L'uomo attuale è sceso sempre più in basso durante l'evoluzione materiale terrestre dimenticando la sua origine spirituale divina a causa di guide cieche, ambiziose e corrotte; questo blog vuole offrire una via di conoscenza alla ricerca e alla realizzazione spirituale di se stessi tramite la Scienza dello Spirito o Antroposofia.
La vetrata rossa all’inizio dell’entrata del Goetheanum di Dornach (Svizzera)
La mitezza e il silenzio, congiunti in vera pazienza, aprono l’anima al mondo delle anime e lo spirito al mondo degli spiriti (Rudolf Steiner, dal libro L’Iniziazione).
13. Il primo gradino iniziatico e il rapporto con Rudolf Steiner II
Per meglio capire questo aspetto esoterico evolutivo dell’allievo della Scienza dello Spirito, diamo delle tavole schematiche attraverso cui è più facile capire questo processo iniziatico cui ognuno può conseguire attraverso lo studio dell’Antroposofia fino a relazionarsi non solo col Sé superiore e l’Essere Antroposofia, ma tramite un maggior sviluppo della coscienza superiore, anche col mondo delle gerarchie e della stessa Sofia cosmica. Nella nota (7) abbiamo cercato di sintetizzare un aspetto di quest’essere gerarchico per quanto una nota possa dire ben poco sullo specifico di un tema così complesso quale la “Divina Sofia”, per cui per un ulteriore approfondimento invito a leggere il libro di Sergej O. Prokofieff: « La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia» (Ed. Arcobaleno Antroposofica di Milano). Qui possiamo aggiungere per un ulteriore chiarimento aiutandoci con delle tavole schematiche seguenti, che quest’Essere divino appartiene alla categoria delle Entità avatariche o composite, cioè delle Entità divine i cui arti spirituali sono composti da Entità gerarchiche appartenenti a ogni singola gerarchia spirituale. Rudolf Steiner parla di questi grandi Esseri divini nel libro «Le entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura», dove spiega che, come l’uomo, è costituito da sette arti corporei, animici e spirituali, (vedi capitolo “2. La vita divina”), così esistono nell’universo spirituale enormi Esseri divini costituiti da altri Esseridivini appartenenti alle diverse gerarchie spirituali. Per meglio esprimere questo aspetto diciamo che là dove l’uomo ha un corpo fisico, questi Esseri hanno uno Spirito della Forma o Exusiai, al posto del corpo eterico hanno uno Spirito del Movimento o Dynameis, al posto del corpo astrale hanno uno Spirito della Saggezza o Kyriotetes. Essi hanno poi al posto dell’anima senziente uno Spirito della Volontà o Trono, al posto dell’anima razionale uno Spirito dell’Armonia o Cherubino e al posto dell’anima cosciente uno Spirito dell’Amore o Serafino. E come l’uomo anela all’anima superiore, cioè il Sé spirituale o Manas, lo spirito Vitale o Budhi e l’Uomo spirito o Atma, essi anelano alla Trinità divina, a ciò che per l’uomo è incomprensibile e inafferrabile persino al più alto chiaroveggente iniziato, cui però gli antichi iniziati per antonomasia hanno chiamato “Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito”. Per cui anche la Divina Sofia così come l’Entità del Cristo, sono “Esseri avatarici”, vale a dire che sono delle Entità composite costituite da più Esseri spirituali che abbracciano la coscienza divina spirituale di ogni singola Entità divina appartenete alle gerarchie celesti e ad ogni singola Entità umana. Perciò dobbiamo sforzarci di comprendere che la Divina Sofia è un Essere composito costituito da sette involucri gerarchici che vanno dagli uomini (quando compirà la sua meta divina alla fine dell’eone terrestre), fino alla gerarchia degli Spiriti della Saggezza o Dominazioni. E come l’uomo è costituito da sette arti corporei (vedi Tav.3) che vanno dal corpo fisico, fino all’uomo Spirito, così anche la Divina Sofia si distingue da sette arti gerarchici quali:
A questa tavola schematica aggiungiamo i gradi di coscienza che l’allievo o il discepolo della Scienza dello Spirito può nel suo sviluppo occulto realizzare quali stati di coscienza e di conoscenza superiore nei rispettivi organi gerarchici fino al completo incontro con la Divina Sofia nel suo aspetto divino superiore, (vedi Tav.4).
Come possiamo vedere dallo schema sopra descritto, lo studio della Scienza antroposofica ci mette in relazione con il primo gradino della scienza iniziatica del Graal o Antroposofia, attraverso cui possiamo entrare in un rapporto soprasensibile con l’Essere reale Antropos-Sofia e con Rudolf Steiner. Occorre però altrettanto curare la vita morale interiore, alla quale Rudolf Steiner dava molto importanza a che gli allievi ponessero molta attenzione nello sviluppo morale della vita pratica. Nel libro L’Iniziazione egli dà una massima fondamentale all’iniziando che anela alla visione chiaroveggente cui è bene attenersi scrupolosamente per la protezione del nostro stato psicofisico, in modo da non entrare impreparati nel mondo astrale senza essere turbati al di là delle nostre forze, quando sperimenteremo l’incontro con il “Guardiano della Soglia”. Questa massima è tratta appunto dal libro citato e che è bene approfondire con una seria e scrupolosa riflessione, ove Rudolf Steiner suggerisce che:
«Per ogni passo innanzi che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene». (Ibidem pag. 56,).
Questa massima ci indica che ogni passo che facciamo nel nostro perfezionamento cosciente attraverso il cammino spirituale della conoscenza antroposofica, dobbiamo curare molto attentamente il nostro carattere morale; vale a dire curare tutte quelle tendenze negative (rancore, aggressività, intolleranza, ecc.) della nostra anima, in modo da superare l’eventuale incontro nel mondo astrale col Guardiano e le “bestie della Soglia”. Queste bestie che si annidano nel nostro profondo non sono altro che la manifestazione immaginativa delle nostre azioni negative dovute alle nostre imperfezioni animiche e spirituali che abbiamo accumulato karmicamente nelle nostre vite passate cui ora dobbiamo superare e purificare. In questo occorre prima di tutto avere la giusta forza morale e il coraggio animico spirituale in modo da distinguere e saper discernere: «L’essere dal non essere, la realtà dall’apparenza», vale a dire che dobbiamo imparare a distinguere nel mondo astrale ciò che è reale da ciò che è maya, ossia da ciò che è solo un’illusione, ma che in quel momento per noi è reale. Il mondo astrale è un mondo complesso e occorre avere una buona esperienza di chiaroveggente per distinguere ciò che è buono e può esserci d’aiuto, da ciò che è dannoso e crearci delle complicazioni psichiche. Rudolf Steiner ci informa che a volte è difficile distinguere le divinità buone da quelle dell’ostacolo; ciò che a volte può apparirci cattivo in realtà si cela una divinità buona, e ciò che può apparirci buono in realtà si cela un Entità negativa dell’ostacolo. Quando si entra per la prima volta chiaroveggentemente nel mondo astrale, sarebbe bene avere la guida di un Maestro spirituale esperto, in modo che possa aiutarci a orientarci meglio in questo mondo rovesciato complesso per non incorrere in qualche esperienza dannosa per la nostra salute psichica, ciò è di estrema importanza!
Dobbiamo anche per questo prendere seriamente in considerazione questo rafforzamento delle nostre facoltà morali, cosicché il turbamento che ne potrebbe derivare di fronte a queste bestie animiche non vada oltre le nostre forze e non ci arrechi un danno psichico permanente. Questo rafforzamento e sviluppo morale delle facoltà animiche, può inoltre senz’altro contribuire ad aiutarci nelle serate di studio in comune, dovendo superare i contrasti che possono nascere sui diversi punti di vista come menzionato. Potremo allora ben presto accorgerci già dalle prime pagine del libro L’Iniziazione che le qualità più essenziali che dovremmo cercare di sviluppare sono:
La serietà. Se non si ha questa qualità dell’anima non si può percorrere nessun cammino spirituale perché ogni cosa diventa per noi solo un gioco, e come in un gioco quando non si seguono le regole indicate ci si può fare del male, così anche con l’Antroposofia quando non è presa seriamente può diventare pericolosa.
La devozione. Senza la devozione non possiamo riscaldare il nostro cuore e accoglieremmo l’Antroposofia con pensieri troppo freddi, incapaci di innalzarci come culto rovesciato al mondo angelico.
La venerazione. Se non abbiamo questa qualità, non possiamo essere cercatori della verità e della conoscenza. Se la verità non è amata, essendo essa una qualità divina non può essere accolta e congiungersi con la parte più profonda dal nostro Essere attraverso il nostro pensiero astratto e superficiale.
La fiducia. Se studiamo e non ci apriamo con fiducia a Rudolf Steiner, difficilmente riusciamo a comprendere quel che leggiamo in un senso superiore spirituale. Le parole che abbiamo letto nel libro di Sergej O. Prokofieff : “Del Rapporto con Rudolf Steiner”, mettevano in rilievo questo aspetto della fiducia tra il Maestro e il discepolo che nel momento in cui essa viene a mancare, si spezzerebbe immediatamente anche il legame che ci unisce spiritualmente e le forze che operano fra noi non agirebbero più.
La tolleranza o l’indulgenza verso gli uomini,verso gli altri esseri, e anche di fronte ai fatti [cui assistiamo nel quotidiano cui possono disturbare la nostra rigidità mentale]. Dobbiamo cercare di reprimere ogni superflua critica di ciò che può sembrarci imperfetto, brutto o cattivo, cercando piuttosto di comprendere tutto ciò che ci si avvicina.
L’imperturbabilità. Imparare ad acquisire nella vita un certo equilibrio, sforzandoci di conservare un’equilibrata serenità sia nei confronti del dolore sia della gioia. Dobbiamo cercare di perdere l’abitudine di oscillare fra una gioia esagerata e una depressione mortale. Dobbiamo corazzarci sia nei riguardi della sventura e del pericolo, sia verso una troppa gioia e prosperità. Occorre in questo sviluppare anche una presenza di spirito verso tutto ciò che all’improvviso può accaderci, restando fermi nella fede e nella sicurezza che acquisiamo attraverso la via di conoscenza.
L’amore. Se non abbiamo amore il nostro corpo eterico si avvizzisce, si essicca e con esso il nostro corpo fisico; se non abbiamo amore per la conoscenza e per Rudolf Steiner, non possiamo avere la sua guida dal mondo spirituale nel pieno rispetto della nostra libertà individuale, né possiamo definirci dei veri discepoli della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, né possiamo anelare all’incontro con Antropos-Sofia. L’amore e la fiducia reciproca, è il vincolo che ci lega al nostro Maestro spirituale nel discepolato moderno e, proseguirà anche dopo la morte, dove ci uniremo con lui per il bene e la divulgazione dell’Antroposofia sulla Terra.
Quando con tutte le nostre forze cerchiamo di vivere con modestia una vita spirituale e con tutta la nostra anima aneliamo al mondo divino nel giusto rapporto di equilibrio e di armonia con i Maestri spirituali, (che da lassù ci ispirano e ci guidano), possiamo allora realizzare la giusta armonia tra la nostra anima interiore e l’anima universale, in modo che possiamo diventare coppa, e accogliere il vero «Io universale del Cristo», così che come Paolo possiamo allora dire: «Non io ma il Cristo in me»!(Fine).
Collegno 1 giugno 2013 Antonio Coscia
Aggiornato aprile 2016 – gennaio 2021 – maggio 2023
Rudolf Steiner (1861-1925), il fondatore dell’Antroposofia
«Il discepolo dell’occultismo deve trovare la giusta via di mezzo fra ciò che le condizioni esteriori gli impongono, e la condotta che egli ritiene di dover seguire. Non deve imporre alle persone che lo circondano ciò che non sono atte a comprendere; deve però anche essere completamente libero dal desiderio di fare soltanto ciò che può essere apprezzato dalle persone che lo attorniano. Deve cercare il riconoscimento delle sue verità unicamente nella voce sincera della sua anima che lotta per la conoscenza»
(Rudolf Steiner, dal libro L’Iniziazione.)
12. Il primo gradino iniziatico e il rapporto con Rudolf Steiner I
Se decidiamo di studiare l’Antroposofia come sviluppo del primo gradino dell’iniziazione moderna, possiamo integrarlo con uno sviluppo cosciente di alcune qualità (se non sono già presenti in noi), consigliate da Rudolf Steiner nel libro “L’Iniziazione” che ci permetteranno di partecipare alle serate di studio dell’Antroposofia, con una maggiore comprensione e tolleranza, e con un più rispettoso atteggiamento dialogico nei confronti degli altri membri del gruppo antroposofico. Quante volte nelle serate di gruppo incontriamo soci con un punto di vista diverso da noi sul come condurre la serata di studio, cui alcuni preferiscono dedicare più tempo alla lettura di un testo antroposofico, altri invece sono più propensi al dialogo, ad avere un maggior approfondimento sul contenuto antroposofico. Nascono così dei contrasti, delle incomprensioni in ambedue i casi, sia si legga sia si dialoghi, in quanto manca la tolleranza verso chi la pensi diversamente da noi, su qualsiasi concetto antroposofico che non si armonizzi col nostro punto di vista. Affinché lo studio della Scienza dello Spirito, possa svolgersi in armonia e nel pieno rispetto reciproco cui ognuno possa liberamente esprimere il suo pensiero per quanto possa non accordarsi col nostro e, non si manifesti come un insieme di parole aride e prosaiche ma come una «forza vivente» che ci elevi al mondo dello spirito, occorre prendere coscienza di come Rudolf Steiner a pag. 13 del libro “Formazione di Comunità” descrive l’essere Antroposofia:
«E poiché l’Antroposofia può essere compresa solo dall’amore, essa è creatrice d’amore, quando sia compresa nella sua vera natura. (…). Ogni parola antroposofica è in fondo, se pronunciata nel senso giusto, una preghiera, una preghiera devota: la preghiera che lo spirito possa discendere nell’uomo» (Ibidem O.O. 257).
Queste parole colme di significato spirituale assumono un aspetto diverso da qualsiasi filosofia umana fondata sullo sviluppo di un pensiero intellettuale anche se di altissima qualità ed espressione morale e spirituale, giacché Rudolf Steiner ci dice che quando studiamo insieme l’antroposofia, le nostre labbra dovrebbero proferire soltanto parole che, se pronunciate nel modo giusto, dovrebbero esprimere come una sorta di preghiera devota al mondo angelico creando in tal modo un culto rovesciato, cosicché possa discendere sul gruppo lo Spirito della nuova Pentecoste: lo Spirito Santo redento dal Cristo sul Golgotha.34 Sono parole pregne di spiritualità che destano nel cuore una profonda gratitudine e un amore per Rudolf Steiner per ciò che ha saputo donarci attraverso un dolore profondo per la perdita del primo Goetheanum distrutto in un incendio doloso nel dicembre del 1922, e che egli seppe trasformare in un immenso amore verso il mondo spirituale come una sorta di culto cosmico verso gli Dei che operano nell’evoluzione umana, la cui risposta fu la realizzazione della “Posa della Pietra di Fondazione Universale”. Questa Pietra dodecaedrica d’amore è il pegno che ogni antroposofo debba quale anelito interiore coltivare in sé stesso quale sviluppo dell’amore cosmico umano tramite la fondazione di una nuova comunità umana che si basi sul principio della vera fratellanza universale che possa realizzarsi nel sesto periodo di cultura e che nell’Apocalisse di Giovanni, è rappresentata dalla sesta lettera che gli viene dettata dal Cristo, per l’Angelo della chiesa di Filadelfia. Occorre che quest’amore venga coltivato nel profondo del proprio cuore, non solo come pegno di una promessa di collaborare col mondo degli Dei affinché l’Antroposofia possa espandersi nel mondo in modo che ogni uomo possa unirsi al suo archetipo o Sé superiore, ma facendo in modo che l’Antroposofia possa unirsi a tutta l’umanità quale parte settemplice della divina Sofia.35
Ma tutto ciò non è possibile se “in primis” non riusciamo ad amare e a venerare con tutto il cuore con profonda devozione il nostro Maestro spirituale Rudolf Steiner, che attraverso grandi sforzi e prove spirituali, ci ha dato la possibilità di prendere coscienza del nostro karma negativo e il modo di poterci redimere. Ciò possiamo farlo lavorando attivamente su noi stessi grazie alla conoscenza della Scienza dello Spirito, e decidere di diventare allievi di Rudolf Steiner e di collaborare col mondo spirituale all’espansione dell’Antroposofia nel mondo, cosicché l’umanità possa prendere coscienza del vero impulso dei misteri cristiani e possa prepararsi adeguatamente all’incontro col Cristo eterico nel mondo astrale adiacente alla Terra. Occorre qui di nuovo ripetere ciò che è stato più sopra menzionato, e cioè che la devozione e la venerazione verso il Maestro spirituale non va inteso come un culto alla sua persona, ma è un impulso devozionale che va oltre la sua personalità umana (quantunque venerabile), un amore colmo di gratitudine verso la sua anima divina, verso il suo “vero Io”, cui è strettamente unito all’Io Sono del Cristo, cioè alla verità divina del Logos universale. Se prendiamo realmente coscienza di come Rudolf Steiner descriva in poche parole l’Antroposofia, possiamo dire che studiare la Scienza dello Spirito vuol dire imparare a pensare, sentire e volere, con amore. Vuol dire imparare attraverso lo studio della conoscenza antroposofica, l’arte dell’amore; occorre però che innanzitutto impariamo prima di tutto a sviluppare la devozione e la venerazione per la conoscenza e la verità superiore, non dimenticando quanto sia importante prendere seriamente in considerazione lo sviluppo della “gratitudine”. Imparare a essere grati per ogni cosa che ci aiuti a crescere, a evolvere a un gradino superiore di coscienza, a essere grati a chi ci ha scelti come allievi alfine di collaborare ed essere utili all’evoluzione e trasformazione della Terra e dell’umanità.
Se decidiamo di percorrere il primo gradino iniziatico attraverso lo studio della Scienza dello Spirito e perseveriamo con serietà e spirito di abnegazione nei riguardi del messaggio antroposofico e, se nello studio comune dell’Antroposofia sappiamo unirci con calore fraterno sforzandoci di evitare quel freddo egoismo filosofico d’indottrinamento culturale ma, conservando quell’atteggiamento di gratitudine e devozione come menzionato, allora potremmo avvertire in mezzo a noi la presenza del nostro Maestro spirituale che renderà più luminosi i nostri pensieri di luce spirituale. Questo possiamo realizzarlo se come ci insegna Rudolf Steiner, siamo pronti a passare con riverenza la porta del locale che per quanto profano, sarà santificato dalla lettura dei testi antroposofici nel pieno rispetto dialogico dell’altrui pensiero. In merito nel libro citato Rudolf Steiner a pag 106 – 110 scrive:
«Come nelle forme di culto che si svolgono nel mondo, sono presenti in modo sensibile le forze divine, così dobbiamo imparare a suscitare con le nostre anime, con i nostri cuori e mediante la nostra concezione animica, la presenza soprasensibile di una reale entità spirituale nell’ambiente in cui risuona la parola antroposofica. Dobbiamo saper dirigere il nostro discorso, il nostro sentimento, il nostro pensiero, i nostri impulsi volitivi in senso spirituale; cioè non in un qualunque senso astratto, ma avendo la sensazione che ci guardi e ci ascolti un essere che si libra sopra di noi, spiritualmente presente». (Ibidem).
