Il Paraclito, i grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente I

Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro la mattina di Pasqua – Eugène Burnand

“ Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede, è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà (Gv 16, 12-15).

1.1. Il Paraclito e la nuova Pentecoste

Gli ultimi giorni prima della domenica della Pasqua ebraica il Cristo iniziò nei suoi commenti della Sua imminente morte a parlare del Consolatore o dello Spirito di Verità che il “Padre” avrebbe mandato dopo la Sua dipartita da questo mondo. Egli inizia a parlarne e a prepararli in tre momenti diversi cui è riportato nel vangelo di Giovanni, cioè nei paragrafi 14,15-25; 15, 26 e 16, col titolo “La venuta del Paraclito”. Nel paragrafo 16, Egli è più esplicito citandolo per due volte, ove spiega ai discepoli della Sua imminente dipartita e la promessa di mandare loro il Paraclito attraverso il quale sapranno la “Verità” sul Cristo, in quanto non sono ancora maturi per comprenderla: «Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò … Verrà lo Spirito di verità, ed egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Gv 16,7-13). Con queste parole il Cristo annunciava ai discepoli l’arrivo del “Paraclito o Consolatore” che secondo l’interpretazione della Scienza dello Spirito o antroposofia, ci porta alla concezione orientale della dottrina dei Bodhisattva1, i quali sono gli “inviati” dello Spirito Santo che hanno il compito d’istruire l’umanità alfine possa comprendere sempre più l’essenza divina dell’Io Sono del Cristo. In Giappone sono conosciuti come “Bosatsu” dalla corrente buddhista, i quali attendono l’arrivo del Bodhisattva Miroku (si tratta del Bodhisattva Maitreya cui ne parleremo più avanti), una specie di Messia giapponese che sarà il nuovo Buddha che restaurerà una nuova era e sviluppo del buddhismo.  Grazie a questa corrente dei Bodhisattva l’umanità può rafforzare ed elevare la sua coscienza dell’io fino a realizzare in sé l’autocoscienza individuale autonoma e libera. Attraverso questo impulso bodhisattvico proveniente dall’oriente quale corrente del Sé spirituale, ogni uomo può lavorare moralmente e spiritualmente su se stesso trasformando i suoi arti inferiori perituri in arti divini superiori imperituri, realizzando così l’eternità dell’anima che gli consentirà alla fine di ri-congiungersi con la sua immagine divina o Io superiore. Oltre a questa corrente graalica del Sé spirituale proveniente dall’est, esistono nel mondo altre tre correnti importanti provenienti da tre direzioni diverse della Terra, ossia: “La corrente dello Spirito Vitale proveniente da occidente (di cui facevano parte i cavalieri del re Artù), la corrente dell’Uomo Spirito proveniente dai misteri del sud e infine, la corrente dell’Io proveniente dai misteri del nord” (vedi Bernard C.J. Lievegoed, “Le correnti di misteri in Europa e i nuovi misteri”).

Queste quattro correnti come vedremo più avanti, confluiranno nella corrente antroposofica insieme alla corrente cristiana e rosicruciana che nel dicembre del 1923, insieme alla presenza spirituale di Kristian Rosenkreutz e il Maestro Gesù, Rudolf Steiner unisce con la “Posa della Pietra di Fondazione” durante la nascita della Società Antroposofica Universale di Dornach in Svizzera.  Il Cristo in alcuni momenti cui era solo con i discepoli, cercava d’istruirli facendo loro conoscere la Sua natura divina più profonda, ma la maggior parte di essi non era in grado di comprenderlo, così come i Suoi insegnamenti non sempre erano compresi quando spiegava loro il significato delle parabole insegnate al popolo ebraico, cui a volte, restava amareggiato per la loro incomprensione. I discepoli difatti avevano difficoltà nel capire l’insegnamento che il Cristo spiegava loro in concetti ciò che al popolo esprimeva in parabole tramite immagini allegoriche che gli apostoli dovevano poi in disparte, sforzarsi di concettualizzarle in modo da risvegliare in loro la coscienza dell’Io autonomo individuale. Ciò affinché potessero staccarsi dall’anima di gruppo abramitica, in modo da conoscere attraverso il Cristo, il vero Padre Celeste solare esistente oltre la sfera del Dio lunare di popolo Jehovah. Il nome Jehovah, infatti, è una falsa ibrida forma che sostituiva il tetragramma sacro impronunciabile “YHWH” del nome divino che il popolo sostituì con Adonai (Signore) ed Elohim (gli Dei) e che nei secoli successivi i biblisti tradussero con Jahvè (Colui che è), infine nel XIX secolo perse ogni valore semantico col nome “Geova”. Per questo il singolo individuo ebreo sentiva maggiormente l’unione col Padre Abramo, il capostipite della stirpe ebraica con il quale si sentiva tutt’uno. Egli non sentiva in sé la natura spirituale individuale come la percepiamo in noi oggi come singola personalità umana, ma sentiva la sua protezione in seno all’anima collettiva del popolo, la cui discendenza risaliva appunto fino ad Abramo.

