Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo X

Cristo ritratto nel ruolo di giardiniere in un dipinto di Tiziano del 1553 al Museo del Prado

«Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi, ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbuni!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20,11-18).

10. L’entità del Cristo IV

Se vogliamo cercare di farci una modesta  opinione sulla veridicità dei quattro vangeli sinottici in modo di approfondire tramite la Scienza antroposofica l’unione mistica dell’Altissimo Spirito del Sole in Gesù di Nazareth, tramite l’aiuto di Giovanni il Battista, dobbiamo capire perché i quattro vangeli non concordino nel descrivere la storia biografica di Gesù di Nazareth; perché in alcuni punti salienti  come la nascita, sono discordanti tra loro non descrivendo gli stessi fatti cronologici sulla vita di Gesù di Nazareth. Per farlo dobbiamo capire com’è strutturato l’uomo secondo gli insegnamenti che ci offre l’Antroposofia tramite la Scienza dello Spirito, così come insegnati nel libro “Teosofia”. Sappiamo che l’uomo è essenzialmente costituito da un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io, per cui dobbiamo pensare che anche Gesù di Nazareth era costituito da quattro involucri corporei similmente a ogni uomo; soltanto che questi involucri erano alquanto diversi dall’uomo comune! Come abbiamo dimostrato finora nel nostro tema sulla base della conoscenza della Scienza antroposofica, (la cui origine si fonda sull’esperienza chiaroveggente di Rudolf Steiner che ha rivelato in pensieri astratti le immagini universali accolte dalla memoria dell’Akasha), nel corpo umano di Gesù di Nazareth, convissero interpenetrandosi simultaneamente quasi tre Individualità peculiari tra le più evolute delle gerarchie divine spirituali e umane. Una di esse abbiamo detto che era Zarathustra il fondatore dell’antica religione persiana, il quale nasce come bambino salomonico da genitori nativi di Betlemme e che durante l’età puberale, la sua Individualità superiore si sacrifica, uscendo dai suoi involucri umani trasferendosi o meglio incorporandosi nell’altro bambino Gesù dodicenne nato da genitori nativi di Nazareth. Ciò causerà la morte pochi giorni dopo del bambino salomonico nativo di Betlemme, in quanto l’anima non supportata dall’l’Io superiore non può vivere nel mondo fisico. Zarathustra dopo aver elaborato il corpo di Gesù di Nazareth come citato, si sacrifica per la seconda volta abbandonando di nuovo all’età di trent’anni anche questo involucro animico particolare per far sì che possa essere compenetrato e incorporato dall’Altissimo Dio solare, in modo che possa realizzarsi sulla Terra l’evento del Golgotha.

Rudolf Steiner ci rivela nel suo “Quinto  Vangelo” antroposofico che Gesù di Nazareth prima di andare dal Battista per compiere il rituale del Battesimo, ebbe un lungo colloquio con la matrigna che in realtà era la  sua vera madre Maria originaria della città di Betlemme, la quale come citato, si era unita in matrimonio col padre Giuseppe di Nazareth dopo che la giovane moglie Maria nativa di Nazareth morì giovanissima, pressappoco in concomitanza con il bambino salomonico, cioè il bambino entro il quale era incarnato Zarathustra. Da questo colloquio apprendiamo che Gesù di Nazareth confida alla sua vera madre tutto il dolore animico per il fatto che gli uomini a causa del loro egoismo erano sempre più malati e sofferenti, e ciò per colpa delle correnti religiose che non erano più in grado di aiutarli per essersi sempre di più allontanate dall’impulso divino della Bat Kol (voce divina) che aveva ispirato gli antichi Profeti ebraici servitori di Yahveh. E perfino la corrente spirituale degli esseni rimasti fedeli agli insegnamenti di Mosè, i quali con il loro zelo religioso non erano in grado di aiutare il popolo alleggerendolo dalle malattie cui erano tormentati dagli spiriti luciferici e arimanici. Alla fine del colloquio Gesù si congeda dalla madre e nello stesso momento anche l’Individualità superiore di Zarathustra esce dall’involucro corporeo-animico, cui Gesù simile a un automa si dirige presso Giovanni in modo da essere aiutato a compiere il grande sacrifico per accogliere in sé l’Altissimo Dio solare; ciò che avviene tramite la morte momentanea di Gesù durante il battesimo con l’acqua. Attraverso il battesimo dell’acqua avveniva uno stato momentaneo di soffocamento del battezzando per il fatto che il suo corpo eterico si allentava dal corpo fisico, separandosi per un istante, giacché veniva totalmente immerso nell’acqua dal Battista fino a che con la sua vista spirituale vedeva il momento che il battezzando poteva rischiare realmente la morte per asfissia, per cui all’ultimo momento veniva tirato fuori dall’acqua. Il rituale con l’acqua era una preparazione di purificazione del soggetto che causava in lui una catarsi, cui gli permetteva di vedere in immagini reali come in un grande panorama spaziale, tutta la sua vita trascorsa fino alla sua infanzia e la sua discesa dal mondo spirituale. In questo modo Giovanni preparava le anime ebraiche a prepararsi spiritualmente all’imminente venuta del Messia, come predetto dai Profeti dell’antico Testamento, cosicché potessero riconoscerlo e seguirlo nella sua missione salvifica.

Era un rituale molto pericoloso cui solo un chiaroveggente era in grado di praticarlo con sicurezza, alfine di evitare la morte fisica per asfissia e soffocamento del battezzando; per questo dopo il battessimo di Gesù e con la morte di Giovanni il Battista, il battesimo con l’acqua non fu più praticato giacché non più necessario per il nuovo cristianesimo nascente, in quanto al suo posto subentrò il battesimo del fuoco tramite l’imposizione delle mani sul capo del battezzando, alfine potesse avvenire la catarsi e il risveglio spirituale interiore tramite la forza  del fuoco dello Spirito Santo. Per questo il Cristo all’inizio ebbe bisogno di Giovanni, affinché potesse come dire “nascere” in Gesù di Nazareth incorporandosi in un primo momento nel suo corpo astrale e, successivamente nel corpo eterico e infine, nel Giardino dei Getsemani fin nel corpo fisico. Per meglio dire, alfine che il Cristo potesse unirsi con l’uomo Gesù di Nazareth, fu necessario l’immersione nell’acqua in modo che il Battista favorisse la fuoriuscita momentanea del corpo eterico e del corpo astrale di Gesù, in modo da permettere al Cristo d’incorporarsi in essi fino a incarnarsi completamente nel giro di tre anni nel corpo fisico durante l’agonia nel giardino dei Getsemani; quì grazie al tradimento di Giuda, divenne possibile ai romani riconoscerlo e prenderlo per arrestarlo. Rudolf Steiner nei Vangeli antroposofici rivela che l’arresto di Gesù da parte dei soldati romani nel Getsemani, fu possibile perché i discepoli spaventati scapparono via lasciandolo solo, per cui a quel punto, il Cristo uscì dai loro involucri non essendo più sostenuto dai dodici discepoli e di conseguenza, si separò anche da Gesù di Nazareth. Per il fatto che la Sua aura divina non poté più essere presente sul piano fisico, fu possibile ai soldati romani avvicinarglisi e arrestarlo. Rudolf Steiner continua dicendo che il Cristo però non uscì del tutto dall’anima di Gesù di Nazareth, ma restò legato a lui come dire, con un lembo della Sua veste spirituale in modo da sperimentare la morte terrena tramite il Nazareno. Affinché Gesù potesse morire e compiersi l’evento del Golgotha, il Cristo doveva abbandonare gli arti inferiori di Gesù di Nazareth in modo da permettergli di morire, giacché essendo Egli immortale la morte non sarebbe potuto avvenire; se non avesse abbandonato gli involucri umani di Gesù, i soldati romani non avrebbero nemmeno potuto arrestarlo, la Sua aura spirituale sarebbe stata troppo forte per permettere loro di avvicinarglisi.  Per cui il Cristo si ritrasse dagli involucri corporei di Gesù, restando congiunto con lui soltanto col suo Io umano superiore, da dove ebbe la possibilità di sperimentare la morte umana e congiungersi del tutto con l’Io della Terra, alfine che questa si trasformi in un nuovo Sole che in un lontano futuro si unirà col nostro Sole centrale, arricchendolo dell’esperienza umana terrena.

In fondo, Egli era stato mandato dagli Dei superiori anche allo scopo di compensare un karma antico risalente alla tentazione di Adamo ed Eva da parte di Lucifero, cui gli Dei permisero la sua presenza nel Paradiso e di sedurre i nostri antenati biblici alfine che l’umanità divenisse qualcosa di diverso da come avrebbero voluto gli Elohim creatori, ossia dei semplici specchi entro i quali si sarebbero rispecchiati. Difatti, era nelle loro intenzioni divinizzare l’uomo già nella metà dell’Epoca Atlantica, senza che questi si unisse completamente al fuoco terrestre, ma che la sua evoluzione e divinizzazione, dovesse avvenire soltanto nell’ambito della materia aerea, simile agli uccelli. Così però non volle la Divinità creatrice divina superiore, la quale voleva attorno a Sé, nel “Panteon divino”, qualcosa di diverso, di peculiare che gli somigliasse, vale a dire un impulso individualmente libero creativo quale manifestazione dell’amore cosmico che provenisse dal petto di un Dio completamente libero, in grado di prendere iniziative individuali e non un semplice automa cui eseguisse gli ordini dall’alto così com’è nell’ordine universale delle gerarchie divine spirituali superiori, dai Serafini fino agli Arcangeli e parte degli Angeli. Affinché ciò potesse realizzarsi occorreva che alcune divinità si sacrificassero trasformandosi in divinità degli ostacoli; che cioè ostacolassero il piano divino universale! Quest’ordine fu dato come citato durante un Pralaya, ossia la pausa cosmica tra l’antico Sole e l’antica Luna, cui fu comandato a delle Virtù creatrici che introducessero degli ostacoli nell’evoluzione degli Dei normali superiori, alfine che venissero sviluppate delle forze più elevate di quelle che sarebbero state sviluppate in un’evoluzione normale. Rudolf Steiner rivela che ci fu una grande scissione e una lotta nei cieli tra le Virtù sorelle, (la cui conseguenza sono i massi erranti tra la sfera di Marte e di Giove) fra quelle che non vollero scendere più in basso e altre invece, che accolsero il comando di divenire spiriti luciferici, spiriti del contrasto e di conseguenza del male che ne derivò tra la gerarchia degli Angeli durante lo stato di coscienza dell’antica Luna. Alcuni Angeli difatti, scesero più in basso divenendo così luciferici giacché vollero seguire le Virtù dell’ostacolo, per cui durante lo stato di coscienza terrestre furono a loro volta i seduttori e i tentatori  dell’anima umana, vale a dire dei nostri progenitori Adamo ed Eva durante l’Epoca Lemurica che nella Bibbia è menzionato come il “peccato originario” e la successiva cacciata dell’uomo dal paradiso terrestre. Per questo il Cristo fu mandato dagli Dei superiori anche per compensare un’azione che quale conseguenza costò all’uomo la discesa nella materia terrestre più densa di quella che invece gli Elohim creatori avrebbero voluto. Secondo il loro disegno, l’uomo doveva svilupparsi e perfezionarsi nella materia terrestre più sottile, cioè l’aria, cosicché si sarebbe divinizzato già nella metà dell’Epoca Atlantica, quando cioè la Terra non si era ancora consolidata e quindi l’uomo non avrebbe attraversato tutti i dolori e le sofferenze che ha dovuto subire scendendo nella materia terrestre più solida alfine di conquistare la libertà, ma anche la possibilità di commettere il male, quel male di cui l’anima umana può essere sopraffatta dagli spiriti asurici se non accoglie in sé l’Impulso del Cristo.

Alfine che l’Altissimo Dio solare potesse unirsi e incorporarsi in un uomo seppur di quelli più nobili ed elevati della Terra, occorreva però ancora qualcos’altro. Era necessario non solo un corpo fisico dei più puri e perfetti  di tutta l’umanità antica di allora, ma, occorreva anche un corpo eterico e un corpo astrale che non erano ancora stati contaminati dalle forze luciferiche e arimaniche, ma conservassero in loro la purezza e l’integrità spirituale di cui erano stati formati durante gli stati antichi di coscienza cosmici di Saturno, Sole e Luna.  A ciò provvidero le guide spirituali degli esseni, i quali prepararono l’evento messianico della nascita fisica dell’archetipo umano tramite la vergine Maria di Nazareth. Ella già da bambina era stata preparata nel mistero del Tempio di Nazareth, alfine fosse educata ad accogliere nella sua anima la manifestazione della divina Sofia, tramite cui fosse generato attraverso di lei il figlio di Dio; così come abbiamo accennato negli articoli precedenti (2.1. Il Cristo Gesù). Maria di Nazareth e Gesù di Nazareth, provenivano dalla “Fortezza Celeste” solare dov’erano custoditi quali archetipi umani originari provenienti dall’evoluzione cosmica dell’antico Saturno, Sole e Luna, i quali furono separati dalla sostanza madre di Adamo e protetti dall’Arcangelo Michele nella fortezza cosmica solare appunto, prima che avvenisse la contaminazione o la tentazione come menzionato nella Bibbia, da parte di Lucifero. Ciò avvenne come già citato, durante l’Epoca Lemurica, dove gli Dei separarono una parte del corpo astrale di Adamo prima che questi fosse tentato e oscurato da Lucifero (il serpente del paradiso biblico) e, più avanti durante l’Epoca Atlantica gli Dei separarono l’etere del suono e l’etere della vita, affinché Arimane non si appropriasse di tutto il corpo eterico di Adamo, cosicché una parte delle forze di Adamo non poterono più riprodursi attraverso le seguenti generazioni.  

Per meglio dire, all’umanità androgina-animale proveniente dall’eone precedente del terzo stato di coscienza dell’antica Luna il cui capostipite o archetipo umano era Adamo, prima che questi ricevesse dagli Dei una scintilla del loro fuoco divino cioè l’Io umano, separarono una parte animica dal suo corpo astrale originario e poi dopo, anche due dei quattro eteri di cui era costituito il suo corpo eterico. Ovverosia ciò che nella Bibbia sono descritti come i due alberi del paradiso: “L’albero del bene e del male, e l’albero della vita” cui gli Dei privarono Adamo di continuare a cibarsi dopo che questi soggiacque al “Serpente”, cioè a Lucifero. Questa pura parte originaria animica separata da Adamo e tenuta in serbo dagli Dei, s’incarnò per la prima volta sul piano fisico come madre e figlio, attraverso i quali fosse preparato un corpo fisico puro che fosse costituito da un corpo eterico avente in sé i quattro eteri originari e da un puro corpo astrale proveniente dall’antica saggezza lunare, con il quale Zarathustra unì la saggezza terrena quale esperienza di antico iniziato solare. In questo modo venne preparato e costituito dalle guide spirituali e umane,  un uomo che aveva in sé le più nobili e pure facoltà umane e spirituali in grado di accogliere seppur per breve tempo, l’Altissima Entità divina del Sole, l’Io Sono l’Io Sono cioè il Cristo.

Gesù di Nazareth era dunque costituito da un corpo fisico che riassumeva in sé le più pure forze ereditarie del popolo ebraico e un corpo eterico avente in sé i quattro eteri originari non oscurati da Arimane, tramite i quali l’uomo all’inizio dell’Epoca Lemurica era in grado di autoriprodursi.  Inoltre, aveva un corpo astrale costituito del più elevato amore cosmico divino e della più elevata saggezza terrena sviluppata da Zarathustra attraverso le sue diverse incarnazioni terrene, con l’aiuto del più grande iniziato solare Melchisedec (Noè biblico). Un corpo dunque che riunì in sé le due correnti antiche messianiche, entro il quale poté incorporarsi e vivere per tre anni l’Altissimo Dio solare affinché potesse realizzarsi l’evento più importante di tutta l’evoluzione terrestre; l’evento che diede una svolta affinché l’umanità potesse redimersi ed elevarsi a ulteriori stati di coscienza verso la sua meta divina quale decima gerarchia dell’amore e della libertà; l’evento che abbiamo cercato di caratterizzare e conoscere tramite la Scienza dello Spirito, come l’evento del Golgotha, uno dei più profondi misteri di tutta la storia dell’evoluzione umana. (X. Continua)

Collegno, febbraio 2023                                                       Antonio   Coscia

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo IX

Crocifissione di Gesù di Cosimo Rosselli

« Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».  Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
 Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete».  Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!» (Gv 19,25-30)».

