anno, la cui comprensione gli desta ancora solo un ricordo ottuso dei tempi antichi; celebrerà con piena coscienza la festa che si trova nel calendario alla fine di settembre, all’inizio dell’autunno: La festa di Michele. Questa festa tornerà ad avere un significato, se saremo in grado di porci questa visione dinanzi all’anima in modo vivente (…). Potrebbe venir considerata il coronamento, il vero inizio degli impulsi di cui abbiamo bisogno per uscire dall’attuale decadenza [ciò vale ancor più per la nostra epoca attuale], unendo a tutto il parlare d’ideali qualcosa che non provenga dalla testa o dal petto dell’uomo, ma sia un ideale espresso dal cosmo » ( Ibidem pag. 98-99).

Vi abbraccio spiritualmente nella speranza di superare insieme con maggiore consapevolezza questo momento karmico di prova secolare per l’umanità.

Collegno, 23 marzo 2020                                                   Antonio Coscia

Agg. 17 settembre 2020

Preghiera per superare la paura

arcangelo Michele

        L’intima natura della preghiera

    «Ciò che verrà, ciò che anche la prossima ora, il prossimo giorno mi potranno portare incontro,
sebbene mi sia del tutto sconosciuto, non lo posso cambiare mediante alcuna paura o timore.
Io l’attendo con il più profondo silenzio dell’anima, con la più assoluta calma del mare del sentire.
Colui che può andare incontro al futuro con tale calma, e tuttavia non lasciar venir meno in alcun modo la sua energia, la sua forza d’azione, in costui le forze dell’anima possono svilupparsi nel modo più intenso e nella forma più libera.
È come se davanti all’anima cadessero al contempo impedimenti su impedimenti, quando essa viene compenetrata sempre più da quell’atmosfera di dedizione di fronte agli eventi che fluiscono dal futuro.
La nostra evoluzione viene ostacolata dalla paura e dal timore perché noi, attraverso le onde della paura e del timore, respingiamo quello che il futuro vuole far entrare nella nostra anima.
La dedizione a ciò che viene chiamata “saggezza divina” presente negli eventi, la sicurezza che ciò che verrà deve essere e che, in qualche direzione, darà frutti fecondi, l’evocazione di tale atmosfera nelle parole, nei sentimenti e nelle idee: questo è lo stato d’animo della preghiera di devozione.
Nella nostra epoca è veramente necessario imparare a saper vivere con vera fiducia senza alcuna preventiva rassicurazione esistenziale, con la fiducia nell’aiuto sempre presente del mondo spirituale.
In verità, affinché oggi il coraggio non venga meno, non resta che “divenire sovrani” nella nostra volontà con la giusta disciplina e cercare il risveglio interiore ogni mattina e ogni sera»

Rudolf Steiner
Preghiera di devozione

Dalla conferenza “L’intima natura della preghiera”, Berlino 17-02-1910. Opera Omnia 59

Pubblicata sulla Rivista Antroposofia di Febbraio 1956

Sopra:  Guido Reni, L’Arcangelo MIchele

Esistono ancora gli Iniziati? Come possiamo trovarli?

1280px-Dornach_-_Goetheanum_-_Grosser_Saal2

Sala grande del Goetheanum a Dornach

       Mi piace pensare che intorno a noi possano sempre esistere iniziati cristiani che operino nel silenzio, aiutando l’umanità a trovare la via verso il Cristo eterico. Diversi anni fa in un convegno antroposofico a una mia domanda su un eventuale ritorno del Bodhisattva Maitreya, successore del grande Buddha Gautama, mi fu risposto che nel mondo sono sempre presenti sette dei dodici discepoli del Cristo, i quali operano in silenzio per preparare la via al Cristo eterico, in modo che non passi inosservata come vorrebbe Arimane, cosicché con la sua venuta imminente sulla Terra, possa trovare un’umanità remissiva che ignorando i suoi scopi ingannevoli possa seguirlo supinamente verso l’abisso infernale. Rudolf Steiner ebbe a dire che Arimane verrà e… riuscirà a ingannare perfino uomini iniziati! che credo siano quegli Iniziati che non si sono preparati moralmente e spiritualmente secondo la Scienza dello Spirito o antroposofia,  attraverso l’impulso di “Cristo-Michele”; ossia quello di realizzare la coscienza morale attraverso l’armonizzazione  delle forze del cuore e quelle del pensiero o dell’intelletto.

Rudolf Steiner risponde chiaramente a tutte queste domande e nel contempo ci offre la via per conseguire le conoscenze dei mondi superiori, attraverso la conoscenza dei primi quattro libri fondamentali della Scienza dello Spirito o antroposofia, cioè: “La Scienza Occulta, Teosofia, L’Iniziazione e la Filosofia della Libertà”. Questi quattro libri indicano quattro vie iniziatiche secondo il proprio temperamento animico in relazione al volere, pensare e sentire umano. L’Iniziazione è una via più vicina allo sviluppo morale del “Sentire”, dove appunto è stato estratto questo commento sulle condizioni che Rudolf Steiner spiega nelle prime pagine dal titolo: “Come si conseguono conoscenze verso i mondi superiori?” 

Mai in nessun libro come nell’Iniziazione, Rudolf Steiner dedica moltissime pagine all’importanza dello sviluppo della “devozione” e “venerazione” che il discepolo deve sviluppare per un giusto corretto e rispettoso anelito verso la conoscenza. Non si tratta di creare un culto alla “Personalità”, chiunque esso sia, ma di amare e venerare la conoscenza e la verità che incarna in sé il Maestro. Inoltre, Egli ci dà una massima alla quale occorre prestare molta cura nel cercare di realizzarla, in modo che la conoscenza non possa deviarci dall’amore verso il prossimo assumendo quegli atteggiamenti intolleranti di arroganza intellettuale, dove appunto essa dice:

«Per ogni passo innanzi che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene» (ibidem pag. 56).

E nelle prime pagine del libro “L’Iniziazione” Egli inizia dicendo che:

«In ogni uomo esistono facoltà latenti per mezzo delle quali acquistarsi conoscenze sui mondi superiori (…). Si tratta soltanto di sapere come occorra adoperarsi per sviluppare tali facoltà (…). Da quando esiste il genere umano, vi sono sempre state delle scuole nelle quali chi possedeva le facoltà superiori istruiva coloro che aspiravano alle medesime. Queste scuole vengono chiamate occulte; e l’insegnamento che vi si riceve si chiama insegnamento occulto. Tale denominazione non deve prestarsi a dei malintesi, dove si possa credere che tale insegnamento voglia rappresentare una classe privilegiata che trattiene arbitrariamente il proprio sapere nei riguardi dei propri simili (…). Molti credono che occorra andare qua e là in cerca dei maestri della conoscenza superiore per riceverne spiegazioni. Ma vi sono due verità da tener presenti: anzitutto chi aspira seriamente alla conoscenza superiore non paventerà nessuna fatica, nessun ostacolo, per cercare un iniziato che lo possa guidare nei segreti superiori del mondo. D’altra parte ognuno può anche essere sicuro che in qualunque caso l’iniziazione gli giungerà, purché vi sia in lui la seria e degna aspirazione alla conoscenza. Esiste infatti per tutti gli iniziati, una legge naturale che li spinge a non negare a nessun vero aspirante la conoscenza che gli è dovuta (…). Potrai vivere in intima amicizia con un iniziato, ma rimarrai separato dal vero suo essere finché tu stesso non sia iniziato. Potrai godere pianamente del cuore e dell’affetto di un iniziato, ma egli ti affiderà il suo segreto solo quando sarai maturo per accoglierlo (…). Le vie che rendono l’uomo maturo ad accogliere un segreto sono ben determinate. La loro direzione è tracciata con lettere indelebili ed eterne nei mondi dello spirito nei quali gli iniziati custodiscono gli arcani superiori. Nei tempi antichi anteriori alla nostra «storia» i templi dello spirito erano anche esteriormente visibili; oggi, quando la nostra vita è diventata così vuota di spiritualità, essi non esistono nel mondo che è visibile all’occhio esteriore. Ma spiritualmente esistono dappertutto, e chiunque cerchi può trovarli. Soltanto nella propria anima l’uomo può trovare i mezzi che gli schiudano la parola degli iniziati. Egli deve sviluppare in sé certe facoltà fino a un determinato grado superiore, e allora potranno essergli partecipati i tesori più elevati dello spirito. Un determinato atteggiamento fondamentale dell’anima deve servire d’inizio. L’occultista chiama questa disposizione fondamentale il sentiero della venerazione, della devozione, di fronte alla verità e alla conoscenza. Soltanto chi possiede questa disposizione fondamentale può divenire discepolo dell’occultismo».   (Estratto del libro, “L’Iniziazione O.O. 10, pag.17”).    

 Collegno, 11 febbraio 2019                                                    Antonio     Coscia

                                                                                                                       

         

Il potere che può obnubilare l’anima VI

crocus-2159550_960_720

“Io non so concepire maggior sventura per un popolo colto che vedere riunita in una sola mano, in mano de’ suoi governanti, il potere civile e il potere religioso;”

(Camillo Benso, Conte di Cavour).

  Il potere che può obnubilare l’anima VI

         Questa nuova conoscenza ispirata a Rudolf Steiner dal nuovo bodhisattva Maitreya18 successore del Buddha Gautama, e che oggi ognuno può accogliere dalla Scienza dello Spirito o antroposofia, è la stessa che abbiamo accolto dai vangeli nelle nostre incarnazioni passate ma che non potevamo comprendere a causa della nostra immaturità spirituale. Un esempio di quest’aspetto del Cristo quale giudice del karma umano lo possiamo cogliere laddove nel vangelo di Giovanni si parla di un’adultera che il popolo israelita vuole lapidare secondo la “legge di Mosè”, e dove è scritto che: «Gesù, chinato, scrive facendo dei segni col dito nella terra e, alzando il capo chiede chi di loro fosse senza peccato di scagliare la prima pietra; nessuno di loro ebbe il coraggio perché ognuno aveva trasgredito in cuor suo la legge mosaica. Allora Gesù chinatosi fa di nuovo dei segni col dito nella terra, mentre la folla si disperdeva, e alzatosi alla fine in piedi, perdonò l’adultera chiedendogli di non peccare più» (Gv 8). Nessun teologo si è mai chiesto perché il Cristo prima di perdonare l’adultera, avesse scritto per due volte per terra. Che cosa scrisse per terra il Cristo?

Egli inscrisse nella Terra (che è il Suo corpo), l’errore commesso dalla donna, cioè il peccato di adulterio che non poteva essere rimosso se non attraverso una futura azione karmica, quale effetto del peccato stesso, cui, il destino, ossia il suo Io superiore, (in questo caso era il Cristo stesso, essendo lei divenuta Sua discepola) avrebbe deciso nella sua incarnazione futura il modo per redimerlo. Il modo per compensarlo, Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Norimberga, in merito dice: «Nella nostra epoca il Cristo diventa il Signore del karma per tutti gli uomini che dopo la morte percorrono il cammino descritto. Il Cristo si assume l’ufficio di giudice … Supponiamo che una persona abbia commesso una cattiva azione: essa dovrà fare del bene che pareggi l’azione negativa, ma questo bene lo può compiere in due maniere, e forse, con lo stesso sforzo, potrà essere a vantaggio di pochi, oppure di molti. Che il nostro conto karmico sia così pareggiato in futuro, vale a dire se abbiamo trovato la via verso il Cristo, che esso si inquadri in un ordinamento universale affinché il modo del nostro pareggio karmico provochi la maggior salvezza possibile per gli uomini nel resto dell’evoluzione terrena, di tanto avrà cura chi, dai nostri giorni in poi, diviene Signore del karma, cioè ne avrà cura il Cristo» (Fede, Amore e Speranza, conf. Norimberga, 2 dicembre 1911). Oggi il pensiero intellettuale umano si è alquanto evoluto e rafforzato, come anche la nostra coscienza di veglia, la quale è più desta nei confronti del quarto periodo di cultura greco-romano. In quei tempi antichi i misteri iniziatici erano accessibili solo a pochi eletti che erano scelti dalle “guide spirituali” e che passavano attraversando prove fisiche e animiche molto dure, fino a che il discepolo era pronto ad attraversare un processo iniziatico molto pericoloso. Esso consisteva di passare tramite una specie di morte mistica apparente, in cui il corpo eterico era fatto uscire quasi completamente dal corpo fisico tramite un processo complicato dallo “Ierofante”, cioè il capo supremo dei sacerdoti del Tempio, permettendo così all’anima del discepolo di salire fino alla sfera solare. Là il discepolo incontrava lo Spirito del Sole (Cristo) in uno stato di coscienza ottusa, fino a che non veniva richiamato dall’Iniziatore dopo tre giorni e mezzo e risvegliato con la famosa frase: “… vieni fuori!”; cui il discepolo diveniva in tal modo, un “Illuminato”.

