Il Paraclito, i grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente III

Immagine dell’albero della vita

 “Al Cristo, quindi, appartengono i dodici Bodhisattva che devono preparare e continuare ad amplificare ciò che Egli, il Cristo, ha immesso come il più grande impulso nello sviluppo della nostra civiltà. A questo punto riusciamo a vedere i dodici ed in mezzo a loro il tredicesimo. Con questo siamo ascesi alla sfera dei Bodhisattva e penetrati in un cerchio di dodici stelle con il Sole nel mezzo: questo Sole le illumina e riscalda, è la fonte di una vita che esse, a loro volta, devono far fluire sulla Terra”

(Rudolf Steiner, conf. del 25 ottobre 1909).

3.1. I grandi Bodhisattva  I

Se osserviamo la storia umana attraverso la visione che ne danno i diversi chiaroveggenti e i Maestri di saggezza dell’umanità, possiamo dire che l’uomo non è mai stato lasciato solo sulla Terra sin da quando fu per così dire espulso dal “Paradiso terrestre” dal consesso degli Dei, ossia con la “caduta” sul suolo terrestre a causa della tentazione di Lucifero nei confronti dei nostri antenati biblici Adamo ed Eva, cui li aveva istigati alla disubbidienza verso Dio. Per capire meglio il significato di questa immagine paradisiaca, occorre andare molto indietro in un’antica epoca dell’evoluzione cosmica – umana che la Scienza antroposofica chiama “Epoca Lemurica” che Rudolf Steiner nel libro “Dalla cronaca dell’Akasha”, la descrive situata all’incirca a sud dell’Asia, a un dipresso fra Ceylon e il Madagascar, e comprendeva anche l’attuale Asia Meridionale e talune parti dell’Africa. Se fossimo veggenti e andassimo indietro in quel lontano periodo della storia dell’evoluzione umana, troveremmo un uomo non ancora del tutto formato come oggi da un corpo solido, ma avrebbe un corpo ancora molle in grado di essere trasformato dalla forte volontà cui i lemuri secondo le situazioni gravose andavano incontro nell’ambiente igneo della selvaggia terra lemuriana, tanto che Entità superiori molto evolute, potevano compenetrarli fin dentro il loro corpo fisico. Queste Entità superiori appartenevano agli spiriti di Venere, cioè alla gerarchia delle Archai cui scesero sulla Terra (allora non ancora solidificata, per cui dobbiamo immaginarla come una grandissima sfera spirituale astrale che lentamente va solidificandosi) incorporando appunto fin nel corpo fisico uomini maggiormente evoluti per guidare e insegnare a un’umanità completamente infantile, come imparare a vivere in un ambiente  molto ostile e diverso da quello paradisiaco che avevano dovuto lasciarsi alle spalle. L’epoca Lemurica durò per moltissimo tempo, dove il Sole compì due volte il giro dello Zodiaco, così  come possiamo leggere dalle parole del libro suindicato e dove Rudolf Steiner descrive la Lemuria come un continente vulcanico con delle forze distruttive, cui gli uomini dovevano tenere debitamente conto anche se per un certo verso erano utilizzate per i loro scopi di sopravvivenza. Dal libro menzionato apprendiamo che: “I cataclismi, a cui la Terra era ancora soggetta a quell’epoca, si erano alquanto sedati in quella regione; la Lemuria era, infatti, sconvolta da tremende burrasche, non avendo ancora la Terra acquistato, il grado di solidità attuale. La crosta terrestre del pianeta era minata e scossa ovunque da forze vulcaniche che erompevano in piccoli e grandi torrenti. Potenti vulcani esistevano quasi dappertutto in continua attività distruttrice, e gli uomini si abituarono  a tenerne conto in tutte le loro azioni; anzi, utilizzavano quel fuoco nei loro lavori e nei loro ordinamenti: il fuoco naturale serviva loro di base, come oggi il fuoco artificiale serve al lavoro umano. L’attività di quel fuoco vulcanico produsse poi la rovina del continente lemurico (ibidem pag. 55).  

Dobbiamo pensare  che la maggior parte dei lemuri era a un livello pressoché animalesco, per cui le guide scelsero tra loro un gruppo di donne e uomini più evoluti, educando in modo particolare questi ultimi a dominare attraverso esercizi iniziatici le forze di volontà. Difatti attraverso la volontà, i lemuri maschi potevano agire sull’ambiente esterno in modo magico modificando sia il mondo naturale sia i loro arti umani, cui potevano tramite le loro forze magiche allungarli a piacimento o irrigidirli, fare in modo cioè che le loro braccia diventassero dure simili all’acciaio, riuscendo così a sollevare dei pesi enormi in casi di necessità. Alle donne invece, era dato un altro compito che stimolava la vita del pensiero, ossia i Maestri divini insegnavano loro a perfezionare maggiormente la vita rappresentativa curando di memorizzare le immagini esterne naturali. Attraverso questo gruppo umano più evoluto venne formandosi con l’aiuto delle guide umane ispirate appunto dai Maestri divini, la quarta razza radicale atlantica. Nell’Epoca Atlantica vennero scelte sette guide che furono ispirate dai sette Arcangeli guida del nostro sistema planetario, da cui nacquero i sette oracoli di Atlantide, cioè dei misteri iniziatici guidati dalla grande guida solare “Melchisedec” (Noè). Tramite questo misterioso e altissimo iniziato solare che conosciamo come “Manu divino”10 (cui è menzionato per la prima volta nella Bibbia del vecchio Testamento, laddove si presentò ad Abramo come re di pace e sacerdote del Dio Altissimo sumerico “Ēl Elyōn”, offrendogli pane e vino in cambio di una decima del bottino conquistato nella valle dei re presso Gerusalemme), nacque il più importante oracolo del Sole e poi dopo, tramite uomini-guide iniziati, gli oracoli minori quali: «L’oracolo di Giove, Marte, Saturno, Mercurio, Venere e Luna» (vedi “La Scienza Occulta” O.O. 10, pag. 203). Alla fine dell’Epoca Atlantica cui terminò con una catastrofe che nella Bibbia è menzionato come “Diluvio Universale”, il Manu scelse sette tra i suoi discepoli più evoluti (quelli che erano in grado di accogliere i sette corpi eterici appartenuti agli Arcangeli guida dell’epoca Atlantica) e fondò all’inizio della quinta Epoca Postatlantica, l’altissima civiltà spirituale orientale del primo periodo di cultura chiamato Paleo Indiano, dove l’uomo iniziò in modo incosciente a perfezionare il suo corpo eterico.11

La stessa cosa avvenne per il secondo periodo di cultura successivo il Paleo-Persiano, dovefu perfezionato il corpo senziente (astrale)12 e dove il Manu divino iniziò l’antico Zarathustra (circa 7000 anni fa), il fondatore della religione “Persiana”che insegnò al popolo persiano a coltivare la terra e a venerare il Dio solare “Aura Mazdao”; oggi come citato, lo conosciamo come Maestro Gesù.  Egli  come sappiamo, contribuì a preparare l’evento del Golgotha alfine che il Cristo potesse scendere sulla Terra e incarnarsi per tre anni in un esemplare umano molto peculiare e complesso che fu debitamente preparato dalla corrente sacerdotale essena per compiere il grande evento storico che è conosciuto come “il tempo dei tempi”, ossia l’evento del Golgotha, cui terminò col sacrificio della croce quale riscatto e redenzione del peccato originario dell’umanità. Zarathustra a sua volta ebbe due discepoli, di cui uno fu Ermete Trismegisto il fondatore della cultura egizia a cui incorporò una copia del suo corpo astrale, iniziandolo nei misteri dello “Spazio”. L’altro fu Mosè, il fondatore della cultura ebraica a cui incorporò una copia del suo corpo eterico (nella Bibbia è simboleggiato dal fatto che Mosè è messo in un cesto dalla madre sulle rive del Nilo dov’è salvato dalla figlia del Faraone), iniziandolo nei misteri del “Tempo”, così che poté descrivere la storia della creazione e altro … nelle magnifiche immagini del vecchio Testamento. Questi due discepoli ebbero il compito di preparare il terzo periodo di cultura egizio-caldaico-ebraico, dove l’umanità perfezionò l’anima senziente che insieme al corpo senziente, forma ciò che nell’uomo è chiamato corpo astrale, (vedi la nota 11).  Nel quarto periodo di cultura greco-romano, a occidente e a oriente si manifestarono due grandi uomini iniziati che conosciamo come Bodhisattva (vedo la nota 1), di cui uno di nome Orfeo e l’altro di nome Shakyamuni o il Buddha Gautama. Essi furono i grandi preparatori della natura umana superiore, di cui Orfeo con la sua magica lira ricevuta in dono dal Dio Apollo contribuì allo sviluppo dell’anima razionale (vedi la nota 3). Mentre dall’altra il Buddha Gautama che con la sua dottrina morale della compassione e dell’amore, diede l’impulso per lo sviluppo dell’anima cosciente cui l’umanità ha iniziato a sviluppare dal 1413in poi e che terminerà circa nell’anno 3573, quando cioè entrerà nello sviluppo superiore del Sé spirituale.13 Come possiamo vedere da questi eventi, l’uomo si perfeziona e si evolve tramite i suoi arti corporei, animici e spirituali  attraverso i diversi periodi di cultura, cui raggiungerà la massima espressione alla fine dell’epoca o eone terrestre. Perciò   possiamo dire che l’umanità non è mai lasciata sola a sé stessa, ma è sempre stata accompagnata da uomini saggi, da maestri di saggezza che hanno guidato e che ancora oggi guidano l’uomo verso la sua meta divina, senza dei quali l’umanità si perderebbe in uno sfrenato egoismo che finirebbe per autodistruggersi finendo in un abisso di non ritorno.

Sappiamo dalla Scienza dello Spirito che sono sempre attivi sulla terra dei Maestri di saggezza, i quali sono collegati con Maestri di saggezza che operano dal mondo spirituale e che a loro volta, sono in rapporto con dei Bodhisattva Celesti e persino con dei grandi Bodhisattva divini cosmici, (vedi il libro di Sergej O. Prokofieff14 “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo moderno” – Widar Edizioni). Questi grandi Bodhisattva sono degli esseri cosmici complessi quali entità soborniche (avatariche), appartenenti alle entità della terza gerarchia attraverso cui operano come messaggeri dello Spirito Santo entro l’ambito della sfera lunare (Luna, Mercurio e Venere), ossia la sede da dove operano le forze degli Angeli, Arcangeli e Archai. Per capire in parte l’aspetto di questi grandi esseri bodhisattvici divini, dobbiamo pensare che ogni singola entità divina e umana del nostro universo è costituita da diversi arti corporei, animici e spirituali, di cui nell’uomo la parte più bassa inizia dal corpo fisico che  è compenetrato  da un corpo eterico, da un corpo astrale, infine da un “Io” umano. Dobbiamo poi distinguere questo Io umano inferiore cioè la nostra Personalità umana dalla nostra Individualità o vero Io che solitamente chiamiamo  Io superiore, che è come dire la vera essenza spirituale superiore dell’uomo, ovverosia l’immagine divina creata dagli Elohim solari e perfezionata da Jehovah nella sfera lunare durante l’Epoca Lemurica (Gn 2,7). Inoltre, entro il nostro Io superiore sono come dire conglobati i germi spirituali della nostra anima divina superiore che saranno sviluppati in stati cosmici o eoni futuri e cioè: Il sé spirituale o Manas, lo spirito vitale o Budhi e l’uomo spirito o Atma” (vedi la nota 13). Occorre però che questi principi superiori siano in parte già sviluppati durante la nostra evoluzione terrestre, dopodiché saranno maggiormente perfezionati quali arti cosmici superiori in evoluzioni cosmiche future che la Scienza antroposofica chiama “Giove, Venere e Vulcano” (vedi nota 8). Pertanto, un iniziato veggente che guardasse nelle diverse dimensioni spirituali, prenderebbe coscienza della natura divina settemplice che anche gli Dei possiedono similmente all’uomo, tramite la quale possono essere presenti nelle diverse dimensioni spirituali da dove operano anche nel mondo umano alfine che l’uomo possa raggiungere la sua meta divina. Egli allora vedrebbe le gerarchie più vicine all’uomo che chiamiamo Angeli che oltre al loro compito planetario terrestre, hanno anche quello di guidare e di proteggere l’uomo dai pericoli che non hanno alcun legame karmico con le azioni negative delle sue vite passate. Vale a dire che ogni uomo nell’ambito del corpo astrale (anima), oltre ad avere un essere angelico luciferico che lo tenta verso un egoismo malefico, ha anche un Angelo, uno spirito buono che lo guida e lo protegge dai pericoli animici e fisici, ispirandolo a compiere il bene che può elevarlo moralmente a uno sviluppo animico-spirituale della coscienza superiore. Il chiaroveggente  vedrebbe allora immaginativamente la natura settemplice degli Angeli costituita da un corpo più basso che mentre nell’uomo è di natura materiale, nell’Angelo è di natura spirituale; egli allora lo vedrebbe costituito da un corpo eterico; un corpo astrale, un Io e un Sé Spirituale” o Manas perfettamente sviluppato; poi altri tre arti superiori non ancora del tutto sviluppati, cioè  lo spirito Vitale o Budhi, l’Uomo spirito o Atma e un altro corpo superiore che saranno sviluppati in stati di coscienza futuri, come menzionato per l’uomo.

Passando poi al rango superiore degli Arcangeli, i quali sono preposti alla guida evolutiva di ogni popolo, vedrebbe la loro natura animica spirituale costituita da un corpo astrale, un Io, un Sé spirituale e uno spirito Vitale perfettamente evoluto; poi anch’essi hanno tre arti spirituali superiori di cui l’Uomo spirito e altri due corpi che perfezioneranno in stati di coscienza futuri. L’indagine chiaroveggente può andare ancora più oltre dove incontra dell’Entità ancor più superiori, ossia la gerarchia delle Archai che hanno il compito di guidare la civiltà umana nell’ambito terrestre il cui arto animico più basso è l’Io; essi hanno poi un Manas, un Budhi e un Atma perfettamente sviluppato e tre arti spirituali superiori che anch’essi svilupperanno in eoni futuri. Volendo maggiormente chiarire l’esistenza di questi grandi Bodhisattva, possiamo andare ancora più oltre là dove lo sguardo chiaroveggente rivela l’esistenza di Entità divine ancor più superiori, vale a dire gli Elohim biblici o Potestà o, Spiriti della Forma secondo la terminologia antroposofica, cui sono le entità creatrici che hanno creato il nostro mondo naturale e che donarono all’uomo durante l’Epoca Lemurica una parte del loro fuoco divino, ovverosia l’Io umano superiore. Rudolf Steiner ci rivela che questi spiriti superiori sono anch’essi costituiti da sette arti animici e spirituali ma di un ordine cosmico superiore planetario, tramite cui riescono ad abbracciare con il loro corpo astrale o Sé spirituale  un intero pianeta del nostro sistema planetario. Per spiegare meglio quest’aspetto spirituale, diciamo che mentre un Arcangelo è in grado di coprire avvolgendo col suo corpo astrale (Manas) come in una nuvola, un popolo della Terra, il corpo astrale o Manas di un Elohim creatore, può coprire e avvolgere tutti gli uomini della Terra. Difatti, dietro ad ogni pianeta del nostro sistema planetario esiste e opera uno Spirito della Forma, uno dei sette Elohim solari, cui anch’essi sono costituiti da sette arti spirituali, i quali iniziano da due corpi, animici di ordine cosmico e cioè il Sé spirituale e lo Spirito Vitale  con i quali operano nel nostro cosmo planetario solare e nei regni della natura terrestre. Mentre con gli altri cinque corpi tra cui l’Uomo Spirito e gli altri quattro arti superiori, operano nell’ambito macrocosmo collaborando con le gerarchie spirituali superiori, allo sviluppo del nostro Sole quale aspetto superiore stellare. Va detto per chi non ha ancora accolto l’Antroposofia, che il nostro Sole ha due aspetti: di cui uno planetario cui operano gli Elohim solari e gli Spiriti del Movimento o Virtù (Dynameis) e uno stellare, cui operano gli Spiriti della Saggezza o Dominazioni (Kyriotetes),  gli Spiriti della Volontà (Troni), gli Spiriti dell’Armonia (Cherubini) e gli Spiriti dell’Amore (Serafini). È naturale che questi concetti possano sembrare alquanto complessi e difficili da assimilare per chi non ha ancora le basi scientifiche – spirituali dell’Antroposofia, e occorre quindi fare uno sforzo maggiore per capire la natura divina dei grandi Bodhisattva. (3.1. Continua)

Collegno  dicembre   2021                                                 Antonio   Coscia

Note   Antroposofiche

10    Il Manu e un essere umano molto evoluto che ha superato di molto l’evoluzione normale, egli lavora in modo cosciente col suo Uomo spirito similmente a come fa un Archai alla trasformazione del suo corpo fisico. In questo lavoro egli è ispirato non solo da un Angelo e un Arcangelo, ma anche da un Archai e la sua coscienza arriva fino agli Esseri della seconda gerarchia. Occorre dire che prima del Cristo il Manu era un essere sovrumano che aveva già compiuto la sua evoluzione umana nel precedente eone terrestre, il quale durante l’inabissamento del continente Atlantide cui nella Bibbia è descritto come “Diluvio Universale”, aiutò l’umanità più evoluta a superare la catastrofe atlantica guidandola verso Oriente fin sulle alture del Tibet, da dove scelse le anime più evolute in modo da dare inizio a una nuova civiltà che chiamiamo Postatlantica. Si trattò del Manu che conosciamo dalla Bibbia  col nome di Noè, il quale iniziò sette discepoli chiamati santi Rishi che diedero inizio a una civiltà spirituale molto evoluta che chiamiamo Paleo-Indiana. Egli iniziò anche Zarathustra, il quale fu il fondatore  della civiltà Paleo-Persiana. Il prossimo Manu sarà un Manu umano che quale discepolo del Cristo, guiderà l’umanità più evoluta (cioè quelli che avranno accolte in loro l’impulso del Cristo) a superare la grande catastrofe della “guerra di tutti contro tutti”, fino ad accompagnarli allo sviluppo della sesta Epoca Postatlantica.

11   Il corpo eterico è il secondo involucro animico spirituale dell’uomo, esso rappresenta la vita attraverso cui viene generata non solo la specie umana ma anche quella vegetale e animale. Guardandolo attraverso la vista spirituale veggente, possiamo vedere che avvolge il corpo fisico del vegetale, animale e umano preservandoli dalla decomposizione e quindi dalla morte.  È costituito da quattro tipi di “forze plasmatrici”, le quali rappresentano un riflesso di quattro eteri cosmici,  costituitosi durante gli stati di coscienza dell’antico Saturno, Sole, Luna e Terra (vedi la nota 8). Di cui su Saturno grazie ai Troni si costituì l’etere di calore, sul Sole dai Kyriotetes  l’etere di Luce, sulla Luna  dalle Dynameis l’etere del suono e sulla Terra dalle Potestà l’etere di vita. L’etere di calore è quello che maggiormente possiamo percepire in noi come calore, il quale ci permette di mantenere integro il corpo fisico avendo in noi sempre la stessa temperatura, che qualora si dovesse alzare o abbassare, sorgerebbe immediatamente  un’anomalia nel corpo umano e quindi una malattia; tutti gli altri eteri per poterli percepire occorre avere la veggenza superiore in quanto come accennato, sono forze plasmatrici cosmiche spirituali. Di questi quattro eteri  furono sottratti all’uomo l’etere del suono e l’etere della vita durante l’Epoca Lemurica, ossia prima della tentazione di Adamo da parte di Lucifero, e gli furono lasciati l’etere di luce e l’etere di calore; saranno restituiti all’uomo quando sarà a uno sviluppo spirituale superiore ossia quando nel futuro accoglierà in sé il suo Io superiore  grazie al quale si unirà all’albero della vita tramite la forza del Cristo. Nel nel terzo capitolo della Genesi è scritto:  «Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”» (Gn 3,22)

12    Il corpo astrale è il terzo arto umano dell’uomo, costituitosi durante l’evoluzione dell’antica Luna quale dono delle Virtù creatrici o Spiriti del Movimento. È la parte animica o anima umana dove ha sede la coscienza e dove sorgono le brame, i desideri, le passioni e il dolore umano, la cui causa fu l’oscuramento e la separazione dal mondo divino dovuta alla tentazione luciferica durante l’evoluzione dell’Epoca Lemurica. Il corpo astrale oscurandosi si divise in due parti, di cui una parte superiore luminosa che fu trattenuta dagli Dei dove fecero sgocciolare una parte del loro fuoco divino, cioè l’Io superiore altruista, mentre altri dèi luciferici fecero sgocciolare le loro forze egoistiche nel corpo astrale inferiore, dove  a causa dell’oscuramento andò creandosi un io egoista quale rispecchiamento imperfetto dell’Io superiore. Difatti il nostro io umano, non è il nostro vero Io, ma è solo un riflesso imperfetto dell’Io superiore nel corpo astrale umano. L’Io umano durante l’Epoca Lemurica trasformò in modo incosciente l’uomo inferiore che andava formandosi dopo la caduta dal paradiso sul suolo terrestre, traendo dai corpi dell’uomo l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente, da cui nacque in seguito come una specie di conseguenza karmica un riflesso imperfetto dell’Individualità superiore che è appunto il nostro io inferiore.  L’io umano inferiore ha continuato a perfezionarsi attraverso i periodi di cultura come abbiamo suaccennato, fino a sviluppare la sua coscienza autonoma con lo sviluppo dell’anima razionale terminato nel 1413. Da allora ha iniziato un lavoro spirituale in modo più cosciente allo sviluppo dell’anima cosciente (per adesso solo per pochi, per gli altri è ancora incosciente), attraverso cui egli purificherà una parte del corpo astrale liberandolo con l’aiuto del Cristo, dall’oscurità luciferica e arimanica, trasformandolo in Sé spirituale tramite cui prenderà coscienza della sua origine divina spirituale e congiungendosi alla sua immagine perfetta superiore, dove in modo cosciente si eleveranno a gradi di coscienza cosmici planetari superiori.   

