L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VII

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola

e crede a colui che mi ha mandato,

ha la vita eterna e non va incontro al giudizio,

ma è passato dalla morte alla vita.

Giovanni 5:24

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VII

Riassumendo ancora una volta quello che è stato detto nei diversi articoli precedenti, possiamo ora farci un concetto sulla complessità dell’esistenza dell’uomo qual essere tripartito che vive contemporaneamente nella sfera dei tre mondi: fisico, astrale e spirituale. La coscienza umana essendo ancora imperfetta e limitata dal suo intelletto, per il fatto che non essendo ancora essa liberata dall’ignoranza umana crede di vivere una sola vita su questa Terra, che termina alla fine della sua esistenza, con l’invecchiamento e l’inesorabile morte e separazione dal suo corpo fisico e con l’annullamento del suo Io terreno. Perlomeno questo è il pensiero della maggior di quelle persone che si definiscono atei o agnostici razionali; mentre per altri che seguono una religione tradizionale, quale la cattolico-cristiana, credono che dopo la morte vadano in paradiso o nel purgatorio se hanno qualcosa da farsi perdonare, dove attenderanno dormienti di essere risvegliati alla fine dei tempi terrestri, quando dopo essere stati giudicati, di essere degni, potranno unirsi eternamente col Signore insieme agli Angeli e ai Santi, del Paradiso. È questo un pensiero che ha in sé del paradosso, in quanto che l’uomo è già stato giudicato dopo che alla sua morte gli è stato permesso di entrare e vivere col Signore, gli Angeli e i Santi in Paradiso; trovo pertanto alquanto assurdo che debba essere di nuovo giudicato dopo millenni passati in  Paradiso. Questo pensiero assurdo avente in sé una scarsa conoscenza dell’evoluzione e della meta spirituale dell’uomo e, della non conoscenza esoterica degli insegnamenti di Paolo di Tarso, fa sì che la teologia cattolica dopo diversi secoli di potere temporale spirituale,  continua a impedire la giusta evoluzione umana nel periodo dell’anima cosciente.17  Lo sviluppo di quest’anima umana deve avvenire nella massima libertà individuale, giacché l’anima cosciente è in relazione allo sviluppo della volontà, per cui il suo sviluppo deve avvenire liberamente senza alcuna costrizione istituzionale sia esso religioso o quant’altro, alfine di trovare in se stessa la sua origine divina. La coscienza teologica cristiana oscuratasi fin dal  tempo di Costantino il Grande, prima attraverso l’impulso luciferico e poi dopo con quell’arimanico, cerca di frenare lo sviluppo dell’anima cosciente e della sua eventuale divinizzazione, trattenendo le anime in un eterno infantilismo medioevale incosciente impedendo così lo sviluppo dell’anima cosciente e della sua unione con la sua immagine o Io superiore e di conseguenza, con l’incontro del Cristo nella Sua manifestazione eterica. Le parole di Paolo di Tarso sono chiare e concise laddove nella prima lettera ai Corinzi, egli dice:

«Ma qualcuno dirà: “Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?”. Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri.  Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza;  si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Qual è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste. Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità. Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. E’ necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità» (1 lettera ai Corinzi 15,35-53).

