L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita II

Immagine rappresentativa della coscienza cristica di Daniel B. Holeman

Come nel sonno non si sa nulla della coscienza fisica dell’io terrestre, così dopo la morte non si saprebbe nulla di sé se non si avesse presente l’istante del morire. Si ha davanti a sé come uno dei momenti più sublimi, più grandiosi … La morte vista dal defunto dall’altra parte del mondo astrale, è l’immagine più bella che l’uomo porti con sé attraverso le diverse sfere cosmiche stellari, grazie cui nell’anima umana si sveglia una coscienza superiore molto più saggia di quell’inferiore terrestre che conosciamo come “coscienza dell’io”. (L’Evento della morte e i fatti del dopo-morte, O.O. 168) Rudolf  Steiner).

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita II

Abbiamo visto che tutta l’evoluzione umana dura parecchi miliardi di anni fino a quando l’uomo non arrivi a realizzare la meta assegnatagli dal Creatore, cioè alla fine dell’eone di Venere e ancora tutto l’eone di Vulcano3 entro il quale non esisterà più il male, ma solo eterno bene. Dobbiamo però aggiungere che già nell’ambito del nostro quarto stato di coscienza cosmico terrestre l’uomo caduto nel male può trovare la redenzione, e cioè quando in un lontano futuro che possiamo fissare al termine della sesta Epoca Postatlantica e del sesto periodo di cultura, quando cioè si formerà il numero di evoluzione 4-6-6. Ciò sarà possibile per il fatto che l’Archai Michele lotterà insieme alla Divina Sofia cosmica, incatenando Sorat l’anticristo del Genio solare nell’abisso per mille anni, in modo da dare agli uomini la possibilità di rafforzarsi spiritualmente e moralmente per tenerlo a bada fino allo stato evolutivo di Venere. Perciò continuare a parlare di Inferno eterno nell’epoca moderna, è alquanto fuori luogo, per non dire sciocco, in quanto che le anime sono più evolute; il pensiero scientifico con le sue scoperte moderne ha contribuito molto a emancipare la mentalità corrente dove la maggior parte non crede più a quello che la teologia cattolica continua a propinare come immagini dantesche ormai desuete, cui erano per un certo verso, giustificate da un’umanità infantile medievale ancora dormiente. La quale doveva sottomettersi alla protezione coercitiva dell’autorità ecclesiale, pena, la denuncia come eretico e a volte la condanna a morte, che terminava alla fine con la scomunica e la dannazione nel fuoco eterno. Tutto questo era giustificato durante il periodo dell’anima razionale4, dove appunto la Chiesa cattolica pietrina aveva il compito di frenare l’uomo, affinché lo sviluppo materialistico non trascinasse troppo in basso l’anima umana allontanandola troppo dalla vita spirituale e quindi dalla sua origine divina. Ma, dopo entrati nell’epoca o periodo di cultura del rinascimento o, secondo l’Antroposofia, nel periodo dello sviluppo dell’anima cosciente o dell’intelletto che va dal 1413 circa fino alla metà del quarto millennio (3573), il pensiero umano ha iniziato a rafforzarsi e cambiare radicalmente dalla metà del XVI secolo in poi. Ciò grazie alla rivoluzione scientifica o rivoluzione copernicana e in modo particolare nel XVII secolo, quando Renato Cartesio (1596-1650) col suo “penso dunque sono!” (cogito, ergo sum), scopre di esistere e avere dei pensieri autonomi. Fino allora l’uomo credeva che fosse Dio a ispirare i pensieri in lui; ma con l’avvento del razionalismo cartesiano andò sempre più emancipandosi dal mondo spirituale in quanto sperimentava i pensieri concettuali autonomi in lui in modo sempre più naturale; ossia iniziò a pensare e a riflettere liberamente su qualsiasi cosa che accoglie in sé dalle immagini del mondo esterno.

Possiamo qui aggiungere che fino all’ottavo secolo l’uomo percepiva il pensiero nel proprio cuore entro il quale era ispirato dagli Spiriti creatori o Elohim biblici. Essi lo avevano guidato attraverso le guide spirituali fin dall’Epoca Lemurica, quando cioè fecero gocciolare nel suo corpo astrale una parte del loro fuoco divino, ossia nella forma che l’anima umana aveva assunto quale sembianza animalesca proveniente dall’antico stato o eone lunare, e anche per il fatto  che il Sole si era appena separato dalla Terra5. Cosicché l’uomo animale, con la penetrazione dell’Io (Spirito) nel corpo astrale (anima) ricevuto come dono dagli Spiriti della Forma o Elohim solari, trasformò col tempo la sua forma-animale nell’immagine umana plasmata da Jehovah o Geova (Elohim -Yahve = Signore Dio), laddove nella Bibbia è scritto che Dio rivestì di tuniche di pelli Adamo ed Eva prima di cacciarli dal Paradiso terrestre; (Genesi 3,21). I creatori dell’uomo lasciarono pertanto nell’ottavo secolo il compito agli spiriti del Tempo o Archai, che iniziarono a ispirare l’uomo attraverso il capo alfine, di rendere libero il pensare umano cosicché non fosse più costretto da una volontà superiore spirituale, ma divenisse libero nei suoi pensieri e nelle sue azioni in modo da conseguire il libero arbitrio attraverso il bene e il male. Se quindi da una parte ci fu un’emancipazione del pensiero scientifico materialista, dall’altra la fede nel divino si affievolì sempre più fino a diventare nel XVIII secolo, un “dogma dottrinale”. Ciò fece sì che l’umanità si allontanasse sempre più dal mondo spirituale sviluppando in sé una coscienza autonoma e libera, ma, la conseguenza fu di entrare sempre più in contrasto col mondo esterno a causa del troppo egoismo dovuto allo sviluppo del materialismo moderno col pericolo che un giorno, se non si risveglia spiritualmente, possa retrocedere dal consesso umano scendendo sempre più in basso verso le forze oscure asuriche del male.  Per questo è necessario che l’uomo attuale debba operare in sé un risveglio animico e possa evolvere a un gradino superiore di coscienza morale in modo da realizzare con l’aiuto dell’impulso che scaturì dall’evento del Golgotha, l’antico motto platoniano cui era scritto all’entrata del tempio di Apollo a Delfi, ossia: “conosci te stesso!”

Questa massima esortazione religiosa dei misteri antichi, ci sprona anche oggi nella nostra cultura materialista moderna a prendere coscienza della nostra interiorità umana e a esercitare l’uso del pensiero attraverso la conoscenza che l’Antroposofia quale cristianesimo rosicruciano rinnovato, può offrire oggi a qualsiasi persona di buona volontà che voglia percorrere la via verso il risveglio spirituale, di avere l’incontro con il suo Io superiore. Tramite la conoscenza della Scienza antroposofica l’uomo può oggi prepararsi tramite lo studio e gli esercizi spirituali, a sviluppare maggiormente il suo pensiero razionale-intellettivo trasformandolo in un pensiero immaginativo veggente in modo da trascendere la propria realtà terrena e andare oltre i sensi fisici, laddove può incontrare la sua vera realtà umana-divina superiore. Il Cristo Gesù stesso nel vangelo di Giovanni (Gv 10,34), rivolgendosi ai farisei disse loro che esiste nell’anima umana un frammento divino che l’uomo può autoconoscere in se stesso, quando questi purifica il suo cuore in modo che il Cristo possa entrare in lui e operi allo stesso modo che in S. Paolo, ossia: “Non sono più io che vivo, ma è il Cristo che vive in me” (Galati 2,20). Attraverso la coscienza cristica illuminata dalla forza dell’amore del Cristo, l’uomo può diventare cosciente del mondo dei defunti, cioè del mondo astrale e del mondo spirituale, (ciò dipende dal tipo di veggenza), prima di tutto incontrando la sua vera realtà dell’Io che è la nostra vera Individualità spirituale superiore, dove noi da soggetto, diventiamo oggetto, similmente a come quando guardandoci nello specchio, ci viene indietro la nostra immagine rispecchiata che non è altro l’immagine-oggetto di noi stessi, non reale, ma appunto un nostro riflesso. Per meglio dire se attraverso degli esercizi spirituali risvegliassimo con l’aiuto del Cristo l’antica veggenza spirituale ma in modo più cosciente, cioè diversamente dallo stato incosciente ottuso che avevamo anticamente quale dono divino degli Dei, ed entrassimo nel mondo astrale, incontreremmo per prima la nostra vera realtà dell’Io che ci apparirebbe quale essere pensiero tra altri esseri pensieri, di cui noi siamo soltanto un riflesso imperfetto nel mondo terreno. Prenderemmo coscienza cioè che siamo solo un’immagine rispecchiata di una realtà superiore spirituale che si riflette come in uno specchio nel nostro mondo e che similmente a una maya crea l’immagine di se stesso quale sintesi di tutte le sue vite vissute sulla Terra; un’immagine cioè imperfetta entro la quale opera e dirige la Personalità umana attraverso forze incoscienti verso l’attuazione del proprio destino karmico.

Sorge allora la domanda che già altri prima di noi si sono posti, ma che non è mai stato possibile come ora dare una risposta chiara e concreta, ossia: Chi siamo noi in realtà? Che cosa resta di noi dopo la morte cui mai nessuno è tornato indietro a rinfrancarci sull’esistenza di una nuova vita da morte a nuova rinascita? Sono domande che lacerano l’anima di una sofferenza animica che incute angoscia e paura, quando si avvicina inesorabilmente il momento in cui dobbiamo lasciare in questo mondo fisico, tutti quelli che abbiamo amato. La morte dunque annienta ogni nostra esperienza animica vissuta con loro nella nostra vita sulla Terra? 

La teologia cattolica non possiede la conoscenza per rispondere a queste domande, in quanto rifiuta ogni rivelazione esterna che non avvenga nell’ambito interno della Chiesa cattolica; vale a dire che essa non riconosca mai alcuna rivelazione spirituale che possa avvenire al di fuori della sua istituzione gerarchica. Sta di fatto che la Chiesa cattolica dopo Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) abate e teologo francese dell’ordine dei cistercense non ebbe più “Padri” della Chiesa; egli fu l’ultimo ad avere ancora una rivelazione da Gesù Cristo stesso sulla “piaga della spalla destra”.  Il primo santo difatti, a venerare la ferita alla spalla di Cristo fu Bernardo di Chiaravalle che morì nel 1153. Ricevette questa risposta quando chiese a Gesù, quale fu la sua ferita più dolorosa ed Egli rispose dicendo:

“Io ebbi una piaga sulla spalla, profonda tre dita, e tre ossa scoperte per portare la croce: questa piaga mi ha dato maggior pena e dolore di tutte le altre e dagli uomini non è conosciuta. Ma tu rivelala ai fedeli cristiani e sappi che qualunque grazia mi chiederanno in virtù di questa piaga verrà loro concessa; e a tutti quelli che per amore di essa mi onoreranno con tre Pater, tre Ave e tre Gloria il giorno perdonerò i peccati veniali e non ricorderò più i mortali e non moriranno di morte improvvisa e in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine e conseguiranno la grazia e la misericordia”.  (Preghiera continua).  (II. Continua)

Collegno, maggio  2022              Antonio   Coscia   

Note  Integrative

3       L’evoluzione umana secondo la Scienza dello Spirito o antroposofia, si svolge attraverso sette “Stati di Coscienza Cosmici” o “Eoni Cosmici” che  sono chiamati: “Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano”. Attualmente la Terra ha attraversato tre stati evolutivi cosmici di coscienza o possiamo anche dire “metamorfosi cosmiche”, e cioè: “Saturno, Sole, Luna e infine, il nostro eone Terra”. Saturno nacque come “Cosmo di calore” grazie al dono degli Spiriti della Volontà o Troni, dai quali nacquero gli Spiriti del tempo o Archai; mentre l’uomo passava attraverso uno stato di coscienza minerale, molto ottuso. Saturno (ossia il nostro sistema solare), si trasformò in “Cosmo eterico” sull’antico Sole cui si aggiunsero “l’aria e l’etere di luce”, quale dono degli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, dai quali nacquero gli Spiriti del Fuoco o Arcangeli; mentre l’uomo passava attraverso uno stato di coscienza vegetale, ottuso. Nel terzo eone o stato di coscienza dell’antica Luna, si trasformò in “Cosmo astrale” a cui si aggiunsero “l’acqua e l’etere del suono” grazie al dono degli Spiriti del Movimento o Dynameis, dai quali nacquero gli Angeli  mentre l’uomo passava attraverso uno stato di coscienza animale, di sogno. Infine nel quarto eone o stato di coscienza terrestre, tutto il Cosmo spirituale si trasformò nella nostra Terra fisica grazie agli Elohim solari (Potestà o Spiriti della Forma) a cui si aggiunse l’elemento solido e il quarto etere, cioè “ l’etere di vita”, dai quali nacquero gli uomini ai quali  come dire, fecero gocciolarono il loro Io nel corpo astrale, vale a dire nell’uomo-animale  facendo sì che assumesse la verticalità e attraversasse  l’evoluzione terrestre tramite  la coscienza di veglia.

Occorre qui ricordare che i nomi scelti non sono riferiti ai pianeti attuali del nostro sistema solare, ma indicano soltanto il punto, dove si espandevano le sfere cosmiche dell’antico Saturno fino al pianeta Saturno attuale; l’antico Sole fino al pianeta Giove attuale e l’antica Luna fino al punto in cui è collocato il pianeta Marte attuale. Questi antichi sistema Planetari o sfere cosmiche, non vanno immaginate come il nostro sistema fisico solare attuale, ma come sfere spirituali cui nessun occhio fisico avrebbe potuto vedere, in quanto erano delle sfere spirituali costituite da solo calore, da  “Etere di Calore” che abbiamo chiamato Saturno. Poi il tutto si trasformò in un sistema eterico e astrale, cui si aggiunsero le sostanze più grossolane, ossia l’aria e l’acqua, e, quelle più sottili, cioè l’etere di luce e l’etere del suono;  infine nel nostro sistema solare e stellare,  si aggiunse come sostanza più densa il solido e il minerale, e come sostanza più sottile o spirituale  l’etere di vita. Soltanto dunque nel quarto stato di coscienza o eone cosmico terrestre il tutto si condensò nel nostro sistema solare attuale cui, si aggregarono insieme i quattro eteri: “Calore, luce, suono e vita”, che nell’Epoca Lemurica, con la cacciata dell’uomo dal paradiso terrestre, furono sottratti ad Adamo l’etere del suono e l’etere della vita, cui non è possibile aggiungere altro in questa nota.  Possiamo solo aggiungere che i due eteri sottratti ad Adamo, ossia l’etere di vita e l’etere del suono, ci saranno dati nel momento in cui l’uomo avrà sviluppato l’anima cosciente,  in modo  da elevarsi a stati superiori di coscienza cosmici futuri che abbiamo chiamato: “Giove, Venere e Vulcano”.

Vedi  anche in questo blog la nota  2. di 1.Note Integrative Antroposofiche).

4     L’anima razionale insieme all’anima senziente e all’anima cosciente sono le tre facoltà animiche umane tramite cui l’io inferiore si manifesta come pensare, sentire e volere. L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro tramite la sensazione; qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trarre le esperienze della vita, trasformandole in saggezza e amore per ogni disciplina che possa derivare dall’arte, dalla scienza e dalla religione. L’anima razionale, così come l’anima senziente e l’anima cosciente, può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza, stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare, può farlo solo accogliendo in sé l’Impulso del Cristo. 

