Come superare l’angoscia animica del presente IV

Particolare del Giudizio Universale di Michelangelo

«Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente.  Ma io vi dico: Non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra;  e a chi vuol litigare con te e toglierti la tunica lasciagli anche il mantello.  E se uno ti vuole costringere a fare un miglio, fanne con lui due.  Dà a chi ti chiede e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Voi avete udito che fu detto: ‘Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico.  Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”» (Matteo 5,38-45).

Come superare l’angoscia animica del presente IV

Tutto questo per dire che affinché fosse possibile allo Spirito del Sole (Cristo) incarnarsi in un corpo umano, occorreva che sulla Terra fosse presente un Messia con un corpo eterico originario completo dei quattro eteri cui divenne possibile soltanto grazie alla purezza di un puro e unico esemplare archetipo femminile umano della vergine Maria cui era presente a Nazareth, quale manifestazione e incorporazione della divina Sofia.23 Grazie alla saggia preparazione dei sacerdoti esseni fu possibile ai due archetipi umani celesti, (cioè l’archetipo androgeno di quella parte astrale-eterica che gli Dei separarono da Adamo) d’incarnarsi come “Maria-Eva e Gesù-Adamo” sul piano fisico per la prima volta come madre e figlio, per preparare la via all’Altissimo Dio del Sole, in modo da consentirgli di unirsi allo Spirito della Terra24 attraverso un perfetto e puro corpo umano per l’arco di tre anni, in modo che potesse compiere l’evento del Golgotha. Per questo Marco non menziona alcuna genealogia umana come invece fanno gli altri due apostoli Matteo e Luca, ma inizia col Battesimo di Gesù nel Giordano, riportando poi le guarigioni operate dal Cristo in relazione con gli influssi spirituali delle forze plasmatrici cosmiche stellari che operavano in certe ore del giorno, dalle dodici direzioni dello Zodiaco grazie al particolare corpo eterico di Gesù di Nazareth.  Luca descrive invece nel suo Vangelo l’“Anima” di Gesù di Nazareth, facendo risalire questa fino al capostipite Abramo e da questi ad Adamo e infine, a Dio stesso, salendo dal figlio divino fino al Padre Jehovah attraverso undici volte sette generazioni (11 X 7= 77) che nei misteri ebraici dei sacerdoti esseni, venivano contate invece dodici volte sette generazioni (12 X 7= 84), alfine di ri-salire fino alla sfera divina di Dio, ossia l’Elohah lunare Yahveh o Jehovah. Anche qui però, Rudolf Steiner spiega che retrocedendo undici volte sette generazioni, nella settantottesima generazione (11 X 7 + 1= 78), l’anima umana ritorna alla sua origine divina. Infine, Giovani, l’apostolo più evoluto per il fatto che ricevette l’iniziazione più alta dal Cristo stesso nella personalità di Lazzaro che tramite la veggenza intuitiva, poté elevarsi fino alla sfera della “Parola universale” dove descrive la parte più alta di Gesù di Nazareth, ossia lo “Spirito” del Cristo. Perciò all’inizio del prologo del suo Vangelo, ci dice che il Cristo in principio era il Verbo, ossia la Parola, e che la Parola è un’emanazione di Dio Padre attraverso cui Egli nel principio ha creato il mondo. La Parola stessa è un Dio generato e non creato dal Padre, per cui ha in sé le stesse facoltà divine dei tre aspetti della Trinità Universale, cioè la Volontà, l’Amore e la Sapienza Divina, con cui Egli diversamente da una categoria di spiriti luciferici creati dalla prima gerarchia spirituale25, può sottrarsi da qualsiasi vincolo autoritario divino, divenendo un’Entità autonoma e libera.  Giovanni continua dicendo che questa Parola si fece carne e si manifestò per tre anni nel corpo di Gesù di Nazareth fino a sperimentare l’esperienza della morte umana attraverso la crocifissione di colui che chiamiamo il Cristo e che secondo ciò che aveva predetto ai discepoli, il terzo giorno sarebbe resuscitato  vincendo la morte e rimettendo la potenza arimanica nei limiti stabiliti da Dio Padre.

Perciò i tre evangelisti Matteo, Marco e Luca, presentano nei loro Vangeli una certa somiglianza e nello stesso tempo alcune discordanze che, si giustificano perché ognuno esprime una manifestazione del Cristo nell’ambito della natura corporea e animica di Gesù di Nazareth, secondo le facoltà veggenti individuali degli apostoli. Essi però si distinguono nettamente dal Vangelo di Giovanni che è l’unico annunciatore del Logos universale, poiché possedeva un tipo di veggenza superiore, cioè la veggenza intuitiva, con la quale l’uomo può unirsi spiritualmente nell’intimo altrui; la massima facoltà di chiaroveggenza spirituale che un uomo potesse raggiungere in quell’epoca antica, così come d’altronde per alcuni allievi di oggi, tramite l’iniziazione moderna cristiana-rosicruciana. Secondo le rivelazioni di Rudolf Steiner, Giovanni era l’amico intimo di Gesù di Nazareth, ovverosia quel Lazzaro che resuscitò dalla morte, cioè l’autore del Vangelo di Giovanni che non ha nulla a che fare con l’apostolo Giovanni, ma è il fratello di Marta e Maria di Betania che il Cristo operò su di lui l’antica iniziazione dei misteri del Tempio cui era proibito rivelarne il segreto all’aperto, al cospetto del popolo profano. Ciò che provocò lo sdegno e l’ira dei sacerdoti sadducei e farisei, in quanto aveva tradito e rivelato i misteri del potere sacerdotale che li rendeva ora più deboli nei riguardi del potere romano regale di Cesare. Per questo d’allora in poi i sadducei e i farisei decretarono la morte di Lazzaro e di Gesù di Nazareth lasciando ai romani la sentenza della crocefissione sulla collina del Golgotha, dov’era stato  sepolto  Adamo, segnando così la fine della casta sacerdotale ebraica con l’avvento del nuovo giudaismo o cristianesimo-giudaico, trasformato  da uno dei più  agguerriti  persecutori dei primi discepoli del Cristo, ossia Saulo,  cui dopo l’illuminazione sulla via di Damasco divenne Paolo di Tarso. 

Papa Francesco in questa esperienza pandemica, continua a pregare e implorare Gesù (cioè la parte più umana del Cristo rappresentata dall’uomo di Nazareth, ossia il Maestro Gesù) affinché come uomo possa avere pietà e affliggersi fino a piangere con lui. Ma queste implorazioni pietistiche cui fanno emergere un papa lagnoso nei confronti di Dio, cui può essere confrontato con alcuni profeti dell’Antico Testamento e, in modo particolare, con le “Lamentazioni” del Profeta Geremia, non aiuta di certo i fedeli perché non è più giustificato nel tempo moderno dopo che il Cristo ha avocato26 a sé la legge karmica. Egli diversamente da Jehovah (cui piacevano i lamenti e la sottomissione degli ebrei e che la non osservanza rigorosa dei suoi comandamenti, veniva punita duramente attraverso la legge del “Taglione”), applica la legge dell’amore tramite la quale gli uomini che accolgono l’Impulso del Cristo e prendono coscienza dei loro errori, possono compensare tramite un atto d’amore e di dedizione verso gli altri. La preghiera dovrebbe essere in fondo un atto d’amore con la quale noi imploriamo Dio non perché tolga da noi il calice amaro del dolore o altro, poiché in tal caso sarebbe una supplica egoista, ma affinché possa illuminare la nostra anima in modo da comprendere il nostro errore karmico e concederci la forza spirituale per redimerci attraverso la prova dolorosa che va compensata e superata. Il mondo divino spirituale non può cancellare un karma attraverso semplici lamenti inconsapevoli, ma opera attraverso l’effetto karmico affinché l’uomo si risvegli dal torpore materialistico e prenda coscienza appunto della sua imperfezione animica dovuto al suo egoismo, in modo che si ravveda e si redima e possa così salire di un livello più alto di coscienza morale cosicché non gli accada di peggio, andando cioè incontro a delle prove ancor più dolorose del coronavirus (Covid-19).  Per questo Dio non può perdonare ciò che deve essere superato esclusivamente dall’uomo, giacché fa parte del suo stato evolutivo terrestre, ossia perfezionare il suo io inferiore realizzando in sé la coscienza autonoma e libera attraverso lo sviluppo della libertà e dell’amore cosmico-umano, quale dono offerto dal Cristo-Sole attraverso il sacrificio del Golgotha. 

Sappiamo dalla Scienza antroposofica che l’Entità del Cristo, secondo la nuova rivelazione del Bodhisattva Maitreya27 (il nuovo “Paracleto” successore del Buddha Gautama che si è manifestato per un settennio nel corpo astrale dell’altissimo iniziato cristiano dei “nuovi tempi”, cioè Rudolf Steiner), nel XIX secolo ha assunto il compito come citato, di “Signore e giudice del karma umano”, per cui non può togliere all’uomo questo calice karmico, semplicemente chiedendo pietà o perdono! L’uomo non progredirebbe sul piano spirituale della coscienza morale e, in ogni incarnazione, sarebbe portato a commettere sempre gli stessi errori; perciò, non può mondare i nostri peccati e i nostri errori semplicemente implorandolo e chiedendogli perdono come spesso lamenta papa Francesco. La teologia cattolica non ha accolto nel secolo scorso questa nuova rivelazione, anzi contrastò e confutò aspramente Rudolf Steiner condannandolo di eresia, perciò ignora questo cambiamento avvenuto nel mondo spirituale dove appunto il Cristo ha avocato a sé la legge karmica divenendo pertanto il giudice delle azioni umane, cosicché giudica in modo diverso dalla legge ferrea jahvetica,  ciò, anche a causa del cambiamento della direzione evolutiva dovuta all’entrata del nuovo Yuga o Dvapara Yuga.28 La sofferenza e il dolore, così come la “legge karmica e della reincarnazione”, furono date dagli Dei nell’Epoca Lemurica e subito dopo in quell’Atlantica, per compensare gli errori umani dovuti agli influssi negativi degli spiriti dell’ostacolo prima nel corpo astrale e poi nel corpo eterico dell’uomo. Quest’antica legge karmica diretta dagli Dei della prima gerarchia, cui era ancora applicata fino a pochi secoli addietro nel mondo occidentale come “legge del Taglione”, era di una tale rigidità e durezza che violarla era una sicura condanna a morte. Essa fu completata e modificata dal Cristo durante la Sua permanenza sulla Terra, come possiamo leggere nel vangelo di Matteo: «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento» (Mt 5,17); ma soltanto dal XIX secolo in poi, è entrata come dire in vigore.  Di conseguenza l’uomo che accolga la conoscenza attraverso la nuova “rivelazione” dei “Maestri dei nuovi tempi” quali discepoli del Cristo e della nuova comunità dello Spirito Santo, può modificare e di conseguenza compensare il suo karma individuale umano secondo il giudizio del Cristo che lo inquadrerà nell’ordine universale, secondo l’impulso d’amore e di dedizione per gli altri. 

L’altra supplica cui ricorre spesso papa Francesco e quella di pregare Dio di non lasciarci soli in questa prova epidemica dove ha causato già la morte di migliaia di uomini, e non tende ancora a fermarsi in quanto non esiste ancora nessun vaccino. Sia il Governo sia la scienza medica non sanno che pesci pigliare, e tra un contrasto e l’altro all’interno del Governo e dell’opposizione, impongono di restare in casa per evitare che possa maggiormente propagarsi questa epidemia che in realtà ci siamo già presi, a mio parere, nei mesi invernali del 2019-20 e che si manifesta ora in modi diversi secondo le autodifese immunitarie individuali. Certamente la preghiera se è sincera può elevare l’anima verso i mondi dello spirito ed essere illuminata e rafforzata dalle forze vitali che operano incessantemente dal cosmo eterico nell’ambito della Terra e nel corpo eterico umano. Occorre però dire che il mondo divino è un mondo d’amore, per cui se la nostra preghiera è una supplica egoista non può arrivare a toccare gli Dei buoni, in quanto accolgono dall’uomo solo quelle azioni compiute da sentimenti e pensieri altruistici nell’ambito della comunità sociale. Possiamo chiedere a Dio che ci illumini e che ci conceda la forza per superare la prova karmica di sofferenza o di dolore cui siamo posti a causa dei nostri errori, ma  non possiamo chiedere o comandare Dio, affinché ci esoneri dal peso, karmico delle nostre colpe o del calice amaro che non riusciamo a bere. Dio sa di che cosa abbisogniamo, non certamente delle nostre lamentele umane egoiste! Sa cosa è giusto o non è giusto per noi, per questo occorre che la preghiera non sia mai una richiesta egoista personale, ma un sentirsi tutt’uno con Dio, similmente come dovrebbe avvenire nella pratica meditativa. (IV. Continua)

Collegno, aprile 2020                                                                   Antonio   Coscia

Ultimo agg.  Aprile 2023

Note antroposofiche

23   La Divina Sofia è la Saggezza cosmica universale la quale nasce durante l’eone dell’antico Sole, quale essere composito formatasi dall’insieme dei cinque rami gerarchici presenti sull’antico Sole e cioè: “Gli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, gli Spiriti del Movimento o Virtù, gli Spiriti della Forma o Exusiai (Elohim), gli Spiriti della Personalità o Archai e gli Spiriti del Fuoco o Arcangeli. Durante l’eone dell’antica Luna si aggiunse la gerarchia degli Angeli e durante l’eone terrestre si aggiungerà la gerarchia umana quale ultimo ramo fisico della Sofia Celeste cui conosciamo come Antropos-Sofia. Dobbiamo immaginare quindi un Entità divina Sobornica costituita da sette arti cosmici che sono in relazione alle singole gerarchie; una specie di coscienza-Io superiore, di cui la parte più alta in relazione agli Spiriti della Saggezza inizia con l’Uomo Spirito.  Poi ha lo Spirito Vitale in relazione agli Spiriti del Movimento, il Sé Spirituale con gli Spiriti della Forma, poi l’Io con gli Spiriti della Personalità, il corpo astrale con gli Arcangeli, il corpo eterico con gli Angeli e il corpo fisico  con l’umanità terrena. Quest’Entità Avatarica è molto spesso confusa con lo Spirito Santo che in realtà appartengono a due rami gerarchici diversi, cui lo Spirito Santo è parte del terzo aspetto della Trinità Divina Universale, il quale si manifesta nell’ambito delle gerarchie spirituali  particolarmente tramite i Cherubini, gli Spiriti della Saggezza e gli Angeli. La Divina Sapienza invece è mediatrice dello Spirito Santo, dal quale accoglie la Sapienza divina e la manifesta nell’ambito del mondo della seconda e terza gerarchia spirituale inferiore come sopra citato,  fino ai Bodhisattva umani e agli Iniziati.  Quest’Essere fu conosciuto nel mondo egizio come la divina Iside, nel mondo greco come Iside – Sofia, e nell’esoterismo cristiano come Iside – Maria; occorre però dire che nel mondo spirituale non esiste la differenza dei sessi in maschio e femmina ma esiste soltanto come androgino asessuato. La differenza nel fatto che gli Dei possono manifestarsi a volte con la forma femminile e a volte in quella maschile, dipende dalla loro manifestazione nel mondo dell’anima umana. Ossia, quando l’Entità divina si manifesta nella sua realtà individuale, essa  si presenta assumendo la caratterista maschile; quando invece è messaggero delle Entità superiori, si manifesta assumendo la caratteristica femminile.

24  Anche la Terra come ogni singolo uomo ed essere divino del nostro sistema planetario,  ha un Io cosmico con il quale si è unito l’Io Sono l’Io Sono o il Vero Io  del Cristo.

25  Alla  prima gerarchia spirituale appartengono i Serafini o Spiriti dell’Amore,  i Cherubini o Spiriti dell’Armonia e i Troni o Spiriti della Volontà, i quali crearono  delle loro immagini luciferiche di contrasto che non si separano da loro. Non dobbiamo però considerarli come gli spiriti luciferici umani appartenenti alla terza gerarchia delle Archai, Arcangeli e Angeli  rimasti indietro al loro gradino umano durante l’evoluzione di Saturno, Sole e Luna; non sono autonomi come il Cristo quale pensiero divino generato dalla Trinità divina.

26   Il Karma o «legge di causa ed effetto», sostituisce dopo l’avvento del Golgotha, la vecchia legge deuteronomica mosaica o del taglione: «Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita etc.», la quale non ammetteva sconti; per cui se qualcuno uccideva una persona ne subiva subito la conseguenza con la pena di morte. Oggi e in modo particolare dal XX secolo  in poi, per quelli che accolgono e comprendono il Cristo attraverso la rivelazione dell’Antroposofia, le cose si presentano alquanto diverse, in quanto il Cristo è diventato il «Signore del Karma». Per cui  la rigida  legge testamentaria yahvetica si è modificata  in «legge del perdono e dell’amore» con dedizione verso gli altri, ovverosia per quanto male abbiamo fatto agli altri, tanto bene dobbiamo restituire tramite l’amore e la dedizione verso quelli che abbiamo offeso, e altrettanto occorre, che perdoniamo coloro che ci hanno offeso. Ciò non vuol dire appunto che basti chiedere perdono a Dio e tutto viene azzerato come prima; Dio non può perdonare l’azione negativa commessa, ed è errato credere che il Cristo prenda su di Sé i nostri peccati morali; i peccati che il Cristo prende su di Sé, non sono i nostri peccati soggettivi egoisti, ma sono di tutt’altro genere, sono peccati oggettivi! È un tema che purtroppo esula dall’essere affrontato in una nota. Il peccato o l’errore morale, non può essere dunque perdonato, ma possiamo compensarlo in un modo diverso dalla legge antica del taglione se abbiamo accolto in noi l’Impulso del Cristo, ossia restituendo al nostro debitore, il  male commesso con altrettanto amore e dedizione alle sue necessità materiali e spirituali. Occorre pertanto che compensiamo l’azione malvagia commessa ai danni degli altri, con un’altra azione positiva quale atto d’amore e dedizione. Il karma è un tema molto complesso, poiché riguarda il passato, presente e futuro dell’essere del divenire dell’uomo, per cui è difficile stabilire se l’azione che ci viene incontro nel presente sia un effetto di una causa passata o la causa di un effetto futuro. Rudolf Steiner nel libro “Le manifestazioni del karma”,  mise le basi per la conoscenza del significato del karma, enunciando questa legge in modo alquanto diverso da come enunciata dalla scienza ufficiale esteriore laddove  del nella prima conferenza di Amburgo del 1910, egli dice: «Così oggi abbiamo potuto parlare del concetto di karma, (…). Troviamo cosi la legge del karma che possiamo definire una legge della relazione tra causa ed effetto, però in modo che l’effetto si ripercuote dinuovo sulla causa, e nel ripercuotersi l’essere si conservi, rimanga lo stesso (…). Abbiamo il presentimento che il karma si manifesti nelle maniere più svariate, nei campi più diversi, che le varie correnti karmiche: “Karma personale, karma del popolo, karma dell’umanità, karma della Terra, karma dell’universo, vengano a incrociarsi, e che da tutto ciò ci vengano le spiegazioni che ci occorrono per comprendere la vita; (Amburgo, 16 maggio 1910»).