Con questo vogliamo terminare questa riflessione su di un tema complesso cui richiederebbe più approfondimento e una maggiore conoscenza dell’Opera Omnia, cui purtroppo la maggior parte delle conferenze tenute da Rudolf Steiner, non sono ancora state del tutto tradotte in italiano. Qui si è voluto dare uno spunto sul fatto che nell’epoca dell’anima cosciente il discepolo deve poggiare sulle proprie gambe, evitando di anelare sull’aiuto per ogni circostanza del Maestro umano terreno, ciò che indebolirebbe la sua volontà cui va formandosi con lo sviluppo appunto dell’anima cosciente, quale massima espressione dell’Io inferiore. Egli deve aiutarsi attraverso la conoscenza che può trovare nei testi antroposofici, cui possiamo dire che il “libro stampato” ha occupato il posto del maestro umano, tramite cui può trovare consigli e risposte al suo anelito spirituale senza che venga lesa la sua volontà (in quanto il libro non costringe), ma occorre che ponga attenzione perché attraverso la stampa agiscono le forze arimaniche, cui potranno tentare la sua intelligenza con un freddo orgoglio intellettuale. Mentre prima del Cristo, il legame tra Maestro e discepolo era indissolubile per cui il Maestro sceglieva il discepolo in conformità delle sue particolari qualità animiche, legandosi a questi con un vincolo che durava tutta la vita e continuava anche dopo la morte, il discepolo a sua volta, si legava al Maestro con un atto consapevole di assoluta obbedienza e con vera devozione colma di venerazione si legava a lui con assoluta fiducia e dipendenza, rinunciando alla proprio libertà e sottomettendosi completamente alla sua volontà .
Oggi con lo sviluppo dell’anima cosciente le regole della via spirituale sono completamente diverse, in quanto non c’è più il vincolo di autorità tra Maestro e discepolo, per cui ognuno è lasciato alla propria responsabilità morale di agire liberamente lavorando attivamente su se stesso per elevarsi ai mondi spirituali, oppure impigrendosi pensando poi di recuperare nella prossima incarnazione. Rudolf Steiner ci richiama su quest’atteggiamento della pigrizia, dicendo che tutto ciò che non portiamo a termine per pigrizia in questa vita, difficilmente potrà essere recuperato nella prossima incarnazione. Pertanto, per chi vuole praticare un cammino iniziatico moderno ed essere un discepolo dello spirito così com’è insegnato attraverso uno dei libri fondamentali della Scienza dello Spirito (L’Iniziazione), bisogna che s’impegni energicamente a studiare l’Antroposofia che come accennato è l’inizio del primo dei sette gradini della scienza dell’iniziazione moderna. Difatti, il cammino iniziatico moderno attraverso la Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, può essere conseguito dal discepolo dell’occultismo passando attraverso sette gradini o gradi di coscienza superiori, i quali rappresentano il cammino verso la divinizzazione e l’incontro col proprio Io superiore e di conseguenza con l’Essere Antroposofia, la quale come citato è il settimo arto divino – umano della Celeste Sofia, la Saggezza universale del nostro cosmo planetario e quale mediatrice cosmica tra le forze dello Spirito Santo e la coscienza unitaria di tutte le gerarchie divine che vanno dagli spiriti della Saggezza o Kyriotetes, fino all’uomo quando questi arriverà a realizzare la sua meta umana alla fine dell’eone terrestre. (12. Continua)
Collegno, giugno 2013 Antonio Coscia
Agg. gennaio 2021
Note Antroposofiche
34 Rudolf Steiner ci rivela tramite la Scienza dello Spirito che le tre croci sul Golgotha secondo il significato occulto, rappresentano le tre potenze cosmiche: “Lucifero, Cristo e Arimane”. Lucifero e Arimane rappresentano nell’evoluzione cosmica planetaria, le due potenze dell’ostacolo che si oppongono alla giusta evoluzione degli Dei e di conseguenza contro il Cristo. Nell’ambito dell’anima umana operano ugualmente queste due potenze dell’ostacolo, ma appartengono a un livello più basso, ossia agli Angeli e Arcangeli rimasti indietro durante stati di coscienza anteriori alla nostra Terra attuale che la Scienza dello Spirito chiama evoluzione Lunare ed evoluzione Solare. Questi due tentatori dell’anima umana cui assegniamo il nome di Lucifero e Arimane, il Cristo li affrontò dopo essere penetrato nella natura astrale di Gesù di Nazareth attraverso il battesimo di Giovanni il Battista, durante i quaranta giorni passati da solo nel deserto. Durante appunto la tentazione nel deserto, il Cristo vinse Lucifero e tenne a bada Arimane, in quanto l’uomo ha ancora bisogno di lui nell’evoluzione terrestre per sostenere il suo corpo fisico attraverso l’alimentazione, perché la parte solida di ogni cosa esistente sulla Terra viene consolidata dalle forze arimaniche. La redenzione di Lucifero sul Golgotha, rappresenta invece un’Entità luciferica di livello superiore appartenente alla gerarchia degli spiriti della Saggezza rimasto indietro durante l’evoluzione dell’antico Sole, quando ancora era un fratello planetario dello stesso livello del Cristo. Egli è rappresentato sulla croce del Golgotha come il ladrone che alla destra del Cristo riconosce la Sua divinità e pentendosi chiede di essere salvato, al che il Cristo lo rassicura dicendogli che nello stesso giorno sarà in Paradiso con Lui (Lc 23,43). Rudolf Steiner spiega che Lucifero all’epoca dell’antico Sole (quando il Sole non era ancora una stella, ma un pianeta simile agli altri del nostro sistema solare) era un fratello planetario del Cristo, quale Signore del pianeta Venere. Egli era di una bellezza quasi simile al Cristo, ma a causa del suo orgoglio nei confronti della “Parola cosmica” cui non volle accoglierla in sé, divenne luciferico perdendo il trono di Venere che si abbassò insieme con lui a un livello inferiore, divenendo per questo uno spirito dell’ostacolo. Il Cristo nel redimerlo lo rimise nel suo rango diventando per questo il nuovo spirito del Sole, occupando il posto del Cristo divenuto Spirito della Terra. È un fatto occulto molto complesso, cui non è possibile affrontarlo del tutto esaurientemente in una nota (vedi i libri: ”L’Oriente alla luce dell’Occidente – I figli di Lucifero e fratelli di Cristo O.O. 113” e “Antropologia” O.O. 107, Volume II, pag. 123-24 , ed. Antroposofica di Milano).
35 Nella nota (7) abbiamo accennato all’Entità divina chiamata Sofia, e abbiamo detto che quest’Essere avatarico o sobornico come viene conosciuto in Russia, è costituito da sette arti cosmici di cui cinque solari, uno lunare e uno terrestre, che vanno dagli Spiriti della Saggezza fino all’umanità terrena quando questa arriverà alla fine dell’eone terrestre, quando cioè realizzerà la sua meta di decima gerarchia dell’amore e della libertà. Abbiamo detto che l’ultimo arto della Sofia divina è un arto umano, ossia ciò che chiamiamo Antroposofia, l’Archetipico di tutta l’umanità. In una conferenza Rudolf Steiner la caratterizza così: «Se attraverso la viva osservazione antroposofica giungiamo sempre più a sperimentare il contenuto dell’Antroposofia con il nostro cuore, con il nostro sentimento, sarà per noi veramente come se nelle nostre anime non penetrasse soltanto il senso delle idee (…). Bensì come se nelle nostre anime entrassero esseri cosmici viventi. Allora l’Antroposofia stessa ci appare sempre più come qualcosa di essenziale e di vivente. E ci accorgeremo che con l’Antroposofia bussa al nostro cuore qualcosa che dice: “Fammi entrare, poiché io sono te stesso ; io sono la tua vera Entità umana”» (conf.18 novembre 1923).
Wilhelm_Hauschild- Il Gralswunder, affresco del Castello di Neuschwanstein
«Le vie che rendono l’uomo maturo ad accogliere un segreto sono ben determinate. La loro direzione è tracciata con lettere indelebili ed eterne nei mondi dello spirito nei quali gli Iniziati custodiscono gli arcani superiori. Nei tempi antichi anteriori alla nostra «storia» i templi dello spirito erano anche esteriormente visibili; oggi, quando la nostra vita è diventata così vuota di spiritualità, essi non esistono nel mondo che è visibile all’occhio esteriore. Ma spiritualmente esistono dappertutto, e chiunque cerchi può trovarli».
Rudolf Steiner , dal libro l’Iniziazione pag 17
11. Il Maestro moderno e i Maestri invisibili
Oggi sono scaduti i termini di diritto d’autore e il patrimonio di conoscenza antroposofico è facilmente reperibile in quasi tutte le diverse librerie sparse per il mondo. Qualsiasi libro (anche le lezioni esoteriche riservate ai soli membri della prima classe del movimento antroposofico) di Antroposofia può essere acquistato da qualsiasi persona che cerchi le vie dello spirito per pura curiosità o con vero anelito interiore, indipendentemente dall’uso giusto o sbagliato che ne possa fare. Possiamo perciò avvicinarci alla conoscenza antroposofica seriamente e responsabilmente, con la disposizione di un vero anelito al mondo spirituale alfine di poter essere maggiormente utili agli altri, oppure solamente per curiosità, comodità o per egoismo culturale. In quest’ultimo caso dobbiamo prendere coscienza di compiere un abuso verso la conoscenza superiore della Scienza dello Spirito. Nel tal caso secondo una legge karmica, nel mondo spirituale dal quale è pervenuta la saggezza antroposofica, un Entità spirituale ne dovrà portare le conseguenze fino a che l’umanità non prenderà coscienza delle proprie responsabilità nei riguardi del dono spirituale, per ciò che le è stato concesso. Sergej O. Prokofieff uno dei più stimati discepoli di Rudolf Steiner, nel suo libro dedicato alla divina Sofia “La Celeste Sofia e L’Essere Antroposofia”, a pag.15 scrive che l’individualità che porta soprattutto le conseguenze spirituali del karma negativo della libertà umana è Christian Rosenkreutz, il fondatore del rosicrucianesimo. Più avanti a pag. 17 egli continua dicendo che a tal proposito Rudolf Steiner disse che :«Chi conosce questa individualità e quanto la concerne, sa anche che Christian Rosenkreutz sarà il più grande martire tra gli uomini, a prescindere dal Cristo, ad avere sofferto in qualità di dio [umano]. Le sue sofferenze saranno in conseguenza del fatto che pochi uomini prendono coscienza del loro “essere individuale interiore“. Pochi uomini si sottopongono alla scomodità di comprendere che la verità non sarà presentata bella e pronta su di un vassoio! La verità dovrà essere conquistata con ardente anelito e con un’assidua ricerca e lotta interiore!» (Ibidem Edizioni Arcobaleno).
Fa parte di una decisione presa nel mondo spirituale da parte di tutti i Maestri rappresentanti del nuovo impulso del cristianesimo-rosicruciano a orientamento antroposofico, che nel mondo debba affluire sempre più conoscenza inerente al mistero del Golgotha e al mistero della nuova apparizione del Cristo nella sua figura luminosa eterica nel mondo astrale intorno alla Terra. Essendo pertanto dal quindicesimo secolo entrati nello sviluppo dell’anima cosciente, la via iniziatica ha assunto una nuova forma moderna cui è possibile indagare il mondo spirituale senza il diretto aiuto del Maestro fisico, così come avveniva nei tempi antichi attraverso la morte mistica operata nel “tempio misterico” dallo Ierofante cui il discepolo era sottomesso. Per questo oggi il Maestro umano si pone da parte e diventa per noi un caro amico e un fratello maggiore cui possiamo chiedere consiglio, lasciando al libro il compito di introdurci nella conoscenza spirituale diventando per noi come una sorta di “guida moderna”, lasciando a noi la responsabilità morale di poterci relazionare secondo la consapevolezza e il buon senso o, tramite la stoltezza e l’egoismo, a saper cogliere i doni della Sapienza divina, seppur attraverso uno strumento arimanico quale carta stampata. Il libro ci lascia completamente liberi di accogliere la conoscenza spirituale, divenendo per noi uno strumento attraverso il quale possiamo svilupparci trasformando il nostro pensiero astratto razionale in un puro pensiero immaginativo vivente, in modo che possiamo alla fine avere un incontro ideale con l’«Essere vivente Antroposofia» cogliendola nella sua vera essenzialità d’immagine divina di uomo soprasensibile che si aggira tra gli uomini, chiedendo a ognuno: «Fammi entrare poiché io sono te stesso!» (conf. del 18 novembre 1923). Il “libro”, dunque, può diventare per noi una specie di maestro moderno, attraverso il quale occorre imparare prima di tutto a leggerlo nel modo giusto cosicché possiamo evitare la tentazione arimanica che opera e agisce attraverso la carta stampata. Per questo occorre trovare la chiave spirituale adatta per “aprire” e afferrarne la sua essenza esoterica con la quale è possibile entrare in sintonia con i Maestri invisibili che operano dal piano spirituale, tra cui Rudolf Steiner, e l’Essere Antroposofia.
Studiando il libro con vera devozione e gratitudine per la conoscenza concessaci dal mondo spirituale, possiamo arrivare a percepire un legame spirituale invisibile con i Maestri appunto che dirigono l’evoluzione umana, in un primo momento tramite una percezione sottile di calore generata dal nostro entusiasmo e dalla venerazione nei loro riguardi i quali, ci hanno scelto e guidati verso la corrente antroposofica cristiana-rosicruciana e continuano a guidarci con mani invisibili fino a quando non impariamo a camminare da soli verso il secondo gradino iniziatico della «coscienza immaginativa».32
Difatti, come già menzionato, lo studio secondo la Scienza antroposofica è il primo gradino iniziatico del cammino cristiano-rosicruciano a orientamento antroposofico che se percorso con serietà e abnegazione nei riguardi dell’Antroposofia, conduce alla fine di poterla incontrare spiritualmente nella sua vera essenzialità spirituale superiore. Per questoil libro diventa lo strumento tramite il quale possiamo elevarci attraverso il suo contenuto esoterico di conoscenza concessaci dal grande sacrificio di Rudolf Steiner, cui ebbe modo di accogliere la saggezza vivente e avercela data in una forma che fosse possibile accoglierla in concetti attraverso il nostro pensiero intellettuale umano. Ciò che ci dà ora la possibilità volendo, non solo di essere utili alla missione dell’Essere Antroposofia cosicché possa unirsi all’anima umana quale maestro spirituale e archetipo dell’umanità, ma anche quello di permetterci di legarci karmicamente come allievi e discepoli di Rudolf Steiner. È importante quindi il nostro atteggiamento morale con cui studiamo e accogliamo la conoscenza antroposofica, tramite cui abbiamo la possibilità di poterci rapportare non solo con Rudolf Steiner ma anche con i Maestri invisibili che operano e collaborano quale collegio spirituale dei “Maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti” appartenenti alla comunità dello Spirito Santo, ossia i 12 bodhisattva umani che operano al servizio del Cristo. Dobbiamo pertanto prendere coscienza della grande importanza che il libro può assumere come materiale di studio nei nostri incontri di gruppo antroposofico, sia si legga da soli oppure insieme con gli altri. In tutte e due i casi è necessario leggerlo con un adeguato atteggiamento interiore caloroso e non attraverso un freddo pensiero intellettuale e quindi arimanico, cosicché diventi per noi un ideale superiore nella nostra vita animica che possa interagire attraverso il nostro lavoro spirituale con la volontà dei Maestri invisibili che operano dal mondo spirituale, alfine di elevare l’umanità in modo da prepararla per l’incontro con il Cristo eterico.33 Inoltre entusiasmandoci e scaldandoci con i contenuti dello studio antroposofico, possiamo creare il giusto stato d’animo per elevarci al mondo angelico tramite il culto rovesciato come sopra menzionato, dimodoché le nostre forze vitali possano essere vivificate dalla loro luce spirituale per essere maggiormente utili all’espansione e realizzazione dell’Antroposofia sulla Terra.
Possiamo a questo punto porci una domanda in parte tratta da una riflessione di Sergej O. Prokofieff, dove nel libro sopra menzionato, pone al riguardo una domanda in cui in parte dice: «Qual è il giusto atteggiamento che dobbiamo avere nello studio della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico come primo gradino affinché possiamo realizzare un incontro ideale interiore con l’Essere Antroposofia e con Rudolf Steiner?
Egli spiega che a tuttaprima una risposta ci viene data da Rudolf Steiner nelle prime sei pagine del libro «l’Iniziazione», ove evidenzia più volte il giusto atteggiamento animico da sviluppare nei riguardi della conoscenza, dove appunto dice :
«Un determinato atteggiamento fondamentale dell’anima deve servire d’inizio … [nel cammino occulto]. L’occultista chiama questa disposizione fondamentale il sentiero della venerazione, della devozione, di fronte alla verità e alla conoscenza» (Ibidem pag. 17).
Queste parole ci stanno a indicare che chi ha avuto la fortuna di essere stato educato in gioventù con dei sani principi morali e religiosi (non si tratta qui di seguire una religione istituzionale, ma piuttosto di stimolare fin dall’età infantile un sentimento religioso che può essere per esempio, un racconto di vita vissuta di grandi uomini morali, oppure ringraziare Dio con una semplice preghiera per tutto ciò che il mondo della Provvidenza ci concede, lasciando poi al bambino l’iniziativa di imitarci senza che sia costretto a farlo in modo autoritario), porterà con sé una buona preparazione per quando egli cercherà più avanti nella sua vita da adulto, una via spirituale di conoscenza superiore. E a tal proposito Rudolf Steiner a pag. 19 continua dicendo:
«Chi ha disposizione a sentimenti di devozione, o ha la fortuna di acquistarli per mezzo di una giusta educazione [che maggiormente può essere nell’ambito famigliare], porta seco una buona preparazione per quando cercherà più tardi nella vita l’accesso alle conoscenze superiori (…). La nostra civiltà invece, è piuttosto proclive a criticare, a giudicare, a sentenziare, e tende poco alla devozione, alla devota venerazione. I nostri figli si danno già molto più alla critica che non a una devota venerazione. Ma ogni critica, ogni censura, danneggia le forze dell’anima per la sua conoscenza superiore, quanto invece le sviluppa la devota venerazione (…). Occorre rilevare che, nei riguardi della conoscenza spirituale superiore, non si tratta di venerare gli uomini, [ per quanto elevati possano essere], ma la verità e la conoscenza»;(Ibidem).
Se riflettiamo su queste frasi, dobbiamo dire che l’impulso di venerazione e di devozione che possiamo avere nei riguardi sia di un Maestro terreno sia dei Maestri invisibili, non deve essere un atteggiamento devoto alla loro immagine o altro, cui è stato oggetto durante la loro vita terrena. In quanto in tal caso sarebbe coltivare il culto alla loro Personalità caduca, effimera, e non alla loro Individualità superiore divina che, per quanto possa esserci ignota e la sola che sia degna della nostra venerazione e devozione, giacché è unita tutt’una con l’Io Sono cosmico del Cristo, ossia con il nostro archetipo spirituale superiore. I veri Maestri del cristianesimo-rosicruciano, sia se sono presenti sul piano fisico o su quello spirituale, sono assolutamente contrari al culto della Personalità, in quanto l’allievo deve essere assolutamente libero di agire nelle sue decisioni senza l’aiuto o coercizione di Enti religiosi o altri, giacché sarebbe dannoso per lo sviluppo attuale dell’anima cosciente. Il discepolo che percorra la via occulta occidentale cristiana-rosicruciana a orientamento antroposofico deve assolutamente restare integro nell’ambito del suo impulso decisionale; la sua volontà va cautelata contro qualsiasi tipo di coercizione di autorità esteriore, chiunque esso sia. Dobbiamo imparare ad amare la libertà nella sua vera espressione di amore per il rispetto altrui; dobbiamo amare la verità e la sapienza (dietro di cui agiscono le forze del Cristo e dello Spirito Santo) cui tendere con tutto noi stessi, in modo da sviluppare la giusta forza di discernimento e a superare le difficoltà e le prove della vita senza avere l’ausilio di alcun maestro fisico, se non l’aiuto della conoscenza che possa derivarci dal libro della Scienza dello Spirito. Nella prefazione alla quinta edizione, del libro L’Iniziazione, Rudolf Steiner spiega in modo chiaro che:
«Chi aspiri a una via di conoscenza tramite una disciplina occulta, importa più quello di mettersi in immediata relazione col mondo spirituale obiettivo che non con la personalità di un Maestro terreno. Il Maestro terreno, nel corso della disciplina occulta è chiamato ad assumere sempre più soltanto la figura dell’aiuto, dell’insegnante, come oggi è caratteristico in ogni altro ramo del sapere» (ibidem).