13 L’uomo secondo Rudolf Steiner è costituito da corpo, anima e spirito, di cui a sua volta ogni involucro umano (secondo l’aspetto evolutivo), possiamo dividerlo ancora in tre parti, per cui per un maggiore chiarimento diamo a seguente tavola schematica:

  • Corpo  =   Corpo fisico – corpo eterico – corpo senziente o astrale
  • Anima =   Anima senziente – anima razionale – anima cosciente
  • Spirito =   Sé spirituale o Manas – spirito Vitale o Budhi – Uomo spirito – o Atma

Volendo questo schema possiamo ridurlo in sette arti costitutivi  dell’uomo, in quanto che, il corpo senziente e l’anima senziente, formano un’unità per il fatto di essere strettamente congiunti tra di loro avendo la stessa sostanza senziente. Così come anche l’anima cosciente e il Sé spirituale formano un’unità, in quanto che sono strettamente uniti tra loro. Per cui avremo che l’uomo è costituito da sette parti di cui:

  • Corpo  = Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale (corpo senziente + anima senziente)
  • Anima = Anima razionale = nella quale l’uomo si riconosce come coscienza dell’io
  • Spirito = Sé superiore (anima cosciente + sé spirituale), spirito Vitale, Uomo spirito

 Per questo possiamo dire che l’anima razionale è quella parte dell’anima umana tramite la quale l’uomo forma attraverso il pensiero, i concetti che accoglie in sé dalle immagini del mondo esterno, in tal modo egli si auto conosce come un essere autonomo e libero, imparando a conoscere la sua natura umana. Fin dal 1543 l’uomo è impegnato allo sviluppo dell’anima cosciente, ossia di quella parte interiore che rappresenta il nucleo dell’essere umano, là dove inizia la manifestazione dell’io, umano, laddove l’uomo può autoriconoscersi quale nucleo dell’anima avente in sé un che di divino cui è ispirato da un essere a lui superiore dal quale è sempre stato guidato in tutte le vicissitudini umane quali azioni karmiche delle vite passate.

14 Sergej O. Prokofieff è stato uno dei più importanti allievi e discepoli di Rudolf Steiner, dedicando la maggior parte della sua vita alla divulgazione dell’Antroposofia e del cristianesimo-rosicruciano. Ha approfondito diverse tematiche antroposofiche attraverso la pubblicazione di numerosi libri, tra cui quelli sul mistero del Golgotha, sull’Io umano, su Michele e sull’essere dell’Antroposofia. Nato il 16 gennaio 1954 a Mosca, in Russia, è scomparso il 26 luglio 2014 a Dornach, in Svizzera. Ha studiato pittura e storia dell’arte presso l’Istituto Superiore d’Arte di Mosca e, per molti anni, ha svolto un’intensa attività di scrittore e conferenziere in tutto il mondo. Dalla Pasqua del 2001 è stato membro della Presidenza della Società Antroposofica Universale presso il Goetheanum di Dornach, in Svizzera.

Il Paraclito, i grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente II

                                ROMA - BASILICA DI S. PIETRO

Io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa

e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa (Mt 16,18).

2.2. Il Paraclito e la redenzione di Lucifero6

Lo Spirito Santo che viene particolarmente menzionato nel vangelo di Giovanni cui egli chiama con diversi nomi quali: “Paraclito, Spirito di Verità e a volte Consolatore”, è lo stesso spirito che il Cristo redense sulla croce del Golgotha, ovverosia il ladrone che stava alla Sua destra, di nome Dismas. Rudolf Steiner nella conferenza tenuta a Berlino il 22 marzo del 1909, col titolo: “Spiriti luciferici, arimanici e asurici”, ci rivela che Lucifero quale spirito cosmico rimasto indietro nell’antica evoluzione solare (quando cioè il Sole era ancora un pianeta), è lo stesso Spirito luciferico risorto a nuova gloria, il nuovo Lucifero redento e quale guida dei dodici “Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti”.7 Nella conferenza difatti, egli scrive: «Che Lucifero risorga in una nuova figura e possa ricongiungersi, quale Spirito Santo, col Cristo, questo lo disse il Cristo stesso, ancora come una profezia, a coloro che gli stavano intorno: voi potete essere illuminati dallo spirito nuovo, dallo Spirito Santo! Lo Spirito Santo altro non è che colui grazie al quale anche si comprende che cosa in sostanza il Cristo abbia compiuto … Lo Spirito Santo non è altro che lo spirito luciferico risuscitato e ora assurto a più pura e maggior gloria, lo spirito della conoscenza autonoma, della conoscenza piena di saggezza. Il Cristo stesso profetizzò per gli uomini questo spirito che sarebbe apparso dopo di Lui, e noi dobbiamo proseguire in questo senso la sua azione» (“Antropologia” O.O. 107, Volume II, pag. 123-24).

Rudolf Steiner parla della caduta e della resurrezione di Lucifero anche in altre conferenze, tra cui una pubblicata sulla rivista “Antroposofia” di Gennaio-Febbraio del 1998, dove dice appunto che durante il secondo stato evolutivo di coscienza cosmico dell’antico Sole8, quando cioè il Sole era ancora un pianeta uguale agli altri del nostro sistema planetario, Lucifero e il Cristo erano come fratelli, di cui uno era reggente di Venere e l’altro era reggente del Sole. Qui, egli spiega che Lucifero era un essere splendente quasi come il Cristo ma avente in sé uno smisurato orgoglio, cui si ribellò alla “Parola cosmica” proveniente dai dodici iniziatori cosmici di là dello Zodiaco, dietro di cui operano delle reali Entità divine universali oltre il tempo e lo Spazio, al di sopra del bene e del male. A pagina 10 della conferenza menzionata, Rudolf Steiner scrive:

«Fu così che, mentre il Cristo accoglieva in sé la parola cosmica proveniente dalle dodici direzioni dell’Universo elevandosi fino a diventare “Stella” e guida di tutto il sistema solare, Lucifero al contrario, a causa del suo smisurato orgoglio respinse la parola cosmica, perché voleva comprendere tutto con la sua orgogliosa figura di luce di così splendida bellezza, cadendo per questo sempre più in basso e perdendo la sovranità di Venere. Egli andò sempre più perdendo la sovranità e con essa il regno di Venere e con tutta la sua luce divenne un re senza trono e il pianeta Venere da allora in poi, dovette fare a meno di un vero sovrano e non poté che percorrere un’evoluzione discendente» (ibidem).

Cosicché avvenne che la via ascendente del Cristo andò sempre più separandosi da quella discendente di Lucifero, fino a che durante il seguente stato evolutivo di coscienza cosmico chiamato antica Luna, egli divenne oppositore del Cristo; mentre il Sole andò elevandosi sempre più divenendo il centro del nostro sistema planetario. Soltanto durante il nostro quarto stato evolutivo di coscienza cosmico-planetario o eone terrestre, Lucifero trovò la sua redenzione nel quarto periodo di cultura greco-romano della nostra quinta Epoca Postatlantica, (vedi la nota 2 dell’articolo precedente), cioè durante l’evento del Golgotha, quando il Cristo con estremo sacrificio discese da mondi elevatissimi per congiungersi attraverso l’uomo di Nazareth con tutta l’umanità e con la stessa sfera spirituale terrestre, divenendo per questo lo “Spirito della Terra”. Fu durante il sacrificio della morte e resurrezione sulla croce sul Golgotha, laddove Rudolf Steiner spiega in alcune conferenze sul cristianesimo che Egli perdonò il malfattore crocefisso alla sua destra rappresentato da Lucifero, giacché aveva terminato la sua missione terrestre come sovrano destituito di Venere. Ma non poté perdonare il ladrone crocefisso alla Sua destra che rappresentava Arimane da cui viene deriso, giacché la sua missione nel nostro eone terrestre non è ancora finita, perché l’uomo ha ancora bisogno di lui per vivere in questo mondo in cui dominano le forze fisiche quale espressione di questo spirito dell’ostacolo; per cui potrà essere redento dall’uomo solo nel prossimo quinto stato evolutivo di coscienza cosmico chiamato “Giove” (vedi nota 8). Infine nel libro “L’Oriente alla luce dell’Occidente” O.O. 113, Rudolf Steiner menziona Lucifero che è reintegrato nell’ambito della sfera solare divenendo un Dio cosmico al posto del Cristo, che avendo lasciato la sfera del Sole diviene Spirito della Terra, laddove appunto egli scrive: «Cristo e Lucifero procedevano in tempi antichi l’uno affianco dell’altro, l’uno come Dio cosmico, l’altro come divinità interiore all’uomo; si poteva trovare il primo per modo di dire nelle regioni superne, l’altro in quelle infere. Dobbiamo registrare un totale capovolgimento … Nel corso dell’evoluzione: da Dio cosmico, il Cristo si è fatto Dio terrestre che diventa l’Anima della Terra … Da entità interiore dell’uomo (Diòniso) e puramente terrestre, qual era stato cercato nei misteri dei mondi inferi … Lucifero da dio terrestre si è fatto Dio cosmico (pag.123, Ibidem).

Certo qui non va confuso la redenzione di Lucifero quale essere santificato appartenente alla seconda gerarchia divina spirituale cui è stato reintegrato come un Dio cosmico solare, con la vera Entità superiore dello Spirito Santo appartenente al terzo aspetto della Trinità divina universale. Non dobbiamo nemmeno confonderlo con il Lucifero che agisce come tentatore nell’anima umana, poiché costui appartiene alla gerarchia inferiore umana-angelica rimasta indietro durante l’evoluzione sull’antica Luna, cui toccherà all’uomo nel nostro periodo dell’anima cosciente reintegrarlo nel mondo angelico con l’aiuto dell’Impulso del Cristo. Il Cristo redense il Signore di Venere, ossia un’entità che apparteneva ai sette Spiriti della Saggezza che operarono durante l’evoluzione dell’antico Sole, dove Lucifero era il reggente del pianeta Venere e a causa del suo orgoglio cominciò a restare indietro, divenendo spirito dell’ostacolo nel seguente stato evolutivo dell’antica Luna. Oggi, come riferito da Rudolf Steiner, dobbiamo considerare questo spirito luciferico come lo Spirito nuovo da cui proviene la nuova saggezza solare, per cui fa di lui l’inviato del vero impulso solare proveniente dallo Spirito Santo. Egli è la guida dei dodici “Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti”, ossia dei Bodhisattva umani cui fanno parte della “Loggia Bianca” cui sei di loro sono sempre presenti nel mondo fisico terrestre, tramite cui Lucifero opera nella sua nuova figura di luce e di saggezza quale mediatore dello Spirito Santo e precursore della luce del Cristo, il quale però è il vero Spirito della Luce: “Christus verus Lucifer”.

Il Cristo oltre all’annuncio del Paraclito, diede a Pietro e Giovanni due compiti o se vogliamo due vie (Gv 21), di cui a Pietro chiese per tre volte di prendersi cura degli “agnelli e pecorelle”, ossia di quelle anime che possiamo dividere in tre classi o tre atteggiamenti animici diversi, cioè:

  • Quelli che maggiormente si sacrificano per gli altri, ossia gli “agnelli” che imitano il Cristo nel sacrificare la propria vita fino al sacrificio supremo della croce del Golgotha.
  • Altri che sono tra quelli più maturi, cioè le pecorelle cui hanno il compito di “pastori”, vale a dire i Padri della Chiesa, e tutti quelli che fanno parte del vertice del potere religioso. (Qui va detto che la vera Chiesa intesa dal Cristo è quella che opera dai mondi superiori quale comunità spirituale cristiana diretta dal Maestro Gesù, cui fanno parte tutti quelli che percorrono il cammino esoterico mistico-cristiano e che non prevarranno mai le forze arimaniche o mefistofeliche. La chiesa cattolica invece, non è altro che un riflesso imperfetto sul piano fisico discostatasi nell’arco dei secoli dai valori e principi morali del vero cristianesimo delle origini).
  • Infine, quelli, più semplici che seguono i pastori, quelli cioè che accolgono il cristianesimo con venerazione e devozione attraverso il sentire o via del cuore. Anche tra queste anime, se hanno vissuto il cristianesimo con vera abnegazione e devozione, faranno parte dopo la morte della vera Chiesa spirituale del Cristo.

La via di Giovanni invece, è una via esoterica che nasce con il miracolo di Lazzaro a Betania, una località della Giudea dove il Cristo compie l’ultimo atto iniziatico che avveniva di nascosto nel “Tempio” tramite il sacerdote Ierofante, cui Egli si sostituisce col miracolo della morte e resurrezione di Lazzaro compiuto all’aperto di fronte ad alcune persone cui era precluso conoscere l’iniziazione della morte mistica, che avveniva di nascosto nel Tempio. Il Cristo diventa così colpevole del tradimento dei misteri ebraici mosaici e per questo è messo a morte dai sacerdoti ebrei tramite la legge romana. Lazzaro dopo l’iniziazione diviene Giovanni il discepolo amato dal Cristo Gesù, cui è l’unico discepolo presente insieme alle tre Marie sotto la croce del Golgotha dove fu crocefisso il Cristo Gesù. Qui egli riceve il compito di prendersi cura della madre, ossia della “Saggezza spirituale” che Maria, la madre di Gesù di Nazareth rappresentava in quel momento una prima incorporazione sul piano fisico di uno degli arti della divina Sofia9, la quale si manifesta oggi nel nostro quinto periodo di cultura attraverso la Scienza dello Spirito come “Antroposofia”, alfine sia preparato il sesto periodo di cultura, dove saranno rivelati i misteri di Maria – Sofia. Con questo il Cristo enunciò tre vie di conoscenza, tramite le quali ognuno può percorrere secondo il suo grado evolutivo, di cui: “La via del pensare o di Giovanni”, la via del cuore o del sentire di Pietro e la via del volere o dei Bodhisattva (Paraclito) quale via del servizio agli altri, (vedi la corrente di Mani (216-277 d.C.) o del Bosatsu dell’Oriente Kotama Okada (1901-1973), cui ne parleremo più avanti). Queste tre vie in origine unite furono aspramente contrastate e alcune sterminate dal potere della chiesa romana, (vedi i manichei, catari, templari, ecc.) che ancora oggi è ritenuto eretico tutto ciò che non comprende o si manifesta quale nuovo spirito pentecostale, puntando l’indice contro di quello che non si accorda col suo pensiero fideistico e dogmatico irrigiditosi in un cristianesimo intollerante medievale. Anche gli scritti di Rudolf Steiner furono contrastati aspramente dalla curia romana e in modo particolare dai gesuiti, i quali condussero una vera campagna diffamatoria contro di lui bollando di eresia la lettura dei testi antroposofici, facendo sì che le anime non possano emanciparsi e restino sottomesse al potere ecclesiastico in modo da essere manovrate secondo fini egoistici. Ciò fa sì che le anime umane restino assoggettate a un pensiero religioso desueto, ormai superato e quindi luciferico perché non si è adeguato a una nuova forma di comunicazione spirituale, più consona ai tempi moderni. La Chiesa non ha più ricevuto da diversi secoli una nuova rivelazione dal mondo spirituale che possa elevare gli uomini alla giusta comprensione del Cristo e quale conseguenza della loro ottusaggine, continuano a contestare e a non comprendere la vera essenza spirituale delle parole che il Cristo rivolse ai discepoli, cioè:

«Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza»; (Gv 15,26).

I Consolatori, gli spiriti della verità sono venuti come promesso dal Cristo, di cui uno nel terzo secolo un predicatore iraniano conosciuto col nome di Mani (216-277 d.C.) e l’altro, il Bodhisattva Maitreya che incorporatosi nel secolo XX nel corpo astrale di uno dei più grandi iniziati cristiani di nome Rudolf Steiner, il fondatore dell’Antroposofia, poté ispirare la sua dottrina. Il Bodhisattva Maitreya ispirò il fondatore dell’Antroposofia che diversamente dagli altri uomini cui erano scelti e che lasciavano momentaneamente per alcuni anni o per sempre il loro involucro corporeo-animico al Bodhisattva, non lasciò mai il suo corpo fisico, eterico e astrale, essendo sempre presente con la sua coscienza dell’io nel mondo terreno. L’incorporazione da parte del Bodhisattva Maitreya nel suo corpo astrale avvenne in modo diverso; egli non perse mai la sua lucidità spirituale veggente, né la sua coscienza dell’io fu smorzata dalla potenza dell’Io bodhisattvico. Nella sua anima vivevano ed erano simultaneamente presenti l’Io del Maitreya e l’Io superiore di Rudolf Steiner che, come Personalità umana terrena, egli si offriva al Bodhisattva con sommo sacrificio cosciente. Questo essere stato desto nei riguardi del Bodhisattva Maitreya, gli permise (anche per aver in precedenza incontrato spiritualmente il Cristo) di rinnovare il cristianesimo originario come nuova via cristiana-rosicruciana, cui ognuno può accogliere nel proprio cuore e sperimentare attraverso lo studio della Scienza dello Spirito, la conoscenza del mistero del Golgotha e i misteri futuri del cristianesimo. Ma la teologia cattolica o dovremmo piuttosto dire i gesuiti, i quali non solo non accolsero questa terza rivelazione cristiana-rosicruciana, (la prima fu quella del Padre attraverso Mosè, la seconda fu quella del Figlio tramite Gesù di Nazareth e la terza dello Spirito Santo, tramite Rudolf Steiner), ma la ritennero e dichiararono eretica. Come del resto ogni volta in cui la Chiesa romana si è trovata di fronte nell’arco dei secoli, quelle correnti spirituali cristiane verso le quali ha sempre prevalso il suo pregiudizio religioso, non riuscendo mai ad aprirsi e ad accogliere con la sana ragione impulsi spirituali diversi provenienti dal mondo dello spirito. Per giustificare l’incomprensione di un intelletto ottuso, incapace di afferrare i doni dello spirito ha sempre dichiarato eretico qualsiasi insegnamento che non si accordasse con la sua dottrina, maledicendo con anatema e persecuzioni e…altro, tutti quelli che non si sottomettevano al loro potere ecclesiastico.

Possiamo rilevare tutto questo già nei primi tempi del cristianesimo originario, dove uno dei più grandi teologi e filosofi cristiani di nome Origene (185-254), fu oggetto di scomunica ed eresia da parte di Demetrio (?… -231) vescovo di Alessandria d’Egitto e in seguito, fu perseguitato e torturato dall’imperatore romano Decio (201-251) che ne determinò la morte per le sofferenze subite, pochi anni dopo. Più tardi nel 553 la credenza nella reincarnazione o ensomatosi come definita da Origene, venne abolita dall’imperatore Giustiniano e dalla maggior parte dei vescovi orientali nel secondo concilio di Costantinopoli, senza l’approvazione del papa Vigilio (?…-555). Questo fece sì che il cristianesimo pietrino deviasse sempre più attraverso i secoli dai sani principi cristiani originari divenendo  per questo una dottrina spirituale gerarchica burocratizzata al cui vertice è posto il sommo pontefice o vescovo di Roma, cioè il Papa, il successore dell’apostolo Pietro, il cui giudizio quando parla ex cathedra (ossia quando parla come dottore e pastore universale della chiesa pietrina) è ritenuto infallibile, perché si ritiene ispirato dallo Spirito Santo. Occorre dire che nessun uomo per quanto sia evoluto può essere infallibile in un mondo imperfetto dove la verità non può che essere relativa e che non può essere data come un dogma assoluto per fini di potere, giacché la verità è divina e non può che essere conquistata su di un piano spirituale veggente superiore. Il Cristo stesso affermò questo concetto con le parole  rivolte ai Giudei che credevano in Lui, ossia: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31); e più avanti, quando sentì che  l’ora della morte era ormai vicina, rivolgendosi ai suoi discepoli durante il commiato disse: «Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”» (Gv 14,6). Non si può certo dire che la Chiesa di Roma sia rimasta fedeleagli insegnamenti del Cristo durante i venti secoli dopo l’evento del Golgotha! Basta leggere soltanto la cronistoria recente che ha coinvolto parecchi vescovi, sacerdoti, suore e persino alcuni papi nel passato, di abuso sessuale di pedofilia sui minori, ecc. Oggi più che mai abbiamo bisogno di un rinnovamento religioso moderno, di un impulso cristiano verace che aiuti le anime a elevarsi e a unirsi allo Spirito universale del Cristo; a quel spirito divino cosmico che come annunciata dalla Scienza dello Spirito o antroposofia è presente in “Veste eterica” vicino alla Terra quale promessa della Sua seconda venuta sul piano astrale secondo la promessa  fatta agli apostoli e menzionata nel vangelo di Matteo, in cui il Cristo sarebbe un giorno apparso “sulle nuvole del cielo” (Mt 24,30), ossia in veste eterica nel mondo astrale adiacente alla Terra.

