Alcuni aspetti del karma e del dolore umano IV

krishna – La predicazione sul monte Meru

«Quando Arjuna ebbe ascoltato le parole di Krishna così gli rispose: “O Signore degli Dei, Tu sei senza fine, Tu sei l’Eterno, Tu sei l’Altissimo, sei l’Essere e al tempo stesso il Non-Essere, sei il Supremo fra gli Dei, sei il più antico fra gli Spiriti, sei il più alto fra i tesori del Tutto, sei Colui che sa, sei quanto di più alto possa diventar cosciente; Tu abbracci tutto quanto esiste, Tu comprendi in Te tutte le forme che possono esistere, Tu sei il vento, Tu sei il fuoco, Tu sei la morte, Tu sei il mare dei mondi eternamente fluttuante, Tu sei la luna, Tu sei i più alto fra gli Dei, il nome stesso, il capostipite degli Dei supremi» (La Bhagavad-Gita e le lettere di Paolo, O.O. 142).

       

Alcuni aspetti del karma e del dolore umano IV

Non dobbiamo perciò concepire il nostro dolore o la nostra malattia, come un castigo divino, ma come un contrasto che gli Dei posero contro gli spiriti dell’ostacolo per salvaguardare la nostra anima, la quale rischierebbe di diventare preda nella sfera di questi spiriti luciferici e arimanici ritardatari, mentre contro gli “Asura” dobbiamo provvedervi noi. Naturalmente tutto questo deve accompagnarsi come sopra citato, da un risveglio interiore della nostra natura animica – spirituale che dovrà tendere a cristianizzarsi, cosicché possa percepire in sé la presenza divina del Cristo e superare l’angoscia animica del presente e, in modo particolare superare il nostro egoismo trasformandolo in una facoltà superiore di “abnegazione” per il mondo divino degli Dei. Quest’abnegazione o sacrificio di sé colmo di venerazione per gli Dei, ci porta a fare ancora una considerazione nei confronti del nostro Sé superiore, cioè a dire e a riflettere profondamente su di un aspetto peculiare della nostra vita umana – spirituale, ossia quello che vede il nostro Sé superiore come un’Entità intransigente che non accetta compromessi, e per questo il “calice amaro del dolore” non può mai essere allontanato da noi, ma va “consumato” fino all’ultima goccia. E come il Cristo Gesù nel “giardino dei Getsemani”, bevve il calice amaro che non fu allontanato dal Padre Cosmico, ma portato avanti con amore alfine di compiere la Volontà divina fino al sacrificio estremo della morte sulla croce, (in modo da dare all’umanità la forza della redenzione attraverso il superamento del dolore), così noi dobbiamo accogliere e accettare il dolore quale via della nostra redenzione e perfezione umana, compiendo con consapevolezza il volere del nostro Sé o Saggio superiore. Ma quanti di noi riescono ad accettare e superare il dolore come via evolutiva della coscienza libera e autonoma e quale via redentrice della nostra imperfezione e compensazione dei nostri errori (peccati) nei riguardi della comunità umana e del nostro Sé spirituale, se prima non accogliamo in noi la forza dell’amore e della dedizione attraverso l’Impulso – Cristo che ci addita l’Antroposofia? Se non siamo abbastanza forti, se ci manca la forza del Cristo, difficilmente riusciamo a superare le prove della vita senza essere schiacciati dal peso della sofferenza e del dolore fino a farci piegare le ginocchia, chiedendo di allontanare da noi il calice amaro dal nostro Io superiore.

Il Mistero dell’Io umano così come quello del Sé spirituale, sono tra i concetti antroposofici più difficili da comprendere quando ci avviciniamo allo studio dell’Antroposofia, in quanto si presentano al lettore nei diversi aspetti cosmici – umano che a volte, sfugge la loro comprensione, fino a quando non riusciamo a trovare attraverso lo studio approfondito delle diverse conferenze antroposofiche, la chiave che possa in parte svelare l’arcano umano-spirituale dei diversi aspetti dell’Io. Così come del resto nei riguardi del Sé spirituale, che a volte è menzionato da Rudolf Steiner come germe spirituale in nuce nell’uomo, quale dono dei Serafini concessoci durante l’evoluzione dell’antica Luna. A volte la stessa “Antroposofia”31 è indicata come il Sé superiore dell’uomo e in altre conferenze, il Sé spirituale è rappresentato dall’archetipo dell’umanità di cui abbiamo sopra accennato e cioè l’anima adamitica, vale a dire quella parte astrale – eterica che è simile alla natura angelica-arcangelica la quale, è sottratta ad Adamo dagli Dei, prima che quest’ultimo venga offuscato dagli spiriti dell’ostacolo, cioè Lucifero e Arimane, durante l’epoca Lemurica e ai primi tempi dell’epoca Atlantica, ossia poco prima della “caduta dal paradiso terrestre”. Nel libro “La Bhagavad-gita e le lettere di Paolo O.O. 142”, Rudolf Steiner menziona quest’anima adamitica come principio superiore del Sé spirituale che nel poema epico indiano della “Bhagavadgītā”, assume le sembianze umane del “Signore Krishna” l’altissima entità divina che guida il discepolo Arjuna verso l’ascesa del Sé spirituale.

“Quando Paolo ha la sua visione davanti a Damasco, chi gli appare è il Cristo. Ma il fulgore di luce del quale il Cristo si riveste, è Krishna. E poiché il Cristo ha assunto Krishna a proprio involucro animico, mediante il quale Egli poi continua a operare, nel Cristo che in quel momento risplende di luce, è contenuto anche tutto ciò che in passato era stato il contenuto della sublime Bhagavadgītā”; pag. 117 Ibidem.

Non è facile dunque orientarsi in questi concetti molto complicati della natura superiore spirituale dell’uomo, se non dopo un approfondito studio metodico e riflessivo della conoscenza antroposofica data dalla Scienza dello Spirito. I quali se compresi nella loro essenza spirituale, ci fanno capire che l’uomo si manifesta attraverso diverse dimensioni cosmiche fino alla sfera spirituale del “Logos”, vale a dire quella sfera spirituale superiore da dove fu accolto dagli Elohim solari come dono dalla Trinità divina, la pura essenza spirituale del Vero Io o Scintilla divina32 quale vero “nocciolo” della natura divina spirituale dell’uomo superiore. Non dobbiamo pertanto concepire il nostro Sé superiore come un autocrate bizzarro cui piace godere dall’alto, della nostra sofferenza umana, tutt’altro! Egli è un’entità colma d’amore, poiché concepito e generato dall’amore divino. Ma è un amore divino cui non può fare altro per il momento, che volgerlo verso il figlio umano imperfetto, se mi è permesso dire, con severità! per il fatto di dover guardare costantemente in avanti verso il futuro “Uomo spirituale” perfetto che va realizzato. Esso fu concepito sull’antico Saturno da Dio Padre, tramite la collaborazione dei Troni o Spiriti della Volontà, i quali donarono all’uomo una parte del loro “fuoco divino” quale principio inferiore del corpo fisico (corpo di calore o Fantoma) e il germe spirituale del principio superiore dell’Uomo Spirito o Atma, cui l’Io umano, è portato a sviluppare e realizzare quale scopo della sua meta futura alla fine del lontanissimo stato di coscienza di Vulcano. Questo vuol dire che la nostra Terra, finito il suo ciclo terrestre (che richiede ancora moltissimi millenni), dovrà attraversare tramite un processo d’incarnazioni o metamorfosi cosmiche, ancora tre successivi stati di materia più sottile spirituale, tre eoni o stati di coscienza cosmici che la Scienza antroposofica chiama Giove, Venere e Vulcano.33 Pertanto, non possiamo aspettarci da lui nessuno sconto, tutto deve essere consumato e compensato attraverso prove, dolori e sofferenze della vita che noi stessi, d’altronde, abbiamo deciso di sopportare prima della nostra nascita, ossia prima d’incarnarci e che non ricordiamo più grazie al velo che il nostro Angelo custode stende sulla nostra memoria.

Il fatto invece che noi possiamo gioire dei piaceri della vita, o avere delle pause più o meno lunghe di felicità, dobbiamo ringraziare secondo la Scienza antroposofica, i nostri creatori, cioè gli Elohim34 solari che crearono il mondo. Quel mondo che dopo averlo creato, dissero che era “bello e buono”, ma che attraverso le nostre azioni scellerate lo abbiamo guastato (anche se ciò è stato necessario per lo sviluppo della nostra coscienza autonoma e libera) e che adesso possiamo rimediare se prendiamo la ferma decisione di cambiare lo stato attuale materialistico e caotico in cui siamo, sforzandoci di cambiare i nostri pensieri e sentimenti egoisti, aiutando la nostra Terra con interventi e iniziative che tendano a bonificare e a purificare la natura terrestre. Il pensiero scientifico che pensa che l’uomo possa vivere ed evolvere su altri pianeti del nostro sistema solare è in errore, giacché l’Io umano, può solo evolvere e perfezionarsi sul nostro pianeta Terra, così come altri tipi di anime umane prive del corpo fisico, vivono ed evolvono secondo Rudolf Steiner, nell’ambito degli altri pianeti del nostro sistema solare; per questo è importante che l’uomo non distrugga la natura terrestre prima di aver raggiunto la sua meta umana di uomo-angelo. Possiamo in questo essere aiutati dall’Antroposofia, perché i pensieri che accogliamo sono pensieri cosmici d’amore con i quali, possiamo purificare e trasformare gli “esseri elementari naturali” che operano come forze distruttive nel nostro mondo quali manifestazioni delle entità luciferiche e arimaniche, in modo di attenuare gli eventi catastrofici che sempre più spesso si abbattono con violenza sulla Terra con disastri naturali, etc. La Scienza antroposofica può veramente aiutarci se accolta e compresa nella sua vera essenza divina spirituale, la quale può diventare per noi un vero elisir di vita che può aiutarci nei momenti di prove in cui il destino o il Saggio superiore, ci pone di fronte ai dolori e alle sofferenze quale compensazione dei nostri errori e della nostra imperfezione umana, aiutandoci oltremodo a realizzare quel radicale cambiamento cui occorre per lo sviluppo della realizzazione dell’anima cosciente. Compenetrandoci sempre più della Scienza antroposofica non solo tramite il nostro pensiero intellettuale, ma anche e soprattutto con sentimenti di calore e ardore per l’”Essere Antropos-Sophia”35, faremo sì che i nostri sforzi possano essere compensati e visti dagli Dei come una nostra crescita morale così che agiscano nei nostri confronti con benignità, concedendoci quei momenti in cui il dolore e la sofferenza sono mitigati dalla loro grazia in momenti di piacere e di gioia, insieme con quelli che amiamo.

Inoltre attraverso la conoscenza che l’Antroposofia ci offre nei diversi rami del sapere (che in un primo momento c’è dato in forma astratta in quanto la sua realtà spirituale, ci legherebbe a Rudolf Steiner in un rapporto di sudditanza similmente alla via iniziatica antica, dove l’allievo era sottomesso dall’autorità del Maestro, ciò che avrebbe limitato la nostra libertà di pensiero causando un errato sviluppo dell’anima cosciente) abbiamo la possibilità di approfondire la nostra vera natura umana e spirituale interiore. Difatti, se l’uomo guarda in sé stesso, non trova mai la sua vera natura umana spirituale, ma soltanto ciò che ha appreso dal mondo esterno. L’uomo nel suo interno non trova altro che il mondo esterno, egli non è altro che lo specchio del mondo esterno, dice Rudolf Steiner in questa conferenza. Vale a dire che il “saggio inferiore” non è altro che la sintesi dei ricordi che vanno dall’infanzia, fino al momento della morte, cioè, la Personalità umana che assumiamo in questa vita non è altro che l’insieme di tutte le esperienze che facciamo e che traiamo dal mondo esterno, sia dalla famiglia, e sia dall’indottrinamento ideologico filosofico e religioso, della nostra civiltà attuale. Pertanto, guardando al nostro, interno, non potremmo mai trovare il nostro vero nucleo superiore spirituale, ossia il vero Io o Sé spirituale che vive nei mondi superiori spirituali come indicato dalla conoscenza dell’Antroposofia. Nel libro “Teosofia” (O.O. n. 9), Rudolf Steiner in merito scrive:

“Lo spirito forma l’Io dall’interno all’esterno [cioè l’Io o Sé superiore, in quanto sono strettamente congiunti in un’unità spirituale]; il mondo minerale lo forma dall’esterno all’interno [vale a dire il nostro io umano o Personalità terrena]. Alla spiritualità formatrice dell’Io e vivente quale Io [superiore], daremo il nome di Sé spirituale, poiché si manifesta come “Io” o “Sé” dell’uomo”; (pag. 40 Ibidem).

Ciò vuol dire che per conoscere il nostro vero nucleo spirituale umano, occorre penetrare nel vero mondo spirituale vivente in cui vive, ossia nel vero mondo astrale e spirituale dove il nostro Sé è effuso insieme al nostro Vero Io, cioè in quei mondi in cui ci conduce l’Antroposofia con i suoi meravigliosi pensieri-immagini cosmici, quando ci parlano degli stati di coscienza di Saturno, Sole, Luna; Devachan superiore, vita da morte a nuova nascita, della reincarnazione, delle gerarchie del mondo spirituale e … altro ancora. Grazie all’Antroposofia abbiamo la possibilità di arrivare alla vera conoscenza del Sé, attraverso lo sforzo di approfondimento dei misteri dell’esistenza che possiamo accogliere dai quattro libri fondamentali della Scienza dello Spirito, e cioè: “La Scienza Occulta, Teosofia, l’Iniziazione e la Filosofia della Libertà”; editi tutti dalla casa Editrice Antroposofica di Milano. Se impariamo attraverso la meditazione a riflettere su questi pensieri cosmici, allora nella nostra anima possiamo unirci ai “viventi pensieri” cosmici dello Spirito universale; col nostro sentire possiamo percepire il “tessere cosmico” degli Dei e nel nostro volere “l’agire” degli Esseri cosmici, dai quali possiamo trarre le forze per creare e perfezionare noi stessi, alfine di superare grazie anche all’Impulso del Cristo, il “Guardiano della Soglia”36, per unirci infine, alla nostra immagine divina o Sé spirituale.

Credo che questa conferenza di Rudolf Steiner, vada letta e studiata insieme per intera, e che forse andrebbe discussa in un adeguato gruppo antroposofico a quattr’occhi e da bocca a orecchio, perché a volte, la divulgazione in pagine virtuali qual è facebook, non trovi il giusto atteggiamento animico e dialogico, e la giusta tolleranza nel rispettare le opinioni altrui, anche quando possono sembrarci stolte e banali. Nel libro “Formazioni di Comunità”, Rudolf Steiner ammonisce a sviluppare la tolleranza umana nei confronti dei nostri interlocutori e a rispettare qualsiasi pensiero che l’altro possa esprimere, anche quando non si concilia col nostro, dove appunto scrive: «Di fronte alle verità spirituali bisogna sviluppare di continuo e al massimo quella che nel miglior senso della parola si può indicare come “tolleranza”. La tolleranza è indispensabile per collaborare con persone che vogliono dedicarsi insieme alla Scienza dello Spirito antroposofica. Guardando in questa prospettiva la bella qualità della tolleranza umana, ci si accorge al contempo quanto sia necessaria l’”autoeducazione” alla tolleranza, proprio nel presente. È appunto caratteristica massima del nostro tempo che nessuno sappia più ascoltare bene un altro! In generale si può forse pronunciare una frase senza che alle prime parole l’altro ci dica la sua opinione e così un’opinione si contrapponga all’altra? In fondo la nostra attuale civiltà è tale che nessuno ascolta più, che ciascuno apprezza solo la propria opinione e tiene per stolto, chiunque non lo condivida. Ma quando una persona esprime un’opinione, anche se la riteniamo più che stolta, è pur sempre un’opinione umana, e deve essere da noi accolta, dobbiamo ascoltarla». Rudolf Steiner      (Formazioni di Comunità O.O. 257, pag. 171).  

Collegno   21 ottobre 2018                                                               Antonio  Coscia

Note  Integrative

31.   Non si può definire in una nota che cosa sia l’Antroposofia, ma possiamo  cercare di spiegare in una sintesi biografica, la parte essenziale di quest’Essere spirituale che a tutta prima si presenta sotto l’aspetto oggettivo filosofico come corrente o via di conoscenza esoterica moderna a orientamento cristiana rosicruciana, che pone al centro l’evento del Golgotha e lo sviluppo del pensiero e dell’anima umana, quale visione spirituale  chiaroveggente tratta dalla ricerca spirituale di uno dei più alti iniziati cristiano-rosicruciano vissuto tra il XIX e il XX secolo chiamato Rudolf Steiner, il fondatore della “Scienza dello Spirito o antroposofia”. Attraverso la sua visione chiaroveggente pressoché esatta, Rudolf Steiner dà una visione dei mondi spirituali come nessun’altro aveva potuto fare finora, essendo l’umanità entrata nell’epoca o periodo di cultura dello sviluppo del pensiero cosciente. Egli tramite la sua ricerca occulta meticolosa trae dalla lettura della cronaca dell’Akasha le immagini grandiose della “Scienza occulta”, così come dai mondi dello spirito la manifestazione delle nove “Entità Celesti” o “Intelligenze Cosmiche” che operano nel “cosmo Stellare” e in quello Planetario, in un rapporto armonico con la nostra Terra e con gli esseri umani e, similmente a come fa lo scienziato moderno quando scopre le leggi della natura, egli scopre le leggi e le regole celesti, così che possiamo giustificare il nome “Scienza dello Spirito” con cui chiamò la corrente antroposofica. Per questo Rudolf Steiner diede questa definizione dell’Antroposofia: «L’Antroposofia è una via di conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo». E nello statuto principale della Società Antroposofica nel primo punto è detto: «La Società Antroposofica vuole essere un’associazione di uomini che intendono avere cura della vita dell’anima nell’uomo singolo e nella società umana sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale». Nel secondo aspetto soggettivo l’Anthropos-Sofia si presenta come un “Essere reale spirituale” il quale  è la settima parte costitutiva  della Celeste Sofia e che  similmente all’uomo, è costituita da sette arti cosmici, il cui sviluppo per ogni singolo arto è di circa 700 anni. Perciò dobbiamo collocare la nascita dell’Anthropos-Sofia  nel periodo abramitico, cioè circa 2100 anni a.C. Oggi  l’Anthropos-Sofia è nello sviluppo del Sé spirituale  e si pone di fronte all’uomo come Sé spirituale , come la vera Entità superiore dell’uomo; « … e ci accorgeremo che con l’Antroposofia bussa alla porta del nostro cuore qualcosa che dice:  “Fammi entrare, poiché io sono te stesso; io sono la tua vera natura umana”».  Rudolf  Steiner, 18 novembre 1923

32.  Al di sopra dell’ «Io superiore», Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un «Io» ancora più superiore che possiamo definire un «Entità superspirituale» il quale, è il «vero nocciolo» di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama, “vero Io o Scintilla divina”. Rudolf Steiner menziona pochissime volte questa parte costitutiva umana, Egli difatti, ne parla in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro «Sulla Via Dell’Iniziazione», dove alla fine sintetizza il concetto del vero Io in questo modo: «L’uomo porta in sé un “vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere[che l’uomo fa durante la sua vita terrena]. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere». (Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194).

33.  Vulcano è il nome che Rudolf Steiner dà all’ultimo stato di coscienza  dello sviluppo dell’uomo,  quando sarà arrivato al livello gerarchico  di Archai o Spirito della Personalità, dopodiché egli proseguirà oltre, verso altri cinque stati di coscienza che il chiaroveggente non distingue più nei dettagli, ma, soltanto nell’insieme, come immagini che sfumano una nell’altra; mentre il Sole attuale con tutti i suoi Pianeti, si sacrificherà  dando vita a un nuovo sistema solare.

34.   Gli Elohim sono i sette creatori dell’uomo che, come abbiamo già accennato, appartengono alla gerarchia degli Spiriti della Forma o Exusiai, sono conosciuti in italiano col nome di  Potestà”. Quando  essi decisero di creare l’uomo presero coscienza che mancava loro qualcosa cui non erano in grado di dare all’uomo, cosicché chiesero aiuto alla “Divinità Suprema”, la quale diede una parte del Suo “Fuoco divino creatore”, ossia ciò che abbiamo chiamato il “Vero Io o Scintilla divina”.  Rudolf Steiner dice che per realizzare questo, essi si unirono in una unità spirituale, creando un “Essere settemplice” ossia, un “Entità composita o Sobornica”, la quale è costituita da ogni singolo Elohim o Spirito della Forma,  avente in sé  tutte  le facoltà spirituali dei sette Elohim. È un pensiero molto complicato da afferrare per chi ha poca conoscenza dell’Antroposofia, ma occorre dire che solo in questo modo gli Elohim potevano creare un uomo al quale dare l’autonomia di diventare un giorno simile ai creatori, e, avere la possibilità, di andare anche più oltre!

35.    Vedi la nota 31. e la nota 23.

36.    Il Guardiano della Soglia è un Entità astrale, il quale rappresenta la sintesi di tutte le nostre imperfezioni negative accumulate nelle diverse incarnazioni che l’io inferiore non è riuscito a purificare e a trasformare in qualità superiori animiche; è come guardarci nello specchio e vedere la nostra immagine riflessa, ma contenente in sé, tutte le nostre imperfezioni morali, per cui l’immagine che ci ritorna è difficile da sostenere in quanto di una bruttezza terrificante. Ciò che ci si ripresenta è il nostro karma negativo oggettivato dal nostro Sé spirituale che assume la nostra figura umana imperfetta.  il quale ci impedisce di entrare nel mondo spirituale fino a quando non ci reputa maturo. Noi lo incontriamo ogni sera quando ci addormentiamo e ogni mattino quando ci svegliamo, ma ci viene evitato dal nostro spirito guida di fare il suo incontro terrificante dal quale verremmo sconvolti. La figura del Guardiano della Soglia è come dire una sorta di io superiore che si riveste di tutte le nostre imperfezioni in modo da farci capire quanto ancora dobbiamo lavorare su noi stessi, prima di entrare in modo cosciente nel mondo spirituale, dal quale verremmo respinti e potremmo entrare con delle gravi conseguenze psichiche nel nostro corpo fisico.

37. Tavola 1

 

Alcuni aspetti del karma e del dolore umano III

Paolo Veronese, Cristo nell’orto dei Getsemani, Milano, Pinacoteca di Brera

«Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!

Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà».

Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo» (Lc 22,42-43).

Alcuni aspetti del karma e del dolore umano III

Riguardo gli altri due evangelisti, la Scienza antroposofica ci dice che Marco descrive la manifestazione del Cristo nel corpo eterico di Gesù di Nazareth e che eludendo l’albero genealogico, inizia subito con il Battesimo di Gesù di Nazareth da parte di Giovanni il Battista nel fiume Giordano, dove viene compenetrato dall’Altissimo Spirito del Sole.  Nel suo Vangelo non troviamo la preghiera del Padre Nostro, ma soltanto una sintesi di quando  noi prima di pregare Dio, dobbiamo perdonare coloro che ci hanno offeso, così come il Padre perdona noi quando pecchiamo verso Lui ( Mc 11,25). Nel Vangelo di Giovanni invece, abbiamo una delle più profonde opere letterarie esoteriche religiose, in quanto Giovanni esprime la massima manifestazione del Cristo quale “Io Cosmico”, il quale s’incorpora in Gesù di Nazareth vivendo come uomo in mezzo agli uomini, per tre anni, fino al sacrificio della croce sul Golgotha. Nemmeno nel Vangelo di Giovanni troviamo la preghiera del Padre Nostro, ma la più bella immagine di un’infinita sofferenza umana da parte di un Dio – uomo, che nel Getsemani avendo ormai esaurito quasi tutte le Sue forze cosmiche, preso dall’angoscia di non riuscire a portare a termine la Sua missione, chiede aiuto al Padre.  Giovanni attraverso la sua chiaroveggenza, riporta in questa immagine del Getsemani il più alto esempio di sofferenza e di umanità del Cristo Gesù, cui  piegato dal dolore, con profonda umiltà rivolge al Padre le famose parole: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42-43).

Il Padre non allontanò il calice dal Cristo Gesù, ma venne in Suo aiuto l’Arcangelo Widar l’antico Spirito guida del Buddha che rinvigorì con le sue forze vitali il corpo eterico del Cristo Gesù, cosicché poté portare a termine la Sua missione. Ciò che anche noi oggi quando il dolore va oltre le nostre forze, se ci siamo compenetrati dell’Impulso del Cristo e chiediamo con umiltà il suo aiuto, il nostro corpo eterico può essere vivificato dalle forze vitali del Cristo dandoci la possibilità di superare la sofferenza e il dolore animico.