Studiando perciò nel modo giusto la Scienza dello Spirito attraverso il libro stampato, possiamo trovare il ponte spirituale che ci colleghi non solo a Rudolf Steiner ma anche ai «Maestri invisibili» i quali, possono illuminarci durante il sogno dandoci la risposta a domande, per esempio, che ci abbiano assillato per diversi giorni. È importante quindi che la conoscenza che accogliamo attraverso il libro di antroposofia, non solo sia studiata, riflettuta e assimilata, ma anche messa in pratica. Il libro è solo la forma cui possiamo trasformarci attraverso i pensieri di venerazione e di devozione verso la conoscenza spirituale tramite il giusto anelito di un caldo cuore per il divino, facendo sì che esso diventi un contenitore di calore umano in cui viene riversata la vera conoscenza dello Spirito universale quale atto d’amore tramite i Maestri invisibili del cristianesimo esoterico che guidano l’evoluzione umana. Cosicché dal cuore possiamo illuminare i nostri pensieri fino a quando non saremo maturi per unirci spiritualmente con il nostro Sé spirituale e con l’Essere Antroposofia, che a quel punto diventerà per noi il nostro Maestro invisibile superiore, divenendo in tal modo più consapevoli e coscienti della nostra missione di antroposofi nell’ambito della comunità umana assumendo moralmente il giusto atteggiamento morale di veri uomini e degni rappresentanti dell’Antroposofia e quali discepoli di Rudolf Steiner.
Prima è stato detto che i Maestri invisibili ci aiutano spiritualmente guidandoci per mano fin verso la meta dell’immaginazione. Ciò potrà sembrare contraddittorio ma non lo è per niente, perché essi ci ispirano la saggezza superiore attraverso il sogno, oppure tramite il pensiero intuitivo cosciente, in modo da lasciarci completamente liberi di accoglierla o respingerla. Tuttavia, occorre ancora precisare che la Scienza dello Spirito o antroposofia va studiata e studiata molto senza pretendere di capire tutto e subito, sapendo invece attendere con pazienza fino a quando il mondo spirituale non ci reputi maturi per ricevere la conoscenza esoterica superiore di cui abbiamo bisogno. Ogni verità va conquistata attraverso sforzi e a volte anche con dolore, ma alla fine ciò che abbiamo conquistato col nostro sudore, non potrà togliercelo nessuno, poiché ogni verità è un frammento divino con il quale ci leghiamo indissolubilmente per tutta l’eternità. Pertanto, occorre ribadire che l’Antroposofia non è una conoscenza nata da un pensiero intellettuale umano di un filosofo, ma è una manifestazione divina della «Sapienza universale» che ha ispirato nel secolo scorso uno dei più alti Iniziati cristiani rosacruciani della storia umana, cioè Rudolf Steiner. Per questo il contenuto di conoscenza che troviamo nei libri antroposofici non dovrebbe essere studiato con un pensiero freddo, indifferente, con un cuore insensibile, ma occorre invece che ci entusiasmiamo, che ci accaloriamo, sforzandoci di far ri-vivere nell’anima, le rappresentazioni immaginative cui Rudolf Steiner trae attraverso la sua chiaroveggenza dai mondi dello spirito e che sono state fissate nel libro stampato. Soltanto così è possibile realizzare un incontro ideale interiore che ci porti attraverso lo studio della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, a incontrare nel mondo spirituale l’Essere Antroposofia e Rudolf Steiner. Occorre pertanto prendere coscienza che lo studio dell’Antroposofia non è come studiare un trattato filosofico scaturito dal pensiero di una Personalità umana per quanto possa essere evoluta sul piano etico – morale, ma sono dei concetti che accogliamo dallo studio della Scienza dello Spirito in una forma rigida di puri pensieri tratti da immaginazioni cosmici tramite l’altissimo livello iniziatico raggiunto da Rudolf Steiner, cioè il sesto grado chiamato “la fusione col macrocosmo” attraverso la collaborazione dei “Maestri della saggezza e dell’armonia di sentimenti”. Per questo il nostro studio dei libri antroposofici andrebbe fatto sia individualmente o insieme ai “gruppi di studio”, con un atteggiamento morale interiore come menzionato, in modo da essere degli esempi viventi della sostanza d’amore fraterno quale vuole essere l’Antroposofia nel mondo. Dobbiamo avere questa concretezza attraverso lo studio dell’Antroposofia di essere stati scelti come allievi da Rudolf Steiner e dai Maestri invisibili che collaborano con Rudolf Steiner, alfine di essere preparati quali possibili semi futuri del sesto periodo di cultura in cui deve realizzarsi una comunità spirituale basata sull’amore e la vera fratellanza universale. In merito Sergej O. Prokofieff nel libro “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo moderno” scrive:
«Rudolf Steiner ha portato sulla Terra l’Antroposofia … e il risultato fu [che] nella moderna epoca della storia umana aprì per la prima volta le porte al regno cosmico della Sofia, le porte attraverso le quali in un certo senso la Sofia stessa discese sulla Terra, divenendo Antropos-Sofia e collegando il suo destino con i destini degli esseri umani sulla Terra. Se noi stessi ora ci occupiamo di Antroposofia, studiando la Scienza dello Spirito, ci colleghiamo direttamente con la corrente della Sofia che fluisce dal mondo degli archetipi [mondo del Budhi o della Provvidenza]. Aggiungendo inoltre al nostro studio un intenso lavoro meditativo, la cui meta è di giungere alle immaginazioni, con ciò poniamo un reale fondamento entro l’umanità per la graduale incarnazione dell’Essere Sofia in essa. Se ci appropriamo delle conoscenze antroposofiche, e facciamo i primi passi nelle proprie esperienze spirituali, diamo la possibilità alla Sofia di entrare nella regione dell’anima umana che ora accoglie l’Antroposofia (nell’anima cosciente), per infine su questa via, formare in essa una coppa in grado di accogliere in sé la corrente soprasensibile dal mondo degli archetipi. In questo modo a poco a poco l’anima cosciente viene trasformata in anima immaginativa. Dopodiché lo Spirito Santo, che porta con sé la manifestazione di una superiore coscienza e crea la possibilità di una diretta congiunzione con superiori esseri soprasensibili [Bodhisattva], è in grado di discendere nella forma del Sé spirituale umano. In questo cammino gli individui umani cominciano a divenire essi stessi dei bodhisattva umani e in seguito persino dei Budda; infatti, a questa meta li conduce il moderno cammino d’iniziazione cristiano-rosicruciano, per raggiungere in futuro, anche se soltanto dopo un’intera serie d’incarnazioni, il grado di Bodhisattva “occidentale”. Ciò significa divenire nel mondo terrestre un cosciente inviato e servitore della Sofia, un membro della fratellanza spirituale fra esseri umani che aspirano allo Spirito, che hanno il compito di creare il corpo terreno (la forma), nel quale infine possa incarnarsi la Sofia» (Ibidem pag. 277-78 – Widar Edizioni ).
E ancora Sergej O. Prokofieff nel libro menzionato “La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia” scrive:
«Se giungiamo a sperimentare sempre più il contenuto dell’Antroposofia con il nostro cuore, con il nostro sentimento, sarà per noi veramente come se nelle nostre anime non penetrasse soltanto il senso delle idee (…), ma come se penetrassero esseri cosmici. Allora l’Antroposofia ci apparirà sempre più come qualcosa di essenziale e di vivente. E ci accorgeremo che con essa bussa alla porta del nostro cuore qualcosa che dice: «Fammi entrare, poiché io sono te stesso; io sono la tua vera Entità umana!» (conf. di Rudolf Steiner del 18 novembre 1923). (11. Continua)
Collegno, giugno 2013 Antonio Coscia
Agg. dicembre 2020
Note Antroposofiche
32 Abbiamo già avuto modo di dire che l’uomo passa attraverso sette stati di coscienza cosmici che abbiamo chiamato: ”Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano” dove l’uomo sviluppa sette arti cosmici quali: “Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io, Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, e sette tipi di coscienza cosmici, ossia: “La coscienza ottusa di trance, la coscienza di sonno profondo, la coscienza di sogno o d’immagini, la coscienza terrena di veglia, la coscienza immaginativa, la coscienza ispirativa e la coscienza intuitiva”. Questi sette arti e sette tipi di coscienza cosmici, vengono sviluppati quali principi microcosmici inferiori in ogni stato di coscienza Planetario. Per cui attualmente ci troviamo nel mezzo tra questi sviluppi o principi microcosmici, dove nello stato attuale ci troviamo nel mezzo del quarto sviluppo dell’Io umano e, in quello del quarto stato di coscienza di veglia. Questo vuol dire che l’uomo oltre a sviluppare il quarto arto dell’Io umano iniziando da un principio microcosmico inferiore o io inferiore, deve sviluppare anche un principio micro-macrocosmico dell’ Io superiore, e un principio macrocosmico del suo vero nocciolo umano, che è il suo “Vero Io” o “Scintilla Divina”. La stessa cosa dicasi per i sette tipi di coscienza dove i primi tre tipi di coscienza ottusi sono stati superati e attualmente siamo nello sviluppo e perfezionamento della coscienza di veglia o coscienza dell’io, mentre gli altri tre tipi di coscienza superiori o super coscienze, saranno sviluppati nell’arco dei prossimi periodi di cultura quale trasformazione dei tre principi delle coscienze inferiori. Lo sviluppo della quinta parte di coscienza superiore o coscienza immaginativa per molti uomini più evoluti è iniziato con lo sviluppo dell’anima cosciente nel 1413 circa e terminerà alla metà del quarto millennio (3573 circa). Ciò sta a dire che mentre adesso percepiamo il mondo esterno attraverso il pensiero concettuale materiale, con lo sviluppo dell’immaginazione attraverso la trasformazione dell’anima cosciente, percepiremo la realtà spirituale che opera attraverso la natura con il pensiero intellettuale spirituale divenuto veggente.
33 Alcune correnti religiose ed esoteriche tra i quali gli scritti di Alice Bailey, scrittrice esoterista, astrologa e teosofa britannica, credono che in base alla teologia cristiana detta anche parusia, il Cristo ritornerà di nuovo come uomo sulle Terra alla fine dei tempi (Mt 24,1-31). Secondo le comunicazioni spirituali di Rudolf Steiner invece, il Cristo certamente verrà per aiutare l’umanità in questi momenti di buio spirituale, cui l’anima cosciente rischia di svilupparsi in modo luciferico a causa del troppo egoismo individuale cui spinge le anime verso un eccessivo materialismo arimanico, ma non sul piano fisico terreno, ma sul piano astrale, manifestandosi attraverso il corpo eterico nell’ambito soprasensensibile della Terra. Rudolf Steiner ci annuncia che il Cristo non si incarnerà più in un corpo fisico, ma sarà possibile incontrarlo per tutti quelli che si prepareranno in modo adeguato all’esoterismo cristiano-rosicruciano ad orientamento antroposofico moderno, nella Sua veste eterica nell’ambito del mondo astrale nelle vicinanze della Terra, durante l’arco di tremila anni. Alla fine dei tremila anni Egli si manifesterà attraverso il corpo astrale sul piano del Devachan superiore o planetario e infine l’umanità lo incontrerà nella Sua manifestazione più alta del Suo “Vero Io” nel Devachan superiore o mondo stellare. Ciò può avvenire quando siamo sul piano fisico oppure, possiamo incontrarlo dopo la morte (vedi: “Sulla via di Damasco” O.O. 118, Tilopa Edizioni).
AUGURO A TUTTI I VISITATORI DEL BLOG “PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA” BUONE FESTE!
POSSA LA LUCE DIVINA DEL CRISTO SOLE RISCALDARE I NOSTRI CUORI E ILLUMINARE LE NOSTRE ANIME, AFFINCHE’ POSSIAMO RISVEGLIARCI SPIRITUALMENTE E ACCOGLIERE QUESTO NUOVO IMPULSO DIVINO CHE OGNI ANNO SI RINNOVA NELL’UMANITA’ QUALE RICORDO DELLA NASCITA DEL REDENTORE CHE DAI MONDI DELLO SPIRITO COSMICO SCENDE SULLA TERRA ATTRAVERSO LE DODICI COSTELLAZIONI STELLARI DURANTE LE TREDICI NOTTI SANTECHE VANNO DALL’ARIETE AI PESCI; OSSIA DALLA MEZZANOTTE DEL 24 DICEMBRE AL 6 GENNAIO.
POSSA QUESTO IMPULSO DIVINO CONCEDERCI LA FORZA DI SUPERARE QUESTO MOMENTO DI PROVA KARMICA CUI L’UMANITA’ E’ TRAVAGLIATA DA UNA PANDEMIA MONDIALE CHE HA GIA’ CAUSATO MIGLIAIA DI MORTI.
POSSA QUESTA NUOVA FESTA DELLA NATIVITA’ DEL S. NATALE RISVEGLIARCI DAL MATERIALISMO VIRTUALE CHE SEMPRE PIU’ TENDE A ISOLARCI, A CHIUDERCI NEL NOSTRO EGOISMO, IN MODO CHE SI REALIZZI UNA NUOVA COMUNITA’ SPIRITUALE CHE SI BASI SULLA «LIBERTA’, UGUAGLIANZA E FRATERNITA’» TRA I POPOLI DELLA TERRA.
Rappresentazione scultorea del Bodhisattva Maitreya
«Ogni conoscenza che tu cerchi al solo fine di arricchire il tuo sapere, di accumulare tesori, ti fa deviare dalla tua strada; ogni conoscenza che tu cerchi invece per maturarti sulla via della nobilitazione dell’uomo e dell’evoluzione del mondo, ti porta avanti di un passo».Rudolf Steiner, dal libro l’Iniziazione
10. Rudolf Steiner e il Bodhisattva Maitreya
Come abbiamo visto la morte di Rudolf Steiner fece sì che l’Antroposofia non fluisse più in modo vivente da bocca a orecchio tra Maestro e discepolo, ma col tempo venne fatta scorrere e fissata attraverso la carta stampata perdendo in tal modo l’essenza reale dell’Essere Antroposofia. Vale a dire che la realtà spirituale che dalla sfera di Michele fluiva quale saggezza vivente attraverso Rudolf Steiner, direttamente nell’interiorità umana dei discepoli come auspicava l’Arcangelo Michele, fu come dire oscurata e arimanizzata attraverso l’arte della stampa di cui è padrone Arimane. Se pertanto leggiamo un libro antroposofico non in modo meccanico e freddo, ma, con calore, come se attraverso le parole che leggiamo, compissimo un atto cultuale colmo di gratitudine nei confronti degli Dei che ci hanno permesso di conoscere la Scienza dello Spirito e di avere avuto la possibilità di essere stati scelti da Rudolf Steiner come suoi allievi dello spirito, allora noi compiamo un atto di redenzione nei confronti della carta stampata, ossia nei riguardi di Arimane! Ciò affinché avessimo la possibilità di collaborare allo sviluppo spirituale a che l’Antroposofia possa essere divulgata e accolta da tutti gli uomini della Terra, in modo che un giorno possa unirsi con l’anima umana di tutta l’umanità terrena quale suo archetipo spirituale o Sé superiore, cosicché venga creata quella nuova fratellanza universale che deve fondarsi sul pieno rispetto reciproco e sulla vera libertà e vero amore cosmico umano. Per poter realizzare questo impulso micheliano, occorre mettere in pratica i consigli che troviamo nei quattro libri fondamentali della Scienza antroposofica, già menzionati precedentemente e dove in modo particolare nel libro L’Iniziazione, possiamo trovare alcune indicazioni di sviluppo morale necessario alla nostra perfezione ed elevazione spirituale per essere dei degni rappresentanti dell’Antroposofia sulla Terra, tra cui alcune di esse cui reputo più pertinenti e importanti al nostro sviluppo occulto, cioè:
«Un determinato atteggiamento fondamentale dell’anima deve servire d’inizio, [alfine di conquistare delle qualità superiori]. L’occultista chiama questa disposizione fondamentale il sentiero della venerazione, della devozione, di fronte alla verità e alla conoscenza. Soltanto chi possiede questa disposizione fondamentale può divenire discepolo dell’occultismo» (dal libro L’Iniziazione pag.17)
«Il discepolo deve in determinati momenti esercitarsi a imparare ad ascoltare con cura, i pensieri più contraddittori, astenendosi da qualsiasi approvazione e soprattutto da ogni giudizio sfavorevole (…). Egli deve per esempio ascoltare il parere di uomini che, per un aspetto qualsiasi, siano molto inferiori a lui, facendo tacere in sé ogni sentimento della propria superiore conoscenza o capacità (…). Se si esercita così ad ascoltare senza critica, anche quando viene esposta un’opinione completamente opposta alla sua, anche quando si svolgono dinanzi a lui le cose più sbagliate, egli impara a poco a poco a fondersi completamente con l’essere delle altre persone, a compenetrare completamente in esso» (Ibidem pag. 43).
Se riflettiamo profondamente su queste due massime antroposofiche, possiamo dire che ogni antroposofo così come qualunque uomo che partecipi idealmente a una qualsiasi attività della vita terrena sia essa filosofica, religiosa o altro in comune con gli altri, se tende a sviluppare in sé pensieri di devozione e di venerazione nei riguardi della verità e della conoscenza, il suo atteggiamento nei riguardi degli altri dovrebbe essere quello di agire col suo pensare, sentire e volere, nel pieno rispetto reciproco tra uomini che liberamente si uniscono insieme per vivere anche soltanto per poco tempo, in modo libero, lo stesso ideale di amore che li accomuna, vale a dire: «L’amore per conoscenza, ossia l’amore per l’Essere Antroposofia». La quale è ciò che stimola in noi la voglia di stare insieme, di collaborare per lo sviluppo di una comunità morale che possa darci la possibilità di vivere idealmente insieme lo stesso scopo comune, che non sia soltanto quello di anelare alla conoscenza del Sé spirituale, ma anche quello di realizzare sulla Terra una libera comunità spirituale che si fondi sul rispetto e l’amore reciproco. Se dunque abbiamo accolto nel modo giusto l’Antroposofia, dovremmo avere accolto in noi, di conseguenza, anche l’impulso del Cristo, il quale ci permetterà di realizzare nelle serate di studio in comune, il vero impulso del culto rovesciato e il vero principio umano della formazione e preparazione di una comunità universale che più si adatta al nostro quinto periodo dell’anima cosciente, in vista del nuovo evento del Cristo eterico. Come sappiamo la Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, ci annuncia la seconda venuta del Cristo nell’ambito elementare (astrale) della nostra Terra nella «Sua veste eterica luminosa». Questa possibilità d’incontrarlo per la prima volta sul piano astrale adiacente alla Terra, è iniziato circa dall’anno 1930 e durerà ancora per circa tremila anni in cui l’umanità deve prepararsi ad accoglierlo e saperlo riconoscere e distinguere dall’immagine luminosa di Lucifero, il quale è il portatore di luce, ma non è la vera luce spirituale del Cristo, in ciò consiste anche la missione dell’Antroposofia e degli antroposofi di preparare gli uomini attraverso la divulgazione della conoscenza della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico.
