Il Presepe quale mistero dell’Archetipo umano VI

Madonna di Terranuova di Raffaello

“Mentre proclami la Pace con le tue labbra, fai attenzione

ad averla ancor più pianamente nel tuo cuore” (Francesco d’Assisi)

6. Il miracolo di Greggio

Dopo questa lunga digressione, necessaria per comprendere l’anima adamitica infantile che, nella nostra tradizione cattolico-cristiana, viene a nascere ogni anno a Natale, vogliamo ora ritornare al tema del Presepe. Abbiamo cercato di spiegare, in un’analisi riassuntiva basata sulla conoscenza della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, la vera natura spirituale di quest’anima pura adamitica – o natanica, secondo la discendenza del sacerdote Nathan, figlio del re David – che si incarnò per la prima volta in Palestina attraverso l’altrettanto pura anima della Vergine di Nazareth. Possiamo ora comprendere meglio perché, a Natale, rinnoviamo quest’antica tradizione cristiana, nata nel XIII secolo presso Rieti grazie all’umile Francesco d’Assisi. Essa non vuole essere altro che la rappresentazione plastica di quell’evento divino manifestatosi in Palestina alla “svolta dei tempi”, quando da una parte abbiamo l’Archetipo dell’umanità, l’anima adamitica o “Figlio di Dio”, che si incarnò per la prima volta in un corpo fisico come Gesù di Nazaret attraverso l’altro Archetipo dell’umanità – l’eterno femminino – quale manifestazione della Divina Sofia sul piano fisico. Dall’altra parte vi è la nascita del Cristo, che i primi cristiani festeggiavano il 6 gennaio fino al III secolo, finché il cristianesimo divenne religione di Stato nell’Impero Romano e la celebrazione venne spostata al 24 dicembre da Papa Liberio nel 354, facendola coincidere con la festa del Sol Invictus (Sole Invitto, ossia Sole mai sconfitto) celebrata dai Romani.

Questi due impulsi – solare e stellare – si uniranno dopo il trascorrere dei tredici giorni sacri, durante i quali l’Impulso del Cristo, proveniente dal mondo della Parola cosmica, avrà attraversato le dodici costellazioni dall’Ariete ai Pesci, concludendo il suo percorso il 6 gennaio con l’arrivo dei Magi. Questo cammino simboleggia la via da Gesù a Cristo, cioè la nascita del Cristo sulla Terra e nell’intera umanità grazie al sacrificio della pura anima celeste, l’archetipo umano. Tale processo si rinnova ogni anno a partire dalla mezzanotte del 24 dicembre, con la nascita del Bambino divino, che rappresenta l’anima pura e infantile dell’essere umano – prima della tentazione luciferica – preparata dalle guide terrene ad accogliere lo Spirito del Sole nel proprio corpo astrale. Questo avviene attraverso il Battesimo dell’acqua operato dal Battista il 6 gennaio dell’anno 30 d.C.

Quelli che, senza alcun pregiudizio, accolgono questo evento che si rinnova ogni anno e lo fanno vivere nel proprio cuore possono trarne benefici spirituali, mentali e persino fisici. Questo Impulso del Cristo e dell’Archetipico della “fanciullezza virginea originaria” – o, se vogliamo, questo impulso d’amore adamitico, poiché quest’anima è essenzialmente amore, essendo nata dall’amore divino degli Spiriti della Forma, gli Elohim solari – ogni anno, dal mondo solare e dalle lontananze cosmiche del nostro universo, si riversa sulla Terra tra gli uomini di buona volontà. Ogni anno questo impulso cristico d’amore discende attraversando le dodici costellazioni cosmiche del nostro Zodiaco, rinnovando così l’intera aura terrestre e colmando d’amore spirituale i cuori di tutti gli uomini di buona volontà. Se lo accogliamo e lo lasciamo vivere nel nostro cuore, mettendolo in pratica, possiamo divenire veri servitori del Cristo e prepararci all’avvento del prossimo sesto periodo di cultura spirituale. Il sesto periodo della nuova fratellanza universale del terzo millennio porta con sé un impulso spirituale che, discendendo dall’alto come “grazia manasica” nell’uomo, permetterà a lui e alla Terra di realizzare nelle future Epoche la mèta divina attraverso rinascita e redenzione: non solo quella dell’anima umana, che potrà unirsi al suo vero nucleo spirituale superiore – il vero Io – ma anche quella delle Entità luciferiche rimaste indietro, che potranno finalmente ricongiungersi ai loro fratelli solari.

