Il Libro quale Maestro moderno e l’Essere Antroposofia IV

Anania restituisce la vista a San Paolo (1631), di Pietro da Cortona

«Sono stato crocifisso con Cristo e

“non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Galati 2,19)

4.Paolo di Tarso I

Affinché possiamo esperire l‘esperienza interiore paoliniana “non io ma il Cristo in me” (quale conseguenza del dramma accaduto a Paolo di Tarso sulla via di Damasco mentre andava ad arrestare per ordine del gran sacerdote del Tempio di Gerusalemme i cristiani della città), occorre che accogliamo in noi prima l’Io superiore, senza del quale la nostra coscienza dell’io umano, verrebbe ottunda dall’Io cosmico del Cristo. Paolo sperimentò e ricevette per “grazia” dal Cristo (similmente agli altri apostoli nel giorno della “Pentecoste”) la discesa dello Spirito Santo su di lui, ossia un principio del Sé spirituale quale primizia della discesa su tutta l’umanità nel sesto periodo di  cultura14 chiamato “Filadelfia”. Egli lo sperimentò più tragicamente dagli altri apostolo, in quanto zelante della legge mosaica e al soldo del potere corrotto del Sinedrio di Gerusalemme, divenne acerrimo nemico dei seguaci del cristianesimo nascente, perseguitando e soffocando chiunque andava contro la legge giudaica e i principi misteriosofici istituiti da Mosè, ormai arrivati al massimo della corruzione con la conquista e l’intromissione prima dal paganesimo di Alessandro (356-323 a. C) e poi dopo dal romanesimo di Cesare (63 a.C. – 14 d.C.). Grazie alla conversione di Damasco, egli si trasformò da acerrimo nemico del cristianesimo in un uomo nuovo divulgatore di fede e di amore tra le comunità cristiane nascenti, preparando sia i cristiani ebrei sia i “Gentili”, cioè i pagani greci e romani, all’evento della morte e risurrezione del Cristo Gesù. Quel Cristo Gesù che ora lo infiammava e parlava attraverso di lui, cui nella lettera alla comunità della Galazia, gli fa pronunciare le famose parole: “Non sono più io che vivo, ma è il Cristo che vive in me” (Galati 2,20). La predicazione con cui Paolo a volte, si rivolgeva ai primi cristiani delle diverse comunità sia pagane sia ebraiche, (il cui grado di coscienza di quest’ultime ancora sognante), era espressa con parole di altissimo livello teologico da essere pressoché incomprensibili, giacché l’Io umano, individuale per molti di loro non era ancora maturo e l’anima ebraica era come dire ancora strettamente sognante e unita al padre Abramo, Per cui non sempre la gente semplice riusciva a capire quel linguaggio filosofico così diverso da quello usato da Gesù di Nazareth attraverso le parabole, cioè tramite delle immagini allegoriche. Tant’è che Pietro interveniva a volte, per stemperare il temperamento oratorio elevato di Paolo, cui la gente non comprendeva; come del resto ancora oggi purtroppo, alcuni concetti delle sue lettere indirizzate alle diverse comunità sia greche sia ebraiche, non sono ancora del tutto compresi dalla teologia moderna, giacché Paolo esprime un linguaggio teologico esoterico quale altissimo iniziato del suo tempo. Sotto un certo aspetto egli esprime nelle sue 13 lettere rivolte appunto alle diverse comunità cristiane nascenti, alcuni concetti escatologici come del resto, alcuni evangelisti, tra cui Matteo e Giovanni, che non sono facilmente comprensibili a un pensiero profano seppur elevato, in quanto essi sono pensieri ispirati dal mondo angelico, attraverso le loro facoltà veggenti.   

Oggi grazie a Rudolf Steiner e alla conoscenza spirituale esoterica della Scienza dello Spirito o antroposofia, abbiamo la possibilità di approfondire e afferrare in un primo momento questi pensieri escatologici degli evangelisti attraverso il pensiero intellettuale astratto, fino a elevarlo tramite un lavoro esoterico meditativo e afferrarli poi dopo, nella loro vera essenza spirituale d’immagine. Occorre però dire che le anime semplici che si avvicinano alla Scienza antroposofica, possono come dire incontrare le stesse difficoltà cui, a volte, alcuni concetti antroposofici non sempre sono afferrabili dal pensiero semplice razionale e occorre per questo ripetere più volte la lettura, riflettendo e meditando il contenuto conoscitivo fino a trovare la “chiave” giusta, di lettura esoterica. Vale a dire che dobbiamo pensare i contenuti di conoscenza antroposofici a tuttaprima in immagini astratte, fino a sviluppare tramite appositi esercizi spirituali, la vera forza immaginativa o, per meglio dire, il pensiero intellettivo veggente che ci permetterà poi di coglierli nella loro vera essenza spirituale.  È un lavoro riflessivo e meditativo cui occorre dedicarsi con fermezza costante, sforzandosi non solo attraverso la nostra facoltà pensante, ma anche con il nostro sentire, cioè con il calore del cuore; in altre parole occorre amare con tutto noi stessi la “conoscenza” alfine di essere ispirati dal nuovo “Spirito Pentecostale”, cercando inoltre di aprirci a un rapporto di fiducia e di amore con Rudolf Steiner, il Maestro dei “Tempi nuovi” e quale messaggero di Michele e discepolo del Cristo. 

L’unione col vero Io del Cristo che Paolo poté realizzare un aspetto spirituale veggente (secondo le facoltà umane presenti all’epoca in uomini maggiormente evoluti) in una sola incarnazione quale grazia divina sulla via di Damasco, la maggior parte dell’umanità potrà realizzarlo solo nell’arco di diversi millenni o periodi di cultura; ma occorre comunque che inizi a porre il primo germe spirituale già nell’arco della nostra epoca che terminerà verso la metà del quarto millennio. Oggi sappiamo tramite la Scienza antroposofica che viviamo nella quinta Epoca Postatlantica e nel quinto periodo di cultura, iniziato nel XV secolo in concomitanza dello sviluppo dell’anima cosciente (circa 1413). Pertanto calcolando che ogni periodo di cultura duri all’incirca 2160 anni, dovrebbe terminare circa nell’anno 3573, dopodiché l’umanità entrerà nel sesto periodo di cultura dove dall’alto del mondo spirituale gli uomini che si saranno preparati, potranno accogliere un principio del Sé spirituale. Infine, nel settimo e ultimo periodo prima della grande catastrofe della guerra di tutti contro tutti, per quelli che avranno accolto l’Impulso del Cristo, e avranno risvegliato in loro la coscienza del Cristo15, potranno accogliere un principio dello spirito Vitale e con esso, l’unione con il “Vero Io del Cristo”, tramite il quale saranno aiutati a superare la grande catastrofe umana. Paolo fu scelto dal Cristo, quale primizia dell’unione futura dell’umanità con il vero nocciolo divino del vero Io umano, ossia l’albero della vita che l’uomo dovette abbandonare dal consesso divino per conquistare la coscienza autonoma e libera dell’io nell’ambito terrestre.Egli fu scelto come “prototipo” umano per ciò che l’umanità deve realizzare in un futuro non molto lontano, giacché Paolo era un uomo, come si è cercato di spiegare fin qui, molto particolare già solo per la sua nascita prematura, inoltre, l’esser nato in una città culturale molto importante all’epoca fiorente e ricca dove visse parte della sua infanzia e giovinezza. Tarso, infatti, era una città dalle origini molto antiche e nello stesso tempo un centro di cultura moderno molto avanzato nei riguardi di alcune metropoli di allora simile ad Alessandria d’Egitto, cui aveva dato i natali oltre che a Paolo anche al famoso filosofo stoico Atenodoro, maestro e consigliere dell’imperatore Augusto cui Emil Book nel suo libro “Paolo” cita molto dettagliatamente, cui possiamo estrarre e sintetizzare un aspetto biografico di Paolo quale sviluppo culturale dell’epoca, vissuto in parte nella città di Tarso:

«Tarso era una città fiorente e ricca e al suo interno veniva sviluppato similmente alla città di Alessandria, un centro culturale di pensiero orientalista cui Paolo aveva potuto accedere già giovanissimo alle diverse discipline spirituali dei tempi antichi e dello stesso giudaismo, cui apprese la venuta tanto attesa del “Messia” che avrebbe restaurato la vecchia concezione antica mosaica irrigiditasi nel fariseismo ebraico e mantenuta pura solo dalla corrente essena. Conobbe certamente la filosofia di uomini quali Atenodoro di Tarso, grande saggio filosofo stoico che era stato consigliere dell’Imperatore romano Augusto e di uno dei più grandi saggi ebraici dell’epoca. Egli era difatti un “Nazireo” e fu discepolo del “Rabbino Gamaliele”, un fariseo di altissima saggezza, inoltre conosceva diverse lingue quali il “greco, l’ebraico, l’aramaico e il latino in quanto cittadino romano, ciò che gli permise di divulgare il cristianesimo a Roma dove morì decapitato sotto il dominio di Nerone presumibilmente nell’anno 67 d.C. (“Paolo”, ed. Arcobaleno).    

Ma il più alto grado iniziatico lo conseguì appunto quando trovatosi sulla via di Damasco per ordine del sommo sacerdote Anania con lo scopo di arrestare i cristiani discepoli di Gesù, venne a un tratto avvolto da una luce accecante che lo fece cadere da cavallo. L’evangelista Luca descrive molto bene negli “Atti  degli Apostoli” l’esperienza di Paolo: 

«Saulo frattanto, sempre fremente per minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda» (Atti 9,1-9).

La luce che avvolse e accecò Saulo era il Cristo che si manifestò attraverso il corpo spirituale di resurrezione del Cristo Gesù, cioè l’Archetipo umano o anima Natanica16 del Vangelo di Luca o, per meglio dire il “figlio di Dio” concepito dalla vergine Maria (Lc 1,26-38). Paolo non resisté alla potenza di questo corpo di fuoco spirituale costituito essenzialmente di puro amore cristico, nonostante fosse stato iniziato nei misteri ebraici, tant’è che lo rese cieco per tre giorni. Egli venne come dire, folgorato sulla via di Damasco a causa della sua cecità spirituale, cui aveva atteso per tanto tempo la venuta del “Messia”, ma non l’ho riconobbe nell’uomo di Nazareth. Era stato per molto tempo in attesa che si verificasse l’evento in cui il Messia tanto atteso e profetizzato dagli antichi Profeti ebraici, avrebbe stravolto e annientato il potere romano istaurando un nuovo giudaismo messianico. Ma non era quello che volevano fargli credere i seguaci di Gesù, che dietro un povero falegname cui finì con la morte ignominiosa sulla croce del Golgotha, potesse nascondersi il liberatore, il re-sacerdote che avrebbe reso umili i re della Terra e che avrebbe liberato dalla schiavitù il popolo d’Israele. Emil Book, scrittore ed esegeta d’indirizzo steineriano sulle origini del cristianesimo nel suo libro citato scrive:

«La rigorosa osservanza delle regole farisaiche aveva condotto Paolo a un punto in cui il mondo soprasensibile cominciava a essere percepito dall’anima in immagini; allo tempo, però, l’avvicinarsi alla soglia comporta affrontare delle prove. Paura e terrore invadono l’anima, tanto più quanto più l’anima è impregnata d’intellettualismo. L’anima troverà la forza di superare la soglia e di penetrare nel regno spirituale solo se potrà coscientemente sperimentare la visione immaginativa e udire, tramite l’ispirazione il mondo spirituale. Il cammino intrapreso inizialmente da Paolo portava solo fino alla soglia. Per questa ragione, le immagini che accompagnavano questo risveglio di una capacità di percezione superiore avevano assunto un carattere visionario che, all’approssimarsi della soglia, si caricava sempre più di terrore, restando, per così dire, sospeso tra il mondo sensibile e il mondo spirituale. Si era così indotti a credere che queste visioni venissero eventualmente realizzate sul piano fisico percepibile: in particolare, la terrificante visione del Giudizio Universale, con il Cristo in veste di giudice cosmico. Il pensiero che il Messia sarebbe disceso in questo modo sull’umanità infondeva necessariamente paura in quelli che erano in attesa della Sua, venuta. Una visione caratterizzata dalla paura della soglia, qual era quella fariseo-giudaica, doveva necessariamente portare fino alle estreme conseguenze il suo carattere dualistico: Dio e l’uomo, Cielo e Terra sono del tutto incommensurabili e incompatibili. Come può la luce vivente di Dio colpire le tenebre che avvolgono l’uomo terreno, come può la potenza del Suo spirito penetrare nella mortale sostanza terrena senza spezzare e incendiare la terra?» (“Paolo”, pag. 78,79 – Ed. Arcobaleno, Venezia). (IV. continua)

Collegno,  1 giugno  2013                                Antonio  Coscia

Aggiornato   1  Novembre 2020

Integrazioni  Antroposofiche

14     L’evoluzione umana si svolge attraverso sette Epoche (in realtà è molto più complessa, ma qui vogliamo prendere in considerazione solo le Epoche di cultura), che la Scienza antroposofica chiama: ”Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, Postatlantica, sesta epoca Postatlantica, e settima epoca Postatlantica”. A sua volta ogni  Epoca si divide in sette periodi di epoca chiamati “periodi di cultura”, cui ognuno dura circa 2160 anni. Attualmente noi viviamo nella quinta Epoca Postatlantica e nel quinto periodo di cultura iniziato nell’anno 1413, quando il Sole durante l’equinozio di Primavera sorgeva nella costellazione dei Pesci. Nel 1413 iniziò anche lo sviluppo di una parte più importante dell’evoluzione dell’uomo che la Scienza antroposofica chiama “anima cosciente”, attraverso la quale nasce e si manifesta nell’anima razionale e nell’anima senziente l’io, umano.  L’uomo attualmente è cosciente nell’anima razionale come Personalità individuale, lo sviluppo dell’anima cosciente richiede che tramite questa l’io terreno si autoriconosca come un che di divino, avente in sé un “Essere” a lui superiore che lo ha sempre guidato. È importante che l’uomo sviluppi l’anima cosciente nell’ambito del quinto periodo di cultura che terminerà all’incirca nel 3573, dopodiché inizierà il sesto periodo di cultura chiamato “Filadelfia” dove per quelli che si saranno preparati  già nel nostro periodo attuale, riceveranno dall’alto un principio microcosmico del Sé spirituale (vedi La Scienza Occulta op. cit.).

15   Dal XX secolo in poi è possibile a ogni uomo risvegliare in sé la coscienza del Cristo trasferitasi durante il quinto sacrificio dell’anima Natanica (Cristo Gesù) che a causa del materialismo sviluppatosi dal XVI secolo in poi, molte anime dopo la morte oscurarono il mondo astrale adiacente alla Terra dove era presente appunto l’anima Natanica  quale portatrice di una parte della coscienza del Cristo. A causa di quest’oscuramento arimanico l’anima Natanica venne come dire soffocata, e a quel punto fu necessario che il Cristo da mondi superiori intervenisse di nuovo per salvaguardare quest’anima umana dal soffocamento e perdita della coscienza dell’io. Per meglio dire, la coscienza cristica di quest’anima angelica di luce, fu come dire soffocata, oscurata da forze materialistiche arimaniche sviluppatesi dal XVI al XIX secolo, da anime umane che varcavano la porta della morte, che causarono uno spegnimento della sua coscienza. Questo richiamò di nuovo l’intervento del Cristo che accolse in sé questa sfera nera del materialismo, risvegliando così l’anima Natanica, questa volta però nel Sé spirituale, da cui determinò come conseguenza nel mondo terrestre, una rinascita della coscienza del Cristo entro le anime umane – esiste per questo una legge spirituale che Rudolf Steiner rivela dicendo che: “Tutto ciò che muore in una sfera superiore, risorge in una sfera inferiore” (vedi in questo Blog : “Epoca dei Pesci o dell’Acquario?”).

16       L’anima Natanica o Adamitica, è una parte dell’anima di Adamo cui fu tolta prima che fosse tentato dal «Serpente» ossia, dall’Angelo dell’ostacolo chiamato Lucifero, rappresentato dal simbolo paradisiaco dell’albero del bene e del male. Ossia per capire un po’ meglio questa simbologia occulta abbastanza complessa, diciamo che l’anima umana, cioè Adamo, figlio di Yahve o Yehovah, era un essere casto e puro che viveva nel «Paradiso terrestre» in una sorta di coscienza istintiva simile all’animale, per cui non in grado di discernere il bene dal male. Affinché egli potesse elevarsi allo stesso livello degli Dei creatori, fu permesso di «mangiare la mela» (mela vuol dire “Manas”, Mente, ossia la ragione che fa di un essere un individuo) cioè  di accogliere in sé la conoscenza luciferina in modo da distinguersi dagli Dei e imparasse a discernere il bene dal male arrivando a sviluppare l’autocoscienza autonoma e libera.  Ma  prima che fosse tentato dal «Serpente», in altre parole Lucifero,  gli fu tolta una parte della sua purezza animica (una parte del corpo astrale e del corpo eterico) e trattenuta nel mondo spirituale insieme all’albero della vita. L’anima Natanica è quell’anima che il vangelo di Luca fa risalire attraverso la genealogia di Giuseppe fino a Davide, da questi ad Abramo e fino ad Adamo, e infine a Dio stesso.  È quell’anima adamitica o natanica che s’incarnò per la prima volta nel bambino Gesù di Nazareth dove è detto «figlio di Dio», nato per opera dello Spirito Santo, il quale è la stessa anima che festeggiamo a Natale quale bambinello divino. In questa nota non può che essere dato un aspetto poco esauriente, per cui chi interessato è rimandato al libro antroposofico: «Il Vangelo di Luca O.O. 114, ed. Antroposofica Milano».

L’Antroposofia quale impulso futuro per il ricordo della vita passata.

L’Antroposofia quale impulso futuro per il ricordo della vita passata”.

Da questo stralcio di conferenza tenuta a Norimberga il 3 dicembre 1911, dal titolo: “Fede, Amore e Speranza”, Rudolf Steiner spiega l’importanza per la nostra epoca o periodo di cultura, di accogliere la legge del karma e della reincarnazione, in quanto che nella prossima incarnazione ogni anima avrà la possibilità di guardare nella sua vita passata e trarne le conseguenze nella sua nuova incarnazione per il corso del suo destino o della sua meta, quale pareggio karmico della vita attuale. Ciò però potrà farlo solo chi in questa incarnazione ha accolto i misteri del karma umano e della reincarnazione, come spiegato attraverso la conoscenza della Scienza antroposofica, giacché agirà come forza di ricordo della coscienza dell’io dell’incarnazione attuale. Per chi invece non ha accolto l’Antroposofia, avrà difficoltà nel ricordare questa incarnazione per il fatto che non ha sviluppato le adeguate forze di memoria che possono essere sviluppate solo attraverso un cosciente cammino spirituale. Un maggiore approfondimento può essere fatto attraverso i diversi libri di cristologia e del karma reperibili in qualsiasi libreria o, direttamente dall’Editrice Antroposofica di Milano, qui è dato uno stralcio della conferenza citata cui possiamo riflettere su quel che Rudolf Steiner in merito dice:

«Così vediamo che la particolare coscienza dell’io che l’uomo ha oggi non risale a tante incarnazioni, come generalmente si crede: basterebbe risalirne alcune per non trovare il sentimento dell’io qual è caratteristico per l’uomo d’oggi, e poiché il sentimento dell’io è in stretto rapporto con la memoria, non deve stupirci se oggi per molti non è ancora iniziata la capacità di ricordare le proprie precedenti incarnazioni. L’uomo non ricorda nemmeno quello che gli è successo nei suoi primi anni di vita, perché in essi il suo sentimento dell’io non si era ancora formato, e si spiega perciò che l’uomo non può ricordare oggi le sue precedenti incarnazioni, poiché in esse non si era ancora formato il sentimento dell’io. Ma oggi siamo nel periodo di trapasso in cui si è formato il sentimento dell’io e in cui si formano le forze che susciteranno nelle prossime incarnazioni la necessità di ricordare le incarnazioni precedenti … Tra le facoltà che sorgeranno sempre più, ci sarà anche quella per la quale gli uomini affermeranno che non possono far a meno dal guardare a ritroso alle proprie incarnazioni precedenti. Pensiamo dunque: nelle prossime incarnazioni delle anime presentemente incarnate, si presenterà la forza interiore di guardare a ritroso e di riconoscersi in tale visione retrospettiva. Ma per chi non avrà conosciuto i pensieri sulle vite terrene ripetute, il ricordo retrospettivo diverrà un terribile tormento. Il non conoscere i segreti delle vite terrene ripetute diventerà tormentoso per gli uomini nei quali vorrebbero emergere le forze che parlerebbero loro di tempi precedenti, ma che non potranno emergere perché essi avevano trascurato di rendersi consapevoli delle grandi verità sui misteri delle vite terrene ripetute. Non aver praticato queste verità misteriosofiche, annunciate oggi dalla Scienza dello Spirito o antroposofia, non significa solo aver trascurato delle teorie, ma anche trasformare in tormento la vita delle incarnazioni successive. Questo avviene proprio nell’epoca di transizione nella quale ci troviamo … Se dunque vediamo attorno a noi gente che c’è cara, ma che rifiuta l’Antroposofia, che si dichiara persino suo nemica giurata, non dobbiamo disperarci troppo. È pur vero, e l’antroposofo dovrebbe riconoscerlo, che non tener conto della scienza spirituale o dell’Antroposofia significa per le future incarnazioni l’inizio di una vita di tormento, è vero e non va preso alla leggera, ma d’altra parte, chi ha cari amici o conoscenti che non ne vogliono sapere di Antroposofia, può dirsi: se sono ora un buon antroposofo, con le forze che mi rimarranno quando avrò oltrepassato la porta della morte, poiché ci sono anche le linee di collegamento viventi tra vivi e morti di cui abbiamo parlato, troverò bene l’occasione di portare soccorso a quelle anime umane; dato che ora l’intervallo tra morte e nuova nascita è più corto, esse avranno la possibilità di conoscere le verità misteriosofiche che gli uomini devono accogliere per evitare che le loro prossime incarnazioni si trasformino in tormenti. Non tutto è dunque perduto» (Fede, amore e speranza, O.O. 130,  pag. 34 e seguenti).