5      La Terra oltre all’evoluzione di sette stati di coscienza come citato nella nota 3, passa attraverso un’evoluzione molto complessa di sotto stati di coscienza che vengono chiamati stati di Vita, di Forma, di Epoche e Periodi di cultura. La cosa è in sé molto complessa che si può approfondire nel libro “La Scienza Occulta”; qui possiamo sintetizzare per quel che una nota ci permette di dire, dicendo che ogni stato di coscienza dobbiamo suddividerlo in sette stati di Vita; a sua volta ogni stato di Vita va suddiviso in sette stati di Forma, e che ogni stato di Forma va suddiviso a sua volta in sette Epoche e che infine, sette Epoche vanno suddivise in sette periodi di cultura. Se guardiamo la “Tavola 1” dell’articolo precedente e prendiamo  in esame il nostro stato terrestre, vediamo che siamo attualmente nel 4° stato o eone terrestre, nel 4° stato di Vita, e nel 4° stato di Forma. In questo 4° stato di Forma siamo nella 5° Epoca Postatlantica e nel 5° periodo di cultura attuale anglo-tedesco. Se andiamo indietro nell’Epoca Lemurica, vediamo che abbiamo attraversato l’Epoca Polare e l’Epoca Iperborea dove il Cristo alla fine di quest’Epoca si separò dalla Terra e la Luna cui erano rimaste insieme, diversamente dagli altri pianeti separatisi già prima.

L’uomo in quell’antica epoca Iperborea era un essere simile al vegetale costituito da un corpo fisico di calore e da un corpo eterico. Dopo la separazione dal Cristo, l’uomo ricevette nell’Epoca Lemurica il corpo astrale, così  da uomo-vegetale si elevò a uomo-animale e nella seconda parte dell’Epoca Lemurica ricevette dagli Spiriti della Forma o Elohim solari, il Vero Io6 o l’Adam Qadmon che Jahvè o  Jehovah, il Dio lunare, continuando il lavoro degli Elohim solari elaborò e infuse in Adamo l’Io superiore; ciò è riportato nella Bibbia come i due alberi del Paradiso: “L’albero della Vita e l’albero del bene e del male.

6      Nell’uomo coesistono interpenetrandosi tre Io, di cui: il Vero Io o Scintilla divina, l’Io superiore e l’io terreno o inferiore; egli nulla sa degli altri due Io superiori che lo guidano e lo ispirano verso tutte quelle prove dolorose del destino della vita, secondo la legge karmica e della reincarnazione. Oltre all’io normale terreno umano, l’uomo ha quindi anche un «Io superiore divino» (dono degli Spiriti della Forma o Elohim), cui l’io inferiore è solo un’immagine, un riflesso di come quando guardandoci in uno specchio vediamo la nostra immagine rispecchiata, riflessa appunto. L’immagine che egli riflette nell’ambito terreno è la sintesi di tutte le personalità umane vissute in tutte le incarnazioni terrene in personalità sempre diverse, nelle quali acquisì le facoltà morali e spirituali di cui egli manifesta  come sintesi nell’ultima Personalità terrena. Questo nucleo divino – umano o «Individualità» superiore, è sempre lo stesso, non cambia, ma si evolve e si arricchisce appunto delle facoltà umane acquisite durante le diverse esperienze delle vite terrene assunte dalle diverse personalità umane in ogni vita. Perciò la Personalità umana che egli manifesta e rinnova in ogni vita terrena, è la sintesi o l’estratto spirituale superiore raggiunto durante le vite precedenti, e inoltre porta in sé, un concentrato animico imperfetto delle azioni negative compiute sulla Terra da ogni singola “Personalità umana”, che la Scienza antroposofica chiama karma e che l’Io terreno deve compensare attraverso prove dolorose. Questo destino doloroso è dunque voluto e ispirato dall’Io superiore, di modo che l’Io terreno possa elevarsi e sviluppare in sé le giuste facoltà morali che un giorno faranno sì che possa raggiungere quella perfezione che gli darà modo di congiungersi di nuovo alla sua immagine divina superiore. Va detto  che è soltanto l’Io o l’Individualità spirituale superiore che decide di incarnarsi; egli  non scende mai nel mondo fisico ma resta nel mondo astrale superiore, dove dirige l’immagine umana quale immagine-specchio di sé nel mondo terreno guidandola verso il quel destino che può essere più o meno doloroso secondo l’imperfezione dell’io inferiore.

Al di sopra dell’ «Io superiore», Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un «Io» ancora superiore che possiamo definire un «Entità superspirituale» il quale, è il «vero nocciolo» di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama, “vero Io o Scintilla divina”. Rudolf Steiner menziona pochissime volte questa parte costitutiva umana, Egli difatti, ne parla in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro «Sulla Via Dell’Iniziazione», dove alla fine sintetizza il concetto del vero Io in questo modo:

«L’uomo porta in sé un “vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere».

 (Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194).

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo VII

Rappresentazione dell’anima dopo la morte

Tommaso gli disse: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?”.  

Gesù gli disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me;

(Giovanni 14,5-6)

7. L’Entità del Cristo I

Nei capitoli precedenti abbiamo cercato di approfondire, per quanto sia stato possibile con l’aiuto della Scienza dello Spirito o antroposofia e in parte dai vangeli di Matteo e Luca, un tratto biografico di Gesù di Nazareth. Abbiamo visto come questa Personalità divina-umana, celasse in sé una natura animico-spirituale alquanto complessa giacché era compenetrata da diverse Entità spirituali umane e divine, tra le più evolute della Terra. Ciò alfine di poter accogliere e unirsi con il Logos divino che conosciamo come “Io Sono l’Io Sono” o secondo la terminologia greca “Christós” (Messia) per tre anni, fino a quando cioè il suo corpo fisico umano fu completamente consunto dalla forza divina del fuoco creatore che si sacrificò con lui fino all’esperienza della morte fisica sul Golgotha. Abbiamo detto che l’Individualità di Zarathustra incarnatasi come Gesù salomonico secondo il vangelo di Matteo, compì il primo sacrificio uscendo con la sua Individualità superiore (Io superiore) all’inizio del terzo settennio dall’involucro fisico, eterico e astrale, del bambino salomonico e incorporarsi nell’altro bambino dodicenne suo coetaneo Gesù di Nazareth (citato nel vangelo di Luca). Qui egli elaborò il corpo astrale, l’anima senziente e l’anima razionale, ossia quella parte del nucleo inferiore della Personalità umana (io inferiore) di Gesù di Nazareth.  Zarathustra lavorò per diciotto anni alla trasformazione interiore di Gesù di Nazareth fino allo sviluppo dell’anima razionale, cioè fino allo sviluppo della coscienza dell’io, quale espressione del nucleo dell’anima o dell’io, umano terreno; allargando come dire, con la sua altissima entità spirituale l’anima di Gesù di Nazareth, in modo che potesse accogliere in sé la grande anima cosmica solare del Cristo. Egli non riuscì a portare a termine lo sviluppo dell’anima cosciente, per il fatto che doveva sacrificare quel corpo speciale umano, ormai maturo per l’imminente avvicinarsi dell’Altissimo Dio solare alla sfera terrestre, cui sarà poi il Cristo a purificare, trasformare e perfezionare gli involucri corporei, animici e spirituali di Gesù di Nazareth creando così un nuovo archetipo umano-divino di ciò che sarà la Personalità umana nel futuro eone di Vulcano.

Quel che fece il Cristo nei riguardi dei corpi inferiori di Gesù di Nazareth, è anche il lavoro spirituale che l’uomo deve iniziare a fare su se stesso in quest’epoca dell’anima cosciente, se vuole in avvenire elevarsi a una coscienza divina superiore e unirsi al suo vero nucleo spirituale superiore o “Vero Io”, come citato. Oggi l’uomo è ancora imperfetto e dopo la morte, il suo corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e perfino una parte del suo io inferiore umano che non è stato purificato e nobilitato, non può entrare nel puro mondo spirituale ma resta indietro nell’ambito della sfera lunare fino a quando non avrà una nuova possibilità nella prossima incarnazione di perfezionarlo ed elevarlo a un livello superiore. Difficilmente però l’uomo può elevare se stesso senza prima di aver accolto l’Impulso del Cristo, tramite cui può nobilitare la sua anima a un livello superiore morale, in modo da mantenere desta la sua coscienza di veglia dopo la morte. Perciò di conseguenza dopo la morte, la nostra coscienza di veglia si spegne, così come quando la sera andiamo a dormire cui permane per un momento una coscienza ottusa di sogno prima di addormentarci e alcuni minuti al mattino prima di svegliarci, in cui viviamo per lo più in immagini di sogno, confuse che difficilmente comprendiamo. Dopo la morte difatti, la coscienza fisica dell’io terreno non essendo più supportata dal corpo fisico che tiene insieme pensare, sentire e volere si annulla, così come succede ogni notte quando abbandoniamo il corpo fisico e la nostra coscienza dell’io svanisce nel nulla nel profondo dell’anima, per riapparire di nuovo il mattino quando col corpo astrale e con l’io inferiore rientrano di nuovo nel nostro corpo fisico. Per cui dopo la morte, passati i tre giorni in cui l’anima vede in immagini grandiose come in un grande panorama spaziale tutta la sua vita trascorsa dal momento della morte fino all’inizio della nascita, subentra al posto della nostra coscienza fisica terrena, una coscienza dell’io più elevata che si forma per il fatto grandioso di cui abbiamo citato, ossia che l’anima prende coscienza del suo momento della morte dal lato opposto del mondo fisico.  Nella conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Lipsia, il 22 febbraio 1916 è scritto:

«Se la morte può avere qualcosa di spaventoso, è soltanto perché per così dire qui viene vista come un dissolversi, come una fine. Dall’altro lato, dal lato spirituale, guardando indietro al momento della morte essa appare di continuo come la vittoria dello spirito, come il faticoso liberarsi dello spirito dal corpo fisico. Si presenta allora come l’evento più grande, più sublime, più significativo. Inoltre con questo evento si accende quella che dopo la morte è la nostra coscienza dell’io. Per tutto il periodo tra morte e rinascita abbiamo una coscienza dell’io non soltanto simile a quella che abbiamo qui nella vita fisica, ma l’abbiamo persino in un certo senso molto più elevata» (pag. 12-13, ibidem).

Come apprendiamo dunque dalla visione veggente di Rudolf Steiner, l’esperienza della morte umana vista dall’altro lato del mondo fisico è la cosa più sublime che l’uomo possa mai sperimentare grazie a cui l’anima umana appunto, acquisisce una coscienza dell’io ancor più elevata di quella normale terrena. È un’esperienza travolgente che accompagnerà l’anima per moltissimo tempo lungo tutto il cammino spirituale di preparazione dei suoi nuovi arti corporei-animici della futura incarnazione terrena, che come citato, l’io umano sperimenta per circa tre giorni come in un grande quadro vivente le immagini di tutti i ricordi della vita vissuta sulla Terra. Egli le segue con lo sguardo animico espandersi sempre più spazialmente, le vede dileguarsi sempre più, fino a svanire nel vasto cosmo eterico insieme al corpo eterico che a quel punto, si stacca dal corpo astrale umano.  Questa visione genererà poi dopo, un fatto cosmico non appena il corpo astrale e l’io umano cominciano a ingrandirsi dilatandosi nelle diverse sfere cosmiche planetarie, cosicché appena entrano nella sfera astrale lunare (Luna, Mercurio e Venere) sono rivestiti da un corpo spirituale che è qualcosa di simile al Sé spirituale che perfezioneremo e svilupperemo soltanto nel prossimo eone di Giove; per cui l’uomo è ora costituito da un corpo astrale, un Io e un Sé spirituale.

L’anima umana continua a espandersi e salire verso la luce dello spirito cosmico, lasciando dietro di sé quella parte che non ha purificato ed elevato moralmente cui dev’essere abbandonata nell’ambito lunare e che comunque dovrà essere di nuovo ripresa, purificata ed elevata dall’Io umano quando scenderà dai mondi dello spirito per una nuova incarnazione terrena. Occorre dire che il tempo delle incarnazioni umane si è alquanto ridotto dopo l’evento del Golgotha, cui possiamo dire che nel mondo antico era molto più lungo del tempo di oggi dove invece occorre circa 300-400 anni, e, ancor meno per quelle anime meno evolute. Uomini che si siano abbassati bestialmente al disotto della natura umana, anime violente e disumane che hanno appesantito in modo negativo il loro karma umano, facilmente s’incarneranno molto presto per il fatto che la loro espansione si limiterà a toccare solo le sfere lunari inferiori, del cosmo planetario astrale e la sfera spirituale solare inferiore (Paradiso), se avranno compiuto almeno un atto d’amore nei riguardi degli altri durante la loro vita terrena. Pertanto questi uomini, non riuscendo a completare la giusta purificazione ed elevazione ai puri mondi dello spirito potranno rinascere molto presto, ma saranno anime deboli, con un corpo eterico fragile e consunto, cui andranno  incontro a un destino karmico molto pesante. Rudolf Steiner ci rivela che dopo la morte di solito viviamo nell’ambito astrale lunare per circa un terzo della nostra vita terrena, (cioè se abbiamo vissuto 72 anni, rimarremo per circa 23 anni), dopodiché l’Io si separa anche dal suo corpo astrale accogliendo in sé un estratto dell’esperienza terrena insieme  all’estratto che ha accolto prima del suo corpo eterico, ed entra nel mondo spirituale solare o Devachan inferiore o, mondo celeste. A questo punto nella sfera solare del puro mondo spirituale, l’uomo viene rivestito da un altro involucro spirituale che è simile al Budhi o spirito Vitale che perfezioneremo come un corpo cosmico che si aggiungerà all’uomo nel lontano eone di Venere. Entrato nel mondo solare, l’uomo vi resterà per moltissimo tempo, dove inizia a staccarsi dall’ultima vita terrena e a preparare con gli Dei i germi dei suoi corpi futuri, entro i quali gli Dei immetteranno le nuove facoltà spirituali quale frutto dell’esperienza terrena, che potranno manifestarsi solo nella futura Personalità umana, in modo da elevare maggiormente la coscienza dell’io terrena fino a che possa congiungersi coscientemente con il suo Io o immagine superiore. Dopo un certo periodo, l’uomo si espande ancora e sale fino al limite del sistema solare, (passando dalle sfere di Marte, Giove e Saturno), laddove il nostro Sole assume l’aspetto stellare e che chiamiamo Devachan superiore o mondo della ragione; altri uomini più evoluti si espandono fino alla regione della “mezzanotte cosmica” situata oltre il mondo stellare, dove accolgono gli intenti dagli Dei alfine di elevare l’umanità a stati superiori di coscienza. Qui dopo un certo tempo, l’anima viene come dire, risvegliata da un sonno cosmico e inizia a scendere comprimendosi sempre più ri-passando attraverso le sfere dei pianeti dove accoglie le forze spirituali per ricreare i suoi nuovi componenti umani inferiori in rapporto alla sua perfezione ed elevazione morale e spirituale conseguita nella sua ultima incarnazione terrena. Perciò quando per esempio passerà attraverso la sfera solare dove accoglie le forze eteriche per costruire il germe eterico dell’organo del cuore, se sviluppò poco amore nei riguardi del prossimo, il suo cuore eterico e quindi astrale, sarà un cuore debole e di conseguenza, malato. Per questo l’amore umano è così importante nell’ambito dell’evoluzione terrestre, in quanto ci permetterà di costruire nei mondi spirituali l’organo del cuore cui potrà essere sano o malato secondo se abbiamo amato oppure no. Ma l’atteggiamento amorevole che occorre avere verso gli altri è necessario non solo per costruire i nostri organi in modo sano, ma anche quello di entrare nel mondo spirituale possibilmente intero, senza cioè dover venire menomato per la nostra imperfezione morale cui siamo costretti a lasciare indietro nell’ambito della sfera lunare, tutto ciò che è impuro di noi stessi.  Solo quando il nostro corpo eterico e il nostro corpo astrale siano stati purificati e trasformati dall’Io, umano, l’uomo può entrare tutto intero nel mondo spirituale e usare di nuovo i suoi corpi purificati in un’altra incarnazione senza che debbano essere ricostruiti di nuovo con l’aiuto degli Dei.   (VII. continua)

Collegno,   aprile    2022                                                     Antonio    Coscia

Agg.  Gennaio   2023

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita I

Pedro Alcántara Quijano – Dante e Virgilio all’Inferno

O Achille, niuno fra noi di te più felice, né in vita, né in morte. Perché quando eri vivo, qual Nume ti abbiamo onorato, quanti eravamo Argivi. Defunto, pur qui tra i defunti sei grande. E dunque, Achille, se morto pur sei, non crucciarti».  Così dissi. Egli a me rispose con queste parole:
«Non mi volere, Ulisse divino, lodare la morte: vorrei, sopra la terra vivendo, esser servo d’un altro, d’un uom privo di beni, che anch’egli stentasse la vita, piuttosto che regnare su tutta la turba dei morti» (Omero-Odissea, canto XI).