Questa forma antica iniziatica, con l’andare del tempo cominciò a essere pericolosa a causa del corpo eterico che andava legandosi più strettamente al corpo fisico, per questo il Cristo vi pose fine iniziando il suo discepolo prediletto chiamato Lazzaro al cospetto di tutto il popolo ebraico, tradendo così i loro misteri antichi che per questo motivo, lo condannarono a morte. La morte del Cristo sulla croce volle significare un nuovo impulso sia per la Terra sia per l’uomo, tramite cui fu dato a ognuno di potersi unire allo Spirito del Sole in una nuova forma iniziatica che, dava ora all’umanità la possibilità di sviluppare le facoltà superiori intellettuali veggenti senza come dire, “morire!” cioè senza staccare il corpo eterico (il corpo che tiene in vita la forma umana) dal corpo fisico. Inoltre, nella nostra epoca con lo sviluppo dell’anima cosciente, è avvenuto un cambiamento anche tra Maestro e allievo (discepolo), ovverosia che l’allievo o meglio il Maestro, lasci all’allievo la libertà di svincolarsi dalla sua autorità e di percorrere la via iniziatica secondo il suo discernimento e atteggiamento morale; il Maestro resta comunque sullo sfondo, soltanto più come un fratello maggiore che dà consigli, quando ciò sia richiesto. Va ancora aggiunto che quello che oggi permane come legame che unisce il discepolo al Maestro, che non sia più presente sul piano fisico, è la “fiducia!” Possiamo mantenere vivo questo legame fedele spirituale con l’anima del Maestro, fino a quando crediamo in lui, ma non appena perdiamo la fiducia cessa immediatamente anche il legame che ci teneva uniti a lui spiritualmente. Questo è valido anche per noi antroposofi nei riguardi di Rudolf Steiner che fino a quando accogliamo con fiducia e con amore la Scienza dello Spirito, resta vivo il rapporto spirituale con lui anche se non lo avvertiamo, ma di notte quando con la nostra anima ci immergiamo nel mondo spirituale, abbiamo la possibilità di avere un incontro con Lui.

Dal 1413 in poi come sappiamo, siamo entrati nello sviluppo dell’anima cosciente, cioè quella parte dell’anima umana che è più strettamente legata al nostro Sé superiore (l’anima divina superiore) e per questo siamo entrati in un’epoca di radicale cambiamento, dove all’uomo fluiscono dal mondo spirituale delle nuove rivelazioni e facoltà superiori, cui l’uomo deve prepararsi ad accoglierle se vuole uscire dal momento caotico attuale. Dobbiamo capire che questo mondo è per noi soltanto un mondo transitorio entro il quale abbiamo il compito di evolverci individualmente e moralmente, realizzando ciò che è la peculiarità di questo mondo da quando il Cristo è divenuto lo Spirito della Terra e cioè, la facoltà dell’amore cosmico-umano e la libertà autonoma individuale nel pieno rispetto per l’altro. Per questo è anche importante lo sviluppo morale, grazie al quale possiamo elevarci coscientemente a stati superiori dei mondi dello spirito, laddove possiamo unirci alla vera essenza spirituale del nostro “Essere cosmico”, vale a dire al nostro vero nocciolo divino o vero Io19. Ma per fare questo dobbiamo affrancarci, emanciparci da qualsiasi dogmatismo, sia esso istituzionale sia religioso, in quanto questi tendono a sottometterci ad atteggiamenti di supina accettazione contraddicendo così a ogni nostro esame critico e a qualsiasi discussione dialogica. Ciò vale anche per la forma di “simboli” e di verità antiche che divengono dogmatiche, in quanto non si evolvono nelle epoche seguenti, restando pertanto irrigidite nella loro forma antica divenendo in tal modo desueti, fuori tempo, e perciò nocivi all’evoluzione umana, ossia luciferici. Ancora qui Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Stoccarda il 19 dicembre 1919, dice: «Sappiamo dalle più diverse osservazioni che quando qualcosa si evolve nel suo tempo, in sostanza è bene per l’umanità. Diverso è se resta fermo e si manifesta in ritardo; quando ciò avviene, vale a dire se la mentalità di Cesare abbia una funzione ancora nel secolo ventesimo, [nel contesto vuol dire di qualsiasi persona che ragionasse con la mentalità che era in uso al tempo di Cesare], tale mentalità assume un carattere luciferico» (San Silvestro Cosmico O.O. 195, pag.29).

Un maggior esempio di quest’aspetto luciferico, è quello dell’Arcangelo Michele che anticamente era venerato dal popolo ebraico come “Volto di Jahve o Yehovah”, o come tradotto in italiano “Geova”, cui agiva nel popolo ebraico antico come loro guida affinché preparassero un puro involucro umano per la discesa del Cristo. Ciò è rivelato a Mosè da Yahvè, cui possiamo leggere in una pagina del “Deuteronomio” dove appunto è scritto: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto» (Dt 18,15). Che cosa può significare un “Profeta pari a me”, sennonché lo stesso Jahve o meglio l’Entità divina che lo adombrava quale guida superiore degli Elohim o Potestà cioè il Cristo, si sarebbe un giorno incorporato in un uomo del popolo ebraico, ossia nel Messia “re-sacerdote” simile a Melchisedec? Prima dell’evento del Golgotha, Michele operava come una specie di Spirito del Tempo per preparare appunto la discesa del Cristo in un singolo uomo del popolo ebraico, cioè in Gesù di Nazareth; finito tale compito di “preparazione”, ha oggi un nuovo compito: quello della “comprensione” del Cristo. E un decennio prima della fine del kali yuga, cioè nell’anno 1879, l’Arcangelo Michele è salito appunto dalla dignità di Arcangelo a quella di Archai, assumendo il compito di messaggero e questa volta però, come volto del Cristo. È molto importante capire questo nuovo aspetto di Michele-Cristo, affinché prendiamo coscienza che il ruolo che aveva Jehovah o se vogliamo Michele (Chi è come Dio?), quale guida dell’umanità antica è terminata; a esso si è sostituito un altro Spirito di Popolo, un altro principio Jahvetico che non è più lo stesso di prima. L’altissima Entità divina di Jehovah o Geova, è rivolta verso altri compiti cosmici che già prima operava e che riguardano appunto il futuro della Terra e dell’umanità, dopodiché si unirà di nuovo con i suoi fratelli Elohim solari per un’ulteriore evoluzione cosmica superiore. Questo vuol dire che le correnti religiose monoteiste attuali che cercano di innalzarsi a Dio Padre, Jehovah o Geova, o Allah, con la forma antica jahvetica cioè di Jehovah-Michele, si rivolgono a qualcosa ormai superato, desueto, un impulso antico rimasto indietro che non si è evoluto e perciò luciferico; che non è più presente nei mondi spirituali superiori perché è avanzato da Jehova-Michele a Cristo-Michele. Pertanto ciò che ora è presente nel mondo astrale, è un riflesso dello spirito di popolo Jahvetico ormai superato (dopo la venuta del Cristo sulla Terra) che ha assunto un compito che non le compete. Esso ha assunto un carattere anacronistico nell’epoca presente dell’anima cosciente, cui occorre che i popoli trovino la forza di Michele-Cristo per superare l’egoismo nazionalista e conformarsi agli altri popoli europei per rafforzare la “Comunità europea”, dalla quale deve nascere il vero impulso del cristianesimo universale, in modo da creare, come già menzionato, il germe della futura fratellanza filadelfiana del sesto periodo di cultura (Ap 3,7).

Rudolf Steiner in diverse conferenze parla dell’operare delle gerarchie divine spirituali nel nostro zodiaco e del nuovo compito o missione assunta da Michele, dove da una conferenza tenuta a Stoccarda, il 20 maggio 1913, egli dice: «Come in passato ci si poteva innalzare a Jahve o Jehova e sapere che costui aveva affidato a Michele la missione di preparare il trapasso dall’epoca di Jahve all’epoca del Cristo, così oggi è il Cristo a inviarci Michele come Suo messaggero. Ecco la grande novità che noi dobbiamo accogliere con profondo sentimento: in passato si parlava di Michele-Jahve come della guida del tempo; oggi dobbiamo parlare di Michele-Cristo, Michele si è elevato a un grado superiore: da Spirito di Popolo è diventato Spirito del Tempo (Archai); da messaggero di Jahve o Jehova è diventato messaggero del Cristo. Perciò nel nostro tempo comprendere l’impulso di Michele significa comprendere l’impulso del Cristo» (“Verso il Mistero del Golgota” O.O.152, pag. 72). Pertanto l’umanità se vuole innalzarsi verso il Cristo e il vero Dio Padre, deve prendere coscienza del cambiamento avvenuto nel mondo spirituale, ossia della nuova guida che ha assunto l’Arcangelo Michele dopo la sua salita a Spirito del Tempo o Archai. Egli non opera più come uno Spirito di Popolo e come volto di Jehova o Geova ma appunto, come Spirito del Tempo di tutta l’umanità e quale volto del Cristo. Occorre assolutamente prender coscienza di questo nuovo aspetto spirituale e superare come menzionato, l’egoismo di popolo quale atteggiamento nazionalista, sovranista, o razzista, o comunque tutto ciò che ha tendenza a chiudersi nella propria comunità nazionale evitando qualsiasi intrusione e integrazione di etnie diverse, in modo da mantenere per sempre il proprio “status quo”. Ciò va contro l’impulso micheliano che tende invece a unire una nuova comunità umana universale, costituita da qualsiasi ceto sociale e appartenente a qualsiasi etnia, per formare i semi che nel prossimo sesto periodo di cultura sarà la nuova umanità del quarto millennio, cioè l’umanità del Cristo! Comprenderlo è di un’estrema importanza se vogliamo che il mondo spirituale e il nostro Spirito di Popolo (Arcangelo), ci aiutino a superare le prove karmiche future dovute sia al nostro karma individuale, sia quello collettivo della nostra comunità nazionale. Se non modifichiamo la nostra mentalità, l’umanità si troverà a dover affrontare in futuro il suo destino karmico senza la guida e l’aiuto dello Spirito di Popolo normale e quello dell’Arcangelo Michele, dove verrà sostituito da uno spirito di popolo luciferico, con tutte le conseguenze negative che ne potranno derivare sia sul piano individuale e sia collettivo. In merito ancora qui Rudolf Steiner, nella conferenza tenuta a Basilea il 23 dicembre 1920, ci avverte che: «E se, quando il Cristo Gesù venne sulla Terra, il popolo ebraico venerava un Jahve o Jehovah, i popoli moderni sono ritornati a molti Jahve; poiché ciò che i popoli venerano in base agli odierni principi nazionalistici, in modo da separarsi e combattersi tra loro, [ciò vale per qualsiasi separazione, nell’ambito della comunità sociale], anche se non vien più chiamato con l’antico nome, sono tanti Jahve …» (Archivio storico della rivista Antroposofia – volume terzo, pag.125).