27     Il Maitreya Buddha, è il nuovo Bodhisattva succeduto al Buddha Gautama che secondo alcune indicazioni concordanti sia della corrente orientale buddhista che di quella occidentale rosacruciana, s’incarnerà fra circa 5670 anni dopo il Buddha Gotama, o secondo l’esoterismo cristiano fra circa 2500 o 3000 anni dopo l’evento del Golgotha, cioè da quando il Cristo, il «Logos solare» dimora sulla Terra. Fra tremila anni Egli dovrà scendere sul piano fisico e incarnarsi completamente in un corpo umano preparato per lui, dimodoché possa percorrere quel grado umano chiamato da Rudolf Steiner “Buddha umano”, cui dovrà realizzare la “Dottrina” che ha ispirato alle diverse personalità bodhisattviche umane e realizzare la dignità di nuovo Buddha. Egli sarà il settimo e il primo Buddha umano cristiano, dopo l’illuminazione del grande Buddha Gotama e, userà la potenza della parola per istruire i suoi discepoli in modo magico, senza l’uso del pensiero concettuale. Ciò vuol dire che nel sesto periodo postatlantico chiamato “Filadelfia”, dopo la fine del nostro quinto periodo postatlantico che durerà ancora per circa 1500 anni, la saggezza divina sarà accolta senza l’ausilio del pensiero concettuale, cioè verrà accolta direttamente dall’anima umana attraverso un atto magico della potenza del logos del Bodhisattva. Per meglio dire, la parola “magica” del Maitreya Buddha, sarà accolta tramite una sorta d’intuizione cosciente da quelle anime più evolute che preparandosi fin da ora avranno raggiunto insieme allo sviluppo dell’anima cosciente un alto grado  morale. E affinché ciò possa realizzarsi, devono essere formati degli uomini che possano già da ora sviluppare e trasformare il pensiero intellettuale, in un pensiero veggente o immaginativo. È quindi della massima importanza che nel nostro periodo, la parte di umanità più progredita possa sviluppare in sé attraverso la vera fede del nuovo esoterismo cristiano-soricruciano  moderno, un cammino spirituale onde riconoscersi  quale essere autonomo e libero avente in sé un che di divino, ossia il dio nell’uomo. Questa è la speranza dei Maestri che guidano sia l’evoluzione occidentale sia quella orientale, che possa costituirsi nell’ambito di tutte le comunità e movimenti spirituali, la formazione di quelle anime cui possono essere idonee ad accogliere la conoscenza magica del nuovo Buddha che deve venire. Questo è il compito più importante che la Società Antroposofica universale deve prendere coscienza e in modo particolare, in quei gruppi locali sparsi per il mondo, affinché l’Antroposofia possa espandersi sempre più nel nostro periodo attuale, in modo da essere utili e aiutare l’umanità a sviluppare nel modo giusto l’anima coscienteche deve realizzarsi entro la fine del nostro quinto periodo postatlantico. Ciò  ha anche lo scopo di preparare nello stesso tempo, delle anime più evolute in modo da poter accogliere nel modo giusto nel prossimo sesto periodo di cultura o periodo di Filadelfia, il dono che dall’alto del mondo angelico quale  principio del Sé spirituale, scendere tra gli uomini come una nuova Pentecoste. 

28    Il kali yuga è un periodo ciclico della durata di 5000 anni. Nella religione induista l’evoluzione del mondo avviene tramite lo sviluppo di quattro ere o periodi chiamati yuga, i quali sono  così suddivisi: “ Satya yuga o Krita yuga, Treta yuga, Dvapara yuga e  Kali yuga”.  Questo ciclo ritmico di tempo circolare si sviluppa e conclude attraverso sette yuga, di cui tre che vanno dalla massima luce o mezzogiorno, cioè Satya yuga, fino alle tenebre del nadir o mezzanotte del Kali yuga; e gli altri tre che vanno dall’oscurità o tenebre del Kali yuga alla massima luce del Satya yuga ossia: Satya – Treta – Dvapara – Kali – Dvapara – Treta – Satya. Cioè per meglio dire, l’umanità inizia da un mondo luminoso o dell’intuizione (Satya o età dell’oro), scende a un livello più basso dell’ispirazione (Treta o età dell’argento). Poi entra nel mondo astrale o mondo dell’immaginazione (Dvapara o età del Bronzo), infine nell’ambito più basso della sfera terrestre o della coscienza di veglia (Kali Yuga o età del Ferro), da dove dopo 5000 anni, ossia dal 1899 in poi, risale di nuovo verso i mondi luminosi dello spirito attraverso tre nuovi yuga di 5000 anni. Possiamo quindi vedere che il tutto segue un ritmo di discesa e ri-salita per un arco di 7 volte 5000 anni, cioè 35000 anni; dopodiché inizia un nuovo ciclo di yuga, attraverso un moto uniforme circolare spiraliforme. Con ciò si potrebbe ora pensare che questi cicli possano ripetersi sempre uguali all’infinito, ma così non è, in quanto Rudolf Steiner ci dice che nell’Universo non c’è nulla che si ripeta allo stesso modo, ma che ogni ciclo sia esso Epoca, periodo di cultura o gli stessi Yuga, iniziano sempre su un piano di coscienza diverso.

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo XIII

Rappresentazione immaginativa del Cristo eterico di Rudolf Steiner

 
«In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era un Dio.
Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
… la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.
 A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne,

né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,13).

13. Entità del Cristo VII

Il Cristo accolse in Sé la saggezza che era stata fatta fluire nel giovane Lazzaro-Giovanni dai dodici Maestri di saggezza iniziatori dei dodici periodi di cultura30, di cui: “Sette Maestri di saggezza avevano iniziato i sette periodi di cultura antichi svoltisi nell’Epoca Atlantica; quattro Maestri di saggezza avevano iniziato i quattro periodi di cultura antichi dell’Epoca Postatlantica, ossia il Paleo-Indiano, il Paleo-Persiano, l’Egitto-caldaico-ebraico e il greco-romano, e un quinto Maestro di saggezza diede inizio al nostro quinto periodo di cultura nel 1413, detto anglo-germanico. Tutta la saggezza antica fu trasformata dal Cristo in una nuova saggezza solare che doveva fluire nell’umanità come nuovo cristianesimo rinnovato, cui Lazzaro-Giovanni dimessosi dal Cristo, si risvegliò facendola rifluire di nuovo rinnovata nei dodici Maestri di Saggezza, dai quali rinacque più tardi come nuovo cristianesimo rosicruciano attraverso Cristian Rosenkreutz, la nuova Personalità umana assunta da Lazzaro-Giovanni nel XIV secolo.  Soltanto nel XVII secolo il cristianesimo esoterico di Lazzaro-Giovanni, poté manifestarsi nel mondo attraverso Christian Rosenkreutz come corrente mistica cristiana-rosicruciana, percorribile soltanto per pochi eletti e nel XX secolo, affluì nell’Antroposofia fondata da Rudolf Steiner come corrente cristiana-rosicruciana a orientamento antroposofico.  Ciò avvenne durante il Convegno di Natale del 1923-24 alla presenza spirituale di Christian Rosenkreutz e del Maestro Gesù, e di circa 700/800 soci che parteciparono alla “Posa della Pietra di Fondazione” della Società Antroposofica Universale di Dornach (Svizzera), dove è presente il Goetheanum della Libera Università della Scienza dello Spirito o antroposofia.  Il compito dell’Antroposofia è di risvegliare spiritualmente le anime appartenenti a qualsiasi ceto sociale, a qualsiasi religione o etnia, per essere preparati a incontrare il Cristo nella Sua manifestazione eterica nel mondo astrale adiacente alla Terra. Attraverso la nuova conoscenza del cristianesimo esoterico fatto affluire dai dodici Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti, qualsiasi uomo di buona volontà può oggi prendere coscienza dell’evento del Golgotha e dell’Impulso che ne scaturì attraverso il mistero del sacrificio della morte e resurrezione del Cristo.

Rudolf Steiner, quale altissimo iniziato chiaroveggente cristiano-rosicruciano appartenente alla rosa dei dodici Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti, avendo incontrato il Cristo e in seguito ispirato dal successore del Buddha Gautama cioè il Bodhisattva Maitreya per più di un settennio, rinnovò maggiormente il cristianesimo esoterico in modo che ogni essere umano possa accoglierlo, purché scevro da qualsiasi pregiudizio, attraverso la Scienza dello Spirito o antroposofia quale via di conoscenza, la quale vuole unire lo Spirito che è nell’uomo allo Spirito cosmico universale. Attraverso la conoscenza antroposofica Rudolf Steiner ci dà la possibilità di approfondire maggiormente la biografia spirituale del Cristo e la Sua discesa da infinite altezze, fino a incorporarsi e sperimentare la vita e la morte umana sulla nostra terra attraverso Gesù di Nazareth quale archetipo dell’umanità, non contaminato dalla tentazione luciferica a seguito dei fatti succedutisi durante l’Epoca Lemurica. Nel libro “Meraviglie del creato, prove dell’anima e manifestazioni dello spirito”, Rudolf Steiner ci rivela:

“Con il Cristo entra nella vita fisica un’Entità divina per la stessa via che dovettero percorrere per la vita terrena gli Dei che in realtà prima erano solo esseri pensati degli altri Dei. Ora però entra per la prima volta un’Entità reale che non è nello stesso senso pensiero degli altri Dei, ma che è indipendente, ha una sostanza autonoma. Dallo spazio cosmico, in cui prima avevano vissuto solo i pensieri degli altri Dei, viene ora un pensiero divino che è reale, pag. 156.

 Come possiamo leggere da queste parole il Cristo è un Entità elevatissimo, cui non possiamo farci una rappresentazione immaginativa né comprenderlo col nostro intelletto umano astratto, in quanto Egli è un Essere spirituale reale, un “Pensiero-Io” quale emanazione della Trinità Divina  che abbraccia tutte le gerarchie superiori del nostro sistema stellare-planetario-terrestre; pertanto, possiamo afferrarlo solo attraverso la Sua manifestazione nell’ambito delle diverse singole sfere gerarchiche dai Serafini in giù, fino all’Archetipo-Io della gerarchia umana.  Vale a dire che l’uomo può comprendere il Cristo quale “Vero Io”, attraverso il cammino evolutivo che percorre verso la sua meta divina di creatore di mondi, passando attraverso gli stati di coscienza di ogni singola Entità gerarchica: cioè nell’eone di Giove come Angelo, nell’eone di Venere come Arcangelo, nell’eone di Vulcano come Archai; infine, come creatore di mondi similmente agli Spiriti della Forma o Elohim creatori solari, ecc.  Secondo la Scienza antroposofica, già nel nostro eone terrestre l’uomo può purificare e trasformare in sé un terzo dei suoi tre organi umani inferiori elevandoli ad arti superiori divini se vuole elevarsi al di sopra del gradino umano; ovverosia deve iniziare il lavoro che compiono su sé stessi le tre gerarchie spirituali umane superiori cioè gli Angeli, gli Arcangeli e le Archai. Gli Angeli hanno il compito di trasformare completamente il loro corpo astrale in Sé Spirituale; gli Arcangeli devono trasformare completamente il loro corpo eterico in Spirito Vitale e, le Archai devono trasformare completamente il loro corpo fisico (calore) in Uomo Spirito. L’uomo, oggi, è nello sviluppo dell’anima cosciente, per cui deve iniziare coscientemente a purificare il suo corpo astrale ed elevare la sua coscienza morale, trasformando in tal modo in parte il suo carattere egoista per quel tanto che possa prendere coscienza della sua origine spirituale divina, dopodiché conoscerà e si unirà al suo Io superiore con il quale accoglierà nel sesto periodo di cultura, una parte del Sé spirituale e nel settimo periodo una parte dello Spirito Vitale. Con ciò verrà concluso il ciclo dei sette periodi di cultura della nostra quinta Epoca Postatlantica che terminerà con una grande catastrofe umana che sconvolgerà tutta la natura terrestre cui Rudolf Steiner chiama “la guerra di tutti contro tutti”.  La nuova alba si affaccerà con la sesta Epoca Postatlantica per tutti quelli che avranno accolto l’Impulso del Cristo scaturito dall’evento del Golgotha cui nel Vangelo di Marco è descritto come quel giovanetto che seguiva Gesù quando questi è arrestato dai romani, i quali nel cercare di prenderlo fugge via lasciando nelle loro mani il lenzuolo che lo avvolgeva (Mc14,51-52). L’Impulso del Cristo è un Impulso-Io; è una specie di Archetipo Superiore, un Sé Superiore dell’umanità che si unirà al Vero Io del Cristo, facendo come dire da “ombrello” a tutti gli uomini che si saranno preparati e che avranno collaborato a “rivestirLo” tramite le azioni che sono state citate nella nota (16) dei precedenti articoli. Essi potranno rifugiarsi ed essere protetti dal Vero Io e dall’Io Superiore dell’umanità superando la grande catastrofe sopracitata, dando così inizio a un nuovo periodo di cultura della sesta grande Epoca Postatlantica con nuove facoltà, superiori spirituali.

La prima azione che possiamo sviluppare per rivestire l’Impulso-Io del Cristo di un corpo astrale è la fede, il cui sviluppo avverrà nell’arco di tutto il periodo dell’anima cosciente; noi viviamo tuttora in un’epoca in cui è necessario sviluppare la facoltà della vera fede! Tutto il nostro quinto periodo di cultura dello sviluppo dell’anima cosciente servirà appunto a sviluppare la vera fede nel Cristo che viene in “Veste eterica” e a saperlo riconoscere nel mondo astrale adiacente alla Terra; il compito della Scienza antroposofica è appunto di preparare degli uomini che siano in grado di riconoscerlo. Rudolf Steiner dice che l’Impulso del Cristo che resta nudo, cioè questo Io cosmico o questa specie di Sé superiore dell’umanità cui ha il compito di aiutare l’uomo a superare la catastrofe futura del settimo periodo di cultura alla fine dell’ottavo millennio, per manifestarsi agli uomini ha bisogno di essere avvolto da un corpo fisico, un corpo eterico e un corpo astrale, cui l’uomo può offrirgli attraverso l‘agire morale di atteggiamenti particolari nei riguardi del mondo esterno. Nel libro “Cristo e l’anima umana”, Rudolf Steiner ci rivela:

«Esso [l’Impulso del Cristo], sarà avvolto da un corpo astrale formato con la fede, con tutte le azioni di meraviglia e di ammirazione degli uomini; da qualche cosa che è come un corpo eterico, formato dalle azioni d’amore, e da qualche cosa che intorno ad esso è come un corpo fisico, plasmato dalle azioni della coscienza morale degli uomini» (O.O. 155, pag.124).

Vogliamo terminare questo tratto biografico del Cristo sulla base della Scienza dello Spirito o antroposofia, cui ci ha dato la possibilità di alzare un angolino sulla conoscenza dell’infinita natura spirituale di quest’Essere avatarico che possiamo maggiormente approfondire attraverso la ricca bibliografia antroposofica sparsa oggi in ogni angolo del mondo dalla casa Editrice Antroposofica di Dornach (Svizzera) e da quella di Milano per l’Italia, dove possiamo trovare tutti i cicli di conferenze cristologiche che Rudolf Steiner ha tenuto in diverse città del mondo. Terminiamo questo tema con due inni alla “Parola” (Logos) di cui uno di Giovanni l’evangelista, cui recita:

«In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era un Dio.

Egli era in principio presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di Lui,

e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita

E la vita era luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre,

ma le tenebre non l’hanno accolta» (Gv 1,1-5).

Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Pforzheim, il 7 marzo 1914, dice che l’evoluzione umana è giunta a un punto in cui è lecito esprimere le prime parole del Vangelo di Giovanni anche in un’altra forma, ossia:

«Nel principio è il pensiero,

e il pensiero è presso Dio,

e il pensiero è cosa divina.

In esso è vita,

e la vita deve diventare la luce del mio io.

E risplende il divino pensiero nel mio io,

perché le tenebre del mio io afferrino

il divino pensiero».

(Verso il Mistero del Golgota, O.O. 152).

Collegno, agosto 2021                                                                     Antonio   Coscia

Agg. marzo 2023  

Note Antroposofiche

30    L’uomo per compiere la sua evoluzione e perfezione umana deve attraversare sette stati di coscienza cosmici che nella Scienza antroposofica sono chiamati: «Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano». Di questi sette stati cosmici ne sono già passati tre, cioè Saturno, Sole e Luna, cui attualmente siamo nello stato cosmico o eone terrestre che chiamiamo Terra. I nomi scelti non sono riferiti ai pianeti attuali del nostro sistema solare i quali, indicano soltanto il punto dove si espandevano le sfere cosmiche dell’antico Saturno fino al pianeta Saturno attuale; l’antico Sole fino al pianeta Giove attuale e l’antica Luna, fino al punto in cui è collocato il pianeta Marte attuale. Questi antichi sistemi solari o sfere cosmiche non vanno immaginate come il nostro sistema solare attuale. ma come sfere spirituali cui nessun occhio fisico avrebbe potuto vedere, in quanto erano delle sfere spirituali costituite da una sfera di calore sull’antico Saturno, da una sfera eterica sull’antico Sole e da una sfera astrale sull’antica Luna. Non è possibile in una nota dare maggiori dettagli sugli antichi stati di coscienza cosmici, per cui possiamo in sintesi dire che, ogni stato di coscienza cosmico deve attraversare diversi sottostati di coscienza, chiamati: «Stati di Vita, Stati di Forma, Stati di Epoche e Stati o periodi di cultura». Nel nostro stato attuale di coscienza, vogliamo tralasciare lo stato di Vita e lo stato di Forma per non complicarci troppo la vita con questa nota integrativa, prendendo in esame soltanto le Epoche. Diciamo allora che la nostra Terra in ogni stato di forma (se ne contano sette) deve passare  attraverso sette Epoche, cui chiamiamo:

«Epoca Polare, Epoca Iperborea, Epoca Lemurica, Epoca Atlantica, quinta Epoca Postatlantica, sesta Epoca Postatlantica e settima Epoca Postatlantica».

A sua volta ogni «Epoca» deve attraversare «sette periodi di cultura» che chiamiamo:

«Paleo Indiano, paleo Persiano, Egizio-caldaico-ebraico, greco-romano, periodo anglo-germanico, periodo slavo-russo e periodo americano».

Ogni periodo di cultura dura circa 2160 anni e attualmente, ci troviamo nel quinto periodo di cultura “anglo-germanico” della quinta Epoca che astrologicamente si trova sotto il segno dei Pesci, cui durerà ancora per circa 1500 anni e dopodiché entreremo nel sesto periodo di cultura slavo-russo che sarà sotto il segno dell’Acquario. Infine, per ultimo, entreremo nel settimo periodo di cultura “americano” che sarà sotto il segno del Capricorno che finirà con una grande catastrofe simile al “Diluvio universale” chiamata  dalla Scienza antroposofica, “la guerra di tutti contro tutti”. Finita la pausa catastrofica, gli uomini che avranno superato la crisi inizieranno una nuova Epoca formata da sette nuovi periodi di cultura e così per la settima Epoca, fino a che la Terra sarà completamente trasformata unendosi di nuovo alla Luna e al Sole (Vedi Tav.1).