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita I

Cosa c’è oltre la morte? Esiste forse un mondo in cui l’anima umana può vivere un’esistenza diversa  ma nello stesso tempo simile a quella vissuta sulla Terra, laddove i nostri occhi fisici non possono vedere perché inadatti a percepire una dimensione spirituale la cui materia è più sottile, più eterea  della nostra terrestre, cui  però è possibile percepire con altri sensi umani che possiamo sviluppare attraverso dei processi iniziatici?  Sono domande che molto spesso ci poniamo  quando all’avvicinarsi della fine della nostra esistenza terrena, ci prende quel senso di angoscia interiore  pensando che dopo la morte tutto si  esaurisca con l’estinzione del proprio corpo e della propria coscienza, cosicché  l’uomo si trovi di fronte al nulla, come succede durante il nostro sonno profondo. Nessuna filosofia religiosa ha mai potuto  finora  dare la certezza se non attraverso rappresentazioni immaginative vaghe e infantili, che esiste la possibilità di vivere una nuova esistenza  oltre la morte fisica, ma solo dopo essere stati accolti e risvegliati da Dio alla fine del nostro eone terrestre; quando cioè durante la resurrezione dei morti separerà i buoni dai cattivi; ossia quelli che si uniranno al mondo angelico e coloro che  saranno  dannati per sempre al fuoco eterno dell’Inferno!  Difatti, la concezione teologica  occidentale, crede che l’anima dopo la morte entri in alcuni luoghi particolari che la tradizione religiosa popolare conosce come Inferno, Purgatorio e Paradiso, laddove dopo la morte l’anima sperimenta uno stato d’animo secondo l’atteggiamento  morale vissuto sulla Terra nei riguardi degli altri. Qui, la maggior parte delle anime  che hanno commesso solo peccati veniali vengono come dire fatti attendere come in una specie di  anticamera nel luogo del Purgatorio, prima di essere ammesse da Dio nel vero mondo spirituale ( cioè il Paradiso dantesco),  dove imparano attraversano  un processo di  purificazione ad adattarsi a vivere in un mondo alquanto diverso da quello terreno.

Questa concezione religiosa per alcuni versi un po’ confusionaria e controversa,  non si fonda su rivelazioni di uomini religiosi veggenti ma di filosofi teologi che non danno la certezza di sapere che cosa  succede realmente al di là della morte umana. Essi si basano su immagini di un’errata interpretazione medievale della divina commedia dantesca, nella quale Dante Alighieri (1265-1321) descrive un cammino esoterico iniziatico attraverso la sfera inferiore e superiore del mondo spirituale, la cui guida spirituale è Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.) il grande poeta latino che accompagna Dante nelle tre dimensioni del dopo-morte: ossia il mondo astrale sub-lunare o Kamaloka1 (il luogo del desiderio o delle brame ardenti), il mondo astrale lunare superiore (la sfera di Mercurio e Venere) e il mondo solare spirituale o devachanico (la sfera di Sole, Marte, Giove e Saturno, ne parleremo più avanti). Queste immagini dantesche non indicano pertanto dei luoghi o regioni spirituali-astrali separate come fossero i continenti terrestri che Dante descrive immaginativamente come Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma un processo di purificazione dello  stato animico dell’anima nell’ambito del cammino nelle diverse sfere del mondo astrale e spirituale. Per cui l’Inferno, dove si crede che le anime brucino nel fuoco eterno a causa delle loro colpe immorali e che la Chiesa ha usato per tanti anni come spauracchio per intimidire uomini immaturi e creduloni per il proprio scopo di potere religioso egoistico, alfine  di dominare il mondo, non esiste!

Immaginare l’Inferno come un luogo o una  regione astrale infuocata dove tutti i peccatori bruciano insieme in un fuoco eterno che non ha mai fine, non fa che svilire l’immenso amore divino che al contrario opera con le possenti  forze redentrici in tutto l’universo, alfine che ogni anima possa essere redenta e congiungersi alla perfezione del Padre cosmico. L’Inferno, come vedremo più avanti, secondo l’Antroposofia non è altro appunto uno stato animico dell’anima, un luogo di passaggio, un percorso di purificazione dove l’anima deve bruciare tutti i suoi attaccamenti terreni in modo da prepararsi a entrare in un mondo diverso da quello terrestre, laddove essa ri-vive l’esperienza vissuta sulla Terra in un percorso immaginativo a ritroso molto vivace che va dall’ultimo istante della morte fino alla nascita terrena. Essa viene aiutata dai Maestri lunari (esseri angelici lunari che un tempo  guidarono l’umanità fino a quando la Terra non fu del tutto solidificata), a prendere coscienza dei propri errori commessi, sia nei riguardi degli altri che verso se stessi quali peccati egoistici e immorali.

Pertanto l’uomo moderno ha difficoltà ad accettare questa concezione religiosa antica ormai desueta, in quanto che la coscienza umana dal XV secolo in poi si è alquanto evoluta grazie al rafforzamento del pensiero concettuale tramite lo sviluppo della scienza moderna e di  alcune  scuole esoteriche di pensiero  dalle quali  possiamo avere quella conoscenza spirituale in grado di evolvere a stati superiori di coscienza, in modo da poter conoscere i misteri della morte umana.  I teologi moderni non avendo  ancora avuto al riguardo alcuna rivelazione e né per quanto ne sappiamo possano esserci dei chiaroveggenti tra le personalità ecclesiali, continuano a credere in modo dogmatico che dopo la morte le anime che non hanno commesso dei peccati mortali o veniali, salgono direttamente verso il Paradiso al cospetto di Dio Padre, che dopo aver constatato la loro purezza (cosa difficilmente possibile per qualsiasi essere umano) vengono come dire, condotti in un sonno eterno cui verranno risvegliati appunto alla fine del mondo che, non è mai specificato quando ciò avverrà. Le anime invece che hanno commesso dei peccati veniali, vengono fatte attendere nell’ambito del Purgatorio fino a quando non siano state purificate e perdonate da Dio, o aiutate dai familiari rimasti sulla Terra  tramite preghiere di suffragio recitate durante la messa solenne a favore del defunto, alfine che possa essere perdonato da Dio e accolto nel Paradiso. Altre anime come i bambini o uomini che siano stati buoni ma che sono morti senza ricevere il battesimo cristiano che li purificasse ed esimesse dal peccato originario dei nostri progenitori biblici, devono scontare i loro peccati nel “Limbo”, ossia il “luogo dei giusti”; altri infine, quelli cioè che si sono macchiati di peccati mortali molto gravi, sono condannati per sempre al fuoco eterno dell’Inferno.

Siamo di fronte appunto a un concetto antico dantesco, inconcepibile per qualsiasi persona che abbia in sé un po’ di buon senso e una minima base di conoscenza sulla vita da morte a nuova nascita e dei meccanismi divini che regolano il mondo spirituale delle gerarchie superiori, per capire che la teologia cattolica concepisce Dio Padre come un Papà umano in veste di un Giudice monocratico. Un Papà antico autoritario simile all’Eloah lunare Jehovah (Geova), il dio nazionalista ebraico dell’antico Testamento che amava quelli che lo ossequiavano mentre puniva severamente tutti gli altri secondo il loro peccato di disubbidienza alla legge, fino alla pena di morte per lapidazione. La teologia moderna è incapace di penetrare nell’esoterismo dei vangeli così come negli insegnamenti di Paolo di Tarso, giacché nel corso dei secoli ha reso eretico il credere nella reincarnazione e nello spirito umano, causando in tal modo a causa della loro cecità spirituale,  la possibilità che il Cristo quale puro spirito e guida dell’umanità possa essere accolto dalla natura spirituale superiore dell’uomo. Paolo in alcune delle sue lettere indirizzate alle comunità cristiane nascenti nei  diversi luoghi sparsi nel mondo antico pagano, descrive l’uomo quale essere tricotomico composto da “CORPO, ANIMA E SPIRITO”, dove  appunto nella prima lettera ai Tessalonicesi scrive: «Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1Ts 5, 23). A qualsiasi persona di sano giudizio sembra ovvio che Paolo attraverso la sua veggenza spirituale ricevuta come grazia sulla via di Damasco, nell’osservare l’uomo esteriore e interiore indicasse le tre nature della costituzione umana, ossia:“Fisica, animica e spirituale”. Eppure la teologia cattolica continua a confutare e dichiarare eretica la dottrina tricotomica paoliniana nonostante la testimonianza  ispirativa veggente di Paolo e di altri padri della cristianità antica originaria dei primi tre secoli; prima cioè dell’avvento di Costantino il Grande (274-337).

Sappiamo dalla Scienza dello Spirito o antroposofia e in parte dagli evangelisti che il Cristo quale uomo-dio si unì nell’arco di tre anni alla natura tricotomica di Gesù di Nazareth, fino a compenetrarlo nel giardino dei Getsemani nel suo  corpo fisico, tramite cui sperimentò la morte umana sulla croce del Golgotha. Quest’azione compiuta su di un archetipo umano,  fece sì che Egli possa ora essere presente  in ogni singolo uomo, purché lo voglia, se questi gli apre il proprio cuore. Tutto questo è andato trasformandosi attraverso i secoli con l’avvento del cristianesimo e lo sarà sempre più, dove un Dio, il secondo aspetto della Trinità universale che conosciamo col nome di “Io Sono l’Io Sono, ossia il Cristo, penetrerà sempre più nel cuore degli uomini fino a che non si formi una nuova fratellanza umana fondata sullo spirito cosmico esistente in ogni uomo. Dal mondo  della “Parola cosmica”discese per alleviare la sofferenza umana e concedere all’uomo la possibilità di sviluppare le forze di redenzione, pareggiando così il “peccato originario”,  con ciò Egli si unì alla Terra attraverso Gesù di Nazareth, incorporandosi dapprima nel suo corpo astrale tramite il Battesimo nel Giordano operato dal Battista e infine, si unì con gli altri due corpi eterico e fisico nell’arco di tre anni, fino all’evento della crocifissione. Questo fu possibile in quanto  Gesù di Nazareth, era un uomo alquanto complesso cui era stato preparato dalla corrente sacerdotale e da quella regale proveniente dai misteri ebraici, tramite cui poté sperimentare e vincere la morte umana, la quale era diventata uno spauracchio che incuteva paura nel mondo antico pagano dall’entità arimanica (Satana) cui il Cristo attraverso la vittoria sulla morte poté  riportarla  alla sua vera dimensione cosmica spirituale, quale manifestazione  del Padre.

Il Cristo al contrario di Jehovah che puniva i peccatori applicando la rigida legge del “Taglione”, insegnò il perdono e l’amore al posto della vendetta; perdonò l’adulterio e diede la possibilità ai peccatori di redimersi e di compensare i propri errori in altre vite future attraverso azioni d’amore, cosicché l’umanità possa elevarsi e perfezionarsi attraverso lo sviluppo della coscienza morale a stati superiori di coscienza, in modo che la Terra diventi espressione dell’amore del Cristo.  Come possiamo pensare ora che dopo la morte, un Dio d’amore non dia a ogni uomo la possibilità di evolversi e di redimersi, per qualsiasi peccato mortale o crimine di guerra o, altro, cui abbia potuto commettere, al contrario di chi invece pensa a un Dio autocrate umanizzato che possa condannare un uomo al fuoco eterno dell’Inferno? Questo pensiero dispotico assolutista della concezione teologica cattolica-cristiana, contrasta con la “rivelazione” dell’Apocalisse di Giovanni, nella quale è indicato il tempo in cui un’anima per quanto dedita alla magia nera e quindi al male, gli venga concesso fino all’ultimo momento di redimersi. Vale a dire prima che possa trascorrere il fatidico numero d’evoluzione indicato nella profezia di Giovanni e che viene indicato col numero d’uomo seicentossessantasei (666)2, il quale è anche il numero dell’anticristo, la bestia apocalittica di nome “Sorat”; (Apocalisse 13, 16 -18).

La  Chiesa cattolica ha sempre contestato e combattuto fin dai tempi antichi del cristianesimo la “gnosi cristiana” e, ancora oggi, ritiene eretico tutto ciò che non comprende in quanto il suo pensiero filosofico è andato sempre più oscurandosi e irrigidendosi nell’arco dei secoli diventando succube delle stesse potenze luciferiche e arimaniche che ha sempre creduto di dover combattere ma che in realtà, ha sempre continuato a servire senza accorgersene. Essa è incapace di accogliere la conoscenza che ci ispirano  i Maestri del cristianesimo-rosicruciano moderno attraverso cui operano i Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti, tra i quali vanno annoverati il Maestro Gesù, Cristiano Rosacroce e il nuovo Bodhisattva Maitreya successore del Buddha Gautama, cui durante la “Posa della Pietra di Fondazione” ispirarono Rudolf Steiner nel Natale del 1923, a fondare e a rinnovare attraverso l’Antroposofia i nuovi misteri del cristianesimo originario. Questa corrente di pensiero cristiano-rosicruciano a orientamento antroposofico, è una nuova via esoterica aperta a qualsiasi uomo appartenente a qualsiasi religione o ceto sociale, la quale offre la possibilità di avvicinarsi alla comprensione della legge karmica e del destino umano e al mistero dell’Io e della costituzione umana; inoltre, vuole preparare le anime alla seconda venuta del Cristo nella Sua splendente “Veste eterica” nel mondo astrale adiacente alla Terra. Per questo occorre che l’uomo moderno si svincoli e si liberi dall’autorità ecclesiale la quale, continua ancora a perseverare nella vecchia concezione del “bollo eretico” quale dogma antico ispirato da spiriti ritardatari che contrastano gli Dei della giusta evoluzione normale, facendosi serva degli spiriti oscuri che ispirano pensieri egoistici e ambiziosi  pregni di materialismo religioso, incapace di prendere coscienza dei tempi moderni e di accogliere la conoscenza antica paoliniana e il simbolismo iniziatico dell’evangelista Giovanni, in una nuova forma di veracità spirituale.