Possono esistere tanti Jehovah, ma esiste un solo Cristo! La differenza tra i due e che mentre Jehovah o Geova, appartiene alla comunità dello Spirito Santo che ha operato nel passato come un Dio lunare alla guida del popolo ebraico, il Cristo invece, ha sempre operato come l’Altissima divinità solare universale, dietro ogni evento esteriore della storia cosmica-umana. L’impulso del Cristo diversamente dal quarto periodo di cultura greco-romano in cui agiva per separare l’anima antica di gruppo ebraica, oggi al contrario, nel quinto periodo di cultura agisce tramite lo Spirito del Tempo Michele, per unire gli uomini in una sola comunità universale, dove ogni uomo possa un giorno riconoscersi cittadino di una sola Patria, la cui anima è la Terra, con la quale si è congiunto due millenni or sono lo Spirito del Sole (Cristo), assumendone la guida come Spirito della Terra. Ma gli Spiriti luciferici di popoli che si sono sostituiti all’antico principio, jahvetico, contrastano il disegno del Cristo, essi non vogliono che l’umanità si unisca, ma che si frammenti in tanti popoli, in tante nazioni, dimodoché ognuno pensi egoisticamente a se stesso senza giungere mai all’unione con gli altri per realizzare la vera fratellanza universale. Quest’aspetto luciferico-arimanico lo vediamo agire con sempre più forza offuscando e inducendo anime umane verso l’ambizione di potere nell’ambito della comunità sociale sia nella sfera religiosa, sia particolarmente in quella giuridico-statale e sia in quella economica, dove gli uomini agiscono inconsciamente con sempre più asservimento nei riguardi di queste forze occulte che operano dal mondo astrale. Difatti, il Cristo nel vangelo di Giovanni, rimprovera i farisei, le guide religiose ebraiche che erano asservite non solo al potere romano di Cesare, ma anche al potere occulto dello spirito Jahvetico luciferico, laddove Egli dice: «Voi dite di avere un solo Padre, Dio! Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo … Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui» (Gv 8,41-44).

Anche oggi a causa dell’immaturità spirituale cui versa ancora la maggior parte dell’umanità cui tarda a risvegliare in sé l’impulso spirituale dell’anima cosciente, ha per guide religiose dei “farisei” che non hanno accolto la rivelazione spirituale del successore del Buddha, ritenendola eretica e perciò contrapposta all’insegnamento cattolico (vedi Acta Apostolica Sedis 11, 1919, 317). Per cui non avendo accolto la rivelazione del ritorno del Cristo eterico nei dintorni dell’astrale terrestre, essi attendono il Cristo secondo la rivelazione dell’Apostolo Matteo e degli Atti di Paolo che possa di nuovo comparire dalle nuvole del cielo e scendere sulla Terra col corpo fisico per diventare il “Re” del mondo – almeno secondo la concezione materialista dei gesuiti. Difatti negli Atti degli Apostoli è scritto: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che tra di voi è stato assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (Atti 1,11). Ciò che gli Apostoli veggenti descrivono nei Vangeli, sono immagini astrali che vanno interpretate secondo la conoscenza occulta di un iniziato veggente o di un chiaroveggente che conosca il linguaggio dei simboli occulti. E allora capiremmo che le “nuvole del cielo” è un termine tecnico occulto, il cui significato è una dimensione o “stato elementare spirituale”; vuol dire che il Cristo, verrà percepito spiritualmente nei dintorni del mondo astrale terrestre, con un corpo eterico di luce . È da sciocchi credere che un uomo fisico possa venire da una nuvola e scendere col corpo fisico sulla Terra; anche il Cristo non può esimersi dalle leggi che vigono nell’ambito terrestre, per cui da quell’altezza certamente si schianterebbe al suolo. Altre correnti religiose invece, credono che Gesù Cristo sia il figlio di Jehovah o Geova, non sapendo che Jehovah o Geova è un altissima Entità gerarchica appartenente agli Elohim o Potestà, ( Exusiai o Spiriti della Forma, secondo la Scienza antroposofica), mentre il Cristo è un Entità divina al di sopra di tutte le gerarchie spirituali e che è in relazione con il secondo aspetto della Trinità divina. Essi interpretano la Bibbia del vecchio e nuovo Testamento, così come il Corano, secondo il pensiero concettuale teologico, credendo di interpretare la verità divina con il loro intelletto umano e non che la verità vada interpretata invece, attraverso la “forza ispirativa veggente” con la quale sono stati redatti in origine, facendo poi credere alla massa credulona di essere i depositari della verità divina in modo da asservirli al loro potere temporale luciferico.

Pertanto se oggi l’umanità non prende coscienza nel riconoscere il nuovo compito micheliano e continua ad atteggiarsi caparbiamente nel voler mantenere la forma antica del principio egoistico Jahvetico di popolo, commette lo stesso errore delle guide religiose ebraiche antiche. Per cui non solo andrà incontro a un destino tragico karmico summenzionato, ma passerà inosservato il nuovo incontro che possiamo avere con il Cristo – eterico sul piano astrale o elementare, allo stesso modo cui lo ebbe Mosè circa tre millenni e mezzo or sono sul monte Sinai e S. Paolo sulla via di Damasco. (VI. Continua)

Collegno, 27 gennaio 2020                                                                         Antonio Coscia  

Sopra: Fiori di Crocus o Croco

Note Integrative

18    Il Maitreya Buddha, è il nuovo Bodhisattva succeduto al Buddha Gautama che secondo alcune indicazioni concordanti sia della corrente orientale buddhista che di quella occidentale rosacrociana, s’incarnerà fra circa 5670 anni dopo il Buddha Gotama, o secondo l’esoterismo cristiano fra circa 2500 o 3000 anni dopo l’evento del Golgotha, cioè da quando il Cristo, il «Logos solare» dimora sulla Terra. Fra tremila anni Egli dovrà scendere sul piano fisico e incarnarsi completamente in un corpo umano preparato per lui, dimodoché possa percorrere quel grado umano chiamato da Rudolf Steiner “Buddha umano”, cui dovrà realizzare la “Dottrina” che ha ispirato alle diverse personalità bodhisattviche umane e realizzare la dignità di nuovo Buddha. Egli sarà il settimo e il primo Buddha umano cristiano, dopo l’illuminazione del grande Buddha Gotama e, userà la potenza della parola per istruire i suoi discepoli in modo magico, senza l’uso del pensiero concettuale. Ciò vuol dire che nel sesto periodo postatlantico chiamato “Filadelfia”, ossia quello che succederà al nostro che durerà ancora per circa 1500 anni, la saggezza divina sarà accolta senza l’ausilio del pensiero concettuale, cioè verrà accolta direttamente dall’anima umana attraverso un atto magico della potenza del logos del Bodhisattva. Per meglio dire, la parola “magica” del Maitreya Buddha, sarà accolta tramite una sorta d’intuizione cosciente da quelle anime più evolute che preparandosi fin da ora avranno raggiunto insieme allo sviluppo dell’anima cosciente un alto grado della coscienza morale. E affinché ciò possa realizzarsi, devono essere formati degli uomini che possano già da ora sviluppare e trasformare il pensiero razionale in un pensiero intellettuale veggente o immaginativo. È quindi della massima importanza che nel nostro periodo, una parte dell’umanità più progredita possa sviluppare in sé attraverso la fede verso un nuovo esoterismo cristiano moderno, un cammino spirituale onde riconoscersi tramite lo sviluppo della coscienza morale, di avere in sé un che di divino, da cui egli è sempre stato ispirato. Questa è la speranza dei Maestri che guidano sia l’evoluzione occidentale sia quella orientale, essi sperano appunto, che possa realizzarsi nell’ambito di tutte le comunità e movimenti spirituali, la formazione di quelle anime cui possono essere idonee ad accogliere la «Parola magica» del nuovo Buddha che deve venire. Questo è il compito più importante che la Società Antroposofica universale possa prendere coscienza e in modo particolare nei gruppi locali, affinché l’Antroposofia possa espandersi sempre più nel nostro periodo attuale, in modo da essere utili e aiutare l’umanità a sviluppare nel modo giusto l’anima cosciente che deve realizzarsi entro la fine del nostro quinto periodo postatlantico. Inoltre, ha come scopo di preparare nello stesso tempo, delle anime più evolute in modo da poter accogliere nel modo giusto nel prossimo sesto periodo di cultura o periodo di Filadelfia, il dono dall’alto del mondo angelico, ossia il principio del Sé spirituale. (Vedi anche la nota 4. di 1.Note Integrative Antroposofiche).

19    Al di sopra dell’ Io superiore, Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un «Io» ancora più superiore che possiamo definire una «Entità superspirituale» che è il «vero nocciolo» di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama: «Il vero Io o Scintilla divina». Rudolf Steiner menziona pochissimo questa parte costitutiva umana. Egli ne parla in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro «Sulla Via Dell’Iniziazione», dove egli alla fine sintetizza il concetto del vero Io così: « L’uomo porta in sé un “vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere[che l’uomo fa durante la sua vita terrena]. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere», (Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194; Ed. Antroposofica Milano).

 

 

 

Il potere che può obnubilare l’anima V

convegno-natale-1923-1924

«Gli Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gli Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono la loro rovina; (…) pensano a riformare l’Italia, e per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro»    (Massimo D’Azeglio).

Il potere che può obnubilare l’anima V

       Come abbiamo avuto modo di dire finora, l’atteggiamento del Cristo dal XX secolo in poi, si è alquanto modificato. Egli non è più il Dio morto pietoso e misericordioso che dalla croce perdona tutti i peccati del mondo, ma è un Dio che giudica l’uomo in base ai suoi meriti e alle sue azioni karmiche negative inscritte nella memoria universale, detta akasha16. Nell’ambito dell’esoterismo cristiano che ha avuto inizio nel XIII secolo con l’iniziazione di Cristian Rosenkreutz da parte di dodici Maestri discepoli del Cristo (cioè le guide bodhisattviche dei periodi di cultura dell’umanità), il simbolo del vero cristianesimo ha assunto un’immagine diversa che quello ufficiale rappresentato dall’immagine di Gesù di Nazareth; esso si è andato sviluppandosi negli ultimi secoli attraverso la corrente rosacruciana confluita nell’Antroposofia nel “convegno di Natale” del dicembre 1923-24, assumendo l’immagine di sette rose rosse disposte in circolo su di una croce nera latina, quale espressione della natura umana divinizzata. Ciò è anche a causa del Cristo che come più volte menzionato nel nostro tema, dal XX secolo in poi si mostra di nuovo agli uomini, tuttavia non più in un corpo fisico ma come un Dio vivente nel Suo splendore di luce eterica che giudica le nostre azioni umane, relazionandole tra loro in modo diverso dalla legge jahvetica, giacché la coscienza cosmica del Cristo, si è frammentata e vive nel profondo di ogni essere umano. Ciò a causa del soffocamento dell’anima adamitica, cioè l’archetipo umano incarnatosi per la prima volta sul piano fisico come Gesù di Nazareth17 che era portatore fin dall’evento della morte e resurrezione sulla croce sul Golgotha, della coscienza del Cristo; ovvero di una parte della coscienza del Cristo, giacché nessun uomo per quanto puro, può contenerla totalmente. Per meglio dire, Gesù di Nazareth dopo la morte e resurrezione sulla croce del Golgotha, divenne il portatore di una parte della coscienza del Cristo che fu oscurata dal crescente materialismo che andava diffondendosi sulla Terra dal XVI secolo in poi, per cui occorse un nuovo intervento del Cristo che assunse in sé questa sfera nera materialista, risvegliando così la coscienza di quest’anima angelicata. La causa della morte sul piano astrale limitrofo alla Terra determinò quale effetto (secondo una legge spirituale), il trasferimento del risveglio della coscienza del Cristo sul piano fisico terrestre entro l’anima di ogni uomo che, deve ora risvegliarla da sé. Rudolf Steiner in una conferenza a tenuta a “Londra il 2 maggio 1913”, in merito dice:

«I semi del materialismo terrestre che dal secolo XVI in numero sempre maggiore vengono trasmessi nel mondo spirituale dalle anime che attraversano la porta della morte, e che portano a sempre maggiore oscurità, formano ”la sfera nera del materialismo”. La sfera nera, grazie al principio manicheo, Cristo la accolse nel Suo Essere per trasformarla. Essa portò all’Entità angelica [Gesù di Nazareth] che è la manifestazione del Cristo dal mistero del Golgotha in poi, la “morte per soffocamento spirituale”. Questo sacrificio del Cristo nel XIX secolo si può paragonare al sacrificio sul piano fisico del Golgotha e descriverlo come seconda crocifissione del Cristo sul piano eterico. Questa sorta di soffocamento spirituale che causò lo spegnimento della coscienza dell’Entità angelica è una ripetizione del mistero del Golgotha nei mondi che stanno direttamente dietro ai nostri mondi, affinché possa aver luogo una rinascita della coscienza del Cristo entro le anime umane. Questa rinascita diviene la visione chiaroveggente dell’umanità nel secolo XX. Così, dal secolo XX, la coscienza – Cristo può congiungersi con la coscienza terrena dell’umanità; e ciò è possibile in quanto l’estinzione della coscienza del Cristo durante il secolo XIX nell’ambito della sfera angelica, significa risurrezione della coscienza diretta del Cristo nell’ambito della sfera terrena. A partire dal secolo XX nelle anime umane la vita del Cristo sarà sempre più sentita come un’esperienza personale diretta» (dal libro “Verso il Mistero del Golgota” O.O. n.152, pag. 45 – ed. Antroposofica Milano – vedi anche l’articolo sul Blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima”: “Epoca dei Pesci o dell’Acquario? III”).

Per questo l’uomo che voglia trovare il Cristo non deve più cercarlo attraverso i simboli o immagini sacre di uomini santificati (per quanto nobili essi siano) che hanno sostituito nelle chiese cattoliche il mondo antico del culto pagano. Dobbiamo imparare a sentirlo in noi stessi e in ogni uomo con l’aiuto dell’Impulso del Cristo, e con esso, risvegliare la coscienza cristica che è nel nostro profondo, laddove possiamo trovare tramite lo sviluppo del bene morale, anche l’impulso risvegliatore dell’anima cosciente. Possiamo conoscere quanto della presenza del Cristo vive in noi, per quanto amore e dedizione siamo capaci di sacrificare sull’altare dell’altruismo della collettività umana, e, non implorandolo attraverso simulacri vuoti, svuotati ormai della loro “essenza vitale originaria”. Essere cristiani non è certamente quello di esternare agli altri attraverso un atto formale e superficiale la nostra fede, pregando o giurando sul crocefisso per avere l’aiuto desiderato per sconfiggere i propri nemici politici o altro. Ma è quello di vivere la propria fede attraverso l’azione, come ci viene indicato dalle parole di Madre Teresa di Calcutta, cioè operando con vero spirito d’amore e dedizione verso gli altri e cercando per quanto è a noi possibile, di alleviare la sofferenza e la povertà umana in modo che ognuno possa vivere una vita dignitosa. Questo è il vero impulso cristiano che deve spingere ogni uomo a cercare il Cristo non solo in se stesso, ma in modo particolare anche nell’altro, senza di cui non è possibile vivere in unità col Cristo come ci viene insegnato dalle Sue parole:“ Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). Perciò possiamo ancora affermare con forza che il Cristo non va cercato nella tomba di simulacri vuoti o nella fede del culto ai santi cristiani che per quanto nobile sia stata la loro vita morale, essi vanno rispettati e imitati soltanto nel loro esempio morale cristiano e non prolungando in eterno “ad Personam” un culto antico nato nel IV secolo che, occorre invece superare. Questa forma infantile cultuale ai santi cristiani non si addice più al tempo presente del terzo millennio, dove il simbolo cristiano come citato ha assunto una forma nuova più adatta allo sviluppo dell’anima cosciente, ossia una croce nera con sette rose rosse quale simbolo e forma vivente del “tempio umano”, cioè dell’uomo divinizzato o il dio nell’uomo.

Se mettiamo al centro della nostra anima, questo simbolo vivente esoterico della rosacroce e cerchiamo attraverso le indicazioni che ci sono date dalla Scienza antroposofica, possiamo comprendere la complessità della natura umana inferiore la quale può essere trasformata ed elevata a un’esistenza superiore spirituale, attraverso la purificazione che l’Io umano cosciente, può compiere con l’aiuto del Cristo, cioè quando l’Io inferiore abbia raggiunto un grado morale di amore e libertà interiore tramite l’Impulso del Cristo. Ciò è divenuto possibile per quello che è stato citato, laddove appunto si è detto che nel profondo dell’anima umana si è trasferita nel XIX secolo una parte della coscienza del Cristo, per aver salvato l’anima natanica dal soffocamento spirituale del materialismo che dal XVI secolo in poi, le anime umane introducevano nel mondo astrale adiacente alla Terra. Questa coscienza del Cristo possiamo risvegliarla se riusciremo a mettere in pratica le parole citate di cui sopra, si è detto:“Che là dove due o tre uomini sono riuniti nel mio nome, l’Io Sono è in mezzo a loro!” (ibidem). Riflettendo profondamente questa massima del cristianesimo che va sviluppandosi nella nostra epoca dell’anima cosciente, comprendiamo allora che possiamo unirci al Cristo quale “Dio vivente” e avere la forza di redimerci e risalire i mondi dello spirito come uomini nuovi, quale principio di “vita e resurrezione” conquistato dal nuovo “Adamo” nell’evento del Golgotha (I lettera ai corinzi 15,45), quando scevri da qualsiasi egoismo riusciamo cioè a vivere in unione e armonia col nostro prossimo. A tutto questo dobbiamo aggiungere che nella nostra epoca occorre concepire il Cristo in modo diverso dal dio-uomo misericordioso morto sulla croce per aver assunto su di sé i peccati del mondo, perché dal XX secolo in poi, abbiamo detto che il Cristo si presenta in qualità di “Giudice”. Questo comporta che dalla metà del XX secolo in poi, Egli è diventato il Signore del nostro karma, e, ciò vuol dire che secondo la rivelazione della Scienza antroposofica, il karma umano per chi accoglie l’Impulso cristiano, sarà giudicato secondo le azioni morali compiute facendo sì che possa essere compensato secondo l’ordinamento universale deciso dal Cristo stesso. (V. continua)

 Collegno 15 dicembre 2019                                                            Antonio Coscia

Sopra: Il Rappresentante dell’umanità tra Lucifero e Arimane

      Note Integrative

16      La cronaca dell’Akasha è la memoria dell’Universo attraverso cui viene impresso come un negativo spirituale tutto ciò che viene dall’uomo pensato, sentito e voluto, nel mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale il quale è solo la controparte dell’aspetto reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale e per cui, facilmente si può incorrere in errori dovuti alla poca esperienza del veggente che non abbia conseguito la facoltà della veggenza Intuitiva, e che comunque nulla toglie che possa commettere anche lui degli errori, anche se non nella misura di chi abbia sviluppato o conseguito solo gli altri due tipi di veggenza, ossia quell’Immaginativa o quell’Ispirativa. Il secondo aspetto è quel reale spirituale in cui è registrato nel vero mondo spirituale superiore, tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umana – terrestre, tutto quello che succede nel mondo fisico e nel mondo dell’anima umana, è registrato in questo piano cosmico del Budhi, come memoria universale. Rudolf Steiner in merito, nel libro “Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca” spiega: “Tutto ciò che succede nel mondo fisico – sensibile ha la sua controimmagine nel mondo spirituale. Se una mano si muove, non esiste solamente ciò che l’occhio vede, e cioè la mano in movimento, ma dietro la mano che si muove, dietro l’immagine visiva della mano ci sono per esempio il mio pensiero e la mia volontà: la mano deve muoversi. Vi è dietro un fatto spirituale. Mentre l’immagine visiva, l’impressione fisica del moto della mano passa, rimane inscritta la controimmagine spirituale nel mondo spirituale e vi lascia sempre una traccia, così che noi [ gli iniziati veggenti ], possiamo rintracciare tutti i fatti che sono avvenuti nel mondo, i fatti le cui tracce sono rimaste quali controimmagini spirituali. Nulla nel mondo può succedere senza che vengano lasciate tali tracce “  (conf. del 25 giugno 1909, pag. 26 O.O. n. 112).    La Scienza antroposofica spiega che la vera memoria akashica, è situata oltre il mondo devachanico, ossia oltre il mondo Celeste e della Ragione che va oltre le stelle fisse, ed è conosciuto nell’occidente come “mondo della Provvidenza”; è il mondo, dove origina la “vita universale” i cui donatori sono gli Spiriti del Movimento (Dynameis), il cui corpo più basso è il “Principio Vitale o del Budhi” e che è situato prima della sfera del “Nirvana”, così chiamata dai buddhisti.

17      Dietro l’uomo Gesù di Nazareth, si cela un profondo mistero in parte svelato dagli stessi evangelisti Matteo e Luca, seppur in un modo un po’ velato, laddove nella genealogia, Matteo fa discendere Gesù dal patriarca Abramo attraverso tre volte quattordici generazioni da Davide in giù, iniziando dal figlio re Salomone, attribuendo così a Gesù una discendenza regale. Se poniamo bene attenzione a ciò che racconta Matteo sulla nascita di Gesù, egli dice che nasce in una casa di Betlemme, dove è visitato da altissimi sapienti, cioè dei “Magi” venuti apposta dall’Oriente per offrirgli dei doni, in quanto secondo Rudolf Steiner, riconoscono nel bambino il loro antico Maestro persiano, dietro di cui si cela l’antichissimo sapiente Zarathustra (risalente a circa 5000 anni a, C.) fondatore della religione persiana. In questo bambino Gesù che nasce da genitori discendenti dal re Davide e nativi della città di Betlemme di nome Giuseppe e Maria, s’incarna appunto l’antichissimo iniziato cristiano solare Zarathustra, uno dei più alti discepoli del Cristo. Egli era già un alto iniziato solare negli antichi misteri degli oracoli atlantici, giacché fu iniziato dal grande Manu divino Melchisedec (Noè biblico), dal quale venne preparato per guidare nel secondo periodo di cultura postatlantico (circa 5067 a.C.) il popolo persiano nei misteri della “Luce” di Ahura Mazdā, il Dio del Sole e in quelli dello spirito delle tenebre, “Angra Mainyu” o Ahriman (Arimane). Inoltre l’Individualità di Zarathustra, si era talmente elevato attraverso diverse vite terrene da accogliere in sé la più alta saggezza proveniente dall’antica sede di Atlantide, da essere il primo uomo: «… a innalzarsi a un nuovo grado superiore e divenendo il primo uomo terrestre in grado di conseguire un’iniziazione dalle forze del periodo postatlantico. Di conseguenza Zarathustra iniziò per la prima volta nell’evoluzione terrestre, a rivelare l’elevata saggezza soprasensibile e le pure conoscenze chiaroveggenti dei mondi spirituali non solo in forma d’immaginazioni (come avveniva prima di lui), bensì ora anche in forma di pensieri e concetti umani, da cui più tardi sulla terra emerse ciò che oggi chiamiamo “scienza”» (Sergej O. Prokofieff: “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo” pag.80). Rudolf Steiner ci rivela che quest’altissimo iniziato cristiano, aveva talmente purificato e perfezionato i suoi involucri animici da poterli persino sacrificare ai suoi due discepoli, cioè a Ermete Trismegisto e a Mosè, dove al primo sacrificò il suo corpo astrale da cui venne sviluppandosi la civiltà egizia, e al secondo, il suo corpo eterico da cui ne derivò la civiltà ebraica. Altri discepoli di Zarathustra furono il grande maestro greco Pitagora, Daniele il saggio ebreo e l’imperatore persiano Ciro il Grande, che secondo Sergej O. Prokofieff, sono i tre re Magi che offrono oro, incenso e mirra, al bambino Gesù nato nella casa di Betlemme di Giudea, ove appunto s’incarna il loro maestro Zarathustra (Astro d’oro). Zarathustra era stato preparato dal Manu divino Melchisedec per una più alta missione, ossia sacrificare il suo Io all’Altissimo Dio solare affinché prendesse dimora nei suoi arti corporei e animici, cosicché fosse possibile salvare l’umanità tramite il compimento dell’evento del Golgotha. Per questo fu necessario che nascesse un altro bambino che avesse in sé la purezza virginea originaria delle forze formatrici eteriche e, quale immagine divina non contaminata dal peccato originale, ossia il figlio di Dio o l’Archetipo divino creato a immagine di Yahve; vale a dire la pura immagine di Adamo che fu preservata e protetta dalla tentazione di Lucifero (il Serpente biblico). Questo bambino archetipico che possiamo pensare come una parte di pura immagine virginea gemella, sottratta ad Adamo prima del peccato originale, nasce poco più tardi per la prima volta in un corpo fisico anch’egli a Betlemme di Giudea, i cui genitori anch’essi di nome Maria e Giuseppe nativi della città di Nazareth e discendenti della stirpe di Davide, cui al bambino assegnano il nome Gesù.