Tav.1      I SETTE STATI DI COSCIENZA PLANETARI

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo XII

Elia viene rapito in cielo e lascia il  mantello al suo discepolo Eliseo – di Duilio Corompai

«Disse il Signore a Elia: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna» (1 Re – 19, 11-13).
 

12. L’Entità del Cristo VI

Abbiamo visto che i quattro evangelisti descrivono quattro aspetti di Gesù di Nazareth entro il quale sono incorporante tre altissime Entità divine-umane, cui è possibile sperimentare solo attraverso le facoltà chiaroveggenti dell’immaginazione, ispirazione e intuizione che i discepoli avevano acquisito soltanto dopo cinquanta giorni dalla morte di Gesù durante il giorno della Pentecoste, di cui l’unico come citato, era Giovanni che iniziato direttamente dal Cristo acquisì la facoltà più alta  dell’intuizione.28  Abbiamo descritto i tratti biografici  più importanti della  natura interiore di due di queste Entità divine-umane, essendo consapevoli che ciò che abbiamo caratterizzato non può che essere poco esauriente nei confronti di questi due altissimi servitori del Cristo, ma essere di stimolo per un maggior approfondimento tramite la conoscenza della Scienza antroposofica. Pertanto, se vogliamo ora accostarci alla comprensione della figura del Cristo, per quanto sia possibile farlo col nostro intelletto umano poco adatto ad afferrare le immagini viventi del mondo spirituale, dobbiamo perciò affidarci alla comprensione concettuale dei fatti descritti da Giovanni nel suo Vangelo che, come abbiamo visto, è l’unico dei discepoli che insieme alla Madre di Gesù e Maria di Màgdala, sono presenti sotto la croce del Golgotha fino alla morte del loro Maestro. Occorre qui ancora ricordare che non è possibile dimostrare l’esistenza del Cristo sulla base di un fatto storico avvenuto due millenni or sono, in quanto che la sua nascita nel mondo fisico non può avvenire come per le altre due Entità divine-umane tramite il concepimento normale della fecondazione (come spiegato) tra due esemplari maschio e femmina, la cui crescita avviene poi dopo normalmente attraverso lo sviluppo dell’età puberale fino all’età adulta. Secondo la conoscenza antroposofica della Scienza dello Spirito, il Cristo è un essere avatarico elevatissimo (il quale esisteva prima della creazione) che abbraccia tutte le coscienze delle gerarchie spirituali superiori, per cui non può nascere attraverso una donna tramite il parto normale per quanto possa essere pura ed evoluta, morrebbe all’istante, bruciata dal fuoco divino. E se anche ciò fosse possibile, non avrebbe alcun senso che quest’Altissima Entità divina debba svilupparsi attraversando i cicli normali umani di crescita, dall’infanzia fino appunto all’età adulta, in modo d’abituarsi alle nuove condizioni terrestri sulla base karmica della vita passata, in quanto il Cristo non si è mai incarnato sulla Terra né possiamo dire che possa avere un debito karmico nei confronti dell’umanità. La Sua incorporazione-incarnazione in Gesù di Nazareth avvenne per la prima volta come citato, in un uomo singolare eccezionale adulto di trent’anni, i cui arti inferiori della sua costituzione umana furono preparati dal popolo ebraico antico attraverso due millenni, cioè dal loro capostipite Abramo in poi, in vista della discesa da mondi elevatissimi dell’Altissimo Spirito solare, richiamato per la quarta volta29 alfine potesse intervenire in soccorso dell’umanità sofferente.

Il primo discepolo che presentì la Sua presenza nell’ambito dell’aura solare riconoscendolo tramite la veggenza ispirativa col nome di Ahura Mazdā fu il grande iniziato Zarathustra, il fondatore della religione persiana antica risalente a circa 7000 anni fa, cui predisse ai suoi discepoli che l’Altissimo Spirito del Sole che opera dietro Ahura Mazdā, sarebbe un giorno disceso sulla Terra e che sarebbe apparso in sembianza umana. Egli per diversi millenni preparò le due correnti regale e sacerdotale con l’aiuto di Melchisedec (Noè), il grande iniziato dell’antichissimo oracolo del Sole di Atlantide, cioè il re-sacerdote del Dio Altissimo di Gerusalemme che con l’incontro di Abramo nella “valle dei re”, diede inizio allo sviluppo delle due correnti, iniziando Abramo nei misteri del “pane e del vino”. Dietro l’offerta del pane e del vino che Melchisedec offrì ad Abramo in cambio di un decimo del bottino di ciò che egli aveva conquistato nella valle dei re (Genesi 14:18-20), è celata l’iniziazione di Abramo nei misteri del corpo fisico e del corpo eterico che dovevano essere preparati nell’ambito del popolo ebraico antico con la collaborazione di Mosè, allievo e discepolo di Zarathustra. In seguito, dall’ottavo secolo a.C. in poi, un’altra altissima Entità sovraumana ebbe il compito di preparare il corpo astrale del popolo ebraico alfine potesse nascere dal suo seno un uomo che fosse in grado di accogliere in sé Ahura Mazdā, ovvero il Cristo, si tratta di Elia uno dei più altissimi Profeti della corrente messianica dell’ebraismo, colui che incarnatosi come Giovanni il Battista aiuterà poi a nascere o incorporare il Cristo nel corpo astrale di Gesù di Nazareth. Elia è un’altissima Entità super-umana che possiamo paragonare a un grande Bodhisattva30, il quale non si è mai incarnato del tutto sul piano fisico in un corpo umano giacché troppo angusto per la sua grande anima, per cui quando è il momento di manifestarsi nel mondo fisico, egli sceglie un uomo tra i più evoluti del popolo in cui vuole agire e s’incorpora in parte, nel suo corpo astrale. Anticamente l’Io umano con cui il Bodhisattva si univa, si allontanava momentaneamente dai suoi involucri umani inferiori, lasciando il posto all’Io sovrumano bodhisattvico che dopo terminata la sua missione lasciava quel corpo, entro il quale ritornava di nuovo il vecchio Io umano che era divenuto più evoluto a causa della presenza del Bodhisattva nei suoi elementi costitutivi umani. Dopo l’evento del Cristo ciò non fu più necessario, per cui nell’uomo che viene scelto dal Bodhisattva alfine che possa manifestare la sua dottrina all’umanità, convivono insieme contemporaneamente due “Io umani” superiori. Per questo, quando l’umanità ha bisogno di una svolta spirituale in modo che l’uomo non si allontani troppo dalla sua origine divina correndo il pericolo che il suo “Io” possa completamente terrestrizzarsi con terribili conseguenze di un animalizzazione arimanica, (per cui la sua forma umana diverrebbe qualcosa di grottesco), vengono inviati dalla comunità dello Spirito Santo, i Bodhisattva umani. Per cui sul piano fisico vedremmo un uomo normale, ma che nella sua interiorità animica è portatore di un Essere spirituale sovrumano che agisce sul piano fisico con delle forze sovrumane invisibili cui non possono essere rilevate da nessun strumento scientifico, e tantomeno essere scritto negli annali della storia umana.

Possiamo allora prendere coscienza che ciò sia  stato valido anche nei confronti di Gesù di Nazareth, il quale aveva incorporato nella sua anima  non solo un Bodhisattva ma anche un Avatar che  agì attraverso il Cristo Gesù con delle forze cosmiche poderose, non solo salvando i quattro elementi costitutivi umani che potranno permettere all’umanità di elevarsi maggiormente a un’esistenza superiore dei futuri stati di coscienza di Giove, Venere e Vulcano, ma della Terra stessa, la quale ha ora in sé le premesse per trasformarsi da pianeta in un nuovo Sole che verrà accolto dalla nostra Stella centrale. Prima però occorre che la Luna si ri-unisca alla Terra, dopodiché tutti i pianeti del nostro sistema solare si ri-uniranno di nuovo col Sole. Questo avverrà di certo non fra un anno o tra un secolo, giacché la trasformazione della Terra così come quella dell’uomo deve avvenire in tempi molto lunghi, in modo da permettere a tutte le anime umane e non solo quelle presenti attualmente sul piano fisico, ma anche tutte le anime umane esistenti nel mondo spirituale che si preparano a ridiscendere sulla Terra le quali, furono create all’inizio del ciclo terrestre e, sono moltissime! tante quante sono le stelle che vediamo di sera nel cielo stellato. Tutto questo non poteva essere provato allora, né di conseguenza può essere provato con degli strumenti scientifici o essere scritto nella storia umana di oggi, in quanto come citato, le forze spirituali non possono essere rilevate da alcun strumento meccanico ma solo dai sensi umani perfezionati e spiritualizzati; come gli organi  della vista sono stati formati dal Sole, così gli organi spirituali della vista interiore devono essere formati dall’uomo stesso, dal suo Io umano attraverso  un cammino  di conoscenza e di purificazione del suo corpo astrale. Pertanto, se di Gesù di Nazareth e del Cristo Gesù, possiamo farci un concetto o meglio, una rappresentazione immaginativa astratta della loro forma corporea umana descritta dai primi pittori e scultori dei primi secoli in cui il cristianesimo andava affermandosi tra mille ostacoli e sofferenze umane, dell’Entità divina del Cristo non abbiamo nulla che possiamo rappresentarci come immagine rappresentativa reale del suo essere spirituale, in quanto Egli non ha forma essendo puro spirito, per cui possiamo solo coglierlo con la vista spirituale della veggenza superiore. Possiamo però farci un concetto o una rappresentazione immaginativa del Suo essere reale, osservando il Rappresentante dell’umanità che Rudolf Steiner ha scolpito in legno a Dornach (Svizzera), osservando chiaroveggentemente la figura luminosa del Cristo eterico nel mondo astrale della nostra sfera terrestre. Vedere soltanto la Sua figura in forma lignea però non basta, occorre farci anche un concetto biografico spirituale sulla Sua origine, chiedendoci: chi è il Cristo?

L’unico apostolo che ci parla del Cristo è appunto Giovanni l’evangelista che nel suo Vangelo scrive che il Cristo è “Parola”. È la Parola cosmica creatrice che proviene dalla Trinità Divina esistente di là dello Zodiaco stellare e che esisteva prima della creazione del mondo, tramite cui Dio Padre ha creato tutto ciò che esiste nell’universo, cui senza la Parola non potrebbe esistere nulla di tutto ciò che è stato creato. Egli continua dicendo che la Parola è Dio stesso quale manifestazione ed emanazione di Dio Padre, da cui il Cristo è generato quale Essere-Io divino avente in Sé le stesse caratteristiche del Padre, cioè i tre aspetti trinitari di Padre, Figlio e Spirito Santo. Sono concetti profondi di un altissimo contenuto esoterico colti dal pensiero chiaroveggente di un altissimo iniziato cristiano, iniziato come sappiamo dal Cristo stesso nella figura di Lazzaro il fratello di Marta e Maria di Betania, cui possiamo comprendere solo con l’aiuto della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, dove Rudolf Steiner nel libro “Il Vangelo di Giovanni”, lo mette in relazione con i misteri dell’evoluzione umana o eoni cosmici di Saturno, Sole e Luna, descritti nella sua “Scienza Occulta” O.O. 13, con i misteri della morte e resurrezione e quelli della Divina Sofia. Soltanto in Giovanni troviamo l’inno alla parola che si fa carne! Il vangelo esoterico della corrente giovannea del vero cristianesimo originario che dopo diversi secoli vissuto all’ombra della corrente pietrina del potere papale, emerse come un fiume sotterraneo alla luce della storia umana tra il XIV e XV secolo come corrente cristiana-rosicruciana tramite Cristian Rosenkreutz (1378-1484). Questo è il nome che Giovanni-Lazzaro ha assunto nel nostro quinto periodo di cultura dell’anima cosciente, dopo essere passato attraverso una nuova iniziazione nel XIII secolo d.C., da parte di dodici Maestri di Saggezza che rappresentavano l’evoluzione di dodici periodi di cultura, cui sette dell’Epoca Atlantica e cinque della nostra Epoca Postatlantica. Essi fecero fluire tutta la loro saggezza antica in formule mantriche, in un giovanetto che aveva vissuto durante gli eventi di Palestina tutta l’esperienza cosmica-umana della morte e resurrezione del Cristo, nella   Personalità umana di Lazzaro-Giovanni. A uno a uno, gli iniziatori fecero fluire le formule magiche di tutta la loro conoscenza antica nell’anima del giovinetto, fino a che questi divenuto come trasparente lasciò come morto il suo corpo fisico incontrando il Cristo nel mondo spirituale.  (XII. continua).

Collegno, marzo 2023                                                       Antonio Coscia

Note   Antroposofiche

28    L’Intuizione appartiene al quarto gradino della via iniziatica della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, e corrisponde al gradino antico del “Leone”.  L’intuizione è il più alto livello chiaroveggente che un discepolo moderno può raggiungere nel nostro periodo dell’anima cosciente, cui ci dà la possibilità di unirci intimamente alla terza gerarchia dei Troni, Cherubini e Serafini e di conseguenza, unirci non solo al nostro Io superiore, ma anche al nostro Vero Io.

29   Il Cristo ha già compiuto tre sacrifici nei riguardi dell’umanità. attraverso l’incorporazione dell’Anima Natanica, di cui uno durante l’Epoca Lemurica per via dei dodici sensi dell’uomo cui erano in disordine  a causa di Lucifero; il secondo  avvenne nel primo periodo dell’Epoca Atlantica  a causa di un disordine negli organi vitali umani dovuto agli influssi di Lucifero e Arimane, e il terzo avvenne durante i due terzi dell’evoluzione Atlantica, dove il Cristo intervenne incorporando per la terza volta l’Anima Natanica per salvare il disordine delle tre facoltà umane del pensare, sentire e volere, a causa dell’intervento di Lucifero e Arimane. Volendo riassumere i quattro sacrifici del Cristo e dell’Anima Natanica, diciamo che il primo avvenne nella sfera cosmica del Devachan Superiore o delle stelle fisse, il secondo intervento avvenne nella sfera planetaria o Devachan Inferiore, il terzo nel mondo astrale e il quarto nel periodo greco-romano della nostra quinta Epoca Postatlantica. Ma, durante il XIX secolo, avvenne un quinto sacrificio del Cristo e dell’Anima Natanica nei dintorni del mondo astrale adiacente alla nostra Terra, dove a causa dell’oscuramento arimanico provocato da anime materialiste che varcarono la porta della morte tra XVI-XVII e XVIII secolo, provocarono il soffocamento di quest’Anima Angelica, la quale fu salvata di nuovo dall’intervento  del Cristo che assunse su di sé la sfera nera arimanica.   

30     La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa, perché queste entità superiori appartengono a diverse classi umane-divine e in modo particolare alla categoria dei Bodhisattva Celesti, cioè gli Arcangeli, gli arci-messaggeri del mondo divino, i quali formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che nella sfera del Budhi, (la sfera solare oltre le stelle fisse o Devachan Superiore o, secondo un termine occidentale, il «piano della Provvidenza) contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» del Cristo-Sole, posto al loro centro.  Sergej O. Prokofieff, in base alle citazioni di diverse conferenze tenute da Rudolf Steiner su quest’argomento, nel suo libro “Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, a pag. 71 scrive: «Un Bodhisattva è un essere di ordine cosmico che ha già superato i limiti dello sviluppo proprio dell’uomo; egli si avvicina già all’evoluzione dell’Angelo e si trova in una corrente evolutiva nella quale la sua coscienza arriva fini alla sfera del Budhi. In altri termini, un Bodhisattva sta in una fase di sviluppo che l’umanità raggiungerà, per via naturale, soltanto su Giove. Questo si esprime nel fatto che il Bodhisattva già ora, “in modo comune” a un essere della gerarchia angelica, può, con il proprio Io [superiore], operare coscientemente alla trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale. In questo lavoro egli viene ispirato da un essere di una gerarchia superiore, quella degli Arcangeli. Quando questo lavoro si avvicina al suo compimento, il Bodhisattva si reca in Terra per un’incarnazione umana completa, vale a dire che percorre quel grado chiamato da Rudolf Steiner il grado di “buddha umano”. Durante questa sua ultima incarnazione il Bodhisattva lavora in modo comune a un essere della gerarchia degli Angeli e raggiunge finalmente il grado del Sé spirituale (l’illuminazione sotto l’albero del Bodhi). Con ciò egli completa il ciclo corrente all’evoluzione del mondo, e non deve più incarnarsi sulla Terra. D’ora in poi non lavora più, come essere della gerarchia degli Angeli, al suo corpo astrale che è divenuto il corpo luminoso del Sé spirituale (Nirmanakaya)». L’ulteriore evoluzione del Buddha consiste nel fatto che egli, partendo dal suo Sé spirituale come principio dell’io, lavora, in maniera consueta a un Arcangelo, al proprio corpo eterico e lo trasforma a poco a poco in spirito Vitale» (ibidem).  Per un maggior approfondimento vedi sul blog Pensieri Antroposofici dell’Anima, “Il Paraclito, i Grandi Bodhisattva e il Bosatsu dell’Oriente”.

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo XI

John Everett Millais, Gesù nella casa dei suoi genitori, 1850, Tate Gallery, Londra

Nel principio è la memoria. E la memoria continua a vivere,

e divina è la memoria, e la memoria è vita.

e questa vita è l’io dell’uomo, che nell’uomo fluisce.

Non egli solo, il Cristo in lui.

Quando egli ricorda la vita divina, è nella sua memoria il Cristo,

e irradiando vita della memoria il Cristo risplenderà

nelle immediate tenebre presenti.