Dopodiché quando l’umanità si sarà maggiormente elevata, avrà una seconda possibilità d’incontrare il Cristo sul piano Celeste (la sfera planetaria) nel Suo corpo Astrale, e infine, in un periodo evolutivo ancora più remoto, l’umanità avrà la possibilità di conoscere la vera natura spirituale del Cristo quale «Io Sono Cosmico», sul piano della ragione (la sfera delle stelle fisse). Inoltre, la Scienza antroposofica, ha il compito di preparare per il sesto periodo futuro (in vista della discesa sulla Terra per un’incarnazione fisica completa) il successore del divino Buddha Gautama cioè, il «Bodhisattva Maitreya» che sarà il primo buddha umano cristiano al servizio del Cristo. Egli è il nuovo Bodhisattva successore del Buddha che essendo un’Entità umana elevatissima, non ha bisogno di incarnarsi in un corpo terreno essendo già molto avanzato nei riguardi dell’evoluzione normale dell’umanità attuale. Perciò ogni cento anni circa, egli sceglie una Personalità umana tra le più evolute e s’incorpora nel suo corpo astrale, ispirando la sua «Dottrina» per un periodo di 5000 anni. Trascorsi i 5000 anni e all’avvicinarsi del tempo in cui deve realizzare la sua dottrina, il bodhisattva Maitreya deve scendere come uomo tra gli uomini sulla Terra, e deve per questo scegliere una coppia di genitori in modo che possano generare un corpo umano adatto a esplicare le sue facoltà bodhisattviche, cosicché egli possa percorrere il grado di «buddha umano».27 Egli deve in tal modo percorrere la via bodhisattvica fino a realizzare attraverso la sua dottrina l’«Illuminazione spirituale», in modo che le nuove facoltà umane diventino patrimonio evolutivo dell’intera umanità. La sua prima incorporazione avvenne nel 1° secolo a.C. nel corpo astrale del maestro degli Esseni «Yeshua Ben Pandira» (Gesù di Panthera, tanto confuso sia da Celso sia dalla stessa E. P. Blavatsky, con Gesù di Nazareth) il quale fu l’annunciatore del Cristo nella sua discesa in un corpo fisico. La prima incorporazione invece dopo l’evento del Cristo, avvenne tramite la personalità di Mani il fondatore del «manicheismo», uno dei più alti iniziati cristiani appartenente alla «loggia dei Bodhisattva umani» che nel Vangelo di Matteo nasce come figlio di una vedova di Naim, resuscitato dal Cristo. Nel nostro tempo il bodhisattva Maitreya, si presenta come annunciatore del Cristo nel corpo eterico sul piano astrale adiacente alla Terra, avvenuto secondo Rudolf Steiner dal 1902 in poi per le anime più evolute e, durerà ancora per circa tremila anni.
Rudolf Steiner sacrificò i suoi involucri animici spirituali mettendoli al servizio del nuovo Bodhisattva in assenza di un uomo evoluto che avrebbe dovuto incorporare, ma che in quel momento evolutivo non fu possibile trovare a causa del troppo materialismo sviluppatosi nella civiltà occidentale, per cui fu necessario che il bodhisattva Maitreya chiedesse la collaborazione di un altissimo iniziato che lo aiutasse a portare a termine la sua missione. Per questo diversamente dai suoi predecessori, dove la personalità umana che era incorporata dal Bodhisattva si modificava sia interiormente sia esteriormente assumendo spesso un aspetto fisionomico diverso fin nel corpo fisico, Rudolf Steiner al contrario non venne mai sostituito dall’Io bodhisattvico del Maitreya come avveniva di solito nelle personalità che incorporava, ma i due Io convissero insieme simultaneamente senza alcun cambiamento esteriore, facendosi ispirare dalla «saggezza divina» dietro di cui agiva la totalità dei Bodhisattva che nel mondo occidentale conosciamo come «Spirito Santo». È tramite questa saggezza divina che Rudolf Steiner poté rinnovare i misteri cristiani rivelando non solo la nuova venuta del Cristo eterico, ma unendoli diversi anni dopo ad altre correnti esoteriche spirituali confluite insieme durante la “Posa della Pietra di Fondazione della Società Antroposofica Universale” il 25 dicembre del 1923/4 a Dornach in Svizzera, quale nuovo esoterismo cristiano-rosacruciano a orientamento antroposofico. L’incorporazione del bodhisattva Maitreya nei confronti di Rudolf Steiner avvenne pertanto, completamente in modo diverso dalla circostanza in cui le personalità umane sono scelte dal Bodhisattva secondo il principio karmico universale. Egli sacrificò il suo corpo astrale lasciandosi ispirare coscientemente dal Maitreya affinché potesse compiere la missione di salvezza dell’umanità che diventava sempre più preda delle forze arimaniche e più tardi, alla fine del secolo XX, anche da quelle «asuriche».28 Egli si lasciò ispirare senza che avvenisse appunto lo scambio di personalità, dove l’io terreno veniva per qualche tempo come dire estromesso, messo da parte nel mondo astrale, ciò che invece permise a Rudolf Steiner quale altissimo Iniziato cristiano rosacruciano, di unire le due correnti spirituali: «La corrente orientale dei Bodhisattva e la corrente occidentale cristiana rosacruciana, sulla base del nuovo impulso antroposofico quale realizzazione appunto della “Pietra di Fondazione dell’amore”. durante il convegno di Natale 1923/24. (Vedi di Sergej O. Prokofieff29 sul bodhisattva Maitreya, “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo moderno” e “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo”; Widar Edizioni).
Volendo approfondire meglio quest’aspetto dell’incorporazione del Bodhisattva nei confronti di un uomo normale, ma che sia in grado appunto di sopportare il fuoco divino bodhisattvico, diciamo che una personalità umana maggiormente evoluta viene scelta dal Maitreya non prima che abbia compiuto i trent’anni di età. Vale a dire che solo dopo aver compiuto i trent’anni l’uomo in questione viene scelto e incorporato dall’Io bodhisattvico che trasforma in parte, la natura animica della personalità umana assunta. Dopodiché quando il Bodhisattva termina la sua missione terrena avviene di nuovo lo scambio col vecchio Io umano che prende di conseguenza di nuovo la padronanza dei suoi organi costitutivi umani che a loro volta, hanno ricevuto una perfezione ed elevazione particolare per la presenza delle forze bodhisattviche cui anche la Personalità umana n questione, sarà a sua volta più evoluta. Sergej O. Prokofieff in un altro suo libro “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo e le forze occulte di opposizione” sottolinea in modo molto chiaro quest’aspetto di collaborazione tra il Maitreya e Rudolf Steiner, sull’unione delle due correnti spirituali, dove appunto scrive:
«Rudolf Steiner in quel periodo fu sì ispirato dal bodhisattva ma Egli non era il Bodhisattva e ancor meno una reincarnazione di Jeshu Ben Pandira. Un’identificazione dell’individualità di Rudolf Steiner con l’individualità del Bodhisattva Maitreya sarebbe quindi un grosso errore. Rudolf Steiner apparteneva sin dall’inizio unicamente e solo alla corrente rosicruciana, la principale corrente del cristianesimo esoterico. In seguito all’azione comune per tre anni (dal 1910 al 1913) con il Bodhisattva sul piano occulto ebbe tuttavia luogo un evento importante: la corrente occidentale rosicruciana e la corrente orientale del Maitreya confluirono nella loro essenza. Questo fu compiuto dal grande Iniziato cristiano Rudolf Steiner, il quale unì definitivamente entrambe le correnti sulla Terra sotto il segno del loro comune servizio per il Cristo eterico. Per cui, a ragione, Egli poté dire nel 1911: «La corrente del [futuro] Maitreya Buddha e la corrente occidentale, che si collega a Cristian Rosenkreutz, agiscono quindi insieme». Infatti, da allora agiscono insieme come pegno per la futura unione dell’occidente con l’oriente, (pag. 97-98)».
Dobbiamo sapere che ogni facoltà umana conquistata dall’umanità, affinché possa diventare un bene comune per tutti gli uomini deve essere prima conquistata sul piano fisico da un esemplare umano, in questo caso dal Bodhisattva che ha ricevuto la missione dal mondo spirituale e ha ispirato agli uomini per l’arco di cinquemila anni la sua “Dottrina”. Nel mondo spirituale superiore (il mondo della Provvidenza o del Buddhi) al servizio e intorno al Cristo, Rudolf Steiner riferisce che ci sono dodici Bodhisattva che appartengono alla terza gerarchia divina che va dagli Angeli, Arcangeli e Archai che a loro volta ispirano sul piano umano, degli uomini più evoluti (i bodhisattva umani) i quali, si offrono sacrificando la loro natura animica spirituale per essere ispirati come messaggeri umani. Perciò la dottrina dei Bodhisattva risulta molto difficile e complessa poiché appartengono a essi diverse categorie, sia divine e sia umane che occorre saper distinguere. Il voler affrontare completamente la «dottrina dei Bodhisattva», ci porterebbe troppo lontano dal nostro tema e oltretutto, sarebbe necessario avere già una nozione elementare dei concetti fondamentali dell’Antroposofia esposti nei quattro libri che abbiamo menzionato, cercheremo perciò di sintetizzare quel tanto, da dare una conoscenza nozionale e per cui poco esaustiva nella sua complessità di questa tematica sui Bodhisattva.
Occorre distinguere due categorie di Bodhisattva: «I Bodhisattva divini di natura cosmica e i Bodhisattva umani di natura microcosmica. I primi appartengono alla categoria divina di cui: «Gli Angeli ai Buddha Celesti, gli Arcangeli ai Bodhisattva Celesti e le Archai o Spiriti della Personalità ai Dhyani Buddha Celesti. Queste tre categorie della terza gerarchia spirituale, formano un tutt’uno con il principio dello Spirito Santo che agisce in loro come Saggezza lunare nell’ambito del cosmo astrale da dove essi operano attraverso le Individualità bodhisattviche umane più evolute. Per meglio chiarire quest’aspetto, va detto che la categoria dei Bodhisattva Celesti superiore non s’incarnano mai sul piano fisico ma ispirano le Individualità bodhisattviche umane evolute che lavorano in modo cosciente come fanno gli Angeli, alla completa trasformazione del loro corpo astrale in Sé spirituale, che a loro volta, s’incorporano ogni cento anni in Personalità umane più evolute, ispirando la loro Dottrina o un aspetto della verità dell’Altissimo Spirito solare o Io Sono l’Io Sono, la cui più alta manifestazione avviene nell’ambito della sfera del Budhi.30 L’umanità non potrebbe comprendere la Saggezza divina nel suo aspetto unitario universale, per cui viene suddivisa in dodici aspetti accolti da dodici Bodhisattva presenti sul piano del Budhi che, in un certo qual modo, quelli più rappresentativi appartengono alla categoria degli Arcangeli che operano verso il basso ispirando gli Angeli, mentre dall’alto sono aiutati dalle ispirazioni degli Archai. Quando si avvicina il tempo in cui il Bodhisattva percorre il cammino sopra citato di buddha umano un Bodhisattva Celeste ossia un Arcangelo, scende di livello ispirandolo e incorporandolo fin nel corpo eterico, cosicché possa realizzare la sua dottrina sul piano terreno per dare all’umanità delle nuove facoltà spirituali, alfine di comprendere un nuovo aspetto cosmico del Cristo. Sei Bodhisattva sono scesi per preparare la via all’incarnazione del Cristo e altri sei Bodhisattva devono ora ispirare la conoscenza del Cristo; quando l’ultimo Bodhisattva ispirerà l’ultimo aspetto della Sapienza divina, i tempi cosmici della Terra termineranno e l’umanità conoscerà allora che cos’è il Cristo. In questi concetti così complicati occorre che il nostro pensiero non sia troppo rigido, ma che impari come dire a uscire dal concetto della incompenetrabilità tra due corpi fisici terreni e cerchi di afferrare l’immagine che nel mondo spirituale due o più corpi possono compenetrarsi simultaneamente, vale a dire che possono coesistere nello stesso spazio più Entità spirituali. Perciò quando diciamo che il Bodhisattva umano scende sul piano fisico per realizzare la sua dottrina, dobbiamo pensare (secondo le comunicazioni di Rudolf Steiner) che il bodhisattva oltre a essere ispirato dal suo Angelo guida, egli è ispirato contemporaneamente anche da un Arcangelo e a volte persino da un Archai e da Entità spirituali fino alla seconda gerarchia, cioè gli Spiriti della Forma (Exusiai, Elohim, Potestà), gli Spiriti del Movimento (Dynameis, Virtù) e gli Spiriti della Saggezza (Kyriotetes, Dominazioni).
Il Maitreya Buddha, secondo alcune indicazioni esoteriche concordanti sia della corrente orientale buddhista sia di quella occidentale rosicruciana, s’incarnerà fra circa 5670 anni dopo il Buddha storico Shakyamuni cioè il principe Siddhārtha Gautama, vale a dire circa 5000 anni d.C.; per cuida un semplice calcolo di 5000 – (1413+2160 = 3573) = 1427 anni, cioè circa l’ultimo terzo del sesto periodo di cultura della quinta Epoca.La data concorda più o meno con la conoscenza che ne dà la Scienza antroposofica cui afferma che il Bodhisattva Maitreya, s’incarnerà fra circa 2500 o 3000 anni dopo la fine del nostro quinto periodo di cultura. Facendo ancora un semplice calcolo diciamo che sono passati 610 anni del nostro quinto periodo di cultura, cui ne occorrono ancora 2160 – 610 = 1550 anni per terminare; se sottraiamo 3000 – 1550 = 1450 circa, più meno lo stesso sesto periodo di cultura indicato dall’occultismo buddhista, cioè alla fine del quinto millennio. Tuttavia, occorre comunque sempre tener presente che i tempi spirituali non sono sempre così rigidi come quelli terrestri, non sempre essi concordano esattamente sullo stesso piano spirituale-fisico; per cui l’evento può avvenire sia prima o dopo, a seconda delle circostanze karmiche dell’evoluzione umana sul piano fisico. Il Bodhisattva Maitreya sarà il settimo Buddha dopo l’illuminazione del grande Buddha Gotama e userà la potenza della parola per istruire i suoi discepoli in modo magico, senza l’uso del pensiero concettuale. Vale a dire che in quel sesto periodo evolutivo,31 la conoscenza della verità, sarà accolta senza l’ausilio del pensiero concettuale, ossia verrà accolta direttamente dall’anima umana, attraverso un atto magico della potenza del logos del Bodhisattva. Cioè la parola magica del Maitreya Buddha, sarà accolta tramite una sorta d’intuizione cosciente da quelle anime più evolute che preparandosi fin da ora avranno raggiunto insieme allo sviluppo dell’anima cosciente, un alto grado della coscienza morale in modo da ricevere dall’alto del mondo angelico un principio del Sé spirituale. E affinché ciò possa realizzarsi devono essere formati degli uomini che possano già da ora sviluppare e trasformare il pensiero razionale in un pensiero intellettuale veggente o immaginativo; certamente ciò potrà realizzarsi solo attraverso un lavoro spirituale cosciente e secondo il proprio karma individuale già nel corso di questa incarnazione, oppure nella prossima. Ciò comunque rientra nello sviluppo normale di tutta l’umanità nel prossimo futuro, dove il pensiero umano verrà trasformato da pensiero intellettuale concettuale in pensiero intellettuale d’immagine, sia che l’uomo ne sia cosciente sia che avvenga in modo incosciente. Certamente sarà diverso se abbiamo già iniziato a lavorare spiritualmente su noi stessi già in questa incarnazione, oppure no; è come se a un bambino vengano impartite delle nozioni scolastiche adeguate in modo da prepararlo a frequentare il primo anno di scuola elementare.
È quindi della massima importanza che nel nostro periodo l’umanità possa risvegliarsi spiritualmente e intraprenda un cammino cosciente di conoscenza in modo da sviluppare appunto quelle facoltà spirituali superiori che urgono nel nostro tempo, ossia lo sviluppo dell’anima cosciente e la vera fede verso il divino in noi, cioè verso ciò che abbiamo appreso dal motto paoliniano: “Non io ma il Cristo in me”. Questa è la speranza dei Maestri di Saggezza che guidano sia l’evoluzione occidentale che quella orientale e che sperano appunto che possa realizzarsi nell’ambito di tutte le comunità e movimenti spirituali, la formazione di quelle anime che possano essere idonee ad accogliere la Parola magica del Maitreya che deve venire. È questo il compito più importante che occorre prendere coscienza in tutti i gruppi di studio antroposofici locali che sono parte della Società Antroposofica Universale di Dornach, affinché l’Antroposofia possa espandersi sempre più nel nostro periodo attuale, in modo di aiutare l’umanità a sviluppare nel modo giusto l’anima cosciente che deve realizzarsi entro la fine del quinto periodo, come già menzionato. Questo ha come scopo di preparare nello stesso tempo come citato, delle anime più evolute alfine che posano essere in grado di accogliere nel prossimo sesto periodo di cultura, il dono che dall’alto del mondo angelico, scenderà sull’anime umane quale principio del Sé spirituale come una sorta di nuova “Pentecoste” e quale compimento delle parole del Cristo: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà» (Gv 16,12-14). (10. continua)
Collegno giugno 2013 Antonio Coscia
Agg. dicembre 2020
Note Antroposofiche
27 Quando si avvicina il tempo in cui il Bodhisattva ha divulgato la sua “Dottrina” nell’arco di cinquemila anni, egli deve ora incarnarsi sul piano fisico in un corpo fisico appositamente creato per lui da una coppia di genitori e dovrà percorrere il grado che Rudolf Steiner chiama “Buddha umano”. Vale a dire che ora deve realizzare la facoltà spirituale di ciò che ha divulgato per cinquemila anni con il suo insegnamento morale, in modo che possa diventare patrimonio di tutta l’umanità; per dirla in breve deve realizzare l’Illuminazione spirituale similmente al suo predecessore il Buddha Gautama cosicché ogni uomo possa a sua volta realizzarla individualmente. Con questo egli ha finito di essere legato alle incarnazioni terrene lasciando per sempre il piano fisico; d’ora in poi può agire da piani spirituali superiori tramite il suo corpo astrale purificato ispirando uomini evoluti per il bene dell’evoluzione terrena. Vedi anche la nota (8).