 

9. L’Entità del Cristo III

Riepilogando brevemente, possiamo dire che l’uomo è un essere duplice costituito da un io inferiore che si manifesta come Personalità fisica umana, ossia un essere vivente che si autoconosce come persona singola e autonoma che pensa, che sente e che vuole. E da un Io superiore che è l’Individualità spirituale o il vero nucleo superiore animico dell’Entità umana quale sostanza dell’Io donata dai sette Elohim che dimoravano sul Sole durante l’Epoca terrestre detta Lemurica, e che opera dal mondo spirituale nel profondo umano attraverso la vera volontà umana25 di cui l’uomo non ne è ancora consapevole del tutto. Ispirando da questa volontà interiore profonda (che l’uomo può sviluppare attraverso dei particolari esercizi occulti), l’Io superiore determina il destino karmico dell’uomo, sulla base delle azioni umane compiute nelle vite precedenti, laddove l’io inferiore si è elevato a un livello superiore più perfetto, oppure il suo livello spirituale è sceso più in basso.  L’Io superiore che a volte è chiamato anche Sé spirituale o Manas superiore, è l’essere immortale dell’uomo che s’incarna in ogni vita, ma non scende mai fino al livello terreno. Egli accompagna il nuovo germe umano dell’uomo inferiore fino alle porte della Luna, dove dopo aver congiunto gli involucri spirituali con quello fisico terreno preparato dai genitori, proietta come dire la sua immagine-io nell’involucro imperfetto del corpo astrale oscurato dalle forze luciferiche-arimaniche, da cui tramite la coscienza dell’io, si manifesterà col tempo come una nuova Personalità terrena. Alla fine della vita l’uomo inferiore offrirà all’uomo superiore i frutti della sua esperienza terrena, cui questi accoglierà in sé soltanto quella parte che l’io inferiore ha purificato e nobilitato e, che sarà la base di un nuovo corpo più perfetto nella prossima vita terrena. Il lavoro dell’io umano, dunque, è quello di purificare i suoi involucri perituri inferiori in corpi immortali superiori, trasformandoli come citato in involucri spirituali dove l’Io superiore e il Vero Io, possono elevarsi a stati di coscienza superiori nei futuri stati di coscienza cosmici di Giove, Venere e Vulcano. Ma questo lavoro spirituale di redenzione e perfezionamento dell’io, l’uomo può realizzarlo solo col l’impulso del Cristo; soltanto con l’aiuto del Cristo quale Vero Io e vero Archetipo umano, l’uomo potrà realizzare la vera Personalità divina – umana vissuta per tre anni sulla terra di Palestina in Gesù di Nazareth, alla fine dell’Eone di Vulcano. Per questo ogni uomo ha bisogno di conoscere la biografia divina – umana dell’uomo di Nazareth crocifisso sul Golgotha, in modo da conoscere e distinguere l’uomo Gesù di Nazareth nato a Betlemme da genitori umani discendenti dal re Davide, e l’Altissimo Dio del Sole, che chiamiamo Christo; ossia L’Io Sono l’Io Sono, quale “Parola cosmica” generata dalla Divinità Trina e che si fece carne due millenni or sono, per vivere in mezzo agli uomini in modo da redimere l’umanità per elevarla al cospetto di Dio Padre.

Per trasformare dunque i nostri corpi perituri o la nostra anima inferiore, alfine di unirci spiritualmente all’immagine archetipica o Io superiore e da questi al nostro Vero Io in modo da accogliere il Vero Io del Cristo in noi, dobbiamo conoscere i fatti che si svolsero in Palestina nella loro realtà storica-spirituale cui possiamo farci un giusto concetto dell’Entità divina superiore che si celava nell’anima di Gesù di Nazareth e che aveva accolto in sé con l’aiuto del Battista attraverso il Battesimo dell’acqua nel fiume Giordano. Perché il Cristo ebbe bisogno del Battista per incorporarsi nel corpo astrale di Gesù di Nazareth? Non poteva Egli prendervi dimora senza l’aiuto di Giovanni come fanno i Bodhisattva quando scelgono  un uomo terreno maturo e s’incorporano nel loro corpo astrale per divulgare la loro dottrina?  È un mistero che solo un chiaroveggente potrebbe rispondere, per il fatto che l’intima natura di Gesù di Nazareth era alquanto complessa perché era stata preparata da diverse correnti spirituali antiche ebraiche che parteciparono a quell’evento unico di tutta la storia dell’evoluzione umana,  del nostro eone terrestre. Mai nessuna conoscenza esoterica sia occidentale e ne tantomeno da parte di quella orientale, ha saputo rivelarci finora i veri fatti reali che si svolsero due millenni or sono nel Mistero palestinese come ha fatto  Rudolf Steiner, uno degli uomini più evoluti del XIX-XX secolo scorso, attraverso le sue facoltà chiaroveggenti quale Maestro di saggezza e dell’armonia di sentimenti. La storia degli eventi di Palestina che c’è raccontata attraverso i quattro evangelisti del popolo ebraico antico e da alcuni storici dell’epoca, tra cui Giuseppe Flavio e Publio Cornelio Tacito, non ci assicura sulla reale esistenza divina dell’incorporazione del Cristo in Gesù di Nazareth. L’evento del Battesimo di Gesù da parte del Battista e della sua testimonianza  profetica nell’aver udito la voce divina dal cielo che affermava la nascita spirituale del Figlio diletto di Dio tra gli uomini, non può essere accettato come evento storico dalla storiografia ufficiale moderna, in quanto il fatto avveratosi nell’ambito animico di un essere umano, per quanto elevato, non potrebbe mai essere verificato da uno storico sul piano fisico. Esso può essere verificato solo da uomini che hanno sviluppato in alto grado i sensi spirituali delle facoltà chiaroveggenti nel puro mondo spirituale della cosiddetta memoria universale chiamata “Akasha”26, ossia quel mondo sopra-spirituale esistente oltre la sfera stellare di Saturno e che conosciamo tramite la Scienza antroposofica come sfera del Budhi o mondo degli archetipi;  in Europa  è anche conosciuto come“Mondo della Provvidenza”

Se dunque di Zarathustra (il Maestro Gesù) e del Cristo Gesù (l’anima natanica o adamitica) ci è stato possibile parlarne sotto un profilo storico-spirituale come c’è concesso farlo sia dalla conoscenza esoterica della Scienza antroposofica e, sia dai documenti religiosi quali i quattro vangeli canonici e alcuni tra quelli gnostici e dell’antica religione zoroastriana, per quanto riguarda invece l’Entità del Cristo, non abbiamo purtroppo nessuna certezza della Sua esistenza storica sul piano fisico. La verità che Egli abbia camminato sul suolo terreno da uomo per il fatto di essersi incorporato in Gesù di Nazareth attraverso il Battesimo da parte di Giovanni, non fu mai possibile dimostrarlo con documenti storici in modo da poterlo accettare come verità oggettiva vissuta realmente come uomo sul piano fisico. La verità che il Cristo sia vissuto storicamente è sempre stata respinta dai diversi filosofi succedutosi nell’arco della storia del cristianesimo, ed è tuttora motivo di disputa se il Cristo è un essere reale oppure inventato dai primi misticheggianti cristiani. Che Egli abbia vissuto e “abitato” nell’uomo Gesù di Nazareth, può essere verificato appunto come citato, solo da un chiaroveggente che avesse la facoltà di elevarsi fino al piano più alto della memoria universale del Budhi e ancora più su fino al mondo originario della “Parola” o Logos creatore, ciò che allora fu possibile soltanto da Giovanni l’Evangelista, giacché fu iniziato dallo stesso Spirito solare del Cristo nella famosa risurrezione di Lazzaro, nel villaggio di Betània (Gv 11,1-44). Per questo la veridicità che il Cristo fosse vissuto in Gesù di Nazareth non poté mai essere sostenuto storicamente né dagli ebrei né dai romani che lo condannarono a morte, ma è solo menzionato in parte da Tito Flavio Giuseppe nel suo libro “Antichità Giudaiche”, e in quello di Tacito gli “Annales”. Tutta l’esperienza divina – umana sperimentata interiormente da Gesù di Nazareth nei tre anni che fu  portatore del Cristo e vissuta sul piano fisico fino alla morte sulla croce del Golgotha, fu vista dai romani e dagli ebrei che lo condannarono alla crocifissione, in modo pressoché sognante. Fu per loro null’altro di come trovarsi di fronte a un qualunque esaltato falso Messia figlio di un falegname che possedeva dei poteri taumaturgici soprannaturali, i quali, tendevano a esautorare i poteri temporali sia dei sacerdoti ebrei (farisei e sadducei), sia dello stesso potere divino di Cesare, giacché come “Figlio di Dio” avrebbe dovuto essere considerato alla stessa stregua dell’Imperatore romano che in tal caso, non avrebbe più potuto agire da conquistatore nei confronti degli ebrei. Perciò fu più lecito secondo la richiesta del capo del Sinedrio Caifa, toglierlo di mezzo condannandolo a morte, perché reo di sovversione e perturbatore del popolo; giudicandolo pericoloso quasi come uno dei  fanatici ebrei della corrente politica-religiosa giudaica chiamati zeloti, che i romani ritenevano esaltati terroristi e criminali comuni.

Da questo possiamo dedurre che abbiamo notizie sull’esistenza del Cristo soltanto dalla testimonianza dei Vangeli e le lettere di Paolo e in modo particolare dal vangelo di Giovanni, giacché fu l’unico sotto la croce a seguire tutto il martirio di Gesù e a vedere in spirito la separazione del Cristo da Gesù di Nazareth, in modo che potesse avvenire la morte di Gesù sul piano fisico. La testimonianza che abbiamo attraverso i tre vangeli canonici, cioè Matteo, Marco e Luca, è poco attendibile se li analizziamo da un punto di vista storico-religioso perché ci sono alcune discordanze tra loro sulla genealogia, la nascita e la morte di Gesù. Tra questi in modo particolare il luogo dove Matteo fa partorire Maria in una casa di Betlemme, dove ricevono la visita dei tre sapienti venuti dal lontano Oriente, cui Giuseppe viene avvertito poi in sogno di fuggire in Egitto perché Erode vuole uccidere il bambino. Qui essi restano  fino a quando l’Angelo annuncia in sogno a Giuseppe la morte di Erode, per cui ripartono dall’Egitto e invece di ritornare a Betlemme il loro paese di nascita, stranamente si recano a Nazareth, in una colonia essena tra i monti della Galilea. Luca al contrario, cita la nascita avvenuta in una stalla per animali vicino a un ostello di Betlemme da genitori nativi di Nazareth, venuti per il censimento del console romano Quirinio dietro l’ordine dell’imperatore Augusto, la cui data è incerta giacché il censimento di Quirinio avvenne secondo gli storici nel 6 d.C. o, forse prima, appena dopo la morte di Erode avvenuta nel 4 a. C.  Pertanto dopo aver circonciso Gesù, i genitori si recarono col bambino a Gerusalemme per il rito della purificazione secondo la legge di Mosè, dopodiché ritornarono a Nazareth, la loro città di nascita. In Luca non abbiamo la visita dei Magi, non devono fuggire in Egitto, e il bambino non rischia la strage temuta da Erode; questa  discordanza fra i due evangelisti, fa si che risultino sul piano storico-religioso poco attendibili e che siano state inventati per destabilizzare il potere religioso ebraico corrotto dall’influenza della cultura romana. 

Dobbiamo però dire che questa poco attendibilità esiste solo sul piano della veridicità storica – religiosa; in realtà se li analizziamo  da un punto di vista spirituale, così come ci rivela la Scienza antroposofica, sono ispirazioni del mondo angelico vissute in immagini reali tramite la facoltà veggente, cui gli apostoli possedevano dopo l’illuminazione dello Spirito Santo disceso su di loro il giorno della Pentecoste. Essi non furono presenti alla morte del loro Maestro, presi dal panico fuggirono lasciando Gesù che venisse arrestato dai romani grazie al tradimento di Giuda; il “calice” non fu allontanato dal Padre, per cui il Cristo dovette viverlo da solo. Soltanto le due Marie, la Madre di Gesù e Giovanni, il discepolo amato dal “Signore”, furono presenti sotto la croce dove accolsero le Sue ultime parole riguardanti le loro future missioni, fino a che Egli spirò dicendo: “È compiuto!” (Gv 19,25-30). Per questo soltanto Giovanni espone appunto nei minimi particolari tutto l’evento vissuto dal Cristo come Dio cosmico, come Logos divino che si fa uomo e sperimenta la morte umana  attraverso l’agonia del “Figlio dell’uomo”, come usava definirsi in alcuni momenti coi discepoli il Cristo Gesù (Gv 12,23). Occorre però dire che anche il vangelo di Giovanni non può essere accettato come una prova storica che il Cristo sia realmente vissuto per tre anni in Palestina incorporandosi nell’anima di Gesù di Nazareth e che sia sopravvissuto risorgendo dopo tre giorni dalla morte ignominiosa della croce, come un qualunque delinquente. Il vangelo di Giovanni è senz’altro uno dei più elevati documenti dell’esoterismo cristiano che può essere accolto con vera fede quale testimonianza oculare dell’apostolo Giovanni, il discepolo amato dal Cristo, per il fatto che esisteva tra i due l’antico rapporto iniziatico di amore che esisteva tra Maestro e discepolo, cui andava oltre la morte e che il Cristo pose fine con l’iniziazione di Lazzaro, svelando in tal modo i misteri iniziatici del Tempio che causò la Sua condanna a morte da parte della corrente religiosa dei sadducei e farisei ebraici. Con la Sua morte il Cristo instaurò una nuova forma iniziatica basata non più sull’autorità del Maestro, ma contando sulle proprie forze spirituali attraverso lo sviluppo individuale del cammino iniziatico cristiano-rosicruciano cui andrà sviluppandosi dal XIII secolo in poi fino al XIX secolo dove si unirà alla corrente antroposofica fondata da Rudolf Steiner. L’esistenza divina del Dio che si fa uomo, non può essere compreso sul piano storico-umano, giacché fu un evento mistico, un fatto mistico che può essere osservato dalla facoltà chiaroveggente sul piano spirituale akashico superiore; vale a dire che può essere verificato solo nell’ambito della memoria universale dell’akasha, situata oltre il mondo stellare nella regione del Budhi o mondo degli Archetipi, da qualsiasi iniziato che abbia sviluppato in sé il grado più alto della veggenza Intuitiva. Per questo non fu possibile ai biografi o storici antichi lasciare degli scritti in cui affermassero storicamente che l’Altissimo Dio del Sole visse per tre anni sulla Terra incorporato nell’anima di un ebreo chiamato Gesù di Nazareth, il quale fu condannato a morte dal potere sacerdotale  ebraico per aver divulgato e tradito i misteri del Tempio, la cui condanna venne eseguita tramite il potere imperiale di Cesare con la flagellazione e la croce:

«La crocifissione era, al tempo dell’Impero Romano, una modalità di esecuzione della pena di morte; si trattava di una vera e propria tortura ed era talmente atroce ed umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano ed era dunque subita dagli schiavi, dai sovversivi e dagli stranieri e, normalmente, veniva preceduta dalla flagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato» (Wikipedia, l’enciclopedia libera). (IX. Continua)

Collegno, gennaio  2023                                                    Antonio   Coscia

Note  Antroposofiche

25    L’uomo è un essere che pensa, che sente e che vuole; egli però non vive la vera realtà di queste facoltà spirituali umane, ma li vive di riflesso come in uno specchio, in quanto che se fossero reali  non potrebbe conquistare la libertà e il libero arbitrio nel mondo terreno, perché sarebbe costretto dalla vera realtà di un mondo spirituale superiore costituito da esseri reali i quali sono l’essenza originaria di tutto ciò che esiste come effetto nel nostro mondo terreno. Egli perciò in questo mondo fisico materiale rispecchiato, vive la vita reale cosciente solo nel pensare;  nel sentire vive una vita incosciente come nel sogno, e nel volere vive una vita subcosciente come nel sonno profondo senza sogni. Per cui il nostro Io superiore agisce tramite la nostra volontà situata nel profondo umano, cioè in quella parte subcosciente che l’uomo non domina. È da lì che la nostra Individualità superiore ci spinge verso il nostro destino karmico. La volontà con cui crediamo di agire in modo cosciente nelle nostre azioni umane,  in realtà è solo il riflesso della vera volontà che agisce dal nostro profondo. L’uomo può arrivare a sviluppare e dominare la vera volontà solo attraverso un cammino spirituale con la pratica assidua e costante  di esercizi spirituali, consigliati solo dai veri Maestri dello spirito. In tal caso però, è consigliabile approfondire la conoscenza esoterica sul cammino occulto che vuole intraprendere,  per non incorrere in situazioni spiacevoli che possono agire in modo negativo sulla sua salute; oppure seguire il corso evolutivo umano delle sue facoltà spirituali superiori in modo naturale, cioè attraverso i diversi periodi di cultura terrestri tramite le diverse incarnazioni terrene.