Rudolf Steiner

11. L’Entità del Cristo V

Se abbiamo in parte compreso la complessa struttura animica-spirituale  di Gesù di Nazareth, non dobbiamo più meravigliarci che i Vangeli visti da un punto di vista della veridicità storica-biografica  appaiono così contraddittori tra loro e in modo particolare il Vangelo di Giovanni, il quale si differenzia del tutto dagli altri tre evangelisti  descrivendo la figura di Gesù come “Logos creatore” proveniente da un mondo che va oltre la percezione del raziocinio umano cui l’uomo normale non può comprendere, poiché incapace di elevare il suo intelletto oltre il mondo stellare,  fino al mondo della “Parola creatrice”. È questo un mondo situato oltre la sfera zodiacale delle stelle fisse, dove possono innalzarsi  solo quegl’iniziati che hanno sviluppato delle facoltà veggenti superiori cui possono elevarsi con il loro pensiero o coscienza chiaroveggente oltre la nostra terza dimensione planetaria, al di là del mondo stellare, dove inizia la dimensione astrale; le stelle difatti che vediamo, al loro centro non bruciano elio come erroneamente credono gli astronomi, ma sono costituite da un vuoto cosmico, un buco nero, il quale delimita l’universo fisico da quello astrale di cui è compenetrato. Giovanni l’evangelista aveva questa facoltà chiaroveggente superiore per il fatto che era stato iniziato dal Cristo, laddove nel suo Vangelo è descritto in modo velato la malattia di Lazzaro, il fratello di Marta e Maria di Betania, che dopo essere stato morto per tre giorni viene resuscitato dal Cristo. Lazzaro non è altro che Giovanni risorto dal Cristo, ossia il Cristo operò su di lui l’antico rituale iniziatico che avveniva di nascosto nel mistero del Tempio ebraico, dove l’iniziando veniva messo in una specie di bara dopo essere stato ipnotizzato dallo Ierofante che, come dire, estraeva la sua anima dal corpo fisico. In tal modo l’iniziando giaceva come morto per tre giorni sostenuto da dodici adepti che operavano in cerchio attorno alla bara, sostituendo con le loro forze spirituali il corpo eterico dell’iniziando che era quasi del tutto fuori dal corpo fisico (mentre la sua anima e l’Io umano andavano incontro al Cristo, lo Spirito del Sole), evitandogli in tal modo la morte certa. Alla fine dei tre giorni lo Ierofante richiamava l’anima alfine ritornasse nel suo corpo con le famose parole che il Cristo usò per richiamare Lazzaro, ossia: “Lazzaro vieni fuori!” (Talita Kum!), cui l’anima ritornava nel suo corpo illuminata dalla saggezza solare del Cristo. Nel Vangelo di Giovanni, l’autore concentra le sue facoltà ispirative e intuitive veggenti sul “Logos divino creatore” che tramite il Battesimo del Battista, compenetra l’anima di Gesù di Nazareth. Cioè Giovanni evidenzia il mistero cristiano dell’Io divino nella sua manifestazione più alta entro le forze più pure di un esemplare umano appositamente preparato dalle due correnti regale e sacerdotale, che operavano nei misteri antichi del mosaismo ebraico. Di cui egli ci dice che l’Altissimo Spirito del Sole conosciuto nell’antichità come Ēl Elyōn, cui è menzionato nel vecchio Testamento dal sacerdote di Gerusalemme Melchisedec (Genesi 14:18-20) e nella Scienza dello Spirito o antroposofia come l’Io Sono l’Io Sono, o anche come “Vero Io”,  ha vissuto in un uomo particolare  chiamato Gesù di Nazareth che non essendo stato riconosciuto come il messia tanto atteso dalle guide religiose ebraiche, fu messo a morte come un qualunque malfattore dal potere corrotto dei sacerdoti farisei e sadducei con l’aiuto dei romani, attraverso il supplizio ignominioso della croce. Egli evidenzia anche il mistero della morte e della resurrezione, dando così all’umanità la speranza della redenzione attraverso l’impulso del sacrificio divino, cui ogni uomo deve prenderne coscienza tramite la missione che il Cristo dà a Giovanni sotto la croce del Golgotha, quale conoscenza del mistero della Divina Sofia.

     Similmente i tre evangelisti Luca, Marco e Matteo descrivono con le loro forze immaginative veggenti, la biografia storica-spirituale delle quattro parti corporee, animiche e spirituali, di cui è costituito Gesù di Nazareth. Luca concentra le sue forze immaginative veggenti, sul corpo astrale (anima) e Io superiore di Gesù di Nazareth. Egli essendo stato discepolo di San Paolo che, come sappiamo, venne folgorato sulla via di Damasco dalla possente luce astrale dell’anima Adamitica o Natanica di cui erta avvolto il Cristo, descrive appunto grazie all’esperienza spirituale di Paolo, l’archetipo originario umano creato da Yahveh o Jehovah cioè Adamo, prima che questi venisse tentato da Lucifero. Soltanto Luca descrive le forze della compassione e del perdono che operano dal corpo astrale quando è purificato col fuoco dello Spirito Santo; difatti solo in Luca troviamo il perdono verso gli uomini che non “sanno quello che fanno”, cioè manca loro la coscienza morale del male che fanno e che ricadrà in loro stessi quale effetto della legge karmica. Per questo la biografia genealogica su Gesù di Nazareth non può che iniziare dalla madre Maria di Nazareth, alla quale egli dedica il suo “Magnificat” giacché rappresentante della più pura anima umana ebraica, prescelta già da giovinetta dai sacerdoti esseni alfine potesse incorporarsi in lei per la prima volta sul piano fisico, la divina Sofia; di cui si dirà che verrà adombrata dallo Spirito Santo da cui nascerà da lei, il “figlio di Dio”.  Difatti, Luca nel suo Vangelo ci indica che in Gesù di Nazareth è presente un puro corpo astrale (anima) e un Io umano che risalendo attraverso settantasette generazioni (3 volte 11) arriva fino ad Adamo e da questi a Dio. Questi due puri elementi adamitici costitutivi di Gesù erano stati protetti nel grembo divino della loggia solare, come già spiegato, i quali discendono per la prima volta sul piano fisico in un puro corpo umano senza peccato, diversamente dalla caduta dell’antico Adamo, la cui causa invece, fu il peccato originario ispirato da Lucifero. La discesa del nuovo Adamo fu dovuta invece dal grido di dolore in cui versava l’umanità a causa dell’egoismo e dalla trasgressione verso la legge morale di Yahveh, cui necessitava di nuovo l’intervento del Cristo tramite un nuovo sacrificio dell’anima angelica-arcangelica27 – come a volte è definita da Rudolf Steiner – alfine che l’umanità potesse essere salvata questa volta. direttamente dalla discesa dello stesso Dio solare nell’angusto corpo di un uomo, sul piano fisico. 

Marco non descrive la biografia genealogica di Gesù ma inizia subito col Battesimo di Giovanni, ponendo la sua attenzione attraverso il suo sguardo veggente-immaginativo sul corpo eterico del Cristo Gesù, il quale è costituito dalle pure forze eteriche originarie insite in Adamo prima che questi fosse oscurato dalle forze luciferiche e arimaniche, ossia le forze dei quattro eteri provenienti dai quattro stati di coscienza  o eoni cosmici dell’antico Saturno, Sole, Luna e Terra, di cui abbiamo già parlato, ossia l’etere di calore, l’etere di luce, l’etere chimico o del suono e l’etere di vita. Per cui, il corpo eterico di Gesù di Nazareth si presentava a Marco come un Sole, come il Dio persiano Ahura Mazdā, la cui aura luminosa divina si espandeva in tutto lo spazio terrestre della Palestina attraverso cui fluivano continuamente le forze delle dodici costellazioni dello Zodiaco, con le quali il Cristo sanava gli ammalati. Inoltre, Marco evidenzia nel capitolo quattordicesimo un giovane che segue Gesù da lontano, cui i soldati romani dopo il tradimento di Giuda e l’arresto di Gesù, cercano di prenderlo ma il giovane sfugge loro lasciando cadere il lenzuolo che lo ricopriva nelle loro mani (Mc 14,51-52). Il giovane sappiamo che è l’impulso giovanile che il  Cristo ha immesso con il Suo sacrificio salvifico nell’ambito terrestre, il quale restò nudo giacché i romani poterono prendere solo il corpo eterico che lo rivestiva; sta’ all’umanità attuale e futura  rivestirlo, in modo che possa essere di aiuto all’umanità nel superare  le prove e le catastrofi future; (vedi per maggiore approfondimento su questo blog: L’impulso del Cristo e l’impulso dell’uomo – Pensieri Antroposofici dell’Anima).

Infine, Matteo, che concentra le sue forze immaginative veggenti sul corpo fisico del Gesù salomonico entro il quale s’incarna il grande iniziato solare Zarathustra.  Essendo stato un adepto della corrente essena come già citato, descrive le forze generative ereditarie ebraiche che tramite il capostipite Abramo si sono evolute e perfezionate passando attraverso 42 generazioni fino al Gesù salomonico, quale rappresentante umano perfetto del popolo scelto da Dio, entro il quale s’incarna il grande iniziato solare Zarathustra. Come possiamo capire da quel che si è detto, i Vangeli possono essere contraddittori sul piano della veridicità storica, ma essi si completano quando sono compresi sul piano di una biografia storica-spirituale dalle forze chiaroveggenti, sui diversi piani dello Spirito. Dobbiamo ancora aggiungere che i quattro Vangeli rappresentavano nel mondo antico e per certi versi ancora oggi, quattro vie iniziatiche che ognuno può percorrere immergendosi nei contenuti dei Vangeli con calore, serietà e perseveranza, in modo da avvicinarsi e accogliere in sé l’Impulso del Cristo attraverso la conoscenza dell’intima natura umana-divina del Cristo Gesù, cui viene narrata dai vangeli.

A fronte di tutto quello che abbiamo detto finora, occorre dire che se per le figure storiche di Zarathustra e di Gesù di Nazareth, possiamo trovare delle prove negli annali di Tacito o in quelli di Giuseppe Flavio, anche se per una minoranza di storici sono solo dei miti, non si può di certo dire della stessa cosa sull’esistenza del Cristo che sia realmente vissuto in Palestina duemila anni fa. Non esiste alcunché e d’altronde non potrebbe esserci alcun documento storico che possa attestare la sua esistenza di aver vissuto per tre anni in un uomo e che sia stato crocifisso poi dopo, come un delinquente comune dai romani. Nessuno uomo compenetrato da un Dio (ammesso che ciò fosse possibile) può morire per colpa di altri, se non per la decisione della sua stessa volontà. L’esistenza del Cristo, del Dio solare che abbia vissuto sulla Terra in un corpo umano, può essere appurata solo dalla facoltà chiaroveggente in grado di leggere nella regione più alta della cronaca dell’Akasha, cioè nella regione del Budhi o mondo degli archetipi; ciò vuol dire che soltanto iniziati cristiani e discepoli del Cristo sono in grado nel nostro periodo storico, di leggere senza errori nella parte più alta dell’Akasha. Tra questi altissimi iniziati cristiani conosciuti dalla Scienza antroposofica come “Maestri di saggezza e dell’armonia dei sentimenti”, appartiene a questa cerchia di dodici altissimi iniziati e discepoli del Cristo, Rudolf Steiner il fondatore dell’Antroposofia, il quale è stato l’unico chiaroveggente del XIX-XX secolo, a parlare in modo esauriente per la comprensione degli uomini moderni dell’Entità del Cristo o meglio dell’Io Sono l’Io Sono. (XI. Continua)

Collegno,  febbraio  2023                                                           Antonio  Coscia

Note Antroposofiche

27     Rudolf Steiner, in alcune conferenze sui tre sacrifici o interventi a favore dell’umanità che durante i periodi lemurico e atlantico attraversava in modo caotico, per colpa di Lucifero e Arimane, lo sviluppo corporeo dei sensi e quello degli organi vitali del corpo eterico, chiama l’anima Natanica a volte Angelo, per il fatto che il suo puro corpo astrale è in una certa relazione col corpo astrale purificato o Sé Superiore degli Angeli. A volte invece lo menziona  come Arcangelo, per il fatto che il suo puro corpo eterico è in una certa relazione col corpo eterico purificato degli Arcangeli, ossia il Budhi o corpo Vitale.

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo X

Cristo ritratto nel ruolo di giardiniere in un dipinto di Tiziano del 1553 al Museo del Prado

«Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi, ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbuni!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20,11-18).

10. L’entità del Cristo IV

Se vogliamo cercare di farci una modesta  opinione sulla veridicità dei quattro vangeli sinottici in modo di approfondire tramite la Scienza antroposofica l’unione mistica dell’Altissimo Spirito del Sole in Gesù di Nazareth, tramite l’aiuto di Giovanni il Battista, dobbiamo capire perché i quattro vangeli non concordino nel descrivere la storia biografica di Gesù di Nazareth; perché in alcuni punti salienti  come la nascita, sono discordanti tra loro non descrivendo gli stessi fatti cronologici sulla vita di Gesù di Nazareth. Per farlo dobbiamo capire com’è strutturato l’uomo secondo gli insegnamenti che ci offre l’Antroposofia tramite la Scienza dello Spirito, così come insegnati nel libro “Teosofia”. Sappiamo che l’uomo è essenzialmente costituito da un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io, per cui dobbiamo pensare che anche Gesù di Nazareth era costituito da quattro involucri corporei similmente a ogni uomo; soltanto che questi involucri erano alquanto diversi dall’uomo comune! Come abbiamo dimostrato finora nel nostro tema sulla base della conoscenza della Scienza antroposofica, (la cui origine si fonda sull’esperienza chiaroveggente di Rudolf Steiner che ha rivelato in pensieri astratti le immagini universali accolte dalla memoria dell’Akasha), nel corpo umano di Gesù di Nazareth, convissero interpenetrandosi simultaneamente quasi tre Individualità peculiari tra le più evolute delle gerarchie divine spirituali e umane. Una di esse abbiamo detto che era Zarathustra il fondatore dell’antica religione persiana, il quale nasce come bambino salomonico da genitori nativi di Betlemme e che durante l’età puberale, la sua Individualità superiore si sacrifica, uscendo dai suoi involucri umani trasferendosi o meglio incorporandosi nell’altro bambino Gesù dodicenne nato da genitori nativi di Nazareth. Ciò causerà la morte pochi giorni dopo del bambino salomonico nativo di Betlemme, in quanto l’anima non supportata dall’l’Io superiore non può vivere nel mondo fisico. Zarathustra dopo aver elaborato il corpo di Gesù di Nazareth come citato, si sacrifica per la seconda volta abbandonando di nuovo all’età di trent’anni anche questo involucro animico particolare per far sì che possa essere compenetrato e incorporato dall’Altissimo Dio solare, in modo che possa realizzarsi sulla Terra l’evento del Golgotha.

Rudolf Steiner ci rivela nel suo “Quinto  Vangelo” antroposofico che Gesù di Nazareth prima di andare dal Battista per compiere il rituale del Battesimo, ebbe un lungo colloquio con la matrigna che in realtà era la  sua vera madre Maria originaria della città di Betlemme, la quale come citato, si era unita in matrimonio col padre Giuseppe di Nazareth dopo che la giovane moglie Maria nativa di Nazareth morì giovanissima, pressappoco in concomitanza con il bambino salomonico, cioè il bambino entro il quale era incarnato Zarathustra. Da questo colloquio apprendiamo che Gesù di Nazareth confida alla sua vera madre tutto il dolore animico per il fatto che gli uomini a causa del loro egoismo erano sempre più malati e sofferenti, e ciò per colpa delle correnti religiose che non erano più in grado di aiutarli per essersi sempre di più allontanate dall’impulso divino della Bat Kol (voce divina) che aveva ispirato gli antichi Profeti ebraici servitori di Yahveh. E perfino la corrente spirituale degli esseni rimasti fedeli agli insegnamenti di Mosè, i quali con il loro zelo religioso non erano in grado di aiutare il popolo alleggerendolo dalle malattie cui erano tormentati dagli spiriti luciferici e arimanici. Alla fine del colloquio Gesù si congeda dalla madre e nello stesso momento anche l’Individualità superiore di Zarathustra esce dall’involucro corporeo-animico, cui Gesù simile a un automa si dirige presso Giovanni in modo da essere aiutato a compiere il grande sacrifico per accogliere in sé l’Altissimo Dio solare; ciò che avviene tramite la morte momentanea di Gesù durante il battesimo con l’acqua. Attraverso il battesimo dell’acqua avveniva uno stato momentaneo di soffocamento del battezzando per il fatto che il suo corpo eterico si allentava dal corpo fisico, separandosi per un istante, giacché veniva totalmente immerso nell’acqua dal Battista fino a che con la sua vista spirituale vedeva il momento che il battezzando poteva rischiare realmente la morte per asfissia, per cui all’ultimo momento veniva tirato fuori dall’acqua. Il rituale con l’acqua era una preparazione di purificazione del soggetto che causava in lui una catarsi, cui gli permetteva di vedere in immagini reali come in un grande panorama spaziale, tutta la sua vita trascorsa fino alla sua infanzia e la sua discesa dal mondo spirituale. In questo modo Giovanni preparava le anime ebraiche a prepararsi spiritualmente all’imminente venuta del Messia, come predetto dai Profeti dell’antico Testamento, cosicché potessero riconoscerlo e seguirlo nella sua missione salvifica.

Era un rituale molto pericoloso cui solo un chiaroveggente era in grado di praticarlo con sicurezza, alfine di evitare la morte fisica per asfissia e soffocamento del battezzando; per questo dopo il battessimo di Gesù e con la morte di Giovanni il Battista, il battesimo con l’acqua non fu più praticato giacché non più necessario per il nuovo cristianesimo nascente, in quanto al suo posto subentrò il battesimo del fuoco tramite l’imposizione delle mani sul capo del battezzando, alfine potesse avvenire la catarsi e il risveglio spirituale interiore tramite la forza  del fuoco dello Spirito Santo. Per questo il Cristo all’inizio ebbe bisogno di Giovanni, affinché potesse come dire “nascere” in Gesù di Nazareth incorporandosi in un primo momento nel suo corpo astrale e, successivamente nel corpo eterico e infine, nel Giardino dei Getsemani fin nel corpo fisico. Per meglio dire, alfine che il Cristo potesse unirsi con l’uomo Gesù di Nazareth, fu necessario l’immersione nell’acqua in modo che il Battista favorisse la fuoriuscita momentanea del corpo eterico e del corpo astrale di Gesù, in modo da permettere al Cristo d’incorporarsi in essi fino a incarnarsi completamente nel giro di tre anni nel corpo fisico durante l’agonia nel giardino dei Getsemani; quì grazie al tradimento di Giuda, divenne possibile ai romani riconoscerlo e prenderlo per arrestarlo. Rudolf Steiner nei Vangeli antroposofici rivela che l’arresto di Gesù da parte dei soldati romani nel Getsemani, fu possibile perché i discepoli spaventati scapparono via lasciandolo solo, per cui a quel punto, il Cristo uscì dai loro involucri non essendo più sostenuto dai dodici discepoli e di conseguenza, si separò anche da Gesù di Nazareth. Per il fatto che la Sua aura divina non poté più essere presente sul piano fisico, fu possibile ai soldati romani avvicinarglisi e arrestarlo. Rudolf Steiner continua dicendo che il Cristo però non uscì del tutto dall’anima di Gesù di Nazareth, ma restò legato a lui come dire, con un lembo della Sua veste spirituale in modo da sperimentare la morte terrena tramite il Nazareno. Affinché Gesù potesse morire e compiersi l’evento del Golgotha, il Cristo doveva abbandonare gli arti inferiori di Gesù di Nazareth in modo da permettergli di morire, giacché essendo Egli immortale la morte non sarebbe potuto avvenire; se non avesse abbandonato gli involucri umani di Gesù, i soldati romani non avrebbero nemmeno potuto arrestarlo, la Sua aura spirituale sarebbe stata troppo forte per permettere loro di avvicinarglisi.  Per cui il Cristo si ritrasse dagli involucri corporei di Gesù, restando congiunto con lui soltanto col suo Io umano superiore, da dove ebbe la possibilità di sperimentare la morte umana e congiungersi del tutto con l’Io della Terra, alfine che questa si trasformi in un nuovo Sole che in un lontano futuro si unirà col nostro Sole centrale, arricchendolo dell’esperienza umana terrena.