Collegno,  11  settembre  2020                                              Antonio  Coscia

Come superare l’angoscia animica del presente III

Tiziano , la Pentecoste, Basilica di S. Maria della salute, Venezia
Tiziano, la Pentecoste, Basilica di S. Maria della salute, Venezia.

«La preghiera è anch’essa un atto di ordine magico, tanto più efficace, quanto meno si chieda qualcosa per sé. Si può pregare per sé, ma in tal caso la preghiera dev’essere soltanto comunione con il Divino, senza alcuna richiesta, senza altro contenuto se non il segreto pensiero che sia Esso a scegliere o a decidere per noi».  (Massimo Scaligero)

Come superare l’angoscia animica del presente III

Quest’immagine macrocosmica divina superiore fu creata dai sette Elohim15solari creatori (da cui l’Elohah lunare Yahve-Elohim (Signore Dio) trasse poi l’immagine microcosmica inferiore umana di Adamo) attraverso un procedimento difficilmente comprensibile per chi non abbia ancora avuto modo di avvicinarsi alla Scienza esoterica antroposofica che viene menzionato nella prima parte della Bibbia in “Gen. 1,27” e da Rudolf Steiner nel suo libro “Genesi O.O.122”, pag. 117-119. Nella Cabala mistica ebraica è invece conosciuto come “Adam Qadmon”, cioè l’uomo del principio, la vera immagine divina cui il Cristo separò dall’uomo insieme alla triade divina superiore16 alla fine dell’Epoca Iperborea quando Sole, Luna e Terra, formavano ancora un solo corpo cosmico, ossia quando il Sole nell’equinozio di primavera sorgeva nell’Epoca dei Pesci. Oggi viviamo di nuovo nell’epoca dei Pesci, in cui l’uomo deve realizzare l’espressione più alta dell’io umano nell’anima cosciente17, ossia in quella parte dell’anima più strettamente congiunta al Sé spirituale dove l’uomo prenderà coscienza di essere un che di divino  rispecchiato di un essere a lui superiore che lo ha sempre guidato dal mondo spirituale verso quel destino doloroso determinato dal suo karma terreno, quale causa della sua imperfezione.  Il Cristo dopo essere disceso nel quarto periodo greco-romano della nostra quinta Epoca Postatlantica (quando il Sole durante  l’equinozio di primavera sorgeva nell’Epoca dell’Ariete), e dopo aver compiuto attraverso l’incorporazione di Gesù di Nazaret l’evento del Golgotha, è di nuovo presente nell’ambito astrale terrestre, questa volta però in un corpo eterico di luce come aveva promesso, in concomitanza del Sole che nasce di nuovo durante l’equinozio di primavera, a dieci gradi dalla costellazione dei Pesci.

Per questo è importante conoscere e distinguere queste tre Individualità divine-umane nel loro operare nell’ambito terrestre e nell’anima umana. A chi di loro andrebbe rivolta la nostra preghiera affinché possano illuminarci sui nostri errori e concederci la forza per superare le nostre prove? All’Entità divina del Cristo, al Cristo Gesù cioè il figlio di Dio (Lc 1,26-38), ovvero l’antico Adamo celeste o archetipo umano, o all’uomo-dio Gesù di Nazareth dietro cui si cela il Maestro Gesù ossia l’antica Individualità di Zarathustra il Fondatore della religione persiana? È una scelta che l’uomo deve compiere, e può farlo solo attraverso la conoscenza della corrente esoterica del cristianesimo rosacruciano confluito nell’Antroposofia.  Nel vangelo di Luca è scritto: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9); dipende, però a chi bussiamo, dove cerchiamo e il modo con cui chiediamo, affinché ci sia dato ciò che abbiamo bisogno per superare le nostre prove e progredire spiritualmente verso la nostra meta divina-umana. È un tema che ho già cercato di affrontare in un altro articolo del blog18 e che senz’altro richiede un maggiore approfondimento che può essere trovato nell’ampia conoscenza cristologica delle conferenze tenute da Rudolf Steiner, in diverse città del mondo occidentale. In queste conferenze Rudolf Steiner ci svela il mistero dei due bambini Gesù, in modo particolare nel “Vangelo di Luca” O.O.114. Qui, possiamo spiegare brevemente che affinché il Dio solare (Cristo) potesse incorporarsi in un uomo, occorreva un Messia che avesse riunito in sé le due correnti regale e sacerdotale possedute dal grande Manu divino-umano Melchisedec19, cui dopo di lui vissero separate nel popolo ebraico antico fino a riunirsi di nuovo nel re Davide. Da Davide, si separarono di nuovo attraverso i due figli Salomone e Nathan, di cui la corrente regale si sviluppò attraverso il primo figlio il re Salomone e i successivi re che ne seguirono, fino al loro discendente Giuseppe nativo di Betlemme. La corrente sacerdotale fu accolta invece dal secondo figlio Nathan, e si sviluppò attraverso tutte le generazioni dei sacerdoti dell’ebraismo antico fino all’ultimo discendente Giuseppe, nativo di Nazareth. Per questo i Vangeli narrano in modo velato la biografia di due bambini Gesù, nati da due generazioni ebraiche diverse, di cui una discendente regale che va da Abramo a Giuseppe e da questi a Gesù, e l’altra ascendente sacerdotale che va da Gesù figlio di Giuseppe ad Abramo, e da questi ad Adamo fino a Dio stesso. Rudolf Steiner dice che nella biografia genealogica del Vangelo di Matteo, è narrata l’incarnazione del grande iniziato solare e discepolo del Cristo, cioè l’Individualità umana di Zarathustra che nasce in casa da genitori nativi di Betlemme dove vanno a trovarlo i Magi suoi discepoli, cui viene menzionato nelle conferenze cristologiche antroposofiche come Gesù Salomonico discendente dal re Salomone. Nell’altro bambino che nasce anche lui a Betlemme alcuni mesi dopo da una coppia di genitori nativi di Nazareth, (che a causa del censimento voluto da Cesare Augusto, si recano a Betlemme laddove Maria partorisce il figlio Gesù nella mangiatoia per animali vicino all’Ostello che non aveva più posto per ospitarli), s’incarna l’anima Celeste di Adamo, l’archetipo umano dell’umanità non toccato dalla tentazione di Lucifero, cioè il figlio di Dio che viene promesso a Maria dall’Arcangelo Gabriele. Nella biografia genealogica del Vangelo di Luca, quest’anima adamitica viene generata dalla vergine Maria attraverso l’adombramento dello Spirito Santo, dove Maria resta incinta senza aver conosciuto Giuseppe il suo sposo. Ciò però nel mondo umano non è possibile senza la fecondazione dell’ovulo femminile da parte di uno spermatozoo maschile, nemmeno Dio può evitarlo senza violare le leggi fisiche che Lui stesso ha creato nel mistero della nascita, cui l’uomo è generato attraverso l’atto sessuale tra due esemplari umani maschio e femmina.  Secondo le comunicazioni di Rudolf Steiner ciò è ovviato dai sacerdoti esseni cui conoscevano il modo di ingravidare la donna attraverso la manipolazione dei due corpi eterici di una coppia, facendoli dormire insieme nel Tempio dove lo Ierofante appunto, unendo i due corpi eterici cui nell’uomo è femminile e nella donna è maschile, ingravidava la donna senza che avvenisse l’atto sessuale tra i due.  Alfine che fosse preparato un Messia avente in sé le due correnti regale e sacerdotale, occorreva però che i due bambini Gesù si unissero insieme in un solo corpo; ciò avvenne con l’aiuto dei sacerdoti della corrente essena dove l’Io superiore di Zarathustra si separò dal bambino Gesù salomonico e s’incorporò nell’altro bambino dodicenne Gesù di Nazareth, discendente dalla corrente del sacerdote Nathan. Egli poté così preparare e perfezionare gli involucri animici di Gesù di Nazareth, cioè il corpo senziente o astrale, l’anima senziente e l’anima razionale, quale nucleo dell’anima umana entro la quale si manifesta l’Io umano inferiore o la Personalità umana. Zarathustra elaborò e perfezionò, allargando come dire l’anima di Gesù di Nazareth fino al momento del Battesimo nel Giordano, dove all’età di trent’anni lasciò quel corpo puro e perfetto sacrificandolo all’Altissimo Dio solare (Cristo). Cosicché Gesù di Nazareth divenne il Cristo in Gesù, ossia il Messia o l’unto del Signore o, il portatore del Cristo che dovette superare il mistero iniziatico della croce sul Golgotha, cui è riferita la sua esclamazione prima di morire: “Elì, Elì, lemà sabactàni! Mt 27,46”; che secondo Rudolf Steiner significa: “Dio mio, Dio mio quanto mi hai glorificato!”.

Volendo maggiormente chiarire questo mistero divino alquanto complesso, possiamo descriverlo sotto l’aspetto corporeo, animico e spirituale di Gesù di Nazareth. Per cui dietro l’aspetto fisico corporeo (Corpo), si cela una manifestazione come citato dell’altissimo iniziato solare Zarathustra che conosciamo come Maestro Gesù; sotto l’aspetto animico-astrale (Anima), si cela una manifestazione dell’archetipo dell’umanità, ossia l’Adamo celeste, non ancora contaminato dall’influsso luciferico e da un frammento del fuoco divino donato da Jehovah, cioè l’Io superiore dell’umanità, cui nella Bibbia è menzionato come “Signore Dio” o l’Elohim-Yahve (Genesi 2,4). Infine, sotto l’aspetto spirituale (Spirito), si manifesta il Cristo, il Logos divino, l’Io Sono l’Io Sono o, la manifestazione del secondo aspetto della Trinità divina universale, cioè il Dio Figlio,20cui è conosciuto tramite la chiaroveggenza di Giovanni il Battista sotto l’aspetto di “colomba”, ossia il simbolo dello Spirito Santo che procede dal Cristo e che si posa immaginativamente sul capo di Gesù di Nazareth, (Mt 3,16). Queste tre Entità individuali divine-umane, nel momento del Battesimo nel Giordano si compenetravano spiritualmente una nell’altra, è quindi molto importante che impariamo a distinguerle similmente come distinguiamo il “corpo, l’anima e lo spirito” nell’uomo.  Continuando la similitudine riferita agli involucri umani-spirituali di Gesù di Nazareth, possiamo allora dire che l’apostolo Matteo descrive il corpo di Gesù quale sintesi evolutiva della genealogia ebraica che va da Abramo a Gesù di Nazareth, attraverso tre volte quattordici o sei volte sette generazioni secondo i misteri esoterici della corrente dei sacerdoti esseni (3×14 o 6×7=42). Nel libro “Il vangelo antroposofico di Matteo”, Rudolf Steiner ci svela che per purificare e perfezionare il corpo fisico secondo l’iniziazione essena, occorrevano sette volte sette generazioni cioè quarantanove (7X7=49). Per il discepolo Matteo invece, le facoltà animiche-spirituali di Abramo si manifestano già dalla quarantaduesima generazione in poi attraverso un esemplare perfetto del popolo ebraico, cioè nel bambino salomonico Gesù-Zarathustra, nato dai genitori nativi di Betlemme (Mt 2,1-11).  Marco invece, descrive il corpo eterico del Cristo-Gesù, ossia il corpo originario delle pure forze plasmatrici eteriche prima che fossero corrotte da Arimane (Satana o Mefistofele) e rappresentate da Gesù di Nazareth del vangelo di Luca, quale archetipo umano delle pure forze originarie paradisiache celesti. Dobbiamo sapere che il corpo eterico è un corpo armonico costituito da quattro eteri, cioè: “Etere di calore, etere di luce, etere del suono ed etere della vita, che  provengono da tre antiche evoluzioni cosmiche della nostra Terra21 (inteso come il nostro sistema solare), quale dono della prima e della seconda gerarchia spirituale.22  Durante l’Epoca Atlantica gli Dei tolsero da Adamo dopo la cacciata dal Paradiso terrestre, i due eteri superiori, cioè l’etere del suono e l’etere della vita con i quali l’uomo aveva la possibilità di autofecondarsi e di creare un altro suo simile, cosicché non diventassero preda di Arimane che avrebbe in tal caso messo in pericolo tutta l’evoluzione futura dell’umanità. Essi lasciarono ad Adamo ed Eva dopo la separazione dei sessi, solo l’etere di calore e l’etere di luce, per cui la fecondazione divenne possibile solo attraverso l’atto sessuale tra il maschio e la femmina, e quelle forze superiori non poterono più  essere presenti nelle generazioni seguenti. Già prima durante l’Epoca Lemurica, prima che Lucifero tentasse Adamo, gli Dei sottrassero una parte del suo corpo astrale che si divise in due parti: “Una parte di esso restò luminoso entro il quale gli Dei fecero fluire un frammento del loro fuoco creatore, cioè l’Io umano; l’altra parte oscuratasi a causa appunto della tentazione luciferica, prese la via dell’incarnazione terrena unendosi al fuoco terrestre più di quanto gli Dei non avrebbero voluto. Per cui la parte astrale più pura e la parte eterica superiore non toccata dagli spiriti degli ostacoli  a cui gli Dei fecero fluire più tardi ancora un loro frammento di fuoco, cioè un Io umano, divenne  l’archetipo dell’umanità trattenuto e protetto dall’Arcangelo Michele nel mondo solare; è questo il figlio di Dio, il Cristo Gesù che divenne l’unto del Signore in grado di accoglierlo per tre anni nella sua anima, grazie all’intervento del Battista, e vivere il dramma della storia umana-universale  attraverso la solitudine della crocifissione fino alla morte e resurrezione da parte del Cristo: l’Io Sono l’Io Sono.  (III. Continua)

Collegno, 5 aprile 2020 Antonio Coscia

Aggiornato,   Settembre  2020Ultimo agg. Aprile 2023

Note Antroposofiche

15    Gli Elohim  sono i sette creatori dell’uomo che, come abbiamo già accennato, appartengono alla gerarchia degli Spiriti della Forma o Exusiai, sono conosciuti in italiano col nome di Potestà”. Quando essi decisero di creare l’uomo presero coscienza che mancava loro qualcosa cui non erano in grado di dare all’uomo, cosicché chiesero aiuto alla “Divinità Suprema”, la quale diede una parte del Suo “Fuoco divino creatore”, ossia ciò che abbiamo chiamato il “Vero Io o Scintilla divina”. Rudolf Steiner dice che per realizzare questo, essi dovettero trascendere loro stessi unendo insieme le loro facoltà creatrici  in una perfetta sintesi  spirituale, da cui  crearono un essere settemplice che Rudolf Steiner chiama “ Elohimità”, ossia una “Entità Sobornica”, la quale è costituita da ogni singolo Elohim o Spirito della Forma, avente in sé tutte le facoltà spirituali dei sette Elohim creatori. Grazie a quest’Elohimità che fu possibile agli Elohim creatori elevarsi fino alla sfera della “Parola creatrice” da dove accolsero il Logos umano e formare l’Adam Qadmon, come citato. Questa Elohimità è ciò che nella Bibbia (Gen 2,4) è chiamato Yahve-Elohim (Signore Dio). È un pensiero molto complicato da afferrare per chi ha poca conoscenza dell’Antroposofia, ma occorre dire che solo in questo modo gli Elohim potevano creare l’Uomo quale decima gerarchia divina-umana alla quale dare l’autonomia, alfine potesse un giorno divenire simile agli stessi creatori, e,  di andare anche più oltre gli stessi creatori! Uno degli Elohim cui pensiamo sia la guida centrale dei sette spiriti creatori solari, lasciò la sua parte solare superiore sul Sole e si trasferì sulla sfera lunare dov’è conosciuto col nome di Jehovah o Yahveh, dove svolge diversi compiti di contrasto e di equilibrio nei riguardi degli spiriti degli ostacoli. Egli divenne la guida del popolo ebraico entro il quale si manifestava tramite il suo messaggero  l’Arcangelo Michele, ed è considerato erroneamente come  il Dio cosmico assoluto. La differenza tra Cristo e Jehovah è la stessa tra il Sole e la Luna; per cui come la Luna riflette i raggi del Sole, così Jehovah è la manifestazione attraverso cui operava e opera il Cristo quale: “Io Sono l’Io Sono”.

16 Abbiamo già detto che l’evoluzione umana passa attraverso sette stati di coscienza cosmici-macrocosmici che abbiamo chiamato: ”Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano, dove l’Io umano  oltre a sviluppare degli stati di coscienza sempre più elevati, sviluppa anche degli arti cosmici umani attraverso cui l’Io umano si sviluppa e si perfeziona sempre più elevandosi a mondi gerarchici sempre più alti che vanno dalla sfera terrena umana fino ai Serafini. Per questo l’Io umano è avvolto da una doppia natura di cui una inferiore peritura costituita da un corpo fisico, un corpo eterico e un corpo astrale; e una superiore divina costituita da arti germinali quali dono della prima gerarchia superiore, cioè il Sé Spirituale, lo Spirito Vitale e l’uomo Spirito, che l’Io umano deve sviluppare nei futuri stati di coscienza superiori di Giove, Venere e Vulcano. Egli però già nell’ambito evolutivo terreno deve in parte sviluppare questi tre corpi germinali superiori durante la nostra quinta Epoca Postatlantica e nelle due Epoche future Postatlantiche, in modo da superare il gradino umano, altrimenti resterà indietro come spirito luciferico dell’ostacolo nel prossimo eone di Giove.

17    L’Anima cosciente o anima dell’intelletto, è la quintessenza dell’anima umana attraverso cui l’io umano, esprime quella parte più essenziale di sé come pura essenza della vera volontà umana tramite la quale, l’«io risvegliato» può, autoconoscersi e afferrarsi come un essere autonomo e libero avente in sé un che di divino, che è però congiunto a un essere a lui superiore o Io superiore, che lo ha sempre diretto verso quel destino doloroso dovuto alla sua imperfezione.  In pratica è quella parte più profonda dell’anima umana congiunta al Sé Spirituale, attraverso cui l’io umano può afferrarsi e riconoscersi come un essere divino: ossia come il «dio nell’uomo». Nel libro la «Scienza Occulta» Rudolf Steiner scrive: «L’uomo, tramite l’anima cosciente può trovare in sé un che di divino, perché la sua più caratteristica essenza proviene dal divino. Per mezzo dell’anima cosciente l’uomo raggiunge la vera conoscenza interiore di sé stesso, così come per mezzo del corpo astrale raggiunge una conoscenza del mondo esterno (…) .  Nell’anima cosciente comincia a rivelarsi la vera natura dell’io. Poiché mentre attraverso la sensazione e l’intelletto, l’anima si abbandona ad altre cose, come anima cosciente essa afferra la sua propria essenza (…). Quindi l’io non può essere percepito dall’anima cosciente in altro modo che per mezzo di una attività interiore (…) estraendo dalle sue profondità la sua propria essenza, per poterne acquistare coscienza. Con la percezione dell’io (con l’autoconoscenza) comincia un’attività interiore dell’io (…). La forza che svela l’io nell’anima cosciente è quella stessa che si manifesta ovunque altrove nel mondo; solo nel corpo e nelle parti costitutive inferiori dell’anima essa non appare direttamente, ma si rivela per gradi nei suoi effetti (…). [Questa forza] che penetra come goccia nell’anima cosciente è quello che la scienza occulta chiama spirito. L’anima cosciente si collega così con lo spirito, il quale è la parte nascosta di tutto ciò che è manifesto» (pag. 56-57-58).    

Occorre ancora dire che lo sviluppo dell’anima cosciente se rettamente realizzato attraverso la via iniziatica moderna rosicruciana o Antroposofia, conduce l’uomo alla trasformazione del suo pensiero concettuale astratto, in un pensiero intellettivo vivente immaginativo, vale a dire, allo sviluppo occulto della chiaroveggenza immaginativa tramite cui possiamo, entrare in rapporto con le entità del mondo astrale della terza gerarchia, cioè gli Angeli, Arcangeli e Archai).  Vedi anche la nota 8. di 1.Note Integrative Antroposofiche) nel blog, “Pensieri Antroposofici dell’Anima.

18   https://pensieriantroposofici.blog/.