26      La cronaca dell’Akasha è la memoria dell’Universo attraverso cui viene impresso come un negativo spirituale tutto ciò che viene dall’uomo  pensato, sentito e voluto, nel  mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale il quale è solo la controparte dell’aspetto reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale e per cui, facilmente si può incorrere in errori dovuti alla poca esperienza del veggente che non abbia conseguito la facoltà della veggenza Intuitiva, e che comunque nulla toglie che possa commettere anche lui degli errori, anche se non nella misura di chi abbia sviluppato o conseguito solo gli altri due tipi di veggenza, ossia quell’Immaginativa o quell’Ispirativa. Il secondo aspetto è quel reale spirituale in cui è registrato nel vero mondo spirituale superiore, tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umana – terrestre, tutto quello che succede nel mondo fisico e nel mondo dell’anima umana, è registrato in questo piano cosmico del Budhi, come memoria universale. Rudolf Steiner in merito, nel libro “Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca” spiega: “Tutto ciò che succede nel mondo fisico – sensibile ha la sua controimmagine nel mondo spirituale. Se una mano si muove, non esiste solamente ciò che l’occhio vede, e cioè la mano in movimento, ma dietro la mano che si muove, dietro l’immagine visiva della mano ci sono per esempio il mio pensiero e la mia volontà: la mano deve muoversi. Vi è dietro un fatto spirituale. Mentre l’immagine visiva, l’impressione fisica del moto della mano passa, rimane inscritta la controimmagine spirituale nel mondo spirituale e vi lascia sempre una traccia, così che noi [ gli iniziati veggenti ], possiamo rintracciare tutti i fatti che sono avvenuti nel mondo, i fatti le cui tracce sono rimaste quali controimmagini spirituali. Nulla nel mondo può succedere senza che vengano lasciate tali tracce  “ –  conf. del 25 giugno 1909, pag. 26 O.O. n. 112.

      La Scienza antroposofica spiega che la vera memoria akashica è situata oltre il mondo devachanico, cioè oltre il mondo Celeste o della Ragione che va oltre le stelle fisse, ed è conosciuto nell’occidente come “mondo della Provvidenza”; è il mondo, dove origina la “vita universale”  i cui donatori sono gli Spiriti del Movimento (Dynameis), il cui corpo più basso è il “Principio Vitale o del Budhi” e che è situato prima della sfera del “Nirvana”, così  chiamata dai buddhisti.

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo VIII

Giotto – Il battesimo del Cristo

« Abbiamo tre gradini cosmici della discesa del Cristo: Stellare (Ariete), Solare (nei due aspetti, in quanto Vergine e in quanto Scorpione-Aquila) e Lunare (Capricorno). A questi tre aspetti Cosmici o Sacrifici, si aggiunge poi il quarto, legato al sacrificio più grande, il gradino della Terra (sotto il segno dei Pesci) l’unione del Cristo con Gesù durante il Battesimo nel Giordano. In definitiva  possiamo definire i quattro gradini della discesa del Cristo dal Cosmo sulla Terra ancora nel modo seguente: primo – stellare (Ariete), secondo-solare (Vergine-Scorpione), terzo – lunare (Capricorno) e quarto – terrestre (Pesci).
  Sergej O. Prokofieff  (Le dodici notti sante e le gerarchie spirituali).

8. L’Entità del Cristo II

In diverse conferenze Rudolf Steiner spiega che dopo la morte, ciò che resta di noi è solo un estratto dei nostri corpi fisico-animico che è accolto dall’Io superiore, cioè un estratto del corpo fisico, eterico e astrale e in parte ciò che della Personalità umana abbiamo evoluto a un livello superiore morale. Alla domanda che cosa resterà di noi dopo la morte, egli rispose: l’amore! Solo l’amore dunque resterà di noi dopo la morte; l’amore che abbiamo vissuto nei nostri pensieri, nei sentimenti e nella volontà attraverso le azioni d’amore nei riguardi degli altri, tramite cui ci siamo maggiormente evoluti su di un piano superiore di conoscenza e di coscienza morale. Per questo è importante che approfondiamo tramite la conoscenza della Scienza dello Spirito o antroposofia l’evento del Golgotha, dove possiamo imparare ad amare il mondo seguendo l’esempio del sacrificio del Cristo. Il quale sacrificò se stesso per il bene dell’umanità, in modo da guarire, redimere ed elevare l’uomo a un livello superiore della sua coscienza morale, ossia accogliendo in noi l’Impulso del Cristo cosicché ci aiuti a realizzare il giusto sviluppo dell’anima cosciente in modo da poterci congiungere all’uomo superiore o, per meglio dire, ci aiuti a realizzare l’originaria unione dell’Immagine e somiglianza creata dagli Elohim solari. Sappiamo che l’uomo inferiore fu separato dagli Dei e dalla sua Immagine superiore (Io superiore), nei primordi dell’Epoca Lemurica cui nella Bibbia è menzionato come “la cacciata dal paradiso terrestre”, dove avvenne la separazione tra le due anime umane a causa della “tentazione di Adamo” da parte di Lucifero e della sua conseguente discesa sul suolo terrestre a causa appunto, dell’oscuramento del corpo astrale o anima umana. Occorre per questo che impariamo a distinguere tra l’uomo inferiore o Personalità umana costituitasi a causa dell’intervento luciferico come citato nel corpo astrale di Adamo, e l’uomo superiore quale vera “Immagine o Individualità “ umana creata dagli Elohim solari, e completata dall’Eloah lunare Jehovah o Yahve-Elohim.22 Siamo qui di fronte al mistero dell’Io umano cui nelle conferenze della Scienza antroposofica resta sempre come dire sullo sfondo, difficile da comprendere, dove Rudolf Steiner voleva che le verità spirituali venissero in qualche modo conquistate dal discepolo, attraverso il lavoro meditativo cui egli dava tramite la conoscenza esoterica nelle diverse conferenze tenute in diversi luoghi del mondo occidentale. Abbiamo già menzionato in principio nella biografia sul Maestro Gesù o del Gesù-Zarathustra, l’importanza di distinguere nell’uomo questo duplice aspetto tra l’Individualità superiore e la Personalità inferiore umana, vogliamo pertanto ulteriormente chiarire per chi non conosce o ha soltanto qualche nozione della Scienza dello Spirito o antroposofia, quest’aspetto dell’uomo superiore interiore cui non tutti sono consapevoli di portare in sé, il quale dirige e decide inconsciamente il nostro destino umano. Questo ci aiuterà a comprendere meglio il nostro tema sull’elevatissima Personalità divina-umana di Gesù di Nazareth, attraverso il quale si manifestò l’Altissima Individualità divina quale “Pleroma” dei sei Elohim solari che il mondo cristiano conosce come Cristo, o la seconda Persona della Trinità Divina del nostro Sole.

Sergej O. Prokofieff uno dei migliori allievi e discepolo di Rudolf Steiner, ne parla in modo approfondito nel suo libro “Antroposofia e la Filosofia della Libertà” nell’Appendice I a pag 247, dove scrive: “Ogni uomo che inizia lo studio dell’Antroposofia si accorgerà presto che nel suo centro si trova il Mistero dell’Io umano. Ciò appartiene ai quesiti centrali della cristologia antroposofica e nel contempo in generale a quelli più difficili dell’Antroposofia” (Ibidem).

Grazie all’approfondimento di Sergej O. Prokofieff, il quale chiarisce in parte e in modo chiaro il mistero dell’Io umano, possiamo aggiungere in modo sintetico che l’Io umano, è un essere triplice, come triplice è il corpo, l’anima e lo spirito dell’uomo. Rudolf Steiner nel libro “Teosofia” divide l’uomo a volte in tre, in quattro, in sette o in dodici parti, secondo il contesto a cui è riferito il tema sull’evoluzione della costituzione umana, dove egli divide l’uomo secondo, lo sviluppo articolato dei suoi componenti umani nei diversi periodi di cultura, dopo la catastrofe Atlantica.  Per cui egli divide l’uomo, in:

  • Corpo      =   (fisico)      =     corpo  fisico,  corpo  eterico  e  corpo  senziente.
  • Anima   =  (astrale)     =   anima senziente, anima razionale e anima cosciente.
  • Spirito   = (spirituale) =    sé  spirituale,  spirito  vitale e   uomo  spirituale.

Come possiamo vedere da questo specchietto, la natura umana interiore dell’uomo è molto complessa la quale presenta  tre aspetti, di cui: un aspetto triarticolato sul piano fisico; un aspetto triarticolato sul piano animico e un aspetto triarticolato sul piano spirituale; l’anima è l’anello che congiunge il piano fisico al piano spirituale nella quale vive l’Io, il quale sperimenta attraverso di essa l’esperienza  terrena  tramite cui sviluppa la coscienza dell’io  da cui nasce la Personalità umana. Nel  libro citato, Rudolf Steiner scrive:

«L’Io vive nell’anima. Sebbene la più alta manifestazione dell’Io appartenga all’anima cosciente, va tuttavia detto che irradiando da questa, l’Io pervade tutta l’anima e attraverso di lei agisce sul corpo. Nell’Io è vivente lo Spirito. Lo Spirito s’irradia nell’Io e vive in esso come nel suo involucro, allo stesso modo con cui l’Io vive nell’anima e nel corpo come nei suoi involucri. Lo Spirito forma l’Io [Superiore] dall’interno verso l’esterno; il mondo minerale lo forma dall’esterno verso l’interno [l’io inferiore]. Alla spiritualità formatrice dell’Io e vivente quale Io [Superiore]daremo il nome di Sé Spirituale, poiché si manifesta come “Io” o Sé [Superiore] dell’uomo» (Ibidem, O.O. n. 12, pag. 40).

Come possiamo capire da queste parole che possono sembrare alquanto enigmatiche per chi non è ancora molto addentro alla concezione della Scienza dello Spirito o antroposofia, Rudolf Steiner menziona i due aspetti dell’Io umano, di  cui l’io inferiore che viene formato dal mondo esterno, da cui nasce la Personalità umana; dall’altra l’Io Superiore che viene formato dalla manifestazione del mondo spirituale nell’Io umano,  da cui nasce l’Individualità autonoma dell’uomo superiore.  Poi Rudolf Steiner menziona inoltre, pochissime volte, un terzo Io umano esistente nel mondo sopraspirituale e che definisce il vero nucleo superiore dell’uomo e che chiama Vero Io o la “Scintilla divina”, quale dono del fuoco creatore del Logos divino della Trinità Divina del nostro Sole. Egli ne parla aforisticamente nel libro “Sulla via dell’Iniziazione” O. O. n. 12, dove nelle ultime quattro pagine ne fa un breve accenno, dove in sostanza si può riassumere dicendo:   «L’ambiente sopraspirituale conferisce all’anima umana la conoscenza di questo “Vero Io”. Come la coscienza soprasensibile può sperimentare se stessa nel corpo eterico e nel nell’astrale, cosi può sperimentarsi anche nel Vero Io» (Ibidem, pag. 193).

Rudolf Steiner ne parla poco di questo Vero Io, giacché la sua realizzazione sul piano sovraspiritule è già alquanto difficile per degli iniziati, a maggior ragione quindi, lo è ancor di più per gli allievi dello spirito, specialmente nel nostro periodo evolutivo così materialista. Quest’altissimo grado evolutivo potrà essere realizzato in modo naturale dall’umanità nel settimo periodo di cultura, cioè dopo che nel sesto periodo l’uomo avrà accolto e perfezionato un principio del Sé spirituale. Pertanto nel nostro quinto periodo di cultura il discepolo dello spirito può già iniziare attraverso una disciplina metodica, il lavoro di purificazione spirituale su se stesso, accelerando lo sviluppo  dell’anima cosciente e realizzando l’unione col Sé spirituale e di conseguenza con l’Io Superiore.

È quindi importante saper distinguere tra la Personalità e l’Individualità e il mistero dei tre Io umani, per il fatto che ci permetterà  di avvicinarci con umile devozione al Mistero ancora più grande del “Vero Io” del Cristo, ossia l’Io Sono l’Io Sono”.

Dobbiamo perciò iniziare a capire che l’io che l’uomo crede di avere quale realtà di se stesso nel mondo fisico terrestre, non è altro che un’immagine imperfetta rispecchiata nel corpo astrale umano dal suo Io superiore, cioè l’Individualità umana quale vera realtà superiore spirituale dell’uomo, il vero nocciolo animico interiore, quello cioè che decide d’incarnarsi in ogni vita terrena per evolversi e conquistare attraverso le sue esperienze terrene, l’autonomia dal consesso degli Dei. Se l’uomo fosse rimasto qual è stato creato dagli Spiriti della Forma o Elohim, egli sarebbe già divinizzato fin dalla metà dell’Epoca Atlantica, ma sarebbe semplicemente un essere automa, uno specchio degli Dei. Così però non vollero le divinità gerarchiche spirituali superiori che secondo il disegno di divinità ancor più in alto nella scala gerarchica, decisero per l’uomo diversamente: ossia che l’uomo divenisse un essere particolare peculiare, portatore di un impulso autonomo e libero cui a nessuna gerarchia spirituale superiore è stato mai dato di realizzare nell’ambito del nostro sistema solare.  Ma l’uomo o l’Individualità umana creata dagli Elohim non avrebbe mai potuto realizzare quest’autonomia dagli Dei creatori senza l’aiuto di spiriti inibitori, ossia dei super-uomini luciferici rimasti indietro come citato, nell’evoluzione cosmica planetaria o eone precedente dell’antica Luna. È solo grazie all’intromissione di questi spiriti luciferici che s’insediarono come dei parassiti nell’uomo, o meglio nel corpo astrale originario dell’uomo-animale proveniente dall’evoluzione dell’antica Luna, che a causa dell’oscuramento di questi spiriti ritardatari, l’anima umana si divise in due parti. Di cui nella parte del corpo astrale originario superiore rimasto puro, gli Spiriti della Forma o Elohim solari fecero fluire nell’uomo una scintilla del loro fuoco divino, cioè l’Io umano quale arto più basso del loro essere settemplice23; per cui l’uomo divenne l’Individualità umana superiore altruista che ispira l’uomo inferiore o io terreno, a compiere il bene. L’altra parte inferiore più bassa che oscuratasi a causa dell’astralità impura non purificata degli spiriti luciferici sull’antica Luna, prese invece la via delle incarnazioni terrene. Nel mondo fisico attraverso le ripetute incarnazioni dell’Individualità superiore che non scende mai fino al livello terreno, venne formandosi l’io inferiore egoista quale rispecchiamento imperfetto dell’Io superiore nel corpo astrale umano oscurato dalle basse forze astrali degli spiriti luciferici, i quali ispirano e spingono l’uomo al proprio godimento personale egoista di desideri, brame e passioni che essi non purificarono sull’antica Luna. Per cui col tempo venne formandosi la Personalità umana terrena, in parte dallo sviluppo della coscienza24 nell’uomo attraverso la cultura e la saggezza dell’antica civiltà greco-romana. Essa agiva anticamente nell’uomo esteriormente, terrorizzando chi si era macchiato di cattive azioni assumendo delle immagini spaventose che erano chiamate “Erinni” o “Furie”, cui soltanto alcuni secoli più tardi nel quarto secolo a.C. si trasferì nell’interiorità dell’anima umana  come possiamo vedere da alcuni drammaturghi greci, tra i quali Eschilo (525 a.C. – 456 a.C.) ed Euripide (485 a.C. – 406 a.C.). E dall’altra con l’avvento del Cristo, la coscienza  emerse sempre più dalla sua interiorità umana insieme all’Io individuale che grazie all’impulso del cristianesimo, andò sempre più sciogliendosi dai ceppi dell’anima di gruppo e dal fatto che il pensiero andò rafforzandosi e sviluppandosi come pensiero individuale, fino a che l’uomo arrivò ad auto-conoscersi come un essere singolo e autonomo che si distingue da tutto ciò che esiste nel mondo esterno e che appunto fa di esso una persona umana a sé, unica e irripetibile, ovverosia un “individuo”, ossia la Personalità umana.