28 Gli asura sono spiriti degli ostacoli appartenenti alla gerarchia delle Archai o spiriti della Personalità rimasti indietro nella prima incarnazione della nostra Terra o del nostro sistema solare, sull’antico Saturno. Il nostro sistema solare o possiamo anche dire il nostro Sole con tutti i suoi pianeti, nasce come pianeta tre eoni prima della nascita dell’eone terrestre, cioè all’inizio dello sviluppo del primo stato di coscienza cosmico in cui l’uomo, era un minerale costituito esclusivamente di calore, mentre la sua essenza divina spirituale riposava ancora nel grembo della Divinità creatrice. In quell’eone antico in cui tutto e tutti gli esseri, erano immersi nel calore, le Archai attraversavano il loro gradino umano di cui però, non tutti riuscirono a superarlo e salire al rango angelico, alcuni restarono indietro fino allo stato attuale terrestre. Pertanto, oggi abbiamo delle archai-uomo, rimasti indietro di ben quattro eoni! per cui sono, di fatto, dei terribili «maghi neri». Essi si fanno servi della più malefica Entità spirituale del nostro mondo planetario, ossia dello spirito solare dell’ostacolo chiamato «Sorat», che è definito dall’apocalista Giovanni, l’anticristo del Sole-Cristo com’è rivelato nell’Apocalisse, il cui numero d’uomo è 666. Il male aumenterà sempre più durante il procedere della nostra evoluzione umana e siccome questo spirito soratico non può entrare direttamente nella nostra evoluzione, egli lo fa attraverso le tre correnti dell’ostacolo, ossia: la corrente luciferica dal capo Lucifero (Diavolo), la corrente arimanica dal capo Arimane (Satana, o Mefistofele) e in modo particolare, da quella degli asura o spiriti delle tenebre. L’unica protezione contro questi maghi neri, è la «forza morale» e l’impulso del Cristo, poiché occorrerà fare molta attenzione durante lo sviluppo della nostra anima cosciente a non lasciarci sedurre da questi spiriti malefici, in quanto tutto ciò che essi riusciranno a strappare dall’anima umana quale esperienza del nostro Io terreno, non potrà mai più essere recuperato; vale a dire che quella parte di esperienza umana che essi estirperanno dall’io terreno, non potrà mai più esserci restituita e ciò potrà comportare che alla fine dell’evoluzione terrestre, l’Io umano potrà evidenziare in sé una parte lesa, non perfetta! (vedi “Influssi luciferici, arimanici e asurici” da O.O. 137, conf, di Rudolf Steiner tenuta a Berlino, il 22 marzo 1909).
29 Sergej O. Prokofieff è stato uno dei migliori allievi e discepolo di Rudolf Steiner avendo dedicato maggior parte della sua vita per la divulgazione dell’Antroposofia e del cristianesimo-rosicruciano. Egli nacque il 16 gennaio del 1954 in Russia a Mosca ed è morto di una grave malattia il 26 luglio del 2014 in Svizzera a Dornach. Ha studiato pittura e storia dell’arte all’Istituto Superiore d’Arte di Mosca e per molti anni ha svolto un’intensissima attività di scrittore e conferenziere in tutto il mondo. Dalla Pasqua del 2001 è stato membro della Presidenza della Società Antroposofica Universale al Goetheanum di Dornach in Svizzera. Ha scritto diversi libri su questo tema dei nuovi misteri cristiani-rosacruciani, sui Bodhisattva e sulla fondazione della Pietra di Fondazione (vedi catalogo della casa editrice Widar o quello della casa editrice Antroposofica di Milano).
30 Il mondo del Budhi è il mondo degli Archetipi o anche mondo dell’Akasha la memoria universale situata oltre il mondo stellare, la quale è chiamata in occidente anche “Mondo della Provvidenza”, laddove lo Spirito Santo e il Cristo si manifestano come sorgente di “Luce e Vita universale” cui i Bodhisattva umani accolgono durante la vita da morte a nuova nascita, uno dei dodici aspetti del Cristo facendolo fluire nell’umanità durante la loro vita terrena come “Dottrina” durante l’arco di cinquemila anni.
«Il discepolo deve in determinati momenti esercitarsi a imparare ad ascoltare con cura, i pensieri più contraddittori, astenendosi da qualsiasi approvazione e soprattutto da ogni giudizio sfavorevole (…). Egli deve per esempio ascoltare il parere di uomini che, per un aspetto qualsiasi, siano molto inferiori a lui, facendo tacere in sé ogni sentimento della propria superiore conoscenza o capacità (…). Se si esercita così ad ascoltare senza critica, anche quando viene esposta un’opinione completamente opposta alla sua, anche quando si svolgono dinanzi a lui le cose più sbagliate, egli impara a poco a poco a fondersi completamente con l’essere delle altre persone, a compenetrare completamente in esso». Rudolf Steiner, dal libro L’Iniziazione
9. L’Antroposofia e il culto rovesciato II
Come possiamo vedere dalle parole citate, Rudolf Steiner ci dice che pur conoscendo in modo teorico il mondo spirituale attraverso la conoscenza che accogliamo tramite la Scienza dello Spirito, non possiamo conoscerlo mai del tutto in modo reale fino a che non ci risvegliamo all’elemento, animico dell’altro uomo. Possiamo anche aggiungere che resta pressoché impossibile realizzare nell’ambito del gruppo di studio la giusta armonia che occorre per elevarci al mondo angelico tramite il culto rovesciato. Mentre nel culto religioso cattolico gli Angeli scendono verso il basso della comunità raccolta durante la preghiera comune presieduto dal sacerdote nel rituale della messa, nelle serate di studio avviene il contrario, ossia è il gruppo che in un atteggiamento armonico dialogico, sale verso la sfera angelica tramite il puro pensiero dei contenuti antroposofici. Ma per arrivare a che insieme si possa salire verso l’alto del mondo angelico, occorre trovare innanzitutto prima in noi, quella forza morale in grado di risvegliarci all’animico dell’altro uomo tramite il dialogo che possiamo trarre dallo studio del libro in comune, dei contenuti antroposofici.
Certamente il libro bisogna studiarlo e studiarlo molto, ma nelle serate di gruppo sarebbe più auspicabile ci avverte Rudolf Steiner, dare più spazio al dialogo, al rapporto da uomo a uomo, utilizzando il libro solo per un aiuto mnemonico del tema che stiamo studiando. Egli ammoniva affinché gli antroposofi, (ieri come oggi) sviluppassero il giusto atteggiamento sacrale con il libro, in modo che la saggezza di Michele non si riducesse a un’astratta e fredda lettera morta ma che, fosse nobilitata, vivificata e riscaldata, da cuori che possano ardere d’amore per l’essere Antroposofia. Solo in questo modo oggi è possibile evitare lunghe e accese discussioni e contrasti che a volte, si manifestano nei gruppi di studio antroposofici per la mancanza di rispetto morale dell’altrui pensiero. Quando cioè qualcuno inibisce con aggressività l’intervento altrui limitando in tal modo la libertà di manifestare la propria opinione che non si accorda con la nostra; oppure a una domanda che a tutta prima può sembrare alquanto sciocca, ma che a volte, si rivela più saggia di un altissimo pensiero dalla fredda logica intellettuale, arimanico appunto! E ancora nel libro citato che Rudolf Steiner a questo riguardo dice: «Ci si deve educare ad accettare con assoluta calma anche ciò con cui non si concorda minimamente, e non solo con altezzosa sufficienza ma tollerandolo nell’intimo come legittima espressione dell’altra persona» (Formazione di Comunità pag.117). Come possiamo capire, egli ci esorta nelle divergenze di opinioni che non si accordano con la nostra, di essere tolleranti, cercando con la calma e la comprensione, il giusto punto di vista nel pieno rispetto reciproco, in modo che la verità sia ricercata attraverso il dialogo e non tramite dogma assolutistici, giacché la verità nel mondo umano non può che essere relativa. La pura verità difatti, contrariamente a ciò che ognuno possa pensare, è nella sua vera essenza un “essere pensiero reale”, un essere divino che costringerebbe l’uomo a una totale obbedienza dogmatica nel suo pensare, sentire e volere, cosicché questi verrebbe limitato dalla “rivelazione divina” nella sua libertà individuale di uomo imperfetto. Pertanto, non possono esserci delle verità assolute nell’ambito della comunità antroposofica, poiché cozzerebbe contro il principio su cui Rudolf Steiner ha sempre insistito, vale a dire quello di non accogliere mai nulla di scontato, nemmeno le sue parole, in modo dogmatico e assoluto. Egli ci esorta ad aprirci con fiducia alle verità antroposofiche, ma, vagliandole nello stesso tempo con la ragione e col sano intelletto umano, sapendo che queste sono valide solo per un certo periodo, oltre il quale subentrano altre forme più evolute che vanno accolte su un piano superiore di coscienza.
E a questo riguardo ci ha lasciato nel libro l’Iniziazione O.O.10, moltissimi esercizi morali per progredire innanzitutto nell’ambito della convivenza umana con gli altri e rafforzando nello stesso tempo il nostro io umano. Cosicché purificando e dominando sempre più il corpo astrale (sede originaria dove nascono le nostre brame, i desideri, le passioni, ecc.) attraverso una severa e seria autodisciplina, possiamo arrivare a realizzare in noi quelle forze morali che ci occorrono per superare le prove nell’ambito della comunità sociale, preparandoci per l’ingresso nel mondo astrale. Ci occorrono pertanto quelle forze d’animo che Rudolf Steiner nel libro menzionato ci avverte di sviluppare nel modo giusto, cosicché possiamo sopportare alla “soglia” l’incontro con i guardiani26, ossia con le entità demoniache che cercano di impedirci di entrare in modo cosciente nel mondo spirituale fino a che non siamo abbastanza maturi da varcare appunto la soglia animica. Detto in modo succinto si tratta delle figure spettrali che incontriamo sia nel mondo eterico come doppio arimanico, sia nel mondo astrale come “il piccolo e il grande guardiano”, che ci si pongono davanti in tutta la loro tragica bruttezza impedendoci di entrare e che riconosciamo essere noi stessi, o meglio, ciò che del nostro carattere negativo non siamo riusciti a purificare e a perfezionare in tutte le nostre vite terrene precedenti, generando appunto una contro-immagine astrale, un negativo di noi stessi. Occorre dire che diversamente dal nostro doppio arimanico, il doppio astrale o “Guardiano della Soglia”, una volta superata la sua orrenda bruttezza diventa la nostra guida nel mondo astrale aiutandoci a superare i pericoli e gli ostacoli cui l’anima può andare incontro nel mondo delle anime, così da giungere senza danni psichici all’incontro col Sé spirituale.
Per questo occorre ancora qui ripetere l’importanza d’imparare a trovare il giusto accordo dialogico con gli altri cercando di esprimere la nostra opinione evitando il confronto cui ci porrebbe nettamente in contrasto, creando un divario che tenderebbe a separare l’unità armonica del gruppo che dovrebbe al contrario regnare, per il giusto atteggiamento cultico. Non si tratta quindi di doverci confrontare culturalmente con i soci del gruppo, ma l’intervento deve tendere a un mutuo arricchimento spirituale offrendo con amore la nostra esperienza conoscitiva dell’antroposofia, alfine di aiutare l’anima del gruppo (che si crea durante lo studio insieme), a elevarsi spiritualmente al mondo angelico dove può incontrare il nostro Angelo, guida. Non dovremmo mai dimenticare che un gruppo antroposofico così come la Società Antroposofica universale, è costituita da uomini liberi, e che liberamente tendono a realizzare una comunità di uomini che si basi sul principio dell’amore cosmico e di una fratellanza spirituale universale, quali semi del sesto periodo di cultura chiamato “Filadelfia”. Se riusciamo veramente a comprendere quest’atteggiamento morale e a metterlo in pratica, allora possiamo diventare dei veri discepoli di Rudolf Steiner, quei veri discepoli cui egli auspicava diventassimo, attraverso ciò che volle realizzazione attraverso l’elemento della “Pietra di Fondazione della Società Antroposofica Universale”, ossia l’amore cosmico umano. E affinché l’Antroposofia possa essere quella nuova rivelazione che prepari gli uomini a riconoscere l’impulso arimanico anticristico che aumenterà con l’eventuale incarnazione di Arimane sul piano fisico, nel primo terzo del nostro millennio come rivelatoci da Rudolf Steiner, e possa appunto rafforzarci quale comunità spirituale cristiana e non diventi una conoscenza intellettualmente arida e fredda, occorre sviluppare nell’ambito dei gruppi antroposofici l’elemento religioso del culto rovesciato. Questo possiamo realizzarlo se ci sforziamo di agire nell’ambito dei gruppi di studio antroposofici, tramite un atteggiamento tollerante e umile che tenda a unire rispettando qualsiasi espressione di pensiero anche quando questi non si accordo con il nostro. In merito Rudolf Steiner sempre nel libro citato di “Formazione di Comunità” dice:
«Il discepolo deve in determinati momenti esercitarsi a imparare ad ascoltare con cura, i pensieri più contraddittori, astenendosi da qualsiasi approvazione e soprattutto da ogni giudizio sfavorevole (…). Egli deve per esempio ascoltare il parere di uomini che, per un aspetto qualsiasi, siano molto inferiori a lui, facendo tacere in sé ogni sentimento della propria superiore conoscenza o capacità (…). Se si esercita così ad ascoltare senza critica, anche quando viene esposta un’opinione completamente opposta alla sua, anche quando si svolgono dinanzi a lui le cose più sbagliate, egli impara a poco a poco a fondersi completamente con l’essere delle altre persone, a compenetrare completamente in esso» (ibidem pag. 47).
Riassumendo diciamo che quando partecipiamo con gli altri nell’incontro di studio dell’Antroposofia, occorre anzitutto che prima di entrare nel luogo dove studiamo la Scienza dello Spirito dobbiamo spogliarci dei nostri problemi personali in modo che possiamo armonizzarci col gruppo di studio, altrimenti potremmo essere causa d’intolleranza e incomprensione dovuto al nostro atteggiamento disarmonico. Ciò potrebbe determinare di conseguenza di non riuscire a cogliere i frutti desiderati, ossia quello di vivere una serata di studio insieme per coltivare il giusto ideale antroposofico alfine di poterci innalzare al mondo angelico, in una sorta di culto rovesciato. Perciò, per essere riempiti dalla luce del nuovo spirito pentecostale occorre che prima di riunirci nello studio in comune con gli altri, dobbiamo imparare a svuotarci mentalmente da qualsiasi preoccupazione che possa assillarci e renderci faziosi e intransigenti nei riguardi degli altri. Occorre sforzarsi di allontanare da noi tutti quegli atteggiamenti di scontentezza, d’inquietudine e insoddisfazioni che la vita ci mette di fronte come prove karmiche del destino che in fondo, abbiamo scelto noi stessi durante la vita da morte a nuova nascita, cui fanno sì che diventino in noi forze aggressive e intolleranti. Se vogliamo sviluppare nel gruppo di studio quell’atteggiamento di sacra religiosità nel voler tendere al culto rovesciato, dobbiamo ritrovare in noi l’ardore e l’entusiasmo per l’Antroposofia e il giusto rapporto con il nostro Maestro Rudolf Steiner, che dal mondo spirituale potrà esserci vicini tramite la sua presenza animica. Se sapremo appunto svuotarci così come avviene quando ci prepariamo nel modo giusto nella pratica della meditazione individuale quotidiana, allora saremo pronti per realizzare attraverso lo studio in comune una sorta di meditazione di gruppo, la quale può elevarci verso il mondo degli Angeli, per essere riempiti nell’anima dal fuoco innovatore dello Spirito Santo.
Attraverso questo reale incontro animico tra noi, possiamo superare tutte quelle cause di dissenso o di scontro che inevitabilmente avvengono nei gruppi e nell’ambiente antroposofico a causa del nostro karma antico, e che molto spesso è causa di opinioni divergenti che nascono su di uno stesso concetto antroposofico. Dobbiamo invece imparare a vedere quello stesso concetto antroposofico se possibile, da un punto di vista diverso, evitando così di liberare forze negative represse a causa del nostro io che non domina il corpo astrale, inibendo e dando così spazio alle entità dell’ostacolo di trascinare in basso nel mondo sub-umano arimanico, l’anima comune del gruppo di studio. Non dimentichiamo che l’io è il centro dell’entità umana e che può rafforzarsi solo attraverso un giusto rapporto con gli altri. Inoltre, l’allievo dello spirito che voglia seguire il cammino esoterico cristiano-rosicruciano cui viene descritto nel libro «L’Iniziazione», deve imparare a sviluppare innanzitutto il giusto equilibrio interiore tramite ciò che Rudolf Steiner ci indica innanzitutto come sviluppo della facoltà della devozione; alla quale egli dedica all’inizio del libro, ben sei pagine! Ed è ancora in questo stupendo libro che egli esprime l’importanza vitale per l’allievo dello spirito, a prendere coscienza coltivando la “devozione e venerazione” verso il mondo spirituale laddove in una di queste pagine troviamo quella massima morale fondamentale, per chi desidera intraprendere un cammino esoterico con gli altri, che dice:
«Il discepolo dell’occultismo deve appunto cominciare dall’accogliere la devozione nella vita dei suoi pensieri. Deve sorvegliare i pensieri d’irriverenza e di critica negativa nella sua coscienza. E appunto a questo scopo deve coltivare in sé pensieri di devozione.
2) «Per ogni passo innanzi che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene».(9. continua)
Rudolf Steiner, dal libro “L’Iniziazione (O.O. 10”- Ed. Antroposofica Milano).
Collegno, giugno 2013 Antonio Coscia
Agg. novembre 2020
Note Antroposofiche
26 Quando il discepolo dello spirito è pronto per entrare nel mondo spirituale per unirsi al Sé Spirituale o al suo Io Superiore, in quanto formano un’unità congiunta, deve prima attraversare degli stati animici o porte animiche, dove come dire, all’entrata sono protette da entità animiche astrali che assumono le sembianze di ciò che il discepolo ha determinato quale karma negativo o imperfezioni morali durante l’arco delle sue incarnazioni terrene. Ossia, per meglio dire, il nostro Sé Spirituale si riveste delle imperfezioni del discepolo e si presenta a questi in un’immagine astrale terrificante, in modo che il discepolo prenda coscienza del suo stato d’imperfezione morale cui deve assolutamente purificare per entrare nel puro mondo dello spirito eterno. Egli deve quindi prendere la ferma decisione che da quel momento in poi, deve, assolutamente, autosorvegliarsi per migliorare la sua forza morale e promettere di purificare l’immagine scura e terrificante che gli si presenta, facendo sì che diventi del tutto luminosa. Il processo iniziatico in sé è molto complesso da poterlo descrivere in una nota, volendo è possibile un maggior approfondimento, attraverso la Scienza dello Spirito tramite libri quali: «La Scienza Occulta O.O. 13, Teosofia O.O. 9, L’Iniziazione O.O.10, e I Segreti della Soglia O.O. 147». Qui possiamo aggiungere che, dopo che il discepolo ha rafforzato il suo Io terreno e purificato in parte il corpo astrale, egli è maturo per uscire coscientemente dal suo corpo fisico e varcare come dire, la soglia della morte, dove a tutta prima farà l’incontro nel suo corpo eterico con le forze arimaniche cioè il suo Doppio arimanico, che tenderà a obnubilare la sua coscienza dell’io. Dopodiché superatolo egli, incontrerà il suo doppio astrale o il «piccolo guardiano della soglia» che in un’immagine oscura terrificante, gli mostrerà tutta la sua imperfezione morale karmica. Se egli supera questo guardiano e lavora con lui alla sua purificazione e perfezione del suo essere, quando sarà ritenuto maturo dal suo Sé o Io superiore, potrà allora incontrare il «grande guardiano della soglia», il quale non è altro che l’immagine oscura riflessa del Cristo.