Il potere teologico dogmatico della Chiesa romana, che di fatto contestò anche gli insegnamenti di Rudolf Steiner dichiarandoli eretici, vuole continuare nel suo “status quo” (cioè la situazione precedente), a dominare ancora per molto tempo il gregge pietrino col terrore del peccato e dell’Inferno eterno, a volerli  continuamente condurli per mano in un mondo illusorio  luciferico, facendo si che l’anima cosciente non possa maturare ed evolversi a stati di coscienza superiore alfine di risvegliare il dio dormiente interiore. Occorre pertanto  superare la paura del peccato e del terrore dell’Inferno eterno, poiché per quanto  un anima possa diventare succube del male e della magia nera, gli sarà dato comunque la possibilità in ogni incarnazione di redimersi; ciò avverrà sempre fino a quando l’umanità non giungerà alla fine di quel lontanissimo stato di coscienza che abbiamo citato. Vale a dire prima cioè che si formi il numero d’evoluzione che nell’Apocalisse è indicato con il numero d’uomo seicentosessantasei (666) e nel libro antroposofico “La Scienza occulta” (O.O. n. 13), è indicato con 6-6-6, vale a dire il sesto stato di Forma, la sesta Epoca e il sesto periodo di cultura; (vedi la nota 2 e la Tavola 1). (I. continua)

Collegno,  ottobre 2016                                        

Aggiornato,    maggio     2022                                                         Antonio   Coscia

Note Antroposofiche

1     Per Kamaloca s’intende la parte più bassa oscura della sfera astrale lunare che comprende la zona della sfera della Luna, mentre la sfera di Mercurio e di Venere sono sfere superiori più luminose in cui l’anima si prepara a entrare nel mondo solare. Per sfera  dobbiamo pensare come centro la nostra Terra e che la Luna nel compiere  un giro completo attorno ad essa, crea uno spazio oscuro  tutt’intorno al nostro pianeta; lo spazio scuro va pensato come una sfera astrale spirituale compenetrata da altre sfere superiori, dove le anime soggiornano  dopo la morte  tra tormenti e sofferenze animiche dovute agli attaccamenti materiali, quali conseguenze dei propri errori morali

2    Il numero della Bestia 6-6-6, che si legge sei, sei, sei, è un numero cabalistico ebraico che nell’esoterismo occidentale segue la forma settenaria, mentre in quella orientale è letto secondo la forma decimale. Per esempio nell’esoterismo orientale è menzionato che il Maitreya arriverà fra 5670 anni dopo l’illuminazione del Buddha Gautama. Nell’esoterismo occidentale invece, sappiamo che il Maitreya Buddha s’incarnerà fra circa tremila anni cioè, circa nella metà del sesto periodo di cultura, e volendo indicarlo secondo il numero d’evoluzione dovremmo scrivere 3-4-5. Per capire questa cifra evolutiva dovremmo dire: noi siamo nel quarto stato di coscienza per cui, sono già passati tre eoni (Saturno, Sole e Luna)* che indichiamo con il numero 3. Inoltre siamo nella quinta Epoca, cui sono già passate quattro Epoche (Epoca Polare, Iperborea, Lemurica e Atlantica), che indichiamo con il numero 4. Adesso  siamo nel quinto periodo di cultura e quando saremo nel sesto periodo di cultura, saranno passati cinque periodi di cultura che indichiamo con il numero 5. Pertanto  il numero esoterico per indicare l’arrivo del Maitreya in un’incarnazione futura terrestre, sarà quando nella nostra evoluzione si formerà il numero evolutivo 3-4-5. Ora per indicare quegli uomini dediti alla magia nera e al male asurico, cui sono rimasti indietro durante l’evoluzione dei cinque eoni o stati di coscienza che  allora  essendo nel sesto stato di coscienza o eone di Venere, avranno di conseguenza superato, cioè: “Saturno, Sole, Luna, Terra e Giove”, alla fine, prima di arrivare al sesto (6) stato di Vita, al sesto (6) stato di  Forma e alla sesta (6) Epoca, ossia prima che sia formato il numero di evoluzione 6-6-6,  potranno ancora essere salvati o redenti dal Cristo  Per meglio dire essendo un concetto molto complesso, quando l’uomo sarà nel sesto stato di coscienza di Venere e saranno passati 6 stati di vita, 6 stati di forma e 6 Epoche di cultura, (vedi Tavola 1 seguente), si sarà formato quel fatidico numero di evoluzione menzionato da Giovanni nell’Apocalisse, ossia il numero 6-6-6 (che egli caratterizza  come il numero della Bestia a due corna, ovverosia il Demone asurico solare che  si oppone al Cristo quale genio e guida solare), tutte le anime che non saranno state redente, sprofonderanno  con l’ottava sfera del male nell’abisso universale dove in un successivo eone planetario potranno essere redente solo dalle forze di Dio Padre, laddove  potranno iniziare da zero quale sedimento per un nuovo universo. Sorat, il Demone asurico del male, il potente mago nero, durante l’eone di Venere sarà sconfitto definitivamente dalla potenza della magia bianca operata dal Cristo e dai suoi collaboratori spirituali cosmici appartenenti alla gerarchia dei sei Elohim solari, ossia dall’Eloah del Sole che è anche il genio della Terra, e da Michele assurto nel 1879 a Spirito della Personalità o Archai.  Già nell’ambito del nostro quarto stato di coscienza cosmico terrestre, in un futuro non molto lontano che possiamo fissare al termine della sesta Epoca Postatlantica e del sesto periodo di cultura, ossia quando si formerà il numero di evoluzione 4-6-6 e l’Archai Michele lotterà insieme alla Sofia cosmica, incatenando Sorat nell’abisso per mille anni, in modo da dare agli uomini la possibilità di rafforzarsi spiritualmente e moralmente per tenerlo a bada fino allo stato evolutivo di Venere.

* L’uomo per compiere la sua evoluzione e perfezione umana deve attraversare «sette Stati di Coscienza Cosmici» che nella Scienza antroposofica sono chiamati: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano». Di questi sette stati cosmici ne sono già passati tre, e cioè Saturno, Sole e Luna e attualmente siamo nello stato cosmico o «Eone» terrestre che chiamiamo Terra. I nomi scelti non sono riferiti ai pianeti attuali del nostro sistema solare ma, questi indicano soltanto il punto, dove si espandevano le sfere cosmiche dell’antico Saturno fino al pianeta Saturno attuale; l’antico Sole fino al pianeta Giove attuale e l’antica Luna fino al punto in cui è collocato il pianeta Marte attuale. Questi antichi sistemi solari o sfere cosmiche, non vanno immaginate come il nostro sistema solare attuale ma come sfere spirituali cui nessun occhio fisico avrebbe potuto vederle, in quanto erano delle sfere spirituali costituite da calore sull’antico Saturno, da una sfera eterica sull’antico Sole e da una sfera astrale sull’antica Luna. (Vedi anche la nota (3). L’uomo per compiere la sua evoluzione e perfezione umana deve attraversare «sette Stati di Coscienza Cosmici» che nella Scienza antroposofica sono chiamati: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano». Di questi sette stati cosmici ne sono già passati tre, e cioè Saturno, Sole e Luna e attualmente siamo nello stato cosmico o «Eone» terrestre che chiamiamo Terra. I nomi scelti non sono riferiti ai pianeti attuali del nostro sistema solare ma, questi indicano soltanto il punto, dove si espandevano le sfere cosmiche dell’antico Saturno fino al pianeta Saturno attuale; l’antico Sole fino al pianeta Giove attuale e l’antica Luna fino al punto in cui è collocato il pianeta Marte attuale. Questi antichi sistemi solari o sfere cosmiche, non vanno immaginate come il nostro sistema solare attuale ma come sfere spirituali cui nessun occhio fisico avrebbe potuto vederle, in quanto erano delle sfere spirituali costituite da calore sull’antico Saturno, da una sfera eterica sull’antico Sole e da una sfera astrale sull’antica Luna. (Vedi anche la nota (3).

La seconda venuta del Cristo

Antroposofia- Baia Est California

« Allora comparirà nel cielo il segno del “Figlio dell’uomo”

e allora si batteranno il petto tutte le tribù della Terra,

e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi

del cielo con grande potenza e gloria» (Mt 24,30).

La seconda venuta del Cristo sulle “nuvole del cielo”.

Il Cristo non si mostrerà più sulla Terra in un corpo fisico come ha fatto duemila anni fa tramite Gesù di Nazareth, ma si mostrerà in quelli che si prepareranno tramite l’Antroposofia, in un corpo eterico nel mondo astrale adiacente alla Terra. Fra tremila anni lo potremo vedere in un corpo astrale nel mondo “Celeste o Devachan inferiore”, e tra seimila anni lo incontreremo nella Sua vera essenza dell’Io Sono, nel mondo della “Ragione o Devachan superiore”. Soltanto allora l’umanità saprà che cos’è il Cristo nella Sua manifestazione più alta quale: “Io Sono l’Io Sono” dell’umanità. Se l’umanità vuole comprendere la seconda venuta del Cristo in “Veste eterica” (questo è il significato occulto di “nuvole”) e avere la giusta comprensione e la giusta relazione col Cristo, sia nel mondo terreno che nel mondo spirituale dopo la morte, occorre che si prepari quaggiù nel mondo fisico attraverso la conoscenza che può essere data solo dalla Scienza dello Spirito o antroposofia.  Non esiste nel mondo attuale nessuna corrente spirituale che parla della venuta del Cristo eterico nel mondo astrale adiacente alla Terra, in verità già iniziata per pochi (dal 1930) e per tutta l’umanità, nei tremila anni a seguire. In merito Rudolf Steiner nella conferenza tenuta a Norimberga nel 2 dicembre 1911, dice:

«Per gli uomini che si preparano fin d’ora all’avvento del Cristo nel ventesimo secolo non farà differenza, quando tale avvento si produrrà in ampia misura, se saranno incarnati in un corpo fisico o se avranno già oltrepassato la porta della morte; anch’essi, infatti, se si erano preparati quaggiù all’avvento del Cristo, avranno dopo la morte la giusta comprensione per esso, mentre non potranno ottenerle coloro che sono passati disattentamente accanto al terzo grande annuncio1 all’umanità, alla Scienza dello Spirito o antroposofia, perché la preparazione all’avvento del Cristo deve venir acquisita qui, nel corpo fisico. Quelli che oltrepassano la porta della morte senza aver volto lo sguardo alla Scienza dello Spirito o antroposofia nell’attuale incarnazione, dovranno attendere la prossima per acquisire nel giusto modo la comprensione dell’avvento del Cristo. Sta di fatto che chi non ne avrà avuta notizia sul piano fisico, non ne potrà avere la comprensione nemmeno fra la morte e nuova nascita e dovrà attendere di venirne preparato quando sarà di nuovo sul piano fisico» (Fede, Amore e Speranza, O.O. 130, pag.14-15).

 Collegno, 11 maggio 2019                Antonio  Coscia        

Aggiornato febbraio 2022

Note   Antroposofiche

1  Il primo annuncio fu dato a Mosè sul Monte Sinai dall’Io Sono, attraverso le “Tavole della Legge”.  Il secondo annuncio fu dato durante l’evento del Golgotha con l’incorporazione fin nel corpo fisico di Gesù di Nazareth. Il terzo annuncio infine è stato dato a Rudolf Steiner nel XX secolo, tramite l’incorporazione nel suo corpo astrale da parte del nuovo successore del Buddha Gautama, ossia il Bodhisattva Maitreya.   

Il Paraclito, i grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente VI

Carl Bloch- Gesù risuscita Lazzaro

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo» (Gv 11, 21-27).

6.1. Il Bosatsu dell’Oriente I

L’unico testimone oculare che fu in grado di seguire il “Mistero cristiano” fino alla fine del sacrificio del Golgotha fu Lazzaro di Betania, ossia Giovanni evangelista (da non confondere con l’apostolo Giovanni), quello tra i discepoli più elevati che il Cristo aveva resuscitato dalla morte mistica e a cui sulla croce del Golgotha affidò Sua Madre, cioè Maria di Nazareth che rappresentava sul piano fisico una manifestazione della “Sapienza cosmica” o divina Sofia. Dietro questo mistero sofianico cui Giovanni – Lazzaro deve adempiere come compito ricevuto dal Cristo Gesù morente sulla croce, era quello di doversi curare nei tempi a venire  della nuova saggezza misterica quale impulso del cristianesimo esoterico trasformato dal Cristo nel compiere l’ultimo atto misteriosofico  antico col risveglio di Lazzaro, in quanto che i misteri antichi erano ormai decaduti. L’interiorità umana andava trasformandosi verso un individualismo autonomo e libero cui ogni uomo doveva ormai imparare  a poggiare su se stesso, staccandosi completamente dall’anima di gruppo del popolo di appartenenza. Il corpo eterico era penetrato maggiormente nel fisico congiungendosi più strettamente col corpo fisco umano, questo comportava un maggior pericolo nelle sedi iniziatiche dove gli iniziandi rischiavano la vita durante la pratica occulta della morte mistica che avveniva durante il sonno dei tre giorni nel Tempio da parte dello Ierofante. Occorreva per questo un radicale cambiamento, dei nuovi misteri iniziatici che non pregiudicassero la vita degli adepti e un rinnovamento della vita religiosa ormai anch’essa decaduta e irrigiditasi nei dogmi e nella degenerazione morale dei sacerdoti ebrei, corrottasi per via della loro ambizione e dal potere della civiltà del cesarismo romano.

Il compito di Pietro era quello di  accompagnare l’umanità in questa metamorfosi animica durante il quarto periodo di cultura dello sviluppo dell’anima razionale che sarebbe finito nel quindicesimo secolo con l’inizio e sviluppo dell’anima cosciente, la quale avrebbe portato l’umanità alla conquista di una maggiore autonomia e libertà individuale grazie alla rivoluzione copernicana e scientifica del XVI-XVII secolo, e a una maggiore elevazione spirituale  della coscienza morale. Egli come abbiamo visto, ebbe per questo il compito dal Cristo Gesù di rinnovare la vecchia concezione religiosa antica del paganesimo, dell’ebraismo e del romanesimo, in modo da dare il giusto impulso al cristianesimo nascente che grazie all’aiuto di Paolo di Tarso, nacquero diverse comunità cristiane che andarono formandosi in ogni luogo della Palestina e dalla Grecia fino a Roma, laddove il karma chiese il sacrificio della vita di Pietro e quella di Paolo. Il loro martirio diede l’impulso al cristianesimo di espandersi in tutto il mondo e fece si che il potere imperiale romano dei cesari, cui anch’esso arrivato alla massima corruzione morale, terminasse diversi secoli prima della fine del quarto periodo di cultura sostituito prima da imperatori ambiziosi cristiani e poi dopo, dal potere temporale dei papi, i vicari del Cristo, i quali non erano da meno. Ancora oggi nel XXI secolo le cose non sono molto diverse da ieri, dove assistiamo a scandali e illeciti tra azioni bancarie e pedofilia; (vedi: Scandali del Vaticano: i casi della Chiesa cattolica | Eroica Fenice e i diversi libri scritti su questi temi scandalosi dal giornalista televisivo Gianluigi Nuzzi).

Il compito di Giovanni era rivolto più verso il futuro, cioè di preparare durante la quinta epoca di cultura dello sviluppo dell’anima cosciente, degli uomini che siano in grado di accogliere nel sesto periodo di cultura l’avvento del Sé Spirituale che dall’alto del mondo angelico, verrà insufflato dagli Angeli nel corpo astrale di uomini progrediti che hanno accolto l’Impulso del Cristo e risvegliato la coscienza del Cristo nella parte più profonda del loro cuore. Per questo egli fu preparato nel tredicesimo secolo a una seconda iniziazione particolare, dove in un posto segreto d’Europa fu iniziato da dodici Maestri che rappresentavano tutta la saggezza antica e quella della nostra quinta epoca di cultura. Dopo diversi giorni in cui i Maestri di saggezza fecero fluire in Giovanni – Lazzaro tutta la loro saggezza, egli divenne quasi trasparente fino a che come morto varcò la soglia del mondo spirituale incontrando l’Entità del Cristo che accolse la saggezza insufflatagli  dai dodici Maestri – guida dei periodi di cultura, trasformandola in una nuova saggezza misterica con la quale rinnovare completamente il cristianesimo esoterico. I dodici Maestri accolsero da Giovanni-Lazzaro la nuova saggezza solare dell’esoterismo cristiano che rappresentava l’unione di tutte le religioni e quale compito futuro del cristianesimo cui egli doveva realizzare. Poco tempo dopo il rito iniziatico egli morì, rinascendo nel quindicesimo secolo dove ricevette ancora un’iniziazione. Con l’iniziazione del XIII secolo Giovanni-Lazzaro fu elevato alla dignità di Bodhisattva dell’Occidente che equivale a quella di Buddha dell’Oriente e dopo aver assunto il nome di Cristian Rosenkreutz fondò nel XVII secolo la corrente dei rosa+croce, ossia Maestro dei misteri della morte e della resurrezione del Cristo. Egli è diventato un altissimo Bodhisattva, ed è uno dei sette Maestri17 di saggezza e dell’armonia dei sentimenti, guida del cristianesimo esoterico che appartiene alla Loggia Bianca che opera sulla Terra al servizio del Cristo (vedi Sergej O. Prokofieff: “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo” e “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo esoterico” – Ed. Widar).