Occorre prendere consapevolezza che la vera essenza del cristianesimo va di là di ogni filosofia, giacché il vero cristianesimo è in sé un impulso di amore potente che non potrà mai essere vinto né distrutto da nessuna forza del male; può essere contrastato ma non fermato, giacché è costituito della più pura essenza del nostro cosmo, cioè dall’amore cosmico divino del Cristo. E chi aspira a essere un degno seguace del Cristo, non dovrebbe mai atteggiarsi verso gli altri con impulsi intolleranti e settari che tendano a separare e isolarsi dal resto del mondo, ma al contrario che sappia agire con buon senso e consapevolezza in ogni dove c’è mancanza d’amore. Così facendo l’uomo si prepara a divenire un degno discepolo del Cristo e un collaboratore cosciente con gli impulsi divini  degli Dei, alfine che venga preparata una comunità spirituale futura micheliana. Questo può essere conseguito soltanto con la conoscenza spirituale che i Maestri di saggezza, i Bodhisattva, fanno affluire in ogni secolo tramite uomini maturi che incorporano sulla Terra, quando questi raggiungono l’età di 33 anni. I Bodhisattva sono i maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti che sono sempre presenti nell’ambito dell’evoluzione umana fin da quando l’uomo lasciò il mondo spirituale (il “paradiso terrestre”) a causa della tentazione luciferina che causò la sua cacciata dal consesso divino, con la famosa caduta sul piano fisico. (2.2. continua)

Collegno,  dicembre 2021                     Antonio   Coscia

Note  Antroposofiche

6     Il termine Lucifero significa «portatore di luce» (“lux”= luce, “ferre”= portare). Lucifero non è soltanto ciò che viene rappresentato dalla Chiesa cattolica come essere del male, cioè il Demonio, ma nasconde in sé diversi aspetti, uno di questi è quello di volgersi sempre indietro verso ciò che è stato, ossia il passato. È un’ Entità cosmica spirituale appartenente a ogni singola gerarchia che si contrappone alla giusta evoluzione degli Dei del progresso; egli è la forza che ostacola ciò che vuole progredire, dandogli però quell’impulso libero individuale, che vuole esimersi dall’essere un semplice specchio divino, Secondo la Scienza antroposofica, ogni evoluzione lascia dietro di sé degli esseri spirituali che non maturano, non  si perfezionano, restando a stadi inferiori di coscienza, diventando in tal modo forze inibitrici che ostacolano chi voglia proseguire a stadi più alti di perfezione. Quest’aspetto si può vedere anche come un sacrificio che alcune Entità spirituali sono come dire comandate dall’alto a contrastare l’evoluzione cosmica, alfine che altre Entità possano rafforzarsi e realizzare la loro meta con forze maggiori di quelle che non avrebbero potuto realizzare senza i loro fratelli ostacolatori. Fu così che uno di questi esseri appartenenti alla gerarchia degli Spiriti della Saggezza ossia Lucifero, restò indietro sull’antico Sole divenendo spirito dell’ostacolo sull’antica Luna in modo da dare all’evoluzione umana terrestre le giuste forze per lo sviluppo dell’autocoscienza autonoma e libera. Anche altri esseri tra cui Archai, Arcangeli e Angeli, durante la loro evoluzione umana sugli antichi tre stati di coscienza passati sono rimasti indietro e agiscono oggi nell’evoluzione terrestre come Asuras (spiriti del male), esseri arimanici (spiriti mefistofelici), ed esseri luciferici (spiriti demoniaci).  Queste tre  gerarchie super-umane  dell’ostacolo e del male agiscono come forze inibitrici sia nell’ambito sociale che nella natura umana, cui l’uomo deve imparare a riconoscerle e superarle e in un certo qual modo, alla fine redimerle con l’aiuto del Cristo; tra questi ultimi, è l’essere angelico luciferico che l’uomo deve ora redimere in sé,  (spunti elaborati da una conferenza di Rudolf Steiner tenuta  a Berlino il 22 febbraio 1906, da O.O. n. 54).

7   I Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti, sono una cerchia di uomini evoluti che hanno già superato di molto l’evoluzione normale umana appartenenti a diverse classi dei dodici Bodhisattva della loggia Bianca terrestre che quali servitori del Cristo, operano costantemente per il bene dell’umanità, di cui sei dal mondo spirituale e sei sono sempre presente nel mondo fisico. Essi, al contrario di altri Bodhisattva umani che diventando Buddha non s’incarnano più nel mondo fisico, seguono il Cristo fino agli adempimenti dei tempi dell’eone terrestre.

8   L’evoluzione umana secondo la Scienza dello Spirito o antroposofia, si svolge attraverso sette “Stati di Coscienza Cosmici” o “Eoni Cosmici” che sono chiamati: “Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano”. La Terra dopo aver attraversato i tre stati cosmici antichi, ossia Saturno, Sole e Luna, adesso è al suo quarto stato di coscienza dove l’uomo dopo aver ricevuto l’Io umano nell’Epoca Lemurica quale dono degli Spiriti della Forma o Elohim, è nello sviluppo del quarto stato di coscienza di veglia. Dobbiamo pertanto collocare l’antico Sole nel secondo stato di coscienza cosmico, ossia tre incarnazioni antiche della nostra Terra dove appunto gli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, donarono il loro corpo eterico che si aggiunse al corpo di calore di Saturno quale dono dei Troni o Spiriti della Volontà. Durante questo stato di coscienza solare fu creata la prima monade umana grazie al dono dei Troni e dei Cherubini, e dove nacque la Divina Sofia. (Per un maggior approfondimento vedi “La Scienza occulta” – Ed. Antroposofica Milano).

9  La divina Sofia o Sapienza divina, è molto spesso confusa con lo Spirito Santo. In realtà appartengono a due rami gerarchici diversi, cui lo Spirito Santo è parte del terzo aspetto della Trinità Divina Universale che si manifesta nell’ambito della terza  gerarchia, ossia le Archai, gli Arcangeli e gli Angeli, cui rappresentano i suoi messaggeri e arci messaggeri che operano nell’ambito della natura umana. La Divina Sofia invece, è un Entità composito, la quale è mediatrice dello Spirito Santo, dal quale accoglie la Sapienza divina e la manifesta nell’ambito del mondo delle gerarchie che vanno dagli Spiriti della Saggezza fino al mondo umano, attraverso appunto i suoi messaggeri divini della terza gerarchia e agli  Iniziati  o uomini più evoluti chiamati anche  Bodhisattva. Essa nacque durante l’antico stato di coscienza cosmico dell’antico Sole come Essere composito formato da più esseri gerarchici divini spirituali che vanno dai Kyriotetes, Dynameis, Potestà, Archai e  Arcangeli. Durante l’evoluzione del terzo stato di coscienza cosmico che abbiamo chiamato “Luna” (vedi la nota 8), si aggiunse la gerarchia degli Angeli e nel quarto stato di coscienza cosmico del nostro eone Terra, si aggiungerà  alla fine dell’evoluzione terrestre  l’essere “Anthropos-Sofia”, quale arto settemplice della decima gerarchia umana. Cosicché possiamo dire che quest’Essere è un’Entità avatarica composita settemplice, costituitasi sull’antico Sole ed è formata dall’insieme di tutte le gerarchie che va dagli uomini  fino agli Spiriti della Saggezza (Kyriotetes).  E come l’uomo anela alla sua trinità superiore spirituale, ossia al Manas, Budhi e Atma, anche quest’Essere anela alla gerarchia superiore, cioè i Troni, i Cherubini e i Serafini. Quest’Essere fu conosciuto nel mondo egizio come la divina Iside, nel mondo greco come Iside – Sofia, e nell’esoterismo cristiano come Iside – Maria; occorre però dire che nel mondo spirituale essa non esiste come essere femminile, in quanto che nel mondo spirituale non esiste la differenziazione dei sessi in maschio e femmina, giacché tutte le divinità sono esseri androgini asessuati. Nel 5° sigillo apocalittico è rappresentata l’immagine della Sofia cosmica come appare a Giovanni nella sua visione spirituale e, come fu rappresentata da Rudolf Steiner nei sette sigilli apocalittici, nella forma immaginativa androgina dalla quale emana dal suo ventre (dal plesso solare) un Sole splendente di luce. Come sappiamo dagli insegnamenti antroposofici, ogni gerarchia spirituale è collegata con una costellazione dello Zodiaco da cui riceve le forze cosmiche  che fanno poi affluire nel nostro sistema solare e che appunto gli Spiriti della Saggezza, sono collegati con la Costellazione della Vergine che rappresenta nel nostro cosmo l’arto superiore della divina Sofia, cioè l’Uomo Spirito; il segno della Vergine nell’uomo, è rappresentato dall’organo del Plesso solare.  In merito Rudolf Steiner  disse: «Da questa immagine possiamo riconoscere che nella lotta contro la magia nera, l’unione dell’umanità con la Celeste Sofia sarà di decisiva importanza. E a questo punto consideriamo che nell’Antroposofia è dato all’umanità un cammino che vuole introdurla a un risveglio spirituale alfine di  collegarla con la sfera cosmica della Sofia; cosicché potremo comprendere che nel nostro tempo, la miglior protezione contro la magia nera (e in generale contro il male) è data soltanto dall’Essere “Antropos-Sofia”. Infatti, l’uomo viene protetto dal male soltanto approfondendosi nella vita spirituale del bene»(O.O. 273, 28.9.1918). Il contenuto spirituale del simbolo del quinto sigillo appartiene ai migliori mezzi occulti per proteggersi dagli influssi della magia nera” (vedi libri di Sergej O. Prokofieff, “E la Terra diviene Sole” pag, 303-305 e la “Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia”.

Il Paraclito, i grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente I

Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro la mattina di Pasqua – Eugène Burnand

“ Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede, è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà (Gv 16, 12-15).

1.1. Il Paraclito e la nuova Pentecoste

Gli ultimi giorni prima della domenica della Pasqua ebraica il Cristo iniziò nei suoi commenti della Sua imminente morte a parlare del Consolatore o dello Spirito di Verità che il “Padre” avrebbe mandato dopo la Sua dipartita da questo mondo. Egli inizia a parlarne e a prepararli in tre momenti diversi cui è riportato nel vangelo di Giovanni, cioè nei paragrafi 14,15-25; 15, 26 e 16, col titolo “La venuta del Paraclito”. Nel paragrafo 16, Egli è più esplicito citandolo per due volte, ove spiega ai discepoli della Sua imminente dipartita e la promessa di mandare loro il Paraclito attraverso il quale sapranno la “Verità” sul Cristo, in quanto non sono ancora maturi per comprenderla: «Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò … Verrà lo Spirito di verità, ed egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Gv 16,7-13). Con queste parole il Cristo annunciava ai discepoli l’arrivo del “Paraclito o Consolatore” che secondo l’interpretazione della Scienza dello Spirito o antroposofia, ci porta alla concezione orientale della dottrina dei Bodhisattva1, i quali sono gli “inviati” dello Spirito Santo che hanno il compito d’istruire l’umanità alfine possa comprendere sempre più l’essenza divina dell’Io Sono del Cristo. In Giappone sono conosciuti come “Bosatsu” dalla corrente buddhista, i quali attendono l’arrivo del Bodhisattva Miroku (si tratta del Bodhisattva Maitreya cui ne parleremo più avanti), una specie di Messia giapponese che sarà il nuovo Buddha che restaurerà una nuova era e sviluppo del buddhismo.  Grazie a questa corrente dei Bodhisattva l’umanità può rafforzare ed elevare la sua coscienza dell’io fino a realizzare in sé l’autocoscienza individuale autonoma e libera. Attraverso questo impulso bodhisattvico proveniente dall’oriente quale corrente del Sé spirituale, ogni uomo può lavorare moralmente e spiritualmente su se stesso trasformando i suoi arti inferiori perituri in arti divini superiori imperituri, realizzando così l’eternità dell’anima che gli consentirà alla fine di ri-congiungersi con la sua immagine divina o Io superiore. Oltre a questa corrente graalica del Sé spirituale proveniente dall’est, esistono nel mondo altre tre correnti importanti provenienti da tre direzioni diverse della Terra, ossia: “La corrente dello Spirito Vitale proveniente da occidente (di cui facevano parte i cavalieri del re Artù), la corrente dell’Uomo Spirito proveniente dai misteri del sud e infine, la corrente dell’Io proveniente dai misteri del nord” (vedi Bernard C.J. Lievegoed, “Le correnti di misteri in Europa e i nuovi misteri”).

Queste quattro correnti come vedremo più avanti, confluiranno nella corrente antroposofica insieme alla corrente cristiana e rosicruciana che nel dicembre del 1923, insieme alla presenza spirituale di Kristian Rosenkreutz e il Maestro Gesù, Rudolf Steiner unisce con la “Posa della Pietra di Fondazione” durante la nascita della Società Antroposofica Universale di Dornach in Svizzera.  Il Cristo in alcuni momenti cui era solo con i discepoli, cercava d’istruirli facendo loro conoscere la Sua natura divina più profonda, ma la maggior parte di essi non era in grado di comprenderlo, così come i Suoi insegnamenti non sempre erano compresi quando spiegava loro il significato delle parabole insegnate al popolo ebraico, cui a volte, restava amareggiato per la loro incomprensione. I discepoli difatti avevano difficoltà nel capire l’insegnamento che il Cristo spiegava loro in concetti ciò che al popolo esprimeva in parabole tramite immagini allegoriche che gli apostoli dovevano poi in disparte, sforzarsi di concettualizzarle in modo da risvegliare in loro la coscienza dell’Io autonomo individuale. Ciò affinché potessero staccarsi dall’anima di gruppo abramitica, in modo da conoscere attraverso il Cristo, il vero Padre Celeste solare esistente oltre la sfera del Dio lunare di popolo Jehovah. Il nome Jehovah, infatti, è una falsa ibrida forma che sostituiva il tetragramma sacro impronunciabile “YHWH” del nome divino che il popolo sostituì con Adonai (Signore) ed Elohim (gli Dei) e che nei secoli successivi i biblisti tradussero con Jahvè (Colui che è), infine nel XIX secolo perse ogni valore semantico col nome “Geova”. Per questo il singolo individuo ebreo sentiva maggiormente l’unione col Padre Abramo, il capostipite della stirpe ebraica con il quale si sentiva tutt’uno. Egli non sentiva in sé la natura spirituale individuale come la percepiamo in noi oggi come singola personalità umana, ma sentiva la sua protezione in seno all’anima collettiva del popolo, la cui discendenza risaliva appunto fino ad Abramo.

Erano per questo uomini d’istinto, ancora immersi nell’anima senziente, non pensavano affatto come facciamo noi oggi attraverso il pensare individuale cosciente come quando vogliamo comprendere un concetto filosofico. Essi comprendevano attraverso un pensare immaginifico cui non erano in grado di afferrare la saggezza spirituale intellettualmente, perciò il Cristo Gesù usava parlare loro tramite immagini allegoriche giacché il loro modo di pensare, era ancora poco evoluto rispetto alla cultura greco-romana o pagana, cui era più avanzata. L’Altissimo Dio solare non era venuto per unire il popolo ebraico o liberarlo dal giogo romano, era venuto per separare, per frammentare appunto l’anima di gruppo ebraica alfine potesse accogliere in sé l’elemento individuale divino, cioè l’impulso spirituale dell’Io Sono, che più tardi li avrebbe liberati dall’autorità della legge mosaica e che li avrebbe trasformati nell’aprirsi con amore e col perdono a una nuova comunità universale, grazie all’evento del Golgotha. Per questo durante il Suo commiato annunciò loro la venuta dello Spirito di verità, ovverosia del Paraclito o Bodhisattva proveniente dalla comunità dello Spirito Santo che avrebbe spiegato e fatto comprendere chi Egli fosse; lo stesso Spirito che nel giorno della Pentecoste ebraica si manifestò agli apostoli come lingua di fuoco che scese sul loro capo adombrandoli con il Sé Spirituale o Manas. Il Cristo scelse di proposito due feste particolarmente importanti del popolo ebraico, ossia la Pasqua e la Pentecoste, di cui la prima rappresentava l’uscita dalla schiavitù egiziana attraverso il passaggio del mar Rosso che costò al popolo ebraico il pellegrinaggio di quarant’anni nel deserto del Sinai prima di arrivare alla terra promessa. La Pentecoste simboleggiava invece il giorno in cui il Dio lunare Jahvè o Jehovah, aveva dato a Mosè sul monte Horeb o Sinai, le tavole della legge o la “Torah” biblica dopo i cinquanta giorni cui li aveva liberati dalla schiavitù del faraone Thutmose I. Col tempo la Pentecoste divenne la festa della mietitura e durava appunto sette settimane dopo la Pasqua ebraica, in cui si offrivano al Tempio le “primizie” di ogni tipo di raccolto. Egli volle rinnovare la Pentecoste ebraica che rappresentava ormai piuttosto un rituale esteriore decadente inerente ai soli beni materiali, che pensava solo più a rimpinzare le casse dei sacerdoti farisei adoratori di divinità luciferiche e arimaniche, giacché la “bat kol” la voce divina era ormai diventata muta e da molto tempo ormai non ispirava più i profeti ebraici. Anche l’Arcangelo Michele difatti, quale volto del Dio lunare Jahvè, aveva terminato il compito di guidare e proteggere il popolo ebraico, perché il Dio solare l’Io Sono l’Io Sono che aveva da sempre ispirato dal Sole il Dio lunare Jehovah, si apprestava a scendere sulla Terra e attraversare come uomo l’evento della morte umana. Intanto l’Arcangelo Michele si preparava a salire al rango superiore di Archai o Spirito della Personalità; ciò sarebbe accaduto durante la sua reggenza nel quinto periodo di cultura2 dell’anima cosciente3, cioè nel 1879, un decennio prima della fine dell’epoca oscura del kali yuga4 (3101 a.C. – 1899) e dell’entrata nell’epoca luminosa del Dvapara Yuga (Epoca del Bronzo 1899-6899). Vale a dire che Egli si apprestava a diventare uno Spirito del Tempo o Archai e nello stesso tempo, quale reggente del periodo cosmico che va dal 1879 al 2233 circa, per diventare nella nostra epoca il volto del Dio solare, il volto del Cristo.

Per meglio comprendere quest’aspetto micheliano diciamo che Michele nel XIX secolo da spirito notturno lunare quale volto di Jehovah (Adonai o Geova), è divenuto spirito diurno solare quale volto del Cristo. Pertanto essendo il Cristo quale sostanza di puro amore, di conseguenza Michele non opera più nel capo o attraverso l’intelligenza umana, ma opera attraverso il cuore, là dove ispira l’uomo ad accogliere con amore l’intelligenza cosmica sfuggitagli dal cosmo, la quale divenuta luciferica è confluita nell’intelletto umano dal nono secolo in poi, in concomitanza dell’ottavo concilio ecumenico di Costantinopoli tenuto nell’anno 869-70, dove la Chiesa cattolica dichiarò eretico credere nella tricotomia paoliniana eliminando col tempo, lo spirito nell’uomo. L’uomo ha ora la possibilità attraverso la Scienza dello Spirito o antroposofia di divenire cosciente dell’esistenza dello spirito cosmico in lui e del dramma universale micheliano, accogliendo con l’intelletto i concetti astratti di saggezza cosmica micheliana divenuti, luciferici. Qui egli dopo averli purificati dall’egoismo intellettuale ed elevati spiritualmente, deve farli scendere nel cuore laddove dopo averli scaldati col fuoco dell’anima e congiunti con l’impulso del Cristo, deve con amore farli risalire trasformati in forze intellettive veggenti o immagini viventi, di nuovo verso Michele. (Vedi il Blog  “Pensieri Antroposofici dell’Anima”, “ L’immagine di Michele quale riflesso nel corpo eterico umano”). Per questo il Cristo in vista della Sua visione futura, volle rinnovare attraverso la morte sul Golgotha il significato della Pasqua mosaica, dandogli ora un nuovo impulso spirituale al posto della vecchia tradizione antica che vedeva il popolo liberato dalla tirannia egiziana, sostituendola con il dramma della morte umana. Attraverso la morte e resurrezione mostrò nel giorno della Pasqua ebraica i due aspetti della morte: da una parte la morte mistica che avveniva nei misteri occulti del Tempio dove l’anima tramite il potere ipnotico del sacerdote iniziatore (Ierofante), era fatta uscire dal corpo dove in una specie di coscienza ottusa incontrava il Dio solare (il Cristo), dopodiché nel terzo giorno era richiamata dallo Ierofante a rientrare nel corpo in uno stato di semi-risveglio spirituale, di uomo illuminato. Dall’altra volle mostrare all’umanità di allora che la morte non esiste ma è solo un passaggio fra due stati o dimensioni diverse, cosicché mentre il corpo fisico materiale è lasciato indietro sciogliendosi nei minerali terrestri, l’anima e lo spirito si rivestono o meglio, sono rivestiti dagli esseri angelici di corpi spirituali più sottili in modo da vivere in una comunità spirituale superiore, dove insieme con altre anime umane e agli Dei, preparano i germi spirituali dei loro nuovi corpi terreni. La morte era vinta! La morte che incuteva terrore nei Greci antichi tanto da far dire al Pelide Achille, l’eroe semidio: “ Meglio essere un mendicante sulla terra che un re nel regno delle ombre”, era ormai superata con la vittoria dello spirito sulla morte. Il Cristo diede la speranza ai Greci che dopo la morte non si è più ombre, ma che la coscienza dell’io da Lui risvegliata attraverso la morte di Gesù di Nazareth, non si sarebbe più spenta ma che sarebbe sopravvissuta anche dopo la morte grazie al Suo corpo di resurrezione. Egli con la Sua luce illuminò il mondo oscuro arimanico e asurico, fino all’ultimo strato spirituale oscuro terrestre (la discesa all’inferno) dove pose le basi affinché la Terra possa un giorno diventare un nuovo Sole e, facendo sì che Arimane non oltrepassasse più i limiti concessagli dal Padre cosmico. La morte quale immagine illusoria arimanica tanto temuta era vinta, aveva perso il suo pungiglione velenoso! “Morte dov’è il tuo pungiglione, dov’è la tua vittoria?”,chiede Paolo di Tarso nella prima Lettera ai Corinzi (15,55). Il Cristo col Suo atto rivelò ai discepoli il vero aspetto spirituale che opera dietro la morte, ossia attraverso la morte ci si rivela il volto del Padre; attraverso la morte, ritorniamo al Padre! Per questo la festa antica della Pasqua mosaica che li liberava dalla schiavitù del faraone, doveva essere superata dal nuovo impulso cristiano della Pasqua di esortazione dell’anima, alfine che lo spirito umano si liberasse dai ceppi della materia per vivere quale spirito libero e autonomo nella sfera del Padre divino che si manifestava ora agli uomini attraverso il Cristo, in una forma spirituale diversa, ossia tramite l’Io Sono. 