L’uomo che più di ogni altro seppe accogliere questo “Impulso d’amore” e volle manifestare, nella maturità della sua vita spirituale, la realtà mistica dell’evento di Palestina, fu Francesco d’Assisi (1181-1226). Egli desiderò rendere visibile questo mistero unificando la diversa simbologia esoterica cristiana antica e iconoclasta, allora dispersa nei vari luoghi d’Italia. Seppe raccogliere e armonizzare tutti gli elementi della tradizione cristiana primitiva, ispirato dal fuoco dell’“amore cosmico dello Spirito Santo”, dando loro forma vivente e reale nella notte del Natale del 1223 a Greccio. Dopo alcuni viaggi in Oriente, durante i quali cercò di portare l’impulso del vero cristianesimo al Sultano al‑Malik, nipote di Saladino, affinché cessassero le guerre sante per il possesso dei luoghi sacri di Gerusalemme, al ritorno da uno di questi pellegrinaggi in Palestina nacque in lui l’ispirazione di far rivivere alla gente comune la sacra notte della Natività del Redentore. Tornato ad Assisi da quei luoghi santi, maturò infatti nella sua anima, nell’arco di un triennio, il desiderio di offrire alla popolazione semplice e in gran parte analfabeta dell’epoca la possibilità di rivivere in modo immediato e vivente la notte di Natale. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione dalla Chiesa romana, volle rievocare l’evento di Palestina con personaggi viventi durante la messa della notte del 25 dicembre 1223. Con il consenso di papa Onorio III, preparò una rappresentazione non teatrale, ma il più possibile fedele e realistica ai fatti avvenuti in Palestina: la nascita del Bambino Gesù nella “greppia” di una grotta situata nel bosco di Greccio, nei pressi di Rieti, messa a disposizione dal suo amico, il conte Giovanni Velita.

Francesco allestì tutto con cura, secondo i ricordi del suo viaggio in Palestina, con un entusiasmo e un ardore d’amore e di fede sublime – che solo lui era in grado di manifestare – evitando di inserire nel presepe vivente la Sacra Famiglia: Maria, Giuseppe e il Bambino. Essi costituivano infatti il leitmotiv del culto divino che Francesco volle celebrare e offrire ai presenti, i quali non erano in grado di leggere le Scritture ma potevano accoglierle nel cuore, come i pastori del Vangelo di Luca. Attraverso una sorta di “transustanziazione vivente” del mistero del pane e del vino nella sacra messa, egli desiderava infondere nei cuori più semplici il fuoco cristico della fede, affinché potessero rivivere interiormente ciò che lui stesso aveva vissuto nella “greppia di Betlemme”. Fu così che, spiritualmente – o meglio, chiaroveggentemente – alcuni dei presenti, in particolare il signore del borgo Giovanni Velita, videro realmente animarsi il “Putto” deposto nella greppia e tenuto in braccio da Francesco allo scoccare della mezzanotte, nell’ora della nascita. Da allora, ogni anno a Natale, si rinnova spiritualmente il miracolo dell’amore che il Bambino divino, Gesù o Cristo Gesù, effonde su tutta la Terra; anche attraverso quei presepi fatti col cuore, con vera devozione e venerazione. Non possiamo ancora vederlo con gli occhi dello spirito, perché non siamo maturi, ma la sua presenza agisce comunque. E se alla mezzanotte del 24 dicembre, invece di disperderci nei tradizionali regali, ci ponessimo con sacra devozione davanti al Presepe e, nel silenzio dell’anima, accogliessimo con venerazione l’evento della nascita avvenuto in Palestina, potremmo sperimentare nel calore del cuore quel “principio virgineo della fanciullezza” già menzionato. Esso, rinnovandosi, ci invita alla pace e all’amore, aiutandoci a superare le nostre paure, il nostro egoismo e i pregiudizi verso chi è diverso da noi.