Questo compito fa parte anche della missione del Bodhisattva orientale di nome Maitreya il successore del Buddha Gautama che in Giappone come accennato, è atteso come “Miroku Messia” tramite una sua eventuale incorporazione e manifestazione in un uomo particolarmente evoluto che chiamano Bosatsu. Egli può incorporarsi secondo il luogo e il momento evolutivo cui l’umanità ha bisogno di nuove forme di saggezza che possano guidarla all’incontro del Cristo eterico. Perciò potrà scegliere un iniziato o un laico particolarmente singolare dietro cui può nascondersi l’Individualità del Maestro degli esseni, una Personalità ebraica molto discussa e vissuta secondo Rudolf Steiner un secolo prima della venuta del Cristo, di nome Gesù di Pandira, il quale fu prima lapidato e poi impiccato dal potere sacerdotale dei farisei ebrei – (ne parleremo più avanti). Il Bodhisattva Maitreya dovrà comunque incarnarsi in futuro, in una completa incarnazione sul piano fisico che dovrebbe realizzarsi fra circa tremila anni, ossia verso la metà del quinto millennio o sesto periodo di cultura chiamato “Filadelfia”(circa 4400 d. C). Nelle  incorporazioni tramite cui il Bodhisattva Maitreya si manifesta nel corpo astrale di  uomini evoluti sul  piano fisico, va detto che siccome egli s’incorpora in ogni secolo a  volte in occidente e a volte in oriente, gli uomini che sceglie non sempre sono uomini entro i quali si è già incorporato, giacché ogni uomo dopo la morte per quanto sia evoluto deve espandersi fino alla “mezzanotte cosmica”, esistente di là del mondo stellare e prima del mondo del Budhi, per cui dovranno passare  diversi secoli prima che possa di nuovo scendere sulla Terra in una sua nuova incarnazione fisica. Pertanto, dobbiamo pensare che tutti gli uomini in cui si è incorporato e per questo si sono elevati spiritualmente a un grado superiore dell’umanità normale, saranno i suoi diretti discepoli alla sua venuta sul piano fisico nel sesto periodo di cultura, quando il Bodhisattva Maitreya dovrà elevarsi alla dignità di Buddha. Esiste comunque una differenza fra le incorporazioni delle due correnti bodhisattviche umane sopracitate tra quelli occidentali e quelli orientali, cui Sergej O. Prokofieff nel libro menzionato “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo esoterico”, fa una distinzione tra la manifestazione sul piano fisico dei Bodhisattva orientali e i Bodhisattva occidentali. Egli spiega che mentre i Bodhisattva orientali non s’incarnano mai sul piano fisico ma s’incorporano circa ogni secolo, nel corpo astrale di uomini evoluti che abbiano superato i 33 anni di età, i Bodhisattva o Maestri di saggezza occidentali al contrario s’incarnano ogni secolo completamente sul piano fisico tramite una nascita normale da genitori scelti appositamente in modo da avere la possibilità di esplicare le loro forze cosmiche spirituali sul piano fisico al servizio del Cristo per il bene dell’umanità. Nel libro Sergej O. Prokofieff spiega che i Bodhisattva orientali operano più con i Maestri di saggezza della sfera lunare i quali, hanno vissuto in mezzo agli uomini in epoche molto antiche prima di ritirarsi nell’ambito della Loggia lunare. I Maestri di saggezza occidentali al contrario operano maggiormente con forze solari che accolgono tra due incarnazioni direttamente dal Cristo nel mondo del Budhi o mondo della Provvidenza situato oltre la sfera stellare che, come accennato, diventano sul piano fisico Maestri di vita dell’umanità non solo al servizio del Cristo, ma in modo particolare anche dello Spirito Santo in quanto portatori di saggezza (pag.267-268 Ibidem).

Nell’articolo precedente abbiamo visto che il Cristo durante la Sua permanenza nel corpo astrale, eterico e fisico di Gesù di Nazareth, trasforma la natura inferiore di Gesù nella natura divina superiore costituita da Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito che l’umanità conquisterà soltanto in futuri stati di coscienza cosmici che abbiamo chiamato Giove, Venere e Vulcano. In questo modo il Cristo ha dato ad ogni “uomo” (per uomo qui è inteso l’umanità maschio e femmina) la possibilità tramite un nuovo archetipo spirituale, di elevarsi spiritualmente a gradi superiori di coscienza immaginativa, ispirativa e intuitiva, in modo da ritornare alla sua origine divina. Vale a dire che, come col vecchio Adamo creato da Jehovah, siamo discesi sulla terra a causa del peccato originario sperimentando in tal modo la libertà umana e con essa però anche il male e la morte fisica, allo stesso modo col nuovo Adamo redento dal Cristo, possiamo di nuovo risalire verso il mondo spirituale. Questo può essere realizzato da ogni uomo che accolga in sé le forze di redenzione del Cristo e l’aiuto che i Maestri di saggezza ci offrono attraverso nuove conoscenze che fanno fluire dai mondi dello spirito, cosicché possiamo trasformare il nostro egoismo e le nostre brame elevando la nostra coscienza morale in modo da sviluppare la vera libertà e l’amore cosmico – umano quale espressione del vero amore del Cristo, cui potremo riunirci alla nostra immagine superiore divina.  Ciò è possibile anche grazie al fatto che nel mondo spirituale esiste una legge dell’economia che permette ad ogni archetipo di moltiplicarsi in tante copie spirituali; questo vuol dire che potranno essere moltiplicate moltissime copie del corpo eterico, del corpo astrale e dell’Io del Cristo Gesù o nuovo Adamo. Vale a dire che a ogni essere umano che abbia lavorato spiritualmente su se stesso attraverso una via meditativa o altro …, alla purificazione ed elevazione morale della sua anima, può essergli inserito nel nuovo germe umano spirituale con cui si accinge a discendere in una nuova incarnazione terrena, il corpo eterico, astrale o Io del Cristo Gesù, cosicché durante l’evoluzione terrena può essere agevolato al risveglio spirituale della sua anima superiore o Sé spirituale, in modo da metterla al servizio del Cristo, alfine che possa essere realizzato il vero impulso cristiano tramite lo sviluppo di una vera comunità di fratellanza umana.  Per questo è necessario accogliere la nuova saggezza spirituale che ci viene data dai Paracleti o Bodhisattva che si manifestano circa ogni secolo nell’ambito dell’evoluzione terrestre, ossia quella saggezza o verità che non abbiamo compreso nel passato in quanto eravamo ancora a un gradino inferiore dello sviluppo della coscienza umana, per il fatto che la coscienza dell’io era ancora in uno sviluppo istintivo. ( 6.1. continua)

Collegno, gennaio 2022 Antonio Coscia

Note Antroposofiche

17   Nel mondo fisico operano sette Maestri di saggezza al servizio del Cristo che sono le guide del nuovo cristianesimo esoterico moderno, i quali sono: “Cristian Rosenkreutz, Maestro Gesù, Manes,  Sciziano, Buddha Gautama, Novalis e il Bodhisattva Maitreya”. Sergej O. Prokofieff  nel libro sopracitato li descrive in un simbolo solare in una figura di un settogramma, di come essi operano in un comune agire attraverso l’Antroposofia, di cui mette al vertice Cristian Rosenkreutz:

Il settogramma dei Maestri guida del cristianesimo moderno

Il Paraclito, i grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente V

Galileo Galilei che mostra l’uso del cannocchiale al Doge di Venezia, affresco di Giuseppe Bertini

Io vi dico che, quando uno non sa la verità da per sé, è impossibile che altri gliene faccia sapere; posso bene insegnarvi delle cose che non son né vere né false, ma le vere, cioè le necessarie, cioè quelle che è impossibile ad esser altrimenti, ogni mediocre discorso o le sa da sé o è impossibile che ei le sappia mai.  (Galilei Galileo)

5.3. I Grandi Bodhisattva III

Riassumendo ancora una volta tutto ciò che abbiamo detto finora, possiamo dire che il Paraclito o Consolatore che il Cristo promise di mandare ai discepoli dopo la Sua morte sulla croce durante la Pasqua ebraica, è un uomo molto evoluto che in Oriente è conosciuto come Bodhisattva e in Occidente come Spirito di Verità o Maestro di Saggezza che appartiene alla comunità dello Spirito Santo, la cui guida come spiegato, è lo spirito luciferico redento dal Cristo sulla croce del Golgotha  rappresentato dal ladrone alla Sua destra, di nome Dismas. I Bodhisattva umani come abbiamo visto, sono degli uomini molto evoluti che hanno già superato di molto l’evoluzione normale dell’umanità e lavorano similmente a come fanno gli Angeli alla completa trasformazione del corpo astrale in Sé spirituale, in questo lavoro sono ispirati oltre che dal loro Angelo anche da un Arcangelo.  Occorre dire che la dottrina dei Bodhisattva così come il mistero dell’Io umano, nella Scienza dello Spirito sono dei temi molto complessi quando si voglia afferrarli solo col nostro intelletto umano. Rudolf Steiner16 pur avendone ampliamente parlato non si è mai soffermato molto su questi due temi in singole conferenze, i cui contenuti sono perciò a volte un po’ lacunosi, non sono mai chiariti del tutto in una sola conferenza. Occorre perciò cercare per un maggiore approfondimento in altre conferenze dell’Opera Omnia, dove moltissime conferenze su questi temi non sono purtroppo ancora state tradotte in italiano.

Devo per questo ringraziare Sergej O. Prokofieff, uno dei più elevati allievi di Rudolf Steiner e quale diligente scrittore di diversi libri pubblicati in Italia fin dal lontano 1992, la cui prima pubblicazione in italiano è il libro “ Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, cui da allora sono seguite diverse sue pubblicazioni in italiano su questi argomenti esoterici, dandomi la possibilità di approfondire maggiormente i misteri del cristianesimo e il tema dei Bodhisattva umani e celesti e in modo particolare, uno dei suoi ultimi libri pubblicati dall’Editrice Widar, “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo esoterico”. Difatti dopo il 1992 seguirono moltissime altre sue opere pubblicate in italiano e curate dall’editrice Widar, in modo particolare dall’amore devozionale dell’antroposofa Christine Untersulzner inerente ai diversi temi cristologici, filosofici e altro …, trattati da Rudolf Steiner nelle diverse  conferenze tenute in gran parte delle città occidentali che furono poi tutte incluse nell’Opera Omnia dall’editrice di Dornach in Svizzera. Sono pertanto grato a questo altissimo discepolo di Rudolf Steiner cui ebbi la gioia e il piacere di stringere la mano a Milano, grazie alla presentazione da parte del dott. Giancarlo Buccheri, cui ebbi la sensazione di trovarmi di fronte a un vero iniziato della Scienza dello Spirito.

Rudolf Steiner approfondisce la dottrina dei Bodhisattva in alcuni libri e conferenze tradotte finora in italiano, senza comunque mai completamente chiarire la complessità che opera dietro a queste Entità divine e umane che non superano mai una cerchia di dodici Bodhisattva attraverso i quali opera lo Spirito Santo al servizio del Cristo. Pertanto non ho potuto che dare uno spunto tratto maggiormente dai libri menzionati e da altri dell’Opera letteraria di Sergej O. Prokofieff su questi singolari argomenti antroposofici. Invito pertanto chi fosse interessato a un maggiore approfondimento su questa tema di studiare alcuni suoi libri dell’Opera tradotti in italiano, aspettando che sia pubblicata tutta l’Opera Omnia di Rudolf Steiner dove trarre un maggiore spunto che possa condurci a una maggiore comprensione di queste altissime Entità divine del mondo spirituale del nostro sistema planetario.

Continuando nella nostra sintesi sui grandi Bodhisattva, abbiamo detto che ci sono diverse categorie di bodhisattva che vanno da uomini semplici e iniziati fino al gradino degli Angeli, Arcangeli e Archai e ancora più oltre, cioè ai “grandi Bodhisattva” o Avatar che nel mondo del Budhi o piano della Provvidenza esistente oltre il mondo stellare, accolgono la saggezza e la vita divina del Cristo situato nel loro centro. Dobbiamo pensare che in questa sfera spirituale degli “Archetipi” o mondo dell’Akasha agiscono maggiormente gli Spiriti del Movimento o Virtù che sono i donatori della vita universale del nostro cosmo, laddove opera come loro guida centrale il Cristo manifestandosi come “vita e saggezza” che è accolta dai dodici grandi Bodhisattva, cui a loro volta ispirano le sfere inferiori dei Bodhisattva celesti e umani. Abbiamo detto che questi grandi Bodhisattva sono costituiti da Entità della terza gerarchia, ossia da Angeli, Arcangeli e Archai che riunitisi in un insieme armonico, formarono all’inizio dell’eone terrestre questi grandi Esseri divini che possiamo pensarli come degli alter-ego o Io superiori della terza gerarchia spirituale, che similmente a delle coppe divine formano nella loro triplice dodecuplicità, la base o il corpo dello Spirito Santo nella sfera del Budhi. Essendo la sfera del Budhi il mondo degli archetipi, vale a dire di tutte le cose esistenti nel nostro mondo, i grandi Bodhisattva assumono per questo anche un carattere di archetipi divini di tutti i Bodhisattva inferiori. A quest’analisi complessa dobbiamo pensare con un maggior sforzo intellettivo – immaginifico che attraverso i grandi Bodhisattva operano ancora delle altre Entità macrocosmiche ancor più elevate che, accolgono degli impulsi divini direttamente dalla Divinità Trina superiore tramite il loro ultimo arto serafico esistente nella sfera dei Serafini.

Rudolf Steiner nella conferenza del 7 aprile 1912 (O. O. 136) descrive questi esseri  divini elevatissimi macrocosmici, facendo un paragone con gli arti umani dell’uomo. Qui  egli dice che come l’uomo, è formato da un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale, poi dall’anima senziente, dall’anima razionale e dall’anima cosciente (cui siamo ancora in una fase di sviluppo che seguirà per tutto il nostro quinto periodo di cultura), così questi esseri macrocosmici sono formati non da arti ma da sei Entità divine spirituali. Cioè, al posto del corpo fisico hanno uno Spirito della Forma (Exusiai), invece del corpo eterico hanno uno Spirito del Movimento (Dynameis), al corpo astrale hanno uno Spirito della Saggezza, poi all’anima senziente hanno uno Spirito della Volontà (Trono), all’anima razionale hanno uno Spirito dell’Armonia (Cherubino) e infine, all’anima cosciente hanno uno Spirito dell’Amore (Serafino). E come l’uomo attraverso un lavoro spirituale su sé stesso può elevarsi ai suoi tre arti spirituali divini superiori, cioè al Sé spirituale, allo spirito Vitale e all’Uomo spirito, così questi esseri divini superiori dalla loro parte più alta ossia dai Serafini, possono elevarsi e accogliere degli impulsi divini superiori provenienti da ciò che nel cristianesimo è definita per antonomasia la sfera dello Spirito Santo, del Figlio e del Padre. Questo fa sì che da queste Entità divine macrocosmiche superiori, i grandi Bodhisattva ricevono le forze e gli intenti dalla suprema Divinità Trina cui poi essi fanno affluire nella sfera dei Bodhisattva della terza gerarchia, fino ai Bodhisattva umani che dopo cinquemila anni, si preparano a diventare dei Buddha. In questo meccanismo divino complesso possiamo vedere che l’umanità non è mai lasciata sola a sé stessa, ma dietro operano diverse Entità divine e umane evolute che guidano l’uomo verso la sua meta finale divina.