Per distinguere i due bambini chiameremo Gesù-Zarathustra il bambino cui parla il vangelo di Matteo, la cui discendenza appartiene alla corrente “regale”, giacché discendente dal re Salomone. Mentre il bambino del vangelo di Luca che nasce secondo Rudolf Steiner poco tempo dopo nel mese di dicembre (in tempi antichissimi le nascite erano dirette dagli Dei, cui la procreazione avveniva in Primavera e di conseguenza i bambini nascevano in inverno, a dicembre appunto), lo chiameremo Gesù di Nazareth, il quale appartiene alla corrente “sacerdotale” poiché la sua ascendenza risale fino al sacerdote Natan e in ultimo a Dio stesso. L’evangelista Luca racconta che Giuseppe e Maria si recano a Betlemme per il censimento, per cui Maria essendo gravida, viene presa dalle doglie e partorisce il bambino nella stalla adiacente all’albergo cui non avevano trovato posto e dove appunto, è visitato dalla gente semplice del luogo che Luca menziona come i “pastori” che vengono avvertiti e illuminati dall’Angelo o “Nirmāṇakāya” (Sé superiore) del Buddha. Dopo passati i giorni di purificazione di Maria, i genitori fanno ritorno col bambino nella loro tranquilla città di Nazareth, nella comunità essena situata sulle alture della Galilea. Mentre l’altra famiglia cui nasce Gesù-Zarathustra, Matteo racconta che avvertiti dall’Angelo, fuggirono in Egitto perché Erode voleva uccidere il bambino. Quando poco dopo Erode muore, l’Angelo ispira nuovamente Giuseppe a ritornare in Giudea, giacché il bambino non è più in pericolo. Giuseppe però, non ritorna a Betlemme ma si reca a Nazareth, dove incontra e stringe amicizia con l’altra famiglia di Gesù di Nazareth, cui tra loro si stabilisce uno stretto legame profondo di cordialità e affetto e in modo particolare, tra i due bambini Gesù che insieme diventano preadolescenti fino all’età di dodici anni, cioè fino a quando l’Io superiore del bambino Gesù-Zarathustra del vangelo di Matteo, esce dai suoi involucri corporei e si unisce all’Io e all’anima del suo amico Gesù di Nazareth del vangelo di Luca. Il compito ora di Zarathustra, fu quello per come dire, allargare e trasformare gli involucri animici del suo amico di Nazareth, in modo da prepararli ad accogliere l’Altissimo Dio solare. Per cui iniziò a trasformare nei primi sei anni cioè dai 12 ai 18 anni il corpo senziente, dai 18 ai 24 anni, l’anima senziente e dai 24 ai 30 anni l’anima razionale di Gesù di Nazareth, fino a quando cioè, dovette di nuovo sacrificarsi e abbandonare quegli involucri particolari, per offrirli durante il Battesimo nel Giordano, all’Entità divina del Cristo. L’Io Sono o il Cristo, grazie a Giovanni il Battista s’incorporò con il Suo Sé spirituale e con il Suo Io cosmico, dapprima fino al corpo astrale di Gesù di Nazareth, e soltanto dopo tre anni compenetrò del tutto gli involucri corporei di Gesù, quando appunto nel Giardino dei Getsemani, arriva fino al limite del corpo fisico. Se riflettiamo attentamente su questi due aspetti dei due evangelisti che apparentemente contrastano genealogicamente tra loro, in quanto a tutta prima ci danno due genealogie quasi completamente diverse, ma che si conciliano e chiariscono se consideriamo la profezia del profeta Zaccaria. Allora questa storia cosmica-umana, ci appare come la realizzazione veterotestamentaria della profezia zaccariana dei paragrafi (Zc 4; 6;), in cui l’Angelo spiega a Zaccaria la profezia dei “due olivi e delle sette lucerne”, laddove Egli dice che i due ulivi sono i due consacrati (il messia della corrente sacerdotale e quello della corrente regale) che insieme, ricostruiranno in perfetta unità e armonia il Tempio del Signore. Il Tempio ha sempre avuto il significato di “luogo purificato”, del corpo, dove il Dio può dimorare spiritualmente, in modo da manifestarsi attraverso la “Parola” o “Verbo”; in questo caso si vuole indicare la venuta di un nuovo re-sacerdote simile a Melchisedec, che iniziò Abramo nei misteri del “pane e del vino”, ossia nel preparare attraverso il popolo ebraico, gli involucri corporei umani del Cristo. Quei puri involucri che saranno offerti al Cristo da Gesù di Nazareth, ossia dal sacrificio di Zarathustra che dopo essere uscito da quegli involucri, partecipò dal mondo spirituale all’evento del Golgotha cui poco tempo dopo, Egli s’incarnò con alcuni dei suoi discepoli in Giappone e in altre zone dell’Oriente, assumendo per sempre il nome di “Maestro Gesù”. Da allora ogni cento anni Egli è presente sulla Terra, e nei luoghi santi della Palestina in cui si festeggia il Natale o la Pasqua, là Egli è sempre presente, sia che dimori nei mondi spirituali, sia che sia presente sulla Terra.

Sono dei misteri molto complessi da spiegare e, a volte … anche da saper accogliere e accettare, cui solo un chiaroveggente può prenderne visione in modo diretto, dalla memoria cosmica o “Akasha”. Per cui in questa nota possiamo ancora sintetizzare dicendo che dopo l’uscita a dodici anni dell’Io superiore di Zarathustra dal bambino nato nella casa di Betlemme, che subito dopo muore, egli unì la sua saggezza terrena accolta per migliaia di anni nelle sue diverse incarnazioni, con l’infinito amore cosmico e purezza dell’altro bambino dodicenne Gesù di Nazareth. Pertanto l’Entelechia di Zarathustra, dopo aver elaborato e preparato per diciotto anni in modo adeguato la corporeità fisica e animica di Gesù di Nazareth (che aveva sì un Io, ma senza alcuna esperienza terrena, per cui era come una sfera vuota), compì il secondo sacrificio all’età di trent’anni, lasciando di nuovo quella corporeità fisica durante il Battesimo nel Giordano da parte di Giovanni Battista, affinché potesse incorporarsi l’Altissimo Spirito del Sole, il Cristo cosmico, il Pleroma dei sei Elohim solari. Cosicché potesse compiersi e realizzarsi l’evento del Golgotha per la salvezza dei quattro arti umani dell’uomo, vale a dire il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io umano; inoltre diede un impulso spirituale a tutta l’umanità, affinché la Terra possa un giorno divenire un nuovo Sole.

 

 

 

Il potere che può obnubilare l’anima IV

Benozzzo Gozzoli- vita di S, Francesco

 «Non ferire o umiliare i nostri fratelli è il nostro primo dovere verso di loro, ma non è sufficiente fermarsi lì. Abbiamo una missione più alta: essere loro di servizio dovunque ne abbiano necessità»        (Francesco d’Assisi).

    Il potere che può obnubilare l’anima IV

       La risposta non può che essere quella di disapprovare con sdegno quest’atteggiamento inumano e poco degno di chi mostra apertamente (baciando il crocefisso in pubblico) di seguire i principi cristiani, e poi nei fatti, assumere un atteggiamento alquanto discutibile sia sul piano umano, sia quello religioso-politico. Sappiamo che quel gesto fu un comportamento volontario politico di sfida nei riguardi del Parlamento europeo, cui non ha ancora preso finora la giusta posizione nei riguardi dell’immigrazione che tende ad aumentare sempre più a causa delle guerre e dei conflitti religiosi ed etnici interni dell’Africa. Ciò non giustifica comunque il gesto poco umano e ricattatorio alle spalle di chi soffre per scuotere la burocrazia e la sensibilità degli stati membri europei alfine che prendano coscienza della situazione italiana, che diviene sempre più insostenibile a causa della grande massa di uomini africani che versano sulle nostre spiagge italiane del Mediterraneo. Non è giustificabile l’atteggiamento di chi vanta di professare una corrente religiosa umanista davanti alla massa belante che accorre ai suoi comizi elettorali, e che con spavalderia dichiara apertamente di essere un buon “Pastore” cattolico-cristiano, quando poi si atteggia in modo completamente diverso dai principi etici e morali dell’insegnamento cristiano. Anche se il comportamento duro e disumano dell’ex ministro leghista Salvini nei riguardi degli immigranti ha ottenuto qualche attenzione politica da parte di alcuni membri del Parlamento europeo, è comunque immorale essersi fatto scudo di donne, uomini e bambini, che cercavano una via di fuga dalla guerra o da una situazione di stenti e miseria, con la speranza di rifarsi una nuova vita più dignitosa in paesi che possano offrire loro e per le loro famiglie, più possibilità economiche.

La responsabilità politica e morale di chi gestisce l’autorità del ministero dell’interno, ha tra l’altro il compito di tutelare i diritti civili tra i quali quelli dell’immigrazione, pertanto dovrebbe agire con più determinazione e ragionevolezza, cercando con la diplomazia e col buon senso civico di mettere di fronte al Parlamento europeo le proprie responsabilità morali, nei riguardi di un paese membro dell’unione europea che è di fronte a un grande evento di esodo di massa. Occorre attraverso il dialogo politico convincere il Parlamento europeo a collaborare insieme per trovare una soluzione che possa essere gestita nel modo più appropriato e umanistico. C’è il pericolo che questa situazione spiacevole, possa diventare insostenibile e creare dei seri disagi e conflitti non solo nel popolo italiano, ma che possa come dire accendersi ed espandersi simile a un fuoco divoratore di una foresta in fiamme che alimentato dall’odio razziale, diventi inarrestabile creando il caos in tutto il resto dell’Europa. È importante perciò che i parlamentari europei cerchino insieme di prevenire questa situazione negativa cui la maggior parte dell’occidente può andare incontro e prenda coscienza nell’usare assolutamente il buon senso politico e umano, di operare insieme al governo italiano per una giusta risoluzione che implichi tutti i governi europei. Vale a dire che ogni stato europeo si faccia carico di una certa quota d’immigrati, alfine di evitare queste situazioni imbarazzanti disumane che degenerano a volte in atti di scontro contro le navi Ong di soccorso che operano nel mare Mediterraneo, alle quali appunto viene proibito lo sbarco nei porti italiani col risultato di incitare e stimolare taluni ad atti aggressivi e razzisti, fino a volte, a un contesto allargato di odio e conflitto tra poveri. Quest’ambiente astioso e intollerante potrebbe cambiare se l’uomo non fosse disceso troppo in basso nel materialismo egoistico e potesse riflettere e mettere in pratica il vero esempio cristiano praticato per molti anni da Madre Teresa di Calcutta, cui lei sintetizzò nelle parole: “La fede che passa all’azione diventa amore, e l’amore che si trasforma in azione diventa servizio … E’ necessario che comprendiamo i poveri, perché non esiste solo la povertà materiale, ma anche la povertà spirituale, più dura e profonda, che si annida anche nel cuore degli uomini colmi di ricchezze” (Santa Teresa di Calcutta). Con queste parole lei ci esorta ad avere fede nell’azione, cosicché dall’azione possa nascere l’amore per gli altri; ciò affinché il nostro mondo caotico, violento e freddo, si trasformi in un mondo diverso, dove uomini possano vivere in pace in quelle comunità dove nessuno sarebbe più povero o più ricco di un altro. Questo verte sull’insegnamento del Cristo, laddove si legge che: “Non chi si proclama cristiano in parole, può entrare nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà di Dio Padre” (Mt 7,21); cioè mettendo in pratica l’insegnamento cristiano del Vangelo.