In fondo, Egli era stato mandato dagli Dei superiori anche allo scopo di compensare un karma antico risalente alla tentazione di Adamo ed Eva da parte di Lucifero, cui gli Dei permisero la sua presenza nel Paradiso e di sedurre i nostri antenati biblici alfine che l’umanità divenisse qualcosa di diverso da come avrebbero voluto gli Elohim creatori, ossia dei semplici specchi entro i quali si sarebbero rispecchiati. Difatti, era nelle loro intenzioni divinizzare l’uomo già nella metà dell’Epoca Atlantica, senza che questi si unisse completamente al fuoco terrestre, ma che la sua evoluzione e divinizzazione, dovesse avvenire soltanto nell’ambito della materia aerea, simile agli uccelli. Così però non volle la Divinità creatrice divina superiore, la quale voleva attorno a Sé, nel “Panteon divino”, qualcosa di diverso, di peculiare che gli somigliasse, vale a dire un impulso individualmente libero creativo quale manifestazione dell’amore cosmico che provenisse dal petto di un Dio completamente libero, in grado di prendere iniziative individuali e non un semplice automa cui eseguisse gli ordini dall’alto così com’è nell’ordine universale delle gerarchie divine spirituali superiori, dai Serafini fino agli Arcangeli e parte degli Angeli. Affinché ciò potesse realizzarsi occorreva che alcune divinità si sacrificassero trasformandosi in divinità degli ostacoli; che cioè ostacolassero il piano divino universale! Quest’ordine fu dato come citato durante un Pralaya, ossia la pausa cosmica tra l’antico Sole e l’antica Luna, cui fu comandato a delle Virtù creatrici che introducessero degli ostacoli nell’evoluzione degli Dei normali superiori, alfine che venissero sviluppate delle forze più elevate di quelle che sarebbero state sviluppate in un’evoluzione normale. Rudolf Steiner rivela che ci fu una grande scissione e una lotta nei cieli tra le Virtù sorelle, (la cui conseguenza sono i massi erranti tra la sfera di Marte e di Giove) fra quelle che non vollero scendere più in basso e altre invece, che accolsero il comando di divenire spiriti luciferici, spiriti del contrasto e di conseguenza del male che ne derivò tra la gerarchia degli Angeli durante lo stato di coscienza dell’antica Luna. Alcuni Angeli difatti, scesero più in basso divenendo così luciferici giacché vollero seguire le Virtù dell’ostacolo, per cui durante lo stato di coscienza terrestre furono a loro volta i seduttori e i tentatori  dell’anima umana, vale a dire dei nostri progenitori Adamo ed Eva durante l’Epoca Lemurica che nella Bibbia è menzionato come il “peccato originario” e la successiva cacciata dell’uomo dal paradiso terrestre. Per questo il Cristo fu mandato dagli Dei superiori anche per compensare un’azione che quale conseguenza costò all’uomo la discesa nella materia terrestre più densa di quella che invece gli Elohim creatori avrebbero voluto. Secondo il loro disegno, l’uomo doveva svilupparsi e perfezionarsi nella materia terrestre più sottile, cioè l’aria, cosicché si sarebbe divinizzato già nella metà dell’Epoca Atlantica, quando cioè la Terra non si era ancora consolidata e quindi l’uomo non avrebbe attraversato tutti i dolori e le sofferenze che ha dovuto subire scendendo nella materia terrestre più solida alfine di conquistare la libertà, ma anche la possibilità di commettere il male, quel male di cui l’anima umana può essere sopraffatta dagli spiriti asurici se non accoglie in sé l’Impulso del Cristo.

Alfine che l’Altissimo Dio solare potesse unirsi e incorporarsi in un uomo seppur di quelli più nobili ed elevati della Terra, occorreva però ancora qualcos’altro. Era necessario non solo un corpo fisico dei più puri e perfetti  di tutta l’umanità antica di allora, ma, occorreva anche un corpo eterico e un corpo astrale che non erano ancora stati contaminati dalle forze luciferiche e arimaniche, ma conservassero in loro la purezza e l’integrità spirituale di cui erano stati formati durante gli stati antichi di coscienza cosmici di Saturno, Sole e Luna.  A ciò provvidero le guide spirituali degli esseni, i quali prepararono l’evento messianico della nascita fisica dell’archetipo umano tramite la vergine Maria di Nazareth. Ella già da bambina era stata preparata nel mistero del Tempio di Nazareth, alfine fosse educata ad accogliere nella sua anima la manifestazione della divina Sofia, tramite cui fosse generato attraverso di lei il figlio di Dio; così come abbiamo accennato negli articoli precedenti (2.1. Il Cristo Gesù). Maria di Nazareth e Gesù di Nazareth, provenivano dalla “Fortezza Celeste” solare dov’erano custoditi quali archetipi umani originari provenienti dall’evoluzione cosmica dell’antico Saturno, Sole e Luna, i quali furono separati dalla sostanza madre di Adamo e protetti dall’Arcangelo Michele nella fortezza cosmica solare appunto, prima che avvenisse la contaminazione o la tentazione come menzionato nella Bibbia, da parte di Lucifero. Ciò avvenne come già citato, durante l’Epoca Lemurica, dove gli Dei separarono una parte del corpo astrale di Adamo prima che questi fosse tentato e oscurato da Lucifero (il serpente del paradiso biblico) e, più avanti durante l’Epoca Atlantica gli Dei separarono l’etere del suono e l’etere della vita, affinché Arimane non si appropriasse di tutto il corpo eterico di Adamo, cosicché una parte delle forze di Adamo non poterono più riprodursi attraverso le seguenti generazioni.  

Per meglio dire, all’umanità androgina-animale proveniente dall’eone precedente del terzo stato di coscienza dell’antica Luna il cui capostipite o archetipo umano era Adamo, prima che questi ricevesse dagli Dei una scintilla del loro fuoco divino cioè l’Io umano, separarono una parte animica dal suo corpo astrale originario e poi dopo, anche due dei quattro eteri di cui era costituito il suo corpo eterico. Ovverosia ciò che nella Bibbia sono descritti come i due alberi del paradiso: “L’albero del bene e del male, e l’albero della vita” cui gli Dei privarono Adamo di continuare a cibarsi dopo che questi soggiacque al “Serpente”, cioè a Lucifero. Questa pura parte originaria animica separata da Adamo e tenuta in serbo dagli Dei, s’incarnò per la prima volta sul piano fisico come madre e figlio, attraverso i quali fosse preparato un corpo fisico puro che fosse costituito da un corpo eterico avente in sé i quattro eteri originari e da un puro corpo astrale proveniente dall’antica saggezza lunare, con il quale Zarathustra unì la saggezza terrena quale esperienza di antico iniziato solare. In questo modo venne preparato e costituito dalle guide spirituali e umane,  un uomo che aveva in sé le più nobili e pure facoltà umane e spirituali in grado di accogliere seppur per breve tempo, l’Altissima Entità divina del Sole, l’Io Sono l’Io Sono cioè il Cristo.

Gesù di Nazareth era dunque costituito da un corpo fisico che riassumeva in sé le più pure forze ereditarie del popolo ebraico e un corpo eterico avente in sé i quattro eteri originari non oscurati da Arimane, tramite i quali l’uomo all’inizio dell’Epoca Lemurica era in grado di autoriprodursi.  Inoltre, aveva un corpo astrale costituito del più elevato amore cosmico divino e della più elevata saggezza terrena sviluppata da Zarathustra attraverso le sue diverse incarnazioni terrene, con l’aiuto del più grande iniziato solare Melchisedec (Noè biblico). Un corpo dunque che riunì in sé le due correnti antiche messianiche, entro il quale poté incorporarsi e vivere per tre anni l’Altissimo Dio solare affinché potesse realizzarsi l’evento più importante di tutta l’evoluzione terrestre; l’evento che diede una svolta affinché l’umanità potesse redimersi ed elevarsi a ulteriori stati di coscienza verso la sua meta divina quale decima gerarchia dell’amore e della libertà; l’evento che abbiamo cercato di caratterizzare e conoscere tramite la Scienza dello Spirito, come l’evento del Golgotha, uno dei più profondi misteri di tutta la storia dell’evoluzione umana. (X. Continua)

Collegno, febbraio 2023                                                       Antonio   Coscia

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo IX

Crocifissione di Gesù di Cosimo Rosselli

« Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».  Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
 Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete».  Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!» (Gv 19,25-30)».

 

9. L’Entità del Cristo III

Riepilogando brevemente, possiamo dire che l’uomo è un essere duplice costituito da un io inferiore che si manifesta come Personalità fisica umana, ossia un essere vivente che si autoconosce come persona singola e autonoma che pensa, che sente e che vuole. E da un Io superiore che è l’Individualità spirituale o il vero nucleo superiore animico dell’Entità umana quale sostanza dell’Io donata dai sette Elohim che dimoravano sul Sole durante l’Epoca terrestre detta Lemurica, e che opera dal mondo spirituale nel profondo umano attraverso la vera volontà umana25 di cui l’uomo non ne è ancora consapevole del tutto. Ispirando da questa volontà interiore profonda (che l’uomo può sviluppare attraverso dei particolari esercizi occulti), l’Io superiore determina il destino karmico dell’uomo, sulla base delle azioni umane compiute nelle vite precedenti, laddove l’io inferiore si è elevato a un livello superiore più perfetto, oppure il suo livello spirituale è sceso più in basso.  L’Io superiore che a volte è chiamato anche Sé spirituale o Manas superiore, è l’essere immortale dell’uomo che s’incarna in ogni vita, ma non scende mai fino al livello terreno. Egli accompagna il nuovo germe umano dell’uomo inferiore fino alle porte della Luna, dove dopo aver congiunto gli involucri spirituali con quello fisico terreno preparato dai genitori, proietta come dire la sua immagine-io nell’involucro imperfetto del corpo astrale oscurato dalle forze luciferiche-arimaniche, da cui tramite la coscienza dell’io, si manifesterà col tempo come una nuova Personalità terrena. Alla fine della vita l’uomo inferiore offrirà all’uomo superiore i frutti della sua esperienza terrena, cui questi accoglierà in sé soltanto quella parte che l’io inferiore ha purificato e nobilitato e, che sarà la base di un nuovo corpo più perfetto nella prossima vita terrena. Il lavoro dell’io umano, dunque, è quello di purificare i suoi involucri perituri inferiori in corpi immortali superiori, trasformandoli come citato in involucri spirituali dove l’Io superiore e il Vero Io, possono elevarsi a stati di coscienza superiori nei futuri stati di coscienza cosmici di Giove, Venere e Vulcano. Ma questo lavoro spirituale di redenzione e perfezionamento dell’io, l’uomo può realizzarlo solo col l’impulso del Cristo; soltanto con l’aiuto del Cristo quale Vero Io e vero Archetipo umano, l’uomo potrà realizzare la vera Personalità divina – umana vissuta per tre anni sulla terra di Palestina in Gesù di Nazareth, alla fine dell’Eone di Vulcano. Per questo ogni uomo ha bisogno di conoscere la biografia divina – umana dell’uomo di Nazareth crocifisso sul Golgotha, in modo da conoscere e distinguere l’uomo Gesù di Nazareth nato a Betlemme da genitori umani discendenti dal re Davide, e l’Altissimo Dio del Sole, che chiamiamo Christo; ossia L’Io Sono l’Io Sono, quale “Parola cosmica” generata dalla Divinità Trina e che si fece carne due millenni or sono, per vivere in mezzo agli uomini in modo da redimere l’umanità per elevarla al cospetto di Dio Padre.

Per trasformare dunque i nostri corpi perituri o la nostra anima inferiore, alfine di unirci spiritualmente all’immagine archetipica o Io superiore e da questi al nostro Vero Io in modo da accogliere il Vero Io del Cristo in noi, dobbiamo conoscere i fatti che si svolsero in Palestina nella loro realtà storica-spirituale cui possiamo farci un giusto concetto dell’Entità divina superiore che si celava nell’anima di Gesù di Nazareth e che aveva accolto in sé con l’aiuto del Battista attraverso il Battesimo dell’acqua nel fiume Giordano. Perché il Cristo ebbe bisogno del Battista per incorporarsi nel corpo astrale di Gesù di Nazareth? Non poteva Egli prendervi dimora senza l’aiuto di Giovanni come fanno i Bodhisattva quando scelgono  un uomo terreno maturo e s’incorporano nel loro corpo astrale per divulgare la loro dottrina?  È un mistero che solo un chiaroveggente potrebbe rispondere, per il fatto che l’intima natura di Gesù di Nazareth era alquanto complessa perché era stata preparata da diverse correnti spirituali antiche ebraiche che parteciparono a quell’evento unico di tutta la storia dell’evoluzione umana,  del nostro eone terrestre. Mai nessuna conoscenza esoterica sia occidentale e ne tantomeno da parte di quella orientale, ha saputo rivelarci finora i veri fatti reali che si svolsero due millenni or sono nel Mistero palestinese come ha fatto  Rudolf Steiner, uno degli uomini più evoluti del XIX-XX secolo scorso, attraverso le sue facoltà chiaroveggenti quale Maestro di saggezza e dell’armonia di sentimenti. La storia degli eventi di Palestina che c’è raccontata attraverso i quattro evangelisti del popolo ebraico antico e da alcuni storici dell’epoca, tra cui Giuseppe Flavio e Publio Cornelio Tacito, non ci assicura sulla reale esistenza divina dell’incorporazione del Cristo in Gesù di Nazareth. L’evento del Battesimo di Gesù da parte del Battista e della sua testimonianza  profetica nell’aver udito la voce divina dal cielo che affermava la nascita spirituale del Figlio diletto di Dio tra gli uomini, non può essere accettato come evento storico dalla storiografia ufficiale moderna, in quanto il fatto avveratosi nell’ambito animico di un essere umano, per quanto elevato, non potrebbe mai essere verificato da uno storico sul piano fisico. Esso può essere verificato solo da uomini che hanno sviluppato in alto grado i sensi spirituali delle facoltà chiaroveggenti nel puro mondo spirituale della cosiddetta memoria universale chiamata “Akasha”26, ossia quel mondo sopra-spirituale esistente oltre la sfera stellare di Saturno e che conosciamo tramite la Scienza antroposofica come sfera del Budhi o mondo degli archetipi;  in Europa  è anche conosciuto come“Mondo della Provvidenza”

Se dunque di Zarathustra (il Maestro Gesù) e del Cristo Gesù (l’anima natanica o adamitica) ci è stato possibile parlarne sotto un profilo storico-spirituale come c’è concesso farlo sia dalla conoscenza esoterica della Scienza antroposofica e, sia dai documenti religiosi quali i quattro vangeli canonici e alcuni tra quelli gnostici e dell’antica religione zoroastriana, per quanto riguarda invece l’Entità del Cristo, non abbiamo purtroppo nessuna certezza della Sua esistenza storica sul piano fisico. La verità che Egli abbia camminato sul suolo terreno da uomo per il fatto di essersi incorporato in Gesù di Nazareth attraverso il Battesimo da parte di Giovanni, non fu mai possibile dimostrarlo con documenti storici in modo da poterlo accettare come verità oggettiva vissuta realmente come uomo sul piano fisico. La verità che il Cristo sia vissuto storicamente è sempre stata respinta dai diversi filosofi succedutosi nell’arco della storia del cristianesimo, ed è tuttora motivo di disputa se il Cristo è un essere reale oppure inventato dai primi misticheggianti cristiani. Che Egli abbia vissuto e “abitato” nell’uomo Gesù di Nazareth, può essere verificato appunto come citato, solo da un chiaroveggente che avesse la facoltà di elevarsi fino al piano più alto della memoria universale del Budhi e ancora più su fino al mondo originario della “Parola” o Logos creatore, ciò che allora fu possibile soltanto da Giovanni l’Evangelista, giacché fu iniziato dallo stesso Spirito solare del Cristo nella famosa risurrezione di Lazzaro, nel villaggio di Betània (Gv 11,1-44). Per questo la veridicità che il Cristo fosse vissuto in Gesù di Nazareth non poté mai essere sostenuto storicamente né dagli ebrei né dai romani che lo condannarono a morte, ma è solo menzionato in parte da Tito Flavio Giuseppe nel suo libro “Antichità Giudaiche”, e in quello di Tacito gli “Annales”. Tutta l’esperienza divina – umana sperimentata interiormente da Gesù di Nazareth nei tre anni che fu  portatore del Cristo e vissuta sul piano fisico fino alla morte sulla croce del Golgotha, fu vista dai romani e dagli ebrei che lo condannarono alla crocifissione, in modo pressoché sognante. Fu per loro null’altro di come trovarsi di fronte a un qualunque esaltato falso Messia figlio di un falegname che possedeva dei poteri taumaturgici soprannaturali, i quali, tendevano a esautorare i poteri temporali sia dei sacerdoti ebrei (farisei e sadducei), sia dello stesso potere divino di Cesare, giacché come “Figlio di Dio” avrebbe dovuto essere considerato alla stessa stregua dell’Imperatore romano che in tal caso, non avrebbe più potuto agire da conquistatore nei confronti degli ebrei. Perciò fu più lecito secondo la richiesta del capo del Sinedrio Caifa, toglierlo di mezzo condannandolo a morte, perché reo di sovversione e perturbatore del popolo; giudicandolo pericoloso quasi come uno dei  fanatici ebrei della corrente politica-religiosa giudaica chiamati zeloti, che i romani ritenevano esaltati terroristi e criminali comuni.

Da questo possiamo dedurre che abbiamo notizie sull’esistenza del Cristo soltanto dalla testimonianza dei Vangeli e le lettere di Paolo e in modo particolare dal vangelo di Giovanni, giacché fu l’unico sotto la croce a seguire tutto il martirio di Gesù e a vedere in spirito la separazione del Cristo da Gesù di Nazareth, in modo che potesse avvenire la morte di Gesù sul piano fisico. La testimonianza che abbiamo attraverso i tre vangeli canonici, cioè Matteo, Marco e Luca, è poco attendibile se li analizziamo da un punto di vista storico-religioso perché ci sono alcune discordanze tra loro sulla genealogia, la nascita e la morte di Gesù. Tra questi in modo particolare il luogo dove Matteo fa partorire Maria in una casa di Betlemme, dove ricevono la visita dei tre sapienti venuti dal lontano Oriente, cui Giuseppe viene avvertito poi in sogno di fuggire in Egitto perché Erode vuole uccidere il bambino. Qui essi restano  fino a quando l’Angelo annuncia in sogno a Giuseppe la morte di Erode, per cui ripartono dall’Egitto e invece di ritornare a Betlemme il loro paese di nascita, stranamente si recano a Nazareth, in una colonia essena tra i monti della Galilea. Luca al contrario, cita la nascita avvenuta in una stalla per animali vicino a un ostello di Betlemme da genitori nativi di Nazareth, venuti per il censimento del console romano Quirinio dietro l’ordine dell’imperatore Augusto, la cui data è incerta giacché il censimento di Quirinio avvenne secondo gli storici nel 6 d.C. o, forse prima, appena dopo la morte di Erode avvenuta nel 4 a. C.  Pertanto dopo aver circonciso Gesù, i genitori si recarono col bambino a Gerusalemme per il rito della purificazione secondo la legge di Mosè, dopodiché ritornarono a Nazareth, la loro città di nascita. In Luca non abbiamo la visita dei Magi, non devono fuggire in Egitto, e il bambino non rischia la strage temuta da Erode; questa  discordanza fra i due evangelisti, fa si che risultino sul piano storico-religioso poco attendibili e che siano state inventati per destabilizzare il potere religioso ebraico corrotto dall’influenza della cultura romana. 