Rappresentazione di un Angelo custode di Melchior_Paul_von_Deschwanden
«Sarà necessario in futuro fare attenzione in Terra, affinché non tutto quanto sia offerto nel campo letterario venga accolto alla stessa stregua. Usciranno opere scritte da uomini, ma i singoli dovranno sapere che qualcuno si addestra a divenire nel prossimo futuro il più splendido scrittore: Arimane! Saranno mani umane a scrivere, ma lo scrittore sarà Arimane. Come un tempo, gli antichi evangelisti furono ispirati, e misero per iscritto le opere delle Entità soprasensibili che li ispiravano, così verranno scritte da uomini le opere di Arimane».Rudolf Steiner, Nessi Karmici O.O. 240 – pag. 177
8. L’antroposofia e il culto rovesciato I
Dopo la dipartita nel mondo spirituale di Rudolf Steiner il 30 marzo del 1925, il contenuto vivente di saggezza dell’Antroposofia trasmesso ai suoi discepoli da bocca a orecchio, venne fissato sulla carta stampata e raccolta (senza essere riveduto e corretto per la divulgazione a un pubblico esterno, per cui a volte, è possibile cogliere degli errori) nei diversi libri dell’Opera Omnia della letteratura antroposofica. Rudolf Steiner a tutta prima era contrario a che la saggezza micheliana fosse fissata sulla carta stampata, giacché qui opera la forza arimanica contraria a Michele che avrebbe oscurato e resa fredda e astratta la sapienza micheliana. La cui conseguenza è quella che possa creare negli uomini (quando in essi manca il vero anelito al Cristo) il pericolo di una luciferizzazione e arimanizzazione dei contenuti antroposofici della Scienza dello Spirito o antroposofia, cui possano essere accolti in modo esaltato, freddo e dogmatico, snaturando in tal modo la vera essenza spirituale dell’Antroposofia, la quale come abbiamo citato, non è altro che amore! Alla fine, però, Rudolf Steiner dovette come dire, acconsentire alla divulgazione attraverso la stampa, in modo che l’antroposofia potesse giungere fino a noi per la salvazione dell’umanità cui è scesa sempre più in basso nel proprio egoismo, influenzata dall’ateismo scientifico e dal dogma della teologia costantinopolitana che abolì come citato, la reincarnazione e poi dopo lo spirito nell’uomo.
Il libro, pertanto, con l’andare del tempo, sostituì del tutto il maestro umano terreno diventando completamente per gli uomini che cercano la via spirituale di conoscenza, la guida moderna sul piano fisico, dei contenuti di saggezza dell’antroposofia. Esso si presenta come una sorta di «maestro esteriore» che non costringe, non lede la nostra libertà individuale, ma che appunto, può diventare lo strumento attraverso il quale possiamo iniziare come primo gradino lo studio dell’antroposofia, (vedi la nota 23) quale via moderna di conoscenza esoterica cristiana-rosicruciana che ci guidi alla realizzazione del Sé spirituale e di conseguenza, all’unione col nostro Io superiore tramite lo sviluppo dell’anima cosciente. Occorre però fare attenzione che la conoscenza, accolta attraverso il libro, essendo luciferica, non diventi il mezzo con il quale Arimane25 possa ottenebrarci e renderci suoi strumenti per agire laddove a nostra volta, manifestiamo i contenuti di conoscenza antroposofici nel mondo attraverso la scrittura. Dobbiamo fare attenzione alla tentazione di questi due tentatori che possono confonderci e ottenebrarci, denigrando quelle correnti che non la pensano come noi, e quindi ispirandoci una cultura antroposofica intellettuale fredda, cinica e senza amore che verrebbe trasformata in una conoscenza filosofica decadente, arimanica appunto che, non farebbe altro che alimentario odio nei riguardi della comunità antroposofica.
La scrittura come strumento di comunicazione moderna (quella usata dalla stampa) è secondo la Scienza antroposofica, uno strumento puramente arimanico nel nostro mondo materiale. La stampa è dominata dal potere di Arimane! E pertanto può agire nell’uomo obnubilando la sua anima, quando questi non abbia in sé abbastanza forza morale. Un esempio lo abbiamo nel caso di Nietzsche che stando a quel che dice Rudolf Steiner, scrisse “L’Anticristo ed Ecce homo” completamente sotto l’influenza di Arimane, ove per questo si scagliò con veemenza contro il cristianesimo. Il “Libro”, dunque, non costituisce in sé alcun pericolo, in quanto non dà e non toglie, dipende dall’uso che ne facciamo come materiale di studio che potrà essere superficiale, oppure profondo, individuale o, come oggetto di studio insieme con altre persone che condividono il nostro stesso ideale di ricerca della verità. La conoscenza antroposofica che accogliamo dal libro è sempre in rapporto col nostro atteggiamento morale del nostro pensare e sentire dell’anima, per cui può essere per noi un apprendere delle nozioni che ci acculturano elevandoci intellettualmente per puro egoismo personale, oppure può essere uno strumento di elevazione morale e spirituale, cosicché possiamo essere maggiormente utili alla comunità sociale per la divulgazione e realizzazione dell’Antroposofia. Può essere lo strumento attraverso il quale possiamo trovare la strada al nostro “Maestro interiore”, oppure può rivelarsi come una sorta di luciferizzazione che tenterà d’inorgoglire sempre più la nostra sete di conoscenza e voluttà interiore intellettuale che ci permetterà di sentirci sempre più superiori agli altri; ciò dipenderà da noi, dal nostro grado di discernimento morale.
Per questo Rudolf Steiner non era molto d’accordo che l’Antroposofia fosse divulgata tramite la carta stampata, poiché va contro i principi spirituali occulti insegnati e accolti durante la nostra permanenza nel mondo spirituale nella scuola di “Michele”, prima che scendessimo nella nostra incarnazione terrena. Egli ci ammoniva affinché l’Antroposofia fosse divulgata in modo piuttosto intimo, ossia da bocca a orecchio e tra Maestro a discepolo. Ciò a evitare che Arimane potesse oscurare la conoscenza divina dell’Antroposofia, appropriandosi e intellettualizzandola attraverso l’arte della carta stampata, la quale, è parte del suo dominio terrestre subnaturale. Nel libro, “Considerazioni esoteriche su nessi karmici” in merito Rudolf Steiner dice:
«Anche se ciò va sopportato, perché fa parte del nostro tempo, si avverte un sentimento inquietante quando la saggezza di Michele, che volentieri si scrive per farla conoscere alla gente, è riprodotta in maniera meccanica e si vede in libri stampati. Questo sentimento inquietante … è certo presente in chi si trova inserito nella vita spirituale, con tutto quanto ha da annunciare» (O.O. 240 pag.172).
Più avanti a pag. 173, egli è ancora più esplicito:
«Diventa potenza spirituale arimanica [la scrittura], quando vien fissata meccanicamente, in certo modo fissata dall’altra parte del mondo, quando si presenta agli occhi degli uomini come lettera stampata. Singolare è, infatti, che la scuola arimanica, fondata quale contro scuola a quella di Michele e attiva nei secoli dal quindicesimo al diciottesimo, portò in Europa l’arte della stampa, con tutte le conseguenze relative. Dall’arte della stampa possono spuntare le potenze demoniache che appunto tendono a combattere la signoria di Michele» (Ibidem, Volume sesto, ed. Antroposofica Milano).
Qui non va assolutamente inteso che dal libro possano scaturire e materializzarsi demoni o quant’altro, ma semplicemente occorre prendere coscienza che l’uomo è al centro tra un mondo spirituale divino superiore nel quale operano Entità divine per il progresso umano, e da un mondo soprasensibile astrale inferiore subnaturale da dove agiscono le entità arimaniche dalla loro “contro scuola di Michele”, le quali ostacolano il piano divino superiore. Di conseguenza cercano di irretire l’uomo e di attrarlo sempre più in basso nella loro sfera subnaturale in modo che non raggiunga la sua meta divina ma, cercando inutilmente (finora, grazie a Michele-Cristo, non sono ancora riusciti) di legarlo eternamente alla loro natura fredda e mefistofelica. Pertanto, Rudolf Steiner, accolse malvolentieri la richiesta di alcuni discepoli affinché fosse data la possibilità all’umanità futura di poter accogliere l’Antroposofia attraverso la carta stampata, così fu permesso che le sue conferenze fossero stenografate e tradotte in ciclostilati, ma non ebbe mai la possibilità di rileggere e correggere le conferenze nella forma adeguata e più idonea a un pubblico profano esterno; perciò nei suoi scritti si possono riscontrare a volte, degli errori o contraddizioni. È possibile che la verità annunciata nelle sue diverse conferenze, possa essere in qualche modo alterata e contraddetta da chi si avvicina per la prima volta alla Scienza antroposofica. Ma il vero ricercatore dello spirito perseverando con amore per la conoscenza, ha la possibilità di trovare in altri scritti un chiarimento che si armonizzi con ciò che è stato detto a priori dal Maestro dell’umanità nella forma con la quale egli esponeva oralmente i suoi concetti spirituali a un pubblico più attento, arrivando così a coglierli nella loro forma originaria di pensiero. Di solito nelle sue conferenze Rudolf Steiner aveva l’abitudine di esprimere lo stesso concetto da punti di vista diversi, in modo da dare all’allievo dello spirito la possibilità di riflettere maggiormente sullo stesso contenuto spirituale, così che potesse arrivare egli stesso ad afferrare la verità nel puro pensiero attraverso un lavoro meditativo; perciò, era solito dire che per cogliere la verità nella sua interezza occorrono almeno dodici punti di vista.
Più avanti nel libro summenzionato a pag.174 egli continua dicendo: «Occorre comportarci in modo da non eliminare il libro stampato, ma dargli il giusto rapporto con l’elemento essenziale umano, inaugureremo allora quanto, dapprima imponderabilmente deve fluire come corrente micheliana attraverso la società antroposofica, [è un atteggiamento che andrebbe sempre osservato nei gruppi di studio]; (…). Non sarebbe, infatti, giusto dire, in conformità a quanto ho ora esposto: aboliamo dunque tutti i libri antroposofici! (…). In questo modo renderemmo impossibile la nostra continuazione del lavoro antroposofico che deve invece prosperare proprio fino alla fine del secolo. Dobbiamo invece, in atteggiamento sacro verso quanto vive nella saggezza di Michele, nobilitare l’arte della stampa! (…). Per l’azione di Michele è dunque da preferire il modo intimo di operare da uomo a uomo. Se invece di agire soltanto mediante libri, ci riuniamo e accogliamo da uomo a uomo i più importanti impulsi (e così hanno da essere, perché altrimenti Arimane otterrebbe un’enorme padronanza, se non ci impossessassimo anche della sua arte) e utilizziamo la stampa soltanto per avere un “aiuto mnemonico”» (ibidem).
Da ciò emerse una seria preoccupazione da parte di Rudolf Steiner, e cioè che gli antroposofi in avvenire potessero lasciarsi influenzare da una lettura fredda, intellettualistica (in modo da creare in loro il rischio dell’arimanizzazione della saggezza di Michele), al posto del dialogo che dovesse invece scaldare i cuori così da elevarli verso l’alto nel mondo angelico, tramite un culto rovesciato. Per questo egli diede delle indicazioni a che nelle serate dei gruppi si coltivasse maggiormente l’elemento umano attraverso il dialogo, al posto della sola lettura dei testi antroposofici, in modo da creare la giusta armonizzazione e l’atteggiamento devoto tra i soci, quale incontro animico comunitario con la sfera angelica. Egli spiega nel libro “Formazione di Comunità”, l’importanza della vita comunitaria contrapposta a quella solitaria che per quanto possa giustificarsi come ricerca individuale delle verità antroposofiche, verrebbe meno allo scopo dell’Antroposofia quale “Essere spirituale” che può discendere e poggiarsi solo su di una moltitudine di uomini, in quanto “Archetipo umano”. Infine, l’atteggiamento solitario è in contrasto con lo scopo e la missione della fondazione da parte di Rudolf Steiner, della “ Posa della Pietra di Fondazione della Società Antroposofica Universale”, la quale vuol essere una corrente spirituale esoterica cristiana-rosicruciana che vuole preparare una nuova comunità fondata sulla fratellanza e sull’amore universale. Una comunità micaelita che possa mettere in pratica quei principi di convivenza basati sul reciproco rispetto, tolleranza e libertà, senza di cui è impossibile stabilire un rapporto umano tra uomo e uomo che possa andare oltre e destarci all’animico spirituale dell’altro. Cioè nelle serate di gruppo in cui ci riuniamo insieme nella lettura comune dei testi antroposofici, egli sperava che trovassimo la forza e lo scopo di creare attraverso i contenuti divini dell’antroposofia, il giusto atteggiamento morale da elevarci al mondo spirituale attraverso se mi è permesso dire, un culto dialogico, cosicché i nostri pensieri e i nostri sentimenti calorosi, possano essere accolti dalla sfera angelica, quale culto rovesciato.
In merito nel libro citato, Rudolf Steiner dice:
«Ebbene possiamo accogliere tante belle idee dall’antroposofia, idee annunciate di un mondo spirituale, possiamo entrare teoricamente in tutto quanto ci può essere detto su corpo eterico, corpo astrale e così via, senza perciò comprendere ancora il mondo spirituale. Cominciamo a sviluppare la prima comprensione per esso solo destandoci all’elemento animico spirituale degli altri uomini. Allora soltanto comincia la reale comprensione per l’antroposofia. Sicuro, dobbiamo iniziare da questa condizione per la reale comprensione dell’antroposofia: la si può chiamare il destarsi dell’uomo all’animico-spirituale dell’altro» (O.O. 257, pag. 105 – ed. Antroposofica Milano). ( 8. Continua)
Note Antroposofiche
25 Arimane è l’entità dell’ostacolo che conosciamo come “Satana o Mefistofele”, confuso dai teologi cattolici con Lucifero ossia il “Diavolo”, è uno spirito mefistofelico appartenente alla gerarchia degli Arcangeli, rimasti indietro durante l’evoluzione umana sull’antico Sole. Dal mondo astrale opera nel mondo materiale come sua specifica sfera, qui, egli manifesta pienamente la sua natura arimanica, mentre svolge un’azione diversa sia nel mondo elementare sia nella natura umana, in modo particolare nell’anima razionale. Rudolf Steiner nel libro “Sulla via dell’Iniziazione” scrive: “ Una specie di quelle Entità spirituali [arimaniche], si manifestano in modo che in esse si può scoprire la ragione per cui l’uomo sperimenta il mondo sensibile come materiale. Si riconosce che in ogni cosa materiale in realtà è spirituale, e che è l’attività spirituale di quegli esseri a consolidare, a indurire la spiritualità del mondo sensibile fino allo stato materiale … Perciò chiameremo qui col nome di entità arimaniche gli esseri che effettuano questa materializzazione del mondo dei sensi. Si scopre pure, nei riguardi delle entità arimaniche, che esse hanno la specifica sfera loro propria nel regno minerale: ivi, esse dominano in modo da manifestarvi pienamente la loro natura”; pag.149.
«Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture … In seguito, apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta … Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io, infatti, sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio … Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini» (1 Cor 15 e ss).
7. La tricotomia paoliniana II
L’uomo terreno è compenetrato dalle forze dell‘Io superiore ed è lui che lo guida verso quel destino karmico cui l’uomo va incontro, ma questi non è consapevole di essere un portatore di un’Entità superiore che dal profondo dell’anima lo dirige ispirandolo in tutte quelle prove che nella vita a volte, sono dolorose ma necessarie. È certamente questo un nuovo impulso religioso verso il proprio dio interiore che l’Antroposofia ci rende coscienti e ci aiuta a far nascere in ognuno di noi senza che ciò possa ledere la nostra libertà individuale umana di cui, come già citato, è una peculiarità di quest’epoca che dobbiamo sviluppare e realizzare come coscienza dell’io, quale massima espressione dell’Io umano, insieme alla nascita e lo sviluppo di una nuova coscienza morale che ognuno deve poter trarre da se stesso, dalla sua interiorità animica spirituale. Perciò è necessario che l’uomo accolga all’inizio di questo cammino spirituale ( onde evitare ogni forma di esaltazione mistica o stati psichici allucinatori) con un sano criterio intellettuale e attraverso un pensiero attivo e cosciente, ciò che l’Antroposofia le offre come via e vita interiore di conoscenza morale e spirituale. In merito Sergej O. Prokofieff nel libro la “Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia” scrive:
«All’esperienza fondamentale sopra descritta, e cioè che l’Antroposofia appare come una sorta di ricordo, [per il fatto che molte anime hanno già in loro la conoscenza dell’Antroposofia, in quanto accolsero le immaginazioni e le ispirazioni dalla scuola di Michele nel mondo spirituale. Quando però scendono sul piano fisico per incarnarsi, resta in loro come un ricordo dimenticato nel profondo dell’anima, cui ora, sono risvegliate attraverso lo studio della scienza dello spirito], che si contrappone a volte per il fatto che essa, quale moderna scienza dello spirito, fu data all’umanità dapprima in “rigorosa forma di pensiero”. Con il tempo, tuttavia, ci accorgiamo che dovremmo essere profondamente grati a Rudolf Steiner per avere comunicato queste conoscenze in forma oggettiva di puro pensiero; soltanto in questo modo potremo rimanere completamente liberi anche rispetto alle conoscenze superiori, poiché i pensieri non costringono»; pag. 15.
Con queste parole Rudolf Steiner ha voluto liberarci da una costrizione spirituale dogmatica, per il fatto che se l’Antroposofia ci fosse stata data come una “rivelazione divina” quale manifestazione di una “Volontà superiore”, non avremmo potuto contestarla poiché saremmo stati di fronte a una verità assoluta. È soltanto grazie all’impulso della corrente del cristianesimo rosacruciano sviluppatosi nel XIV secolo da Cristian Rosenkreutz e poi dopo, da Rudolf Steiner nel XIX secolo, se il discepolo oggi è libero di accogliere le verità in una forma oggettiva di puro pensiero dialogico. Al contrario come citato, ci avrebbe legati karmicamente in un rapporto molto stretto e dipendente tra allievo e Maestro (Guru) così come avveniva nella forma iniziatica antica, dove il discepolo doveva accettare assolutamente qualsiasi comunicazione impostagli dal Maestro. L’antica forma comunicativa iniziatica non si addice più alla nostra epoca moderna e, il discepolo o cercatore dello spirito, deve perciò sottrarsi a qualsiasi forma di autorità esterna, deve imparare a camminare e a sbagliare da solo senza l’ausilio di alcuna istituzione religiosa o maestro umano terreno che possa fargli da stampella. Egli deve accogliere soltanto quelle comunicazioni spirituali che lo lasciano libero di poterle vagliare con la sana ragione e discuterle con gli altri nel pieno rispetto reciproco per cui, la verità non dovrebbe mai essere accolta nel suo aspetto dogmatico di verità assoluta, ma soltanto nella forma relativa cui sia possibile l’incontro con l’altro in un reciproco scambio appunto dialogico. Difatti nel libro “Teosofia” Rudolf Steiner ci dice che soltanto l’anima cosciente può toccare la verità sul piano fisico, ma può assumerla in sé soltanto dopo essersi congiunta sul piano spirituale in modo cosciente, con la stessa verità accolta nel mondo spirituale dal Sé spirituale. Il discepolo moderno non potrebbe mai e poi mai sviluppare la giusta forza morale per salire verso i mondi spirituali come un “io libero e autonomo”, se non si emancipa dall’autorità religiosa e dal maestro fisico terreno. Dobbiamo sì sviluppare la fiducia e la devozione verso un Maestro umano che abbia realizzato l’illuminazione o lo sviluppo del Sé spirituale cui, qualora superassimo la soglia del mondo fisico, egli potrebbe aiutarci nel mondo astrale a orientarci meglio senza che ci accada qualcosa di peggio. E ancora in merito Sergej O. Prokofieff, nel suo libro “Del Rapporto con Rudolf Steiner”, a pag.16 scrive:
«E nel cammino rosacruciano il Guru diventa sempre più l’amico, la cui autorità si basa sull’approvazione interiore. Qui un altro rapporto al di fuori di un rapporto di fiducia rigorosamente personale non è possibile. Se nascesse anche solo un po’ di diffidenza tra il Maestro e l’allievo, il legame che deve esistere tra i due sarebbe spezzato e le forze che operano fra il Maestro e l’allievo non agirebbero più (0.0. 96, 20/10/1906)».