Erano per questo uomini d’istinto, ancora immersi nell’anima senziente, non pensavano affatto come facciamo noi oggi attraverso il pensare individuale cosciente come quando vogliamo comprendere un concetto filosofico. Essi comprendevano attraverso un pensare immaginifico cui non erano in grado di afferrare la saggezza spirituale intellettualmente, perciò il Cristo Gesù usava parlare loro tramite immagini allegoriche giacché il loro modo di pensare, era ancora poco evoluto rispetto alla cultura greco-romana o pagana, cui era più avanzata. L’Altissimo Dio solare non era venuto per unire il popolo ebraico o liberarlo dal giogo romano, era venuto per separare, per frammentare appunto l’anima di gruppo ebraica alfine potesse accogliere in sé l’elemento individuale divino, cioè l’impulso spirituale dell’Io Sono, che più tardi li avrebbe liberati dall’autorità della legge mosaica e che li avrebbe trasformati nell’aprirsi con amore e col perdono a una nuova comunità universale, grazie all’evento del Golgotha. Per questo durante il Suo commiato annunciò loro la venuta dello Spirito di verità, ovverosia del Paraclito o Bodhisattva proveniente dalla comunità dello Spirito Santo che avrebbe spiegato e fatto comprendere chi Egli fosse; lo stesso Spirito che nel giorno della Pentecoste ebraica si manifestò agli apostoli come lingua di fuoco che scese sul loro capo adombrandoli con il Sé Spirituale o Manas. Il Cristo scelse di proposito due feste particolarmente importanti del popolo ebraico, ossia la Pasqua e la Pentecoste, di cui la prima rappresentava l’uscita dalla schiavitù egiziana attraverso il passaggio del mar Rosso che costò al popolo ebraico il pellegrinaggio di quarant’anni nel deserto del Sinai prima di arrivare alla terra promessa. La Pentecoste simboleggiava invece il giorno in cui il Dio lunare Jahvè o Jehovah, aveva dato a Mosè sul monte Horeb o Sinai, le tavole della legge o la “Torah” biblica dopo i cinquanta giorni cui li aveva liberati dalla schiavitù del faraone Thutmose I. Col tempo la Pentecoste divenne la festa della mietitura e durava appunto sette settimane dopo la Pasqua ebraica, in cui si offrivano al Tempio le “primizie” di ogni tipo di raccolto. Egli volle rinnovare la Pentecoste ebraica che rappresentava ormai piuttosto un rituale esteriore decadente inerente ai soli beni materiali, che pensava solo più a rimpinzare le casse dei sacerdoti farisei adoratori di divinità luciferiche e arimaniche, giacché la “bat kol” la voce divina era ormai diventata muta e da molto tempo ormai non ispirava più i profeti ebraici. Anche l’Arcangelo Michele difatti, quale volto del Dio lunare Jahvè, aveva terminato il compito di guidare e proteggere il popolo ebraico, perché il Dio solare l’Io Sono l’Io Sono che aveva da sempre ispirato dal Sole il Dio lunare Jehovah, si apprestava a scendere sulla Terra e attraversare come uomo l’evento della morte umana. Intanto l’Arcangelo Michele si preparava a salire al rango superiore di Archai o Spirito della Personalità; ciò sarebbe accaduto durante la sua reggenza nel quinto periodo di cultura2 dell’anima cosciente3, cioè nel 1879, un decennio prima della fine dell’epoca oscura del kali yuga4 (3101 a.C. – 1899) e dell’entrata nell’epoca luminosa del Dvapara Yuga (Epoca del Bronzo 1899-6899). Vale a dire che Egli si apprestava a diventare uno Spirito del Tempo o Archai e nello stesso tempo, quale reggente del periodo cosmico che va dal 1879 al 2233 circa, per diventare nella nostra epoca il volto del Dio solare, il volto del Cristo.

Per meglio comprendere quest’aspetto micheliano diciamo che Michele nel XIX secolo da spirito notturno lunare quale volto di Jehovah (Adonai o Geova), è divenuto spirito diurno solare quale volto del Cristo. Pertanto essendo il Cristo quale sostanza di puro amore, di conseguenza Michele non opera più nel capo o attraverso l’intelligenza umana, ma opera attraverso il cuore, là dove ispira l’uomo ad accogliere con amore l’intelligenza cosmica sfuggitagli dal cosmo, la quale divenuta luciferica è confluita nell’intelletto umano dal nono secolo in poi, in concomitanza dell’ottavo concilio ecumenico di Costantinopoli tenuto nell’anno 869-70, dove la Chiesa cattolica dichiarò eretico credere nella tricotomia paoliniana eliminando col tempo, lo spirito nell’uomo. L’uomo ha ora la possibilità attraverso la Scienza dello Spirito o antroposofia di divenire cosciente dell’esistenza dello spirito cosmico in lui e del dramma universale micheliano, accogliendo con l’intelletto i concetti astratti di saggezza cosmica micheliana divenuti, luciferici. Qui egli dopo averli purificati dall’egoismo intellettuale ed elevati spiritualmente, deve farli scendere nel cuore laddove dopo averli scaldati col fuoco dell’anima e congiunti con l’impulso del Cristo, deve con amore farli risalire trasformati in forze intellettive veggenti o immagini viventi, di nuovo verso Michele. (Vedi il Blog  “Pensieri Antroposofici dell’Anima”, “ L’immagine di Michele quale riflesso nel corpo eterico umano”). Per questo il Cristo in vista della Sua visione futura, volle rinnovare attraverso la morte sul Golgotha il significato della Pasqua mosaica, dandogli ora un nuovo impulso spirituale al posto della vecchia tradizione antica che vedeva il popolo liberato dalla tirannia egiziana, sostituendola con il dramma della morte umana. Attraverso la morte e resurrezione mostrò nel giorno della Pasqua ebraica i due aspetti della morte: da una parte la morte mistica che avveniva nei misteri occulti del Tempio dove l’anima tramite il potere ipnotico del sacerdote iniziatore (Ierofante), era fatta uscire dal corpo dove in una specie di coscienza ottusa incontrava il Dio solare (il Cristo), dopodiché nel terzo giorno era richiamata dallo Ierofante a rientrare nel corpo in uno stato di semi-risveglio spirituale, di uomo illuminato. Dall’altra volle mostrare all’umanità di allora che la morte non esiste ma è solo un passaggio fra due stati o dimensioni diverse, cosicché mentre il corpo fisico materiale è lasciato indietro sciogliendosi nei minerali terrestri, l’anima e lo spirito si rivestono o meglio, sono rivestiti dagli esseri angelici di corpi spirituali più sottili in modo da vivere in una comunità spirituale superiore, dove insieme con altre anime umane e agli Dei, preparano i germi spirituali dei loro nuovi corpi terreni. La morte era vinta! La morte che incuteva terrore nei Greci antichi tanto da far dire al Pelide Achille, l’eroe semidio: “ Meglio essere un mendicante sulla terra che un re nel regno delle ombre”, era ormai superata con la vittoria dello spirito sulla morte. Il Cristo diede la speranza ai Greci che dopo la morte non si è più ombre, ma che la coscienza dell’io da Lui risvegliata attraverso la morte di Gesù di Nazareth, non si sarebbe più spenta ma che sarebbe sopravvissuta anche dopo la morte grazie al Suo corpo di resurrezione. Egli con la Sua luce illuminò il mondo oscuro arimanico e asurico, fino all’ultimo strato spirituale oscuro terrestre (la discesa all’inferno) dove pose le basi affinché la Terra possa un giorno diventare un nuovo Sole e, facendo sì che Arimane non oltrepassasse più i limiti concessagli dal Padre cosmico. La morte quale immagine illusoria arimanica tanto temuta era vinta, aveva perso il suo pungiglione velenoso! “Morte dov’è il tuo pungiglione, dov’è la tua vittoria?”,chiede Paolo di Tarso nella prima Lettera ai Corinzi (15,55). Il Cristo col Suo atto rivelò ai discepoli il vero aspetto spirituale che opera dietro la morte, ossia attraverso la morte ci si rivela il volto del Padre; attraverso la morte, ritorniamo al Padre! Per questo la festa antica della Pasqua mosaica che li liberava dalla schiavitù del faraone, doveva essere superata dal nuovo impulso cristiano della Pasqua di esortazione dell’anima, alfine che lo spirito umano si liberasse dai ceppi della materia per vivere quale spirito libero e autonomo nella sfera del Padre divino che si manifestava ora agli uomini attraverso il Cristo, in una forma spirituale diversa, ossia tramite l’Io Sono. 