19    Incontriamo Melchisedek nei versetti della Genesi (Gen14,17), dove è menzionato quale sacerdote del Dio Altissimo El-Eljon (una divinità semita superiore a Yahve o Jehovah) e re di Salem (Gerusalemme), il quale va incontro ad Abramo benedicendolo e offrendogli pane e vino.  In realtà dietro a questo incontro, Abramo viene iniziato nei “Misteri del Pane e del Vino”, cioè viene introdotto nei misteri del “Cosmo” e nei misteri profondi occulti, del “sangue  umano”. In Melchisedek abbiamo un altissimo iniziato dei misteri solari che quale  discepolo del Cristo, già nell’Epoca Atlantica si manifestava come unificatore delle due correnti re-sacerdote nell’oracolo centrale del Sole, e quale Maestro iniziatore dei sette Rishi, i fondatori della cultura Paleo – indiana, incorporando nel loro corpo eterico, il corpo eterico dei  sette Arcangeli guida dell’Epoca Atlantica. Egli iniziò anche Zarathustra il fondatore della cultura Paleo – persiana che  a sua volta, ebbe due discepoli: “Ermete e Mosè”,  ai quali  trasmise i “Misteri dello Spazio” a Ermete che fondò la cultura egizia, e a Mosè il liberatore e riformatore del popolo ebraico, i “Misteri del Tempo” dai quali  nacque “il Pentateuco”, ossia  la storia dell’umanità antica e in modo particolare, la missione del popolo ebraico raccolti molto tempo dopo, nel libro biblico dell’Antico Testamento. Possiamo ancora dire che grazie alla Scienza antroposofica, sappiamo che dietro a Melchisedek si celi la Personalità divina – umana   di Noè, il quale durante la catastrofe del “Diluvio Universale” aiutò l’umanità di Atlantide  guidando quella parte più evoluta fino alle altissime vette del Tibet, da dove fondò  la base per lo sviluppo della quinta  Epoca Postatlantica.

20    Il Dio Figlio comprende la sfera della Trinità Divina Superiore, la quale per antonomasia è definita nell’esoterismo cristiano-rosicruciano, la sfera del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, cui nessuno iniziato per quanto elevato possa essere potrà mai raggiungere questa sfera altissima luminosa divina; solo i Serafini possono guardare per così dire in faccia Dio, da dove ricevono i “Piani Celesti” quale Volontà Superiore da attuare nel cosmo stellare. È questa la sfera da dove è stato generato il Cristo quale emanazione della Divinità Trina affinché l’umanità possa realizzare la sua meta divina quale decima gerarchia della “vera libertà e del vero amore cosmico umano”.

21  L’origine della nostra Terra, secondo la Scienza antroposofica a orientamento cristiana-rosicruciana, dobbiamo collocarlo in un periodo antichissimo che comprende tre eoni o stati di coscienza antichi che abbiamo chiamato “Saturno, Sole e Luna”, attraverso i quali la Terra (qui per Terra è inteso tutto il nostro sistema solare), era una sfera oscura di calore che si espandeva fino al pianeta Saturno attuale. Dopo una pausa cosmica che chiamiamo “Pralaya”, si è come dire di nuovo incarnata trasformandosi in una sfera oscura di calore che si espandeva fino al limite del pianeta Giove attuale. Dopo qualche tempo, cominciò a trasformarsi in una sfera di calore-aria nella sua parte più esterna, mentre nel centro del suo nocciolo era formato da una materia più sottile di etere di calore ed etere di  luce. Un uomo che fosse stato nelle vicinanze non avrebbe potuto vedere nulla giacché tutta la sfera era ancora invisibile all’occhio umano, ma non per un occhio chiaroveggente il quale avrebbe visto una sfera oscura all’esterno, mentre all’interno gli sarebbe apparsa come una lucciola d’estate.

22   Alla prima gerarchia spirituale fanno parte i Serafini o Spiriti dell’amore, i Cherubini o Spiriti dell’Armonia e i Troni o Spiriti della Volontà, attraverso i quali operano le forze del Padre. Alla seconda gerarchia spirituale appartengono le Dominazioni (Spiriti della Saggezza, o Kyriotetes), le Virtù (Spiriti del Movimento, o Dynameis) e le Potestà o Elohim (Spiriti della Forma o Exusiai), tramite i quali operano le forze del Figlio. Abbiamo poi la terza gerarchia spirituale cui fanno parte le Archai (Spiriti della Personalità, Spiriti del Tempo o Principati), gli Arcangeli (Spiriti del Fuoco) e gli Angeli (Spiriti del crepuscolo), attraverso i quali operano le forze dello Spirito Santo.

Come superare l’angoscia animica del presente II

Michelangelo Buonarroti – Crocifissione_Redonda_Logroño (La Rioja, Spagna).

Come superare l’angoscia animica del presente II

Occorre saper interpretare i “segni dei tempi” e il giusto significato della preghiera, in modo da non ripetere frasi vuote di cui non è più compreso il vero significato della loro intima essenza quali sono state ispirate da uomini sacri. Purtroppo, non abbiamo potuto approfondire quest’aspetto esoterico della preghiera a causa del problema del virus corona. Ebbi comunque già modo di dire che affinché la preghiera possa raggiungere il suo giusto effetto debba trasformarsi in una meditazione e, allo stesso modo, la meditazione quando il suo scopo è di elevarsi al mondo spirituale debba trasformarsi in una preghiera, affinché possa avere il suo effetto catartico e vitale nei nostri corpi animici.  Pregare vuol dire arrivare a toccare col cuore la fonte di vita spirituale che è in noi stessi, attraverso cui veniamo rivitalizzati dalle forze sopite che sono in tal modo risvegliate e attivate, avendo così la forza per superare le prove della vita. È la forza della vera “fede” che il Cristo chiedeva alle persone ammalate per guarire, che è in noi stessi, nel profondo del corpo astrale (anima). È quella fede che ci viene indicata nel senso dei Vangeli e che possiamo riassumere così:

“Ha fede chi accoglie in sé il Cristo, in modo da farlo vivere in sé; in modo che il Cristo viva in lui, non solo come un recipiente vuoto che ha potuto accogliere il Cristo in quanto svuotatosi dell’egoismo umano, ma che appare ora come un recipiente che è pieno di un contenuto traboccante, e questo contenuto traboccante è l’amore cosmico-umano del Cristo nell’uomo” (Vangelo di Luca O.O. 114, pag. 171).

Non è dunque una punizione divina o l’intromissione diabolica di spiriti demoniaci cui hanno perpetrato ai danni dell’umanità, mandandoci la malattia karmica da coronavirus (COVID-19), ma siamo stati noi stessi ad averla causata col nostro atteggiamento egoista, nazionalista, sovranista, e tutto ciò che in questi anni ha teso a separarci dall’altro, a mantenere lo status quo antico Jahvista di popolo che non si apre al nuovo spirito di comunità universale, allo spirito dell’umanità Michele-Cristo.6 Anche le preghiere di papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio), non tendono a una giusta riflessione di questa pandemia, giacché la teologia cattolica dichiara eretico chi crede nella reincarnazione e nella credenza dell’esistenza dello spirito nell’uomo. Per questo egli si limita sempre a chiedere perdono a Dio, invece di stimolare i fedeli affinché prendano coscienza dei loro errori e del loro peccato di omissione verso gli altri cui può essere compensato soltanto tramite il dolore, la sofferenza e la malattia. Difatti, le prove dolorose, sono a volte l’unico strumento cui l’anima può perfezionarsi e redimersi cosicché non continui a sbagliare commettendo sempre gli stessi errori in ogni vita terrena che segue. In modo ripetitivo quale appartenente alla corrente gesuitica, egli prega Gesù (al contrario di papa Wojtyla che rivolgeva invece, le sue suppliche sempre al Cristo) affinché non ci lasci soli in balia di questo flagello, e pensa che come Gesù pianse davanti alla tomba del Suo amico Lazzaro, possa piangere senz’altro anche con noi quest’oggi, per questa pandemia. Volendo sorvolare senza alcun giudizio sui fatti menzionati da papa Francesco, cui un’analisi più accurata tramite la conoscenza esoterica della Scienza dello Spirito, ci darebbe la possibilità di interpretare in modo diverso il rapporto d’amore esistente fra il Cristo Gesù e alcuni discepoli a Lui più vicini, come Lazzaro, sua sorella Maria di Betania e Maria di Màgdala o Magdalena. Potremmo allora capire che il Cristo incarna la vera sostanza dell’amore cosmico per cui non faceva alcuna distinzione tra l’uno o l’altro discepolo; Egli per così dire, aveva un rapporto più intimo di amore particolare con Lazzaro e Maria di Màgdala, secondo l’antico rapporto iniziatico che esisteva allora tra Maestro e discepolo che li univa inseparabilmente anche dopo la morte. Questo legame antico profondo tra Maestro e discepoli venne rinnovato dal Cristo, per cui venne interpretato nella forma sbagliata da alcuni discepoli, (e ancora oggi non è compreso nel modo giusto dai teologi cattolici) cui non avevano ricevuto lo stesso tipo d’iniziazione intuitiva che permise soltanto a Maria di Màgdala e a Lazzaro, di essere sotto la croce del Golgotha fino alla morte del Cristo Gesù. Inoltre, occorre dire che Dio non può piangere con noi in quanto non avrebbe senso, perché l’effetto di questa pandemia, è una conseguenza creata dall’uomo stesso per la mancanza di coscienza verso le leggi e l’armonia che regolano la “natura” la quale, è manifestazione di Dio.

Tocca all’uomo quindi, correre ai ripari nel redimersi e riscattarsi verso gli esseri della natura, ripristinando l’ambiente naturale in cui vive, cioè l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra e da tutte le sostanze nocive che l’umanità nel suo sviluppo tecnologico e scientifico ha creato quale effetto dell’emancipazione dell’uomo, dal XVI secolo in poi. Se pensiamo agli scarichi dei gas degli aerei, delle macchine, delle navi, ecc. insieme ai pesticidi velenosi che i contadini usano dare agli alberi da frutta e alla coltivazione di cereali, legumi, e … altro, tutto ciò non solo ha contribuito a inquinare il nostro pianeta Terra, ma l’uomo stesso, è andato sempre più indebolendosi nel suo sistema immunitario fisico-eterico. Cosicché viene ora rafforzato e ripristinato tramite la complicità luciferica-arimanica7 (spiriti ostacolatori dell’uomo), attraverso la loro manifestazione tramite batteri e virus che provocano la malattia quale effetto del superamento animico dovuto all’imperfezione e impurità negative dell’io inferiore8 terreno. Difficilmente possiamo credere che Dio possa piangere per questo, poiché ciò che per noi è negativo sul piano fisico, non lo è altrettanto sul piano spirituale che invece, è un rafforzamento appunto dell’anima; la nuova generazione e noi stessi, in una prossima incarnazione sarà certamente più forte di prima, sempreché l’uomo eviti di inocularsi i veleni dei vaccini e trovi invece la via e il modo di elevarsi spiritualmente attraverso un rafforzamento morale che possa guidarlo verso la sua origine divina.

Al Papa cattolico piace molto umanizzare Dio in quanto seguace appunto della corrente gesuita, una corrente esaltata militaresca cui non si eleva al giusto spirito del Cristo, ma guarda al Cristo come a un re, che quale re del mondo regnerà un giorno su tutta la Terra. Non credo che al Maestro Gesù (l’antico Zarathustra), al Cristo Gesù o al Cristo9, piaccia loro diventare re degli uomini, quando il Cristo stesso secondo il Vangelo di Giovanni risponde a Pilato:

 «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» (Gv 18,36).

Questo pensiero teocratico jahvista nasce in quanto sia la teologia cattolica-gesuitica sia gran parte dei filosofi attuali, non hanno più la giusta conoscenza esoterica in grado di distinguere questa altissima Personalità10 umana di Gesù di Nazareth, dietro cui operano tre altissime Individualità spirituali, spiriti eccelsi che sono a dei livelli evolutivi diversi l’uno dall’altro. Essi hanno sempre operato nell’ambito della storia evolutiva umana, come guide spirituali di un’umanità ancora oggi per certi versi ancora immatura. Fin dai tempi della creazione dell’uomo, il cui inizio secondo la Scienza antroposofica, dobbiamo collocarlo nel periodo dell’Epoca Lemurica12 o il cosiddetto periodo del paradiso terrestre in cui Jahvè o Jehovah formò l’uomo di terra Adamo,  essi e in modo particolare il Cristo, hanno collaborato e guidato la discesa dell’umanità verso l’incarnazione terrena  che a causa della tentazione luciferica fu separata  dall’“Albero della vita” cui si cibava e dal consesso divino, alfine che conquistasse la coscienza autonoma individuale e la libertà dagli stessi creatori. Nella Bibbia difatti è scritto:

«Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!” Gen 3,22».

Se da una parte l’uomo evitò di diventare un semplice automa o specchio divino, dall’altra però ebbe come conseguenza la conoscenza della morte e del dolore voluto da Jahvè, che a causa della disobbedienza per aver mangiato dall’albero del bene e del male, dovette sottostare all’inesorabile decreto divino, dove alla donna (Eva) decretò il dolore della gravidanza, mentre all’uomo (Adamo), quello di cibarsi ora attraverso il lavoro faticoso della terra con il proprio sforzo personale, giacché fu proibito loro di cibarsi dell’albero della vita” (Gen 3,16-17). In realtà dietro questo decreto jahvetico, esiste un mistero divino che Rudolf Steiner ci rivela attraverso la Scienza antroposofica, dove afferma che il dolore così come la legge della reincarnazione, è stato dato all’uomo per compensare i guasti o gli errori dovuto all’egoismo e all’ambizione umana cui l’uomo sarebbe andato incontro e che avrebbe inesorabilmente generato da lì in poi in sé stesso, in tutto l’arco della sua esistenza terrena. Attraverso, dunque, il dolore e la sofferenza fu dato all’uomo di compensare i suoi errori dovuti alla bramosia dell’egoismo ispirato dagli esseri luciferici e dal male che avrebbe generato a causa della sua ambizione di potere sugli altri, ispirato dagli esseri arimanici. D’altronde però, occorre anche dire che se da una parte l’uomo compensa i suoi errori dovuti al suo egoismo e alla sua ambizione istigato dagli spiriti dell’ostacolo, dall’altra e solo grazie a questi spiriti se egli può esimersi dal divenire un semplice specchio divino, conquistando il libero arbitrio attraverso lo sviluppo della coscienza dell’io e della sua libertà quale essere autonomo. Questo sviluppo dell’io umano iniziato nell’ultimo terzo dell’Epoca Atlantica, ossia da quando avvenne la “caduta” sul suolo terreno cui l’Io superiore quale dono di un frammento del fuoco spirituale degli Elohim o Potestà creatori, dopo aver lavorato e tratto in modo incosciente dall’involucro animico-corporeo umano le tre facoltà dell’anima, cioè “pensare, sentire e volere”13, si ritrasse poco dopo nel mondo spirituale laddove divenne guida dell’umanità e di ogni singolo uomo. In questo lavoro evolutivo spirituale, l’uomo è però anche aiutato da entità divine-umane superiori della terza gerarchia, cioè dagli Angeli, Arcangeli e Archai, senza dei quali non sarebbe possibile realizzare la meta spirituale e in modo particolare, accogliere dall’Entità divina del Cristo il vero nocciolo dell’uomo superiore, ovverosia il vero uomo creato a immagine di Dio che conosciamo come “Scintilla divina o Vero Io”.14  (II. Continua)

Collegno,  5 aprile 2020                                                         Antonio    Coscia

Agg.  25   maggio   2020 -Ultimo agg. Aprile 2023

Note   Antroposofiche

6   Michele appartiene alla sfera degli Arcangeli o Spiriti del Fuoco; Egli però dal 1879 si è elevato alla gerarchia superiore delle Archai o Spiriti del Tempo, ciò vuol dire che da Spirito di Popolo è divenuto uno Spirito di civiltà e quindi oggi è la guida del cristianesimo esoterico rosicruciano a orientamento antroposofico e della nostra civiltà attuale. Egli prima dell’evento del Golgotha era uno spirito notturno e agiva nell’uomo durante il sonno come guida nel popolo ebraico e come volto di Jahvè o Jehovah. Dopo l’evento del Golgotha, è diventato uno spirito diurno e quale volto del Cristo opera nell’uomo in modo cosciente attraverso il cuore umano; ciò vuol dire che mentre prima del Golgotha agiva attraverso i pensieri umani, oggi come volto del Cristo agisce attraverso le nostre azioni d’amore nei riguardi degli altri. Per cui non serve pregare Michele per i propri desideri egoistici, ma Egli ci ascolta solo quando compiamo azioni d’amore nei riguardi altrui.  

7     Le potenze luciferiche appartengono agli spiriti angelici dell’ostacolo che durante l’evoluzione dell’eone precedente, cui nella Scienza antroposofica chiamiamo antica Luna, rimasero indietro nell’attraversare il loro gradino umano.  Questi angeli anormali o potremmo chiamare super-uomini ritardatari dell’ostacolo, durante lo stato di coscienza precedente, non riuscirono a superare il loro gradino umano in quanto si ribellarono verso le guide divine normali dell’evoluzione cosmica, essendo irretiti da spiriti superiori dell’ostacolo rimasti indietro e appartenenti alle Virtù o spiriti del Movimento, per cui diventarono spiriti luciferici per via del loro capo chiamato Lucifero (Diavolo), il quale a sua volta irretì l’anima umana di Adam-Eva nell’immagine del serpente del paradiso. Ogni uomo porta in sé un angelo luciferico dell’ostacolo, cui egli può vincere se purifica il suo corpo astrale accogliendo in sé l’Impulso del Cristo e redimere quest’essere sovrumano reintegrandolo nella sua categoria angelica solare. Occorre dire che grazie a queste schiere angeliche dell’ostacolo rimaste indietro l’uomo è diventato più forte e deve a loro la sua libertà.

Gli spiriti arimanici sono anch’essi spiriti dell’ostacolo, uomini-arcangeli rimasti indietro in un eone ancora più antico che la Scienza antroposofica chiama antico Sole. Essi durante questo antico secondo stato di coscienza cosmico mentre attraversavano il loro gradino umano, alcuni non riuscirono a superarlo, restando di conseguenza indietro e divenendo durante l’antico eone seguente cioè l’antica Luna, spiriti luciferici e nel nostro eone seguente terrestre spiriti del male. Sono chiamati spiriti arimanici per via del loro capo che è conosciuto come Arimane (Satana).

8    L’io o la coscienza dell’io attraverso cui l’uomo si autoconosce come un essere reale di questo mondo, in realtà è solo un’immagine imperfetta rispecchiata del nostro Io superiore nel corpo astrale dove agiscono le forze degli esseri dell’ostacolo luciferici e arimanici, dai quali l’anima è sedotta, per cui l’io umano vede il mondo naturale a cui egli appartiene in modo distorto, come in uno specchio convesso. Se non agissero queste forze arimaniche e luciferiche nella sua anima, l’uomo vedrebbe intorno a sé soltanto lo spirito, ossia gli Dei e gli esseri elementari che operano dietro la natura; inoltre vedrebbe l’essere a lui superiore ossia l’Io superiore di cui egli è solo il riflesso, cioè appunto la sua un’immagine rispecchiata.  Dobbiamo però pensare che se l’uomo non potesse esimersi dal vedere il mondo spirituale, non potrebbe sviluppare la vera libertà e il vero amore cosmico umano, poiché non potrebbe conseguire la conoscenza del bene e del male attraverso il libero arbitrio; sarebbe sempre sottomesso al giogo divino.

9     Il Cristo è un Entità elevatissimo, cui non possiamo afferrarlo col nostro pensiero concettuale astratto,  Egli è un Essere che abbraccia tutte le gerarchie spirituali del nostro sistema planetario e stellare, pertanto possiamo afferrarlo col nostro pensiero intellettivo solo attraverso la conoscenza  concettuale astratta che c’è data dalle grandi guide spirituali, ossia i Maestri di saggezza che in Oriente sono chiamati Bodhisattva attraverso la loro dottrina o rivelazione spirituale,  o tramite la conoscenza  esoterica dei grandi iniziati cristiani-rosacruciani  delle diverse scuole di pensiero che operano nel mondo. Possiamo quindi dire che la Scienza antroposofica quale via rosacruciana moderna, ci rivela che il Cristo è una manifestazione della Trinità universale, la quale “emanò” o “generò” da Sé un “Pensiero Divino” ossia, un “Io Universale” avente in sé le stesse facoltà caratteristiche trinitarie universali della Divinità Trina, vale a dire di “Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito”.  Questo Io universale, fu mandato sulla Terra, avendo il Padre sentito il grido di dolore dell’umanità morente, ma affinché questo Io supremo potesse incorporarsi nell’uomo Gesù di Nazareth, occorse un processo per la Sua discesa, alquanto delicato e complesso, dove fu necessario la partecipazione di diverse Entità spirituali appartenenti a tutti e tre i rami gerarchici  e in modo particolare, a elevati uomini iniziati e Profeti che preparassero un corpo fisico adeguato per accogliere l’altissimo Dio-Sole. Pertanto, questo Dio universale iniziò la Sua discesa dal mondo del “Logos o della “Parola”, unendosi prima come un “Io stellare universale”, con la prima gerarchia cioè i Serafini, i Cherubini e i Troni, quale espressione di Dio Padre ove per modo di dire, si spogliò delle forze macrocosmiche per unirsi in un secondo tempo, come un “Io Cosmico” planetario, alla seconda gerarchia cioè le Dominazioni, le Virtù e le Potestà o Elohim creatori, quale espressione del Dio Figlio. Qui Egli si manifestò come “Agnello Mistico” attraverso un particolare Spirito delle Virtù o Dynameis; dopodiché si unì ai sei Elohim solari o Exusiai e in modo particolare con il Dio Cosmico lunare Jehovah o Jahvè e in un secondo tempo si rivelò a Mosè, nel roveto ardente (nel mondo eterico elementare), col nome dell’Io Sono. Successivamente quando i tempi furono maturi Egli si manifestò agli uomini come il “Pleroma”, o l’inviato dei sei Elohim solari, cioè l’Io Sono l’Io Sono, quale Altissimo Spirito del Sole conosciuto come Cristo, il quale attraversò la morte per ri-mettere Arimane (Satana) nei suoi limiti e per dare all’umanità un nuovo archetipo spirituale alfine che ogni uomo possa continuare la sua meta divina negli stati di coscienza superiori futuri di Giove, Venere e Vulcano (vedi la nota 12).  Oggi il Cristo è vicino a noi nel mondo astrale adiacente alla Terra, quale promessa della Sua seconda venuta, cui per coloro che si prepareranno potranno incontrarlo nella Sua “Veste eterica” (Matteo 24:1-31); ciò durerà per circa tremila anni.