Dobbiamo però dire che questa poco attendibilità esiste solo sul piano della veridicità storica – religiosa; in realtà se li analizziamo  da un punto di vista spirituale, così come ci rivela la Scienza antroposofica, sono ispirazioni del mondo angelico vissute in immagini reali tramite la facoltà veggente, cui gli apostoli possedevano dopo l’illuminazione dello Spirito Santo disceso su di loro il giorno della Pentecoste. Essi non furono presenti alla morte del loro Maestro, presi dal panico fuggirono lasciando Gesù che venisse arrestato dai romani grazie al tradimento di Giuda; il “calice” non fu allontanato dal Padre, per cui il Cristo dovette viverlo da solo. Soltanto le due Marie, la Madre di Gesù e Giovanni, il discepolo amato dal “Signore”, furono presenti sotto la croce dove accolsero le Sue ultime parole riguardanti le loro future missioni, fino a che Egli spirò dicendo: “È compiuto!” (Gv 19,25-30). Per questo soltanto Giovanni espone appunto nei minimi particolari tutto l’evento vissuto dal Cristo come Dio cosmico, come Logos divino che si fa uomo e sperimenta la morte umana  attraverso l’agonia del “Figlio dell’uomo”, come usava definirsi in alcuni momenti coi discepoli il Cristo Gesù (Gv 12,23). Occorre però dire che anche il vangelo di Giovanni non può essere accettato come una prova storica che il Cristo sia realmente vissuto per tre anni in Palestina incorporandosi nell’anima di Gesù di Nazareth e che sia sopravvissuto risorgendo dopo tre giorni dalla morte ignominiosa della croce, come un qualunque delinquente. Il vangelo di Giovanni è senz’altro uno dei più elevati documenti dell’esoterismo cristiano che può essere accolto con vera fede quale testimonianza oculare dell’apostolo Giovanni, il discepolo amato dal Cristo, per il fatto che esisteva tra i due l’antico rapporto iniziatico di amore che esisteva tra Maestro e discepolo, cui andava oltre la morte e che il Cristo pose fine con l’iniziazione di Lazzaro, svelando in tal modo i misteri iniziatici del Tempio che causò la Sua condanna a morte da parte della corrente religiosa dei sadducei e farisei ebraici. Con la Sua morte il Cristo instaurò una nuova forma iniziatica basata non più sull’autorità del Maestro, ma contando sulle proprie forze spirituali attraverso lo sviluppo individuale del cammino iniziatico cristiano-rosicruciano cui andrà sviluppandosi dal XIII secolo in poi fino al XIX secolo dove si unirà alla corrente antroposofica fondata da Rudolf Steiner. L’esistenza divina del Dio che si fa uomo, non può essere compreso sul piano storico-umano, giacché fu un evento mistico, un fatto mistico che può essere osservato dalla facoltà chiaroveggente sul piano spirituale akashico superiore; vale a dire che può essere verificato solo nell’ambito della memoria universale dell’akasha, situata oltre il mondo stellare nella regione del Budhi o mondo degli Archetipi, da qualsiasi iniziato che abbia sviluppato in sé il grado più alto della veggenza Intuitiva. Per questo non fu possibile ai biografi o storici antichi lasciare degli scritti in cui affermassero storicamente che l’Altissimo Dio del Sole visse per tre anni sulla Terra incorporato nell’anima di un ebreo chiamato Gesù di Nazareth, il quale fu condannato a morte dal potere sacerdotale  ebraico per aver divulgato e tradito i misteri del Tempio, la cui condanna venne eseguita tramite il potere imperiale di Cesare con la flagellazione e la croce:

«La crocifissione era, al tempo dell’Impero Romano, una modalità di esecuzione della pena di morte; si trattava di una vera e propria tortura ed era talmente atroce ed umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano ed era dunque subita dagli schiavi, dai sovversivi e dagli stranieri e, normalmente, veniva preceduta dalla flagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato» (Wikipedia, l’enciclopedia libera). (IX. Continua)

Collegno, gennaio  2023                                                    Antonio   Coscia

Note  Antroposofiche

25    L’uomo è un essere che pensa, che sente e che vuole; egli però non vive la vera realtà di queste facoltà spirituali umane, ma li vive di riflesso come in uno specchio, in quanto che se fossero reali  non potrebbe conquistare la libertà e il libero arbitrio nel mondo terreno, perché sarebbe costretto dalla vera realtà di un mondo spirituale superiore costituito da esseri reali i quali sono l’essenza originaria di tutto ciò che esiste come effetto nel nostro mondo terreno. Egli perciò in questo mondo fisico materiale rispecchiato, vive la vita reale cosciente solo nel pensare;  nel sentire vive una vita incosciente come nel sogno, e nel volere vive una vita subcosciente come nel sonno profondo senza sogni. Per cui il nostro Io superiore agisce tramite la nostra volontà situata nel profondo umano, cioè in quella parte subcosciente che l’uomo non domina. È da lì che la nostra Individualità superiore ci spinge verso il nostro destino karmico. La volontà con cui crediamo di agire in modo cosciente nelle nostre azioni umane,  in realtà è solo il riflesso della vera volontà che agisce dal nostro profondo. L’uomo può arrivare a sviluppare e dominare la vera volontà solo attraverso un cammino spirituale con la pratica assidua e costante  di esercizi spirituali, consigliati solo dai veri Maestri dello spirito. In tal caso però, è consigliabile approfondire la conoscenza esoterica sul cammino occulto che vuole intraprendere,  per non incorrere in situazioni spiacevoli che possono agire in modo negativo sulla sua salute; oppure seguire il corso evolutivo umano delle sue facoltà spirituali superiori in modo naturale, cioè attraverso i diversi periodi di cultura terrestri tramite le diverse incarnazioni terrene.

26      La cronaca dell’Akasha è la memoria dell’Universo attraverso cui viene impresso come un negativo spirituale tutto ciò che viene dall’uomo  pensato, sentito e voluto, nel  mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale il quale è solo la controparte dell’aspetto reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale e per cui, facilmente si può incorrere in errori dovuti alla poca esperienza del veggente che non abbia conseguito la facoltà della veggenza Intuitiva, e che comunque nulla toglie che possa commettere anche lui degli errori, anche se non nella misura di chi abbia sviluppato o conseguito solo gli altri due tipi di veggenza, ossia quell’Immaginativa o quell’Ispirativa. Il secondo aspetto è quel reale spirituale in cui è registrato nel vero mondo spirituale superiore, tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umana – terrestre, tutto quello che succede nel mondo fisico e nel mondo dell’anima umana, è registrato in questo piano cosmico del Budhi, come memoria universale. Rudolf Steiner in merito, nel libro “Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca” spiega: “Tutto ciò che succede nel mondo fisico – sensibile ha la sua controimmagine nel mondo spirituale. Se una mano si muove, non esiste solamente ciò che l’occhio vede, e cioè la mano in movimento, ma dietro la mano che si muove, dietro l’immagine visiva della mano ci sono per esempio il mio pensiero e la mia volontà: la mano deve muoversi. Vi è dietro un fatto spirituale. Mentre l’immagine visiva, l’impressione fisica del moto della mano passa, rimane inscritta la controimmagine spirituale nel mondo spirituale e vi lascia sempre una traccia, così che noi [ gli iniziati veggenti ], possiamo rintracciare tutti i fatti che sono avvenuti nel mondo, i fatti le cui tracce sono rimaste quali controimmagini spirituali. Nulla nel mondo può succedere senza che vengano lasciate tali tracce  “ –  conf. del 25 giugno 1909, pag. 26 O.O. n. 112.

      La Scienza antroposofica spiega che la vera memoria akashica è situata oltre il mondo devachanico, cioè oltre il mondo Celeste o della Ragione che va oltre le stelle fisse, ed è conosciuto nell’occidente come “mondo della Provvidenza”; è il mondo, dove origina la “vita universale”  i cui donatori sono gli Spiriti del Movimento (Dynameis), il cui corpo più basso è il “Principio Vitale o del Budhi” e che è situato prima della sfera del “Nirvana”, così  chiamata dai buddhisti.

Il Maestro Gesù, Cristo Gesù e il Cristo VIII

Giotto – Il battesimo del Cristo

« Abbiamo tre gradini cosmici della discesa del Cristo: Stellare (Ariete), Solare (nei due aspetti, in quanto Vergine e in quanto Scorpione-Aquila) e Lunare (Capricorno). A questi tre aspetti Cosmici o Sacrifici, si aggiunge poi il quarto, legato al sacrificio più grande, il gradino della Terra (sotto il segno dei Pesci) l’unione del Cristo con Gesù durante il Battesimo nel Giordano. In definitiva  possiamo definire i quattro gradini della discesa del Cristo dal Cosmo sulla Terra ancora nel modo seguente: primo – stellare (Ariete), secondo-solare (Vergine-Scorpione), terzo – lunare (Capricorno) e quarto – terrestre (Pesci).
  Sergej O. Prokofieff  (Le dodici notti sante e le gerarchie spirituali).

8. L’Entità del Cristo II

In diverse conferenze Rudolf Steiner spiega che dopo la morte, ciò che resta di noi è solo un estratto dei nostri corpi fisico-animico che è accolto dall’Io superiore, cioè un estratto del corpo fisico, eterico e astrale e in parte ciò che della Personalità umana abbiamo evoluto a un livello superiore morale. Alla domanda che cosa resterà di noi dopo la morte, egli rispose: l’amore! Solo l’amore dunque resterà di noi dopo la morte; l’amore che abbiamo vissuto nei nostri pensieri, nei sentimenti e nella volontà attraverso le azioni d’amore nei riguardi degli altri, tramite cui ci siamo maggiormente evoluti su di un piano superiore di conoscenza e di coscienza morale. Per questo è importante che approfondiamo tramite la conoscenza della Scienza dello Spirito o antroposofia l’evento del Golgotha, dove possiamo imparare ad amare il mondo seguendo l’esempio del sacrificio del Cristo. Il quale sacrificò se stesso per il bene dell’umanità, in modo da guarire, redimere ed elevare l’uomo a un livello superiore della sua coscienza morale, ossia accogliendo in noi l’Impulso del Cristo cosicché ci aiuti a realizzare il giusto sviluppo dell’anima cosciente in modo da poterci congiungere all’uomo superiore o, per meglio dire, ci aiuti a realizzare l’originaria unione dell’Immagine e somiglianza creata dagli Elohim solari. Sappiamo che l’uomo inferiore fu separato dagli Dei e dalla sua Immagine superiore (Io superiore), nei primordi dell’Epoca Lemurica cui nella Bibbia è menzionato come “la cacciata dal paradiso terrestre”, dove avvenne la separazione tra le due anime umane a causa della “tentazione di Adamo” da parte di Lucifero e della sua conseguente discesa sul suolo terrestre a causa appunto, dell’oscuramento del corpo astrale o anima umana. Occorre per questo che impariamo a distinguere tra l’uomo inferiore o Personalità umana costituitasi a causa dell’intervento luciferico come citato nel corpo astrale di Adamo, e l’uomo superiore quale vera “Immagine o Individualità “ umana creata dagli Elohim solari, e completata dall’Eloah lunare Jehovah o Yahve-Elohim.22 Siamo qui di fronte al mistero dell’Io umano cui nelle conferenze della Scienza antroposofica resta sempre come dire sullo sfondo, difficile da comprendere, dove Rudolf Steiner voleva che le verità spirituali venissero in qualche modo conquistate dal discepolo, attraverso il lavoro meditativo cui egli dava tramite la conoscenza esoterica nelle diverse conferenze tenute in diversi luoghi del mondo occidentale. Abbiamo già menzionato in principio nella biografia sul Maestro Gesù o del Gesù-Zarathustra, l’importanza di distinguere nell’uomo questo duplice aspetto tra l’Individualità superiore e la Personalità inferiore umana, vogliamo pertanto ulteriormente chiarire per chi non conosce o ha soltanto qualche nozione della Scienza dello Spirito o antroposofia, quest’aspetto dell’uomo superiore interiore cui non tutti sono consapevoli di portare in sé, il quale dirige e decide inconsciamente il nostro destino umano. Questo ci aiuterà a comprendere meglio il nostro tema sull’elevatissima Personalità divina-umana di Gesù di Nazareth, attraverso il quale si manifestò l’Altissima Individualità divina quale “Pleroma” dei sei Elohim solari che il mondo cristiano conosce come Cristo, o la seconda Persona della Trinità Divina del nostro Sole.

Sergej O. Prokofieff uno dei migliori allievi e discepolo di Rudolf Steiner, ne parla in modo approfondito nel suo libro “Antroposofia e la Filosofia della Libertà” nell’Appendice I a pag 247, dove scrive: “Ogni uomo che inizia lo studio dell’Antroposofia si accorgerà presto che nel suo centro si trova il Mistero dell’Io umano. Ciò appartiene ai quesiti centrali della cristologia antroposofica e nel contempo in generale a quelli più difficili dell’Antroposofia” (Ibidem).

Grazie all’approfondimento di Sergej O. Prokofieff, il quale chiarisce in parte e in modo chiaro il mistero dell’Io umano, possiamo aggiungere in modo sintetico che l’Io umano, è un essere triplice, come triplice è il corpo, l’anima e lo spirito dell’uomo. Rudolf Steiner nel libro “Teosofia” divide l’uomo a volte in tre, in quattro, in sette o in dodici parti, secondo il contesto a cui è riferito il tema sull’evoluzione della costituzione umana, dove egli divide l’uomo secondo, lo sviluppo articolato dei suoi componenti umani nei diversi periodi di cultura, dopo la catastrofe Atlantica.  Per cui egli divide l’uomo, in:

  • Corpo      =   (fisico)      =     corpo  fisico,  corpo  eterico  e  corpo  senziente.
  • Anima   =  (astrale)     =   anima senziente, anima razionale e anima cosciente.
  • Spirito   = (spirituale) =    sé  spirituale,  spirito  vitale e   uomo  spirituale.

Come possiamo vedere da questo specchietto, la natura umana interiore dell’uomo è molto complessa la quale presenta  tre aspetti, di cui: un aspetto triarticolato sul piano fisico; un aspetto triarticolato sul piano animico e un aspetto triarticolato sul piano spirituale; l’anima è l’anello che congiunge il piano fisico al piano spirituale nella quale vive l’Io, il quale sperimenta attraverso di essa l’esperienza  terrena  tramite cui sviluppa la coscienza dell’io  da cui nasce la Personalità umana. Nel  libro citato, Rudolf Steiner scrive:

«L’Io vive nell’anima. Sebbene la più alta manifestazione dell’Io appartenga all’anima cosciente, va tuttavia detto che irradiando da questa, l’Io pervade tutta l’anima e attraverso di lei agisce sul corpo. Nell’Io è vivente lo Spirito. Lo Spirito s’irradia nell’Io e vive in esso come nel suo involucro, allo stesso modo con cui l’Io vive nell’anima e nel corpo come nei suoi involucri. Lo Spirito forma l’Io [Superiore] dall’interno verso l’esterno; il mondo minerale lo forma dall’esterno verso l’interno [l’io inferiore]. Alla spiritualità formatrice dell’Io e vivente quale Io [Superiore]daremo il nome di Sé Spirituale, poiché si manifesta come “Io” o Sé [Superiore] dell’uomo» (Ibidem, O.O. n. 12, pag. 40).

Come possiamo capire da queste parole che possono sembrare alquanto enigmatiche per chi non è ancora molto addentro alla concezione della Scienza dello Spirito o antroposofia, Rudolf Steiner menziona i due aspetti dell’Io umano, di  cui l’io inferiore che viene formato dal mondo esterno, da cui nasce la Personalità umana; dall’altra l’Io Superiore che viene formato dalla manifestazione del mondo spirituale nell’Io umano,  da cui nasce l’Individualità autonoma dell’uomo superiore.  Poi Rudolf Steiner menziona inoltre, pochissime volte, un terzo Io umano esistente nel mondo sopraspirituale e che definisce il vero nucleo superiore dell’uomo e che chiama Vero Io o la “Scintilla divina”, quale dono del fuoco creatore del Logos divino della Trinità Divina del nostro Sole. Egli ne parla aforisticamente nel libro “Sulla via dell’Iniziazione” O. O. n. 12, dove nelle ultime quattro pagine ne fa un breve accenno, dove in sostanza si può riassumere dicendo:   «L’ambiente sopraspirituale conferisce all’anima umana la conoscenza di questo “Vero Io”. Come la coscienza soprasensibile può sperimentare se stessa nel corpo eterico e nel nell’astrale, cosi può sperimentarsi anche nel Vero Io» (Ibidem, pag. 193).

Rudolf Steiner ne parla poco di questo Vero Io, giacché la sua realizzazione sul piano sovraspiritule è già alquanto difficile per degli iniziati, a maggior ragione quindi, lo è ancor di più per gli allievi dello spirito, specialmente nel nostro periodo evolutivo così materialista. Quest’altissimo grado evolutivo potrà essere realizzato in modo naturale dall’umanità nel settimo periodo di cultura, cioè dopo che nel sesto periodo l’uomo avrà accolto e perfezionato un principio del Sé spirituale. Pertanto nel nostro quinto periodo di cultura il discepolo dello spirito può già iniziare attraverso una disciplina metodica, il lavoro di purificazione spirituale su se stesso, accelerando lo sviluppo  dell’anima cosciente e realizzando l’unione col Sé spirituale e di conseguenza con l’Io Superiore.

È quindi importante saper distinguere tra la Personalità e l’Individualità e il mistero dei tre Io umani, per il fatto che ci permetterà  di avvicinarci con umile devozione al Mistero ancora più grande del “Vero Io” del Cristo, ossia l’Io Sono l’Io Sono”.