Detto questo, è assurdo pensare che il Presepe che costruiamo nel periodo natalizio possa nuocere alla psiche dei bambini extracomunitari o di altri, poiché esso rappresenta un simbolo universale attraverso cui rinnoviamo un’antica tradizione che non deve morire, ma rinnovarsi mediante una nuova conoscenza capace di ricondurci alla comprensione dei veri valori dei misteri cristiani. È necessario correggere ciò che la teologia moderna non è più in grado di spiegare, irrigiditasi nei propri dogmi: avendo confutato la reincarnazione e la legge karmica, e dichiarato eretica la tricotomia paolina, essa non riconosce più lo spirito nell’uomo, negando così non solo l’azione dello Spirito Santo disceso sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste, ma anche la possibilità che lo Spirito del Cristo possa essere accolto e vivere in noi quando purifichiamo la nostra anima e nobilitiamo il nostro Io umano. Attraverso la festa del Natale abbiamo invece la possibilità di ridestare in noi, grazie alla nascita del Bambinello divino, le “forze virginee della fanciullezza”, mediante le quali possiamo sperimentare una nuova Pentecoste interiore. Così possiamo accogliere in noi l’Impulso del Cristo, l’unico capace di aiutarci a superare la paura, l’angoscia, il terrore e il male che tanto affliggono l’anima moderna in questo particolare momento evolutivo della storia umana.

La festa del Natale non va considerata come una ricorrenza pagana o esclusivamente cattolico‑cristiana, ma come la festa di tutta l’umanità. Il Cristo non si unì a Gesù di Nazareth per salvare soltanto il popolo ebraico o il popolo pagano – romano – i cosiddetti “gentili” secondo San Paolo, ma si unì per salvare l’uomo, ossia le parti costitutive dell’intera umanità: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io umano”21 ormai consunti e logorati dal peccato originale e dall’influenza degli spiriti dell’ostacolo, che continuamente irretiscono gli uomini spingendoli verso egoismo e odio razziale. Il cristianesimo – cioè il vero impulso cristico – non può perciò essere amministrato o diretto da un’istituzione religiosa, poiché è un impulso libero, che non si lascia imprigionare da dogmi rigidi o settari. L’Impulso del Golgota, così come quello della libertà, sono due facoltà spirituali che non possono essere controllate da alcun potere istituzionale, religioso o laico. Possono essere accolte e sviluppate soltanto da anime interiormente stimolate dalla ricerca vivente della verità, una verità che libera da ogni dogma e pregiudizio religioso, affinché possa sorgere in loro quella vera libertà che non nuoce, ma che innanzitutto rispetta la libertà altrui, poiché ogni loro azione sarà ispirata dalla dedizione autentica e dal vero impulso d’amore verso gli altri.

Pertanto, ogni musulmano, ogni cinese, ogni giapponese, ogni indiano, ogni uomo appartenente a qualsiasi popolo o etnia che realizzi in sé l’Impulso del Golgota può sentirsi un vero cristiano, poiché il Cristo è la “Somma Divinità” del nostro sistema solare, al di là della quale vi è soltanto il Padre universale. Il Cristo è l’origine della Verità che si è riversata in ogni popolo attraverso le guide divine e le guide umane, dalle quali sono nate le diverse religioni in tempi e luoghi differenti, ma che tutte, in ultima istanza, hanno un’unica origine nel Cristo, nell’“Io Sono l’Io Sono”.22   Egli, durante gli eventi di Palestina, entrò con il Battesimo nel Giordano in Gesù di Nazareth, il rappresentante archetipico divino dell’intera umanità: la pura anima primordiale adamitica che celebriamo il 25 dicembre e che rappresentiamo tradizionalmente attraverso il plastico del Presepe.

Nulla vieta, dunque, di collocare nel Presepe un bambino ebreo, musulmano o di qualsiasi altra etnia, poiché non è il colore della pelle che conta, ma ciò che intendiamo rappresentare attraverso l’immagine plastica del Presepe: la rievocazione di un fatto reale avvenuto in Palestina, che veneriamo non come il Dio personale dell’Occidente, ma come l’emanazione del “Dio Figlio”, inviato dal “Dio Padre universale” da cui tutti discendiamo come umanità spirituale, affinché l’uomo potesse essere salvato ed elevato dalla caduta nel proprio egoismo e nel materialismo  arimanico.