Ricapitolando brevemente quest’aspetto alquanto complicato per meglio comprendere questi Esseri divini avatarici, diciamo che ogni grande Bodhisattva è l’emanazione di una sostanza spirituale generata dell’insieme di un Angelo, di un Arcangelo e di un Archai che trascendendo loro stessi creano a un livello spirituale superiore un Essere divino, una specie di alter-ego, come già menzionato. Come un uomo e una donna nel congiungersi insieme sessualmente possono generare un loro simile dalla loro sostanza fisica e animica, così questa comunità di tre volte dodici Bodhisattva (ossia Angeli, Arcangeli e Archai) si unirono insieme spiritualmente all’inizio dell’eone terrestre, e andando oltre i loro limiti formarono dodici grandi esseri spirituali, dodici grandi Bodhisattva che sono costituiti ognuno da un Archai, da un Arcangelo e da un Angelo.  Possiamo anche dire che questi grandi esseri sono costituiti da un Sé Spirituale completamente purificato e perfezionato dalla cerchia di dodici angeli, da uno Spirito Vitale perfettamente purificato e trasformato dalla cerchia di dodici Arcangeli e, da un Uomo Spirito perfettamente purificato e trasformato dalla cerchia di dodici Archai. Ciò fa sì che i grandi Bodhisattva possono elevarsi fino a toccare gli esseri della seconda gerarchia che sono a loro volta la base o gli arti inferiori degli esseri macrocosmici superiori menzionati, tramite i quali operano le forze dello Spirito Santo e del “Figlio” da cui essi sono ispirati, e che portano poi giù attraverso i Bodhisattva celesti e umani le facoltà che devono essere inserite nell’umanità. Sei di questi grandi Bodhisattva abbiamo detto che sono già discesi nell’umanità per preparare la via al Cristo, altri sei dovranno a loro volta discendere per far conoscere l’Entità del Cristo attraverso i Buddha umani perfettamente illuminati. Quando l’ultimo grande Bodhisattva scenderà sulla Terra incorporandosi nell’ultimo Buddha umano illuminato,  saranno allora finiti i tempi per cui la Terra si unirà al Sole per passare al nuovo stato di coscienza cosmico di “Giove”.

Sergej O. Prokofieff nel libro citato, parlando di questi grandi Bodhisattva, scrive: «Questi grandi Bodhisattva dei quali ciascuno compenetra con il proprio agire un’intera razza radicale [un Epoca composta da sette periodi di cultura di 2160 anni] e oltrepassa persino i limiti di essa, abbracciano insieme la globale evoluzione terrestre; e di numero sono dodici … È questo mondo della globalità di questi dodici grandi Bodhisattva che abbraccia il tutto, che può essere nominato il vero collegio dello Spirito Santo stesso (vedi O.O. 113, 31.8. 1909), perché in un cosmo gerarchico – e ciò significa anche nell’evoluzione terrestre – lo Spirito Santo viene rappresentato dagli esseri della terza gerarchia» (ibidem).

E come appunto sei grandi Bodhisattva e Buddha umani illuminati compirono la missione di preparare la discesa del Cristo alfine si compisse l’evento del Golgotha, così altrettanti sei grandi Bodhisattva e Buddha umani illuminati dovranno aiutare l’umanità a comprendere che cos’è il Cristo per l’evoluzione umana, e che cosa ha significato per ogni individuo umano l’evento del Golgotha nel suo aspetto più profondo. Questo ci porta a dire che il Cristo non compì soltanto dei miracoli tra il popolo ebraico e in ultimo, quello della morte e resurrezione attraverso il sacrificio della croce, ma compì altre azioni sovrumane e in modo particolare sul piano astrale e spirituale dove può essere visibile solo a iniziati chiaroveggenti. Il cristianesimo difatti, non nacque dalla filosofia di un fondatore cui divulgò la sua dottrina religiosa come del resto hanno fatto tutti gli altri predecessori di religioni, prima e dopo il cristianesimo. Esso nacque da un’azione compiuta dal Cristo sul piano fisico, la cui causa però, va cercata su di un piano spirituale ancor più in alto di quello astrale da dove ebbe origine una volontà divina superiore, alla quale Rudolf Steiner ci rivela attraverso le diverse conferenze cristologiche, giunse il lamento di dolore e di sofferenza in cui versava l’umanità di allora. Era l’Entità del Cristo che accolse il lamento di dolore proveniente dalla Terra, per cui mosso da infinita compassione iniziò la discesa da altezze infinite e imperscrutabili alla mente umana, per venire in soccorso dell’uomo. Non dobbiamo pensare che dietro il Suo gesto possa nascondersi un debito karmico antico nei confronti dell’umanità, come potremmo del resto pensarlo nei confronti degli Elohim creatori cui permisero che l’uomo fosse tentato da Lucifero, causando in tal modo tutta l’esperienza dolorosa umana quale conseguenza della colpa di disubbidienza e della successiva caduta prematura sul suolo terrestre. Cadremmo in un grave errore se pensassimo che l’intervento del Cristo fosse in un certo qual modo in relazione alla tentazione luciferica durante l’Epoca Lemurica. Egli, difatti, si era già separato dalla Terra alla fine dell’Epoca Iperborea insieme agli spiriti solari più evoluti, prima cioè che iniziasse l’Epoca Lemurica dove avvenne l’evento che offuscò il corpo astrale di Adamo; per cui non possiamo addebitargli nessun debito karmico nei confronti dell’uomo.

Rudolf Steiner asserisce nei suoi scritti e in modo particolare nel “Quinto Vangelo” antroposofico (O.O. 148), che il Cristo non aveva nessun karma negativo nei confronti dell’uomo; perciò, il Suo gesto fu un puro atto d’amore, un amore libero, immenso, colmo di sacrificio divino. Il Cristo difatti, quale Entità macrocosmica appartenente al secondo aspetto della Trinità divina universale, rispose subito all’umanità morente scendendo da altezze spirituali incomprensibili all’intelletto umano, laddove iniziò a restringersi fino a che (mi si perdoni l’immagine) passando come fosse un cammello per la cruna di un ago, si unì nel Giardino dei Getsemani completamente all’uomo Gesù di Nazareth. Questa congiunzione con l’uomo di Nazareth non poteva essere riportata in nessuna cronaca dagli storici antichi di allora, giacché avvenne su di un piano mistico-spirituale, cui ne dà un accenno soltanto Giovanni evangelista durante l’evento del Battesimo di Gesù di Nazareth nel Giordano, operato dal Battista. Questo evento mistico-storico può essere verificato solo sul piano dell’Akasha superiore, cioè nella sfera sovraspirituale del Budhi, vale a dire nella memoria universale cui possono accedere solo iniziati cristiani veggenti. (5.3. continua)

Collegno, gennaio 2022                                        Antonio   Coscia

Note Antroposofiche

16      Rudolf Steiner nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Suo padre Johannes Steiner, era impiegato delle Ferrovie Meridionale Austriache, per cui crebbe in un ambiente che stimolava alla prontezza e all’abilità nella vita pratica. Già presto, all’età di sette anni, gli era possibile «vedere e udire gli esseri» che stanno dietro al mondo naturale e che dovette in certo senso nascondere ai suoi coetanei e anche a persone adulte, poiché non sarebbe stato compreso.  Nel 1879 superò l’esame di maturità con lode. Nello stesso anno s’iscrisse all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, dove studierà fra l’altro biologia, chimica e fisica. Specialmente quest’ultima materia influenzerà profondamente la sua evoluzione interiore e, nello stesso tempo, lo porrà di fronte a difficili enigmi. Si mise in luce già come studente curando gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al ’97 collaborò all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar.

Dal 1902 ebbe una più intensa attività come scrittore e conferenziere, di cui moltissime in questi anni sulla cristologia, cui dedicherà gran parte della sua vita e la sua uscita nel 1912-13, dalla Società Teosofica, a causa di un dissenso con la Presidentessa Annie Besant, la quale, sosteneva che un giovinetto indiano di nome Krishnamurti, fosse la reincarnazione del Cristo. Nel 1894 pubblica la “Filosofia della Libertà” (Edizione Antroposofica Milano), la più importante delle sue opere filosofiche ed anche la base per la successiva concezione del mondo. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Gli impulsi da lui dati nell’arte, nella scienza, nella medicina, nella religione, nella pedagogia e nell’agricoltura portarono a delle nascite di movimenti oggi sempre più diffusi nel mondo.

Nel 1912-13 si distacca dalla Società teosofica e costituisce la Società antroposofica universale. A Dornach in (Svizzera), costruisce il primo Goetheanum di legno, un centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia che in seguito, sarà poi bruciato da nemici dell’Antroposofia nella notte di S. Silvestro del 1922.  In seguito, Rudolf Steiner fa un modello di un secondo Goetheanum in cemento armato il quale, fu costruito dopo la sua morte avvenuta il 30 marzo 1925, esistente tuttora come centro di numerose attività antroposofiche cui, partecipano artisti e soci di tutto il mondo.

L’Epifania del Cristo e la sacra notte del Natale

L’adorazione dei Magi- Paolo Veronese

L’Impulso divino del Cristo che si rinnova ogni anno quale nascita dell’Archetipo della fanciullezza nella notte del sacro Natale, è giunto sulla Terra attraverso le dodici costellazioni dei mondi stellari del macrocosmo spirituale, alfine di aiutare l’umanità a elevarsi verso la patria divina nascosta dall’antico velo arimanico. Occorre però che ci risvegliamo dall’obnubilamento luciferico dell’anima, alla luce dello spirito cosmico, per accogliere il bambinello divino e trovare in noi la forza per trasformare il nostro egoismo, in modo da essere utili al Cristo per realizzare la Sua Volontà sulla Terra. Affinché la Terra possa diventare espressione dell’amore del Cristo, occorre dunque accogliere questa nuova Epifania nell’anima per  risvegliare nel nostro profondo la coscienza dormiente del Cristo,  in modo da unirci insieme consapevolmente e formare una nuova comunità spirituale dove possiamo riconoscerci quali veri fratelli al servizio dello spirito cosmico del Cristo.

Collegno 6 gennaio 2022    Antonio  Coscia

Il Paraclito, i grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente IV

Statua del buddha sotto l’albero del bodhi

Quando un Bodhisattva discende dal cielo, appare in questo mondo una luce splendida, incommensurabile, che supera la gloria del più intenso fulgore. E qualsiasi spazio buio si trovi di là della fine del mondo verrà illuminato da questa luce.      DIGHA NIKAYA  14, 1, 17

4. 2. I grandi Bodhisattva II

Alfine di poterci avvicinare alla comprensione di queste Entità bodhisattviche divine ancor più superiori dei Bodhisattva umani e perfino dei Dhyani Buddha Celesti, occorre appunto fare un maggiore sforzo mentale immaginativo in modo da rappresentarci questi enormi esseri cosmici divini, studiando e riflettendo bene il concetto espresso nell’articolo precedente sulla base dello sviluppo settemplice della costituzione umana in rapporto alla costituzione settemplice divina che va dagli Angeli fino ai nostri creatori divini, cioè gli Elohim o Spiriti della Forma.  È comprensibile che non sia tanto facile comprendere ciò che la conoscenza antroposofica ci rivela in base alla natura complessa di queste altissime Entità spirituali che vanno oltre ciò che finora è stato spiegato sia da conoscenze occulte esoteriche, sia in modo particolare dalla teologia cattolica nei riguardi della dicotomica costituzione umana, che fu sostituita a quella tricotomica di S. Paolo nel nono secolo durante il concilio costantinopolitano.  S. Paolo difatti, asseriva che l’uomo era costituito da corpo, anima e spirito, (vedi: 1 Tessalonicesi, 5, 23), per il fatto che il Cristo facendo discendere lo Spirito Santo sugli Apostoli, costituì un impulso archetipico primigenio separando l’anima degli Apostoli dall’anima di gruppo ebraica o meglio, dal Padre Abramo cui essi si sentivano tutt’uno. Difatti in un passo del vangelo di Matteo, è scritto: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.  Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera” (Mt 10,34-35).

Ciò divenne col tempo una facoltà nuova durante i due millenni in cui il cristianesimo si diffuse in tutto il mondo, dando l’impulso a tutti gli uomini di autoconoscersi come singole personalità individuali e autonome aventi in sé un “Io” quale essenza spirituale più profonda, il quale tramite lo strumento dell’anima si manifesta nel mondo come un essere che pensa, che sente e che vuole, attraverso la coscienza dell’io. Sono queste tre facoltà spirituali umane che ci permettono di percepirci come “io” terreno inferiore attraverso l’anima, la quale come strumento dello spirito può essere più o, meno perfetta, secondo lo sviluppo morale conquistato dall’io inferiore nel corso delle esperienze delle sue vite terrene.  È lo Spirito dunque (l’Io superiore umano) che trasforma le esperienze terrene, vale a dire i frutti conquistati dall’uomo attraverso le buone azioni umane, in facoltà spirituali e che manifesta poi attraverso l’anima (corpo astrale) in pensieri, sentimenti e azioni sempre più perfetti elevando la sua anima e la coscienza dell’io verso sfere più alte dello spirito cosmico. Per cui è pressoché impossibile compiere in una sola vita, soltanto azioni buone morali senza cadere nell’errore del male, compiendo cioè di conseguenza, anche azioni insensate e imperfette. Per questo è necessario che nella nostra epoca di cultura moderna venga ripristinato la credenza sia nella legge della reincarnazione e sia nella costituzione ternaria dell’uomo, secondo gli scritti di Paolo di Tarso che la Chiesa ha abolito nel terzo e nel nono secolo dichiarandole eretiche, in modo che l’umanità occidentale possa elevare il suo pensiero medievale antico orientandolo verso nuove forme di conoscenze più adeguate ai tempi moderni. 

L’Antroposofia vuol essere una di queste vie di conoscenza che può aiutare a rafforzare e trasformare il pensiero umano elevando l’uomo moderno a ri-conciliarsi con lo Spirito cosmico del Cristo, rivelandogli i fatti occulti che caratterizzarono il “Mistero del Golgotha” quale Impulso spirituale del Cristo, per tutti i tempi a venire. Per cui per comprendere ciò che la Scienza dello Spirito o antroposofia ha da dire nella nostra Epoca sulle tematiche esoteriche del vero impulso cristiano originario, occorre aprirsi con fiducia a questa nuova rivelazione del Bodhisattva Maitreya, cioè il Paraclito o Consolatore del XX secolo che ha ispirato Rudolf Steiner, il Maestro dell’umanità e fondatore dell’Antroposofia. Aprirsi con fiducia non deve essere per nulla inteso accogliere le verità antroposofiche in modo dogmatico, perché sarebbe deleterio per lo sviluppo dell’anima cosciente, ma vagliarle sempre con la sana ragione cercando nei documenti storici o di altre dottrine occulte la loro validità. Dobbiamo trovare in noi stessi le forze di discernimento che possano guidarci alla verità, evitando però a priori qualsiasi pregiudizio nei riguardi di Rudolf Steiner al quale occorre andare incontro con fiducia verso questo Maestro di saggezza e dell’armonia dei sentimenti che ha avuto il compito nella nostra Epoca di cultura, di preparare anime in grado di riconoscere l’evento del Cristo eterico nell’ambito del mondo astrale adiacente alla Terra.  

Detto, questo possiamo riprendere il nostro approfondimento sui grandi Bodhisattva che al contrario della costituzione articolata settemplice dell’uomo e delle gerarchie spirituali che abbiamo citato, sono invece delle entità cosmiche molto complesse, sono come dire delle entità soborniche o composite, costituite dall’insieme di entità bodhisattviche della terza gerarchia spirituale, cioè da Angeli, Arcangeli e Archai, ossia della cerchia dei dodici Bodhisattva che sono al servizio del Cristo e che dobbiamo distinguere in Buddha, Bodhisattva e Dhyani Buddha. Per meglio spiegare quest’aspetto va detto che questi grandi Bodhisattva non sono esseri spirituali formati da arti cosmici come le normali gerarchie spirituali divine sopra menzionate del nostro sistema cosmico – planetario, ma sono delle entità divine avatariche formate dall’insieme dei tre gruppi gerarchici citati.  Occorre però a questo punto cercare di distinguere ancora queste tre categorie angeliche bodhisattviche in tre classi evolutive diverse, e cioè:

  • Gli Angeli, i quali hanno completamente sviluppato il loro corpo astrale umano in Sé Spirituale, si chiamano Buddha Celesti.
  • Gli Arcangeli cui hanno sviluppato completamente il loro corpo eterico umano in Spirito Vitale, si chiamano Bodhisattva Celesti.
  • Le Archai, che hanno sviluppato completamente il loro corpo fisico umano in Uomo Spirito, si chiamano Dhyani Buddha Celesti.