Se crediamo veramente in Cristo, la morte non dovrebbe più incuterci alcun timore, poiché con essa ritorniamo al Padre per offrirgli con la nostra esperienza terrena un nuovo seme per una prossima vita. Come il nuovo seme non può formarsi se prima non muore la vecchia pianta antica, altrettanto nell’uomo non può formarsi una nuova forma di vita, se prima non muore il vecchio uomo imperfetto che è in lui. Non può esserci un  uomo nuovo più evoluto, più perfetto, se prima quel vecchio imperfetto non muore dando la possibilità all’anima e allo spirito di poter apparire in una forma nuova più perfetta. Ciò avvenne con l’avvento della nuova Pentecoste nei riguardi dei dodici apostoli attraverso la discesa su di loro dello Spirito Santo, i quali divennero come un nuovo seme dopo essere stati purificati dal fuoco dello Spirito cosmico, la primizia di un tempo nuovo a venire dove l’umanità accoglierà il frutto della sua esperienza terrena quale principio del Sé spirituale. Difatti cinquanta giorni dopo la morte del Cristo, si realizzò la promessa che il Paraclito sarebbe da lì a poco dopo venuto e avrebbe completato l’insegnamento del Cristo, ovverosia elevando la loro coscienza fino a congiungersi col Cristo, con l’Io Sono Io Sono. Ciò, grazie ai quaranta giorni in cui furono preparati dal Cristo Gesù e dall’Illuminazione dello Spirito Santo che conseguirono dopo i cinquanta giorni dalla morte del “Signore” nel giorno della Pentecoste ebraica, quale nuovo impulso individuale e quali archetipi del principio microcosmico del Sé spirituale che l’umanità accoglierà nel prossimo millennio, cioè nel sesto periodo di cultura che è profetizzato nell’Apocalisse di Giovanni come periodo di “Filadelfia” (Apocalisse 3,7). Gli apostoli in tal modo divennero gli archetipi spirituali, le primizie di un tempo a venire dove quella parte di uomini che si sarà preparata ed evoluta secondo l’Impulso del Cristo, riceverà dall’alto del mondo angelico un principio microcosmico del Sé spirituale. Prima dunque il principio del Sé spirituale fu accolto dagli apostoli come preannuncio di quel periodo spirituale particolare che il Cristo ne fece già un accenno nelle “nozze di Cana” in Galilea, durante un matrimonio ebraico misto dove avvenne il primo miracolo della trasformazione dell’acqua in vino e poi dopo, sarà dato a quella parte dell’umanità che si sarà appunto preparata.  Il giorno di Pentecoste fu un fatto grandioso per i dodici apostoli, cui viene riportato dall’evangelista Luca nel secondo capitolo degli “Atti degli Apostoli”, in modo metodico dicendo che, mentre erano insieme in un luogo di Gerusalemme, si destarono in essi delle facoltà spirituali cui avvertirono come un “rombo di vento e delle lingue di fuoco penetrare nel loro capo dall’alto”(At 2,1-4). Sul piano esteriore non sarebbe stato possibile verificare questo fatto grandioso sperimentato dagli apostoli, giacché va visto come un fatto mistico cui è possibile verificare solo su di un piano spirituale akashico, ovverosia sul piano della memoria universale esistente nella sfera spirituale del Budhi o mondo degli archetipi di là del mondo stellare che è chiamato anche piano della Provvidenza, tramite la facoltà della chiaroveggenza.

Se fossimo veggenti, vedremmo allora attraverso la visione delle immagini dell’akasha5, discendere dall’alto del mondo angelico, un corpo astrale splendente luminoso di fuoco manasico compenetrare il corpo astrale degli apostoli, ossia il principio dello “Spirito Santo” o Sé spirituale (Manas) che ognuno di loro accolse in sé, divenendo per questo liberi e autonomi, secondo il proprio karma individuale. Questo è il significato per cui gli apostoli dopo aver ricevuto il dono del Sé Spirituale con la discesa dello Spirito Santo su di loro, ognuno parlava in una lingua diversa. Nei primi capitoli degli Atti degli Apostoli, l’evangelista Luca scrive: “ Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa, dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e iniziarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi”(Atti 2,1-4).  (1.1. Continua) 

Collegno, giugno 2021              Antonio   Coscia

Note  Antroposofiche

 1    La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa, perché queste entità superiori appartengono a diverse classi umane-divine e in modo particolare alla categoria dei Bodhisattva Celesti, cioè gli Arcangeli, gli arci-messaggeri del mondo divino, i quali formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che nella sfera del Budhi, (la sfera solare oltre le stelle fisse o Devachan Superiore o, secondo un termine occidentale, il «piano della Provvidenza) contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» del Cristo-Sole, posto al loro centro .  Sergej O. Prokofieff, in base alle citazioni di diverse conferenze tenute da Rudolf Steiner su quest’argomento, nel suo libro  “Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, a pag. 71 scrive: «Un Bodhisattva è un essere di ordine cosmico che ha già superato i limiti dello sviluppo proprio dell’uomo; egli si avvicina già  all’evoluzione dell’Angelo e si trova in una corrente evolutiva nella quale la sua coscienza arriva fini alla sfera del Budhi. In altri termini, un Bodhisattva sta in una fase di sviluppo che l’umanità raggiungerà, per via naturale, soltanto su Giove. Questo si esprime nel fatto che il Bodhisattva già ora, “in modo comune” a un essere della gerarchia angelica, può, con il proprio Io [superiore], operare coscientemente alla trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale. In questo lavoro egli viene ispirato da un essere di una gerarchia superiore, quella degli Arcangeli. Quando questo lavoro si avvicina al suo compimento, il Bodhisattva si reca in Terra per un’incarnazione umana completa, vale a dire che percorre quel grado chiamato da Rudolf Steiner il grado di “buddha umano”. Durante  questa sua ultima incarnazione il Bodhisattva lavora in modo comune a un essere della gerarchia degli Angeli e raggiunge finalmente il grado del Sé spirituale (l’illuminazione sotto l’albero del Bodhi). Con ciò egli completa il ciclo corrente all’evoluzione del mondo, e non deve più incarnarsi sulla Terra. D’ora in poi non lavora più, come essere della gerarchia degli Angeli, al suo corpo astrale che è divenuto il corpo luminoso del Sé spirituale (Nirmanakaya)». L’ulteriore evoluzione del Buddha consiste nel fatto che egli, partendo dal suo Sé spirituale come principio dell’io, lavora, in maniera consueta a un Arcangelo, al proprio corpo eterico e lo trasforma a poco a poco in spirito Vitale» (ibidem).

2      Affinché l’uomo possa raggiungere la meta destinatagli dagli Dei, deve attraversare degli stati di coscienza tramite dei livelli cosmici e terreni. Un maggiore approfondimento sarà dato nelle note più avanti, per adesso vogliamo spiegare i periodi di cultura, i quali sono dei sottoperiodi di  un Epoca, la cui  durata è di circa  15000 anni. La Scienza antroposofica riconosce l’evoluzione umana attraverso sette Epoche che conosciamo come: “Epoca Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, Postatlantica, sesta Epoca Postatlantica e settima Epoca Postatlantica. Di cui ogni Epoca a sua volta, viene suddivisa in sette periodi di cultura di circa 2160 anni ciascuno, ossia: “Periodo Paleo Indiano, Paleo Persiano, egizio-caldaico-ebraico, greco-romano, anglo-germanico, russo-moldavo e periodo americano.

3      L’anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un’unità animica-spirituale attraverso cui l’Io umano, può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali umane di “volere, pensare e sentire”.  L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo fisico, l’eterico e l’astrale”, per trasformarli in arti superiori cosmici e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiori. Così attualmente opera alla trasformazione dell’anima cosciente in anima Immaginativa, poi dopo nel  futuro, alla trasformazione dell’anima razionale in anima  Ispirativa  e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente nello stato di veggenza più alto, ossia in anima Intuitiva. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che nell’anima senziente, l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino. Occorre però dire che nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori. L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare  e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro. Qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trae le esperienze della vita, trasformandole in saggezza e amore per ogni disciplina che possa derivare dall’arte, dalla scienza e dalla religione. Anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza,  stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo.  Infine, l’anima cosciente nella quale  opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, le verità delle leggi del creato e del mondo delle “cose” naturali,  per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno sì che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” avente in sé un che di divino entro il quale si rivela la vera natura dell’Io. L’anima cosciente essendo della stessa sostanza astrale del Sé spirituale vive con essa strettamente congiunta, cosicché l’io umano che abbia conseguito l’illuminazione e il risveglio, può ora congiungersi con l’Io superiore che lo ha sempre guidato in tutte le trame del suo destino terreno conseguendo l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore  operano delle “entità ostili” o di contrasto  che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve  imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. (Per un maggiore approfondimento di questo tema, leggere i libri  “Teosofia e La Scienza Occulta” – Ed. Antroposofica Milano).

4      Il kali Yuga è un periodo ciclico della durata di 5000 anni. Nella religione induista l’evoluzione del mondo avviene tramite lo sviluppo di quattro ere o periodi  chiamati Yuga, i quali sono  così suddivisi:

1)   Satya Yuga o Krita Yuga, l’età dell’oro;

2)  Treta Yuga, l’età dell’argento;

3)   Dvapara Yuga, l’età del bronzo;

4)  Kali Yuga, l’età del ferro iniziata circa 3101 a.C. e terminata nel 1899 d.C.

Adesso siamo entrati nel ciclo di risalita, cioè nel Dvapara Yuga che durerà di nuovo 5000 anni, poi il Treta Yuga e infine il Satya Yuga, ove termina il  ciclo degli Yuga, ossia di  35000 anni.

5     La cronaca dell’Akasha è la memoria dell’Universo attraverso cui viene impresso come un negativo spirituale tutto ciò che viene dall’uomo  pensato, sentito e voluto, nel  mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale che è solo un riflesso, da quello   reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale che è situata nel mondo del Budhi o Mondo della Provvidenza di là del mondo stellare. Per cui, facilmente si può incorrere in errori dovuti alla poca esperienza del veggente che non abbia conseguito la facoltà della veggenza Intuitiva e che comunque nulla toglie che chiunque possa commettere degli errori, anche se non nella misura di chi abbia sviluppato o conseguito gli altri due tipi di veggenza, ossia quell’Immaginativa e quell’Ispirativa. Soltanto dunque attraverso il secondo aspetto, cioè quello reale del vero mondo spirituale superiore, tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umana – terrestre, tutto quello che succede nel mondo fisico e nel mondo dell’anima umana, è registrato in questo piano cosmico del Budhi, come memoria universale. Rudolf Steiner in merito, nel libro “Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca” spiega: “Tutto ciò che succede nel mondo fisico – sensibile ha la sua controimmagine nel mondo spirituale. Se una mano si muove, non esiste solamente ciò che l’occhio vede, e cioè la mano in movimento, ma dietro la mano che si muove, dietro l’immagine visiva della mano ci sono per esempio il mio pensiero e la mia volontà: la mano deve muoversi. Vi è dietro un fatto spirituale. Mentre l’immagine visiva, l’impressione fisica del moto della mano passa, rimane inscritta la controimmagine spirituale nel mondo spirituale e vi lascia sempre una traccia, così che noi [ gli iniziati veggenti ], possiamo rintracciare tutti i fatti che sono avvenuti nel mondo, i fatti le cui tracce sono rimaste quali controimmagini spirituali. Nulla nel mondo può succedere senza che vengano lasciate tali tracce” (conf. del 25 giugno 1909, pag. 26 O.O. n. 112).    

BUONA PASQUA 2021

Ascension of Christ -Benvenuto Tisi da Garofalo

IL BLOG ”PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA AUGURI A TUTTI I VISITATORI  BUONA PASQUA. POSSA QUESTA NUOVA RESURREZIONE DEL CRISTO CHE SI RINNOVA OGNI ANNO SULLA TERRA, ILLUMINARCI ALFINE DI RISVEGLIARCI SPIRITUALMENTE, IN MODO DI AVERE LE FORZE PER SUPERARE QUESTA DURA PROVA KARMICA PANDEMICA CUI  È SOTTOPOSTA L’UMANITÁ, DA PIU’ DI UN ANNO.

Il libro quale Maestro moderno e l’Essere Antroposofia XIII

La vetrata rossa all’inizio dell’entrata del Goetheanum di Dornach (Svizzera)

La mitezza e il silenzio, congiunti in vera pazienza, aprono l’anima al mondo delle anime e lo spirito al mondo degli spiriti  (Rudolf Steiner, dal libro L’Iniziazione).

13. Il primo gradino iniziatico e il rapporto con Rudolf Steiner II

Per meglio capire questo aspetto esoterico evolutivo dell’allievo della Scienza dello Spirito, diamo delle tavole schematiche attraverso cui è più facile capire questo processo iniziatico cui ognuno può conseguire attraverso lo studio dell’Antroposofia fino a relazionarsi non solo col Sé superiore e l’Essere Antroposofia, ma tramite un maggior sviluppo della coscienza superiore, anche col mondo delle gerarchie e della stessa Sofia cosmica. Nella nota (7) abbiamo cercato di sintetizzare un aspetto di quest’essere gerarchico per quanto una nota possa dire ben poco sullo specifico di un tema così complesso quale la “Divina Sofia”, per cui per un ulteriore approfondimento invito a leggere il libro di Sergej O. Prokofieff: « La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia» (Ed. Arcobaleno Antroposofica di Milano). Qui possiamo aggiungere per un ulteriore chiarimento aiutandoci con delle tavole schematiche seguenti, che quest’Essere divino appartiene alla categoria delle Entità avatariche o composite, cioè delle Entità divine i cui arti spirituali sono composti da Entità gerarchiche appartenenti a ogni singola gerarchia spirituale. Rudolf Steiner parla di questi grandi Esseri divini nel libro «Le entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura», dove spiega che, come l’uomo, è costituito da sette arti corporei, animici e spirituali, (vedi capitolo “2. La vita divina”), così esistono nell’universo spirituale enormi Esseri divini costituiti da altri Esseri divini appartenenti alle diverse gerarchie spirituali. Per meglio esprimere questo aspetto diciamo che là dove l’uomo ha un corpo fisico, questi Esseri hanno uno Spirito della Forma o Exusiai, al posto del corpo eterico hanno uno Spirito del Movimento o Dynameis, al posto del corpo astrale hanno uno Spirito della Saggezza o Kyriotetes. Essi hanno poi  al posto dell’anima senziente uno Spirito della Volontà o Trono, al posto dell’anima razionale uno Spirito dell’Armonia o Cherubino e al posto dell’anima cosciente uno Spirito dell’Amore o Serafino.  E come l’uomo anela all’anima superiore, cioè il Sé spirituale o Manas, lo spirito Vitale o Budhi e l’Uomo spirito o Atma, essi anelano alla Trinità divina, a ciò che per l’uomo è incomprensibile e inafferrabile persino al più alto chiaroveggente iniziato, cui però gli antichi iniziati per antonomasia hanno chiamato “Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito”.  Per cui anche la Divina Sofia così come l’Entità del Cristo, sono “Esseri avatarici”,  vale a dire che sono delle Entità composite costituite da più Esseri spirituali che abbracciano la coscienza divina spirituale di ogni singola Entità divina appartenete alle gerarchie celesti e ad ogni singola Entità umana. Perciò dobbiamo sforzarci di comprendere che la Divina Sofia è un Essere composito costituito da sette involucri gerarchici che vanno dagli uomini (quando compirà la sua meta divina alla fine dell’eone terrestre), fino alla gerarchia degli Spiriti della Saggezza o Dominazioni. E come l’uomo è costituito da sette arti corporei (vedi Tav.3) che vanno dal corpo fisico, fino all’uomo Spirito, così anche la Divina Sofia si distingue da sette arti gerarchici quali:

A questa tavola schematica aggiungiamo i gradi di coscienza che l’allievo o il discepolo della Scienza dello Spirito può nel suo sviluppo occulto realizzare quali stati di coscienza e di conoscenza superiore nei rispettivi organi gerarchici fino al completo incontro con la Divina Sofia nel suo aspetto divino superiore, (vedi Tav.4).

      Come possiamo vedere dallo schema sopra descritto, lo studio della Scienza antroposofica ci mette in relazione con il primo gradino della scienza iniziatica del Graal o Antroposofia, attraverso cui possiamo entrare in un rapporto soprasensibile con l’Essere reale Antropos-Sofia e con Rudolf Steiner. Occorre però altrettanto curare la vita morale interiore, alla quale Rudolf Steiner dava molto importanza a che gli allievi ponessero molta attenzione nello sviluppo morale della vita pratica. Nel libro L’Iniziazione egli dà una massima fondamentale all’iniziando che anela alla visione chiaroveggente cui è bene attenersi scrupolosamente per la protezione del nostro stato psicofisico, in modo da non entrare impreparati nel mondo astrale senza essere turbati al di là delle nostre forze, quando sperimenteremo  l’incontro con il “Guardiano della Soglia”. Questa massima è tratta appunto dal libro citato e che è bene approfondire con una seria e scrupolosa riflessione, ove Rudolf Steiner suggerisce che:

«Per ogni passo innanzi che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene». (Ibidem  pag. 56,). 

Questa massima ci indica che ogni passo che facciamo nel nostro perfezionamento cosciente attraverso il cammino spirituale della conoscenza antroposofica, dobbiamo curare molto attentamente il nostro carattere morale; vale a dire curare tutte quelle tendenze negative (rancore, aggressività, intolleranza, ecc.) della nostra anima, in modo da superare l’eventuale incontro nel mondo astrale col Guardiano e le “bestie della Soglia”. Queste bestie che si annidano nel nostro profondo non sono altro che la manifestazione immaginativa delle nostre azioni negative dovute alle  nostre imperfezioni animiche e spirituali che abbiamo accumulato karmicamente nelle nostre vite passate cui ora dobbiamo superare e purificare. In questo occorre prima di tutto avere la giusta forza morale e il coraggio animico spirituale in modo da distinguere e saper discernere: «L’essere dal non essere, la realtà dall’apparenza», vale a dire che dobbiamo imparare a distinguere nel mondo astrale ciò che è reale da ciò che è maya, ossia da ciò che è solo un’illusione, ma che in quel momento per noi è reale. Il mondo astrale è un mondo complesso e occorre avere una buona esperienza di chiaroveggente per distinguere ciò che è buono e può esserci d’aiuto, da ciò che è dannoso e crearci delle complicazioni psichiche. Rudolf Steiner ci informa che a volte è difficile distinguere le divinità buone da quelle dell’ostacolo; ciò che a volte può apparirci cattivo in realtà si cela una divinità buona, e ciò che può apparirci buono in realtà si cela un Entità negativa dell’ostacolo. Quando si entra per la prima volta chiaroveggentemente nel mondo astrale, sarebbe bene avere la guida di un Maestro spirituale esperto, in modo che possa aiutarci a orientarci  meglio in questo mondo rovesciato complesso per non incorrere in qualche esperienza dannosa per la nostra salute psichica, ciò è di estrema importanza! 

Dobbiamo anche per questo prendere seriamente in considerazione questo rafforzamento delle nostre facoltà  morali, cosicché il turbamento che ne potrebbe derivare di fronte a queste bestie animiche non vada oltre le nostre forze e non ci arrechi un danno psichico permanente. Questo rafforzamento e sviluppo morale delle facoltà animiche, può inoltre senz’altro contribuire ad aiutarci nelle serate di studio in comune, dovendo superare i contrasti che possono nascere sui diversi punti di vista come menzionato. Potremo allora ben presto accorgerci già dalle prime pagine del libro  L’Iniziazione  che le qualità  più essenziali che dovremmo cercare di sviluppare sono:

  • La serietà.  Se non si ha questa qualità dell’anima non si può percorrere nessun cammino spirituale perché ogni cosa diventa per noi solo un gioco, e come in un gioco quando non si seguono le regole indicate ci si può fare del male, così anche con l’Antroposofia quando non è presa seriamente  può diventare pericolosa.
  •  La devozione. Senza la devozione non possiamo riscaldare il nostro cuore e accoglieremmo l’Antroposofia con pensieri troppo freddi, incapaci di innalzarci come culto rovesciato al mondo angelico.
  • La venerazione.  Se non abbiamo questa qualità, non possiamo essere cercatori della verità e della conoscenza. Se la verità non è amata, essendo essa una qualità divina non può essere accolta e congiungersi con la parte più profonda dal nostro Essere attraverso il nostro pensiero astratto e superficiale.
  •  La fiducia.  Se studiamo e non ci apriamo con fiducia a Rudolf Steiner, difficilmente riusciamo a comprendere quel che leggiamo in un senso superiore spirituale. Le parole che abbiamo letto nel libro di Sergej O. Prokofieff : “Del Rapporto con Rudolf Steiner”, mettevano in rilievo questo aspetto della fiducia tra il Maestro e il discepolo che nel momento in cui  essa viene a mancare, si spezzerebbe immediatamente anche il legame che ci unisce spiritualmente e le forze che operano fra noi non agirebbero più.
  • La  tolleranza  o l’indulgenza  verso gli uomini,verso gli altri esseri, e anche di fronte ai fatti [cui assistiamo nel quotidiano  cui possono disturbare la nostra rigidità mentale]. Dobbiamo cercare di reprimere ogni superflua critica di ciò che può sembrarci imperfetto, brutto o cattivo, cercando piuttosto di comprendere tutto ciò che ci si avvicina.
  • L’imperturbabilità.  Imparare ad acquisire nella vita un certo equilibrio, sforzandoci di conservare  un’equilibrata serenità sia nei confronti del dolore sia della gioia.  Dobbiamo cercare di perdere l’abitudine  di oscillare fra una gioia esagerata e una depressione mortale. Dobbiamo corazzarci  sia nei riguardi della sventura e del pericolo, sia verso una troppa  gioia e prosperità. Occorre in questo sviluppare anche una presenza di spirito  verso tutto ciò che all’improvviso può accaderci, restando fermi nella fede e nella sicurezza che acquisiamo attraverso la via di conoscenza.
  •  L’amore. Se non abbiamo amore il nostro corpo eterico si avvizzisce, si essicca e con esso il nostro corpo fisico; se non abbiamo amore per la conoscenza e per Rudolf Steiner, non possiamo avere la sua guida dal mondo spirituale nel pieno rispetto della nostra libertà individuale, né possiamo definirci dei veri discepoli della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, né possiamo anelare all’incontro con Antropos-Sofia. L’amore e la fiducia reciproca, è il vincolo che ci lega al nostro Maestro spirituale nel discepolato moderno e, proseguirà anche dopo la morte, dove ci uniremo con lui  per il bene e la divulgazione dell’Antroposofia sulla Terra.