Tutto questo lo vediamo realizzato oggettivamente nell’immagine plastica del Presepe – quando esso è costruito con vera devozione – dove l’umanità rappresentata è un’umanità di pace, colma di venerazione per quel Bambino divino addormentato nella greppia, che attende di essere risvegliato da ciascuno di noi nell’oscura notte di un nuovo Natale, dopo il solstizio d’inverno: cioè dopo che la luce spirituale ha rischiarato l’anima umana caduta nelle tenebre originarie della tentazione luciferica. Quel Bambino siamo noi stessi, poiché egli è il riflesso della parte più profonda che vive dentro di noi e che attende di essere ridestata, così da potersi riconoscere come qualcosa di divino, nato da Dio. Se dunque abbiamo accolto, attraverso il nostro percorso natalizio, una nuova conoscenza sul significato del Natale e sul mistero della natura umana, possiamo comprendere come tutto ciò non possa nuocere in alcun modo alla psiche di un bambino, di qualunque razza o etnia egli sia. Nel suo profondo vive, infatti, una pura essenza universale, che può essere risvegliata e che è in rapporto con quel Maestro divino che un giorno disse: «Lasciate che i fanciulli vengano a me perché di essi è il regno dei cieli!». (Mt 19,13). (Fine)

  Collegno, dicembre 2015                                                                             Antonio   Coscia 

     Agg.   Dicembre 2018 – Agosto 2020 – Marzo 2026

Note Antroposofiche

19    Le dodici costellazioni stellari da cui deriva l’Astrologia moderna, e che circondano la nostra Terra secondo una visione geocentrica, rappresentavano l’immaginazione veggente dell’astrologo e astronomo Claudio Tolomeo. Nel I secolo dopo Cristo egli affermava infatti che la Terra fosse collocata al centro dell’universo. Con l’avvento dell’anima cosciente, questa visione geocentrica venne confutata nel XV secolo dal matematico, astronomo e presbitero polacco Niccolò Copernico e da filosofi moderni, i quali sostennero invece un sistema eliocentrico, riconoscendo il Sole come centro del nostro sistema solare, attorno al quale ruotano tutti gli altri pianeti, inclusa la Terra. Ciò avvenne perché essi osservavano il fenomeno da un punto di vista diverso, attraverso il pensiero razionale e concettuale sviluppatosi nei secoli successivi alla nascita dell’anima cosciente nel XV secolo (1413). In realtà, le dodici costellazioni cosmiche hanno origine in una visione astrale immaginativa molto più antica, propria dei popoli semiti, tra cui babilonesi e caldei. Essi percepivano spiritualmente le costellazioni come dodici forze provenienti da dodici direzioni diverse, manifestazioni degli Dei. A ciascuna costellazione attribuirono un simbolo animale, da cui nacquero i dodici segni dello zodiaco, poiché la loro veggenza non oltrepassava il mondo astrale, dove gli Dei potevano mostrarsi – a causa dell’evoluzione umana – soltanto in forme immaginative di animali. Solo grazie a Rudolf Steiner oggi sappiamo che dietro le dodici costellazioni cosmiche agiscono le forze divine di quattro volte dodici Entità gerarchiche: gli Spiriti della Saggezza, i Troni, i Cherubini e i Serafini, la cui sfera spirituale è al di sopra del bene e del male. Quando queste Entità operano attraverso le loro forze cosmiche divine nelle dodici direzioni dell’universo, nell’ambito del mondo astrale le dodici forze del bene si scompongono in sette forze luminose: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine e Bilancia, alle quali l’uomo può affidarsi per la propria evoluzione. Le altre cinque, invece, si trasformano in forze oscure del male: Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci. L’uomo deve tenerne conto, poiché sono forze che tendono a contrastarlo e a sedurlo; egli ha il compito di accoglierle, purificarle e trasformarle in forze luminose del bene. Questo processo è possibile solo grazie all’Impulso del Cristo, lo stesso Impulso d’Amore che, dall’alto dei cieli, discende nei cuori degli uomini di buona volontà nei tredici giorni che vanno dalla mezzanotte di Natale al giorno dell’Epifania.