Dalla conoscenza che c’è data dalla Scienza antroposofica, dobbiamo pertanto imparare a distinguere bene la nostra Personalità umana inferiore, dalla nostra Individualità umana superiore, attraverso cui opera da un livello ancor più elevato del vero e puro mondo dello Spirito il nocciolo, della vera essenza divina di noi stessi: la “Scintilla divina” o Vero Io; ossia il micro logos umano proveniente dal mondo della “Parola cosmica”, cioè da quei mondi superiori oltre la scala gerarchica del nostro sistema stellare da cui proviene anche l’Entità divina del Cristo. L’Io superiore o Individualità umana porta in sé la sintesi dell’estratto spirituale di tutte le nostre Personalità umane terrene vissute sulla Terra; cioè porta in sé il karma quale risultato di tutte le nostre azioni delle incarnazioni terrene, dove abbiamo perfezionato e nobilitato, oppure reso più imperfetto il nostro io terreno da azioni scriteriate. Per cui, dopo la morte, la parte di noi stessi che non abbiamo nobilitato resta indietro nel mondo lunare come citato, mentre quella nobilitata che abbiamo purificato ed elevata a una maggiore coscienza morale è accolta e congiunta al nostro Io superiore che, dopo essersi esteso fino ai mondi spirituali superiori e consegnato i frutti della vita terrena agli Dei, ritorna di nuovo dopo alcuni secoli con le nuove facoltà spirituali verso una nuova incarnazione ed esperienza terrena. Quando arriverà di nuovo il momento di incarnarsi, l’Individualità umana scenderà dai mondi spirituali superiori portando con sé i germi spirituali del nuovo corpo umano che ha rinnovato e perfezionato con le nuove facoltà spirituali superiori e lo unirà spiritualmente al momento opportuno …, a una coppia di genitori terreni; egli però come citato non scende mai sul piano fisico, ma resta nel mondo spirituale da dove riflette nel corpo astrale umano imperfetto, la sua immagine spirituale nel bambino che verrà a nascere. A quel punto l’Io superiore avrà cura del bambino operando e organizzando il suo cervello con le forze cosmiche per circa tre anni, dopodiché cessa questo lavoro per il fatto che il capo del bambino inizia a indurirsi; continuare vorrebbe dire mettere in pericolo la vita del bambino perché non potrebbe più sopportare le forze cosmiche dell’Io superiore; difatti, la “fontanella” del capo del bambino dopo alcuni anni, non è più molle. L’Io superiore dopo aver compiuto il lavoro spirituale sul capo del bambino ritira le sue forze cosmiche da tale compito, e dal mondo spirituale avvolge con i suoi raggi di luce l’anima del bambino seguendolo passo dopo  passo, ispirandolo in modo incosciente e preparando il suo destino karmico futuro terreno che andrà manifestandosi nella vita affettiva e sociale dell’uomo, da cui verrà sviluppandosi attraverso l’evolversi della coscienza dell’io terreno, la nuova Personalità umana. Il compito dell’uomo in ogni vita terrena, è quell’appunto di lavorare alla trasformazione dei suoi arti perituri inferiori in arti imperituri superiori in modo da elevare la sua coscienza morale fino a congiungersi con la sua immagine o Io superiore che a quel punto, potrà unirsi col suo Vero Io e con il Vero Io del Cristo. Vale a dire che quando l’io inferiore si sarà congiunto all’Io superiore e avrà trasformato col suo aiuto, una parte del corpo astrale in Sé spirituale, una parte del corpo eterico in spirito Vitale e una parte del corpo fisico in Uomo spirito, l’uomo salirà al gradino di Angelo e a quel  punto, anche la Terra avrà compiuto la sua missione e sarà trasformata dall’uomo con l’aiuto del Cristo, in una Terra spirituale chiamata “Giove” o, la nuova “Gerusalemme Celeste” dell’Apocalisse di Giovanni (Apocalisse cap. 21).  (VIII. Continua)

Collegno,    gennaio   2023          Antonio Coscia

Agg. 25 gennaio 2023

Note Antroposofiche

22    L’Entità divina chiamata Yahveh o Jehovah è un essere molto complesso che Rudolf Steiner lo caratterizza in alcune conferenze a volte come un’Entità normale appartenente alla categoria degli Spiriti della Forma o Elohim creatori, e a volte come uno Spirito della Saggezza che sacrifica la sua essenza solare per prendere dimora sulla Luna. Nel libro “Genesi O.O. 122”, Rudolf Steiner mette in luce un altro aspetto di Jahvè o Jehovah, dovuto a un’attività particolare dei sette Elohim solari, i quali non avendo le forze sufficienti per creare l’uomo chiedono aiuto alla divinità Trina superiore. Per potersi elevare fino a quell’altissima dimensione si  uniscono insieme e creano  un essere spirituale composito, che Rudolf Steiner chiama “Elohimità”  e che è la stessa Entità divina spirituale che nel secondo capitolo della Bibbia è chiamato Yahve-Elohim, cioè il “Signore Dio”. Yahve-Elohim, è l’Elohah lunare che rappresenta la coscienza unitaria dei sette Elohim solari creatori, il quale sacrifica la sua essenza solare per prendere dimora sulla Luna, da dove ha il compito di contrastare le forze eteriche solari provenienti da Lucifero dal Sole che non sono giustificate entro il piano cosmico normale degli Elohim solari. Egli ha inoltre diversi compiti spirituali tra i quali quello di formare il corpo di terra di  Adamo, dopo avergli donato una parte del suo fuoco divino, ossia l’Io umano. Per meglio capire questo concetto di Yahveh o Jehovah, estraiamo dal libro sopra citato delle parole in cui Rudolf Steiner caratterizza l’esistenza e la missione di questo potente Spirito gerarchico, dove appunto dice:  

«Sappiamo dal racconto della Genesi che gli Elohim erano le grandi potenze dirigenti. Chi fra le forze degli Elohim operò il grandioso fatto dell’uscita della Luna, rendendo di conseguenza possibile il vero e proprio essere umano, non era altro se non quello che aveva operato l’avanzamento cosmico degli Elohim a Yahve-Elohim, che aveva condotto l’essere degli Elohim a Yahve-Elohim. Esso rimase unito con la Luna e condusse poi anche la Luna fuori dalla nostra Terra. Possiamo quindi dire: “Il corpo della Luna che troviamo entro la nostra creazione è intimamente legato con quello che noi chiamiamo Yahve-Elohim”» (pag.164, ibidem).

E in un altro libro intitolato “Le Entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura”, Rudolf Steiner caratterizza Jahvè o Jehovah, come un altissimo Spirito della Saggezza che anch’egli lascia la sua essenza solare sul Sole per dimorare sulla Luna, in modo da contrastare l’azione di Lucifero dall’ambito solare. Di cui anche qui, a pag. 168, leggiamo: «Gli Spiriti della Saggezza fondarono sulla Luna una loro colonia, per salvare l’equilibrio; [tra le forze eteriche che derivano da Lucifero dal Sole da cui proviene il minerale aurifero terrestre, e il minerale d’argento che viene creato dalle forze eteriche di Jahvè o Jehovah che agisce dalla Luna] … Con ciò la Luna viene per così dire designata come il punto di partenza delle forze d’azione dell’oppositore di Lucifero sull’umanità: Jahvè, o Jehovah, è l’antagonista di Lucifero» (ibidem).

Come possiamo vedere al nome di Jahveh o Jehovah, sono legati diversi spiriti potenti appartenenti alle diverse classi della seconda gerarchia spirituale, cioè le “Potestà, Virtù e Dominazioni” che hanno il compito di contrastare Lucifero, quale spirito dell’ostacolo nel suo operare attraverso le diverse dimensioni cosmiche tra le quali, anche quello nei riguardi dell’ottava sfera. Pertanto anche la figura di Lucifero acquista una complessa identità appartenente alle diverse gerarchie dell’ostacolo, tra cui quelle angeliche rimaste indietro sull’antica Luna, la cui guida conosciamo col nome di Lucifero, cioè il tentatore della coppia biblica Adamo ed Eva. Possiamo ancora aggiungere che nella sfera spirituale lunare opera l’altissima Entità solare di Jahvè o Jehovah, uno dei sette Elohim solari (Exusiai o Potestà), (tramite cui opera lo Spirito Santo dall’altissima sfera della “Trinità divina”), cui anch’egli sacrifica la sua parte solare per trasferirsi sulla Luna da dove guida il popolo ebraico. Egli ha il  compito non solo di ostacolare l’ottava sfera (vedi la nota 19) attraverso cui operano le influenze nefaste di Lucifero e Arimane, che vorrebbero strappare parte dell’essenza umana per creare un mondo umano vuoto, spettrale,  ma ha anche il compito  di ri-unire di nuovo la Luna alla Terra alla fine della “guerra di tutti contro tutti”, e più avanti in un futuro ancora lontano,  di ri-unire la Luna e la Terra col Sole. Alla fine, compiuta la sua missione cosmica – umana,  Egli si unirà di nuovo ai suoi sei fratelli solari, per una maggiore evoluzione verso le altezze spirituali.  

23 Come nell’uomo distinguiamo sette parti costitutivi, cui l’Io umano è la parte centrale fra i tre corpi  inferiori che l’uomo deve purificare nell’arco del nostro eone terrestre, e tre corpi superiori che sono ancora in germe e che svilupperà ne prossimi eoni futuri di Giove, venere e Vulcano. Anche le divinità spirituali del nostro sistema solare sono costituiti da sette arti cosmici spirituali che diversamente dall’uomo, il loro centro lavora alla trasformazione dei tre corpi macrocosmici superiori. Occorre qui distinguere tra i loro corpi cosmici planetari  e i loro corpi superiori macrocosmici stellari, di cui i primi inferiori si manifestano nel cosmo planetario in modo singolo, mentre quelli superiori si manifestano nel macrocosmo stellare in una unità spirituale con gli altri Dei. Prendendo in esame gli Spiriti della Forma o Elohim solari, nell’Epoca Lemurica erano costituiti dal basso verso l’alto, da quattro corpi cosmici planetari perfettamente evoluti, cioè: da un Io, un Sé Spirituale, uno Spirito Vitale e un Uomo Spirito. Poi erano costituiti da tre corpi macrocosmici che trasformeranno completamente nei prossimi eoni cosmici futuri. Pertanto nell’Epoca Lemurica avendo essi trasformato il loro corpo cosmico planetario dell’Uomo Spirito in un corpo macrocosmico stellare, acquisirono con ciò un ottavo corpo superiore macrocosmico, per questo poterono donare  all’uomo il loro corpo planetario inferiore, cioè l’Io umano. Cosicché l’uomo che era ancora un essere uomo-animale proveniente dall’evoluzione dell’antico stato di coscienza lunare, si elevò dallo stato uomo-animale  allo stato di uomo-dio  tramite Gesù di Nazareth.

 24    Prima dell’evento del Cristo la coscienza umana non era ancora presente nell’uomo come nello stato attuale; essa si manifestava attraverso una coscienza chiaroveggente ottusa che possedevano ancora i popoli antichi quali i greci e i romani. Mentre nell’uomo attuale il rimorso per aver compiuto una cattiva azione è accompagnato da un disagio interiore o dalla sofferenza animica per ciò che di male abbiamo compiuto, nei greci e nei romani antichi si presentava loro un’immagine astrale esteriore terrificante che terrorizzava e perseguitava chi si era reso colpevole di un’azione malvagia. Queste immagini spettrali erano temute e conosciute dai greci col nome di «Erinni» e presso i romani col nome di «Furie». Col passare dei secoli insieme alla scomparsa della chiaroveggenza ottusa dell’umanità, anche queste immagini spettrali scomparvero lasciando il posto alla «voce della coscienza» che similmente a un giudice severo, cominciò a manifestarsi dal profondo umano giudicando e rimproverando quelle azioni scriteriate, mettendo l’uomo di fronte alla sua responsabilità morale. Essa cominciò a manifestarsi in concomitanza dell’evento del Golgotha tramite l’Impulso dell’Io-Cristo scaturito dall’incarnazione dell’altissima Entità solare nel corpo di Gesù di Nazareth. Questa coscienza del Cristo nasce durante lo sviluppo dell’anima razionale come coscienza d’amore dell’Io cosmico nell’umanità, manifestandosi dapprima in modo istintivo e alimentato da una fede viva nel Cristo cosmico. Con l’avvento di Costantino il Grande, il cristianesimo divenne religione di Stato perdendo così la freschezza quale originario cristianesimo cosmico nascente, indurendosi sempre più nei dogmi di un cristianesimo divenuto nell’arco dei secoli una sintesi di romanesimo, ebraismo e paganesimo. Cosicché la coscienza del Cristo fu sospinta dalle forze arimaniche nel profondo, facendo emergere sempre più una coscienza egoistica arimanizzata che nel periodo dello sviluppo dell’anima cosciente (vedi le note 7-8) causò tanto dolore e sofferenze nell’umanità con le due guerre mondiali (1914-18 e 1939-45) con la disastrosa perdita di 55 milioni di morti, tra militari e civili. Occorre che oggi appunto se non vogliamo andare verso disastri peggiori, dobbiamo risvegliare la coscienza del Cristo così come insegnato dalla Scienza dello Spirito o antroposofia, in modo da realizzare nell’umanità attraverso l’Impulso del Cristo, quell’amore cosmico umano, il solo che possa unire gli uomini in una nuova fratellanza universale in unità col Cristo, in vista del prossimo avvento della comunità di Filadelfia quale sesto periodo futuro del Sé spirituale.

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VIII

Dipinto di guerra spirituale di Susanna Katherine

«Le forze che entrano in gioco nel nostro corpo fisico ci giungono senza dubbio direttamente dalla Terra; ma quello che ci occorre per il corpo eterico non lo possiamo ricavare direttamente dalla Terra, bensì soltanto dalle forze che ci arrivano tra la morte e la nuova nascita quando ci espandiamo fuori nel sistema planetario. E un uomo che entrandovi rechi una costituzione animica immorale non potrà trarre a sé le forze giuste quando attraversa, nel periodo tra la morte e nuova nascita, la sfera di Mercurio. Un uomo che non abbia sviluppato impulsi religiosi non può attrarre le giuste forze in Venere, e così accade che possiamo avere atrofizzato le forze di cui abbiamo bisogno nel corpo eterico. Vediamo qui formarsi il nesso karmico tra vita successiva e vita precedente» (“Indagini occulte sulla vita tra morte e nuova nascita” O. O.140 pag. 95).