Quando con tutte le nostre forze cerchiamo di vivere con modestia una vita spirituale e con tutta la nostra anima aneliamo al mondo divino nel giusto rapporto di equilibrio e di armonia con i Maestri spirituali, (che da lassù ci ispirano e ci guidano), possiamo allora realizzare la giusta armonia tra la nostra anima interiore e l’anima universale, in modo che possiamo diventare coppa, e accogliere il vero «Io universale del Cristo», così che come Paolo possiamo allora dire: «Non io ma il Cristo in me»!   (Fine).

Collegno 1 giugno 2013                                                                            Antonio  Coscia

Aggiornato  aprile 2016 – gennaio 2021 – maggio 2023    

                                      

Il libro quale Maestro moderno e l’Essere Antroposofia XII

Rudolf Steiner (1861-1925), il fondatore dell’Antroposofia

«Il discepolo dell’occultismo deve trovare la giusta via di mezzo fra ciò che le condizioni esteriori gli impongono, e la condotta che egli ritiene di dover seguire. Non deve imporre alle persone che lo circondano ciò che non sono atte a comprendere; deve però anche essere completamente libero dal desiderio di fare soltanto ciò che può essere apprezzato dalle persone che lo attorniano. Deve cercare il riconoscimento delle sue verità unicamente nella voce sincera della sua anima che lotta per la conoscenza»

(Rudolf Steiner, dal libro L’Iniziazione.)

12.  Il primo gradino iniziatico e il rapporto con Rudolf Steiner I

Se decidiamo di studiare l’Antroposofia come sviluppo del primo gradino dell’iniziazione moderna, possiamo integrarlo con uno sviluppo cosciente di alcune qualità (se non sono già presenti in noi), consigliate da Rudolf Steiner nel libro “L’Iniziazione” che ci permetteranno di partecipare alle serate di studio dell’Antroposofia, con una maggiore comprensione e tolleranza, e con un più rispettoso atteggiamento  dialogico nei confronti degli altri membri del gruppo antroposofico. Quante volte nelle serate di gruppo incontriamo soci con un punto di vista diverso da noi sul come condurre la serata di studio, cui  alcuni  preferiscono dedicare più tempo alla lettura di un testo antroposofico, altri invece sono più propensi al dialogo, ad avere un maggior approfondimento sul contenuto antroposofico. Nascono così dei contrasti, delle incomprensioni in ambedue i casi, sia si legga sia si dialoghi, in quanto manca la tolleranza verso chi  la pensi diversamente da noi, su qualsiasi concetto antroposofico che non si armonizzi  col nostro punto di vista. Affinché  lo studio della Scienza dello Spirito, possa svolgersi in armonia e nel pieno rispetto reciproco cui ognuno possa liberamente esprimere il suo pensiero per quanto possa non accordarsi col nostro e, non si manifesti come un insieme di parole aride e prosaiche ma come una «forza vivente» che ci elevi al mondo dello spirito, occorre prendere coscienza di come Rudolf Steiner a pag. 13 del libro “Formazione di Comunità” descrive l’essere Antroposofia:

«E poiché l’Antroposofia può essere compresa solo dall’amore, essa è creatrice d’amore, quando sia compresa nella sua vera natura. (…). Ogni parola antroposofica è in fondo, se pronunciata nel senso giusto, una preghiera, una preghiera devota: la preghiera che lo spirito possa discendere nell’uomo» (Ibidem O.O. 257).

Queste parole colme di significato spirituale assumono un aspetto diverso da qualsiasi filosofia umana fondata sullo sviluppo di un  pensiero intellettuale anche se di altissima qualità ed espressione morale e spirituale, giacché Rudolf Steiner ci dice che quando studiamo insieme l’antroposofia, le nostre labbra dovrebbero proferire soltanto parole che, se pronunciate nel modo giusto, dovrebbero esprimere come una sorta di preghiera devota al mondo angelico creando in tal modo un culto rovesciato, cosicché possa discendere sul gruppo lo Spirito della nuova Pentecoste: lo  Spirito Santo redento dal Cristo sul Golgotha.34 Sono parole pregne di spiritualità che destano nel cuore una profonda gratitudine e un amore per Rudolf Steiner per ciò che ha saputo donarci attraverso un dolore profondo per la perdita del primo Goetheanum distrutto in un incendio doloso nel dicembre del 1922, e che egli seppe trasformare in un immenso amore verso il mondo spirituale come una sorta di culto cosmico verso gli Dei che operano nell’evoluzione umana, la cui risposta fu la realizzazione della “Posa della Pietra di Fondazione Universale”. Questa Pietra dodecaedrica d’amore è il pegno che ogni antroposofo debba quale anelito interiore coltivare in sé stesso quale sviluppo dell’amore cosmico umano tramite la fondazione di una nuova comunità umana che si basi sul principio della vera fratellanza universale che possa realizzarsi nel sesto periodo di cultura e che nell’Apocalisse di Giovanni, è rappresentata dalla sesta lettera che gli viene dettata dal Cristo, per l’Angelo della chiesa di Filadelfia. Occorre che quest’amore venga coltivato nel profondo del proprio cuore, non solo come pegno di una promessa di collaborare col mondo degli Dei affinché l’Antroposofia possa espandersi nel mondo in modo che ogni uomo possa unirsi  al suo  archetipo o Sé superiore,  ma facendo in modo che l’Antroposofia possa unirsi a tutta l’umanità quale parte settemplice della divina Sofia.35

Ma tutto ciò non è possibile se “in primis” non riusciamo ad amare e a venerare con tutto il cuore con profonda devozione il nostro Maestro spirituale Rudolf Steiner, che attraverso grandi sforzi e prove spirituali, ci ha dato la possibilità  di prendere coscienza del nostro karma negativo e il modo di poterci redimere. Ciò possiamo farlo lavorando attivamente su noi stessi grazie alla conoscenza della Scienza dello Spirito, e decidere di diventare allievi di Rudolf Steiner e di collaborare col mondo spirituale all’espansione dell’Antroposofia nel mondo, cosicché l’umanità possa prendere  coscienza  del vero impulso dei misteri cristiani e possa prepararsi adeguatamente all’incontro col Cristo eterico nel mondo astrale adiacente alla Terra. Occorre qui di nuovo ripetere ciò che è stato più sopra menzionato, e cioè  che la devozione e la venerazione verso il Maestro spirituale non va inteso come un culto alla sua persona, ma è un impulso devozionale che va oltre la sua personalità umana (quantunque venerabile), un amore colmo di gratitudine verso la sua anima divina, verso il suo “vero Io”, cui è strettamente unito all’Io Sono del Cristo, cioè alla verità divina del  Logos universale. Se prendiamo realmente coscienza di come Rudolf Steiner descriva in poche parole l’Antroposofia,  possiamo dire che studiare la Scienza dello Spirito vuol dire imparare a pensare, sentire e volere, con amore. Vuol dire imparare attraverso lo studio della conoscenza antroposofica, l’arte dell’amore; occorre però che innanzitutto impariamo prima di tutto a sviluppare la devozione e la venerazione per la conoscenza e la verità superiore, non dimenticando quanto sia importante prendere seriamente in considerazione lo sviluppo della “gratitudine”. Imparare a essere grati per ogni cosa che ci aiuti a crescere, a evolvere a un gradino superiore di coscienza, a essere grati a chi ci ha scelti  come allievi alfine di collaborare ed essere utili  all’evoluzione e trasformazione della Terra e dell’umanità.

Se decidiamo di percorrere il primo gradino iniziatico attraverso lo studio della Scienza dello Spirito e perseveriamo con serietà e spirito di abnegazione nei riguardi del messaggio antroposofico e, se nello studio comune dell’Antroposofia sappiamo unirci con calore fraterno sforzandoci di evitare quel freddo egoismo filosofico d’indottrinamento culturale ma, conservando quell’atteggiamento di gratitudine e devozione come menzionato, allora potremmo avvertire in mezzo a noi la presenza del nostro Maestro spirituale che renderà più luminosi i nostri pensieri di luce spirituale. Questo possiamo realizzarlo se come ci insegna Rudolf Steiner, siamo pronti a passare con riverenza la porta del locale che per quanto profano, sarà santificato dalla lettura dei testi antroposofici nel pieno rispetto dialogico dell’altrui pensiero. In merito nel libro citato Rudolf Steiner  a pag 106 – 110 scrive:

«Come nelle forme di culto che si svolgono nel mondo, sono presenti in modo sensibile le forze divine, così dobbiamo imparare a suscitare con le nostre anime, con i nostri cuori e mediante la nostra concezione animica, la presenza soprasensibile di una reale entità spirituale nell’ambiente in cui risuona la parola antroposofica. Dobbiamo saper dirigere il nostro discorso, il nostro sentimento, il nostro pensiero, i nostri impulsi volitivi in senso spirituale; cioè non in un qualunque senso astratto, ma avendo la sensazione che ci guardi e ci ascolti un essere che si libra sopra di noi, spiritualmente presente». (Ibidem).

Con questo vogliamo  terminare questa riflessione su di un  tema complesso cui richiederebbe più approfondimento e una maggiore conoscenza dell’Opera Omnia, cui purtroppo la maggior parte delle conferenze tenute da Rudolf Steiner, non sono ancora state del tutto tradotte in italiano. Qui si è voluto dare uno spunto sul fatto che nell’epoca dell’anima cosciente il discepolo deve poggiare sulle proprie gambe, evitando di anelare sull’aiuto per ogni circostanza del Maestro umano terreno, ciò che indebolirebbe la sua volontà cui va formandosi con lo sviluppo appunto dell’anima cosciente, quale massima espressione dell’Io inferiore. Egli deve aiutarsi attraverso la conoscenza che può trovare nei testi antroposofici, cui possiamo dire che il “libro stampato” ha occupato il posto del maestro umano, tramite cui può trovare consigli e risposte al suo anelito spirituale senza che venga lesa la sua volontà (in quanto il libro non costringe), ma occorre che ponga attenzione perché attraverso la stampa agiscono le forze arimaniche, cui potranno tentare la sua intelligenza con un freddo orgoglio intellettuale. Mentre prima del Cristo, il legame tra Maestro e discepolo era indissolubile per cui il Maestro sceglieva il discepolo in conformità delle sue particolari qualità animiche, legandosi a questi con un vincolo che durava tutta la vita e continuava anche dopo la morte, il discepolo a sua volta, si legava al Maestro con un atto consapevole di assoluta obbedienza e con vera devozione colma di venerazione si legava a lui con assoluta fiducia e dipendenza, rinunciando alla proprio libertà e sottomettendosi completamente alla sua volontà .

Oggi con lo sviluppo dell’anima cosciente le regole della via spirituale sono completamente diverse, in quanto non c’è più il vincolo di autorità tra Maestro e discepolo, per cui ognuno è lasciato alla propria responsabilità morale di agire liberamente lavorando attivamente su se stesso per elevarsi ai mondi spirituali, oppure impigrendosi pensando poi di recuperare nella prossima incarnazione. Rudolf Steiner ci richiama su quest’atteggiamento della pigrizia, dicendo che tutto ciò che non portiamo a termine per pigrizia in questa vita, difficilmente potrà essere recuperato nella prossima incarnazione. Pertanto, per chi vuole praticare un cammino iniziatico moderno ed essere un discepolo dello spirito così com’è insegnato attraverso uno dei libri fondamentali della Scienza dello Spirito (L’Iniziazione), bisogna che s’impegni energicamente a studiare l’Antroposofia che come accennato è l’inizio del primo dei sette gradini della scienza dell’iniziazione moderna. Difatti, il cammino iniziatico moderno attraverso la Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, può essere conseguito dal discepolo dell’occultismo passando attraverso sette gradini o gradi di coscienza superiori, i quali rappresentano il cammino verso la divinizzazione e l’incontro col proprio Io superiore e di conseguenza con l’Essere Antroposofia, la quale come citato è il settimo arto divino – umano  della Celeste Sofia, la Saggezza universale del nostro cosmo planetario e quale  mediatrice cosmica tra le forze dello Spirito Santo  e la coscienza unitaria  di tutte le gerarchie divine che vanno dagli spiriti della Saggezza o Kyriotetes, fino all’uomo quando questi arriverà a realizzare la sua meta umana alla fine dell’eone terrestre.  (12. Continua)

Collegno,   giugno   2013                                                                         Antonio  Coscia

Agg.        gennaio   2021

Note Antroposofiche

34     Rudolf Steiner ci rivela tramite la Scienza dello Spirito che le tre croci sul Golgotha secondo il significato occulto, rappresentano le tre potenze cosmiche: “Lucifero, Cristo e Arimane”. Lucifero e Arimane rappresentano  nell’evoluzione cosmica planetaria, le due potenze dell’ostacolo che si oppongono alla giusta evoluzione degli Dei e di conseguenza contro il Cristo. Nell’ambito dell’anima umana operano ugualmente queste due potenze dell’ostacolo, ma appartengono a un livello più basso, ossia  agli Angeli e Arcangeli rimasti indietro durante stati di coscienza anteriori alla nostra Terra attuale che la Scienza dello Spirito chiama evoluzione Lunare ed evoluzione  Solare. Questi due tentatori dell’anima umana cui assegniamo il nome di Lucifero e Arimane, il Cristo li affrontò dopo essere penetrato nella natura astrale di Gesù di Nazareth attraverso il battesimo di Giovanni il Battista, durante i quaranta giorni passati da solo nel deserto. Durante appunto la tentazione nel deserto, il Cristo vinse Lucifero e tenne a bada Arimane, in quanto l’uomo ha ancora bisogno di lui nell’evoluzione terrestre per sostenere il  suo corpo fisico attraverso l’alimentazione, perché la parte solida di ogni cosa esistente sulla Terra viene consolidata dalle forze arimaniche. La redenzione di Lucifero sul Golgotha, rappresenta invece un’Entità luciferica di livello superiore appartenente alla gerarchia degli spiriti della Saggezza rimasto indietro durante l’evoluzione dell’antico Sole, quando ancora era un fratello planetario dello stesso livello del Cristo.  Egli è rappresentato sulla croce del Golgotha come  il ladrone che alla destra del Cristo riconosce la Sua divinità e pentendosi chiede di essere salvato, al che il Cristo lo rassicura dicendogli che nello stesso giorno sarà in Paradiso con Lui (Lc 23,43). Rudolf Steiner spiega che Lucifero  all’epoca dell’antico Sole (quando il Sole non era ancora una stella, ma un pianeta simile agli  altri del nostro sistema solare) era un fratello planetario del Cristo, quale Signore del pianeta Venere. Egli era di una bellezza quasi simile al Cristo, ma a causa del suo orgoglio nei confronti della “Parola cosmica” cui non volle accoglierla in sé, divenne luciferico perdendo il  trono di Venere che si abbassò insieme con lui a un livello inferiore, divenendo per questo uno spirito dell’ostacolo. Il Cristo nel redimerlo lo rimise nel suo rango diventando per questo il nuovo spirito del Sole, occupando il posto del Cristo divenuto Spirito della Terra. È un fatto occulto molto complesso, cui non è possibile affrontarlo del tutto esaurientemente in una nota (vedi i libri: ”L’Oriente alla luce dell’Occidente – I figli di Lucifero e fratelli di Cristo O.O. 113” e “Antropologia” O.O. 107, Volume II, pag. 123-24 , ed. Antroposofica  di Milano).

35  Nella nota (7) abbiamo accennato all’Entità divina chiamata Sofia, e abbiamo detto che quest’Essere avatarico o sobornico come viene conosciuto in Russia, è costituito da sette arti cosmici di cui cinque solari, uno lunare e uno terrestre, che vanno dagli Spiriti della Saggezza fino all’umanità terrena quando questa arriverà alla fine dell’eone terrestre, quando cioè realizzerà la sua meta di decima gerarchia dell’amore e della libertà. Abbiamo detto che l’ultimo arto della Sofia divina è un arto umano, ossia ciò che chiamiamo Antroposofia,  l’Archetipico di tutta l’umanità. In una conferenza Rudolf Steiner la caratterizza così: «Se attraverso la viva osservazione antroposofica giungiamo sempre più a sperimentare il contenuto dell’Antroposofia con il nostro cuore, con il nostro sentimento, sarà per noi veramente come se nelle nostre anime non penetrasse soltanto il senso delle idee (…). Bensì come se nelle nostre anime entrassero esseri cosmici viventi. Allora l’Antroposofia stessa ci appare sempre più come qualcosa di essenziale e di vivente. E ci accorgeremo che con l’Antroposofia bussa al nostro cuore qualcosa che dice: “Fammi entrare, poiché io sono te stesso ; io sono la tua vera Entità umana”» (conf. 18 novembre 1923).

Il libro quale Maestro moderno e l’Essere Antroposofia XI

Wilhelm_Hauschild- ‎Il Gralswunder,‎‎ affresco del Castello di Neuschwanstein

«Le vie che rendono l’uomo maturo ad accogliere un segreto sono ben determinate. La loro direzione è tracciata con lettere indelebili ed eterne nei mondi dello spirito nei quali gli Iniziati custodiscono gli arcani superiori. Nei tempi antichi anteriori alla nostra «storia» i templi dello spirito erano anche esteriormente visibili; oggi, quando la nostra vita è diventata così vuota di spiritualità, essi non esistono nel mondo che è visibile all’occhio esteriore. Ma spiritualmente esistono dappertutto, e chiunque cerchi può trovarli».

Rudolf Steiner ,  dal libro l’Iniziazione pag 17

11.  Il Maestro moderno e i Maestri invisibili

Oggi sono scaduti i termini di diritto d’autore e il patrimonio di conoscenza antroposofico è facilmente reperibile in quasi tutte le diverse librerie sparse per il mondo. Qualsiasi libro (anche le lezioni esoteriche riservate ai soli membri della prima classe del movimento antroposofico) di Antroposofia può essere acquistato da qualsiasi persona che cerchi le vie dello spirito per pura curiosità o con vero anelito interiore, indipendentemente dall’uso giusto o sbagliato che ne possa fare. Possiamo perciò avvicinarci alla conoscenza antroposofica seriamente e responsabilmente, con la disposizione di un vero anelito al mondo spirituale alfine di poter essere maggiormente utili agli altri, oppure solamente per curiosità, comodità o per egoismo culturale. In quest’ultimo caso dobbiamo prendere coscienza di compiere un abuso verso la conoscenza superiore della Scienza dello Spirito. Nel tal caso secondo una legge karmica, nel mondo spirituale dal quale è pervenuta la saggezza antroposofica, un Entità spirituale ne dovrà portare le conseguenze fino a che l’umanità non prenderà coscienza delle proprie responsabilità nei riguardi del dono spirituale, per ciò che le è stato concesso. Sergej O. Prokofieff uno dei più stimati discepoli di Rudolf Steiner, nel suo libro dedicato alla divina Sofia “La Celeste Sofia e L’Essere Antroposofia”, a pag.15 scrive che l’individualità che porta soprattutto le conseguenze spirituali del karma negativo della libertà umana è Christian Rosenkreutz, il fondatore del rosicrucianesimo. Più avanti a pag. 17 egli continua dicendo che a tal proposito Rudolf Steiner disse che :«Chi conosce questa individualità e quanto la concerne, sa anche che Christian Rosenkreutz sarà il più grande martire tra gli uomini, a prescindere dal Cristo, ad avere sofferto in qualità di dio [umano]. Le sue sofferenze saranno in conseguenza del fatto che pochi uomini prendono coscienza del loro “essere individuale interiore“. Pochi uomini si sottopongono alla scomodità di comprendere che la verità non sarà presentata bella e pronta su di un vassoio! La verità dovrà essere conquistata con ardente anelito e con un’assidua ricerca e lotta interiore!» (Ibidem Edizioni Arcobaleno).

Fa parte di una decisione presa nel mondo spirituale da parte di tutti i Maestri rappresentanti del nuovo impulso del cristianesimo-rosicruciano a orientamento antroposofico, che nel mondo debba affluire sempre più conoscenza inerente al mistero del Golgotha e al mistero della nuova apparizione del Cristo nella sua figura luminosa eterica nel mondo astrale intorno alla Terra. Essendo pertanto dal quindicesimo secolo entrati nello sviluppo dell’anima cosciente, la via iniziatica ha assunto una nuova forma moderna cui è possibile indagare il mondo spirituale senza il diretto aiuto del Maestro fisico, così come avveniva nei tempi antichi attraverso la morte mistica operata nel “tempio misterico” dallo Ierofante cui il discepolo era sottomesso. Per questo oggi il Maestro umano si pone da parte e diventa per noi un caro amico e un fratello maggiore cui possiamo chiedere consiglio, lasciando al libro il compito di introdurci nella conoscenza spirituale diventando per noi come una sorta di “guida moderna”, lasciando a noi la responsabilità morale di poterci relazionare secondo la consapevolezza e il buon senso o, tramite la stoltezza e l’egoismo, a saper cogliere i doni della Sapienza divina, seppur attraverso uno strumento arimanico quale carta stampata. Il libro ci lascia completamente liberi di accogliere la conoscenza spirituale, divenendo per noi uno strumento attraverso il quale possiamo svilupparci trasformando il nostro pensiero astratto razionale in un puro pensiero immaginativo vivente, in modo che possiamo alla fine avere un incontro ideale con l’«Essere vivente Antroposofia» cogliendola nella sua vera essenzialità d’immagine divina di uomo soprasensibile che si aggira tra gli uomini, chiedendo a ognuno: «Fammi entrare poiché io sono te stesso!» (conf. del 18 novembre 1923). Il “libro”, dunque, può diventare per noi una specie di maestro moderno, attraverso il quale occorre imparare prima di tutto a leggerlo nel modo giusto cosicché possiamo evitare la tentazione arimanica che opera e agisce attraverso la carta stampata. Per questo occorre trovare la chiave spirituale adatta per “aprire” e afferrarne la sua essenza esoterica con la quale è possibile entrare in sintonia con i Maestri invisibili che operano dal piano spirituale, tra cui Rudolf Steiner, e l’Essere Antroposofia.