10    La personalità umana è l’insieme di caratteristiche psichiche e spirituali che ogni persona eredita sia come temperamenti ereditari dai suoi antenati sia dall’educazione morale dei suoi genitori e dall’ambito della vita sociale in comune con le altre persone. È il nostro ego o io inferiore cui si autoconosce come coscienza dell’io quale essere autonomo e libero che pensa, che sente e che vuole.  Dobbiamo però dire che il nostro io inferiore non è il nostro vero Io reale umano, ma è solo un’immagine imperfetta rispecchiata nel nostro corpo astrale inferiore umano cui anch’esso non è il nostro vero corpo astrale ma un’immagine rispecchiata del vero corpo astrale superiore. Secondo la Scienza dello Spirito, la Personalità umana è il riflesso imperfetto sul piano fisico dell’Individualità che assume in ogni incarnazione un aspetto fisiognomico e animico secondo l’elevazione morale e spirituale conquistato nella vita precedente.  La Personalità umana vive una sola vita, ma offre al suo Io superiore o Individualità umana i frutti dell’esperienza terrena, cosicché l’Io o il Sé superiore di cui egli è rivestito nel mondo spirituale (Teosofia O.O. n.9, pag. 40), può accogliere una maggiore saggezza dal mondo dello spirito cosmico. La saggezza accolta dal Sé spirituale, permetterà all’Io superiore di trasformare con l’aiuto degli Dei, i frutti accolti dall’io inferiore in facoltà spirituali che saranno inserite durante la creazione del nuovo germe spirituale futuro dell’uomo nella prossima Personalità umana che, quale sintesi di tutte le personalità umane vissute nel passato, egli vivrà in una futura incarnazione terrena con delle facoltà spirituali più elevate, cui l’aiuteranno a sviluppare una maggiore coscienza morale. La nostra Personalità attuale è quindi la sintesi di quella parte animica che si è perfezionata ed evoluta nell’ambito di tutte le incarnazioni passate, alla quale viene però ad aggiungersi prima che l’uomo si rivesta di un nuovo involucro fisico umano durante la sua discesa verso l’incarnazione terrena, quella parte di astralità oscura che non abbiamo perfezionato a causa delle nostre azioni sconsiderate nella nostra vita passata e che di conseguenza assumeranno il ruolo di “uomo ombra” o meglio definito come “Doppio”.11 Questa parte di astralità oscura che abbiamo generato nelle nostre vite passate, diventerà l’ostacolo animico (psichico) che si frapporrà come contrasto nell’ambito delle nostre decisioni della vita attuale, qualora non abbiamo fin dalla tenera infanzia rafforzato il nostro Io inferiore sia attraverso le malattie esantematiche e sia tramite una buona educazione religiosa da parte dei nostri genitori che  abbiano cioè saputo infiammarci attraverso i racconti di uomini spiritualmente elevati, che furono per noi di esempio morale. Occorre ancora dire che è sempre l’Individualità superiore dell’uomo che decide d’incarnarsi in ogni vita terrena. Egli però, non scende mai sul piano fisico, ma resta nel mondo spirituale da dove appunto invia un’immagine imperfetta di sé stesso nel corpo materno di genitori a lui affini e legati karmicamente da vite precedenti, alfine che possa sperimentare e realizzare nel mondo fisico la vera libertà umana e il vero amore cosmico – umano attraverso la coscienza dell’io. Dobbiamo ancora aggiungere in modo da comprendere meglio questo aspetto della Personalità umana, spiegando che in ogni vita resta un estratto di noi stessi, ossia di quella parte che siamo riusciti a elevare spiritualmente, purificando e perfezionando la nostra anima e che sarà il nuovo germe di una vita futura o nuova Personalità umana che l’Io superiore accoglie in sé come nuova esperienza umana terrena, da cui trae i frutti che saranno trasformati in facoltà spirituali superiori.

11   Il Doppio umano o Doppelgänger com’è conosciuto in tedesco, è un Essere arimanico che poco prima di nascere s’inserisce nella parte subconscia della nostra anima dove agisce nel nostro corpo eterico influenzando i nostri pensieri in modo negativo; cioè si manifesta quale parte negativa caratteriologica della nostra Personalità umana diversamente dal suo fratello luciferico invece, che agisce tramite i sentimenti negativi umani. Tutto ciò che non riusciamo a trasformare o perfezionare in ogni incarnazione quale nostra parte caratteriale morale, è soggetta all’influenza di questi due esseri dell’ostacolo, cosicché la nostra anima viene oscurandosi sempre più con non poche conseguenze sul piano fisico-mentale. Rudolf Steiner nel libro “Il Mistero del Doppio” O.O. 178 a pag. 54 scrive:

«Le malattie che compaiono nell’uomo non per un danno esterno, ma in modo spontaneo, endogeno, non nascono dall’anima umana, bensì da questo essere. Egli [il Doppio arimanico], è il responsabile di tutte le malattie che sorgono spontaneamente dall’interno quali malattie organiche. E un suo fratello, non arimanico ma luciferico, è all’origine di tutte le patologie nevrasteniche o nevrotiche [psichiche], di tutte quelle malattie che in realtà non sono tali ma, come si dice comunemente, sono solo malattie dei nervi, isteriche e così via.

12    Tutta l’evoluzione umana passa attraverso sette stati di coscienza cosmici detti «Eoni» di cui la Scienza antroposofica chiama: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano» (i nomi non sono in relazione con i pianeti del sistema solare attuale) di cui, ogni stato di coscienza passa attraverso sette stati di vita che a sua volta, ogni stato di vita passa attraverso sette stati di forma.  Ogni stato di forma passa a sua volta, attraverso sette Epoche e alla fine, ogni Epoca passa attraverso sette periodi di cultura.  Come possiamo vedere è un’evoluzione alquanto complessa che non può essere spiegata in una nota, poiché ci porterebbe oltre il tema di questo capitolo, per cui prenderemo in esame soltanto le Epoche e i periodi di cultura. Possiamo allora dire che   l’evoluzione umana si svolge attraverso sette Epoche che la Scienza antroposofica chiama:” Epoca Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, Postatlantica, sesta epoca Postatlantica, e settima Epoca Postatlantica”. A sua volta ogni Epoca dobbiamo dividerla in sette periodi di epoca chiamati periodi di cultura”, cui ognuno dura circa 2160 anni. Attualmente noi viviamo nella quinta Epoca Postatlantica e nel quinto periodo di cultura iniziato nell’anno 1413 circa, quando il Sole durante l’equinozio di Primavera sorgeva nella costellazione dei Pesci. Nel 1413 iniziò anche lo sviluppo di una parte più importante dell’evoluzione dell’anima umana che nella Scienza antroposofica chiamiamo “anima cosciente”, attraverso la quale nasce e si manifesta nell’anima razionale e nell’anima senziente l’io umano (vedi la nota 5). L’io umano attualmente è cosciente nell’anima razionale dove si autoconosce come Personalità o ego inferiore quale nucleo dell’anima, per cui lo sviluppo dell’anima cosciente   farà sì che egli possa elevarsi a un gradino spirituale superiore dove prenderà coscienza di avere in sé un che di divino, di cui però egli è sottoposto a un “Essere” a lui superiore che è lui stesso, e che lo ha sempre guidato. È importante che l’uomo sviluppi l’anima cosciente nell’ambito del quinto periodo di cultura che terminerà all’incirca nel 3573, dopodiché inizierà il sesto periodo di cultura chiamato “Filadelfia” (Apocalisse 1-7), dove per quelli che si saranno preparati già nel nostro periodo attuale, riceveranno dall’alto un principio microcosmico del Sé spirituale.

13   Il pensare, il sentire e il volere sono tre facoltà dell’anima umana tramite le quali l’uomo sperimenta sé stesso come coscienza dell’io nello stato di veglia, grazie al fatto che sono tenute insieme in perfetta unità dal corpo fisico umano.  Di notte però quando l’uomo dorme, il corpo astrale e l’io umano fuoriescono dal corpo fisico e dal corpo eterico, in modo che l’anima possa recuperare dal mondo astrale le forze che ha consumate durante il giorno, per cui queste tre facoltà umane si separano dileguandosi nel nostro cosmo planetario e stellare cui esse sono in relazione, per cui  durante il sonno l’uomo non ha più la coscienza dell’io, cade nell’oblio, ritornando come d’incanto di nuovo al mattino nello stato di veglia. Queste facoltà umane possono essere perfezionate e potenziate, attraverso degli esercizi spirituali consigliati dai Maestri di saggezza; uomini iniziati molto evoluti cui hanno raggiunto dei livelli di coscienza della chiaroveggenza superiore  attraverso cui possono elevarsi fino al mondo del Budhi, oltre la sfera stellare e accogliere la vita divina e la saggezza universale del Cristo, facendola fluire come conoscenza spirituale nelle correnti esoteriche del nuovo cristianesimo-rosicruciano  moderno. L’uomo pertanto può se vuole, mantenere desta la coscienza dell’io di notte e anche oltre la morte, se accoglie l’Impulso del Cristo (vedi la nota 30) scaturito durante l’evento del Golgotha e risveglia in sé la coscienza del Cristo come viene consigliato dalla Scienza dello Spirito o antroposofia, in modo da unirsi al corpo di resurrezione del Cristo che può sostituire la mancanza del corpo fisico materiale.

14  Al di sopra dell’«Io superiore», Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un «Io» ancora più superiore che possiamo definire un «Entità superspirituale» il quale, è il «vero nocciolo» di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama, “Vero Io o Scintilla divina”. Rudolf Steiner menziona pochissime volte questa parte costitutiva umana, difatti ne parla soltanto in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro «Sulla Via Dell’Iniziazione», dove alla fine sintetizza il concetto del vero Io in questo modo:

«L’uomo porta in sé un “Vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “Vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere [che l’uomo fa durante la sua vita terrena]. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “Vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere». Possiamo ancora aggiungere che tra il Vero Io dell’uomo e il Vero del Cristo esiste una relazione molto stretta in quanto tutti e due provengono dal mondo del “Logos” o Verbo creatore secondo  Giovanni l’Evangelista.  

 (Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194).

Come superare l’angoscia animica del presente I

La caduta degli angeli- pala d’altare del pittore barocco Johann Michael Rottmayr (Cappella di san Michele, nel Castello di Burg a Tittmoning, 1697).

Michele,

prestami la tua spada affinché io sia corazzato

per vincere in me il drago. Colmami della tua forza

che io possa sfidare gli spiriti che mi vogliono paralizzare.

Agisci in me cosi che luminosamente compenetri il mio io

e mi guidi a compiere  azioni degne delle tue.  (Rudolf  Steiner)

Breve Premessa

Un’amica preoccupata dalla pandemia del corona virus diversamente chiamato “COVID-19 del 2019-2020”, allarmata e spaventata dall’ordinanza del Governo che consigliava di stare in casa e uscire il meno possibile soltanto per lo stretto necessario alla propria sopravvivenza, tanto che  abbiamo dovuto interrompere i nostri incontri di studio sull’Antroposofia, mi scrive: «Ciao Antonio, le coscienze secondo me si stanno risvegliando, mai come in questo periodo ho scoperto atei alla ricerca della preghiera, o comunque persone che mai si sarebbe rivolte al Cristo, dire: non ci rimane altro che pregare. Ma è difficile spiegare loro quello che sta succedendo! Per chi non ha fatto il nostro percorso, è difficile spiegare loro quello che noi sappiamo! Forse rimarrebbero scioccati! Paura, angoscia, fa parte del quotidiano. Pensavo di soffrirne solo io. Ho delle amiche che sono disperate, a una di loro (che aveva iniziato a leggere Rudolf Steiner) ho letto per ” l’era di Michele”, le parole mantriche di Rudolf Steiner1 trascritte negli appunti da un suo discepolo cui lei ha capito e mi ha ringraziato! Anche se continuerà ad avere paura. Ecco, questa è la cosa che non mi spiego: sono molto brava ad aiutare gli altri. Ma non mi aiuto! Anche se so cosa portano paura e angoscia, a volte ne sono paralizzata e me ne vergogno, piango cerco di combatterle e prego tanto, mi concentro molto nella “Preghiera meditativa al Cristo” che mi hai dato da leggere e chiedo che possa concedermi forza e fede, per combattere questa situazione che in alcuni momenti, è più forte di me; mi fa stare male, sento in me un disagio interiore che mi fa sentire debole e fuori luogo e a volte, perfino paralizzata!” (non so come fare)». (D).

Come superare l’angoscia animica del presente I

Cara amica, la tua esperienza di dolore mi ha riportato indietro a un passato lontano laddove una settimana dopo aver compiuto i miei 28 anni, mi ammalai di asma allergica causata da una bronchite trascurata ai primi giorni di settembre del 1971. Questa malattia improvvisa nel pieno vigore della mia vita, oltre il dolore fisico dovuto alla mancanza di respiro, mi procurò uno scoraggiamento e una sfiducia in me stesso da pensare che il mio momento su questa terra fosse compiuto. Non ricorsi mai alla preghiera invocando l’aiuto divino affinché togliesse da me quel calice amaro che pensavo di non meritare, in quanto sentivo di non aver mai fatto nulla di male per meritarmi quella sofferenza ingiusta. Non implorai mai l’aiuto di Dio in quanto ero in collera verso di Lui, per avermi tolto mia madre allora cinquantunenne quando avevo soltanto 16 anni. Mia madre era una donna amorevole, molto devota verso Dio e il Santo di Padova cui lei venerava e pregava, per il fatto che aveva lo stesso nome del figlio perduto all’età di sette anni per meningite. Pertanto, la sua morte prematura cambiò il mio temperamento vivace-sanguinico, con quello triste-melanconico in concomitanza del mio terzo settennio2, in cui avveniva il cambio del mio corpo astrale secondo la conoscenza della Scienza dello Spirito o antroposofia.3 Divenni col tempo, un carattere triste, timido e insicuro verso il futuro e rancoroso come citato nei riguardi di Dio, bestemmiandolo con vero piacere di farlo appena si presentava l’occasione. A 19 anni incontrai mia moglie allora quindicenne e, dopo sei anni, nel ’68 ci sposammo e andammo ad abitare nella stessa scala condominiale dove abitavano i suoi genitori, al piano sottostante. Dopo la nascita di nostro figlio nel 1970, l’anno dopo appunto nel settembre del 1971 appena compiuto i miei 28 anni, cioè all’inizio del quinto settennio dello sviluppo della mia anima razionale, arrivò all’improvviso come un fulmine a ciel sereno la difficoltà di respirare rivelatasi poi dopo, come asma allergica.

È un disturbo insopportabile cui si è incapaci di reagire, perché toglie le forze impedendo così all’alito vitale di rinnovarsi, cosicché sentivo la vita scivolare via senza poter fare nulla per fermarla; è un continuo sforzo tremendo dei polmoni affinché i bronchioli infiammati lascino passare quel filino d’aria che crea il disturbo della cosiddetta “fame” d’aria o dispnea. Non riuscivo a fare due passi senza che dovessi fermarmi per la mancanza di respiro. Soffrivo molto con la tendenza a chiudermi sempre più in me stesso, pensando che fosse arrivata la fine e, stranamente non m’importava poi più di tanto, né di vivere né di morire. Apatico, indolente verso la realtà esterna, a volte anche insensibile verso mia moglie e mio figlio, cui lei cercava con amore di lenire la mia sofferenza ma senza riuscire a compensare il mio atteggiamento di sofferenza egoista. La disarmonia e la sofferenza aumentarono fino a che decisi di reagire; così mi recai all’Ospedale Universitario di Ginevra, dove mi sottoposero a degli esami allergometrici cui mi trovarono allergico a diversi tipi di pollini, tra cui piante e peli di animali, consigliandomi una cura ma senza risultato. La mia asma non mollava, mi recai da un medico di Cascine Vica (Rivoli) dott. Arturi, dove anche lui volle fare gli esami allergometrici e consigliò di fare il vaccino antiallergico che andava fatto sottocutanea massimo 10-15cc di liquido per volta, nelle braccia. Acquistai così il vaccino antiallergico cui conteneva quattro fiale che andavano gradatamente aumentando da cento pollini fino alla quarta fiala che ne conteneva un milione e che appunto, andavano fatte gradatamente sottocutanee per un massimo di 15cc. per volta, per una durata di tre mesi e poi ripetute ogni anno per tre anni di seguito.  Mi recai così da un infermiere che lavorava all’Ospedale Maria Vittoria di Torino e che abitava nella scala a fianco alla nostra dello stesso condominio. Dietro il consiglio e un’incomprensione del mio stato di malattia tra lui e il Primario dell’Ospedale, fu deciso che le fiale andavano fatte per intere e intramuscolare per quattro giorni di seguito. Al che provai a spiegargli che era contrario al consiglio del medico curante dott. Arturi che al contrario andavano fatte come citato sottocutanea; ma incurante della mia preoccupazione, mi rassicurò dicendomi che aveva chiesto al medico primario ospedaliero dott. Indovina e che gli aveva assicurato di iniettare le fiale una per volta per via intramuscolare, Fu così che m’iniettò le quattro fiale di vaccino che andava fatto gradatamente in tre mesi, in soli quattro giorni! E difatti, l’ultima fiala, il mio organismo non la sopportò e cominciai dopo alcuni minuti a star male, divenni tumefatto in viso e un po’ dappertutto, non riuscivo più a respirare dal naso completamente otturato e attraverso la bocca cominciavo ad avere molta difficoltà di respiro. Mi resi conto che andavo incontro a qualcosa di terribile (shock anafilattico) essendo consapevole che stavo rischiando di morire, avendo forse a disposizione pochissimo tempo (anche allora il mio orgoglio m’impedì di chiedere aiuto al divino), prima che i pollini facessero il loro corso in tutto il mio organismo. Stranamente però rimasi calmo e tranquillo, dicendo a mia moglie di chiamare subito il dott. Arturi che abitava a circa due km da noi e che mi aveva appunto consigliato la cura; devo a lui la mia vita, per il fatto che in non meno di dieci minuti arrivò a casa mia! Mi fece prendere tre pastiglie di cortisone (le ultime che possedevo in casa contro l’asma) e intanto m’iniettò due fiale di cortisone per endovena e due intramuscolari, un’altra fiala a mezzanotte e al mattino alle sei ritornai normale; il mio viso e le altre parti del corpo non erano più tumefatti e respiravo bene.

Questa esperienza mi toccò profondamente, cambiando la mia indole e cominciando ad apprezzare di nuovo la vita e coloro che mi stavano accanto, grazie anche al fatto che riuscimmo ad andare via da quella casa per me nefasta trasferendoci nell’alloggio attuale, ritrovando così di nuovo l’amore e l’armonia familiare. Iniziai così a sperare in una mia guarigione essendo quasi certo che in qualche posto del mondo esistesse qualcosa che potesse guarire la mia asma; e così fu. Cominciò la mia via di risveglio spirituale, grazie a un amico di lavoro, incontrando per prima una corrente medianica nel 1974, ma dopo pochi mesi smisi e incontrai grazie di nuovo a quest’amico nel 1975, la corrente cattolica del “movimento carismatico”. Con il movimento carismatico cominciai ad avere diverse esperienze animiche che mi avvicinarono di più al mondo spirituale; ma l’atteggiamento misticheggiante e fanatico cui assistevo nella comunità carismatica cominciò a infastidirmi, fino a quando incontrai un altro amico che mi parlò di una corrente spirituale proveniente dal Giappone di nome “Mahikari” (luce di verità). Entrai in questa corrente spirituale nel 1976, cui mi dedicai con ardore per diversi anni per la sua divulgazione e per l’attività all’interno del Dojo (luogo di pratica spirituale), grazie alla quale dopo tre anni riuscii a guarire del tutto dalla mia asma allergica durata sette anni. Nel 1978 (all’inizio del mio sesto periodo dell’anima cosciente), diverse personalità teosofiche chiesero di essere iniziate nell’arte della purificazione e del cammino spirituale di Mahikari tra le quali, ebbi la fortuna di conoscere una signora particolare, di età avanzata, che mi parlò dell’Antroposofia e di un gruppo antroposofico esoterico di Torino, cui però era difficile partecipare se non attraverso un’accurata preparazione spirituale. Occorre dire che negli anni Ottanta era molto difficile trovare libri antroposofici nelle librerie e fu così che un giorno recandomi a Torino nella libreria Zanaboni, un libro fuori posto messo lì per caso, il cui titolo: “La Saggezza dei Rosacroce” attirò la mia attenzione, fino a cambiare gradatamente e totalmente il mio pensiero e la mia vita, sulla visione del mondo spirituale che avevo concepito fino allora in modo infantile.