20    Rudolf Steiner, nel Vangelo antroposofico di Marco, rivela che l’Impulso del Cristo è rappresentato dal giovanetto che seguiva Gesù mentre veniva condotto via dai soldati romani, e al quale fu strappato il lenzuolo che lo avvolgeva, costringendolo a fuggire nudo. Steiner spiega che questo impulso giovanile cosmico del Cristo aveva ormai solo un debole legame con il “Figlio dell’uomo”, poiché Gesù sarebbe stato di lì a poco messo a morte sulla croce del Golgotha (Mc 14,51-52).  Il tema dell’Impulso del Cristo non può essere affrontato in una semplice nota, poiché si tratta di un argomento estremamente complesso, che racchiude molteplici aspetti interpretativi legati al significato dell’evento del Golgotha nell’evoluzione umana e spirituale. Tale significato riguarda non solo l’umanità, ma anche le Gerarchie spirituali superiori. In una conferenza tenuta a Norrköping il 30 maggio 1912, Steiner afferma che l’Io Cosmico del Cristo, dimorando negli involucri animico-corporei di Gesù di Nazareth, lasciò sulla Terra – come conseguenza della Sua azione divina nel mondo – l’Impulso dell’Io. Questo Impulso rimase, per così dire, “nudo”, privo di involucri esteriori, dopo la morte di Gesù. Secondo Steiner, affinché l’umanità possa ricevere l’aiuto del Cristo alla fine del settimo periodo di cultura della nostra quinta Epoca Postatlantica – quando l’umanità dovrà affrontare una grande catastrofe simile al «Diluvio Universale», da lui annunciata come la “guerra di tutti contro tutti” – è necessario che gli uomini rivestano l’Io cristico, o Impulso-Cristo, di tre nuovi involucri: un corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico. Nella stessa conferenza Steiner indica come ciò possa avvenire:

  • Il corpo astrale dell’Impulso-Cristo viene formato attraverso fede, fiducia e meraviglia.
  • Il corpo eterico viene formato attraverso amore e dedizione agli altri.
  • Il corpo fisico, diverso dall’attuale e meno denso, viene formato attraverso azioni morali consapevoli, cioè compiute liberamente e in piena coscienza.

In questo modo gli uomini collaborano allo sviluppo dell’Impulso del Cristo quale Archetipo spirituale dell’intera umanità: una sorta di Io superiore capace di accogliere il Vero Io del Cristo e di fungere da “ombrello” spirituale, permettendo all’umanità di attraversare incolume la grande catastrofe generata dall’egoismo umano.

21       L’Io umano è uno dei temi più difficili e complessi da comprendere nell’ambito della Scienza dello Spirito antroposofica. Rudolf Steiner, infatti, non si limita a parlare di un solo Io umano – come abbiamo ricordato nel tema sul presepe – quale quarta parte della costituzione dell’uomo, ma menziona l’esistenza di tre Io umani. Secondo la visione evolutiva della Scienza dello Spirito, l’uomo proviene da tre antiche evoluzioni cosmiche – Saturno, Sole e Luna – durante le quali ogni Gerarchia superiore donò una parte costitutiva dell’essere umano. In queste tre grandi fasi cosmiche vennero posti i germi spirituali di due principi archetipici:

  • Il principio superiore, costituito da Sé spirituale (Manas), Spirito vitale (Budhi) e Uomo spirito (Atma).
  • Il principio inferiore, costituito dal corpo fisico (inteso non come corpo solido, ma come corpo di calore, il cosiddetto Fantoma), dal corpo eterico e dal corpo astrale.

All’inizio dell’attuale eone terrestre, questi due principi erano ancora uniti e venivano rappresentati simbolicamente dai due alberi del Paradiso terrestre: l’Albero del bene e del male, corrispondente al principio inferiore, e l’Albero della vita, corrispondente al principio superiore. La loro separazione avvenne, secondo Steiner, durante l’ultimo periodo dell’Epoca Iperborea, quando il Sole in primavera sorgeva nella direzione della costellazione dei Pesci. Uno dei compiti del Cristo durante il Mistero del Golgotha fu proprio quello di riunire questi due principi nell’uomo di Nazareth, cioè nell’Archetipo umano rappresentato dall’anima Natanica o Adamitica descritta nel Vangelo di Luca. In quell’epoca dell’evoluzione umana, l’egoismo sviluppatosi nell’Io – a causa del peccato originale e dell’azione degli spiriti luciferici e arimanici nell’anima – aveva provocato la degenerazione dei tre corpi inferiori dell’uomo. Il Cristo non solo rigenerò questi tre elementi della costituzione umana, impedendo che l’Io perdesse la possibilità di incarnarsi in corpi idonei sulla Terra, ma donò all’Io umano un’esistenza reale, ponendolo al centro di tutte le incarnazioni future. In altre parole, il Cristo trasformò l’Io umano da io rispecchiato e mortale in Io reale e immortale. Attraverso Gesù di Nazareth, il Cristo generò un nuovo Archetipo umano, per ora presente in un solo uomo, che rende possibile all’umanità – a coloro che accolgono l’Impulso del Cristo – di mantenere desta la coscienza dell’Io anche dopo la morte.