Paolo di Tarso era un altissimo iniziato cristiano chiaroveggente, e i suoi concetti sulla fine del mondo, restano pressoché incomprensibili al pensiero teologico razionale cui non è più ispirato dallo Spirito della vera conoscenza, in quanto si è allontanato dall’origine del vero cristianesimo esoterico divenendo preda in tal modo appunto delle forze luciferiche e arimaniche; solo la visione spirituale veggente a orientamento cristiano-rosicruciano può compenetrare il significato esoterico della “Parusia” paoliniana.  La Scienza dello Spirito o antroposofia, ha una concezione assai diversa del dopo morte. Essa ci spiega che dopo la morte, l’uomo compie un’evoluzione attraverso tutte le sfere cosmiche del nostro sistema solare, preparando un nuovo corpo che corrisponda allo sviluppo delle facoltà spirituali che ha sviluppato attraverso le esperienze di gioia e di dolore e  delle prove cui egli ha superato durante la sua ultima vita terrena; dopodiché s’incarna in un nuovo corpo che ha appunto preparato nel mondo spirituale, con l’aiuto di una nuova coppia di genitori. Questa ripetizione in una nuova incarnazione avviene circa ogni 300-400 anni, secondo l’elevazione e la perfezione raggiunta in ogni vita sulla terra. Rudolf Steiner  tramite la sua altissima chiaroveggenza spirituale, era in grado di seguire le anime fin’oltre la sfera stellare, oltre i confini d Saturno, laddove le anime più evolute, fanno come dire una pausa cosmica fino a quando non sono richiamate  dal loro karma lunare a ridiscendere di nuovo in un’incarnazione terrena per una nuova esperienza karmica. Egli in diverse conferenze sulla vita da morte a nuova nascita, ci rivela che dopo la morte, l’anima e lo spirito umano, dopo aver dimesso il corpo fisico attraverso la sepoltura nella terra o tramite la cremazione (la cui differenza sta solo nel dissolversi subito del corpo fisico negli elementi terrestri tramite il fuoco dell’inceneritore), dopo un momentaneo disorientamento dovuto al cambiamento dallo stato materiale a uno cosmico – spirituale più sottile chiamato eterico, vede in un’immagine spaziale per la durata di circa tre giorni, tutta la sua vita vissuta sulla terra. Nel libro “L’evento della morte e i fatti del dopo-morte”, egli descrive l’esperienza dell’uomo  dopo aver varcato la porta della morte come il momento più bello e grandioso di tutta la sua esistenza sul piano fisico e spirituale, dove appunto dice:

“Come nel sonno non si sa nulla della coscienza fisica dell’io terrestre, così dopo la morte non si saprebbe nulla di sé se non si avesse presente l’istante del morire. Si ha davanti a sé come uno dei momenti più sublimi, più grandiosi”… La morte vista dal defunto dall’altra parte del mondo astrale, è l’immagine più bella che l’uomo porti con sé attraverso le diverse sfere cosmiche stellari, grazie cui nell’anima umana si sveglia una coscienza superiore molto più saggia di quell’inferiore terrestre che conosciamo come “coscienza dell’io”. (Ibidem, O.O. 168). Dopo aver fatto l’esperienza sopra descritta, dove appunto l’uomo sperimenta come in una grande sfera cosmica tutta la sua vita vissuta sulla Terra come in un grande quadro mnemonico d’immagini reali che si espandono sempre più nel cosmo eterico insieme ai pensieri che ha avuto durante la sua esistenza terrena sulla terra fino a scomparire nel cosmo eterico insieme al suo corpo eterico cui viene dimesso dall’anima umana, avviene quale conseguenza delle sue esperienze vissute sulla Terra, uno specchiarsi nel corpo astrale e dell’Io umano.

Questo rispecchiarsi dal mondo esterno animico nell’anima umana, fa si che riceva qualcosa che sulla Terra non possiamo ancora avere, ma che potremo sviluppare quando saremo nell’eone di Giove18, cioè il Sé Spirituale. Pertanto l’uomo a questo punto è costituito da un corpo astrale, un Io e da un Sé spirituale che in questo momento è come dire,  un abbozzo, un principio  microcosmo del vero Sé Spirituale che appunto riceveremo su Giove. Dopo questo scomparire del panorama immaginativo e di tutto il resto, si accende nell’uomo grazie al guardare indietro il momento della morte, una coscienza superiore simile  alla coscienza dell’io terrena ma più elevata, con la quale l’uomo può restare desto senza cadere nell’oblio come avviene nel nostro sonno notturno, in tutto il suo espandersi nelle sfere cosmiche del nostro sistema planetario. L’anima entra così nell’ambito della sfera lunare nella parte più bassa nel cosiddetto  kamaloca, dove inizia un periodo di purificazione in cui deve come dire, bruciare le brame e desideri di cui è ancora legata dagli attaccamenti terreni. Il kamaloca è il luogo che possiamo identificare con l’Inferno delle concezioni religiose, per il fatto che l’anima nel staccarsi dalle brame e dai desideri è come un bruciare animico che provoca una profonda sofferenza similmente come se  fosse in un deserto cui avesse tanta sete, ma non ha l’acqua per spegnere l’arsura. Dopo aver purificato le brame più basse,  l’anima entra ora  nella sfera di Mercurio e di Venere che può essere identificato come il luogo del Purgatorio dove  incontra le persone defunte con cui ha vissuto socialmente sulla Terra, laddove può andare incontro ad altre sofferenze animiche se sulla Terra è stata una persona asociale, ossia che ha vissuto la vita terrena solo per se stessa, chiusa nel suo egoismo incurandosi degli altri. Mentre nella sfera di Mercurio è a contatto con le anime che ha conosciuto nella vita sociale, nella sfera di Venere l’uomo è a contatto con le persone che ha vissuto la stessa esperienza religiosa, dove anche qui potrà essere motivo di sofferenza animica se non ha rispettato la religione altrui, o se è stato ateo; ciò comporterà che venga escluso, come se fosse imprigionato e isolato dagli altri in un ambiente animico.