Oggi questo legame spirituale di amicizia con Rudolf Steiner può essere realizzato attraverso la via esoterica moderna che ci offre la Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, senza che venga per questo esercitato alcuna forma di coercizione di autoritarismo o dogmatismo nei riguardi dell’allievo. Ai soci della Società antroposofica difatti, è lasciata la responsabilità di agire liberamente nei riguardi del mondo esterno rispettando o no con sano giudizio, la conoscenza acquisita. Possiamo comportarci da saggi o da stolti nel pieno rispetto morale e spirituale dei principi che insegna l’Antroposofia, ognuno è libero di agire sotto la sua responsabilità morale essendo però consapevole che un giorno ne dovrà rispondere al suo “Io superiore”; per il momento una “Entità spirituale” dovrà portare il peso del nostro eventuale cattivo uso della conoscenza. Il legame pertanto che ci lega al Maestro divino è prettamente spirituale e perciò non può ledere la nostra volontà e quindi la giusta evoluzione della nostra anima cosciente. Affinché potessimo beneficiare di questa libertà, lo scopo principale di Rudolf Steiner fu di dare attraverso la Scienza antroposofica, un cammino iniziatico moderno da sviluppare attraverso sette gradini o gradi di coscienza a ogni uomo appartenente a qualsiasi razza o ceto sociale, in ogni momento, in qualsiasi luogo e secondo le proprie necessità e doveri morali, sia nei confronti dell’ambito familiare sia in quello sociale. Non ci ha lasciato da seguire un metodo rigido o ascetico nel praticare gli eventuali esercizi, ognuno può eseguirli come meglio crede. Non è importante quindi se nella meditazione bisogna chiudere o no gli occhi, se incrociare oppure no le mani ecc., la cosa più importante è il nostro atteggiamento interiore animico, cioè la serietà e l’amore con cui ci atteggiamo nel praticare gli esercizi spirituali e la riflessione meditativa sullo studio dell’Antroposofia. Ciò che più conta infatti, è lo sforzo di riuscire a mettere in pratica nella vita quotidiana la conoscenza antroposofica acquisita con lo studio metodico e meditativo, e con gli esercizi spirituali consigliati da Rudolf Steiner, ossia riuscire a vivere anche quel poco che si è veramente accolto di Antroposofia, mettendolo in pratica nella vita comune di tutti i giorni nei confronti degli altri.
A questo proposito Rudolf Steiner ebbe a dire, che non è importante la quantità di libri che possiamo leggere di Antroposofia, conta solo ciò di quel poco che abbiamo letto, quanto ne riusciamo a metterne in pratica. Questo per dire che la nostra vita può cambiare soltanto quando riusciamo a manifestare nella comunità umana, quel tanto di tolleranza e dedizione verso gli altri, quale forza morale acquisita attraverso lo studio dell’Antroposofia; perché vuol dire che lo abbiamo letto, assimilato e acquisito come facoltà morale, congiungendolo a quella parte più profonda della nostra anima cosciente e aver rafforzato di conseguenza, la volontà del nostro io autonomo cosciente! Occorre altresì qui aggiungere, che prima di fare qualsiasi esercizio meditativo, dobbiamo prima di tutto dedicare un serio approfondimento almeno a uno dei quattro libri fondamentali scritti e corretti da Rudolf Steiner, qualora si voglia intraprendere questo cammino iniziatico moderno senza incorrere in esperienze pericolose e spiacevoli. Approfondire cioè seriamente e riflettendo profondamente su questi libri fondamentali quali: «La Scienza Occulta, Teosofia, l’Iniziazione o la Filosofia della libertà»,23 può renderci cosciente dei pericoli che una pratica meditativa sbagliata può comportare, ad andare incontro a delle serie conseguenze negative a volte dannose per il nostro organismo psicofisico. Infatti, lo sviluppo del primo gradino iniziatico24 della Scienza antroposofica, comincia con lo studio dell’Antroposofia. A fronte di tutto quel che è stato detto possiamo pensare ora che un libro di conoscenza possa essere utile per noi diventando qualcosa d’importante nella nostra vita culturale e spirituale, dove possiamo leggere, accogliere e riflettere attraverso la vita meditativa le verità antroposofiche per cui, diventa l’oggetto “essenziale” per poterci evolvere e per questo, può essere qui indicato come: “ La nostra guida o maestro moderno”. (7. Continua)
Collegno 1 giugno 2013 Antonio Coscia
Agg. 13 novembre 2020
Note Antroposofiche
23 La Scienza Occulta O.O.n.10 ; Teosofia O.O.n.9 ; l’Iniziazione O.O. n.13; la Filosofia della libertà O.O. n.4 – Tutte edite dalla casa Editrice Antroposofica di Milano.
24 La nuova via iniziatica moderna rosicruciana è formata da sette gradi iniziatici i quali sono:
1) Lo studio dell’Antroposofia
2) Conoscenza Immaginativa
3) Conoscenza Ispirativa
4) Conoscenza Intuitiva
5) Corrispondenza dei rapporti tra microcosmo e macrocosmo
Maierhöfen _ Chiesa Parrocchiale _ Galleria dell’Organo _ Miracolo di Pentecoste
«Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1Ts 5,23).
6. La tricotomia paoliniana I
Ancora oggi difatti, continua a sussistere tuttora l’anatema della Chiesa cattolica contro l’eresia paoliniana dell’uomo tricotomico, cui possiamo leggere e convincerci (se scevri da qualsiasi pregiudizio) che nella prima lettera ai Tessalonicesi, Paolo afferma pienamente convinto, in quanto chiaroveggente e ispirato dallo Spirito Santo, della presenza dello spirito nell’uomo dove nella Bibbia di Gerusalemme, a pag. 2541 è scritto: «Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1Ts 5,23). Nel secondo capitolo degli “Atti degli Apostoli”, Luca è ancora più chiaro, laddove menziona il giorno della Pentecoste dove i discepoli mentre erano riuniti con la madre di Gesù e i suoi fratelli, ricevettero il battesimo dallo Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco che si riversarono sugli Apostoli, dando ad ognuno il “dono delle lingue”. Ossia gli Apostoli ricevettero il dono del Sé spirituale e con esso lo sviluppo dell’autocoscienza dell’Individualità umana superiore, ossia l’Io superiore, tramite cui essi si staccarono come anime di gruppo dal padre Abramo e divennero uomini liberi e autonomi che liberamente poterono unirsi allo Spirito universale o Vero Io del Cristo. Ciò che ogni uomo, oggi, attraverso la Scienza dello Spirito o antroposofia, può realizzare in sé percorrendo questo nuovo cammino iniziatico moderno, quale nuova “Pentecoste” e quale rinnovamento del vero cristianesimo rosicruciano. Nell’ottavo concilio dell’869, i teologi della chiesa romana non si resero conto che la confutazione tricotomica paoliniana giudicata “eretica”, tese ad annullare l’evento mistico straordinario verificatosi in Palestina nell’anno 30 d.C., dove il grande Spirito solare, ciò che conosciamo con il nome di “Dio Cristo” si unì all’Io individuale di Gesù di Nazareth tramite il battesimo ricevuto dal Battista nel Giordano e, nei tre anni seguenti, dopo essere penetrato e purificato i tre corpi inferiori di Gesù di Nazareth elevandoli in arti spirituali superiori o anima superiore (manas, buddhi e atma), attraversò l’esperienza della morte sulla croce del Golgota. Sappiamo dagli Evangelisti e in modo particolare, dal quinto vangelo di Rudolf Steiner, che il Cristo risorse e con il Suo corpo di risurrezione, non solo si unì completamente alla Terra divenendo per questo lo Spirito della Terra20, ma si unì anche a ogni anima umana congiungendola di nuovo alla sua anima divina superiore, dalla quale fu separato come menzionato nella nota (9), durante l’Epoca Lemurica. Questo è uno dei misteri divini cui Rudolf Steiner ci rivela in modo particolare nel vangelo antroposofico di Luca e di cui anche S. Paolo era a conoscenza tramite l’Illuminazione ricevuta sulla “via” di Damasco, dopodiché egli poté dire: “Non io ma il Cristo in me”, e indicando nella Personalità di Gesù di Nazareth il nuovo “Adamo”, cioè l’uomo superiore.
Nel vangelo antroposofico di Luca possiamo leggere che il Cristo congiungendosi con lo Spirito della Terra, non solo mise in questa il seme affinché divenga un giorno un nuovo Sole, ma ebbe come conseguenza la possibilità di dare all’uomo attraverso lo sviluppo della coscienza individuale autonoma e libera dell’io, di unirsi non solo al suo Io superiore, cioè l’immagine archetipica creata da Yahve-Elohim, ma anche al vero nocciolo dell’Entità umana, ossia alla scintilla divina o vero Io. Questo è detto in modo velato nei primi capitoli della creazione biblica, dove sono menzionati i due alberi del Paradiso, cioè l’albero del bene e del male e l’albero della vita, cui viene proibito ad Adamo di cibarsi dall’albero del bene e del male in quanto ne sarebbe certamente morto. Ma Adamo irretito e tentato da Lucifero, accolse in sé il Manas inferiore (la mela), ossia il frutto della conoscenza luciferica cui venne precluso per sempre dal consesso divino con la conseguente caduta prematura nella materia terrestre. Nel terzo capitolo della Genesi questo fatto viene raccontato con parole immaginative grandiose, espresse nel modo seguente:
« Il Signore Dio disse allora: «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!». Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita» (Gen 3,22).
Questa immagine biblica nasconde in sé un profondo mistero dell’Io umano che Rudolf Steiner in alcune conferenze sui misteri del cristianesimo esoterico moderno, ci svela dicendo che l’uomo inferiore o la Personalità umana non è un vero io, ma è l’immagine riflessa dell’uomo superiore (Io superiore) creato da Yahve-Elohim. Adamo era un’anima celeste non ancora contaminata da Lucifero e proveniente da tre evoluzioni o eoni cosmici chiamati dalla Scienza antroposofica “Saturno, Sole e Luna” (vedi la nota 9), il quale era costituito da un “corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico di calore”21, giacché la Terra non si era ancora consolidata. Siamo difatti, nell’Epoca Lemurica quando avvengono i fatti cosmici menzionati nel racconto biblico della creazione, dove Adamo era un’anima istintiva simile all’animale ma assai diverso da quello attuale non avendo ancora la coscienza dell’io, poiché l’Io superiore era ancora aleggiante nel grembo divino giacché gli Dei non lo avevano ancora sacrificato all’uomo. Fu così che mentre gli Dei vollero far sgocciolare il loro Io umano nel corpo astrale o nell’anima di Adamo, vollero fare la stessa cosa gli déi dell’ostacolo, cioè degli spiriti della Forma (Potestà, Exusiai) rimasti indietro durante l’eone antico lunare a livello di Archai che inocularono nell’anima adamitica (corpo astrale) delle forze astrali nocive, non del tutto purificate, cui ne determinarono un oscuramento e una divisione dell’anima di Adamo. Avvenne così che Adamo si divise in due entità distinte: un Adamo originario archetipico celeste dove gli Spiriti della Forma normali o Elohim creatori, fecero fluire il loro Io umano altruista che opera dal mondo spirituale senza mai incarnarsi, e un Adamo nella cui immagine oscurata gli dèi dell’ostacolo fecero fluire l’io terreno egoista che prese la via verso l’incarnazione terrena, ossia l’Adamo terrestre da cui discende l’umanità terrena. Col tempo, gli Dei creatori dovettero separare anche una parte del corpo eterico di Adamo per sottrarla alle forze arimaniche nocive che indebitamente si avvicinarono nell’Epoca Atlantica e lo avrebbero col tempo, del tutto consunto durante l’evoluzione terrestre. Difatti grazie al Cristo, il corpo fisico, l’eterico e l’astrale, che al tempo dell’evento del Golgotha erano quasi completamente consunti (mettendo in serio pericolo il corso dell’evoluzione umana che sarebbe potuto cessare da lì a pochi secoli, per via dei corpi umani non più adatti ormai inaccessibili alle incarnazioni delle anime), furono ripristinati durante i suoi tre anni sulla terra vissuti attraverso Gesù di Nazareth.
Ricapitolando questo fatto molto complesso possiamo dire che in Adamo sono presenti delle forze molto potenti quali doni anteriori dell’eone terrestre, di sacrifici divini che vengono separati per il buon operare degli Dei dovuto al compito futuro che avrebbe assunto l’uomo o l’umanità nel corso di tutta la sua evoluzione terrena. Abbiamo così pertanto due Adamo, di cui uno è l’Archetipo celeste che non si è mai incarnato sulla terra ma che ha partecipato all’evoluzione terrestre dal mondo spirituale e nei luoghi di culto dei misteri iniziatici greci, le cui forze sono state trattenute e non sono più affluite nei discendenti dell’altro Adamo che prende invece, la via dell’incarnazione terrena in un continuo alternarsi di incarnazioni umane fino al raggiungimento finale di ri-congiungimento con il suo fratello originario o Archetipo divino superiore. Affinché fosse possibile al Dio solare unirsi a un uomo terreno, occorreva un uomo che avesse le forze originarie umane in grado di sopportare il “fuoco divino” senza perire. L’unico uomo che poteva sopportare il fuoco creatore era l’anima originaria adamitica, la quale s’incarnò per la prima volta in corpo fisico nella città di Betlemme da genitori nativi di Nazareth col nome di Gesù, che facendosi portatore del Cristo, diede la possibilità a tutta l’umanità come prototipo umano, affinché ogni uomo possa ri-collegarsi alla sua anima celeste e alla sua vera “Essenza spirituale” del vero uomo superiore e quale conseguenza, al congiungimento dell’Io superiore col Vero Io del Cristo.
Ma ancora oggi purtroppo la concezione tricotomica paoliniana continua a essere confutata dai teologi cattolici della Chiesa romana, completamente offuscati dall’influenza arimanica, per cui di conseguenza, questo assurdo dogma costantiniano continua a negare la presenza e l’unione dello Spirito Cosmico nell’uomo, ritenendo ciò un’eresia, determinando così come risultato nella storia religiosa del cristianesimo romano, la negazione di sé stessa quale “Chiesa e popolo di Cristo”. Sopprimendo lo spirito nell’uomo, si è soppresso ideologicamente la presenza dello Spirito del Cristo nell’anima umana continuando così a non comprendere le parole di Paolo di Tarso, neanche laddove egli dice:
«Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi … E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi … Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio» (Rm 8, 5 e ss ).
Qualunque persona di buon senso che non sia asservito al potere dogmatico della teologica cattolica, ma che abbia in sé la ragionevolezza e l’onestà intellettuale non può certo negare ciò che le parole di Paolo esprimono esplicitamente attraverso le sue Epistole, e cioè che nell’uomo è vivente lo Spirito del Cristo quale avvento della morte e resurrezione e della promessa ricevuta dai primi discepoli nell’evento pentecostale, quale primizia della sapienza dello Spirito Santo che può essere accolta nell’anima umana. Questo negazionismo della presenza dello Spirito universale nell’uomo condusse la Chiesa romana a combattere nei diversi secoli della storia umana il vero cristianesimo nascente soffocandolo nelle più atroci persecuzioni di torture e condanne a morte. La vera via cristiana è stata sempre combattuta e soppressa dai diversi Papi della chiesa cattolica e di conseguenza, dagli Imperatori cattolici-cristiani succedutosi nell’arco dei secoli passati, influenzati dall’ambizione e fanatismo religioso del “potere temporale”. E ciò ha determinato come conseguenza attuale, il materialismo scientifico e l’ateismo sempre più dilagante che porta gli uomini a chiudersi in sé stessi nel più crasso egoismo e separazione sociale, cui diviene sempre più difficile realizzare una fratellanza spirituale umana e un’unione tra le anime europee da cui possa nascere e realizzarsi il vero cristianesimo che possa opporsi alle forze occulte luciferiche provenienti dall’oriente, e da quelle arimaniche provenienti dall’occidente. È inspiegabile come ancora oggi la teologia cattolica, dopo l’evolversi del pensiero moderno possa continuare a confutare non solo la tricotomia paoliniana, ma le stesse parole che nel vangelo di Giovanni risuonano come rimprovero da parte del Cristo Gesù nei riguardi del popolo giudaico che voleva lapidarlo, per essersi dichiarato “Figlio di Dio”, cui disse loro che secondo la legge dell’Antico testamento l’uomo è portatore nel profondo di un frammento spirituale divino. Nel Salmo davidico 82,6, infatti, troviamo scritto:
«Io ho detto voi siete dèi siete tutti figli dell’Altissimo». E nel Salmo 110,1 il re Davide rivolgendosi al Signore Yahve dice: «Oracolo del Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi».
Il Signore, che Davide menziona di se stesso, non è altro quello che anche Paolo di Tarso fa presente nei suoi scritti come l’uomo superiore, cioè il “figlio di Dio”; ossia l’Io superiore nato da Yahve quale Sua “immagine divina” che nell’uomo inferiore si riflette come immagine-somiglianza umana e si manifesta come “coscienza dell’io”22 o di veglia, cioè la Personalità umana. (6. Continua)
Collegno 1 giugno 2013 Antonio Coscia
Agg. 13 novembre 2020
Note Antroposofiche
20 La Terra come sappiamo, è anch’essa costituita da un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io che appartiene a un Elohim o Spirito della Forma del Sole, al quale si unì il Cristo quale Io-guida superiore, durante l’evento del Golgotha attraverso, alfine venga trasformata in un nuovo Sole che si unirà in un lontano futuro alla nostra Stella-Sole centrale. Le parole del Cristo durante l’ultima cena con i discepoli, ci fanno capire che Egli col sacrificio della croce, si unì non solo con tutta l’umanità, ma con la Terra stessa: “Colui che mangia il mio pane, ha levato contro di me il suo calcagno (Gv 13,18).
21 Il nostro corpo fisico non è il vero corpo fisico, ma è una manifestazione della nostra forma invisibile archetipica di forze di calore, costituitesi durante il primo stato di coscienza sull’antico Saturno che Rudolf Steiner nel libro da “Gesù a Cristo, O.O. 131”, chiama il Phantòma. Il Phantòma o Fantòma, è il vero corpo fisico umano dono dei Troni o Spiriti della Volontà appartenenti alla prima gerarchia spirituale superiore, cui l’uomo ha ricevuto durante la prima incarnazione della nostra Terra durante il “primo stato di coscienza”, svoltasi nelle sfere più alte del mondo spirituale, e che nella terminologia antroposofica è chiamato “antico Saturno”. Qui l’uomo era ancora un semplice automa minerale costituito appunto da un corpo fisico di calore, tutto il resto dell’entità umana era ancora dormiente nel grembo degli Dei. Il nostro vero corpo fisico è dunque il calore che portiamo in noi e non il corpo di carne che è soltanto l’insieme degli atomi di materia cosmica che il corpo di calore o la forma di forze di calore, attira a se rivestendosi esternamente. Il Cristo salvò nell’evento del Golgotha questo corpo ormai degenerato dall’egoismo umano ereditato dalla tentazione luciferica dai nostri progenitori biblici Adamo ed Eva. (Vedi anche “La Scienza Occulta”, op. cit.).