22        È estremamente difficile afferrare il Cristo nel Suo nucleo spirituale più intimo, quale Entità divina del secondo aspetto della Trinità universale. Egli abbraccia infatti l’intero mondo gerarchico delle Entità spirituali, dagli Angeli fino ai Serafini. Una realtà così vasta e sublime è troppo grande per essere compresa dall’intelletto umano ordinario, che può cogliere soltanto gli oggetti fisico-materiali del mondo tridimensionale. L’intelletto non è quindi lo strumento adatto per afferrare i mondi immaginativi, ispirativi e intuitivi nei quali si manifesta l’Essenza spirituale cosmica. Per questo motivo dobbiamo accontentarci della conoscenza che oggi l’Antroposofia di Rudolf Steiner rende accessibile. Attraverso la sua indagine chiaroveggente, Rudolf Steiner – in qualità di altissimo iniziato cristiano e “Maestro dei nuovi tempi” – ha reso possibile accogliere, anche con il nostro pensiero intellettuale, una parte della conoscenza dei mondi superiori. Se vogliamo spiegare, anche solo in una nota, chi sia l’“Io Sono l’Io Sono” del Cristo, possiamo dire in modo umile e sintetico che la Sua intima natura spirituale, quale pura emanazione della Divinità Trina, rimane per noi esseri umani pressoché incomprensibile. Possiamo conoscerLo soltanto attraverso le Sue manifestazioni nei diversi piani gerarchici, così come alcuni elevati iniziati chiaroveggenti cristiani sono riusciti a percepirle e a trasmetterle alla nostra conoscenza intellettuale. In altre parole, ciò che possiamo comprendere del Cristo non è la Sua essenza assoluta, ma il modo in cui Egli si rivela attraverso le Gerarchie spirituali e attraverso l’evoluzione cosmica e umana. Secondo la conoscenza antroposofica, il Cristo – per poter aiutare l’umanità e congiungersi con l’uomo Gesù di Nazareth – dovette, per così dire, separarsi dalla sfera del Padre e dalla Parola cosmica da cui era stato generato. Da lì intraprese un processo di progressiva contrazione e sacrificio, attraversando le diverse sfere dello Zodiaco fino a potersi unire alla Terra e all’umanità terrestre. Rudolf Steiner, nelle conferenze cristologiche, descrive dettagliatamente questa discesa fino al Battesimo nel Giordano. Dalla sfera cosmica della Parola creatrice, il Cristo entrò dapprima nella sfera dello Zodiaco, passando attraverso la porta dell’Ariete, dove nel mondo antico era conosciuto come Agnello mistico. Da qui penetrò nella sfera della Vergine, dove si congiunse con uno Spirito della Saggezza e con la parte più elevata della Divina Sofia, venendo riconosciuto come Signore o Kyrios. Proseguendo la Sua discesa, entrò nel nostro cosmo planetario attraverso la regione della Bilancia e dello Scorpione-Aquila. In questa fase fu percepito dai Santi Rishi come Visva Karman, e successivamente da Zarathustra come Ahura Mazdā. Attraversando poi la porta del Capricorno, il Cristo discese nella sfera degli Arcangeli, manifestandosi con diversi nomi nelle varie culture: Apollo, Osiride, Mitra, Baldur, e infine, nel roveto ardente del Sinai, a Mosè come “Io Sono l’Io Sono”. Sotto l’influsso della costellazione dei Pesci, il Cristo compì il più grande sacrificio della storia umana: l’unione con Gesù di Nazareth durante il Battesimo nel Giordano, operato da Giovanni il Battista. Da quel momento Egli fu chiamato Cristo Gesù. (Vedi di Sergej O. Prokofieff il libro “Le dodici notti sante e le gerarchie spirituali” ).

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