Se solo potessimo prendere coscienza di questo insegnamento morale cristiano e ci sforzassimo di lavorare attivamente su noi stessi in modo da trasformare il nostro egoismo materialista, potremmo riuscire a mettere in pratica le parole del Cristo e seguire l’esempio di Madre Teresa, quest’umile donna cristiana che dedicò tutta la sua vita per alleviare la sofferenza e la povertà. Le sue parole: «La fede che passa all’azione diventa amore, e l’amore che si trasforma in azione diventa servizio …», risuonerebbero allora nella nostra anima in modo da essere d’incitamento e stimolo ad agire, per cambiare il nostro modo di essere superando le paure e le angosce del presente e diventando più tolleranti e comprensivi verso gli altri. In tal modo la maggior parte dei problemi sociali che si manifestano nel mondo, potrebbe risolversi e cambiare l’ambiente di odio e di cattiveria che tende sempre più ad aumentare e ad avvelenare la vita animica dell’uomo, separandolo sempre più dall’Impulso del Cristo. Il problema immigratorio si risolverebbe aiutando il Continente africano a superare le guerre intestine, cosicché alla fine ognuno potrebbe restare nel proprio paese di origine e lo spostarsi da un paese all’altro, sarebbe solo per motivi di arricchimento personale dovuto al desiderio di conoscenza di culture diverse per il proprio sviluppo morale e spirituale. Questo pensiero può sembrare utopistico e poco realista, difficilmente realizzabile in un mondo sempre più in conflitto ed egoista, dove l’umanità e in modo particolare la sfera del potere giuridico-statale, è sempre più offuscata dal piano astrale da certi spiriti demoniaci dell’ostacolo. Ma non impossibile secondo la visione spirituale veggente di Rudolf Steiner, il quale ci rivela che in un futuro non troppo lontano com’è stato più volte citato, ossia dopo la fine del nostro quinto periodo di cultura (tra circa 1500 anni) quegli uomini che si saranno preparati secondo l’indicazione della Scienza antroposofica, riceveranno dall’alto del mondo angelico, un principio microcosmico del Sé spirituale13. Si tratta di un principio divino superiore che permetterà a ogni uomo di sperimentare chiaroveggentemente il mondo spirituale e l’unione con la sua anima superiore quale preannuncio del periodo che seguirà quello terrestre che nella Scienza antroposofica è chiamato “Eone di Giove”14, dove appunto l’amore sarà manifesto in ogni cosa, così come oggi la saggezza si trova dappertutto nell’ambito della natura esteriore.

Questo principio spirituale superiore farà sì che in un futuro non troppo lontano tutti gli uomini potranno sperimentare nella loro anima la stessa verità, per cui non ci sarà più nessun contrasto tra loro giacché sarà realizzato quell’amore spirituale fraterno secondo il motto rosacruciano che ci accompagna ormai da diversi secoli, cioè quello di realizzare la “libertà, l’uguaglianza e la fratellanza”. Ossia si realizzerà quel motto che non fu compreso durante la rivoluzione francese e che per questo ne derivò un’azione (che le guide spirituali rosacrociane non avrebbero voluto) violenta e sanguinosa nei riguardi dei regnanti monarchici francesi che furono decapitati dai capi rivoluzionari politici, gli stessi che pochi mesi dopo, subì la stessa sorte. Possiamo dunque cambiare e anticipare quell’evento futuro senza per questo usare metodi violenti che denigrano e abbassano l’uomo a uno stato animale primitivo e diventare quei semi futuri se, come suaccennato, attraverso la conoscenza cristiana-rosicruciana o “Antroposofia”, trasformiamo il nostro egoismo materialistico assumendo sempre più quell’atteggiamento morale di fede per l’azione verso gli altri, così come indicato dalle parole di Madre Teresa di Calcutta. Vale a dire che se operiamo altruisticamente verso gli altri stimolati da una vera fede in Cristo, la nostra azione si trasformerà in amore che nella parte più profonda della nostra anima, sarà trasformato dal mondo spirituale in forza di volontà. Questo ci permetterà di operare in modo cosciente, al servizio e alla dedizione non solo verso gli altri, ma anche verso noi stessi quale impulso morale per il giusto sviluppo dell’anima cosciente15 che dobbiamo realizzare nel nostro quinto periodo di cultura, in modo da prepararci ad accogliere appunto dalle Entità angeliche in quel lontano futuro, il principio del Sé spirituale. In merito allo sviluppo del principio e impulso morale, Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Basilea col titolo “L’Eterizzazione del sangue e il Cristo eterico” dice: « Ma siccome allora l’uomo dorme [durante il sonno]riguardo al suo intelletto, non è cosciente di ciò che intraprende con la volontà. Quelli che però chiamiamo principi e impulsi morali agiscono nella volontà. All’uomo, infatti, la vita del sonno è necessaria, affinché gli impulsi morali che egli accoglie attraverso la vita del pensiero possano giungere a un’effettiva azione. L’uomo qual è oggi nella vita ordinaria, è capace di attuare qualcosa di giusto soltanto nel piano intellettuale; lo può assai meno sul piano morale; qui egli deve poter contare sull’aiuto da parte del macrocosmo. Ciò che è già in noi può aiutarci a progredire di un tratto nell’intellettualità; ma quanto al progredire di un passo nel miglioramento morale, devono venirci in aiuto gli Dei. Per questo ci immergiamo nel sonno, per poterci sprofondare nel volere divino, dove non siamo presenti col nostro impotente intelletto e dove forze divine trasformano in forza volitiva ciò che accogliamo in noi come principi morali, innestando nella nostra volontà quel che altrimenti siamo in grado di accogliere soltanto nei nostri pensieri»; (dall’Archivio storico della rivista Antroposofia, conf. dell’1 ottobre 1911).  (IV. Continua)

  Collegno 12 dicembre 2019                                                                         Antonio Coscia

Sopra: Benozzo Gozzoli – Vita di S. Francesco

Note Integrative

13     È già stato in parte chiarito nella nota 10 che il Sé spirituale è un arto superiore dell’Entità umana che nel momento esiste solo in germe spirituale, quale dono dei Serafini durante la precedente evoluzione cosmica chiamata antica Luna. Esso per adesso è solo presente in germe appunto, incorporato nell’Io superiore, cioè non è ancora sviluppato nell’uomo come “involucro superiore” di cui l’Io umano possa rivestirsi come fa con gli involucri inferiori, cioè il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico. Esso sarà completamente sviluppato nel prossimo eone o quinto stato di coscienza chiamato “Giove”, quando l’uomo essendo evoluto fino alla sfera angelica, lavorerà col suo Io superiore alla completa purificazione e trasformazione del corpo astrale in Sé spirituale. L’Io umano comunque, dopo aver sviluppato e perfezionato l’anima cosciente attraverso la purificazione e trasformazione in parte, del corpo astrale, insieme all’Io superiore svilupperà in modo cosciente nei futuri periodi di cultura terrestri, un principio microcosmico degli arti superiori, cioè il Sé spirituale, lo spirito Vitale e l’Uomo spirito. Ciò è stato reso possibile dal fatto che il Cristo nella Sua discesa verso la Terra, incorporandosi in un esemplare umano molto evoluto cioè Gesù di Nazareth, che aveva raggiunto la massima perfezione umana terrena, congiunse l’anima superiore tripartita che aveva separato durante l’Epoca Iperborea, cosicché Gesù di Nazareth divenne il nuovo archetipo spirituale terreno, quale uomo perfetto cui l’umanità potrà realizzare soltanto nell’ultimo stato di coscienza futuro  detto Vulcano.

14    Nella nota 11 si è detto che secondo la Scienza antroposofica, l’uomo passa attraverso sette stati di coscienza o eoni cosmici, dopodiché passerà ancora attraverso cinque stati di coscienza superiori che nemmeno il più alto chiaroveggente può seguire o vedere; soltanto dopo queste ultime evoluzioni cosmiche, l’uomo si affaccerà al nuovo giorno cosmico o “Manvantara” come creatore di un nuovo “Zodiaco”. Attualmente siamo nel quarto stato di coscienza che chiamiamo “coscienza di veglia”, dove appunto l’uomo è cosciente solo nello stato diurno di veglia; siamo passati attraverso tre stati cosmici antichi di coscienza che la Scienza antroposofica chiama: “Coscienza ottusa, coscienza di sonno senza sogni e coscienza di sogno”. Svilupperemo poi negli altri stati di coscienza futuri di Giove, Venere e Vulcano, la “coscienza immaginativa, la coscienza ispirativa e la coscienza intuitiva”, di cui già nel nostro eone terrestre svilupperemo una parte microcosmica di queste ultime. Esse verranno sviluppate nell’ambito del quinto periodo di cultura dell’anima cosciente, un principio della “coscienza immaginativa”; nel prossimo sesto periodo di cultura dello sviluppo del Sé spirituale, la “coscienza ispirativa” e nel settimo periodo di cultura, la “coscienza intuitiva”; dopodiché saranno maggiormente perfezionate durante le epoche seguenti, ossia la sesta e la settima Epoca Postatlantica. Nel prossimo eone o quinto stato di coscienza chiamato “Giove”, l’uomo sarà salito al gradino di Angelo e il suo lavoro sarà di trasformare completamente il corpo astrale in Sé spirituale e inoltre, quello di completare la perfezionare della coscienza immaginativa. Mentre adesso, l’Io terreno lavora in modo incosciente alla trasformazione di una parte del suo corpo astrale in Sé spirituale, durante lo stato di coscienza di Giove, lavorerà in modo cosciente col suo Io superiore, alla trasformazione completa del corpo astrale in Sé spirituale, come Angelo della decima gerarchia dell’amore e della libertà. L’amore su Giove sarà allora una facoltà umana naturale, similmente a come oggi la saggezza è intrisa in modo naturale nella natura esteriore.

15    L’”anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente”, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un’unità animica-spirituale attraverso cui l’Io umano, può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali di “volere, pensare e sentire”. L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo astrale, l’eterico e il fisco”, per trasformarli in arti superiori e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiori, ossia in un principio immaginativo, ispirativo e intuitivo. Così opera attualmente alla trasformazione dell’anima cosciente in anima “Immaginativa”, in futuro alla trasformazione dell’anima razionale in anima “Ispirativa” e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente in uno stato di veggenza più alto, ossia in anima “Intuitiva”. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che:

a)  Nell’anima senziente, l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato, cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino; ma nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori.

b)   Nell’anima razionale, si manifesta il pensiero cosciente, dove l’uomo si riconosce come individuo o Persona o, come Io quale nucleo dell’anima, la cui funzione è di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro. Qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trarre le esperienze della vita, trasformando in saggezza e amore, la conoscenza che accoglie dall’arte, dalla scienza e dalla religione; anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista, comportandosi con dissennatezza, incoscienza, stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo.

c)   Nell’anima cosciente, opera in modo incosciente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, cioè le verità delle leggi cosmiche e quelle del mondo naturale, per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente possiamo dire che è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando si eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno si che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” avente in sé un che di divino; e poiché vive strettamente congiunto col Sé spirituale, consegue in sé l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore operano delle “entità ostili” o di contrasto che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. Per un maggiore approfondimento leggere i libri “Teosofia e La Scienza Occulta”).