Se crediamo veramente in Cristo, la morte non dovrebbe più incuterci alcun timore, poiché con essa ritorniamo al Padre per offrirgli con la nostra esperienza terrena un nuovo seme per una prossima vita. Come il nuovo seme non può formarsi se prima non muore la vecchia pianta antica, altrettanto nell’uomo non può formarsi una nuova forma di vita, se prima non muore il vecchio uomo imperfetto che è in lui. Non può esserci un  uomo nuovo più evoluto, più perfetto, se prima quel vecchio imperfetto non muore dando la possibilità all’anima e allo spirito di poter apparire in una forma nuova più perfetta. Ciò avvenne con l’avvento della nuova Pentecoste nei riguardi dei dodici apostoli attraverso la discesa su di loro dello Spirito Santo, i quali divennero come un nuovo seme dopo essere stati purificati dal fuoco dello Spirito cosmico, la primizia di un tempo nuovo a venire dove l’umanità accoglierà il frutto della sua esperienza terrena quale principio del Sé spirituale. Difatti cinquanta giorni dopo la morte del Cristo, si realizzò la promessa che il Paraclito sarebbe da lì a poco dopo venuto e avrebbe completato l’insegnamento del Cristo, ovverosia elevando la loro coscienza fino a congiungersi col Cristo, con l’Io Sono Io Sono. Ciò, grazie ai quaranta giorni in cui furono preparati dal Cristo Gesù e dall’Illuminazione dello Spirito Santo che conseguirono dopo i cinquanta giorni dalla morte del “Signore” nel giorno della Pentecoste ebraica, quale nuovo impulso individuale e quali archetipi del principio microcosmico del Sé spirituale che l’umanità accoglierà nel prossimo millennio, cioè nel sesto periodo di cultura che è profetizzato nell’Apocalisse di Giovanni come periodo di “Filadelfia” (Apocalisse 3,7). Gli apostoli in tal modo divennero gli archetipi spirituali, le primizie di un tempo a venire dove quella parte di uomini che si sarà preparata ed evoluta secondo l’Impulso del Cristo, riceverà dall’alto del mondo angelico un principio microcosmico del Sé spirituale. Prima dunque il principio del Sé spirituale fu accolto dagli apostoli come preannuncio di quel periodo spirituale particolare che il Cristo ne fece già un accenno nelle “nozze di Cana” in Galilea, durante un matrimonio ebraico misto dove avvenne il primo miracolo della trasformazione dell’acqua in vino e poi dopo, sarà dato a quella parte dell’umanità che si sarà appunto preparata.  Il giorno di Pentecoste fu un fatto grandioso per i dodici apostoli, cui viene riportato dall’evangelista Luca nel secondo capitolo degli “Atti degli Apostoli”, in modo metodico dicendo che, mentre erano insieme in un luogo di Gerusalemme, si destarono in essi delle facoltà spirituali cui avvertirono come un “rombo di vento e delle lingue di fuoco penetrare nel loro capo dall’alto”(At 2,1-4). Sul piano esteriore non sarebbe stato possibile verificare questo fatto grandioso sperimentato dagli apostoli, giacché va visto come un fatto mistico cui è possibile verificare solo su di un piano spirituale akashico, ovverosia sul piano della memoria universale esistente nella sfera spirituale del Budhi o mondo degli archetipi di là del mondo stellare che è chiamato anche piano della Provvidenza, tramite la facoltà della chiaroveggenza.

Se fossimo veggenti, vedremmo allora attraverso la visione delle immagini dell’akasha5, discendere dall’alto del mondo angelico, un corpo astrale splendente luminoso di fuoco manasico compenetrare il corpo astrale degli apostoli, ossia il principio dello “Spirito Santo” o Sé spirituale (Manas) che ognuno di loro accolse in sé, divenendo per questo liberi e autonomi, secondo il proprio karma individuale. Questo è il significato per cui gli apostoli dopo aver ricevuto il dono del Sé Spirituale con la discesa dello Spirito Santo su di loro, ognuno parlava in una lingua diversa. Nei primi capitoli degli Atti degli Apostoli, l’evangelista Luca scrive: “ Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa, dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e iniziarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi”(Atti 2,1-4).  (1.1. Continua) 

Collegno, giugno 2021              Antonio   Coscia

Note  Antroposofiche

 1    La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa, perché queste entità superiori appartengono a diverse classi umane-divine e in modo particolare alla categoria dei Bodhisattva Celesti, cioè gli Arcangeli, gli arci-messaggeri del mondo divino, i quali formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che nella sfera del Budhi, (la sfera solare oltre le stelle fisse o Devachan Superiore o, secondo un termine occidentale, il «piano della Provvidenza) contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» del Cristo-Sole, posto al loro centro .  Sergej O. Prokofieff, in base alle citazioni di diverse conferenze tenute da Rudolf Steiner su quest’argomento, nel suo libro  “Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, a pag. 71 scrive: «Un Bodhisattva è un essere di ordine cosmico che ha già superato i limiti dello sviluppo proprio dell’uomo; egli si avvicina già  all’evoluzione dell’Angelo e si trova in una corrente evolutiva nella quale la sua coscienza arriva fini alla sfera del Budhi. In altri termini, un Bodhisattva sta in una fase di sviluppo che l’umanità raggiungerà, per via naturale, soltanto su Giove. Questo si esprime nel fatto che il Bodhisattva già ora, “in modo comune” a un essere della gerarchia angelica, può, con il proprio Io [superiore], operare coscientemente alla trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale. In questo lavoro egli viene ispirato da un essere di una gerarchia superiore, quella degli Arcangeli. Quando questo lavoro si avvicina al suo compimento, il Bodhisattva si reca in Terra per un’incarnazione umana completa, vale a dire che percorre quel grado chiamato da Rudolf Steiner il grado di “buddha umano”. Durante  questa sua ultima incarnazione il Bodhisattva lavora in modo comune a un essere della gerarchia degli Angeli e raggiunge finalmente il grado del Sé spirituale (l’illuminazione sotto l’albero del Bodhi). Con ciò egli completa il ciclo corrente all’evoluzione del mondo, e non deve più incarnarsi sulla Terra. D’ora in poi non lavora più, come essere della gerarchia degli Angeli, al suo corpo astrale che è divenuto il corpo luminoso del Sé spirituale (Nirmanakaya)». L’ulteriore evoluzione del Buddha consiste nel fatto che egli, partendo dal suo Sé spirituale come principio dell’io, lavora, in maniera consueta a un Arcangelo, al proprio corpo eterico e lo trasforma a poco a poco in spirito Vitale» (ibidem).