Ritornando al concetto di “peccato e debito” cui abbiamo menzionato, in base all’approfondimento del tema che ci siamo posti per chiarire ulteriormente in parte, la domanda del perché soffriamo che Rudolf Steiner risponde già in modo esauriente nella conferenza, possiamo ancora aggiungere qualcosa per quel tanto che può esser detto in più, sulla complessità del tema del dolore umano. Tutto questo ci porta ancora a dire che il Cristo non abolì del tutto la “legge del Taglione”, ma Egli la completò trasformandola da “occhio per occhio, dente per dente, etc.”, nell’impulso del perdono e dell’amore; ossia per meglio dire, nell’imparare a perdonare e ad amare coloro che ci hanno offeso. Ciò non toglie però che se abbiamo rubato, abbiamo contratto un debito che non si può annullare semplicemente amando la persona derubata; questo va bene per riequilibrare il peccato soggettivo, cioè lo sviluppo morale che risana attraverso l’impulso dell’amore, l’imperfezione del “saggio inferiore”, ma occorre altresì che restituiamo il maltolto, ciò che abbiamo derubato con l’inganno o altro. Se riflettiamo profondamente su questo esempio di vita, possiamo capire che la nostra sofferenza è un effetto di una causa dovuta a un’azione negativa soggettiva morale che ci rese imperfetti e che, come conseguenza, dobbiamo ora non solo riparare il peccato morale (vale a dire purificare il nostro corpo astrale dalle brame, desideri etc. attraverso la compensazione dolorosa che saremo sottoposti dal nostro Saggio superiore), ma anche quello di restituire il torto (debito) nei riguardi di quelli che abbiamo offeso. Il debito pertanto, come menzionato, può essere pareggiato soltanto nella prossima incarnazione e non prima, giacché l’anima dopo la morte, deve prima prendere coscienza nel mondo astrale delle sue colpe tramite il risveglio di una coscienza superiore che si accende in lui e che lo guida dopo la morte, attraverso stati di purificazione e di sofferenza morale; ossia egli trasferisce in sé tutte le sensazioni di sofferenze individuali interiori che ha provocato negli altri sulla Terra. Per questo alla fine dello stato di vita tra morte e nuova nascita, quando arriva il momento di reincarnarci per una nuova esperienza terrena, gli Dei ci mostrano in una visione futura l’immagine di ciò che dovremo attraversare come destino karmico quale conseguenza dei debiti e della nostra imperfezione morale. Pertanto, il periodo di pareggio o compensazione del nostro karma sulla Terra, può avvenire tramite diversi aspetti di prove sia psichiche sia materiali, accompagnate da dolore o quant’altro. Perciò la durata del nostro disagio interiore di sofferenza, sarà proporzionata alla gravità del debito karmico e nello stesso tempo, allo sviluppo della nostra coscienza morale che deve aiutarci non solo ad accettare il nostro destino doloroso qualunque esso sia, ma in modo particolare a ripristinare l’imperfezione del nostro “saggio inferiore” che come conseguenza, si trova in questa vita più in basso nella scala evolutiva umana, essendosi allontanato maggiormente dagli Dei e dal Sé superiore.

Anche in questi casi l’Antroposofia può aiutarci attraverso la conoscenza del karma e della reincarnazione, dove queste situazioni particolari della nostra vita, in cui non riusciamo a dare un significato alla nostra sofferenza (che ci sembra un ingiusto accanimento della vita nei nostri confronti o, un’ingiustizia divina che non comprendiamo, che ci sfugge, perché dimentichiamo di averlo voluto noi) e che ci privi dei piaceri e delle gioie che vediamo negli altri a noi vicini, possiamo trovare la risposta e consolazione se ci immergiamo con calore e con fiducia nello studio della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico. Allora possiamo capire che il karma non è una punizione divina, ma è un modo in cui gli Dei hanno posto questa legge per contrastare e sottrarre l’Io inferiore, da una  parte dalla tentazione di Arimane24 (Satana o Mefistofele) che lo spinge ad accumulare errori dovuto a un cattivo giudizio nei confronti del mondo esterno. Difatti in ogni incarnazione a causa della mancanza di discernimento e del buon senso, l’uomo continuerebbe a perseverare sempre nello stesso errore e nella menzogna, istigato, dalla tentazione arimanica, per cui alla fine dell’evoluzione terrestre, l’io umano rischierebbe di terrestrizzarsi sempre più fino a staccarsi completamente dagli Dei e, “irrigidendosi” completamente nella sfera arimanica. Dall’altra essi crearono il dolore umano, per contrastare e sottrarre l’uomo dalla tentazione di Lucifero25 (il Diavolo o il serpente biblico) che lo spinge verso un maggiore egoismo a desiderare sempre più per sé stesso molto più del necessario, per cui, si chiuderebbe completamente in sé stesso isolandosi dagli altri e come conseguenza allontanandosi dalla sua origine divina, così che alla fine si “scioglierebbe” nel calore della sfera luciferica. Ma un pericolo ancora più grave si annida nell’anima umana attraverso l’anima cosciente o dell’intelletto tramite una terza corrente dell’ostacolo, e sono da una parte, le forze del male che agiscono in noi dal cosmo in modo incosciente, dove Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Dornach il 26 ottobre del 1918, in merito dice:

“… dall’inizio del quinto periodo di civiltà postatlantico, nel subcosciente degli uomini, di tutti gli uomini, si trovano le cattive disposizioni, le disposizioni al male … Le forze del male agiscono nel cosmo, e l’uomo le deve accogliere; facendolo egli introduce nel suo essere il germe per sperimentare la vita spirituale, soprattutto con l’anima cosciente”. (Lo studio dei sintomi storici O.O. 185 pag.104-105).

Come possiamo vedere Rudolf Steiner parla di disposizione al male, ossia come una specie di effetto collaterale disposto in parte dalle forze del male che agiscono dal cosmo nel subconscio degli uomini, cui dobbiamo prendere coscienza attraverso un risveglio spirituale che possa condurci a realizzare lo sviluppo dell’anima cosciente, in modo che possiamo sperimentare in noi la vita divina. Dall’altra, operano in noi con influssi malefici, spiriti del male appartenenti alla gerarchia delle Archai rimasti indietro sull’antico Saturno26 (cioè tre incarnazioni cosmiche prima della nostra Terra), che sono i servi e gli esecutori dell’entità del male, l’anticristo di nome Sorat27 che si oppone allo Spirito del Sole. Questi spiriti del male possono insinuarsi maggiormente in quelle anime materialiste con un forte atteggiamento egoista e con poca forza morale, ossia in quelle anime ambiziose che sono pronte a tutto pur di raggiungere i loro scopi malvagi. Occorre dire che nella nostra epoca in cui l’anima umana sviluppa in sé una parte maggiormente evoluta che abbiamo chiamato “anima cosciente”, mai come ora è messa di fronte alla scelta tra le forze del male e quelle del bene. E l’Io umano che ha origine o meglio, che si esprime maggiormente attraverso l’anima cosciente, deve rafforzarsi e decidere da che parte stare, deve sentire tutto il peso e la responsabilità della gravità attuale e deve per questo nascere in lui, l’impulso morale di essere utile al mondo tramite un giusto atteggiamento cristiano. Ciò possiamo realizzarlo esercitando in noi il giusto discernimento e il giusto sviluppo morale, aiutati dall’”Impulso del Cristo”28 che deve risvegliare in noi la “coscienza del Cristo”29, il solo che può aiutarci a tenere a bada le forze del male. In caso contrario le avversità della vita, il dolore, la sofferenza, l’insoddisfazione, la paura, la sfiducia in noi stessi, l’accentuarsi sempre più del nostro egoismo, il godere soltanto della vita materialista, farà sì che saremo portati ad aprire degli spiragli, dei vuoti animici, dove affluiranno con influssi nefasti gli spiriti del male, questi tremendi maghi neri chiamati “Asura”30. Se la nostra anima cosciente diventa preda degli Asura, come estrema conseguenza del male, essi estirperanno l’esperienza dell’Io dalla memoria umana, cosicché l’Io stesso menomato nella sua essenza spirituale, non potrà raggiungere il giusto grado di perfezionamento alla fine dell’eone terrestre quale prossima gerarchia angelica; in ciò purtroppo gli Dei non poterono creare nessun contrasto, nulla possono, in quanto fa parte del libero arbitrio lasciato esclusivamente all’uomo. Se per contrastare Lucifero, essi crearono il dolore; e per contrastare Arimane, crearono il Karma, contro gli Asura non hanno potuto creare nulla che li possa contrastare, poiché l’uomo deve poggiare completamente sulle sue forze e fidare nella grazia del Cristo, poiché tutto ciò che essi riusciranno a estirpare dall’uomo, non potrà più essere recuperato, se non attraverso un “processo particolare” di uomini più evoluti divinizzati. Nel II volume di “Antropologia Scientifico Spirituale O.O. 107”, Rudolf Steiner in merito dice: “Se gli spiriti buoni hanno dato all’uomo dolori e sofferenze, malattia e morte, affinché, nonostante la possibilità del male, egli potesse evolversi ulteriormente, se gli spiriti buoni hanno dato, in contrapposizione alle potenze arimaniche, la possibilità del karma, per pareggiare l’errore, non sarà invece altrettanto facile contrapporsi agli spiriti asurici durante il corso dell’esistenza terrena. Perché questi spiriti riusciranno ad ottenere che tutto quanto sia da loro afferrato (ed è proprio la zona più profonda e intima dell’uomo, l’anima cosciente con l’io), che l’io dell’uomo si congiunga con la sfera materiale della Terra. Pezzo per pezzo, saranno estirpate dall’io le sue parti, e man mano che gli spiriti asurici si stabiliranno nell’anima cosciente, l’uomo dovrà lasciare sulla Terra pezzi della propria esistenza. Quanto cade preda delle potenze asuriche, è irrevocabilmente perduto. Non è che l’uomo debba cadere intero in loro mano, ma dallo spirito dell’uomo saranno tagliati fuori, da opera delle potenze asuriche, dei pezzi”; pag. 117-118.

Collegno   27 agosto 2018                                                  Antonio  Coscia

Note  Antroposofiche

24.   Arimane è l’entità dell’ostacolo  che conosciamo come “Satana o Mefistofele”, confuso dai teologi cattolici con Lucifero ossia il “Diavolo”, è uno spirito mefistofelico appartenente alla gerarchia degli Arcangeli, rimasti indietro durante l’evoluzione umana sull’antico Sole. Dal mondo astrale opera nel mondo materiale come sua specifica sfera, qui, egli manifesta pienamente la sua natura arimanica, mentre svolge un’azione diversa sia nel mondo elementare sia nella natura umana, in modo particolare nell’anima razionale. Rudolf Steiner nel libro “Sulla via dell’Iniziazione” scrive: “ Una specie di quelle Entità spirituali [arimaniche], si manifestano in modo che in esse si può scoprire la ragione per cui l’uomo sperimenta il mondo sensibile come materiale. Si riconosce che in ogni cosa materiale in realtà è spirituale, e che è l’attività spirituale di quegli esseri a consolidare, a indurire la spiritualità del mondo sensibile fino allo stato materiale … Perciò chiameremo qui col nome di entità arimaniche gli esseri che effettuano questa materializzazione del mondo dei sensi. Si scopre pure, nei riguardi delle entità arimaniche, che esse hanno la specifica sfera loro propria nel regno minerale: ivi, esse dominano in modo da manifestarvi pienamente la loro natura”; pag.149.

 25.  Lucifero è un’entità dell’ostacolo che conosciamo come Diavolo o il “Serpente” del  “Paradiso terrestre” che tenta Eva e Adamo, i nostri antenati biblici a disobbedire Dio nel mangiare  il frutto proibito dell’albero del bene e del male collocato al centro di Eden insieme all’”albero della vita”.  È un’entità appartenente alla gerarchia degli Angeli rimasti indietro durante l’eone dell’antica Luna, quando si evolvevano dal regno umano. In realtà l’entità “Lucifero” esiste come Spirito ostacolatore che si contrappone  in tutte le gerarchie spirituali, dagli Angeli in su fino ai Serafini, con manifestazioni diverse a seconda della gerarchia a cui appartiene. L’entità “Lucifero” appartenente agli antichi Spiriti di Saggezza operanti sull’antico Sole, che in quell’epoca era reggente del Pianeta Venere, è stato redento dal Cristo sulla croce del Golgotha, ossia quel malfattore che è crocefisso alla Sua destra e che è chiamato dalla Chiesa S. Dismas, ha assunto il ruolo di Dio Cosmico e collaboratore del Cristo; Egli si è fatto mediatore dello Spirito Santo e quale guida dei dodici Bodhisattva. In merito Rudolf Steiner dice: “Se il principio del Cristo è chiamato a rafforzare sempre più l’interiorità umana, il principio luciferico ha la missione di potenziare, di elaborare le nostre facoltà di penetrare in modo completo nel mondo. Lucifero ci renderà sempre più forti per comprendere e conoscere il mondo, Cristo ci rafforzerà sempre più nella nostra interiorità”; O.O. 113 pag.128. All’uomo non resta dunque che redimere il suo essere luciferico, purificando il suo corpo astrale; egli può farlo con l’aiuto dell’Impulso del Cristo; mentre Arimane l’uomo potrà redimerlo solo alla fine dell’eone di Giove.

26.   Con Saturno la Scienza antroposofica non vuole riferirsi al pianeta attuale del nostro sistema solare, ma a un antichissimo stato di coscienza cosmico, risalente a tre «Eoni» prima del nostro eone terrestre in cui il nostro sistema solare o la nostra Terra, erano immersi in un’immensa sfera di calore che si espandeva fino al punto in cui vediamo il pianeta fisico attuale di Saturno. In questa immensa sfera di tenebre non esisteva ancora né il «Tempo né lo Spazio», ma unicamente un mare di calore di «Volontà spirituale» dono del sacrificio dei Troni o Spiriti della Volontà, i quali insieme ai Serafini e ai Cherubini crearono la base e il fondamento del primo principio atmico di tutta l’evoluzione cosmica umana. In questa «Volontà» di calore primordiale attraversavano il loro stadio umano, gli Spiriti del Principio o Principati che, conosciamo anche come Archai o Spiriti della Personalità i quali, alla fine dell’eone saturnio divennero gli Spiriti del Tempo. Vale a dire che il tempo nel mondo spirituale è un «Essere reale del Tempo», ai quali, nella Bibbia sono assegnati i «sette giorni della creazione» che in realtà sono riferiti ai «sette Spiriti del Tempo» che vengono assegnati come guida alla  fine di ogni periodo (eone), in cui sono stati creati gli archetipi di tutto ciò che si manifesterà poi nell’Universo fisico.  

27.  Sorat  è lo spirito infernale apocalittico che si contrappone al Cristo nella sfera del Sole, appartiene alla categoria degli Spiriti della Forma rimasti indietro in un antichissimo eone cosmico sviluppatosi ancor prima che l’inizio del primo stato di coscienza di Saturno. Per questo egli non può entrare direttamente nella nostra evoluzione umana, ma lo può fare indirettamente tramite le tre correnti dell’ostacolo luciferiche, arimaniche e asuriche; in modo particolare  tramite queste ultime i quali sono dei tremendi maghi neri. 

28.  Rudolf Steiner nel Vangelo antroposofico di Marco, ci rivela che l’impulso del Cristo è rappresentato da quel giovanetto che seguiva Gesù mentre era portato via dai soldati romani e a cui viene strappato il lenzuolo di cui era avvolto, fuggendo nudo. Egli continua dicendo che questo impulso giovanile cosmico del Cristo, ormai non aveva che un debole legame con il “Figlio dell’uomo”,  giacché verrà poi dopo messo a morte sulla croce del Golgotha; Mc 14,51-52]. Non è possibile affrontare in una nota il tema sul significato dell’Impulso del Cristo, in quanto siamo di fronte a un argomento molto complesso che ha in sé diversi aspetti interpretativi scaturiti  dal significato dell’evento del Golgotha nell’ambito della storia evolutiva umana e spirituale, non solo per l’uomo, ma anche per tutte le gerarchie spirituali superiori. Rudolf Steiner  in una conferenza tenuta a Norrköping il 30 maggio 1912 rivela che l’Io Cosmico del Cristo nel dimorare negli involucri animici – corporeo  di Gesù di Nazareth, come conseguenza della Sua azione divina nell’ambito terrestre, lasciò sulla Terra l’Impulso dell’Io, il quale restò come dire nudo, senza involucri esteriori, dopo la morte di Gesù.  Affinché l’umanità possa avere l’aiuto dal Cristo alla fine del settimo periodo di cultura, quando cioè l’umanità si troverà ad affrontare una grande catastrofe umana simile al «Diluvio Universale» e annunciata da Rudolf Steiner come la «guerra di tutti contro tutti», occorre che gli uomini rivestano l’Io cristico o Impulso-Cristo, di un corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico. Ed è sempre in questa conferenza che troviamo la risposta dove è detto che noi creiamo il corpo astrale dell’Impulso-Cristo attraverso la nostra fede e la  meraviglia;  il corpo eterico tramite l’amore e la dedizione agli altri e il corpo fisico (diverso dal nostro attuale, ossia meno denso) attraverso le azioni morali consapevoli, cioè azioni morali fatte liberamente in piena coscienza.  

29.    Prima dell’evento del Cristo la coscienza umana non era ancora presente nell’uomo come nello stato attuale; essa si manifestava attraverso una coscienza chiaroveggente ottusa che possedevano ancora i popoli antichi quali i greci e i romani. Mentre nell’uomo attuale il rimorso per aver compiuto una cattiva azione è accompagnato da un disagio interiore o dalla sofferenza animica per ciò che di male abbiamo compiuto, nei greci e nei romani antichi, si presentava loro un’immagine astrale esteriore terrificante che terrorizzava e perseguitava chi si era reso colpevole di un’azione malvagia. Queste immagini spettrali erano temute e conosciute dai greci col nome di  «Erinni» e presso i romani col nome di «Furie». Col passare dei secoli insieme alla scomparsa della chiaroveggenza ottusa dell’umanità, anche queste immagini spettrali scomparvero lasciando il posto alla «voce della coscienza» che similmente a un giudice severo, cominciò a manifestarsi  dal profondo umano giudicando e rimproverando quelle azioni scriteriate, mettendo l’uomo  di fronte alla sua responsabilità morale. Essa cominciò a manifestarsi in concomitanza dell’evento del Golgotha tramite l’Impulso dell’Io-Cristo scaturito dall’incarnazione dell’altissima Entità solare nel corpo di Gesù di Nazareth. La  coscienza del Cristo nacque durante lo sviluppo dell’anima razionale come coscienza dell’amore cosmico che si riversò nell’umanità attraverso il sacrificio del Golgotha, manifestandosi dapprima in modo istintivo alimentato da una fede viva nel Cristo Gesù. Con l’avvento di  Costantino il Grande, il cristianesimo divenne religione di Stato perdendo così la freschezza quale originario impulso cristico nascente, indurendosi sempre più nei dogmi di un cristianesimo divenuto nell’arco dei secoli una sintesi di romanesimo, ebraismo e paganesimo. Cosicché la coscienza del Cristo fu sospinta dalle forze arimaniche nel profondo, facendo emergere sempre più una coscienza egoistica arimanizzata che dall’inizio del periodo dello sviluppo dell’anima cosciente (1413) ha causato e ancora oggi causa tanto dolore e sofferenze nell’umanità. Occorre che oggi appunto, se non vogliamo andare verso disastri peggiori, dobbiamo risvegliare la coscienza del Cristo così come insegnato dalla Scienza dello Spirito o  antroposofia, in modo da realizzare nell’umanità attraverso l’Impulso del Cristo, quell’amore cosmico  umano, che può unire gli uomini in una nuova fratellanza universale in unità col Cristo, in vista del prossimo avvento della comunità di Filadelfia quale sesto periodo futuro del Sé spirituale.

30.  Gli Asura sono spiriti degli ostacoli appartenenti alla gerarchia delle Archai o spiriti della Personalità rimasti indietro nella prima incarnazione della nostra Terra o del nostro sistema solare, sull’antico Saturno. Il nostro sistema solare o possiamo anche dire il nostro Sole con tutti i suoi pianeti, nasce come pianeta tre eoni prima della nascita dell’eone terrestre, cioè all’inizio dello sviluppo del primo stato di coscienza cosmico in cui l’uomo, era un minerale costituito esclusivamente di calore, mentre la sua essenza divina spirituale riposava ancora nel grembo della Divinità creatrice. In quell’eone antico in cui tutto e tutti gli esseri, erano immersi nel calore, le Archai attraversavano il loro gradino umano di cui però, non tutti riuscirono a superarlo e salire al rango angelico, alcuni restarono indietro fino allo stato attuale terrestre. Pertanto, oggi abbiamo delle archai-uomo, rimasti indietro di ben quattro eoni! per cui sono, di fatto, dei terribili «maghi neri». Essi si fanno servi della più malefica Entità spirituale del nostro mondo planetario, ossia dello spirito solare dell’ostacolo chiamato «Sorat», che è definito dall’apocalista  Giovanni, l’anticristo  del Sole-Cristo com’è rivelato nell’Apocalisse, il cui numero d’uomo è 666. Il male aumenterà sempre più durante il procedere della nostra evoluzione umana e siccome questo spirito soratico non può entrare direttamente nella nostra evoluzione, egli lo fa attraverso le tre correnti dell’ostacolo, ossia: la corrente luciferica dal capo Lucifero (Diavolo), la corrente arimanica dal capo Arimane (Satana, o Mefistofele) e in modo particolare, da quella degli «Asura» o spiriti delle tenebre. L’unica protezione contro questi maghi neri, è la «forza morale» e l’impulso del Cristo, poiché occorrerà fare molta attenzione durante lo sviluppo della nostra anima cosciente a non lasciarci sedurre da questi spiriti malefici, in quanto tutto ciò che essi riusciranno a strappare dall’anima umana quale esperienza del nostro Io terreno,  non potrà mai più essere recuperato; vale a dire che quella parte di esperienza umana che essi estirperanno dall’io terreno, non potrà mai più esserci restituita e ciò potrà comportare che alla fine dell’evoluzione terrestre, l’Io umano potrà evidenziare in sé una parte lesa, non perfetta!

Alcuni aspetti del karma e del dolore umano II

Origene, detto Adamanzio nato ad Alessandria d’Egitto, 185 – Tiro, 254), è stato un teologo e filosofo greco antico, noto anche come Origene di Alessandria.

“ Se attraverso la viva osservazione antroposofica giungiamo sempre più a sperimentare il contenuto dell’Antroposofia con il nostro cuore, con il nostro sentimento, sarà per noi veramente come se nelle nostre anime non penetrasse soltanto il senso delle idee (…). Bensì come se nelle nostre anime entrassero esseri cosmici viventi. Allora l’Antroposofia stessa, ci appare sempre più come qualcosa di essenziale e di vivente. E ci accorgeremo che con l’Antroposofia bussa alla porta del nostro cuore qualcosa che dice: “Fammi entrare, poiché Io sono te stesso: Io sono la tua vera Entità umana”.  Rudolf Steiner, 18 novembre 1923, (dal libro di Sergej O. Prokofieff “La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia).

Alcuni aspetti del karma e del dolore umano II

Se queste anime riescono a superare i dogmi e i simboli religiosi antichi, ormai superati e svuotati del vero cristianesimo originario, e riempiti dalle forze luciferiche e arimaniche, allora l’Antroposofia può rappresentare un faro di luce e verità per tutte quelle anime anelanti al vero cristianesimo e a una conoscenza spirituale. In essa possono trovare conforto e comprensione rispetto al disagio interiore causato dai tempi attuali, così materialisti e caotici. In particolare, nei momenti della loro esistenza in cui si trovano di fronte a un problema esistenziale e la vita appare loro vuota e buia, priva di significato, l’Antroposofia può diventare quell’impulso di anelito al divino che accende la giusta fede, capace di condurli all’incontro con lo spirito cosmico universale del Cristo, dal quale potranno ricevere consolazione, sostegno e incoraggiamento.  Dobbiamo anche aggiungere che l’umanità deve imparare a prendere in seria considerazione la legge karmica: senza di essa non è possibile spiegare la sofferenza e il dolore, sia quando ci colpiscono dall’esterno sia quando derivano dai nostri errori e dalla nostra imperfezione umana. Occorre accettare questa legge e prenderne coscienza, riconoscendola come la conseguenza dei nostri peccati e dei nostri debiti, come indicato nel Padre Nostro del Vangelo di Matteo. Questo Vangelo non è stato compreso nella sua vera essenza spirituale e, nell’insegnamento cattolico-cristiano, la legge karmica fu sostituita dalla remissione dei peccati. Il “debito karmico” (… e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori …), espresso nel “Padre Nostro” del vangelo di Matteo, non fu adeguatamente compreso, e si preferì invece l’invocazione di Luca: “E perdonaci i nostri peccati, come anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore” (Lc 11,2). Nei primi secoli, il perdono nelle comunità cristiane veniva applicato ai penitenti come forma di compensazione karmica, sostituendo parzialmente l’antica legge testamentaria. Questo avveniva attraverso indulgenze, spesso accompagnate da stati di umiliazione e atteggiamenti estremamente rigorosi, che nei casi più gravi potevano durare per tutta la vita. Solo dall’XI secolo in poi si iniziò ad alleggerire il carico delle penitenze, rendendole meno gravose. La compensazione avveniva tramite ammende come donazioni e digiuni, finalizzati alla mortificazione del corpo. Con il tempo, grazie a nuove norme, la colpa venne concepita unicamente come “remissione dei peccati” attraverso il battesimo, la confessione e il pentimento. Il peccatore, riconoscendo, confessando e rinnegando il proprio peccato, otteneva l’assoluzione divina. Pertanto, il peccato o la colpa dell’imperfezione e del debito verso gli altri veniva cancellato e assolto attraverso il semplice atto di pentimento, mediato dal “potere spirituale” del sacerdote. In questo modo, il sacerdote si sostituiva all’autorità divina superiore del Sé spirituale dell’uomo, il quale avrebbe invece dovuto operare affinché il proprio io inferiore si armonizzasse e si riconciliasse non solo con il Saggio superiore, ma anche con i propri debitori. Solo così si sarebbe potuta risanare sia la colpa soggettiva, derivante dal desiderio egoistico, sia il debito dovuto all’imperfezione morale.