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VIII

Come abbiamo visto l’uomo dopo aver come dire dimesso i suoi corpi perituri, cioè il corpo fisico, l’eterico e l’astrale, si è acceso in lui una coscienza dell’io più superiore di quella normale terrestre ed è stato rivestito dagli esseri gerarchici superiori di un principio  microcosmico del Sé spirituale e dello spirito Vitale che potranno essere  sviluppati completamente solo nell’eone di Giove e di Venere. Dopodiché entra nella sfera solare più bassa del puro  mondo spirituale chiamato Devachan inferiore o Mondo celeste, come Spirito tra Spiriti, poiché la vera natura umana è puro Spirito. Lo spirito umano è qui liberato di tutta la terrestrità dei suoi corpi mortali inferiori di cui egli si riveste per scendere nel mondo terreno, trattenendo di essi solo un estratto e quella parte più pura ed elevata della sua esperienza umana che ha vissuto e sperimentato come coscienza dell’io durante la sua ultima incarnazione. Ovverosia i frutti della vita terrena che saranno trasformati dagli Dei in facoltà superiori nella prossima incarnazione terrena, lasciando indietro nel mondo lunare tutto ciò che di sé non ha perfezionato ed elevato moralmente, e che dovrà riprendere quando ritornerà ad incarnarsi in una nuova vita terrena cui diverrà motivo di contrasto nella nuova Personalità umana che egli assumerà nei suoi componenti mortali. L’anima umana come abbiamo visto entra nel mondo astrale più basso della sfera lunare (Luna) e che abbiamo chiamato kamaloca, dove deve purificare e staccarsi dagli attaccamenti terreni più bassi. Poi dopo un certo tempo, cui ognuno riesce a superare il kamaloca più o meno  in fretta secondo gli attaccamenti terreni, l’anima entra come citato nella sfera di Mercurio e di Venere, dove incontra le anime che ha conosciuto sulla Terra e con le quali stabilì un legame affettivo e  sociale. Dobbiamo però capire che questo passare da una sfera all’altra del mondo astrale, è come un cammino a ritroso; cioè l’anima dopo il grande panorama immaginativo che abbiamo citato, cui entra nel mondo astrale dopo aver dimesso il corpo eterico, compie un percorso a ritroso cominciando dall’istante della sua morte fino al momento della nascita nel mondo fisico. È un percorso che dura circa un terzo della vita vissuta sulla Terra. Ciò che sviluppiamo come ricordi non è però la vita normale che abbiamo vissuto con gli altri, ma tutto quello che non abbiamo provato come  sofferenza, come stato animico che abbiamo causato negli altri attraverso le nostre parole e le nostre azioni negative, cioè il nostro atteggiamento immorale nei confronti altrui. Per meglio dire, è come se noi vivessimo nelle anime  di quelli che abbiamo offeso e sperimentassimo il dolore e la sofferenza che  provocammo in loro quando eravamo sula Terra; questo causerà in noi dopo la morte, non solo uno stato di solitudine e sofferenza, ma anche quello che non potremo prendere le giuste forze eteriche e astrali dalle sfere cosmiche di Mercurio e di Venere, per preparare il nuovo corpo di cui avremo bisogno quando sarà il momento d’incarnarci di nuovo sulla Terra.

 Rudolf Steiner porta l’esempio di una persona  che  durante la vita terrena abbia dato uno schiaffo a un’altra a cui subito chiede scusa, ricevendo da questa l’eventuale perdono. Questa  persona anche se è stata perdonata, dopo la morte, dovrà sperimentare animicamente il dolore dell’umiliazione della persona a cui diede lo schiaffo. Pertanto dopo la morte durante la permanenza nel mondo astrale lunare, è costretta dai Maestri lunari20 a ri-vivere in immagini  reali molto vive, l’azione dello schiaffo, questa volta però al contrario, sarà lei stessa a essere schiaffeggiata in modo tale da sentire animicamente il dolore e  l’umiliazione che provò nell’intimo l’altra persona in questione. Vale a dire che tutte le azioni negative, sia in parole offensive sia in azioni immorali verso gli altri, noi sperimentiamo immaginativamente in modo molto vivo l’umiliazione animica che essi sperimentarono nel loro intimo durante la vita terrena. Per cui durante la permanenza nella sfera astrale lunare, l’anima sperimenta l’effetto animico spirituale della causa negativa materiale commessa nei confronti di altri, e nel contempo prepara  la causa animica spirituale a cui seguirà l’effetto materiale che si presenterà come debito karmico nel suo destino nella prossima vita terrena. Ciò  vuol dire  che nella prossima vita terrena l’uomo è debitore delle sue azioni negative verso chi ha offeso nella vita precedente e, sarà compito dei nostri Angeli guida far si che possiamo incontrarci nella prossima vita terrena, in modo da compensare l’imperfezione karmica dovuto all’offesa nei riguardi di altri, cosicché si realizzi l’effetto della causa  che abbiamo determinato noi stessi nella vita da morte a nuova nascita. Per questo il Cristo nel vangelo di Matteo dice: 

«Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente;  ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra;  e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.  E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.  Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle» (Mt 5,38-42).

Queste parole ci fanno capire che la legge karmica non è un’eresia come vogliono farci credere i teologi cattolici-cristiani, giacché era già conosciuta tra il popolo ebraico secondo la locuzione testamentaria «Occhio per occhio e dente per dente» (Deuteronomio 19,21), cui il Cristo trasforma nella legge del perdono e dell’amore che ha iniziato a essere valida solo dal XX secolo in poi, con la seconda venuta del Cristo nella Sua veste di luce eterica nel mondo astrale adiacente alla Terra.21 Questo vuol dire che accogliere il Cristo nel nostro cuore secondo la conoscenza che ci offre oggi la Scienza antroposofica, possiamo compensare i nostri errori in modo diverso dal karma normale istituito dalle gerarchie superiori; sarà il Cristo stesso che accogliendo i nostri errori farà in modo che possiamo compensarli in un dato momento e nel luogo che Egli stesso deciderà verso una o più persone simultaneamente che potrà essere una comunità di uomini che abbiamo offeso.

Un altro aspetto che Rudolf Steiner ci rivela sulla vita dopo la morte cui vogliamo ancora evidenziare per una maggiore comprensione, è che mentre nel nostro mondo fisico i corpi umani non possono compenetrarsi laddove ognuno può vivere in se stesso separato dall’altro, in altre parole possiamo come dire vivere da soli senza che ciò comporti una sofferenza animica, al contrario, nei mondi spirituali tutto si compenetra in un’unità spirituale con gli altri. Pertanto dopo la morte, nella sfera sociale di Mercurio e in quella religiosa di Venere, se siamo stati asociali o atei, se non abbiamo rispettato il pensiero religioso altrui,  non possiamo compenetrarci con le anime degli altri, restiamo esclusi, come se venissimo imprigionati, esiliati dalla comunità spirituale di Mercurio e di Venere. Possiamo integrarci in queste comunità spirituali durante il nostro espanderci nelle sfere  di Mercurio e di Venere, se sulla Terra abbiamo vissuto una vita armoniosa e veritiera, se abbiamo sviluppato un sentimento religioso in pieno rispetto per quello degli altri. Mentre invece, se abbiamo avuto un rapporto superficiale in tutto quello che esprimono queste due sfere cosmiche spirituali, saremo esiliati sperimentando per diverso tempo il dolore animico della solitudine. Dopo la morte non possiamo cambiare nulla del rapporto che abbiamo avuto con gli altri sulla Terra, se il nostro amore non è stato sincero nei loro confronti, questo permane anche dopo la morte. È bene capire questo concetto dicendo che: se coloro che avremmo dovuto amare non li abbiamo amati, nulla possiamo cambiare dopo la morte, tutto resta come lo abbiamo vissuto sulla Terra! Ciò sarà pertanto motivo di sofferenza per l’anima che incontrando quelle anime con cui ha convissuto con loro una vita sentimentale da padre, o da madre o, altro, non può unirsi in amore con essi, in quanto sulla Terra non venne instaurato con loro un giusto rapporto d’amore, ma solo falso e superficiale.

 La stessa cosa avverrà nella sfera solare dove se l’uomo non rispettò il pensiero religioso altrui, se non ebbe una visione universale che tutte le religioni provengono da un’unica fonte divina, se egli si comportò con gli altri come uno stolto esaltato e fanatico, se non ebbe nessuna considerazione e rispetto della fede religiosa degli altri, resterà isolato non potendo unirsi nella comunità solare, vivendo per un certo tempo appunto come  un eremita. Per cui anche qui l’uomo avrà come conseguenza della sua imperfezione morale, il non poter prendere le giuste forze eteriche dell’organo del cuore, quando durante il passaggio di ritorno dalle sfere superiori di Marte, Giove e Saturno, attraverserà di nuovo  la sfera solare per scendere di nuovo in un incarnazione terrena. Rudolf Steiner spiega in modo dettagliato e minuzioso in diverse conferenze, il passaggio dell’uomo attraverso le sfere cosmiche planetarie durante la salita e la discesa in cui l’anima si espande fino alla sfera di Saturno. Anime più evolute, iniziati o chi pratica un sentiero di conoscenza può espandersi oltre la sfera delle Stelle fisse, al di là di Saturno,  cui nella Scienza antroposofica è chiamata “Mezzanotte cosmica”22,   dove l’anima cade per un certo tempo in un sonno cosmico, cui dopo po’ è risvegliata dagli Dei e dal suo karma lunare, cioè quella parte impura e imperfetta che ha lasciato indietro, per ridiscendere di nuovo in una esperienza terrena. È importante che uomini evoluti possano espandersi fino alla mezzanotte cosmica per il fatto che qui accolgono  le intuizioni divine, affinché sulla Terra vengano introdotte nuove forze spirituali dimodoché l’umanità possa progredire verso nuove facoltà umane superiori; senza la collaborazione di questi uomini maturi, l’umanità non potrebbe progredire. Volendo meglio chiarire questo aspetto dobbiamo dire che ci sono diversi tipi di uomini che si elevano al disopra dell’umanità normale, tra cui uomini adepti che seguono una via di conoscenza cui salgono fino alla mezzanotte cosmica, mentre i Maestri di saggezza iniziati e i Bodhisattva umani23, salgono oltre la sfera della mezzanotte cosmica arrivando a toccare la sfera del Budhi, laddove accolgono la vita universale che emana dal Cristo e che poi fanno fluire nell’umanità come saggezza tramite iniziati veggenti. Per questo dopo la morte fisica, l’uomo deve preparare dei nuovi corpi in quanto ha consumato le forze spirituali di cui erano costituiti, per scendere di nuovo sulla Terra in modo d’accogliere la saggezza divina nella forma adeguata al tempo evolutivo del nuovo periodo di cultura, cosicché l’uomo possa riprendere il perfezionamento e la trasformazione dei suoi componenti  corporei animici e spirituali, e in modo particolare del suo Io umano, giacché è quello meno evoluto.24

Riassumendo diciamo che  l’anima  durante la vita da morte e nuova nascita si espande in tutto il sistema planetario fino alle Stelle fisse, laddove Rudolf Steiner ci rivela che l’uomo è al di fuori del sistema solare e guarda il mondo planetario all’interno del suo essere, come prima viceversa guardava dalla Terra i pianeti all’esterno del suo essere. Nel fare ciò compie una specie di salita e di discesa che possiamo definire come un respiro cosmico di espirazione e inspirazione o anche, come un espansione verso l’infinito cui l’anima sale fino ai confini dello Zodiaco, diventando simile a un cerchio zodiacale che abbraccia tutte le costellazioni, e una discesa in cui si comprime diventando come un granello di sabbia o un punto sulla Terra. Possiamo immaginare questa espansione e compressione nella figura geometrica di un cerchio avente in mezzo un punto, cui la superficie  esterna rappresenta l’espansione dell’anima dopo la morte; mentre il punto centrale rappresenta la compressione e l’incarnazione dell’anima in un nuovo corpo terreno. Nella fase di salita  abbiamo una prima tappa in cui l’anima si espande nella sfera lunare dove si spoglia dei suoi involucri mortali prendendo coscienza delle sue imperfezioni morali e del debito karmico che ha assunto nei riguardi di uomini che ha conosciuto e che ha danneggiato agendo con disamore nei loro riguardi, cui deve compensare il debito morale per riacquistare e riabilitare o se vogliamo, redimere l’imperfezione dell’io, attraverso l’Impulso del Cristo. Nella seconda tappa, l’uomo entra nella sfera solare, dove si fermerà per diverso tempo e dove inizia a preparare il germe fisico in base alla forma archetipica dell’immagine divina, alla quale sarà unito dagli Dei durante la discesa nella nuova incarnazione, quella parte  imperfetta del corpo fisico umano che l’uomo porta con sé dopo la morte quella pare umana imperfetta  cui l’io non ha trasformato  dei suoi corpi perituri inferiori. Va ancora aggiunto che in queste tre tappe di salita di Mercurio, Venere e il Sole, dopo che l’anima  supera  la bassa sfera del kamaloca affinché l’uomo non perda la coscienza dell’io occorre che abbia sviluppato un atteggiamento morale, un sentimento religioso e un giudizio universale nel rispetto di tutte le religioni esistenti sulla Terra. Vale a dire che affinché la sua coscienza non si oscuri, occorre che l’uomo abbia sviluppato in sé le forze morali che occorrono per attraversare nel modo giusto le tre sfere planetarie menzionate, in modo che possa preparare soggettivamente il karma futuro cosi che ripristini la sua imperfezione morale e compensi le azioni negative nei riguardi  di quelli che offese nella sua vita passata. In tal caso saranno  le gerarchie superiori a prendersi cura di preparare il suo karma futuro, ma il destino che gli si presenterà incontro nel corso degli eventi futuri della sua prossima incarnazione terrena, potrà avere un effetto karmico diverso se invece lo avesse preparato egli stesso. (VIII. Continua).

Collegno  dicembre  2022                                                  Antonio   Coscia

Note Antroposofiche

20     I Maestri lunari sono esseri spirituali che appartengono alle gerarchie di Angeli, Arcangeli e Archai che durante le Epoche antiche della nostra Terra, guidarono l’umanità ancora infantile nel suo cammino evolutivo terrestre. Le Archai incarnatosi nel corpo fisico di alcuni uomini, guidarono l’umanità nell’Epoca Lemurica; l’uomo però qui era ancora un essere astrale. Durante l’Epoca Atlantica i sette Arcangeli guida planetari s’incorporarono nel corpo eterico di alcuni uomini più evoluti dove svilupparono  i sette antichi riti iniziatici chiamati oracoli. Gli oracoli erano in rapporto alle forze dei singoli pianeti, quali: “L’oracolo della Luna, di Mercurio, di Venere, di Marte, di Giove e di Saturno; infine quello più evoluto che era guidato dal Manu divino Melchizedek. L’uomo in quest’Epoca era un essere eterico. Infine durante l’Epoca Postatlantica quando la Terra cominciò a consolidarsi, gli Angeli incorporatosi nel corpo astrale di alcuni uomini, guidarono l’umanità sulla via della civilizzazione e della discesa maggiormente nella materialità terrestre. Dopodiché a un certo punto lasciarono il compito ad alcuni uomini più evoluti detti “Iniziati” e si ritirano nell’ambito della sfera lunare, da dove ispiravano gli iniziati umani e, ancora oggi, i Maestri di saggezza lunari continuano a ispirare alcuni tipi di uomini detti Bodhisattva, nel corso dell’evoluzione umana.

21     Secondo Rudolf Steiner dal XX secolo in poi e per il corso di 3000 anni, il Cristo sarà presene nell’ambito della sfera astrale terrestre, dando la possibilità a tutti gli uomini che si prepareranno, di incontrarlo nel mondo terreno o nel mondo astrale.

22    La Mezzanotte cosmica è situata tra il mondo stellare ai confini di Saturno, e tra la sfera del Budhi o Mondo degli Archetipi dov’è situata il mondo dell’Akasha, detto anche “Mondo della Provvidenza”. 