2      Affinché l’uomo possa raggiungere la meta destinatagli dagli Dei, deve attraversare degli stati di coscienza tramite dei livelli cosmici e terreni. Un maggiore approfondimento sarà dato nelle note più avanti, per adesso vogliamo spiegare i periodi di cultura, i quali sono dei sottoperiodi di  un Epoca, la cui  durata è di circa  15000 anni. La Scienza antroposofica riconosce l’evoluzione umana attraverso sette Epoche che conosciamo come: “Epoca Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, Postatlantica, sesta Epoca Postatlantica e settima Epoca Postatlantica. Di cui ogni Epoca a sua volta, viene suddivisa in sette periodi di cultura di circa 2160 anni ciascuno, ossia: “Periodo Paleo Indiano, Paleo Persiano, egizio-caldaico-ebraico, greco-romano, anglo-germanico, russo-moldavo e periodo americano.

3      L’anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un’unità animica-spirituale attraverso cui l’Io umano, può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali umane di “volere, pensare e sentire”.  L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo fisico, l’eterico e l’astrale”, per trasformarli in arti superiori cosmici e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiori. Così attualmente opera alla trasformazione dell’anima cosciente in anima Immaginativa, poi dopo nel  futuro, alla trasformazione dell’anima razionale in anima  Ispirativa  e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente nello stato di veggenza più alto, ossia in anima Intuitiva. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che nell’anima senziente, l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino. Occorre però dire che nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori. L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare  e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro. Qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trae le esperienze della vita, trasformandole in saggezza e amore per ogni disciplina che possa derivare dall’arte, dalla scienza e dalla religione. Anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza,  stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo.  Infine, l’anima cosciente nella quale  opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, le verità delle leggi del creato e del mondo delle “cose” naturali,  per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno sì che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” avente in sé un che di divino entro il quale si rivela la vera natura dell’Io. L’anima cosciente essendo della stessa sostanza astrale del Sé spirituale vive con essa strettamente congiunta, cosicché l’io umano che abbia conseguito l’illuminazione e il risveglio, può ora congiungersi con l’Io superiore che lo ha sempre guidato in tutte le trame del suo destino terreno conseguendo l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore  operano delle “entità ostili” o di contrasto  che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve  imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. (Per un maggiore approfondimento di questo tema, leggere i libri  “Teosofia e La Scienza Occulta” – Ed. Antroposofica Milano).

4      Il kali Yuga è un periodo ciclico della durata di 5000 anni. Nella religione induista l’evoluzione del mondo avviene tramite lo sviluppo di quattro ere o periodi  chiamati Yuga, i quali sono  così suddivisi:

1)   Satya Yuga o Krita Yuga, l’età dell’oro;

2)  Treta Yuga, l’età dell’argento;

3)   Dvapara Yuga, l’età del bronzo;

4)  Kali Yuga, l’età del ferro iniziata circa 3101 a.C. e terminata nel 1899 d.C.

Adesso siamo entrati nel ciclo di risalita, cioè nel Dvapara Yuga che durerà di nuovo 5000 anni, poi il Treta Yuga e infine il Satya Yuga, ove termina il  ciclo degli Yuga, ossia di  35000 anni.

5     La cronaca dell’Akasha è la memoria dell’Universo attraverso cui viene impresso come un negativo spirituale tutto ciò che viene dall’uomo  pensato, sentito e voluto, nel  mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale che è solo un riflesso, da quello   reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale che è situata nel mondo del Budhi o Mondo della Provvidenza di là del mondo stellare. Per cui, facilmente si può incorrere in errori dovuti alla poca esperienza del veggente che non abbia conseguito la facoltà della veggenza Intuitiva e che comunque nulla toglie che chiunque possa commettere degli errori, anche se non nella misura di chi abbia sviluppato o conseguito gli altri due tipi di veggenza, ossia quell’Immaginativa e quell’Ispirativa. Soltanto dunque attraverso il secondo aspetto, cioè quello reale del vero mondo spirituale superiore, tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umana – terrestre, tutto quello che succede nel mondo fisico e nel mondo dell’anima umana, è registrato in questo piano cosmico del Budhi, come memoria universale. Rudolf Steiner in merito, nel libro “Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca” spiega: “Tutto ciò che succede nel mondo fisico – sensibile ha la sua controimmagine nel mondo spirituale. Se una mano si muove, non esiste solamente ciò che l’occhio vede, e cioè la mano in movimento, ma dietro la mano che si muove, dietro l’immagine visiva della mano ci sono per esempio il mio pensiero e la mia volontà: la mano deve muoversi. Vi è dietro un fatto spirituale. Mentre l’immagine visiva, l’impressione fisica del moto della mano passa, rimane inscritta la controimmagine spirituale nel mondo spirituale e vi lascia sempre una traccia, così che noi [ gli iniziati veggenti ], possiamo rintracciare tutti i fatti che sono avvenuti nel mondo, i fatti le cui tracce sono rimaste quali controimmagini spirituali. Nulla nel mondo può succedere senza che vengano lasciate tali tracce” (conf. del 25 giugno 1909, pag. 26 O.O. n. 112).    

Il Libro quale Maestro moderno e l’Essere Antroposofia II

“Secondo Goetheanum costruito in cemento armato sulla collina di Dornach in Svizzera. Fu costruito tra il 1925 e il 1928 su un progetto di Rudolf Steiner (1861 – 1925), fondatore della dottrina antroposofica. L’edificio, che ospita anche un teatro e una biblioteca, è stato fino a oggi il centro della Società Antroposofica e funge da luogo di formazione, arte e incontri”

«L’Antroposofia è una via di conoscenza che vorrebbe condurre

lo spirituale che è nell’uomo allo spirito che è nell’universo».

(Rudolf Steiner)