Così dopo circa dodici anni, nel settembre del 1987 (nel mio settimo periodo del Sé spirituale), dopo una crisi spirituale durata diversi anni e aiutato da un sogno notturno molto vivido di un incontro spirituale con Rudolf Steiner, trovai il coraggio di uscire dalla corrente religiosa di Mahikari, per iscrivermi ed entrare nella corrente esoterica cristiana-rosicruciana rappresentata dalla Società Antroposofica Universale di Dornach (Svizzera). Cominciai così a frequentare il gruppo di studio Michelangelo di Torino e dopo tre anni, entrai come allievo nella scuola esoterica di Michele, cioè nella prima classe della Libera Università di Dornach. Avrei dovuto iscrivermi anche nel gruppo di Torino secondo lo statuto della Scienza dello Spirito di Dornach, ma non riuscii mai a farlo, perché non sentivo il gruppo di studio come sentivo in me l’Antroposofia. Cosicché una sera di settembre del 1994 (all’inizio dell’ottavo settennio dello spirito vitale), a causa di un contrasto con un’insegnante di euritmia (che aveva cominciato a frequentare da poco il gruppo di studio), mi sdegnai a tal punto che decisi di non frequentare più il gruppo di studio di Torino. Il motivo fu per via di un mio intervento nel gruppo giudicato inopportuno e ripetitivo dall’euritmista, facendo a mia volta notare che se in un gruppo antroposofico non era consentito esprimere liberamente la propria opinione, non aveva più alcun senso per me frequentarlo, in quanto andava appunto contro i principi fondamentali dell’Antroposofia e dell’insegnamento espresso da Rudolf Steiner, in modo particolare come descritto nel libro” Formazioni di Comunità” O.O. 257.

 Pochi anni dopo, all’inizio del terzo millennio (nel mio nono periodo dell’Uomo spirito, in cui si conchiuse lo sviluppo settennale animico) un’antroposofa di Torino che come me si era allontanata dal gruppo Michelangelo, mi chiese di formare a nostra volta un gruppo di studio. Accettai volentieri invitando a mia volta alcuni amici, cui lei fece altrettanto di persone che come noi avevano lasciato il gruppo; cosicché alla fine eravamo circa una decina di soci che iniziammo a vederci settimanalmente a casa di una antroposofa di Grugliasco. Dopo un po’ di tempo a causa di un dissenso col marito, questa ci disse di non voler più continuare, così cominciammo a incontrarci a Torino a casa di due antroposofi del gruppo. Alla fine, però decidemmo di continuare lo studio a casa mia per via di un’amica antroposofa che voleva rimanere più vicino ai suoi familiari domiciliati qui a Collegno che non stavano bene, e, poco dopo si unirono al nostro gruppo di studio altre due persone non ancora iscritte alla Società Antroposofica. Alcuni anni più tardi due vecchi amici antroposofi del nostro gruppo, avevano cominciato a frequentare di nuovo il gruppo “Michelangelo” di Torino, diventando sempre più aggressivi sia nei miei riguardi sia in quello degli altri amici del gruppo, così una sera arrivammo al contrasto, dicendo che non intendevo più guidare il gruppo con la loro presenza. Si allontanarono insieme a una loro amica frequentando solo più il gruppo di Torino, mentre io e il resto del gruppo continuammo a casa mia finalmente lo studio antroposofico in armonia e rispetto. Dopo un po’ di tempo si aggiunsero altre due amiche che, grazie al mondo spirituale, siamo ora un gruppo di studio di otto persone. Siamo un gruppo di amici come desideravo che fosse, vale a dire secondo gli insegnamenti di Rudolf Steiner, dove non ci s’indigna più se qualcuno fa una domanda di troppo, ma tolleriamo con benevolenza anche una domanda sciocca, in quanto è espressione di un Io, umano. Amici, compagni di viaggio la cui meta è l’Antroposofia e l’Entità del Cristo, per cui i nostri incontri di studio sono essenzialmente cordiali e in armonia con la voglia di conoscere Antropos-Sofia4 e, innanzitutto per cercare di realizzare e preparare i semi quali fondamenti di una futura comunità spirituale basata sulla fratellanza universale. Non c’è appunto la smania di studiare a tutti i costi una conferenza antroposofica dopo l’altra, ma soprattutto (come consigliava Rudolf Steiner) quello di dialogare tra noi sui contenuti dell’Antroposofia e, forse un giorno col permesso del mondo spirituale, riusciremo a ufficializzare il nostro gruppo alfine di assumere un compito più esoterico per essere più all’altezza dei tempi attuali, cui l’umanità ha bisogno della conoscenza dei principi antroposofici per uscire dal pantano materialistico attuale, chissà! Se no, aspetteremo ancora, maturando insieme le nostre anime dopo la morte, laddove porteremo nell’anima il nostro ideale di amore antroposofico che certamente realizzeremo nella prossima incarnazione, non c’è problema!

Cara amica, ti ho raccontato una parte importante di un tratto di esperienza della mia vita, alfine di aiutarti a comprendere che a volte la volontà del nostro Io superiore è misteriosa, cui per arrivare alla meta che lui ha deciso per noi in base al nostro karma, ci fa passare attraverso diverse esperienze a volte dolorose per noi che non ne comprendiamo il disegno. Alla fine, però, quando arriviamo dove lui aveva deciso che fosse l’azione dolorosa più giusta per noi, cominciamo a capire che tutto è stato necessario, che tutto il dolore e la sofferenza che abbiamo sperimentato ha avuto il senso di plasmarci, di modificarci e infine, di perfezionarci moralmente. Se non fossimo passati attraverso quel destino doloroso e non avessimo sofferto, non avremmo potuto progredire e diventare qualcosa di diverso, saremmo rimasti gli stessi. Oggi, riflettendo su me stesso e guardando indietro ai miei lunghi anni passati tra gioia e dolore, vedo la morte di mia madre come un sacrificio di un’anima che ha contribuito allo sviluppo della mia evoluzione morale e spirituale cui se non fosse mancata in età prematura, penso che la mia vita sarebbe oggi totalmente diversa: sarei forse altrove in un luogo diverso e con amici diversi. Così la mia malattia e tutto ciò che ne è conseguito, tutto è stato karmicamente organizzato e ispirato da una guida superiore che ha diretto il mio destino, cui in principio non l’ho compreso né accettato e per questo, l’ho odiato e che adesso quasi ottantenne, lo ri-vivo con uno stato d’animo più maturo e colmo di gratitudine per tutti quelli che mi hanno aiutato a realizzarlo. Spero che questa mia esperienza possa servirti e rasserenarti un po’, in modo che tu possa capire che ciò che per prima cosa ho imparato in questa lezione di vita, è   porre attenzione verso noi stessi. Vale a dire imparare ad accettarci e a volerci bene per come siamo, per come noi abbiamo preparato il nostro karma insieme all’Io superiore e che incarnandoci, lo abbiamo dimenticato in quanto è velato dal nostro Angelo, guida. Ciò affinché potessimo diventare migliori di com’eravamo nella vita precedente; dobbiamo per questo accettarlo e, se possibile, anche amarlo, imparando così a guardarci nello specchio e sorridere un po’ di noi stessi in quanto uomini (nel senso di umanità), cui non possiamo che essere ciò che siamo … in altre parole imperfetti!  Per questo siamo portati a sbagliare, a essere insicuri, timorosi e, la cosa che soprattutto andrebbe evitata è quella di piangere più del dovuto su noi stessi. Nel pianto l’anima si chiude in sé stessa, nel suo egoismo, quando è sintomo di dolore e di sofferenza non sublimata. Dobbiamo invece imparare ad aprirci con coraggio e con fiducia in noi stessi, che anche noi possiamo arrivare là dove altri sono giunti prima di noi; occorre solo saper attendere e nello stesso tempo ad agire, anche se ciò può condurci a commettere degli errori senza per questo crocefiggerci ma, imparando ad accettare la nostra imperfezione. Se non amiamo noi stessi, come possiamo pensare di amare e di accettare gli altri? Dovremmo persino arrivare ad amare la nostra imperfezione e prendere coscienza che se non fossimo imperfetti, non saremmo qui, ma saremmo in altri mondi come “Dei” e… forse con altri problemi!

Non c’è altra soluzione per noi se non quella di sbagliare, in modo da imparare a diventare più saggi, facendo attenzione però alla famosa locuzione che i nostri genitori usavano ricordarci nella loro saggezza antica, che: “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”. Infatti, il nostro periodo attuale pandemico, ci costringe a fermarci e a riflettere su noi stessi, in modo di arrivare a quella consapevolezza per capire dove stiamo andando, dove ci porta questa nostra civiltà materialista che con il grande sviluppo dell’informatica moderna, da una parte ci apre al mondo globalizzato dove possiamo comunicare in un attimo con persone lontane, e dall’altro, ci isola sempre più in noi stessi, perdendo il senso del dialogo cui è parte del sentirci più umani. Le molteplici immagini che divoriamo attraverso la TV e il cellulare, tendono sempre più a renderci passivi e abulici nel pensare, per cui la fantasia viene uccisa e con essa quella parte peculiare che fa di noi degli esseri umani, senza la quale, abbiamo la tendenza a robotizzarci, a fare di noi una civiltà di uomini-macchine. L’Essere della natura, dietro di cui agiscono questi virus, senza andare troppo nel trascendente dove potremmo trovare certamente la vera causa di tutto quello che ci sta accadendo e che appunto ci ha fermato, ci sta avvertendo che qualcosa in noi non va bene, che abbiamo intrapreso un cammino sbagliato e che potremmo finire in un baratro cui ci porterebbe inesorabilmente a un non ritorno.

Dobbiamo interrogare seriamente noi stessi, ponendoci la domanda che esisteva come esortazione all’entrata del Tempio di Apollo a Delfi nella Grecia antica, ossia: “Conosci te stesso”; ovverosia la famosa locuzione: “Da dove vieni? Chi sei? Dove vai?” Dobbiamo cercare di capire questa nuova epoca millenaria che si presenta in modo memorabile di un ciclo centenario, che si è affacciato con aggressività nel nostro periodo storico moderno, cui ora ci chiede di fermarci e di riflettere su noi stessi, per trovare quelle risposte che possano indicarci la via per uscire da questa pandemia e che possa ri-condurci a quell’antica origine dove ebbe inizio la nostra “caduta” e la separazione dal consesso divino del mondo degli Dei.  Innanzitutto, è importante prendere coscienza della nostra natura interiore di corpo, anima e spirito5;e inoltre porci seriamente le domande che ci hanno portato a questa esperienza pandemica cui senz’altro arriveremmo a capire che, abbiamo un atteggiamento sbagliato sia col mondo naturale che ci circonda, sia nei riguardi della comunità sociale di cui siamo parte. È molto importante che prendiamo coscienza dell’aspetto di errori che possiamo commettere a causa del nostro egoismo e della nostra ignoranza nei meccanismi del mondo spirituale, sia per la mancanza di rispetto nei riguardi della “Natura” e sia quello di omissione nei riguardi delle nostre relazioni sociali con gli altri. Se non comprendiamo questo, a cosa serve pregare Dio che faccia cessare tutto quel che ci sta accadendo, quando siamo noi stessi la causa di tutto ciò?  (I. continua)

Collegno,  5 aprile 2020                                                       Antonio    Coscia

Agg.  Settembre  2020 – Ultimo agg. Aprile 2023

Note  Antroposofiche

1      Rudolf Steiner nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Suo padre Johannes Steiner, era impiegato delle Ferrovie Meridionale Austriache, per cui crebbe in un ambiente che stimolava alla prontezza e all’abilità nella vita pratica. Già presto, all’età di sette anni, gli era possibile «vedere e udire gli esseri» che stanno dietro al mondo naturale e che dovette in certo senso nascondere ai suoi coetanei e anche a persone adulte, poiché non sarebbe stato compreso.  Nel 1879 superò l’esame di maturità con lode. Nello stesso anno s’iscrisse all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, dove studierà fra l’altro biologia, chimica e fisica. Specialmente quest’ultima materia influenzerà profondamente la sua evoluzione interiore e, nello stesso tempo, lo porrà di fronte a difficili enigmi. Si mise in luce già come studente curando gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al ’97 collaborò all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar.

Dal 1902 ebbe una più intensa attività come scrittore e conferenziere, di cui moltissime in questi anni sulla cristologia, cui dedicherà gran parte della sua vita e la sua uscita nel 1912-13, come segretario della Società Teosofica berlinese, a causa di un dissenso con la Presidentessa Annie Besant, la quale, sosteneva che un giovinetto indiano di nome Krishnamurti, fosse la reincarnazione del Cristo. Nel 1894 pubblica la “Filosofia della Libertà” (Edizione Antroposofica Milano), la più importante delle sue opere filosofiche ed anche la base per la successiva concezione del mondo. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Gli impulsi da lui dati nell’arte, nella scienza, nella medicina, nella religione, nella pedagogia e nell’agricoltura portarono a delle nascite di movimenti oggi sempre più diffusi nel mondo.

Nel 1912-13 si distacca dalla Società teosofica e costituisce la Società antroposofica universale. A Dornach in (Svizzera), costruisce il primo Goetheanum di legno, un centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia il quale, in seguito, sarà poi bruciato da nemici dell’Antroposofia nella notte di S. Silvestro del 1922.  In seguito, Rudolf Steiner fa un modello di un secondo Goetheanum in cemento armato il quale, fu costruito dopo la sua morte avvenuta il 30 marzo 1925, esistente tuttora come centro di numerose attività antroposofiche cui, partecipano artisti e soci di tutto il mondo.

2   Lo sviluppo umano avviene attraversando nove settenni entro i quali s’inseriscono le forze animiche spirituali che l’uomo porta seco dallo sviluppo raggiunto nella vita precedente. Per cui da 1 a 7 anni s’inseriscono le forze del corpo fisico, da 7 a 14 quelle del corpo eterico, da 14 a 21 quelle del corpo astrale, da 21 a 28 dell’anima senziente, da 28 a 35 dell’anima razionale, da 35 a 42 dell’anima cosciente, da 42 a 49 del sé spirituale, da 49 a 56 dello spirito vitale e infine, da 56 a 63 dell’uomo spirito (vedi la nota 5). Occorre dire che se durante gli anni infantili queste forze vengono disturbate da atteggiamenti autoritari o da una cattiva educazione coercitiva nei riguardi del bambino, queste forze possono trasformarsi nell’età adulta senile in vari disturbi psichici, anche con disturbi tumorali. 

3   La Scienza dello Spirito o Antroposofia, è una via di conoscenza fondata da Rudolf Steiner nell’ultimo periodo del XIX secolo, la quale vuole risvegliare lo spirito nell’uomo per condurlo alla conoscenza dello Spirito universale, cui egli è sempre stato unito spiritualmente fin dalla sua caduta dal mondo divino, la sua patria originaria, dalla quale venne separato a causa di Lucifero (il Serpente biblico). È una corrente spirituale rosacrociana moderna, cui può aderire qualsiasi persona di ambo i sessi, di qualsiasi credo e ceto sociale, e che voglia tendere a coltivare la vita dell’anima in armonia con la vita dello spirito. Nella Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, possiamo trovare le risposte che maggiormente ci assillano nel profondo dell’anima, quali: «il senso della vita, il significato del dolore e del karma, il destino dell’uomo» e altre ancora inerenti alla Scienza, all’Arte e alla Religione. Il tema centrale della Scienza antroposofica è l’«evento del Golgotha», cui Rudolf Steiner dedicò maggiormente la sua ricerca d’indagatore occulto chiaroveggente, rinnovando le fonti del cristianesimo delle origini adattandolo alle esigenze del pensiero astratto moderno. Questo ci dà la possibilità di elevare il nostro pensiero astratto razionale, a un pensiero intellettivo più puro che miri tramite uno sviluppo morale, a una coscienza morale superiore attraverso cui, possiamo realizzare il giusto sviluppo dell’anima cosciente e l’incontro spirituale col Cristo, nel corpo eterico, quale promessa escatologica della Sua seconda venuta o parusia, annunciata agli apostoli, (Mt 13,24-27).

4  È difficile definire brevemente  che cosa sia l’Antroposofia, ma possiamo cercare di spiegare in una sintesi biografica, la parte essenziale di quest’Essere spirituale che a tutta prima si presenta sotto l’aspetto oggettivo filosofico come corrente o via di conoscenza esoterica moderna a orientamento cristiana rosicruciana, che pone al centro l’evento del Golgotha e lo sviluppo del pensiero e dell’anima umana, quale visione spirituale chiaroveggente tratta dalla ricerca spirituale di uno dei più alti iniziati cristiani-rosacruciani, vissuto tra il XIX e il XX secolo chiamato Rudolf Steiner, il fondatore della “Scienza dello Spirito o antroposofia”. Attraverso la sua visione chiaroveggente pressoché esatta, Rudolf Steiner dà una visione dei mondi spirituali come nessun altro aveva potuto fare finora, essendo l’umanità entrata nell’epoca o periodo di cultura dello sviluppo del pensiero cosciente. Egli tramite la sua ricerca occulta meticolosa trae dalla lettura della cronaca dell’Akasha le immagini grandiose della “Scienza occulta”, così come dai mondi dello spirito la manifestazione delle nove “Entità Celesti” o “Intelligenze Cosmiche” che operano nel cosmo stellare e in quello planetario, in un rapporto armonico con la nostra Terra e con gli esseri umani e, similmente a come fa lo scienziato moderno quando scopre le leggi della natura, egli scopre le leggi e le regole celesti, così che possiamo giustificare il nome “Scienza dello Spirito” con cui chiamò la corrente antroposofica. Per questo Rudolf Steiner diede questa definizione dell’Antroposofia: «L’Antroposofia è una via di conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo». E nello statuto principale della Società Antroposofica nel primo punto è detto: «La Società Antroposofica vuole essere un’associazione di uomini che intendono avere cura della vita dell’anima nell’uomo singolo e nella società umana sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale».

Nel secondo aspetto soggettivo l’Anthropos-Sofia si presenta come un “Essere reale spirituale” il quale è la settima parte costitutiva della Celeste Sofia e che similmente all’uomo, è costituita da sette arti cosmici, il cui sviluppo per ogni singolo arto è di circa 700 anni. Perciò dobbiamo collocare la nascita dell’Anthropos-Sofia nel periodo abramitico, cioè circa 2100 anni a.C.

Oggi l’Anthropos-Sofia è nello sviluppo del Sé spirituale e si pone di fronte all’uomo come Sé spirituale, come la vera Entità superiore dell’uomo.

5    Rudolf Steiner nel libro “Teosofia” divide l’uomo a volte in tre, in quattro, in sette o in dodici parti, secondo il contesto a cui è riferito il tema sull’evoluzione della costituzione umana, dove egli divide l’uomo secondo, lo sviluppo articolato dei suoi componenti umani nei diversi periodi di cultura, dopo la catastrofe del “Diluvio Universale” della quarta Epoca Atlantica. L’evoluzione umana continuò nel quinto periodo Postatlantico dove nel nostro quinto periodo di cultura, l’anima umana sviluppa la sua quinta parte costitutiva chiamata anima cosciente. Per cui Rudolf Steiner nel libro “Teosofia” divide l’uomo in corpo, anima e spirito, suddividendolo ancora in nove parti, secondo l’evoluzione microcosmica terrestre:

  • Corpo      = (fisico) =     corpo fisico, corpo eterico e corpo senziente.
  • Anima   = (astrale) =   anima senziente, anima razionale e anima cosciente.
  • Spirito   = (spirituale) =    sé spirituale, spirito vitale e   uomo spirituale.

Come possiamo vedere da questo specchietto, la natura umana interiore dell’uomo è molto complessa la quale presenta  tre aspetti, di cui: un aspetto triarticolato sul piano fisico; un aspetto triarticolato sul piano animico e un aspetto triarticolato sul piano spirituale; l’anima è l’anello che congiunge il piano fisico col piano spirituale entro la quale vive l’Io superiore, il quale sperimenta attraverso di essa in modo rispecchiato l’esperienza  terrena  tramite l’io inferiore che a sua volta si manifesta sul piano fisico come coscienza dell’io,  da cui nasce la Personalità umana.

Il potere che può obnubilare l’anima VII

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«Da quando l’Impulso del Cristo è nel mondo, con l’immoralità, col passar davanti senza interesse ai nostri simili, noi distruggiamo qualche cosa, poiché con ciò, togliamo al mondo una parte di quello che vi è affluito con l’Impulso del Cristo (…). Perciò si è ripetuto sovente che il Cristo verrà crocefisso sempre di nuovo finché esisteranno immoralità, mancanza d’amore, mancanza d’interesse. Poiché l’Impulso del Cristo ha permeato il mondo, a Lui si reca dolore (…). Quando noi compiamo azioni d’amore, che ovunque noi dispieghiamo quest’amore, diamo vigore all’Impulso del Cristo, lo aiutiamo a vivere» (“Cristo e l’anima umana O.O. 155, pag.112-13).