La Scienza antroposofica distingue il “peccato” dal “debito”, poiché rappresentano due forme imperfette di azione nell’ambito della natura umana:

  • Il peccato è un desiderio soggettivo immorale che nasce come colpa personale dall’Io umano ed è riconducibile al corpo astrale, ovvero il corpo dei desideri e delle brame.
  • Il debito, invece, è un errore morale derivante dalle carenze dell’io umano nella parte più profonda dell’anima ed è collegato al corpo eterico, il corpo della vita e delle forze plasmatrici cosmiche, attraverso cui entriamo in relazione con la comunità umana.

In pratica, se io, per invidia, desidero il bene materiale accumulato da una persona e architetto un modo per sottrarglielo, anche attraverso l’inganno, commetto due tipi di manchevolezze:

  1. Il peccato soggettivo individuale, derivante dal desiderio di invidia nato dalla tentazione luciferica presente nel mio corpo astrale, che non riesco a dominare.
  2. Il debito morale nei confronti di chi ho derubato, causato dall’errore morale dovuto alla mia imperfezione. Questo nasce dalla seduzione arimanica presente nel mio corpo eterico, quella parte più profonda in cui si manifestano anche le tendenze negative ereditate dagli antenati e che, non riuscendo a controllare, mi spingono a compiere il male nella comunità umana.

Per comprendere i due aspetti occulti del peccato e dell’errore, espressi rispettivamente dai due evangelisti Matteo e Luca nella preghiera del Padre Nostro, è necessario avere chiara la costituzione umana attuale. Secondo la Scienza antroposofica, l’uomo si articola in quattro componenti: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io.15 Duemila anni fa, l’uomo aveva una struttura interiore diversa da quella odierna: l’Io umano non era ancora completamente disceso sul piano fisico. Di conseguenza, non percepiva sé stesso come individuo singolo, bensì si identificava con l’anima di gruppo del popolo a cui apparteneva. Mentre l’antico romano, già emancipato da questa coscienza collettiva, si definiva “cittadino romano”, l’ebreo antico era ancora profondamente legato all’anima di gruppo abramitica, sentendosi uno solo con il padre Abramo. Quando Gesù di Nazareth intraprese la sua missione, accogliendo la divinità suprema del nostro sistema solare – ossia l’Io cosmico universale16, noto in Occidente come Cristo-Sole – nei tre involucri umani (corpo astrale, corpo eterico e corpo fisico), questa manifestazione divina si incorporò gradualmente in lui, completandosi nel battesimo nel Giordano operato da Giovanni Battista. Tuttavia, i farisei e gli esegeti, dottori della legge, non seppero riconoscerlo, trovandosi di fronte a un uomo profondamente diverso dagli altri, inafferrabile nella sua natura umana e spirituale. Gesù, pienamente cosciente, parlava di un Padre Supremo esistente prima di Abramo e persino dello stesso Dio Jahvè.17 Gli evangelisti, grazie alla loro chiaroveggenza, descrissero – secondo i gradi delle loro facoltà veggenti – i quattro aspetti della manifestazione del Cristo nelle quattro componenti costitutive dell’uomo Gesù di Nazareth. Attraverso il battesimo di Giovanni, egli divenne un uomo-dio, il Maestro e Signore Gesù, portatore del Cristo, l’Io Sono l’Io Sono.18

Prima di diventare discepolo del Cristo, Matteo frequentava la corrente degli esseni, fondata dal maestro di “Giustizia” Gesù di Pandira.19 Quest’ultimo, vissuto alcuni secoli prima di Gesù di Nazareth, fu spesso confuso con lui da filosofi e veggenti poco elevati, tra cui Helena Petrovna Blavatsky e Celso. Gesù di Pandira fu prima ucciso e poi, per umiliare ulteriormente i suoi discepoli, impiccato a un albero dal potere sacerdotale ebraico. Alla saggezza essena si aggiunse, nell’anima di Matteo, l’Illuminazione ricevuta pochi giorni dopo la morte di Gesù. Questo evento, rappresentato dalla discesa dello Spirito Santo e simboleggiato dalle lingue di fuoco sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste, gli conferì una conoscenza superiore. Grazie a questa elevazione spirituale, Matteo poté contemplare, attraverso la veggenza immaginativa, il mistero soprasensibile del Golgota. Successivamente, nel suo Vangelo, descrisse la manifestazione del Cristo nel corpo fisico di Gesù di Nazareth, iniziando con la genealogia di Gesù, che risale a Davide e, da questi, ad Abramo. Per questo motivo, nella preghiera del Padre Nostro, Matteo esprime la colpa e l’errore morale presenti nel corpo fisico dell’umanità ebraica antica, così come in quella attuale, fino a che non si redima attraverso l’Impulso del Cristo. Solo accogliendo in sé il corpo di resurrezione del Cristo20si può superare la conseguenza del peccato originario della prima coppia biblica, Adamo ed Eva. Questi ultimi subirono, nel corso dell’evoluzione umana, l’influenza di due entità ostacolatrici: prima la tentazione luciferica nel corpo astrale, simboleggiata dal serpente del paradiso durante l’Epoca Lemurica; poi, nell’Epoca Atlantica, l’errore di discernimento causato dalle forze arimaniche21, insinuatesi nel corpo eterico. Matteo distingue dunque il peccato di egoismo, dovuto alle forze luciferiche presenti in noi fin dall’epoca paradisiaca, e il peccato di errore e debito verso la comunità umana, cui siamo legati tramite il corpo eterico. Questo legame si manifesta come individui appartenenti a una stessa famiglia, popolo o stirpe. La mancanza di discernimento è dovuta alla presenza delle forze arimaniche, che mistificano la natura esteriore, distorcendo la realtà spirituale in essa contenuta e inducendoci a commettere errori di giudizio. Questa imperfezione è radicata nel nostro corpo eterico, cui il nostro io terreno soggiace a causa della menzogna arimanica, che nasconde la vera realtà spirituale del Padre divino, celata dietro il “velo” della natura.

L’evangelista Luca esprime la manifestazione del Cristo nel corpo astrale di Gesù, evidenziandone la natura umana-divina spirituale. Per questo motivo, ne fa risalire la genealogia fino al sacerdote Natan, figlio di Davide, e da questi ad Abramo, Adamo e infine direttamente a Dio. Luca descrive, dunque, nel corpo astrale di Gesù la presenza di un’anima particolare, dietro cui, secondo la Scienza antroposofica, si cela l’incarnazione dell’archetipo divino di tutta l’umanità: un’anima celeste, sorella di Adamo. Si tratta di quella parte sottratta a Adamo prima della tentazione di Lucifero e che, negli scritti antroposofici, viene definita “anima natanica o adamitica”, in riferimento alla discendenza del sacerdote Natan o a quella di Adamo. Questo risale all’epoca Lemurica, quando gli Elohim, o Spiriti della Forma, donarono una parte del loro fuoco divino al corpo astrale dell’uomo. In altre parole, fecero fluire nel corpo astrale dell’uomo il loro “Io”, che rappresentava l’ultima parte inferiore della loro natura settemplice spirituale. In questo modo, l’uomo, che all’epoca viveva come creatura istintiva simile agli animali, si elevò al gradino umano della ragione – non ancora, però, al livello attuale dell’umanità. Tuttavia, mentre gli Dei facevano fluire il loro Io umano nel corpo astrale dell’uomo, altre divinità rimaste indietro – Spiriti della Forma che, durante l’evoluzione sull’antica Luna22, non avevano purificato e maturato la sostanza del loro Io per donarla poi all’uomo sulla Terra – fecero fluire, nello stesso momento, le forze impure del loro corpo astrale nel corpo astrale umano. Di conseguenza, il corpo astrale, o anima umana, si divise in due parti:

•    Una parte del corpo astrale, la cui sostanza pura è simile al Sé spirituale. Qui, gli Dei o Elohim fecero fluire l’Io superiore, un Io altruista che risiede nel mondo angelico e che chiamiamo “Anima natanica”. Questa si incarnò per la prima volta nel mondo fisico come Gesù di Nazareth, nato da una coppia di genitori di Nazareth. Durante il battesimo nel Giordano, operato da Giovanni il Battista, divenne il portatore (Cristoforo) del Cristo.

•   L’altra parte astrale, invece, fu oscurata dagli Spiriti della Forma rimasti indietro sull’antica Luna. Essi fecero fluire nell’anima umana delle forze astrali impure, non purificate, generando una “somiglianza” creata dagli Dei lunari. Questa, verso la fine dell’Epoca Lemurica e l’inizio dell’Epoca Atlantica, si trasformò nell’io inferiore umano, egoista, che venne separato dalla sostanza superiore – ossia dalla sua “immagine divina”. Ancora oggi questo io, in alcuni aspetti profondamente egoista, lavora al suo perfezionamento, con l’obiettivo di riunirsi un giorno in una sola unità spirituale.

Questo dramma umano è ciò che nella Bibbia viene descritto come “la caduta dell’uomo” insieme all’immagine simbolica del “serpente” che indusse i nostri genitori biblici, alla tentazione di disubbidienza mangiando la mela (ossia al risveglio manasico dell’ego inferiore), incorrendo così nel castigo divino cui saranno poi cacciati dal consesso divino e quindi la “caduta” dal paradiso terrestre. I misteri biblici dell’antico Testamento e del cristianesimo sono alquanto profondi e occorre per questo avere pazienza studiando con amore e sincerità la Scienza dello Spirito o antroposofia, confidando che ci sia dato di alzare il velo della nuova Iside – Sofia23, alfine di diventare dei degni discepoli del Cristo.   (II. Continua).

Collegno  13 settembre  2018                                                 Antonio  Coscia

Note   Antroposofiche

Per tutte le note integrative di questo articolo , vedi 4. Note Integrative di questo blog

Alcuni aspetti del karma e del dolore umano I

Michelangelo, la Pietà – Basilica di S. Pietro in Vaticano

“Il dolore è un fenomeno accompagnatorio dell’evoluzione. Per la conoscenza non se può fare a meno. In avvenire l’uomo dovrà dirsi: “Sono riconoscente per il bene che il mondo mi dà, ma se fossi posto di fronte alla scelta di conservare le mie gioie o i miei dolori, io vorrò conservare i dolori; non posso farne a meno per la conoscenza”. Dopo un certo tempo ogni dolore mostra che non se poteva  fare a meno, perché dobbiamo vederlo come qualcosa di esistente nell’evoluzione. Non vi è evoluzione senza dolore, come non vi è un triangolo senza angoli. Quando sarà raggiunta l’armonia del Cristo, noi riconosceremo che per quell’armonia tutti i precedenti dolori erano necessarie precondizioni. Affinché possa esistere l’armonia del Cristo deve esservi dolore; è un fattore assoluto nell’evoluzione”. Rudolf Steiner    ( Gerarchie Spirituali, O.O. 110 – Annotazioni prese da risposte a domande, Düsseldorf, 21 aprile 1909, pag. 170).

Alcuni aspetti del karma e del dolore umano I

Qualche tempo fa è apparso sulla pagina di facebook un estratto di conferenza da parte di un’antroposofa dal titolo: “La conoscenza del Sé superiore”, tratto da una conferenza tenuta da Rudolf Steiner1 a Vienna, l’8 febbraio 1912, dal titolo: “Stato d’animo fondamentale verso il karma umano”, cui è stata inserita nel libro edito dalla casa Editrice Antroposofica di Milano e pubblicato nel 2010, col titolo “Il Cristianesimo esoterico e la guida dell’umanità O.O. 130”. Ho riletto con piacere questa interessante conferenza dopo circa sette anni, riscoprendo aspetti che in precedenza non avevo colto. È un’esperienza che accade spesso quando torniamo a riflettere sui contenuti della Scienza antroposofica. Rudolf Steiner, in alcune conferenze, metteva in guardia dal dire: “Questo lo avevo già letto!”, poiché l’Antroposofia non è una semplice filosofia nata dal pensiero di un uomo, per quanto evoluto egli possa essere, ma un “Essere” sensibile che può rivelarci qualcosa di nuovo ogni volta che i nostri occhi si posano con amore sugli scritti antroposofici. Essi sono pensieri cosmici divini. Questa conferenza ha come fulcro l’Antroposofia, che, se accolta nella sua vera natura di “amore cosmico”, può diventare per noi un vero e proprio “elisir di vita”. Rudolf Steiner sostiene che essa è in grado di rinnovarci e sostenerci con le sue forze ristoratrici, spirituali e divine, tanto nel corpo quanto nell’anima. In quei momenti in cui la vita sembra insopportabile a causa di un destino avverso che si manifesta attraverso prove, sofferenze e dolore, l’Antroposofia non solo ci sostiene, ma ci eleva verso le alte vette dello spirito, là dove possiamo incontrare l’artefice del nostro destino: il nostro “Saggio superiore”, ovvero il Sé o Io superiore.2 In questa conferenza ho cercato di riflettere e di approfondire in particolare l’aspetto del dolore e del karma umano. Rudolf Steiner cerca di dare una risposta che non si limita a spiegare l’origine del dolore, ma tende ad affrancarci dal suo peso karmico. Affronta così una delle problematiche fondamentali della natura umana, il “mistero del dolore”, e allo stesso tempo pone interrogativi profondi: perché soffriamo? Perché il male esiste intorno a noi, se il mondo è stato creato dagli Dei come qualcosa di bello e buono? Quale ruolo hanno le gioie e i piaceri che, a volte, riescono a sollevarci dal peso del dolore?

A queste domande, Rudolf Steiner risponde spiegando che la causa della nostra sofferenza queste domande, naturalmente Egli risponde spiegando che la causa della nostra sofferenza attuale – cui solo la sua visione chiaroveggente di grande iniziato può svelare l’arcano –, non è altro che un effetto di azioni negative commesse a causa dell’imperfezione del “saggio inferiore”, ossia il nostro sé inferiore o io terreno.3 Pertanto, la conseguenza del nostro attuale destino doloroso può risalire a una, o persino a tre, vite precedenti, in cui il nostro atteggiamento nei confronti degli altri uomini e dei tre regni naturali a noi inferiori fu insensato e poco saggio. Abbiamo compiuto azioni deplorevoli, dettate dal nostro egoismo, che hanno causato un oscuramento della nostra anima, oltre a un abbassamento e un’imperfezione morale del nostro limitato “saggio” o io inferiore. Queste azioni sono state registrate nella memoria universale (Akasha)4 e nella memoria profonda del nostro Saggio superiore come “causa karmica” di un’imperfezione animica e di un debito morale nei confronti dei quattro regni naturali. Questo debito potrà essere compensato e pareggiato dall’io terreno solo nelle prossime incarnazioni terrene, secondo quella che nella Scienza dello Spirito o nell’antroposofia è conosciuta come la “legge karmica e della reincarnazione”.5 Il karma è una legge universale che non possiamo eludere né ingannare, poiché è una legge spirituale guidata dagli Dei, volta a ristabilire ciò che è stato disequilibrato. Questa legge è in relazione con un altro principio, la “regola celeste”, che possiamo definire come il “principio di equilibrio”. In sintesi, quando l’uomo compie un’azione negativa, mette in moto leggi universali che tendono a riportare l’equilibrio nell’anima e nell’io inferiore, il quale è connesso a queste leggi. L’azione imperfetta compiuta in una vita passata può essere sanata o riequilibrata attraverso un’altra azione nella vita successiva. Tuttavia, sarà il nostro Saggio superiore a determinare il momento e il luogo in cui il nostro debito o destino, più o meno doloroso, dovrà compiersi.

All’inizio del suo incarico come Segretario Generale della sezione tedesca, Rudolf Steiner cercò di spiegare la legge karmica ai membri della Società Teosofica attraverso undici conferenze tenute ad Amburgo. Tuttavia, si rese conto che l’umanità di allora non era ancora matura per comprendere questa legge spirituale. Attese quindi per tre settenni, fino a quando, agli inizi di febbraio 1924, poté riprendere l’insegnamento sulla legge del Karma e della reincarnazione davanti a un pubblico antroposofico più vasto. Lo fece attraverso ben 82 conferenze, successivamente raccolte in sei libri editi dalla casa Editrice Antroposofica di Milano, fino al suo ultimo discorso per i soci, tenuto il 28 settembre 1924. Dopo quel momento, Rudolf Steiner tacque e non parlò più in pubblico, a causa dell’incendio doloso del primo Goetheanum in legno, avvenuto il 31 dicembre 1922. Questo evento danneggiò anche il suo corpo eterico, al quale era karmicamente legato come creatore. Pochi mesi dopo, il 30 marzo 1925, lasciò il piano fisico. La sua prematura dipartita nel mondo spirituale liberò le forze demoniache che aveva dominato con la sua forza morale cristica. Tuttavia, tra gli antroposofi che non avevano coltivato adeguatamente questa qualità morale – come consigliato nel libro L’Iniziazione – si generarono conflitti e divisioni. Ben presto, si diffusero discordie e scontri tra i soci della Società Antroposofica di Dornach. L’evento più grave fu il dissenso tra i cinque membri e discepoli più vicini a Rudolf Steiner, che portò a scissioni dannose per la divulgazione e l’espansione dell’Antroposofia. Questo indebolì l’unità comunitaria e favorì la nascita di diverse correnti spirituali all’interno della Società Antroposofica. Ancora oggi, purtroppo, tra gli antroposofi manca quella forza morale che permetterebbe loro di rispettarsi reciprocamente e di camminare insieme come fratelli e sorelle spirituali per il bene dell’Antroposofia e dell’umanità. Spesso, soprattutto sulle pagine di Facebook, si assiste a manifestazioni di egoismo e arroganza intellettuale, espressione del «Doppio arimanico»6 (Doppelgänger), che non è dominato da un autentico lavoro spirituale, il quale dovrebbe iniziare da noi stessi.

Esiste certamente un karma7 negativo tra gli antroposofi, derivante dalle loro vite precedenti, in cui appartenevano a scuole di pensiero provenienti da diverse correnti esoteriche spirituali. Queste correnti entrarono in conflitto tra loro, lasciando un cattivo karma che ora deve essere compensato e superato. È necessario impegnarsi per trasformare questo karma nell’ambito della vita terrena, affinché nella prossima incarnazione l’Antroposofia, e in particolare gli antroposofi, possano affrontare insieme, come comunità micaelita, il male nel suo quarto aspetto più nefasto. Questo aspetto è legato al numero della «bestia apocalittica»: il rafforzamento del male nell’anno 2664, determinato dalla quarta manifestazione del numero apocalittico 6668, che moltiplicato per quattro indica l’anno in cui le forze del male si scaglieranno con maggiore intensità contro l’io umano, attraverso l’anima cosciente.9 Se l’anima non si sarà evoluta e rafforzata moralmente tramite l’Impulso-Cristo, rischierà di soccombere. Tuttavia, questo destino può essere superato se, insieme, ci compenetreremo nel giusto modo dell’Impulso-Cristo, scaturito dall’evento del Golgotha, e se resteremo fedeli all’impulso di Michele-Cristo. Nel nostro tempo, Michele ispira non più i pensieri del capo, ma quelli del cuore, affinché si possa spiritualizzare i pensieri della mente e permettere a Michele di amministrare nuovamente l’Intelligenza cosmica affidatagli dagli Dei superiori, ora compenetrata dalla coscienza umana cristianizzata. Nel libro Le manifestazioni del karma, alla fine della prima conferenza, Rudolf Steiner riassume la legge karmica in questi termini: «Troviamo così la legge del karma che possiamo definire una legge della relazione tra causa ed effetto, però in modo che l’effetto si ripercuote di nuovo sulla causa, e nel ripercuotersi l’essere si conservi, rimanga lo stesso. Troviamo ovunque nel mondo questa conformità karmica a determinate leggi, considerando il mondo come spirituale. Abbiamo il presentimento che il karma si manifesti nelle maniere più svariate, sui campi più diversi, che le varie correnti karmiche: karma personale, karma dell’umanità, karma della Terra, karma dell’universo, vengano ad incrociarsi, e che da tutto ciò ci vengano proprio le spiegazioni che ci occorrono per comprendere la vita.» (Amburgo, 16 maggio 1910, pag. 32).

Come si può dedurre da queste riflessioni, il tema della legge karmica è estremamente complesso. Possiamo prendere coscienza di quanto intricati siano i suoi nessi, che non riguardano solo le relazioni tra gli uomini, ma si intrecciano anche con le forze cosmiche e con gli Dei del mondo spirituale superiore. Questa complessità ci mette di fronte al rischio di formulare giudizi superficiali sul karma, sia per ciò che ci accade personalmente, sia per ciò che accade agli altri. È importante ricordare che non esiste solo il karma individuale, ma che la nostra anima interagisce con altre correnti karmiche: quelle del cosmo, della Terra, dell’umanità, del popolo e della famiglia cui apparteniamo. Di conseguenza, i nostri pensieri, sentimenti e azioni negative non incidono solo sul nostro karma personale, ma generano cause karmiche che influenzano anche gli ambiti cosmici e sociali sopra citati. Questo ci rende corresponsabili dei disastri, delle azioni malvagie e dei conflitti sociali che si verificano quotidianamente attorno a noi. Possiamo prendere coscienza di questa interconnessione in modo particolare attraverso le immagini e le notizie trasmesse dal piccolo schermo domestico della televisione. Nell’uomo moderno, la legge karmica agisce in modo inconscio, come un impulso ispirato dal nostro Io superiore, che dall’alto del mondo spirituale ci guida verso il destino doloroso che inevitabilmente incontriamo nel corso della vita. In un determinato momento e luogo, qualcuno o qualcosa si presenterà per riscuotere il debito karmico di cui siamo responsabili. Il mondo occidentale, essendo prevalentemente di concezione cattolica-cristiana, potrebbe non accogliere questa visione karmica rivelata dall’Antroposofia attraverso la scienza dello spirito moderna. Questo può generare timore e un conflitto interiore in quelle anime con una mentalità più chiusa o pregiudizievole, poco incline ad adattarsi ai “tempi nuovi”, in cui lo “spirito del tempo”10 cerca di farsi strada nei cuori umani per risvegliare l’anima alla consapevolezza della sua originaria vita divina.

Queste anime, dunque, potrebbero chiudersi alla nuova rivelazione spirituale moderna, rimanendo indietro nell’evoluzione dell’anima cosciente e rifugiandosi in dogmi antichi ormai superati. Un esempio significativo è il decreto papale della Chiesa cattolica che, nei primi secoli del cristianesimo nascente, bollò come eresia la tricotomia di San Paolo e l’insegnamento della reincarnazione (metempsicosi)11, sostenuto invece da Origene (184-253 d.C.), uno dei più grandi filosofi e teologi cristiani del III secolo. Origene concepiva la reincarnazione come Ensomatosi, distinta dalla concezione orientale della metempsicosi, che più tardi venne grecizzata da alcuni filosofi come metensomatosi. I concetti legati a questa antica legge sono complessi e assumono sfumature diverse a seconda della corrente filosofica di appartenenza. Solo oggi, dopo la fine del periodo antico del Kali Yuga12 (1899), con il sorgere della luce del nuovo Dvapara Yuga, è stato possibile a Rudolf Steiner (1861-1925) – uno dei più elevati iniziati chiaroveggenti cristiani e fondatore dell’Antroposofia – spiegare in modo appropriato, secondo le facoltà intellettuali del pensiero moderno, il significato della “legge della reincarnazione e del karma”. Questa legge è considerata una rivelazione del nuovo successore del Buddha Gotama, ossia il bodhisattva Maitreya13 (Paracleto), che in un futuro prossimo – verso la metà del sesto periodo di cultura, noto come periodo di Filadelfia14 – dovrà ascendere alla dignità di nuovo Buddha umano.  (1. continua)

Collegno  27  agosto  2018                                                       Antonio  Coscia

Note  Integrative

Per tutte le note integrative di questo articolo , vedi 4. Note Integrative di questo blog

3.Note Integrative Antroposofiche

Note pubblicate sull’articolo: “La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale”.

 Breve Prefazione

Affinché questi articoli antroposofici possano essere compresi dalle persone che non conoscono la terminologia antroposofica della Scienza dello Spirito o Antroposofia, (la quale ha la sua base nei quattro libri fondamentali scritti e corretti da Rudolf Steiner, quali: «La Scienza Occulta, Teosofia, l’Iniziazione e La Filosofia della Libertà»), ho ritenuto opportuno aggiungere delle note integrative, cosicché possa essere di aiuto a introdurre il lettore profano, in alcuni chiarimenti terminologici trattati negli articoli dei diversi tema che man mano saranno pubblicati sul Blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima” che altrimenti, resterebbero pressoché incompresi da quei lettori che incontrano per la prima volta la via moderna rosacruciana della Scienza dello Spirito o antroposofia.