2.La via divina I

Quasi in tutti i libri della Scienza dello Spirito o antroposofia pubblicati in Italia, troviamo scritto a fine pagina della quarta di copertina, le parole di Rudolf Steiner: «L’Antroposofia è una via di conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirito che è nell’universo». Queste parole vogliono in sintesi indicarci la missione divina – umana dell’”Essere Anthropos-Sophia”6, il cui compito è fare affluire nell’anima umana la giusta conoscenza, in modo che l’uomo ritorni alla vita divina universale quale sua origine spirituale. Dalle parole menzionate possiamo prendere coscienza, se accolte senza pregiudizio, che l’Antroposofia non è una filosofia scaturita da una logica intellettuale fondata sulla storia di un personaggio particolare esteriore o, di uno stato d’animo interiore umano soggettivo. Essa si fonda sulla percezione spirituale cosciente di un puro pensiero chiaroveggente di uno dei più elevati iniziati cristiani del XX secolo, il quale poté andare oltre la dimensione terrena fino a “toccare spiritualmente” altri mondi di altissime dimensioni, dove la coscienza veggente può partecipare alla vita divina quale manifestazione delle diverse intelligenze cosmiche divine spirituali. Tra queste Entità divine, Rudolf Steiner ci parla di un “Essere reale” il quale è l’Archetipo divino di una parte delle gerarchie spirituali superiori  e che conosciamo col nome di “Divina Sofia”7, la quale è costituita da “sette arti” spirituali il cui ultimo arto, si manifesta nel mondo umano come loro messaggera, ossia “l’Antroposofia”. Egli ci rivela ancora attraverso la Scienza dello Spirito da lui fondata nel 1913 dopo la separazione dalla Società Teosofica, che tutte le Entità gerarchiche partecipano dai mondi spirituali seguendo con attenzione l’evoluzione umana, facendo fluire attraverso la loro messaggera spirituale nell’ambito della Terra, la nuova conoscenza moderna ispirando uomini evoluti che sono chiamati “Iniziati” o “Bodhisattva”8 dai  quali fluì nel secolo scorso, la nuova rivelazione spirituale  quale evento di un rinnovato cristianesimo-rosicruciano. Da questo possiamo intuire per chi cerca la verità con amore e con assiduo sforzo e modestia, (scevro da qualsiasi forma di pregiudizio) che, ancor prima di essere studiata, l’Antroposofia possa manifestarsi attraverso la voce interiore o intuizione del cuore (anche i cuori possono avere pensieri), come un’Entità reale spirituale a noi vicino e non come un’astratta filosofia escogitata da un pensiero intellettuale moderno. Un’Entità divina spirituale, dunque, che si presenta come una specie di “Maestro spirituale invisibile” che vuole unire l’umanità attuale (scesa troppo in basso nel materialismo) alla sua origine divina, elevandola al mondo degli Dei, alla patria perduta a causa del peccato originale, laddove potrà unirsi con la sua “immagine divina” o Io superiore. Tutte le religioni della Terra sono state date attraverso un maestro umano chiamato dalla saggezza orientale “bodhisattva” (vedi più avanti), il quale è ispirato da una saggezza divina superiore universale ossia dalla divina Sofia che a sua volta, è mediatrice dello Spirito Santo. Dobbiamo imparare a distinguere quest’Entità divina che nei tempi antichi e ancora oggi, è confusa con lo Spirito Santo il terzo aspetto della Trinità divina universale, la quale è l’Archetipo divino di tutte le gerarchie spirituali che vanno dagli Spiriti della Saggezza fino agli Angeli e, tramite l’Antroposofia, all’umanità terrena quando questa arriverà a realizzare la sua meta umana-divina.

L’Antroposofia vuole condurre e unire direttamente l’uomo moderno del quinto periodo dello sviluppo dell’anima cosciente, allo spirito cosmico universale cioè il Cristo, attraverso una sorta di “religione divina” (da non confondere con le religioni attuali che sono per lo più istituzionali e con una forte coloritura materialista che lederebbero la libera volontà umana del vero ricercatore dello spirito) cui ognuno può a tutta prima  unirsi ad essa, tramite la mediazione della Scienza dello Spirito o antroposofia. Lo scopo di quest’archetipo superiore umano è quello di ispirare e di unirsi a tutta l’umanità, ma in un primo momento, potranno farlo soltanto quelle anime più evolute che sono già entro uno sviluppo superiore spirituale iniziato nel primo decennio del quindicesimo secolo. Sostanzialmente possiamo dire che in generale, l’umanità dal 1413 in poi, è entrata nello sviluppo del quinto periodo di cultura9detto periodo dell’anima cosciente o dell’intelletto che durerà fino alla metà del quarto millennio, cioè circa fino al 3573. In questo sviluppo dell’anima cosciente è interessata in modo consapevole o incosciente la gran parte dell’umanità attuale e in modo particolare tutte quelle anime umane più evolute che in qualche modo tendono all’autocoscienza, cioè a usare il pensiero come facoltà intellettuale per autoconoscersi come un “essere autonomo e libero” o, in modo più esplicito, al significato della famosa locuzione platonica: “Conosci te stesso”. Una parte dell’umanità attuale è dunque in questo cammino di autoconoscenza chi più chi meno che lo voglia o no, dopo essere passati attraverso il quarto periodo greco-romano, cioè dallo sviluppo del pensiero razionale o della ragione, al quinto periodo del pensiero intellettivo veggente dell’anima cosciente. Siamo cioè entrati da circa sette secoli, nel periodo in cui il pensiero umano è andato gradatamente evolvendosi fino ad afferrarsi come un individuo a sé, come una personalità umana dotata di un “io individuale e autonomo” che ora deve però elevarsi attraverso uno sviluppo morale e spirituale, fino ad autoconoscersi non solo come un io autonomo e libero ma avente in sé un che di divino. Questo lavoro di trasformazione del pensiero intellettuale e della coscienza morale dell’io, è ancora in una lunga fase evolutiva che ha avuto inizio col mistero del Golgotha, ossia con l’unione del Cristo in Gesù di Nazareth, fino a raggiungere attraverso diversi stati di coscienza superiore di epoche e di periodi futuri, la meta finale umana. Vale  a dire fino alla fine del nostro periodo terrestre quando l’Io umano  avrà purificato e trasformato una parte del corpo astrale in Sé spirituale o Manas, una parte del corpo eterico in spirito vitale o Budhi e una parte del corpo fisico in Uomo spirito o Atma. A quel punto l’evoluzione terrestre sarà terminata e l’uomo sarà maturo per evolvere attraverso un nuovo stato cosmico planetario (dopo un Pralaya cosmico, ossia dopo un oscuramento planetario in cui tutto il sistema Planetario viene riassorbito dagli Dei o, se vogliamo da Dio) che nell’Apocalisse di Giovanni è chiamata “Gerusalemme Celeste” o periodo di Giove10 secondo la Scienza antroposofica, come decima gerarchia della libertà e dell’amore.  Perciò il pensiero e la coscienza umana devono passare ancora attraverso diverse metamorfosi umane-divine, prima di giungere in quel remotissimo futuro in cui l’uomo salirà al gradino angelico come decima gerarchia “dell’amore e della libertà”. Pertanto, l’evoluzione terrena prosegue verso questo sviluppo di facoltà nuove superiori dell’intelletto umano, e l’uomo non può fare a meno di seguire ed evolversi verso i mondi divini dello spirito se non vuole restare indietro con delle “tragiche conseguenze animiche e spirituali” che ne potrebbero derivare per la sua natura superiore umana, in divenire.