Il potere che può obnubilare l’anima VII

        Gli spiriti dell’ostacolo cercheranno in tutti i modi di far passare inosservato ciò che la Scienza antroposofica va comunicando da diversi decenni e cioè, che è possibile tramite un’accurata preparazione spirituale incontrare il Cristo nella Sua “Veste eterica” nel mondo astrale adiacente alla Terra, prima per pochi e poi come evento naturale per i prossimi tre millenni che seguiranno, per tutta l’umanità. Questo può accadere tuttavia in modo naturale per alcuni uomini come “grazia divina” e per altri più maturi, occorrerà una metodica preparazione attraverso i consigli della Scienza antroposofica; mentre per tutti gli altri uomini potrà essere realizzato nel corso dei tremila anni che seguiranno, quale evento evolutivo normale delle facoltà spirituali che vanno risvegliandosi nell’umanità, in vista della trasformazione del pensiero intellettuale astratto in un puro pensiero veggente immaginativo reale. Certamente tutto ciò non potrà avvenire senza una pur minima preparazione da parte di ognuno di noi, in quanto dietro ogni dono che riceviamo dal mondo spirituale, occorre che lo abbiamo prima meritato attraverso un’azione meritevole; occorre cioè che portiamo qualcosa incontro, al Cristo. Che cosa possiamo offrire al Cristo alfine di meritarci la grazia per poterlo contemplare nella Sua veste di luce? Possiamo offrire noi stessi! Lavorando per purificare e trasformare noi stessi con lo scopo di realizzare le tre virtù cristiane della fede, dell’amore e della speranza, attraverso le quali non solo eleviamo la nostra coscienza morale, ma, nello stesso tempo, rivestiamo il Cristo com’è stato indicato nella nota 4 del primo articolo. In questa nota abbiamo cercato di sintetizzare che cosa è l’Impulso del Cristo, cui vogliamo ancora aggiungere qui un estratto della conferenza citata, dove appunto Rudolf Steiner dice: «Da quando l’Impulso del Cristo è nel mondo, con l’immoralità, col passar davanti senza interesse ai nostri simili, noi distruggiamo qualche cosa, poiché con ciò, togliamo al mondo una parte di quello che vi è affluito con l’Impulso del Cristo (…). Perciò si è ripetuto sovente che il Cristo verrà crocefisso sempre di nuovo finché esisteranno immoralità, mancanza d’amore, mancanza d’interesse. Poiché l’Impulso del Cristo ha permeato il mondo, a Lui si reca dolore. Com’è vero che col male distruggente noi, sottraiamo qualcosa all’Impulso del Cristo e continuiamo la crocifissione del Golgotha, è altrettanto vero, quando noi compiamo azioni d’amore, che ovunque noi dispieghiamo quest’amore, diamo vigore all’Impulso del Cristo, lo aiutiamo a vivere» (“Cristo e l’anima umana O.O. 155, pag.112-13). Queste parole ci aiutano a capire che occorre compenetrarci liberamente sempre più del Cristo non solo nel nostro corpo astrale, ma anche nel nostro Io attraverso il calore del cuore, di un caldo cuore umano fedele e colmo d’amore per Lui! E in merito all’amore per il Cristo nel vangelo di Luca Rudolf Steiner lo menziona in relazione alla fede, dove Egli dice: «Ha fede colui che accoglie in sé il Cristo, in modo da farlo vivere in sé; in modo che il suo Io viva in lui non solo come un recipiente vuoto, ma come in un recipiente che è pieno di un contenuto traboccante. E questo contenuto traboccante è l’amore» (Vangelo di Luca, conf. Basilea, 25 settembre 1909, pag. 171).

Riepilogando in breve tutto ciò che abbiamo detto finora, va ricordato che occorre prendere coscienza che se l’umanità non si ravvede cercando di uscire da questo egoismo nazionalista e sovranista (che sono sintomatici atteggiamenti antichi jahvista che vanno superati nel nostro quinto periodo di cultura dell’anima cosciente), andremo incontro senz’altro a delle prove karmiche cui provocheranno dolore e sofferenza nell’umanità, senza che questa possa beneficiare dell’aiuto del Cristo. Vale a dire che se non accogliamo consapevolmente e liberamente l’Impulso del Cristo, non avremo la possibilità che il nostro Karma negativo e quello dell’umanità sia trasformato dal Cristo in azioni sociali d’amore tra gli uomini, ma resteremo vincolati alla vecchia legge antica Jahvetica del taglione. Questo significa che dovremo compensare il nostro karma negativo secondo, la legge ferrea di “occhio per occhio, dente per dente etc.”, non avendo cioè la possibilità che il male che abbiamo fatto in altre vite possa essere trasformato dal Cristo in un’azione sociale di amore e dedizione, sia tra uomini sia tra popoli diversi. Tutto ciò sarà inevitabile se l’umanità lascerà passare inosservato – senza cioè prendere coscienza – tutti gli eventi che abbiamo descritto finora dal XIX secolo in poi, a cominciare dall’evento della manifestazione dell’Arcangelo Michele che si è elevato al rango di Archai assumendo la missione di spirito diurno quale volto del Cristo, cioè come Michele-Cristo sostituendo l’impulso nazionalista antico jahvista da spirito di popolo, a spirito di tutta l’umanità. Seguito poi, dal risveglio della coscienza del Cristo nell’umanità, grazie al sacrificio della morte per soffocamento materiale dell’anima natanica nel mondo spirituale adiacente alla Terra. Infine, i due eventi più importanti del XX secolo, dove il primo già citato, in cui è annunciata la seconda venuta del Cristo nel mondo elementare astrale vicino alla Terra e che sarà visibile durante l’arco di tremila anni. Dopodiché Egli sarà visibile all’umanità nel corpo astrale e nel Suo Io, dove prima sarà visibile nel corpo astrale nel mondo dei pianeti o mondo Celeste e alla fine, nel mondo stellare o mondo della ragione, nella parte più intima dell’Entità del Cristo. L’altro evento più importante è quello dove il Cristo ha avocato a sé la “Signoria” della legge karmica divenendo in tal modo giudice delle azioni umane, dove appunto come menzionato, il nostro debito karmico sia individuale sia dell’intera umanità, può essere modificato attraverso l’amore e l’interesse per gli altri tramite azioni che saranno decise dal Cristo stesso nei termini più appropriati, verso uno o più uomini e tra popoli diversi.

È perciò importante che in questa nuova epoca di cultura, sia per noi fondamentale modificare il nostro atteggiamento mentale egoista tradizionale con un pensiero libero e altruista che si affranchi dai dogmi antichi di qualsiasi natura essi si manifestino dall’ambito di qualsiasi istituzione sociale, il cui agire è soltanto quello di asservire uomini al loro scopo di potere. E proprio nell’ambito della politica, o, più precisamente dei programmi politici cui ogni partito propone per avere il sostegno dagli elettori che Rudolf Steiner, in una conferenza tenuta a Dornach rivela che esistono nel mondo astrale adiacente alla Terra, alcune divinità dell’ostacolo che hanno molto interesse verso i programmi in genere fatti dagli uomini e in modo particolare, dai programmi dei partiti politici cui sia chi ne fa parte sia quelli che seguono in modo fanatico, diventano asservitori incoscienti di queste forze demoniache. In merito Sergej O. Prokofieff nel suo libro “Le sorgenti spirituali dell’Europa orientale e i futuri misteri del S. Gral”, estrae appunto dalla conferenza citata le seguenti parole: «Nella conferenza del 7 agosto 1920, [Rudolf Steiner] parla del fatto che qualunque programma politico o in genere arbitrario che ci sia in Terra, considerato esotericamente, è solo l’espressione esteriore dell’azione sul piano astrale di certe entità luciferiche o arimaniche, della cui volontà e intenzioni diventano inconsapevoli seguaci e obbedienti esecutori tutti coloro che ne hanno assunto e seguito i programmi, specialmente quelli politici55. Si deve quindi affermare, dal punto di vista spirituale, che tutti i membri della corrente [politica] formano nei mondi superiori il seguito di un concreto essere soprasensibile di natura estremamente demoniaca» (pag. 260 ibidem). Sergej O. Prokofieff continua poi in corrispondenza della nota 55, dicendo: “Là [ al di là della soglia] non si può davvero seguire un programma, si può seguire qualche entità, non ci si può raggruppare in ragione di un’idea astratta, si deve bensì raggrupparsi a un’entità” (…). A questi programmi di partito corrispondono nei mondi spirituali degli esseri, cosicché coloro che s’incatenano a un programma di partito, dipendono da certi esseri del mondo soprasensibile. In corrispondenza a quanto nel mondo fisico è pura immagine, ci sono nel mondo soprafisico, dei raggruppamenti attorno ad esseri (…). Così colui che è divenuto un fanatico accolito di un qualche programma, segue nel mondo spirituale “vicino” un determinato essere demoniaco, e perciò … si oppone proprio a tutto lo spirito del progresso del nostro tempo» (pag.476-477, ibidem).

Da questo possiamo capire quanto sia pericoloso per un politico che non abbia la giusta forza morale e né la consapevolezza di questi insegnamenti spirituali, possa a sua volta andare incontro alla possibilità che venga offuscato (obnubilato) e manovrato da questi esseri demoniaci, a commettere degli errori di giudizio e di intolleranza che incitano all’odio e al razzismo. Sono degli atteggiamenti negativi che abbiamo notato nell’agire dell’ex Ministro Salvini, nei riguardi degli extracomunitari e altro … che certamente, non gli varrà di potersi sottrarre dalle influenze di queste Entità malefiche soltanto baciando il crocefisso o affidandosi alla intercessione dei Santi. Non da meno è la pericolosità in quelle persone che seguono e partecipano in modo fanatico o esaltato, alla propaganda di qualsiasi partito politico, in quanto diventano parte integrante del loro programma elettorale. La conseguenza sarà che anche in questi seguaci esaltati, può verificarsi l’ottenebramento ed essere costretti a seguire (durante il sonno) nel mondo astrale vicino alla Terra, questi esseri demoniaci, con la conseguenza che anche in loro possa manifestarsi quell’atteggiamento negativo di avversione e di odio verso chi non la pensi come loro. Occorre per questo evitare di essere strumentalizzati tramite la diffusione esaltata d’idee, programmi e così via, in modo da dare più potere al partito, facendo attenzione a rafforzare la vita spirituale animica interiore insieme allo sviluppo di un sano giudizio morale che, possiamo acquisire soltanto attraverso una giusta via esoterica cristiana che è stata consigliata in questo tema come “Scienza dello Spirito o antroposofia”. Soltanto attraverso la conoscenza, lo sviluppo della libertà interiore e lo sviluppo di forze morali, possiamo svincolarci dall’asservimento di queste forze dell’ostacolo luciferiche e arimaniche e, persino dalla “magia nera”, cioè dalle potenti forze asuriche del male che dal cosmo entreranno con sempre più forza malefica nell’ambito dell’anima umana (nell’anima cosciente) e della nostra civiltà esteriore, giacché il loro scopo è distruggere l’uomo! Ossia, questi spiriti malefici dell’ostacolo appartenenti alla gerarchia di Archai rimasti indietro in un’evoluzione antica della nostra Terra, tentano di distruggere l’uomo, cercando di “offuscare e di menomare” attraverso l’anima cosciente l’Io umano, cioè togliendo parte della sua esperienza terrena, giacché l’Io inferiore nasce e si manifesta maggiormente dalle profondità dell’anima cosciente. In merito alla magia nera fu posta la domanda a Rudolf Steiner di come possiamo difenderci dai maghi neri, cui egli rispose: «Il mezzo migliore è cercare di conservare la propria libertà, di usare della propria sana capacità di giudizio, e di servirsi del proprio intelletto. Badando a queste cose non ci si espone ad alcun pericolo e non si dovrà soffrire da questo lato. Certo che se oggi la fede nell’autorità è tanto grande, se è tanto grande la mania di conoscere le cose in uno stato di coscienza offuscato, è anche facilmente possibile che fluiscano forze di magia nera. È necessario difendersene appena si sale a un certo gradino dello sviluppo occulto. In una giusta scuola occulta, che tenda all’armonia delle forze dell’anima, si ricevono forze difensive contro gli attacchi della magia nera. Non vi sono regole valide per tutti i casi» (Gerarchie Spirituali O.O. 110, pag. 166).

Se riflettiamo attentamente sul nostro mondo attuale, globalizzatosi negli ultimi decenni tra il XX e il XXI secolo, non possiamo certamente dire che la nostra civiltà moderna sia condotta da uomini sensati, da uomini cioè che agiscano con una sana capacità di giudizio morale. Guardandoci attorno in qualsiasi campo sociale, possiamo notare che emerga sempre più un pensiero immorale egoisticamente corrotto, accompagnato molto spesso da una sfrenata ambizione di potere cui assistiamo sempre più al divario tra ricchi e poveri emarginati, la cui conseguenza è presentire un’umanità che sta cambiando, che si separa, sprofondando sempre più verso l’abisso di forze oscure che con la loro arte magica seduttrice, conducono l’uomo verso la disumanizzazione. Teniamo presente che il nostro Io umano, deve sempre ritornare sulla Terra in nuove incarnazioni per esperire in modo diverso le prove e le esperienze della vita terrena. Qui egli va evolvendosi attraverso lo sviluppo della coscienza e del pensiero intellettuale che va rafforzandosi in ogni incarnazione non solo grazie all’evoluzione scientifica materiale, ma soprattutto da quelle correnti esoteriche dalle quali accogliamo la conoscenza spirituale che ci aiuta a perfezionarci e a elevarci moralmente a facoltà nuove, a stati cioè di coscienza superiore nel nostro cammino verso i mondi dello spirito. Perciò in ogni incarnazione abbiamo bisogno di nuove rivelazioni, di conoscenze che ci aiutino a percorrere e a prepararci, penetrando sia pure soltanto attraverso una rappresentazione immaginativa, i mondi delle gerarchie spirituali, le quali anch’esse operano in modo diverso adeguandosi ai tempi moderni e alla maturità raggiunta dall’umanità attuale. Per questo la verità deve manifestarsi attraverso una forma di conoscenza in base all’evoluzione della coscienza e del pensiero umano che possa rivelarsi all’uomo in ogni incarnazione, in una forma nuova metamorfizzata che diversamente, sarebbe una verità irrigiditasi nella sua forma antica e quindi fuori posto; vale a dire una forma di verità luciferizzata che non è più adeguata all’evoluzione moderna e quindi non più idonea all’elevazione dell’uomo a stati superiori di coscienza.

Volendo fare un esempio pratico, diciamo che se a un bambino vogliamo far comprendere la verità di un concetto filosofico religioso, non possiamo usare dei concetti razionali definiti perché non potrebbe comprenderli, giacché il suo cervello fisico non è ancora strutturalmente adeguato alla comprensione del pensiero concettuale, dovremmo perciò far leva più sulla sua fantasia usando piuttosto dei concetti-immagini tratti dal mondo delle favole, cioè delle immagini favolistiche allegoriche affinché egli possa comprendere il concetto del bene e del male. Quando poi egli sarà più adulto, potremo spiegare la stessa verità ma questa volta usando dei concetti intellettuali più definiti, poiché il suo cervello è più maturo per accoglierla ora col suo pensiero astratto. Così è stato anche per l’umanità antica, la quale si è evoluta attraversando diverse incarnazioni dove la verità gli è stata data in immagini simboliche perché incapace di comprendere il senso esoterico profondo del significato occulto, dietro di cui si celava l’azione degli Dei. Tutta la storia della creazione del vecchio Testamento e parte della storia del cristianesimo originario con le sue immagini esoteriche testamentarie e parusiane dei vangeli, insieme alle lettere di Paolo, verte su dei contenuti immaginativi occulti che l’umanità antica, il cui, Io umano per certi versi ancora immaturo (fino all’emancipazione del pensiero dal XV secolo in poi, con la nascita dell’anima cosciente), non ha compreso la realtà occulta dietro di cui sono nascosti gli eventi biblici e le azioni di uomini chiaroveggenti e veggenti iniziati antichi, quale Mosè, Elia, Zarathustra e tanti altri. Soltanto nel XX secolo, con la nuova rivelazione del “Paracleto” o il bodhisattva del XX secolo che ha ispirato Rudolf Steiner per circa un settennio, è dato a tutti conoscere attraverso uno studio metodico dell’Antroposofia, il significato occulto di ciò che è celato nelle Sacre Scritture antiche.

Lo stesso dicasi per il simbolo della croce romana che come più volte accennato, è ormai un simbolo vuoto, svuotato del suo significato originario cui riassumeva in sé l’evento divino del Golgota quale sacrificio e vittoria del Dio che fattosi uomo, aveva vinto la morte e redento l’umanità dal peccato originario, dando così la possibilità a ogni uomo di divinizzarsi e riunirsi alla sua immagine superiore. Sappiamo che la croce rappresenta un simbolo universale che riassume in sé diversi aspetti della storia cosmica e umana esistenti ancor prima che Gesù di Nazareth fosse messo a morte dai romani, pertanto essa assunse nei primi secoli del cristianesimo nascente, il simbolo iniziatico solare della vita e resurrezione dell’uomo attraverso il sacrificio divino del Cristo (Gv 11,25). Con la diffusione e l’espansione del cristianesimo attraverso i secoli, andò gradatamente sostituendo tutti i simboli iniziatici antichi dei misteri pagani e delle diverse correnti esoteriche ebraiche provenienti da Mosè, dal sacerdote Esdra (farisei) e dall’oracolo di Nob che fu assorbito dalla corrente, zadokita dei sadducei, e alla fine, anche dalle stesse correnti spirituali dei Terapeuti ed Esseni, il cui compito fu per lo più di preparare l’arrivo del Messia. Tutti questi simboli e metodi iniziatici, sia quello del “sonno del Tempio” sia quello di guarigione usato dalle diverse correnti spirituali antiche, scomparvero gradatamente del tutto con l’andare del tempo. Tra questi anche il simbolo mosaico antico simboleggiato dal caduceo, il “bastone-serpente” concesso a Mosè dal Dio Yahve nel deserto (Numeri 21,4-9), ossia il “bastone o l’asta di Dio” che rappresentò per moltissimo tempo un simbolo magico vitale per il popolo ebraico antico, giacché permise a Mosè di guarire gli ebrei nel deserto cui erano stati morsi dai serpenti per ordine di Jahve. Pertanto anche questo simbolo guaritore magico lunare, alla fine fu sostituito dal potere guaritore magico solare che i primi discepoli esercitavano nel nome del Cristo Gesù attraverso l’imposizione delle mani, e nello stesso tempo, tracciando il segno della croce sulla fronte del malato o nell’aria, quando era rivolto alla comunità. Difatti l’uso delle immagini era ancora sentito dai primi cristiani ebrei come divieto secondo il decalogo mosaico, ossia erano ancora sotto l’influenza di Jahvè cui era loro proibito adorare altri Dei, idoli o immagini-rappresentative: “Né del cielo, né della Terra, né di ciò che è nelle acque sotto la Terra” (Es 20,1).

Tutte queste correnti esoteriche ed exoteriche ebbero il compito di preparare appunto nell’ambito del paganesimo antico e nell’ebraismo, la discesa del Dio solare e la venuta del Messia, con ciò terminò il loro compito e la loro esistenza come correnti antiche cui vennero in parte assorbite e trasformate dalla corrente del cristianesimo nascente, che a sua volta, divenne grazie a Costantino il Grande, la religione cattolica romana dello Stato del Vaticano. Soltanto dal IV-V secolo in poi, il cristianesimo divenuto religione di stato per opera dell’imperatore romano Teodosio I (347-395), cominciò ad adottare la croce romana con l’immagine del Dio glorioso crocefisso che guardava in avanti con gli occhi aperti, quale manifestazione del simbolo iniziatico che terminava con le parole pronunciate dal Cristo prima di morire: «Elì, Elì, lemà sabactàni(Mt 27,46) e che Rudolf Steiner interpreta come: «Dio mio, Dio mio, quanto mi hai glorificato». Dal XI-XII secolo in poi, il simbolo del crocefisso cambiò aspetto, dove la figura gloriosa divina del Cristo assunse la postura umanizzata dell’uomo di Nazareth morto sulla croce in un atteggiamento di dolore e sofferenza, con la testa reclinata verso il basso e con gli occhi chiusi; per cui, la croce romana da simbolo di vita divenne simbolo di sacrificio e di morte quale capro espiatorio dei peccati del mondo. L’immagine del Dio glorioso dunque, fu sostituita da quella umana di Gesù di Nazareth il portatore del Cristo, dalla cui immagine non traspariva più la vita eterna divina, ma l’espressione della morte umana quale sacrificio e manifestazione della pietà e della compassione nei riguardi del dolore e della sofferenza del mondo. Difatti nel XIII secolo nacquero l’ordine di frati mendicanti tra i quali, quelli di S. Francesco e in modo particolare quelli di S. Domenico che abbracciarono del tutto una vita di castità, povertà, elemosina e studio, senza tralasciare di aiutare i poveri e i malati, sostenendoli moralmente e spiritualmente e nei casi particolari, da malattie pestilenti. Il significato del simbolo della croce romana, assunse appunto lo scopo di aiutare gli altri, di sostenerli nel dolore e nella sofferenza, prendendo su di sé una parte del loro karma divenendo per questo dei veri cristofori. Baciare dunque il crocefisso di fronte al mondo, vuol dire confessare agli altri la propria fede nel voler essere appunto un Cristoforo, un aiutatore del Cristo, aiutare cioè il Cristo a prendere su di sé una parte del dolore e della sofferenza del mondo! Questo, appunto, era la vecchia concezione del cristianesimo medievale che non può più essere idoneo e praticato nella vita moderna, soprattutto quando il simbolo della croce è usato da politici scorretti come propaganda elettorale. La croce infatti non può più rappresentare il vero cristianesimo quale immagine oggettiva del Dio morto, giacché il Cristo non è un più un Dio morto pietoso e misericordioso che tutto perdona, ma Egli è un Dio vivo che vive nei dintorni dell’aura terrestre quale avvento della Sua seconda venuta e come “giudice” delle azioni umane. Dobbiamo per questo imparare a prepararci spiritualmente per incontrarlo e riconoscerlo nella Sua immagine eterica nel mondo astrale adiacente alla Terra. Per questo occorre lavorare su noi stessi per trasformare il nostro pensiero astratto in un pensiero intellettuale immaginativo veggente, e in ciò può esserci di aiuto l’esercizio consigliato da Rudolf Steiner, sulla meditazione della rosacroce che troviamo nel libro: “La scienza Occulta nelle sue linee generali (1910) ”. È un simbolo formato da sette rose rosse disposte in circolo al centro di una croce nera romana che simboleggia la natura umana inferiore, rappresentata da quattro rose rosse che sono rivolte verso il basso, e dalla natura divina superiore simboleggiata dalle altre tre rose rosse rivolte verso l’alto, quale trasformazione della purificazione dell’egoismo e redenzione dell’uomo. La croce nera, infatti, rappresenta il sangue impuro umano che purificato si trasforma in una purezza virginale simile al vegetale (le sette rose) che esente da qualsiasi desiderio bramoso, si apre con umiltà verso l’alto per essere riscaldato dai raggi dell’Essere cosmico del Sole.