 

L’eterizzazione del sangue e il principio morale

Mt. Fuji with fall colors in Japan

        Rudolf Steiner nella conferenza sull’”Eterizzazione del sangue e il Cristo eterico”, asserisce che l’uomo non può compiere con la propria volontà un’azione morale se prima non gli è stata instillata dagli Dei durante il sonno notturno, dietro di ciò che noi stessi, abbiamo compiuto di bene e di buono durante il giorno. Estrapolo alcuni brani della conferenza in sé molto ricca di contenuti cristologici inerenti alla venuta del Cristo eterico e allo sviluppo della ghiandola Pineale dell’uomo, cui Rudolf Steiner, afferma che sono in parte in una continua relazione con la trasformazione del nostro sangue che partendo dal cuore, si eterizza in una corrente di luce che compiendo una mezza lemniscata, va a irrorare appunto la ghiandola Pineale. E in parte a ciò che può aggiungersi quale corrente eterica del sangue del Cristo, fluito dalla croce del Golgotha nella terra di Palestina, che continua ad agire durante il tempo nell’ambito spirituale terrestre. Rudolf Steiner dice che questa corrente eterica del Cristo può congiungersi alla corrente eterica normale dell’uomo, se egli porta una giusta comprensione incontro a ciò che è contenuto nell’Impulso del Cristo, altrimenti le due correnti si urtano, cozzano tra loro e rimbalzano quali erano prima, senza unirsi. Se invece ciò avviene, la ghiandola Pineale è stimolata fino a condurre l’uomo al risveglio della veggenza immaginativa, con la quale può avere l’incontro con il Cristo eterico nell’ambito del mondo astrale, adiacente alla Terra. È una conferenza molto importante, da studiare e meditare, per chi anela a questo incontro con il Cristo eterico!  Il brano estratto concerne il contenuto che riguarda lo sviluppo del principio morale dell’uomo in rapporto a questo tema cristologico, dove a pag. 122 della conferenza, Rudolf Steiner in merito dice:

«Vi è inoltre un terzo elemento nella vita dell’anima umana, che occorre distinguere esattamente dalla semplice predilezione per le azioni benevole. Passa, infatti, una grande differenza tra il provar piacere davanti a un’azione bella e benevola cui assistiamo, e il porre in attività il nostro volere per compierne una noi stessi … I principi morali, infatti, agiscono nella volontà … e per questo che all’uomo è necessaria la vita del sonno, affinché gli impulsi morali che egli accoglie attraverso la vita del pensiero possano giungere a un’effettiva azione. L’uomo qual è oggi nella vita ordinaria, è capace di attuare qualcosa di giusto soltanto nel piano intellettuale; lo può assai meno sul piano morale; qui egli deve poter contare sull’aiuto da parte del macrocosmo. Ciò che è già in noi può aiutarci a progredire di un tratto nell’intellettualità; ma, quanto al progredire di un passo nel miglioramento morale, devono venirci in aiuto gli Dei. Per questo ci immergiamo nel sonno, per poterci sprofondare nel volere divino, dove non siamo presenti col nostro impotente intelletto e dove forze divine trasformano in forza volitiva ciò che accogliamo in noi come principi morali, innestando nella nostra volontà quel che altrimenti siamo in grado di accogliere soltanto nei nostri pensieri» (dal primo volume dell’Archivio storico della rivista Antroposofia anno 1946-47).

Come possiamo leggere da questo brano della conferenza menzionata, è importante il nostro atteggiamento morale nei confronti non solo degli altri, ma anche e specialmente nei riguardi dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti morali, con cui viviamo durante il giorno nell’ambito di noi stessi. Ossia dobbiamo sforzarci di vivere per quanto c’è possibile, con dei pensieri e sentimenti positivi nella quotidianità di ogni giorno, evitando di giudicare secondo simpatia e antipatia con giudizi avventati, cercando invece con comprensione la parte positiva in ogni cosa, là dov’è possibile. Certamente non è facile in un mondo caotico e corrotto di oggi, avere pensieri positivi; abbiamo piuttosto la tendenza a essere pessimisti e sfiduciati nei confronti di tutti e in modo particolare nelle istituzioni sociali che appaiono maggiormente corrotte e immorali. Questo stato di cose sappiamo dalla Scienza antroposofica che è dovuto alle forze dell’ostacolo che incalzano sempre più l’anima umana irretendola e tentandola laddove è più vulnerabile, ossia nel proprio egoismo individuale sfrenato e nell’ambizione di potere, di volere sempre di più per sé a scapito degli altri. Dobbiamo trovare la forza di reagire, volendo anche attraverso la vera preghiera cercando l’aiuto del Cristo Gesù, affinché possa illuminare la nostra mente e riscaldare il nostro cuore, in modo da trasformare il nostro egoismo in altruismo, e la nostra ambizione in amore e dedizione verso gli altri, affinché gli Dei possano innestare nella nostra anima durante il sonno, quale risultato del nostro atteggiamento morale nell’ambito della comunità umana, la forza di volontà per compiere azioni morali. Diventando in tal modo quegli “uomini di buona volontà” attraverso i quali è possibile cambiare questo mondo che non piace a nessuno, dove tutti aspettano che debbano cambiare prima gli altri, ma che nessuno decide una buona volta, di cambiare in primis se stesso!

Collegno 10 gennaio 2020                                                       Antonio Coscia

Sopra: Il monte Fuji situato nella regione di Chūbu in Giappone.

AUGURI DI BUON ANNO 2020

2fd97807c20a3d1f0f1c6bc9d833e15a

Gabriela de Carvalho – Immagine rappresentativa del Cristo, tratta dal volto della statua in legno scolpita da Rudolf Steiner per il Goetheanum in legno di Dornach in Svizzera, bruciato nella notte di S. Silvestro del 1922, da un fanatico perito egli stesso nell’incendio doloso.

  Auguro a tutti i visitatori del Blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima” e agli amici di Facebook, un Buon inizio di anno 2020, possa il Cristo-Sole riscaldare i nostri cuori e illuminare le nostre menti, affinché possa essere un anno di rafforzamento spirituale tramite cui poter agire verso gli altri, con più tolleranza e consapevolezza, cosicché il nostro egoismo venga redento e trasformato in azioni d’amore e dedizione verso chi ci tende una mano e chiede aiuto. Possa questa preghiera al Cristo, essere di stimolo a che uomini di buona volontà operino affinché la nostra comunità sociale possa realizzare attraverso il motto rosacruciano di “Libertà Uguaglianza e Fratellanza”, la vera Pace tra gli uomini. 

Preghiera al Christo

Implorazione al Cristo-Sole tratta dalla “Pietra di Fondazione” fondata da Rudolf Steiner nel “Convegno di Natale”, tenuto a Dornach in Svizzera il 1 gennaio 1924, elaborata e in parte trasformata cui recita così:

Luce divina, Christo Sole

riscalda i nostri cuori

illumina i nostri capi!

Possa il Tuo calore,

concederci la forza

di sciogliere e trasformare

l’egoismo dai nostri cuori;

la Tua Luce di  Verità,

ci  conceda  la  forza

di trasformare le tenebre

e l’egoismo dai nostri capi.

Fa’  che col Tuo aiuto

possiamo realizzare in noi

il giusto discernimento,

il giusto equilibrio,

la perfetta armonia,

in modo d’agire nel mondo

col nostro pensare, sentire e volere,

colmo d’amore.

 E fa’ che possiamo                                                     

sviluppare in noi

le giuste forze1

cosicché un giorno

possa concederci di divenire

dei Tuoi veri discepoli.

 1 gennaio   2020                      Antonio Coscia    

Note Integrative

1   Sono le forze di sacrificio che possono essere sviluppate solo tramite la sofferenza e il dolore animico cosciente, quando cioè si diventa maturi per seguire l’esempio del Cristo.

I due bambini Gesù quale corrente messianica di Melchisedec

770px-Raffaello,_madonna_terranuova,_1504-05

       Dietro l’uomo Gesù di Nazareth, si cela un profondo mistero in parte svelato dagli stessi evangelisti Matteo e Luca, seppur in un modo un po’ velato, laddove nella genealogia, Matteo fa discendere Gesù dal patriarca Abramo attraverso tre volte quattordici generazioni da Davide in giù, iniziando dal figlio re Salomone, attribuendo così a Gesù una discendenza regale. Se poniamo bene attenzione a ciò che racconta Matteo sulla nascita di Gesù, egli dice che nasce in una casa di Betlemme, dove è visitato da altissimi sapienti, cioè dei “Magi” venuti apposta dall’Oriente per offrirgli dei doni, in quanto secondo Rudolf Steiner, riconoscono nel bambino il loro antico Maestro persiano, dietro di cui si cela l’antichissimo sapiente Zarathustra (risalente a circa 5000 anni a, C.) fondatore della religione persiana. In questo bambino Gesù che nasce in una casa di Betlemme da genitori di nome Giuseppe e Maria discendenti dal re Davide, s’incarna appunto l’antichissimo iniziato cristiano solare Zarathustra, uno dei più alti discepoli del Cristo. Egli era già un alto iniziato solare negli antichi misteri degli oracoli atlantici, giacché fu iniziato dal grande Manu divino Melchisedec (Noè biblico), dal quale venne preparato per guidare nel secondo periodo di cultura postatlantico (circa 5067 a.C.) il popolo persiano nei misteri della “Luce” di Ahura Mazdā, il Dio del Sole e in quelli dello spirito delle tenebre, “Angra Mainyu” o Ahriman (Arimane). Inoltre Zarathustra, si era talmente elevato attraverso diverse vite terrene da accogliere in sé la più alta saggezza proveniente dall’antica sede di Atlantide, da essere il primo uomo: «… a innalzarsi a un nuovo grado superiore e divenendo il primo uomo terrestre in grado di conseguire un’iniziazione dalle forze del periodo postatlantico. Di conseguenza Zarathustra iniziò per la prima volta nell’evoluzione terrestre a rivelare l’elevata saggezza soprasensibile e le pure conoscenze chiaroveggenti dei mondi spirituali, non solo in forma d’immaginazioni (come avveniva prima di lui) bensì ora anche in forma di pensieri e concetti umani, da cui più tardi sulla terra emerse ciò che oggi chiamiamo “scienza”» (Sergej O. Prokofieff: “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo” pag.80).