Studiando il libro con vera devozione e gratitudine per la conoscenza concessaci dal mondo spirituale, possiamo arrivare a percepire un legame spirituale invisibile con i Maestri appunto che dirigono l’evoluzione umana, in un primo momento tramite una percezione sottile di calore generata dal nostro entusiasmo e dalla venerazione nei loro riguardi i quali, ci hanno scelto e guidati verso la corrente antroposofica cristiana-rosicruciana e continuano a guidarci con mani invisibili fino a quando non impariamo a camminare da soli verso il secondo gradino iniziatico della «coscienza immaginativa».32

Difatti, come già menzionato, lo studio secondo la Scienza antroposofica è il primo gradino iniziatico del cammino cristiano-rosicruciano a orientamento antroposofico che se percorso con serietà e abnegazione nei riguardi dell’Antroposofia, conduce alla fine di poterla incontrare spiritualmente nella sua vera essenzialità spirituale superiore. Per questoil libro diventa lo strumento tramite il quale possiamo elevarci attraverso il suo contenuto esoterico di conoscenza concessaci dal grande sacrificio di Rudolf Steiner, cui ebbe modo di accogliere la saggezza vivente e avercela data in una forma che fosse possibile accoglierla in concetti attraverso il nostro pensiero intellettuale umano.  Ciò che ci dà ora la possibilità volendo, non solo di essere utili alla missione dell’Essere Antroposofia cosicché possa unirsi all’anima umana quale maestro spirituale e archetipo dell’umanità, ma anche quello di permetterci di legarci karmicamente come allievi e discepoli di Rudolf Steiner. È importante quindi il nostro atteggiamento morale con cui studiamo e accogliamo la conoscenza antroposofica, tramite cui abbiamo la possibilità di poterci rapportare non solo con Rudolf Steiner ma anche con i Maestri invisibili che operano e collaborano quale collegio spirituale dei “Maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti” appartenenti alla comunità dello Spirito Santo, ossia i 12 bodhisattva umani che operano al servizio del Cristo. Dobbiamo pertanto prendere coscienza della grande importanza che il libro può assumere come materiale di studio nei nostri incontri di gruppo antroposofico, sia si legga da soli oppure insieme con gli altri. In tutte e due i casi è necessario leggerlo con un adeguato atteggiamento interiore caloroso e non attraverso un freddo pensiero intellettuale e quindi arimanico, cosicché diventi per noi un ideale superiore nella nostra vita animica che possa interagire attraverso il nostro lavoro spirituale con la volontà dei Maestri invisibili che operano dal mondo spirituale, alfine di elevare l’umanità in modo da prepararla per l’incontro con il Cristo eterico.33 Inoltre entusiasmandoci e scaldandoci con i contenuti dello studio antroposofico, possiamo creare il giusto stato d’animo per elevarci al mondo angelico tramite il culto rovesciato come sopra menzionato, dimodoché le nostre forze vitali possano essere vivificate dalla loro luce spirituale per essere maggiormente utili all’espansione e realizzazione dell’Antroposofia sulla Terra.

Possiamo a questo punto porci una domanda in parte tratta da una riflessione di Sergej O. Prokofieff, dove nel libro sopra menzionato, pone al riguardo una domanda in cui in parte dice: «Qual è il giusto atteggiamento che dobbiamo avere nello studio della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico come primo gradino affinché possiamo realizzare un incontro ideale interiore con l’Essere Antroposofia e con Rudolf Steiner?

Egli spiega che a tuttaprima una risposta ci viene data da Rudolf Steiner nelle prime sei pagine del libro «l’Iniziazione», ove evidenzia più volte il giusto atteggiamento animico da sviluppare nei riguardi della conoscenza, dove appunto dice :

«Un determinato atteggiamento fondamentale dell’anima deve servire d’inizio … [nel cammino occulto]. L’occultista chiama questa disposizione fondamentale il sentiero della venerazione, della devozione, di fronte alla verità e alla conoscenza» (Ibidem pag. 17).

Queste parole ci stanno a indicare che chi ha avuto la fortuna di essere stato educato in gioventù con dei sani principi morali e religiosi (non si tratta qui di seguire una religione istituzionale, ma piuttosto di stimolare fin dall’età infantile un sentimento religioso che può essere per esempio, un racconto di vita vissuta di grandi uomini morali, oppure ringraziare Dio con una semplice preghiera per tutto ciò che il mondo della Provvidenza ci concede, lasciando poi al bambino l’iniziativa di imitarci senza che sia costretto a farlo in modo autoritario), porterà con sé una buona preparazione per quando egli cercherà più avanti nella sua vita da adulto, una via spirituale di conoscenza superiore. E a tal proposito Rudolf Steiner a pag. 19 continua dicendo:

«Chi ha disposizione a sentimenti di devozione, o ha la fortuna di acquistarli per mezzo di una giusta educazione [che maggiormente può essere nell’ambito famigliare], porta seco una buona preparazione per quando cercherà più tardi nella vita l’accesso alle conoscenze superiori (…). La nostra civiltà invece, è piuttosto proclive a criticare, a giudicare, a sentenziare, e tende poco alla devozione, alla devota venerazione. I nostri figli si danno già molto più alla critica che non a una devota venerazione. Ma ogni critica, ogni censura, danneggia le forze dell’anima per la sua conoscenza superiore, quanto invece le sviluppa la devota venerazione (…). Occorre rilevare che, nei riguardi della conoscenza spirituale superiore, non si tratta di venerare gli uomini, [ per quanto elevati possano essere], ma la verità e la conoscenza»; (Ibidem).

Se riflettiamo su queste frasi, dobbiamo dire che l’impulso di venerazione e di devozione che possiamo avere nei riguardi sia di un Maestro terreno sia dei Maestri invisibili, non deve essere un atteggiamento devoto alla loro immagine o altro, cui è stato oggetto durante la loro vita terrena. In quanto in tal caso sarebbe coltivare il culto alla loro Personalità caduca, effimera, e non alla loro Individualità superiore divina che, per quanto possa esserci ignota e la sola che sia degna della nostra venerazione e devozione, giacché è unita tutt’una con l’Io Sono cosmico del Cristo, ossia con il nostro archetipo spirituale superiore. I veri Maestri del cristianesimo-rosicruciano, sia se sono presenti sul piano fisico o su quello spirituale, sono assolutamente contrari al culto della Personalità, in quanto l’allievo deve essere assolutamente libero di agire nelle sue decisioni senza l’aiuto o coercizione di Enti religiosi o altri, giacché sarebbe dannoso per lo sviluppo attuale dell’anima cosciente. Il discepolo che percorra la via occulta occidentale cristiana-rosicruciana a orientamento antroposofico deve assolutamente restare integro nell’ambito del suo impulso decisionale; la sua volontà va cautelata contro qualsiasi tipo di coercizione di autorità esteriore, chiunque esso sia. Dobbiamo imparare ad amare la libertà nella sua vera espressione di amore per il rispetto altrui; dobbiamo amare la verità e la sapienza (dietro di cui agiscono le forze del Cristo e dello Spirito Santo) cui tendere con tutto noi stessi, in modo da sviluppare la giusta forza di discernimento e a superare le difficoltà e le prove della vita senza avere l’ausilio di alcun maestro fisico, se non l’aiuto della conoscenza che possa derivarci dal libro della Scienza dello Spirito. Nella prefazione alla quinta edizione, del libro L’Iniziazione, Rudolf Steiner spiega in modo chiaro che:

«Chi aspiri a una via di conoscenza tramite una disciplina occulta, importa più quello di mettersi in immediata relazione col mondo spirituale obiettivo che non con la personalità di un Maestro terreno. Il Maestro terreno, nel corso della disciplina occulta è chiamato ad assumere sempre più soltanto la figura dell’aiuto, dell’insegnante, come oggi è caratteristico in ogni altro ramo del sapere» (ibidem).

Studiando perciò nel modo giusto la Scienza dello Spirito attraverso il libro stampato, possiamo trovare il ponte spirituale che ci colleghi non solo a Rudolf Steiner ma anche ai «Maestri invisibili» i quali, possono illuminarci durante il sogno dandoci la risposta a domande, per esempio, che ci abbiano assillato per diversi giorni. È importante quindi che la conoscenza che accogliamo attraverso il libro di antroposofia, non solo sia studiata, riflettuta e assimilata, ma anche messa in pratica. Il libro è solo la forma cui possiamo trasformarci attraverso i pensieri di venerazione e di devozione verso la conoscenza spirituale tramite il giusto anelito di un caldo cuore per il divino, facendo sì che esso diventi un contenitore di calore umano in cui viene riversata la vera conoscenza dello Spirito universale quale atto d’amore tramite i Maestri invisibili del cristianesimo esoterico che guidano l’evoluzione umana. Cosicché dal cuore possiamo illuminare i nostri pensieri fino a quando non saremo maturi per unirci spiritualmente con il nostro Sé spirituale e con l’Essere Antroposofia, che a quel punto diventerà per noi il nostro Maestro invisibile superiore, divenendo in tal modo più consapevoli e coscienti della nostra missione di antroposofi nell’ambito della comunità umana assumendo moralmente il giusto atteggiamento morale di veri uomini e degni rappresentanti dell’Antroposofia e quali discepoli di Rudolf Steiner. 

Prima è stato detto che i Maestri invisibili ci aiutano spiritualmente guidandoci per mano fin verso la meta dell’immaginazione. Ciò potrà sembrare contraddittorio ma non lo è per niente, perché essi ci ispirano la saggezza superiore attraverso il sogno, oppure tramite il pensiero intuitivo cosciente, in modo da lasciarci completamente liberi di accoglierla o respingerla. Tuttavia, occorre ancora precisare che la Scienza dello Spirito o antroposofia va studiata e studiata molto senza pretendere di capire tutto e subito, sapendo invece attendere con pazienza fino a quando il mondo spirituale non ci reputi maturi per ricevere la conoscenza esoterica superiore di cui abbiamo bisogno. Ogni verità va conquistata attraverso sforzi e a volte anche con dolore, ma alla fine ciò che abbiamo conquistato col nostro sudore, non potrà togliercelo nessuno, poiché ogni verità è un frammento divino con il quale ci leghiamo indissolubilmente per tutta l’eternità. Pertanto, occorre ribadire che l’Antroposofia non è una conoscenza nata da un pensiero intellettuale umano di un filosofo, ma è una manifestazione divina della «Sapienza universale» che ha ispirato nel secolo scorso uno dei più alti Iniziati cristiani rosacruciani della storia umana, cioè Rudolf Steiner. Per questo il contenuto di conoscenza che troviamo nei libri antroposofici non dovrebbe essere studiato con un pensiero freddo, indifferente, con un cuore insensibile, ma occorre invece che ci entusiasmiamo, che ci accaloriamo, sforzandoci di far ri-vivere nell’anima, le rappresentazioni immaginative cui Rudolf Steiner trae attraverso la sua chiaroveggenza dai mondi dello spirito e che sono state fissate nel libro stampato.  Soltanto così è possibile realizzare un incontro ideale interiore che ci porti attraverso lo studio della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, a incontrare nel mondo spirituale l’Essere Antroposofia e Rudolf Steiner. Occorre pertanto prendere coscienza che lo studio dell’Antroposofia non è come studiare un trattato filosofico scaturito dal pensiero di una Personalità umana per quanto possa essere evoluta sul piano etico – morale, ma sono dei concetti che accogliamo dallo studio della Scienza dello Spirito in una forma rigida di puri pensieri tratti da immaginazioni cosmici tramite l’altissimo livello iniziatico raggiunto da Rudolf Steiner, cioè il sesto grado chiamato “la fusione col macrocosmo” attraverso la collaborazione dei “Maestri della saggezza e dell’armonia di sentimenti”. Per questo il nostro studio dei libri antroposofici andrebbe fatto sia individualmente o insieme ai “gruppi di studio”, con un atteggiamento morale interiore come menzionato, in modo da essere degli esempi viventi della sostanza d’amore fraterno quale vuole essere l’Antroposofia nel mondo. Dobbiamo avere questa concretezza attraverso lo studio dell’Antroposofia di essere stati scelti come allievi da Rudolf Steiner e dai Maestri invisibili che collaborano con Rudolf Steiner, alfine di essere preparati quali possibili semi futuri del sesto periodo di cultura in cui deve realizzarsi una comunità spirituale basata sull’amore e la vera fratellanza universale.  In merito Sergej O. Prokofieff nel libro “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo moderno” scrive:

«Rudolf Steiner ha portato sulla Terra l’Antroposofia … e il risultato fu [che] nella moderna epoca della storia umana aprì per la prima volta le porte al regno cosmico della Sofia, le porte attraverso le quali in un certo senso la Sofia stessa discese sulla Terra, divenendo Antropos-Sofia e collegando il suo destino con i destini degli esseri umani sulla Terra. Se noi stessi ora ci occupiamo di Antroposofia, studiando la Scienza dello Spirito, ci colleghiamo direttamente con la corrente della Sofia che fluisce dal mondo degli archetipi [mondo del Budhi o della Provvidenza]. Aggiungendo inoltre al nostro studio un intenso lavoro meditativo, la cui meta è di giungere alle immaginazioni, con ciò poniamo un reale fondamento entro l’umanità per la graduale incarnazione dell’Essere Sofia in essa. Se ci appropriamo delle conoscenze antroposofiche, e facciamo i primi passi nelle proprie esperienze spirituali, diamo la possibilità alla Sofia di entrare nella regione dell’anima umana che ora accoglie l’Antroposofia (nell’anima cosciente), per infine su questa via, formare in essa una coppa in grado di accogliere in sé la corrente soprasensibile dal mondo degli archetipi. In questo modo a poco a poco l’anima cosciente viene trasformata in anima immaginativa. Dopodiché lo Spirito Santo, che porta con sé la manifestazione di una superiore coscienza e crea la possibilità di una diretta congiunzione con superiori esseri soprasensibili [Bodhisattva], è in grado di discendere nella forma del Sé spirituale umano. In questo cammino gli individui umani cominciano a divenire essi stessi dei bodhisattva umani e in seguito persino dei Budda; infatti, a questa meta li conduce il moderno cammino d’iniziazione cristiano-rosicruciano, per raggiungere in futuro, anche se soltanto dopo un’intera serie d’incarnazioni, il grado di Bodhisattva “occidentale”. Ciò significa divenire nel mondo terrestre un cosciente inviato e servitore della Sofia, un membro della fratellanza spirituale fra esseri umani che aspirano allo Spirito, che hanno il compito di creare il corpo terreno (la forma), nel quale infine possa incarnarsi la Sofia» (Ibidem pag. 277-78 – Widar Edizioni ).

E ancora Sergej O. Prokofieff nel libro menzionato “La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia” scrive:

«Se giungiamo a sperimentare sempre più il contenuto dell’Antroposofia con il nostro cuore, con il nostro sentimento, sarà per noi veramente come se nelle nostre anime non penetrasse soltanto il senso delle idee (…), ma come se penetrassero esseri cosmici. Allora l’Antroposofia ci apparirà sempre più come qualcosa di essenziale e di vivente. E ci accorgeremo che con essa bussa alla porta del nostro cuore qualcosa che dice: «Fammi entrare, poiché io sono te stesso; io sono la tua vera Entità umana!» (conf. di Rudolf Steiner del 18 novembre 1923). (11. Continua)  

Collegno,   giugno   2013                                                                         Antonio  Coscia

Agg.        dicembre  2020

Note   Antroposofiche

32     Abbiamo già avuto modo di dire che l’uomo passa attraverso sette stati di coscienza cosmici che abbiamo chiamato: ”Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano” dove l’uomo sviluppa sette arti cosmici quali: “Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io, Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, e sette tipi di coscienza cosmici, ossia: “La coscienza ottusa di trance,  la coscienza di sonno profondo, la coscienza di  sogno o d’immagini, la coscienza terrena di veglia, la coscienza immaginativa, la coscienza ispirativa e la coscienza intuitiva”. Questi sette arti e sette tipi di coscienza cosmici, vengono sviluppati quali principi microcosmici inferiori in ogni stato di coscienza Planetario. Per cui attualmente ci troviamo nel mezzo tra questi sviluppi o principi microcosmici, dove nello stato attuale ci troviamo nel mezzo del quarto sviluppo dell’Io umano e, in quello del  quarto stato di coscienza di veglia. Questo vuol dire che l’uomo oltre a sviluppare il quarto arto dell’Io umano iniziando da un principio microcosmico inferiore o io inferiore, deve sviluppare anche un principio micro-macrocosmico dell’ Io superiore, e un principio macrocosmico del suo vero nocciolo umano, che è il suo “Vero Io” o “Scintilla Divina”. La stessa cosa dicasi per i sette tipi di coscienza dove  i primi tre tipi di coscienza ottusi sono stati superati e attualmente siamo nello sviluppo  e perfezionamento della coscienza di veglia o coscienza dell’io, mentre gli altri tre tipi di coscienza superiori o super coscienze, saranno sviluppati nell’arco dei prossimi periodi di cultura quale trasformazione dei tre principi delle coscienze inferiori.  Lo sviluppo della quinta parte di coscienza superiore o coscienza immaginativa per molti uomini più evoluti è iniziato con lo sviluppo dell’anima cosciente nel 1413 circa e terminerà alla metà del quarto millennio (3573 circa). Ciò sta a dire che mentre adesso percepiamo il mondo esterno attraverso il pensiero concettuale materiale, con lo sviluppo dell’immaginazione attraverso la trasformazione dell’anima cosciente, percepiremo la realtà spirituale che opera attraverso la natura con il pensiero intellettuale spirituale divenuto veggente.

33   Alcune correnti religiose ed esoteriche tra i quali gli scritti di Alice Bailey, scrittrice  esoterista, astrologa e teosofa britannica, credono che in base alla teologia cristiana detta anche parusia, il Cristo ritornerà di nuovo come uomo sulle Terra alla fine dei tempi (Mt 24,1-31). Secondo le comunicazioni spirituali di Rudolf Steiner invece, il Cristo certamente verrà per aiutare l’umanità in questi momenti di buio spirituale, cui l’anima cosciente rischia di svilupparsi in modo luciferico a causa del troppo egoismo individuale cui spinge le anime verso un eccessivo materialismo arimanico, ma non sul piano fisico terreno, ma sul piano astrale, manifestandosi attraverso il corpo eterico nell’ambito soprasensensibile della Terra. Rudolf Steiner ci annuncia che il Cristo non si incarnerà più in un corpo fisico, ma sarà possibile incontrarlo per tutti quelli che si prepareranno in modo adeguato all’esoterismo cristiano-rosicruciano ad orientamento antroposofico moderno,  nella Sua veste eterica nell’ambito del mondo astrale nelle vicinanze della Terra, durante l’arco di tremila anni. Alla fine dei tremila anni Egli si manifesterà attraverso il corpo astrale sul piano del Devachan superiore o planetario e infine l’umanità lo incontrerà nella Sua manifestazione più alta del Suo “Vero Io” nel Devachan superiore o mondo stellare.  Ciò può avvenire quando siamo sul piano fisico oppure, possiamo incontrarlo dopo la morte (vedi: “Sulla via di Damasco” O.O. 118, Tilopa Edizioni).

AUGURI DI UN SERENO NATALE 2020

Adorazione dei pastori-Guido Reni

AUGURO A TUTTI I VISITATORI DEL BLOG “PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA” BUONE FESTE!

POSSA LA LUCE DIVINA DEL CRISTO SOLE RISCALDARE I NOSTRI CUORI E ILLUMINARE LE NOSTRE ANIME, AFFINCHE’ POSSIAMO RISVEGLIARCI SPIRITUALMENTE E ACCOGLIERE QUESTO NUOVO IMPULSO DIVINO CHE OGNI ANNO SI RINNOVA NELL’UMANITA’ QUALE RICORDO DELLA NASCITA DEL REDENTORE CHE DAI MONDI DELLO SPIRITO COSMICO SCENDE SULLA TERRA ATTRAVERSO LE DODICI COSTELLAZIONI STELLARI DURANTE LE TREDICI NOTTI SANTE CHE VANNO DALL’ARIETE AI PESCI; OSSIA DALLA MEZZANOTTE DEL 24 DICEMBRE AL 6 GENNAIO.

POSSA QUESTO IMPULSO DIVINO CONCEDERCI LA FORZA DI SUPERARE QUESTO MOMENTO DI PROVA KARMICA CUI L’UMANITA’ E’ TRAVAGLIATA DA UNA PANDEMIA MONDIALE CHE HA GIA’ CAUSATO MIGLIAIA DI MORTI.

POSSA QUESTA NUOVA FESTA DELLA NATIVITA’ DEL S. NATALE RISVEGLIARCI DAL MATERIALISMO VIRTUALE CHE SEMPRE PIU’ TENDE A ISOLARCI, A CHIUDERCI NEL NOSTRO EGOISMO, IN MODO CHE SI REALIZZI UNA NUOVA COMUNITA’  SPIRITUALE CHE SI BASI SULLA «LIBERTA’, UGUAGLIANZA E FRATERNITA’» TRA I POPOLI DELLA TERRA.