23    Della Dottrina dei Bodhisattva ne ho già parlato a lungo in diversi articoli del mio blog, cui non sarà mai soddisfacente e definitivo la loro conoscenza in quanto che molto complessa, per cui mi riservo di dare qui un ulteriore semplice sintesi per chi non avesse ancora letto nulla al riguardo. La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa, perché queste entità superiori appartengono a diverse classi umane-divine e in modo particolare alla categoria dei Bodhisattva Celesti, cioè gli Arcangeli, gli arci-messaggeri del mondo divino, i quali formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che nella sfera del Budhi, (la sfera solare oltre le stelle fisse o Devachan Superiore o, secondo un termine occidentale, il «piano della Provvidenza) contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» del Cristo-Sole, posto al loro centro.  Sergej O. Prokofieff, in base alle citazioni di diverse conferenze tenute da Rudolf Steiner su quest’argomento, nel suo libro  “Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, a pag. 71 scrive: «Un Bodhisattva è un essere di ordine cosmico che ha già superato i limiti dello sviluppo proprio dell’uomo; egli si avvicina già  all’evoluzione dell’Angelo e si trova in una corrente evolutiva nella quale la sua coscienza arriva fini alla sfera del Budhi. In altri termini, un Bodhisattva sta in una fase di sviluppo che l’umanità raggiungerà, per via naturale, soltanto su Giove. Questo si esprime nel fatto che il Bodhisattva già ora, “in modo comune” a un essere della gerarchia angelica, può, con il proprio Io [superiore], operare coscientemente alla trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale. In questo lavoro egli viene ispirato da un essere di una gerarchia superiore, quella degli Arcangeli. Quando questo lavoro si avvicina al suo compimento, il Bodhisattva si reca in Terra per un’incarnazione umana completa, vale a dire che percorre quel grado chiamato da Rudolf Steiner il grado di “buddha umano”. Durante  questa sua ultima incarnazione il Bodhisattva lavora in modo comune a un essere della gerarchia degli Angeli e raggiunge finalmente il grado del Sé spirituale (l’illuminazione sotto l’albero del Bodhi). Con ciò egli completa il ciclo corrente all’evoluzione del mondo, e non deve più incarnarsi sulla Terra. D’ora in poi non lavora più, come essere della gerarchia degli Angeli, al suo corpo astrale che è divenuto il corpo luminoso del Sé spirituale (Nirmanakaya)». L’ulteriore evoluzione del Buddha consiste nel fatto che egli, partendo dal suo Sé spirituale come principio dell’io, lavora, in maniera consueta a un Arcangelo, al proprio corpo eterico e lo trasforma a poco a poco in spirito Vitale».

24    Come sappiamo l’uomo è costituito da un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io; inoltre ha inglobato nel suo Io superiore i germi del Sé spirituale o Manas, dello spirito Vitale  o Budhi e dell’Uomo spirito o Atma che svilupperà in eoni futuri, ma che già nell’ambito dell’evoluzione terrestre egli dovrà in futuro sviluppare una parte microcosmica di questi componenti superiori della natura spirituale superiore dell’uomo. Come sappiamo il corpo fisico è il più perfetto giacché è passato attraverso quattro eoni o evoluzioni cosmici di stati di coscienza, il cui primo stato originario fu sull’antico Saturno. Il corpo eterico ha tre gradi di perfezione o eoni di coscienza evolutivi, la cui origine risale al terzo eone o stato di coscienza dell’antico Sole. Il corpo astrale ha due gradi di perfezione o due gradi di coscienza cosmici, la cui origine risale al secondo eone o stato di coscienza cosmico dell’antica Luna. Infine l’Io umano o Io superiore, il cui io inferiore è solo un suo riflesso imperfetto nel mondo fisico, è il meno imperfetto ma il più importante di tutti, in quanto tutta l’evoluzione cosmica passata e futura è basata sul perfezionamento ed evoluzione di coscienza dell’Io umano quale dono degli Spiriti della Forma o Elohim, o come nella nomenclatura latina italianizzata si chiamano Potestà. Come possiamo vedere l’io umano è il più giovane ed è quello più imperfetto, per questo è dominato dai suoi corpi inferiori cui egli deve dominare e trasformare in corpi superiori quali organi spirituali della  natura divina superiore, attraverso la quale l’Io può evolversi  a stati superiori di coscienza durante l’eone futuro di Giove.

Natale quale festa del ricordo

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Natale quale festa del “Ricordo

In una conferenza tenuta a Berlino il 21 dicembre del 1911, Rudolf Steiner così si esprime in merito alla festa del Natale:

« La festa della natività di Gesù, la festa della nascita di Gesù bambino, vuol significare questo mistero: vuol significare che allora [nel 354 d.C.], fu dato veramente per la prima volta all’uomo quanto gli era stato destinato in origine. Come narra la leggenda di Natale, prima di Adamo ed Eva era stato destinato all’umanità qualcosa che appartiene alla natura infantile divina, assolutamente incorrotta, dell’uomo. Ma per influsso di Lucifero, questo elemento divino incorrotto in realtà l’umanità poté acquistarlo solo dopo che fu trascorso tutto il tempo che sta fra Adamo ed Eva e il mistero del Golgotha; [cioè con il mistero della nascita, morte e resurrezione del Cristo].

Dobbiamo proprio riconoscere che un profondo sentimento effettivamente si desta nell’anima nostra quando ritroviamo per cosi dire concentrato come in un eco nell’unica notte fra il 24 e il 25 dicembre, tutta la storia del genere umano e della sua caduta, da Adamo ed Eva fino alla nascita del Cristo in Gesù. Se in noi si desta un tal sentimento, allora riusciamo a comprendere il significato di questa festa, e sentiamo che cosa questa festa abbia potuto significare per l’umanità. È come se l’umanità, cogliendo l’occasione di meditare sopra questa festività, sopra questa pietra miliare dell’evoluzione, potesse veramente a un tratto riconoscere la sua vera origine, la sua provenienza dalle cosmiche forze dell’universo (…). Possiamo dunque lasciare che il Natale agisca sull’anima nostra come una festa dell’ispirazione, come una festa che mirabilmente ispira all’umanità il pensiero dell’origine dell’uomo del santo divino bambino  delle origini. La luce che, come simbolo della luce dell’uomo, ci si presenta a Natale nella sua origine, la luce che oggi ci viene simboleggiata dai lumi dell’albero di Natale, è anche (purché rettamente compresa) una luce che può trasmetterci le forze migliori, le forze vigorose per la nostra anima che anela alla vera e pura pace universale, alla vera e pura beatitudine universale, alla vera e pura speranza universale», ( O.O. 127 – Rivista Antroposofia 1960/pag.354).

Certamente nel periodo natalizio è molto facile che la malinconia e la tristezza abbiano il sopravvento e ci assalgono quando la vita non è stata molto benigna nei nostri confronti. Per questo è possibile che possa maggiormente acuirsi la solitudine e il dolore animico in quei giorni particolari dell’ultimo periodo dell’anno (come di solito avviene durante le prime quattro settimane dell’avvento natalizio), in cui ognuno si prepara a festeggiare il Natale assieme ai propri cari o amici, dove tutti si affannano nella spasmodica ricerca di cosa regalare poi dopo, nello scambio tradizionale dei regali allo scadere della mezzanotte, cioè durante il mistero della nascita del bambino divino. Questa festa che nell’antichità simboleggiava la nascita del «Verbo solare», ossia del «Cristo cosmico» sulla Terra, con l’andare del tempo è andato sempre più perdendosi il vero significato e l’importanza che assumeva nei primi secoli dell’inizio del cristianesimo dell’origine. Il materialismo consumistico moderno ha ridotto questa festa solo più una tradizione di scambio di regali e lo stare insieme per passare una giornata diversa, con la voglia di divertirsi, e finire poi, con la grande … abbuffata di Natale. Nel corso degli ultimi secoli la civiltà materiale ci ha tratto sempre più in basso nei piaceri e nei godimenti della vita terrena, abbiamo così perso (a causa della teologia cattolica-cristiana) il vero senso della  tradizione del Natale che commemorava nel mondo cristiano antico, (fino a circa il quarto secolo) la nascita del Cristo o «Epifania del Signore», il giorno sacro in cui il «Logos divino» si fece carne e visse per tre anni sulla Terra, come uomo tra gli uomini. Era una festa che i primi cristiani commemoravano con sacralità e con la più profonda gratitudine insieme alle comunità cristiane e ai primi Padri delle chiese mediorientali, la nascita del Cristo in Gesù di Nazareth il 6 gennaio dell’anno 30, avvenuta tramite il battesimo nel Giordano operato dal Battista, fino all’anno 353. Poi dopo, con l’editto di Costantino del febbraio 313 d.C. firmato a Milano, il cristianesimo divenne una religione di Stato e, quasi subito dopo la sconfitta del suo avversario Massenzio, l’Imperatore Costantino iniziò a trasformare il cristianesimo in una sorta di sincretismo giudaico – pagano – cristiano, in quanto  seguace del culto solare del Dio Mitra.

Ci porterebbe troppo lontano dimostrare che in fondo tutte le religioni solari hanno un’unica origine, ossia, hanno tutte un rapporto col Sole quale origine di vita di tutte le cose, tramite cui operano le Entità spirituali della terza gerarchia, cioè: gli Angeli, gli Arcangeli e le Archai, i quali sono tutti al servizio delle gerarchie solari superiori e della guida centrale del nostro universo, cioè il Dio Sole o «Io Cosmico del Cristo». Anche la religione ebraica per quanto esteriormente possa sembrare più una religione lunare, (giacché l’Eloah Yahveh o Jehovah, secondo la scienza dello spirito antroposofica, sacrificò le sue forze solari come divinità guida degli Elohim o Potestà, per trasferirsi sulla Luna in modo da contrastare di là le forze solari di Lucifero che agiscono sulla Terra dal Sole) è da considerarsi una religione solare. Difatti fin dal tempo di Abramo questo popolo fu scelto dal Dio Yahveh tramite il Suo messaggero l’Arcangelo solare Michele, che quale «volto di Jahvè» agiva come ispiratore notturno durante il sogno negli uomini più evoluti del popolo ebraico tra i quali, i profeti dell’antico testamento; mentre nel nostro «quinto periodo di civiltà» essendo entrati nello sviluppo dell’«anima cosciente», Michele agisce di giorno come volto del Cristo. Possiamo pertanto affermare nel dire che tutte le religioni hanno un’unica origine, dietro di cui, ha sempre operato l’Entità del Cristo, il secondo aspetto della «Trinità Divina Universale». Il Cristo visse per tre anni sulla nostra Terra come uomo tra gli uomini, incorporandosi in Palestina nell’anima di Gesù di Nazareth all’età di trent’anni durante il battesimo operato da Giovanni il Battista nel fiume Giordano, dopodiché patì il martirio della croce per aver violato le «leggi misteriche» del popolo ebraico e, per essersi dichiarato uguale a Dio.

«Abramo , vostro padre, esultò nella speranza di  vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò. Gli dissero allora i Giudei: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo”? Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse Io Sono”. Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio». (Gv 8,56-59).

La conversione tramite un sogno che aveva portato Costantino ad abbracciare il cristianesimo originario nascente durò assai poco, per il fatto che non era compreso dal  popolo entro il quale creava il malcontento tra i romani più propensi invece, a offrire i loro culti agli dèi antichi pagani che abbracciare la religione di un Dio morto tramite l’ignominia della croce. Ciò intralciava l’ambizione del potere imperiale di Costantino, per cui ben presto ritornò al culto solare pagano mitraico, fino a quando Teodosio il Grande, decretò la fine di tutte le religioni pagane nel 391. Grazie alla protezione dell’Imperatore Teodosio, la religione cristiana (giudaica – romana) andò consolidandosi sempre più nell’imperialismo romano, di conseguenza il vero impulso cristiano dell’incarnazione del «Logos creatore» attraverso l’evangelista Giovanni, andò perduto. Questo dipese dal fatto  che la ricorrenza del Cristo-Sole la cui nascita era festeggiata il 6 gennaio, venne spostata da papa Liberio il giorno 25 dicembre del 354 e al suo posto venne commemorato la nascita del Gesù bambino di Nazareth, il «figlio di Dio». In questo modo la teologia cristiana-romana,  dall’anno 354 in poi, perse la nascita del «Cristo Cosmico» come nascita battesimale e accolse  al suo posto la nascita virginale della Maria del vangelo di Luca, la cui discendenza è fatta risalire fino ad Adamo e da questi a Dio; ossia  all’immagine originaria creata da Elohim-Yahve che nel secondo capitolo della Bibbia, è detto “Signore Dio” (Genesi 2:7). Pertanto il  vero cristianesimo ritornò nell’ombra dei misteri, dove per vie esoteriche  sotterranee, emerse nel tredicesimo secolo tramite l’altissima Individualità cristiana di Cristian Rosenkreutz. Attraverso quest’altissima entità cristiana bodhisattvica, i 12 Maestri di saggezza che guidano l’evoluzione terrestre dello  sviluppo dell’umanità da un’epoca all’altra, fecero fluire nel XIII secolo tutta la loro conoscenza in formule magiche nell’anima di Cristian Rosenkreutz tramite un rituale iniziatico misterico particolare. Questo gli permise  di staccarsi  dal corpo fisico e incontrare l’Entità del Cristo nel mondo spirituale che accolse in Sé la saggezza antica dei misteri, rinnovandola del tutto in una nuova forma  del cristianesimo esoterico, in vista del prossimo periodo di cultura dell’anima cosciente.1 A causa però dei dogmi teologici persecutori nati dal cattolicesimo romano contro qualsiasi corrente o ordine spirituale che non giurasse sottomissione alla Chiesa romana, (vedi i Templari), questo nuovo cristianesimo rinnovato non poté mai evolversi nell’ambito della teologia cattolica, ma poté  manifestarsi soltanto nei pochi uomini iniziati nel XVII secolo in Germania, come corrente esoterica rosicruciana e soltanto dal XX secolo in poi, in tutti gli uomini di qualsiasi razza e ceto sociale, tramite il fondatore dell’Antroposofia Rudolf Steiner, uno dei più elevati Iniziati chiaroveggenti cristiano-rosicruciano. Ancora oggi la Chiesa romana reprime il vero cristianesimo giudicando eretici gli insegnamenti cristiani della Scienza dello Spirito o antroposofia, in quanto minano il potere teologico gesuitico che opera da dietro le quinte del cattolicesimo romano.

Pertanto l’umanità perse il Cristo Cosmico come nascita battesimale cui era festeggiata il 6 gennaio e al suo posto istituì il nuovo culto solare con la nascita del 25 dicembre del bambinello divino figlio del  Dio Yahveh; cioè la pura «anima adamitica infantile primordiale», non toccata dall’influsso luciferico,  ossia l’archetipo spirituale dell’umanità o, il secondo Adamo com’è definito da S. Paolo. Di conseguenza la festa dell’Epifania del Cristo (la «manifestazione del Signore») festeggiata il 6 gennaio, venne trasformandosi nella tradizionale festa popolare della «Befana». Una goffa e brutta contro-immagine di strega femminile che cavalca una scopa andò sostituendosi nel mondo cristiano – romano, la quale simboleggiava i rituali antichi pagani del VII secolo a.C. che usavano propiziarsi attraverso spiriti volanti (che la tradizione popolare vedeva svolazzare nei campi dopo la semina) i frutti della terra, alfine che in quell’anno fossero abbondanti e che confluirono poi dopo nel culto mitraico. Questa figura mitica femminile venne contrapposta nel quarto secolo d.C. come figura oscura notturna lunare, alla figura diurna solare del Cristo. Fu poi dopo associata anche a diverse altre tradizioni sparse per il mondo occidentale meridionale, quale per esempio, il simboleggiare la fine del vecchio anno, oppure l’antica tradizione dei tre re Magi (menzionati nel vangelo di Matteo) che offrono a Gesù bambino i loro doni,  nella casa di Betlemme il 6 gennaio al loro antico maestro Zarathustra2 incarnatosi a quel tempo nel bambino Gesù del vangelo di Matteo quale discendente della genealogia regale che andava da Abramo a Davide e dal figlio il re Salomone a Giuseppe (Matteo 1,1-17).