Certamente non è facile trasformare il nostro egoismo diventando all’istante uomini di fede e di amore cristiano! Possiamo però iniziare a prendere coscienza di quest’altissima virtù dell’umanesimo moderno cui vuole trasformare l’egoismo umano, divenendo quegli uomini liberi che liberamente decidono di compiere quelle azioni umane di comprensione e dedizione verso gli altri, (come menzionato nell’articolo IV), in modo da sviluppare quell’impulso intellettuale-morale che potremo portare con noi ogni notte per offrirlo agli Dei, cosicché possano concederci quelle forze di volontà tramite cui potremo un giorno compiere quelle azioni morali quale impulso di veri cristiani. Vogliamo  con questo terminare dicendo che, l’atteggiamento del vero cristiano è di essere utile non a parole  ma a fatti concreti che tendano cioè a mettere in pratica il vero cristianesimo che non va considerato come una dottrina simile alle altre filosofie religiose, ma come un impulso, un impulso d’amore. Cristo è amore! È soltanto puro e genuino amore! Per questo l’amore di Dio non può essere mescolato a nessun potere, sia esso politico, economico o religioso, in quanto è al di sopra del bene e del male. Egli al contrario di Jehovah ci lascia liberi, liberi di agire secondo il nostro discernimento morale che possa essere giusto o sbagliato, potremo trarne le conseguenze karmiche soltanto dopo aver commesso l’azione, di cui, soltanto noi saremo i responsabili morali e i creatori del nostro destino karmico futuro. Pertanto quelle personalità politiche che non sono abbastanza forti moralmente e non  conoscono i misteri cosmici che operano all’intorno del cosmo e all’interno dell’anima umana attraverso gli impulsi  del bene e del male, devono essere vigili verso quelle Entità maligne dell’ostacolo che abbiamo citato, giacché le loro implorazioni egoiste (per essere sostenuti nelle gare elettorali), non arrivano al mondo degli Dei,  i  quali  non hanno nulla a che fare con il potere giuridico-statale.  Infine per finire, vogliamo ricordare che il Cristo non è più un Dio morto rinchiuso in un simbolo esteriore quale emblema della sofferenza e del dolore umano, ma è un Dio vivo! Un Dio che dal XX secolo in poi ha evocato a sé il compito karmico che  era diretto dalle Entità gerarchiche superiori, cioè i Troni e i Cherubini per cui, Egli opera adesso  come “Giudice” del destino umano, giudicando l’uomo secondo le azioni morali nei riguardi degli altri. Questo vuol dire che il nostro karma, ossia l’azione negativa di questa vita o di vite passate nei riguardi degli altri, non potrà essere perdonata  dal Cristo se non nel modo che abbiamo citato. E anche se la Chiesa cattolica continua a implorare il perdono dei peccati tramite suppliche, (per quanto possano essere sincere), l’errore umano non può essere cancellato ma compensato, attraverso appunto un atto morale che porti al pareggio. Vale a dire tramite un’azione che comprenda in sé due impulsi cristiani: “L’impulso d’amore”, cioè aiutare con vera dedizione chi abbiamo danneggiato e il “vero perdono” da parte della persona che abbiamo offeso. Queste sono le due azioni morali cristiane che conducono all’impulso del vero amore e della fratellanza universale che si realizzerà soltanto nel futuro sesto periodo del Sé spirituale.  (fine)

Collegno, 14 novembre 2019                         Antonio   Coscia

 Aggiornato  26 marzo 2020

Sopra: Michelangelo_Giudizio_ universale_Cristo_ Giudice e Maria.

 

 

 

 

L’immagine di Michele quale riflesso nel corpo eterico umano

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Immagine rappresentativa dell’Arcangelo Michele di Liane-Collot-D-herbois

“Io sento agire in me la forza del drago che vuole ottundermi portandomi al di sotto della mia coscienza. Voglio per questo rappresentarmi l’immagine in ispirito dell’Angelo luminoso, il cui compito cosmico fu sempre quello di vincere il drago” ( “Il corso dell’anno come respiro della Terra” O.O. 223 ).

L’immagine di Michele quale riflesso nel corpo eterico umano

Care amiche/ci, siamo in momento di prova per l’umanità in cui il mondo spirituale ci chiede di prendere sempre più coscienza del tempo presente dove il forte materialismo sfrenato in cui si è cacciata l’umanità e la mancanza di fede nel mondo spirituale, provoca sempre più l’oscuramento dell’anima (corpo astrale) e l’indebolimento e l’inaridimento delle forze vitali (corpo eterico), cosicché avviene anche un indebolimento nel corpo fisico che viene intaccato da forze virali negative che tendono a distruggerlo, fino a oscurare la nostra coscienza dell’Io e, varcare la soglia della morte nell’incoscienza. Possiamo impedire che ciò avvenga, se cerchiamo di vivificare nella nostra anima l’immagine di Michele che come ci rivela Rudolf Steiner, in una conferenza tratta dal libro: “Il Corso dell’anno come respiro della Terra” è maggiormente presente nel nostro profondo da quando nel 1879 è salito al rango di Archai e in concomitanza alla sua guida, come spirito planetario del nostro quinto periodo di cultura che va, dal 1879 al 2233 circa. Occorre ancora dire che Michele nel XIX secolo da spirito notturno lunare quale volto di Jehovah (Geova italianizzato), è divenuto spirito diurno solare quale volto del Cristo. Pertanto essendo il Cristo puro amore, come conseguenza Michele opera maggiormente con amore nel cuore umano là dove, l’intelligenza cosmica sfuggitagli dal cosmo e divenuta luciferica a causa della caduta dal mondo spirituale nell’intelletto umano, l’uomo deve prenderne coscienza e purificarla attraverso le forze del cuore facendola risalire a Michele, attraverso la redenzione e trasformazione delle forze intellettive astratte, in forze immaginative viventi coscienti. Ciò avverrà per l’umanità in modo naturale per la durata del nostro periodo di cultura che terminerà nel 3573 circa; chi invece vuole cercare di accelerare questo processo attraverso correnti spirituali o, più specificamente tramite vie esoteriche di conoscenza quali ad esempio la Scienza dello Spirito o antroposofia, deve cercare di lavorare attivamente su stesso innanzitutto attraverso lo studio dei contenuti antroposofici, integrandoli con esercizi appositi e in ultimo, praticando la via meditativa. Possiamo allora cercare di concentrarci interiormente con lo scopo di vivificare l’immagine eterica riflessa di Michele nella nostra anima (nel corpo eterico), attraverso una vera devozione e fiducia verso quest’altissima Entità divina spirituale, con un caldo cuore che operi nel mondo secondo le parole di Madre Teresa di Calcutta, cioè: “Attraverso la fede che muove verso gli altri con amore, cosicché l’amore possa spingerci all’azione che ci pone al servizio degli altri”.

È importante che la ricerca verso la via di conoscenza, non sia per noi solo una ricerca di sapere “al solo scopo di arricchirci culturalmente, ma quello di maturarci moralmente in modo da essere utili alla nobilitazione dell’uomo e dell’evoluzione del mondo” (dal libro Iniziazione pag.24). Con vera devozione verso Michele e con la calma che deve accompagnare ogni riflessione, concentrazione o meditazione, possiamo allora riflettere e concentrarci sulle parole (in parte elaborate) che Rudolf Steiner ci svela attraverso la conferenza citata:

“Io sento agire in me la forza del drago che vuole ottundermi portandomi al di sotto della mia coscienza. Voglio per questo rappresentarmi l’immagine in ispirito dell’Angelo luminoso, il cui compito cosmico fu sempre quello di vincere il drago. E voglio concentrarmi con tutto me stesso sulla figura luminosa di Michele, da cui irradia la sua luce spirituale nella mia anima. Presago, sento l’anima mia illuminata e riscaldata; sento affluire in me la forza di Michele che per libera decisione, voglio ora (grazie alla guida di Michele), essere in grado di vincere la forza del drago nel mio essere inferiore”.

Per meglio capire il contesto di queste parole che, come menzionato, sono state in parte elaborate per essere maggiormente di aiuto nella riflessione meditativa, aggiungo lo stralcio (per chi ne fosse interessato) della conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Vienna, il 27 settembre 1923, di cui Egli dice:

«Nei tempi più antichi vi era di Michele anzitutto nell’uomo soltanto come una sottile immagine; essa si condensò sempre più. Fino all’ultimo terzo secolo XIX e nei tempi precedenti era forte l’invisibile drago soprasensibile che agiva negli impulsi e negli istinti, nei desideri e nel piacere umano animale; restava al di sotto dei sensi per la coscienza abituale, viveva nell’elemento animale dell’uomo; viveva in tutto ciò che vuole degradare l’uomo, si sfogava, aizzando l’uomo per renderlo a poco a poco sub-umano. Accadeva però sempre che Michele stesso intervenisse nella natura umana, affinché gli uomini non scendessero troppo in basso. Nell’ultimo terzo del secolo XIX però l’immagine di Michele divenne totalmente forte nell’uomo, che dipendeva soltanto dalla buona volontà di quest’ultimo l’elevarsi coscientemente col sentimento all’immagine di Michele; così gli si presentava da una parte l’immagine del drago, come esperienza non illuminata del sentimento, e dall’altra poteva apparire all’occhio animico la figura luminosa di Michele, come visione spirituale, tuttavia già accessibile per la coscienza ordinaria. Così si presentò questo contenuto animico: “Ora agisce in me la forza del drago che vuole portarmi al di sotto di me. Vedo però in ispirito l’Angelo luminoso, il cui compito cosmico fu sempre quello di vincere il drago. Mi concentro con l’anima su quella figura luminosa, faccio irradiare la sua luce nella mia anima. Allora l’anima così illuminata e riscaldata porterà in sé la forza di Michele e per sua libera decisione l’uomo sarà in grado, grazie al suo patto con Michele, di vincere la forza del drago nel suo essere inferiore”. Se si trovasse in cerchie più ampie la buona volontà di elevare tale idea a una forza religiosa e inscriverla in ogni anima, non avremmo nella nostra vita presente idee fiacche come quelle che oggi possiamo trovare ovunque, che compaiono come pensieri riformatori e simili, ma avremmo qualcosa che può di nuovo afferrare interiormente l’uomo nella sua totalità, poiché può venir iscritto nell’anima vivente che, soltanto quando diviene realmente vitale, giunge anche a un rapporto vivo con il cosmo intero. Allora i pensieri luminosi di Michele sarebbero i primi annunciatori del nuovo ingresso dell’uomo nel mondo soprasensibile. La visione conoscitiva si potrebbe interiorizzare e approfondire in senso religioso. Così l’uomo sarebbe preparato alla festività dell’anno, la cui comprensione gli desta ancora solo un ricordo ottuso dei tempi antichi; celebrerà con piena coscienza la festa che si trova nel calendario alla fine di settembre, all’inizio dell’autunno: La festa di Michele. Questa festa tornerà ad avere un significato, se saremo in grado di porci questa visione dinanzi all’anima in modo vivente (…). Potrebbe venir considerata il coronamento, il vero inizio degli impulsi di cui abbiamo bisogno per uscire dall’attuale decadenza [ciò vale ancor più per la nostra epoca attuale], unendo a tutto il parlare d’ideali qualcosa che non provenga dalla testa o dal petto dell’uomo, ma sia un ideale espresso dal cosmo » ( Ibidem pag. 98-99).

Vi abbraccio spiritualmente nella speranza di superare insieme con maggiore consapevolezza questo momento karmico di prova secolare per l’umanità.

Collegno, 23 marzo 2020                                                   Antonio Coscia

Agg. 17 settembre 2020

Preghiera per superare la paura

arcangelo Michele

        L’intima natura della preghiera

    «Ciò che verrà, ciò che anche la prossima ora, il prossimo giorno mi potranno portare incontro,
sebbene mi sia del tutto sconosciuto, non lo posso cambiare mediante alcuna paura o timore.
Io l’attendo con il più profondo silenzio dell’anima, con la più assoluta calma del mare del sentire.
Colui che può andare incontro al futuro con tale calma, e tuttavia non lasciar venir meno in alcun modo la sua energia, la sua forza d’azione, in costui le forze dell’anima possono svilupparsi nel modo più intenso e nella forma più libera.
È come se davanti all’anima cadessero al contempo impedimenti su impedimenti, quando essa viene compenetrata sempre più da quell’atmosfera di dedizione di fronte agli eventi che fluiscono dal futuro.
La nostra evoluzione viene ostacolata dalla paura e dal timore perché noi, attraverso le onde della paura e del timore, respingiamo quello che il futuro vuole far entrare nella nostra anima.
La dedizione a ciò che viene chiamata “saggezza divina” presente negli eventi, la sicurezza che ciò che verrà deve essere e che, in qualche direzione, darà frutti fecondi, l’evocazione di tale atmosfera nelle parole, nei sentimenti e nelle idee: questo è lo stato d’animo della preghiera di devozione.
Nella nostra epoca è veramente necessario imparare a saper vivere con vera fiducia senza alcuna preventiva rassicurazione esistenziale, con la fiducia nell’aiuto sempre presente del mondo spirituale.
In verità, affinché oggi il coraggio non venga meno, non resta che “divenire sovrani” nella nostra volontà con la giusta disciplina e cercare il risveglio interiore ogni mattina e ogni sera»

Rudolf Steiner
Preghiera di devozione

Dalla conferenza “L’intima natura della preghiera”, Berlino 17-02-1910. Opera Omnia 59

Pubblicata sulla Rivista Antroposofia di Febbraio 1956

Sopra:  Guido Reni, L’Arcangelo MIchele

Esistono ancora gli Iniziati? Come possiamo trovarli?

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Sala grande del Goetheanum a Dornach

       Mi piace pensare che intorno a noi possano sempre esistere iniziati cristiani che operino nel silenzio, aiutando l’umanità a trovare la via verso il Cristo eterico. Diversi anni fa in un convegno antroposofico a una mia domanda su un eventuale ritorno del Bodhisattva Maitreya, successore del grande Buddha Gautama, mi fu risposto che nel mondo sono sempre presenti sette dei dodici discepoli del Cristo, i quali operano in silenzio per preparare la via al Cristo eterico, in modo che non passi inosservata come vorrebbe Arimane, cosicché con la sua venuta imminente sulla Terra, possa trovare un’umanità remissiva che ignorando i suoi scopi ingannevoli possa seguirlo supinamente verso l’abisso infernale. Rudolf Steiner ebbe a dire che Arimane verrà e… riuscirà a ingannare perfino uomini iniziati! che credo siano quegli Iniziati che non si sono preparati moralmente e spiritualmente secondo la Scienza dello Spirito o antroposofia,  attraverso l’impulso di “Cristo-Michele”; ossia quello di realizzare la coscienza morale attraverso l’armonizzazione  delle forze del cuore e quelle del pensiero o dell’intelletto.

Rudolf Steiner risponde chiaramente a tutte queste domande e nel contempo ci offre la via per conseguire le conoscenze dei mondi superiori, attraverso la conoscenza dei primi quattro libri fondamentali della Scienza dello Spirito o antroposofia, cioè: “La Scienza Occulta, Teosofia, L’Iniziazione e la Filosofia della Libertà”. Questi quattro libri indicano quattro vie iniziatiche secondo il proprio temperamento animico in relazione al volere, pensare e sentire umano. L’Iniziazione è una via più vicina allo sviluppo morale del “Sentire”, dove appunto è stato estratto questo commento sulle condizioni che Rudolf Steiner spiega nelle prime pagine dal titolo: “Come si conseguono conoscenze verso i mondi superiori?” 

Mai in nessun libro come nell’Iniziazione, Rudolf Steiner dedica moltissime pagine all’importanza dello sviluppo della “devozione” e “venerazione” che il discepolo deve sviluppare per un giusto corretto e rispettoso anelito verso la conoscenza. Non si tratta di creare un culto alla “Personalità”, chiunque esso sia, ma di amare e venerare la conoscenza e la verità che incarna in sé il Maestro. Inoltre, Egli ci dà una massima alla quale occorre prestare molta cura nel cercare di realizzarla, in modo che la conoscenza non possa deviarci dall’amore verso il prossimo assumendo quegli atteggiamenti intolleranti di arroganza intellettuale, dove appunto essa dice:

«Per ogni passo innanzi che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene» (ibidem pag. 56).

E nelle prime pagine del libro “L’Iniziazione” Egli inizia dicendo che:

«In ogni uomo esistono facoltà latenti per mezzo delle quali acquistarsi conoscenze sui mondi superiori (…). Si tratta soltanto di sapere come occorra adoperarsi per sviluppare tali facoltà (…). Da quando esiste il genere umano, vi sono sempre state delle scuole nelle quali chi possedeva le facoltà superiori istruiva coloro che aspiravano alle medesime. Queste scuole vengono chiamate occulte; e l’insegnamento che vi si riceve si chiama insegnamento occulto. Tale denominazione non deve prestarsi a dei malintesi, dove si possa credere che tale insegnamento voglia rappresentare una classe privilegiata che trattiene arbitrariamente il proprio sapere nei riguardi dei propri simili (…). Molti credono che occorra andare qua e là in cerca dei maestri della conoscenza superiore per riceverne spiegazioni. Ma vi sono due verità da tener presenti: anzitutto chi aspira seriamente alla conoscenza superiore non paventerà nessuna fatica, nessun ostacolo, per cercare un iniziato che lo possa guidare nei segreti superiori del mondo. D’altra parte ognuno può anche essere sicuro che in qualunque caso l’iniziazione gli giungerà, purché vi sia in lui la seria e degna aspirazione alla conoscenza. Esiste infatti per tutti gli iniziati, una legge naturale che li spinge a non negare a nessun vero aspirante la conoscenza che gli è dovuta (…). Potrai vivere in intima amicizia con un iniziato, ma rimarrai separato dal vero suo essere finché tu stesso non sia iniziato. Potrai godere pianamente del cuore e dell’affetto di un iniziato, ma egli ti affiderà il suo segreto solo quando sarai maturo per accoglierlo (…). Le vie che rendono l’uomo maturo ad accogliere un segreto sono ben determinate. La loro direzione è tracciata con lettere indelebili ed eterne nei mondi dello spirito nei quali gli iniziati custodiscono gli arcani superiori. Nei tempi antichi anteriori alla nostra «storia» i templi dello spirito erano anche esteriormente visibili; oggi, quando la nostra vita è diventata così vuota di spiritualità, essi non esistono nel mondo che è visibile all’occhio esteriore. Ma spiritualmente esistono dappertutto, e chiunque cerchi può trovarli. Soltanto nella propria anima l’uomo può trovare i mezzi che gli schiudano la parola degli iniziati. Egli deve sviluppare in sé certe facoltà fino a un determinato grado superiore, e allora potranno essergli partecipati i tesori più elevati dello spirito. Un determinato atteggiamento fondamentale dell’anima deve servire d’inizio. L’occultista chiama questa disposizione fondamentale il sentiero della venerazione, della devozione, di fronte alla verità e alla conoscenza. Soltanto chi possiede questa disposizione fondamentale può divenire discepolo dell’occultismo».   (Estratto del libro, “L’Iniziazione O.O. 10, pag.17”).    

 Collegno, 11 febbraio 2019                                                    Antonio     Coscia

                                                                                                                       

         

Il potere che può obnubilare l’anima VI

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“Io non so concepire maggior sventura per un popolo colto che vedere riunita in una sola mano, in mano de’ suoi governanti, il potere civile e il potere religioso;”

(Camillo Benso, Conte di Cavour).

  Il potere che può obnubilare l’anima VI

         Questa nuova conoscenza ispirata a Rudolf Steiner dal nuovo bodhisattva Maitreya18 successore del Buddha Gautama, e che oggi ognuno può accogliere dalla Scienza dello Spirito o antroposofia, è la stessa che abbiamo accolto dai vangeli nelle nostre incarnazioni passate ma che non potevamo comprendere a causa della nostra immaturità spirituale. Un esempio di quest’aspetto del Cristo quale giudice del karma umano lo possiamo cogliere laddove nel vangelo di Giovanni si parla di un’adultera che il popolo israelita vuole lapidare secondo la “legge di Mosè”, e dove è scritto che: «Gesù, chinato, scrive facendo dei segni col dito nella terra e, alzando il capo chiede chi di loro fosse senza peccato di scagliare la prima pietra; nessuno di loro ebbe il coraggio perché ognuno aveva trasgredito in cuor suo la legge mosaica. Allora Gesù chinatosi fa di nuovo dei segni col dito nella terra, mentre la folla si disperdeva, e alzatosi alla fine in piedi, perdonò l’adultera chiedendogli di non peccare più» (Gv 8). Nessun teologo si è mai chiesto perché il Cristo prima di perdonare l’adultera, avesse scritto per due volte per terra. Che cosa scrisse per terra il Cristo?