COLLEGNO, 25 DICEMBRE 2020

Il Libro quale Maestro moderno e l’Essere Antroposofia X

Rappresentazione scultorea del Bodhisattva Maitreya

«Ogni conoscenza che tu cerchi al solo fine di arricchire il tuo sapere, di accumulare tesori, ti fa deviare dalla tua strada; ogni conoscenza che tu cerchi invece per maturarti sulla via della nobilitazione dell’uomo e dell’evoluzione del mondo, ti porta avanti di un passo». Rudolf Steiner, dal libro l’Iniziazione

10. Rudolf Steiner e il Bodhisattva Maitreya

Come abbiamo visto la morte di Rudolf Steiner fece sì che l’Antroposofia non fluisse più in modo vivente da bocca a orecchio tra Maestro e discepolo, ma col tempo venne fatta scorrere e fissata attraverso la carta stampata perdendo in tal modo l’essenza reale dell’Essere Antroposofia. Vale a dire  che  la realtà spirituale che dalla sfera di Michele fluiva quale saggezza vivente attraverso Rudolf Steiner, direttamente nell’interiorità umana dei discepoli come auspicava l’Arcangelo Michele, fu come dire oscurata e arimanizzata attraverso l’arte della stampa di cui è padrone Arimane. Se pertanto leggiamo un libro antroposofico non in modo meccanico e freddo, ma, con calore, come se attraverso le parole che leggiamo, compissimo  un atto cultuale colmo di gratitudine nei confronti degli Dei che ci hanno permesso di conoscere la Scienza dello Spirito e di avere avuto la possibilità di essere stati scelti da Rudolf Steiner come suoi allievi dello spirito, allora noi compiamo un atto di redenzione nei confronti della carta stampata, ossia nei riguardi di Arimane!   Ciò affinché avessimo la possibilità di collaborare allo sviluppo spirituale a che l’Antroposofia possa essere divulgata e accolta da tutti gli uomini della Terra, in modo che un giorno possa  unirsi con l’anima umana  di tutta l’umanità terrena quale suo archetipo spirituale o Sé superiore, cosicché venga creata quella nuova fratellanza universale che deve fondarsi sul pieno rispetto reciproco e sulla vera  libertà e vero amore cosmico umano.  Per poter realizzare questo impulso micheliano, occorre mettere in pratica i consigli che troviamo nei quattro libri fondamentali della Scienza antroposofica, già  menzionati precedentemente e dove in modo particolare nel libro L’Iniziazione, possiamo trovare alcune indicazioni di sviluppo morale necessario alla nostra perfezione ed elevazione spirituale per essere dei degni rappresentanti dell’Antroposofia sulla Terra, tra cui alcune di esse cui reputo più pertinenti e importanti al nostro sviluppo occulto, cioè:

  • «Un determinato atteggiamento fondamentale dell’anima deve servire d’inizio, [alfine di conquistare delle qualità superiori]. L’occultista chiama questa disposizione fondamentale il sentiero della venerazione, della devozione, di fronte alla verità e alla conoscenza. Soltanto chi possiede questa disposizione fondamentale può divenire discepolo dell’occultismo» (dal libro L’Iniziazione pag.17)
  • «Il discepolo deve in determinati momenti esercitarsi a imparare ad ascoltare con cura, i pensieri più contraddittori, astenendosi da qualsiasi approvazione e soprattutto da ogni giudizio sfavorevole (…). Egli deve per esempio ascoltare il parere di uomini che, per un aspetto qualsiasi, siano molto inferiori a lui, facendo tacere in sé ogni sentimento della propria superiore conoscenza o capacità (…). Se si esercita così ad ascoltare senza critica, anche quando viene esposta un’opinione completamente opposta alla sua, anche quando si svolgono dinanzi a lui le cose più sbagliate, egli impara a poco a poco a fondersi completamente con l’essere delle altre persone, a compenetrare completamente in esso»  (Ibidem pag. 43).

Se riflettiamo profondamente su queste due massime antroposofiche, possiamo dire che ogni antroposofo così come qualunque uomo che partecipi idealmente a una qualsiasi attività della vita terrena sia essa filosofica, religiosa o altro in comune con gli altri, se tende a sviluppare in sé pensieri di devozione e di venerazione nei riguardi della verità e della conoscenza, il suo atteggiamento nei riguardi degli altri dovrebbe essere quello di agire col suo pensare, sentire e volere, nel pieno rispetto reciproco tra uomini che liberamente si uniscono insieme per vivere anche soltanto per poco tempo, in modo libero, lo stesso ideale di amore che li accomuna, vale a dire: «L’amore per conoscenza, ossia l’amore per l’Essere Antroposofia». La quale è ciò che stimola in noi la voglia di stare insieme, di collaborare per lo sviluppo di una comunità morale che possa darci la possibilità di  vivere idealmente insieme lo stesso scopo comune, che non sia soltanto quello di anelare alla conoscenza del Sé spirituale, ma anche quello di realizzare sulla Terra una libera comunità spirituale che si fondi sul rispetto e l’amore reciproco. Se dunque abbiamo accolto nel modo giusto l’Antroposofia, dovremmo avere accolto in noi, di conseguenza, anche l’impulso del Cristo, il quale ci permetterà di realizzare nelle serate di studio in comune, il vero impulso del culto rovesciato e il vero principio umano della formazione e preparazione di una comunità universale che più si adatta al nostro quinto periodo dell’anima cosciente, in vista del  nuovo evento del Cristo eterico. Come sappiamo la Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, ci annuncia la seconda venuta del Cristo nell’ambito elementare (astrale) della nostra Terra nella «Sua veste eterica luminosa». Questa possibilità d’incontrarlo per la prima volta sul piano astrale adiacente alla Terra, è iniziato circa dall’anno 1930 e durerà ancora per circa tremila anni in cui l’umanità deve prepararsi ad accoglierlo e saperlo riconoscere e distinguere dall’immagine luminosa di Lucifero, il quale è il portatore di luce, ma non è la vera luce spirituale del Cristo, in ciò consiste anche la missione dell’Antroposofia e degli antroposofi di preparare gli uomini attraverso la divulgazione della conoscenza della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico.

Dopodiché quando l’umanità si sarà maggiormente elevata, avrà una seconda possibilità d’incontrare il Cristo sul piano Celeste (la sfera planetaria) nel Suo corpo Astrale, e  infine, in un periodo evolutivo ancora più remoto, l’umanità avrà la possibilità di conoscere la vera natura spirituale del Cristo quale «Io Sono Cosmico», sul piano della ragione (la sfera delle stelle fisse). Inoltre, la Scienza antroposofica, ha il compito di preparare per il sesto periodo futuro (in vista della discesa sulla Terra per un’incarnazione fisica completa) il successore del divino Buddha Gautama cioè, il «Bodhisattva Maitreya» che sarà il primo buddha umano cristiano al servizio del Cristo. Egli è il nuovo Bodhisattva successore del Buddha che essendo un’Entità umana elevatissima, non ha bisogno di incarnarsi in un corpo terreno essendo già molto avanzato nei riguardi dell’evoluzione normale dell’umanità attuale. Perciò ogni cento anni circa, egli sceglie una Personalità umana tra le più evolute e s’incorpora nel suo corpo astrale, ispirando la sua «Dottrina» per un  periodo di 5000 anni. Trascorsi i 5000 anni e all’avvicinarsi del tempo in cui deve realizzare la sua dottrina, il bodhisattva Maitreya  deve scendere come uomo tra gli uomini sulla Terra, e deve per questo scegliere una coppia di genitori in modo che possano generare un corpo umano adatto a esplicare le sue facoltà bodhisattviche, cosicché egli possa percorrere  il grado di «buddha umano».27 Egli deve in tal modo percorrere la via bodhisattvica fino a realizzare attraverso la sua dottrina l’«Illuminazione spirituale», in modo che le nuove facoltà umane diventino patrimonio evolutivo dell’intera umanità. La sua prima incorporazione avvenne nel 1° secolo a.C. nel corpo astrale del maestro degli Esseni «Yeshua Ben Pandira» (Gesù di Panthera, tanto confuso sia da Celso sia dalla stessa E. P. Blavatsky, con Gesù di Nazareth) il quale fu l’annunciatore del Cristo nella sua discesa in un corpo fisico. La prima incorporazione invece dopo l’evento del Cristo, avvenne tramite la personalità di Mani il fondatore del «manicheismo», uno dei più alti iniziati cristiani appartenente alla «loggia dei Bodhisattva umani» che nel Vangelo di Matteo nasce come figlio di una vedova di Naim, resuscitato dal Cristo. Nel nostro tempo il bodhisattva Maitreya, si presenta come annunciatore del Cristo nel corpo eterico sul piano astrale adiacente alla Terra, avvenuto secondo Rudolf Steiner  dal 1902 in poi per le anime più evolute e, durerà ancora per circa tremila anni.

Rudolf Steiner sacrificò i suoi involucri animici spirituali mettendoli al servizio del nuovo Bodhisattva in assenza di un uomo evoluto che avrebbe dovuto incorporare, ma che in quel momento evolutivo non fu possibile trovare a causa del troppo materialismo sviluppatosi nella civiltà occidentale, per cui fu necessario che il bodhisattva Maitreya chiedesse la collaborazione di un altissimo iniziato che lo aiutasse  a portare a termine la sua missione. Per questo diversamente dai suoi predecessori, dove la personalità umana che era incorporata dal Bodhisattva si modificava sia interiormente sia esteriormente assumendo spesso un aspetto fisionomico diverso fin nel corpo fisico, Rudolf Steiner al contrario non venne mai sostituito dall’Io bodhisattvico del Maitreya come avveniva di solito nelle personalità che incorporava, ma i due Io convissero insieme simultaneamente senza alcun cambiamento esteriore, facendosi ispirare dalla «saggezza divina» dietro di cui agiva la totalità dei Bodhisattva che nel mondo occidentale conosciamo come «Spirito Santo». È tramite questa saggezza divina che Rudolf Steiner poté rinnovare i misteri cristiani rivelando non solo la nuova venuta del Cristo eterico, ma unendoli diversi anni dopo ad altre correnti esoteriche spirituali confluite insieme durante la “Posa della Pietra di Fondazione della Società Antroposofica Universale” il 25 dicembre del 1923/4 a Dornach in Svizzera, quale nuovo  esoterismo cristiano-rosacruciano a orientamento antroposofico. L’incorporazione del bodhisattva Maitreya nei confronti di Rudolf Steiner avvenne pertanto, completamente in modo diverso dalla circostanza in cui le personalità umane sono scelte dal Bodhisattva secondo il principio karmico universale. Egli sacrificò il suo corpo astrale lasciandosi ispirare coscientemente dal Maitreya affinché potesse compiere la missione di salvezza dell’umanità che diventava sempre più preda delle forze arimaniche e più tardi, alla fine del secolo XX,  anche da quelle «asuriche».28  Egli si lasciò ispirare senza che avvenisse appunto  lo scambio di personalità, dove l’io terreno veniva per qualche tempo come dire estromesso, messo da parte nel mondo astrale, ciò che invece permise a Rudolf Steiner quale altissimo Iniziato cristiano rosacruciano, di unire le due correnti spirituali: «La corrente orientale dei Bodhisattva e la corrente occidentale cristiana  rosacruciana, sulla base del nuovo impulso antroposofico quale realizzazione appunto della “Pietra di Fondazione dell’amore”.  durante il convegno di Natale 1923/24. (Vedi di Sergej O. Prokofieff29 sul bodhisattva Maitreya, “Rudolf Steiner e i Maestri del cristianesimo moderno” e  “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo”;  Widar Edizioni).

Volendo approfondire meglio quest’aspetto dell’incorporazione del Bodhisattva nei confronti di un uomo normale, ma che sia in grado appunto di sopportare il fuoco divino bodhisattvico,  diciamo che una personalità umana maggiormente evoluta viene scelta dal Maitreya non prima che abbia compiuto i trent’anni di età. Vale a dire che solo dopo aver compiuto i trent’anni l’uomo in questione viene scelto e incorporato dall’Io bodhisattvico che trasforma in parte, la natura animica della personalità umana assunta. Dopodiché quando il Bodhisattva termina la sua missione terrena avviene di nuovo lo scambio col vecchio Io umano che prende di conseguenza di nuovo la padronanza dei suoi organi costitutivi umani che a loro volta, hanno ricevuto una perfezione ed elevazione particolare per la presenza delle forze bodhisattviche cui anche la Personalità umana n questione, sarà a sua volta più evoluta. Sergej O. Prokofieff  in un altro suo libro “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo e le forze occulte di opposizione” sottolinea in modo molto chiaro quest’aspetto di collaborazione tra il Maitreya e Rudolf Steiner, sull’unione delle due correnti spirituali, dove appunto scrive:

«Rudolf Steiner  in quel periodo fu sì ispirato dal bodhisattva ma Egli non era il Bodhisattva e ancor meno una reincarnazione di Jeshu Ben Pandira. Un’identificazione dell’individualità di Rudolf Steiner con l’individualità del Bodhisattva Maitreya sarebbe quindi un grosso errore. Rudolf Steiner apparteneva sin dall’inizio unicamente e solo alla corrente rosicruciana, la principale corrente del cristianesimo esoterico. In seguito all’azione comune per tre anni (dal 1910 al 1913) con il Bodhisattva sul piano occulto ebbe tuttavia luogo un evento importante: la corrente occidentale rosicruciana e la corrente orientale del Maitreya confluirono nella loro essenza. Questo fu compiuto dal grande Iniziato cristiano Rudolf Steiner, il quale unì definitivamente entrambe le correnti sulla Terra sotto il segno del loro comune servizio per il Cristo eterico. Per cui, a ragione, Egli poté dire nel 1911: «La corrente del [futuro] Maitreya Buddha e la corrente occidentale, che si collega a Cristian Rosenkreutz, agiscono quindi insieme». Infatti, da allora agiscono insieme come pegno per la futura unione dell’occidente con l’oriente, (pag. 97-98)».

Dobbiamo sapere che ogni facoltà umana conquistata dall’umanità, affinché possa diventare un bene comune per tutti gli uomini deve essere prima conquistata sul piano fisico da un esemplare umano, in questo caso dal Bodhisattva che ha ricevuto la missione dal mondo spirituale e ha ispirato agli uomini per l’arco di cinquemila anni la sua “Dottrina”. Nel mondo spirituale superiore (il mondo della Provvidenza o del Buddhi) al servizio e intorno al Cristo, Rudolf Steiner riferisce che ci sono dodici Bodhisattva che appartengono alla terza gerarchia divina che va dagli Angeli, Arcangeli  e Archai che a loro volta ispirano sul piano umano, degli uomini più evoluti (i bodhisattva umani) i quali,  si offrono  sacrificando la loro natura animica spirituale per essere ispirati come messaggeri umani. Perciò la dottrina dei Bodhisattva risulta molto difficile e complessa poiché appartengono a essi diverse categorie, sia divine e sia umane che occorre saper distinguere. Il voler affrontare completamente la «dottrina dei Bodhisattva», ci porterebbe troppo lontano dal nostro tema e oltretutto, sarebbe necessario avere già una nozione elementare dei concetti fondamentali dell’Antroposofia esposti nei quattro libri che abbiamo menzionato, cercheremo perciò di sintetizzare quel tanto, da dare una conoscenza nozionale e per cui poco esaustiva nella sua complessità di questa tematica sui Bodhisattva.

Occorre distinguere due categorie di Bodhisattva: «I Bodhisattva divini di natura cosmica e i Bodhisattva umani di natura microcosmica. I primi appartengono alla categoria divina di cui: «Gli Angeli ai Buddha Celesti, gli Arcangeli ai Bodhisattva Celesti e le Archai o Spiriti della Personalità ai Dhyani Buddha Celesti. Queste tre categorie della terza gerarchia spirituale, formano un tutt’uno con  il principio dello Spirito Santo che agisce in loro come Saggezza lunare  nell’ambito del cosmo astrale da dove essi operano attraverso le Individualità bodhisattviche umane più evolute. Per meglio chiarire quest’aspetto, va detto che la categoria dei Bodhisattva Celesti superiore non s’incarnano mai sul piano fisico ma ispirano le Individualità bodhisattviche umane evolute che lavorano in modo cosciente come fanno gli Angeli, alla completa trasformazione del loro corpo astrale in Sé spirituale, che a loro volta, s’incorporano ogni cento anni in Personalità umane più evolute, ispirando la loro Dottrina o un aspetto della verità dell’Altissimo Spirito solare o Io Sono l’Io Sono, la cui più alta manifestazione avviene nell’ambito della sfera del Budhi.30 L’umanità non potrebbe  comprendere la Saggezza divina  nel suo aspetto unitario universale, per cui viene suddivisa in dodici aspetti accolti da dodici Bodhisattva presenti sul piano del Budhi che, in un certo qual modo, quelli più  rappresentativi appartengono alla categoria degli Arcangeli che operano verso il basso ispirando gli Angeli, mentre dall’alto sono aiutati dalle ispirazioni degli Archai. Quando si avvicina il tempo in cui il Bodhisattva percorre il cammino sopra citato di buddha umano un Bodhisattva Celeste ossia un Arcangelo, scende di livello ispirandolo e incorporandolo fin nel corpo eterico, cosicché possa realizzare la sua dottrina sul piano terreno per dare all’umanità delle nuove facoltà spirituali, alfine di comprendere un nuovo aspetto cosmico del Cristo. Sei Bodhisattva sono scesi  per preparare la via all’incarnazione del Cristo e altri sei Bodhisattva devono ora ispirare la conoscenza del Cristo; quando l’ultimo Bodhisattva ispirerà l’ultimo aspetto della Sapienza divina, i tempi cosmici della Terra termineranno e l’umanità conoscerà allora che cos’è il Cristo. In questi concetti così complicati occorre che il nostro  pensiero non sia troppo rigido, ma che impari come dire a uscire dal concetto della incompenetrabilità tra due corpi fisici terreni e cerchi di afferrare l’immagine che nel mondo spirituale due o più corpi possono compenetrarsi simultaneamente, vale a dire che possono coesistere nello stesso spazio più Entità spirituali. Perciò quando diciamo che il Bodhisattva umano scende sul piano fisico per realizzare la sua dottrina, dobbiamo pensare (secondo le comunicazioni di Rudolf Steiner) che il bodhisattva oltre a essere ispirato dal suo Angelo guida, egli è ispirato contemporaneamente anche da un Arcangelo e a volte persino da un Archai e da Entità spirituali fino alla seconda gerarchia, cioè gli Spiriti della Forma (Exusiai, Elohim, Potestà), gli Spiriti del Movimento (Dynameis, Virtù) e gli Spiriti della Saggezza (Kyriotetes, Dominazioni). 

Il Maitreya Buddha, secondo alcune indicazioni esoteriche concordanti sia della corrente orientale buddhista sia di quella occidentale rosicruciana, s’incarnerà fra circa 5670 anni dopo il Buddha storico Shakyamuni cioè  il principe Siddhārtha Gautama, vale a dire circa 5000 anni d.C.; per cui da un semplice calcolo di 5000 – (1413+2160 = 3573) = 1427 anni, cioè circa l’ultimo terzo del sesto periodo di cultura della quinta Epoca.  La data concorda più o meno con la conoscenza che ne dà la Scienza antroposofica cui afferma che il Bodhisattva Maitreya, s’incarnerà fra circa 2500 o 3000 anni dopo la fine del nostro quinto periodo di cultura. Facendo ancora un semplice calcolo diciamo che sono passati 610 anni del nostro quinto periodo di cultura, cui ne occorrono ancora 2160 – 610 = 1550 anni per terminare; se sottraiamo 3000 – 1550 =  1450 circa, più meno lo stesso sesto periodo di cultura indicato dall’occultismo buddhista, cioè alla fine del quinto millennio. Tuttavia, occorre comunque sempre tener presente che i tempi spirituali non sono sempre così rigidi come quelli terrestri,  non sempre essi concordano esattamente sullo stesso piano spirituale-fisico; per cui l’evento può avvenire sia prima o dopo, a seconda delle circostanze karmiche dell’evoluzione umana sul piano fisico. Il Bodhisattva Maitreya sarà il settimo Buddha dopo l’illuminazione del grande Buddha Gotama e userà la potenza della parola per istruire i suoi discepoli in modo magico, senza l’uso del pensiero concettuale. Vale a dire che in quel sesto periodo evolutivo,31  la conoscenza della verità, sarà accolta senza l’ausilio del pensiero concettuale, ossia  verrà accolta  direttamente dall’anima umana, attraverso un atto magico della potenza del logos del Bodhisattva.   Cioè la parola magica del Maitreya Buddha, sarà accolta tramite una sorta d’intuizione cosciente da quelle anime più evolute che preparandosi fin da ora avranno raggiunto insieme allo sviluppo dell’anima cosciente, un alto grado della coscienza morale in modo da ricevere dall’alto del mondo angelico un principio del Sé spirituale. E affinché ciò possa realizzarsi devono essere formati degli uomini che possano già da ora sviluppare e trasformare il pensiero razionale in un pensiero intellettuale veggente o immaginativo; certamente ciò potrà realizzarsi solo attraverso un lavoro spirituale cosciente e secondo il proprio karma individuale già nel corso di questa incarnazione, oppure nella prossima. Ciò comunque rientra  nello sviluppo normale di tutta l’umanità nel prossimo futuro, dove il pensiero umano verrà trasformato da pensiero intellettuale concettuale in pensiero intellettuale d’immagine, sia che l’uomo ne sia cosciente sia che avvenga in modo incosciente. Certamente sarà diverso se abbiamo già iniziato a lavorare spiritualmente su noi stessi già in questa incarnazione, oppure no; è come se a un bambino vengano impartite delle nozioni scolastiche adeguate in modo da prepararlo a frequentare il primo anno di scuola elementare.