Note Integrative

20.    Il «Sé spirituale» è la quinta parte superiore dell’uomo che insieme alla sesta parte lo «spirito Vitale» e la settima ed ultima parte della costituzione umana, ossia l’«Uomo spirito», forma la triade superiore divina concessa all’uomo quale dono della prima gerarchia, ossia: «Serafini, Cherubini e Troni, durante le antiche evoluzioni cosmiche planetarie dell’antica Luna, Sole e Saturno. Esse sono presenti nell’uomo come germe spirituale e quali riflesso delle forze divine della Trinità Universale, le quali saranno sviluppate pianamente dal nostro Io superiore e vero Io, soltanto nelle prossime evoluzioni cosmiche quale corrente macrocosmica di «Giove, Venere e Vulcano. Tuttavia questa triplicità divina umana, deve essere sviluppata già nel nostro eone terrestre come principio microcosmico superiore della seconda corrente macro-microcosmica nelle restanti Epoche del nostro eone terrestre, cioè: «Il “Sé spirituale” nella nostra quinta Epoca Postatlantica, lo “spirito Vitale” nella sesta Epoca Postatlantica e l’”Uomo spirito”nella settima Epoca Postatlantica. Inoltre come è stato spiegato nella nota 8, nella terza corrente microcosmica l’Io umano deve sviluppare e perfezionare tutti gli arti umani, nei sette periodi di cultura di ogni Epoca.

21.    Orifiele è un arcangelo appartenente ai sette spiriti Planetari o intelligenze cosmiche, i quali si susseguono come guide spirituali ogni 350 anni circa, per tutta la durata di un periodo di cultura di 2160 anni, i cui reggenti e nomi sono:

 Oriphiel – reg. Saturno – 4° periodo di cultura * dal:   200 a.C. – 150 d.C.

Anael    – reg. Venere – 4° periodo di cultura dal:       150 d.C – 500 d.C.

Zachariel – reg. Giove – 4° periodo di cultura dal:     500 d.C. – 850 d.C.

Raphael – reg. Mercurio – 4° periodo di cultura dal:   850 d.C. – 1190 d.C.

Samael   – reg. Marte – 4° periodo di cultura dal:     1190 d.C. – 1510 d.C.

Gabriel  – reggente della Luna – 5° periodo dal:       1510 d.C. – 1879 d.C.

Michael – reg. del Sole – 5° periodo che va dal:       1879 d.C. – 2233 d.C.

* Il quarto periodo di cultura «greco-romano» iniziò  nel 747 a.C. e terminò nel 1413 con l’inizio  del quinto periodo di cultura  dal 1413 al 3573, cui seguirà poi dopo, il sesto periodo di cultura  dal 3573 al 5733; infine, il settimo periodo dal 5733 fino alla catastrofe finale della «guerra di tutti contro tutti» nel 7893. Dopodiché inizierà una nuova epoca: “La Sesta Epoca Postatlantica”,  nella quale seguiranno  di nuovo sette periodi di cultura. Ciò sarà possibile solo  per quelli che saranno rimasti in vita dopo lo scontro totale e che avranno superato la catastrofe del grande egoismo umano.  Ossia tutti quelli che hanno accolto l’impulso del Cristo secondo la conoscenza dell’Antroposofica e che hanno collaborato durante i secoli a rivestire come dire, il Sé superiore dell’umanità, dei tre corpi animici menzionati da Rudolf Steiner, nella conferenza tenuta a Norrköping il 30 maggio 1912 e che è pubblicata nel libro: «Cristo e L’anima umana» O.O. 155 – ed. Antroposofica Milano.   Le date nelle quali si susseguono i diversi Arcangeli nella loro “Signoria”,  non vanno considerate in periodi rigidi di tempo, ma è possibile una loro mobilità di tempo secondo i periodi cultura che possono essere più o meno corti, secondo il susseguirsi della missione dei singoli arcangeli.

22.    Occorre comprendere che ci sono diversi aspetti dell’Entità dell’ostacolo che chiamiamo Lucifero che va dalla sfera angelica, fino ai Serafini. Vale a dire che ogni gerarchia spirituale ha come sua controparte un Entità dell’ostacolo che chiamiamo Lucifero. Per cui il nome Lucifero indica tutto ciò che è passato, tutto quello che non si è evoluto e che è rimasto com’era in un’evoluzione cosmica antica; perciò possiamo definire Lucifero una figura che guarda continuamente indietro al passato: che è fuori luogo in ogni presente. Il Lucifero di cui parliamo ora, era il Signore e reggitore del pianeta Venere durante il periodo in cui la Terra era nello sviluppo del secondo stato di coscienza sull’antico Sole. Fu là che Lucifero essendo un essere d’infinita e splendida bellezza, (la sua bellezza eguagliava quasi quella del Cristo allora reggitore del pianeta Sole, ossia suo fratello planetario) non accolse a causa del suo immenso orgoglio il suono della «Parola Cosmica»; egli la respinse a causa del suo smisurato orgoglio sedotto dalla sua stessa immensa luce di bellezza; (Cristiania, “Oslo”, 12 giugno 1912; riv. Antroposofia gennaio-febbraio 1998). Egli è quel ladrone di destra appeso alla croce e menzionato soltanto dal vangelo di Luca, che il Cristo perdonò e redense promettendogli il «Paradiso perduto», ossia la sua antica dignità di guida di Venere. Il Cristo compì qualcosa di più elevandolo a «spirito del Sole», a Dio Cosmico solare, cioè al posto lasciato dal Cristo fattosi «Spirito della Terra» e Dio nell’uomo. Quest’aspetto di Lucifero è menzionato da Rudolf Steiner, nel libro «L’Oriente alla luce dell’Occidente» O.O. n. 113, dove a pag. 123 scrive: «Dobbiamo dunque registrare un totale capovolgimento della situazione conoscitiva umana nel corso dell’evoluzione: da Dio Cosmico, Cristo si è fatto Dio terrestre che diventa l’anima della Terra; Lucifero da dio terrestre si è fatto dio cosmico»

23.    Va detto che il Cristo nella Sua vera essenzialità appartiene al secondo aspetto della Trinità Divina Universale, ossia Egli è un’emanazione della Divinità Trina, e in quanto tale abbraccia tutta la creazione e le creature che a essa appartengono, per cui nessuna divinità può reggere il confronto con le Sue forze divine universali. Egli nel Suo immenso amore divino, scese dall’altissima dimensione della «Parola universale», per unirsi al destino dell’evoluzione umana e di conseguenza si congiunse quale guida del pianeta Terra: «E la Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi …»; così è scritto nei primi versi del vangelo di Giovanni (Gv 1,14). In tal caso il Cristo come uomo, può essere affrontato dagli spiriti dell’ostacolo che Egli vinse e redense per prima Lucifero come menzionato in questo tema, e tenne a bada Arimane in quanto l’uomo ha ancora bisogno per ancora moltissimo tempo di quest’ostacolo. Come Egli è la guida e archetipo dell’umanità, così lo è nei riguardi di tutte le Gerarchie spirituali; per cui come guida dei sei Elohim solari e del pianeta Sole, Egli può essere ostacolato da un Suo pari, ossia uno Spirito della Forma o Exusiai (Potestà), rimasto indietro in un’evoluzione antichissima che va oltre l’evoluzione dell’antico Saturno e che abbiamo imparato a conoscere come «Sorat» la Bestia apocalittica che Giovanni nell’Apocalisse indica con il numero di uomo 666.

24.   Per spiegare che cos’è il corpo di resurrezione occorre capire cos’è il nostro corpo fisico o meglio la sua origine. Nel libro la «Scienza Occulta» troviamo la spiegazione dell’evoluzione dell’uomo che come accennato nella nota 2, deve attraversare sette stati di coscienza, ove durante il primo stato di coscienza saturneo, sviluppò il primo germe spirituale del corpo fisico quale dono degli «Spiriti della Volontà o Troni». È un corpo formato da forze di calore, lo stesso calore corporeo che portiamo in noi oggi e che Rudolf Steiner chiama «Fantoma». Ossia, il nostro vero corpo fisico non è il nostro corpo di carne perituro esterno, ma è la forma spirituale di calore che portiamo all’interno di noi costituita appunto da forze di calore che a causa della tentazione di Lucifero nei riguardi dei nostri progenitori Adamo ed Eva, continuò a degenerare attraverso i secoli nei discendenti umani. Cosicché all’epoca della «svolta dei tempi», cioè alla venuta del Cristo e alla Sua incorporazione nel corpo di Gesù di Nazareth, era arrivato con gli altri costituenti animici umani, cioè il corpo eterico, l’astrale e l’Io inferiore, alla loro massima degenerazione che avrebbe messo in pericolo la nascita della coscienza dell’io e l’impossibilità nei secoli a venire, di avere a disposizione dei corpi fisici adeguati per l’incarnazione terrestre, in modo da continuare l’evoluzione umana. Grazie appunto all’evento del Cristo che incarnatosi come uomo in un corpo puro preparato apposta per Lui da uno dei più alti iniziati cristiani e discepolo del grande Dio solare e la collaborazione spirituale del grande Buddha Gautama, ebbe la possibilità di vivere per tre anni nel corpo di Gesù di Nazareth ripristinando nei tre anni di permanenza sulla Terra, il corpo fisico, ossia il Fantoma umano, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io umano di Gesù. Inoltre trasformò i tre arti inferiori animici di Gesù in arti spirituali superiori, ossia trasformando il corpo astrale in Sé spirituale, il corpo eterico in Spirito Vitale e il corpo fisico in Uomo Spirito. In altri termini come Yahve creò il primo uomo chiamato Adamo dal quale noi tutti discendiamo come umanità terrena, così il Cristo creò l’uomo nuovo futuro spirituale dal quale noi tutti possiamo risalire alla nostra origine divina; ovverosia Egli creò l’«Archetipo spirituale umano» quale meta del futuro stato di coscienza di Vulcano, ciò che S. Paolo chiamò il «Nuovo Adamo». E come se gli uomini di duemila anni fa si fossero trovati davanti a una Personalità umana – divina proveniente da un remoto futuro e che non seppero riconoscere di essere di fronte a loro stessi, di come saremo o diverremo in una realtà futura ancora molto remota, se accoglieremo in noi l’Impulso del Cristo. E ciò sarà possibile proprio per il fatto che il Cristo, nella Sua discesa all’interno della Terra astrale dopo la morte, ossia nei diversi strati della sfera astrale terrestre, trasformò dal Fantoma umano di Gesù di Nazareth il «corpo di Resurrezione» con il quale risorse il terzo giorno della domenica di Pasqua. Vale a dire che il corpo di resurrezione, è un corpo spirituale superiore quale trasformazione del Fantoma umano che il Cristo creò per l’ulteriore evoluzione dell’uomo dei prossimi stati di coscienza futuri alfine che possa raggiungere e realizzare la sua meta futura alla fine di Vulcano. Questo fu possibile appunto, per il fatto che Egli discese fino all’ottavo strato del «Frangimento» della Terra e ancora oltre, laddove avviene la frantumazione di tutti i Fantoma umani dopo la morte dell’uomo. E dove Egli poté trasformare il Fantoma di Gesù di Nazareth rimasto integro nel settimo strato dello “specchio della Terra”, prima che avvenisse la frantumazione da parte delle forze arimaniche nell’ottavo strato della “sfera del frangimento”, in quanto era stato purificato dal Cristo prima della morte di Gesù dal peccato originario dei nostri antenati biblici Adamo ed Eva, riportandolo al suo stato originario paradisiaco. Possiamo ancora aggiungere per meglio capire quest’azione spirituale alquanto complessa del Cristo, che il corpo di resurrezione è un arto   spirituale di calore più elevato di quello, costituitosi sull’antico Saturno (Fantoma) quale dono dei Troni, con il quale esso forma un unità. Il Cristo creò questo corpo spirituale in vista della futura evoluzione superiore macrocosmica che va da Giove a Vulcano, in cui l’uomo superiore o «Vero Io», avrà bisogno di rivestirsi per trasformare i suoi involucri inferiori perituri microcosmici, in corpi superiori immortali macrocosmici; vale a dire che dovrà trasformare su Giove completamente il corpo astrale in Sé Spirituale; su Venere il corpo eterico in Spirito Vitale e su Vulcano il corpo fisico in Uomo Spirito. Questo corpo di resurrezione non va scambiato col corpo eterico con il quale il Cristo si presentò ai discepoli, ove Tommaso poté toccare con mano le cicatrici del Suo corpo, giacché questi era solo un corpo eterico densificato, cioè non visibile a nessun occhio umano, tant’è che il Cristo si presentò ai discepoli entrando a porte chiuse nel luogo dove si erano adunati (Gv 20, 27). Il corpo di resurrezione è quello con cui il Cristo si presentò a Giovanni nell’Apocalisse e a Paolo sulla via di Damasco quale «fuoco macrocosmico di luce» accecandolo e che oggi grazie all’Antroposofia, ogni uomo che l’accolga e che sappia infiammarsi con i suoi contenuti di conoscenza, può compenetrarsi di questo «fuoco di luce spirituale», unicamente se egli è capace di accendere nella sua anima sufficientemente il fuoco di conoscenza attraverso lo studio dell’Antroposofia; ove secondo la legge spirituale che il «fuoco non può essere divorato dal fuoco».

Sergei O. Prokofieff nel suo libro «E la Terra diviene Sole, il “Mistero della Resurrezione”, ed. Antroposofica», in merito scrive:

« Rudolf Steiner in diversi punti della sua opera indica tutto il significato di questo fuoco interiore mediante un esempio apparentemente semplice: «tuttavia, ciò di cui essi [gli uomini] oggi hanno bisogno è il calore dell’anima, e questo può darlo l’Antroposofia. Chi studia Antroposofia e dice che essa lo lascia freddo, mi appare come chi accatasti in continuazione legna nella stufa lamentando che non scalda. Dovrebbe soltanto accendere la legna, allora avrà caldo! … Ognuno deve trovare nella sua anima il fiammifero per accendere l’Antroposofia. … Come per la legna occorre soltanto un piccolo fiammifero, così anche per l’Antroposofia occorre un piccolo fiammifero con il quale però, potremo accendere in noi la forza micheliana», (O.O. 223, 28.9.1923.

 25.     Filadelfia era una delle sette chiese dell’Asia minore (all’epoca dell’inizio del cristianesimo) cui, Giovanni Evangelista scrive una lettera secondo la rivelazione avuta dal Cristo durante un momento estatico chiaroveggente, da dove trasse poi il libro profetico dell’«Apocalisse». In realtà questo libro come tutti i libri che nascono da una visione spirituale, è una rivelazione data all’umanità come guida e nello stesso tempo come avvertimento di aver errato dalla retta via segnata da Dio, a causa del suo io immaturo e imperfetto; cioè la via cui l’uomo è destinato come suaccennato da questo tema. Come il libro dell’Antico Testamento rappresenta il passato dell’umanità antica scesa dal mondo spirituale a causa del peccato originale, cosi il Nuovo Testamento rappresenta l’uomo futuro che si riscatta e ricongiunge col Cristo (il Creatore) tramite una coscienza morale conquistata attraverso l’esperienza terrena, cioè col discernimento del bene e del male. L’Apocalisse invece, è un libro simbolico che parte da una realtà divina spirituale superiore (Devachan superiore o mondo della ragione), riferita alle comunità cristiane terrene rappresentate dalle sette chiese dell’Asia minore che rispecchiano un insieme di eventi futuri sul piano fisico, tramite ciò che la visione veggente di Giovanni descrive attraverso un simbolismo esoterico, che possiamo interpretare in questo modo: «Immaginativo – astrale (i sette suggelli), ispirativo – planetario (le sette trombe) e intuitivo – stellare (le sette coppe dell’ira)».

26.     È molto complesso spiegare che cosa sia l’ottava sfera in quanto richiede una preparazione accurata della Scienza dello Spirito o antroposofia. In questa nota possiamo dire che l’evoluzione cosmica umana come menzionato nella nota (2) precedente, si svolge attraverso sette stati o sfere cosmiche di coscienza, di cui qualcosa resta indietro come scoria animica elementare, secondo gli stati di forma menzionati nella nota, che in questo caso dobbiamo attribuire allo stato di coscienza dell’antica Luna. Per cui nell’evoluzione seguente queste scorie agiscono da freno, da contrasto nei riguardi dell’evoluzione normale, come una sfera a sé, dalla quale agiscono delle Entità spirituali, anch’esse rimaste indietro negli stati di coscienza planetari antichi che cercano in tutti i modi di porre fine all’evoluzione terrestre rubando per modo di dire, la materia terrestre quale creazione degli spiriti della Forma o Elohim solari, per fare della loro sfera spettrale, una sfera malefica secondo il loro volere anticonformista verso gli Dei del progresso e dell’evoluzione normale. Nei riguardi dell’ottava sfera, la cosa in sé è molto complicata da spiegare in una nota, per cui per un maggiore approfondimento si rimanda a una conferenza che Rudolf Steiner tenne a Dornach il 18 ottobre 1906 (O.O.254), dove egli dice che l’ottava sfera si presenta al chiaroveggente come una sfera spettrale, costituita da immagini-visionarie dell’antica Luna che, Lucifero e Arimane cercano di riempire con della materia terrestre che vogliono sottrarre a Yahve e alla libera volontà umana, in modo da estinguere l’esistenza terrestre. In ciò potrebbero riuscire se Yahve e gli spiriti della Forma normali non avessero preso delle precauzioni, contrapponendogli la nostra Luna fisica, la quale essendo costituita di materia molto condensata, fa sì che Lucifero e Arimane vengano fermati. Ciò non è valido nei confronti dell’uomo, dove essi possono carpire questa materia, animica tramite la volontà visionaria umana, ossia verso quegli uomini che sviluppano una chiaroveggenza ottusa fatta appunto d’immagini illusorie che non rispecchiano la realtà del mondo spirituale, ma una realtà animica illusoria. Per meglio dire, il maggior apporto d’immagini-visionarie che serve a Lucifero e ad Arimane, può essere preso dal capo umano (spiritualmente), quando attraverso delle vie spirituali occulte sviluppa una chiaroveggenza immaginativa errata, cioè un ritorno alle antiche forze chiaroveggenti ottuse antiche (luciferiche appunto) e non tramite una via esoterica come può essere quella dell’Antroposofia o Scienza antroposofica cristiana-rosicruciana.

Rudolf Steiner, nella conferenza citata, spiega dettagliatamente i Misteri dell’ottava sfera, dove alla fine dà un disegno dal quale si può vedere che spiritualmente (la sfera spaziale dell’ottava sfera) coincide con il centro (il nucleo) della Terra. Tuttavia continua, «essi sono spiritualmente separati come da una parete invisibile. Che ciò rimanga così, fa parte dei più importanti compiti del’Entità divina di Yahve che dalla Luna agisce contro l’ottava sfera impedendone l’unione con il nucleo della Terra. Per quanto tempo ancora Egli riuscirà a farlo, dipenderà dagli uomini se riusciranno ad accogliere l’Impulso del Cristo in modo che non siano irretiti e sottomessi dalle forze del male. L’aspirazione di Lucifero e Arimane continua Rudolf Steiner, è quello di trascinare entro la loro ottava sfera proprio la libera volontà umana, di impedire che nasca proprio quanto scaturisce dalla libera volontà, trascinandolo nella loro ottava sfera. E lo strumento più efficace per ciò e costituito dai tipi di chiaroveggenza visionari che oggi si presentano ovunque, i quali mediante la cieca ammirazione da parte degli uomini, ottengono il potere di legare a essi la loro libera volontà e di sottometterla. Quando l’elemento volitivo libero dell’uomo viene mutato in veggenza visionaria, allora egli si trova già nell’ottava sfera e con ciò una parte della sostanza animica umana viene sottratta e preparata per l’ottava sfera. In questo modo il fine di Lucifero e di Arimane è di carpire e conquistare per loro un’anima intera, la quale sparirebbe completamente per l’evoluzione terrestre, finendo così irreparabilmente nell’ottava sfera» (dal libro di Sergei O. Prokofieff: «E la Terra diviene Sole, (6. Il destino universale del male).

27.    Il numero della Bestia 666, che si legge sei, sei, sei, è un numero cabalistico ebraico che nell’esoterismo occidentale segue la forma settenaria, mentre in quella orientale è letto secondo la forma decimale. Per esempio nell’esoterismo orientale è predetto che il Maitreya arriverà fra 5670 anni dopo l’illuminazione del Buddha Gautama. Nell’esoterismo occidentale sappiamo che il Maitreya Buddha s’incarnerà fra circa tremila anni cioè, circa nella metà del sesto periodo di cultura. Volendo esprimerlo secondo la forma settenaria diremmo che: noi siamo nel quarto stato di coscienza per cui, sono già passati tre eoni (Saturno, Sole e Luna) che indichiamo con il numero 3. Inoltre siamo nella quinta Epoca, cui sono già passate quattro (Epoca Polare, Iperborea, Lemurica e Atlantica), che indichiamo con il numero 4. Attualmente siamo nel quinto periodo di cultura e quando saremo nel sesto periodo, saranno passati cinque periodi di cultura che indichiamo con il numero 5. Quindi il numero esoterico per indicare l’arrivo del Maitreya in un’incarnazione futura terrestre, sarà quando nella nostra evoluzione si formerà il numero 345. Ora per indicare quando gli uomini rimasti indietro nell’evoluzione degli stati di coscienza potranno ancora essere salvati o redenti dal Cristo, è indicato nel libro dell’Apocalisse di Giovanni con il numero della Bestia 666. Qui la cosa è un po’ più complessa, ma possiamo dire che: quando l’uomo sarà nel sesto stato di coscienza di Venere e saranno passati 6 stati di vita, 6 stati di forma e 6 Epoche di cultura, si sarà formato quel fatidico numero di evoluzione menzionato da Giovanni nell’Apocalisse, ossia il numero 666 (che egli caratterizza come il numero della Bestia a due corna, ovverosia il Demone solare che si oppone al Cristo quale genio e guida solare), tutte le anime che non saranno state redente, sprofonderanno con l’ottava sfera del male nell’abisso universale dove in un successivo eone planetario potranno essere redente solo dalle forze di Dio Padre, laddove potranno iniziare da zero quale sedimento per un nuovo universo. Sorat, il Demone del male, il potente mago nero, sarà sconfitto definitivamente dalla potenza della magia bianca operata dal Cristo e dai suoi collaboratori spirituali cosmici appartenenti alla gerarchia dei sei Elohim solari, ossia dall’Eloah del Sole che è anche il genio della Terra, e da Michele assurto nel 1879 a Spirito della Personalità o Archai, nell’ambito del sesto stato di coscienza cosmico planetario di Venere. Già nell’ambito del nostro quarto stato di coscienza cosmico terrestre, in un futuro non molto lontano (che possiamo fissare al termine della sesta Epoca terrestre, quando saremo nel sesto periodo di cultura cui di conseguenza si formerà il numero 66), Michele lotterà insieme alla Sofia cosmica, incatenando Sorat nell’abisso per mille anni, in modo da dare agli uomini la possibilità di rafforzarsi spiritualmente e moralmente per tenerlo a bada fino allo stato evolutivo di Venere. Vedi più avanti i sigilli 4° e 6°, che rappresentano le visioni apocalittiche dell’evangelista Giovanni in merito a quel che è stato detto.

28.    Sorat è il Demone solare che fin dal principio è stato un avversario del Cristo quale guida degli Elohim e genio del Sole, per questo è definito il vero anticristo. Rudolf Steiner rileva il suo nome dal numero apocalittico della “Bestia” il cui numero è 666, secondo la chiave dei numeri cabalistici dell’alfabeto ebraico. Inoltre egli dice che Sorat è uno spirito maligno rimasto indietro molto prima dell’evoluzione di Saturno e Sergei O. Prokofieff lo caratterizza uno spirito appartenente alla gerarchia degli spiriti della Forma rimasti indietro. Va comunque chiarito che quale potente mago nero può combattere contro il Cristo quale genio e guida solare degli Elohim, ma non potrebbe fare nulla contro il Cristo quale secondo aspetto di «Figlio di Dio» appartenente alla Trinità universale. Chiariamo meglio quest’aspetto dicendo che il Cristo è secondo Rudolf Steiner, un’emanazione della Divina Trinità Universale, ossia è un pensiero divino avente in sé tutte le caratteristiche della Trinità Divina dalla quale fu generato. Perciò non può esistere nessuna Entità nell’ambito di tutte le gerarchie divine universali cui possono contrastarlo e vincere. Soltanto quando il Cristo discende nei mondi inferiori delle gerarchie spirituali assumendo o incorporandosi in Entità gerarchiche inferiori, le forze del male possono combatterlo, ma non potranno mai prevalere sul Suo Essere Divino Universale, in quanto il male non può avere una sussistenza eterna, ma solo temporale.