L’umanità deve perciò proseguire attraverso quelle conoscenze spirituali che man mano si presenteranno nell’evoluzione terrestre tramite quelle correnti spirituali nate da nuove rivelazioni divine ispirate dai messaggeri dello spirito, ossia dagli iniziati veggenti e i Bodhisattva o Maestri dell’umanità che, agendo nel rispetto della volontà umana, fanno affluire attraverso le loro dottrine nuovi aspetti della verità divina. Questo ci dà la possibilità di proseguire tramite queste nuove conoscenze dello spirito, un giusto cammino evolutivo verso “la via divina”, alfine di purificarci e rafforzarci moralmente in modo da realizzare attraverso un’evoluzione normale, lo sviluppo dell’anima cosciente entro la data sopra descritta, anzi per certi versi, noi dovremmo realizzare l’anima cosciente già prima che il periodo micheliano11 possa terminare, ossia verso la fine del XXIII secolo, quando a Michele subentrerà l’epoca dell’Arcangelo “Orifiele”. Soltanto attraverso la via indicatoci dai maestri dell’umanità, possiamo sperare di realizzare nel modo giusto l’anima cosciente (il “Figlio dell’uomo”, Mt 8, 20) come massima manifestazione del nostro io inferiore e quale espressione dell’autocoscienza umana autonoma e libera che ci permetterà di unirci non solo al nostro archetipo divino superiore (Sé spirituale dell’umanità), ma anche al nostro Io individuale superiore, ossia all’immagine archetipica originaria da cui fu separato l’uomo inferiore nell’epoca paradisiaca, a causa del peccato originale. Oggi come suaccennato, siamo ancora tuttora in questo sviluppo dell’anima cosciente e volendo, possiamo accelerare questo processo evolutivo spirituale avendo la possibilità tramite la via esoterica moderna cristiana-rosicruciana a orientamento antroposofico, di compiere un lavoro autocosciente su noi stessi, anticipando così lo sviluppo e la realizzazione di quest’arto animico superiore che è in relazione con quella parte della natura umana di cui è più rappresentativa la facoltà volitiva, cioè il metabolismo e gli arti del nostro corpo fisico. Per questo oggi i misteri dell’iniziazione moderna sono definiti «misteri della volontà» che Rudolf Steiner quale principio della Tripartizione umana, divide in: «Parte del “capo” o sensoriale, parte del “torace” o ritmico del cuore e dei polmoni, e parte delle “membra” o del metabolismo degli arti umani». Egli in questo principio tripartitico porta a conoscenza l’importanza di comprendere l’uomo come un “Essere tripartito” dividendolo  appunto, in uomo del capo in relazione al pensare, l’uomo del petto in relazione al sentire, e l’uomo delle membra in relazione al volere. Perciò è importante che il discepolo dello spirito che voglia percorrere la via spirituale moderna, debba curare e porre molta attenzione allo sviluppo della volontà umana, la quale appunto è in relazione al giusto sviluppo dell’anima cosciente.  (2. Continua)

 Collegno 1 giugno 2013                                              Antonio Coscia

Agg.    Settembre 2020

 Note Integrative

6    È difficile definire in una nota che cosa sia l’Antropos-Sophia, ma possiamo cercare di spiegare in una sintesi biografica, la parte essenziale di quest’Essere spirituale che a tutta prima si presenta sotto l’aspetto oggettivo filosofico come corrente o via di conoscenza esoterica moderna a orientamento cristiana rosicruciana, che pone al centro l’evento del Golgotha e lo sviluppo del pensiero e dell’anima umana, quale visione spirituale chiaroveggente tratta dalla ricerca spirituale di uno dei più alti iniziati cristiani-rosacruciani, vissuto tra il XIX e il XX secolo chiamato Rudolf Steiner, il fondatore della “Scienza dello Spirito o antroposofia”. Attraverso la sua visione chiaroveggente pressoché esatta, Rudolf Steiner dà una visione dei mondi spirituali come nessun altro aveva potuto fare finora, essendo l’umanità entrata nell’epoca o periodo di cultura dello sviluppo del pensiero cosciente. Egli tramite la sua ricerca occulta meticolosa trae dalla lettura della cronaca dell’Akasha le immagini grandiose della “Scienza occulta”, così come dai mondi dello spirito la manifestazione delle nove “Entità Celesti” o “Intelligenze Cosmiche” che operano nel “cosmo Stellare” e in quello Planetario, in un rapporto armonico con la nostra Terra e con gli esseri umani e, similmente a come fa lo scienziato moderno quando scopre le leggi della natura, egli scopre le leggi e le regole celesti, così che possiamo giustificare il nome “Scienza dello Spirito” con cui chiamò la corrente antroposofica. Per questo Rudolf Steiner diede questa definizione dell’Antroposofia: «L’Antroposofia è una via di conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo». E nello statuto principale della Società Antroposofica nel primo punto è detto: «La Società Antroposofica vuole essere un’associazione di uomini che intendono avere cura della vita dell’anima nell’uomo singolo e nella società umana sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale». Nel secondo aspetto soggettivo l’Anthropos-Sofia si presenta come un “Essere reale spirituale” il quale è la settima parte costitutiva della Celeste Sofia e che similmente all’uomo, è costituita da sette arti cosmici, il cui sviluppo per ogni singolo arto è di circa 700 anni. Perciò dobbiamo collocare la nascita dell’Anthropos-Sofia nel periodo abramitico, cioè circa 2100 anni a.C. Oggi l’Anthropos-Sofia è nello sviluppo del Sé spirituale e si pone di fronte all’uomo come Sé spirituale, come la vera Entità superiore dell’uomo.