Dobbiamo perciò iniziare a capire che l’io che l’uomo crede di avere quale realtà di se stesso nel mondo fisico terrestre, non è altro che un’immagine imperfetta rispecchiata nel corpo astrale umano dal suo Io superiore, cioè l’Individualità umana quale vera realtà superiore spirituale dell’uomo, il vero nocciolo animico interiore, quello cioè che decide d’incarnarsi in ogni vita terrena per evolversi e conquistare attraverso le sue esperienze terrene, l’autonomia dal consesso degli Dei. Se l’uomo fosse rimasto qual è stato creato dagli Spiriti della Forma o Elohim, egli sarebbe già divinizzato fin dalla metà dell’Epoca Atlantica, ma sarebbe semplicemente un essere automa, uno specchio degli Dei. Così però non vollero le divinità gerarchiche spirituali superiori che secondo il disegno di divinità ancor più in alto nella scala gerarchica, decisero per l’uomo diversamente: ossia che l’uomo divenisse un essere particolare peculiare, portatore di un impulso autonomo e libero cui a nessuna gerarchia spirituale superiore è stato mai dato di realizzare nell’ambito del nostro sistema solare.  Ma l’uomo o l’Individualità umana creata dagli Elohim non avrebbe mai potuto realizzare quest’autonomia dagli Dei creatori senza l’aiuto di spiriti inibitori, ossia dei super-uomini luciferici rimasti indietro come citato, nell’evoluzione cosmica planetaria o eone precedente dell’antica Luna. È solo grazie all’intromissione di questi spiriti luciferici che s’insediarono come dei parassiti nell’uomo, o meglio nel corpo astrale originario dell’uomo-animale proveniente dall’evoluzione dell’antica Luna, che a causa dell’oscuramento di questi spiriti ritardatari, l’anima umana si divise in due parti. Di cui nella parte del corpo astrale originario superiore rimasto puro, gli Spiriti della Forma o Elohim solari fecero fluire nell’uomo una scintilla del loro fuoco divino, cioè l’Io umano quale arto più basso del loro essere settemplice23; per cui l’uomo divenne l’Individualità umana superiore altruista che ispira l’uomo inferiore o io terreno, a compiere il bene. L’altra parte inferiore più bassa che oscuratasi a causa dell’astralità impura non purificata degli spiriti luciferici sull’antica Luna, prese invece la via delle incarnazioni terrene. Nel mondo fisico attraverso le ripetute incarnazioni dell’Individualità superiore che non scende mai fino al livello terreno, venne formandosi l’io inferiore egoista quale rispecchiamento imperfetto dell’Io superiore nel corpo astrale umano oscurato dalle basse forze astrali degli spiriti luciferici, i quali ispirano e spingono l’uomo al proprio godimento personale egoista di desideri, brame e passioni che essi non purificarono sull’antica Luna. Per cui col tempo venne formandosi la Personalità umana terrena, in parte dallo sviluppo della coscienza24 nell’uomo attraverso la cultura e la saggezza dell’antica civiltà greco-romana. Essa agiva anticamente nell’uomo esteriormente, terrorizzando chi si era macchiato di cattive azioni assumendo delle immagini spaventose che erano chiamate “Erinni” o “Furie”, cui soltanto alcuni secoli più tardi nel quarto secolo a.C. si trasferì nell’interiorità dell’anima umana  come possiamo vedere da alcuni drammaturghi greci, tra i quali Eschilo (525 a.C. – 456 a.C.) ed Euripide (485 a.C. – 406 a.C.). E dall’altra con l’avvento del Cristo, la coscienza  emerse sempre più dalla sua interiorità umana insieme all’Io individuale che grazie all’impulso del cristianesimo, andò sempre più sciogliendosi dai ceppi dell’anima di gruppo e dal fatto che il pensiero andò rafforzandosi e sviluppandosi come pensiero individuale, fino a che l’uomo arrivò ad auto-conoscersi come un essere singolo e autonomo che si distingue da tutto ciò che esiste nel mondo esterno e che appunto fa di esso una persona umana a sé, unica e irripetibile, ovverosia un “individuo”, ossia la Personalità umana.

Dalla conoscenza che c’è data dalla Scienza antroposofica, dobbiamo pertanto imparare a distinguere bene la nostra Personalità umana inferiore, dalla nostra Individualità umana superiore, attraverso cui opera da un livello ancor più elevato del vero e puro mondo dello Spirito il nocciolo, della vera essenza divina di noi stessi: la “Scintilla divina” o Vero Io; ossia il micro logos umano proveniente dal mondo della “Parola cosmica”, cioè da quei mondi superiori oltre la scala gerarchica del nostro sistema stellare da cui proviene anche l’Entità divina del Cristo. L’Io superiore o Individualità umana porta in sé la sintesi dell’estratto spirituale di tutte le nostre Personalità umane terrene vissute sulla Terra; cioè porta in sé il karma quale risultato di tutte le nostre azioni delle incarnazioni terrene, dove abbiamo perfezionato e nobilitato, oppure reso più imperfetto il nostro io terreno da azioni scriteriate. Per cui, dopo la morte, la parte di noi stessi che non abbiamo nobilitato resta indietro nel mondo lunare come citato, mentre quella nobilitata che abbiamo purificato ed elevata a una maggiore coscienza morale è accolta e congiunta al nostro Io superiore che, dopo essersi esteso fino ai mondi spirituali superiori e consegnato i frutti della vita terrena agli Dei, ritorna di nuovo dopo alcuni secoli con le nuove facoltà spirituali verso una nuova incarnazione ed esperienza terrena. Quando arriverà di nuovo il momento di incarnarsi, l’Individualità umana scenderà dai mondi spirituali superiori portando con sé i germi spirituali del nuovo corpo umano che ha rinnovato e perfezionato con le nuove facoltà spirituali superiori e lo unirà spiritualmente al momento opportuno …, a una coppia di genitori terreni; egli però come citato non scende mai sul piano fisico, ma resta nel mondo spirituale da dove riflette nel corpo astrale umano imperfetto, la sua immagine spirituale nel bambino che verrà a nascere. A quel punto l’Io superiore avrà cura del bambino operando e organizzando il suo cervello con le forze cosmiche per circa tre anni, dopodiché cessa questo lavoro per il fatto che il capo del bambino inizia a indurirsi; continuare vorrebbe dire mettere in pericolo la vita del bambino perché non potrebbe più sopportare le forze cosmiche dell’Io superiore; difatti, la “fontanella” del capo del bambino dopo alcuni anni, non è più molle. L’Io superiore dopo aver compiuto il lavoro spirituale sul capo del bambino ritira le sue forze cosmiche da tale compito, e dal mondo spirituale avvolge con i suoi raggi di luce l’anima del bambino seguendolo passo dopo  passo, ispirandolo in modo incosciente e preparando il suo destino karmico futuro terreno che andrà manifestandosi nella vita affettiva e sociale dell’uomo, da cui verrà sviluppandosi attraverso l’evolversi della coscienza dell’io terreno, la nuova Personalità umana. Il compito dell’uomo in ogni vita terrena, è quell’appunto di lavorare alla trasformazione dei suoi arti perituri inferiori in arti imperituri superiori in modo da elevare la sua coscienza morale fino a congiungersi con la sua immagine o Io superiore che a quel punto, potrà unirsi col suo Vero Io e con il Vero Io del Cristo. Vale a dire che quando l’io inferiore si sarà congiunto all’Io superiore e avrà trasformato col suo aiuto, una parte del corpo astrale in Sé spirituale, una parte del corpo eterico in spirito Vitale e una parte del corpo fisico in Uomo spirito, l’uomo salirà al gradino di Angelo e a quel  punto, anche la Terra avrà compiuto la sua missione e sarà trasformata dall’uomo con l’aiuto del Cristo, in una Terra spirituale chiamata “Giove” o, la nuova “Gerusalemme Celeste” dell’Apocalisse di Giovanni (Apocalisse cap. 21).  (VIII. Continua)

Collegno,    gennaio   2023          Antonio Coscia

Agg. 25 gennaio 2023

Note Antroposofiche

22    L’Entità divina chiamata Yahveh o Jehovah è un essere molto complesso che Rudolf Steiner lo caratterizza in alcune conferenze a volte come un’Entità normale appartenente alla categoria degli Spiriti della Forma o Elohim creatori, e a volte come uno Spirito della Saggezza che sacrifica la sua essenza solare per prendere dimora sulla Luna. Nel libro “Genesi O.O. 122”, Rudolf Steiner mette in luce un altro aspetto di Jahvè o Jehovah, dovuto a un’attività particolare dei sette Elohim solari, i quali non avendo le forze sufficienti per creare l’uomo chiedono aiuto alla divinità Trina superiore. Per potersi elevare fino a quell’altissima dimensione si  uniscono insieme e creano  un essere spirituale composito, che Rudolf Steiner chiama “Elohimità”  e che è la stessa Entità divina spirituale che nel secondo capitolo della Bibbia è chiamato Yahve-Elohim, cioè il “Signore Dio”. Yahve-Elohim, è l’Elohah lunare che rappresenta la coscienza unitaria dei sette Elohim solari creatori, il quale sacrifica la sua essenza solare per prendere dimora sulla Luna, da dove ha il compito di contrastare le forze eteriche solari provenienti da Lucifero dal Sole che non sono giustificate entro il piano cosmico normale degli Elohim solari. Egli ha inoltre diversi compiti spirituali tra i quali quello di formare il corpo di terra di  Adamo, dopo avergli donato una parte del suo fuoco divino, ossia l’Io umano. Per meglio capire questo concetto di Yahveh o Jehovah, estraiamo dal libro sopra citato delle parole in cui Rudolf Steiner caratterizza l’esistenza e la missione di questo potente Spirito gerarchico, dove appunto dice:  

«Sappiamo dal racconto della Genesi che gli Elohim erano le grandi potenze dirigenti. Chi fra le forze degli Elohim operò il grandioso fatto dell’uscita della Luna, rendendo di conseguenza possibile il vero e proprio essere umano, non era altro se non quello che aveva operato l’avanzamento cosmico degli Elohim a Yahve-Elohim, che aveva condotto l’essere degli Elohim a Yahve-Elohim. Esso rimase unito con la Luna e condusse poi anche la Luna fuori dalla nostra Terra. Possiamo quindi dire: “Il corpo della Luna che troviamo entro la nostra creazione è intimamente legato con quello che noi chiamiamo Yahve-Elohim”» (pag.164, ibidem).

E in un altro libro intitolato “Le Entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura”, Rudolf Steiner caratterizza Jahvè o Jehovah, come un altissimo Spirito della Saggezza che anch’egli lascia la sua essenza solare sul Sole per dimorare sulla Luna, in modo da contrastare l’azione di Lucifero dall’ambito solare. Di cui anche qui, a pag. 168, leggiamo: «Gli Spiriti della Saggezza fondarono sulla Luna una loro colonia, per salvare l’equilibrio; [tra le forze eteriche che derivano da Lucifero dal Sole da cui proviene il minerale aurifero terrestre, e il minerale d’argento che viene creato dalle forze eteriche di Jahvè o Jehovah che agisce dalla Luna] … Con ciò la Luna viene per così dire designata come il punto di partenza delle forze d’azione dell’oppositore di Lucifero sull’umanità: Jahvè, o Jehovah, è l’antagonista di Lucifero» (ibidem).

Come possiamo vedere al nome di Jahveh o Jehovah, sono legati diversi spiriti potenti appartenenti alle diverse classi della seconda gerarchia spirituale, cioè le “Potestà, Virtù e Dominazioni” che hanno il compito di contrastare Lucifero, quale spirito dell’ostacolo nel suo operare attraverso le diverse dimensioni cosmiche tra le quali, anche quello nei riguardi dell’ottava sfera. Pertanto anche la figura di Lucifero acquista una complessa identità appartenente alle diverse gerarchie dell’ostacolo, tra cui quelle angeliche rimaste indietro sull’antica Luna, la cui guida conosciamo col nome di Lucifero, cioè il tentatore della coppia biblica Adamo ed Eva. Possiamo ancora aggiungere che nella sfera spirituale lunare opera l’altissima Entità solare di Jahvè o Jehovah, uno dei sette Elohim solari (Exusiai o Potestà), (tramite cui opera lo Spirito Santo dall’altissima sfera della “Trinità divina”), cui anch’egli sacrifica la sua parte solare per trasferirsi sulla Luna da dove guida il popolo ebraico. Egli ha il  compito non solo di ostacolare l’ottava sfera (vedi la nota 19) attraverso cui operano le influenze nefaste di Lucifero e Arimane, che vorrebbero strappare parte dell’essenza umana per creare un mondo umano vuoto, spettrale,  ma ha anche il compito  di ri-unire di nuovo la Luna alla Terra alla fine della “guerra di tutti contro tutti”, e più avanti in un futuro ancora lontano,  di ri-unire la Luna e la Terra col Sole. Alla fine, compiuta la sua missione cosmica – umana,  Egli si unirà di nuovo ai suoi sei fratelli solari, per una maggiore evoluzione verso le altezze spirituali.  

23 Come nell’uomo distinguiamo sette parti costitutivi, cui l’Io umano è la parte centrale fra i tre corpi  inferiori che l’uomo deve purificare nell’arco del nostro eone terrestre, e tre corpi superiori che sono ancora in germe e che svilupperà ne prossimi eoni futuri di Giove, venere e Vulcano. Anche le divinità spirituali del nostro sistema solare sono costituiti da sette arti cosmici spirituali che diversamente dall’uomo, il loro centro lavora alla trasformazione dei tre corpi macrocosmici superiori. Occorre qui distinguere tra i loro corpi cosmici planetari  e i loro corpi superiori macrocosmici stellari, di cui i primi inferiori si manifestano nel cosmo planetario in modo singolo, mentre quelli superiori si manifestano nel macrocosmo stellare in una unità spirituale con gli altri Dei. Prendendo in esame gli Spiriti della Forma o Elohim solari, nell’Epoca Lemurica erano costituiti dal basso verso l’alto, da quattro corpi cosmici planetari perfettamente evoluti, cioè: da un Io, un Sé Spirituale, uno Spirito Vitale e un Uomo Spirito. Poi erano costituiti da tre corpi macrocosmici che trasformeranno completamente nei prossimi eoni cosmici futuri. Pertanto nell’Epoca Lemurica avendo essi trasformato il loro corpo cosmico planetario dell’Uomo Spirito in un corpo macrocosmico stellare, acquisirono con ciò un ottavo corpo superiore macrocosmico, per questo poterono donare  all’uomo il loro corpo planetario inferiore, cioè l’Io umano. Cosicché l’uomo che era ancora un essere uomo-animale proveniente dall’evoluzione dell’antico stato di coscienza lunare, si elevò dallo stato uomo-animale  allo stato di uomo-dio  tramite Gesù di Nazareth.

 24    Prima dell’evento del Cristo la coscienza umana non era ancora presente nell’uomo come nello stato attuale; essa si manifestava attraverso una coscienza chiaroveggente ottusa che possedevano ancora i popoli antichi quali i greci e i romani. Mentre nell’uomo attuale il rimorso per aver compiuto una cattiva azione è accompagnato da un disagio interiore o dalla sofferenza animica per ciò che di male abbiamo compiuto, nei greci e nei romani antichi si presentava loro un’immagine astrale esteriore terrificante che terrorizzava e perseguitava chi si era reso colpevole di un’azione malvagia. Queste immagini spettrali erano temute e conosciute dai greci col nome di «Erinni» e presso i romani col nome di «Furie». Col passare dei secoli insieme alla scomparsa della chiaroveggenza ottusa dell’umanità, anche queste immagini spettrali scomparvero lasciando il posto alla «voce della coscienza» che similmente a un giudice severo, cominciò a manifestarsi dal profondo umano giudicando e rimproverando quelle azioni scriteriate, mettendo l’uomo di fronte alla sua responsabilità morale. Essa cominciò a manifestarsi in concomitanza dell’evento del Golgotha tramite l’Impulso dell’Io-Cristo scaturito dall’incarnazione dell’altissima Entità solare nel corpo di Gesù di Nazareth. Questa coscienza del Cristo nasce durante lo sviluppo dell’anima razionale come coscienza d’amore dell’Io cosmico nell’umanità, manifestandosi dapprima in modo istintivo e alimentato da una fede viva nel Cristo cosmico. Con l’avvento di Costantino il Grande, il cristianesimo divenne religione di Stato perdendo così la freschezza quale originario cristianesimo cosmico nascente, indurendosi sempre più nei dogmi di un cristianesimo divenuto nell’arco dei secoli una sintesi di romanesimo, ebraismo e paganesimo. Cosicché la coscienza del Cristo fu sospinta dalle forze arimaniche nel profondo, facendo emergere sempre più una coscienza egoistica arimanizzata che nel periodo dello sviluppo dell’anima cosciente (vedi le note 7-8) causò tanto dolore e sofferenze nell’umanità con le due guerre mondiali (1914-18 e 1939-45) con la disastrosa perdita di 55 milioni di morti, tra militari e civili. Occorre che oggi appunto se non vogliamo andare verso disastri peggiori, dobbiamo risvegliare la coscienza del Cristo così come insegnato dalla Scienza dello Spirito o antroposofia, in modo da realizzare nell’umanità attraverso l’Impulso del Cristo, quell’amore cosmico umano, il solo che possa unire gli uomini in una nuova fratellanza universale in unità col Cristo, in vista del prossimo avvento della comunità di Filadelfia quale sesto periodo futuro del Sé spirituale.

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VIII

Dipinto di guerra spirituale di Susanna Katherine

«Le forze che entrano in gioco nel nostro corpo fisico ci giungono senza dubbio direttamente dalla Terra; ma quello che ci occorre per il corpo eterico non lo possiamo ricavare direttamente dalla Terra, bensì soltanto dalle forze che ci arrivano tra la morte e la nuova nascita quando ci espandiamo fuori nel sistema planetario. E un uomo che entrandovi rechi una costituzione animica immorale non potrà trarre a sé le forze giuste quando attraversa, nel periodo tra la morte e nuova nascita, la sfera di Mercurio. Un uomo che non abbia sviluppato impulsi religiosi non può attrarre le giuste forze in Venere, e così accade che possiamo avere atrofizzato le forze di cui abbiamo bisogno nel corpo eterico. Vediamo qui formarsi il nesso karmico tra vita successiva e vita precedente» (“Indagini occulte sulla vita tra morte e nuova nascita” O. O.140 pag. 95).