29.    La Sapienza divina è molto spesso confusa con lo Spirito Santo. In realtà appartengono a due rami gerarchici diversi, cui lo Spirito Santo è parte del terzo aspetto della Trinità Divina Universale che si manifesta nell’ambito delle gerarchie spirituali, in modo particolare tramite i Cherubini, gli Spiriti di Saggezza e Angeli. La Divina Sapienza invece è un Entità composita, la quale è mediatrice dello Spirito Santo, dal quale accoglie la Sapienza divina e la manifesta nell’ambito del mondo delle gerarchie che vanno dagli Spiriti della Saggezza fin nell’ambito dell’anima umana, attraverso i suoi messaggeri che appartengono alla categoria di Iniziati o uomini più evoluti chiamati Bodhisattva. Essa nasce nell’antico stato di coscienza del Sole come Essere composito formato dagli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, dagli Spiriti del Movimento o Dynameis, dagli Spiriti della Forma o Potestà, dagli Spiriti della Personalità o Archai e dagli Spiriti del Fuoco o Arcangeli; sull’antica Luna si aggiunse la gerarchia degli Angeli e nello stato di coscienza dell’eone Terra, si aggiungeranno alla fine gli uomini, come decima gerarchia Cosicché possiamo dire che quest’Essere è un’Entità composita settemplice, formata dall’insieme di tutte le gerarchie che vanno dagli uomini, su fino agli Spiriti della Saggezza. E come l’uomo anela alla sua trinità superiore spirituale, ossia al Sé, Buddhi e Atma, anche quest’Essere anela ai tre principi macrocosmici superiori della Divina Trina universale. Quest’Essere fu conosciuto nel mondo egizio come la divina Iside, nel mondo greco come Iside – Sofia, e nell’esoterismo cristiano come Iside – Maria; occorre però dire che nel mondo spirituale non esiste la differenza dei sessi in maschio e femmina ma esiste soltanto come androgino asessuato. La differenza nel fatto che gli Dei possano manifestarsi a volte con la forma femminile e a volte in quella maschile, dipende dalla loro manifestazione nel mondo dell’anima umana. Ossia, quando l’Entità divina si manifesta nella sua realtà individuale, essa si presenta assumendo la caratterista maschile; quando invece è messaggero delle Entità superiori, si manifesta assumendo la caratteristica femminile.

Nel 5° sigillo apocalittico, è rappresentata l’immagine della Sofia cosmica come appare a Giovanni nella sua visione spirituale e come viene rappresentata immaginativamente da Rudolf Steiner nei sette sigilli apocalittici. In merito Egli dice: «Da questa immagine possiamo riconoscere che nella lotta contro la magia nera, l’unione dell’umanità con la «Celeste Sofia» sarà di decisiva importanza. E a questo punto consideriamo che nell’Antroposofia è dato all’umanità un cammino che vuole portarla a collegarsi con la sfera cosmica della Sofia, allora comprenderemo anche che nel nostro tempo la miglior protezione contro la magia nera (e in generale contro il male) è l’Antroposofia. Infatti, l’uomo viene protetto dal male soltanto approfondendosi nella vita spirituale del bene (O.O. 273, 28.9.1918). E questa per il nostro tempo è appunto l’Antroposofia … Il contenuto spirituale del quinto sigillo è appunto questo e per cui esso appartiene anche ai migliori mezzi occulti per proteggersi dagli influssi della magia nera (vedi libro citato alla nota 24 di Sergej O. Prokofieff, pag, 303-305).

30.    L’Impulso del Cristo è un tema molto complesso e profondo poiché riguarda diversi aspetti sia nell’ambito dell’evoluzione della Terra che in quello dell’anima umana, per cui qui in una nota non possiamo che limitarci a dare un chiarimento sintetico alle persone che non hanno ancora avuto modo di approfondire i misteri del cristianesimo esoterico secondo la concezione antroposofica. Possiamo dire che l’Altissima Entità solare del nostro universo, XX secoli fa nell’udire il lamento di sofferenza e di dolore provenire dalla Terra, mosso a compassione lasciò il Sole per venire in soccorso di noi uomini. Fu per il Cristo un puro atto libero d’amore universale e un sacrificio infinito, in quanto dovette abbandonare un’altissima dimensione spirituale e scendere comprimendosi sempre più, per entrare nell’angusta corporeità di uno degli uomini più evoluti della Terra, vale a dire l’uomo Gesù di Nazareth dietro la cui Personalità umana si celava il grande Zarathustra, uno dei più alti iniziati solari e discepolo del Cristo, oggi conosciuto come «Maestro Gesù».

Questa Sua discesa da mondi infiniti dello spirito, fu per la Terra e per gli uomini, un’esperienza nuova e nello stesso tempo stravolgente, in quanto per la prima volta un «impulso divino» attraversava l’esperienza della morte umana, per ridurre il potere di Arimane sulla paura che incuteva agli uomini nell’attraversare la porta della morte. Dopo la morte sulla croce del Golgotha, il Cristo discese fino all’ultimo strato spirituale del nocciolo interno della nostra Terra (Inferno), dove «Bene e Male» convivono, anche se separati spazialmente, da un abisso spirituale tra le forze buone della prima gerarchia (Troni, Cherubini e Serafini) e da quelle soratiche del male, cioè gli Asura. Qui il Cristo creò dalla trasformazione del corpo del «Fantoma» di Gesù (vedi nota 24) un nuovo corpo spirituale superiore che conosciamo come «corpo di resurrezione», con il quale Egli risorse il terzo giorno della domenica di Pasqua, dopo aver rimesso il potere di Arimane nei suoi limiti e dato alla Terra la svolta a congiungersi un giorno di nuovo col Sole. Grazie a ciò, il Cristo diede agli uomini la speranza che la morte non esiste, ma che dietro alla morte si celi il volto del Padre, con il quale l’uomo si unisce dopo la morte fisica per l’inizio di una nuova vita. L’uomo non viene annientato dalla morte, in quanto il Cristo la vinse dando la possibilità a quelli che si compenetrano dell’Impulso del Cristo e della coscienza del Cristo secondo la conoscenza antroposofica, di unirsi un giorno al corpo di resurrezione del Cristo, conquistando in tal modo l’immortalità dell’io umano.

Ciò che soccombe alla morte è soltanto il nostro corpo fisico, ossia l’involucro materiale esterno perituro di cui ci avvaliamo come strumento per la nostra evoluzione e perfezione nel mondo fisico; ma il nostro Io terreno e l’anima di cui ci avvolgiamo alla nascita come strumento animico, non muoiono, ma si adattano a vivere dopo la morte in una nuova dimensione dove la materia assume uno stato più sottile e luminoso (mondo astrale), in cui ci compenetriamo con le altre anime vivendo in uno stato unitario qual è il mondo divino spirituale.

Il Cristo, nei tre anni di convivenza negli involucri animici-spirituali di Gesù di Nazareth, non solo ripristinò le quattro parti costitutive umane, ossia: «Il corpo fisico (Fantoma), l’eterico, l’astrale e l’Io terreno», ma trasformò come menzionato, dal vecchio corpo antico di calore di Saturno, un nuovo corpo più elevato e luminoso, vale a dire il «corpo di resurrezione» o il nuovo Adamo. E come dal vecchio Adamo discese l’umanità a causa della tentazione luciferica, così con il nuovo Adamo tutta l’umanità potrà risalire alla sua origine divina grazie al sacrificio e alla «Grazia» del Cristo. Occorre pertanto unirsi al corpo di resurrezione che secondo l’economia spirituale, il Cristo ha moltiplicato per ogni uomo della Terra e che appunto ognuno di noi può accogliere solo dopo aver accolto l’Impulso del Cristo e risvegliato in noi la «coscienza del Cristo», ossia il motto paolino: «non Io ma il Cristo in me». Questi due impulsi spirituali furono generati dall’azione del Cristo nella Sua discesa in un corpo umano che divenne poi visibile e oggettivo allorquando i romani nell’arrestare Gesù nel giardino dei Getsemani, videro un ragazzo che lo seguiva a distanza cui essi cercarono invano di prenderlo, ma riuscirono solo a togliergli di dosso il lenzuolo lasciandolo nudo.

 “Un giovane lo seguiva, coperto soltanto con un lenzuolo; e lo afferrarono; ma egli, lasciando andare il lenzuolo, se ne fuggì nudo”.   Mc 14,51-52

Rudolf Steiner dice che questo giovane rimasto nudo è l’Impulso del Cristo; è come dire un «Archetipo spirituale», un Io superiore dell’umanità, cui gli uomini devono rivestire di un corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico (spirituale), affinché possano essere compenetrati dal Vero Io cosmico del Cristo e attraversare superando le catastrofi future, cioè quella alla fine della nostra quinta Epoca (la guerra di tutti contro tutti); la seconda alla fine della sesta Epoca dei sette suggelli e l’Epoca delle sette trombe, (vedi Tav. 1 della nota 2).

Possiamo dunque rivestire questo Io superiore dell’umanità:

a) Corpo Astrale = sviluppo delle forze di vera fede e di meraviglia.

b) Corpo eterico = sviluppo di vero amore e dedizione verso gli altri.

c) Corpo fisico (spirituale) = sviluppo della coscienza morale.

Fede e meraviglia, aiutare il prossimo con vero amore e dedizione e sviluppo della coscienza morale, sono le tre virtù animiche spirituali che dobbiamo sviluppare per rivestire l’Impulso del Cristo quale «Archetipo spirituale» della futura umanità, che potrà essere salvata a superare le prove finali col male e con la magia nera delle Entità degli ostacoli, in un futuro ancora remoto ma che comunque occorre già preparare ora, dal nostro quinto periodo di cultura.

31.    Prima dell’evento del Cristo la coscienza umana non era ancora presente nell’uomo come nello stato attuale; essa si manifestava attraverso una coscienza chiaroveggente ottusa che possedevano ancora i popoli antichi quali i greci e i romani. Mentre nell’uomo attuale il rimorso per aver compiuto una cattiva azione è accompagnato da un disagio interiore o dalla sofferenza animica per ciò che di male abbiamo compiuto, nei greci e nei romani antichi si presentava loro un’immagine astrale esteriore terrificante che terrorizzava e perseguitava chi si era reso colpevole di un’azione malvagia. Queste immagini spettrali erano temute e conosciute dai greci col nome di «Erinni» e presso i romani col nome di «Furie». Col passare dei secoli insieme alla scomparsa della chiaroveggenza ottusa dell’umanità, anche queste immagini spettrali scomparvero lasciando il posto alla «voce della coscienza» che similmente a un giudice severo, cominciò a manifestarsi dal profondo umano giudicando e rimproverando quelle azioni scriteriate, mettendo l’uomo di fronte alla sua responsabilità morale. Essa cominciò a manifestarsi in concomitanza dell’evento del Golgotha tramite l’Impulso dell’Io-Cristo scaturito dall’incarnazione dell’altissima Entità solare nel corpo di Gesù di Nazareth. Questa coscienza del Cristo nasce durante lo sviluppo dell’anima razionale come coscienza d’amore dell’Io cosmico nell’umanità, manifestandosi dapprima in modo istintivo e alimentata da una fede viva nel Cristo cosmico. Con l’avvento di Costantino il Grande, il cristianesimo divenne religione di Stato perdendo così la freschezza quale originario cristianesimo cosmico nascente, indurendosi sempre più nei dogma di un cristianesimo divenuto nell’arco dei secoli una sintesi di romanesimo, ebraismo e paganesimo. Cosicché la coscienza del Cristo fu sospinta dalle forze arimaniche nel profondo, facendo emergere sempre più una coscienza egoistica arimanizzata che nel periodo dello sviluppo dell’anima cosciente (vedi le note 7-8) causò tanto dolore e sofferenze nell’umanità con le due guerre mondiali (1914-18 e 1939-45) con la disastrosa perdita di 55 milioni di morti, tra militari e civili. Occorre che oggi appunto se non vogliamo andare verso disastri peggiori, dobbiamo risvegliare la coscienza del Cristo così come insegnato dalla Scienza dello Spirito o antroposofia, in modo da realizzare nell’umanità attraverso l’Impulso del Cristo, quell’amore cosmico umano, il solo che possa unire gli uomini in una nuova fratellanza universale in unità col Cristo, in vista del prossimo avvento della comunità di Filadelfia quale sesto periodo futuro del Sé spirituale.

2.Note Integrative Antroposofiche

Note pubblicate sull’articolo: “La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale”.

 Breve Prefazione

 Affinché gli articoli antroposofici pubblicati in questo Blog possano essere compresi dalle persone che non conoscono la terminologia antroposofica della Scienza dello Spirito o Antroposofia, (la quale ha la sua base nei quattro libri fondamentali scritti e corretti da Rudolf Steiner, quali: «La Scienza Occulta, Teosofia, l’Iniziazione e La Filosofia della Libertà»), ho ritenuto opportuno aggiungere delle note integrative, cosicché possa essere di aiuto a introdurre il lettore profano, in alcuni chiarimenti terminologici trattati nei diversi tema che man mano sono pubblicati sul Blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima” che altrimenti, resterebbero pressoché incompresi da quei lettori che incontrano per la prima volta la via moderna rosacruciana della Scienza antroposofica.

Note Integrative

10.    L’anima Natanica o Adamitica è una parte dell’anima di Adamo cui fu tolta prima che fosse tentato dal «Serpente» ossia, dall’Angelo dell’ostacolo chiamato Lucifero, rappresentato dal simbolo paradisiaco dell’albero del bene e del male. Ossia per capire un po’ meglio questa simbologia occulta abbastanza complessa, diciamo che l’anima umana, cioè Adamo, figlio di Yahve o Yehovah, era un essere casto e puro che viveva nel «Paradiso terrestre» in una sorta di coscienza istintiva simile all’animale, per cui non in grado di discernere il bene dal male. Affinché egli potesse elevarsi allo stesso livello degli Dei creatori, fu permesso di «mangiare la mela» (mela vuol dire “Manas”, Mente, ossia la ragione che fa di un essere un individuo) cioè di accogliere in sé la conoscenza luciferina in modo da distinguersi dagli Dei e imparasse a discernere il bene dal male arrivando a sviluppare l’autocoscienza autonoma e libera. Ma prima che fosse tentato dal «Serpente», in altre parole Lucifero, gli fu tolta una parte della sua purezza animica (una parte del corpo astrale e del corpo eterico) e trattenuta nel mondo spirituale insieme all’albero della vita. Quest’anima è quell’anima che il vangelo di Luca fa risalire attraverso la genealogia di Giuseppe fino a Davide, da questi ad Abramo e fino ad Adamo, e infine a Dio stesso. È quell’anima adamitica o natanica che s’incarnò per la prima volta nel bambino Gesù di Nazareth dove è detto «figlio di Dio», nato per opera dello Spirito Santo, il quale è la stessa anima che festeggiamo a Natale quale bambinello divino. In questa nota non può che essere dato n aspetto poco esauriente, per un migliore approfondimento vedi: «Il Vangelo di Luca O.O. 114, ed. Antroposofica Milano».

11.   L’Arcangelo Michele dopo l’evento del Golgotha si è elevato al rango di Archai, ossia da Spirito di Popolo è diventato Spirito del Tempo, e ha assunto un ruolo diverso da quando prima dell’evento del Golgotha si manifestava come guida del popolo ebraico e quale Spirito notturno di Yahve. Dal 1879 ha assunto il ruolo come guida del cristianesimo esoterico rosicruciano e quale Spirito diurno e «volto del Cristo» nella guida della civiltà attuale.

       Sergej O. Prokofieff uno dei più elevati discepoli di Rudolf Steiner, nel suo libro “Il corso dell’anno come via di iniziazione all’esperienza dell’entità del Cristo”, in merito all’Entità di Michele scrive:

     « Effettivamente Michele si presenta oggi in seno all’umanità come la grande guida verso il sole d’amore. Infatti, Egli è figlio di Sofia legato “ sin dal principio” con la “luce della saggezza celeste” e quale volto del Cristo e dell’amore cosmico porta da oggi agli uomini questo suo amore nella sua forma più elevata e altruistica: “Michele con tutta la serietà del suo essere col suo atteggiamento e la sua azione passa per il mondo con amore”. Chi lo segue coltiva l’amore nel rapporto col mondo esterno. E tale amore deve prima svilupparsi per il mondo esterno se non vuole diventare amore di sé. E se quest’amore è presente quale amore micheliano, di riflesso potrà irraggiare nel proprio “io” l’amore per il prossimo. L’uomo potrà amare senza amare se stesso. E sulla via di un tale amore si può trovare nell’anima umana il Cristo. E sulla base della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico noi possiamo oggi dire: le cose più importanti che il Cristo porta oggi nel mondo sono la “luce, la vita e l’amore”; così che per la Sua nuova apparizione eterica, l’anima natanica porta la luce del Cristo; l’arcangelo Widar, la vita e l’immaginazione del Cristo; Michele, lo Spirito del nostro tempo, l’amore del Cristo»; cap. XII pag. 362-364 (ibidem).

12.   Widar è l’antico spirito guida del Buddha Gautama, il quale dopo l’illuminazione del Buddha si è elevato al rango di Arcangelo, assumendo la missione di Michele (che a sua volta è salito al rango di Archai) come «Protettore» dell’anima natanica, ossia del Cristo Gesù. Egli ha anche assunto la missione, legata alla nuova apparizione del Cristo nell’eterico, ossia nel mondo elementare (astrale) contiguo a quello fisico terrestre. Ciò ha già avuto inizio dal secolo XX e durerà per circa tremila anni, dopodiché l’umanità incontrerà il Cristo nel corpo astrale nel mondo spirituale planetario o Devachan inferiore e più avanti, incontrerà il Cristo nel Suo Io Cosmico nel mondo stellare o Devachan superiore.

13.   Lucifero e Arimane sono due entità dell’ostacolo rimaste indietro nella loro evoluzione umana, di cui: «Lucifero appartenente alla gerarchia degli Angeli rimasti indietro nell’evoluzione umana dell’antica Luna e Arimane, appartenente alla gerarchia degli Arcangeli rimasti indietro nell’evoluzione umana dell’antico Sole».

14.   Oltre all’io normale terreno, vive nell’uomo un «Io superiore divino» quale dono degli Dei o Elohim creatori, cui l’io inferiore è solo un’immagine, un riflesso di come quando guardandoci in uno specchio vediamo la nostra immagine rispecchiata, riflessa appunto. L’immagine che egli riflette nell’ambito terreno è la sintesi di tutte le personalità umane vissute in tutte le incarnazioni terrene in personalità sempre diverse. In ogni “Personalità umana” in cui ha spirato e vissuto di nascosto, egli acquisì le facoltà morali e spirituali di cui ora possiede come sintesi, e le manifesta in ogni nuova vita terrena quale elevazione del livello morale attraverso il suo pensare, sentire e volere, quali facoltà superiori della sua vita animica. Questo nucleo divino – umano o «Individualità» superiore, è sempre la stessa, non cambia, ma si evolve e si arricchisce appunto delle facoltà umane acquisite durante le diverse esperienze delle vite terrene assunte dalle diverse personalità umane in ogni vita. Perciò la “Personalità umana” che egli manifesta e rinnova in ogni vita terrena, è la sintesi o l’estratto spirituale superiore raggiunto durante le vite precedenti, la quale porta in sé (nel suo corpo astrale) un concentrato negativo imperfetto, quale causa degli errori e imperfezioni morali delle azioni malvagie commesse ai danni degli altri; ossia ciò che la Scienza antroposofica chiama «karma», cui determinerà il suo destino durante tutto l’arco della sua vita. È l’Io superiore che dirige dal mondo spirituale questo destino, e l’uomo passerà attraverso quelle sofferenze e quelle prove del destino, quale causa appunto della sua  imperfezione morale che deve perfezionare, cui l’io inferiore non può fare altro che bere quel calice amaro che lui stesso ha generato nelle vite passate.

15.   Al di sopra dell’ «Io superiore», Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un «Io» ancora più superiore che possiamo definire un «Entità superspirituale» il quale, è il «vero nocciolo» di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama: «Il vero Io o Scintilla divina». Rudolf Steiner menziona pochissimo questa parte costitutiva umana. Egli ne parla in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro «Sulla Via Dell’Iniziazione», dove egli alla fine sintetizza il concetto del vero Io così:

«L’uomo porta in sé un “vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere[che l’uomo fa durante la sua vita terrena]. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere», (Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194; Ed. Antroposofica Milano).

16.   Tutto ciò che resta indietro si oscura, si trasforma in una forma diversa che non ha più nulla di umano regredendo verso lo stato bestiale (questo vale per la forma e l’anima inferiore, ma non della sua vera essenza spirituale superiore divina).   Gli spiriti asurici come abbiamo già avuto modo di dire sono spiriti degli ostacoli appartenenti alla gerarchia delle Archai o spiriti della Personalità rimasti indietro nella prima incarnazione della nostra Terra o del nostro sistema solare, sull’antico Saturno. Il nostro sistema solare o possiamo anche dire il nostro Sole con tutti i suoi pianeti, nasce come pianeta tre eoni prima della nascita dell’eone terrestre, cioè all’inizio dello sviluppo del primo stato di coscienza cosmico in cui, l’uomo era un minerale costituito dal calore saturneo; mentre la sua essenza divina spirituale riposava ancora nel grembo della Divinità creatrice. In quell’eone antico in cui tutto e tutti gli esseri, erano immersi nel calore, le Archai attraversarono il loro gradino umano di cui però, non tutti riuscirono a superarlo e salire al rango angelico, alcuni restarono indietro fino allo stato attuale di coscienza terrestre. Pertanto oggi abbiamo delle archai-uomo, rimasti indietro di ben quattro eoni! per cui sono, di fatto, dei terribili «maghi neri». Essi si fanno servi del più malefico essere del nostro mondo planetario, ossia di «Sorat» l’Entità solare definita da Giovanni l’anticristo e identificandolo col numero d’uomo 666. Il male aumenterà sempre più durante il procedere della nostra evoluzione umana e siccome questo spirito soratico, non può entrare direttamente nella nostra evoluzione, egli lo fa attraverso le tre correnti dell’ostacolo e in modo particolare quella degli «Asura» o spiriti delle tenebre. L’unica protezione contro questi maghi neri è la «forza morale» e l’impulso del Cristo; poiché occorrerà fare molta attenzione a non lasciarsi sedurre da questi spiriti malefici, in quanto tutto ciò che essi riusciranno a strappare all’uomo non potrà mai più essere recuperato, vale a dire quella parte di esperienza umana che essi estirperanno dall’io non potrà mai più esserci restituita. Questo argomento sarà ulteriormente affrontato nella seconda parte di questo tema sul dolore.

17.   Rudolf Steiner ci annuncia tramite la rivelazione avuta dal bodhisattva Maitreya, la seconda venuta o Parusia del Cristo annunciata anche dai vangeli e dalle lettere di Paolo, dal 1909 in poi. Prima per poche persone e poi dopo per tutta l’umanità, per l’arco di tremila anni sarà possibile incontrarlo nella Sua «Veste eterica» nell’ambito elementare (astrale) terrestre. Il Cristo non ritornerà più in un corpo fisico terrestre, ma è possibile fare la Sua esperienza per coloro che si prepareranno secondo la conoscenza della «Scienza dello spirito o antroposofia», d’incontrarlo sul piano astrale terrestre nel corpo eterico, così come fu per Paolo sulla via di Damasco. Finiti i tremila anni, sarà possibile incontrarlo nel corpo astrale nel mondo planetario o nel Devachan inferiore, e dopo altri tremila anni, l’umanità lo incontrerà nel Suo Io nel mondo stellare o Devachan superiore; cosicché soltanto allora saprà che cos’è il Cristo.

18.    Il Karma o «legge di causa ed effetto», sostituisce dopo l’avvento del Golgotha, la vecchia legge deuteronomica mosaica o del taglione: «Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita etc.», la quale non ammetteva sconti; per cui se qualcuno uccideva una persona ne subiva subito la conseguenza con la pena di morte. Oggi e in modo particolare dal XX secolo in poi, per quelli che accolgono e comprendono il Cristo nel senso della rivelazione dell’Antroposofia, le cose si presentano alquanto diverse, in quanto il Cristo è diventato il «Signore del Karma». Per cui la rigida legge testamentaria yahvetica si è modificata in «legge del perdono e dell’amore» con dedizione verso gli altri, ovverosia per quanto male abbiamo fatto agli altri, tanto bene dobbiamo restituire tramite l’amore e la dedizione verso quelli che abbiamo offeso, e altrettanto occorre, che perdoniamo coloro che ci hanno offeso. Ciò non vuol dire appunto che basti chiedere perdono a Dio e tutto viene azzerato come prima; Dio non può perdonare l’azione negativa commessa, (altro è ciò che il Cristo prende su di sé come peccati degli uomini; è un tema purtroppo che esula dall’essere affrontato in una nota), occorre che compensiamo comunque l’azione malvagia commessa ai danni degli altri, con un’altra azione positiva quale atto d’amore e dedizione. Il karma è veramente un tema molto complesso, poiché riguarda il passato, presente e futuro dell’essere del divenire dell’uomo, per cui è difficile stabilire se l’azione che ci viene incontro nel presente sia un effetto di una causa passata o la causa di un effetto futuro. Rudolf Steiner nel 1910 nel libro «Le manifestazioni del karma O.O. n.120», mise le basi per la conoscenza del significato del karma, enunciando questa legge in modo alquanto diverso da come enunciata dalla scienza ufficiale esteriore laddove a pag. 32, nella prima conferenza di Amburgo egli dice:

       «Cosi oggi abbiamo potuto parlare del concetto di karma, (…). Troviamo cosi la legge del karma che possiamo definire una legge della relazione tra causa ed effetto, però in modo che l’effetto si ripercuote di nuovo sulla causa, e nel ripercuotersi l’essere si conservi, rimanga lo stesso (…). Abbiamo il presentimento che il karma si manifesti nelle maniere più svariate, nei campi più diversi, che le varie correnti karmiche: “Karma personale, karma del popolo, karma dell’umanità, karma della Terra, karma dell’universo, vengano a incrociarsi, e che da tutto ciò ci vengano le spiegazioni che ci occorrono per comprendere la vita; (Amburgo, 16 maggio 1910 – ed. Antroposofica Milano)».