Possiamo pensare che dietro di tutto questo abbia voluto operare una saggezza divina che ispirando papa Liberio, volle istituire a Roma con la nascita del bambino Gesù la festa della purezza infantile, di quella parte dell’anima umana che fu sottratta ad Adamo prima che questi subisse la tentazione di Lucifero. Venne in questo modo istituendosi a Roma nel quarto secolo, per la prima volta al posto della nascita del Cristo nel Giordano, la «festa del ricordo», ossia la festa della natura divina infantile dell’umanità nascosta nel profondo di ogni essere umano, laddove aspetta di essere risvegliata dal principio cosmico del Cristo, cioè: «L’Io Sono l’Io Sono o Vero Io».

Collegno,  dicembre  2022                                                            Antonio  Coscia

Note Antroposofiche

1       L’anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un’unità  animico-spirituale attraverso cui l’Io umano, può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali umane di “volere, pensare e sentire”.  L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo fisico, l’eterico e l’astrale”, per trasformarli in arti superiori cosmici e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiori. Così attualmente opera alla trasformazione dell’anima cosciente in anima Immaginativa, poi dopo nel  futuro, alla trasformazione dell’anima razionale in anima  Ispirativa  e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente nello stato di veggenza più alto, ossia in anima Intuitiva. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che nell’anima senziente, l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino. Occorre però dire che nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori.

      L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare  e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro. Qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trae le esperienze della vita, trasformandole in saggezza e amore per ogni disciplina che possa derivare dall’arte, dalla scienza e dalla religione. Anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza,  stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo. 

     Infine, l’anima cosciente nella quale  opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, le verità delle leggi del creato e del mondo delle “cose” naturali,  per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno si che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” avente in sé un che di divino entro il quale si rivela la vera natura dell’Io. L’anima cosciente essendo della stessa sostanza astrale del Sé spirituale vive con essa strettamente congiunta, cosicché l’io umano che abbia conseguito l’illuminazione e il risveglio, può ora congiungersi con l’Io superiore che lo ha sempre guidato in tutte le trame del suo destino terreno conseguendo l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore  operano delle “entità ostili” o di contrasto  che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve  imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. (Per un maggiore approfondimento di questo tema, leggere i libri  “Teosofia e La Scienza Occulta” – Ed. Antroposofica Milano).

2       Dietro il nome di Zarathustra si cela uno dei più alti iniziati e discepolo del Cristo che negli eventi di Palestina s’incarnò come bambino Gesù nel vangelo di Matteo, il quale secondo Rudolf Steiner all’età di 12 anni usci dal suo corpo (morendo poco tempo dopo) per trasferirsi nell’altro bambino Gesù menzionato nel vangelo di Luca cui era incarnato l’archetipo divino creato da Jahvè. All’età di 30 anni esce di nuovo dall’involucro di Gesù lasciando il posto al Cristo durante il Battesimo nel Giordano operato da Giovanni Battista, cui d’allora egli assumerà il nome di “Maestro Gesù”.  I suoi antichi discepoli sapendo che il loro Maestro s’incarnava nel bambino di Betlemme accorsero per onorarlo attraverso le facoltà spirituali che aveva insegnato loro Zarathustra. (Per un maggior approfondimento vedi il Blog.  “Pensieri Antroposofici dell’Anima”:

“ Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo I”).

ATMOSFERA DEL NATALE

Prefazione del Calendario dell’anima alla seconda edizione del 1918

Il corso dell’anno ha una sua propria vita.  A questa vita l’anima umana può partecipare. Se fa agire su di sé quanto della vita dell’anno diversamente le parla di settimana in settimana, allora solo grazie ad una tale partecipazione l’anima troverà veramente se stessa. Sentirà che cosi le si sviluppano forze che la corroborano da dentro. Noterà che tali forze vogliono destarsi in lei grazie alla parte che essa prende al senso del divenire del mondo, come esso si svolge nel succedersi dei tempi. Solo cosi si accorgerà quali delicati ma essenziali fili la congiungono col mondo entro il quale essa è nata. In questo calendario è dato per ogni settimana un versetto che fa partecipe l’anima a quanto in quella settimana si svolge come parte della vita intera dell’anno. E nel versetto deve esprimersi l’eco che risuona nell’anima, quando essa si congiunge con quella vita. Si pensa a un sano ”sentirsi uniti” col divenire della natura e ad un vigoroso “trovar se stessi” che ne nasce; perché si confida che il partecipare al divenire del mondo, nel senso di questi versetti, sia per l’anima, purché solo si comprenda giustamente, qualcosa verso cui essa profondamente anela.

Rudolf  Steiner  

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VII

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola

e crede a colui che mi ha mandato,

ha la vita eterna e non va incontro al giudizio,

ma è passato dalla morte alla vita.

Giovanni 5:24

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VII

Riassumendo ancora una volta quello che è stato detto nei diversi articoli precedenti, possiamo ora farci un concetto sulla complessità dell’esistenza dell’uomo qual essere tripartito che vive contemporaneamente nella sfera dei tre mondi: fisico, astrale e spirituale. La coscienza umana essendo ancora imperfetta e limitata dal suo intelletto, per il fatto che non essendo ancora essa liberata dall’ignoranza umana crede di vivere una sola vita su questa Terra, che termina alla fine della sua esistenza, con l’invecchiamento e l’inesorabile morte e separazione dal suo corpo fisico e con l’annullamento del suo Io terreno. Perlomeno questo è il pensiero della maggior di quelle persone che si definiscono atei o agnostici razionali; mentre per altri che seguono una religione tradizionale, quale la cattolico-cristiana, credono che dopo la morte vadano in paradiso o nel purgatorio se hanno qualcosa da farsi perdonare, dove attenderanno dormienti di essere risvegliati alla fine dei tempi terrestri, quando dopo essere stati giudicati, di essere degni, potranno unirsi eternamente col Signore insieme agli Angeli e ai Santi, del Paradiso. È questo un pensiero che ha in sé del paradosso, in quanto che l’uomo è già stato giudicato dopo che alla sua morte gli è stato permesso di entrare e vivere col Signore, gli Angeli e i Santi in Paradiso; trovo pertanto alquanto assurdo che debba essere di nuovo giudicato dopo millenni passati in  Paradiso. Questo pensiero assurdo avente in sé una scarsa conoscenza dell’evoluzione e della meta spirituale dell’uomo e, della non conoscenza esoterica degli insegnamenti di Paolo di Tarso, fa sì che la teologia cattolica dopo diversi secoli di potere temporale spirituale,  continua a impedire la giusta evoluzione umana nel periodo dell’anima cosciente.17  Lo sviluppo di quest’anima umana deve avvenire nella massima libertà individuale, giacché l’anima cosciente è in relazione allo sviluppo della volontà, per cui il suo sviluppo deve avvenire liberamente senza alcuna costrizione istituzionale sia esso religioso o quant’altro, alfine di trovare in se stessa la sua origine divina. La coscienza teologica cristiana oscuratasi fin dal  tempo di Costantino il Grande, prima attraverso l’impulso luciferico e poi dopo con quell’arimanico, cerca di frenare lo sviluppo dell’anima cosciente e della sua eventuale divinizzazione, trattenendo le anime in un eterno infantilismo medioevale incosciente impedendo così lo sviluppo dell’anima cosciente e della sua unione con la sua immagine o Io superiore e di conseguenza, con l’incontro del Cristo nella Sua manifestazione eterica. Le parole di Paolo di Tarso sono chiare e concise laddove nella prima lettera ai Corinzi, egli dice:

«Ma qualcuno dirà: “Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?”. Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri.  Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza;  si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Qual è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste. Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità. Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. E’ necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità» (1 lettera ai Corinzi 15,35-53).

Paolo di Tarso era un altissimo iniziato cristiano chiaroveggente, e i suoi concetti sulla fine del mondo, restano pressoché incomprensibili al pensiero teologico razionale cui non è più ispirato dallo Spirito della vera conoscenza, in quanto si è allontanato dall’origine del vero cristianesimo esoterico divenendo preda in tal modo appunto delle forze luciferiche e arimaniche; solo la visione spirituale veggente a orientamento cristiano-rosicruciano può compenetrare il significato esoterico della “Parusia” paoliniana.  La Scienza dello Spirito o antroposofia, ha una concezione assai diversa del dopo morte. Essa ci spiega che dopo la morte, l’uomo compie un’evoluzione attraverso tutte le sfere cosmiche del nostro sistema solare, preparando un nuovo corpo che corrisponda allo sviluppo delle facoltà spirituali che ha sviluppato attraverso le esperienze di gioia e di dolore e  delle prove cui egli ha superato durante la sua ultima vita terrena; dopodiché s’incarna in un nuovo corpo che ha appunto preparato nel mondo spirituale, con l’aiuto di una nuova coppia di genitori. Questa ripetizione in una nuova incarnazione avviene circa ogni 300-400 anni, secondo l’elevazione e la perfezione raggiunta in ogni vita sulla terra. Rudolf Steiner  tramite la sua altissima chiaroveggenza spirituale, era in grado di seguire le anime fin’oltre la sfera stellare, oltre i confini d Saturno, laddove le anime più evolute, fanno come dire una pausa cosmica fino a quando non sono richiamate  dal loro karma lunare a ridiscendere di nuovo in un’incarnazione terrena per una nuova esperienza karmica. Egli in diverse conferenze sulla vita da morte a nuova nascita, ci rivela che dopo la morte, l’anima e lo spirito umano, dopo aver dimesso il corpo fisico attraverso la sepoltura nella terra o tramite la cremazione (la cui differenza sta solo nel dissolversi subito del corpo fisico negli elementi terrestri tramite il fuoco dell’inceneritore), dopo un momentaneo disorientamento dovuto al cambiamento dallo stato materiale a uno cosmico – spirituale più sottile chiamato eterico, vede in un’immagine spaziale per la durata di circa tre giorni, tutta la sua vita vissuta sulla terra. Nel libro “L’evento della morte e i fatti del dopo-morte”, egli descrive l’esperienza dell’uomo  dopo aver varcato la porta della morte come il momento più bello e grandioso di tutta la sua esistenza sul piano fisico e spirituale, dove appunto dice:

“Come nel sonno non si sa nulla della coscienza fisica dell’io terrestre, così dopo la morte non si saprebbe nulla di sé se non si avesse presente l’istante del morire. Si ha davanti a sé come uno dei momenti più sublimi, più grandiosi”… La morte vista dal defunto dall’altra parte del mondo astrale, è l’immagine più bella che l’uomo porti con sé attraverso le diverse sfere cosmiche stellari, grazie cui nell’anima umana si sveglia una coscienza superiore molto più saggia di quell’inferiore terrestre che conosciamo come “coscienza dell’io”. (Ibidem, O.O. 168). Dopo aver fatto l’esperienza sopra descritta, dove appunto l’uomo sperimenta come in una grande sfera cosmica tutta la sua vita vissuta sulla Terra come in un grande quadro mnemonico d’immagini reali che si espandono sempre più nel cosmo eterico insieme ai pensieri che ha avuto durante la sua esistenza terrena sulla terra fino a scomparire nel cosmo eterico insieme al suo corpo eterico cui viene dimesso dall’anima umana, avviene quale conseguenza delle sue esperienze vissute sulla Terra, uno specchiarsi nel corpo astrale e dell’Io umano.

Questo rispecchiarsi dal mondo esterno animico nell’anima umana, fa si che riceva qualcosa che sulla Terra non possiamo ancora avere, ma che potremo sviluppare quando saremo nell’eone di Giove18, cioè il Sé Spirituale. Pertanto l’uomo a questo punto è costituito da un corpo astrale, un Io e da un Sé spirituale che in questo momento è come dire,  un abbozzo, un principio  microcosmo del vero Sé Spirituale che appunto riceveremo su Giove. Dopo questo scomparire del panorama immaginativo e di tutto il resto, si accende nell’uomo grazie al guardare indietro il momento della morte, una coscienza superiore simile  alla coscienza dell’io terrena ma più elevata, con la quale l’uomo può restare desto senza cadere nell’oblio come avviene nel nostro sonno notturno, in tutto il suo espandersi nelle sfere cosmiche del nostro sistema planetario. L’anima entra così nell’ambito della sfera lunare nella parte più bassa nel cosiddetto  kamaloca, dove inizia un periodo di purificazione in cui deve come dire, bruciare le brame e desideri di cui è ancora legata dagli attaccamenti terreni. Il kamaloca è il luogo che possiamo identificare con l’Inferno delle concezioni religiose, per il fatto che l’anima nel staccarsi dalle brame e dai desideri è come un bruciare animico che provoca una profonda sofferenza similmente come se  fosse in un deserto cui avesse tanta sete, ma non ha l’acqua per spegnere l’arsura. Dopo aver purificato le brame più basse,  l’anima entra ora  nella sfera di Mercurio e di Venere che può essere identificato come il luogo del Purgatorio dove  incontra le persone defunte con cui ha vissuto socialmente sulla Terra, laddove può andare incontro ad altre sofferenze animiche se sulla Terra è stata una persona asociale, ossia che ha vissuto la vita terrena solo per se stessa, chiusa nel suo egoismo incurandosi degli altri. Mentre nella sfera di Mercurio è a contatto con le anime che ha conosciuto nella vita sociale, nella sfera di Venere l’uomo è a contatto con le persone che ha vissuto la stessa esperienza religiosa, dove anche qui potrà essere motivo di sofferenza animica se non ha rispettato la religione altrui, o se è stato ateo; ciò comporterà che venga escluso, come se fosse imprigionato e isolato dagli altri in un ambiente animico.

Dobbiamo capire che mentre sulla Terra possiamo stare da soli senza essere obbligati a comunicare con gli altri e senza che questo possa  arrecarci dolore, anzi a volte abbiamo persino piacere di stare da soli; così non è nel mondo spirituale, dove tutto si compenetra e forma un’unità spirituale. Per cui non poterci unire agli altri per via dei nostri errori morali, ci causerà molta sofferenza fino a quando non comprendiamo di aver sbagliato e di porvi rimedio nella prossima incarnazione. Qui comincia a nascere la causa karmica che ci porterà a nascere in un popolo e in una particolare famiglia, dove potremmo sperimentare la solitudine, quale effetto asociale della vita precedente. Ciò accade non perché la divinità sia cattiva o insensibile all’imperfezione umana cui sa che è portata a commettere errori; ma perché l’anima dopo la morte deve imparare a prendere coscienza dei suoi errori morali  che la rendono più imperfetta e a superarli quando scenderà di nuovo nella prossima incarnazione terrena, in modo da avere un atteggiamento diverso, che si concili, si armonizzi al giusto comportamento sociale nei confronti della civiltà umana. Dopo questa esperienza attraverso la sfera lunare, l’anima entra nella  sfera solare lasciando indietro o, dimettendo il suo corpo astrale, vale a dire tutta la sostanza terrestre di cui si era compenetrato. Lo spirito umano è finalmente liberato dagli attaccamenti dovuto alla sua stretta unione con il corpo astrale, può finalmente entrare nel mondo spirituale inferiore, ossia nella sfera solare o Devachan inferiore o, Mondo Celeste che possiamo identificare col Paradiso. Egli è ora “Spirito tra Spiriti” e viene ora rivestito da un altro corpo che svilupperemo solo durante l’eone di Venere19, cioè del principio del Budhi. Possiamo così dire che l’uomo è ora costituito da Io, Sé Spirituale o Manas, spirito Vitale o Budhi e, di un estratto del corpo eterico e del corpo astrale.   (VII. Continua).    