Come possiamo vedere i nomi che sono attribuiti a queste tre categorie o classi celesti, sono per un certo verso uguale alle tre categorie bodhisattviche umane menzionate da Rudolf Steiner nel libro “Gerarchie Spirituali“ (pag.111- Ed. Antroposofica), cioè ai Bodhisattva, ai Buddha e ai Dhyani Buddha, umani. Nello sviluppo bodhisattvico umano terreno, la terminologia come possiamo vedere è però invertita, giacché un uomo che si elevi al grado di Buddha, deve prima percorrere il cammino di Bodhisattva per l’arco di cinquemila anni, dove ogni cento anni egli s’incorpora nel corpo astrale di uomini maturi senza mai scendere sul piano fisico. Soltanto dopo che siano trascorsi cinquemila anni, egli dovrà scendere sul piano fisico e incarnarsi come uomo tra gli uomini per realizzare la sua “Dottrina”, iniziando così il cammino che Rudolf Steiner indica come “buddha umano”, cioè fino a conseguire l’Illuminazione spirituale che lo eleverà alla dignità di Buddha Celeste. A quel punto il suo spirito guida viene liberato passando al grado superiore di Arcangelo, mentre come Buddha Celeste comincerà a lavorare su se stesso in modo cosciente come fa un Arcangelo alla completa trasformazione del suo corpo eterico in Spirito Vitale. Se abbiamo in parte compreso questa complessa distinzione tra Bodhisattva divini e umani, va ora detto che le entità divine bodhisattviche della terza gerarchia, che formano una cerchia di tre volte dodici Bodhisattva al servizio del Cristo, in un dato momento si sono uniti spiritualmente in una completa unità e andando oltre se stessi, crearono dal nulla quale sintesi armonica, dodici Entità divine cosmiche composite, ovverosia dodici grandi Bodhisattva appunto, di cui ognuno è costituito da un Angelo, un Arcangelo e un Archai. Pertanto quando un Bodhisattva umano scende sul piano fisico in un’incarnazione completa per conseguire tramite il cammino di buddha umano l’elevazione a Buddha Celeste, ciò comporta la discesa anche di altri esseri bodhisattvici che incorporandosi nel suo corpo astrale, lo aiutano a realizzare la sua Dottrina; ciò affinché l’umanità possa compenetrarsi delle facoltà sviluppate dal buddha umano quale realizzazione della sua Dottrina ed elevazione a Buddha celeste. Con ciò va ancora aggiunto che oltre alla discesa di un Bodhisattva (Arcangelo) e Dhyani Buddha (Archai) celeste, debba discendere dal piano cosmico del Budhi (vedi la nota 1 degli articoli precedenti) anche uno dei grandi Bodhisattva della cerchia dei dodici che contemplano il Cristo, e che dovrà  incorporarsi per qualche tempo nel corpo astrale del buddha umano, alfine che le  facoltà spirituali sviluppate nell’arco dei cinquemila anni attraverso i diversi uomini che ha incorporato sulla Terra, diventino patrimonio comune di tutta l’umanità. Per meglio spiegare quest’aspetto diciamo che quando il Bodhisattva umano percorre il cammino citato di buddha umano, egli oltre a essere compenetrato dal suo Angelo guida, è anche compenetrato da un Arcangelo e a volte anche da un Archai. Per cui quando arriva alla completa trasformazione del corpo astrale in Sé spirituale, cioè al momento della sua “Illuminazione spirituale”, viene compenetrato per poco tempo anche da un grande Bodhisattva, (perché il buddha umano è in grado di sopportare solo per poco tempo la grande forza divina di questo altissimo essere), il quale farà in modo che le facoltà spirituali che ha sviluppato per cinquemila anni nell’ispirare la sua dottrina all’umanità, diventino ora patrimonio di tutta l’umanità. Per un maggior approfondimento di questo tema vedi il libro menzionato di Sergej O. Prokofieff).

Sei di questi grandi Bodhisattva sono discesi durante la fase discendente terrestre detta “fase di Marte”15 che incorporandosi nel corpo astrale di sei buddha umani giunti all’Illuminazione spirituale tra cui l’ultimo che conosciamo come il Buddha Gautama (circa 600 anni a.C.), ebbero il compito di preparare la discesa del Cristo sulla Terra in modo che potesse compiersi il “Mistero del Golgotha”. Grazie a essi e alla partecipazione di diverse entità divine e di correnti spirituali e religiose umane, divenne possibile che un Dio (il Logos creatore), potesse unirsi alla Terra e sperimentare la morte umana attraverso un uomo particolarmente complesso, col quale si unì in un primo momento spiritualmente durante il Battesimo operato da Giovanni nel Giordano. Questa discesa del Cristo in un corpo umano ebbe il compito anche di limitare il potere di Ahriman (Angra Mainyu)  laddove  nel mondo astrale inferiore l’uomo dopo la morte trascorre un certo periodo di purificazione prima di salire verso i mondi luminosi dello Spirito divino; quì, Arimane era andato oltre i limiti consentitagli da Dio Padre. È importante prendere coscienza che questo non fu il solo intervento del Cristo sul piano fisico e astrale, ma che operò anche in altre azioni spirituali di cui non è possibile elencarle tutte in questo tema. Possiamo accennare ancora a un altro aspetto tra quelli più importanti dei processi rigenerativi e vivificativi che il Cristo compì nei tre anni vissuti sulla Terra, attraverso l’uomo di Nazareth. Questo fu possibile grazie al fatto che come citato, un singolo esemplare umano fu in grado di accogliere ed essere compenetrato nell’arco di tre anni non solo nel corpo astrale, ma anche nel corpo eterico e infine nel corpo fisico nel giardino dei Getsemani. Ciò diede la possibilità al Cristo di poter trasformare i tre corpi mortali inferiori di Gesù di Nazareth in tre corpi immortali superiori che l’uomo riuscirà a trasformare solo nell’arco di tre stati di coscienza o eoni cosmici futuri, cioè su “Giove, Venere e Vulcano” ( vedi la nota 8 degli articoli precedenti). Per meglio dire, il Cristo compì durante l’incorporazione e la compenetrazione negli arti animici e in quello corporeo di Gesù di Nazareth nell’ambito dei tre anni in cui visse sulla Terra in un corpo umano, ciò che ogni uomo evolvendosi secondo il corso naturale evolutivo terreno, dovrà compiere nell’arco di tre eoni o stati di coscienza cosmici menzionati! Ovverosia trasformò i tre arti umani inferiori di Gesù di Nazareth, nei tre elementi spirituali superiori della natura divina in germe nell’uomo, ossia: “Il sé spirituale, lo spirito vitale e l’uomo spirito”, creando in tal modo un nuovo archetipo umano, un nuovo Adamo, come fu chiamato da S. Paolo (1 Corinzi 15). Vale a dire che come Jahve-Elohim creò il primo archetipo umano terrestre che fu portatore di morte dopo la tentazione, luciferica (in quanto che dovette separarsi dagli Dei e discendere dai mondi dello spirito per vivere sul piano fisico e sperimentare la libertà, attraverso la morte umana), così il Cristo creò un “nuovo Adamo”, un nuovo archetipo spirituale umano da cui l’umanità grazie alla legge dell’economia spirituale, ognuno può accogliere e ri-salire nuovamente verso i mondi dello Spirito, divenendo partecipe del consesso divino e cibarsi di nuovo, all’albero della vita. (3.2. Continua)

Collegno, dicembre 2021                                  Antonio   Coscia

Note   Antroposofiche

15   Secondo la Scienza dello Spirito, l’evoluzione umana avviene attraverso sette stati cosmici di coscienza planetari (così come si è cercato di sintetizzare nella nota (8) dell’articolo precedente del blog), che chiamiamo: “Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano”. Attualmente siamo nel quarto stato di coscienza cosmico chiamato Terra, dove, però lo stato terrestre, secondo Rudolf Steiner, passa prima attraverso una ripetizione dei tre stati spirituali precedenti di coscienza, cioè Saturno, Sole e Luna, su di una scala evolutiva superiore fino all’inizio del quarto stato materiale della Terra. Durante il nostro quarto stato terreno materiale, vanno pertanto distinti due fasi: una  discendente che chiamiamo “Marte” e un’ascendente chiamata “Mercurio”. Nella fase  discendente l’umanità si stacca dal divino e sperimenta il piano del Devachan superiore o mondo stellare quale ripetizione dell’antico stato di saturneo; poi scese nel Devachan inferiore o mondo planetario e ripeté a uno stato di  coscienza superiore,  l’antico stato solare; poi scese in quello astrale e ripeté  a un livello superiore, l’antico stato lunare; infine scese nel mondo fisico, dove sperimentiamo il piano terrestre nelle continue incarnazioni in un corpo fisico terreno. Nella fase terrena l’umanità si è unita sempre più strettamente al corpo fisico umano, e ciò ha comportato che a causa dell’egoismo dovuto alla tentazione luciferica, i tre arti umani si deteriorarono sempre più, per cui fu necessario l’intervento del Cristo che sacrificandosi da altezze incommensurabili, scese sulla Terra in soccorso dell’umanità. Egli s’incorporò, come sappiamo nel Battesimo del Giordano, negli involucri di Gesù di Nazareth che li ripristinò e trasformò in tre anni creando un nuovo archetipo spirituale umano fino a compiere il sacrificio della croce, dove attraverso la morte e resurrezione creò un nuovo Fantoma. (un corpo fisico spirituale) cioè il corpo di resurrezione, alfine di poter risalire verso  il mondo spirituale attraverso una fase inversa più perfetta di come menzionato, cioè: “Fisico, astrale più perfetto,  planetario più perfetto e infine  stellare più perfetto”, che è chiamata  appunto fase di “Mercurio”.

BUON NATALE E BUON ANNO 2022

AUGURO

UN SERENO NATALE E UN FELICE ANNO  NUOVO

A  TUTTI I VISITATORI DEL BLOG

“PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA”.

POSSA LA LUCE DIVINA DEL CRISTO SOLE

ILLUMINARCI E CONCEDERCIRCI LE FORZE

PER SUPERARE QUESTO MOMENTO DI PROVE

KARMICHE DELL’ UMANITÀ.

Sento come disincantato

il figliuolo dello spirito nel grembo dell’anima;

nella chiarezza del cuore

la sacra parola ha generato

il frutto della speranza

che cresce giubilando nelle lontananze del mondo

dal fondamento divino del mio essere.

Rudolf Steiner

In evidenza

Il Maestro Gesù, il Cristo Gesù e il Cristo VI

Frate  Angelico -Annunciazione dell’Angelo a Maria

«Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.  Ecco concepirai un figlio … e lo chiamerai Gesù.  Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo” Allora Maria disse all’angelo: “Com’è possibile? Non conosco uomo”.  Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”» (Lc 1,30-35).

6. Il Cristo Gesù V

Come abbiamo visto dopo questa lunga digressione sul Cristo Gesù abbiamo potuto in parte farci un’opinione diversa da come a tutta prima viene presentato dagli evangelisti che ci presentano due versioni genealogiche diverse di Gesù di Nazareth. Abbiamo potuto apprendere dalla Scienza dello Spirito che dietro questa figura enigmatica umana-divina è nascosto velatamente il mistero dell’incarnazione del Cristo in un singolo esemplare umano molto particolare, cui è stato preparato fin dall’epoca abramitica dai misteri sacerdotali ebraici e dalla corrente essena creata un secolo prima della venuta del Cristo, dal maestro degli esseni Gesù di Pandira (120 – 90 circa a.C.). Il Maestro degli esseni aveva potuto formarla grazie alla sua fuga ad Alessandria d’Egitto col suo maestro dell’ordine dei farisei Rabbi Josua ben Perachia, i quali erano  perseguitati dall’ordine dei Sadducei e da altre comunità misteriosofiche giudaiche. Là, Jeshu ben Pandira dopo la dipartita del suo maestro per Gerusalemme, Emil Bock20 nel suo libro “Cesari e Apostoli” scrive: «Jeshu ben Pandira rimase ancora parecchio tempo in Egitto; e fu allora che, fra le molteplici correnti dell’intensa vita ellenistica, egli venne a contatto con le cerchie dei Terapeuti e degli Esseni, per divenire poi il grande riformatore e lo spirituale realizzatore degli intenti di queste comunità messianiche.  Il Talmud non contiene che accenni sparsi e indiretti all’attività spirituale di vasta portata che Jeshu ben Pandira esplicò in Egitto e, dopo il suo ritorno, anche in Palestina. Che si trattasse di una costruzione spirituale solidamente fondata e chiaramente ordinata, risulta dall’informazione che ebbe cinque discepoli: Mattai, Naki, Nezer, Buni e Toda» (ibidem pag. 195-196).  Emil Bock continua dicendo: “… poco dopo il suo ritorno dall’Egitto venne ferocemente odiato e osteggiato dai Farisei che erano contrari a questi impulsi spirituali di queste correnti egizie che operavano attraverso oscure arti magiche contrari alla legge di Jahvè. Ciò faceva di lui un apostata e un falso maestro cercando  con l’astuzia, un pretesto per condannarlo a morte alla vigilia della festa di Pasqua, dove prima lo lapidarono e poi dopo lo appesero alla croce nella località di Lidda, una città del distretto di Israele presso la costa del mediterraneo” (Ibidem).

La stessa cosa avvenne per i cinque discepoli che seguirono la sorte del Maestro esseno, i quali furono uccisi per le loro idee religiose che contrastavano il potere sacerdotale ebraico, di cui uno di essi Mattai, ebbe un discepolo di nome Matteo che diventerà poco dopo discepolo del Cristo, e che dopo i fatti del Golgotha, scrisse il “vangelo di Matteo” secondo la conoscenza essena. Un secondo discepolo di nome Nezer, ebbe il compito di formare la comunità essena di Nazareth dalla quale verrà poi dopo preparato il “Messia”, ossia Gesù di Nazareth, il “portatore” della coscienza dell’Io del Cristo. Rudolf Steiner al riguardo ci rivela che nessun uomo per quanto elevato esso sia, sarebbe in grado di sopportare in sé la coscienza divina del Cristo. Pertanto, qui va inteso che Gesù di Nazareth attraverso la morte e resurrezione nel terzo giorno di Pasqua, fu in grado di accogliere in sé una parte della coscienza dell’Io del Cristo, di conseguenza egli divenne durante i secoli dell’impulso della corrente cristiana, il Cristo Gesù; per cui non va assolutamente confuso, né col Maestro Gesù (Zarathustra), né tantomeno con il Cristo, l’Altissimo Dio solare, il secondo aspetto della Divinità Trina,  il cui nome è l’Io Sono l’Io Sono. Come possiamo vedere la corrente essena ebbe una grande rilevanza per tutta la preparazione dei due bambini Gesù, alfine potessero di nuovo unirsi le due correnti menzionate, in un nuovo impulso messianico proveniente dall’ebraismo antico. Queste due correnti messianiche provengono da un’unica origine spirituale molto antica cui è menzionato nella Bibbia del vecchio Testamento, laddove si parla di Melchisedec re di Gerusalemme e sacerdote del Dio Altissimo Ēl Elyōn.21 Il quale incontra Abramo da cui riceve un decimo del bottino di guerra conquistato nella valle dei re e che inizia Abramo nei misteri del corpo fisico e del corpo eterico, dove nel capitolo 14 della Genesi, è detto che Melchisedec offre ad Abramo “pane e vino” (Gen14,18). Dal re-sacerdote di Gerusalemme, le due correnti spirituali presero vie diverse per ricongiungersi di nuovo circa mille anni dopo nel re-sacerdote Davide, dal quale furono di nuovo separate attraverso i suoi due figli Salomone e Nathan, per riunirsi infine di nuovo, circa mille anni dopo tramite i due bambini Gesù. Senza la riunione di queste due correnti messianiche, non sarebbe stato possibile al Cristo incarnarsi in un uomo comune, senza averlo immediatamente bruciato e polverizzato. Ciò che successe durante i tre anni cui abitò nel corpo fisico di Gesù di Nazareth, laddove nonostante che in quel corpo abitasse uno dei più alti iniziati terrestri, alla fine, nel giardino dei Getsemani ebbe bisogno dell’aiuto dell’Arcangelo Widar, l’Angelo guida liberato dal Buddha Gotama, alfine ripristinasse le forze del corpo eterico ormai consunte dal fuoco divino. Per sopportare il fuoco divino creatore occorreva un uomo particolare, un esemplare umano che avesse in sé la massima conoscenza dell’esperienza terrena, e la massima purezza dell’originario archetipo umano creato da Yahve-Elohim.