 19.     Per Kamaloca s’intende la parte più bassa oscura della sfera astrale lunare che comprende la zona della sfera della Luna, mentre la sfera di Mercurio e di Venere sono le sfere astrali superiori più luminose in cui l’anima si prepara a entrare nel mondo solare. Per sfera dobbiamo pensare come centro la nostra Terra e che la Luna nel compiere un giro completo attorno ad essa, crea uno spazio oscuro tutt’intorno al nostro pianeta; lo spazio scuro va pensato come una sfera astrale spirituale compenetrata da altre sfere superiori astrale – spirituale, dove le anime soggiornano dopo la morte chi più chi meno, tra tormenti e sofferenze animiche dovute ad attaccamenti materiali.

1.Note Integrative Antroposofiche

Note pubblicate sull’articolo: “La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale”.

 Breve Prefazione

 Affinché questi articoli antroposofici possano essere compresi dalle persone che non conoscono la terminologia antroposofica della Scienza dello Spirito o Antroposofia, (la quale ha la sua base nei quattro libri fondamentali scritti e corretti da Rudolf Steiner, quali: «La Scienza Occulta, Teosofia, l’Iniziazione e La Filosofia della Libertà»), ho ritenuto opportuno aggiungere delle note integrative, cosicché possa essere di aiuto a introdurre il lettore profano, in alcuni chiarimenti terminologici trattati negli articoli dei diversi tema che man mano saranno pubblicati sul Blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima” che altrimenti, resterebbero pressoché incompresi da quei lettori che incontrano per la prima volta la via moderna rosacruciana della Scienza dello Spirito o antroposofia.

Note Integrative

1.   Rudolf Steiner nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Suo padre Johannes Steiner, era impiegato delle Ferrovie Meridionale Austriache, per cui crebbe in un ambiente che stimolava alla prontezza e all’abilità nella vita pratica. Già presto, all’età di sette anni, gli era possibile «vedere e udire gli esseri» che stanno dietro al mondo naturale e che dovette in certo senso nascondere ai suoi coetanei e anche a persone adulte, poiché non sarebbe stato compreso. Nel 1879 superò l’esame di maturità con lode. Nello stesso anno s’iscrisse all’Istituto Tecnico Superiore di Vienna, dove studierà fra l’altro biologia, chimica e fisica. Specialmente quest’ultima materia influenzerà profondamente la sua evoluzione interiore e, nello stesso tempo, lo porrà di fronte a difficili enigmi. Si mise in luce già come studente curando gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al ’97 collaborò all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar.

Dal 1902 ebbe una più intensa attività come scrittore e conferenziere, di cui moltissime in questi anni sulla cristologia, cui dedicherà gran parte della sua vita e la sua uscita nel 1912-13, dalla Società Teosofica, a causa di un dissenso con la Presidentessa Annie Besant, la quale, sosteneva che un giovinetto indiano di nome Krishnamurti, fosse la reincarnazione del Cristo. Nel 1894 pubblica la “Filosofia della Libertà” (Edizione Antroposofica Milano), la più importante delle sue opere filosofiche ed anche la base per la successiva concezione del mondo. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Gli impulsi da lui dati nell’arte, nella scienza, nella medicina, nella religione, nella pedagogia e nell’agricoltura portarono a delle nascite di movimenti oggi sempre più diffusi nel mondo.

Nel 1912-13 si distacca dalla Società teosofica e costituisce la Società antroposofica universale. A Dornach in (Svizzera), costruisce il primo Goetheanum di legno, un centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia il quale, in seguito, sarà poi bruciato da nemici dell’Antroposofia nella notte di S. Silvestro del 1922.  In seguito Rudolf Steiner fa un modello di un secondo Goetheanum in cemento armato il quale, fu costruito dopo la sua morte avvenuta il 30 marzo 1925, esistente tuttora come centro di numerose attività antroposofiche cui, partecipano artisti e soci di tutto il mondo.

2.   L’uomo per compiere la sua evoluzione e perfezione umana deve attraversare «sette Stati di Coscienza Cosmici» che nella Scienza antroposofica sono chiamati: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano». Di questi sette stati cosmici ne sono già passati tre, e cioè Saturno, Sole e Luna e attualmente siamo nello stato cosmico o «Eone» terrestre che chiamiamo Terra. I nomi scelti non sono riferiti ai pianeti attuali del nostro sistema solare ma, questi indicano soltanto il punto, dove si espandevano le sfere cosmiche dell’antico Saturno fino al pianeta Saturno attuale; l’antico Sole fino al pianeta Giove attuale e l’antica Luna fino al punto in cui è collocato il pianeta Marte attuale. Questi antichi sistema solari o sfere cosmiche, non vanno immaginate come il nostro sistema solare attuale ma come sfere spirituali cui nessun occhio fisico avrebbe potuto vederle, in quanto erano delle sfere spirituali costituite da calore sull’antico Saturno, da una sfera eterica sull’antico Sole e da una sfera astrale sull’antica Luna. Non è possibile in una nota dare maggiori dettagli sugli antichi stati di coscienza cosmici, per cui possiamo in sintesi dire che, ogni stato di coscienza cosmico, deve attraversare diversi sottostati di coscienza, chiamati: «Stati di Vita, Stati di Forma, Stati di Epoche e Stati o periodi di cultura». Nel nostro stato attuale di coscienza dunque, vogliamo tralasciare lo stato di Vita e lo stato di Forma per non complicarci troppo la vita con questa nota integrativa, prendendo in esame soltanto le Epoche. Diciamo allora che la nostra Terra in ogni stato di forma (se ne contano sette) deve passare attraverso sette Epoche, cui chiamiamo:

«Epoca Polare, Epoca Iperborea, Epoca Lemurica, Epoca Atlantica, quinta Epoca Postatlantica, sesta Epoca Postatlantica e settima Epoca Postatlantica».

A sua volta ogni «Epoca» deve attraversare «sette periodi di cultura» che chiamiamo:

«Paleo Indiano, paleo Persiano, egizio-caldaico-ebraico, greco-romano, periodo anglo-germanico, periodo slavo-russo e periodo americano».

Ogni periodo di cultura dura circa 2160 anni e attualmente, ci troviamo nel quinto periodo di cultura «anglo-germanico» della quinta Epoca che astrologicamente si trova sotto il «segno dei Pesci», cui durerà ancora per circa 1500 anni e dopodiché entreremo nel sesto periodo di cultura «slavo-russo» che sarà sotto il «segno dell’Acquario»; infine, per ultimo, entreremo nel settimo periodo di cultura «americano» che sarà sotto il «segno del Capricorno» che finirà con una grande catastrofe simile al «Diluvio universale» chiamata dalla Scienza antroposofica, «la guerra di tutti contro tutti». Finita la pausa catastrofica, gli uomini che avranno superato la crisi inizieranno una nuova Epoca formata da sette nuovi periodi di cultura e così via, per la settima Epoca; fino a che la Terra sarà completamente trasformata unendosi di nuovo alla Luna e al Sole.  (Vedi Tav. 1 qui di seguito)

3.   Rudolf Steiner nel Vangelo antroposofico di Marco, ci rivela che l’impulso del Cristo è rappresentato da quel giovanetto che seguiva Gesù mentre era portato via dai soldati romani e a cui viene strappato il lenzuolo di cui era avvolto, fuggendo nudo. Egli continua dicendo che questo impulso giovanile cosmico del Cristo, ormai non aveva che un debole legame con il “Figlio dell’uomo”, giacché verrà poi dopo messo a morte sulla croce del Golgotha; Mc 14,51-52].

Non è possibile affrontare in una nota il tema sul significato dell’Impulso del Cristo, in quanto siamo di fronte a un argomento molto complesso che ha in sé diversi aspetti interpretativi scaturiti dal significato dell’evento del Golgotha nell’ambito della storia evolutiva umana e spirituale, non solo per l’uomo, ma anche per tutte le gerarchie spirituali superiori. Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Norrköping il 30 maggio 1912 rivela che l’Io Cosmico del Cristo nel dimorare negli involucri animici – corporeo di Gesù di Nazareth, come conseguenza della Sua azione divina nell’ambito terrestre, lasciò sulla Terra l’Impulso dell’Io, il quale restò come dire nudo, senza involucri esteriori, dopo la morte di Gesù. Affinché l’umanità possa avere l’aiuto dal Cristo alla fine del settimo periodo di cultura, quando cioè l’umanità si troverà ad affrontare una grande catastrofe umana simile al «Diluvio Universale» e annunciata da Rudolf Steiner come la «guerra di tutti contro tutti», occorre che gli uomini rivestano l’Io cristico o Impulso-Cristo, di un corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico. Ed è sempre in questa conferenza che troviamo la risposta dove è detto che noi creiamo il corpo astrale dell’Impulso-Cristo attraverso le nostra fede e la meraviglia; il corpo eterico tramite l’amore e la dedizione agli altri e il corpo fisico (diverso dal nostro attuale, ossia meno denso) attraverso le azioni morali consapevoli, cioè azioni morali fatte liberamente in piena coscienza.

4.    La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa, perché queste entità superiori appartengono a diverse classi umane-divine e in modo particolare alla categoria dei Bodhisattva Celesti, cioè gli Arcangeli, gli arci-messaggeri del mondo divino, i quali formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che nella sfera del Budhi, (la sfera solare oltre le stelle fisse o Devachan Superiore o, secondo un termine occidentale, il «piano della Provvidenza) contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» dell’entità del Cristo-Sole, posto al loro centro .   Sergej O. Prokofieff, in base alle citazioni di diverse conferenze tenute da Rudolf Steiner su questo argomento, nel suo libro “Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, a pag. 71 scrive:

«Un Bodhisattva è un essere di ordine cosmico che ha già superato i limiti dello sviluppo proprio dell’uomo; egli si avvicina già all’evoluzione dell’Angelo e si trova in una corrente evolutiva nella quale la sua coscienza arriva fini alla sfera del Budhi. In altri termini, un Bodhisattva sta in una fase di sviluppo che l’umanità raggiungerà, per via naturale, soltanto su Giove. Questo si esprime nel fatto che il Bodhisattva già ora, “in modo comune” a un essere della gerarchia angelica, può, con il proprio Io [superiore], operare coscientemente alla trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale. In questo lavoro egli viene ispirato da un essere di una gerarchia superiore, quella degli Arcangeli. Quando questo lavoro si avvicina al suo compimento, il Bodhisattva si reca in Terra per una incarnazione umana completa, vale a dire che percorre quel grado chiamato da Rudolf Steiner il grado di “Buddha umano”. Durante questa sua ultima incarnazione il Bodhisattva lavora in modo comune a un essere della gerarchia degli Angeli e raggiunge finalmente il grado del Sé spirituale (l’illuminazione sotto l’albero del Bodhi). Con ciò egli completa il ciclo corrente all’evoluzione del mondo, e non deve più incarnarsi sulla Terra. D’ora in poi non lavora più, come essere della gerarchia degli Angeli, al suo corpo astrale che è divenuto il corpo luminoso del Sé spirituale (Nirmāṇakāya). L’ulteriore evoluzione del Buddha consiste nel fatto che egli, partendo dal suo Sé spirituale come principio dell’Io, lavora, in maniera consueta ad un Arcangelo, al proprio corpo eterico e lo trasforma a poco a poco in spirito Vitale. In conseguenza di ciò la sua coscienza raggiunge la sfera del “Nirvana” e inizia un evoluzione che la restante umanità raggiungerà solo, durante lo stato di coscienza di Venere; nel qual lavoro sarà ispirato da esseri ancora superiori agli Arcangeli ».

Quando dunque giunge per loro il momento in cui l’umanità ha bisogno di un nuovo impulso spirituale, uno di essi scende a livello astrale e ispira un «Individualità umana», un uomo evoluto appartenente alla classe dei bodhisattva umani. I quali sono i discepoli degli antichi Maestri divini che guidarono l’umanità antica, di cui nell’epoca Lemurica discesero dalla sfera di Venere, le entità delle Archai che s’incorporavano fin nel corpo fisico di uomini tra i più evoluti, che erano chiamati “Dhyani Buddha”. Durante l’epoca Atlantica discesero dalla sfera di Mercurio, le entità degli Arcangeli, che s’incorporavano fin nel corpo eterico di uomini evoluti, che venivano chiamati “Bodhisattva”. E durante l’epoca Postatlantica (prima dell’evento del Cristo nel corpo di Gesù di Nazareth), discesero dalla sfera lunare (Luna) le entità degli Angeli, nel corpo astrale di uomini evoluti, che erano chiamati Buddha umani. Anche dopo l’evento del Cristo si sono sempre presentati agli uomini dei Bodhisattva per aiutare l’umanità a evolvere verso i mondi dello spirito, senza dei quali l’umanità non potrebbe mai arrivare alla sua meta divina originaria. Sono uomini evoluti che vivono nell’ambito della sfera lunare, (in questo caso è inteso la sfera che va dalla Luna fino a Venere), e sono chiamati «Maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti» che a loro volta, formano una cerchia di dodici Entità bodhisattviche al servizio dello Spirito Santo, cui hanno il compito di promuovere l’impulso del Cristo sulla Terra.

Quando appunto si avvicina per loro il momento, essi scendono sulla Terra per compiere la loro missione divulgando la loro dottrina agli uomini per la durata di cinquemila anni, durante i quali, essi s’incarnano circa ogni cento anni. Dobbiamo però dire che questi uomini evoluti, essendo troppo elevati per i corpi fisici per loro troppo angusti, scelgono a loro volta degli iniziati o personalità umane fra uomini più evoluti e li compenetrano nel corpo astrale, oppure fin nel corpo eterico, secondo la missione che devono portare a termine e dalle personalità umane terrestri che possono essere «compenetrate spiritualmente». Soltanto dopo che siano passati cinquemila anni, questi super-uomini bodhisattvici devono scendere completamente sulla Terra, incarnandosi completamente in un corpo fisico preparato per lui da un corpo materno in grado di accoglierlo, così come fu per il Buddha Gotama, e realizzare la loro dottrina che hanno ispirato e che, soltanto allora potrà diventare un patrimonio comune spirituale di tutta l’umanità. A quel punto il bodhisattva umano dovrà conquistare il gradino dell’Illuminazione spirituale di Buddha elevandosi al rango spirituale superiore, lasciando libero l’Angelo che aveva assunto la missione di guida, salendo anch’egli al livello superiore di Arcangelo.

Possiamo ancora aggiungere che fino ad ora si sono manifestati e realizzati sei Buddha, l’ultimo come accennato fu il Buddha Gotama (circa 560 a.C.) cui furono i preparatori per la discesa e l’incarnazione del Cristo nel corpo astrale, poi nel corpo eterico e infine nel corpo fisico di Gesù di Nazareth. Sei nuovi bodhisattva dovranno ora scendere per preparare la conoscenza del Cristo, cosicché l’umanità imparerà a pregare, a conoscere e a discernere sempre più la natura divina del Cristo, non confondendola (come continua a fare da diversi secoli, dopo l’editto di Costantino) con la Personalità storica (per quanto nobile e venerabile), di Gesù di Nazareth. È di vitale importanza per tutta l’evoluzione umana futura che l’umanità impari a discernere il «Maestro Gesù» quale uomo di Nazareth, dietro cui si cela la reincarnazione dell’antico Zarathustra fondatore della religione persiana, e il Cristo Gesù quale “Sole Cosmico” e secondo Principio Universale della Trinità Divina, ossia ciò che gli Iniziati cristiani hanno sempre conosciuto come: «Io Sono l’Io Sono».

Ritornando alla dottrina dei Bodhisattva, occorre sapere che da questo collegio di uomini evoluti appartenenti alla comunità dello Spirito Santo, opera oggi attraverso gli Iniziati e uomini evoluti, l’ispirazione del nuovo Bodhisattva che ha occupato il posto come successore del Buddha Siddhārtha Gautama, meglio conosciuto come Gautama Buddha o Śākyamuni che fu un monaco filosofo mistico e asceta indiano, fondatore del Buddhismo. Questo nuovo bodhisattva che iniziò a incorporarsi nel maestro degli Esseni circa un secolo prima del Cristo, come “Gesù di Pantera” (questo elevatissimo maestro esseno, chiamato Jeschu ben Pandira, fu molto confuso tra i filosofi greci tra i quali Celso e persino dalla fondatrice della Teosofia Madame Blavatsky che per questo, si scagliarono contro il cristianesimo) fra circa 2500 anni, dovrà incarnarsi sulla Terra e realizzare la sua dottrina attraverso cui salirà alla nuova dignità di Buddha; egli è il nuovo Buddha che deve venire e si chiamerà «Maitreya Buddha». Secondo la scienza dello spirito antroposofica, si devono contare dodici bodhisattva e non possono che essere dodici che contemplano il Cristo (l’Io Sono l’Io Sono) nel mondo del Budhi, dal quale accolgono le ispirazioni da portare sulla Terra. Quando l’ultimo dei bodhisattva avrà terminato la sua missione, l’umanità saprà che cosa è il Cristo, e a quel punto l’eone terrestre arriverà alla sua fine continuando una nuova incarnazione nel prossimo eone di Giove, la nuova “Gerusalemme Celeste” menzionata nel vangelo di Giovanni.

5.   Il kali yuga è un periodo ciclico della durata di 5000 anni. Nella religione induista l’evoluzione del mondo avviene tramite lo sviluppo di quattro ere o periodi di tempo chiamati yuga, i quali sono cosi suddivisi:

1)   Satya Yuga o Krita Yuga, l’età dell’oro;

2) Treta Yuga, l’età dell’argento;

3)   Dvapara Yuga, l’età del bronzo;

4) Kali Yuga, l’età del ferro iniziata circa 3101 a.C. e terminata nel 1899 d.C.

Adesso siamo entrati nel ciclo di risalita cioè nel Dvapara Yuga che durerà di nuovo 5000 anni, poi il Treta Yuga e infine il Satya Yuga, ove termina il ciclo degli Yuga, ossia di 35000 anni.

6.   Nel mondo divino operano delle Entità spirituali appartenenti a tre classi gerarchiche cui la Scienza antroposofica cominciando dall’alto classifica così:

 1° Gerarchia

Spiriti dell’Amore (Serafini), Spiriti dell’Armonia (Cherubini), Spiriti della Volontà (Troni).

2° Gerarchia

Spiriti della Saggezza (Kyriotetes), Spiriti del Movimento (Dynameis) e Spiriti della Forma (Potestà o Elohim).

3° Gerarchia

Spiriti del Tempo o Personalità (Archai), Spiriti del Fuoco (Arcangeli) e Spiriti della vita (Angeli).

7.   Il periodo greco-romano, è il quarto periodo di cultura appartenente alla nostra quinta Epoca come spiegato nella nota 2, e che ebbe inizio con lo sviluppo dell’anima razionale o della ragione nel 747 a.C. la quale stava sotto la costellazione dell’Ariete e terminò nel 1413 d.C. Nel 1413 ebbe inizio il quinto periodo di cultura, dove l’umanità iniziò lo sviluppo dell’anima cosciente o dell’intelletto, che è in rapporto con le forze della costellazione dei Pesci, cui terminerà nel 3573 d.C. quando entreremo nella costellazione dell’Acquario e inizieremo lo sviluppo del Sé spirituale, ossia l’evoluzione dell’anima divina superiore. Il periodo greco-romano fu il periodo chiamato «il Tempo dei Tempi» in cui avvenne l’incarnazione del Cristo in Gesù di Nazareth, ove fu chiamato l’«Agnello di Dio» in quanto discese dalla sfera del «Padre» situata oltre le costellazioni ed entrando appunto nella costellazione dell’Ariete fu conosciuto come il grande sacrificio dell’«Agnello Mistico»: «Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29)».

8.   Per capire che cos’è l’anima cosciente occorre aggiungere qualcosa di quel che si è detto nella nota 2, tenendo presente che per un maggior chiarimento di approfondimento, invito gli interessati ai libri «La Scienza Occulta e Teosofia», ed. Antroposofica Milano. Per cui, spieghiamo ancora in un’estrema sintesi che l’uomo, non è semplicemente un essere costituito da corpo, anima e spirito così come spiega S. Paolo e altre correnti filosofiche, seppur concepito in modo diverso. Rudolf Steiner attraverso la sua alta chiaroveggenza umana apre il suo occhio occulto spirituale nell’ambito della natura umana e spirituale dell’uomo, rivelandoci minuziosamente l’intera essenza corporea, animica e spirituale umana, costituita da quattro, sette o nove parti, secondo il contesto evolutivo planetario e terrestre dell’uomo.

Per cui possiamo dire che l’uomo nella sua settemplice evoluzione cosmica menzionata nella nota citata, passando attraverso i sette stati di coscienza, sviluppa insieme all’evoluzione della Terra (ossia come sistema solare), anche degli arti «macrocosmici umani», i quali sono: «Il corpo fisico sull’antico stato di Saturno, il corpo eterico sull’antico Sole, il corpo astrale sull’antica Luna e l’Io nell’ambito del nostro stato Terra». Seguirà poi nell’eone di Giove lo sviluppo del Sé spirituale (Manas), nell’eone di Venere lo spirito Vitale (Buddhi) e nell’eone di Vulcano l’Uomo spirito (Atma). Questi sette arti macrocosmici che l’uomo sviluppa su un piano superiore spirituale, si riflettono a loro modo, sul piano inferiore come «corrente macro-microcosmica», nelle sette Epoche di ogni stato di forma e come «corrente microcosmica» nei sette periodi di cultura, menzionati nella nota2.

Perciò nel quarto stato di coscienza dell’eone Terra, abbiamo la corrente macrocosmica occulta terrestre (cui solo gli iniziati possono accedere), che riflette i suoi arti macrocosmici, nello sviluppo di una seconda corrente macro-microcosmica durante sette Epoche di ogni stato di forma. Ossia: nella prima Epoca Polare perfeziona il corpo fisico; nella seconda Epoca Iperborea il corpo eterico; nella terza Epoca Lemurica il corpo astrale; nella quarta Epoca Atlantica l’Io umano; nella nostra quinta Epoca Postatlantica il Sé spirituale; nella sesta Postatlantica lo spirito Vitale e nella settima Postatlantica, l’Uomo spirito. Contemporaneamente abbiamo ancora un riflettersi e uno sviluppo e perfezionamento dei suoi arti, in una terza corrente microcosmica attraverso sette periodi di cultura di ogni Epoca. Per cui dopo la quarta Epoca Atlantica, cioè dopo il diluvio universale, iniziò la quinta Epoca Postatlantica con il primo periodo di cultura chiamato: «Paleo Indiano, in cui iniziò lo sviluppo e il perfezionamento del corpo eterico; nel secondo periodo Paleo persiano, il corpo senziente o astrale; nel terzo periodo egizio-caldaico-ebraico, l’anima senziente o astrale e nel quarto periodo di cultura greco-romano, lo sviluppo dell’anima razionale o della ragione che terminò nel 1413 d.C.». Infine nel nostro quinto periodo di cultura anglo-germanico, stiamo sviluppando e perfezionando l’anima cosciente che terminerà nel 3573. Poi si succederanno il sesto periodo slavo-russo, con lo sviluppo del Sé spirituale, cui seguirà il settimo periodo di cultura americano, con lo sviluppo dello spirito Vitale, che finirà con una grande catastrofe.

8a   L’Anima cosciente o anima dell’intelletto, è la quintessenza dell’anima umana attraverso cui, l’io umano, esprime quella parte più essenziale di sé come pura essenza della vera volontà umana tramite la quale, l’«io risvegliato» può, autoconoscersi e afferrarsi come un essere autonomo e libero, congiunto a un essere a lui superiore o Io superiore divino. In pratica è quella parte più profonda dell’anima umana attraverso cui l’io umano, può afferrarsi e riconoscersi come un che di divino o il «dio nell’uomo».  Nel libro la «Scienza Occulta» Rudolf Steiner scrive:

          «L’uomo, tramite l’anima cosciente può trovare in sé un che di divino, perché la sua più caratteristica essenza proviene dal divino. Per mezzo dell’anima cosciente l’uomo raggiunge la vera conoscenza interiore di se stesso, cosi come per mezzo del corpo astrale raggiunge una conoscenza del mondo esterno (…). Nell’anima cosciente comincia a rivelarsi la vera natura dell’io. Poiché mentre attraverso la sensazione e l’intelletto, l’anima si abbandona ad altre cose, come anima cosciente essa afferra la sua propria essenza (…). Quindi l’io non può essere percepito dall’anima cosciente in altro modo che per mezzo di una attività interiore (…) estraendo dalle sue profondità la sua propria essenza, per poterne acquistare coscienza. Con la percezione dell’io (con l’autoconoscenza) comincia un’attività interiore dell’io (…). La forza che svela l’io nell’anima cosciente è quella stessa che si manifesta ovunque altrove nel mondo; solo nel corpo e nelle parti costitutive inferiori dell’anima essa non appare direttamente, ma si rivela per gradi nei suoi effetti (…). [Questa forza] che penetra come goccia nell’anima cosciente è quello che la scienza occulta chiama spirito. L’anima cosciente si collega così con lo spirito, il quale è la parte nascosta di tutto ciò che è manifesto» (pag. 56-57-58).  