L’esperienza dell’uomo durante la vita da morte a nuova nascita VIII

Come abbiamo visto l’uomo dopo aver come dire dimesso i suoi corpi perituri, cioè il corpo fisico, l’eterico e l’astrale, si è acceso in lui una coscienza dell’io più superiore di quella normale terrestre ed è stato rivestito dagli esseri gerarchici superiori di un principio  microcosmico del Sé spirituale e dello spirito Vitale che potranno essere  sviluppati completamente solo nell’eone di Giove e di Venere. Dopodiché entra nella sfera solare più bassa del puro  mondo spirituale chiamato Devachan inferiore o Mondo celeste, come Spirito tra Spiriti, poiché la vera natura umana è puro Spirito. Lo spirito umano è qui liberato di tutta la terrestrità dei suoi corpi mortali inferiori di cui egli si riveste per scendere nel mondo terreno, trattenendo di essi solo un estratto e quella parte più pura ed elevata della sua esperienza umana che ha vissuto e sperimentato come coscienza dell’io durante la sua ultima incarnazione. Ovverosia i frutti della vita terrena che saranno trasformati dagli Dei in facoltà superiori nella prossima incarnazione terrena, lasciando indietro nel mondo lunare tutto ciò che di sé non ha perfezionato ed elevato moralmente, e che dovrà riprendere quando ritornerà ad incarnarsi in una nuova vita terrena cui diverrà motivo di contrasto nella nuova Personalità umana che egli assumerà nei suoi componenti mortali. L’anima umana come abbiamo visto entra nel mondo astrale più basso della sfera lunare (Luna) e che abbiamo chiamato kamaloca, dove deve purificare e staccarsi dagli attaccamenti terreni più bassi. Poi dopo un certo tempo, cui ognuno riesce a superare il kamaloca più o meno  in fretta secondo gli attaccamenti terreni, l’anima entra come citato nella sfera di Mercurio e di Venere, dove incontra le anime che ha conosciuto sulla Terra e con le quali stabilì un legame affettivo e  sociale. Dobbiamo però capire che questo passare da una sfera all’altra del mondo astrale, è come un cammino a ritroso; cioè l’anima dopo il grande panorama immaginativo che abbiamo citato, cui entra nel mondo astrale dopo aver dimesso il corpo eterico, compie un percorso a ritroso cominciando dall’istante della sua morte fino al momento della nascita nel mondo fisico. È un percorso che dura circa un terzo della vita vissuta sulla Terra. Ciò che sviluppiamo come ricordi non è però la vita normale che abbiamo vissuto con gli altri, ma tutto quello che non abbiamo provato come  sofferenza, come stato animico che abbiamo causato negli altri attraverso le nostre parole e le nostre azioni negative, cioè il nostro atteggiamento immorale nei confronti altrui. Per meglio dire, è come se noi vivessimo nelle anime  di quelli che abbiamo offeso e sperimentassimo il dolore e la sofferenza che  provocammo in loro quando eravamo sula Terra; questo causerà in noi dopo la morte, non solo uno stato di solitudine e sofferenza, ma anche quello che non potremo prendere le giuste forze eteriche e astrali dalle sfere cosmiche di Mercurio e di Venere, per preparare il nuovo corpo di cui avremo bisogno quando sarà il momento d’incarnarci di nuovo sulla Terra.

 Rudolf Steiner porta l’esempio di una persona  che  durante la vita terrena abbia dato uno schiaffo a un’altra a cui subito chiede scusa, ricevendo da questa l’eventuale perdono. Questa  persona anche se è stata perdonata, dopo la morte, dovrà sperimentare animicamente il dolore dell’umiliazione della persona a cui diede lo schiaffo. Pertanto dopo la morte durante la permanenza nel mondo astrale lunare, è costretta dai Maestri lunari20 a ri-vivere in immagini  reali molto vive, l’azione dello schiaffo, questa volta però al contrario, sarà lei stessa a essere schiaffeggiata in modo tale da sentire animicamente il dolore e  l’umiliazione che provò nell’intimo l’altra persona in questione. Vale a dire che tutte le azioni negative, sia in parole offensive sia in azioni immorali verso gli altri, noi sperimentiamo immaginativamente in modo molto vivo l’umiliazione animica che essi sperimentarono nel loro intimo durante la vita terrena. Per cui durante la permanenza nella sfera astrale lunare, l’anima sperimenta l’effetto animico spirituale della causa negativa materiale commessa nei confronti di altri, e nel contempo prepara  la causa animica spirituale a cui seguirà l’effetto materiale che si presenterà come debito karmico nel suo destino nella prossima vita terrena. Ciò  vuol dire  che nella prossima vita terrena l’uomo è debitore delle sue azioni negative verso chi ha offeso nella vita precedente e, sarà compito dei nostri Angeli guida far si che possiamo incontrarci nella prossima vita terrena, in modo da compensare l’imperfezione karmica dovuto all’offesa nei riguardi di altri, cosicché si realizzi l’effetto della causa  che abbiamo determinato noi stessi nella vita da morte a nuova nascita. Per questo il Cristo nel vangelo di Matteo dice: 

«Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente;  ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra;  e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.  E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.  Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle» (Mt 5,38-42).

Queste parole ci fanno capire che la legge karmica non è un’eresia come vogliono farci credere i teologi cattolici-cristiani, giacché era già conosciuta tra il popolo ebraico secondo la locuzione testamentaria «Occhio per occhio e dente per dente» (Deuteronomio 19,21), cui il Cristo trasforma nella legge del perdono e dell’amore che ha iniziato a essere valida solo dal XX secolo in poi, con la seconda venuta del Cristo nella Sua veste di luce eterica nel mondo astrale adiacente alla Terra.21 Questo vuol dire che accogliere il Cristo nel nostro cuore secondo la conoscenza che ci offre oggi la Scienza antroposofica, possiamo compensare i nostri errori in modo diverso dal karma normale istituito dalle gerarchie superiori; sarà il Cristo stesso che accogliendo i nostri errori farà in modo che possiamo compensarli in un dato momento e nel luogo che Egli stesso deciderà verso una o più persone simultaneamente che potrà essere una comunità di uomini che abbiamo offeso.

Un altro aspetto che Rudolf Steiner ci rivela sulla vita dopo la morte cui vogliamo ancora evidenziare per una maggiore comprensione, è che mentre nel nostro mondo fisico i corpi umani non possono compenetrarsi laddove ognuno può vivere in se stesso separato dall’altro, in altre parole possiamo come dire vivere da soli senza che ciò comporti una sofferenza animica, al contrario, nei mondi spirituali tutto si compenetra in un’unità spirituale con gli altri. Pertanto dopo la morte, nella sfera sociale di Mercurio e in quella religiosa di Venere, se siamo stati asociali o atei, se non abbiamo rispettato il pensiero religioso altrui,  non possiamo compenetrarci con le anime degli altri, restiamo esclusi, come se venissimo imprigionati, esiliati dalla comunità spirituale di Mercurio e di Venere. Possiamo integrarci in queste comunità spirituali durante il nostro espanderci nelle sfere  di Mercurio e di Venere, se sulla Terra abbiamo vissuto una vita armoniosa e veritiera, se abbiamo sviluppato un sentimento religioso in pieno rispetto per quello degli altri. Mentre invece, se abbiamo avuto un rapporto superficiale in tutto quello che esprimono queste due sfere cosmiche spirituali, saremo esiliati sperimentando per diverso tempo il dolore animico della solitudine. Dopo la morte non possiamo cambiare nulla del rapporto che abbiamo avuto con gli altri sulla Terra, se il nostro amore non è stato sincero nei loro confronti, questo permane anche dopo la morte. È bene capire questo concetto dicendo che: se coloro che avremmo dovuto amare non li abbiamo amati, nulla possiamo cambiare dopo la morte, tutto resta come lo abbiamo vissuto sulla Terra! Ciò sarà pertanto motivo di sofferenza per l’anima che incontrando quelle anime con cui ha convissuto con loro una vita sentimentale da padre, o da madre o, altro, non può unirsi in amore con essi, in quanto sulla Terra non venne instaurato con loro un giusto rapporto d’amore, ma solo falso e superficiale.

 La stessa cosa avverrà nella sfera solare dove se l’uomo non rispettò il pensiero religioso altrui, se non ebbe una visione universale che tutte le religioni provengono da un’unica fonte divina, se egli si comportò con gli altri come uno stolto esaltato e fanatico, se non ebbe nessuna considerazione e rispetto della fede religiosa degli altri, resterà isolato non potendo unirsi nella comunità solare, vivendo per un certo tempo appunto come  un eremita. Per cui anche qui l’uomo avrà come conseguenza della sua imperfezione morale, il non poter prendere le giuste forze eteriche dell’organo del cuore, quando durante il passaggio di ritorno dalle sfere superiori di Marte, Giove e Saturno, attraverserà di nuovo  la sfera solare per scendere di nuovo in un incarnazione terrena. Rudolf Steiner spiega in modo dettagliato e minuzioso in diverse conferenze, il passaggio dell’uomo attraverso le sfere cosmiche planetarie durante la salita e la discesa in cui l’anima si espande fino alla sfera di Saturno. Anime più evolute, iniziati o chi pratica un sentiero di conoscenza può espandersi oltre la sfera delle Stelle fisse, al di là di Saturno,  cui nella Scienza antroposofica è chiamata “Mezzanotte cosmica”22,   dove l’anima cade per un certo tempo in un sonno cosmico, cui dopo po’ è risvegliata dagli Dei e dal suo karma lunare, cioè quella parte impura e imperfetta che ha lasciato indietro, per ridiscendere di nuovo in una esperienza terrena. È importante che uomini evoluti possano espandersi fino alla mezzanotte cosmica per il fatto che qui accolgono  le intuizioni divine, affinché sulla Terra vengano introdotte nuove forze spirituali dimodoché l’umanità possa progredire verso nuove facoltà umane superiori; senza la collaborazione di questi uomini maturi, l’umanità non potrebbe progredire. Volendo meglio chiarire questo aspetto dobbiamo dire che ci sono diversi tipi di uomini che si elevano al disopra dell’umanità normale, tra cui uomini adepti che seguono una via di conoscenza cui salgono fino alla mezzanotte cosmica, mentre i Maestri di saggezza iniziati e i Bodhisattva umani23, salgono oltre la sfera della mezzanotte cosmica arrivando a toccare la sfera del Budhi, laddove accolgono la vita universale che emana dal Cristo e che poi fanno fluire nell’umanità come saggezza tramite iniziati veggenti. Per questo dopo la morte fisica, l’uomo deve preparare dei nuovi corpi in quanto ha consumato le forze spirituali di cui erano costituiti, per scendere di nuovo sulla Terra in modo d’accogliere la saggezza divina nella forma adeguata al tempo evolutivo del nuovo periodo di cultura, cosicché l’uomo possa riprendere il perfezionamento e la trasformazione dei suoi componenti  corporei animici e spirituali, e in modo particolare del suo Io umano, giacché è quello meno evoluto.24

Riassumendo diciamo che  l’anima  durante la vita da morte e nuova nascita si espande in tutto il sistema planetario fino alle Stelle fisse, laddove Rudolf Steiner ci rivela che l’uomo è al di fuori del sistema solare e guarda il mondo planetario all’interno del suo essere, come prima viceversa guardava dalla Terra i pianeti all’esterno del suo essere. Nel fare ciò compie una specie di salita e di discesa che possiamo definire come un respiro cosmico di espirazione e inspirazione o anche, come un espansione verso l’infinito cui l’anima sale fino ai confini dello Zodiaco, diventando simile a un cerchio zodiacale che abbraccia tutte le costellazioni, e una discesa in cui si comprime diventando come un granello di sabbia o un punto sulla Terra. Possiamo immaginare questa espansione e compressione nella figura geometrica di un cerchio avente in mezzo un punto, cui la superficie  esterna rappresenta l’espansione dell’anima dopo la morte; mentre il punto centrale rappresenta la compressione e l’incarnazione dell’anima in un nuovo corpo terreno. Nella fase di salita  abbiamo una prima tappa in cui l’anima si espande nella sfera lunare dove si spoglia dei suoi involucri mortali prendendo coscienza delle sue imperfezioni morali e del debito karmico che ha assunto nei riguardi di uomini che ha conosciuto e che ha danneggiato agendo con disamore nei loro riguardi, cui deve compensare il debito morale per riacquistare e riabilitare o se vogliamo, redimere l’imperfezione dell’io, attraverso l’Impulso del Cristo. Nella seconda tappa, l’uomo entra nella sfera solare, dove si fermerà per diverso tempo e dove inizia a preparare il germe fisico in base alla forma archetipica dell’immagine divina, alla quale sarà unito dagli Dei durante la discesa nella nuova incarnazione, quella parte  imperfetta del corpo fisico umano che l’uomo porta con sé dopo la morte quella pare umana imperfetta  cui l’io non ha trasformato  dei suoi corpi perituri inferiori. Va ancora aggiunto che in queste tre tappe di salita di Mercurio, Venere e il Sole, dopo che l’anima  supera  la bassa sfera del kamaloca affinché l’uomo non perda la coscienza dell’io occorre che abbia sviluppato un atteggiamento morale, un sentimento religioso e un giudizio universale nel rispetto di tutte le religioni esistenti sulla Terra. Vale a dire che affinché la sua coscienza non si oscuri, occorre che l’uomo abbia sviluppato in sé le forze morali che occorrono per attraversare nel modo giusto le tre sfere planetarie menzionate, in modo che possa preparare soggettivamente il karma futuro cosi che ripristini la sua imperfezione morale e compensi le azioni negative nei riguardi  di quelli che offese nella sua vita passata. In tal caso saranno  le gerarchie superiori a prendersi cura di preparare il suo karma futuro, ma il destino che gli si presenterà incontro nel corso degli eventi futuri della sua prossima incarnazione terrena, potrà avere un effetto karmico diverso se invece lo avesse preparato egli stesso. (VIII. Continua).

Collegno  dicembre  2022                                                  Antonio   Coscia

Note Antroposofiche

20     I Maestri lunari sono esseri spirituali che appartengono alle gerarchie di Angeli, Arcangeli e Archai che durante le Epoche antiche della nostra Terra, guidarono l’umanità ancora infantile nel suo cammino evolutivo terrestre. Le Archai incarnatosi nel corpo fisico di alcuni uomini, guidarono l’umanità nell’Epoca Lemurica; l’uomo però qui era ancora un essere astrale. Durante l’Epoca Atlantica i sette Arcangeli guida planetari s’incorporarono nel corpo eterico di alcuni uomini più evoluti dove svilupparono  i sette antichi riti iniziatici chiamati oracoli. Gli oracoli erano in rapporto alle forze dei singoli pianeti, quali: “L’oracolo della Luna, di Mercurio, di Venere, di Marte, di Giove e di Saturno; infine quello più evoluto che era guidato dal Manu divino Melchizedek. L’uomo in quest’Epoca era un essere eterico. Infine durante l’Epoca Postatlantica quando la Terra cominciò a consolidarsi, gli Angeli incorporatosi nel corpo astrale di alcuni uomini, guidarono l’umanità sulla via della civilizzazione e della discesa maggiormente nella materialità terrestre. Dopodiché a un certo punto lasciarono il compito ad alcuni uomini più evoluti detti “Iniziati” e si ritirano nell’ambito della sfera lunare, da dove ispiravano gli iniziati umani e, ancora oggi, i Maestri di saggezza lunari continuano a ispirare alcuni tipi di uomini detti Bodhisattva, nel corso dell’evoluzione umana.

21     Secondo Rudolf Steiner dal XX secolo in poi e per il corso di 3000 anni, il Cristo sarà presene nell’ambito della sfera astrale terrestre, dando la possibilità a tutti gli uomini che si prepareranno, di incontrarlo nel mondo terreno o nel mondo astrale.

22    La Mezzanotte cosmica è situata tra il mondo stellare ai confini di Saturno, e tra la sfera del Budhi o Mondo degli Archetipi dov’è situata il mondo dell’Akasha, detto anche “Mondo della Provvidenza”. 

23    Della Dottrina dei Bodhisattva ne ho già parlato a lungo in diversi articoli del mio blog, cui non sarà mai soddisfacente e definitivo la loro conoscenza in quanto che molto complessa, per cui mi riservo di dare qui un ulteriore semplice sintesi per chi non avesse ancora letto nulla al riguardo. La dottrina dei Bodhisattva è abbastanza complessa, perché queste entità superiori appartengono a diverse classi umane-divine e in modo particolare alla categoria dei Bodhisattva Celesti, cioè gli Arcangeli, gli arci-messaggeri del mondo divino, i quali formano un cerchio di «dodici Bodhisattva» che nella sfera del Budhi, (la sfera solare oltre le stelle fisse o Devachan Superiore o, secondo un termine occidentale, il «piano della Provvidenza) contemplano e accolgono la «Pienezza Divina» del Cristo-Sole, posto al loro centro.  Sergej O. Prokofieff, in base alle citazioni di diverse conferenze tenute da Rudolf Steiner su quest’argomento, nel suo libro  “Rudolf Steiner e la fondazione dei nuovi misteri”, a pag. 71 scrive: «Un Bodhisattva è un essere di ordine cosmico che ha già superato i limiti dello sviluppo proprio dell’uomo; egli si avvicina già  all’evoluzione dell’Angelo e si trova in una corrente evolutiva nella quale la sua coscienza arriva fini alla sfera del Budhi. In altri termini, un Bodhisattva sta in una fase di sviluppo che l’umanità raggiungerà, per via naturale, soltanto su Giove. Questo si esprime nel fatto che il Bodhisattva già ora, “in modo comune” a un essere della gerarchia angelica, può, con il proprio Io [superiore], operare coscientemente alla trasformazione del suo corpo astrale in Sé spirituale. In questo lavoro egli viene ispirato da un essere di una gerarchia superiore, quella degli Arcangeli. Quando questo lavoro si avvicina al suo compimento, il Bodhisattva si reca in Terra per un’incarnazione umana completa, vale a dire che percorre quel grado chiamato da Rudolf Steiner il grado di “buddha umano”. Durante  questa sua ultima incarnazione il Bodhisattva lavora in modo comune a un essere della gerarchia degli Angeli e raggiunge finalmente il grado del Sé spirituale (l’illuminazione sotto l’albero del Bodhi). Con ciò egli completa il ciclo corrente all’evoluzione del mondo, e non deve più incarnarsi sulla Terra. D’ora in poi non lavora più, come essere della gerarchia degli Angeli, al suo corpo astrale che è divenuto il corpo luminoso del Sé spirituale (Nirmanakaya)». L’ulteriore evoluzione del Buddha consiste nel fatto che egli, partendo dal suo Sé spirituale come principio dell’io, lavora, in maniera consueta a un Arcangelo, al proprio corpo eterico e lo trasforma a poco a poco in spirito Vitale».

24    Come sappiamo l’uomo è costituito da un corpo fisico, un corpo eterico, un corpo astrale e un Io; inoltre ha inglobato nel suo Io superiore i germi del Sé spirituale o Manas, dello spirito Vitale  o Budhi e dell’Uomo spirito o Atma che svilupperà in eoni futuri, ma che già nell’ambito dell’evoluzione terrestre egli dovrà in futuro sviluppare una parte microcosmica di questi componenti superiori della natura spirituale superiore dell’uomo. Come sappiamo il corpo fisico è il più perfetto giacché è passato attraverso quattro eoni o evoluzioni cosmici di stati di coscienza, il cui primo stato originario fu sull’antico Saturno. Il corpo eterico ha tre gradi di perfezione o eoni di coscienza evolutivi, la cui origine risale al terzo eone o stato di coscienza dell’antico Sole. Il corpo astrale ha due gradi di perfezione o due gradi di coscienza cosmici, la cui origine risale al secondo eone o stato di coscienza cosmico dell’antica Luna. Infine l’Io umano o Io superiore, il cui io inferiore è solo un suo riflesso imperfetto nel mondo fisico, è il meno imperfetto ma il più importante di tutti, in quanto tutta l’evoluzione cosmica passata e futura è basata sul perfezionamento ed evoluzione di coscienza dell’Io umano quale dono degli Spiriti della Forma o Elohim, o come nella nomenclatura latina italianizzata si chiamano Potestà. Come possiamo vedere l’io umano è il più giovane ed è quello più imperfetto, per questo è dominato dai suoi corpi inferiori cui egli deve dominare e trasformare in corpi superiori quali organi spirituali della  natura divina superiore, attraverso la quale l’Io può evolversi  a stati superiori di coscienza durante l’eone futuro di Giove.