7    La divina Sofia o Sapienza divina, è molto spesso confusa con lo Spirito Santo. In realtà appartengono a due rami gerarchici diversi, cui lo Spirito Santo è parte del terzo aspetto della Trinità Divina Universale che si manifesta nell’ambito delle gerarchie spirituali, in modo particolare dai Cherubini, dagli Spiriti di Saggezza e dagli Angeli. La Divina Sapienza invece è un’Entità composita, la quale è mediatrice dello Spirito Santo, dal quale accoglie la Sapienza divina e la manifesta nell’ambito del mondo delle gerarchie che vanno dagli Spiriti della Saggezza fin nell’ambito dell’anima umana, attraverso i suoi messaggeri che appartengono alla categoria di Iniziati o uomini più evoluti chiamati Bodhisattva. Essa nasce nell’antico stato di coscienza del Sole come Essere composito formato dagli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, dagli Spiriti del Movimento o Dynameis, agli Spiriti della Forma o Potestà, dagli Spiriti della Personalità o Archai e dagli Spiriti del Fuoco o Arcangeli; sull’antica Luna si aggiunse la gerarchia degli Angeli e nello stato di coscienza dell’eone Terra, si aggiungeranno alla fine gli uomini, come decima gerarchia Cosicché possiamo dire che quest’Essere divino è un’Entità composita settemplice, formata dall’insieme di tutte le gerarchie che vanno dagli uomini fino agli Spiriti della Saggezza.  E come l’uomo anela alla sua trinità superiore spirituale, ossia al Sé, Buddhi e Atma, anche quest’Essere anela alla gerarchia superiore, cioè i Troni, i Cherubini e i Serafini. Quest’Essere fu conosciuto nel mondo egizio come la divina Iside, nel mondo greco come Iside – Sofia, e nell’esoterismo cristiano come Iside – Maria; occorre però dire che nel mondo spirituale non esiste la differenza dei sessi in maschio e femmina, ma esiste soltanto come aspetto androgino asessuato. La differenza che gli Dei possano manifestarsi a volte con la forma femminile e a volte con quella maschile, dipende soltanto dalla manifestazione con cui le Entità divine spirituali superiori si presentano all’occhio veggente dell’iniziato, se in qualità di essere individuale o, quale messaggero degli Dei superiori. Ossia, quando l’Entità divina si manifesta nella sua realtà individuale, essa si presenta assumendo la caratterista maschile; quando invece è messaggero delle Entità superiori, si manifesta assumendo la caratteristica femminile. Nel 5° sigillo apocalittico, è rappresentata l’immagine della Sofia cosmica come appare a Giovanni nella sua visione spirituale e come viene rappresentata immaginativamente da Rudolf Steiner nei sette sigilli apocalittici. In merito Egli dice: «Da questa immagine possiamo riconoscere che nella lotta contro la magia nera, l’unione dell’umanità con la “Celeste Sofia” sarà di decisiva importanza. E a questo punto consideriamo che nell’Antroposofia è dato all’umanità un cammino che vuole portarla a collegarsi con la sfera cosmica della Sofia, allora comprenderemo anche che nel nostro tempo la miglior protezione contro la magia nera (e in generale contro il male) è l’Antroposofia. Infatti, l’uomo viene protetto dal male soltanto approfondendosi nella vita spirituale del bene (O.O. 273, 28.9.1918). E questa per il nostro tempo è appunto l’Antroposofia … Il contenuto spirituale del quinto sigillo è appunto questo e per cui esso appartiene anche ai migliori mezzi occulti per proteggersi dagli influssi della magia nera» (vedi libro citato alla nota 24 di Sergej O. Prokofieff, pag, 303-305).

8    Gli Iniziati o Bodhisattva sono uomini molto evoluti che hanno già superato notevolmente l’evoluzione normale dell’umanità attuale, poco manca per entrare nel rango angelico e a quel punto  non s’incarnano più sulla Terra, ma continuano la loro evoluzione su dei piani più alti dell’esistenza spirituale, da dove possono agire nel corpo astrale o eterico di uomini terreni evoluti. La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa perché queste Entità spirituali bodhisattviche appartengono a diverse classi spirituali e in modo particolare alla categoria Celeste degli Arcangeli, gli arci-messaggeri divini, aiutati dall’alto dalla gerarchia delle Archai e dal basso dalla gerarchia degli Angeli. Queste tre categorie celesti formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che accolgono la saggezza divina nella sfera del Budhi, (vale a dire oltre la sfera delle stelle fisse o Devachan Superiore, oppure secondo un termine occidentale il «piano della Provvidenza») dove contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» dell’Entità del Cristo-Sole.  Quando giunge per loro il momento in cui l’umanità ha bisogno di un nuovo impulso spirituale, uno di essi, ossia un “Arcangelo” (che sono i più rappresentativi in quanto perfezionano il loro corpo buddhico o del principio vitale), scende nei livelli spirituali inferiori terrestri ove ispira una «Individualità bodhisattva umana», un uomo evoluto appartenente alla classe dei bodhisattva umani. Questi uomini evoluti bodhisattvici vivono nell’ambito della sfera lunare e a loro volta, formano una cerchia di dodici Entità bodhisattviche al servizio dello Spirito Santo, i quali hanno il compito di promuovere l’impulso del Cristo sulla Terra. Quando si avvicina il momento, uno di essi scende sulla Terra per divulgare la sua dottrina agli uomini per la durata di cinquemila anni, durante i quali, egli s’incarna circa ogni cento anni. Dobbiamo però dire che il Bodhisattva umano essendo egli troppo evoluto per l’incarnazione completa in un corpo umano troppo angusto, sceglie a sua  volta una Personalità  umana fra gli uomini più evoluti e lo compenetra nel corpo astrale,   oppure nel corpo eterico, ciò dipende dalla missione e dalla presenza cui nel mondo fisico possano esserci uomini evoluti che siano in grado di sopportare il “fuoco bodhisattvico”. Soltanto dopo che siano passati cinquemila anni, questi super-uomini bodhisattvici devono scendere completamente sul piano fisico incarnandosi completamente in un corpo fisico preparato per loro da un corpo materno, così come fu per il Buddha Gotama, e realizzare la loro dottrina che hanno ispirato e che, soltanto allora potrà diventare un patrimonio comune spirituale di tutta l’umanità. A quel punto il bodhisattva compie l’evoluzione umana chiamata da Rudolf Steiner il cammino di “buddha umano” ed è ispirato nel suo lavoro, non solo dal suo Angelo ma anche da un Arcangelo e a volte, anche da un Archai, fino a realizzare l’Illuminazione spirituale attraverso cui egli diviene un Buddha completamente formato, liberandosi per sempre dal ciclo delle morti e rinascite sulla Terra; volendo però, egli potrà agire dal mondo spirituale col suo corpo astrale trasformato o «Saṃbhogakāya»,  manifestandosi sul piano eterico umano. Il nuovo Bodhisattva succeduto al Buddha Gautama nel sesto secolo circa prima del Cristo, si chiama “Maitreya”  e sarà il nuovo Buddha umano che fra circa 2500 anni, dovrà incarnarsi sulla Terra e realizzare la sua dottrina, attraverso cui salirà alla nuova dignità di Buddha.  Secondo la scienza dello spirito antroposofica, si devono contare dodici bodhisattva e non possono che essere dodici che contemplano il Cristo (l’Io Sono l’Io Sono) nel mondo del Budhi, dal quale accolgono le ispirazioni da portare sulla Terra. Quando l’ultimo dei bodhisattva avrà terminato la sua missione, l’umanità saprà che cosa è il Cristo, e a quel punto l’eone terrestre arriverà alla sua fine continuando una nuova incarnazione nel prossimo eone di Giove, la nuova “Gerusalemme Celeste”, menzionata nel vangelo di Giovanni. (vedi anche nel blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima”: “Il Paraclito, i grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente” e seguenti).