Pertanto Zarathustra aveva purificato e perfezionato talmente i suoi involucri terrestri da sacrificarli ai suoi due discepoli, cioè a Ermete Trismegisto e a Mosè, dove al primo sacrificò il suo corpo astrale da cui venne sviluppandosi la civiltà egizia e al secondo il suo corpo eterico da cui ne derivò la civiltà ebraica. Altri discepoli di Zarathustra furono il grande maestro Pitagora, Daniele il saggio ebreo e Ciro il Grande, che secondo un’intuizione di Sergej O. Prokofieff, sono i tre re Magi che offrono oro, incenso e mirra, al bambino Gesù nato nella casa di Betlemme di Giudea, ove s’incarna il loro maestro Zarathustra (Astro d’oro) i cui genitori Maria e Giuseppe, sono discendenti della stirpe di Davide. Zarathustra era stato preparato dal Manu divino Melchisedec, per una più alta missione, ossia sacrificare il suo corpo fisico e il suo “Io”, all’Altissimo Dio solare affinché fosse possibile salvare l’umanità tramite il compimento dell’evento del Golgotha. Per questo fu necessario che nascesse un altro bambino che avesse in sé la purezza virginea originaria delle forze formatrici eteriche e, quale immagine divina non contaminata dal peccato originale, si tratta del   figlio di Dio o l’Archetipo divino creato a immagine di Jahvè; vale a dire la pura immagine di Adamo che fu preservata e protetta dalla tentazione di Lucifero (il Serpente biblico). Questo bambino archetipico che possiamo pensare come una parte più pura che viene divisa e sottratta ad Adamo prima del peccato originale, nasce poco più tardi per la prima volta in un corpo fisico  a Betlemme di Giudea, i cui genitori anch’essi di nome Maria e Giuseppe nativi della città di Nazareth e discendenti della stirpe di Davide, cui al bambino assegnano il nome Gesù.

Per distinguere i due bambini chiameremo Gesù-Zarathustra il bambino cui parla il vangelo di Matteo, la cui discendenza appartiene alla corrente “regale”, giacché discendente del re Salomone. Mentre il bambino del vangelo di Luca che nasce secondo Rudolf Steiner poco tempo dopo nel mese di dicembre (in tempi antichissimi le nascite erano dirette dagli Dei, per cui la procreazione avveniva in Primavera e di conseguenza i bambini nascevano in inverno, a dicembre appunto), lo chiameremo Gesù di Nazareth, che secondo Luca appartiene alla corrente “sacerdotale”  la cui ascendenza risale fino al sacerdote Nathan, fratello di Salomone e figlio del re Davide e in ultimo, a Dio stesso. L’evangelista Luca racconta che Giuseppe e Maria si recano a Betlemme per il censimento, per cui Maria essendo gravida, viene presa dalle doglie e partorisce il bambino nella stalla adiacente all’albergo cui non avevano trovato posto e dove appunto è visitato dalla gente semplice del luogo, che Luca menziona come i “pastori” che vengono avvertiti e illuminati dall’Angelo, ossia dal  “Nirmanakaya” o corpo astrale luminoso purificato dal  Buddha. Dopo passati i giorni di purificazione di Maria (secondo la regola ebraica quando il nascituro era maschio la donna doveva purificarsi per quaranta giorni)  i genitori dopo aver fatto l’offerta al Tempio fanno ritorno col bambino nella loro tranquilla città di Nazareth, una comunità essena situata sulle alture della Galilea. Mentre l’altra famiglia cui nasce Gesù-Zarathustra, Matteo racconta che Giuseppe avvertito in sogno dall’Angelo del Signore fuggono in Egitto in quanto l’Angelo lo aveva avvertito (ispirato)  che Erode voleva uccidere il bambino. Quando poco dopo Erode muore, l’Angelo ispira nuovamente Giuseppe a ritornare in Giudea giacché il bambino non è più in pericolo. Giuseppe però non ritorna a Betlemme, ma si reca a Nazareth dove incontra e stringe amicizia con l’altra famiglia di Gesù di Nazareth, cui tra loro si stabilisce uno stretto legame profondo di cordialità e affetto e in modo particolare, tra i due bambini Gesù che insieme diventano preadolescenti fino all’età di dodici anni, cioè fino a quando l’Io superiore del bambino Gesù-Zarathustra del vangelo di Matteo, si unisce all’Io e all’anima del suo amico Gesù di Nazareth del vangelo di Luca. Nel bambino Gesù di Nazareth, Zarathustra lavorò alla trasformazione dei suoi involucri animici in modo da prepararlo ad accogliere l’Altissimo Dio solare. Per cui inizia a trasformare nei primi sei anni, cioè dai 12 ai 18 anni, il corpo senziente, poi dai 18 ai 24 anni l’anima senziente e infine, dai 24 ai 30 anni l’anima razionale. In questo  lavoro Zarathustra non riesce a sviluppare l’anima cosciente di Gesù di Nazareth, perché a 30 anni deve lasciare il posto al Cristo, il quale sarà Lui a trasformare nei tre anni di permanenza negli involucri di Gesù di Nazareth tutte le altre parti animiche inferiori in arti e facoltà animiche superiori.

 Riflettendo attentamente su questi due aspetti che ci rivelano i due evangelisti e che apparentemente contrastano genealogicamente tra loro, in quanto a tutta prima ci danno due genealogie quasi completamente diverse, ma che si conciliano e chiariscono se consideriamo la profezia del profeta Zaccaria (Zac 4; 6;). Allora questa storia cosmica-umana ci appare come la realizzazione veterotestamentaria del Profeta dell’antico Testamento, laddove l’Angelo spiega a Zaccaria la profezia dei “due olivi e delle sette lucerne”, rivelandogli che i due ulivi sono i due consacrati (il messia della corrente sacerdotale e quello della corrente regale) che insieme  ricostruiranno in perfetta unità e armonia, il Tempio del Signore. Il Tempio ha sempre avuto il significato di “luogo purificato”, il corpo dove Dio può dimorare spiritualmente in modo da manifestarsi attraverso la “Parola” o “Verbo”; in questo caso si vuole indicare la venuta di un nuovo re-sacerdote simile a Melchisedec, che iniziò Abramo nei misteri del “pane e del vino”, ossia nel preparare attraverso il popolo ebraico gli involucri umani del Cristo. Quei puri involucri che saranno offerti al Cristo da Gesù di Nazareth dopo il sacrificio di Zarathustra, ossia dopo che questi esce dal corpo astrale di Gesù di Nazareth all’età di trent’anni durante il battesimo nel Giordano operato dal Battista. Egli poi segue e  partecipa dal mondo spirituale all’evento del Golgotha e poco tempo dopo, s’incarnò con alcuni dei suoi discepoli in Giappone e in altre zone dell’Oriente chiamandosi d’allora in poi, col nome di  “Maestro Gesù”. Da allora ogni cento anni Egli è sempre presente sulla Terra, e nei luoghi santi della Palestina quando  si festeggia il Natale o la Pasqua, là, Egli è sempre presente, sia che dimori nei mondi spirituali, sia che sia presente sulla Terra.

Sono dei misteri molto complessi da spiegare e, a volte … anche da saper accogliere e accettare, cui solo un chiaroveggente può prenderne visione in modo diretto, dalla memoria cosmica o “Akasha”. Per cui in questa nota possiamo ancora sintetizzare dicendo che, dopo l’uscita a dodici anni dell’Io superiore di Zarathustra dal bambino nato nella casa di Betlemme che subito dopo muore, egli unì la sua saggezza terrena accolta per migliaia di anni nelle sue diverse incarnazioni, con l’infinito amore e purezza dell’altro bambino dodicenne Gesù di Nazareth. Pertanto dopo aver elaborato e preparato per diciotto anni in modo adeguato la corporeità fisica e animica di Gesù di Nazareth (che aveva sì un Io, ma senza alcuna esperienza terrena, per cui era come una sfera vuota), compì il secondo sacrificio all’età di trent’anni, lasciando di nuovo quella corporeità fisica durante il Battesimo del Giordano da parte di Giovanni Battista, affinché potesse incorporarsi l’Altissimo Spirito del Sole, il Cristo cosmico, il Pleroma dei sei Elohim solari. Cosicché potesse compiersi e realizzarsi l’evento del Golgotha per la salvezza dei quattro arti umani dell’uomo, vale a dire il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io umano; inoltre diede un impulso spirituale a tutta l’umanità, affinché la Terra possa un giorno divenire un nuovo Sole.

Collegno ,   24   dicembre 2019                                                         Antonio Coscia

Sopra: La Madonna di Terranova di Raffaello

AUGURI DI BUON NATALE 2019

880px-Albrecht_Dürer_-_Adorazione_dei_Magi_-_Google_Art_Project

     Ai visitatori del Blog «PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA» auguro un caldo augurio di Buone Feste.

        A tutti quelli che credono e a quelli che non credono, a tutti gli uomini di pace, ma che senza pregiudizi riescano ad accogliere queste parole di pace, auguro un buon Natale! Che possiate viverlo in armonia e pace con tutti i vostri familiari, cosicché questa festa universale possa essere commemorata come un impulso di speranza che riscaldi i nostri cuori e possa migliorarci ed elevarci a quella «Patria divina spirituale» che abbiamo perduto, ma che attraverso questa festa dell’Ispirazione possiamo ritrovare. Possiamo cambiare noi stessi e questo mondo, se con il cuore e con la nostra volontà accogliamo in noi questo impulso d’amore universale che non appartiene solo alla tradizione cattolica-cristiana, in quanto è una festa di tutta l’umanità istituita da papa Liborio nel 354 d.C. al posto della festa del «Dio Sole invitto» e quella dedicata al Dio Mitra. Egli, (forse per un’ispirazione divina) sostituì la festa della nascita del Cristo che era festeggiato dai primi cristiani il 6 gennaio, con la nascita virginale del bambino divino Gesù di Nazareth menzionato nel vangelo di Luca, dando così maggior rilievo e impulso al cristianesimo che, essendo diventato religione di Stato grazie a Costantino il Grande, si fondava ora su di un evento storico e non di un evento mistico qual era stato finora con la nascita del Cristo nel Giordano, attraverso il Battesimo di Giovanni. La Chiesa cattolica perse così il Cristo Cosmico, sostituendolo con il Cristo bambino, il «Figlio di Dio», il puro archetipo umano della fanciullezza non toccato dalle forze dell’ostacolo di Lucifero, incarnatosi per la prima volta come uomo a Betlemme e chiamato Gesù di Nazareth. Cosicché l’Epifania del Signore si trasformò nell’immagine popolare della Befana, una strega volante su di una scopa. Il 25 di dicembre non festeggiamo dunque una festa pagana o cattolica-cristiana, come alcune correnti religiose pensano. Invece, festeggiamo la festa universale della pura fanciullezza, la ricorrenza della nascita nel nostro mondo di quella parte infantile della natura divina che è in fondo all’anima di ogni uomo sia egli mussulmano, buddhista, confuciano o, appartenente a qualsiasi razza o etnia; sia egli credente o non credente, non fa nessuna distinzione. Questa festa dell’ispirazione e del ricordo della nostra fanciullezza divina aspetta di essere redenta da noi tramite l’impulso del Cristo, l’Impulso divino che attraversò la morte sul Golgotha. Vale a dire di quell’Entità che conosciamo come Cristo o come Cristo-Sole, Jahvè, la “Parola” cosmica universale, Dio Figlio, il Logos Creatore, il Signore Dio. Ovvero di quell’Entità divina che è sempre stata la sola e unica manifestazione dell’unico Dio Cosmico del nostro universo, il cui vero nome è ed è sempre stato e, sarà sempre per gli iniziati cristiani di tutti i tempi: «L’IO SONO L’IO SONO».

Perciò possiamo seguire qualsiasi scuola di pensiero, religione o movimento religioso, se camminiamo nella luce alla ricerca della “verità”, non possiamo non sentire in queste parole la stessa verità annunciata alla “svolta dei tempi”; solo che è annunciata in una forma nuova secondo l’evoluzione moderna. La verità può cambiare forma ma la sostanza non cambia! Essa è stata e sarà sempre la stessa, e cioè che questa è la festa della nostra origine, di quel bambino divino che è ancora addormentato in noi e aspetta di essere risvegliato dallo Spirito cosmico, quello stesso Spirito cosmico che discese sugli apostoli quale luce della Pentecoste, ossia della libera Individualità autonoma. Non festeggiamo dunque un culto pagano o cattolico, ma la festa della nostra origine divina, della pura fanciullezza che dobbiamo redimere e ritrovare in noi stessi, affinché non ci induriamo troppo nel nostro egoismo e perdere la meta della nostra evoluzione umana-divina.

Collegno, dicembre 2019                                                                       Antonio Coscia

 ***