Dobbiamo capire che mentre sulla Terra possiamo stare da soli senza essere obbligati a comunicare con gli altri e senza che questo possa  arrecarci dolore, anzi a volte abbiamo persino piacere di stare da soli; così non è nel mondo spirituale, dove tutto si compenetra e forma un’unità spirituale. Per cui non poterci unire agli altri per via dei nostri errori morali, ci causerà molta sofferenza fino a quando non comprendiamo di aver sbagliato e di porvi rimedio nella prossima incarnazione. Qui comincia a nascere la causa karmica che ci porterà a nascere in un popolo e in una particolare famiglia, dove potremmo sperimentare la solitudine, quale effetto asociale della vita precedente. Ciò accade non perché la divinità sia cattiva o insensibile all’imperfezione umana cui sa che è portata a commettere errori; ma perché l’anima dopo la morte deve imparare a prendere coscienza dei suoi errori morali  che la rendono più imperfetta e a superarli quando scenderà di nuovo nella prossima incarnazione terrena, in modo da avere un atteggiamento diverso, che si concili, si armonizzi al giusto comportamento sociale nei confronti della civiltà umana. Dopo questa esperienza attraverso la sfera lunare, l’anima entra nella  sfera solare lasciando indietro o, dimettendo il suo corpo astrale, vale a dire tutta la sostanza terrestre di cui si era compenetrato. Lo spirito umano è finalmente liberato dagli attaccamenti dovuto alla sua stretta unione con il corpo astrale, può finalmente entrare nel mondo spirituale inferiore, ossia nella sfera solare o Devachan inferiore o, Mondo Celeste che possiamo identificare col Paradiso. Egli è ora “Spirito tra Spiriti” e viene ora rivestito da un altro corpo che svilupperemo solo durante l’eone di Venere19, cioè del principio del Budhi. Possiamo così dire che l’uomo è ora costituito da Io, Sé Spirituale o Manas, spirito Vitale o Budhi e, di un estratto del corpo eterico e del corpo astrale.   (VII. Continua).    

Collegno,  dicembre  2022                                                               Antonio   Coscia

Note   Antroposofiche

17   L’anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un’unità animico-spirituale attraverso cui l’Io umano, può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali umane di “volere, pensare e sentire”.  L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo fisico, l’eterico e l’astrale”, per trasformarli in arti superiori cosmici e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiori. Così attualmente opera alla trasformazione dell’anima cosciente in anima Immaginativa, poi dopo nel  futuro, alla trasformazione dell’anima razionale in anima  Ispirativa  e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente nello stato di veggenza più alto, ossia in anima Intuitiva. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che nell’anima senziente, l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino. Occorre però dire che nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori.

      L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare  e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro. Qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trae le esperienze della vita, trasformandole in saggezza e amore per ogni disciplina che possa derivare dall’arte, dalla scienza e dalla religione. Anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza,  stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo. 

     Infine, l’anima cosciente nella quale  opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, le verità delle leggi del creato e del mondo delle “cose” naturali,  per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno si che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” avente in sé un che di divino entro il quale si rivela la vera natura dell’Io. L’anima cosciente essendo della stessa sostanza astrale del Sé spirituale vive con essa strettamente congiunta, cosicché l’io umano che abbia conseguito l’illuminazione e il risveglio, può ora congiungersi con l’Io superiore che lo ha sempre guidato in tutte le trame del suo destino terreno conseguendo l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore  operano delle “entità ostili” o di contrasto  che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve  imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. (Per un maggiore approfondimento di questo tema, leggere i libri  “Teosofia e La Scienza Occulta” – Ed. Antroposofica Milano).

18 – 19   Giove e Venere, non è riferito ai pianeti attuali, ma alle prossime incarnazioni della nostra Terra che passerà  attraverso altri due stati di coscienza cosmici che la Scienza dello Spirito chiama Giove e Venere. (Vedi anche la nota 3 del secondo articolo pubblicato sul blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima).

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