Egli inscrisse nella Terra (che è il Suo corpo), l’errore commesso dalla donna, cioè il peccato di adulterio che non poteva essere rimosso se non attraverso una futura azione karmica, quale effetto del peccato stesso, cui, il destino, ossia il suo Io superiore, (in questo caso era il Cristo stesso, essendo lei divenuta Sua discepola) avrebbe deciso nella sua incarnazione futura il modo per redimerlo. Il modo per compensarlo, Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Norimberga, in merito dice: «Nella nostra epoca il Cristo diventa il Signore del karma per tutti gli uomini che dopo la morte percorrono il cammino descritto. Il Cristo si assume l’ufficio di giudice … Supponiamo che una persona abbia commesso una cattiva azione: essa dovrà fare del bene che pareggi l’azione negativa, ma questo bene lo può compiere in due maniere, e forse, con lo stesso sforzo, potrà essere a vantaggio di pochi, oppure di molti. Che il nostro conto karmico sia così pareggiato in futuro, vale a dire se abbiamo trovato la via verso il Cristo, che esso si inquadri in un ordinamento universale affinché il modo del nostro pareggio karmico provochi la maggior salvezza possibile per gli uomini nel resto dell’evoluzione terrena, di tanto avrà cura chi, dai nostri giorni in poi, diviene Signore del karma, cioè ne avrà cura il Cristo» (Fede, Amore e Speranza, conf. Norimberga, 2 dicembre 1911). Oggi il pensiero intellettuale umano si è alquanto evoluto e rafforzato, come anche la nostra coscienza di veglia, la quale è più desta nei confronti del quarto periodo di cultura greco-romano. In quei tempi antichi i misteri iniziatici erano accessibili solo a pochi eletti che erano scelti dalle “guide spirituali” e che passavano attraversando prove fisiche e animiche molto dure, fino a che il discepolo era pronto ad attraversare un processo iniziatico molto pericoloso. Esso consisteva di passare tramite una specie di morte mistica apparente, in cui il corpo eterico era fatto uscire quasi completamente dal corpo fisico tramite un processo complicato dallo “Ierofante”, cioè il capo supremo dei sacerdoti del Tempio, permettendo così all’anima del discepolo di salire fino alla sfera solare. Là il discepolo incontrava lo Spirito del Sole (Cristo) in uno stato di coscienza ottusa, fino a che non veniva richiamato dall’Iniziatore dopo tre giorni e mezzo e risvegliato con la famosa frase: “… vieni fuori!”; cui il discepolo diveniva in tal modo, un “Illuminato”.

Questa forma antica iniziatica, con l’andare del tempo cominciò a essere pericolosa a causa del corpo eterico che andava legandosi più strettamente al corpo fisico, per questo il Cristo vi pose fine iniziando il suo discepolo prediletto chiamato Lazzaro al cospetto di tutto il popolo ebraico, tradendo così i loro misteri antichi che per questo motivo, lo condannarono a morte. La morte del Cristo sulla croce volle significare un nuovo impulso sia per la Terra sia per l’uomo, tramite cui fu dato a ognuno di potersi unire allo Spirito del Sole in una nuova forma iniziatica che, dava ora all’umanità la possibilità di sviluppare le facoltà superiori intellettuali veggenti senza come dire, “morire!” cioè senza staccare il corpo eterico (il corpo che tiene in vita la forma umana) dal corpo fisico. Inoltre, nella nostra epoca con lo sviluppo dell’anima cosciente, è avvenuto un cambiamento anche tra Maestro e allievo (discepolo), ovverosia che l’allievo o meglio il Maestro, lasci all’allievo la libertà di svincolarsi dalla sua autorità e di percorrere la via iniziatica secondo il suo discernimento e atteggiamento morale; il Maestro resta comunque sullo sfondo, soltanto più come un fratello maggiore che dà consigli, quando ciò sia richiesto. Va ancora aggiunto che quello che oggi permane come legame che unisce il discepolo al Maestro, che non sia più presente sul piano fisico, è la “fiducia!” Possiamo mantenere vivo questo legame fedele spirituale con l’anima del Maestro, fino a quando crediamo in lui, ma non appena perdiamo la fiducia cessa immediatamente anche il legame che ci teneva uniti a lui spiritualmente. Questo è valido anche per noi antroposofi nei riguardi di Rudolf Steiner che fino a quando accogliamo con fiducia e con amore la Scienza dello Spirito, resta vivo il rapporto spirituale con lui anche se non lo avvertiamo, ma di notte quando con la nostra anima ci immergiamo nel mondo spirituale, abbiamo la possibilità di avere un incontro con Lui.

Dal 1413 in poi come sappiamo, siamo entrati nello sviluppo dell’anima cosciente, cioè quella parte dell’anima umana che è più strettamente legata al nostro Sé superiore (l’anima divina superiore) e per questo siamo entrati in un’epoca di radicale cambiamento, dove all’uomo fluiscono dal mondo spirituale delle nuove rivelazioni e facoltà superiori, cui l’uomo deve prepararsi ad accoglierle se vuole uscire dal momento caotico attuale. Dobbiamo capire che questo mondo è per noi soltanto un mondo transitorio entro il quale abbiamo il compito di evolverci individualmente e moralmente, realizzando ciò che è la peculiarità di questo mondo da quando il Cristo è divenuto lo Spirito della Terra e cioè, la facoltà dell’amore cosmico-umano e la libertà autonoma individuale nel pieno rispetto per l’altro. Per questo è anche importante lo sviluppo morale, grazie al quale possiamo elevarci coscientemente a stati superiori dei mondi dello spirito, laddove possiamo unirci alla vera essenza spirituale del nostro “Essere cosmico”, vale a dire al nostro vero nocciolo divino o vero Io19. Ma per fare questo dobbiamo affrancarci, emanciparci da qualsiasi dogmatismo, sia esso istituzionale sia religioso, in quanto questi tendono a sottometterci ad atteggiamenti di supina accettazione contraddicendo così a ogni nostro esame critico e a qualsiasi discussione dialogica. Ciò vale anche per la forma di “simboli” e di verità antiche che divengono dogmatiche, in quanto non si evolvono nelle epoche seguenti, restando pertanto irrigidite nella loro forma antica divenendo in tal modo desueti, fuori tempo, e perciò nocivi all’evoluzione umana, ossia luciferici. Ancora qui Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Stoccarda il 19 dicembre 1919, dice: «Sappiamo dalle più diverse osservazioni che quando qualcosa si evolve nel suo tempo, in sostanza è bene per l’umanità. Diverso è se resta fermo e si manifesta in ritardo; quando ciò avviene, vale a dire se la mentalità di Cesare abbia una funzione ancora nel secolo ventesimo, [nel contesto vuol dire di qualsiasi persona che ragionasse con la mentalità che era in uso al tempo di Cesare], tale mentalità assume un carattere luciferico» (San Silvestro Cosmico O.O. 195, pag.29).

Un maggior esempio di quest’aspetto luciferico, è quello dell’Arcangelo Michele che anticamente era venerato dal popolo ebraico come “Volto di Jahve o Yehovah”, o come tradotto in italiano “Geova”, cui agiva nel popolo ebraico antico come loro guida affinché preparassero un puro involucro umano per la discesa del Cristo. Ciò è rivelato a Mosè da Yahvè, cui possiamo leggere in una pagina del “Deuteronomio” dove appunto è scritto: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto» (Dt 18,15). Che cosa può significare un “Profeta pari a me”, sennonché lo stesso Jahve o meglio l’Entità divina che lo adombrava quale guida superiore degli Elohim o Potestà cioè il Cristo, si sarebbe un giorno incorporato in un uomo del popolo ebraico, ossia nel Messia “re-sacerdote” simile a Melchisedec? Prima dell’evento del Golgotha, Michele operava come una specie di Spirito del Tempo per preparare appunto la discesa del Cristo in un singolo uomo del popolo ebraico, cioè in Gesù di Nazareth; finito tale compito di “preparazione”, ha oggi un nuovo compito: quello della “comprensione” del Cristo. E un decennio prima della fine del kali yuga, cioè nell’anno 1879, l’Arcangelo Michele è salito appunto dalla dignità di Arcangelo a quella di Archai, assumendo il compito di messaggero e questa volta però, come volto del Cristo. È molto importante capire questo nuovo aspetto di Michele-Cristo, affinché prendiamo coscienza che il ruolo che aveva Jehovah o se vogliamo Michele (Chi è come Dio?), quale guida dell’umanità antica è terminata; a esso si è sostituito un altro Spirito di Popolo, un altro principio Jahvetico che non è più lo stesso di prima. L’altissima Entità divina di Jehovah o Geova, è rivolta verso altri compiti cosmici che già prima operava e che riguardano appunto il futuro della Terra e dell’umanità, dopodiché si unirà di nuovo con i suoi fratelli Elohim solari per un’ulteriore evoluzione cosmica superiore. Questo vuol dire che le correnti religiose monoteiste attuali che cercano di innalzarsi a Dio Padre, Jehovah o Geova, o Allah, con la forma antica jahvetica cioè di Jehovah-Michele, si rivolgono a qualcosa ormai superato, desueto, un impulso antico rimasto indietro che non si è evoluto e perciò luciferico; che non è più presente nei mondi spirituali superiori perché è avanzato da Jehova-Michele a Cristo-Michele. Pertanto ciò che ora è presente nel mondo astrale, è un riflesso dello spirito di popolo Jahvetico ormai superato (dopo la venuta del Cristo sulla Terra) che ha assunto un compito che non le compete. Esso ha assunto un carattere anacronistico nell’epoca presente dell’anima cosciente, cui occorre che i popoli trovino la forza di Michele-Cristo per superare l’egoismo nazionalista e conformarsi agli altri popoli europei per rafforzare la “Comunità europea”, dalla quale deve nascere il vero impulso del cristianesimo universale, in modo da creare, come già menzionato, il germe della futura fratellanza filadelfiana del sesto periodo di cultura (Ap 3,7).

Rudolf Steiner in diverse conferenze parla dell’operare delle gerarchie divine spirituali nel nostro zodiaco e del nuovo compito o missione assunta da Michele, dove da una conferenza tenuta a Stoccarda, il 20 maggio 1913, egli dice: «Come in passato ci si poteva innalzare a Jahve o Jehova e sapere che costui aveva affidato a Michele la missione di preparare il trapasso dall’epoca di Jahve all’epoca del Cristo, così oggi è il Cristo a inviarci Michele come Suo messaggero. Ecco la grande novità che noi dobbiamo accogliere con profondo sentimento: in passato si parlava di Michele-Jahve come della guida del tempo; oggi dobbiamo parlare di Michele-Cristo, Michele si è elevato a un grado superiore: da Spirito di Popolo è diventato Spirito del Tempo (Archai); da messaggero di Jahve o Jehova è diventato messaggero del Cristo. Perciò nel nostro tempo comprendere l’impulso di Michele significa comprendere l’impulso del Cristo» (“Verso il Mistero del Golgota” O.O.152, pag. 72). Pertanto l’umanità se vuole innalzarsi verso il Cristo e il vero Dio Padre, deve prendere coscienza del cambiamento avvenuto nel mondo spirituale, ossia della nuova guida che ha assunto l’Arcangelo Michele dopo la sua salita a Spirito del Tempo o Archai. Egli non opera più come uno Spirito di Popolo e come volto di Jehova o Geova ma appunto, come Spirito del Tempo di tutta l’umanità e quale volto del Cristo. Occorre assolutamente prender coscienza di questo nuovo aspetto spirituale e superare come menzionato, l’egoismo di popolo quale atteggiamento nazionalista, sovranista, o razzista, o comunque tutto ciò che ha tendenza a chiudersi nella propria comunità nazionale evitando qualsiasi intrusione e integrazione di etnie diverse, in modo da mantenere per sempre il proprio “status quo”. Ciò va contro l’impulso micheliano che tende invece a unire una nuova comunità umana universale, costituita da qualsiasi ceto sociale e appartenente a qualsiasi etnia, per formare i semi che nel prossimo sesto periodo di cultura sarà la nuova umanità del quarto millennio, cioè l’umanità del Cristo! Comprenderlo è di un’estrema importanza se vogliamo che il mondo spirituale e il nostro Spirito di Popolo (Arcangelo), ci aiutino a superare le prove karmiche future dovute sia al nostro karma individuale, sia quello collettivo della nostra comunità nazionale. Se non modifichiamo la nostra mentalità, l’umanità si troverà a dover affrontare in futuro il suo destino karmico senza la guida e l’aiuto dello Spirito di Popolo normale e quello dell’Arcangelo Michele, dove verrà sostituito da uno spirito di popolo luciferico, con tutte le conseguenze negative che ne potranno derivare sia sul piano individuale e sia collettivo. In merito ancora qui Rudolf Steiner, nella conferenza tenuta a Basilea il 23 dicembre 1920, ci avverte che: «E se, quando il Cristo Gesù venne sulla Terra, il popolo ebraico venerava un Jahve o Jehovah, i popoli moderni sono ritornati a molti Jahve; poiché ciò che i popoli venerano in base agli odierni principi nazionalistici, in modo da separarsi e combattersi tra loro, [ciò vale per qualsiasi separazione, nell’ambito della comunità sociale], anche se non vien più chiamato con l’antico nome, sono tanti Jahve …» (Archivio storico della rivista Antroposofia – volume terzo, pag.125).

Possono esistere tanti Jehovah, ma esiste un solo Cristo! La differenza tra i due e che mentre Jehovah o Geova, appartiene alla comunità dello Spirito Santo che ha operato nel passato come un Dio lunare alla guida del popolo ebraico, il Cristo invece, ha sempre operato come l’Altissima divinità solare universale, dietro ogni evento esteriore della storia cosmica-umana. L’impulso del Cristo diversamente dal quarto periodo di cultura greco-romano in cui agiva per separare l’anima antica di gruppo ebraica, oggi al contrario, nel quinto periodo di cultura agisce tramite lo Spirito del Tempo Michele, per unire gli uomini in una sola comunità universale, dove ogni uomo possa un giorno riconoscersi cittadino di una sola Patria, la cui anima è la Terra, con la quale si è congiunto due millenni or sono lo Spirito del Sole (Cristo), assumendone la guida come Spirito della Terra. Ma gli Spiriti luciferici di popoli che si sono sostituiti all’antico principio, jahvetico, contrastano il disegno del Cristo, essi non vogliono che l’umanità si unisca, ma che si frammenti in tanti popoli, in tante nazioni, dimodoché ognuno pensi egoisticamente a se stesso senza giungere mai all’unione con gli altri per realizzare la vera fratellanza universale. Quest’aspetto luciferico-arimanico lo vediamo agire con sempre più forza offuscando e inducendo anime umane verso l’ambizione di potere nell’ambito della comunità sociale sia nella sfera religiosa, sia particolarmente in quella giuridico-statale e sia in quella economica, dove gli uomini agiscono inconsciamente con sempre più asservimento nei riguardi di queste forze occulte che operano dal mondo astrale. Difatti, il Cristo nel vangelo di Giovanni, rimprovera i farisei, le guide religiose ebraiche che erano asservite non solo al potere romano di Cesare, ma anche al potere occulto dello spirito Jahvetico luciferico, laddove Egli dice: «Voi dite di avere un solo Padre, Dio! Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo … Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui» (Gv 8,41-44).

Anche oggi a causa dell’immaturità spirituale cui versa ancora la maggior parte dell’umanità cui tarda a risvegliare in sé l’impulso spirituale dell’anima cosciente, ha per guide religiose dei “farisei” che non hanno accolto la rivelazione spirituale del successore del Buddha, ritenendola eretica e perciò contrapposta all’insegnamento cattolico (vedi Acta Apostolica Sedis 11, 1919, 317). Per cui non avendo accolto la rivelazione del ritorno del Cristo eterico nei dintorni dell’astrale terrestre, essi attendono il Cristo secondo la rivelazione dell’Apostolo Matteo e degli Atti di Paolo che possa di nuovo comparire dalle nuvole del cielo e scendere sulla Terra col corpo fisico per diventare il “Re” del mondo – almeno secondo la concezione materialista dei gesuiti. Difatti negli Atti degli Apostoli è scritto: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che tra di voi è stato assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (Atti 1,11). Ciò che gli Apostoli veggenti descrivono nei Vangeli, sono immagini astrali che vanno interpretate secondo la conoscenza occulta di un iniziato veggente o di un chiaroveggente che conosca il linguaggio dei simboli occulti. E allora capiremmo che le “nuvole del cielo” è un termine tecnico occulto, il cui significato è una dimensione o “stato elementare spirituale”; vuol dire che il Cristo, verrà percepito spiritualmente nei dintorni del mondo astrale terrestre, con un corpo eterico di luce . È da sciocchi credere che un uomo fisico possa venire da una nuvola e scendere col corpo fisico sulla Terra; anche il Cristo non può esimersi dalle leggi che vigono nell’ambito terrestre, per cui da quell’altezza certamente si schianterebbe al suolo. Altre correnti religiose invece, credono che Gesù Cristo sia il figlio di Jehovah o Geova, non sapendo che Jehovah o Geova è un altissima Entità gerarchica appartenente agli Elohim o Potestà, ( Exusiai o Spiriti della Forma, secondo la Scienza antroposofica), mentre il Cristo è un Entità divina al di sopra di tutte le gerarchie spirituali e che è in relazione con il secondo aspetto della Trinità divina. Essi interpretano la Bibbia del vecchio e nuovo Testamento, così come il Corano, secondo il pensiero concettuale teologico, credendo di interpretare la verità divina con il loro intelletto umano e non che la verità vada interpretata invece, attraverso la “forza ispirativa veggente” con la quale sono stati redatti in origine, facendo poi credere alla massa credulona di essere i depositari della verità divina in modo da asservirli al loro potere temporale luciferico.

Pertanto se oggi l’umanità non prende coscienza nel riconoscere il nuovo compito micheliano e continua ad atteggiarsi caparbiamente nel voler mantenere la forma antica del principio egoistico Jahvetico di popolo, commette lo stesso errore delle guide religiose ebraiche antiche. Per cui non solo andrà incontro a un destino tragico karmico summenzionato, ma passerà inosservato il nuovo incontro che possiamo avere con il Cristo – eterico sul piano astrale o elementare, allo stesso modo cui lo ebbe Mosè circa tre millenni e mezzo or sono sul monte Sinai e S. Paolo sulla via di Damasco. (VI. Continua)

Collegno, 27 gennaio 2020                                                                         Antonio Coscia  

Sopra: Fiori di Crocus o Croco

Note Integrative

18    Il Maitreya Buddha, è il nuovo Bodhisattva succeduto al Buddha Gautama che secondo alcune indicazioni concordanti sia della corrente orientale buddhista che di quella occidentale rosacrociana, s’incarnerà fra circa 5670 anni dopo il Buddha Gotama, o secondo l’esoterismo cristiano fra circa 2500 o 3000 anni dopo l’evento del Golgotha, cioè da quando il Cristo, il «Logos solare» dimora sulla Terra. Fra tremila anni Egli dovrà scendere sul piano fisico e incarnarsi completamente in un corpo umano preparato per lui, dimodoché possa percorrere quel grado umano chiamato da Rudolf Steiner “Buddha umano”, cui dovrà realizzare la “Dottrina” che ha ispirato alle diverse personalità bodhisattviche umane e realizzare la dignità di nuovo Buddha. Egli sarà il settimo e il primo Buddha umano cristiano, dopo l’illuminazione del grande Buddha Gotama e, userà la potenza della parola per istruire i suoi discepoli in modo magico, senza l’uso del pensiero concettuale. Ciò vuol dire che nel sesto periodo postatlantico chiamato “Filadelfia”, ossia quello che succederà al nostro che durerà ancora per circa 1500 anni, la saggezza divina sarà accolta senza l’ausilio del pensiero concettuale, cioè verrà accolta direttamente dall’anima umana attraverso un atto magico della potenza del logos del Bodhisattva. Per meglio dire, la parola “magica” del Maitreya Buddha, sarà accolta tramite una sorta d’intuizione cosciente da quelle anime più evolute che preparandosi fin da ora avranno raggiunto insieme allo sviluppo dell’anima cosciente un alto grado della coscienza morale. E affinché ciò possa realizzarsi, devono essere formati degli uomini che possano già da ora sviluppare e trasformare il pensiero razionale in un pensiero intellettuale veggente o immaginativo. È quindi della massima importanza che nel nostro periodo, una parte dell’umanità più progredita possa sviluppare in sé attraverso la fede verso un nuovo esoterismo cristiano moderno, un cammino spirituale onde riconoscersi tramite lo sviluppo della coscienza morale, di avere in sé un che di divino, da cui egli è sempre stato ispirato. Questa è la speranza dei Maestri che guidano sia l’evoluzione occidentale sia quella orientale, essi sperano appunto, che possa realizzarsi nell’ambito di tutte le comunità e movimenti spirituali, la formazione di quelle anime cui possono essere idonee ad accogliere la «Parola magica» del nuovo Buddha che deve venire. Questo è il compito più importante che la Società Antroposofica universale possa prendere coscienza e in modo particolare nei gruppi locali, affinché l’Antroposofia possa espandersi sempre più nel nostro periodo attuale, in modo da essere utili e aiutare l’umanità a sviluppare nel modo giusto l’anima cosciente che deve realizzarsi entro la fine del nostro quinto periodo postatlantico. Inoltre, ha come scopo di preparare nello stesso tempo, delle anime più evolute in modo da poter accogliere nel modo giusto nel prossimo sesto periodo di cultura o periodo di Filadelfia, il dono dall’alto del mondo angelico, ossia il principio del Sé spirituale. (Vedi anche la nota 4. di 1.Note Integrative Antroposofiche).

19    Al di sopra dell’ Io superiore, Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un «Io» ancora più superiore che possiamo definire una «Entità superspirituale» che è il «vero nocciolo» di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama: «Il vero Io o Scintilla divina». Rudolf Steiner menziona pochissimo questa parte costitutiva umana. Egli ne parla in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro «Sulla Via Dell’Iniziazione», dove egli alla fine sintetizza il concetto del vero Io così: « L’uomo porta in sé un “vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere[che l’uomo fa durante la sua vita terrena]. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere», (Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194; Ed. Antroposofica Milano).