È quindi della massima importanza che nel nostro periodo l’umanità possa risvegliarsi spiritualmente e intraprenda un cammino cosciente di conoscenza in modo da sviluppare appunto quelle facoltà spirituali superiori che urgono nel nostro tempo, ossia lo sviluppo dell’anima cosciente e la vera fede verso il divino in noi, cioè verso ciò che abbiamo appreso dal motto paoliniano: “Non io ma il Cristo in me”. Questa è la speranza dei  Maestri di Saggezza che guidano sia l’evoluzione occidentale che quella orientale e che sperano appunto che possa realizzarsi nell’ambito di tutte le comunità e movimenti spirituali, la formazione di quelle anime che possano essere idonee ad accogliere la Parola magica del Maitreya che deve venire. È questo il compito più importante che occorre prendere coscienza in tutti i gruppi di studio antroposofici locali che sono parte della Società Antroposofica Universale di Dornach, affinché l’Antroposofia possa espandersi sempre più nel nostro periodo attuale, in modo di aiutare l’umanità a sviluppare nel modo giusto l’anima cosciente che deve realizzarsi  entro la fine del quinto periodo, come già menzionato. Questo ha come scopo di preparare nello stesso tempo come citato, delle anime più evolute alfine che posano essere in grado di accogliere  nel prossimo sesto periodo di cultura, il dono che dall’alto del mondo angelico, scenderà sull’anime umane quale principio del Sé spirituale come una sorta di nuova “Pentecoste” e quale compimento delle parole del Cristo: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà» (Gv 16,12-14).  (10. continua)

Collegno   giugno  2013                                                               Antonio  Coscia

Agg.        dicembre 2020

Note   Antroposofiche

27   Quando si avvicina il tempo in cui il Bodhisattva ha divulgato la sua “Dottrina” nell’arco di cinquemila anni, egli deve ora incarnarsi sul piano fisico in un corpo fisico appositamente creato per lui da una coppia di genitori e dovrà percorrere il grado che Rudolf Steiner chiama “Buddha umano”. Vale a dire  che ora deve realizzare la facoltà spirituale di ciò che ha divulgato per cinquemila anni con il suo insegnamento morale, in modo  che  possa diventare patrimonio di tutta l’umanità; per dirla in breve deve realizzare l’Illuminazione spirituale similmente al suo predecessore il Buddha Gautama cosicché ogni uomo possa a sua volta realizzarla individualmente. Con questo egli ha finito di essere legato alle incarnazioni terrene lasciando per sempre il piano fisico;  d’ora  in poi può agire da piani spirituali superiori tramite il suo corpo astrale purificato ispirando uomini evoluti per il bene dell’evoluzione terrena.  Vedi anche la nota (8).

28  Gli asura sono spiriti degli ostacoli appartenenti alla gerarchia delle Archai o spiriti della Personalità rimasti indietro nella prima incarnazione della nostra Terra o del nostro sistema solare, sull’antico Saturno. Il nostro sistema solare o possiamo anche dire il nostro Sole con tutti i suoi pianeti, nasce come pianeta tre eoni prima della nascita dell’eone terrestre, cioè all’inizio dello sviluppo del primo stato di coscienza cosmico in cui l’uomo, era un minerale costituito esclusivamente di calore, mentre la sua essenza divina spirituale riposava ancora nel grembo della Divinità creatrice. In quell’eone antico in cui tutto e tutti gli esseri, erano immersi nel calore, le Archai attraversavano il loro gradino umano di cui però, non tutti riuscirono a superarlo e salire al rango angelico, alcuni restarono indietro fino allo stato attuale terrestre. Pertanto, oggi abbiamo delle archai-uomo, rimasti indietro di ben quattro eoni! per cui sono, di fatto, dei terribili «maghi neri». Essi si fanno servi della più malefica Entità spirituale del nostro mondo planetario, ossia dello spirito solare dell’ostacolo chiamato «Sorat», che è definito dall’apocalista  Giovanni, l’anticristo  del Sole-Cristo com’è rivelato nell’Apocalisse, il cui numero d’uomo è 666. Il male aumenterà sempre più durante il procedere della nostra evoluzione umana e siccome questo spirito soratico non può entrare direttamente nella nostra evoluzione, egli lo fa attraverso le tre correnti dell’ostacolo, ossia: la corrente luciferica dal capo Lucifero (Diavolo), la corrente arimanica dal capo Arimane (Satana, o Mefistofele) e in modo particolare, da quella degli asura o spiriti delle tenebre. L’unica protezione contro questi maghi neri, è la «forza morale» e l’impulso del Cristo, poiché occorrerà fare molta attenzione durante lo sviluppo della nostra anima cosciente a non lasciarci sedurre da questi spiriti malefici, in quanto tutto ciò che essi riusciranno a strappare dall’anima umana quale esperienza del nostro Io terreno,  non potrà mai più essere recuperato; vale a dire che quella parte di esperienza umana che essi estirperanno dall’io terreno, non potrà mai più esserci restituita e ciò potrà comportare che alla fine dell’evoluzione terrestre, l’Io umano potrà evidenziare in sé una parte lesa, non perfetta! (vedi “Influssi luciferici, arimanici e asurici” da O.O. 137, conf, di Rudolf Steiner tenuta a Berlino, il 22 marzo 1909).

29    Sergej O. Prokofieff  è stato uno dei migliori allievi e discepolo di Rudolf Steiner  avendo dedicato maggior parte della sua vita per la divulgazione dell’Antroposofia e del cristianesimo-rosicruciano. Egli nacque il 16 gennaio del 1954 in Russia a Mosca ed è morto di una grave malattia il 26 luglio del 2014 in Svizzera a Dornach. Ha studiato pittura e storia dell’arte all’Istituto Superiore d’Arte di Mosca e per molti anni ha svolto un’intensissima attività di scrittore e conferenziere in tutto il mondo. Dalla Pasqua del 2001 è stato membro della Presidenza della Società Antroposofica Universale al Goetheanum di Dornach in Svizzera. Ha scritto diversi libri su questo tema dei nuovi misteri cristiani-rosacruciani, sui Bodhisattva e sulla fondazione della Pietra di Fondazione (vedi catalogo della casa editrice Widar o quello della casa editrice Antroposofica di Milano).

30    Il mondo del Budhi è il mondo degli Archetipi o anche mondo dell’Akasha la memoria universale situata oltre il mondo stellare, la quale è chiamata in occidente anche “Mondo della Provvidenza”, laddove lo Spirito Santo e il Cristo si manifestano come sorgente di “Luce e Vita universale” cui i Bodhisattva umani accolgono  durante la vita da morte a nuova nascita, uno dei dodici aspetti del Cristo facendolo fluire nell’umanità durante la loro vita terrena come “Dottrina” durante l’arco di cinquemila anni.  

31    Vedi la nota (9).

Il Libro quale Maestro moderno e l’Essere Antroposofia IX

Paolo Veneziano – Coro di Angeli

«Il discepolo deve in determinati momenti esercitarsi a imparare ad ascoltare con cura, i pensieri più contraddittori, astenendosi da qualsiasi approvazione e soprattutto da ogni giudizio sfavorevole (…). Egli deve per esempio ascoltare il parere di uomini che, per un aspetto qualsiasi, siano molto inferiori a lui, facendo tacere in sé ogni sentimento della propria superiore conoscenza o capacità (…). Se si esercita così ad ascoltare senza critica, anche quando viene esposta un’opinione completamente opposta alla sua, anche quando si svolgono dinanzi a lui le cose più sbagliate, egli impara a poco a poco a fondersi completamente con l’essere delle altre persone, a compenetrare completamente in esso». Rudolf Steiner, dal libro L’Iniziazione

9. L’Antroposofia e il culto rovesciato II

Come possiamo vedere dalle parole citate, Rudolf Steiner ci dice che pur conoscendo in modo teorico il mondo spirituale attraverso la conoscenza che accogliamo tramite la Scienza dello Spirito, non possiamo conoscerlo mai del tutto in modo reale fino a che non ci risvegliamo all’elemento, animico dell’altro uomo. Possiamo anche aggiungere che resta pressoché impossibile realizzare nell’ambito del gruppo di studio la giusta armonia che occorre per elevarci al mondo angelico tramite il culto rovesciato. Mentre nel culto religioso cattolico gli Angeli scendono verso il basso della comunità raccolta durante la preghiera comune presieduto dal sacerdote nel rituale della messa, nelle serate di studio avviene il contrario, ossia è il gruppo che in un atteggiamento armonico dialogico, sale verso la sfera angelica tramite il puro pensiero dei contenuti antroposofici.  Ma per arrivare a che insieme si possa salire verso l’alto del mondo angelico, occorre trovare innanzitutto prima in noi, quella forza morale in grado di risvegliarci all’animico dell’altro uomo tramite il dialogo che possiamo trarre dallo studio del libro in comune, dei contenuti  antroposofici.

Certamente il libro bisogna studiarlo e studiarlo molto, ma nelle serate di gruppo sarebbe più auspicabile ci avverte Rudolf Steiner, dare più spazio al dialogo, al rapporto da uomo a uomo, utilizzando il libro solo per un aiuto mnemonico del tema che stiamo studiando. Egli ammoniva affinché gli antroposofi, (ieri come oggi) sviluppassero il giusto atteggiamento sacrale con il libro, in modo che la saggezza di Michele non si riducesse a un’astratta e fredda lettera morta ma che, fosse nobilitata, vivificata e riscaldata, da cuori che possano ardere d’amore per l’essere Antroposofia. Solo in questo modo oggi è possibile evitare lunghe e accese discussioni e contrasti che a volte, si manifestano nei gruppi di studio antroposofici per la mancanza di rispetto morale dell’altrui pensiero. Quando cioè qualcuno inibisce con aggressività l’intervento  altrui limitando in tal modo la libertà di manifestare la propria opinione che non si accorda con la nostra; oppure a una domanda che a tutta prima può sembrare alquanto sciocca, ma che a volte, si rivela più saggia di un altissimo pensiero dalla fredda logica intellettuale, arimanico appunto! E ancora  nel  libro citato che Rudolf Steiner a questo riguardo dice:  «Ci si deve educare ad accettare con assoluta calma anche ciò con cui non si concorda minimamente, e non solo con altezzosa sufficienza ma tollerandolo nell’intimo come legittima espressione dell’altra persona» (Formazione di Comunità  pag.117).  Come possiamo capire, egli ci esorta nelle divergenze di opinioni che non si accordano con la nostra, di essere tolleranti, cercando con la calma e la comprensione, il giusto punto di vista nel pieno rispetto reciproco, in modo che la verità sia ricercata attraverso il dialogo e non tramite dogma assolutistici, giacché la verità nel mondo umano non può che essere relativa. La pura verità difatti, contrariamente a ciò che ognuno possa pensare, è nella sua vera essenza un “essere pensiero reale”, un essere divino che costringerebbe l’uomo a una totale obbedienza dogmatica nel suo pensare, sentire e volere, cosicché questi verrebbe limitato  dalla “rivelazione divina” nella sua libertà individuale di uomo imperfetto. Pertanto, non possono esserci delle verità assolute nell’ambito della comunità antroposofica, poiché cozzerebbe contro il principio su cui Rudolf Steiner ha sempre insistito, vale a dire quello di non accogliere mai nulla di scontato, nemmeno le sue parole, in modo dogmatico e assoluto. Egli ci esorta ad aprirci con fiducia alle verità antroposofiche, ma, vagliandole nello stesso tempo con la ragione e col sano intelletto umano, sapendo che queste sono valide solo per un certo periodo, oltre il quale subentrano altre forme più evolute che vanno accolte  su un piano superiore di coscienza.

E a questo riguardo ci ha lasciato nel libro l’Iniziazione O.O.10, moltissimi esercizi morali  per progredire innanzitutto nell’ambito della convivenza umana con gli altri e rafforzando nello stesso tempo il nostro io umano. Cosicché purificando e dominando sempre più il corpo astrale (sede originaria dove nascono le nostre brame, i desideri, le passioni, ecc.) attraverso una severa e seria autodisciplina, possiamo arrivare a realizzare in noi quelle forze morali che ci occorrono per superare le prove nell’ambito della comunità sociale, preparandoci per l’ingresso nel mondo astrale. Ci occorrono pertanto quelle forze d’animo che Rudolf Steiner nel libro menzionato ci avverte di sviluppare nel modo giusto, cosicché possiamo sopportare alla “soglia” l’incontro con i guardiani26, ossia con le entità demoniache che cercano di impedirci di entrare in modo cosciente nel mondo spirituale fino a che non siamo abbastanza maturi da varcare appunto la soglia animica. Detto in modo succinto si tratta delle figure spettrali che incontriamo sia nel mondo eterico come doppio arimanico, sia nel mondo astrale come “il piccolo e il grande guardiano”, che ci si pongono davanti in tutta la loro tragica bruttezza impedendoci di entrare e che riconosciamo essere noi stessi, o meglio, ciò che del nostro carattere negativo non siamo riusciti a purificare e a perfezionare in tutte le nostre vite terrene precedenti, generando appunto una contro-immagine astrale, un negativo di noi stessi. Occorre  dire che diversamente  dal nostro doppio arimanico, il doppio astrale o “Guardiano della Soglia”, una volta superata la sua orrenda bruttezza diventa la nostra guida nel mondo astrale aiutandoci a superare i pericoli e gli ostacoli cui l’anima può andare incontro nel mondo delle anime, così da giungere senza danni psichici all’incontro col Sé spirituale.

Per questo occorre ancora qui ripetere l’importanza d’imparare a trovare il giusto accordo dialogico con gli altri cercando di esprimere la nostra opinione evitando il confronto cui ci porrebbe nettamente in contrasto, creando un divario che tenderebbe a separare l’unità armonica  del gruppo che dovrebbe al contrario regnare, per il giusto atteggiamento cultico. Non si tratta quindi di doverci confrontare culturalmente con i soci del gruppo, ma l’intervento deve tendere a un mutuo arricchimento spirituale offrendo con amore la nostra esperienza conoscitiva dell’antroposofia,  alfine di aiutare l’anima del gruppo (che si crea durante lo studio insieme), a elevarsi spiritualmente al mondo angelico dove può incontrare il nostro Angelo, guida. Non dovremmo mai dimenticare che un gruppo antroposofico così come la Società Antroposofica universale, è costituita da uomini liberi, e che liberamente tendono a realizzare una comunità di uomini che si basi sul principio dell’amore cosmico e di una fratellanza spirituale universale, quali semi del sesto periodo di cultura chiamato “Filadelfia”. Se riusciamo veramente a comprendere quest’atteggiamento morale e a metterlo in pratica, allora possiamo diventare dei veri discepoli di Rudolf Steiner, quei veri discepoli cui egli auspicava diventassimo, attraverso ciò che volle realizzazione attraverso l’elemento della “Pietra di Fondazione della Società Antroposofica Universale”, ossia l’amore cosmico umano. E affinché l’Antroposofia possa essere quella nuova rivelazione che prepari gli uomini a riconoscere l’impulso arimanico anticristico che aumenterà con l’eventuale incarnazione di Arimane sul piano fisico, nel primo terzo del nostro millennio come rivelatoci da Rudolf Steiner, e possa appunto rafforzarci quale comunità spirituale cristiana e non diventi una conoscenza intellettualmente arida e fredda, occorre sviluppare nell’ambito dei gruppi antroposofici l’elemento religioso del culto rovesciato. Questo possiamo realizzarlo se ci sforziamo di agire  nell’ambito dei gruppi di studio antroposofici, tramite un atteggiamento tollerante e umile che tenda a unire rispettando qualsiasi espressione di pensiero anche quando questi non si accordo con il nostro. In merito Rudolf Steiner sempre nel libro citato di “Formazione di Comunità” dice:

«Il discepolo deve in determinati momenti esercitarsi a imparare ad ascoltare con cura, i pensieri più contraddittori, astenendosi da qualsiasi approvazione e soprattutto da ogni giudizio sfavorevole (…). Egli deve per esempio ascoltare il parere di uomini che, per un aspetto qualsiasi, siano molto inferiori a lui, facendo tacere in sé ogni sentimento della propria superiore conoscenza o capacità (…). Se si esercita così ad ascoltare senza critica, anche quando viene esposta un’opinione completamente opposta alla sua, anche quando si svolgono dinanzi a lui le cose più sbagliate, egli impara a poco a poco a fondersi completamente con l’essere delle altre persone, a compenetrare completamente in esso» (ibidem pag. 47).

Riassumendo diciamo che quando partecipiamo con gli altri nell’incontro di studio dell’Antroposofia,  occorre anzitutto che prima di entrare nel luogo dove studiamo la Scienza dello Spirito dobbiamo spogliarci dei nostri problemi personali  in modo che possiamo armonizzarci col gruppo di studio, altrimenti potremmo essere causa d’intolleranza e incomprensione dovuto al nostro atteggiamento disarmonico. Ciò potrebbe determinare di conseguenza di non riuscire a cogliere  i frutti desiderati, ossia quello di vivere una serata di studio insieme per coltivare il giusto ideale antroposofico alfine di poterci innalzare  al mondo angelico, in una sorta di culto rovesciato. Perciò, per essere riempiti dalla luce del nuovo spirito pentecostale occorre che prima di riunirci nello studio in comune con gli altri, dobbiamo imparare a svuotarci mentalmente da qualsiasi preoccupazione che possa assillarci e renderci faziosi e intransigenti nei riguardi degli altri. Occorre sforzarsi di allontanare da noi tutti quegli atteggiamenti di scontentezza, d’inquietudine e insoddisfazioni che la vita ci mette di fronte come prove karmiche del destino che in fondo, abbiamo scelto noi stessi durante la vita da morte a nuova nascita, cui fanno sì che diventino in noi forze aggressive e intolleranti.  Se vogliamo sviluppare nel gruppo di studio quell’atteggiamento di sacra religiosità nel voler tendere al culto rovesciato, dobbiamo ritrovare in noi l’ardore e l’entusiasmo per l’Antroposofia e il giusto rapporto con il nostro Maestro Rudolf Steiner, che dal mondo spirituale potrà esserci vicini tramite la sua presenza animica. Se sapremo appunto  svuotarci così come avviene quando ci prepariamo nel modo giusto nella pratica della meditazione individuale quotidiana, allora saremo pronti per realizzare attraverso lo studio in comune una sorta di meditazione di gruppo, la quale può elevarci verso il mondo degli Angeli, per essere riempiti nell’anima dal fuoco innovatore dello Spirito  Santo.

Attraverso questo reale incontro animico tra noi,  possiamo superare  tutte quelle cause di dissenso o di scontro che inevitabilmente avvengono nei gruppi e nell’ambiente antroposofico a causa del nostro karma antico, e che molto spesso è causa di opinioni divergenti che nascono su di uno stesso concetto antroposofico. Dobbiamo invece imparare a vedere quello stesso concetto antroposofico se possibile, da un punto di vista diverso, evitando così di liberare forze negative represse a causa del nostro io che non domina il corpo astrale, inibendo e dando così spazio alle entità dell’ostacolo di trascinare in basso nel mondo sub-umano arimanico, l’anima comune del gruppo di studio. Non dimentichiamo che l’io è il centro dell’entità umana e che può rafforzarsi solo attraverso un giusto rapporto con gli altri.  Inoltre, l’allievo dello spirito  che voglia seguire il cammino esoterico cristiano-rosicruciano cui viene descritto nel libro «L’Iniziazione», deve imparare a sviluppare innanzitutto  il giusto equilibrio interiore tramite ciò che Rudolf Steiner ci indica innanzitutto come sviluppo della facoltà della devozione; alla quale egli dedica all’inizio del libro, ben sei pagine! Ed è ancora in questo stupendo libro che  egli  esprime l’importanza vitale per l’allievo dello spirito, a prendere coscienza coltivando la “devozione e venerazione” verso il mondo spirituale laddove in una di queste pagine troviamo quella  massima morale fondamentale, per chi desidera intraprendere un cammino esoterico con gli altri, che dice:  

  • «Il discepolo dell’occultismo deve appunto cominciare dall’accogliere la devozione nella vita dei suoi pensieri. Deve sorvegliare i pensieri d’irriverenza e di critica negativa nella sua coscienza. E appunto a questo scopo deve coltivare in sé pensieri di devozione.
  • 2)  «Per ogni passo innanzi che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene». (9. continua)

Rudolf Steiner, dal libro “L’Iniziazione  (O.O. 10”- Ed. Antroposofica Milano).

Collegno,     giugno     2013                                        Antonio Coscia

Agg.          novembre   2020

Note    Antroposofiche

26     Quando il discepolo dello spirito è pronto per entrare nel mondo spirituale per unirsi al Sé Spirituale  o al suo Io Superiore,  in quanto formano un’unità congiunta, deve prima attraversare degli stati animici o porte animiche, dove come dire, all’entrata sono protette da entità animiche astrali che assumono le sembianze di ciò che il discepolo ha determinato quale karma negativo o imperfezioni morali durante l’arco delle sue incarnazioni terrene. Ossia,  per meglio dire, il nostro Sé Spirituale si riveste delle imperfezioni del discepolo e si presenta a questi in un’immagine astrale terrificante, in modo che il discepolo prenda coscienza del suo stato d’imperfezione morale cui deve assolutamente purificare per entrare nel puro mondo dello spirito eterno. Egli deve quindi prendere  la ferma decisione che da quel momento in poi, deve, assolutamente, autosorvegliarsi  per migliorare la sua forza morale e promettere di purificare l’immagine scura e terrificante  che gli si presenta, facendo sì che diventi  del tutto luminosa.  Il processo iniziatico in sé è molto complesso da poterlo descrivere in una nota, volendo è possibile un maggior approfondimento, attraverso la Scienza dello Spirito tramite libri quali: «La Scienza Occulta O.O. 13, Teosofia O.O. 9, L’Iniziazione O.O.10, e I Segreti della Soglia O.O. 147».  Qui possiamo aggiungere che, dopo che il discepolo ha rafforzato il suo Io terreno e purificato in parte il corpo astrale, egli è maturo per uscire coscientemente dal suo corpo fisico e varcare come dire, la soglia della morte, dove a tutta prima farà l’incontro nel suo corpo eterico con le forze arimaniche cioè il suo Doppio arimanico,  che tenderà a obnubilare la sua coscienza dell’io. Dopodiché  superatolo  egli, incontrerà il suo doppio astrale o il «piccolo guardiano della soglia»  che in un’immagine oscura terrificante, gli mostrerà tutta la sua imperfezione morale karmica. Se egli supera questo guardiano  e lavora con lui alla sua purificazione e perfezione del suo essere, quando sarà ritenuto maturo dal suo Sé  o Io superiore, potrà allora incontrare il «grande  guardiano della soglia», il quale non è altro che l’immagine oscura riflessa del Cristo.