Collegno,  dicembre  2022                                                               Antonio   Coscia

Note   Antroposofiche

17   L’anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un’unità animico-spirituale attraverso cui l’Io umano, può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali umane di “volere, pensare e sentire”.  L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo fisico, l’eterico e l’astrale”, per trasformarli in arti superiori cosmici e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiori. Così attualmente opera alla trasformazione dell’anima cosciente in anima Immaginativa, poi dopo nel  futuro, alla trasformazione dell’anima razionale in anima  Ispirativa  e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente nello stato di veggenza più alto, ossia in anima Intuitiva. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che nell’anima senziente, l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino. Occorre però dire che nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori.

      L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare  e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro. Qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trae le esperienze della vita, trasformandole in saggezza e amore per ogni disciplina che possa derivare dall’arte, dalla scienza e dalla religione. Anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza,  stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo. 

     Infine, l’anima cosciente nella quale  opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, le verità delle leggi del creato e del mondo delle “cose” naturali,  per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno si che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” avente in sé un che di divino entro il quale si rivela la vera natura dell’Io. L’anima cosciente essendo della stessa sostanza astrale del Sé spirituale vive con essa strettamente congiunta, cosicché l’io umano che abbia conseguito l’illuminazione e il risveglio, può ora congiungersi con l’Io superiore che lo ha sempre guidato in tutte le trame del suo destino terreno conseguendo l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore  operano delle “entità ostili” o di contrasto  che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve  imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. (Per un maggiore approfondimento di questo tema, leggere i libri  “Teosofia e La Scienza Occulta” – Ed. Antroposofica Milano).

18 – 19   Giove e Venere, non è riferito ai pianeti attuali, ma alle prossime incarnazioni della nostra Terra che passerà  attraverso altri due stati di coscienza cosmici che la Scienza dello Spirito chiama Giove e Venere. (Vedi anche la nota 3 del secondo articolo pubblicato sul blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima).

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VI

La guerra spirituale nei cieli, dettaglio da Caduta degli angeli ribelli,

di Pieter Bruegel il Vecchio (1562)

«Quando l’uomo entra nella vita terrena, salute, sicurezza, forza e speranza nella vita terrena dipendono da quali forze egli porta con sè dalla vita fra l’ultima morte e la nascita di questa volta. Quali forze abbiamo però potuto prendere là dipende a sua volta da come noi ci siamo comportati nella precedente incarnazione; di quale atteggiamento morale, di quale atteggiamento religioso, o in generale di quale atteggiamento animico ci siamo appropriati. Dobbiamo quindi pensare che noi collaboriamo attivamente con l’elemento spirituale nel quale viviamo fra morte e nuova nascita, e che vi collaboriamo o per il progresso di tutto il genere umano, oppure per la sua distruzione (Vita da morte a nuova nascita O. O.141, pag. 49).

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VI

Come si può capire da tutto quello che è stato detto fin ora, ci sono delle Entità spirituali appartenenti a diverse gerarchie divine – umane che non hanno superato il loro gradino di perfezione nei loro eoni precedenti e che quindi restano indietro trasformandosi in esseri luciferici, in spiriti malefici che contrastano gli Dei della giusta evoluzione introducendo così l’impulso del male nell’evoluzione umana. Possiamo ora chiedere, perché Dio permette che questi esseri possano intromettersi nell’evoluzione umana portando quell’impulso malefico cui l’uomo il più delle volte non riesce a sottrarsi dal compiere il male?  Perché Dio permise a Lucifero di entrare nel paradiso e istigare i nostri progenitori umani alla disobbedienza che causò la caduta sul suolo terrestre?  Quale fu la causa originaria che determinò il male nel nostro universo?

Nel libro “Gerarchie Spirituali”, Rudolf Steiner risponde a queste domande dicendo che: «Nel periodo intermedio tra l’evoluzione di Giove e quella di Marte (tra l’antico Sole e l’antica Luna) a un certo numero di entità appartenenti alla sfera delle Virtù [le Dynameis o le divinità che nella Scienza dello Spirito conosciamo come Spiriti del Movimento] fu dato l’ordine, se mi è lecito esprimermi così, “d’intervenire in modo da porre ostacoli al processo evolutivo invece di favorirlo … Questo fatto è quello che abbiamo imparato a conoscere come la lotta nei cieli … Mai potrebbe avvenire [nell’evoluzione cosmica – umana] ciò che deve avverarsi, se la via continuasse a procedere dritta [senza ostacoli]. Mète più alte devono essere raggiunte!» (Ibidem, pag 151). Questa lotta spirituale tra sorelle determinò poi dopo, durante il terzo stato evolutivo di coscienza cosmica dell’antica Luna, una scissione tra gli uomini-angeli che percorrevano il loro gradino umano lunare, di cui alcuni di loro seguirono la via del contrasto istigate da quelle Virtù malefiche che si erano contrapposte alle loro sorelle che erano invece rimaste a un gradino superiore nella sfera solare. Di conseguenza anche quegli uomini-angeli che seguirono le Virtù del contrasto divennero più densi scendendo a un livello evolutivo più basso, diventando così spiriti luciferici, mentre i loro fratelli più evoluti seguirono le Virtù creatrici a un livello superiore più alto, nell’ambito della sfera solare. Rudolf Steiner continua dicendo che: «Tutto ciò fece sì che durante l’evoluzione terrestre vi fossero uomini-angeli più avanzati e altri rimasti indietro. Gli uomini-angeli più avanzati si accostarono all’uomo durante l’Epoca Lemurica, quando questi fu maturo per ricevere il germe dell’Io umano, e rimisero al suo arbitrio il salire subito nei mondi spirituali, non occupandosi più di quanto, dall’epoca lunare, si era frammischiato al corso regolare dell’evoluzione cosmica. Furono gli esseri che allora erano rimasti indietro, e che chiamiamo le entità luciferiche, quelle che vennero a influenzare il corpo astrale dell’uomo (all’Io non potevano accostarsi), e innestarono nel corpo astrale tutte le conseguenze della lotta nei cieli … cui nel corpo astrale umano assunsero un significato diverso; cioè significarono per l’uomo, la possibilità dell’errore e la possibilità di commettere il male. Quando l’uomo ebbe acquistato la possibilità dell’errore e del male, ebbe al tempo stesso anche la possibilità d’innalzarsi per forza propria al di sopra dell’errore e del mal(Ibidem pag. 153).

Occorre qui ricordare che l’origine del male nacque da un comando divino che fu impartito agli Spiriti del Movimento o Virtù, cui non era in loro commettere il male e che a loro volta istigarono una parte della gerarchia angelica a contrastare il volere degli Dei superiori. In tal modo il loro corpo astrale si oscurò divenendo più denso e per questo si abbassarono a un livello inferiore, divenendo in tal modo spiriti luciferici, i quali a loro volta innestarono le loro forze di ribellione nel corpo astrale dell’uomo. Ciò avvenne durante l’Epoca Lemurica del seguente stato di coscienza cosmico o eone terrestre, dove appunto alcuni angeli-uomini luciferici non potendo proseguire la loro evoluzione altrimenti, s’insediarono nel corpo astrale dell’uomo quando questi stava ricevendo il suo Io quale dono degli Elohim o Spiriti della Forma. Avvenne così che il corpo astrale umano si divise in due parti: di cui una parte più luminosa dove gli Elohim o Potestà fecero fluire una goccia del loro fuoco divino, cioè la nostra Individualità o Io umano superiore, e una parte astrale più oscura (che causò la caduta su di un piano inferiore terrestre), dove fluirono le conseguenze degli spiriti ribelli e dove si ancorarono come parassiti quegli angeli-uomini luciferici rimasti indietro; là dove ancora oggi l’uomo li porta in sé. Dobbiamo però dire che se da una parte questi spiriti del male luciferici, determinarono come conseguenza che anche l’uomo divenisse più oscuro e denso, e quindi scendesse di livello, incarnandosi in un corpo molto più denso di quanto gli Elohim avrebbero voluto, causando con ciò la caduta e il distacco dal consesso divino. Dall’altra però gli diedero la possibilità attraverso il libero arbitrio di compiere il male o il bene, in modo da sviluppare la coscienza autonoma e libera tramite la quale l’uomo può sviluppare forze spirituali superiori a quelle che gli avrebbero permesso i suoi creatori, cosicché volendo, può elevarsi a stati di coscienza superiore, persino al di sopra degli stessi creatori. Riflettendo su questo dramma cosmico divino – umano, possiamo vedere in fondo che l’uomo deve la sua esistenza umana e spirituale a tutte le sfere gerarchiche e persino agli stessi spiriti luciferici i quali, hanno in fondo sacrificato la loro evoluzione superiore alfine che l’uomo potesse rafforzarsi attraverso forze più elevate di quelle che gli avrebbero concesso gli Elohim creatori, cui possono elevarlo oltre lo stato di coscienza del futuro stato di Vulcano.16 Per questo siamo debitori verso quegli spiriti luciferici che ci hanno permesso di emanciparci dai nostri creatori, dandoci la possibilità di diventare un essere autonomo e libero e non un semplice automa, uno specchio cosmico umano in cui potessero rispecchiarsi gli Dei superiori.

Ed è ancora Rudolf Steiner a dirci che l’uomo può sdebitarsi con gli spiriti luciferici, se accoglie liberamente il Cristo in sé, non soltanto però nel corpo astrale tramite un sentimento devoto ma anche nel suo Io. L’io umano deve liberamente decidersi ad accogliere in sé il Cristo, per il fatto che solo con l’aiuto del Cristo può cancellare le qualità negative umane provenienti da Lucifero, cosicché in tal modo, come uomini, liberiamo in noi anche quelle forze luciferiche che dovettero sacrificarsi e scendere a un’evoluzione inferiore, per dare all’uomo la libertà. Le quali per il fatto che non ebbero l’occasione di sperimentare esse stesse sulla terra la forza del Cristo, verrà anche per loro, per opera dell’uomo, la possibilità di conoscerla e di redimersi. E ancora dal libro citato leggiamo: “L’uomo redimerà Lucifero, accogliendo in sé nella maniera voluta, la forza del Cristo. Con ciò l’uomo diverrà a sua volta, più forte di quanto sarebbe stato altrimenti, poiché se l’uomo non avesse ricevuto le forze luciferiche, la forza del Cristo, irradiando, non avrebbe incontrato le forze luciferiche, e all’uomo sarebbe stato impossibile progredire nel bene, nel vero, nella saggezza, nell’alto grado che potrà raggiungere avendo avuto quelle forze avverse da superare” (Ibidem, pag. 160). La forza di redenzione fu portata dal Cristo con l’avvento del Golgotha e il primo a beneficiare fu appunto Lucifero, com’è stato citato nell’articolo precedente, il quale rappresentava appunto sul piano fisico il ladrone sulla croce alla destra del Cristo che pentito dei suoi errori, chiede al Cristo di essere redento, cui il Cristo rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,43).  Da ciò possiamo desumere che l’uomo ha un altissimo compito nell’ambito dell’evoluzione universale, cui furono necessari che uomini e dèi si sacrificassero alfine che l’umanità potesse arrivare ad altezze spirituali cui nessuna gerarchia divina ha mai ancora raggiunto, e sviluppasse in sé quell’impulso libero introdotto dal Cristo sulla Terra: la massima espressione dell’amore cosmico-umano. Non può esserci amore se non c’è libertà, e, al contrario, non si può essere completamente liberi, se non si è capaci di amare; ciò che può realizzarsi però, solo attraverso la forza del sacrificio. Quel sacrificio che le stesse Virtù creatrici eseguirono come volere divino facendosi serve del male, alfine che l’uomo attraverso il male potesse arrivare a sviluppare il massimo bene; cioè il vero amore. Da ciò possiamo capire che l’evoluzione umana è molto complessa. Essa non si riduce come vuol farci credere la teologia cattolica, che l’uomo nasca, viva una vita che può essere felice o infelice, e alla fine muoia lasciando alla terra il suo cadavere, mentre l’anima entra in una dimensione spirituale alquanto confusa, tra inferno, purgatorio e paradiso, aspettando in modo sognante il giudizio divino alla “fine dei tempi”, con la resurrezione della carne. Ma l’anima non è già stata giudicata da Dio, giacché dopo la morte, la tradizione religiosa popolare crede che viva per secoli e migliaia di anni insieme  agli Angeli e ai santi, in paradiso? 

Questi sono i controsensi umani quando non sanno dare risposte su di un tema antico cui è sempre stato un enigma per la teologia cattolica, la quale dopo il terzo secolo, ha iniziato a creare dogma ed eresie pur di mantenere il potere contro chi pensava diversamente l’evoluzione della vita umana e della vita da morte a nuova nascita. E ancora oggi non è compreso il vero significato esoterico delle lettere di Paolo, interpretando le sue parole sulla fine dei tempi in modo superficiale e non secondo il linguaggio misterico gnostico cui esse furono scritte. Pertanto solo attraverso la conoscenza esoterica rosicruciana è possibile avvicinarsi e accedere alla comprensione spirituale della parusia paoliniana. Non va dimenticato che Paolo di Tarso era un veggente, per cui alcuni tratti dei suoi scritti hanno una terminologia iniziatica accessibile solo a iniziati cristiani che nelle vite precedenti hanno dedicato la loro vita come veri discepoli e servitori del Cristo. Tra il XIX e XX secolo, alcuni di questi discepoli si sono reincarnati come Maestri cristiani-rosacruciani rinnovando il cristianesimo esoterico, dimodoché possa essere compreso da ogni persona (che non abbia in sé alcun pregiudizio bigotto) nel suo aspetto originario, ma in una forma più accessibile ai nostri tempi moderni. È solo grazie alla Scienza dello Spirito o antroposofia, che possiamo avvicinarci agli scritti di Paolo di Tarso e comprenderli nella loro vera essenza spirituale cui egli ricorre spesso nella parusia, dove ci avvisa di essere preparati alla seconda venuta del Cristo in ogni momento in cui riviviamo la nostra vita sul piano fisico in una nuova incarnazione, poiché il Cristo può venire durante una di queste vite e dobbiamo essere pronti a riconoscerlo nel piano spirituale in cui Egli si manifesta. Sappiamo che il Cristo non verrà più sul piano fisico come alcuni movimenti  religiosi credono, così come erroneamente crede il pensiero popolare materialista che possa apparire attraverso le nuvole fisiche del nostro cielo. In realtà secondo la conoscenza cristiana-rosicruciana a orientamento antroposofico, il Cristo è già presente spiritualmente, ma non nel corpo fisico né tantomeno possiamo vederlo apparire attraverso le nuvole del cielo, cui è solo un simbolismo che gli evangelisti e Paolo nascosero accuratamente, aspettando che l’io umano maturasse nel nostro tempo attuale entro il quale si sarebbe potuto avverare la seconda venuta del Cristo.

Oggi il vero cristianesimo rosicruciano a orientamento antroposofico, ci annuncia che il Cristo è presente fin dal principio del primo terzo del XX secolo nella sfera astrale terrestre, cui l’umanità può prepararsi ad accoglierlo e riconoscerlo nella Sua “Veste eterica” nel mondo astrale adiacente alla Terra, se accoglie l’Impulso del Cristo che scaturì dall’evento del Golgotha secondo la conoscenza della Scienza dello Spirito. Tutti quelli che si prepareranno nel modo giusto attraverso l’Antroposofia, potranno avere un incontro spirituale e riconoscere il Cristo sul piano astrale, il quale sarà presente per circa tremila anni, cui quelli che si preparano potranno incontrarlo durante la loro incarnazione terrena, oppure dopo aver varcato la porta della morte. (VI. Continua)

Collegno,  novembre  2022                                              Antonio  Coscia

Note    Antroposofiche

16 Come spiegato nella nota (3) l’evoluzione umana si svolge attraverso sette stati o eoni di coscienza che sono chiamati dalla Scienza antroposofica, “Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove Venere e Vulcano”. Dopo Vulcano l’umanità attraverserà altri cinque stati di coscienza più elevati cui nessun chiaroveggente, per quanto possa essere elevato può seguire con la sua vista spirituale. Alla fine di questi altri cinque stati di coscienza l’uomo divinizzato, come dire, si affaccerà verso un punto del vuoto universale e creerà un nuovo Zodiaco.