9    Tutta l’evoluzione umana passa attraverso sette stati di coscienza cosmici detti «Eoni» di cui la Scienza antroposofica chiama: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano» (i nomi non sono in relazione con i pianeti del sistema solare attuale) di cui, ogni stato di coscienza passa attraverso sette stati di vita che a sua volta, ogni stato di vita passa attraverso sette stati di forma.  Ogni stato di forma passa a sua volta, attraverso sette Epoche e alla fine, ogni Epoca passa attraverso sette periodi di cultura.  Come possiamo vedere è un’evoluzione alquanto complessa che non può essere spiegata in una nota, poiché ci porterebbe oltre il tema di questo capitolo, per cui prenderemo in esame soltanto lo stato di forma attuale della nostra Terra. Diciamo quindi che l’umanità è già passata attraverso tre stati di coscienza quali: «Saturno, Sole e Luna», siamo attualmente nel quarto stato di coscienza chiamato Terra che deve passare attraverso: «Sette stati di vita, sette stati di forma, sette Epoche e sette periodi di cultura».  Tralasciando tutti gli altri stati di forma che abbiamo già superato, diciamo che attualmente siamo nella quinta Epoca e nel quinto periodo di cultura, ossia in quello che sviluppiamo l’anima cosciente. Siamo entrati in questo periodo circa nel 1413, in concomitanza della costellazione dei Pesci.

Se guardiamo indietro alle Epoche che si sono succedute nell’arco della nostra storia culturale umana, viste chiaroveggentemente, l’uomo è andato sempre più perfezionandosi elevandosi nel corpo e nell’anima, cui seguirà nel prossimo futuro, lo sviluppo della parte spirituale superiore. Dobbiamo collocare pertanto il suo inizio diverse migliaia di anni fa, con la prima Epoca chiamata «Polare»; a essa seguirono una seconda «Iperborea», una terza «Lemurica» (origine del peccato originale), una quarta «Atlantica», che terminò col famoso «diluvio universale» e infine, la nostra: la «Quinta Epoca Postatlantica»; cui seguiranno una Sesta e una settima Epoca. Ogni Epoca a sua volta, abbiamo detto che va suddivisa in sette periodi di cultura di cui, quattro sono già passati quali: il Paleo Indiano, che possiamo collocarlo a circa 7500 anni a.C. dopo il diluvio universale o la catastrofe di Atlantide, o secondo l’Astrologia moderna, collocarlo sotto il segno del «Cancro». Durante quest’antico periodo di cultura, l’uomo perfezionava maggiormente il suo arto corporeo, cioè il corpo eterico, sotto la guida del grande re-sacerdote Melchisedec (Noè) il quale, iniziò i «sette Santi Rishi» nei misteri del corpo eterico quali guide della civiltà indiana e poi dopo, durante il periodo ebraico, anche il capostipite del popolo ebraico Abramo nei misteri del «pane e del vino», cioè nei misteri del corpo fisico e del corpo eterico.

Abbiamo poi un secondo periodo detto Paleo Persiano cui l’uomo sviluppò il corpo astrale o senziente; un terzo periodo di cultura detto egizio-caldaico-ebraico cui abbiamo sviluppato l’anima senziente, seguito dal quarto periodo greco-romano in cui abbiamo sviluppato l’anima razionale e finalmente nel nostro attuale, il quinto periodo di cultura anglofono-tedesco in cui stiamo sviluppando l’anima cosciente.  Seguiranno nel futuro, un sesto e un settimo periodo di civiltà,  dove l’umanità svilupperà il Sé spirituale o Manas e lo spirito Vitale o Budhi,   alla cui fine seguirà una catastrofe simile al diluvio universale–Vedi “Apocalisse, O.O. 104” e Tav.1 nota 36.

10    Il periodo di Giove è lo stato di coscienza che seguirà il nostro stato terrestre dopo che l’umanità sarà salita al grado angelico, ossia quello stato che nell’Apocalisse è menzionata da Giovanni come la «Gerusalemme Celeste». In questo stato di coscienza cosmico, l’Entità umana deve completamente purificare e trasformare il corpo astrale in Sé spirituale salendo così al grado superiore di Arcangelo. La stessa cosa sarà per il gradino superiore di Arcangelo nell’eone di Venere, dove trasformerà completamente il corpo eterico in spirito Vitale o Budhi, e in ultimo, nel settimo stato di coscienza su Vulcano, dove trasformerà completamente il corpo fisico in Uomo spirito o Atma. A quel punto l’uomo, sarà una «Personalità divina umana» similmente a quella che si è manifestata alla «svolta dei tempi» nel Cristo Gesù. Ma per realizzare tutto questo, occorre che l’umanità possa compenetrarsi dell’impulso del Cristo com’è descritto dalla Scienza antroposofica, cosicché possa entrare in rapporto col corpo di «resurrezione del Cristo» con il quale sarà possibile proseguire l’evoluzione superiore. Nel periodo di Giove, l’uomo non avrà più il suo corpo fisico, poiché esso è un prodotto della nostra Terra e come tale va lasciato alla Terra; per cui esso va trasformato e sostituito da un corpo spirituale superiore che possa adeguarsi all’ambiente che sarà di Giove, cioè astrale. Occorre pertanto un corpo che possa supplire il nostro corpo fisico, in quanto l’uomo può avere la coscienza dell’io solo grazie a un corpo denso. Per questo nell’ambiente astrale di Giove, ciò che potrà supplire il nostro corpo fisico alfine di poter sviluppare la coscienza dell’io, è il corpo di risurrezione del Cristo. Questo è il mistero dell’eternità dell’anima!  Eternità che l’uomo può conseguire già in questa incarnazione se riesce a unirsi al corpo di resurrezione del Cristo, giacché dopo la morte, la sua coscienza dell’io potrà continuare a esistere fino alla prossima incarnazione terrestre.  

11    Nella nota 9  abbiamo detto che ogni Epoca passa attraverso lo sviluppo di sette periodi di cultura di cui ognuno ha la durata di circa 2160, e che viene diretto da sette Arcangeli o spiriti planetari che si susseguono singolarmente per un periodo di circa 350 anni.  Gli Arcangeli sono: “Orifiele spirito di Saturno (200 a.C. – 150 d.C.), Anaele spirito di Venere (150 – 500 d.C.), Zaccariele spirito di Giove (500 – 850 d.C.),  Raffaele  spirito di Mercurio (850 – 1190 d.C.), Samaele spirito di Marte (1190 – 1510 d.C.), Gabriele  spirito della Luna (1510 – 1879 d.C.) e Michele  spirito del Sole (1879 – 2233 d.C.)”.  Le date nelle quali si susseguono i diversi Arcangeli nella loro guida,  non vanno considerate in periodi rigidi di tempo, ma è possibile una loro mobilità di tempo secondo i periodi di cultura che possono essere più o meno corti, secondo il susseguirsi della missione dei singoli arcangeli.