22 La coscienza dell’io o di veglia, è una facoltà umana attraverso cui l’uomo prende coscienza di sé stesso come individuo o Personalità autonoma, la cui biografia unica e irripetibile, non ha eguali nell’ambito della comunità umana terrena. Essa si fonda grazie all’impulso del Cristo scaturito dall’evento del Golgotha e allo sviluppo della coscienza umana all’inizio del quinto secolo a.C. dove comincia a manifestarsi nell’arte greca, tramite il grande drammaturgo antico di nome Euripide. Prima di questi, la coscienza si presentava all’uomo, quando compiva delle azioni immorali, attraverso delle figure femminili demoniache cui erano chiamate “Erinni”; mentre nel mondo romano erano conosciute come “Furie”, le quali perseguitavano il malcapitato fino a farlo impazzire. Con l’avvento del Cristo che tramite Gesù di Nazareth si unì all’anima umana, le figure immaginative delle erinni e le furie andarono sempre più sostituendosi nell’interiorità umana con la voce della coscienza o, la voce del dio umano presente nell’uomo. La coscienza dell’io o di veglia, andrà sempre più perfezionandosi ed elevandosi a uno stadio superiore di coscienza, grazie al lavoro dell’io umano sui suoi tre corpi inferiori, ossia il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico, che a loro volta sono in rapporto con l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente. Per cui, l’io umano ha il compito di sviluppare e trasformare durante il quinto periodo di cultura attuale e nei prossimi futuri, l’anima cosciente in coscienza immaginativa, l’anima razionale in coscienza ispirativa, e l’anima senziente in coscienza intuitiva.
“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla (…) Queste, dunque, le tre cose che rimangono: la fede, l’amore e la speranza; ma di tutte più grande è l’amore (Prima lettera ai Corinzi 13,1 – 13).
5. Paolo di Tarso II
In questo estratto Emil Book, esprime su Paolo un aspetto più interiore spirituale riguardante la via iniziatica, dove a un certo punto quando l’allievo preparatosi adeguatamente tramite il consiglio di un Maestro occulto con esercizi che tendano a rafforzare l’equilibrio psichico, deve necessariamente fare l’esperienza del “Guardiano della Soglia”.17 Ossia acquista la veggenza immaginativa e con essa, uscendo dal corpo fisico si trova di fronte a un’oscurità spirituale dove a un tratto gli appare, l’immagine terrificante dell’ombra di se stesso, cioè il suo “Doppio”. Il quale assume due aspetti: uno sul piano eterico che è definito il “doppio arimanico”18; e uno sul piano astrale che è più di natura luciferica ed è chiamato appunto il guardiano della soglia. Queste due immagini tenebrose demoniache, di cui una sul piano eterico e l’altra sul piano astrale, siamo noi stessi, cioè l’immagine negativa che abbiamo generato tramite gli errori morali (karma) compiuti durante il corso di tutte le nostre vite passate. Per meglio dire, il loro aspetto oscuro e terrificante non solo è il risultato delle nostre vite precedenti, ma sono anche l’espressione imperfetta interiore del nostro stato morale attuale, vale a dire la parte negativa e imperfetta del nostro pensare, sentire e volere. Queste tre facoltà dell’anima (attraverso cui il nostro io terreno deve mantenere unite alfine di sperimentare la “coscienza dell’io”sul piano fisico), essendo impure e imperfette, a causa dell’intromissione di elementi luciferici e arimanici, assumono sul piano astrale inferiore tre aspetti d’immagini bestiali quale scissione della Personalità umana. Vale a dire che nel mondo astrale, queste tre facoltà umane si separano diventando tre entità animiche astrali che ora presso la soglia, ci appaiono nella loro contro-immagine astrale come tre bestie che dobbiamo superare e purificare, alfine di poter attraversare l’abisso che s’interpone tra noi e il mondo spirituale. Se abbiamo avuto la forza di porci davanti al guardiano della soglia e avere sostenuto con coraggio la sua bruttezza terrificante, egli allora dopo averci chiesto di lavorare moralmente alla sua purificazione e trasformazione della sua immagine oscura in un’immagine luminosa, diventa la nostra guida per superare l’abisso animico, accompagnandoci fino all’entrata del mondo spirituale. Per questo è importante che l’allievo che aneli a entrare coscientemente nel mondo spirituale debba prepararsi in modo adeguato a superare prima il doppio eterico o, il Dopelgänger com’è conosciuto in termine tedesco, e poi dopo, il guardiano della soglia. Egli è lì per impedirci di entrare impreparati nel mondo spirituale, dove saremmo respinti dalla luce troppo forte e correremmo dei seri pericoli con delle conseguenze abbastanza gravi per il nostro equilibrio psichico. Dobbiamo perciò prepararci nel modo giusto con l’aiuto dei consigli dei Maestri della saggezza che hanno già varcato la soglia del mondo spirituale, in modo da sviluppare la giusta forza morale per riuscire a superare la bruttezza demoniaca del “guardiano”, lavorando spiritualmente per la sua redenzione fino a reintegrarlo nel nostro Essere originario dopo averci guidato … per mano, fino alla soglia del mondo spirituale. Egli diventa per noi come un punto di riferimento, una specie di bussola cui possiamo affidarci con fiducia avendo sempre la sicurezza di muoverci e orientarci nel grande oceano dei mondi dello spirito senza correre il pericolo di perderci e dover rientrare nel corpo fisico con dei gravi danni psichici. È come il filo di Arianna cui ci dà la possibilità di non perderci, tornando sempre indietro da lui seguendo il filo astrale che ci riporta fino alla soglia del nostro corpo fisico. Non dobbiamo avere paura di questo incontro col guardiano, ma nemmeno prendere con leggerezza tutto ciò che ne concerne il pericolo che esiste nel mondo astrale per chi non è ben preparato; se seguiamo con serietà i consigli che troviamo negli scritti lasciatoci dai Maestri di saggezza e non ci lasciamo prendere dall’impazienza o dalla curiosità, non corriamo nessun pericolo; (L’Iniziazione O.O. 10 – Ed, Antroposofica di Milano).
Il trauma di Paolo non fu di avere incontrato il guardiano della soglia o dall’essere entrato impreparato nel mondo astrale, (perché aveva seguito fin dalla giovane età una preparazione rigida nell’Ordine dei Farisei con esercizi ascetici e meditativi, inoltre era stato educato come citato, da uno dei più saggi rabbini ebraici), ma fu accecato e sconvolto dall’incontro col corpo di resurrezione del Cristo e dalla luce accecante emanata dal Cristo Gesù, quale involucro astrale del Cristo-Sole.19 Abbiamo già menzionato quest’esperienza di Paolo come è riassunta dall’evangelista Luca suo discepolo e compagno di viaggio, negli Atti degli Apostoli, vogliamo riassumere una parte del capitolo (9) per meglio interpretare il dramma di Paolo dopo la caduta da cavallo cui sentì la voce del Cristo che gli diceva:
«Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda» (Atti 9,4-9).
Come possiamo leggere da questi versetti, a quelli che viaggiavano con Paolo (con l’ordine di arrestare nelle sinagoghe di Damasco i discepoli del Signore) gli fu dato la grazia dal Cristo, di essere elevati per un attimo alla coscienza ispirativa nell’udir la Sua voce. A Paolo invece, fu data la grazia di essere elevato alla coscienza immaginativa e ispirativa, grazie anche all’aiuto di Anania discepolo di Gesù, che tramite l’imposizione delle mani gli restituisce la vista fisica. In seguito, dopo essersi ritirato per tre anni nei luoghi dove Mosè ricevette le Tavole della Legge, cui possiamo intuire che egli incontrò il Cristo nella parte più intima dell’anima ossia nell’Io superiore, e solo da quel momento in poi, iniziò la sua missione da fervente predicatore del cristianesimo. Possiamo così intuire che affinché Paolo potesse esprimere la famosa locuzione: “ Non sono più io che vivo, ma è il Cristo che vive in me” (Galati 2,20), dobbiamo pensare che egli non solo si unì col suo Sé superiore durante l’esperienza di Damasco, ma anche col suo vero Io, ciò che poi gli diede la possibilità o la grazia di accogliere anche il Vero Io del Cristo. Difatti, secondo gli insegnamenti della Scienza dello Spirito, per accogliere il nostro vero Io occorre che ci uniamo prima spiritualmente col nostro Sé superiore tramite la veggenza immaginativa e ispirativa, infine occorre lo sviluppo superiore della coscienza intuitiva per vivere nell’intimo più profondo di noi stessi o di un altro essere.
Lo sviluppo di questi tre tipi di veggenza superiore, nei tempi antichi occorreva di solito diverso tempo per poterle conseguire, tanto che ai discepoli era consigliato di dirigere i loro sforzi optando per una o l’altro tipo di sviluppo della veggenza immaginativa, ispirativa o, quella più alta l’intuizione. A Paolo furono concessi per “grazia” questi tre tipi di veggenze superiori, grazie al fatto che dobbiamo pensare che dietro questa Personalità particolare, si celasse un antico iniziato ebraico cui bastò quella visione interiore dell’incontro col Cristo, per risvegliare in lui le forze veggenti conquistate nelle sue vite passate. Questo non deve stupirci affatto in quanto Rudolf Steiner, in alcune conferenze sui Vangeli ci svela che i discepoli del Cristo erano dodici antichi iniziati provenienti dalle diverse correnti esoteriche presenti sulla Terra. Possiamo quindi pensare che anche Paolo come i dodici discepoli del Cristo, non fosse lì per caso, ma come risultò dagli eventi storici esteriori, fu un altissimo strumento per la divulgazione del cristianesimo tra i popoli pagani, affinché il cristianesimo non fosse confuso com’era nella credenza di alcuni discepoli, tra cui Pietro e Giacomo il fratello del Signore, quale impulso di un nuovo giudaismo rinnovato. L’impulso cristico spirituale che diffuse Paolo segnò una pietra miliare alla svolta dei tempi, di un modo nuovo di avvicinarsi a Dio senza più passare attraverso l’antica iniziazione della morte mistica del “Tempio”. Paolo fu la primizia, l’impulso di accogliere il Cristo-Sole attraverso un cammino esoterico individuale, dove l’allievo non deve più legarsi strettamente all’autorità del Maestro perdendo così la libertà individuale, ma seguendo i consigli e gli esercizi spirituali che il Maestro mette a disposizione di qualsiasi uomo di buona volontà che voglia metterli in pratica. Ciò che più aveva importanza per Paolo e che ognuno tendesse a sviluppare in sé, era l’impulso dell’amore. Egli compose il meraviglioso “Inno all’amore” cercando di dare alla comunità di Corinto uno spunto verso lo stesso ideale di amore divino (Agape), cui la comunità doveva tendere alfine di unirsi fraternamente allo stesso Spirito comune cui era presente nella comunità, ossia lo Spirito del Cristo. Nella comunità di Corinto, erano presenti diverse correnti spirituali provenienti dai diversi luoghi di culti misterici sparsi un po’ dappertutto nel mondo pagano e, altri, provenienti dal mondo ebraico tra cui, anche appartenenti alla corrente essena. Persone la cui sensibilità psichica era più consona a cercare i carismi quali doni dello Spirito, come il dono delle lingue e altre manifestazioni psichiche che più che altro, erano un retaggio di manifestazioni magiche antiche dell’umanità, cui si presentavano ora come forze incoscienti medianiche non ancora controllate e dominate dall’io. Per questo Paolo li esortava ad anelare maggiormente all’amore cosmico divino in modo che si rafforzasse la loro unione non solo come fratelli nello spirito, ma, attraverso quell’amore cristico che li preparasse ad accogliere il corpo di resurrezione cui potessero unirsi senza dover attraversare lo stesso trauma di Paolo. Egli sapeva che solo tramite l’amore per il Cristo potevano esistere comunità che si armonizzassero nello stesso culto cristiano consumato dal Cristo Gesù nell’ultima cena con gli apostoli prima del sacrificio della croce. Oggi chi intraprenda il cammino esoterico consigliato dall’Antroposofia, può avvicinarsi e unirsi anch’egli al corpo di resurrezione del Cristo senza per questo passare attraverso la tragica esperienza di Paolo di Tarso, ma occorre che non accolga l’antroposofia solo con la testa, ma in modo particolare anche con il cuore. Se sappiamo infiammarci per l’antroposofia, essa potrà essere per noi quel fuoco interiore che ci aiuterà ad avvicinarci e ad accogliere il corpo di resurrezione quale luce di fuoco spirituale dell’amore cristico, generato attraverso la morte e resurrezione quale, sacrifico divino sul Golgotha, senza per questo restare accecati. La conoscenza che ci offre oggi la Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico ci dà la possibilità di approfondire maggiormente gli insegnamenti di Paolo; ciò che la teologia antica e moderna non è stata in grado di comprendere del tutto il suo esoterismo escatologico epistolario. (5. continua.)
Collegno, 1 giugno 2013 Antonio Coscia
Agg. 3 novembre 2020
Note Antroposofiche
17 Il Guardiano della Soglia è un Entità astrale, il quale rappresenta la sintesi di tutte le nostre imperfezioni negative accumulate nelle diverse incarnazioni che l’io inferiore non è riuscito a purificare e a trasformare in qualità superiori animiche; è come guardarci nello specchio e vedere la nostra immagine riflessa, ma contenente in sé, tutte le nostre imperfezioni morali, per cui l’immagine che ci ritorna è difficile da sostenere in quanto di una bruttezza terrificante. Ciò che ci si ripresenta è il nostro karma negativo oggettivato dal nostro Sé spirituale che assume la nostra figura umana imperfetta, il quale ci impedisce di entrare nel mondo spirituale fino a quando non ci reputa maturo. Noi lo incontriamo ogni sera quando ci addormentiamo e ogni mattino quando ci svegliamo, ma ci viene evitato dal nostro spirito guida di fare il suo incontro terrificante dal quale verremmo sconvolti. La figura del Guardiano della Soglia è come dire una sorta di Io superiore che si riveste di tutte le nostre imperfezioni in modo da farci capire quanto ancora dobbiamo lavorare su noi stessi prima di entrare in modo cosciente nel mondo spirituale, dal quale verremmo respinti e potremmo entrare con delle gravi conseguenze psichiche nel nostro corpo fisico. Quando l’allievo dello spirito ha superato il piccolo guardiano della soglia, incontra se vuole andare oltre, il “Grande Guardiano della Soglia” (che è il Cristo stesso) che oltrepassarlo richiede all’uomo, una maggiore responsabilità morale.
18 Il Doppio umano o Doppelgänger com’è conosciuto in tedesco, è un Essere arimanico che poco prima di nascere s’inserisce nella parte subconscia della nostra anima dove agisce nel nostro corpo eterico influenzando i nostri pensieri in modo negativo; cioè si manifesta quale parte negativa caratteriologica della nostra Personalità umana diversamente da quello di suo fratello luciferico che agisce invece, tramite i sentimenti negativi umani. Tutto ciò che non riusciamo a trasformare o perfezionare in ogni incarnazione quale nostra parte caratteriale morale, è soggetta all’influenza di questi due esseri dell’ostacolo, cosicché la nostra anima viene oscurandosi sempre più con non poche conseguenze sul piano fisico-mentale. Rudolf Steiner nel libro “Il Mistero del Doppio scrive: «Le malattie che compaiono nell’uomo non per un danno esterno, ma in modo spontaneo, endogeno, non nascono dall’anima umana, bensì da questo essere. Egli [il Doppio arimanico], è il responsabile di tutte le malattie che sorgono spontaneamente dall’interno quali malattie organiche. E un suo fratello, non arimanico ma luciferico, è all’origine di tutte le patologie nevrasteniche o nevrotiche [psichiche], di tutte quelle malattie che in realtà non sono tali ma, come si dice comunemente, sono solo malattie dei nervi, isteriche e così via (Ibidem, O.O. 178, a pag. 54).
19 Il Cristo-Sole o l’Io Sono l’Io Sono, quale secondo aspetto della Trinità Divina del nostro Universo, è inafferrabile e incomprensibile alla nostra ragione umana, è troppo grande per comprenderlo tramite il nostro pensiero astratto. L’uomo non è in grado di cogliere col suo pensiero astratto la realtà interiore divina-spirituale del Cristo, può solo conoscere la sua manifestazione attraverso i diversi piani gerarchici cui Egli è l’Archetipo superiore di ogni singola gerarchia, persino della stessa umanità terrena. Solo gli iniziati veggenti che hanno completamente sviluppato le facoltà superiori dell’immaginazione, ispirazione e intuizione sono in grado di seguire e cogliere la manifestazione più alta del Cristo nell’ambito della prima gerarchia, cioè i Troni, Cherubini e Serafini e, portare la saggezza divina quale riflesso nel nostro mondo irreale, cosicché l’uomo possa accoglierlo come verità relativa in rapporto al suo pensiero intellettuale astratto. Rudolf Steiner grazie alla sua facoltà di altissimo iniziato chiaroveggente ha potuto elevarsi fino alla sfera della Parola cosmica dove attraverso la conoscenza della Scienza antroposofica, abbiamo la possibilità di seguire la discesa del Cristo attraverso le cinque “porte spirituali stellari” dello “Zodiaco”, alfine di congiungersi con l’uomo Gesù di Nazareth. Egli dal mondo della Parola cosmica entrò nella sfera delle costellazioni e attraversando la porta dell’Ariete, quale arto inferiore del secondo aspetto della Trinità divina fu conosciuto come “Agnello mistico”. Dopodiché entrando dalla porta opposta della costellazione della Vergine si congiunse con la Divina Sofia cui fu conosciuto come Signore o Kyrios. Poi dopo passando dalla Bilancia entrò nel nostro cosmo solare planetario, ed entrò nella costellazione dello Scorpione-Aquila dove fu conosciuto prima dai Santi Rishi come Visva Karman e poi dopo da Zarathustra, come Ahura Mazdā. Il Cristo continuò la Sua discesa e dalla porta del Capricorno entrò nella sfera degli Arcangeli manifestandosi con diversi nomi quali: «Apollo, Osiride, Mitra, Baldur etc. e nel roveto ardente si manifestò a Mosè come “Io Sono l’Io Sono”». In ultimo, proseguendo la Sua discesa, passando accanto alla costellazione dell’Acquario la quale simboleggia la sfera degli Angeli, entrò nell’ambito terrestre sotto le forze della costellazione dei Pesci, dove unendosi all’uomo di Nazareth nel Giordano, tramite Giovanni il Battista, compì il più grande sacrificio della storia umana quale dio-uomo con l’esperienza della morte sulla croce. Sergej O. Prokofieff nel libro “Le dodici notte sante e le gerarchie spirituali” scrive: «In tal modo abbiamo tre gradini cosmici della discesa del Cristo: Stellare (Ariete), Solare (nei due aspetti, in quanto Vergine e in quanto Scorpione-Aquila) e Lunare (Capricorno). A questi tre aspetti Cosmici o Sacrifici, si aggiunge poi il quarto, legato al sacrificio più grande, il gradino della Terra (sotto il segno dei Pesci) l’unione del Cristo con Gesù durante il Battesimo nel Giordano. In definitiva possiamo definire i quattro gradini della discesa del Cristo dal Cosmo sulla Terra ancora nel modo seguente: primo – stellare (Ariete), secondo-solare, terzo – lunare e quarto – terrestre” (Ibidem pag. 74.