Per questo fu necessario preparare attraverso i misteri iniziatici ebraici, la nascita particolare di due bambini Gesù, che però avessero in comune la stessa discendenza messianica davidica. Per cui in uno di essi che proveniva dalla corrente regale salomonica s’incarnò l’uomo più evoluto della Terra che come sappiamo è Zarathustra, cui dopo gli eventi di Palestina divenne il Maestro Gesù. Nell’altro bambino, la cui discendenza proveniva dalla corrente sacerdotale natanica, s’incarnò invece un essere celeste, cui sappiamo che è l’entità sovrumana che era stata trattenuta indietro dagli Dei, ossia il puro archetipo spirituale umano separatosi dalla cellula madre del primo Adamo ancor prima che questi fosse oscurato dalle forze luciferiche e che nella conoscenza antroposofica, chiamiamo anima natanica o adamitica. Quest’anima era costituita della più pura sostanza spirituale, sia astrale e sia eterica, cui Rudolf Steiner la definisce a volte simile a un Angelo, e a volte simile a un Arcangelo, laddove in alcune conferenze è menzionato come già accennato, i suoi cinque sacrifici (vedi più avanti) in favore dell’umanità. Inoltre, era costituita da un puro Io umano che però come dire, era una sfera vuota, giacché non si era mai legato al fuoco terrestre nel ciclo delle incarnazioni terrene umane; per cui non aveva ancora nessuna esperienza terrena ma soltanto delle esperienze spirituali acquisite sul piano eterico durante la sua partecipazione nei luoghi di culto dei misteri antichi dei diversi popoli della Terra. Oggi egli non opera più nei luoghi di culto o dei misteri iniziatici di un singolo popolo ma, opera come nuovo archetipo spirituale di tutta l’umanità per cui dopo il quinto sacrificio compiuto nel XIX secolo come menzionato, avvolge il Cristo con il suo corpo astrale luminoso, mentre l’Arcangelo Widar avvolge il Cristo col corpo eterico; per cui se ci siamo compenetrati dell’Impulso del Cristo (vedi la nota 16) possiamo incontrarlo nel mondo astrale adiacente alla Terra, nella Sua manifestazione di luce eterica.

Pertanto ricollegandoci ora al vangelo di Luca, può esserci maggiormente più chiaro, che il bambino menzionato nel suo vangelo, nasce realmente nel mese di dicembre, così come negli antichi tempi quando la procreazione era gestita dagli Dei, cui facevano si che le unioni tra i maschi e le femmine avvenissero durante il solstizio di primavera, cosicché tutti i bambini nascevano a dicembre. Il bambino Gesù del vangelo di Matteo, nasce invece come rivelatoci da Rudolf Steiner nella quinta conferenza del “Vangelo di Luca” diversi mesi prima da genitori nativi di Betlemme più adulti. I quali, sono anch’essi discendenti della linea davidica e i cui nomi sono simili alla coppia nativa di Nazareth, cioè Giuseppe e Maria che generano il loro figlio Gesù secondo l’intervento dello Spirito Santo, ossia come per l’altra Maria di Nazareth tramite l’aiuto dei sacerdoti del Tempio. Nella conferenza tenuta a Basilea il 19 settembre del 1909, Rudolf Steiner spiega: “Le nascite dei due bambini Gesù avvennero a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. Ma tanto il Gesù del vangelo di Luca che Giovanni Battista, nacquero più tardi della cosiddetta strage degli innocenti, la qual cosa non poté colpirli” (Ibidem, pag.87). Stando a quel che qui rivela Rudolf Steiner, dobbiamo collocare la nascita del bambino Gesù salomonico che è nato in casa dai genitori di Betlemme, alcuni mesi prima della nascita sia di Gesù del vangelo di Luca e sia di Giovanni Battista che secondo il calendario ebraico nasce nel mese di “Sivan” (maggio-giugno); mentre Gesù di Nazareth stando a quel che scrive Luca nel suo vangelo, nasce sei mesi dopo, cioè secondo il calendario ebraico nel mese di “Kislev” (novembre-dicembre). Ma se cosi fosse, sia Giovanni Battista sia Gesù di Nazareth, non sarebbero sopravvissuti all’editto del re Erode il Grande che fece uccidere tutti i bambini nati a Betlemme e nei dintorni del suo dominio, al disotto dei due anni. Difatti, sappiamo dal vangelo di Luca che i genitori di Gesù di Nazareth dopo la purificazione di Maria, dovuta alla legge della prescrizione del codice mosaico, fecero ritorno 40 giorni dopo a Nazareth. Quindi dobbiamo collocare la nascita del Gesù salomonico, almeno due anni prima della nascita di Giovanni Battista e due anni e sei mesi prima di Gesù di Nazareth, giacché questi nasce secondo Luca, sei mesi dopo il Battista. Dobbiamo quindi fissare la nascita del Gesù salomonico (Zarathustra), circa tre anni prima quella di Gesù di Nazareth; ossia in concomitanza della Stella dei Magi che, forse si trattò di una stella cometa o, della congiunzione di Saturno e Giove avvenuta (secondo alcune fonti contrastanti) tra settembre e dicembre del 7 a.C.; difficile a dirsi, in quanto anche i vangeli di Luca e Matteo non danno la certezza che gli eventi accaduti furono reali, visto che nessun storico di allora ne fa cenno.  È un tema molto complesso cui riscontriamo degli errori che neanche Rudolf Steiner per quanto ne sappiamo, ha completamente svelato; forse egli non lo riteneva cosi importante come può sembrare a noi che vogliamo a tutti i costi delle risposte immediate, cui non sempre possiamo avere, ma, attendere che ci vengano date dai Maestri che possono leggerle dal mondo dell’akasha, quando è il momento giusto per conoscerle.  

 Il bambino Gesù natanico cui il Cristo aveva operato su di lui ancor prima della nascita, nasce dunque in un ostello di Betlemme da una giovane coppia di Nazareth chiamati Maria e Giuseppe discendenti della stirpe di Davide, dove s’incarna appunto per la prima volta, l’anima sorella di Adamo, l’essere celestiale dell’archetipo umano, colui che diventerà il portatore del Cristo, cioè il Cristo Gesù. Possiamo aggiungere che Egli è anche l’archetipo della fanciullezza, il figlio di Dio quale frammento del fuoco divino donato dagli Elohim solari e perfezionato dal Dio lunare Jehovah, cui festeggiamo a Natale al posto della nascita del Cristo, la cui ricorrenza era festeggiata il 6 gennaio dai primi cristiani fino al quarto secolo, come “Epifania del Signore”. La nascita del Cristo fu abolita a Roma da papa Liberio, nel 354 d.C. perché reputava fosse incomprensibile per il popolo romano, credere nella nascita mistica in cui l’Altissimo Dio solare potesse nascere in un uomo immergendolo nell’acqua del Giordano; era più semplice credere nella nascita del bambino divino Gesù, concepito da una vergine. Così venne festeggiato con l’andare del tempo sempre più il bambino divino Gesù, collocando la sua nascita il 25 dicembre al posto della festa del “Sole Invitto”, la festa pagana festeggiata dai romani in onore al ritorno della luce dopo il Solstizio d’inverno; mentre la festa della nascita del Cristo (Epifania) del 6 di gennaio, cominciò ad avere minor rilievo fino a sostituirla con l’epiteto di “Befana”. Cosicché l’umanità perse la nascita del Cristo cosmico come nascita battesimale, e accolse al suo posto la nascita virginale attraverso Maria del vangelo di Luca. Se abbiamo compreso ciò che ci rivela l’Antroposofia nei riguardi dei nuovi misteri cristiani, allora dovrebbe essere ovvio comprendere che festeggiare il “Natale” o preparare il “Presepe”, non dovrebbe offendere nessun pensiero né laico né religioso, in quanto che sono simboli universali che appartengono a tutta l’umanità. Essi ci additano a unirci con calore fraterno nel giorno del ricordo dell’archetipo della fanciullezza dell’umanità! L’archetipo di tutti gli uomini, l’anima Celeste adamitica che non subì la tentazione luciferica ma che grazie alla sua purezza, poté divenire l’unica coppa umana in grado di accogliere in sé il fuoco del Logos creatore per tre anni, attraverso l’immersione o Battesimo dell’acqua nel Giordano da parte di Giovanni il Battista. In tal modo il Cristo Gesù divenne l’ultimo Adamo, quale nuovo archetipo umano, cui l’umanità realizzerà nell’ultimo stato di coscienza che abbiamo chiamato “Vulcano”,

 Tramite le diverse conferenze cristologiche tenute da Rudolf Steiner negli anni in cui il Bodhisattva era incorporato in lui, sappiamo che quest’anima adamitica pur non essendosi mai incarnata sulla Terra, ha sempre accompagnato spiritualmente l’uomo nella sua evoluzione storica-spirituale manifestandosi come citato, tramite il corpo eterico nei santuari dei misteri antichi dei diversi popoli dove venne percepita come Krishna, la guida di Arjuna nel mito indiano e come Apollo, nella cultura dei miti greci. Già fin dall’Epoca Lemurica essa intervenne dal “mondo della ragione” (la regione delle stelle fisse), facendosi compenetrare dal Cristo nel corpo astrale per aiutare l’umanità sofferente dovuto al dolore che gli procurava il disordine dei dodici organi di  senso nel corpo fisico che andava allora formandosi. Un secondo intervento avvenne nell’Epoca Atlantica, dove dal “mondo Celeste” (la regione dei pianeti), l’anima natanica fu di nuovo compenetrata dal Cristo nel corpo eterico a causa del dolore provocato dal disordine degli organi vitali nel corpo eterico. Un terzo sacrificio che ella dovette affrontare, fu quando lei stessa dovette scendere nel mondo astrale inanimata dalla forza del Cristo, per ristabilire il disordine delle tre facoltà dell’uomo, cioè il pensare, il sentire e il volere nell’anima umana, a causa della separazione prima del Sole e poi della Terra e della Luna; per cui l’anima natanica sconfisse le forze luciferiche e arimaniche che avrebbero compromesso la giusta armonia nell’anima umana (Vedi O.O. 149). Il quarto sacrificio avvenne come sappiamo nell’ambito terrestre durante l’evento del Golgotha, dove il Cristo non solo salvò l’io terreno, ma anche il vero corpo fisico (Phantòma), il corpo eterico e l’astrale dell’uomo. Infine il quinto sacrificio cui abbiamo già accennato, fu a causa  della sfera oscura creatasi nel mondo astrale adiacente alla Terra dal materialismo arimanico provocato da anime umane che dal XVI secolo fino al XIX secolo, attraversarono le porte della morte con pensieri strettamente materiali cui l’archetipo dell’umanità rischiò la morte per soffocamento spirituale. Il Cristo intervenne assumendo in Sé la sfera nera arimanica, salvando cosi l’anima natanica dal soffocamento e dalla morte spirituale della coscienza dell’Io del Cristo che aveva assunto in sé durante la resurrezione dell’evento del Golgotha. Il Cristo come menzionato, risvegliò l’anima natanica nel Sé spirituale, divenendo in tal modo l’involucro astrale luminoso del Cristo nel mondo astrale adiacente alla Terra, dov’è possibile incontrarlo nella Sua manifestazione eterica, grazie alla collaborazione dell’Arcangelo Widar. Saranno ancora necessari in futuro altri due sacrifici dell’anima natanica alfine che l’umanità possa raggiungere la sua meta divina e unirsi al Vero io del Cristo. ( VI. continua)

Collegno,  dicembre  2021                                  Antonio  Coscia

Note   Antroposofiche

20     Emil Bock‎ (Nato il 19 maggio 1895 a ‎‎Barmen, ‎‎morto il 6 dicembre 1959 a ‎‎Stoccarda)‎‎ è stato ‎‎un antroposofo tedesco, ‎‎scrittore, teologo e uno dei fondatori di ‎‎The Christian Community. ~~ ‎Nel 1914 iniziò uno studio delle lingue ‎‎all’Università di Bonn.‎‎ Tuttavia, lo stesso anno si arruolò come volontario nella ‎‎prima guerra mondiale‎‎ e fu inviato al fronte nelle ‎‎Fiandre, ‎‎dove fu ferito. Nel 1916 incontrò per la prima volta il teologo ‎‎Friedrich Rittelmeyer‎‎ dal 1918 studiò teologia protestante a Berlino e si laureò nel 1921. Lo stesso anno è stato uno dei fondatori della Comunità cristiana in Svizzera. Bock divenne presto il leader del seminario della comunità cristiana e, dopo la morte di Friedrich Rittelmeyer, divenne il leader della comunità nel 1938. ‎Nel 1941, il regime nazista bandì la comunità cristiana a causa della sua presunta influenza “ebraica” e “massonica”, e Bock fu inviato al campo di concentramento di Welzheim lo stesso anno. Fu rilasciato dal campo di concentramento nel 1942, tuttavia, ma fu sotto sorveglianza per il resto della guerra. Dopo la guerra, Bock fu determinante nella ricostruzione della comunità.‎ (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera).‎

21 Ēl Elyōn è una divinità poco conosciuta nel mondo antico testamentario, Egli viene nominato in diverse parti nell’antico Testamento ma senza mai quella chiarezza che possiamo comprendere a quale gerarchia divina spirituale appartenesse. Certamente possiamo pensare che fosse una divinità pre-jahvetica esistente prima della religione ebraica nei diversi popoli semiti, la cui origine risale secondo la Scienza antroposofica, alla formazione della quinta razza bianca di Atlantide.  Egli viene nominato nel capitolo 14,20 della Genesi, dove come menzionato, incontra Abramo al quale offre pane e vino (simboli del cristianesimo solare) in cambio di un decimo del suo bottino di guerra. In realtà in questo passo il cui significato è quello che possiamo intuire attraverso la Scienza antroposofica, è quello che Abramo quale patriarca e antico capostipite del popolo ebraico proveniente dalla corrente lunare dell’Eloah Jahvè, viene iniziato nella corrente solare del Dio Altissimo Ēl Elyōn o El-Eljon, dietro di cui si cela l’Altissimo Dio solare dell’Io Sono Io Sono, cioè il Cristo. Melchisedek è l’altissimo iniziato e discepolo del Cristo dei misteri solari dell’Oracolo del Sole di Atlantide dietro di cui si cela Noè, il Manu divino che dopo l’inabissamento del continente Atlantico, guida il popolo semita verso oriente da dove inizierà la nuova quinta Epoca Postatlantica con lo sviluppo di sette periodi di civiltà o di cultura, tra cui il popolo ebraico che farà parte dello sviluppo del terzo periodo egizio-caldaico. Per cui Abramo venne scelto e iniziato appunto dal Manu divino per la sua caratteristica peculiarità della ghiandola pineale come formatore del pensiero umano che quale capostipite possa formare attraverso i suoi discendenti, un popolo che prepari un corpo fisico e un corpo eterico adeguato alla venuta dell’Altissimo Dio solare, l’Io cosmico, che possa incarnarsi in uomo in modo da formare un archetipo umano per lo sviluppo della “coscienza dell’Io” in ogni uomo.