Occorre ancora dire che lo sviluppo dell’anima cosciente se rettamente realizzato (attraverso la via iniziatica moderna rosicruciana o Antroposofia), conduce l’uomo alla trasformazione del suo pensiero concettuale astratto, in un pensiero intellettivo vivente immaginativo, vale a dire alla visione veggente immaginativa del mondo spirituale, tramite cui possiamo entrare in rapporto con le entità del mondo astrale della terza gerarchia (Angeli, Arcangeli e Archai).

8b    L’anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un unità animica-spirituale attraverso cui l’Io umano può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali di “volere, pensare e sentire”. L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo fisico, l’eterico e l’astrale”, per trasformarli in arti superiori cosmici e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiore. Così opera attualmente alla trasformazione dell’anima cosciente in anima Immaginativa, in futuro alla trasformazione dell’anima razionale in anima Ispirativa e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente in uno stato di veggenza più alto, ossia in anima Intuitiva. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che nell’anima senziente l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato a cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino; ma nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori.

L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro; qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trarre le esperienze della vita, trasformando in saggezza e amore ogni disciplina che accoglie dall’arte, dalla scienza e dalla religione; anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza, stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo.

Infine, l’anima cosciente nella quale opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, le verità delle leggi del creato e del mondo delle “cose” naturali, per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fa si che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonomo e libero” e, in quanto vive strettamente congiunto col Sé spirituale, consegue in sé l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore operano delle “entità ostili” o di contrasto che nella terminologia antroposofica, sono chiamate spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. Per un maggiore approfondimento leggere i libri “Teosofia e La Scienza Occulta”).

9.   Christian Rosenkreutz è una delle più elevate Entità spirituali bodhisattviche dell’occidente fondatore della corrente dei «Rosacroce» e discepolo del Cristo, vissuto secondo la fonte ufficiale moderna nel terzo secolo (1378-1484) in Germania. In realtà questo nobile tedesco vissuto nel terzo – quarto secolo resta una figura abbastanza emblematica, quasi leggendaria, difficilmente da afferrare da una mentalità razionale di un uomo di oggi. È solo grazie a Rudolf Steiner in cui possiamo annoverare questa personalità tra uno dei più alti Iniziati cristiani della storia dell’umanità e del cristianesimo nascente, risalente fino al Caino biblico. Di certo la Scienza antroposofica, ci dice che questa personalità è vissuta all’epoca di Salomone, sotto la personalità di Hieram Abiff un discendente di Caino, l’architetto costruttore del Tempio che Salomone volle dedicare al Dio Altissimo Yahve o Jehova. Un’altra importantissima personalità in cui ha vissuto Christian Rosenkreutz, è l’amico Lazzaro che il Cristo risuscitò il terzo giorno dopo una malattia che lo aveva condotto alla morte, e che diventa poi, il «discepolo che il Signore amava», cioè Giovanni lo scrittore dell’Apocalisse. La corrente esoterica rosacrociana fondata da Christian Rosenkreutz, confluirà poi dopo insieme all’Antroposofia durante la nascita della «Pietra di Fondazione» nel 1923-24, in altre parole dopo la distruzione del primo Goetheanum costruito in legno da Rudolf Steiner e bruciato nella notte di S. Silvestro, il 31 dicembre 1922 a Dornach in Svizzera. Da allora Rudolf Steiner e Christian Rosenkreutz, collaborano insieme incarnandosi ogni cento anni, per preparare anime che sappiano accogliere e riconoscere il Cristo eterico alla sua venuta nel mondo eterico adiacente alla Terra, avvenuta nel 1909 per pochi iniziati e dal 1930 in poi, per tutti quelli che si prepareranno in modo adeguato per i prossimi 3000 anni.

La nuova comunità di Filadelfia: “Indice degli articoli e significato dei suggelli apocalittici, nell’esecuzione di Clara Rettich (1907)”.

Il primo Goetheanum (denominato Johannesbau – edificio di Giovanni), ideato da Rudolf Steiner e costruito in legno, venne completamente distrutto in un incendio doloso da ignoti avversari dell’Antroposofia il 31 dicembre del  1922 a Dornach, presso Basilea in Svizzera.

La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale.

Breve prefazione

Ho ritenuto di aggiornare più ampiamente questo tema sulla «Comunità di Filadelfia» suddividendolo in dieci articoli apparsi su questo Blog mettendo in evidenza maggiormente il tema del male, il quale è in stretta relazione con l’evoluzione attuale dell’anima cosciente e quello del prossimo periodo futuro del Sé spirituale che, sarà motivo di scontro tra la magia bianca e quella nera. Questo lavoro non ha la pretesa di esaurire qualsiasi domanda o conoscenza sul male, ma soltanto quello di offrire a chi non ha ancora avuto la possibilità di avvicinarsi  alla Scienza dello Spirito o antroposofia, un punto di vista sui  contenuti dei «misteri del cristianesimo rosacruciano moderno, così come rinnovato e descritto nella concezione antroposofica. Chi pertanto ha a cuore l’evoluzione del mondo, il senso della vita e la conoscenza della figura centrale che diede un impulso profondo alla «svolta dei tempi» affinché l’umanità non finisse nel baratro della non esistenza, può trovare da sé le risposte nell’ambito dell’«Opera Omnia» di Rudolf Steiner.

        Ho preso come spunto le parole di S. Paolo riguardo agli accadimenti futuri dell’umanità, esaminandoli attraverso la conoscenza della Scienza antroposofica concessaci da Rudolf Steiner, uno dei più elevati iniziati chiaroveggenti cristiano-rosicruciano e fondatore dell’Antroposofia. La conoscenza antroposofica ci porta dunque non soltanto in quel lontano futuro menzionato da Paolo, cioè: «al suono dell’ultima tromba …», ma va ancora molto più in là dell’evoluzione planetaria attuale e dell’esistenza umana, laddove la Terra arrivata alla fine della sua esistenza fisica, sarà trasformata dalle forze spirituali dell’uomo in un’evoluzione superiore come Terra astrale, e poi ancora più oltre come Terra spirituale, nella quale potranno proseguire soltanto quelle anime umane che hanno saputo trasformarsi attraverso l’Impulso del Cristo in un’esistenza divina superiore, quali creatori di nuovi mondi. Le anime che non avranno accolto l’Impulso del Cristo e che inevitabilmente resteranno indietro nell’evoluzione terrestre, potranno proseguire in un ambito spirituale diverso, in una materia più densa e oscura (eterico – astrale) separati dall’evoluzione superiore normale e perciò, proseguiranno con più difficoltà e sofferenza animica avendo ancora la possibilità di redimersi ed essere accolti nel mondo astrale superiore luminoso.  Ciò sarà possibile fino a che nell’evoluzione cosmica umana  si presenterà in quel remotissimo periodo di cultura in cui l’evoluzione entrerà nel 6° stato di vita, nel 6° stato di forma e nella 6° epoca, ossia nel futuro stato di coscienza cosmica di Venere (vedi le note 2-27), quando si formerà il nefasto numero d’uomo, cioè il 666, dove inevitabilmente ciò che non si è evoluto sprofonderà nell’abisso universale.

        Affinché questa riflessione possa essere compresa dalle persone che non conoscono la terminologia antroposofica della Scienza dello Spirito o Antroposofia, (la quale ha la sua base nei quattro libri fondamentali scritti e corretti da Rudolf Steiner, quali: «La Scienza Occulta, Teosofia, l’Iniziazione e La Filosofia della Libertà»), ho ritenuto opportuno dilungarmi con note di chiusura integrative. Cosicché possa essere di aiuto a introdurre il lettore profano, in alcuni chiarimenti terminologici trattati nel tema che altrimenti, resterebbero pressoché incompresi da quei lettori che incontrano per la prima volta la via moderna rosacruciana della Scienza dello Spirito o Antroposofica.

 Albenga 18 agosto 2017                               Antonio  Coscia

Agg. Collegno agosto 2018

Il Sè spirituale è nel Sole

(Immagine rappresentativa del Sé spirituale)

Più   splendente  del   sole, più puro  della  neve, più sottile dell’etere è il Sé, lo spirito nel mio cuore. Questo   Sé  sono  io. Io sono questo Sé.

 Rudolf Steiner: meditazione sul Sé dal libro “Indicazioni per una scuola esoterica” pag.164.

… « Il vero scopo dell’antroposofia è di afferrare il mondo spirituale sulla base dell’odierna civiltà dell’intelletto, di riunire gli uomini che possono comprendere la chiamata verso la spiritualizzazione del mondo. Essi non formeranno una colonia chiusa in sé, ma proverranno da tutte le nazioni; a poco a poco essi passeranno a vivere nel sesto periodo di civiltà (…). Quando si riunirà  la spiritualità dell’Oriente e l’intellettualità dell’Occidente, da tale  confluenza nascerà il periodo di Filadelfia. In tale unione si ritroveranno tutti coloro che accolgono l’Impulso del Cristo Gesù; essi formeranno la grande fratellanza che sopravviverà alla grande guerra [la guerra di tutti contro tutti alla fine del settimo periodo], che sarà perseguitata, che sperimenterà le più diverse persecuzioni, ma che fornirà la base per la razza dei buoni. Dopo che la grande guerra avrà portato al sorgere dell’animalità in chi sarà rimasto nelle forme antiche, nascerà la razza dei buoni».  

                                              Rudolf  Steiner    ( O.O. 104, pag. 134-136)

 …

 Indice degli articoli pubblicati

 1. La fine del kali yuga e la nuova epoca luminosa I

 2. La fine del kali yuga e la nuova epoca luminosa II

 3. Il compito degli Angeli e la Coscienza del Cristo I

4. Il compito degli Angeli e la Coscienza del Cristo II

 5. Il Sé spirituale e la comunità di Filadelfia I

 6. Il Sé spirituale e la comunità di Filadelfia II

 7. Il numero della Bestia e le quattro virtù di S. Paolo I

 8. Il numero della Bestia e le quattro virtù di S. Paolo II

 9. Il male quale sviluppo del massimo bene I

 10. Il male quale sviluppo del massimo bene II

 …

Schizzo in pastelli di Rudolf Steiner e i sette suggelli apocalittici, nell’esecuzione di Clara Rettich (1907) su indicazione di Rudolf Steiner

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  Rudolf Steiner, Tre croci. Pasqua, 7 e 19 aprile 1924.

Acquerello su carta

 Schizzo in pastelli eseguito da Rudolf Steiner per il motivo centrale del dipinto della cupola piccola del primo Goetheanum in legno.

Come possiamo vedere in questo schizzo, Rudolf Steiner dipinge il destino dei Fantoma umani quale conseguenza dell’evento del Golgotha, che al posto di essere frantumati alcuni (i più puri, quelli che si sono già uniti all’Impulso Io-Cristo) vengono fatti risorgere nell’aura spirituale della Terra durante il giorno di Pasqua dalla potenza spirituale del Cristo, durante la Sua discesa all’interno dell’astrale inferiore della nostra Terra o comunemente detto: «La discesa all’Inferno».

Schizzo tratto dal libro di Sergei O. Prokofieff già citato nella nota 24.

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Rudolf Steiner, il 1° suggello apocalittico, nell’esecuzione di Clara Rettich (1907)

        «Ed io mi voltai per percepire la voce che mi parlava;e vidi sette candelabri d’oro,e in mezzo ai candelabri l’immagine del “Figlio dell’uomo”, vestito di una veste lunga fino ai piedi e cinto d’una cintura d’oro intorno ai lombi; e il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come candida lana o come neve, e i suoi occhi erano come una fiamma di fuoco. E i suoi piedi erano come metallo ardente, arroventato in una fornace, la sua voce era come la voce di molte acque. Ed egli teneva nella sua mano destra sette stelle, e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli acuminata,e il suo volto era come il sole quando splende nella sua forza»  (Ap  1, 12-16).

       In questo suggello descritto dalla chiaroveggenza di Rudolf Steiner, è ciò che appare e descrive Giovanni l’apocalista quale archetipo futuro del «Figlio dell’uomo»; vale a dire l’anima cosciente rivestita dal corpo di resurrezione del Cristo Gesù.

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Rudolf Steiner, il 4° sigillo apocalittico, nell’esecuzione di Clara Rettich (1907)

         «Vidi poi un altro Angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce» (Ap 10,1-3).

         Questo quarto suggello preso da uno schizzo originale di Rudolf Steiner e perfezionato dall’artista antroposofa Clara Rettich per il congresso di Monaco del 1907, rappresenta come simbolo occulto, un immagine simbolica astratta della visione spirituale immaginativa che Rudolf Steiner colse chiaroveggentemente nel mondo astrale, similmente al veggente  apocalista Giovanni. In esso possiamo vedere il Sole (l’Angelo) che rappresenta secondo la Scienza antroposofica, la realtà spirituale di uno dei sei Spiriti della Forma o Elohim solari che quale reggente del Sole e della Terra, collabora strettamente con il Cristo, alfine di congiungere di nuovo la Terra al Sole. L’arcobaleno rappresenta il collegamento tra le due colonne di «Jachin»  (l’albero della vita) che poggia sul mare eterico e  quella di «Boaz» (l’albero della conoscenza) che poggia sulla Terra. Nel mezzo il libro che Giovanni deve ingoiare quale nuova forma in cui la conoscenza spirituale non è più accolta dal mondo esterno, ma  attraverso un processo magico che sarà possibile verso la metà del sesto periodo, cioè circa fra tremila anni tramite la parola magica del Maitreya Buddha. Vale a dire che quando fra tremila anni il Bodhisattva Maitreya scenderà in un incarnazione completa in un corpo fisico e percorrerà il cammino del Buddha umano, parlerà agli uomini (a coloro che avranno accolto l’Impulso del Cristo secondo la conoscenza della Scienza antroposofica) attraverso la potenza della parola magica, ossia con parole che verranno accolte dagli uomini attraverso un atto magico, senza l’ausilio del cervello fisico.

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Rudolf Steiner, il 5° sigillo apocalittico, nell’esecuzione di Clara Rettich (1907)

      «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra» (Ap 12,1-4).

        Rudolf Steiner indica agli ascoltatori antroposofi questo quinto sigillo come contrappeso alla bestia SORAT, particolarmente adatto per tenere lontano dall’anima dell’uomo, qualsiasi influsso di magia nera. «Il sigillo apocalittico è veramente nel contempo il segno del superamento della magia nera mediante la magia bianca. Mediante le forze umane che si trasformano, nascono forze solari dall’uomo stesso, cosicché le forze lunari stanno ai piedi dell’uomo (O.O.101, 21.10.1907-II). (Dal libro di Sergei O. Prokofieff: “E la Terra diviene sole” –  Ed. Antroposofica Milano).

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 Rudolf Steiner, il 6° sigillo apocalittico, nell’esecuzione di Clara Rettich (1907)

       «Poi vidi un Angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo» (Ap 20,1-3).

        In questo suggello è indicato l’Arcangelo Michele che è salito dal 1879 alla sfera di Archai (vale a dire che da Spirito di popolo e avanzato a Spirito di civiltà) che tiene a bada gli spiriti dell’ostacolo (il dragone e il serpente, cioè Arimane e Lucifero) incatenandoli per un certo tempo nell’ottava sfera affinché l’umanità possa rafforzarsi tramite l’Impulso del Cristo e vincerli completamente nell’eone di Giove. Dopodiché il male sarà sconfitto definitivamente nell’eone di Venere e l’anticristo Sorat, con tutto il suo seguito maligno, sarà gettato insieme con l’ottava sfera nell’abisso universale.

Per un maggiore approfondimento dei sigilli apocalittici vedi il libro «Apocalisse O.O. 104 – Immagini di colonne e suggelli occulti» –  (Ed. Antroposofica Milano).

Secondo sigillo

Secondo     Sigillo

terzo sigillo

Terzo  Sigillo

settimo sigillo

Settimo   Sigillo

La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale X

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«Io sono l’uomo, Io sono il passato, il presente e il futuro. Ciascun mortale dovrebbe sollevare il mio velo. (Rudolf  Steiner)

10.

 Il male quale sviluppo del massimo bene II

        Nell’articolo precedente abbiamo messo in evidenza che l’uomo, secondo la Scienza antroposofica, deve accogliere le forze del male che operano nell’universo e che vengono accolte  in modo incosciente nell’anima umana:

«Le forze del male agiscono nel cosmo, e l’uomo le deve accogliere; facendolo egli introduce nel suo essere il germe per sperimentare la vita spirituale, soprattutto con l’anima cosciente (…). Se l’uomo non accogliesse le disposizioni al male, delle quali abbiamo appunto parlato, neppure arriverebbe a sviluppare in sé, traendolo dalla sua anima cosciente, l’impulso ad accogliere dal cosmo lo spirito che d’ora in avanti deve fecondare tutta la civiltà ove essa non voglia essere cosa morta»; (Ibidem).

      Ciò vuol dire che queste forze possono concorrere come effetto collaterale quale conseguenza di una nostra perturbazione o disarmonia psichica, in cui siamo spinti poi dopo a commettere un’azione malvagia dovuto ai nostri pensieri o sentimenti egoistici immorali. Perciò la colpa non si può certamente imputare a queste forze cosmiche del male, ma valutare nell’insieme anche le altre forze dell’ostacolo che abbiamo citato, ovverosia  quelle forze dell’ostacolo luciferiche, arimaniche e asuriche che liberate da noi, per la mancanza di forza morale e di discernimento, concorrono a farci commettere un’azione negativa malvagia. Possiamo meglio approfondire con un esempio questo aspetto complesso che intrecciandosi con il nostro karma, può condurci a compiere il male laddove può concorrere una causa specifica risalente a una nostra vita precedente in cui subimmo un’azione negativa che ora secondo la «legge karmica» chiede di essere pareggiata. Possiamo in tal caso agire in due modi diversi e cioè: compiere la stessa azione malvagia, nei confronti del nostro debitore, ossia reagendo con un atteggiamento negativo verso chi ci offese secondo la legge del taglione,     «occhio per occhio, dente per dente, etc.»; Levitico 24,20. In questo caso l’individuo in questione che compia il male, quel male sarà imputabile alla legge del taglione che opera in lui come principio antico yahvetico non trasformato dalla legge del perdono e dell’amore cristiano. Diciamo allora che, non sono le forze cosmiche del male disposte in lui a fargli compiere il male, (esse possono cooperare come effetto collaterale) ma al fatto che egli non accolse in sé, né nella vita precedente né in questa vita l’impulso del perdono, ossia l’impulso del Golgotha che quale impulso dell’amore e della dedizione verso gli altri può permetterci di trasformare grazie al Cristo, un torto subito in un impulso di perdono. Il secondo modo di agire dunque, quando il nostro io si sia compenetrato dell’Impulso del Cristo, sarà quello di rinunciare alla vendetta di riscuotere il debito e avere la forza di perdonare. Con ciò possiamo allora dire che se prima di morire abbiamo avuto modo di avvicinarci all’impulso cristiano, non varrà più per noi la legge del taglione (in quanto il Cristo modificò questa legge cruenta) ma opererà in noi l’impulso del perdono verso chi ci ha fatto del male, e l’impulso di amore e di dedizione verso chi abbiamo offeso. Cosicché dopo la morte quando la nostra coscienza inferiore sarà sostituita dalla saggezza della nostra coscienza superiore che è molto più saggia, saremo guidati affinché nella prossima incarnazione possa nascere tra creditori e debitori, la legge dell’amore e della fratellanza quale vero atto del perdono cristiano. Con questo possiamo dire che siamo arbitri del nostro destino! possiamo andare a sinistra o a destra, ciò dipenderà dalla nostra volontà morale, di quanta forza cristica siamo stati in grado di accogliere nella nostra anima, in modo da agire non secondo l’impulso delle forze cosmiche del male che operano  in noi dal cosmo e, né tantomeno dalle forze del male di cui siamo ispirati dalle tre correnti dell’ostacolo sopra citate, ma sapremo agire secondo il giusto  discernimento morale cristiano che opera in noi quale luce divina del Cristo.

      Pertanto in merito a quello detto sopra nei riguardi delle forze cosmiche del male che devono essere accolte dall’uomo, occorre ancora qui ricordare che queste forze del male secondo Rudolf Steiner, vanno accolte perché hanno il compito di stimolare in noi lo sviluppo dell’anima cosciente, ossia di elevarci al di sopra della mera anima senziente (anima dell’istinto) che è maggiormente legata alle brame e ai desideri della vita materiale, così come il nostro pensiero egoista e arrogante all’anima razionale, per ascendere e prendere coscienza di una più pura vita spirituale di sentimento, di pensiero e di volontà, in modo da realizzare in noi la vera natura dell’Io umano che quale essere originario paradisiaco dell’istinto, si ritrovi di nuovo come uomo divino autocosciente nel consesso divino col Padre. Esse devono agire dunque per stimolare in noi l’inclinazione ad accogliere la vita spirituale che si armonizzi con la vita spirituale degli altri, ma nello stesso tempo, dobbiamo fare attenzione a non giustificare mai il male che possiamo arrecare agli altri imputandolo a queste forze cosmiche e non piuttosto, a noi stessi.

       Per questo, è importante che accogliamo quella conoscenza spirituale che possa darci la possibilità di approfondire il «mistero del Cristo Cosmico» realizzatosi durante l’evento del Golgotha nell’uomo Gesù di Nazareth e con esso, «l’Impulso del Cristo» che scaturì dalla morte e resurrezione del grande Dio solare. Cosicché nel metterlo in pratica, impariamo l’arte dell’amore; ovverosia a trasformare il nostro egoismo in amore cosmico umano, tramite cui possiamo sviluppare in noi la coscienza morale in grado non solo di purificare e di elevare il nostro corpo astrale, ma realizzare la consapevolezza di autoconoscersi qual essere divino creato da Dio. Quest’autoriconoscimento nell’anima cosciente e di conseguenza la congiunzione col Sé superiore (giacché come abbiamo menzionato essi, sono strettamente congiunti spiritualmente) ci darà a sua volta, la possibilità di accogliere similmente a una coppa graalica il nostro vero uomo superiore, cioè il «vero Io», in quanto logos e frammento divino del Cristo. Ossia prenderemo coscienza similmente alla manifestazione del Cristo apparso a S. Paolo, sulla via di Damasco, ove egli poté dire: «Non Io ma il Cristo in me» e che a suo tempo, ci permetterà di purificare e nello stesso tempo di redimere anche gli «esseri spirituali dell’ostacolo» dai quali siamo perturbati. Tutto questo può essere realizzato se decidiamo di lavorare attivamente ed energicamente su noi stessi, con l’aiuto degli esercizi e della conoscenza che ci offre la Scienza antroposofica insieme all’ispirazione del nuovo bodhisattva Maitreya, dandoci anche la possibilità di prepararci nella nostra epoca di cultura quali semi di una nuova epoca futura, nella quale lo Spirito Santo, farà discendere dall’alto come un fuoco pentecostale, il principio del Sé spirituale nell’anima umana.

        Quest’immagine possiamo contemplarla nell’arte cristiana tramite la «Madonna Sistina» di Raffaello, ove egli in un momento di vera ispirazione spirituale dipinse la figura femminile della «Sapienza divina»29 (l’inviata dello Spirito Santo) quale archetipo superiore dell’anima umana, rappresentata dalla Madonna che tiene in braccio il bambino divino che guarda verso il futuro, (ossia al sesto periodo di cultura dietro di cui appaiono una miriade di teste di angioletti), quale principio archetipico del Sé spirituale che è donato agli uomini tramite la collaborazione della sfera angelica, e quale sviluppo e realizzazione della futura epoca teocratica della «comunità di Filadelfia».

       A fronte di ciò, possiamo pensare che Dio nel permettere che il male debba essere accolto in modo incosciente dall’uomo volente o nolente, dopo avergli concesso la facoltà del libero arbitrio, non siamo in fondo di fronte a una nuova ingiustizia divina simile al peccato originale la cui colpa non possa essere imputabile all’uomo, ma al fatto che Dio permise a Lucifero di entrare nel Paradiso in modo che Adamo fosse tentato a commettere la disobbedienza? È difficile dare qui una risposta solo attraverso il nostro raziocinio intellettuale con il quale non è possibile andare oltre la nostra realtà materiale, per cui ciò porta a dire che, questi sono solo pensieri umani che non riescono ad andare più di là dal proprio naso, giacché non siamo in grado di concepire il «volere divino». Il nostro pensiero intellettuale astratto non è in grado difatti, di afferrare la realtà spirituale, occorre per questa sviluppare un pensiero intellettuale immaginativo e persino quello più alto, cioè quello intuitivo – veggente, con il quale è possibile unirci alla realtà divina dell’«Essere» per concepire in parte il Suo disegno, quale meta di tutta l’evoluzione cosmica umana cui si è accennato in questo tema. Ed è ancora Rudolf Steiner a rispondere di nuovo al nostro contesto, chiarendolo nel libro «Gerarchie Spirituali».

       «Anche in quello che si potrebbe chiamare l’origine del male, anche in ciò, esse, [ le divinità del male: le Virtù o Dynameis cui fu comandato di diventare divinità dell’ostacolo], eseguiscono solo il volere divino. Facendosi serve del male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuol sviluppare il massimo bene; (O.O. 110 pag, 154, 155)».

       Se il massimo bene è ciò che dovrà esprimere l’uomo in un futuro non molto lontano quale decima gerarchia dell’«amore e della libertà» alla fine dell’eone terrestre, come potrà allora esprimere queste altissime virtù se egli stesso non ha sperimentato in sé, il male quale grande ostacolo del bene?

       Il male che stiamo vivendo in quest’epoca, è l’ostacolo che dobbiamo superare per il fatto che stiamo sviluppando in modo incosciente una parte della nostra natura umana divina, cioè l’anima cosciente, tramite la quale l’Io umano, può esprimere la manifestazione più alta di sé in un corpo umano. Nello stesso tempo egli può afferrarsi come un che di divino che abita in lui e che è congiunto a un essere a lui superiore che l’ha sempre guidato in ogni incarnazione in quel destino della vita, che a volte, per quanto possa essere stato doloroso ha tuttavia sempre accettato. Ciò affinché egli potesse salire nella scala evolutiva umana di un livello più alto, attraverso le forze del sacrificio e della redenzione quale esempio di un Dio fattosi uomo, cosicché ogni uomo che accolga il Mistero del Golgotha possa elevarsi tramite l’Impulso del Cristo30 e la Coscienza del Cristo31, alla dignità di un Dio. (fine)

Collegno giugno 2017                                               Antonio Coscia         

Agg. e corr. agosto   2018

Sopra: La Madonna Sistina di Raffaello

Note

29   La Sapienza divina è molto spesso confusa con lo Spirito Santo. In realtà appartengono a due rami gerarchici diversi, cui lo Spirito Santo è parte del terzo aspetto della Trinità Divina Universale che si manifesta nell’ambito delle gerarchie spirituali, in modo particolare tramite i Cherubini, gli Spiriti della Saggezza e gli Angeli.  La Divina Sapienza invece è un Entità composita, la quale è mediatrice dello Spirito Santo, dal quale accoglie la Sapienza divina e la manifesta nell’ambito del mondo delle gerarchie che vanno dagli Spiriti della Saggezza fin nell’ambito dell’anima umana, attraverso i suoi messaggeri che appartengono alla categoria di Iniziati o uomini più evoluti chiamati  Bodhisattva. Essa nasce nell’antico stato di coscienza del Sole come Essere composito formato dagli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, dagli Spiriti del Movimento o Dynameis, dagli Spiriti della Forma o Potestà, dagli Spiriti della Personalità o Archai e dagli Spiriti del Fuoco o  Arcangeli;  sull’antica Luna si aggiunse la gerarchia degli Angeli e nello stato di coscienza dell’eone Terra, si aggiungeranno alla fine gli uomini, come decima gerarchia  Cosicché possiamo dire che quest’Essere è un’Entità composita settemplice, formata dall’insieme di tutte le gerarchie che vanno dagli uomini, su fino agli Spiriti della Saggezza.  E come l’uomo anela alla sua trinità superiore spirituale, ossia al Sé, Buddhi e Atma, anche quest’Essere anela ai tre principi gerarchici superiori, ossia i Troni, i Cherubini e i Serafini. Quest’Essere fu conosciuto nel mondo egizio come la divina Iside, nel mondo greco come Iside – Sofia, e nell’esoterismo cristiano come Iside – Maria; occorre però dire che nel mondo spirituale non esiste la differenza dei sessi in maschio e femmina ma esiste soltanto come androgino asessuato. La differenza nel fatto che gli Dei possano manifestarsi a volte con la forma femminile e a volte in quella maschile, dipende dalla loro manifestazione nel mondo dell’anima umana. Ossia, quando l’Entità divina si manifesta nella sua realtà individuale, essa  si presenta assumendo la caratterista maschile; quando invece è messaggero delle Entità superiori, si manifesta assumendo la caratteristica femminile.

         Nel 5° sigillo apocalittico, è  rappresentata l’immagine della Sofia cosmica come appare a Giovanni nella sua visione spirituale e come viene rappresentata immaginativamente da Rudolf Steiner nei sette sigilli apocalittici. In merito Egli dice: «Da questa immagine possiamo riconoscere che nella lotta contro la magia nera, l’unione dell’umanità con la «Celeste Sofia» sarà di decisiva importanza. E a questo punto consideriamo che nell’Antroposofia è dato all’umanità un cammino che vuole portarla a collegarsi con la sfera cosmica della Sofia, allora comprenderemo anche che nel nostro tempo la miglior protezione contro la magia nera (e in generale contro il male) è l’Antroposofia. Infatti, l’uomo viene protetto dal male soltanto approfondendosi nella vita spirituale del bene (O.O. 273, 28.9.1918). E questa per il nostro tempo è appunto l’Antroposofia … Il contenuto spirituale del quinto sigillo è appunto questo e per cui esso appartiene anche ai migliori mezzi occulti per proteggersi dagli influssi della magia nera (vedi libro citato alla  nota 24 di Sergej O. Prokofieff, pag, 303-305).

30   Abbiamo già cercato di sintetizzare nella nota 3 degli articoli precedenti, dicendo che l’Impulso del Cristo è un tema molto complesso e profondo poiché riguarda diversi aspetti sia nell’ambito dell’evoluzione della Terra che in quello dell’anima umana, per cui in questa nota possiamo limitarci a dare un chiarimento sintetico da un altro punto di vista, alle persone che non hanno ancora avuto modo di approfondire i misteri del cristianesimo esoterico secondo la concezione antroposofica. Possiamo quindi dire che l’Altissima Entità solare del nostro universo, XX secoli fa nell’udire il lamento di sofferenza e di dolore provenire dalla Terra,  mosso a compassione lasciò il Sole per venire in soccorso di noi uomini. Fu per  il Cristo  un puro atto libero d’amore universale e un sacrificio infinito, in quanto dovette abbandonare un’altissima dimensione spirituale e scendere comprimendosi sempre più, per entrare nell’angusta corporeità di uno degli uomini più evoluti della Terra, vale a dire l’uomo Gesù di Nazareth dietro la cui Personalità umana si celava il grande Zarathustra, uno dei più alti iniziati solari e discepolo del Cristo, oggi conosciuto come «Maestro Gesù».  Questa Sua discesa da mondi infiniti dello spirito, fu per la Terra e per gli uomini, un’esperienza nuova e nello stesso tempo stravolgente, in quanto per la prima volta un «impulso divino» attraversava l’esperienza della morte umana, per ridurre il potere di Arimane sulla paura che incuteva agli uomini nell’attraversare la porta della morte. Dopo la morte sulla croce del Golgotha, il Cristo discese fino all’ultimo strato spirituale del nocciolo interno della nostra Terra (Inferno), dove «Bene e Male» convivono, anche se separati spazialmente, da un abisso spirituale tra le forze buone della prima gerarchia (Troni, Cherubini e Serafini) e da quelle soratiche del male, cioè gli Asura. Qui il Cristo creò dalla trasformazione del corpo del «Fantoma» di Gesù (vedi nota 24) un nuovo corpo spirituale superiore che conosciamo come «corpo di resurrezione», con il quale Egli risorse il terzo giorno della domenica di Pasqua, dopo aver rimesso il potere di Arimane nei suoi limiti e dato alla Terra la svolta a congiungersi un giorno di nuovo col Sole. Grazie a ciò, il Cristo diede agli uomini la speranza che la morte non esiste, ma che dietro alla morte si celi il volto del Padre, con il quale l’uomo si unisce dopo la morte fisica per l’inizio di una nuova vita. L’uomo non viene annientato dalla morte, in quanto il Cristo la vinse dando la possibilità a quelli che si compenetrano dell’Impulso del Cristo e della coscienza del Cristo secondo la conoscenza antroposofica, di unirsi un giorno al corpo di resurrezione del Cristo, conquistando in tal modo l’immortalità dell’io umano.

      Ciò che soccombe alla morte è soltanto il nostro corpo fisico, ossia l’involucro materiale esterno perituro di cui ci  avvaliamo come strumento per la nostra evoluzione  e perfezione nel mondo fisico; ma il nostro Io terreno e l’anima di cui ci avvolgiamo alla nascita come strumento animico, non muoiono, ma si adattano a vivere dopo la morte in una nuova dimensione dove la materia assume uno stato più sottile e luminoso (mondo astrale), in cui ci compenetriamo con le altre anime vivendo in uno stato unitario qual è il mondo divino spirituale.  Il Cristo, nei tre anni di convivenza negli involucri animici-spirituali di Gesù di Nazareth, non solo ripristinò le quattro parti costitutive umane, ossia: «Il corpo fisico (Fantoma), l’eterico, l’astrale e l’Io terreno», ma trasformò come menzionato, dal vecchio corpo antico di calore di Saturno, un nuovo corpo più elevato e luminoso, vale a dire  il «corpo di resurrezione» o il nuovo Adamo. E come dal vecchio Adamo discese l’umanità a causa della tentazione luciferica, così con il nuovo Adamo tutta l’umanità potrà risalire alla sua origine divina grazie al sacrificio e alla «Grazia» del Cristo. Occorre pertanto unirsi al corpo di resurrezione che secondo l’economia spirituale, il Cristo ha moltiplicato per ogni uomo della Terra e che appunto ognuno di noi può accogliere solo dopo aver accolto l’Impulso del Cristo e risvegliato in noi la «coscienza del Cristo», ossia il motto paolino: «non Io ma il Cristo in me». Questi due impulsi spirituali furono generati dall’azione del Cristo nella Sua discesa in un corpo umano che divenne poi visibile e oggettivo allorquando i romani nell’arrestare Gesù nel giardino dei Getsemani, videro un ragazzo che lo seguiva a distanza cui  essi cercarono invano di prenderlo, ma riuscirono solo a togliergli di dosso il lenzuolo lasciandolo nudo.

      “Un giovane lo seguiva, coperto soltanto con un lenzuolo; e lo afferrarono; ma egli, lasciando andare il lenzuolo, se ne fuggì nudo”.   Mc 14,51-52

     Rudolf Steiner dice che questo giovane rimasto nudo è l’Impulso del Cristo; è come dire un «Archetipo spirituale», un Io superiore dell’umanità, cui gli uomini devono rivestire di un corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico (spirituale), affinché possano essere compenetrati dal Vero Io cosmico del Cristo e attraversare superando le catastrofi future, cioè quella alla fine della nostra quinta Epoca (la guerra di tutti contro tutti); la seconda alla fine della sesta Epoca dei sette suggelli e l’Epoca delle sette trombe, (vedi Tav. 1 della nota 2).

Possiamo dunque rivestire questo Io superiore dell’umanità:

a) Corpo Astrale = sviluppo tramite le forze di vera fede e di meraviglia.

b) Corpo eterico = sviluppo tramite il vero amore e dedizione verso gli altri.

c) Corpo fisico (spirituale) = sviluppo tramite la  coscienza morale.

      Fede e meraviglia, aiutare il prossimo con vero amore e dedizione e sviluppo della coscienza morale, sono le tre virtù animiche spirituali che dobbiamo sviluppare per rivestire l’Impulso del Cristo quale «Archetipo spirituale» della futura umanità, che potrà essere salvata a superare le prove finali col male e con la magia nera delle Entità degli ostacoli, in un futuro ancora remoto ma che comunque occorre già preparare ora, dal nostro quinto periodo di cultura.

31    Prima dell’evento del Cristo la coscienza umana non era ancora presente nell’uomo come nello stato attuale; essa si manifestava attraverso una coscienza chiaroveggente ottusa che possedevano ancora i popoli antichi quali i greci e i romani. Mentre nell’uomo attuale il rimorso per aver compiuto una cattiva azione è accompagnato da un disagio interiore o dalla sofferenza animica per ciò che di male abbiamo compiuto, nei greci e nei romani antichi si presentava loro un’immagine astrale esteriore terrificante che terrorizzava e perseguitava chi si era reso colpevole di un’azione malvagia. Queste immagini spettrali erano temute e conosciute dai greci col nome di  «Erinni» e presso i romani col nome di «Furie». Col passare dei secoli insieme alla scomparsa della chiaroveggenza ottusa dell’umanità, anche queste immagini spettrali scomparvero lasciando il posto alla «voce della coscienza» che similmente a un giudice severo, cominciò a manifestarsi dal profondo umano giudicando e rimproverando quelle azioni scriteriate, mettendo l’uomo  di fronte alla sua responsabilità morale. Essa cominciò a manifestarsi in concomitanza dell’evento del Golgotha tramite l’Impulso dell’Io-Cristo scaturito dall’incarnazione dell’altissima Entità solare nel corpo di Gesù di Nazareth. Questa coscienza del Cristo nasce durante lo sviluppo dell’anima razionale come coscienza d’amore dell’Io cosmico nell’umanità, manifestandosi dapprima in modo istintivo e  alimentata da una fede viva nel Cristo cosmico. Con l’avvento di  Costantino il Grande, il cristianesimo divenne religione di Stato perdendo così la freschezza quale originario cristianesimo cosmico nascente, indurendosi sempre più nei dogma di un cristianesimo divenuto nell’arco dei secoli una sintesi di romanesimo, ebraismo e paganesimo. Cosicché la coscienza del Cristo fu sospinta dalle forze arimaniche nel profondo, facendo emergere sempre più una coscienza egoistica arimanizzata che nel periodo dello sviluppo dell’anima cosciente (vedi le note 7-8) causò tanto dolore e sofferenze nell’umanità con le due guerre mondiali (1914-18 e 1939-45) con la disastrosa perdita di 55 milioni di morti, tra militari e civili. Occorre che oggi appunto se non vogliamo andare verso disastri peggiori, dobbiamo risvegliare la coscienza del Cristo così come insegnato dalla Scienza dello Spirito o  antroposofia, in modo da realizzare nell’umanità attraverso l’Impulso del Cristo, quell’amore cosmico umano, il solo che possa unire gli uomini in una nuova fratellanza universale in unità col Cristo, in vista del prossimo avvento della comunità di Filadelfia quale sesto periodo futuro del Sé spirituale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale IX

008_VI

     «Anche in quello che si potrebbe chiamare l’origine del male, anche in ciò, esse, [ le divinità del male: le Virtù o Dynameis cui fu comandato di diventare divinità dell’ostacolo], eseguiscono solo il volere divino. Facendosi serve del male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuol sviluppare il massimo bene».

                                                                                         Rudolf  Steiner   (O.O. 110 pag, 154, 155.) 

 9.

 Il male quale sviluppo  del massimo bene I

        È necessario che il nostro Io umano possa conquistare la vera fede così come, abbiamo già citato all’inizio del nostro tema, per qualsiasi cambiamento che egli voglia attuare sia in se stesso sia nel mondo esteriore, per questo è importante coltivare in primis la fiducia soprattutto in se stessi, giacché un io senza fede è portato inevitabilmente a fallire in qualsiasi iniziativa nell’ambito dello sviluppo della vita umana. L’uomo attuale pur avendo fatto molti passi nella scala evolutiva umana, sotto un certo aspetto spirituale è ancora molto imperfetto, per il fatto che egli vive ancora in un’anima razionale materialista che è tratta verso il basso dall’anima senziente o dell’istinto, nel solo piacere egoistico verso i beni materiali. Sono pochi gli uomini difatti, che riescono a vivere una vita armonizzata nella quale sperimentano il sociale quotidiano con un sano equilibrio interiore nei tre aspetti dell’anima, cioè nel dialogo (pensare) nelle emozioni (sentire) e nelle azioni verso gli altri (volere). Ciò fa sì che commettiamo continuamente degli errori, sia a causa della tentazione luciferica che ci porta ad agire con sentimenti egoistici e arroganti, sia per quell’arimanica con un pensare errato commisto a odio e menzogna, dovuto all’errato giudizio e valutazione del mondo esterno. Inoltre, l’insinuarsi sempre più delle forze asuriche nell’anima cosciente quale massima espressione dell’io e quindi della volontà umana, cui non abbia ancora accolto in sé l’Impulso del Cristo e che abbia sviluppato nella vita poca forza morale, probabilmente si troverà ad affrontare questi spiriti malefici al servizio di Sorat28 la bestia apocalittica, con un Io fragile la cui volontà potrà essere offuscata e sottomessa da questi tremendi maghi neri, che inesorabilmente lo spingeranno verso il male e di conseguenza trasformarlo in un neofito per l’ottava sfera.

       Volente o nolente siamo nello sviluppo dell’anima cosciente e per cui l’evoluzione umana tende a salire verso l’alto nel mondo dello spirito, come una sorta di figliol prodigo torniamo alla nostra origine divina; non si può né tornare indietro né stare fermi, si può solo andare avanti e ciò, possiamo farlo in modo cosciente cercando di cautelarci con adeguate misure verso le forze del male, oppure possiamo farlo in modo incosciente sbagliando strada e trovarci in selve oscure dell’anima, ove non ci sarà un «Virgilio» (la guida che aiuta Dante Alighieri nel cammino iniziatico) a farci strada, ma solo Demoni servitori di Sorat. Tramite questi spiriti inibitori asurici, l’uomo che non abbia ancora accolto l’Impulso del Cristo o non si accinga a sviluppare una buona forza morale, potrà  essere spinto più avanti (quando l’anima cosciente avrà raggiunto l’apice della sua evoluzione), a compiere quel male cosciente di cui non potrà trovare una giusta compensazione, karmica sul piano fisico. In merito Sergei O. Prokofieff scrive nel suo libro menzionato nella nota 24:

       «Rudolf Steiner mette in rilievo ciò che in parte abbiamo già menzionato e cioè che per pareggiare i danni delle due categorie di potenze oppositrici, cioè gli spiriti luciferici e arimanici e persino per porre fine alla loro azione malefica nell’evoluzione umana, le potenze del bene hanno introdotto nei più svariati modi contro Lucifero tutte le malattie fisiche e le sofferenze; e contro il sopravvento di Arimane esse pongono la legge del karma. Con questi mezzi non si riesce a eliminare dal campo la terza categoria, cioè gli spiriti asurici. Infatti, per via indiretta, attraverso l’anima cosciente che nel nostro tempo si trova già nella sua piena fioritura, essi penetrano nell’intimo dell’uomo, per attaccare il suo Io e danneggiarlo direttamente. In merito Rudolf Steiner dice: “E nell’epoca che ora verrà, [XX secolo] saranno le entità spirituali denominate Asura che s’insinueranno nell’anima cosciente, e perciò in quello che chiamiamo Io dell’uomo (perché l’Io sorge nell’anima cosciente). Gli Asura svilupperanno il male con una forza anche più intensa di quella delle potenze sataniche nell’epoca Atlantica o dei demoni luciferici nell’epoca Lemurica». Poi Rudolf Steiner continua nella stessa conferenza (O.O. 107-II, 22.3.1909), dicendo che: «Pezzo per pezzo verranno estirpate dall’Io le sue parti; e man mano che gli spiriti asurici si stabiliranno entro l’anima cosciente, l’uomo dovrà lasciare sulla Terra pezzi della propria esistenza (…). Quanto cade preda delle potenze asuriche, è irrevocabilmente perduto» pag. 284-285 (Ibidem).

       Vale a dire che gli Dei contro Lucifero crearono come contrappeso per gli errori umani, la sofferenza e il dolore e contro Arimane, il karma e la legge della reincarnazione come compensazione,  ma contro gli asura Essi non hanno creato nessuna forza compensatrice, in quanto l’uomo essendo egli sulla via della divinizzazione lasciano la questione nelle sue mani, al suo libero arbitrio che, attraverso il giusto discernimento tra il bene e il male, deve fare la scelta da che parte stare e con ciò, può trovare aiuto solo se si compenetra dell’Impulso del Cristo; soltanto attraverso il motto paolino: «Non io ma il Cristo in me»,  l’uomo può trovare le forze morali in se stesso per sottrarsi a questa «iattura» soratica del male.

      La sofferenza e il dolore si resero necessari quindi, come forze compensatrici e educatrici degli errori umani contro la possibilità che l’uomo divenisse preda già prima durante l’inizio della sua evoluzione umana, dalle forze luciferiche e arimaniche. Per questo non le dobbiamo demonizzare ma accettarle come nostri educatori attraverso cui possiamo rafforzare il nostro Io umano che, aiutato dalla conoscenza della legge spirituale del karma e della reincarnazione e dalla forza della fede, può imparare a superarle e a trasformarle in facoltà superiori dell’anima, contrapponendosi in tal modo alle potenze asuriche. Allo stesso tempo impareremo a comprendere, o in altre parole, a prendere  coscienza attraverso il dolore e la disarmonia interiore che qualcosa in noi non va che abbiamo un comportamento dissonante con il nostro Io superiore, cui tendiamo a creare un contrasto, un disequilibrio tra ciò che vogliamo noi e ciò che c’ispira lui, ossia che tendiamo ad allontanarci dalla sua meta e dalla nostra realizzazione spirituale. Questo è il motivo per cui egli ci conduce verso quelle esperienze dolorose che devono aiutarci a riflettere, a prendere coscienza che il nostro comportamento è sbagliato o, che  potrebbe trattarsi di un effetto karmico dovuto a un’azione malvagia la cui causa è negli errori commessi nella nostra vita passata e che ora vanno compensati in modo da redimere il nostro livello morale, cui si renderà necessario bere il calice amaro della sofferenza fino alla fine.

       Rudolf Steiner continuando il tema del male, scrisse in merito in una conferenza tenuta a Dornach il 26 ottobre 1918, qualcosa che sotto certi aspetti potrebbe irritarci se non è compreso nel suo aspetto spirituale di stimolo per lo sviluppo più importante di tutta l’evoluzione del nostro quinto periodo di cultura, ossia lo sviluppo di un arto animico umano, in cui può dare all’uomo la possibilità di elevarsi alla dignità di uomo-dio, e cioè:

      «Le forze del male agiscono nel cosmo, e l’uomo le deve accogliere; facendolo egli introduce nel suo essere il germe per sperimentare la vita spirituale, soprattutto con l’anima cosciente (…). Se l’uomo non accogliesse le disposizioni al male, delle quali abbiamo appunto parlato, neppure arriverebbe a sviluppare in sé, traendolo dalla sua anima cosciente, l’impulso ad accogliere dal cosmo lo spirito che d’ora in avanti deve fecondare tutta la civiltà ove essa non voglia essere cosa morta»; (Lo studio dei sintomi storici O.O. 185 pag.105).

      Come possiamo vedere la nostra epoca o periodo di cultura, è un’epoca particolarmente importante perché difatti concorrono e s’intrecciano diversi aspetti karmici spirituali che dobbiamo imparare a cogliere il significato, aiutati appunto, dalla conoscenza della Scienza dello Spirito o antroposofia. Un ulteriore aspetto quindi della nostra epoca di cultura, sono la presenza nel nostro cosmo delle forze di morte e del male, le cui ultime, secondo quel che ci dice Rudolf Steiner le accogliamo attraverso un processo sottile spirituale nel nostro subconscio, così come accogliamo le forze vitali che sostengono il nostro corpo fisico. Dobbiamo accogliere queste forze del male che ci predispongono a commettere delle azioni malvagie alfine di prendere coscienza della vita spirituale che è presente in noi e che possa stimolarci a sviluppare l’autocoscienza libera e autonoma alfine di realizzare l’uomo nuovo divino, come menzionato. Occorre però comunque tenere presente che non sono queste forze malvagie a spingere l’uomo a compiere il male; è vero che agiscono nel nostro subconscio come disposizione, si badi bene, solo come disposizione a commettere il male, il fatto però che possiamo commettere una cattiva azione dipenderà dal karma e dalla nostra natura morale.         (9. Continua)

Collegno giugno  2017                                                  Antonio  Coscia

 Agg. e corr.  luglio 2018

 Sopra: xilografia di Albrecht Dürer

Note

28    Sorat  è il Demone solare che fin dal principio è stato un avversario del Cristo quale guida degli Elohim e genio del Sole, per questo è definito il vero anticristo. Rudolf Steiner rileva il suo nome dal numero apocalittico della “Bestia” il cui numero è 666, secondo la chiave dei numeri cabalistici dell’alfabeto ebraico. Inoltre egli dice che Sorat è uno spirito maligno rimasto indietro molto prima dell’evoluzione di Saturno e Sergei O. Prokofieff  lo caratterizza uno spirito appartenente alla gerarchia degli spiriti della Forma rimasti indietro.  Va comunque chiarito che quale potente mago nero può combattere contro il Cristo quale genio e guida solare degli Elohim, ma non potrebbe fare nulla contro il Cristo quale secondo aspetto di «Figlio di Dio» appartenente alla Trinità universale. Chiariamo meglio quest’aspetto dicendo che il Cristo è secondo Rudolf Steiner, un’emanazione della Divina Trinità Universale, ossia è un pensiero divino avente in sé tutte le caratteristiche della Trinità Divina dalla quale fu generato. Perciò non può esistere nessuna Entità nell’ambito di tutte le gerarchie divine universali cui possono contrastarlo e vincere. Soltanto quando il Cristo discende nei mondi inferiori delle gerarchie spirituali assumendo o incorporandosi in Entità gerarchiche inferiori,  le forze del male possono combatterlo, ma non potranno mai prevalere sul Suo Essere Divino Universale, in quanto il male non può avere una sussistenza eterna, ma solo temporale.